Alias supplemento del Manifesto 16/04/2011

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ULTRAVISTA: BROADWAY: THE BOOK OF MORMON WERNER SCHROETER CHIPS&SALSA: IL JUKEBOX DIGITALE ULTRASUONI: JAZZ , LE REGOLE PER IMPROVVISARE TALPALIBRI: GALLANT SUDAFRICA STRAND BIERMANN XII SECOLO VIAGGIO IN INDIA ANSALDO MANGANELLI GRASSO GIACOPINISUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 16 APRILE 2011 ANNO 14 N. 15

CANTA IL RAPPER LIBICO IBN THABIT, E AGGIUNGE DICONO CHE LA LIBIA NON COME TUNISIA E EGITTO. VERO. I MARTIRI SONO DI PI. LA DISOCCUPAZIONE PI ALTA. I POVERI SONO PI POVERI. ESCONO DALLA CLANDESTINIT I MUSICISTI SOPRAVVISSUTI ALLA CACCIA ISLAMISTA E I CINEASTI SEDIZIOSI: KHALED M, EL GENERAL, SHAM MCS, RAMY ESSAM, OURRAD RABAH, MASSIVE SCAR ERA, IBRAHIM EL BATOUT...

sporco Colonnello

AFRICA IN FIAMME

di Guido Mariani

va di contraddizioni anche pericolose, ma che esprime, meglio di tante analisi, quello che sta accadendo da un punto di vista genuino e non immediatamente omologabile. Ibn Thabit un artista clandestino, cresciuto in una dittatura ophi Ibn Thabit? Non ha un volto, pressiva che sta affrontando una tragica e chiss non c nessuna fotografia che lo ritragga. Ibn quanto sanguinosa parabola finale. Una delle Thabit ha un logo, un graffito dove si incrociano sue ultime canzoni, diffusa su internet, Libyan due pistole mitragliatrici, ha un sito web (ibnthaWarrior Song, rap di incoraggiamento ai resistenbit.net), un account Twitter, un canale su YouTuti. L Thabit incita i giovani libici a combattere be e soprattutto ha una voce. Ibn Thabit un rapcontro il dittatore. La scelta - ha scritto su un per libico che con le sue canzoni diffuse tramite post di Twitter - era tra Gheddafi che uccideva il web sta raccontando, quasi giorno per giorno, milioni di libici o gli stranieri che colpivano la la guerra civile in Libia e sta incitando i giovani sua potenza di fuoco. Una scelta difficile? Se non ad armarsi contro Muammar Gheddafi, quello avete vissuto sotto il regime di Gheddafi, dovete che lui chiama in un brano lo sporco Colonnelstare zitti. Qualsiasi cosa meglio di Gheddafi!. lo. Sono pochi i dati che concede alla sua biograKhaled M un altro rapper libico. Vive a Chifia. cago, ma suo padre Fathi il regime di Gheddafi Attacca Gheddafi con la sua musica dal 2008 lo conosceva bene; era un oppositore del regime - recita il suo profilo -. Non ha mai fatto parte di ed stato incarcerato, torturato e condannato a alcun gruppo politico. solo un cittadino libico morte prima di fuggire e rifugiarsi negli Stati Uniche d voce ai pensieri di tanti ragazzi. Deve riti. Ora Khaled M unisce il rap allattivismo politimanere anonimo per proteggersi e proteggere la co. Il suo sito internet Feb 17th (feb17.info) ricorsua famiglia e non vuole diffondere nessuna inda il giorno della collera da cui nata la rivolta formazione personale. contro il Colonnello ed diventato unimportanNelle sue canzoni esprime la rabbia e il desidete voce di propaganda per i giovani che vogliono rio di rivolta: Giuro su Allah, che ha creato me e sapere quanto sta accadendo in Libia. Penso voi e te Muammar/La tua fine, lo giuro, viciche lhip-hop - ha detto - sia un mezzo per inforna, canta nel brano El soaal (La domanda). Shamare la gente che normalmente non sarebbe al bab Lybya (Giovent Libia) dedicata ai giovani corrente di quello che accade. il motivo per libici, la ricetta musicale semplice, ma le parole cui un altro libico americano, Abdulla Darrat, sono di fuoco: Dicono che la Libia non come ha creato la compilation Khalas Mixtape vol. 1. la Tunisia e lEgitto/ vero. I martiri sono di pi Darrat guida unorganizzazione di esuli libici di quelli caduti in Tunisia e Egitto/La disoccupachiamata Khalas (Basta!, il sito web enoughzione pi alta che in Tunisia e Egitto/ I poveri gaddafi.com) nata in occasione del discorso tesono di pi che in Tunisia e Egitto () Questo nuto da Gheddafi alle Nazioni Unite nel 2009. Alil nostro paese, questo il nostro tempo/lasciate lesplodere delle manifestazioni in Nord Africa e che guardino la nostra rabbia/Ho un messaggio in medio Oriente ha notato come un filo condutper voi, questa la possibilit che sognavamo/ tore delle proteste fosse proprio la musica rap e per vivere stando in piedi e non sulle nostre gicome questo genere fosse la colonna sonora, ma nocchia. Le sommosse che stanno scuotendo il anche la cronistoria, di quello che stava accadenmondo arabo hanno come riferimento un mondo. La raccolta, che possibile scaricare dal web, do musicale ricchissimo e variegato che lo mostra come la tradizione poetica nordafricana specchio di una situazione complessa e non prisia confluita in una forma musicale espressiva moderna. Non a caso il disco si apre con un protagonista assoluto della rivolta tunisina che ha dato il benservito al presidente Ben Ali dopo ventitr anni di governo. Si chiama Hamada Ben Amor, il suo nome da rapper El General ed nato un anno dopo linizio del potere del presidentissimo e, anche anagraficamente, lemblema di una generazione che non ha mai potuto assistere a unalternanza nel potere politico. finito nellocchio del ciclone per due canzoni: Tounes Bladna (La Tunisia il nostro paese con la politica o con il sangue/la Tunisia il nostro paese e i suoi uomini non si arrendono mai/la Tunisia il nostro paese, mano nella mano, tutta la gente/la Tunisia il nostro paese, oggi non abbiamo ancora trovato pace ) e Rais Lebled (Signor presidente viviamo come cani () il tuo popolo sta morendo () c gente che mangia dalla spazzatura/parlo senza paura anche se so che andr incontro a guai). Questultimo brano gli costato un arresto nei primi giorni dellanno. Ma la canzone diventata immediatamente un inno dei giovani scesi nelle piazze e la prigionia del rapper stata uno degli ultimi atti del regime di Ben Ali che finito il 14 gennaio quando il leader ha scelto la strada dellesilio. El General stato additato dai media mondiali come il simbolo dei ragazzi occidentalizzati che nutrono le rivolte del mondo arabo. Non esattamente cos, in realt nelle sue canzoni vive pure il lato oscuro di queste sommosse: lestremismo religioso. Nel brano Allah Akbar critica un mondo in cui gli ebrei regnano da est a ovest e gli arabi sono gli schiavi e in alcuni passaggi rivivono gli slogan delle frange islamiche pi oltranziste: Sono pronto ad attraversare il confine e a sacrificare il mio sangue ()/Oggi dichiaro guerra contro chi rifiuta lIslam e chi ci ha insultato e umiliato/ La bandiera dellIslam verr sempre per prima. Il connubio tra Islam e rap non deve sorprendere, anzi fa parte del dna della musica hip-hop. Negli anni 80 i rapper Usa di quella che oggi chiamata old-school erano vicini alla

C

religione musulmana, avevano come elemento identitario lorgoglio per le proprie origini e si ispiravano al messaggio di Malcolm X, profeta dellIslam statunitense. Uno dei brani fondamentali nella storia del rap Bring the noise dei Public Enemy esaltava la figura di Louis Farrakhan discusso leader del movimento Nation of Islam. Tra i membri del gruppo cera Professor Griff che fu allontanato dalla formazione dopo una serie di dichiarazioni estremiste e apertamente antisemite. Molti altri rapper si sono avvicinati nel tempo allislamismo, tra i pi noti Ice Cube, Q-tip, Nas, e Rza. facile quindi capire perch lhiphop, forse meglio di altri generi, sia riuscito a fare breccia in giovani che contestano lo status-quo, ma non i fondamenti della loro cultura religiosa. Uno dei pionieri del rap nordafricano si chiama Ourrad Rabah, algerino, stato alla guida della formazione Le Micro Brise Le Silence (Mbs) che ha iniziato la propria attivit ad Algeri negli anni 90 proprio nel cuore di una sanguinosissima guerra civile in cui i musicisti erano tra i bersagli. Nel corso di un conflitto spietato tra esercito e terroristi islamici, il genere musicale locale di maggior popolarit, il ra, venne di fatto messo a tacere da una serie di omicidi eccellenti. Cantanti di rilevanza nazionale come Cheb Aziz, Cheb Hasni, Lila Amara, Lounes Matoub e il produttore Rachid furono tutti uccisi da fazioni estremiste lasciando agli artisti superstiti solo la scelta di emigrare in Francia, come fece lesponente universalmente pi famoso del genere, Cheb Khaled. Il rap divenne cos uno dei pochi linguaggi rimasti ai giovani, per gli Mbs lispirazione e il coraggio vennero dai versi di unaltra vittima del terrorismo, lo scrittore Tahar Djaout che poco prima di morire aveva scritto: Il silenzio morte/e se parli muori/ma se stai zitto muori/cos parla e muori. Rabah conosce quindi bene il connubio tra politica e musica tanto che nel 1999 improvvis perfino una finta campagna presidenziale per lanciare il suo album Rabah Prsident. Il settantacinque per cento della popolazione dellAlgeria - ha dichiarato in occasione degli avvenimenti di queste settimane - composto da giovani. Con cos tanti ragazzi dovrebbe essere possibile costruire un paese meraviglioso. Ma non sta accadendo. Al contrario. I giovani lavorano tantissimo, ma lottano per sopravvivere. Ci sono laureati che sopravvivono facendo i camerieri. La differenza tra la nostra generazione di rapper e quella di oggi che noi venivamo da famiglie benestanti, i rapper di oggi invece parlano il linguaggio duro della strada, ma non etichetterei per questo le loro canzoni come megafono dellintegralismo e del terrorismo. La paura dellintegralismo forse una delle ragioni per cui il presidente egiziano Hosni Mubarak ha potuto contare per tanti anni sullappoggio occidentale e consolidare un regime autocratico che si concluso lo scorso 11 febbraio dopo giorni di dimostrazioni, rivolte e scontri. Lanima della protesta egiziana stata (e continua ad essere) piazza Tahrir al Cairo. La giovane comunit artistica era in prima linea e ha pagato un prezzo molto alto. Il musicista Ahmed Basiony

Qui accanto i tre Arabian Knightz. Sopra, a sinistra, Ramy Essam mostra i segni della tortura. Sotto unimmagine da piazza Tahrir, la copertina di Khalas Mixtape vol. 1, il logo di Ibn Thabit e un dimostrante egiziano. A destra un sito anti Gheddafi e dallalto in basso: un lenzuolo ricorda Ahmed Basiony, Ourrad Rabah, Khaled M, El General e gli Sham Mcs

2) ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011

stato ucciso in uno dei primi giorni delle proteste, Ziad Bakir artista figurativo che lavorava per la Cairo Opera House scomparso improvvisamente dopo una dimostrazione e il suo cadavere stato trovato con ferite darma da fuoco. Nei concitati giorni della rabbia contro il regime la musica ha tenuto compagnia, ha scaldato i cuori, ha scandito slogan e ha dato sfogo a ideali e aspirazioni. Un corrispondente della Bbc ha raccontato come un anziano interprete di canzoni di protesta si sia esibito accanto a giovani rapper improvvisando un duetto tra generazioni unite da ununica lotta. LEgitto ha una scena musicale molto composita. Se il genere pi popolare un pop innocuo chiamato al jeel imbevuto di sonorit folk arabe, al di sotto si muove una scena alternativa che pu contare su artisti davanguardia (uno di questi era proprio Ahmed Basiony), rapper, rock band, e persino una discreta frangia metal che sopravvissuta nonostante una fatwa del mufti Nasr Farid Wassel e una severa censura di regime motivata da accuse di satanismo. Questo sottobosco emerso in occasione della protesta di massa. Cos una delle maggiori pop star locali Amr Diab, una sorta di Eros Ramazzotti egiziano, vista la sua vicinanza e amicizia con Mubarak ha preferito trasferirsi, o meglio fuggire, in Inghilterra, mentre nella piazza e sul web si sono moltiplicati canti e inni di protesta. La canzone Sout Al Horeya (Voce della libert) di Hany Adel diventata una delle instant-song pi popolari dedicate alla rivolta del Cairo. Ramy Essam, un giovane studente di ingegneria, ha scandito con la sua chitarra gli slogan contro Mubarak, le sue esibizioni sono diventate subito un fenomeno su YouTube ed stato definito il Bob Dylan della rivoluzione. Il rapper Ramy Donjewan nel brano Zed-ul Hokumah ha usato toni molto duri e messo in rima gli umori della

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REPORTAGE THE MAGHREB & MASHREQ EXPERIENCE

Suonati dalla rivoltaLhip hop il genere musicale intorno a cui si stanno coagulando nel mondo arabo rabbia, sogni e speranze di milioni di ragazzi. Alimentate da rapper che con le loro canzoni rompono il silenzio e fanno tremare i regimi. Scagliate contro Gheddafi o Mubarak. E intanto al Cairo rispunta il metalfolla: Sono contro il governo, contro lingiustizia/Abbasso la legge, abbasso i governanti/Abbasso il traditore. Gli Arabian Knightz sono una delle formazione pi moderne della scena rap maghrebina, usano spesso linglese nelle loro canzoni campionando voci femminili come farebbe Jay-Z; anche per loro le sommosse del Cairo sono stata fonte di ispirazione con brani come Rebel, che utilizza un sample di Lauryn Hill, e Not Your Prisoner con la voce della cantante palestinese Shadia Mansour. Per questultimo brano hanno collaborato a distanza con il dj e produttore arabo-americano Fredwreck. Sui palchi improvvisati di piazza Tahrir si sono cos alternati musicisti improvvisati, agitatori, capi religiosi, artisti di fama e si attendeva anche larrivo dalla Tunisia di El General, che per non riuscito ad avere i permessi per uscire dal suo paese. A poco pi di un mese dalla fine del regime, al Cairo si svolto un festival metal chiamato Metal blast: revolution generation in cui giovani rock band hanno festeggiato il cambiamento. Cari egiziani - recitava linvito allevento - questo il nostro tempo, il momento che i giovani si facciano avanti. Labbiamo fatto attraverso proteste pacifiche, lo faremo ancora. Tra le band salite sul palco anche un gruppo metal femminile, le Massive Scar Era il cui atteggiamento aggressivo sicuramente va anche al di l delle aspirazioni di libert di una parte del popolo di piazza Tahrir. La sfida per questi artisti verr proprio ora, Mubarak sar anche fuggito, ma le autorit religiose e militari ci sono ancora. In che misura potranno influenzare il comportamento dei giovani una delle incognite di un delicato processo di transizione. Non confortante in questo senso la notizia che lo scorso 15 marzo, a pi di un mese dalle dimissioni del Presidente, Ramy Essam sia stato arrestato e picchiato dalle forze di sicurezza. Allo stesso tempo colpiscono le recenti notizie degli scontri al Cairo (due vitime) tra manifestanti e esercito. Ho paura che rischiamo di perdere quello che abbiamo guadagnato, ha dichiarato dopo laggressione. Ma i giovani non si fermano e animano le piazze anche del Medio Oriente. A Manama in Bahrein lo scorso 16 marzo cinque manifestanti sono rimasti uccisi e centinaia sono stati feriti nel corso di nuovi scontri. Nelle piazze, in subbuglio da pi di un mese, tra le invocazioni ad Allah e quelle contro il re, si intonata anche la canzone Rais LeBled di El General. In Siria il settanta per cento della popolazione ha meno di trentanni e si sente esclusa. La prima formazione rap del paese un collettivo di artisti chiamato Sham Mcs che ha pubblicato nel settembre del 2009 lalbum Crossroads. Uno degli esponenti del gruppo, Hosam Essa, ha spiegato alla tv araba al-Jazeera come sia stato difficile far capire che il rap non un genere musicale filo-americano e far entrare nuove idee nella cultura siriana. Una canzone del nostro album - ha detto - si intitola Contro la corrente: andiamo contro lidea di tutti quelli che odiano il rap perch un modello culturale occidentale. Gli spazi di libert sono davvero pochi, lo stato siriano da pi di quattro decenni sotto legge marziale, un famigerato decreto del 2001 un draconiano cappio legato al collo di ogni organo di stampa e permette al governo di controllare ogni notizia che viene diffusa. Di fronte alle continue manifestazioni in diverse citt, alcune anche con morti e feriti, il governo si dimesso e il presidente Bashar al-Assad ha annunciato un pacchetto di riforme, le proteste per non sembrano attenuarsi e a Daara, 100 km a sud di Damasco, la repressione stata sanguinosa con decine di morti. La mappa delle manifestazioni si estesa allo Yemen, allOman, alla Giordania, al Libano, tutti paesi in cui i ragazzi sono pi di met della popolazione e questo pu fare la differenza. Come si avverte in quelle canzoni di speranza, di rabbia e di preghiera con cui una nuova generazione ha cercato di rompere il silenzio.

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In copertina i rapper egiziani Arabian Knightz

ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011 (3

AFRICA IN FIAMME/2

di Vincenzo MatteiIL CAIRO

el settembre 1985 Ibrahim El Batout usc dalla facolt di fisica dell'universit americana del Cairo. Sicuramente non si sarebbe aspettato di entrare a lavorare quasi immediatamente nel mondo della comunicazione, della tv e del cinema. innegabile che doveva avere una certa predisposizione nel Dna per la cinematografia, pi una sensibilit fuori dal comune per poter spiegare tutta la mole di lavoro che ha prodotto in seguito. Nella prima parte della sua carriera stato corrispondente in Bosnia, Kosovo, Etiopia, Guatemala e Iraq, girando documentari per emittenti tv europee. Negli ultimi anni ha girato film a sfondo sociale che descrivono un Egitto dimenticato dalle banali rappresentazioni ufficiali. Ci che contraddistingue i film di El Batout sono le inquadrature che ricordano il neorealismo italiano, abbinato a un tocco noir che ricorda un certo tipo di cinema francese. L'accostamento al periodo d'oro del cinema italiano non forzato, poich l'uso della gente di strada gli permette di cogliere le sfumature e la tipica mimica degli egiziani. Non un cinema prefabbricato quello di El Batout, o soggetto alla propaganda di regime, come certo neorealismo nasseriano panarabo anni 50 e 60. Sotterraneamente il suo un cinema di denuncia, malinconico e drammatico che ha la capacit di smuovere alcune parti dell'animo umano, a prescindere dall'estradizione sociale di ognuno. Si scoprono tratti autobiografici dello stesso regista nel primo film Ithaki, caratterizzato da un racconto amaro, forse voglioso di inglobare troppi concetti e sfaccettature dell'Egitto contemporaneo. Essendo la prima opera un difetto che gli si pu concedere. Si ritrova un Ibrahim El Batout pi maturo in Ein Shams (L'occhio del sole), in cui unisce l'esperienza acquisita durante gli anni di lavoro nei documentari (nello specifico quelli in Iraq) e la profonda conoscenza della realt egiziana: le manipolazioni elettorali e la corruzione dei candidati, l'inquinamento delle falde acquifere metropolitane, l'uso sconsiderato di antibiotici per l'allevamento industriale del pollame la mancanza di regole in ogni aspetto della vita di tutti i giorni. Tutto condito con la storia struggente di Shams, una bambina di 11 anni i cui genitori scoprono essere malata di leucemia. Shams ha un unico desiderio: poter vedere il centro del Cairo, ben rappresentato nei film commerciali della tv di cui la bambina affascinata: palazzi che ostentano una ricchezza di facciata, gli stessi costruiti dai colonialisti europei all'inizio del secolo scorso su un pezzo di deserto che nei decenni divenuto il centro della citt. Il film scivola sul contrasto tra una periferia lontana e un centro storico a sua volta fatiscente (come Ibrahim con arguzia riesce a svelare), che solo l'immaginario di una bambina pu far tornare agli antichi splendori del secolo passato, e sul coraggio rassegnato di un padre che carica la bambina sul suo taxi per il primo (e anche l'ultimo) viaggio tra le strade surrealisticamente deserte del centro della capitale. Il film una poe-

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sia triste che catapulta nella realt romantica e spietata del Cairo. In Hawi (2010), ambientato ad Alessandria, El Batout sapientemente descrive attraverso la sua poesia filmica i traumi della societ egiziana. L'accentuazione dei colori nel film fa sembrare le scene come fossero delle mostre di arte contemporanea, come sospese, in una fissit ricercata. L'intreccio della trama una denuncia palese della corruzione imperante nell'apparato di polizia egiziano e della sua spietatezza nell'eliminare figure scomode, un'anticipazione di quello che la rivoluzione avrebbe scoperchiato e mostrato. Ibrahim El Batout ha lavorato molti anni nelle emittenti televisive internazionali, iniziando come tecnico del suono, per divenire negli anni cameraman, editore e regista. Ha lavorato per l'inglese Tv-am, per la tedesca Zdf, la giapponese Tsb e la francese Arte. I suoi documentari hanno vinto diversi premi: l'Honorary Tsb (Giappone 1991), l'Axel Spring Award (Germania 1994 e 2000), l'Echo International Award (Eu 1996), Rory Peck (Inghilterra 2003), l'International Carthage (Tunisia 2008), il Golden Hawk (Rotterdam 2008) e il Golden Bull (Taormina 2008). Alla domanda Quali sono stati i film che pi hanno influenzato il tuo lavoro? E quali registi? Ibrahim prende del tempo prima di rispondere, come se dovesse pesare bene le parole da usare: Fare film un'esperienza personale e in quanto tale preferisco non essere influenzato, ma se vogliamo elencare gli autori che prediligo e che forse hanno colpito maggiormente il mio immaginario filmico ce ne sono diversi: il polacco Krzysztof Kieslowoski, il messicano Alejandro Inarritu, il tedesco Wim Werders, il bosniaco Emir Kusturica, gli egiziani Yussef Chahine, Shadi Abdel Salem e altri ancora. Nella presentazione clandestina di Ein Shams al Cairo, nel 2008, lo stesso anno che ha vinto il festival di Taormina, hai sottolineato che lavori senza sceneggiatura, come mai? C'era un aspetto molto importante che ha segnato questa scelta: la mancanza di soldi. Per esiste un'implicita verit: non mi piace fare un film ponderando le scelte su un budget; l'importante avere una telecamera, il personale, i luoghi giusti e l'editing. In un certo senso, ci non mi permette di avere controllo dei film nel senso classico. Nel cinema normale, bisogna controllare tutti i particolari: la minima battuta, l'inquadratura, l'intensit della luce ... per me l'unico modo per fare film era, ed , non avere controllo, giocando con questa incertezza. Un'incertezza ricercata? Indubbiamente. Per me fondamentale avere e ottenere che il film abbia un emotianal flow, anche se questo tipo di sentimento emozionale non cinematograficamente corretto; la correttezza non lo scopo che mi prefiggo di raggiungere. Non importante che la recitazione aderisca a un testo, ma che lo spettatore senta qualcosa nel momento che assiste ad una scena, senza che debba essere volutamente ricercata. Molti esperti direbbero che nei miei film ci sono imperfezioni filmiche, ma non mia intenzione seguire categoricamente le regole del cinema. Quindi meno sceneggiatura e pi montaggio? Certo, ha un ruolo assolutamente predominante che, insieme all'editing del suono, fa il resto del film. Scrivo per sommi capi la storia che la pellicola dovr seguire, poi si fanno riunioni con gli altri assistenti che mi aiutano durante le riprese, con gli attori e le comparse. Una volta girato tutto il materiale di cui ho bisogno, si va in studio e si lavora al montaggio. La scelta della musica (il lavoro della Massar Egbary Band nel caso

INTERVISTE IBRAHIM EL BATOUT E LA NUOVA ONDA EGIZIANA

Un cinema che suona una musica differenteTi potresti etichettare come un artista impegnato? Non mi vedo come un artista, ma come un individuo che impressionato da quello che lo circonda e possiedo l'abilit di esprimerlo attraverso i miei film, poich lavoro come filmmaker dall'et di 23 anni. Il mondo intorno a noi non giusto e non ha senso, come viviamo le nostre vite, non ha senso. Queste sensazioni che avverto dall'esterno, si tramutano in migliaia di idee che ronzano per la mia testa: la loro pressione cos forte che l'unica maniera di farle uscire attraverso i film, solo quando questi sono terminati mi sento pienamente libero e liberato, solo a quel punto riesco a ritrovare una certa armonia con me stesso. Ithaki, film desordio, emblematico del tuo stile: intrecci e unifichi storie che sembrano senza senso o nesso. la tecnica del non controllo? In Ithaki sperimentavo, volevo dimostrare che fosse possibile girare un film senza soldi. Si pu. Pu essere una nuova via che altri in Egitto possono seguire. ingiusto che ci siano persone che mangiano dai secchioni dell'immondizia e nello stesso tempo si spendono 5 milioni di lire egiziane per fare un film; per questo importante avere la possibilit di girare in un altro modo e non dipendere esclusivamente dai soldi. Hai vissuto dal '91 al '98 in Europa dove pi facile trovare finanziamenti, perch sei tornato in Egitto? Che importanza hanno il Cairo e Alessandria nei tuoi film? Sono nato e cresciuto in Egitto, ho un amore segreto per il mio paese. Amo ogni singola parte della vita egiziana, qualcosa che non si pu spiegare: quando sei innamorato lo sei e basta! L'Egitto un paese cos ricco, ma niente ha un senso qua. Andando in giro al Cairo, si pu notare come la gente sia affettuosa, cordiale, bella, entusiasta, forte e stupida perch stata oppressa per lungo tempo e non si mai ribellata per chiedere i propri diritti. Non l'ho mai potuto capire. Perch si costruiscono mega citt-quartiere sulle coste del Mediterraneo o del Mar Rosso, che costano miliardi di lire egiziane e vengono usate solo due mesi l'anno, quando abbiamo 3 milioni di bambini senza casa nel resto del paese! Il contrasto cos disorientante. Si chiama neocapitalismo ... Non so come sia chiama, non fa nessuna differenza (ride con ilarit Ibrahim, per quanto ora conosca la giusta parola per etichettare l'ingiustizia, alla fine per lui non cambia il risultato, come per milioni di persone che vivono negli slum delle grandi metropoli egiziane).

Hawi) fondamentale, come lo istruire al meglio i singoli attori su quel che voglio, ma questo accade sul set, dove gli attori scoprono la loro parte di volta in volta. Questo mi d la possibilit di essere pi libero. I tuoi film sono a forte impatto sociale: l'alcolismo, il trauma del reduce di guerra, l'infibulazione della donna, malattie da inquinamento, radiazioni postbelliche questioni che molta gente vorrebbe volentieri nascondere. Quali sono gli obiettivi che ti prefissi? Le esperienze nei documentari ti hanno influenzato? Certamente, ma tutti gli argomenti analizzati nei film sono sensazioni molto personali. Tutto quello che rappresento qualcosa che sento veramente e che ho conosciuto con mano, come il bombardamento dell'Iraq nella prima guerra del golfo con missili all'uranio impoverito.

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Il regista Ibrahim el Batout in una serie di foto realizzate da Asmaa Youssef

Esattamente, come accadeva e accade in ex-Jugoslavia, in Iraq, in Palestina in Libia. Come mai questo tema ricorrente della guerra e delle ingiustizie? Ci sono molte ragioni, due soprattutto. La mia precedente esperienza nel mondo dei documentari di guerra, mi ha fatto riflettere sulla brutalit e l'insensatezza di uccidere un'altra persona; quando si spettatori dal vivo di questa realt, tutta un'altra cosa, ti cambia dentro. Inoltre nella guerra in Iraq del 1991, rimasi scioccato nel vedere soldati egiziani che catturavano quelli iracheni mentre molti di questi scappavano e si ritiravano impotenti sotto le bombe dei caccia americani. (beve un sorso di t come a scacciare delle immagini ricorrenti che nessuna tisana potr cancellare). E la seconda? La seconda legata al '98. C'era una grande rivolta nel quartiere dell'Abbassia del Cairo, andai per filmare. La polizia reag brutalmente sparando sui manifestanti. Rimasi ferito al braccio e mi portarono immediatamente all'ospedale. Mentre i medici mi curavano alcuni ufficiali sequestrarono la pallottola estratta e la fecero sparire. Nessuna prova che potesse incriminarli, solo una cicatrice sul braccio di un reporter che, davanti al tribunale, poteva essersela procurata in chiss quale modo. Il 19 marzo si tenuto il referendum in Egitto per gli emendamenti alla costituzione, eri per il s alle modifiche? Quel giorno stato molto importante per gli egiziani, a prescindere dal mio voto. Per la prima volta da secoli potevano esprimere la loro opinione, la voce delle persone contava. C' stata una grande partecipazione, questo conta. Negli ultimi 60 anni la popolazione ha subito il lavaggio del cervello: doveva solo seguire e assecondare i dettami del regime, accendere la tv e sentire che il paese prosperava, che tutto andava bene, mentre invece tutto andava a rotoli. Il 19 marzo stato solo l'inizio, ci vorranno mesi, anni, prima che gli egiziani si abituino alla realt democratica, ma l'importante che finalmente si sentono soggetti nella loro terra. Non sei un uomo politico, ma Come hai visto e vedi la rivoluzione? Te l'aspettavi o stata una sorpresa? Non mi aspettavo niente di tali dimensioni. Il 25 gennaio ero a casa, pensavo che non poteva avere successo una dimostrazione organizzata su Facebook. Il 26 ho incominciato a dubitare del mio scetticismo; cos sono andato a Tahrir, ma la piazza era vuota. Sono tornato il 27, e lo era ancora. La sera c'era una dimostrazione di fronte la sede del sindacato dei lavoratori, e l, davanti alla porta d'entrata, c'erano persone che inneggiavano slogan per le libert democratiche e contro il regime. Mi sono unito a loro, e per la prima volta ho potuto alzare la mia voce, gridavo: Dimettiti dimettiti Mubarak! e I giovani vogliono il crollo del regime. Quando ho iniziato a cantare quegli slogan, ho sentito che in me qualcosa stava cambiando: nei miei film dovevo sempre usare metafore per aggirare la censura, altrimenti la polizia mi avrebbe potuto sbattere in prigione, invece in quel momento, per la prima volta potevo gridare apertaCome nella guerra?

mente a gran voce tutto quello che volevo stato un considerevole cambiamento per me. Il 28 sono andato con la mia Ramzi al ponte Qasr el Nil, ma era pieno di lacrimogeni e ci siamo diretti verso l'altro ponte del 15 Maggio. Il giorno seguente l'esercito era entrato in piazza; quella mattina dovevo andare in Olanda perch Hawi veniva presentato al festival di Rotterdam. Sulla strada per l'aeroporto passando per il centro ho visto i carri armati e ho pensato che era finita, avremo avuto un coprifuoco per un lungo periodo e la rivoluzione sarebbe morta. Sono partito con una certa preoccupazione. Arrivato nei Paesi Bassi ho scoperto che ancora una volta mi sbagliavo. Cercavo di reperire informazioni di quello che stava succedendo in Egitto attraverso l'emittenti televisive; con la troupe volevamo tornare, ma non sapevamo come, non c'erano aerei, la situazione non era chiara e c'era molta incertezza. Ho avuto lo stesso problema: sono tornato al Cairo quando tutti gli stranieri venivano rimpatriati. Avevo paura che mi avrebbero rispedito a Roma... Per noi la paura era il carcere! Alla fine siamo riusciti a tornare. Il 9 febbraio sono andato subito a Tahrir, e anche il giorno dopo. Ero emozionatissimo. Il 10 ho deciso di girare un film sulla rivoluzione. Ho pensato che moralmente non era giusto girare ancora nel mezzo della rivolta, ma mi sono detto di infischiarmene del falso moralismo. Cos ho incominciato il 10 e l'11 il film che sto attualmente girando.

Hawi colpisce per l'intensit dei colori - si ha l'impressione di partecipare a una grande mostra di pittura post moderna - hanno un significato particolare? E perch hai scelto Alessandria come set? Esiste un filo conduttore che unisce i paesi che si affacciano sul Mediterraneo? Con Hawi volevo creare un colore fotografico, un broken moment che si contrapponeva ai personaggi, il contrasto dei colori era anche il contrasto della realt. Nel film sono i silenzi che parlano, che raccontano storie e la verit di un Egitto che speriamo faccia parte del passato, anche se ci vorranno anni prima che le cose cambino veramente. I silenzi sono un dramma che raggiunge il culmine quando l'anziano baffuto deve dire all'adolescente cieca che suo padre morto, saranno le lacrime di lei a dire tutto, nell'impossibilit dell'uomo maturo incapace di comunicare dall'alto della sua esperienza, come intrappolato nel suo tempo. Il vuoto lasciato dalle parole sono una rottura completa contrapposta ai colori che riempiono l'immagine. Perch Alessandria? Perch simboleggiava l'aria cosmopolita e intellettuale che si respirava in Egitto all'inizio del secolo scorso, prima che il regime politico-militare avesse inizio nel 1952. Allora era una citt internazionale, un punto d'incontro di artisti da tutte le parti d'Europa e del Medio Oriente; oggigiorno di quei tempi non rimasto nulla se non qualche foto sbiadita e qualche palazzo in stile liberty.

Nel film Hawi, omaggio musicale alla forza della giovent di Alessandria, sono i silenzi che parlano, che raccontano storie e la verit di un Egitto che speriamo faccia parte del passato, anche se ci vorranno anni prima di un cambiamento veroNei tuoi film la realt pare immutabile, come il trascinarsi poetico di alcuni personaggi. Questo rappresenta una costante stilistica che in un certo modo rispecchia la realt egiziana. Ma dopo la rivoluzione, come sar il cinema di Ibrahim El Batout? Sicuramente diverso, ma non cos tanto. Lo vedremo nei prossimi film.

Che ruolo gioca la religione nei tuoi film? Mi spiego eglio, in Ein Shams ti sei soffermato molto sui cristiani in Egitto, come mai? A prescindere dalle mie credenze religiose, in Ein Shams non la religione che m'interessa, ma la figura della Vergine Maria, poich rappresenta l'iconografia della madre che vede suo figlio morire davanti ai propri occhi...

SEGUE A PAGINA 12

ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011 (5

di Giampiero cane

e nel mondo musicale, e non si capisce perch, c' gente che si eccita subitaneamente alla parola improvvisazione, negli altri campi delle professioni artistiche non c' un particolare entusiasmo per questo comportamento che uno dei pi comuni nella vita, quello che evidenzia lo scarto tra un robot e una persona, tra un essere eterodiretto e uno libero. Ma non che nel manifestarsi del sonoro l'improvvisazione sia sempre riconoscibile; anzi una presenza vaga e sfuggente, non negativa, ma subdola e spaccona, al suo maglio un coup de thtre. Tale quello di Louis Armstrong quando registr coi suoi Savoy Ballroom Five West End Blues, sul finire del giugno del 1928. L'11 del mese King Oliver aveva registrato questo suo pezzo con un settetto comprendente Clarence Williams. La buona esecuzione che segue il testo scritto dal leader, a noi - che veniamo dal futuro - sembra monca. Questo perch per noi il pezzo quello di Louis Armstrong e del suo secondo hot five. Satchmo la inizia con una limpida linea ascendente e discendente, di sola tromba, e ne conclude l'esecuzione con un chorus che, partito con le stesse note con cui inizia il tema, ma un'ottava sopra, si ferma sulla terza di queste, un Sib che tiene per 3 battute e tre quarti, chiudendo infine con fuochi dartificio e codina a svolazzo. Lincipit di questa versione e l'ultimo assolo sono quel che l mancava, le novit arm-

S

STORIE LOUIS ARMSTRONG, CHARLIE PARKER, LEE KONITZ, JOHN COLTRANE

Le regole dellimprovvisazionestronghiane: quello un enunciato luminoso, questo una breve cadenza di qualit sublime che prende spunto dallinizio della parte discendente dellintroduzione, dimezzandone il valore delle note. il frutto di unimprovvisazione, un improvviso nato l in sala di registrazione? Lo chiediamo retoricamente perch ci evidente che non cos, fosse anche solo per il modo in cui la cadenza si ricollega al fantastico incipit; allora invece un elaborato preparato a casa e portato a conoscenza di tutti in sala di registrazione. Ma il bello che sei mesi dopo, il 16 gennaio 1929, King Oliver torna in sala di registrazione per un'altra versione di West End Blues e incamera nella sua pagina le novit armstronghiane. un po in difficolt e meccanico, non limpido e fluido nellincipit che riprende copiandolo, ma, dopo che si sono succeduti i chorus solistici dei suoi orchestrali, nella cadenza finale risulta pi sciolto e, poco dopo la met del chorus, 15 battute in tutto, pi che copiare Armstrong ce ne d una sua parafrasi. Ai fini dellindagine in corso poco interessa la qualit, ma il fatto che l'autore incameri e faccia proprio di West End Blues quel che ha suonato Armstrong. Una volta eseguita (ma si pu eseguire un'improvvisazione?) essa perde quel carattere che sembra produrre eccitazione febbrile nei fan e quel che ci rimane un oggetto sonoro che solo se difettoso o scarmigliato si rivela frutto di un'improvvisazione (in questo caso da leggersi come preparato alla buona, frettolosamente). Del resto, una musica non una musica, ma una trinit: cio essa 1) tal quale appare nella progettazione e nelle intenzioni della mente creativa che la fa esistere; 2) un oggetto sonoro che esiste per s, di cui tutto magari potremmo sapere, ignorando solo chi l'abbia fatta e perch; 3) quel che la identifica e quel che significa per chi l'ascolta. La variet delle significazioni diventata molto evidente col free jazz, fin per il senso da dare al nome dell'indirizzo. Ormai lo sanno tutti, ma il locale dove apparve la scritta free jazz diceva che ci sarebbe stata la sera musica jazz in un concerto gratuito (free appunto). Non so pi se suonasse Ornette Coleman o Cecil Taylor o chiss chi, ma free divenne allora il nome del movimento che, stando invece a quel che si pot poi leggere nelle note di copertina dei dischi Esp (Albert Ayler, Giuseppi Logan, Sun Ra, Pharoah Sanders, Rudd e Tchicai - ovvero il New York Art Quartet-, Byron Allen, Ornette Coleman, Paul Bley, Herry Grimes, Marion Brown, Ran Blake) si sarebbe dovuto chiamare, se mai, new thing. I musicisti, privilegiavano una tematica artistica, il pubblico delle esagerazioni degli anni Sessanta ammanett invece quelle musiche al desiderio o all'ideale, imponendogli il senso politico. Quest'investitura non ingiustificata visti We Insist! Freedom Now, Attica Blues, Fire, la Liberation Orchestra e l'insieme delle musiche di manifesta denuncia politica - fece la fortuna e distrusse il free jazz. In esso s'espandeva la convinzione che limprovvisazione fosse continua e contigua alla libert (non stato detto, ma era come un liberiamo gli strumentisti dalle partiture), ponendo l'eguaglianza tra freedom e improvisation. Un'altra idea d'improvvisazione, dopo che in origine, nel jazz, era stata coinvolta con l'analfabetismo musicale, la pratica illetterata degli strumenti, e dopo il funambolismo be-bop. Ma da quell'abbraccio sort il conflitto tra la musica e l'organizzazione della sua presenza in pubblico. Dopo l'immediato sfruttamento, si and verso l'emarginazione, riorganizzando le fila dietro Miles Davis e il jazz rock (Weather Report, Perigeo) e riconducendo l'improvvisare nel campo della libert controllata, variazione tematica e/o armonica, in-

una pratica musicale di cui in ambito jazz si discute da sempre. il desiderio di dar corpo a unimmagine intravista, il genio del dilettante a cui seguir il lavoro del maestro darte. Ma pu essere appresa?

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PIATTI AL VINILE

Thats amore, il mio astice popdi Pi ErreROMA Il localino Via Lazio 22 (tel. 393 2542970) Via Veneto un tempo era la Dolce Vita: ora un turistificio ricco e triste, con qualche legame pericoloso con la ndrangheta. una fortuna, allora, che proprio di fronte a un night club spunti il Localino. La nuova creazione di Claudio Dordei, che gi conduce con mano ferma lottima Gensola trasteverina, ha 110 coperti e pesce freschissimo. Non un caso, visto che Claudio se ne occupa personalmente, andando al mercato di Guidonia. Lo stocco, invece, arriva dalla Calabria. C anche un menu fisso da 41 euro e ne vale la pena. Nella nuova creatura, Claudio ha assoldato anche Vito, pianista da piano bar come cera una volta: nella terza saletta si canta al ritmo di Eduardo de Crescenzo (vola pi in alto che puoi, senza fermarti mai). Peccato, ma nessuno perfetto. Bonus: il pesce crudo. Malus: i prezzi alti. Voti: cucina: 8; ambiente: 7; servizio 7. ROMA Enoteca Corsi Via del Ges 88 (tel. 06 6790821). Mangiare a pranzo a Roma in centro. Pessima idea. A meno che non capitiate, per caso o perch guidati, in questa affollata enoteca romana: tovagliette di carta, vecchi articoli alle pareti, una sala grande e simpaticamente rumorosa. Un posto che pi semplice non si pu, con un servizio rapido come la luce. Cucina familiare e onesta: tre primi e tre secondi, zuppe e pasta e fagioli pronte allistante. Ne esci veloce e leggero, con un conto che va dai 10 ai 15 euro. Non alta cucina ma con questi prezzi difficile trovar di meglio. Aperto solo a pranzo. Avvistati due turisti americani che, uscendo, canticchiavano: thats amore!. Come dice il motto stampato sui tovagliolini di carta: Finch vieni da corsi non avrai rimorsi. Bonus: i prezzi. Malus: laffollamento. Voti: cucina 6,5; ambiente 6,5; servizio 7,5. MILANO Amici del Liberty Via Savona 20 (tel 02 83 94 302). Quando il salone del Mobile impazza e Milano un happening permanente, il ristorantino Amici del Liberty, immobile nel tempo, rifugio perfetto. Sembra di entrare nella sala da pranzo di una signora dei primi del Novecento. E invece entri da Nicola, simpatico vesuviano, a Milano da 40 anni. E infatti ecco le note malinconiche di Quanno Chiove: E luntano se ne va tutt'a vita accuss e t'astipe pe nun mur. Napoli si insinua qua e l, nei profumati fiori di zucca farciti di ricotta di bufala e scamorza, nei paccheri con freschissimo astice azzurro, nel rombo tostato al forno con soffice di finocchi, arancia e mentuccia. Arrivati al dessert, ci pensa leccentrico e sorridente cameriere ad orientare lultima decisione verso il brivido caldo-freddo: un bicchierino con crema di cioccolato caldo e un bicchierino con crema di zabaione freddo. Vino bianco e meridionale: il siculo e fruttato Feudo dei Fiori, Mandrarossa. Conto sui 60 euro. Bonus: luci calde, decibel contenuti. Malus: i nomi dei piatti. Gli antipasti: I primi morsi per solleticare i sensi. I piatti di pesce: I cibi che trasformano un compagno noioso in un compagno focoso. Voti: cucina 7; servizio 7; ambiente 7,5. www.puntarellarossa.it

croci ritmici, timbri allucinati, ma autoirregimentazione. Intanto il free, diventando genere si spegneva da s, nello stesso modo in cui si erano spenti il dixieland, lo swing, il be-bop, il cool, il west coast, l'hard-bop e tutto quel che diventato genere. In fondo, poi, tra l'uno e l'altro dei generi non c' grande distanza: l'unico mutamento epocale nel mondo del jazz fu quello del be-bop, con l'ampliamento conseguente che gli diede il free. Nella sua stagione conclusiva, morto Bird, l'innovazione fu coronata dalla tecnologia che prima port sul giradischi gli ellepi e successivamente i cd nei lettori. A iniziare dalla met circa degli anni Cinquanta i musicisti ebbero a disposizione facciate fin di 30 minuti, durata decuplicata rispetto ai 78 giri. Di conseguenza ne nacque un Artusi del jazz, che diceva come confezionare le portate e come metterle in successione al fine di ottenere, con gli opportuni equilibri tra ballate, moods, blues e up-time, un pi vasto indice di ascolto. Cos sono allestiti i capolavori di Miles Davis della met degli anni 50 (gli ellep Walking, Cooking e Blues and Boogie), cos quelli del Modern Jazz Quartet (da Django a Fontessa). Sfuggivano a questa logica e ne rivelavano l'inconsistenza gli ellep con le musiche di Davis per l'Ascensore per il patibolo di Louis Malle e quelle del Mjq per Strategia di una rapina di Robert Wise; ma oramai eravamo a un passo dall'uso di una faccia per un pezzo e, con Free Jazz di Coleman (1960) di ambedue. Del resto, nelle jam session i problemi di menu non erano esistiti, n poi sono parsi molto interessan-

ti. Sono problemi di chi guarda meno alla polpa che all'abito, dunque la differenza non tanto tra Charlie Parker e Lennie Tristano, quanto tra Miles Davis e Tristano. Tristano e Parker si stimavano e non di rado hanno suonato insieme, finch Tristano ha frequentato la scena jazzistica. Di discografico non c' molto, ma c' una delle pi brutte performance in clima jam, quando vennero messi a confronto con una pagina di trent'anni prima in perfetto stile casinaro, Tiger Rag della Original Dixieland Jazz Band, ed un disastro registrato che li coinvolse con Gillespie, Max Roach, Ray Brown e John LaPorta e Billiy Bauer. Lee Konitz, allievo di Tristano, sensibile alla mistificazione e si dice nemico dei musicisti che fanno scena: Charlie Parker non muoveva un muscolo quando suonava: era come una statua (...); non c'erano movimenti sprecati. questo il modo di suonare che preferisco. Ma uno pu ballare con la propria musica se bella: si pu fare. Si vede Keith Jarrett che fa tutte quelle contorsioni ridicole, e qualche volta suona anche bene(...). Io (continua Konitz) non cerco di esprimere tristezza, o qualche idea pittorica, o qualche maniera per creare un effetto emotivo (...); quando suono un brano lento, e suono patetico o triste, sto solo cercando di suonare una bella melodia senza forzature. Ma quando sento Davis che suona quel tipo di cose, mi pare invece che sia in cerca dell'effetto. Che uno showman cerchi di ottenere un effetto non una cosa strana n necessariamente riprovevole, ma nella scuola di Tristano non si voleva che l'arte si degradasse allo show, dunque che la musica si articolasse in funzione dell'effetto; ma doveva farlo secondo la propria necessit, secondo i processi del pensiero musicale dello strumentista. Nel jazz soltanto Sun Ra ha porto almeno in parte l'orecchio a John Cage. In generale, il punto dei jazzmen non di liberare i suoni, ma di dirigerli, caratterizzarli, cavalcarli, a volte abbandonarvisi e essere loro preda: mostrare al pubblico un'emozione, sudare, e distrarlo dalla musica. impressionante - commenta Handy Hamilton - come la gente si lasci sviare da quello che vede, dall'emozione del musicista. O, me-

glio, aggiungeremmo, dell'emozione messa in scena. In appunti pubblicati col titolo di ber den Dilettantismus (Sul dilettantismo, 1799), Goethe e Schiller ci fanno sapere che il dilettante sta all'arte come colui che fa un lavoro abboracciato sta al mestiere; che all'arte, ci si addestra secondo delle regole e che la si esercita secondo la legge, anche se quelle non hanno un riconoscimento assoluto, come avviene con quelle del mestiere, e le leggi delle cos dette arti liberali sono solo spirituali, non civili. Per queste ragioni, per Goethe e Schiller, dilettante si diventa, artista si nasce; ne discende che l'artista una persona privilegiata dalla natura ed spinto dalla necessit a esercitare qualcosa, che non tutti possono fare. Sono solo appunti, un po' dilettanteschi, ma in realt non di questo si tratta, ma di un'improvvisazione a due voci, che non andr oltre un primo tentativo e verr lasciata cadere. Idee buttate l, in attesa di de-finizione e ri-finitura. Perch questo l'improvvisazione, che poco s'adatta alla scrittura, ma quasi sempre nell'incipit di una musica, nell'abbozzo di una tela: il desiderio di dar corpo a un'immagine intravista, il genio del dilettante cui far seguito, se ce ne sar bisogno, se il bisogno sar avvertito, la ri-finitura artigiana, il lavoro del maestro d'arte. Naturalmente non tutto cos e, per esempio, Giorgio Morandi non improvvisa mai, come Parmiggiani o come Schoenberg o Boulez: ai due pittori e ai due musicisti interessa l'ordinamento della materia e rispettivamente la luce e il suono. Per tutti loro l'espressione secondaria. Anche Armstrong improvvisa quando si prepara alla performance. Una volta in scena non lo fa pi, ma usa variazioni timbrico melodiche per dare un'illusione di verit ai prodotti pop che maneggia. Con Parker, il pi delle volte il materiale indifferente: serve all'incipit che presto cede il passo al frenetico montaggio del suo vocabolario sonoro, che del materiale di riferimento nulla conserva. Nell'arte figurativa, anni dopo, Mario Schifano sar un poco cos.Ma si pu insegnare/ imparare a improvvisare? Parker e in seguito John Coltrane l'hanno fatto lavorando sulla

propria tecnica e cercando una risposta automatica, immediata, al desiderio di suono sfociante dall'appena-suonato. Lee Konitz ci dice che Tristano applicava nella sua scuola un metodo di preparazione all'improvvisazione. Cecil Taylor nei suoi anni pi tesi aveva bisogno che dopo ogni giornata di studio il pianoforte fosse accordato. Si tratta di disciplinari che, si considerino pure anarchici nei confronti di quelli accademici, pur sempre hanno questa natura. Oggi, All'improvviso, di Walter Prati, vorrebbe insegnare gli strumenti dell'improvvisazione a qualsiasi strumentista (a una prima occhiata sembra pi interessante per voce, fiati ed archi che non per tastiere). Cos, lentamente, ma un sipario dietro l'altro si viene smontando la sciocca fantasia che ha spinto verso il mito una pratica affatto comune. Del resto, teoricamente si pu improvvisare anche sul pentagramma, ma certamente pi azzardato e funambolico improvvisare nella no writer's land anzich scrivendo. L'aspetto pi buffo della relazione tra il pubblico e la musica sta nel fatto che gente che non ha mai preso in mano uno strumento musicale si dichiari in grado di valutare le qualit tecniche di un professionista, decreti il successo di un Allevi, la miglior qualit di Tizio nei confronti di Caio, addirittura essere o non essere musica l'oggetto sonoro che gli si presenta. Che importanza ha che sia frutto o no d'improvvisazione? Inanellando un po' di automatismi, se non ci si vergogna, non difficile mettere in scena un po' di magia sonora che accompagna gesti studiati che mimano un'intensa concentrazione, accartocciandosi, distendendosi, accompagnando col corpo il ritmo della musica, mormorando con la voce quel che si fa con le mani. Ci sono dei musicisti che invece di annoiarsi o divertirsi suonando musica altrui, si pensano capaci di farne di pi autentica, cio di originale dotata del loro proprio marchio di fabbrica. Quelli che ci riescono sono, tutto sommato, pochi, ma una quantit proporzionata alla pic-

In basso, da sinistra: Lennie Tristano, Louis Armstrong, Cecil Taylor, Lee Konitz, Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Sun Ra

cola quantit di persone coinvolta con questo genere di musica. Si sa, va da s, che l'indice di gradimento e quello d'ascolto non vanno mai d'accordo, ma da credere che con un Armstrong ambo gli indici siano stati in genere piuttosto alti. Quello che fortemente selezionato non mai per la moltitudine. Nel vecchio classico di McCarthy, Cavalli selvaggi, sul finire con John Grady parla la zia di Alejandra: Mio padre credeva fermamente che tutte le cose fossero collegate tra loro (...). Secondo lui la responsabilit per una decisione umana non pu essere lasciata nelle mani di un'entit cieca, ma dev'essere attribuita ad altre decisioni umane via via pi lontane dalle loro conseguenze dirette. L'esempio che faceva sempre era quello di una moneta lanciata in aria che in origine, nella zecca, non era che un tondello di metallo grezzo e dell'addetto al conio che prese il tondello da un vassoio e lo mise sotto la pressa in uno dei due modi possibili: da quel suo gesto deriva tutto il resto, cara y cruz, testa o croce. Non importa quali e quante giravolte la moneta faccia in aria. Non mi risulta che John Cage abbia avuto occasione di conoscere e commentare questa pagina e me ne dispiace. Cos, mentre da un lato si pu dire che le giravolte siano poi quel che in certi casi interessa, dall'altro ci si pu infilare nella differente strada della zia di Alejandra. L'esempio sciocco - lei dice - ma quell'anonimo ometto al suo banco di lavoro mi rimasto impresso. Alle sue spalle lei vede per uno spettacolo di marionette. E quando uno guarda dietro il sipario e segue con lo sguardo i fili scopre che finiscono nelle mani di altre marionette, anche loro manovratre da fili che vengono dall'alto e cos via. Naturalmente l'improvvisatore vorrebbe rompere sia con il caso che con una burocratica e insensata eterodirezione. Come definire la cosa? Prima di tutto tornando al cos'?, poi con un tuttavia che eternamente corregge le conclusioni cui si sta arrivando.

ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011 (7

Paolo Benvegn

Marlene KuntzIn tour la band piemontese per presentare il nuovo disco, Ricoveri virtuali e sexy solitudini.FIRENZE SABATO 16 APRILE (FLOG)

di Paolo Botti.PADOVA SABATO 16 APRILE (CINEMA TEATRO TORRESINO)

ON THE ROADJohn GrantIl leader degli Czars in versione solista. Arriva per la prima volta in Italia per presentare dal vivo il suo disco d'esordio, Queen of Denmark, votato da molti critici come miglior album del 2010.BOLOGNA MARTEDI' 19 APRILE (CHIESA DI SANT'AMBROGIO) ROMA MERCOLEDI' 20 APRILE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI)

Il cantautore toscano si conferma tra i pi ispirati della scena italica con il nuovo lavoro Hermann.BRESCIA SABATO 16 APRILE (VINILE 45) NAPOLI VENERDI' 22 APRILE (DUEL BEAT) CASTILENTI (TE) SABATO 23 APRILE (PALAZZO DE STERLICH)

Yacouba Djembel & Djeli-KanTour europeo per il duo che presenta il nuovo album Sabary, ospiti Affou Keit & Mame-Miss.ROMA SABATO 16 APRILE (ANGELO MAI)

Music InnRiapre a Roma, dopo molti anni di chiusura e di oblio, una storica cave fondata nel 1971 da Pepito Pignatelli e portata avanti dalla moglie Pichi. Il club punta sul jazz italiano e ospita il Claudio Filippini Trio (con Luca Bulgarelli e Lorenzo Tucci), il quartetto di Giovanni Guidi (con Dan Kinzelman, Francesco Ponticelli e Armando Sciommeri) e il trio composto da Antonio Iasevoli, Paolo Damiani e Fulvio Maras. Per il 21 jam session a ingresso libero.ROMA SABATO 16 E DA GIOVEDI' 21 A SABATO 23 APRILE (MUSIC INN)

Jeff BerlinIl bassista Jeff Berlin si esibisce alla testa del suo trio, con Mike Clark alla batteria e Richard Drexler al piano. Berlin e Clark nel pomeriggio terranno un seminario sulla ritmica jazz, funk e fusion.GRUGLIASCO (TO) DOMENICA 17 APRILE (TEATRO LE SERRE)

Frankie & The HeartstringsUna promettente band inglese.BOLOGNA SABATO 16 APRILE (COVO)

ArdecoreTorna dal vivo la band romanesca capitanata dal folksinger Giampaolo Felici.FIRENZE SABATO 16 APRILE (VIPER)

SchwefelgelbLa band tedesca ricalca le orme della new wave anni Ottanta inglese e tedesca e del punk.ROMA SABATO 16 APRILE (TRAFFIC)

Asian Dub FoundationTra gli esponenti principali del movimento new asian underground.MARGHERA (VE) SABATO 16 APRILE (CS RIVOLTA)

Impaled NazareneCupe serate metal.RECANATI (MC) VENERDI' 22 APRILE (EXTRA) SCHIO (VI) SABATO 23 APRILE (MAC2)

CittaslowStasera tocca al Francesco Cafiso Quartet in abbinamento con la cucina di Sant'Angelo (Pe) e si chiude il 16 con il Giovanni Guidi Quartet e la citt di Abbiategrasso.BASCHI (TR) SABATO 9 E SABATO 16 APRILE (LA PENISOLA)

Dum Dum GirlsIn Italia il gruppo retro pop al femminile di Los Angeles che presenta l'esordio discografico I Will Be.MILANO MERCOLEDI' 20 APRILE (LA SALUMERIA DELLA MUSICA) ROMA GIOVEDI' 21 APRILE (LANIFICIO 159) BOLOGNA VENERDI' 22 APRILE (COVO)

VerdenaRitorno con il botto per il trio rock di Albino, provincia di Bergamo. Un doppio cd, intitolato Wow, che si preannuncia come uno dei lavori dell'anno.SESTRI LEVANTE (GE) VENERDI' 22 APRILE (MOJOTIC FESTIVAL)

CoseAllinsegna dellincontro tra le arti i prossimi appuntamenti della rassegna autofinanziata. Si parte con La divina mimesis di Pier Paolo Pasolini con lattore Alessandro Preziosi e il percussionista Michele Rabbia e si prosegue con Improvvisazione per voce, suoni & action painting; in questa performance agiscono Cinzia Fiaschi, Alessandro Giachero e Diana Torti.ROMA LUNEDI' 18 E GIOVEDI' 21 APRILE (TEATRO IL VASCELLO; EX-MATTATOIO)

Modena City RamblersDal folk irlandese alle sonorit latine ai canti rivoluzionari.SENIGALLIA (AN) SABATO 16 APRILE (MAMAMIA)

J MascisUn'icona della scena indie statunitense. Il leader dei Dinosaur Jr. in tour per presentare il suo album solista Sveral Shades of Why.MEZZAGO (MB) DOMENICA 17 APRILE (BLOOM) ROMA LUNEDI' 18 APRILE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI)

Elita FestivalSi chiudono i cinque giorni dedicati ai suoni digitali ed elettronici. Nella sede principale, il Teatro Parenti, sono attesi tra gli altri Gold Panda, Dan Deacon, Discodeine (stasera) e Wolf + Lamb vs Soul Clap pres. Dj Kicks (il 17). Tra gli altri appuntamenti citiamo Henrik Schwarz (oggi al Tunnel), Paul Kalkbrenner, Falty Dl e Art Department (oggi al Live di Trezzo d'Adda) e La Riots, Allo e La Valigetta (stasera al Rocket). Programma su ww.elitamilano.org.MILANO SABATO 16 E DOMENICA 17 APRILE (TEATRO PARENTI E ALTRE SEDI)

James BlakeIl pioniere del dubstep.MILANO GIOVEDI' 21 APRILE (LAMBRETTO ART PROJECT)

David RhodesIn Italia con un suo progetto il chitarrista storico di Peter Gabriel.PARMA DOMENICA 17 APRILE (TEATRO AL PARCO)

Arrington De DyonisoIl leader degli Old Time Relijun in veste solista.ROMA SABATO 16 APRILE (DAL VERME)

BlackfieldIl progetto di Steven Wilson (Porcupine Tree) con il cantante israeliano Aviv Geffen.MILANO MARTEDI' 19 APRILE (MAGAZZINI GENERALI) ROMA MERCOLEDI' 20 APRILE (ALPHEUS) RONCADE (TV) GIOVEDI' 21 APRILE (NEW AGE)

The Original Wailers + Al AndersonIn Italia la mitica band che per anni ha accompagnato il re del reggae, Bob Marley.TORINO SABATO 16 APRILE (HIROSHIMA MON AMOUR)

Rita Marcotulli/Marc CoplandUn omaggio alla pianista e compositrice italiana quello che la vede nellampia sala Petrassi per la rassegna Solo. Il pi raccolto teatro Studio si apre per la medesima rassegna e il pianismo di Marc Copland.ROMA SABATO 16 E LUNEDI' 18 APRILE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Tommy EmmanuelUno dei pi grandi chitarristi acustici del panorama internazionale.LEGNANO (MI) MERCOLEDI' 20 APRILE (LAND OF LIVE) ROMA GIOVEDI' 21 APRILE (TEATRO TENDASTRISCE)

Peace, Love, Music and TibetUn incontro tra mondi e culturali musicali lontane quello che vede impegnati Yungchen Lhamo (voce e danza) e Davide Ferrari (voce, theremin e strumenti tradizionali) con Pino Parello (basso).VARESE LUNEDI' 18 APRILE (CINEMA TEATRO NUOVO) GENOVA GIOVEDI 21 APRILE (TEATRO GUSTAVO MODENA) AREZZO VENERDI 22 APRILE (TEATRO PIETRO DELLARETINO)

Sacri CuoriIl post rock catartico del progetto di Antonio Gramentieri che ha coinvolto tra gli altri John Convertino, Jacob Valenzuela e Nick Luca dei Calexico, Howe Gelb, Anders Pedersen e Thger Lund dei Giant Sand, Bill Elm dei Friend of Dean Martinez, Marc Ribot, James Chance e John Parish.FIRENZE SABATO 16 APRILE (RECORD STORE DAY) GAMBETTOLA (FC) MARTEDI' 19 APRILE (SPAZIO TREESESSANTA)

Yo Yo MundiLa band presenta dal vivo il nuovo Munfr. A Lecce con Radiodervish, Paola Turci e Simone Cristicchi.LECCE SABATO 16 APRILE (TEATRO POLITEAMA GRECO) FERRANDINA (MT) DOMENICA 17 APRILE (ARCI) ROMA MERCOLEDI' 20 APRILE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA) PONTREMOLI (MS) SABATO 23 APRILE (TEATRO DELLA ROSA)

Palazzetto Bru ZaneLa stagione del Palazzetto Bru Zane prende forma con l'ensemble Les Lunaisiens in Lacrime di riso, lacrime di sangue (il 19), il duo Sarah Nemtanu (violino) Anne-Lise Gastaldi (pianoforte) in Il violino romantico (il 20) e Su un'aria di danza con il Quatuor Habanera (il 23).VENEZIA MARTEDI' 19, MERCOLEDI' 10 E SABATO 23 APRILE (PALAZZETTO BRU ZANE)

DarkstarArriva l'elettronica del trio inglese.MADONNA DELL'ALBERO (RA) SABATO 16 APRILE (BRONSON)

Marco CappelliGiunge alla conclusione il tour del chitarrista Marco Cappelli. Insieme a Ken Filiano (contrabbasso) e Satoshi Takeishi (batteria) suona per la rassegna Ostinati in una serata che prevede anche il solo

SubsonicaNuovo album, Eden, che segna il ritorno della band torinese.BOLOGNA SABATO 16 APRILE (FUTURSHOW STATION)

a cura di Roberto Peciola con Luigi Onori (jazz) (segnalazioni: [email protected]) Eventuali variazioni di date e luoghi sono indipendenti dalla nostra volont.

8) ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011

ULTRASUONATIEDDIE CONDON

MONDOEXOTICA

MONDONGO

BIXIELAND (Original Long Albums/Egea)

Con i propri All Stars, quasi la risposta bianca a quelli di Louis Armstrong, che tornavano ai primi amori (anni Venti), il chitarrista chicagoano, allepoca cinquantenne, rende omaggio al repertorio del mitico Bix Beiderbecke (1903-1931) di fatto il primo grande jazzman di pelle chiara. E all whites sono pure i due gruppi (settetto e ottetto) che salternano, facendo leva sugli assolo dei reduci Bobby Hackett, Dick Cary, Will Bill Davinson, Edmund Hall in nove classici dellhot jazz (da Louisiana a Fidgety Feet) pi un brano da musical in tema (Ol Man River) in un piacevolissimo album di dixieland revival. (g.mic.)

7 8 6 7

Metti Frankenstein sul giradischi. Tra soul e ribellioni afro-rockCi sono etichette funk'n'soul/retro groove - come la Record Kicks, la Freestyle, la Acid Jazz, la Tru Thoughts, la Wah Wah 45s ecc. - che negli anni sono diventati laboratori in cui musicisti/produttori/remixer hanno assemblato i loro splendidi Frankenstein. Quando non sono state esse stesse a ristampare direttamente, ci hanno pensato gli artisti a scavare, a mandare in circolo campioni/samples, schegge di soul creando mostri di suoni, con un piede nel passato e uno nel futuro. Smoove Presents: Mo' Record Kicks-Bsides, Rmxs & Exclusive Cuts (Record Kicks RKX037; 2011) non fa eccezione. Con il patrocinio di Smoove, che scrive le note di presentazione, l'etichetta italiana mette in campo le sue produzioni con pezzi spesso inediti in cd, mai usciti in compilation o esclusivi per le raccolte in questione. Dentro Floyd Lawson, Kokolo, Trio Valore, Hannah Williams & The Tastemakers e in particolare Waitin' So Long di Nick Pride & The Pimptones, tra le band inglesi che negli ultimi tempi sono state pi capaci di crescere e affinarsi. Il loro pezzo remixato dalla stesso Smoove (che ritocca anche i New Mastersounds). Altri remixer coinvolti: Lack Of Afro, Ray Lugo e Valique (remixa Scaramunga di Ray Harris & The Fusion Experience). In tutto 18 pezzi che fotografano i movimenti contemporanei del new funk. Tra gli artisti coinvolti anche i vicentini Link Quartet che tornano con 4 (Hammondbeat HBR 013/2011). Tra cover dei Beatles e una splendida versione in francese di Just Dropped In (To See What Condition My Condition Was in), va in scena una parata di deep funk, sintetizza-

TRANSPARENT SKIN (Megaplomb)

THE DODOSNO COLOR (Wichita/Cooperative Music)

Molto spesso in Italia tocca alla piccole etichette sopperire alla mancanza di coraggio di quelle grandi, nel jazz. Soporiferi, innocui modelli mainstream inculcati a forza di luoghi comuni lasciano il posto a maestri scomodi, per un volta. Come nel caso dei Mondongo, formazione per tre quarti italiana e per un quarto canadese, quello del leader e ottimo batterista Andr Michel Arraiz-Rivas. I maestri scomodi, qui, sembrano Threadgill e Steve Coleman: per il furor geometrico delle soluzioni, per un inquieto ricercare che rende la musica sempre un passo oltre. Due sax spesso in controcanto (Francesco Bigoni e Piero Bittolo Ton), il basso mobilissimo di Giacomo Papetti. Tutti attivi anche in contesti non canonicamente jazz. (g.fe.)

7

Come rimanere insensibili al ritmo incalzante, al fingerpicking da capogiro e alla melodia di Black Night, brano che apre il nuovo lavoro dei Dodos? Semplice, non si pu! E allora, che dire del ritornello maledettamente catchy di Going Under? Se poi Good non dovesse smuovere tutti i vostri muscoli siete in un brutto guaio! Ancora casse in quattro, percussioni tribali, arpeggi, botte elettriche, echi beatlesiani e beachboysiani, violini orientali, e molto altro lungo tutto lalbum che ha in Companions una vera gemma. Un susseguirsi di idee ispiratissime che ne fanno, a oggi, una delle cose migliori di questo 2011. (r.pe.)

MARCO PARENTELA RIPRODUZIONE DEI FIORI (Woland/Goodfellas)

Cinque anni dopo Neve Ridens 2 si riaffaccia il geniale cantautore fiorentino, che non smette di sorprendere. Ancora ballate rock giocate su incastri di chitarre supportate da un drumming secco e preciso, con un inizio folgorante tra brit rock e le allucinazioni stile Radiohead per atterrare poi su quiete - solo all'apparenza - ballate che si fondono alla perfezione con i testi. Chi canta nella moda del dolore il dolore fuori moda meritera solo per questo un plauso... (s.cr.) tori impazziti e omaggi al wah wah. Al cuore della formazione le imprescindibili tastiere di Paolo Apollo Negri. OCCHIO ad alcuni gruppi indie rock contemporanei che per un verso o per l'altro guardano a new funk e ethno groove. Una specie di nuovo afro-pop che recupera Fela Kuti/Talking Heads/ Paul Simon ecc. attraverso, diciamo, i Vampire Weekend. Cos come molte band anni Ottanta e Novanta recuperarono i Velvet Underground attraverso i Sonic Youth. Tra i nomi da segnalare i Kabeedies di Norwich, con gi alle spalle un album uscito in Giappone, uno in Europa (Rumpus) e una teoria di singoli effervescenti. In particolare Come out of the Blue, un misto esotico di Cranberries e Talking Heads e il nuovissimo molto latin - Santiago. Qui fioccano i rimandi a L'Avana, Santiago, a Castro e al quotidiano Granma. Simili ma pi tarati sui mondi dei Vampire Weekend, i Givers della Louisiana. La band Usa - quintetto con alla voce anche Tif Lamson, maestra di ukulele - ha pubblicato l'omonimo ep: The Givers (Valcour Records VAL CD 0010). Tra i brani Up up up, una scheggia afro pop che sollecita nervosissimi movimenti del corpo. Attenzione ai due volumi Solla Solla voll. 1-2 (FKR 042LP e FKR043 LP) dedicati alla produzione di Ilaiyaraaja, storico compositore del cinema indiano Kollywood, seconda industria locale dopo Bollywood. Allinterno anche le musiche di Solla Solla, il cui clip impazza su YouTube. Tra beat sparato, soul gangherato (Disco Song lantiDonna Summer), orchestrazioni folli, ecco la risposta al ben pi noto e titolato Mohammed Rafi, il re del Bollywood sound.

7 7

BARBARA ERRICOENDRIGO IN JAZZ (Koin/Dodicilune)

QUAKERS AND MORMONSEVOLVOTRON (La Valigetta)

Ultimo in ordine di tempo, fra i cantautori di prima generazione (Tenco, Lauzi, Bindi, De Andr), a subire la metamorfosi afroamericana da parti di giovani jazz singer, lEndrigo della Errico non sfugge ai clich di operazioni analoghe a partire dal discutibile modello Ghiglioni sings Tenco. Anche qui il progetto in bilico fra fedelt alla forma originale (soprattutto nelle strutture armoniche) e compiacimento interpretativo attraverso un vocalismo estetizzante che trascura lo spleen primigenio del folksinger triestino. A quel punto meglio stravolgere veramente oppure assimilare forme e contenuti in profondit, dopo anni e anni di ascolti e passioni. (g.mic.)

Una dose di estetica anticon., un occhio aperto sull'hip hop astratto anni Novanta e un altro sul versante elettronico pi gradito ai cosiddetti indie-rocker, un cantato (in inglese) non proprio accomodante a livello metrico e scelte musicali senza preclusioni, che spaziano in campi lontani da quelli citati. Il duo bolognese opera in una terra di nessuno, a oggi, non battuta. Sullo sfondo si vengono a creare atmosfere spirituali puntualmente agitate o assecondate, a seconda dei brani, da ritmo e voce. Daltronde bisogna reggere il gioco imposto da un nome quanto mai gravoso. Quello che pi conta per che i Quakers and Mormons sanno bene come costruire una canzone, a prescindere dai territori in cui si muovono. (l.gr.)

DIZZY GILLESPIEGILLESPIANA (Poll Winners Records/Egea)

SON OF DAVESHAKE A BONE (Kartel Records/Audioglobe)

Lalo Schifrin il nome doro a firma di innumerevoli composizioni per cinema e televisione, secondo la vulgata corrente. Oppure lo strepitoso arrangiatore di Sarah Vaughan e Stan Getz per il glorioso periodo delletichetta Verve. Qui, in queste session, invece il ventottenne freschissimo pianista argentino che si innamora della straordinaria musicalit dei bopper, e prepara per Dizzy Gillespie una complessa partitura per big band in cinque movimenti pieni di colore e dinamismo. il novembre del 1960. Una settimana dopo la medesima partitura presentata dal vivo a Parigi da Dizzy alla Salle Pleyel in quintetto, Schifrin al pianoforte: e anche asciugata e contenuta, brilla di idee e sostanza. Trovate il tutto raccolto in unico cd. (g.fe.)

LEGENDA

Al secolo Benjamin Darvill. In passato chitarrista dei Crash Test Dummies e oggi al quinto disco come solista. Lui e la sua armonica. Intrattenitore di qualit, valido musicista nonch scaltro frequentatore di palchi. Dodici brani in cui queste doti prendono corpo e spessore. Con infinito rispetto della tradizione blues e cipiglio improvvisativo. Senza storcere il naso, ci si pu campionare anche suonando blues. Lo fanno in tanti, a pochi riesce bene. A lui, benissimo. Naturale che il disco arrivi dalla tana di Steve Albini. E che in giro gi si contano gli epigoni (B.B. Bailey). Manifesto intenzionale: Aint Nothin but the Blues. Grande. (g.di.)

8 6 7ZULI

NEONCRIMES OF PASSION REDUX (Spittle/Goodfellas)

YUCKYUCK (Fat Possum)

T-BONE WALKERYOU'RE MY BEST POKER HAND (Fantastic Voyage/Goodfellas)

THE JOY FORMIDABLETHE BIG ROAR (Canvasback/Atlantic)

Potremmo anche sbagliarci ma di questa band a breve se ne parler assai. Anima e corpo arrivano dal Galles dove sono cresciuti i due leader Ritzy Bryan e Rhyddian Daffyd, coadiuvati dal batterista Matt Thomas. Lei, Ritzy, ha una voce che colpisce, una voce che definiremmo fiera, e perfetta per il sound aggressivo e melodico al tempo che caratterizza la formazione britannica. Quello che comunque colpisce maggiormente di The Big Roar proprio la qualit sonora, che d lidea di una produzione molto attenta e senza badare a spese. Tra pulsioni emocore di fine anni Novanta e accenni shoegaze il disco scorre piacevole e ladrenalina sale conseguentemente, ma liniziale The Everchanging Spectrum of a Lie - lunga quasi otto minuti - a guadagnarsi i galloni di miglior brano. (b.mo.)

7

PATRIZIA LAQUIDARA E HOTEL RIFIL CANTO DELL'ANGUANA (Slang)

Il quarto disco di Patrizia Laquidara segna una tappa decisiva nella carriera dell'artista siculoveneta. Interamente cantato in dialetto altovicentino, il disco ha come filo conduttore l'anguana, figura fantastica di un immaginario popolare che non appartiene soltanto al Veneto, ma a buona parte del nordest italiano. I testi del poeta Enio Sartori si sposano felicemente con le musiche, molte delle quali scritte da Patrizia e dal pianista jazz Alfonso Santimone, cofondatore dell'etichetta El Gallo Rojo. Nel brano iniziale, Ah jente de la me tera, le parti cantate si alternano ai ritmi gioiosi e trascinanti del gruppo. Certi brani sono delicati, ma mai leziosi (Dormi putn, La fumana), mentre Nota d'anguana si segnala per il ritornello suadente. La cantante affiancata da un valido gruppo con il quale aveva gi collaborato, Hotel Rif, dove spiccano la fisarmonica di Mirco Maistro e i fiati di Paolo Bressan. Con questo lavoro maturo e riuscito Patrizia entra di diritto fra gli esponenti pi interessanti della canzone italiana. E si dimostra valida anche come autrice delle musiche. (a.mic.)

7

Alla (ri)scoperta della new wave italiana, di quella pi nascosta ma che aveva un seguito di appassionati di tutto rispetto. In questo viaggio negli anni Ottanta italici ci viene in soccorso la Spittle Records che riedita (per la prima volta in cd) una serie di album, tra cui questo Crimes of Passion, canto del cigno dei fiorentini Neon, pubblicato allora in tre parti tra ep e mini ellep. Era, come scrive Federico Guglielmi nelle note che accompagnano il cd, un tentativo di coltivare la vocazione rnr senza rinnegare la dance alternativa con la quale avevano fino ad allora flirtato. Post punk, quindi, nel significato pi puro del termine, con uno sguardo al sound dei Killing Joke, Siouxsie, Modern English ecc. Post punk cos come, con accenti diversi, era ci che suonavano le band che la Spittle ha riportato alla luce dalloblio in questa serie di riedizioni che ripropongono i trevigiani Wax Heroes con Dal principio alla fine (contenente il singolo Sher e i loro demo), Le Masque con Spunti per commedianti, ristampa del primo 12 e di una cassetta (!), e infine lelettronica degli Atrox con Falls of Time che mette insieme gli album The Nights Remains e Water Tales e lomonimo 12. (r.pe.)

7

Non stentiamo certo a credere che l'ascolto dei Pavement, per la prima volta tre anni fa, fu un'illuminazione per Daniel Blumberg. La voce e chitarra del quintetto londinese, ha poco pi di vent'anni e non (inaspettatamente) cresciuto a pane e indie anni Ottanta e Novanta. Che sia merito del ritorno mondiale dellindie lo-fi di quei due decenni, o di una sterzata personale dopo l'esperienza brit pop con i Cajun Dance Party, non ci dato saperlo. E forse, vista la buona riuscita dellesordio autoprodotto degli Yuck, anche la lista di nomi noti di cui figlio (Dinosaur Jr., Yo la Tengo, Pavement, Teenage Fanclub) appare marginale. Testi d'amore e melodie effervescenti, luminose, distorte ed evocative di quei teen years che non passano mai. Carta vetrata che sfrega con cristalli di zucchero ricordi di pomeriggi estivi, ma anche episodi acustici e liquidi e una chiusura dilatata (Rubber) che lascia spazio ad ambizioni future. Un album eterogeneo, una caramella che non perde il sapore. E che masticheremo tutto lanno. (c.col.)

8

Fare il punto sul percorso di T-Bone Walker, in modo esauriente, si pu. Questo il risultato della compilazione che include, in perfetto stile Fantastic Voyage, settantacinque brani in tre cd. Arco cronologico dal 1940 al 57, il periodo pi fertile e produttivo per il nostro. Quello in cui label, studi di registrazione e miglia percorse hanno contribuito a creare il personaggio T-Bone. Texas-style, ancora ad oggi riferimento ineccepibile del classic blues da manuale. (g.di.)

THE VEGETABLE ORCHESTRAONIONOISE (Transacoustic Research/Family Affair)

WORLDS END GIRLFRIENDSEVEN IDIOTS (Erased Tapes)

L'ultima volta che era comparsa la parola vegetale in ambito popular, in una canzone obliqua e impossibile come la mente del creatore, Syd Barrett. Al diamante folle dei Pink Floyd sarebbe piaciuta l'austriaca Orchestra Vegetale, che da una dozzina d'anni batte teatri e altri luoghi pubblici: arrivano, fanno incetta di verdura fresca, trasformano il tutto in strumenti. Incredibile ma vero. Ogni suono che sentite, qui, costruito con verdura trasformata in strumento: dai bassi profondi ai flauti a qualcosa che assomiglia a una chitarra. Se pensate che sia una cialtronata siete fuori strada: questi suonano davvero, e fanno pure ricerca. Con ironia: vedi alla voce Krautrock, titolo e testuale realt dell'ultimo brano. (g.fe.)

Inserito il cd nellapposito lettore il display segna 78.17, e la domanda sorge spontanea: sar il caso di ascoltarlo? Le note parlano di un disco unico e originalissimo, di pop irregolare, ma si sa, si tende sempre a magnificare i propri prodotti. Quindi di nuovo il dilemma: che fare? La decisione presa: si ascolta! E si capisce immediatamente che stavolta forse c del vero in quel che scrivono quelli delletichetta, la londinese Erased Tapes, label nota per dare asilo ad artisti della scena neoclassica, come Nils Frahm o lafur Arnalds. E cosa centri Worlds End Girlfriend, progetto schizzatissimo di un altrettanto schizzato musicista e compositore giapponese che risponde al nome di Katsuhiko Maeda, con unetichetta del genere non si capisce, ma, in fin dei conti, neanche ci interessa se quello che abbiamo nelle orecchie ci piace. Eccome ci piace! Pop irregolare un termine che calza a pennello per questo disco in cui, in maniera del tutto (apparentemente) casuale, appaiono sonorit sghembe che vanno dai glitch elettronici al rock, dalla classica al folk balcanico, dal jazz davanguardia allindie pop. Fantastiche, ma proprio fantastiche, Ulysses Gazer e Bohemian Purgatory Part 2, splendida Unfinished Finale Shed. (r.pe.)

8

COLPI (Trumen records/Self)

chiara colli stefano crippa gianluca diana grazia rita di florio guido festinese guido michelone alessandro michelucci brian morden roberto peciola

Zuli lalias di Marco Zuliani, un giovane artista di Venaria Reale, noto in ambito hip hop per alcune importanti collaborazioni. Colpi il suo terzo album solista, in bilico tra reggae e hip hop, con loop e rime in stile rap impastate con melodie leggere e orecchiabili. un disco diretto, che va al sodo, e la morale : affronta la realt a muso duro. Zuli - crudo e ironico - padroneggia bene la rima e veicola il bisogno di evasione dai clich, nel videoclip Occhi thai. Bella la versione acustica de La scommessa, un brano che ha conquistato lorecchio di David Rodigan. (g.d.f.)

7

ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011 (9

CULT

INSOSTENIBILE

LETALE

RIVOLTANTE

SOPORIFERO

COSI COSI

BELLO

MAGICO

CLASSICO

TEATRO THE BOOK OF MORMON

IL COLORE DEL VENTODI BRUNO BIGONI. ITALIA 2010

Il colore del vento racconta il viaggio di una nave mercantile nel Mar Mediterraneo. Marinai che vivono sullacqua la maggior parte della loro vita, che si perdono nel mare per scoprire donne, uomini e citt, per cogliere e raccontare le diverse realt del Mediterraneo. Ogni scalo una citt, ogni citt una storia. Da Dubrovnik a Bari, da Istanbul a Lampedusa, il film di Bruno Bigoni un giornale di viaggio: a Barcellona incontra lultima testimone della rivoluzione anarchica del 36 e a Genova ascolta la storia di una nigeriana giunta in Italia lungo la rotta degli schiavi. Tra Hugo Pratt e Kapuscinski, accompagnato dai suoni e dalle parole di Cruza de m di Fabrizio De Andr, presentato al festival di Roma.

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Musical blasfemo e antimperialistadi Giulia DAgnolo Vallano spirito ferocemente indomito, innocente e balsfemo dei bambini terribili di South Park, il fervore kitch e sorridente del mormonismo, il disastro postcoloniale dellAfrica subsahariana e lesuberanza all American della miglior tradizione del musical alla Rodgers and Hammerstein: The Book of Mormon, storia miracolo teatral/culturale del momento, atterrato il 24 marzo scorso a riscattare Broadway dallimbarazzo catastrofico di Spider Man e a offrire un involontario, ma azzecatissimo, appiglio alla politica estera di Obama, con tutta la creativit eversiva di cui Trey Parker e Matt Stone sono capaci. Che il duo dietro alla serie cartoon pi allegramente volgare, icnoclasta e senza paura della tv americana (giunta alle soglie della 15esima stagione) firmi quello che le recensioni hanno gi etichettato come un classico del musical nostrano non stupisce: i due amici e compagni di scuola alla University of Colorado, ex studenti di Stan Brakhage, hanno dimostrato fin da piccoli una passione per il genere. Il primo film di Trey Parker (con Stone produttore) si intitola, dopo tutto Cannibal! The Musical (1993) e alterna festini cannibaleschi a grezzi balletti su musiche semplici e sentimentali (firmate da Parker medesimo). Lo sfondo la febbre delloro ai tempi della Frontiera americana, i protagonisti un gruppo di cercatori che attraversano le Rocky Mountains con unimplausibile guida mormona. La love story tra un uomo e il suo cavallo. Uno dei film successivi di Parker e Stone, il delirante, iperlibertario - tutto girato con bambole tipo Barbie e Ken Team America: World Police (2004) conteneva un numero musicale ispirato a Rent, finemente intitolato Everyone Has Aids. Ma con South Park: Bigger, Longer and Uncut, il magnifico lungo, derivato nel 1998 dalla loro serie televisiva, che i due hanno dimostrato la loro profonda sapienza per la forma, adattando al loro imaginario gli intramontabili incanti musicali e narrativi del cartoon animato disneyano (con in pi tocchi coreografici da Busby Berkeley, e motivi che ricordano Oklahoma e Les Misera-

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FASTERDI GEORGE TILLMAN JR.; CON DWAYNE JOHNSON, BILLY BOB THORNTON. USA 2010

Un ex detenuto deciso a vendicare la morte del fratello, avvenuta durante la rapina che ha portato alla sua incarcerazione. Ma sulle sue tracce si sono gi messi un irreprensibile agente di polizia e un giovane sicario e nel frattempo il mistero della morte del fratello si infittisce sempre di pi.

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LIMITLESSDI NEIL BURGER; BRADLEY COOPER, ROBERT DE NIRO. USA 2011

Eddie Morra, romanziere newyorkese vuole scrivere il suo nuovo libro ed in crisi creativa. La fidanzata Lindy decide di lasciarlo proprio in questa circostanza. Lex cognato di Eddie gli fa allora provare un farmaco sperimentale, una droga leggera, lNzt e la sua vita ha una svolta improvvisa. Il farmaco in grado di sbloccare e amplificare le potenzialit della mente e, Eddie riesce a scrivere il suo libro in soli quattro giorni ed in seguito si arricchisce iniziando a frequentare Wall Street. Mentre si rende conto che lNzt ha pure degli inquietanti effetti collaterali, Eddie entra in relazione con Carl Van Loon (De Niro), magnate della finanza, che cerca cos di approfittare delle strabilianti attitudini dello scrittore. Dal regista de lIllusionista.

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bles). Tra i risultati del mix sono la mitica canzone Uncle Fucka (che uno continuava a cantare per giorni dopo avere visto il film), una nomination agli Oscar per Blame Canada (durante la cerimonia degli Academy Awards, Robin Williams la cant con un nastro adesivo nero sulla bocca, perch Stone e Parker si rifiutarono di tagliare le parole indicibili su un network tv), una storia di sesso tra Satana e Saddam Hussein e una citazione nel Guinness dei primati per il film danimazione pi profano della storia. LAmerican Film Institute ha incluso South Park: Bigger, Longer and Uncut tra i migliori musical mai realizzati. John Landis e Terry Gillian (due raffinati amanti del genere) concordano. Oltre al musical, anche la religione non terreno nuovo per Parker e Stone. Il loro primo corto si intitolava Jesus Versus Frosty (Frosty lomino di neve) il secondo Jesus Versus Santa (ovvero Babbo Natale) e, nei suoi quindici anni di messa in onda, South Park ha dedicato numerosi episodi a decostruire (e a offendere) i credo di cristiani, musulmani, mormoni, scientologi e, in generale, religiosi di ogni tipo. Lepisodio Red Catholic Love (a tema preti e pedofilia) scatent le ire della Chiesa cattolica; un doppio episodio sulla rappresentazione di Maometto giov loro la promessa di una fine simile a quella di Theo Van Gogh (il regista olandese ucciso dagli estremisti islamici nel 2004); e il cult assoluto con Tom Cruise scientologo e gay fu bandito dalle repliche su Comedy Channel e provoc le dimissioni di Isaac Hayes che nella serie dava la voce al popolarissimo personaggio Chef.

Lanima blasfema di Parker e Stone non si certo ripulita per il grande debutto su Broadway, realizzato con la collaborazione di Robert Lopez (lautore del premio Tony 2004, Avenue Q) e quella del potente produttore hollywoodiano Scott Rudin (True Grit, Fantastic Mr. Fox, ma anche i South Park). Il musical inzia a Salt Lake City dove smaglianti coppie di giovani missionari mormoni vengono spedite a convertire pecorelle smarrite in tutti gli angoli del mondo. Il primo della classe, Elder Price (Andrew Rannells), sogna di essere mandato a predicare a La Mecca dei parchi a tema: Orlando. Il goffo, fantasioso, Elder Cunningham (John Gad) sogna e basta. I due estremi opposti vengono appaiati, e inviati in Uganda. Dove, nemmeno alla met del primo atto, dopo essere stati maltrattati in aereo e derubati, si trovano a ballare con lallegra ma sfigatissima popolazione di un villaggio africano. Hasa diga eebowai, cantano tutti in coro. un po il loro Hakuna Matata, spiegano gli infedeli ai missionari. Uninvocazione che si canta quando le cose vanno malissimo, e che fa pi o meno cosi Dio vai a farti fottere - in culo, in bocca. No, come dice Elder Cunningham perplesso, lAfrica di The Book of Mormon non quella di The Lion King. Sorprendentemente tradizionale, curato e rigoroso nellimpianto scenico e musicale, The Book of Mormon, ha tutto il pubblico (neworkese ma non solo, non molti i giovanissimi) dalla sua entro circa quaranta minuti di spettacolo. Lintero secondo tempo una risata ininterrotta. Ha anche un inferno mormone

tra le cui fiamme si agitano contenti Hitler, Genghis Kahn, lavvocato di O.J. Simpson Johnny Cochran e due enormi tazze di caff Starbucks. Evoca Aids, mutilazioni di genitali femminili, stupri di bambini e apparizioni di Ges, del profeta mormone Joseph Smith, del pastore mormone Brigham Young, di Darth Vader, Bono e Frodo Baggins. La voce di Dio Hey guys! - la stessa di Cartman, il micidiale ciccione di South Park. La satira sullimplausibilit, linadeguatezza e lipocrisia della religione che colonizza lAfrica nera anche satira dellimperialsmo culturale a stelle e strisce. Una religione made in Usa (il mormonismo), per una forma di spettacolo made in Usa (il musical) per lexport pi di successo della storia Usa (la pop cultura). Come il filo rosso che lega tutti i migliori episodi di South Park e i film di Parker e Stone, The Book of Mormon , allo stesso tempo, una critica e una celebrazione dellAmerican spirit, delle contraddizioni, dellesuberanza e dei lati oscuri di quella singolarit americana che Obama invocava cercando, per esempio, di tenere insieme logica e illogicit totale nel suo discorso sulla Libia. una visione sia cinica che piena di speranza. Siamo affascinati dallidea che la felicit e la fede possano essere valori pi alti della verit, ha detto al Wall Street Journal Matt Stone, che si definisce un ateo pieno di dubbi. In un certo senso, Guerre stellari la nostra religione. Spider Man una religione. Ci hanno influenzati pi di Ges, ma si tratta pur sempre di storie, gli ha fatto eco Trey Parker. In risposta alluscita su Broadway di The Book of Mormon, per ora, il sito della Chiesa di Ges Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha postato solo una dichiarazione piuttosto neutra: questa produzione teatrale tenta di divertire il pubblico per una sera mentre le Sacre scritture dei Mormoni cambiano per sempre la vita di molte persone avvicinandole a Cristo. Non fanno male a non prendersela troppo. Dopo tutto The Book Of Mormon funziona come unesperienza edificante.

10) ALIAS N. 15 - 16 APRILE 2011

il miracolo teatral-culturale del momento il musical atterrato il 24 marzo a Broadway e firmato da Trey Parker e Matt Stone, gli autori di South Park, da 15 anni la serie cartoon pi allegramente volgare, icnoclasta e senza paura della tv statunitense

UN PRESIDENTE MORMONE?

I repubblicani attratti da Romneydi G.D.V.NEW YORK

otrebbe essere mormone il prossimo avversario di Obama (Willard) Mitt Romney ha annunciato la formazione di un exploratory committee per valutare le sue chance di ottenere la nomination. In un panorama piuttosto sparuto (solo lex governatore del Minnesota Tim Pawlenty ha fatto un annuncio analogo), lex governatore del Massachusetts, ex responabile delle Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002, e discendente da una famiglia mormona da sei generazioni il front runner, almeno per ora. Pubblicamente, Romney cerca di non discutere la sua religione e il suo rapporto quello che facevo veniva rifiutato. Cresciuto nel pi to con la Chiesa dei Santi degli Ultimi aperto Michigan (il padre era stato governatore repubGiorni i sondaggi in occasione delle blicano moderato), Romney sfugg alluniformit dello primarie del 2008 (in cui Romney fu Utah. Ma, a leggere Wikipedia, pare che i francesi si siabattuto da John McCain) hanno infatno dimostrati un osso durissimo da convertire, quasi ti rilevato che il pregiudizio degli elettoquanto gli abitati dellUganda nel musical di Parker e ri nei confronti di un possibile presiStone. In particolare, sembra che il divieto mormone al dente mormone era maggiore (nellorfumo e allalcol fosse praticamente in