Alias de Il Manifesto (19.01.2013)

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Alias supplemento del Manifesto 19 gennaio 2013

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I COMIC BOOK ANNI 50 CINEMA E WEB MARIANGELA MELATO UGO GREGORETTI ROCK IN JAZZ BEATLES IN ITALIA SUPER MARIO RATCHET & CLANKMUSICA ARTI OZIOSUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 19 GENNAIO 2013 ANNO 16 N. 3

IN ARRIVO CON IL VENTO DEGLI AQUILONI LETERNO RAGAZZO CHE CI HA INSEGNATO IL GUSTO DELLIRRIVERENZA BENEDUCATA SEMPRE UTILE A RISPONDERE PER LE RIME

SQUISITAMENTE PAOLO POLI

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ALIAS 19 GENNAIO 2013

IN SCENA

TEATRO LA STAR SI RACCONTA

Paolo Poli nello spettacolo Sillabari, da Goffredo Parise, 2008. Nelle due foto grandi a destra, in Aquiloni e in piccolo due immagini dellattore ne Il Mare da Anna Maria Ortese, 2010

di CECILIA ERMINIMILANO

PAOLO POLI MATTATORINovecento il secolo nostro edito da Maschietto Editore che ripercorre, nello splendido dialogo fra l'autrice e Poli, un sodalizio artistico durate oltre cinquant'anni). Il piccolo mondo antico pascoliano racchiuso qui, pronto per partire alla volta di Roma dove, al teatro Eliseo (fino al 3 febbraio), Poli sta presentando il suo ultimo spettacolo: Aquiloni, pastiche di piroette, canzoncine fasciste e poesie di Giovanni Pascoli rivedute e un filo scorrette. Aboliti i colori patetici della produzione poetica La cavallina storna? Che orrore! Per carit...Con Laura Betti si faceva la parodia alla radio, che nitriti!, Poli e i suoi quattro irresistibili, bravissimi boys (Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco) sgambettano leziosi per circa due ore, mescolando variopinti siparietti canori della Belle poque, travestimenti ornitologici degni di Papageno e le note di Guantanamera, come novelli Jos Carioca, a poetici recitativi in giacca e papillon capaci di restituire un Pascoli rimatore (finalmente) lontano dagli stereotipi scolastici delle sudate rime imparate a memoria. Nellingannevole sobriet spartana del suo camerino milanese, il fanciullino di Firenze un impetuoso fiume in piena di aneddoti e di madeleine, a cominciare dalle memorie intrise di ricordi tosco-emiliani fino alle rimembranze cinematografiche davanti alla macchina da presa, colpevole, ma non a suo dire, di averlo sfruttato poco e male. Che cosa l'affascina maggiormente della poetica pascoliana? il primo poeta che ho conosciuto da bambino, quando a scuola ci facevano leggere e imparare a memoria i noiosi Poemi Conviviali perch sai, all'epoca sembravano pi culturali - il povero Pasolini fece addirittura la tesi di laurea. Con la vecchiaia ho riscoperto il Pascoli delle sperimentazioni, della poesia cosmica, delle onomatopee, il poeta capace di dar voce agli animali - il chiu dell'assiuolo - il suo plurilinguismo: era nato a San Mauro di Romagna ma molto presto s'impadron del dialetto della Lucchesia, scrivendo i diti invece delle dita. Senza dimenticare il Pascoli proto futurista, straordinario inventore di onomatopee, molto prima dell'elogio dei bombardamenti di Tommaso Marinetti con il suo Zang Tumb Tumb e del cloffete, cloppete, clocchete, la fontana malata del mio amato Palazzeschi. Interessante anche il suo personalissimo culto agreste, anticipatore delle esaltazione mussoliniane. Cos nel mio spettacolo ho preso un po' di Myricae, qualche cosa dei Canti di Castelvecchio e un po dei Poemetti ma non ho preso in considerazione la sua storia personale anche perch la disgrazia del Pascoli stata che gli sopravvissuta la sorella Mari, una sciocchina sentimentale che scrisse una biografia del fratello piena di malcelata gelosia e morbosi aneddoti, dormivano in stanze diverse ma avevano le testate dei lettini appoggiate al muro che li divideva, copiando le atmosfere di Marcel Proust che un narratore senza dubbio pi dotato della Mari Pascoli. A proposito di ricordi, quali furono le sue prime infatuazioni artistiche? Il cinematografo senza dubbio: del cinema ho vissuto un'epoca cos bella, cos ricca e irripetibile che adesso difficile trovare qualcosa che incontri il mio gusto anche perch quando io ero giovane, nella seconda met del secolo passato, c'erano i film di Rossellini, Visconti, Emmer. Erano tutti bravi perch venivano dal documentario, non a caso il primo film di Roberto La nave bianca racconta le gesta degli uomini della Marina Militare, e anche in Viaggio in Italia, con la meravigliosa Ingrid, c' un lunghissimo e meraviglioso pezzo sulla mattanza dei tonni. Che film guardava durante la sua infanzia? Da bambino vedevo i film di Alessandro Blasetti con cui ho poi

Vispa Teresa infaticabile del teatro italiano, Paolo Poli svolazza dietro le quinte dell'Elfo Puccini di Milano con bambinesca noncuranza dei suoi 84 anni, mostrando bauli colmi di parrucche impomatate, sottane da gran dama, copricapi piumati opera della straordinaria costumista Santuzza Cal mentre, poco pi in l, volteggiano le intercambiabili scenografie compendio pittorico novecentesco del compianto Emanuele Luzzati, scomparso nel 2007 ma ancora presente come compagno di scena (indispensabile il recente libro di Marina Romiti Paolo Poli e Lele Luzzati. Il

lavorato, molti anni dopo, nel 1979 per I racconti di fantascienza televisivi. Era una persona meravigliosa, un convinto fascista ma girava i film in russo, splendide fiabe come La corona di ferro. Non c'interessava la significanza, quello che volevamo era vedere il cattivone mongolo con le falci, Massimo Girotti mezzo nudo sugli alberi come Tarzan, Elisa Cegani, amica storica di Blasetti, che faceva la principessa malata nel letto ricoperta di mille veli. Blasetti poteva fare tutto, anche girare una scena all'Arena di Verona, che in realt doveva sembrare il Colosseo, con le vergini cristiane a seno nudo perch Mussolini gli lasciava fare tutto quello che voleva e poi si vedevano che risultati! E i primi incontri artistici? Clara Calamai, prima ancora che diventasse famosa, perch era la figlia del capostazione di Prato. Mia madre era una maestra montessoriana e da Firenze tutti i giorni prendeva il treno per andare a Prato, portandomi a volte con s. Ricordo questa stazioncina con l'aiuola di fiori che cambiava la data ogni giorno, opera del padre di Clara che abitava con la famiglia al piano di sopra. Una mattina alzai gli occhi, avevo sei o sette anni, e la vidi, quindicenne e bellissima e dopo una delusione d'amore and a Roma, dove sul tram incontr Gino Sensani, grandissimo costumista che la port a Cinecitt. Quali donne della mitologia hollywoodiana l'hanno pi influenzata? Greta Garbo fu la prima: era un'attrice capace di assorbire completamente i personaggi, come

Lirripetibile gusto di essere Paolo PoliLa riscoperta del Pascoli protofuturista, lammirazione per Blasetti, lincontro, lui bambino, con Clara Calamai, la tv degli sketch

ALIAS 19 GENNAIO 2013

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la mia amata Marlene Dietrich, sia che facesse la puttana come ne La signora delle camelie o una principessa ma anche quando interpretava Anna Karenina, un'altra porcellona. Era una donna sempre attenta a quello che faceva, basti ricordare che fu lei a portare Pirandello al cinema, una scoperta che ho fatto leggendo la corrispondenza fra Luigi Pirandello e Marta Abba, una grande attrice che nessuno ricorda pi ma che ho avuto la fortuna di ammirare a teatro proprio in Come tu mi vuoi. Nel film la Garbo era semplicemente magnifica, con dei vestiti meravigliosi fatti da Adrian, quelli con una manica s e una no, un orecchino s e un no. A proposito di abiti di scena, lei accreditato come attore e costumista nell'esordio alla regia di Franco Zeffirelli Camping. S, facevo i costumi perch non c'erano soldi e anche una piccola comparsata nella scena dove Marisa Allasio entra in Chiesa. La mia parte era quella del prete e feci un piccolo tondo di cerotti da mettermi in testa per darmi un'aria di santit, anche se dovevo pronunciare solo una piccola battuta. Giravamo in un paesino di nome Poli, vicino a Roma e mi alzavo alle quattro del mattino in una tenda rimediata oppure nella saletta dietro l'osteria per preparare i vestiti di Marisa e delle comparse. Tutto il film era girato in esterni, in condizioni difficili per tutti lavoravamo, anche se malamente e a volte senza prendere la paga, figuriamoci i contributi. Ci davano dei foglietti con scritto versamento in corso, corso Garibaldi! dicevo io sicch io e Laura Betti avevamo delle pensioni bruttissime, per questo sono costretto a lavorare ancora. Ma i film erano piccole cose, ho fatto un film mediocre come Le due orfanelle ma l'operatore era Anchise Brizzi, quello che l'anno prima aveva fatto Otello con Orson Welles e le tre Desdemone. Su suo consiglio andai in Marocco a visitare la fortezza spagnola dove avevano girato alcune scene e la cisterna dove Orson ambient i sotterranei del castello e la scena del bagno turco. La povera Maria de Matteis, eccellente costum