Alias supplemento del Manifesto 22/12/2012

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Transcript of Alias supplemento del Manifesto 22/12/2012

CARMELO BENE RICCARDO CUCCIOLLA VIRGINIA RYAN SERGIO BARBADORO OSCAR NIEMEYER BRASILE HIP POP LAURIE ANDERSON, INTERVISTA MICHAEL MARGOTTAMUSICA ARTI OZIOSUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 22 DICEMBRE 2012 ANNO 15 N. 50

EFFETTO ANNAImmagine da A proposito degli effetti speciali di Alberto Grifi (2001)

Sconosciuto fuori dallItalia, Anna di Grifi e Sarchielli racchiude ogni seme e componente segreta di un periodo mitico e espolsivo, lItalia degli anni 70. Dopo Londra lo riscopre Artforum e lAmericadi ALESSANDRA VANZI

FUORI CAMPO

Il segreto degli spezzoni mancanti: la verit del cinema contro

Anna. un paese strano il nostro, un paese cattolico, pieno di sensi di colpa, addirittura quello, dal peso insopportabile, del peccato originale, quello che , secondo i cattolici, ci portiamo appresso fin dalla nascita. Sar per questo che, soprattutto nel mondo dell'arte, per poter riconoscere fino in fondo la grandezza di un artista tendiamo a rendergli la vita impossibile, vogliamo toccare con mano il sacrificio, come fossimo un accolita di medici sadici, perch solo dopo la

sofferenza estrema si giunge alla redenzione cio, nella nostra contemporaneit, alla fama, al riconoscimento, al successo. Purtroppo spesso e volentieri qui da noi, escludendo favoritismi e nepotismi, solo due sono le strade per l'affermazione della propria arte: l'emigrazione, con curiosit ed interesse viene accolto chi torna dall'estero con un nome gi rodato dai mercati oltre confine (meglio ancora se oltreoceano); o la morte, un'artista defunto vale molto pi di un vivente e, soprattutto, lascia la possibilit a chi gli sopravvive

(generalmente critici e mercanti) di libera interpretazione e valutazione e, naturalmente, tradimento. una regola quasi sempre valida. Alberto Grifi la conosceva e cerc con tutte le sue forze di sfuggirne l'inesorabilit. Quando, alla fine della sua vita un mese esatto prima di morire, gli diedero, per mano di Goffredo Bettini all'Auditorium di Roma, un premio alla carriera io non sapevo se ridere o piangere. Per fortuna Alberto ne fu contento. Adesso, a cinque anni dalla sua morte, assisto al suo riconoscimento internazionale,

adesso Anna, primo film girato con uno dei primi esemplari di video registratore, ha intrapreso il suo viaggio nel mondo accolto con meraviglia ed interesse grazie ai sottotitoli che la Viennale ha provveduto a far mettere, al restauro fatto dalla Cineteca Nazionale con il Laboratorio La camera ottica di Gorizia e alla collaborazione dell'associazione AlbertoGrifi che ha messo a disposizione tutto il materiale. Il lavoro di restauro comprender il salvataggio (ancora in corso) di tutte le 11 ore di girato, anche i pezzi non

montati quindi, che man mano che saranno pronti accompagneranno in tourne il film. Cos dal 2011 ad adesso Anna passata per Rotterdam, Montreal, Londra (alla Tate Modern), New York, Marsiglia, Parigi e Vienna, dove sono stati proiettati altri nove lavori di Grifi insieme a Anna. Finalmente ho potuto vedere alcuni spezzoni che mi erano sconosciuti e capire meglio. Proprio la visione di questo girato che era stato eliminato dal montaggio definitivo mi ha spinto a SEGUE A PAGINA 4

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ALIAS 22 DICEMBRE 2012

UNDERGROUND

COME FARE A PEZZI HOLLYWOOD

LA VERIFICA INCERTANel 1964 Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi strapparono al macero 150.000 metri di film hollywoodiani, dopo i 5 anni di sfruttamento legali (per 15 mila lire). Rimontarono con scienza dad il tutto (finendolo in spider verso Parigi, dove Duchamp presenziava allanteprima) e produssero un capolavoro davanguardia che inebri anche John Cage, con cast e ritmica dellavventura ineguagliabile. Cos nacque il film dei film, La verifica incerta, alle scaturigini di Blob, raccontata in un libro del 2004 a cura di Carla Subrizi (DeriveApprodi) con scritti di Apr, Baruchello, Eco, Ghezzi, Grifi, Pivano, Paolozzi.

di RACHEL KUSHNER * Traduzione e cura di Gianluca Pulsoni

1972-2012anni settanta. Recentemente restaurata dalla Cineteca Nazionale e dalla Cineteca di Bologna, la copia stata vista lanno scorso al Festival di Rotterdam e nel 2011 a Venezia, dove il film era stato proiettato originariamente nel 1975. Inoltre, stata vista questa primavera scorsa alla Tate Modern, in simultanea con la retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti, il cui stesso lavoro negli anni settanta guarda alle agitazioni politiche italiane di quegli anni. Questo restauro e rinascita sono in linea con il crescente interesse nei confronti del complesso maggio italiano. Anna, infatti, illumina con unicit un momento storico che riguarda fenomeni contemporanei come Occupy, i movimenti europei di anti-austerity, e forse persino la primavera araba, che ancora poco compresa. Dovremmo quindi essere grati alle contingenze della sorte, che, per molti anni parevano oscillare tra il riportare Anna a una luce pubblica e il lasciare il film nel bidone della spazzatura. Dopo aver viaggiato nel circuito dei festival degli anni settanta, da Berlino a Venezia a Cannes, il film caduto nel dimenticatoio per ragioni poco chiare (c persino una speculazione che fosse stato tolto dalla circolazione a causa delle potenziali complicazioni legali derivanti dallo status di minore della ragazza). Estrapolato da undici ore di girato, Anna stato il primo film in Italia ad essere realizzato su registratore video a bobina aperta (pi tardi trasferito su 16 millimetri con luso di una macchina, il vidigrafo, inventata da Grifi), e il formato si dimostr cruciale nello svolgimento del film. Come Grifi spiega in una sequenza introduttiva (curiosamente assente dalla versione restaurata), il video ha modificato la sua relazione col tempo e la sua rappresentazione di questo. Il tempo non era pi denaro, come per i film costosi, ma qualcosaltro: era diventato un matrix attraverso cui un cineasta poteva in ultimo muoversi senza limitazioni, catturando non solo i momenti della vita pi quieti e apparentemente insignificanti, ma anche interi tratti non consequenziali. Nella sua relazione coi cineasti, vengono concessi ad Anna tempo e comodit, perch non era pi sulla strada. E la mdp aveva cos altrettanto tempo e comodit per osservarla, grazie al basso costo del video. Ma come gli antropologi hanno insegnato, osservare contaminare, e in questo caso, Grifi e Sarchielli non furono

Ospedali, prigioni, e caserme sono cos. Una volta che sei dentro, sei fregato sei malato perch non capisci la loro medicina, dice Vincenzo Mazza, al momento in cui incontra e diagnostica con sorprendente chiarezza la natura repressiva della vita in Italia per un proletario come lui nellanno 1972. Lui un personaggio secondario e reale di un film che ha soprattutto come protagonista una ragazza di nome Anna, il cui cognome nessuno sembra ricordare, o che possibile nessuno abbia mai saputo senza contare il fatto che si caratterizza come centro di gravit e stella di questo film di quasi quattro ore, che porta il suo nome e nel quale lei, come Mazza, recitano solo se stessi. Nel febbraio 1972, Massimo Sarchielli, un attore professionista che vive a Roma, raccoglie Anna sedici anni, senza casa, tossicodipendente, e incinta di otto mesi e la lascia stare nel suo appartamento. Gli viene in mente di fare un film su di lei e chiama Alberto Grifi, ormai una figura importante nel cinema sperimentale (il suo film stile Bruce Conner, La verifica incerta, realizzato con Gianfranco Baruchello nel 1964, considerato un esperimento innovativo con il foundfootage). Grifi filma le ricostruzioni del passato di Anna e gli incontri iniziali di Sarchielli con lei. Da dove vieni?, Sarchielli le domanda in una di queste ricostruzioni di scena, essendosi avvicinato a un tavolo allesterno di un bar nel quale lei seduta. Cagliari, lei dice, una risposta che Sarchielli le domanda di ripetere, suggerendo quasi che quellimpoverita Sardegna, della quale Cagliari il capoluogo, sia un tantino fuori dal suo orizzonte. Queste scene hanno luogo dove Anna incontr Sarchielli, a piazza Navona ritrovo di fannulloni, chiassosi, capelloni, tutte quelle persone facenti parte del proletariato romano che Pasolini aveva in un primo tempo celebrato e feticizzato ma che dal 1972 inizi a condannare. Anna, sebbene facente parte del genere sbagliato per incarnare larchetipo perduto di Pasolini, rifiuta nonostante tutto la teoria del cineasta che vuole che la classe sottoproletaria italiana avesse subito una mutazione antropologica, una degenerazione fisiognomica portata dalle abitudini consumistiche. Lei possiede invece la beatitudine di una madonna rinascimentale, come la mdp riconosce, fissandola con una dilatata persistenza warholiana. Con Anna capitato come con certi soggetti di Warhol, non ne sentiamo pi notizia, come il Patrick Tilden-Close di Imitation of Christ (1967), dove lelettrizzante presenza di una bellezza filmata e di uno sguardo stesso ossessivo formano un vivido e misterioso documento storico: di stelle che esistono puramente come stelle, lasciando nessuna traccia delle loro vite fuori dallo schermo, fuori dal loro momento di celebrit di celluloide. Il loro unico ricordo quello su pellicola. Quasi sconosciuto per i successivi trentasei anni fuori dal Paese dove stato realizzato, come se fosse sottochiave, Anna racchiude apparentemente ogni seme e componente segreta di quel periodo mitico ed espolsivo, lItalia degli

Sedici anni, tossicodipendente senza fissa dimora, incinta di otto mesi, nellocchio rivoluzionario del cinema sperimentalesemplicemente osservatori. Si presentarono come i salvatori del loro soggetto. La storia il soccorso di Anna fu originariamente concepito da Grifi e Sarchielli nello spirito del cinema diretto, lungo le tracce dei lavori di Jean Rouch, Cronaca di una estate (1961), del Chris Marker di Le jolie mai (1963), e del concetto neorealista di pedimentamento come lo aveva s