Alias supplemento de Il Manifesto (05.01.2013)

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Alias supplemento de Il Manifesto (05.01.2013)

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ADAIEVSKY RAVI SHANKAR ARGENTO MARK COUSINS JUZO ITAMI MAURO VALERI PANEM ET CIRCENSES I SING ITALIANO DR. DRE, VENTANNI DI HIP HOP WILLIAM BURROUGHS E SCIENTOLOGYMUSICA ARTI OZIOSUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 5 GENNAIO 2013 ANNO 16 N. 1

GRAZIE, LOUHA DETTO S A BELLOCCHIO E NO A VISCONTI DALLA GIUNGLA, AI PUGNI DI UNA GENERAZIONE, ALLA SCONFITTA, ALLE MERAVIGLIOSE INVENZIONI DI RAUL RUIZ. E A UN CERTO PUNTO SCOPRE DI AVERE LA VOCE CHE IL CINEMA ITALIANO GLI AVEVA CANCELLATO. UNA INTERVISTA SENZA FRONTIERE CHE CI RIPORTA UN COMPAGNO DI STRADA

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LATTORE

NON CHIAMATEMI RIBELLE

Gli occhi, la bocca, la voce ritrovataUn incontro che ci fa scoprire come ha vissuto allestero lattore che stato il simbolo di una generazione dai Pugni in tasca di Bellocchio, allimpegno politico interrotto per estradizionedi ELFI REITER

LOU CASTELMitterand, Flix Guattari, per nominare alcuni degli attualmente 2.716 ritratti raccolti). Lo stesso Lou Castel (il cui ritratto il numero 501) ha iniziato da tempo a creare le proprie opere (in video) seguendo uno schema di inquadrature fisse di pi o meno lunga durata nel tempo. Ci racconti il tuo iter da attore a autore e viceversa? La mia prima regia risale al 1998, quando realizzai Just in time con Robert Kramer (chi non ricorda i mitici film Route One e Docs Kingdom di questo grandioso cineasta di origini Usa morto a soli sessantanni nel 1999 in Francia? ndr). La storia narrata in tredici minuti, vedibile su youtube, si pu riassumere in tre parole: sesso, pistole e droga. Avevamo capito da subito che eravamo uguali A partire da l era nata per me una ricerca durata alcuni anni per cui producevo inquadrature fisse con un determinato numero di immagini che poi moltiplicavo dapprima sedici volte, poi nove e infine sei volte, creando un legame col fattore tempo, usando vari argomenti, evitando il montaggio. Per porre fine a questo periodo avevo spaccato la lente del proiettore Per passare a quale arte? Nel 1999 mi sono operato allanca e volevo fare 99 dipinti di un metro quadrato, una visione cronologica, poi ridotti a quadrati di 33 centimetri. Ne ho realizzati cinquanta. Ora sono arrivato al rettangolo, pi piccolo, colorati nella pi pura astrazione. Sei stato assente dallItalia per oltre ventanni, come mai? RISPOSTA: Me nero andato negli anni ottanta, uno dei motivi, non lunico, era che allepoca nel cinema italiano cera il cosiddetto volto-voce degli attori italiani, per cui molti doppiatori avevano trovato una loro faccia e una loro notoriet. Mi spiego, allepoca molti attori erano doppiati, io ero tra quelli e a dire il vero mi sentivo molto alienato. Non avevo voce, ero soltanto un volto, un corpo. Ci mi aveva creato unesistenza monca sul piano professionale come attore. A mio avviso questo mio essere muto si era poi protratto anche nella mia vita privata. Mi sono sentito come centrifugato, buttato fuori dal mondo, e avevo capito - e quindi deciso - che avrei potuto recitare unicamente nel cinema francese, con certi autori per. Con cui poi ho anche lavorato: Philippe Garrel, nel suo La naissance de lamour, Gerard Courant, Pascal Bonitzer. Ho partecipato anche a un corto, di cui non ricordo il titolo, in cui si era sperimentata per la prima volta la skycam a distanza e la cinepresa volava sopra di me come una farfalla mentre recitavo un monologo. Prima ancora eri in un paio di film di Wenders, hai girato con Fassbinder in Germania Avevo girato un po lEuropa, ma il mio centro artistico era la Francia, dove uno dei pi importanti incontri era Raul Ruiz, nei primi anni ottanta e poi a met anni novanta per Tre vite e una morte con Marcello Mastroianni: avevamo inventato l per l una scena, talmente forte era laffinit attoriale e Ruiz ci chiese come mai nessuno aveva fatto recitarci assieme prima. Da copione cera Roland Topor in coppia con me per fare due mendicanti straccioni. Comera lavorare con Ruiz? Cera una gran stima reciproca. Mi conosceva dai precedenti film girati in Italia e Germania, e mi fece recitare liberamente. Era nata unintensa amicizia intellettuale che ci aveva avvicinato molto, forse per analoghe esperienze vissute? Anche lui veniva dal Sudamerica e la Francia non era il suo paese. Mentre girava, ci raccontava il film come laveva in testa, le inquadrature, le scene, i tagli nel montaggio, aveva previsto tutto! Mi ricordo che rimasi molto impressionato dai suoi racconti e di come si ricordava la prefigurazione di oltre duecento scene. Meraviglioso! E ancor pi affascinante sono i suoi lavori pi sperimentali, per non parlare di lui come teorico del cinema. In occasione della sua morte (agosto 2011, ndr) ho ritrovato un suo saggio sul tempo nel cinema, che sono due tempi che si accompagnano vicendevolmente, uno pi inciso che determina tempi e forme nel linguaggio cinematografico, e laltro che scorre, e lui era sempre alla ricerca del primo da far incrociare con laltro e gli stimoli per il suo sperimentalismo, li prendeva ovunque. Hai accennato a esperienze analoghe sul piano politico-culturale tra te e Ruiz, ci racconti un po di pi? Forse perch entrambi venivamo da paesi latino-americani? Laver vissuto in Colombia e nella giungla, credo, abbia influenzato il mio immaginario, ne avevo sentito rumori e profumi, la sua dimensione selvaggia da bambino lho sempre vissuta tra choc e sorpresa. Ruiz stato militante nelle file del partito di Allende Per entrambi per ai tempi del nostro incontro era gi tutto molto cambiato, come lo oggi rispetto ad allora. Certo, le idee sono sempre le stesse! (sorride) Ricordo che gli portavo i numeri di Alfabeta sul set, avendo sempre con me gli scritti politico-culturali che risalivano ai tempi in cui vivevo a Milano, dove conoscevo lambiente attorno alla rivista. Per farla breve, lavorando nel cinema con tutti quegli autori ho potuto portare avanti un discorso politico dopo che qua era finito tutto, dopo il 1979. In che senso? C stata una sconfitta, bench avessimo cambiato molte cose, dopo la repressione del 7 aprile e gli arresti di Autonomia Operaia. Ci siamo detti piuttosto che farci ammazzare Del resto ero gi stato espulso in modo violento dallItalia nel 1972, in base a una legge del Codice Rocco per cui potevano dire che ero un elemento pericoloso e chiedere lespulsione. Assieme a me cerano alcuni palestinesi, anche loro espulsi. Perch ti avevano espulso? Non lo so. Alla conferenza stampa organizzata da un gruppo di cineasti, tra cui Liliana Cavani, per denunciare la mia situazione assurda, in Vico del Piombo cerano 15 poliziotti ad aspettarmi, perch mi ero nascosto per qualche giorno, mi invitarono a salire in macchina e mi portarono al commissariato centrale. Pensavano fossi armato, mi perquisirono e insultarono, per poi condurmi direttamente a Fiumicino e accompagnarmi fin dentro laereo. Per fortuna ci fu un giornalista del Messaggero che scatt quella foto di me col pugno alzato mentre salgo sullaereo. Mi fecero partire senza niente, a inizio inverno, per Stoccolma, che non conoscevo, ma avendo il passaporto svedese... L mi aspettarono i giornalisti di destra, perch ero il divo italo-svedese! Mi ricordavo il nome di un regista svedese, la cui sorella mi ospitava, mentre da subito cerano manifestazioni a mio favore essendosi formato un movimento nella scena teatrale e cinematografica. Il gruppo del Filmverlag der Autoren era gi al corrente, Wim Wenders mi volle per il suo film La lettera scarlatta e mi chiam a lavorare con s. Dopo ero andato su unisola greca con una scrittrice nel periodo dei colonelli Ma il filo conduttore era sempre stato fare lattore, era la bussola che mi motivava nella mia vita. Voglio aggiungere due cose sul rapporto con la cinepresa: non ero mai passivo, ho sempre voluto sapere dovera, fin dove si sarebbe mossa, eccetera. Gli altri attori no. Forse era dovuto a quella separazione tra voce e corpo, tra lattore che agisce unicamente col corpo e lattore che parla ripetendo le battute in scena? Tu che hai vissuto quel periodo in cui si girava e poi si doppiava con altre voci: quali impressioni ti porti dietro? Di storie del cinema ce ne sono tante, in fondo, a Roma non cera un vero movimento, incisivo e importante, come lo era quello dei Cahiers du Cinema in Francia. Esisteva Filmcritica, ma non aveva cineasti seguaci per generare qualcosa di innovativo e fondante capace di creare una controcorrente. Cera un essere

Ospite del Torino International Film Festival essendo tra gli interpreti del nuovo film di Tonino De Bernardi, Casa dolce casa, abbiamo incontrato Lou Castel per parlare della sua vita tra una forte militanza politica e il lavoro di attore. Nato a Bogot nel 1943, padre svedese emigrato e madre irlandese, era cresciuto in vari luoghi, tra cui Giamaica e New York. Ha frequentato il Centro sperimentale di Roma per studiare recitazione e ha esordito nel film manifesto della ribellione negli anni sessanta, I pugni in tasca di Marco Bellocchio. Un ruolo che gli rimane addosso come marchio, il giovane ribelle provocatore che massacra la propria famiglia (sul piano simbolico ovviamente, la morte della famiglia era un tema frequente nel cinema degli anni settanta), e molti registi italiani lo chiameranno a interpretare personaggi inquietanti (da Damiani a Lizzani, da Festa Campanile a Ferrara). Quellaria inquietante per anche e soprattutto fonte inestinguibile di turbamento per creare le pi svariate figure dis/turbanti, e non a caso Liliana Cavani lo scrittura per Francesco DAssisi e per (il quasi sconosciuto perch scomodo) Galileo (nel 69); Rainer Werner Fassbinder lo vuole in Attenzione alla puttana santa (71); Bellocchio lo richiama nel 72 per Nel nome del padre e dieci anni dopo per Gli occhi, la bocca; Chabrol gli affida il ruolo di terrorista di sinistra nel suo affresco politico-rivoluzionario ispirato alle vicende della Raf in Germania e delle Br in Italia Sterminate il Gruppo Zero girato nel 1974. Recita a Berlino guidato da Helke Sander in Der Beginn aller Schrecken ist Liebe (t.l. Linizio di ogni terrore lamore, nell84) e, ormai trasferitosi in Francia, con Raul Ruiz (La presenza reale, Lisola del tesoro, entrambi nell85), Philippe Garrel (Elle a pass tants dheures sous les sunlights) nell85 e pi tardi nel pi noto La naissance de lamour con Jean Pierre Laud. Entra in contatto con Grard Courant, cineasta, scrittore, critico e poeta francese tra i pi prolifici nel campo sperimentale, per partecipare alla sua opera mammuth Cinmaton (da Cinma e photomaton) composta da tantissimi brevi ritratti delle pi diverse personalit del mondo della cultura in generale (da Samuel Fuller a Youssef Chahine, da Arrabal a Jean Franois Lyotard, Otto Sander, Franois

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bellissima! Mi piace molto con tutti quei costumi. Toglimi una curiosit: allepoca non ti hanno fatto dire le battute perch eri straniero e non parlavi un italiano, come dire, perfetto, oppure perch era la prassi, come narrano certe leggende a proposito delle riprese dei film di Fellini, di far dire un, due tre agli attori e registrare lintera colonna sonora in fase di post-produzione? La mia storia pi complessa. Avevo frequentato i corsi dellActors Studio a Roma in cui insegnavano sia tecniche di recitazione di Strasberg che la transe africana. Subito dopo ho fatto I Pugni in tasca buttandomici con impeto, in tutta la mia vulnerabilit, senza alcuna difesa dalle emozioni del personaggio, e ho inventato la tecnica che poi avrei chiamato deformazione professionale in cui usavo unicamente il corpo mosso da scatti nervosi. Una tecnica latente, perch non ne ero cosciente allepoca. Solo nel 1984 ho scoperto cosa voleva dire recitare, ossia lavorare con la voce. Fu durante le riprese di Campo Europa nelle Cinque Terre, per la regia dello svizzero Pierre Maillard, in cui recitavo in inglese, e quindi la ragione non era la lingua avendo gi recitato pi volte in inglese mantenendo ferma quella separazione, no, il fattore importante fu il luogo: eravamo sul mare, cera silenzio, i treni passavano o non passavano, i marinai parlavano a voce alta Un giorno nel riguardare una scena sul monitor sentivo la mia vocina, piano piano, in lontananza, e tutto dun tratto mi era salita unidentificazione, dentro. Quella era la mia voce?! Di getto scrissi un testo sulla separazione di lavoro che avevo sempre cercato di superare, il montaggio, le posizioni della cinepresa, etc., pensando che erano momenti di interruzione, di rottura, ma avevo capito che fino a quel momento mi ero sentito sdoppiato perch espropriato appunto della battuta. stato pubblicato? Sul catalogo della retrospettiva dedicatami nel 2000 a Parigi. In che lingua avevi recitato con Bellocchio? Dapprima in inglese, poi in italiano, anche se non bene, lho imparato recitando. Nella figura di Bellocchio vedevo una certa cultura italiana, dimpegno, lucida, il suo creare tensione nel senso positivo - ho incorporato tutto. Cerano stati due registi a farmi recitare in passato: Monicelli e Chabrol. A Monicelli andava bene il mio accento romano per il suo Rosa, in teatro nel 1981 con Carla Gravina. Mi aveva visto come attore comico e aveva ragione! A Chabrol suonava un accento di una certa regione francese e anche per lui ero comico, daltronde lui ha un humour incredibile! Va aggiunto, forse, che in Francia ho passato alcuni anni felici della mia infanzia, tra i dieci e i tredici anni, nella scuola con pedagogia rivoluzionaria di Freinet (fondata nel 1935 da Clstin Freinet a Vence fu la prima scuola senza classi,

in spazi aperti, supportata dal movimento operaio, dove linsegnamento era basato sullespressione libera dei bambini; ndr). Poi cera il condizionamento di parlare cinque lingue, di cui una sola senza accento, lo svedese. Tardi, ma non troppo ho cominciato a vivere lo spazio attorno a me come casa, e ci avvenuto grazie alla pittura. Ero nella casa vuota a Parigi, piena di enormi rulli di plastica trasparente, mi piaceva rollarmici dentro e dipingere sul mio corpo nudo, protetto dalla pellicola, a volte in modo anche violento col colore steso a mani nude nel buio o sul balcone sotto la pioggia. Mi scatenavo per leffetto finale dove, appena srotolato dalla plastica, la dimensione della pittura era sparita e sentivo attivarsi profondamente dentro di me quella dellabitare: stavo conquistando un nuovo stare nello spazio. Un fenomeno bellissimo, tuttora lo pratico, in modo diverso, raccogliendo pezzi per strada da cui compongo sculture. Il mio periodo francese stato per me una vera liberazione, unapertura in me. Comeri passato a suo tempo dal personaggio dei Pugni in tasca al Francesco dAssisi sotto la guida di Liliana Cavani? Cos diversi ma anche simili Ci fu una grande distanza: un anno di inattivit nonostante il successo del primo film. Ricordo con affetto una visita di Stefania Sandrelli per incoraggiarmi Poi, improvvisamente, per strada il figlio di Prosperi mi disse che la Cavani faceva i provini per il suo Francesco, candai e appena mi vide, disse: lui! Secondo me, non era proprio cos, so che le era piaciuto molto anche un mio amico fotografo che lavorava per un quotidiano di Roma, con cui una volta ero andato in casa di Gina Lollobrigida, giusto per vederla dal vivo! Fu lui, bench non attore, a rappresentare per lei la figura fragile di Francesco dAssisi, ma poi sera convinta grazie al rapporto instauratosi durante il provino, analogo a quanto era avvenuto con Bellocchio. Un episodio stranoto: la cinepresa pronta, lui d azione, sento il click, la macchina non parte e io scoppio in un fou rire, per cui rido a crepapelle e lui grida felice: lui, lui! Per me fu davvero comico il fatto che la cinepresa non fosse partita. Poi, dopo Francesco arriv il ruolo nel western Quien Sabe? di Damiani, seguito da Requiesciant di Lizzani, personaggio nuovamente opposto. Questo alternarsi si era fermato nel 68 con Grazie zia!, opera prima di Salvatore Samperi, che in modo sbagliato vedevo come continuazione dei Pugni in tasca, quando fu un film molto creativo e sperimentale e il regista aveva scelto me perch avevo appena recitato con Aldo Braibanti in una pice sperimentale, accusato di plagio. Un compagno di strada di Alberto Grifi Ho girato con lui Virulentia, dove Grifi sperimentava coi suoi obiettivi. Mi fece vedere un video poco prima di morire, una delle ultime volte che venne a Parigi per mostrare le sue opere vidigrafate, era diventato un vero scienziato del cinema! Eravamo un bel gruppo allora, con Aldo, Alberto e altri, ci divertivamo un sacco, negli anni sessanta. curioso come di quel gruppo poi non fosse rimasto quasi nulla. In Germania, ne parlo perch sono appena tornato da Berlino dove ho partecipato a una manifestazione sulle esperienze teatrali negli anni sessanta, cera lAktionstheater e una volta sciolto ognuno ha intrapreso carriere diverse, da Werner Schroeter a Fassbinder, da Margarethe von Trotta, Hanna Schygulla. E non importante quello che facevano dopo, ma bisogna immaginare che erano un gruppo di amici che vivevano e lavoravano insieme nella quotidianit. Come avevamo fatto noi, e il tema a Berlino era proprio questo: condividere esperienze artistiche nel quotidiano per poi elaborarle professionalmente.

GERENZAIl Manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri vicedirettore: Angelo Mastrandrea Alias a cura di Roberto Silvestri Francesco Adinolfi (Ultrasuoni), con Massimo De Feo, Roberto Peciola, Silvana Silvestri redazione: via A. Bargoni, 8 00153 - Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax 0668719573 tel. 0668719549 e 0668719545 email: [email protected] web: http://www.ilmanifesto.it impaginazione: ab&c - Roma tel. 0668308613 ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicit: Poster Pubblicit s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel. 0668896911 fax 0658179764 e-mail: [email protected] sede Milano viale Gran Sasso 2 20131 Milano tel. 02 4953339.2.3.4 fax 02 49533395 tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina 30.450,00 (320 x 455) Mezza pagina 16.800,00 (319 x 198) Colonna 11.085,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina 46.437,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro 4 20060 Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilit, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma tel. 0639745482 Fax. 0639762130 abbonamento ad Alias: euro 70,00 annuale versamenti sul c/cn.708016 intestato a Il Manifesto via A. Bargoni, 8 00153 Roma specificando la causale

nellazione, come nel mio caso in Pugni in tasca, agito da pulsioni, dagli scatti durante le scene. Questo mio modo di recitare poi proseguito negli altri film, alternando produzioni autoriali a commerciale, ma al centro rimaneva sempre il mio corpo, il mio agire fisico. La mia storia lho fatta cos: ho detto no a Visconti e s a Bellocchio. Nel Gattopardo non mi sarei sentito a mio agio come attore, e in questa scelta era gi forte la mia consapevolezza politica. Sembra niente, ma definisce molto bene gli anni settanta. Intendi il dualismo tra Gattopardo e I pugni in tasca? Non dei film in s, ma per quanto riguarda il mio destino. Visconti aveva quasi tutti attori della mia

generazione, mi aveva visto come comparsa nella scena del ballo e mi chiam per chiedermi se ballavo il tango. Gli dissi di no, lui mi avrebbe voluto, ma la mia giornata di lavoro era gi terminata Ricordo che era unestate caldissima, girare quella scena in quel palazzo fu un vero inferno, le donne strette nei corsetti svenivano una dopo laltra, gli uomini stavano in un altro piano, pi riparati. Era tutto un po strano quel dietro le quinte, di cui per altro non si parla mai in generale, di quei rapporti di forza e di potere che si instaurano su un set. Visconti mi aveva notato perch gi allora rappresentavo quel che si diceva un ribelle, termine che mi dava molto fastidio. Ricordo che entr il direttore di produzione, io ero sdraiato per terra e lui mi disse, in inglese, che non si poteva stare sdraiati e che Visconti mi voleva vedere, subito! Io gli risposi con calma dicendo che mi poteva parlare in italiano e che non cera bisogno di agitarsi Eravamo oltre trecento comparse, la scena finita

In alto Attenzione alla puttana santa di Fassbinder, in basso a sinistra da I pugni in tascafoto grande da Lapidation di Pere Vil i Barcel, sotto da Francesco di Liliana Cavani, manifesto di Matalo, in basso Bullet general

In copertina una foto che ha scattato lo stesso Lou Castel

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PIONIEREDue ritratti di Ella Adaevsky Nella pagina a destra due immagini dalla Trilogia di Satyajit Ray

di FEBO GUIZZI

Nellautunno del 1883 Ella von Schultz Adaevsky fece improvvisamente la sua comparsa in Val Resia (Friuli) in veste di etnomusicologa, anche se questo ruolo scientifico allepoca non aveva ancora ricevuto riconoscimenti, e il nome stesso della disciplina etnomusicologia - era ben lungi dallessere stato coniato. La Adaevsky era innanzitutto una pianista, una compositrice, che partiva da questa qualit per interrogarsi sulle ragioni e i destini della musica in generale, quindi con una precisa attitudine da musicologa. Nata a San Pietroburgo nel 1826 in una famiglia lituana, fu da sempre abituata a considerare rilevanti le diversit culturali, a partire da quelle linguistiche. Influenzata dal lavoro dei folkloristi, che scavavano in questa materia vivente, acquis precocemente una vivace curiosit per le intersezioni che le parvero inevitabili tra la musica, di cui principalmente si nutrivano il suo spirito e il suo intelletto, e le tradizioni dei popoli forgiate dalle diversit etnico-linguistiche. qui, in questa sostanza, che si fonda la sua formazione da etnomusicologa ante litteram, che per perfezionarsi aveva bisogno solo di un ulteriore passo metodologico, quello consistente nellosservazione diretta dei fenomeni musicali delle tradizioni. Il suo interesse specialistico era rivolto, in modo non episodico n dilettantesco, alle forme musicali basate sulla tradizione orale; nel coltivare questo interesse la musicista baltica affin lattenzione ai modi e alle procedure che regolano la composizione, lapprendimento e lesecuzione entro linguaggi musicali non rispondenti alla teoria e alle norme della musica accademica, che peraltro le apparteneva in pieno. Come le sue ricerche a Resia dimostrano, fu centrale per lei indagare il ruolo della musica e della danza entro gruppi sociali privi di scrittura, la cui vita era basata - allepoca di cui parliamo - sui mestieri primari della sopravvivenza, quelli della condizione contadina; era infine suo intento quello di scoprire, per via di congetture, le radici profonde dei linguaggi e dei significati della musica presumibilmente rimasti immutati nei secoli e dunque accostabili alle origini stesse delle tradizioni musicali dellantica Europa, di quella classica in particolare. Linsieme di queste linee di pensiero e di comportamento scientifico si compendia in un quadro che ritrae fedelmente la prima, fondamentale fisionomia delletnomusicologia in quanto tale, quale sarebbe stata pi tardi delineata - sotto il nome di musicologia comparata - dalla cosiddetta Scuola di Berlino di Curt Sachs, Erich Mritz von Hornbostel, Carl Stumpf e altri; o quale fu per altre vie sviluppata - con il nome di folklore musicale - da Bla Bartk e Constantin Brailoiu. In questa veste e su queste basi dunque Ella Adaevsky affront quel suo viaggio; lo fece con competenza ma anche con coraggio, proseguendo il suo cammino di autonomia che gi dalla giovinezza laveva vista impegnata a divincolarsi dalle convenzioni che la societ del suo tempo avrebbe voluto imporle, a partire dalla subalternit di fatto imposta al mondo femminile: nota la riluttanza con cui nel XIX sec. si consentiva a fatica alle donne di esercitare attivit pubbliche, fossero anche di tipo creativo, quali erano quelle della composizione in musica e della pratica concertistica ad alto livello, o di saggista di rango; figurarsi quindi landare in giro per lEuropa ad ascoltare sul campo e a studiare a diretto contatto con contadini, allevatori e boscaioli le loro musiche

Una pioniera alle origini della musicaprimitive, le loro arcaiche arie di danza. Laltra interdizione culturale che Ella Adaevsky viol sistematicamente consisteva nel pregiudizio con cui le musiche del popolo erano escluse dogmaticamente dalla considerazione scientifica ed estetica che si voleva fosse riservata solo alla musica darte delle classi egemoni. Il viaggio di ricerca compiuto in Val Resia rappresenta dunque la tappa fondamentale del percorso con il quale lAdaevsky si guadagn a pieno titolo il riconoscimento di pioniera delletnomusicologia attribuitole ai nostri giorni da studiosi quali Roberto Leydi, Diego Carpitella e Julijan Strajnar. Sino ad oggi, tuttavia, di questo percorso, conoscevamo solo un ristretto compendio degli esiti cognitivi e scientifici ricavati da quel viaggio: poche cose e nemmeno pubblicate da lei direttamente, bens da altri; e che pure le avevano comunque meritato lapprezzamento del nostro senno di poi, per la cura, lattendibilit e la precisione con cui trascrisse le straordinarie musiche coreutiche dei resiani dopo averle ascoltate per trasferirle immediatamente dopo su pentagramma, senza ausili tecnologici per la registrazione del suono, che a quel tempo erano lungi dallessere disponibili per queste ricerche. Conoscevamo solo tracce semplificate di ci che il raffinato orecchio dellAdaevsky aveva rilevato: tracce capaci di rendere merito al suo lavoro per ci che comunque ne trapelava, soprattutto

per una spiccata sensibilit per le singolari peculiarit di quelle musiche per violino, intrise di radicale alterit ritmica e melodica. Ci mancava una documentazione adeguata a consegnarci un quadro completo, non solo delle specificit di quella musica, ma soprattutto del vero e proprio sistema compositivo che la sorregge e della rispettiva complessit teorica in esso implicita. Non sapevamo inoltre quasi nulla, per via diretta, delle ragioni che avevano portato questa pianista russa del Baltico, legata alla corte dello Zar, ad inoltrarsi in carrozza su per la Valle di Resia, n dei legami da lei

ipotizzati tra i suoni e i ritmi dei Resiani e la loro vita sociale; altrettanto carente era la nostra conoscenza delle ragioni addotte dalla Adaevsky a spiegazione della specifica alterit del sistema musicale resiano a confronto con le grandi correnti carsiche della pi antica storia musicale dEuropa e del nesso tra antica Grecia e mondo slavo mediato dalla cultura Bizantina che tanto le stava a cuore. Oggi, quasi miracolosamente, abbiamo recuperato tutto questo, e anche altro: il ritrovamento, da parte degli eredi, del manoscritto compilato minuziosamente per oltre 140

Ella Adaevsky compositrice e pianista di famiglia lituana fond letnomusicologia con ricerche sul campo in Val Resia, superando i divieti che lepoca imponeva alle donne

fittissime pagine dalla Adaevsky a compendio narrativo e riflessivo di quel viaggio straordinario messo a nostra disposizione grazie al musicologo Quirino Principe che ne il donatario cui gli eredi stessi lo hanno affidato; e del quale ora abbiamo la pubblicazione integrale (Un Voyage Rsia - Il manoscritto di Ella Adaewsky del 1883 e la nascita delletnomusicologia in Europa, testo originale francese e traduzione italiana, con saggi introduttivi e critici, edizioni L.I.M.). Esso ci consegna un quadro di grande fascino, cui contribuiscono equilibratamente informazione e suggestione: vi leggiamo una meticolosa restituzione della musica, trascritta con tutte le sue complesse strutture, soprattutto ritmiche, e un appassionato resoconto di incontri

con donne e uomini, suonatori e danzatori, con il loro mondo spirituale sentito contemporaneamente molto vicino e nettamente diverso da ogni altra realt conosciuta; vi si trova la descrizione etnografica di un viaggio nellalterit, nel tempo, nei meandri di una complessa mappa di discendenze, di affinit, di morfologie sorprendentemente comparabili tra mondo greco antico e una contemporaneit di una minoranza sparuta e isolata ma saldissima nella sua identit; insieme con la testimonianza personale di una serie di relazioni vissute anche emotivamente, che segna il lavoro con una sorprendente attualit, per nulla estranea, nei suoi passaggi narrativi, alle pi scoperte attitudini in soggettiva della cosiddetta

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UN RICORDO RAVI SHANKAR

George Harrison lo chiam il Godfather della world music

ERANO I NOSTRI MITIErano i nostri miti, io li avevo letti a 15 anni a voce alta insieme a mia cugina e poi ancora a 17, 18, insieme alle canzoni di Dylan, non capivamo tutto ma sentivamo il ritmo, erano cos diversi da tutti quelli che campeggiavano nelle librerie delle nostre madri erano vivi e travolgenti i versi dei poeti della beat generation, erano musica e trasgressione e sesso e libert, erano ali per volare altrove, almeno col pensiero. Al festival dei poeti di Castelporziano giugno del 1979 cerano tutti, proprio tutti i poeti del mondo, ospiti della scuola alberghiera in via di smobilitazione a Ostia, a disposizione del festival organizzato da Simone Carella, Franco Cordelli e Ulisse Benedetti e prodotto da Renato Nicolini assessore alla cultura di Roma, e finalmente li conoscemmo di persona. Erano tempi eroici di tentativi libertari in cui per uscire dallangoscia degli anni di piombo Nicolini apr la citt alla cultura, ai giovani, allarte tutta che ci si rivers felicemente dentro. Cos cominci la piccola Woodstock poetica tra le dune e velocemente si trasform in un gran casino, si era sparsa la voce per tutta la penisola che a Castelporziano sarebbe arrivata anche Patti Smith e magari pure Lou Reed e, conseguentemente, migliaia di fricchettoni armati di sacchi a pelo si erano accampati sulla spiaggia vicino e sotto, per ripararsi dal sole, al grande palco 20x20 in attesa del grande evento. Il primo giorno cominciarono i poeti italiani, contestatissimi, Dario Bellezza scaten quasi una rissa e Dacia Maraini rinunci, il popolo della spiaggia rivendicava il diritto a leggere i propri versi al microfono e voleva salire sul palco. La seconda sera cerano gli europei con le traduzioni ma si alternavano con poeti della folla, anche l si scaten la contestazione, la ragazza cio probabilmente in acido non scendeva pi e requisiva il microfono e ci fu il problema del minestrone, i fricchettoni affamati avevano cucinato un minestrone e tentarono lassalto al palco per distribuirlo al popolo, alla fine intervenne Ginsberg che cant con Orlowski e li plac. Lultimo giorno ci fu una riunione allalbergo con tutti: poeti, organizzatori e Nicolini, per decidere cosa fare, noi ragazzi del beat fummo precettati come servizio dordine sul palco (pi lo presidiavamo noi meno spazio cera per gli assalitori) e dopo aver fatto le pi assurde ipotesi (che la contestazione fosse stata organizzata dalla Cia o dal Kgb e che dovessimo reagire con un gesto simbolico di pace buddista tipo riempire il palco di fiori gialli, proposta di Ginsberg, caldamente sconsigliata da noi italiani) fu deciso che i poeti avrebbero letto continuativamente per 7 minuti ognuno e che poi si sarebbe dato spazio ai poeti della spiaggia. Fu una grande magia, i poeti americani, anche il russo Evtushcenko, usavano la voce con potenza e musicalit e i loro versi risuonavano sulle dune finalmente silenziose, freddo nasale e tagliente Burroughs, caldo e travolgente Amiri Baraka e Ted Jones con Money, Money, Money verso la fine e in mezzo Gregory Corso e John Giorno, Anne Waldman e Ferlinghetti e tanti altri e per finire il mantra di Ginsberg e Orlowski con James Demby alla chitarra. Grandi. Ci alzammo tutti in piedi per applaudire, poi, alla prima invasione lo sentimmo cedere sotto i nostri piedi, dolcemente, senza rumore il grande palco si pieg sulle proprie fragili gambe di tubi innocenti, con grazia al rallentatoreil mio primo pensiero furono le persone che magari erano rimaste schiacciate, mi tuffai sotto le assi a cercare insieme agli altri mentre sopra di me sentivo la voce di Ginsberg che cercava ossessivamente alcuni suoi fogli manoscritti che si erano persi. Miracolosamente non cera nessuno accampato sotto come, invece, sempre, durante il giorno. Potenza della poesia e fine di un mito.

di FABIO FRANCIONE

Il cordoglio che seguito alla morte di Ravi Shankar, avvenuta l'11 dicembre scorso a San Diego in California, ha dato l'esatta misura e la giusta distanza della popolarit conquistata in Occidente dal musicista e compositore indiano. Non solo, ma ha fatto di pi. andato ad illuminare retrospettivamente zone della sua lunga esistenza, era nato nel 1920 in un villaggio del distretto di Varanasi, vicino Benares nell'Uttar Pradesh, che proprio quella e mantenuta fino alla morte celebrit aveva relegato nel dimenticatoio. Ma c' voluta come detto la morte perch neppure la pubblicazione nel 1997 della sua autobiografia Raga Mala (la traduzione italiana uscita per Arcana edizioni del 2010) era riuscita a evitare il luogo comune che vedeva il grande sitarista, l'autore di raga, composizioni raffinatissime il cui tlin tlon sottilmente variato era capace di incantare nei grandi raduni degli anni sessanta migliaia di giovani, nient'altro che un sodale dell'ex-Beatle George Harrison. D'altronde non si pu negare l'importanza avuta da Harrison nello sviluppo della carriera discografica e concertistica di Shankar, peraltro fino al 1965 l'anno in cui il chitarrista gli chiese lezioni di sitar era di per s gi prestigiosa e basta la cronaca minuta dei suoi viaggi in Europa e negli Stati Uniti del jazz, e persino nell'Urss dove appellato per il colore della pelle alla gloria nazionale Puskin per giungere fino alla collaborazione con il violinista Yehudi Menuhin in un album che era pi di un indirizzo West meets Est (uscito nel 1967, ma registrato qualche anno prima; nei settanta c'era stato l'incontro con Andr Previn e ancora meta-antropologia contemporanea. Entro un denso testo scritto in francese e vergato con grafia lucida ed elegante, Ella Adaevsky ci consegna rigorosissime trascrizioni degli eventi globali, performativi, della danza, audaci interpretazioni delle strutture ritmiche che li sorreggono, esiti preziosi di un solido sguardo tecnico e penetrante, a fianco di espressioni partecipate relative allangolo ignorato, adorabile idillio in un paesaggio vergine, svelato da ci da lei stessa definisce il nostro viaggio di scoperta... in questo piccolo angolo della terra che ho tanto desiderato vedere. Ove vero che si manifesta lapprezzamento per aspetti tutto sommato pittoreschi dellambiente esterno; ma anche vero che essi fanno da cornice a valutazioni sullo spirito dei luoghi intesi quali espressioni riflesse dellethos delle persone che vi abitano, di cui si tenta un approccio conoscitivo per mezzo del loro mondo sonoro e musicale: esemplari, a tal proposito, gli episodi, poco pi che accennati, degli incontri con donne e uomini a cui si rivolge con domande e richieste di vario genere, ma soprattutto per ottenerne prestazioni musicali; in questi casi il discorso intreccia sempre elementi descrittivi con notazioni partecipate sui modi, sulla riservatezza, lamabilit, lorgoglio dei tratti dei Resiani. Piccole ma significative notazioni che non dato trovare facilmente in testi dei folkloristi coevi e che dichiarano implicitamente un coinvolgimento dialogico, un rispetto votato alla reciprocit della collaborazione che presupposto e condizione della ricerca.

nei tardi anni ottanta tenter un incontro con il minimalismo collaborando con Philip Glass). Ma allo stesso tempo non si pu non considerare uno Shankar pre e post-Harrison. Come innegabile che, anche dopo la morte dell'autore di Here Comes the Sun nel 2001, Ravi si fatto testimone della conquistata spiritualit dell'amico e vecchio allievo andandolo a ricordare ogniqualvolta se ne presentava l'occasione. Insomma, in quest'imbuto temporale dell'immaginario occidentale che, per rubare una frase al Rossellini indiano, fu stregato dal suo fascino, Ravi Shankar sembrato come assorbito, anche se nella realt dei fatti e pi tardi lo si sarebbe compreso pienamente, era stato capace di non farsi travolgere dallo show-biz e di riflettere e ragionare sull'importanza di come questa sua immagine poteva farsi ambasciatrice nel mondo della sua musica. Il Godfather, come lo chiam Harrison, della world music era nato e non poteva non servirsi del cinema. Ma, anche per il cinema ci sono due tempi. Il primo rivelato dalla sua ultima composizione contenuta in The Living Room Session part 1, uscito a Gennaio 2012 e registrato in California nell'ottobre precedente: Raga Satyajit. Satyajt il grande cinesta indiano Satyajt Ray, uno dei padri del neorealismo dell'India, con cui Shankar collabor in 4 film tra cui la celebre Trilogia di Apu, realizzata tra il 1956 e il 1959, e al quale il musicista se si vuole sorprendentemente rivolge l'ultimo saluto. Retrocedendo a quell'epoca sono da analizzare anche le collaborazioni con il poeta Tagore e con il cineasta Ritwik Ghatak pi che le apparizioni in cult-movie come Chappaqua di Conrad Rooks del decennio successivo. Ed qui che si compie il capolavoro di Shankar, auspice ancora una volta Harrison che con la Apple, nel 1971, distribuisce, prima della grande impresa, ispirata peraltro da Shankar, del Concert for Bangla-Desh, album e film al Madison Square Garden, che resta l'apice della celebrit dei due musicisti, un altra pellicola: Raga. A film journey into soul of India. La regia di Howard Worth, ma in tutto e per tutto un film di Ravi Shankar. L'edizione in dvd, distribuita dalla Ducale, purtroppo non doppiato n ha i sottotitoli in italiano, consente attraverso l'immagine di un uomo e della sua musica di unire mondi apparentemente distanti e diversi e in uno svolgersi che si fa pedagogia rosselliniana e gioiosit hippie forse sta il segreto di questo inimitabile artista del '900.

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ALIAS 5 GENNAIO 2013

HORROR

di GABRIELLE LUCANTONIO

Dracula 3D, con Thomas Kretschmann, Marta Gastini, Asia Argento e Rutger Hauer, il migliore film di Dario Argento degli ultimi quindici anni. Dalla Sindrome di Stendhal, per intenderci. Film sperimentale, libero degli schemi horror tradizionali, rinnova il mito con l'utilizzo del 3D e un personaggio di Dracula trasformista, ma anche sensuale, affascinante, crudele. Ne parliamo con il regista romano. Che sistema hai utilizzato per il 3D ? In Dracula 3D stato realizzato con due macchine, una dritta che riprende direttamente le scene, laltra perpendicolare che filma la stessa immagine in uno specchio, che si trova allinterno della macchina. Lultimo tipo di 3D fatto cosi. Il set stato lento o veloce? C una perdita di tempo fisiologica tra uninquadratura e laltra, perch la troupe 3D deve ricollimare la macchina sulla nuova inquadratura. Ci vogliono 15/20 minuti tra due inquadrature. Intanto si fanno le luci, parlo con gli attori.... Ti penti di non avere usato una tecnologia pi maneggevole, come le telecamere a mano con due obiettivi, che danno l'effetto 3D, impiegata da Herzog? un modo di fare ormai vecchio. Non si usa pi. Viene unimmagine troppa piatta. Io invece ho usato come alternativa alla macchina principale, che un baraccone molto grande (ci volevano quattro persone per spostarlo. Basta pensare che oltre alle due macchine, cera tutta lapparecchiatura elettronica, che ci era attaccata), un nuovo sistema creato dalla Sony. Ha creato una macchina che impiega lo stesso tipo di 3D con lo specchio, ma che molto pi leggera. Si poteva anche usarla come una steadycam. Perch un film su Dracula? Avevo una mia idea del mito di Dracula, poi quando ho saputo di questo nuovo 3D, che privilegia molto la profondit dellimmagine, ho pensato che questa nuova

DARIO ARGENTO Un vampiroaristocratico e capitalistaIncontro con Dario Argento per parlare del suo ultimo film, Dracula 3d, con Thomas Kretschmann nei panni del vampiro, Marta Gastini, Asia Argento e Rutger Hauertecnologia mi avrebbe permesso di dare una nuova dimensione al mito. Ma come leggi Dracula? un personaggio molto contraddittorio, pieno di romanticismo, ma anche feroce, aggressivo, tenero, che ama e che viene anche tradito. Gli ho dato molte dimensioni. Come lo situi rispetto ai vecchi film del passato? Mi sono molto ispirato al Nosferatu (1922) di Murnau. stato la mia fonte di ispirazione, soprattutto per il suo romanticismo, non per le immagini. Anche se in Dracula 3D ci sono molti riferimenti allestetica dellespressionismo, con le sue ombre. La prima sceneggiatura era fedele al romanzo? No, con gli sceneggiatori, Antonio Tentori e Stefano Piani, abbiamo riletto il romanzo di Bram Stoker e altri libri su Dracula. E poi abbiamo scritto la sceneggiatura, distaccandoci dal testo originale. Abbiamo impiegato diversi mesi. Mi molto piaciuto il personaggio di Dracula interpretato da Thomas Kretschmann, molto sensuale e elegante, sexy e affascinante quasi come il Lestat interpretato da Tom Cruise in Intervista con il vampiro. Kretschmann si molto impegnato nella ricerca del personaggio. Ha sempre sognato di interpretarlo. Quando gliel'ho proposto era raggiante. Abbiamo parlato molto per costruirlo insieme. Dracula rappresenta di pi larcaicit aristocratica o la modernit capitalistica? Tutte e due. Da una parte aristocratico, ma anche capitalista. Tiene in pugno tutto il paese. Lui il padrone, gli abitanti sono tutti i suoi schiavi. Questa gente lo adora ma completamente sfruttata da lui. Da Dracula 3D: backstage con il regista che si posiziona nella bara, e con Asia e Kretschmann. Accanto, Dario Argento con Thomas Kretschmann

Hollywood rivisita un po tutti i miti, cercando di renderli pi realistici, fino al capovolgimento del mito stesso. Il tuo Dracula lopposto, arriva quasi alla stilizzazione delleroe. una critica dello spettacolo horror vigente? S, come lo stato in tutti i miei film precedenti. Sono sempre controcorrente rispetto allhorror che impera al momento. per questo che i registi americani e orientali mi amano cos tanto. Faccio sempre un passo diverso, un passo che li spiazza tutti. Ci sono molte citazioni che provengono dalla storia del cinema horror. Per citare un esempio, il corpo putrefatto sotto la camicia di Dracula, nel finale del film, ricorda quella della strega in La maschera del demonio di Mario Bava... infatti una citazione, inconscia per. C comunque questa visione. Alcuni critici dicono che sei un regista manierista... Non sono un regista manierista: Tarantino lo , io no. Penso di seguire la mia strada, anzi d la maniera ad altri di imitarmi. Il manierista quello che prende a destra e a sinistra per creare il suo film. Ovviamente sono conficcato nel mondo del cinema, quindi tutte le impressioni che ho avuto dei film sono nella mia testa, ci sono, per le trasformo con il mio stile. una cosa molto diversa. Ci sono anche molte

autocitazioni, c Phenomena, Suspiria... Alcune citazioni sembrano rispondersi da un film all'altro. Il prete definisce Dracula come il Male. In una scena, una nuvola di mosche si trasforma in Dracula e torna in mente Phenomena, un'altra nuvola di mosche e un personaggio che parlava di Belzeb, il signore delle mosche... quasi come se Dracula 3D rispondesse a un quesito posto da Phenomena... Infatti anche il signore delle mosche, come Dracula, arrivava in uno stuolo di mosche. Cosa pensi del ciclo di Twilight? Sono delle commedie, fatte per gli adolescenti. Piacciono a loro proprio per questo. Si svolgono nellambiente universitario. C un grande occhio al mondo delladolescenza. Ti sei ispirato a dei pittori, come fai spesso, per la fotografia? S, mi sono ispirato ai soliti pittori fiamminghi che amo molto. Perch ci sono cos tante trasformazioni? Quando ho iniziato a pensare a Dracula, ho subito pensato ai diversi film che sono stati realizzati. In alcuni il protagonista si trasforma in pipistrello, in altri in lupo. Se si poteva trasformare in questi animali diversi, poteva farlo in qualsiasi cosa. Quindi ogni volta che si presenta, che viene per ascoltare quello che dicono

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UN COFANETTO

DVDsu di lui, che sorveglia, spia, Dracula ha sempre un aspetto diverso. Quando arriva il personaggio di Mina, ci sono tre insetti... Sono tre scarafaggi. Allinizio sono tutti e tre attaccati insieme, sono una cosa sola e poi si separano e diventano tre... Quando Dracula si trasforma in lupo, sembra pi un lupo mannaro pi che un lupo vero.... un lupo umanizzato, quindi un lupo mannaro. Come hai lavorato sul cast per i ruoli secondari? Volevo facce nuove, interessanti; con esperienze di teatro. Dovevano fare anche azioni teatrali. E per la scelta di Marta Gastini? Lavevo gi vista nel Rito. Era molto brava ed era il suo film d'esordio. Poi lei mi ha fatto vedere alcuni pezzi della serie televisiva Borgia, che aveva iniziato a girare. Ed era bravissima, carina, giovane, fresca... perfetta per questa parte. C' voluto molto tempo per gli effetti speciali, durante la post-produzione... Anche immotivatamente. Si possono fare in minor tempo. Una parte degli effetti si realizzava in Italia, un'altra negli Stati-Uniti. C' stata una comunicazione pessima. Alcune cose sono state rifatte anche 3 o 4 volte. stato molto laborioso. Come stato accolto il film a Cannes? Mi ha commosso quello che ha fatto il direttore del festival, Thierry Frmeaux, che prima della proiezione di Dracula 3D ha mostrato un collage di estratti di tutti i miei film. Mi ha detto che non lo aveva mai fatto per nessuno prima. La sala era pienissima. Cerano molte persone che non sono potuto entrare e che sono dovuti andare alle proiezioni dei giorni seguenti. C stato un grande applauso alla fine. E i mercati esteri? Lo hanno venduto dappertutto. Negli Stati Uniti esce in marzo, in Francia a gennaio o febbraio. Uscir in India, in Corea del Sud e in tutto il Sudamerica. Mi hanno chiesto di andare al Festival di Buenos Aires, che molto importante per quella parte del mondo.

DI MATTEO BOSCAROL

ORIENTE ESTREMO

JUZO ITAMI STATO SUICIDATOIl 20 dicembre del 1997 il regista e attore giapponese Juzo Itami veniva suicidato con un salto dalla finestra del suo ufficio. Quindici anni sono passati dal quel giorno e nessun altro regista sembra sia riuscito a colmare quel vuoto lasciato da Itami nel mondo del cinema e nella societ giapponese, la sua feroce satira della quotidianit e soprattutto la sua descrizione impietosa della yakuza, lo hanno reso un unicum nel panorama artistico nipponico. Inoltre Itami stato un regista che ha saputo inventarsi tale ad uneta piuttosto tarda, al suo debutto dietro la macchina da presa aveva infatti 50 anni, dopo aver svolto una serie di altri lavori, fra cui anche lattore, il saggista ed il reporter televisivo. I suoi lavori sono forse quelli che pi hanno caratterizzato quel decennio di oscurit artistica che sono considerati ancora oggi gli anni ottanta giapponesi, il periodo della grande bolla economica per intendersi, Itami stato uno dei pochi che riuscito a distinguersi per qualit cinematografica in un momento in cui la televisione ed i suoi stilemi dominavano il panorama artistico. Nel 1984 debutta con The Funeral, unopera che nel presentare una famiglia alle prese con la morte del padre della moglie, mette alla berlina certi aspetti della famiglia, fulcro e monade della societ giapponese. L`inatteso successo gli permette di girare un altro film lanno successivo, si tratta di Tampopo lopera di Itami forse pi conosciuta sia in patria che all`estero. Incentrato sul cibo, grazie alla feticizzazione che la gran parte dei giapponesi hanno verso la cucina e le sue innumerevoli varianti, riesce a raccontare con uno stile da commedia amara, tutta la gamma dei sentimenti umani, dallamore alla morte fino alla violenza e alla stupidit degli yakuza. Tampopo non solo uno dei migliori film realizzati che abbiano come protagonista il cibo, ma si presenta anche figlio del suo tempo, nel modo migliore, con uninsistita propensione verso il metafilmico e lammiccamento cinematografico, la primissima scena del film che si svolge in una sala di proiezione con il boss che si rivolge direttamente verso la camera da presa e dialoga con noi ne l`esempio pi lampante. Sempre nei suoi film la malavita giapponese

INTERVISTA MARK COUSINS

2012, lOdissea del film a puntate, un prezioso cofanetto in 8 dvddi GIANCARLO MANCINI

Quindici ore di film realizzate in cinque anni di lavoro per raccogliere quanti pi spunti, quante pi scene da ricordare dalla storia pi che centenaria del cinema mondiale. Ed solo una dei possibili usi, a parte il semplice godimento, ai quali si pu volgere la visione di The Story of Film: an Odissey di Mark Cousins, uscito ora in dvd (Bim/01 Distribution, 8 dischi, 49,90) dopo una coraggiosa distribuzione nelle sale di alcune citt italiane. Raccontare la storia del cinema mondiale con unarticolazione e una distensione cos smisurata unoperazione che ha sicuramente dei germi di follia, di donchisciottismo, specie se contestualizzati nellambito della generale crisi dei consumi legati allaudiovisivo. Ma questo irlandese trapiantato da diversi anni in Scozia non nuovo a tentativi del genere, basti vedere lafflato con cui in The first Movie (2009), ha raccontato del suo viaggio a Gotapa, nel Kurdistan iracheno, dove si dedicato ad insegnare ai ragazzi le tecniche per girare un film spingendoli poi a metterle in pratica. Oppure dellavventuroso viaggio da una costa allaltra della Scozia assieme a Tilda Swinton, per proiettare, paesino per paesino, le pietre miliari della storia del cinema. Il cinema ancora giovane, la sala non pi il luogo principale in cui la gente si reca per vedere i film, ci sono i dvd, internet, ma la necessit rimasta intatta perch ha una dimensione in un certo

senso religiosa, in ogni luogo lecito pregare per poi ritrovarsi tutti insieme il giorno della funzione. Un mistico della celluloide? Cousins non ha paura di questo accostamento: I registi devono diventare come dei missionari per far arrivare il cinema dove non arriva. Se c una cosa alla quale tenevo mentre pensavo a questo film era di dimostrare quanto ancora oggi il cinema che conta, quello che ricordiamo non abbia mai tenuto conto n del marketing n dei soldi. Questo irlandese dalla voce morbida sembra uno di quelli a cui i film hanno salvato la vita, il discepolo di una setta dolce. Quando ero un bambino impaurito, nella Belfast in guerra degli anni settanta il cinema ha fatto da cuscinetto rispetto al mondo esterno. E quando sono stato a Sarajevo, durante il pi lungo assedio dai tempi della seconda guerra mondiale ho potuto vedere quanto forte era il desiderio delle persone comuni di evadere da tutta quella violenza. Ho capito che non si trattava solo di rilassarsi al termine di una dura giornata di lavoro seguendo sullo schermo una storia ben scritta e ben recitata ma di qualcosa di pi profondo e necessario. Prodotto dalla Hopscotch Films e dal canale televisivo britannico Channel4, The Story of Film, non un atto di protesta per come sono andate le cose dentro e fuori i set, come nelle Histoire(s) du cinema di Godard, quanto piuttosto loccasione per ricordare e magari rivedere i film che ancora oggi ci

emozionano, ci fanno ridere, ci scuotono con la loro forza, inserendoli nel tempo in cui furono prodotti e dal quale inevitabilmente furono contaminati. Il neorealismo italiano dopo la seconda guerra mondiale per primo ha fatto capire lesigenza di tornare a raccontare i fatti, le persone, non i personaggi; da l osserva Cousins, iniziato un nuovo modo di guardare il mondo. In un salto che pu forse anche a ragione apparire azzardato, si passa dal finale di Ladri di biciclette di De Sica, con Maggiorani inseguito dalla folla dopo il furto della bicicletta, a Fred Mac Murray e Barbara Stanwick in La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder che si perdono entrambi a causa della loro avidit. In modi completamente diversi entrambi raccontano la societ del proprio tempo, lItalia distrutta dalla 2 guerra mondiale e lAmerica delle assicurazioni sulla vita, del benessere a ogni costo. Anche se lEuropa e gli Stati Uniti la fanno giustamente da padroni, The story of film persegue una struttura a salti, in cui a fianco di Charlie Chaplin, Jean Renoir e Federico Fellini figurano Kenji Mizoguchi, Satyajit Ray e Sembene Ousmane. Unodissea, come recita il sottotitolo, un viaggio a ritroso nellevoluzione del cinematografo che tiene in conto dei passi indietro, delle trappole, delle tempeste (storiche), degli esaltanti momenti di liberazione. Un capitolo interessante riguarda quella vena di cineasti americani che Cousins definisce satirici. Frank Tashlin, Mike Nichols, Bob Altman, ovvero coloro a cui premeva pi di

Una scena da 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick ogni altra cosa rovesciare con i film la realt. Opere come Comma 22, con Orson Welles ancora ubriaco dalla notte precedente che si fa dire passo passo le battute da Nichols. E poi M.A.S.H., con lo sgangherato, lascivo ospedale da campo americano durante la guerra di Corea, del quale basti ricordare la memorabile scena dellorgasmo dellinfermiera trasmesso attraverso gli altoparlanti. O Artisti e modelle con Jerry Lewis che sovverte ogni buon senso combinandone di ogni mentre Tashlin induce oltre ogni misura dellepoca (siamo nel55) nellinquadrare leggiadre silouhettes femminili in costume da bagno quando da noi ancora negli anni sessanta si dovevano andare a vedere i film mitologici per sbirciare tra le scollature di regine e dee venerande. Il cinema in The story of film la lingua globale del nostro tempo, lesperanto del XX secolo, la stele in grado di oltrepassare nazionalismi e divisioni etniche. Quando sono andato in Iraq quei ragazzi non avevano mai visto un film in vita loro ma capivano il linguaggio delle immagini perch un linguaggio universale, era lunico modo che avevamo per comunicare.

descritta con una caustica ironia come unorganizzazione piena di persone di piccolo spirito, vigliacche ed opportuniste, siamo anni luce di distanza dalla yakuza classica del cinema degli anni cinquanta e sessanta e, per restare pi vicino a noi, quella che popola i film di Kitano. Proprio questo uso della satira da parte di Itami per sberleffare la mafia nipponica sar ci che lo uccider. Dopo una serie di altri film realizzati nella seconda met degli anni ottanta, fra cui i due A Taxi Woman, nel 1992 il regista scrive e dirige, come del resto avvenuto per tutti i suoi film, Minbo: the Gentle Art of Japanese Extortion. Come chiaro fin dal titolo il tema principale del film lestorsione subita dal padrone di un albergo di lusso da parte di una gang di yakuza che solo lintervento di un avvocato donna specializzata nello sbrogliare la matassa in questo tipo di occasioni riuscir a fermare. La donna interpretata dalla moglie di Itami stesso, Nobuko Miyamoto, protagonista in quasi tutti gli altri film diretti dal marito e la yakuza qui pi che mai trattata e descritta impietosamente, in pratica come un gruppo di stupidotti di quartiere. Sei giorni dopo la premire del film alcuni membri del gruppo Goto-gumi attaccano Itami a pochi passi da casa sua, lo picchiano e lo sfregiano con un coltello. Itami se la caver, ma sar solo questione di tempo, dopo altri due lavori, uno dei quali, Shizuka na seikatsu, da un libro di Kenzaburo Oe, suo cognato, il 20 dicembre 1997 viene trovato fracassato al suolo dopo un salto dalla finestra del suo ufficio. Ufficialmente si tratta di suicidio, legato ad un presunto scandalo amoroso con una giovane donna, ma nel 2005 il giornalista Jake Adelstein afferma di aver parlato con un membro della yakuza che avrebbe di fatto ucciso Itami. La colpa fatale ad Itami stata quella di satireggiare senza scrupoli, con lavori molto popolari non dimentichiamolo, la societ maschilista nipponica, la yakuza in primis ma anche la pochezza del padre di famiglia. Secondo le sue stesse parole Il Giappone non ha ancora inventato l`essere padre come parte della sua cultura. Quando molte societ hanno tre figure principali il padre, la madre ed il figlio il Giappone ne possiede solo due e gli uomini crescono solo per diventare bambini.

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ALIAS 5 GENNAIO 2013

NO AL RAZZISMO

SPORT...Molte societ subiscono il ricatto di gruppi di tifosi di estrema destra (spesso legati alla malavita). Gestire una curva vuol dire anche fare affari...di PASQUALE COCCIA

CHE RAZZA DI TIFOUna storia che deve finire, concordano tutti, quella dei cori e degli striscioni razzisti sugli spalti degli stadi, ma sta di fatto che la rivolta e la sospensione della partita stata possibile in Italia solo nellormai celebre amichevole Pro Patria - Milan disputata gioved scorso a Busto Arsizio (Varese). Mauro Valeri che cura anche la rubrica settimanale Allultimo stadio sul sito www.italiarazzismo.it, ha esaminato nel suo recente Che razza di tifo. Dieci anni di razzismo (ed. Donzelli, 17 euro) gli ultimi dieci campionati di serie A, B, Prima e Seconda Divisione e Coppa Italia; attraverso le sentenze del giudice sportivo e le denunce della stampa, analizza oltre cinquecento episodi di razzismo di diversa gravit, a opera delle tifoserie e dei calciatori. Quello che sorprende la difficolt di contrastare e punire il concetto stesso di razzismo. Infatti il giorno dopo lamichevole, nelle radio sportive gi si sente dire: va bene, ma ora parliamo di calcio. E domani dopo la pausa delle feste ricomincia il campionato. (s.s.)

Tifoserie e simboli nazisti allo stadio

Patrick Vieria, ex calciatore di Juve, Inter e Milan, oggi dirigente del Manchester City, ha dichiarato al Times che secondo lui i calciatori di colore che militano nel campionato italiano devono rassegnarsi al razzismo che vige in campo e sugli spalti, perch l'Italia non vuole combattere il razzismo. Sullargomento abbiamo rivolto alcune domande a Mauro Valeri, sociologo e psicoterapeuta, che dirige lOsservatorio sul razzismo e antirazzismo nel calcio. Valeri ha pubblicato La razza in campo. Per una storia della rivoluzione nera nel calcio (Edup, 2005), Black italians. Atleti neri in maglia azzurra (Palombi, 2007), Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, linvincibile mulatto italico (Palombi, 2008), Che razza di tifo. Dieci anni di razzismo nel calcio italiano (Donzelli, 2010), Stare ai Giochi. Olimpiadi tra discriminazioni e inclusioni (Odradek, 2012). In questi dieci anni hai osservato il fenomeno del razzismo nel calcio. Qual il risultato? Ho iniziato il mio lavoro con lo scopo preciso di dimostrare che nel calcio italiano esiste il razzismo, a fronte di chi, come molti dirigenti della Federazione italiana gioco calcio (Figc), riteneva che fosse un fenomeno limitato o addirittura inesistente. Analizzando le sentenze dei giudici sportivi e le notizie di stampa, ho documentato oltre 500 episodi registrati nei campionati professionistici. Oggi nessuno pu dire che negli stadi il razzismo non vi sia o sia limitato a qualche tifoseria. In questa stagione, in cui di razzismo si parla poco, siamo arrivati a 25 episodi, lo stesso numero degli ultimi due campionati, 500 episodi sono un numero rilevante, in 10 anni sono costati alle societ di calcio oltre 3 milioni di euro. Che fine fanno i soldi delle multe? Da anni propongo che vadano a finanziare le attivit antirazziste tra i tifosi. Invece, da quel che so, finiscono per pagare i costi di gestione della Figc e delle leghe calcio. Il tifo italiano razzista? Ci sono almeno due tipi di razzismo. Il primo di propaganda, messo in atto da tifosi legati a gruppi di estrema destra, che vanno allo stadio con lobiettivo di fare proselitismo, anche a prescindere da quello che avviene in campo. stato il razzismo predominante negli anni 90. Il secondo il razzismo degli spalti, che se la prende con i diversi in campo. il razzismo pi recente e non sempre connesso con quello di propaganda. In 10 anni le tifoserie coinvolte a vari livelli sono state un centinaio. un fenomeno decisamente diffuso. Cosa fanno le societ di calcio per la lotta al razzismo negli stadi? Poco, o se lo fanno tendono a non pubblicizzarlo. Ci sono due problemi di fondo. Il primo che molte societ subiscono il ricatto di gruppi di tifosi di estrema destra (spesso legati alla malavita). Gestire una curva vuol dire

INTERVISTA MAURO VALERI

Come tirare un gran calcio di rigore ai buu e uh uh razzistianche fare affari: dal marchendising alla vendita dei biglietti omaggio, dalla gestione dei parcheggi a ci che si vende in curva. Molte societ di calcio, anzich tagliare i ponti con questi gruppi hanno finito per fare accordi, tra i quali rientra il divieto di promuovere attivit antirazziste. Basta ricordare che fino a qualche anno fa alcune tifoserie impedivano alle societ di tesserare calciatori neri o ebrei. Laltro problema che in Italia, a differenza di altri paesi europei, la lotta contro il razzismo viene intesa come lotta di una parte politica. Ci sono, per, anche societ che fanno un buon lavoro, come il Verona o il Genoa. Anche liniziativa della Lazio di scendere in campo con la maglia con su scritto No Racism un segnale positivo. Il problema che spesso sono iniziative estemporanee. In altri paesi europei quasi tutte le societ promuovono costantemente iniziative antirazziste, come durante lAction Week, ogni anno proclamata dalla Uefa ad ottobre. E la Figc? Dopo che per anni ha negato il problema, ultimamente c stata maggiore consapevolezza, anche perch l' Uefa diventata pi intransigente. LItalia ha perso la possibilit di organizzare gli ultimi Europei di calcio perch non ha dimostrato di fare abbastanza contro il razzismo. La lezione servita, visto che negli ultimi due anni tutte le societ professionistiche partecipano alla giornata di formazione sullantirazzismo imposta dalla Uefa. unadesione che per alcune societ pi che altro una formalit burocratica, ma ci sono altre che iniziano a fare iniziative interessanti. Quello che pi mi colpisce che molti dirigenti rilasciano dichiarazioni sconfortanti: di fronte al razzismo non si pu fare nulla. Certo, le misure repressive non hanno determinato una riduzione del razzismo. Ma le cose da fare sono molte. Uniniziativa che non costerebbe nulla sarebbe quella di dedicare unora al mese a spiegare ai ragazzi e alle ragazze che frequentano le scuole calcio cosa il razzismo. Non c niente di ideologico, visto che la lotta contro la discriminazione razziale prevista dallo stesso codice della giustizia sportiva, che proibisce a tutti i tesserati, quindi dal calciatore allallenatore al dirigente, ma anche al tifoso, di avere comportamenti razzisti. E perch non si fa? Perch bisognerebbe entrare nel merito di cosa sia la discriminazione razziale, e la Figc e le societ di calcio temono che in questo modo si faccia politica. Mi ha sempre colpito che in Italia, a differenza degli altri paesi, non vi sia alcuna chiarezza su quali siano i simboli razzisti vietati allo stadio. Se sostieni che la croce celtica vietata, trovi sempre quello che dice che allora sarebbe da vietare anche il simbolo della falce e martello. Lo stesso vale per i cori. Ci sono tifoserie che sostengono che i buuu indirizzati ai calciatori di colore non sono razzisti, mentre lo sono soltanto gli uh uh uh, cio il verso della scimmia. Sarebbe importante provare a fare chiarezza. Non pensi che ci sia un rapporto tra il calcio e la politica? Assolutamente s. Questo il paradosso. Lattivit antirazzista viene ostacolata dalle societ di calcio perch politica, mentre poi abbiamo presidenti che fanno politica (come Berlusconi, o anche Zamparini del Palermo o Lotito della Lazio che si propongono perfino come leader politici). Anche molti dei cosiddetti capicurva, appartenenti a tifoserie di estrema destra o alla Lega Nord, sono stati eletti nei consigli comunali o regionali. I casi pi eclatanti sono quelli di Verona, Roma, Padova, e la Lombardia. Penso che anche le nomine dei dirigenti delle istituzioni calcistiche siano condizionate dallappartenenza politica. Cosa fanno le tifoserie di sinistra nella lotta al razzismo? Ci sono tifoserie che da sempre

hanno fatto della lotta contro il razzismo una componente importante del modo di stare allo stadio. Negli ultimi anni, per, mentre le tifoserie di estrema destra conquistavano le curve con la violenza, quelle di sinistra sono state quelle che pi hanno subito le misure repressive. E la repressione ha finito per far passare in secondo piano il tema del razzismo e prioritaria la lotta contro la repressione, arrivando perfino a stabilire qualche imbarazzante connubio tra tifoserie di destra e tifoserie di sinistra nellindividuazione del nemico comune. Perch allestero i calciatori di colore denunciano episodi di razzismo messo in atto da altri calciatori e in Italia no? In altri paesi europei un tema centrale. Basta vedere quello che accaduto anche di recente in Inghilterra con la squalifica a John Terry, capitano della nazionale e la multa a Luis Suarez. In Italia, invece, i dati sono molto pi contenuti, ma penso che questo dipenda da altri fattori, come la solitudine in cui viene in genere lasciato il calciatore che denuncia di essere stato vittima di razzismo da parte di un avversario. In altri paesi sarebbe impensabile che, come avvenuto in Italia, un giocatore che aveva denunciato di essere stato insultato da un avversario, sia stato anche richiamato dal suo allenatore perch riteneva che sono episodi che non vanno

denunciati. Denunciare il razzismo viene inteso come un atto di slealt nei confronti dellambiente, se lo fai vieni emarginato da tutti, anche dai compagni di squadra, perci meglio non denunciare. Il vero cambiamento si ha se la societ, in primis lallenatore, si dichiara antirazzista e si impegna personalmente nella lotta al razzismo. Quando a un allenatore italiano gli fu chiesto cosa pensasse del fatto che lo stadio Olimpico fosse pieno di svastiche, rispose che lui guardava solo fino allaltezza della traversa. anche importante che i calciatori non a rischio di essere vittima di razzismo si dichiarino apertamente antirazzisti. Invece in Italia questo non accade. Anzi, abbiamo calciatori che si sono dichiarati apertamente di estrema destra. Pensi che i giovani calciatori extracomunitari, rispetto ai loro coetanei italiani, abbiano meno possibilit di sfondare? Va detto chiaramente che nel calcio italiano, e in molti altri sport, vige un vero e proprio razzismo istituzionale. Un ragazzo figlio di migranti ha molte difficolt ad emergere, perch le regole per il tesseramento sono pi rigide. La Figc sostiene che dipende dal rischio della tratta dei baby calciatori, dalle norme internazionali, dalla legge sulla cittadinanza, ecc. Io invece sono convinto che risponde a interessi politici ed economici. Politici perch c chi rivendica l'idea che nelle squadre italiane debbano giocare solo calciatori italiani, come mi stato detto da un alto dirigente della Figc. Economico perch, per come fatto oggi il sistema, i procuratori puntano quasi esclusivamente sui giovani italiani che frequentano le scuole calcio. Prevedi una recrudescenza di razzismo nel calcio? Nei prossimi anni ci saranno molte sfide. Penso a cosa potrebbe accadere quando avremo il primo arbitro nero in serie A! Di sicuro ci saranno pi calciatori italiani con un colore pi scuro della pelle. Le ultime prese di posizione del presidente della Figc Giancarlo Abete, anche sullomofobia e sullantisemitismo, fanno ben sperare, cos come le parole e i comportamenti del ct della nazionale Prandelli. Anche qualche calciatore inizia a metterci la faccia, come Marchisio della Juve. Ma ancora poco.

pre

moderati arabi

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Abdulahi Lakfawni, Abdullahi Toubali, Ahmed Sbai, Babait Mohamed Juna, Brahim Ismali, Cheikh Banga, Deich Eddaf, El Ayoubi Mohamed, El Bachir Khadda, El Houssin Ezzaoui, Enaama Asfari, Hassan Dah, Lbakai Laarabi, Laaroussi Abdeljalil, Machdoufi Ettaki, Mohamed Bani, Mohamed Bourial, Mohamed El Bachir Boutinguiza, Mohamed Embarek Lefkir, Mohamed Lamin Haddi, Mohamed Tahili, Sid Ahmed Lemjiyed, Sidi Abdallah Bhah e Sidi Abderahmane Zayou sono i militanti sahrawi incarcerati per aver partecipato alle proteste iniziate a Gdeim Izik nellottobre 2010. A distanza di due anni dal loro arresto, e da due sospensioni del processo, saranno giudicati dal Tribunale militare di Rabat a febbraio. Ma il procedimento illegale: secondo le convenzioni internazionali, sottoscritte dal Marocco, i tribunali del re non hanno titoli per giudicare reati commessi fuori dal territorio nazionale (www. arso.org).

ALIAS 5 GENNAIO 2013

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I FILMASTERIX E OBELIX AL SERVIZIO DI SUA MAEST (3D)DI LAURENT TIRARD, CON GRARD DEPARDIEU, CATHERINE DENEUVE. FRANCIA 2012

SINTONIEERNEST ET CLESTINEDI BENJAMIN RENNER, STPHANE AUBIER, VINCENT PATAR. ANIMAZIONE. FRANCIA 2012

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON MARIUCCIA CIOTTA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, ARIANNA DI GENOVA, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO, ROBERTO SILVESTRI

IL FILMBUON ANNO SARAJEVODI AIDA BEGIC, CON MARIJA PIKIC, ISMIR GAGULA, BOJAN NAVOJEC, SANELA PEPELJAK. BOSNIA ERZEGOVINA FRANCIA GERMANIA TURCHIA 2012

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Cesare alla testa delle sue gloriose legioni decide di invadere unisola chiamata Britannia. La vittoria rapida e totale. Ma un piccolo villaggio riesce a resistere. Cordelia, Regina della Britannia, decide allora di inviare il suo ufficiale pi fedele Beltorax in Gallia per chiedere aiuto ad un altro piccolo villaggio, noto per la sua tenace resistenza ai Romani... CLOUD ATLAS

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DI ANDY WACHOWSKI E LANA WACHOWSKI, TOM TYKWER, CON TOM HANKS, HALLE BERRY. USA 2012

La storia si dipana nellarco di cinque secoli. Le azioni e le conseguenze delle nostre vite hanno impatto l'un l'altra attraverso passato, presente e futuro. Basato sull omonimo romanzo di David Mitchell e un cast spettacolare. QUELLO CHE SO SULL'AMORE PLAYING FOR KEEPS

Ernest un grosso orso bohemien. Clestine una topolina che vive in orfanotrofio e riempie i suoi taccuini da disegno di orsi, il che gi un sacrilegio. Topi e orsi infatti vivono rigorosamente separati, gli uni nella citt sotterranea, gli altri di sopra, i loro universi sono nemici. Unanimazione lieve. col tratto dellacquerello che esalta luniverso poetico della storia sceneggiata dalla penna di Daniel Pennac. A ispirare lo scrittore sono stati gli album della serie di Gabrielle Vincent, disegnatrice belga (nell'edizione italiana le voci sono di Claudio Bisio e di Alba Rohrwacher). Regalo di Natale della Sacher di Nanni Moretti. (c.pi.) LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO

socio e complice Billy (Donald Sutherland), che ha ambizioni di artista da lui mai riconosciute ma che gli indispensabile nelle sue spericolate e ambiziosissime ricerche di opere rare. La sua unica emozione nel possesso di quei capolavori, il mondo qualcosa di remoto da cui proteggersi. Ma non un omaggio allarte, piuttosto un film sul cinema non solo per i riferimenti cinefili, ma anche per la parola come messinscena, il collezionista a evocare il regista. Ma il film non raggiunge mai la necessaria magia. (c.pi.) THE MASTERDI PAUL THOMAS ANDERSON, CON JOAQUIN PHOENIX, PHILIP SEYMOUR HOFFMAN, AMY ADAMS, LAURA DERN. USA 2012

LA STUDENTESSA DI CRISTICCHILANGUAGEUsa, 2012, 330, musica: Porter Robinson, regia: Jonathan Desbiens, fonte: Mtv

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DI PETER JACKSON, CON AIDAN TURNER, ANDY SERKIS. UK 2012

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DI GABRIELE MUCCINO, CON DENNIS QUAID, UMA THURMAN. USA 2012

Uno sfortunato ex calciatore torna a casa per rimettere in piedi la sua vita. Con la speranza di ricostruire il rapporto con il figlio, si ritrova ad allenare la squadra di calcio del bambino. Ma le attraenti madri dei baby calciatori sono in agguato per sedurlo. A ROYAL WEEKEND

DI ROGER MICHELL, CON BILL MURRAY, LAURA LINNEY. USA 2012

Prima parte di una nuova incredibile trilogia che ci accompagner fino al 2014. Anche se non c' molta storia da seguire a parte questi dodici nani+ Gandolf+l'hobbit, che si menano a sangue con una massa sterminata di orchi, troll, e Crosetti vari che incontrano durante il loro viaggio verso la Montagna Solitaria dove vive un drago pi assatanato di soldi e potere di Berlusconi, i ragazzi di tutto il mondo cresciuti con la Trilogia degli Anelli non hanno altro desiderio che rivedere i loro eroi. E sono assolutamente strepitosi i dodici nani della compagnia, quasi tutti attori inglesi di gran classe. (m.g.) LOVE IS ALL YOU NEED

Paul Thomas Anderson ricorda l'America delle sette religiose. Sempre pi ambizioso e concentrato, il pi bertolucciano dei cineasti hollywoodiani (ricordate i lussuriosi affreschi epici volanti Magnolia e Il petroliere?), qui al suo sesto lungometraggio. Il rapporto di fiducia tra salvezza eterna e conto in banca alle origini della fondazione puritana e proprietaria del paese e anche dello sterminio dei nativi, benedetto certamente dal cielo calvinista che tifa sempre e solo per le mentalit vincenti. Con The Master si arriva alle scaturigini delle varie sette Moon. (r.s.) MOONRISE KINGDOM

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Magnifico film del dopoguerra. Sono gi passati venti anni dallinizio dellassedio di Sarajevo e i bambini sotto tiro, rimasti orfani e cresciuti in orfanotrofio, sono diventati grandi. Cos Rahima (Marija Pikic, premio come miglior attrice al festival di Sarajevo) ora cuoca in un ristorante e vigile sul fratello quattordicenne che deve essere controllato a vista per evitare che finisca in mano alle assistenti sociali come avvenne a lei. una giovane donna che non si fa indimidire dalla prepotenza e dal potere e con orgoglio cerca di difendere quello che rimasto della sua famiglia che la guerra le ha portato via. Non usa le armi - non che le siano estranee - molto di pi il silenzio, ma il risultato comunque una storia spettacolare. Un film dove a percorrere le strade si incontrano pericoli di diverso tipo, ma non meno cruenti, dove i rumori della quotidianit rimandano inevitabilmente alle carneficine di anni addietro. E dove raccontati in piano sequenza i viadotti e i sottopassi sono stati certo protagonisti allora di qualcosa di terribile. Il velo che Rahima lega strettamente attorno alla sua testa la difende dal mondo esterno: quel velo esprime molte pi cose di quante siano state raccontate nel corso di questi anni. Titolo originale Djeca (bambini), distribuito dalla Kitchen Film, rappresenter la Bosnia Erzegovina agli Oscar, dopo aver ricevuto premi al Certain Regard di Cannes, al festival di Sarajevo e di Gijn. (s.s.)

DI WES ANDERSON, CON EDWARD NORTON, BRUCE WILLIS. USA 2012

Nel giugno 1939 il Presidente Franklin Delano Roosevelt e sua moglie Eleanor ospitano il re e la regina di Inghilterra per un week-end nella loro casa di Hyde Park on Hudson. La prima visita di un monarca inglese in America sar loccasione per una speciale relazione tra i due Paesi, ma anche per una profonda comprensione dei misteri dellamore e dellamicizia. LA SCOPERTA DELL'ALBA

DI SUSANNE BIER, CON TRINE DYRHOLM, PIERCE BROSNAN. DANIMARCA 2012

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DI SUSANNA NICCHIARELLI, CON MARGHERITA BUY, SERGIO RUBINI. ITALIA 2013

Roma, 1981: il Professor Mario Tessandori viene ucciso da due brigatisti, nel cortile dell'universit e sotto gli occhi di tutti. Muore tra le braccia di Lucio Astengo, suo amico e collega. Poche settimane dopo, Lucio Astengo scompare nel nulla. Nel 2011, Caterina e Barbara Astengo, che avevano sei e dodici anni quando scomparso il padre, mettono in vendita la casetta al mare della famiglia. In un angolo della casa c' un vecchio telefono. Quando Caterina solleva la cornetta e scopre che d segnale di libero, prova, quasi per gioco, a fare il numero della loro casa di citt di trent'anni prima. Le risponde una voce di bambina. lei, a dodici anni, una settimana prima della scomparsa del pap. I 2 SOLITI IDIOTI

La regista danese la definisce una commedia romantica, ma sembra di pi l'ennesima variazione sul tema familiare che le tanto caro. Certo siamo a Sorrento, il massimo del kitsch sdolcinato, si deve celebrare un matrimoni, i parenti si danno appuntamento e ovviamente sar un disastro orchestrato tra battutine di spirito e momenti melensi. Il punto che il cinema di Susanne Bier non sorprende mai, e tantomeno questa volta, in cui pi del solito la regista sembra appoggiarsi con sicura astuzia a un impianto collaudato e molto, molto ammiccante. (c.pi.)

Anderson disegna il primo film d'animazione con attori in carne e ossa, figurette stagliate nei fondali verdi, a dimensione geometrica dove il regista di Fantastic Mister Fox, esercita la sua poetica su musica di Benjamin Britten. Una galleria di ritratti magnifici, Bill Murray e Frances McDormand, i genitori male assortiti di Suzy, Bruce Willis, il poliziotto solitario, afflitto da un passato d'amore non corrisposto, Tilda Swinton in tenuta blu da aguzzina per giovani devianti, Edward Norton, tenero e incapace di mantenere la disciplina a Camp Lebanon, e un Harvey Keitel comandante Pierce, generalissimo scout.(m.c.) LA PARTE DEGLI ANGELIDI KEN LOACH, CON PAUL BRANNIGAN E JAMES CASEY, UK 2012

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Inseguita da un branco di animali simili a lupi (vediamo solo le loro sagome in campo lungo), una ragazza si getta da una scogliera, prima precipita nel vuoto tra suggestivi scenari naturali, poi ricomincia ad essere nuovamente inseguita dal branco; ma stavolta, sulla punta del precipizio, sar lei a far fuggire via questi misteriosi animali che materializzano le sue paure pi recondite. Sulle note incalzanti della musica elettronica di Robinson, il regista (che si firma nei titoli come Jodeb) si inventa un clip dalle immagini stroboscopiche (e astratte in alcuni punti), fortemente onirico. STUDENTESSA UNIVERSITARIA

IL DOCUMENTARIOIL MESE DEL DOCUMENTARIOROMA, CASA DEL CINEMA, LARGO MASTROIANNI 7 FENNAIO - 15 FEBBRAIO

Italia, 2005, 4, musica: Simone Cristicchi, regia: Gaetano Morbioli, fonte: Video Italia

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JACK REACHER - LA PROVA DECISIVADI CHRISTOPHER MCQUARRIE, CON TOM CRUISE, ROSAMUND PIKE. USA 2012

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DI ENRICO LANDO, CON FABRIZIO BIGGIO, FRANCESCO MANDELLI. ITALIA 2012

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Pieno di parolacce e scurrilit per la gioia dei ragazzini in libera uscita da genitori, scuola, internet e calcio, Biggio&Mandelli scippano letteralmente, dopo 27 anni, il cinepanettone a De Laurentiis. Lo trasferiscono in una Milano che scimmiotta volutamente la romanit di Christian e del Cipolla e lo risputano come prodotto alto, colto, moderno, del tutto ringiovanito, privo di scorie televisive (nella casa di Gianluca non c' neanche la televisione, con orrore del padre) e, soprattutto, politicamente scorretto. Al punto che al berlusconismo romanizzato di Ruggero De Ceglie si contrappone il montismo del futuro suocero di Gianluca, sobrio e antipatico come Monti. Tutto fin troppo teorico e intelligente. (m.g.)

Tra Rambo e Sherlock Holmes il personaggio dellex agente segreto creato da Lee Child, ripensato in questo adattamento su misura del suo protagonista, Tom Cruise. Un po intuitivo un po sterminatore, il quasi supereroe permette infatti alla star di sfoggiare tutto il repertorio macho di abilit (mentale) e soprattutto di muscoli che lasciano senza respiro la bionda avvocatessa Rosamund Pike, imbarazzata ma gi perduta. Dietro allapparente banalit di superficie, per, il giocattolone di lusso, controllatissimo da Cruise (seppure con una certa abilit professionale del regista) che ne anche produttore, rivela una cifra ambigua molto pi inquietante. Si parla di armi, di guerra, di reduci, tutti temi complessi e conflittuali nella cultura e nellimnmaginario americani. (c.pi.) LA MIGLIORE OFFERTA

Loach ridimensiona il macho di periferia in questa commedia dal ritmo rockettaro, dialoghi scoppiettanti e una storia finalmente non apologetica del povero cristo. Glasgow, il prologo una esilarante galleria di tipetti fuorilegge. La Scozia, dice Loach, una terra di solidariet. Saranno tutti destinati ai lavori socialmente utili. Poi il film si scatena in un rocambolesco furto di whisky dal prezzo inestimabile, un milione di sterline per una botticella conservata nel sacrario di una cantina esclusiva. Una serie di gag, equivoci, incidenti si trasforma da film sugli emarginati no-future in una screwball comedy. (m.c.)

Cristicchi testimone-attore (nei panni del bidello) delle vicende che vedono protagonista la classica studentessa fuorisede, triste e solitaria. Con la proverbiale scioltezza che lo contraddistingue e un montaggio condito da morphing e altri effetti, Morbioli costruisce una narrazione per quadri, con interessanti tagli di inquadratura e altre soluzioni stilistiche, senza peraltro tradurre pedissequamente in immagini il testo della canzone che, pure, si presterebbe ad essere sceneggiato. Nei panni della laureanda Valentina Correani, attrice e attualmente conduttrice di MTV. BAMBINA

Lassociazione Doc/it Associazione italiana documentaristi proprone in rassegna la migliore produzione con 10 film italiani e stranieri in competizione. un evento che nasce dal premio Doc/it Professional Awards, il premio per il miglior documentario dellAnno con i suoi 5 finalisti e il Doc International con una cinquina in concorso che vengono proposti per tutto il mese gratuitamente alla Casa del Cinema per concludersi con la premiazione il 15 febbraio. I film italiani saranno proiettati ogni luned alle ore 21.30 alla presenza degli autori con replica marted alle 21.30: Lasciando la baia del re di Claudia Cipriani, Bad Weather di Giovanni Giommi, FrekBeat di Luca Pastore, Tahir di Stefano Savona, Lestate di Giacomo di Alessandro Comodin. I film stranieri verranno proiettati ogni venerd alle ore 21.30 con replica domenica alle 18.30 e la presenza degli autori tramite skype: The interrupters di Steve James (Usa), China Heavyweight di Yung Chang (Cina-Canada), Steam of Life di Joonas Berghall, Mika Hitakainen (Finlandia), Five Broken Cameras di Emad Burnat, Guy Davidi (Palestina), The Arbor di Clio Bernard (Uk). (s.s.)

LA RASSEGNA50 ANNI DI CINEMA GIAPPONESEROMA, ISTITUO GIAPPONESE DI CULTURA, VIA ANTONIO GRAMSCI 74 10 GENNAIO - 19 FEBBRAIO

Giappone, 1999, 450, musica: Tomoyasu Hotei, regia: Hiroyuki Nakano, fonte: Dailymotion

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LA REGOLA DEL SILENZIO - THE COMPANY YOU KEEPDI ROBERT REDFORD, CON ROBERT REDFORD, SHIA LABEOUF. USA 2012

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GIUSEPPE TORNATORE, CON GEOFFREY RUSH, DONALD SUTHERLAND. ITALIA 2013

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Antiquario di fama mondiale, battitore alle astepi ambite,Virgil Oldman(Geoffrey Rush, il protagonista di Il discorso del re) ossessionato dallarte e dalla sua bellezza. Non ha amori Virgil n amici tranne il

Avevano dei buoni motivi i Weathermen per rispondere al fuoco dei massacri in Vietnam e sulle strade e sui campus del Movement, all'eliminazione capillare dei militanti della Students for a Democratic Society e delle Black Panthers. Indagine trent'anni dopo sui clandestini che colpivano stazioni di polizia, basi dell'esercito, uffici del Pentagono con ordigni destinati a non fare vittime. Jim Grant (Robert Redford), avvocato a difesa dei diritti civili, combattente nel passato e nel presente dalla parte della brava gente, scovato dal reporter di provincia, collega indizi su indizi, e non molla la presa anche se il direttore del giornale di Albany (Stanley Tucci) teme la reazione rabbiosa dell'Fbi. (m.c.)

Allinizio sembra un tenero padre che porta alla figlia, estraendolo da una valigetta, un orso di pelle marrone, ma appare sempre pi chiaro che si tratta di un satiro attratto dalle adolescenti il rockettaro stile Elvis impersonato dal giapponese Hotei (musicista, produttore e anche attore). Ma Bambina naturalmente un clip oltre che divertente e autoironico pieno di delicatezza, dove Nakano offre il meglio di s, con qualche tocco di efficace sgangheratezza e di rudimentale videografica. Montaggio, taglio delle inquadrature e invenzioni coreografico-visive rendono bene il rock demenziale di Hotei e contribuiscono alla costruzione di un personaggio davvero irresistibile. Nakano ha diretto per Hotei altri 6 music video, tra cui Poison e Vampire.

Una bellissima rassegna di cinema giapponese si inaugura gioved 10 gennaio allIstituto giapponese di cultura di Roma divisa per decenni e registi di culto rappresentati da tre film ciascuno, con proiezioni alle ore 17 e alle ore 19.30. Masahiro Shinoda, specializzato in film tratti da opere letterarie rappresenta gli anni 60, Tai Kato (1916-1985) con i suoi film di genere samurai e yakuza (l11 gennaio programmato il suo Red Peony Gambler her Life) gli anni 70, Seijun Suzuki, conosciuto soprattutto per La farfalla sul mirino, gli anni 80 (i suoi primi film in programma sono Zigeunerweisen luned 14 e Kagerosa) autore che inizi con il genere yakuza e poi si dedic a un filone pi artistico e fu per questo licenziato dalla Nikkatsu. A rappresentare gli anni 90 sar Takeshi Kitano con i suoi celebri Getting Any (15 gennaio e 28 gennaio), Kids Return (28 gennaio e 18 febbraio), Hanabi (15 gennaio e 18 febbraio). Infine gli anni 2000 sono rappresentati da Shinobu Yaguchi, lautore di Waterboys (il 17 gennaio), Happy Flight (4 febbraio), Swing Girls (2005) Oscar giapponese, in programma il 17 gennaio. info: 063224794 (s.s.)

LA MOSTRAFABRICA PARTECIPA ALLA MOSTRA I BAMBINI DELLA SHOAHMUSEO ARCHEOLOGICO DELLA VALLE DEL SARNO, VIA CAVOUR, 9, SARNO 2-27 GENNAIO

MAGICO

Larea di comunicazione visiva di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, partecipa alla mostra I bambini della Shoah. Lidea di creare una mostra sui bambini che parli sia agli adulti che ai pi piccoli, con lobiettivo di sensibilizzarli sul drammatico tema dellOlocausto, nella convinzione che la conoscenza della storia e la presa di coscienza degli orrori del passato sono il migliore antidoto affinch questi non si ripetano. Le 7 illustrazioni di Fabrica prendono spunto dai poemi composti dai piccoli detenuti di Terezn, campo di concentramento situato nellattuale Repubblica Ceca. I giovani borsisti, di nazionalit russa, ucraina, ecuadoregna, italiana e australiana, si sono immedesimati nei versi dei piccoli prigionieri e hanno dato forma di immagine al loro messaggio. Un filo spinato che diventa il gambo di una rosa, cosparso di boccioli; un cavallino a dondolo dietro le sbarre di una gabbia; le strisce nere della divisa da detenuti che si trasformano nei tronchi di un albero su cui nascono delle foglie. Questi sono i temi di alcune delle tavole, che rappresentano la tragedia della Shoah ma contengono al tempo stesso un messaggio di speranza. Orario: 9-18, ingresso libero. Chiusa il luned.

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ALIAS 5 GENNAIO 2013

Una teoria di artisti stranieri che privilegiano la nostra lingua. Con testi che sono un modo per capire come veniamo percepiti, cantati e fraintesidi STEFANO TELVE

FENOMENI UN GENERE SPECIFICO E ALTRI FILONI PRO-PENISOLA

Litaliano ha un suono bellissimo, molto romantico: con queste parole che la mezzosoprano inglese Katherine Jenkins, la Callas del rock, giustifica la scelta di tradurre dallinglese I Will always Love You di Dolly Parton e di cantarla in italiano col titolo Lamore sei tu (2005). Il caso non isolato. Perlomeno non lo allinterno di uno dei generi musicali attualmente pi internazionalizzati, il cosiddetto operatic pop, una delle ultime invenzioni dellindustria della musica commerciale. E dato che nella storia il binomio canto e lingua italiana ha sempre sortito fortuna e apprezzamenti internazionali (dal Settecento di Metastasio allOttocento dei grandi compositori fino al Novecento di Puccini e poi di Caruso e dei grandi tenori sullorlo della musica leggera), questo episodio sembra non essere altro che lennesimo rilancio, in chiave contemporanea, della lingua italiana come lingua per musica per eccellenza. Si dice, ed vero, che litaliano non sia una lingua adatta al rock, genere che invece perfettamente si abbina allinglese. Sar che tutto ci possibile per un fatto strutturale (la diversit delle caratteristiche sillabiche e accentuative delle due lingue) e anche per un fatto storico e culturale (se lItalia la culla del melodramma, lInghilterra rimane priva di una sua tradizione fino al primo Novecento). Ma cambiando genere, cambia la

Tu vuo fa litaliano. Ecco loperaticIn queste pagine, da sinistra a destra: in alto, i Knorkator, Dean Martin e Louis Prima; al centro, gli Haggard e Mafalda Minnozzi

In basso, da sinistra a destra: Katherine Jenkins, Matze+Knop, Rainhard Fendrich, Kahimi Karie, Rosemary Clooney, Josh Gobran e il gruppo vocale Il Divo

musica e cambia anche la lingua, e nel genere lirico, potremmo dire, litaliano sembra riprendersi una rivincita sullinglese, al punto da essere diventato un importante banco di prova per chiunque si cimenti col canto lirico, fossanche nel genere pop. Accanto e prima di Katherine Jenkins ecco dunque fiorire, a partire dagli anni Novanta e soprattutto nellultimo decennio, artisti acclamatissimi soprattutto fuori dItalia - si ricorder il caso clamoroso dei Tre tenori, Carreras, Domingo, Pavarotti - che in italiano cantano e allItalia in qualche modo si ispirano: il nome Il Divo stato scelto, ad esempio, per un quartetto di voci pop-liriche di provenienza internazionale che interpreta ca