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LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE

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  • 1. LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE
  • 2. Il presente volume stato realizzato nellambito del progetto innovazione di durata triennale BioInnovErbe (gennaio 2008-dicembre 2010) con finan-ziamento della Direzione centrale risorse agricole naturali e forestali ai sensi dellart. 17 della Legge regionale n. 26/2005 Partner del progetto CirMont - Centro Internazionale di Ricerca per la Montagna log ERSA - Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale Universit degli Studi di Udine Dipartimento di Scienze degli Alimenti Regione Friuli Venezia Giulia Direzione Centrale Risorse Rurali, Agroalimentari e Forestali - Vivaio fore-stale regionale Pascul di Tarcento (Udine) In copertina Aruncus chioicus (foto di Marta Mossenta) Le illustrazioni sono tratte dalle fototeche degli autori dei singoli capitoli Progetto grafico cdm associati Stampa ??? CirMont Via Jacopo Linussio, 1 33020 Amaro (Udine) Tel./Fax 0433 467124 www.cirmont.it FORUM 2010 Editrice Universitaria Udinese srl Via Palladio, 8 33100 Udine Tel. 0432 26001 / Fax 0432 296756 www.forumeditrice.it Udine 2010 ISBN 978-88-8420-656-5
  • 3. BIOINNOVERBE LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE: UNA NUOVA FILIERA PRODUTTIVA DI QUALIT A SALVAGUARDIA DELLAMBIENTE A CURA DI??? FORUM
  • 4. scheda catalografica
  • 5. Indice PROGETTI CHE LASCIANO IL SEGNO pag. 7 Manuela Croatto 1. IL PROGETTO BIOINNOVERBE pag. Federico Capone, Costantino Cattivello, Sirio Rossano Secondo Cividino, Manuela Croatto, Ilaria Gussetti, Marta Mossenta, Simona Rainis 1.1 Premessa 1.2 Obiettivo generale del progetto 1.3 Attivit di ricerca e sperimentazione 1.4 Conclusioni 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA Federico Capone, Costantino Cattivello, Renato Danielis, Marta Mossenta 2.1 La raccolta del seme 2.2 Lattivit di vivaio 2.3 I campi sperimentali 2.4 Le piante 3. CARATTERIZZAZIONE CHIMICA DELLE PIANTE STUDIATE NELLAMBITO DEL PROGETTO BIOINNOVERBE Lavinia Alexandru, Lanfranco Conte 3.1 Premessa 3.2 Contenuto di sostanze fenoliche delle piante studiate nellambito del progetto di ricerca BioInnovErbe 3.3 Conclusioni 4. ASPETTI ECONOMICI LEGATI ALLA COMMERCIALIZZAZIONE DI PIANTE SPONTANEE E COLTIVATE AD USO GASTRONOMICO Sirio Rossano Secondo Cividino, Ilaria Gussetti, Simona Rainis, Elena Valent 4.1 Premessa
  • 6. 6 INDICE 4.2 Analisi di mercato 4.3 Strategie di sviluppo e punti critici 4.4 Conclusioni 5. UNE VOLTE TAL PLAT LE RICETTE Marta Mossenta, Elena Valent 5.1 Antipasti 5.2 Primi piatti 5.3 Secondi piatti 5.4 Contorni Ringraziamenti
  • 7. Progetti che lasciano il segno Nel panorama dei progetti di ricerca legati allambito montano, BioInnovErbe uno di quelli destinati a lasciare il segno. Non solo per i risultati scientifici o per i posti di lavoro che ha assicurato a giovani laureati ma, soprattutto, per le prospettive che ha aperto. BioInnovErbe uno di quei casi in cui si pu dire che i soldi pub-blici non sono solo stati spesi bene ma sono stati investiti in modo da continuare a dare frutti. Il progetto, finanziato dalla regione Friuli Venezia Giulia con la legge n. 26/2005 sullinnovazione, stato pro-mosso da CirMont, che ne coordinatore con la fondamentale col-laborazione dellERSA, dellUniversit di Udine e della Direzione Centrale Risorse Rurali, Agroalimentari e Forestali - Vivaio foresta-le regionale Pascul di Tarcento (Udine). Lidea di base, apparentemente semplice, era quella di provare a coltivare piante spontanee per aumentarne lofferta e ridurre il sac-cheggio di prati e boschi montani e i conseguenti danni allambien-te. Apparentemente semplice perch da circa diecimila anni luomo impegnato a coltivare i prodotti necessari al suo sostentamento e lo fa attraverso laddomesticazione delle piante spontanee con tecniche sempre pi raffinate grazie a ricerca e sperimentazione. Tuttavia, ancora oggi, non tutte le piante possono essere addome-sticate, ce ne solo alcune che resistono. Molte di queste vivono in montagna e si riproducono solo in condizioni assolutamente pecu-liari per clima e ambiente ma sono proprio queste caratteristiche che le rendono particolarmente interessanti e che hanno spinto i ricercatori a pensare e progettare BioInnovErbe. Le difficolt non sono mancate ma gli agronomi di oggi, esatta-mente come i contadini di ieri, con studio, professionalit e pazien-te attenzione ce lhanno fatta. Otto variet vegetali diverse Aruncus dioicus (barba di capra), Asparagus acutifolius (asparago selvatico), Chenopodium bonus-
  • 8. 8 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE henricus (buonenrico), Cicerbita alpina (radc di mont), Levisticum officinale (sedano selvatico), Ruscus aculeatus (pungitopo), Silene vulgaris (sclopt), Valerianella olitoria (valeriana selvatica) sono state coltivate con successo in otto campi sperimentali, sparsi in tre delle quattro province della regione, San Pelagio/Aurisina (TS), Molinis/Tarcento (UD), Curiedi/Tolmezzo (UD), Piani di Vs/Rigolato (UD), Monte Arvenis (UD), Tramonti di Sopra (PN), Steven/Sacile (PN) e Udine. Ma perch cercare di addomesticare piante cos particolari? Tante sono le risposte possibili, prima fra tutte la constatazione che spesso le iniziative di promozione e valorizzazione del patrimonio vegetale spontaneo, oltre a suscitare linteresse e la curiosit dei consumatori, alimentano il numero di raccoglitori sempre meno competenti sulle tecniche di raccolta e il rispetto per lambiente. Proprio per la salvaguardia del territorio e quindi per evitare che unopportunit si trasformi in una minaccia stato pensato BioInnovErbe - La coltivazione biologica delle erbe spontanee: una nuova filiera produttiva di qualit a salvaguardia dellambiente. Il progetto si concretizzato nella messa a punto e nellavvio di tec-niche di coltivazione, secondo i protocolli dellagricoltura biologica, per aumentare lofferta coinvolgendo direttamente coltivatori pro-fessionali e hobbisti. Sono state ben 45.000 le piante riprodotte e distribuite gratuitamente sul territorio, cui si aggiungono o vanno aggiunte??? le 20.000 utilizzate per la sperimentazione. In tal modo sono state poste le premesse per lo sviluppo di nuove filiere ortive capaci di conquistare nuove quote di mercato e di dare un contributo ad un pi generale progetto di sviluppo dellarea montana. Anche solo sulla base di questi numeri si pu dire che BioInnovErbe uno di quei progetti che lasciano il segno. Ma non solo per questo. Con la messa in coltura di nuove specie, sia autoctone che alloctone, si incrementer lofferta di nuove pro-duzioni ortive, tipiche e non, al fine di raggiungere vari obiettivi: 1. il miglioramento delle tecniche produttive per diversificare e integrare il reddito delle aziende orticole, soprattutto quelle che operano in ambienti difficili e sempre pi soggetti a fenomeni di abbandono, in primis larea montana; 2. lallargamento dellofferta alimentare valorizzando un mercato di nicchia collegato alla raccolta di erbe spontanee e la possibi-lit di soddisfare una domanda di nuovi prodotti potenzialmente
  • 9. PROGETTI CHE LASCIANO IL SEGNO 9 molto interessante in unottica finalizzata al riconoscimento dei marchi di qualit (IGP, DOP, ecc); 3. la salvaguardia e la protezione dellambiente di accrescimento di piante spontanee sempre pi impoverito dalla raccolta non regolamentata o in violazione della normativa vigente; 4. lo sviluppo di microfiliere produttive attraverso la sensibilizza-zione delle realt agrituristiche e del comparto turistico nei con-fronti delle nuove produzioni. BioInnovErbe quindi un progetto che riesce a dimostrare concre-tamente come la ricerca scientifica e la sperimentazione sul campo possano essere una reale marcia in pi nel complesso percorso di rilancio delle aree marginali. Ma non ancora tutto. BioInnovErbe ha il merito di essere riuscito ad unire attorno ad uno stesso tavolo soggetti diversi ERSA, Universit, CirMont ma soprattutto agricoltori e cittadini che hanno messo a disposizione i loro terreni per le coltivazioni speri-mentali imparando anche nuove tecniche colturali. In tal modo le specificit di ciascuno sono diventate patrimonio di tutti, senza sovrapposizioni e duplicazioni per trasferire ai molti soggetti coin-volti i risultati di attivit di ricerca e sperimentazione che altrimenti non avrebbero mai potuto essere raggiunti. Si diceva che BioInnovErbe uno di quei progetti che lasciano il segno. Innanzitutto nei giovani ricercatori che per tre anni hanno lavorato tra libri, piante, semi e campi e hanno ottenuto risultati che non erano affatto scontati al momento in cui il progetto partito. Ma un segno rester anche nelle persone che hanno visto terreni incolti diventare orti capaci di produrre piante difficili come il radic di mont. Lauspicio che il segno tracciato venga capito e alimentato. Perch BioInnovErbe soprattutto unopportunit e, come diceva-no i greci, se vero che spesso le grandi imprese nascono da pic-cole opportunit e anche vero che bisogna saperle cogliere. Manuela Croatto Direttrice CirMont Capo della Ripartizione Ricerca dellUniversit di Udine
  • 10. 10 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE I numeri di BioInnovErbe 3 enti di ricerca coinvolti 1 vivaio 30 stazioni di raccolta del materiale spontaneo in regione 25.000 piante usate per la sperimentazione 3 partecipazioni a programmi radio 3 partecipazioni a programmi televisivi 18 presentazioni in ambito nazionale ed europeo 8 campi sperimentali 4 partecipazioni a convegni nazionali ed europei 2 stand allestiti in occasione di Agriest 2010 e Friuli DOC 2010 46.000 piante date in concessione gratuita ai residenti in Friuli Venezia Giulia 4 dottori di ricerca impiegati 3 tirocinanti coinvolti 13 articoli su quotidiani e riviste di agricoltura 3 rapporti con enti nazionali del settore agricoltura
  • 11. 1. Il progetto BioInnovErbe Federico Capone*, Costantino Cattivello**, Sirio Rossano Secondo Cividino*, Manuela Croatto*, Ilaria Gussetti*, Marta Mossenta**, Simona Rainis* 1.1 PREMESSA In Friuli Venezia Giulia larte di cucinare con i prodotti stagionali del territorio una tradizione antica come la povert che ha contraddi-stinto la vita di molte generazioni che ci hanno preceduto. Questa pratica sempre stata favorita e spinta dalla ricchezza della flora della nostra regione. Allinizio della primavera, con il risveglio della natura, arrivano sulle nostre tavole le erbe spontanee. Nei campi, nei prati collinari, lungo i fossati e lungo le rive dei torrenti tutti i nuovi germogli e foglie sono oggetto di attenzione da parte dei cer-catori autoctoni e non. Le piante aromatiche hanno la facolt di esaltare le qualit proprie degli alimenti e vengono usate per la pre-parazione dei cibi freschi e conservati. Il loro uso si estende anche alla preparazione di preziosi medicamenti, essenze e profumi. Molteplici sono le iniziative di promozione e valorizzazione del patri-monio vegetale spontaneo della nostra terra (feste, sagre comuna-li, presidi Slow Food ecc), perch notevole linteresse e la curio-sit del consumatori. Il crescente numero dei raccoglitori, sempre meno competenti ha richiesto urgentemente di mettere a punto delle tecniche di raccol-ta rispettose dellambiente e della vita delle risorse raccolte. La sempre maggior attenzione dei consumatori per i prodotti vegetali spontanei (ad es. la Cicerbita alpina - Radicchio di monte) sta deter-minando una riduzione dellareale di crescita. Alcuni studi1, per esempio, effettuati su stazioni di rilievo sul Monte Zoncolan, hanno * CirMont - Centro Internazionale di Ricerca per la Montagna. ** ERSA - Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale. 1 Cividino S.R.S., Gussetti I., Colussi L. 2006. Aspetti economici legati alla coltiva-zione del radicchio di monte (Cicerbita alpina). Notiziario ERSA, 3-4: 7-10.
  • 12. 12 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE registrato un decremento delle crescita pari al 30% negli ultimi anni per la Cicerbita alpina. Per contrastare tale tendenza appare neces-sario migliorare i processi produttivi ed i mezzi di produzione appli-candoli alle specie spontanee. Per evitare che una concreta oppor-tunit si trasformi in una minaccia, a causa di saccheggi poco ocu-lati, stato pensato e definito il progetto BioInnovErbe. La trasfor-mazione e la commercializzazione dei prodotti ottenuti attraverso tecniche biologiche consente di ottenere molteplici risultati lega-ti alla salvaguardia dellambiente, allo sviluppo di unagricoltura innovativa biologica, allintegrazione del reddito nelle aree rurali ed alla valorizzazione dellofferta agrituristica. interessante definire e mettere a punto un modello innovativo, esportabile in altre realt, di sviluppo dellagricoltura, con tecniche biologiche, finalizzata alla salvaguardia dellambiente. La messa a punto e lavvio di tecniche di coltivazione di piante spontanee, secondo i protocolli dellagricoltura biologica, porta allofferta dei frutti della terra, evitando il depauperamento dellambiente. I prodotti ottenuti, inoltre, possono esprimere validamente alcune realt tipiche regionali. Uno degli obiettivi di questa iniziativa stato quello di offrire un incremento della base alimentare della popo-lazione regionale, per conquistare nuove quote di mercato nei confronti dei consumatori locali. Attualmente, circa il 60-70% degli ortaggi consumati in Friuli Venezia Giulia sono di prove-nienza extraregionale, in buona parte di origine veneta o emilia-na, quindi di zone con caratteristiche pedoclimatiche abbastanza simili alle nostre. La produzione orticola regionale infatti con-centrata su poche colture, quali il radicchio, gli asparagi e lo zuc-chino e quindi possiede ampi margini di sviluppo. Esistono a tal proposito esempi conclamati in regione di microfiliere produttive tipiche di qualit che riscuotono successo sul mercato locale: il caso della rapa, coltivata per la produzione della brovada, del lidric cul poc, del radicchio di Gorizia, per non parlare delle pro-duzioni triestine che sul mercato cittadino riescono a spuntare prezzi superiori alla media. Esistono quindi tutte le premesse per lo sviluppo di nuove filiere ortive che possano conquistare nuove quote di mercato. In un quadro pi generale, questa iniziativa stata pensata con lin-tento di incentivare la ricerca, per definire nuovi processi produttivi di coltivazione di piante spontanee. Con la messa in coltura di que-
  • 13. 1. IL PROGETTO BIOINNOVERBE 13 ste specie si cercato di incrementare lofferta di queste produzio-ni ortive, al fine di raggiungere i seguenti obiettivi: 1. salvaguardare e proteggere lambiente di accrescimento di pian-te spontanee sempre pi impoverito dalla raccolta non regola-mentata o in violazione della normativa vigente (specie autocto-ne tutelate dalla L.R. del 3 giugno 1981, n. 34, integrata dalla L.R. del 19 agosto 1996, n. 32 e successive modificazioni); 2. creare, ove possibile, nuove opportunit colturali di tipo biologi-co a basso impatto ambientale. Il miglioramento delle tecniche produttive offre la possibilit di diversificare ed integrare il red-dito delle aziende orticole, soprattutto per quelle realt produtti-ve che operano in ambienti difficili e sempre pi soggetti ai fenomeni di abbandono, in primis larea montana, senza tuttavia trascurare le zone collinari e di pianura; 3. allargare lofferta alimentare complessiva di nuove specie ortive autoctone, valorizzando la presenza di un mercato di nicchia, collegato alla raccolta di erbe spontanee. Le analisi che sono state condotte hanno permesso di valorizzare le produzioni tipi-che della nostra regione tramite la verifica delle propriet salu-tari dei principi attivi presenti nei nuovi alimenti proposti; 4. favorire lo sviluppo di microfiliere produttive attraverso la sensi-bilizzazione delle realt agrituristiche e del comparto turistico nei confronti delle nuove produzioni. 1.2 OBIETTIVO GENERALE DEL PROGETTO Lobiettivo generale pu essere identificato nella definizione di un modello multifunzionale del comparto primario. Alla base dellinizia-tiva c limpegno per rilanciare il settore orticolo con lincremento dei livelli reddituali e la valorizzazione del turismo rurale attraverso il legame con le produzioni agricole, il territorio, e lambiente. In questo scenario, uno dei punti rilevanti quello di mantenere le condizioni necessarie per la conservazione dellambiente e del tes-suto economico-sociale delle zone montane e rurali. La sfida dun-que riuscire a far s che lagricoltura, attivit produttiva esposta a rischio ed incertezza, possa ribadire la sua funzione fondamentale di collegamento con il proprio territorio. Generalizzando, si pu affermare che tre sono le principali aree di ricaduta dei risultati di questo progetto: ambientale, agronomica e turistico-economica (schema 1).
  • 14. 14 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE Schema 1. Interesse generale rivestito dal progetto. La possibilit di mettere a coltura specie spontanee pregiate ed alternative, compiendo anche unopera di salvaguardia dellambien-te, sintetizza linteresse del comparto agricolo per il progetto. Potersi giovare di conoscenze innovative, frutto dellattivit di ricer-ca di soggetti altamente qualificati, per ottenere prodotti di qualit, interessanti per il mercato, deve essere un punto di forza per la loro valorizzazione. Le modalit di diffusione dei risultati ottenuti hanno favorito il tra-sferimento di conoscenze innovative al comparto agricolo regiona-le. Lorganizzazione di visite nei campi prova ed in vivaio e le pre-sentazioni al pubblico hanno permesso agli operatori del settore agricolo di apprendere le tecniche agronomiche utilizzate nella spe-rimentazione e agli operatori dei settori agrituristico e gastronomi-co di conoscere al meglio le materie prime utilizzate per la prepara-zione delle ricette. 1.3 ATTIVIT DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE Lo studio stato articolato secondo una serie di unattivit di ricer-ca applicata e di sperimentazione in campo, finalizzate allindividua-zione delle migliori tecniche colturali idonee in agricoltura biologica su 8 specie vegetali, la maggior parte delle quali sottoposte a vin-coli naturalistici per la salvaguardia della flora (tabella 1). La scelta delle diverse specie oggetto di sperimentazione stata
  • 15. 1. IL PROGETTO BIOINNOVERBE 15 fatta considerando le potenzialit produttive legate al valore com-merciale rispetto alla disponibilit delle essenze in natura. Dal punto di vista agronomico, la selezione delle colture si basata, oltre che sulladattabilit delle specie alle condizioni pedoclimatiche territo-riali, anche sulleventuale uso in settori diversi, al di fuori dei perio-di di maggiore produzione. La possibilit di vendere le erbe sponta-nee per soddisfare altri settori della domanda, come ad esempio quello delle decorazioni natalizie o primaverili (vedi ad esempio il pungitopo), comporta una crescente attenzione del mercato con conseguente maggiore redditivit. La plurima utilizzazione delle specie pu ritrovarsi anche nella preparazione di prodotti omeopati-ci o cosmetici, da vendere in abbinamento, o tramite particolari offerte. A seconda delle specie e delle diverse esigenze sono state effet-tuate: 1. le raccolte del seme e del materiale di propagazione di diversi ecotipi di specie spontanee (30 siti di raccolta in regione); 2. i confronti varietali e dei diversi ecotipi; 3. le indagini conoscitive sulle erbe spontanee, con particolare attenzione verso i cenni storici sulla raccolta e sullutilizzazione; 4. le prove di coltivazione al fine di individuare la tecnica colturale che assicuri il miglior compromesso tra produttivit, stato fito-sanitario e qualit finale; 5. le prove di germinabilit; Nome comune Nome latino Nome friulano Radicchio di monte* Cicerbita alpina Radc (lidrc) di mont Asparago selvatico* Asparagus acutifolius Sparc salvadi Pungitopo* Ruscus aculeatus Ruscli Levistico o Sedano Levisticum officinale Selino di mont di montagna Silene o Bubbolini* Silene vulgaris Sclopt Valerianella* Valerianella olitoria Argjelt Spirea Aruncus dioicus Penc Buonenrico* Chenopodium bonus henricus L. Pl di mus Tabella 1. Specie oggetto di sperimentazione. * Specie autoctone tutelate dalla L.R. del 3 giugno 1981, n. 34, integrata dalla L.R. del 19 agosto 1996, n. 32 e successive integrazioni e modificazioni.
  • 16. 16 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE 6. le analisi chimico-agrarie dei terreni oggetto di prova e di quelli dei siti di raccolta; 7. le analisi nutrizionali dei prodotti selvatici e di quelli ottenuti dai campi prova; 8. gli studi sulle modalit di raccolta, conservazione e trasforma-zione del prodotto; 9. le prove di trasformazione culinaria; 10. il trasferimento di know how alle aziende agricole; 11. le attivit di divulgazione e promozione mediante lorganizza-zione di convegni, serate enogastronomiche, visite guidate ai campi sperimentali, incontri; 12. la preparazione di schede tecniche di coltivazione, pubblicazio-ni e materiali multimediali. Laspetto innovativo di questo studio il fatto che propone attivit sperimentali mai realizzate nella nostra regione e solo in casi spo-radici nel territorio nazionale. Se infatti esiste una ricca bibliografia relativa alle propriet terapeutiche ed una discreta conoscenza dei diversi utilizzi in cucina di molte erbe, mancano invece le cono-scenze relative alle migliori tecniche colturali per la produzione di queste piante con metodi biologici. Numerose sono le indicazioni relative agli habitat pedoclimatici preferiti dalle diverse specie, ma mancano del tutto le esperienze relative alla messa in coltura e, soprattutto, alle migliori tecniche di propagazione delle singole essen-ze. In alcuni casi, reperibile sul mercato il seme per la costituzione dellimpianto, ma si tratta di casi isolati, perch per le altre specie necessario sviluppare sperimentalmente anche la parte relativa alla produzione di sementi o di piantine ottenute mediante varie tecniche di propagazione agamica. Inoltre bisogna anche tenere in considera-zione leventualit che le piante ottenute dalle sementi commerciali, selezionate in altri ambienti, non siano necessariamente adattabili alle nostre condizioni climatiche. Anche i dati relativi al valore nutrizionale sono molto scarsi e spesso riferiti solo ad alcune specie oggetto di ricerca senza mettere a confronto le caratteristiche nutritive delle pian-te spontanee con quelle coltivate. 1.4 CONCLUSIONI Il progetto BioInnovErbe senza dubbio innovativo e potrebbe dare enormi vantaggi da un punto di vista ambientale, grazie alla salva-
  • 17. 1. IL PROGETTO BIOINNOVERBE 17 guardia di diverse specie vegetali, ed economico, per lintegrazione dei redditi di produttori, trasformatori, e utilizzatori specialmente in aree svantaggiate. Inoltre gli ortaggi prodotti secondo tecniche di agricoltura biologica a basso impatto ambientale, potranno essere contraddistinti grazie alla coltivazione in ambienti poco antropizzati e scarsamente inquinati. Ulteriore valore aggiunto potrebbe essere attribuito alla creazione della tracciabilit del prodotto e successivamente alla sua certifica-zione. Il percorso di filiera sar elemento qualificante, realizzato a partire da produzioni di nicchia, intimamente collegate con il terri-torio, assolutamente tipiche, come nel caso delle erbe spontanee. Nasceranno in questo modo i presupposti per lallargamento del mercato con lintroduzione di nuove colture e nuovi ingredienti di qualit potenzialmente reperibili solo nella nostra regione in quanto espressamente coltivati a tale scopo; caratteristica che ne potenzia il pregio dato dallunicit del prodotto e dalla sua conseguente scar-sa concorrenzialit. La qualit, inoltre, prerogativa basilare nel mer-cato attuale, diventa chiave di lettura per un settore di nicchia in grado di attrarre importanti flussi economici e turistici.
  • 18. 2. La sperimentazione agronomica Federico Capone*, Costantino Cattivello**, Renato Danielis**, Marta Mossenta** 2.1 LA RACCOLTA DEL SEME Lattivit legata alla collezione dei semi potrebbe sembrare banale e semplice, ma se si vuole ottenere un prodotto eccellente impor-tante partire da una buona materia prima. Attraverso la sperimen-tazione si potuto notare che una raccolta di semi effettuata in modo tempestivo pu garantire una percentuale di germinazione pi elevata. importante rilevare che per alcune piante oggetto di studio questa molto bassa (radicchio di monte, pungitopo, aspa-rago) ed inoltre in alcuni casi il seme si presenta sterile o attaccato da numerosi parassiti. Risulta quindi indispensabile elencare alcune buone pratiche da seguire per la raccolta dei semi. A. Il momento della raccolta: il seme deve essere maturo e facil-mente staccabile dalla pianta. Se allinterno dellovario, questo deve essere secco. Se linfiorescenza un panicolo raccogliere i semi provenienti dalla parte centrale. B. Luogo di raccolta: semi provenienti da luoghi incontaminati e meno inquinati generalmente registrano una percentuale di sterilit minore. C. Tempo della raccolta: preferire giornate soleggiate e calde per avere un seme pronto per luso o per la collezione. Il seme comunque andr pulito dalle parti secche e dai semi sterili (attraverso luso di setacci) e, se umido, riposto in un luogo asciut-to per almeno 24-48 ore. Cos pronto per essere seminato, cata-logato osmo-priming (in bustine di carta) oppure per subire stratificazione o . * CirMont - Centro Internazionale di Ricerca per la Montagna. ** ERSA - Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale.
  • 19. 20 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE 2.2 LATTIVIT DI VIVAIO Per il raggiungimento di alcuni obiettivi del progetto la collaborazio-ne e la sinergia fra le varie figure professionali dei partner stata fondamentale. Lesperienza e le conoscenze dei professionisti insie-me alle capacit e alloperosit dei tecnici del Vivaio Pascul di Tarcento hanno permesso lo sviluppo e la messa a punto di alcune tecniche specifiche e necessarie per lottenimento delle piante per la sperimentazione e per la concessione gratuita al pubblico. Molteplici sono state le problematiche da affrontare, che una volta analizzate in modo accurato sono state superate. Bisogna ricordare che la germinabilit dei semi delle piante oggetto di studio media-mente molto bassa ed inoltre non esistono delle tecniche riconosciu-te per la realizzazione e la gestione di questo tipo di piante in vivaio. Lattivit nello specifico ha riguardato tutte quelle pratiche connes-se allottenimento di unalta percentuale di germinabilit e di pianti-ne da trapianto in buone condizioni dal punto di vista fitosanitario. Per tutte le specie oggetto di studio stato adottato un protocollo simile con lo scopo di ottimizzare le seguenti pratiche: la pulizia del seme; il periodo di semina e lutilizzo di determinati plateaux; il quantitativo di seme da usare; la profondit di semina; la copertura del seme con terriccio o vermiculite; le dosi di irrigazione; il periodo di ripicchettamento in vaso; il tipo di vaso da usare; il periodo massimo di vita in vaso; la gestione delle piante in vaso. Il tipo di terriccio usato per la semina e il ripicchettamento stato lo stesso per tutte le specie integrando al terriccio (50% torba bionda e 50% torba nera) 5 kg/m3 di concime ammesso in agricoltura biologica. Alla fine dei tre anni di ricerca sono state sviluppate delle tecniche vivaistiche peculiari per le specie studiate che hanno portato ad una produzione di circa 75.000 piante. 2.3 I CAMPI SPERIMENTALI BioInnovErbe stato in primo luogo ricerca e sperimentazione in campo. Prima dellallestimento dei campi sperimentali stato necessario
  • 20. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 21 conoscere e comparare le caratteristiche pedoclimatiche dei terre-ni sui quali crescono spontaneamente le specie oggetto di studio con quelle dei terreni scelti per lallestimento dellesperimento. Sono state effettuate circa 40 analisi del terreno al fine di indivi-duare correttamente le caratteristiche peculiari di crescita di cia-scuna pianta. Successivamente si valutato quali potessero esse-re le specie spontanee da coltivare analizzando: la presenza delle stesse negli areali limitrofi alle zone scelte per la coltivazione; i valori climatici, lesposizione e linsolazione dei terreni scelti; le potenzialit produttive di ogni singola pianta, legate al valore commerciale e al suo utilizzo; la volont e le preferenze dei proprietari dei campi verso deter-minate specie vegetali. A partire da fine estate 2008 sono stati messi a dimora 7 campi sperimentali in differenti zone della regione Friuli Venezia Giulia: Aurisina (TS), Piani di Vs di Rigolato (UD), Monte Arvenis (UD), Molinis di Tarcento (UD), Curiedi (UD), Tramonti di sopra (PN), Steven di Caneva (PN), pi una prova temporanea allinterno di una serra tunnel per la coltivazione della Valerianella olitoria nella zona a sud di Udine. I campi sono ospitati da aziende agrarie o agri-turistiche considerate rappresentative di un certo contesto ambien-tale. Le prove sono state condotte adottando di volta in volta il dise-gno sperimentale pi consono alla localit, alle specie ed ai fattori da studiare. La scelta delle specie da coltivare in ciascun sito stata effettuata quindi sulla base delle esigenze di crescita delle singole essenze e dei parametri propri del sito, quali ad esempio laltitudi-ne, che funge da fattore limitante per specie come il radicchio di monte. Allo scopo di individuare la tecnica agronomica pi idonea, si sono sperimentate differenti variabili colturali (es. densit ed epoca di semina, diversa gestione delle infestanti, particolari accor-gimenti tecnici). A partire dal secondo anno di sperimentazione, le produzioni otte-nute sono state raccolte ed analizzate al fine di determinare quale tipo di gestione agricola potesse essere migliore e confrontare le caratteristiche nutrizionali del prodotto raccolto con quelle del corri-spondente materiale spontaneo raccolto. Alla fine del progetto si sono individuate le possibili tecniche coltu-rali che assicurano il miglior compromesso tra produttivit, stato
  • 21. 22 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE Localit Altititudine Superficie Specie coltivate Parametri analizzati (m) (m2) Piani di Vs 1400 500 C. alpina Produzione Densit Epoca trapianto Intensit raccolta Monte 1700 100 C. alpina Produzione Arvenis C. bonus henricus Densit A. dioicus Epoca trapianto L. officinale Tramonti 412 150 C. alpina Produzione di sopra C. bonus henricus Epoca trapianto A. dioicus Ecotipi differenti S. vulgaris Steven 61 300 C. bonus henricus Produzione di Caneva* S. vulgaris Densit Epoca trapianto Ecotipi differenti Molinis 200 800 C. bonus henricus Produzione di Tarcento A. dioicus Densit S. vulgaris Epoca trapianto L. officinale Ecotipi differenti Curiedi 780 200 C. alpina Produzione C. bonus henricus Densit A. dioicus Epoca trapianto L. officinale Aurisina 230 100 A. acutifolius Produzione Densit Udine 90 100 V. olitoria Produzione Ecotipi differenti Tabella 1. I campi sperimentali di BioInnovErbe. * Il campo di Steven di Caneva stato smantellato a fine 2009 per un accrescimento ano-malo delle piante e unalta percentuale di mortalit dovuta alle caratteristiche pedologiche che hanno impedito il corretto attecchimento delle piantine. fitosanitario e qualit finale. Tutta leccedenza dei raccolti stata messa a disposizione dei proprietari delle aziende agricole che in alcuni casi hanno potuto commercializzare il prodotto o usarlo per le proprie aziende agrituristiche.
  • 22. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 23 2.4 LE PIANTE Asparago selvatico Nome scientifico: Asparagus acutifolius L. Sinonimi: asparago pungente Nome friulano: sparc salvadi Famiglia botanica: Asparagaceae (Liliacee) Parte utilizzata: germogli Utilizzazione parte edule: cotta Lasparago selvatico una pianta tipica dellarea mediterranea, molto diffusa nelle zone costiere (sulle dune e nelle pinete indi-sturbate) ma anche nel sottobosco delle zone collinari. Il nome comune deriva dalle caratteristiche spine poste alla base dellappa-rato fogliare. La coltivazione dellasparago selvatico molto antica, risale probabilmente al tempo degli antichi Romani. Oggi questa specie non viene pi coltivata a livello professionale anche se ha sempre incontrato linteresse dei buongustai, in quanto i suoi turioni sono apprezzati per il loro spiccato sapore amarognolo che ne fa lingrediente base per la preparazione di numerosi piat-ti regionali. Caratteristiche botaniche ed habitat. una pianta arbustiva, sempreverde perenne. Lapparato radicale presenta numerose gemme raccolte in una corona dalla quale, ad inizio primavera, emergono turioni di colore verde-violaceo, dapprima teneri e non ramificati. Una volta sviluppati i turioni assumono una consistenza legnosa e tendono a ramificare costituendo la vegetazione adulta. La pianta pu raggiungere unaltezza variabile da 50 a 200 cm. I getti adulti sono composti da uno stelo provvisto di aculei e false foglie aghiformi lunghe circa 1-2 cm. Lasparago selvatico una specie dioica, cio vi sono piante con solo fiori maschili o femmini-li, riuniti in gruppi di 2-4, di colore giallo, che fioriscono in piena esta-te. Limpollinazione avviene ad opera degli insetti. I frutti sono piccole bacche sferiche di circa 6-8 mm di diametro, dal colore verde scuro tendente al nero una volta mature. Allinterno della bacca si possono trovare da 1-3 semi di colore nero lucente. La pianta predilige terreni con un buon livello di sostanza organica,
  • 23. 24 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE riuscendo a crescere anche in terreni marginali, sabbiosi e con pre-senza di sassi. La coltivazione pu essere effettuata anche in zone montane, ma non oltre i 1100 metri s.l.m. Semina. La tecnica della semina diretta sconsigliata, a causa della scarsa germinabilit dei semi e dalla forte scalarit nellemer-genza degli stessi. Le caratteristiche germinative possono essere migliorate ricorrendo alla stratificazione delle bacche in sabbia umida allaperto, in modo che il seme sia sottoposto a temperatu-re calde destate ed accumuli molte ore di freddo dinverno. Se la stratificazione dura almeno 8 mesi, possibile ottenere una germi-nazione quasi totale, mentre stratificazioni prolungate per 2, 4 o 6 mesi associate a una reidratazione successiva del seme (a un anno dalla raccolta) permettono di ottenere una germinazione attorno al 70%. Secondo altri studi, una percentuale di germinazione attorno all80% pu essere raggiunta con la post-maturazione del seme in condizioni asciutte per circa un anno, seguita da stratificazione in sabbia umida per un mese e successiva imbibizione in acqua a 35 C per 24 ore. Un tipo di procedimento di stratificazione quello in cui si dispone in un contenitore forato uno strato di sabbia di circa 5 cm sul quale vanno adagiati i semi raccolti a completa maturit, cio a fine autun-no. Questi vanno ricoperti con altro strato di sabbia di 5 cm. Il con-tenitore deve essere posto allaperto, in un luogo riparato dal sole e non soggetto a gelate, mantenendo una buona umidit della sab-bia. Senza ricorso alla stratificazione, eliminando buccia e polpa della bacca, e mantenendo i semi al buio ad una temperatura di 20 C, adagiati su un materiale tenuto costantemente umido, senza che venga loro applicato alcun trattamento preventivo termico o chimi-co, n alcuna disinfezione, la germinazione raggiunge il 50% in 6 mesi dallinizio idratazione, a 10 mesi dalla raccolta del seme. Il seme germinato va poi messo in contenitori con terricci da semina. Quando le piantine hanno raggiunto unaltezza minima di 10 cm possono essere trapiantate in vasetti di tipo alto di almeno 10 cm di diametro, dove vi rimarranno ancora qualche mese prima di esse-re messe definitivamente a dimora in pieno campo, non appena
  • 24. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 25 presenteranno un buon apparato radicale e germogli ben sviluppati. consigliato effettuare una concimazione con prodotto organico pronto per luso (liquido) durante la fase vegetativa primaverile. Perch le piante siano pronte per il trapianto sono necessari quindi circa 2 anni dalla raccolta del seme. Lavori preparatori. I terreni adatti ad ospitare lasparago selvatico sono sabbiosi o sabbioso-limosi e devono possedere un pH neutro. importante effettuare una aratura a 30-40 cm di profondit segui-ta da una ripuntatura a 50-70 cm. In autunno, durante i lavori di pre-parazione del terreno, possono essere interrati circa 5 kg/m2 di leta-me o compost ben maturo oltre a concimi organici in grado di apportare 5 g/m2 N, 2,5 g/m2 P2O5, 5 g/m2 K2O. Effettuare una buona concimazione di fondo indispensabile in previsione di una durata almeno decennale dellasparagiaia. Impianto e allevamento. Limpianto pu essere eseguito a partire da zampa o da piantina. Di seguito si riportano alcune note tecniche relative solo allimpianto da piantina mancando dati attendibili per quanto riguarda limpiego delle zampe. Il trapianto si esegue nella tarda primavera quando la parte aerea ha raggiunto unaltezza di 15-20 cm e sono presenti almeno 3 steli. Le piantine vengono sistemate in solchi di profondit tale da garantire che il colletto si trovi circa 5 cm sotto il piano di campo, rispettan-do una distanza tra le piante di 40-50 cm sulla fila e di almeno 250- 300 cm tra le file. Nel corso di tutta la prima stagione vegetativa bisogna porre particolare attenzione a soddisfare le esigenze idri-che della piantina a causa del ridotto sviluppo dellapparato radi-cale ed a controllare le malerbe, vista la scarsa capacit di com-petizione della pianta nelle fasi giovanili. Il controllo delle infe-stanti nella fase di allevamento oltremodo problematico se la conduzione colturale fatta con il metodo biologico. In questo caso limpiego di pacciamanti, pirodiserbo e ripetute lavorazioni meccaniche pu sortire buoni risultati. Se la conduzione coltura-le convenzionale si possono impiegare gli stessi principi attivi diserbanti utilizzati per lasparago comune anche se per tutto il primo e secondo anno bene evitare di impiegare tali prodotti o se necessario impiegarli a partire dal secondo anno ma alle dosi minime dichiarate in etichetta.
  • 25. 26 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE Coltivazione nel corso della produzione. A partire dal quarto anno, in concomitanza con la fine delle raccolte si devono effettua-re delle concimazioni sulla fila apportando 5 g/m2 N, 2,5 g/m2 P2O5, 5 g/m2 K2O, cercando di interrare leggermente il fertilizzante. Nel corso dellautunno-inverno si pu procedere allo spargimento sulla fila di letame in ragione di almeno 2 kg/m2. Le altre pratiche colturali rispecchiano quanto comunemente fatto per lasparago comune. Raccolta. Come per lasparago comune, anche quello spontaneo necessita di una raccolta scalare che pu iniziare quando i primi turioni fuoriescono dal terreno per una lunghezza di circa 15-20 cm, generalmente ad inizio primavera. I turioni dellasparago selvatico presentano un diametro alla base non superiore a 4-5 mm, hanno una consistenza erbacea ed un colore verde intenso o violetto. importante fare in modo che il turione si stacchi completamente dalla pianta madre, senza per danneggiare la corona da cui si ori-ginato. Per questo sono molto utili le sgorbie o utensili simili che permettono di recidere il turione dalla base senza causare danni allapparato radicale della pianta madre. La durata della raccolta funzione dellet della pianta e dellanda-mento stagionale. Inizia il quarto anno con una durata di 3 settima-ne e, a partire dal quarto anno, si prolunga per circa 2 mesi, ese-guendo raccolte a giorni alterni. Indicazioni esaustive sulla capacit produttiva dellasparago pungente non sono ancora disponibili tut-tavia sulla base dei primi dati raccolti si pu ipotizzare una produ-zione, a partire dal quarto anno, di circa 50-70 g/pianta. Una volta raccolti e lavati gli asparagi possono essere tenuti in frigo al massimo per 5-6 giorni. In alternativa per un periodo di tempo pi lungo possono essere surgelati e mantenuti a temperature inferio-ri di 15 C. possibile conservare i giovani turioni anche sottolio. Avversit e lotta. Per quanto riguarda la presenza di parassiti ani-mali, in regione si riscontrata la presenza su piante adulte del coleottero crisomelide Crioceris paracenthesis L., specie fitofaga monofaga, la cui diffusione quindi unicamente correlata alla pre-senza dellAsparagus acutifolius (da qui il nome comune di criocera dellasparago selvatico), nutrendosi linsetto a spese di fusti e cla-dofilli (organi verdi con funzione di foglia).
  • 26. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 27 Simili sono Crioceris asparagi L. (criocera dellasparago) e Crioceris duodecimpunctata L. (criocera dai 12 punti), dannose per lAsparagus officinalis, che possono vivere anche a spese degli asparagi spontanei e ornamentali. Compiono 2 generazioni allanno, con adulti svernanti. Gli adulti e le larve si alimentano compiendo erosioni sui fusti, sulle ramificazioni e sui cladofilli, ma anche sui turioni, che possono deformarsi e perdere valore commerciale. Crioceris duodecimpunctata, pur comparendo pi tardivamente di C. asparagi (verso giugno), risulta maggiormente dannosa per la produzione di seme, poich la larva compie anche profonde erosio-ne sulle bacche. Per combattere le criocere e salvaguardare lo sviluppo soprattutto dei giovani impianti e la produzione del seme delle piante madri, si possono mantenere delle piante-trappola in mezzo a quelle coltiva-te sulle quali gli adulti deporranno le uova. Prima della schiusura delle stesse, le piante dovranno essere rimosse oppure trattate con insetticidi biologici. Solo in caso di forti infestazioni, quando la rac-colta dellasparago terminata, si pu intervenire contro gli adulti e le larve con prodotti biologici a base di Spinosad o di Bacillus thu-ringiensis Berliner subsp. tenebrionis. La chioma ed il fusto della pianta pu essere attaccata durante tutto il ciclo vegetativo annuale dalla ruggine dellasparago (Puccinia asparagi D.C.) che si manifesta a partire dalla tarda estate con mac-chie allungate decolorate o giallastre, pi avanti con pustole bruno-rossastre, e da luglio con pustole nerastre. Il sintomo visibile il disseccamento delle parti colpite, che provoca un indebolimento delle piante, con scarsa produzione nella primavera successiva e maggiore suscettibilit allattacco di altri patogeni, soprattutto del terreno. Il fungo interessa lasparago coltivato, diverse specie di asparagi spontanei e anche la cipolla e lo scalogno. Attacca soprat-tutto le piantine in semenzaio e le piante non ancora in produzione, dove la presenza di vegetazione permette al patogeno di iniziare il suo ciclo di sviluppo in primavera. La lotta prevede leliminazione durante linverno della vegetazione secca delle piante infette, asso-ciata ad eventuali trattamenti fungicidi per inattivare le spore. In fase vegetativa, dopo la raccolta dei turioni e fino ad agosto, si pos-sono effettuare trattamenti fungicidi con preparati rameici e zolfi, o con agrofarmaci convenzionali (Tebuconazolo, Difenoconazolo, Azoxystrobin).
  • 27. 28 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE Se le piante crescono stentatamente e spesso non sopravvivono allestate, se a primavera producono solo pochi turioni di aspetto stentato, e se le chiome appaiono ingiallite, potrebbe trattarsi di uninfezione da Rhizoctonia violacea Tul. che provoca il mal vinato, cos detto per via del micelio violaceo che interessa le aree colpite (apparato radicale, base del fusto). Individuato un focolaio di infe-zione, le piante colpite e quelle circostanti vanno distrutte ed il ter-reno disinfettato a vapore o mediante solarizzazione, o con prodot-ti biologici applicabili da ditte specializzate, o con sale marino, che, pur tollerato, pu per alterare il sapore dei turioni rendendoli dol-ciastri. Si possono anche effettuare sovesci con specie biocide (fam. Cruciferae), da trinciare e interrare subito dopo nel terreno, prima della messa a dimora delle piantine. Sintomi sulla chioma simili sono dovuti a Fusarium oxysporum f. sp. asparagi Cohen, che per causa una tipica colorazione color mogano dellapparato vascolare delle radici, del rizoma e del fusto, la cui base pu presentare anche fessurazioni. spesso associato ad altri Fusarium che provocano marciumi a carico degli organi sot-terranei. Linfezione pi frequente in terreni acidi e quando le tem-perature sono alte. Si previene disinfettando il seme con poltiglia bordolese (immersione per 10 minuti in soluzione all1%) e semi-nando entro pochissimo tempo dal trattamento, o immergendo i semi in acqua calda a 50 C per 20 minuti (pratica che potrebbe ridurne la germinabilit), o inoculando le zampe o le plantule con ceppi ipovirulenti di Fusarium oxysporum. Il seme pu essere pro-tetto anche con estratti vegetali (es. da semi di pompelmo) o olii essenziali (teatree, bergamotto, timo, origano, cannella). bene collocare i nuovi semenzai in terreni non impiantati ad asparago per almeno 8-10 anni. Le piante colpite vanno asportate e distrutte. Contro i principali patogeni fungini del suolo possibile la lotta bio-logica, creando le condizioni per lo sviluppo nel terreno di flora microbica antagonista. Prodotti a base di micelio di microrganismi del genere Trichoderma (T. asperellum Samuels, Lieckf. & Nirenberg per lasparago) svolgono unazione di inibizione sullo svi-luppo di funghi terricoli quali Rhizoctonia spp., Pythium spp. e Fusarium spp. Va sottolineato il fatto che questi preparati microbio-logici vanno applicati preventivamente (in terricci o torbe o in pieno campo) in pre-semina o in pre-trapianto, oppure alla semina e al tra-pianto.
  • 28. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 29 Il vantaggio nelluso di antagonisti naturali rispetto ai prodotti chi-mici la capacit di questi organismi di colonizzare il terreno ripro-ducendosi autonomamente e di mantenere una buona dose di ino-culo a distanza di anni dal trattamento. Inoltre la flora microbica ha interazioni positive anche con lapparato radicale delle piante, favo-rendone lo sviluppo e migliorando lassorbimento degli elementi nutritivi. Le bacche ed i semi al loro interno sono interessate da contamina-zioni di funghi diversi, tra cui Epicoccum nigrum, Pheacremonium sp., Alternaria sp., Fusarium spp., Penicillium spp., Aspergillus spp. che provocano marciumi e ammuffimenti, minandone la germina-bilit. Le giovani plantule in vaso possono andare incontro a malattie del colletto da Fusarium, che ne determinano lavvizzimento e la con-seguente morte, sia per via della presenza dei funghi nel terriccio di coltura sia perch presenti gi nel seme. Barba di capra Nome scientifico: Aruncus dioicus L. Sinonimi: barba di Giove, erba canona, coda di volpe, asparago di monte, rosa di S. Giovanni Nome friulano: Barbe di bec, penc Famiglia botanica: Rosaceae Parte utilizzata: germogli Utilizzazione parte edule: cotta La barba di capra una pianta erbacea, perenne, fogliosa, alta fino 2 metri con fiori profumati, appartenente alla famiglia delle Rosaceae. In Friuli conosciuta col nome di barbe di bc o penc. Gi in epoca romana la pianta era nota con i nomi di barba caprae ed aruncus (Plinio); il termine aruncus deriva a sua volta dal greco dorico (ringos) = greco antico (ryngos) = barba di capra. Lattributo specifico, dioicus, e cio dioico, si riferisce al fatto che questa specie di norma caratterizzata da esemplari portanti solo fiori maschili o solo fiori femminili. presente in quasi tutte le regioni italiane, soprattutto su terreni
  • 29. 30 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE declivi e ombreggiati, spesso sui bordi strada. utilizzata come pianta ornamentale in molti giardini del nord Europa. Inoltre cono-sciuta per le sue qualit mangerecce. Caratteristiche botaniche ed habitat. dotata di fusto ipogeo (rizoma) legnoso, dal quale si originano le radici sulle quali nella parte apicale, si trovano le gemme, da cui a primavera si svilup-pano i nuovi germogli utilizzati per scopi culinari. Dai germogli si originano le nuove ramificazioni che a completo sviluppo posso-no raggiungere anche 2 metri di altezza. Le foglie sono lunghe, picciolate e di tipo composto. Ogni foglia principale composta da gruppi di foglie pennatosette i cui segmenti finali (foglioline) sono lanceolati e lungamente acuminati. La lamina fogliare seghettata. Linfiorescenza grande, vistosa, una pannocchia terminale lunga 20-30 cm, formata da numerosissimi fiori minuscoli di colore bian-co latte, raccolti in grappoli. I fiori maschili presentano 20 o pi stami, ben sporgenti dalla corol-la, con antere scure; i femminili hanno ovario semi-infero composto da 3 carpelli liberi; quelli ermafroditi portano generalmente 4 carpelli che sovrastano, in altezza, gli stami, che risultano essere molto pi brevi anche dei petali. Limpollinazione avviene sia per azione degli insetti, che del vento. La fioritura avviene fra maggio e luglio. La pianta non teme il fred-do, e si sviluppa anche su terreni calcarei e mediamente pietrosi, pu essere coltivata in molte zone ed in qualsiasi periodo dellanno. Necessita di alcune ore al giorno di irradiamento solare, ma gene-ralmente preferisce luoghi ombreggiati e freschi di collina e di mon-tagna fino ai 1700 metri. Presenta uno sviluppo prevalentemente primaverile ed estivo. Durante i mesi pi freddi dellanno la parte aerea pu disseccare completamente, per spuntare lanno succes-sivo a partire dai nuovi germogli. Fase vivaistica. Per la barba di capra impensabile parlare di semi-na diretta in campo, considerate le ridotte dimensioni del seme e la conseguente minima profondit di semina. Anche in questo caso necessario passare attraverso una fase vivaistica che preveda la produzione di piantine idonee alla messa a dimora in pieno campo. La semina in vivaio avviene su terriccio fine ed apposite seminiere
  • 30. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 31 distribuendo il seme lungo delle file di 0,5 cm di profondit e rico-perte con terriccio fine. Queste, appena hanno raggiunto unaltezza di 3-4 cm possono essere ripicchettate in vasetti da 10 cm di dia-metro. Passate dalle 3-4 settimane di coltivazione e non appena la pianta ha sviluppato un buon apparato radicale, si pu passare alla messa a dimora a partire dalla primavera e per tutto il corso dellestate. Coltivazione. La densit di impianto di 4-6 piante/m2, pari ad un sesto dimpianto di 50x50 cm oppure 40x40 cm. La coltivazione della barba di capra deve essere rivolta allotteni-mento di germogli grandi e teneri durante la stagione primaverile. La sua coltivazione pu essere paragonata a quella dellasparago, anche se ci sono delle accortezze particolari da tenere presenti. Partendo dalla sistemazione del suolo importante creare delle condizioni ideali per la crescita della pianta. Il suolo deve essere arieggiato, soffice e umido, per far si che lapparato radicale attec-chisca e si sviluppi perfettamente. Durante i lavori preparatori pu essere effettuata una concimazione di fondo con del letame ben maturo impiegando un quantitativo pari a 4 kg/m2. Nel corso della prima stagione vegetativa va posta attenzione a for-nire un abbondante e costante apporto idrico ed a controllare le malerbe. La pacciamatura con telo plastico pu essere una buona soluzione per la gestione delle infestanti, ma potr creare problemi durante le fasi di crescita e di raccolta dei germogli a partire dal secondo anno, se non effettuata con materiali biodegradabili. La raccolta dei primi germogli pu essere effettuata a partire dal secondo anno dallimpianto ed andr a regime a partire dal terzo-quarto anno. Negli anni successivi al trapianto, dopo la raccolta, opportuno ese-guire una concimazione, utilizzando un concime organico sulla fila. Le dosi consigliate sono le seguenti: 7 g/m2 N, 3 g/m2 P2O5 e 7 g/m2 K2O. Alla fine dellautunno del primo anno di vegetazione o agli inizi della primavera successiva per ottenere germogli pi grandi e lunghi sarebbe opportuno rincalzare le piante con del terreno finemente lavorato o meglio dei residui organici di varia natura (humus di cor-tecce, torba ecc). Raccolta. I giovani germogli si raccolgono tra marzo-aprile. impor-
  • 31. 32 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE tante raccogliere solamente quelli che non hanno ancora aperto le foglie e che si presentano di colore rosso violaceo o verde chiaro. I germogli pi grandi, di dimensioni superiori ai 15-20 cm possono contenere delle sostanze tossiche per lorganismo umano e quindi non vanno raccolti. Al fine di non indebolire la pianta consigliabile raccogliere da ogni soggetto dai tre ai cinque germogli, cercando di lasciarne almeno tre per formare una chioma in grado di assicurare uno sviluppo armonico e duraturo nel tempo. I germogli di barba di capra presentano una minore scalarit di emergenza e sviluppo rispetto ad altre piante spontanee e quindi la raccolta pu essere concentrata nellarco di 2 settimane, eseguen-do 1-2 raccolte/settimana. Il prodotto fresco sicuramente quello che mantiene inalterati tutti i sapori. usato nelle frittate, nelle zuppe anche se viene inserito quasi a fine cottura, oppure rosolato nellolio insieme a cipolle e patate. Il prodotto fresco pu essere conservato per alcuni giorni in frigo. I germogli sono anche mantenuti sottolio. Possiede una tradizione nella medicina popolare per le propriet antipiretiche, febbrifughe, toniche, espettoranti ed astringenti. La radice, ridotta a poltiglia, veniva applicata sulle punture di vespa dai nativi americani. Avversit e lotta. Le piante possono essere colonizzate da afidi, che causano arricciamenti fogliari e sottraggono linfa. Anche se il danno estetico non rilevante, in caso di forti infestazioni su piante giovani pu essere utile intervenire con piretrine naturali, per evitare un inde-bolimento delle piantine ed una stentata emergenza di nuovi germo-gli nella primavera successiva. I resti delle colture autunnali vanno distrutti onde evitare la sopravvivenza di forme di svernamento degli afidi, che possono essere infetti da virus e trasmetterli alle piante. Buonenrico Nome scientifico: Chenopodium bonus Henricus L. Sinonimi: farinello buon enrico, spinacio di monte, colubrina, piede dasino, spinacio selvatico Nome friulano: pl di mus, scntic, jerbo da farino, gsala, gzala
  • 32. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 33 Famiglia botanica: Chenopodiaceae Parte utilizzata: germogli, foglie Utilizzazione parte edule: cruda, cotta, fritta Il Chenopodium bonus Henricus una pianta nota e diffusa in tutta Italia ed apprezzata in gran parte dellEuropa. Il termine deriva dalla presenza di foglie triangolari palmate simili alle zampe di oca (dal greco chen = oca) e pdium = piedino. Bonus enricus perch Linneo intese onorare Enrico IV re di Navarra e poi di Francia, pro-tettore dei botanici. Il nome farinello deriva dalla pruina biancastra presente sulla pagi-na fogliare inferiore. Nel centro-sud Italia meglio noto con il ter-mine di spinacio di monte. Caratteristiche botaniche ed habitat. La pianta una erbacea biennale. Al momento della germinazione il giovane stelo presenta un colore rossastro che con la crescita lascia il posto ad un colore verde uniforme ed intenso. Le infiorescenze sono dei panicoli di colore giallo tenue che tendono al nero una volta che il seme maturo. Questo si presenta di forma tondeggiante, piccolo e nero. La pianta pu raggiungere unaltezza massima di 90 cm. Cresce spontanea su terreni umidi e ricchi in azoto, in collina sopra i 250 metri, in montagna anche a 2000 metri. La si pu trovare nelle malghe montane a ridosso degli edifici e soprattutto delle stalle. Per quanto concerne le caratteristiche del terreno il buon enrico preferisce substrati freschi e non sempre soleggiati, di buon impa-sto con poco scheletro, sciolti e ben drenati, ricchi di sostanza orga-nica. Il pH deve presentare valori attorno alla neutralit. Generalmente laltitudine influisce direttamente sulla crescita e sulla velocit di sviluppo della pianta. Semina. La semina pu essere eseguita in primavera (marzo-apri-le) quando le temperature iniziano a salire. La pianta presenter uno sviluppo lento per le prime fasi di sviluppo, per poi accelerare col migliorare delle condizioni climatiche. Il terreno deve essere pareggiato e preparato a regola darte. La semina pu essere eseguita con le comuni seminatrici meccaniche impiegate in orticoltura, adottando una distanza tra le file di almeno 25 cm mentre sulla fila la distanza tra i semi di 4-5 cm. La profon-
  • 33. 34 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE dit di semina non deve superare 0,5-1 cm. Trapianto. Il trapianto delle giovani piantine pu essere eseguito in autunno o agli inizi della primavera a seconda delle zone di coltivazione mantenendo una densit non inferiore a 8 piante/m2 e non superiore a 13 piante/m2. buona norma procedere, contemporaneamente al tra-pianto, alla stesura di un film plastico nero pacciamante per lefficace controllo delle infestanti ed una maggiore precocit delle produzioni. Il buon enrico pu essere trapiantato quando le piantine hanno for-mato un modesto apparato radicale, ma possibilmente prima che la pianta formi il panicolo. Subito dopo il trapianto si consiglia di irrigare il terreno al fine di faci-litare la ripresa vegetativa. Coltivazione. La coltivazione molto semplice e non richiede delle accortezze particolari. La pianta comunque, dopo le prime fasi di accrescimento, forma un cespo rigoglioso e robusto che possiede unalta competitivit nei confronti delle infestanti. Generalmente se le condizioni di crescita sono ottimali, la pianta pu dare dai due ai tre raccolti anche se le foglie tendono ad avere un sapore pi deciso e amaro con il susseguirsi dei tagli. La concimazione in pre semina o pre trapianto, tenendo conto di ope-rare su suoli di media fertilit e con una produzione stimata in 1 kg/m2, deve apportare 12-15 g/m2 N, 8-10 g/m2 P2O5, e 15-18 g/m2 K2O. Nel secondo anno, mediante fertirrigazione, si possono apportare circa 2/3 delle unit concimanti somministrate nella fase di impian-to. Unattenta gestione idrica rallenta la salita a seme e migliora la composizione della parte edule grazie ad una maggiore incidenza delle foglie sugli steli. Raccolta. Questa pratica pu differenziarsi a seconda del prodotto finale che si vuole ottenere. Se si intendono conservare i germogli sottolio indispensabile raccogliere i primi germogli ancora picco-li, quando presentano ancora una piccola infiorescenza di colore verde. Per quanto concerne la raccolta delle foglie, questa pu essere sca-lare ed realizzata raccogliendo le foglie che via via raggiungono la maturazione commerciale oppure si possono semplicemente estir-
  • 34. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 35 pare i cespi interi ad unaltezza di circa 5 cm dal terreno. Le raccol-te possono essere 2-3 nellarco di circa 2 mesi con una produzione che raggiunge un totale di 1-1,2 kg/m2. Questo tipo di raccolta pro-duce circa un 15% di scarto. La conservazione delle foglie pu essere effettuata in frigorifero a massimo 4 C per 3-4 giorni. Il prodotto una volta pulito pu anche essere congelato. Si consiglia lutilizzo fresco per preservarne il gusto e tutti gli elementi nutritivi. In cucina pu essere utilizzato come contorno o come ingrediente per risotti, frittate, zuppe, ma anche come ripieno per la pasta. Pu essere usato anche come condimento per la pizza. Le foglie adulte presentano un contenuto non trascurabile in acido ossalico, caffeico e ferro, pertanto il loro uso non consigliato per persone che presentano disturbi ai reni o alla vescica. Buono il con-tenuto in vitamine A, C, K, PP. Impacchi con foglie fresche possono essere utili in caso di ascessi. Possiede propriet depurative emollienti, antianemiche e lassative. Avversit e lotta. La problematica parassitaria principale per il buo-nenrico rappresentata dalle larve delle nottue. Tra queste vi sono Mamestra brassicae L. (Nottua del cavolo) e Phlogophora meticu-losa L. (Nottua meticolosa della barbabietola) che erodono la lami-na fogliare prevalentemente durante le ore notturne, restando a riposo fra la vegetazione durante il giorno. Compiute 2 generazioni allanno, si interrano nel suolo dove svernano come crisalide. Altre larve dannose appartengono al genere Agrotis che dopo un periodo di attivit sulla parte aerea si spostano sulle parti interrate delle piante, danneggiandole e determinando lavvizzimento e la morte delle piante, soprattutto di quelle pi giovani. Compiono in genere 2 generazioni allanno. thurin-giensis Nei confronti delle nottue si pu intervenire con Bacillus Berliner subsp. Aizawai o subsp. Kurstaki contro le giovani larve in attivit sulla vegetazione. Per colpire quelle sugli organi sot-terranei si possono utilizzare delle trappole-esca specifiche alla comparsa dei primi sintomi di avvizzimento. Il buonenrico pu andare incontro allattacco da parte di minatori fogliari, come ad es. ditteri Antomiidi del genere Pegomyia (cono-sciute come mosche della bietola) che vivono a spese delle foglie delle chenopodiacee spontanee e coltivate. Sono mosche che com-
  • 35. 36 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE piono 2-3 generazioni allanno, con larve che scavano gallerie sot-toepidermiche nelle foglie, con conseguente disseccamento del lembo fogliare. Le infestazioni si verificano pi frequentemente a fine aprile-primi di maggio e nel periodo autunnale. Considerati i bassi livelli di infestazione, dovuti sia al numero elevato di parassiti che ostacolano lo sviluppo dellinsetto, sia allincidenza delle condi-zioni ambientali, come il caldo estivo che porta unalta mortalit di larve e uova, non sono giustificati interventi. Per limitare la presenza di gallerie, si possono catturare gli adulti di que-ste mosche con vaschette trappola riempite di acqua zuccherata e avve-lenata con piretrine. Se si nota uneccessiva quantit di uova deposte sulla pagina inferiore delle foglie, si pu intervenire sulle larve neonate con azadiractina (utilizzabile fino 31/12/2011) o piretrine naturali. Tra gli insetti fitomizi, i principali sottrattori di linfa dal buonenrico sono lafide nero Aphis fabae Scop. e lafide verde Myzus persicae (Sulzer). Oltre ai danni diretti (sottrazione di linfa e disseccamenti fogliari) sono temibili in quanto vettori di numerosi virus, compreso quello del giallume delle bietola, che colpisce anche lo spinacio. Alla comparsa delle prime colonie, intervenire con piretrine. Simile alla peronospora farinosa su spinacio Peronospora boni-henrici Gum. che presenta una sintomatologia a macchie irrego-larmente distribuite, di colore ocra sulla pagina fogliare superiore a cui corrisponde la presenza di feltro miceliare grigio-violaceo sulla pagina inferiore. Le foglie gravemente colpite si accartocciano, dis-seccano e cadono al suolo, ed importante la loro asportazione dal campo poich il patogeno si conserva per almeno 2 anni mediante micelio e spore differenziatesi in tali residui. Persiste anche sui semi infettati, per questo sarebbe utile limmer-sione in acqua a 50 C per 10 minuti. Durante i periodi stagionali con elevata e costante umidit e temperature miti si possono effet-tuare trattamenti protettivi con prodotti rameici, o antiperonospori-ci convenzionali (come fosetil-Al, propamocarb, cimoxanil) in som-ministrazioni settimanali. Il buonenrico pu essere attaccato da funghi del terreno, che cau-sano malattie vascolari, con ingiallimento e disseccamento, come Fusarium oxysporum f.sp. spinaciae (Sherb.) Sn. Et Han., o marciu-mi al colletto o alle radici, come Pythium spp. e Rhizoctonia solani khn. Si consiglia in questo caso di somministrare prodotti a base di microrganismi antagonisti (Trichoderma asperellum Samuels,
  • 36. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 37 Lieckf. & Nirenberg) o concimi con azione di biostimolazione delle autodifese della pianta. Una virosi che colpisce molto comunemente le Chenopodiacee il mosaico del cetriolo che tra svariati sintomi pu causare deformazio-ni e bollosit, clorosi con avvizzimento, forte nanismo. Landamento della malattia legato alla presenza di popolazioni afidiche. Radicchio di monte Nome scientifico: Cicerbita alpina (L.) Wallr. Sinonimi: insalata dellorso, cicerbita violetta, lattuga alpina. Nome friulano: latisl salvadi, radichesse di mont, lidrc di mont, radc di mont, radc dal gla, radc dal ors. Famiglia botanica: Compositae Parte utilizzata: germogli, foglie Utilizzazione parte edule: cotta, cruda Probabilmente una delle piante pi conosciute e apprezzate del-larco alpino orientale e specialmente nelle Alpi Carniche. Il suo sapore amarognolo unico e inconfondibile fa s che il radicchio di monte sia apprezzato non solo a livello regionale, ma anche nazionale. Caratteristiche botaniche ed habitat. La pianta solitamente di colore verde chiaro, presenta un rizoma superficiale ben formato da cui al risveglio primaverile si sviluppano i germogli che danno origi-ne ai getti utilizzati a scopo alimentare. I germogli sono ben visibili verso met primavera, quando fuoriescono dai depositi nevosi ancora presenti in montagna manifestando una forma allungata ed un colore rosso-violaceo. Le foglie hanno una forma allungata; la lamina presenta il segmen-to terminale triangolare, acuto, glauche sulla pagina inferiore, a dif-ferenza del fusto e dellinfiorescenza che si presentano setolose. La pianta adulta raggiunge nel periodo di fioritura dimensioni varia-bili tra i 50-200 cm. Si rinviene in suoli umidi allinterno di canaloni di montagna, popo-lamenti di felci e ontaneti verdi. La presenza della Cicerbita alpina in un suolo spesso indica una buona umidit e un buona dotazione di humus.
  • 37. 38 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE Predilige suoli debolmente acidi, anche se si adatta a pH compresi tra 4,5-7,5. Cresce meglio in mezza ombra, o comunque su terreni umidi ed esposti a nord, nord-ovest. Non sopporta le gelate tardive e valori estremi di temperatura. Semina. La germinabilit naturale dei semi non supera il 3% circa e pertanto la semina diretta una strada non praticabile. fonda-mentale perci mettere a punto una serie di tecniche tali da eleva-re questa percentuale ad un valore perlomeno pari al 70%, elimi-nando per via gravimetrica i semi sterili (mediante tavole densime-triche) ed incrementando lenergia germinativa mediante la tecnica dellosmostimolazione (osmopriming). Con questa tecnica si stimo-lano i normali processi che avvengono in natura allinterno del seme nel corso delle fasi che precedono lemissione della radichetta. In pratica si immerge il seme in una soluzione di acqua e sale per 48 ore ad una temperatura compresa fra 18 e 25 C. In ogni litro dacqua si sciolgono circa 18-20 grammi di sale da cucina (cloruro di sodio) in maniera da portare la conducibilit elettrica (EC) a valo-ri compresi fra 25 e 30 mS/cm. Nel corso della durata del processo fondamentale ossigenare adeguatamente la soluzione e provve-dere ad un cambio della soluzione dopo le prime 24 ore. Se si impiegano contenitori da 1 o 2 litri lossigenazione pu essere assi-curata facendo uso delle comuni pompe e diffusori da acquario. A fine operazione importante risciacquare pi volte il seme con acqua corrente e asciugarlo a temperatura ambiente. Grazie a que-sta tecnica non solo la germinabilit aumenta almeno di 20-25 volte ma possibile avere un maggior numero di piante, in un minor tempo e di caratteristiche pi costanti. Gli effetti benefici di questo trattamento permangono per circa 6-8 settimane entro le quali si deve provvedere alla semina in conteni-tori alveolari comunque entro e non oltre luglio-agosto. Trapianto. Come precedentemente detto il seme sottoposto ad osmopriming pu essere utilizzato, per la semina in contenitori alveolari con terriccio fine da semina. necessario mantenere una certa cura nella distribuzione del seme (non pi di 2 semi per foro di crescita) che deve essere ricoperto da un sottile strato di terriccio o vermiculite. Le bagnature, frequenti ma con volumi di acqua minimi, possono essere realizzate con
  • 38. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 39 nebulizzatore al fine di evitare che il seme rimanga scoperto dal ter-riccio o addirittura fuoriesca dal foro. Utilizzare un tessuto non tes-suto in copertura sopra i contenitori nelle prime fasi germinative assicura una migliore emergenza della plantula. Appena la giovane piantina ha sviluppato un buon apparato radicale e cio dopo circa 40 giorni dalla semina, pu essere messa a dimora in campo o ripicchettata in un contenitore di maggiori dimensioni. Coltivazione. Il radicchio di monte una pianta che pu essere facilmente coltivata ma solo in zone ad una altitudine non inferiore ai 900-1000 metri s.l.m. e comunque non esposte a sud. Appena le piante per il trapianto sono pronte, si pu eseguire la messa a dimora che pu avvenire ad inizio autunno oppure nella pri-mavera seguente. Il trapianto pu essere effettuato su terreno finemente lavorato e precedentemente concimato con letame maturo con un quantitati-vo pari a 5 kg/m2. La densit di impianto consigliata pu variare da circa 2 a 8 pian-te/ m2 a seconda che si opti per la messa a dimora su suolo nudo o pacciamato. La pacciamatura pu rivelarsi utile soprattutto per il primo anno di crescita, poich elimina o riduce il problema delle infestanti. Nello stesso tempo per, potrebbe ostacolare lemis-sione o compromettere lo sviluppo di nuovi getti rimasti intrappo-lati sotto il telo. Se limpianto effettuato su suolo nudo le distan-ze tra le file non devono essere inferiori a 120 cm in maniera tale da permettere la lavorazione meccanica dellinterfila con la quale si proceder allinterramento delle concimazioni organiche ed al controllo delle malerbe nel corso della stagione vegetativa. Sulla fila la distanza tra le piante non deve scendere al di sotto dei 50 cm. Nel caso si impieghi la pacciamatura con film plastici neri, la distanza tra le aiuole pacciamate deve essere di almeno 250 cm mentre sulla prosa si provveder a sistemare 3 file con una distan-za tra le file e le piante di 30 cm. Dal secondo anno in poi, a raccolta ultimata, necessario apporta-re alla pianta un quantitativo di nutrienti pari a 6 g/m2 N, 3 g/m2 P2O5 e 8 g/m2 K2O che pu essere distribuito sullinterfila o via manichetta con la fertirrigazione se si opera su colture pacciamate. Durante le settimane successive alla raccolta pu essere utile eli-minare gli scapi fiorali che vengono a formarsi al fine di non disper-
  • 39. 40 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE dere le energie della pianta nella fase riproduttiva e massimizzare cos laccumulo dei nutrienti nella parte ipogea della pianta. Unoperazione che ha dimostrato di poter migliorare la qualit dei getti consiste nel coprire il terreno sovrastante le piante con sostanza organica (humus di cortecce, compost verde, torba) for-mando delle porche alte 30-40 cm. In questo modo si induce une-ziolatura che assicura un aumento della parte edule, un maggior diametro dei getti, una maggiore tenerezza degli stessi ed un gusto pi delicato. Raccolta. La raccolta dei giovani germogli pu iniziare quando que-sti sono emersi dal terreno per non pi di 10 cm e presentano le foglie ancora chiuse. Loptimum, sarebbe quello di raccogliere i getti che sono appena fuoriusciti e che hanno un colore rossastro, specialmente se il terreno ancora coperto da manto nevoso in zone di montagna. La raccolta deve partire dal secondo anno di sviluppo della pianta, poich un anticipo al primo anno potrebbe avere conseguenze negative sulla sopravvivenza delle piante negli anni successivi. Come per lasparago si pu procedere con una raccolta scalare nel tempo e non superiore alle tre settimane. La raccolta pu avvenire manualmente, talvolta coadiuvata da un coltellino, avendo laccor-tezza di non danneggiare la corona di gemme che si trova poco al di sotto della superficie del suolo e dalla quale si formeranno i getti nel corso della stagione vegetativa. Considerando che una pianta in buono stato fisiologico pu generare dai 6-8 getti ogni anno, si consiglia di raccogliere al massimo 4-5 getti per pianta o comunque di lasciare crescere nelle prime settimane di raccolta almeno 1-2 germogli. La produzione pu variare da 1-2 t/ha in dipendenza dellintensit di raccolta e della densit di impianto. I germogli possono essere consumati crudi o cotti, in abbinamento con salumi per la preparazione di gustosi antipasti o in risotti e frit-tate. La conservazione sottolio avviene previa breve scottatura dei germogli in acqua salata ed acidificata con aceto di vino. Talvolta sono aggiunte anche piccole quantit di vino bianco e zucchero. Avversit e lotta. Non si segnalano fitofagi dannosi alla coltura e questo fatto sembra essere dovuto alla presenza nelle foglie e nelle radici di Cicerbita alpina di cumarine, composti nocivi per gli insetti,
  • 40. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 41 e di sesquiterpenlattoni, comunemente ritenuti responsabili di atti-vit repellente contro parassiti animali. Per quanto riguarda le malattie fungine si segnala la possibile presen-za di mal bianco sulle foglie, pi frequente in serra che in pieno campo, causato da Golovinomyces cichoracearum (DC.) V.P. Heluta. A carico delle foglie troviamo anche Alternaria sp. che si presenta con maculature tondeggianti di colore marrone-rossiccio, e Phoma sp. che si manifesta con chiazze giallastre irregolari che si trasfor-mano in tessuto necrotizzato di colore scuro. Entrambe queste due infezioni fungine tendono a manifestarsi nei mesi di luglio e agosto, quando ormai la pianta della Cicerbita, con la produzione di seme, ha esaurito il suo ciclo vegetativo annuale, ed per questo che un attacco fungino cos avanti nella stagione non pregiudica la produttivit della pianta e la raccolta dei germogli primaverili. Si possono contenere queste patologie sia adottando provvedimenti di carattere preventivo, come lutilizzo di terriccio vergine per lallevamento delle piantine, luso di seme non infetto o trattato con olio essenziale di bergamotto o estratto di semi di pompelmo, il trapianto di piante sane, sia con interventi tempe-stivi con prodotti a base di rame o zolfo (maggiormente indicato per loidio) alla comparsa dei sintomi di malattia per impedirne la diffusione. Levistico Nome scientifico: Levisticum officinale Kock Sinonimi: sedano di monte, prezzemolo dellamore, ligustro, ligu-stico, appio di montagna, sistra, sedanina Nome friulano: selino di mont Famiglia botanica: Umbelliferae Parte utilizzata: foglie, gambi, semi Utilizzazione parte edule: cotta Pianta erbacea usata fin dallantichit grazie alle sue propriet curati-ve, ma soprattutto culinarie. Anche se non molto comune, una delle specie pi profumate delle nostre Alpi. Originaria della Persia si ambientata nelle zone alpine ed appenniniche fino ai 1500 metri. Per il suo aroma era molto usata nella cucina degli antichi Romani,
  • 41. 42 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE aveva lo stesso ruolo che nella cucina moderna occupano il sedano comune ed il prezzemolo. Lo troviamo citato in varie ricette del libro di cucina De re coquinaria di Apicio grande cuoco dellantica Roma, quale ingrediente di salse, per aromatizzare zuppe di pesce, carni pollame e quale componente del famoso garum. ancora oggi con-siderato un ortaggio prezioso utilizzato nella cucina povera di molte localit italiane. Forse il suo nome deriva dal termine latino levare, cio togliere o alleviare poich ha la propriet di lenire piccoli mali. Nei testi medievali gli viene attribuito erroneamente un effetto sti-molante per lamore (dallinglese Loveache), le ascrivevano infat-ti effetti stimolanti dal punto di vista sessuale. Con la sua radice si preparavano innumerevoli elisir e pozioni miracolose. Caratteristiche botaniche ed habitat. Il sedano di montagna una pianta perenne, il cui fusto pu raggiungere unaltezza di oltre 2 metri, formando cespi raccolti, eleganti a portamento eretto. Il fusto si presenta cavo allinterno, esternamente lucido e striato, mostrando in fase giovanile delle sfumature rossastre. Le foglie sono molto simili a quelle del sedano, tri-pennatosette, incise e dentate, portate alterne sul fusto. Nelle piante a pieno svi-luppo le foglie basali presentano grandi dimensioni, anche grazie al lungo picciolo. Sono molto profumate e anche dopo lessiccazione conservano il loro caratteristico aroma. I fiori, presenti a partire da giugno fino ad agosto, sono gialli, molto piccoli, formati da 5 petali e raccolti in ombrelle composte da 10-20 raggi. Cresce spontanea vicino alle malghe, nei prati incolti, in pieno sole o a mezza ombra, in terreni ricchi, umidi e ben drenati. comune trovarla negli orti soprattutto in quelli di montagna poich essendo una pianta perenne e di elevata vigoria non obbliga il contadino a doverla trapiantare ogni anno. Semina in vivaio. Si suggerisce di raccogliere il seme e di seminarlo in semenzaio con terriccio per lottenimento di giovani plantule che possono essere successivamente trapiantate in vaso appena hanno formato un buon apparato radicale (circa 30-40 giorni) oppure diretta-mente in campo quando hanno unaltezza di circa 10 cm. Il seme generalmente pu essere raccolto agli inizi della stagione estiva, quan-do ha raggiunto la maturit e manifesta un colore marrone.
  • 42. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 43 Trapianto in pieno campo e coltivazione. Pu essere effettuato agli inizi dellautunno o in primavera. La densit di trapianto pu essere pari a 3-6 piante/m2 con sesti dimpianto da 50 cm sulla fila e 70 cm tra le file. A differenza del sedano comune, quello di montagna riesce a tolle-rare molto bene le temperature rigide, anche se in pieno sviluppo preferisce climi temperati ma non eccessivamente caldi. Cresce bene su qualsiasi tipo di terreno purch non troppo basico o acido. Durante la fase di sviluppo importante utilizzare un tutore per ottenere una crescita corretta e anche per evitare che gli agenti atmosferici provochino la recisione delle parti aeree ben sviluppate. La pianta pu essere coltivata nellorto senza particolari accorgi-menti tecnici e senza lutilizzo della pacciamatura, importante per monitorare la disponibilit di acqua soprattutto nei periodi pi caldi e secchi, cercando di non bagnare la parte aerea della pianta ed evitare cos possibili attacchi parassitari. La concimazione pu essere effettuata al momento del trapianto interrando circa 6g/m2 N, 7,5g/m2 P2O5, e 10g/m2 K2O (consideran-do una densit media di 4 piante/m2). Negli anni successivi utile effettuare una concimazione prima della fuoriuscita dei nuovi ger-mogli primaverili con dosi pari a 2/3 di quelli usati al trapianto. Raccolta. La raccolta pu essere fatta scalarmente, cercando di raccogliere prima i getti pi grossi che si sviluppano precocemente e poi gli altri. Al fine di evitare stress alla pianta opportuno non raccogliere lintera chioma. Una raccolta attenta migliora sicura-mente lo stato sanitario della pianta. Le parti raccolte che variano a seconda dellutilizzo, possono esse-re conservate per diversi mesi a 0 C previa immersione in acqua a 2-4 C. Sostituito in molte preparazioni da un battuto di prezzemolo e seda-no, luso del levistico stato quasi dimenticato. Oggigiorno per agriturismi e ristoranti, alla ricerca di antichi sapori genuini, stanno riproponendo molti piatti in cui il sedano di montagna ha un ruolo principe. In cucina possono esserne utilizzate tutte le sue parti: le foglie ed i gambi tritati freschi oppure essiccati, sono usati per insa-porire minestre, stufati, bolliti, insalate, brasati, con le patate, i legu-mi, frittate, nelle preparazioni di dadi per brodo, aggiungono un gra-devole sapore a molti altri piatti, come quelli a base di pollo e al bac-
  • 43. 44 LA COLTIVAZIONE BIOLOGICA DELLE ERBE SPONTANEE cal. La radice viene grattugiata cruda o ridotta in polvere ed utiliz-zata come condimento. I semi aromatici possono essere aggiunti al riso, alla pasta, al pane per preparare focaccine, biscotti, o pi sem-plicemente utilizzati per insaporire uova al tegame. Se impiegato in cucina si pu ridurre laggiunta di sale grazie alla naturale dotazione delle parti verdi. Il levistico sprigiona tutto il suo aroma se viene messo subito a cuocere insieme agli altri ingre-dienti Inoltre il seme maturo pu essere utilizzato per la realizzazioni di liquori. Il suo impiego terapeutico era conosciuto fin dallantichit ed legato alla tradizione monastica. Il Levistico ha propriet diuretiche, antiedemiche, antireumatiche, deodoranti, antisettiche, carminative, toniche e digestive. I suoi principi attivi sono rappresentati da resine, tannini, zuccheri, vitami-na C ed oli essenziali. Avversit e lotta. Un parassita caratteristico delle foglie il ditte-ro Euleia heraclei L., che attacca molte ombrellifere spontanee, con preferenza per il sedano, la carota e il prezzemolo. chiamata mosca minatrice del sedano perch la larva scava grosse mine nelle foglie, senza intaccarne la superficie. Le parti colpite dissec-cano e le larve a maturit si lasciano cadere al suolo dove si impu-pano a poca profondit. Compie 4 generazioni allanno, ma i danni maggiori si hanno allinizio dellestate sulle piante ancora fresche. Una prassi di contenimento del parassita quella di smuovere i primi centimetri di terreno per rimuovere i pupari color giallo paglia, e solo in caso di una forte presenza di mine iniziali o di una grave infestazione nella generazione precedente, si possono effettuare trattamenti sulle uova e le larve neonate con azadiractina (utilizza-bile fino 31/12/2011), o piretrine, dopo circa una settimana dalla presenza pi cospicua di adulti in volo (indicativamente inizi maggio-fine giugno-inizi agosto-fine settembre). Una presenza diffusa sulle piante di levistico, come su molte altre specie, quella dellafide nero Aphis fabae Scopoli, in particolare nelle zone di vegetazione dei suoi ospiti primari, ovvero evonimo europeo (Euonymus europaeus L.), viburno (Viburnum spp.) e fior dangelo (Philadelphus coronarius L.). Sintomi della presenza della-fide, oltre alle colonie scure, sono lo sviluppo ridotto della pianta,
  • 44. 2. LA SPERIMENTAZIONE AGRONOMICA 45 laccartocciamento delle foglie, e nei casi di gravi infestazioni, il dis-seccamento