Alias supplemento de Il Manifesto (05.01.2013)

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Alias supplemento de Il Manifesto (05.01.2013)

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ADAIEVSKY RAVI SHANKAR ARGENTO MARK COUSINS JUZO ITAMI MAURO VALERI PANEM ET CIRCENSES I SING ITALIANO DR. DRE, VENTANNI DI HIP HOP WILLIAM BURROUGHS E SCIENTOLOGYMUSICA ARTI OZIOSUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 5 GENNAIO 2013 ANNO 16 N. 1

GRAZIE, LOUHA DETTO S A BELLOCCHIO E NO A VISCONTI DALLA GIUNGLA, AI PUGNI DI UNA GENERAZIONE, ALLA SCONFITTA, ALLE MERAVIGLIOSE INVENZIONI DI RAUL RUIZ. E A UN CERTO PUNTO SCOPRE DI AVERE LA VOCE CHE IL CINEMA ITALIANO GLI AVEVA CANCELLATO. UNA INTERVISTA SENZA FRONTIERE CHE CI RIPORTA UN COMPAGNO DI STRADA

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ALIAS 5 GENNAIO 2013

LATTORE

NON CHIAMATEMI RIBELLE

Gli occhi, la bocca, la voce ritrovataUn incontro che ci fa scoprire come ha vissuto allestero lattore che stato il simbolo di una generazione dai Pugni in tasca di Bellocchio, allimpegno politico interrotto per estradizionedi ELFI REITER

LOU CASTELMitterand, Flix Guattari, per nominare alcuni degli attualmente 2.716 ritratti raccolti). Lo stesso Lou Castel (il cui ritratto il numero 501) ha iniziato da tempo a creare le proprie opere (in video) seguendo uno schema di inquadrature fisse di pi o meno lunga durata nel tempo. Ci racconti il tuo iter da attore a autore e viceversa? La mia prima regia risale al 1998, quando realizzai Just in time con Robert Kramer (chi non ricorda i mitici film Route One e Docs Kingdom di questo grandioso cineasta di origini Usa morto a soli sessantanni nel 1999 in Francia? ndr). La storia narrata in tredici minuti, vedibile su youtube, si pu riassumere in tre parole: sesso, pistole e droga. Avevamo capito da subito che eravamo uguali A partire da l era nata per me una ricerca durata alcuni anni per cui producevo inquadrature fisse con un determinato numero di immagini che poi moltiplicavo dapprima sedici volte, poi nove e infine sei volte, creando un legame col fattore tempo, usando vari argomenti, evitando il montaggio. Per porre fine a questo periodo avevo spaccato la lente del proiettore Per passare a quale arte? Nel 1999 mi sono operato allanca e volevo fare 99 dipinti di un metro quadrato, una visione cronologica, poi ridotti a quadrati di 33 centimetri. Ne ho realizzati cinquanta. Ora sono arrivato al rettangolo, pi piccolo, colorati nella pi pura astrazione. Sei stato assente dallItalia per oltre ventanni, come mai? RISPOSTA: Me nero andato negli anni ottanta, uno dei motivi, non lunico, era che allepoca nel cinema italiano cera il cosiddetto volto-voce degli attori italiani, per cui molti doppiatori avevano trovato una loro faccia e una loro notoriet. Mi spiego, allepoca molti attori erano doppiati, io ero tra quelli e a dire il vero mi sentivo molto alienato. Non avevo voce, ero soltanto un volto, un corpo. Ci mi aveva creato unesistenza monca sul piano professionale come attore. A mio avviso questo mio essere muto si era poi protratto anche nella mia vita privata. Mi sono sentito come centrifugato, buttato fuori dal mondo, e avevo capito - e quindi deciso - che avrei potuto recitare unicamente nel cinema francese, con certi autori per. Con cui poi ho anche lavorato: Philippe Garrel, nel suo La naissance de lamour, Gerard Courant, Pascal Bonitzer. Ho partecipato anche a un corto, di cui non ricordo il titolo, in cui si era sperimentata per la prima volta la skycam a distanza e la cinepresa volava sopra di me come una farfalla mentre recitavo un monologo. Prima ancora eri in un paio di film di Wenders, hai girato con Fassbinder in Germania Avevo girato un po lEuropa, ma il mio centro artistico era la Francia, dove uno dei pi importanti incontri era Raul Ruiz, nei primi anni ottanta e poi a met anni novanta per Tre vite e una morte con Marcello Mastroianni: avevamo inventato l per l una scena, talmente forte era laffinit attoriale e Ruiz ci chiese come mai nessuno aveva fatto recitarci assieme prima. Da copione cera Roland Topor in coppia con me per fare due mendicanti straccioni. Comera lavorare con Ruiz? Cera una gran stima reciproca. Mi conosceva dai precedenti film girati in Italia e Germania, e mi fece recitare liberamente. Era nata unintensa amicizia intellettuale che ci aveva avvicinato molto, forse per analoghe esperienze vissute? Anche lui veniva dal Sudamerica e la Francia non era il suo paese. Mentre girava, ci raccontava il film come laveva in testa, le inquadrature, le scene, i tagli nel montaggio, aveva previsto tutto! Mi ricordo che rimasi molto impressionato dai suoi racconti e di come si ricordava la prefigurazione di oltre duecento scene. Meraviglioso! E ancor pi affascinante sono i suoi lavori pi sperimentali, per non parlare di lui come teorico del cinema. In occasione della sua morte (agosto 2011, ndr) ho ritrovato un suo saggio sul tempo nel cinema, che sono due tempi che si accompagnano vicendevolmente, uno pi inciso che determina tempi e forme nel linguaggio cinematografico, e laltro che scorre, e lui era sempre alla ricerca del primo da far incrociare con laltro e gli stimoli per il suo sperimentalismo, li prendeva ovunque. Hai accennato a esperienze analoghe sul piano politico-culturale tra te e Ruiz, ci racconti un po di pi? Forse perch entrambi venivamo da paesi latino-americani? Laver vissuto in Colombia e nella giungla, credo, abbia influenzato il mio immaginario, ne avevo sentito rumori e profumi, la sua dimensione selvaggia da bambino lho sempre vissuta tra choc e sorpresa. Ruiz stato militante nelle file del partito di Allende Per entrambi per ai tempi del nostro incontro era gi tutto molto cambiato, come lo oggi rispetto ad allora. Certo, le idee sono sempre le stesse! (sorride) Ricordo che gli portavo i numeri di Alfabeta sul set, avendo sempre con me gli scritti politico-culturali che risalivano ai tempi in cui vivevo a Milano, dove conoscevo lambiente attorno alla rivista. Per farla breve, lavorando nel cinema con tutti quegli autori ho potuto portare avanti un discorso politico dopo che qua era finito tutto, dopo il 1979. In che senso? C stata una sconfitta, bench avessimo cambiato molte cose, dopo la repressione del 7 aprile e gli arresti di Autonomia Operaia. Ci siamo detti piuttosto che farci ammazzare Del resto ero gi stato espulso in modo violento dallItalia nel 1972, in base a una legge del Codice Rocco per cui potevano dire che ero un elemento pericoloso e chiedere lespulsione. Assieme a me cerano alcuni palestinesi, anche loro espulsi. Perch ti avevano espulso? Non lo so. Alla conferenza stampa organizzata da un gruppo di cineasti, tra cui Liliana Cavani, per denunciare la mia situazione assurda, in Vico del Piombo cerano 15 poliziotti ad aspettarmi, perch mi ero nascosto per qualche giorno, mi invitarono a salire in macchina e mi portarono al commissariato centrale. Pensavano fossi armato, mi perquisirono e insultarono, per poi condurmi direttamente a Fiumicino e accompagnarmi fin dentro laereo. Per fortuna ci fu un giornalista del Messaggero che scatt quella foto di me col pugno alzato mentre salgo sullaereo. Mi fecero partire senza niente, a inizio inverno, per Stoccolma, che non conoscevo, ma avendo il passaporto svedese... L mi aspettarono i giornalisti di destra, perch ero il divo italo-svedese! Mi ricordavo il nome di un regista svedese, la cui sorella mi ospitava, mentre da subito cerano manifestazioni a mio favore essendosi formato un movimento nella scena teatrale e cinematografica. Il gruppo del Filmverlag der Autoren era gi al corrente, Wim Wenders mi volle per il suo film La lettera scarlatta e mi chiam a lavorare con s. Dopo ero andato su unisola greca con una scrittrice nel periodo dei colonelli Ma il filo conduttore era sempre stato fare lattore, era la bussola che mi motivava nella mia vita. Voglio aggiungere due cose sul rapporto con la cinepresa: non ero mai passivo, ho sempre voluto sapere dovera, fin dove si sarebbe mossa, eccetera. Gli altri attori no. Forse era dovuto a quella separazione tra voce e corpo, tra lattore che agisce unicamente col corpo e lattore che parla ripetendo le battute in scena? Tu che hai vissuto quel periodo in cui si girava e poi si doppiava con altre voci: quali impressioni ti porti dietro? Di storie del cinema ce ne sono tante, in fondo, a Roma non cera un vero movimento, incisivo e importante, come lo era quello dei Cahiers du Cinema in Francia. Esisteva Filmcritica, ma non aveva cineasti seguaci per generare qualcosa di innovativo e fondante capace di creare una controcorrente. Cera un essere

Ospite del Torino International Film Festival essendo tra gli interpreti del nuovo film di Tonino De Bernardi, Casa dolce casa, abbiamo incontrato Lou Castel per parlare della sua vita tra una forte militanza politica e il lavoro di attore. Nato a Bogot nel 1943, padre svedese emigrato e madre irlandese, era cresciuto in vari luoghi, tra cui Giamaica e New York. Ha frequentato il Centro sperimentale di Roma per studiare recitazione e ha esordito nel film manifesto della ribellione negli anni sessanta, I pugni in tasca di Marco Bellocchio. Un ruolo che gli rimane addosso come marchio, il giovane ribelle provocatore che massacra la propria famiglia (sul piano simbolico ovviamente, la morte della famiglia era un tema frequente nel cinema degli anni settanta), e molti registi italiani lo chiameranno a interpretare personaggi inquietanti (da Damiani a Lizzani, da Festa Campanile a Ferrara). Quellaria inquietante per anche e soprattutto fonte inestinguibile di turbamento per creare le pi svariate figure dis/turbanti, e non a caso Liliana Cavani lo scrittura per Francesco DAssisi e per (il quasi sconosciuto perch scomodo) Galileo (nel 69); Rainer Werner Fassbinder lo vuole in Attenzione alla puttana santa (71); Bellocchio lo richiama nel 72 per Nel nome del padre e dieci anni dopo per Gli occhi, la bocca; Chabrol gli affida il ruolo di terrorista di sinistra nel suo affresco politico-rivoluzionario ispirato alle vicende della Raf in Germania e delle Br in Italia Sterminate il Gruppo Zero girato nel 1974. Recita a Be