Alias Del 29 Novembre 2015

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Alias inserto manifesto 29.11.2015

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  • di CAMILLA MIGLIO

    Christoph Ransmayr, nato nel1954, cresce in Alta Austria tra pae-saggi agricoli e montagne, tra idillionaturale e percezione dellorroreumano (nei pressi, la memoria uncampo di concentramento). Studiaetnologia e filosofia a Vienna, vive alungo in Irlanda, e viaggia quasiovunquenelmondo. Il suo primo ro-manzo,Gli orrori dei ghiacci e delle te-nebre (1984), gli vale lattenzione diEnzensberger, che lo chiama a colla-borare allantologia poeticaDasWas-serzeichen der Poesie (La filigrana del-la poesia): una specie di summa del-la poesia del mondo. Tra gli antichitradotti da Ransmayr c Ovidio.Lesperienza delle versioni ovidianegli ispira il romanzo che lo rende fa-moso,Die letzteWelt, 1988 (Il mondoestremo, Feltrinelli 2003). Ultima tel-lus, orbis ultimus (cos Ovidio neiTri-stia): ilmondo aimargini dellecume-ne;ma in tedesco, letzte anche ulti-mo in senso temporale, prima dellafine. La storia si svolge su diversi pia-ni temporali e narra il viaggio di Cot-ta alla ricerca dellamico poeta esilia-to daAugusto sulMarNero, nella cit-t di Tomi. Elementi di realt, lesiliodi Ovidio, la sua amicizia con CottaMessalino, si mescolano con la fin-zione della qute amicale, dellipote-si di un libro delle Metamorfosi in-compiuto, di un manoscritto brucia-to da ricomporre attraverso iscrizio-ni incise su rocce. Il discorso sullapoesia, su una politica che assume itratti di una societ totalitaria (inunaconvergenza temporale tra impe-ro romano e TerzoReich), e sulle pre-senze, nei nomi propri, di tutto ilmondo di di e personaggi delleMe-tamorfosi degradato a comunit diuomini stremati. Cotta non troverOvidio, qualcuno dir che sparitonella montagna, e nella montagnasparir anche lui nel finale. Ver-schwinden: lo scomparire, in tedesco anche la fugacit. Il lettore vienecontagiato da una nostalgia di maree di altezzemontane,ma senza senti-mento romantico; afferrato da unimpulso unheimlich, perturbante,nella consapevolezza dei tempi chequei luoghi hanno attraversato, la-sciando tracce.Distopia, memoria storica indivi-

    duale, ucronia, memoria e fugacit,rinascita e apocalisse, sono caratteri-stiche costanti della scrittura di Ran-smayr. Le ritroviamo nel romanzoMorbus Kitahara (1997), situato inun territorio montagnoso la cui po-polazione, colpevole di terribili orro-ri durante una guerra, viene costrettadalle forze vincitrici alleate a un re-gresso dalla tecnologia avanzata allavita primitiva. Vi confluiscono le sto-rie e i destini di molti transfughi daguerre e orrori; qualcosa tra laWa-ste Land e Mauthausen, dove tutta-via nulla determinabile e conoscibi-le con le categorie della realt.Per quanto diversi, i romanzi di

    Ransmayr inseguono sempre unaqualche non-localit. Basti pensareallincipit del romanzo in versi Lamontagna volante, del 2006 (Feltri-nelli 08): Sonomorto / a 6840metrisopra il livello del mare / il quattromaggio dellanno del Cavallo. // Illuogo della mia morte / si trovava aipiedi di una guglia rocciosa corazza-ta di ghiaccio, / nel cui lato riparatodal vento avevo superato la notte. // Da sud-est, attraverso gli abissisenza fondo ai miei piedi, / sfilavanoammassi di nubi. Il narratore, damorto, o forse da risorto, racconta lastoria di due fratelli, morti insieme inuna scalata in Tibet. Rivisita la storiaterribile della morte in quota, tra ighiacci, del fratello di Reinhold Mes-sner.Ma anche qui non si tratta di re-alt, ma di occasioni suggerite dalla

    cartografia del mondo e delluomoche nel mondo vive, per aprire porteinattese.Il medesimo impianto geopoetico

    riconoscibile nelle settanta micro-storie che segnano lAtlante di un uo-mo irrequieto (2012), ora in italianonella bella traduzione di ClaudioGroff (Feltrinelli Narratori, pp. 361,e 20,00). Una strana coincidenza ve-de nello stesso anno luscita di unfilm dei fratelli Wachowsky, intitola-ta Cloud Atlas. Come nel film, qui lestorie aprono accessi a piani cronolo-gici multipli, e i luoghi, pur mante-nendo una referenza reale, mettonoin crisi la ragione cartografica. Se di-sponessimo sulla carta del mondo iluoghi evocati da Ransmayr non riu-sciremmo a percorrere traiettorie li-neari. Cile, Cina, Brasile, Stati Uniti,Marocco, Spagna, Islanda, Grecia,Messico, Laos, Austria, Nuova Zelan-da, Nepal, Tibet, India, Isole sperdu-te del Pacifico, dellArtico, dellOcea-no Indiano, e poi Hong Kong, Giava,Indonesia, Sri Lanka e ancora pi lon-tano. Spazi e tempi sono richiamatidallamemoria visiva, acustica e poe-tica dellio che per settanta volte di-ce: Ich sah (ho visto), facendosi testi-mone dellautenticit di un vissuto,nello stesso tempo sottraendolo alleleggi del realismo. La maggior partedelle storie richiama lesattezza: lati-tudine-longitudine, toponimi preci-si, descrizioni minuziose della natu-ra e del paesaggio, terminologia spe-cifica negli ambiti della botanica,dellornitologia, della zoologia in ge-nerale. Registrazione delle abitudinialimentari, del modo di vestire, dipensare, di credere delle popolazioni

    sconosciute, come di quelle familia-ri. La descrizione antropologica sicombina con locchio del naturalistae del reporter, per far emergere la vi-sione del poeta in cerca di mondiestremi, che sia lIsola di Pasqua ola Muraglia cinese considerata dalpunto di vista degli uccelli. Ma in unbar sperduto in California, lestremonon tanto la cometa Hale Boppsfrecciante nella notte e da tutti am-mirata, bens il cameriere chino subicchieri rotti, e gli avventori che di-stolgono la vista dal sublime celestee lo aiutano a raccoglierli, quasi fosse-ro stelle cadute. O il bivacco con fuo-co acceso, in un ospedale psichiatri-co a Vienna, tuttomentale, creato dauna donna capace di vedere il suoluogo selvaggio. Luoghi dimentica-ti, eppure toccati dalla violenza, dallaguerra, dai rifiuti della civilt, nelle fo-reste lungo il Mekong, in Americacentrale, nei deserti del Maghreb, inLaos. In ciascuno il viaggiatore con-nette i tempi, legge nelle storie narra-te dalle sue guide locali le vie segre-te per recuperare il paradiso terre-stre. Ma legge anche storie latenti,che talvolta appartengono a personeestranee, altre volte al viaggiatore, eriemergono nella memoria.Certi luoghi funzionano come figu-

    re del narrare. Qui uno tramolti. Sia-mo in Cambogia: un incrocio sol-cato da gorghi e mulinelli, nel qualeil Tonl Sap, lunico fiume al mondoche inverte il corso al ritmo delle sta-gioni, si perde quasi silenziosamen-te. Il fiume, come la narrazione, ci-clicamente cambia corso, da vicino alontano, da passato a presente a futu-ro. E osservare la giungla pu far

    emergere la memoria sanguinaria diPol Pot.Ma altrove, al cimitero ebrai-co di Praga, desolato durante gli annidel regime parasovietico, c un cer-to Pavlik, nemmeno ebreo, a custodi-re le tombe, emettere continuamen-te nuovi sassi su ciascuna, per salvar-la dalloblio, in modo che un essereumanodopo laltro possa essere, al-meno per lui, per cos dire, risorto.Questo, per Ransmayr, il lavorode-gli angeli (e degli scrittori?). E salvez-za c nelmomento estremo, persinoper un toro, che continua a sfidare ilsuo torero spagnolo cos coraggiosa-mente che il pubblico chiede di gra-ziarlo. O ancora: nellarrivo in unagrotta montana, a migliaia di metridaltezza, dopo unascesa quasimor-tale; i monaci biascicano mantra, ilfuoco pian piano si spegne, e il viag-giatore si sente al sicuro, salvato daun ricordo dinfanzia fattosi presentea migliaia di chilometri, a decinedanni di distanza.Limpianto di questa mappa, che

    unisce la percezione del singolo coni luoghi e le storie del mondo, fissa lasua rete attorno a nodimemoriali te-nuti insieme da parole e immagini ri-correnti: loscurit, la tempesta, la sal-vezza, la folla, il paesaggio selvaggio,un vento caldo, il verde. A leggerequeste pagine, in cui ogni raccontoinvita a un viaggio al termine di noistessi e della storia del mondo, co-smo incluso, potremmoancheperde-re lequilibrio, cadere dallaltra partedello specchio. Lio che ha vistoscompare nel quadro e ci lascia soliin quei paesaggi. Con lo squalo tigrerovesciato da un trasporto nel deser-to, con la bambina impaurita nellanebbia, pietrificata da un latrato dicane, tra pire funebri nellumiditdei tropici, serpenti e macachi, pap-pagalli e bradipi, con un insegnanteche muore alla fermata di un auto-bus. Non un libro di viaggio, ma unatlante di spazi e tempi che ci invitaa sovrascrivere i nostri, e cambia, fu-gace e leggeroma profondo, di letto-re in lettore.

    LEE TEVIS ONEILL MOODY MODICK FRIEDENTHAL NOOTEBOOM SENECA FIRENZEOPERADUOMOCONTINIARCANGELI BURRIANY

    LO SCRITTOREGEOPOETICO

    HOVISTO... HOVISTO... HOVISTO. IN 70MICROSTORIEDAI LUOGHI DELMONDOCHRISTOPHRANSMAYRSOTTRAE IL VISSUTOALLE LEGGI DELLO SPAZIO-TEMPO:ATLANTEDI UNUOMO IRREQUIETO, DA FELTRINELLI

  • (2) ALIAS DOMENICA29 NOVEMBRE 2015

    Oltre la siepe c soloun frutto acerbodel cinismo editorialedi ANDREA COLOMBO

    No, Scout non tornata. Se ilettori lavessero conosciuta solograzie a Va, metti una sentinella(traduzione di VincenzoMantova-ni, Feltrinelli, pp. 272, e 18.00), ilsecondo romanzo di Harper Leearrivato nelle librerie cinquanta-cinque anni dopo il primo, JeanLouise Finch, dalla bimba Scoutche era, non sarebbemai diventa-ta uno dei personaggi pi celebrie amati della letteratura america-na. E suo padre, Atticus Finch,non sarebbemai stato quel simbo-lo della lotta per lintegrazione raz-ziale nel Sud degli Stati Uniti che da decenni, il personaggio lettera-rio al quale si deve, grazie a To Killa Mockingbird, in Italia Il buio ol-tre la siepe, il fatto di avere avviatomoltissimi giovani idealisti versola professione davvocato.Abbiamo ora il dubbio piacere

    di scoprire che Atticus , in realt,un segregazionista, e se nellAlaba-ma del 1935 aveva osato linosabi-le, difendere un nero accusato diaver stuprato una bianca, lo avevafatto per amore del codice, nondei diritti. Luscita a sorpresa diun nuovo romanzo della oggi qua-si novantenne Harper Lee si configurata, sin dallinizio, comeun