Utopia Aprile 2012

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U T O P I A Non sono gli uomini che guidano la rivoluzione, è la rivoluzione che guida gli uomini. (alle pagine 2 e 3) (a pagina 4) pag. 6 pag. 8 pagg. 1213
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"Siria, la strage dimenticata"

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  • U T O P I ANon sono gli uomini che guidano la rivoluzione, la rivoluzione che guida gli uomini.Aprile 201 2 Universit di Catania

    Pietro Figuera

    (alle pagine 2 e 3)

    Elviana Palermo

    La comunicazione potere, oggi come non mai.

    Un anno fa una violenta quanto travolgente offensiva

    mediatica ha preparato il terreno per l'offensiva militare

    della ato in Libia. In pochissimi giorni, buona parte

    dell'opinione pubblica occidentale si lasciata convincere

    della giustezza della causa dei ribelli ed divenuta

    propugnatrice di un intervento militare alleato. Al di l

    degli sviluppi dell'azione bellica, e del rovesciamento del

    regime di Gheddafi che non possiamo non vedere come un

    progresso per la Libia, c' da riflettere su come la societ

    occidentale si sia fatta un'opinione degli eventi grazie ad

    una massiccia e ben congegnata operazione mediatica.

    Probabilmente un'operazione di questo tipo non la vedremo

    mai per la Siria (n, ad esempio, per lo Yemen). Gli Usa e

    molti paesi europei chiave sono vicini alle elezioni o hanno

    problemi "pi urgenti" da affrontare, per non parlare delle

    implicazioni geopolitiche indesiderate in caso di intervento

    ato non sostenuto da Russia e Cina. Sar un caso, allora,

    che i media lascino le notizie dei massacri siriani quasi

    sempre in coda? Guai a far risaltare con un servizio di

    prima pagina i massacri, si rischierebbe un coinvolgimento

    emotivo dell'opinione pubblica, che porterebbe a sua volta

    a "inopportune" pressioni politiche sui governi.

    Ma al di l delle interferenze politiche, cos' che regge oggi

    l'informazione? Il coraggio dei suoi reporter, l'affidabilit

    delle sue fonti? iente di tutto ci. O almeno, non solo. A

    reggere l'informazione il suo stesso mercato. S, mercato,

    quella stessa parola che ormai viene (ab)usata nei pi

    svariati campi. Tutto oggi soggetto di mercato: i beni, i

    servizi, il lavoro, lo sport, persino gli stessi capitali (la

    geniale invenzione della finanza). E' una deformazione del

    capitalismo, che predica il libero mercato ovunque: in tutto

    il mondo e in tutti i campi dove vi umano interesse. In

    questa logica i media non fanno eccezione. on si sono

    levate ancora abbastanza voci contro la mercificazione del

    giornalismo, che troppo spesso sull'onda di un'esasperata

    ricerca di audience impone nei notiziari scalette

    preconfezionate inaccettabili, rispettose dei gusti

    passeggeri del pubblico ma non di un'etica professionale

    degna di questo nome. Riprendiamoci l'informazione, che

    nata appunto con la missione di informare; non di servire la

    politica, n di vendere le notizie. Con una prima pagina

    dedicata alla quasi ignorata tragedia siriana, abbiamo

    voluto lanciare un piccolo sasso nello stagno delle nostre

    coscienze. on importa se i nostri governi non vogliono

    impegnarsi, non importa se le notizie sulla primavera araba

    non vendono pi. Del massacro siriano si deve parlare.

    Giovanni Timpanaro

    Kony 201 2

    Articolo 1 8

    Il MUOS di Niscemi

    (a pagina 4)

    pag. 6 pag. 8 pagg. 1213

    Le notizie riguardanti la Siria

    imperversano da qualche settimana

    su tutti i media, ma c chi come

    Bassma Al Mohamad ne parla da

    mesi. La redazione di Utopia ha

    quindi deciso di intervistarla per

    sentire da vicino cosa ne pensa una

    diciottenne di origini siriane che

    conosce e vive da vicino la

    vicenda.

    A circa un anno di distanza dallo

    scoppio delle prime proteste, la

    situazione in Siria ancora pi

    esplosiva. Bashar al Assad difende

    il suo potere con repressioni

    violente e mistificate propagande

    che infliggono colpi sempre pi

    duri ai ribelli. Il massacro di Homs

    lesempio pi lampante [. . . ]

    1

  • Le notizie riguardanti la Siria imperversano da qualche settimana su tutti i media, ma c chi come

    Bassma Al Mohamad ne parla da mesi. La redazione di Utopia ha quindi deciso di intervistarla per

    sentire da vicino cosa ne pensa una diciottenne di origini siriane che conosce e vive da vicino la vicenda.

    - ome?

    - Bassma Al Mohamad, un'italiana di origini siriane.

    - Da quando vivi in Italia?

    - Sono nata e cresciuta qui.

    - La tua famiglia tutta qui con te in Italia o ci sono

    ancora membri del tuo nucleo familiare che vivono in

    Siria?

    - Vivo con i miei genitori e i miei fratelli, ma tutti i miei

    parenti - cugini, zii, zie, nonne e cos via - sono in Siria

    - Che idea ti sei fatta del regime di Bashar al-Assad?

    - Quando ero piccola non mi ponevo troppe domande, e

    inoltre le persone in generale non ne parlavano. Era

    praticamente vietato parlarne, quando si citava il nome del

    presidente si faceva sottovoce, e se proprio chiedevo

    qualcosa, non rispondevano, dicendo "anche i muri hanno

    le orecchie". Crescendo, ho continuato a non fare troppe

    domande, anche se mi accorgevo delle differenze tra

    l'Italia e la Siria, a livello politico. Poi, da un anno a questa

    parte, quando scoppiata la rivoluzione, ho assistito con

    crescente orrore alle azioni del regime. All'inizio il popolo

    chiedeva soltanto riforme, non voleva sovvertire l'ordine

    politico, ma alle richieste del popolo, il regime di Al Assad

    ha risposto uccidendo, imprigionando e torturando i

    manifestanti. Con il passare dei mesi, risultato sempre

    pi evidente lo scopo del regime, che ha voluto - e tutt'ora

    vuole - sopprimere le voci che inneggiano alla libert. Il

    regime non risparmia nessuno: uomini, anziani, donne,

    bambini. E' al potere da pi di quarant'anni, sempre stato

    un regime dittatoriale a partito unico, che ha sempre

    operato la censura, dominato da un'unica famiglia, quella

    degli Al Assad.

    - elle ultime settimane i mezzi di informazione italiani

    hanno iniziato a parlare della situazione siriana, forse

    con qualche mese di ritardo. Come reputi

    l'informazione italiana?

    - S, in effetti ne hanno parlato, ma comunque in generale

    non c' molto interesse: le notizie vengono riportate senza

    approfondimenti e comunque sono sporadiche, non una

    questione che viene trattata ogni giorno, come invece

    dovrebbe essere. Il problema poi che ormai la

    rivoluzione siriana, nell'ambito della primavera araba, non

    suscita pi cos tanto interesse a livello giornalistico, ha

    perso l'elemento di novit. Senza contare che poi per i

    giornalisti impossibile entrare in Siria: c' un vero e

    proprio blocco delle frontiere.

    - Avresti un esempio di avvenimento accaduto negli

    ultimi mesi in Siria e non narrato dai mezzi

    d'informazione italiani?

    - Per esempio a Homs, una delle citt epicentro della

    rivoluzione, il quartiere storico, costruito con delle pietre

    particolari del posto (quindi a livello storico e culturale

    importantissimo) bombardato da dodici giorni senza

    requie; non mi pare che i giornali ne abbiano parlato. In

    ogni caso,altri esempi ce ne sono eccome: basta guardare

    tutti i video che i manifestanti postano su youtube; le

    scene sono raccapriccianti ma purtroppo reali: si va dai

    corpi bruciati, ai bambini bersagliati dai cecchini negli

    occhi, ai cadaveri orrendamente trasfigurati dalle torture.

    - Le forze non governative hanno iniziato ad

    organizzarsi all'estero, anche in Italia. Quali iniziative

    hanno portato avanti e cosa c' in programma per il

    futuro prossimo?

    - Le forze di opposizione all'estero si sono organizzate con

    tre obiettivi principali: primo, informare il pi

    correttamente possibile a proposito della situazione

    all'interno della Siria; secondo, manifestare la loro

    solidariet con i rivoluzionari all'interno della Siria stessa

    e la loro opposizione agli atroci sistemi di repressione del

    regime; terzo, fare pressione sulle forze politiche e tutte le

    organizzazioni non governative ed umanitarie dei paesi in

    cui si trovano per prendere posizione nell'ambito della

    situazione siriana. Ci che le forze d'opposizione hanno in

    programma cercare di raccogliere aiuti umanitari per la

    popolazione martoriata, lavorare per l'unit di tutte le

    forze d'opposizione del regime e costruire una visione il

    pi possibile unitaria sulla Siria del domani.

    2

  • 3Giovanni Timpanaro

    - Mi capitato di leggere che durante una

    manifestazione a Roma, si sospettava che qualcuno stesse

    osservando i "dissidenti" che vivono all'estero. on

    avete paura di ripercussioni?

    - S, vero, da quando noi siriani all'estero siamo usciti allo

    scoperto per manifestare il nostro dissenso siamo stati

    fotografati, schedati e catalogati come dissidenti politici.

    Certo, la paura c'; molti di noi sono stati minacciati, anche

    le nostre famiglie in Siria hanno subito minacce, ma questo

    non ci ha fermati n ci fermer: la mia famiglia non

    migliore di quelle famiglie che ora in Siria stanno morendo.

    Non si pu pi continuare a rimanere nel silenzio dopo

    quarant'anni di oppressione della libert di parola e di

    espressione, questo me l'hanno insegnato i manifestanti in

    Siria.

    - Le pagine dei social network dei tuoi coetanei sono

    profondamente differenti dalla tua, hai scelto di

    condividere materiale video ed informazioni che spesso

    colpiscono per il loro essere crudi e sanguinolenti. Che

    ruolo pensi possano avere i giovani ed i social network in

    questa rivoluzione?

    - I giovani in Siria sono la forza trainante della rivoluzione,

    senza per escludere tutto il resto della popolazione. E'

    proprio grazie ai miei coetanei in Siria che io, come molti

    altri siriani in Italia, ricevo le informazioni. Senza dubbio

    Facebook, Twitter e Youtube hanno contribuito

    enormemente a diffondere le notizie. Quello che cerchiamo

    di fare divulgare le stesse informazioni che ci arrivano

    dall'interno della Siria: in questo momento sono mezzi

    fondamentali, senza di essi non sapremmo nulla.

    - Due risoluzioni di condanna del Consiglio di Sicurezza

    dell'OU sono state bloccate dal veto di Russia e Cina,

    perch credi che questi due paesi si siano opposti?

    - Sostanzialmente, da parte dell'opposizione e dell'America,

    cos come dall'Europa, a Russia e Cina stata presentata la

    risoluzione mettendo tali paesi a margine della questione,

    senza dare loro un ruolo d'importanza a livello di politica

    estera. Inoltre, sono paesi che hanno remore su ci che

    successo in Libia; in particolare la Russia ha delle basi

    navali a ridosso delle coste siriane, e con un eventuale

    cambiamento di regime non sarebbe garantita tale posizione

    navale. Sempre la Russia non vede di buon occhio un

    aumento d'importanza del ruolo della Turchia per l'influenza

    che quest'ultima ha su diversi paesi dell'ex Unione Sovietica

    oltre alla Federazione russa (basti pensare alla Cecenia). E

    poi da ultimo non sono certo paesi campioni della

    democrazia.

    - Quali sono a tuo avviso i possibili sviluppi della

    situazione siriana? E cosa speri possa accadere?

    - La previsione che fra la pressione internazionale, la

    situazione economica disastrosa e la ferocia usata nei

    confronti della popolazione, presto il regime salter

    definitivamente. Quello che spero per la Siria che venga

    instaurato un governo democratico, con rappresentanti del

    popolo scelti e votati dal popolo, che vengano rispettate le

    libert fondamentali e i diritti inalienabili di ciascun

    individuo, e che finalmente il popolo siriano possa vivere

    con libert e dignit.

    - Bassma grazie per averci concesso quest'intervista,

    vogliamo salutarci con un detto siriano che per te

    particolarmente significativo?

    - Pi che con un detto posso risponderti con lo slogan che

    da mesi viene intonato dai manifestanti nelle strade e nelle

    piazze: "El sha'ab iurid eskat el nizam" che tradotto vuol

    dire "Il popolo vuole la caduta del regime". E' grazie a

    questo slogan,scritto per la prima volta da dei bambini su un

    muro di una scuola il 1 5 marzo a Daraa, citt della Siria, che

    la rivoluzione scoppiata in tutto il paese, quindi per noi

    tutti ha molta importanza.

    Usciamo sicuramente arricchiti da questa conversazione,

    ascoltare una liceale appena diciottenne in costante lotta per

    i propri ideali non pu che aiutarti a crescere. Appena

    salutata Bassma arriva la notizia (diffusa da Human Rights

    Watch) che durante le ultime operazioni militari contro i

    dissidenti, le truppe fedeli ad Al Assad hanno usato decine

    di civili come scudi umani. Non ci sentiamo di chiederle

    di commentare anche questa vicenda. Avvenimenti del

    genere sono allordine del giorno nei territori siriani ma non

    per questo devono smettere di far notizia.

    Dall informazione pu passare anche parte della salvezza di

    un popolo.

  • Elviana Palermo

    A circa un anno di distanza dallo scoppio delle prime

    proteste, la situazione in Siria ancora pi esplosiva.

    Bashar al Assad difende il suo potere con repressioni

    violente e mistificate propagande che infliggono colpi

    sempre duri ai ribelli. Il massacro di Homs lesempio

    pi lampante della ferocia messa in campo dal regime

    alawita espressione di una minoranza religiosa

    quantitativamente inferiore ai ribelli ma

    incomparabilmente superiore a livello militare. La strage

    avvenuta nel quartiere a maggioranza sunnita di Kharm

    el-Zeytoun. Secondo lopposizione, donne e bambini

    sono stati uccisi dagli shabiha; i miliziani irregolari sono

    stati usati dal governo per colpire oppositori civili. I

    corpi appartengono a 28 donne, 23 bambini e 6 uomini,

    alcuni presentano i crani spaccati, altri segni di bruciature

    estese, tagli alla gola o fori di pallottole in fronte.

    Versione contrastata dal governo di Damasco che, invece,

    attribuisce il massacro ai ribelli. E infatti, il cinismo di

    Assad si manifesta pienamente nella tattiche attuate per

    reprimere le rivolte: non solo bombardamenti,

    carneficine, torture, ma anche una attenta propaganda che

    attira sempre pi minoranze al suo seguito. Il regime ha

    sostenuto fin dall inizio che la rivolta fosse armata,

    pilotata da elementi stranieri, frutto di un complotto

    internazionale e mossa da ragioni etniche: sunniti contro

    alawiti. Nella versione del regime, la repressione contro i

    manifestanti sempre stata presentata come una lotta a

    degli invisibili terroristi e a non ben identificate bande

    armate. Invece il Free Syrian Army, gruppo di militari

    disertori, con basi allestero, non ha mai assunto una

    fisionomia n una consistenza operativa sul terreno. I

    disertori dell' esercito, che avrebbero dovuto costituirne il

    nerbo, si sono dispersi tra fazioni opposte del

    movimento. Il governo dissidente in esilio, chiamato

    Consiglio, lacerato tra sostenitori e negatori dell'utilit

    di un intervento internazionale, non riuscito a esprimere

    un leader credibile n una politica di resistenza unitaria.

    La reazione dei ribelli stata quella di mettere in campo

    nuove tecniche di attacco. Gli attentati di Damasco del

    17 Marzo 2012 che hanno provocato 27 morti e 97 feriti,

    civili e agenti di polizia, si sono verificati in perfetto stile

    terroristico: 2 kamikaze si sono fatti esplodere in 2

    autobombe avendo come obiettivo ledificio della

    direzione di polizia criminale e un centro di informazione

    dell'aviazione. Anche ad Aleppo, ad un solo giorno di

    distanza, 2 autobombe sono esplose causando la morte di

    almeno 28 persone, fra militari e civili e il ferimento di

    altre 240. Il Free Syrian Army ha dapprima rivendicato

    gli attentati, poi li ha attribuiti allo stesso governo di

    Damasco.

    Il popolo ormai estenuato, le migrazioni verso il

    Libano e la vicina e accogliente Turchia sono in aumento

    vertiginoso, lo spirito di sacrificio dei ribelli d speranza

    solo a tratti. Gli attentati seminano il timore che al-Qaeda

    abbia approfittato di un anno di rivolte contro il regime

    per spostare il focus delle sue operazioni, dal vicino

    Iraq alla Siria. Le spaccature in seno al Consiglio e le

    divergenze della comunit internazionale non fanno ben

    sperare. Il crescente rilievo che stanno assumendo

    differenze religiose ed etniche nella logica della protesta

    presuppone una degenerazione che a poco giover ai

    ribelli, i quali resistono anche grazie ai sostegni pi o

    meno sommessi di alcuni paesi limitrofi, in particolare la

    Turchia, che forniscono armi e viveri. Dallaltra parte vi

    Assad, il suo cinismo, una minoranza religiosa e gran

    parte dellesercito. Si oppongono due forze impari che

    probabilmente non riusciranno a trionfare luna sullaltra

    se il panorama nazionale ed internazionale rester

    invariato.

    4

  • Francesco Vasta

    La privazione dei diritti stata un prezzo ragionevole da

    pagare in cambio di negozi ben forniti e libert di

    viaggiare: per il giornalista Michael Idov, autore di

    recente di un reportage per il N.Y. Magazine sulle proteste

    dei giovani moscoviti contro Putin, sarebbe

    essenzialmente questo il tacito patto tra potere e cittadini

    russi che dal 1999 sostiene la verticale di potere dellex

    colonnello del Kgb. Dopo le elezioni parlamentari del 4

    dicembre 2011 , vinte da Russia Unita anche senza i

    numeri bulgari del passato, studenti, giornalisti ed

    alcuni media liberali moscoviti, si sono mobilitati

    riuscendo a portare in piazza Bolotnaja decine di migliaia

    di persone contro i brogli elettorali, stradocumentati, a

    favore dei vincitori. Contro i brogli, ma senza piattaforme

    politiche ulteriori e spinti soltanto dalla rabbia e dalla

    voglia di misurarsi in piazza. Molti di noi avrebbero

    votato Medvedev se non si fosse fatto da parte in quel

    modo racconta ad Idov un manifestante: quella che

    sembra mancare proprio la coscienza della situazione e

    delle reali possibilit della gente per giungere ad un

    cambiamento. I russi spesso parlano di democrazia

    souvenir, ma questo non li porta a cercare altre strade,

    narcotizzati dalla presenza decorativa dellopposizione

    di sistema di comunisti, liberali e quantaltro. Il 4 marzo

    la sentenza arrivata puntuale: ancora un trionfo per

    Putin, il suo regno si prolunga fino al 2018! Del

    cambiamento evocato da piazza Bolotnaja, della sfida al

    gelido inverno russo di queste migliaia di temerari,

    rimane soltanto la lettura frettolosa di opinionisti e media

    occidentali: nessuna primavera moscovita, nessun

    parallelo con il Nordafrica reale. Sarebbe perch lo

    fate? la domanda pi spesso rivolta dalla gente comune

    ai ragazzi che hanno fatto tremare il Cremlino. Si

    comprende quanto una svolta sinceramente democratica

    per la Russia sia ancora molto distante. Come detto sopra,

    la verticale di potere putiniana poggia stabilmente sul

    consenso della maggioranza dei russi, cittadini stretti tra

    le asprezze autoritarie della democratura, ibrido tra

    democrazia e dittature, e, incredibilmente, la nostalgia

    sovietica. Proprio cos: gli italiani (ed i siciliani) nel loro

    paradossale approccio alla realt politica hanno la buona

    compagnia dei russi. Fino a due anni fa il 58% degli

    intervistati per un sondaggio del Pew research center,

    considerava una grande disgrazia la dissoluzione

    dellUnione Sovietica. I radicali e drammatici

    cambiamenti del primo decennio postcomunista in

    Russia, labbassamento del tenore di vita e le ingiustizie

    diffuse, hanno prodotto questa inverosimile reazione.

    Non ci vuole molto per immaginare un collegamento tra

    questo ed il successo politico delluomo forte Vladimir

    Putin. Un leader che ha sempre minuziosamente coltivato

    la sua immagine granitica, sostenuto dalla sempre ben

    orchestrata propaganda e dalluso della forza. Il

    terrorismo, la Cecenia, la crisi economica: per tanti russi

    tutti problemi affrontati di petto dal presidente, custode

    del ruolo di potenza internazionale che di diritto spetta

    alla Russia e favorevole al recupero di tanto

    dellarmamentario valoriale del passato sovietico. I russi

    cercano ordine e calma, Putin li garantisce: Il vero

    cambiamento ancora lontanissimo da Piazza Bolotnaja.

    5

  • Valeria Narzisi

    Recentemente, il web stato invaso da un video intitolato

    Kony 2012. Nell intera rete non si legge altro: Stop Kony!

    Ma chi Kony? Joseph Kony il signore della guerra

    ugandese a capo dellLRA (Lords Resistance Army) che

    negli ultimi 25 anni ha organizzato il rapimento di pi di

    30000 bambini e bambine, gli uni addestrati alla guerra e al

    massacro degli stessi genitori, le altre inserite in una fitta

    rete di prostituzione. Dal 2005 Kony ricercato dalla Corte

    Penale Internazionale per crimini contro lumanit. Kony

    2012 un filmato prodotto dallassociazione NO PROFIT

    Invisible Children per informare e sensibilizzare la

    popolazione mondiale, affinch questuomo venga fermato

    e consegnato alla giustizia. Il filmato, che ha avuto oltre 100

    milioni di visualizzazioni in 5 giorni, si propone di utilizzare

    la forza del web e dei cittadini di tutto il mondo per arrestare

    Joseph Kony. Alla base della campagna dazione promossa

    da Invisible Children vi la convinzione che solo rendendo

    Kony un volto noto a tutti sar possibile procedere con la

    cattura. Catania promotrice di una mobilitazione globale,

    chiamata Cover the night, prevista per il 20 aprile 2012,

    giornata in cui la citt sar coperta da migliaia di

    manifesti raffiguranti il volto del warlord. Nonostante

    Invisible Children sia tra le pi note associazioni a difesa

    dei diritti umani, stata aspramente criticata. Pare che solo

    il 30% delle donazioni sia stato devoluto a sostegno della

    causa, mentre il restante 70% sarebbe gi nelle tasche dei

    promotori dell iniziativa. Inoltre, lappoggio dato dagli

    USA, motivato dal solo desiderio di voler fare la cosa

    giusta, potrebbe essere collocato nel quadro del soft power

    statunitense per sorreggere lestensione americana in Africa,

    considerando che lUganda , dagli anni della guerra civile

    in Somalia, alleata degli Stati Uniti dAmerica. La scoperta

    dei giacimenti petroliferi nel territorio ugandese pu, tra

    laltro, rappresentare la ragione economica dell interesse

    alla causa africana. Lesercito regolare ugandese

    sembrerebbe poi colpevole degli stessi crimini contro

    lumanit di cui sono responsabili Kony e il suo esercito.

    Anche gli Anonymous, famoso gruppo di hacktivists,

    ovvero di persone che manifestano il proprio dissenso in

    stile hacker, hanno pubblicato in rete un filmato inerente

    l iniziativa Kony 2012, sostenendo non solo che lLRA

    sia una milizia inattiva dal 2006, ma persino che lo stesso

    Joseph Kony sia morto. Non ha potuto esimersi nemmeno il

    premier ugandese Amama Mbabazi, il quale ha

    elegantemente invitato i cittadini desiderosi di voler fare del

    bene a spendere i propri soldi in favore di altre associazioni

    umanitarie con sede in Uganda, e soprattutto a venire a

    visitare personalmente il paese (Abbiamo pace, stabilit e

    siamo un grande popolo, ha dichiarato il leader). Invisible

    Children ha replicato alle accuse pubblicando un video di

    risposta in cui vengono mostrati e spiegati i grafici

    finanziari dellassociazione e ha sottolineato come la cattura

    di Kony sia lunica cosa importante a prescindere da dove

    egli si trovi. Nonostante ci, lopinione pubblica ancora

    divisa tra chi ritiene il video virale la geniale trovata per

    lennesima truffa ai danni della sensibilit degli abitanti del

    mondo intero, e chi, non badando nemmeno al recente

    arresto di Jason Russell, uno dei produttori del filmato, per

    atti osceni in luogo pubblico, ritiene che i propositi di

    Kony 2012 siano onesti e degni di essere perseguiti.

    Stabilire se si tratti di aiutare giovani amanti della giustizia

    o di assecondare il desiderio di ricchezza di abili truffatori

    interessati solo al profitto personale pressoch

    impossibile. molto difficile individuare la verit, tanto pi

    se si tratta di una notizia nata e cresciuta sul web. Non resta

    che attendere levolversi della storia, e sperare che venga

    smascherata l iniquit di chiunque stia cercando di opporsi

    al corso della giustizia.

    In alto, l'immagine-simbolo della campagna.

    A sinistra, il famigerato Joseph Kony.

    6

  • Nicol Pappalardo

    Nei mesi passati abbiamo tanto sentito parlare di un

    eventuale e clamoroso rischio default in Grecia, ma adesso

    che arrivato le informazioni fornite dai media sono poche

    e confuse.

    A chi rimane ancora scettico sul definitivo crollo del debito

    greco basti il fatto che sono ormai scattati i temuti

    pagamenti dei CDS.

    Un CDS (Credit Default Swap) non altro che una sorta di

    assicurazione su un titolo a rischio. Se ho, per esempio,

    acquistato dei titoli di dubbia esigibilit, nel caso in

    questione titoli di debito greco, posso assicurarli

    acquistando dei CDS, garantendo cosi il rimborso di perdite

    o mancati guadagni. In questo periodo di incertezza il CDS

    uno strumento finanziario derivato tra i pi utilizzati.

    Chiaramente agli istituti emittenti di questo tipo di derivati,

    nel caso dei CDS l'ISDA (International Swap Derivative

    Association: un circolo di 17 importanti banche

    commerciali e circa 800 fondi speculativi utilizzatori di

    prodotti derivati), non converr ammettere l'effettivo

    default dei titoli a rischio, dato che si troverebbero costretti

    a rimborsare i detentori dei CDS.

    Il fatto che che i circoli ISDA siano sparsi in tutta Europa e

    in tutto il mondo, potrebbe in parte spiegare questo quasi

    silenzio mediatico: basti pensare che da sola la nostra

    Unicredit dovr sborsare circa 250 milioni di euro, e

    sicuramente una notizia del genere non far piacere ai suoi

    investitori e correntisti.

    C' insomma molta cautela e paura nell'utilizzo della parola

    default, al suo posto molti descrivono la situazione del

    debito greco con termini pi sofisticati e cauti, ad esempio

    Credi Event (rinegoziazione del debito), ma la sostanza

    non cambia. Sta di fatto che l'85% degli investitori privati

    si sono dovuti accontentare del solo 45% del valore

    nominale dei titoli greci posseduti, e la ormai celebre

    agenzia di rating Standard & Poor's ha rivisto al ribasso

    la qualit dei titoli greci declassandoli alla fascia SD

    (Selective Default, default selettivo).

    Comunque lo si chiami, questo quasi dichiarato default

    potrebbe rappresentare un buon passo avanti per il governo

    greco, finalmente svincolato da buona parte degli

    speculatori esteri, anche se ancora avvinghiato dalla morsa

    dei cosiddetti aiuti dei fondi internazionali (vedi FMI)

    che continuano e continueranno per chiss quanto tempo ad

    imporre una folle politica di austerity ed una grave quanto

    inaccettabile perdita di sovranit interna.

    E' inevitabile, alla parola austerity, pensare al nostro

    governo di tecnici, capeggiato da consulenti di banche

    commerciali, dirigenti di banca e docenti di

    macroeconomia (nell'ordine Monti, Passera e Fornero). Le

    ricette utilizzate per il risanamento del nostro debito non

    sono cosi diverse da quelle messe in atto in Grecia, ovvero:

    intanto si accontentino gli speculatori esteri e le banche

    aumentando la pressione fiscale e riducendo stipendi e

    diritti, le misure per la crescita verranno dopo (forse).

    Ricette di austerit giustificate con frasi che vanno da

    l'Europa ce lo impone alla pi pessimistica Meglio cosi

    che fare la fine della Grecia, che hanno trovato appoggio

    in tutte le nostre figure istituzionali. L'austerity d'obbligo

    per tutti, per l'Europa, per il governo, per il parlamento e

    per Napolitano. Personalmente penso (e spero) che questa

    crisi riesca a farci uscire da certi dogmi di comportamento

    economici e a liberarci dai troppi vincoli imposti da

    organismi finanziari sovranazionali non eletti ma imposti.

    Chiss se anche il nostro governo, come quello greco e

    degli altri PIIGS, entrer nell'ottica che inutile quanto

    impossibile accontentare i propri creditori, o meglio

    speculatori, che non fanno altro che comportarsi come

    strozzini. Ad uno strozzino non converr mai portare il suo

    debitore nella condizione di ripagare tutto il suo debito,

    dato che fino a quel momento sar lo strozzino a

    comandare la sua vita.

    7

  • Luca Tasinato

    Nello Statuto dei Lavoratori italiano, larticolo 18 che

    implementa la cosiddetta tutela reale disciplinando il caso

    di licenziamento illegittimo (perch effettuato senza

    comunicazione dei motivi, perch ingiustificato o perch

    discriminatorio) di un singolo lavoratore, oggi uno degli

    argomenti pi dibattuti, controversi e spinosi nellagenda

    politica del Paese.

    Nel piano del Governo, la riforma del lavoro ha assunto

    infatti un ruolo da protagonista per lo sviluppo e la ripresa

    economica, in uno Stato segnato negli ultimi anni

    dallassenza di politiche reali che lo portassero fuori dalla

    crisi.

    Nel primo testo della riforma targata Fornero, approvato in

    Consiglio dei Ministri il 23 marzo, larticolo 18 stato

    modificato in maniera radicale provocando

    una forte indignazione in primo luogo della

    CGIL che non ha firmato laccordo, di

    CISL, UIL e altre sigle sindacali che sotto

    forte pressione delle proprie basi hanno

    dichiarato in fasi successive la propria

    contrariet, nonch di tutta la societ civile

    che non ha tardato a manifestare il proprio

    disappunto dai social network alle piazze.

    A fare esplodere la bomba stato il punto

    sui licenziamenti illegittimi (ingiusti,

    ingiustificati) di natura economica, motivati,

    cio, dalle necessit economiche di

    unazienda. Allo stato attuale le aziende

    (con pi di 1 5 dipendenti) che perdono le

    cause contro i dipendenti ingiustamente

    licenziati, devono necessariamente

    reintegrare il lavoratore. Con il primo testo

    questo reintegro stato annullato, sostituito da un

    indennizzo economico che va dalle 1 5 alle 24 mensilit in

    caso di illegittimit dimostrata.

    Gli effetti di questa modifica sarebbero devastanti, in

    quanto tutti i lavoratori a tempo indeterminato verrebbero

    posti in condizione di inferiorit nei confronti dellazienda.

    Infatti qualsiasi licenziamento motivato secondo ragioni

    economiche (anche inesistenti) garantirebbe solo un

    contributo di tipo economico ai lavoratori licenziati che

    quindi si ritroverebbero nuovamente reimmersi nella

    voragine della ricerca del lavoro senza garanzie di

    assunzione e quindi con il serio rischio di non avere pi la

    possibilit di trovare lavoro.

    Tutto questo, accompagnato dallulteriore attacco che

    questa riforma opera sugli ammortizzatori sociali

    (introducendo al posto della cassa integrazione e

    dellassegno di disoccupazione lASPI - Assicurazione

    Sociale per l Impiego che non solo non garantita per

    tutti ma anche minore rispetto alle formule precedenti) e

    da un sistema di inserimento nel mondo del lavoro

    flessibile che nel nostro Paese si tradotto in assoluto

    precariato (basti pensare alle 46 tipologie di contratti atipici

    che non solo si trasformano in un limbo senza tutele per i

    lavoratori ma che condannano inoltre una generazione al

    precariato a vita) ha reso seriamente questa riforma un

    pericolo reale non solo per lo sviluppo del Paese ma anche

    e soprattutto per la persona come individuo e come parte

    integrante della societ.

    Nelle ultime settimane l impegno e la determinazione dei

    sindacati (in particolar modo della CGIL

    che non ha mai ceduto ad alcun

    compromesso, ritenendo intoccabile

    baluardo di tutela dei lavoratori larticolo

    18), e dei partiti di centro sinistra (in

    particolar modo del Partito Democratico

    che, pur mantenendo sempre la fiducia in

    questo Governo tecnico ha dichiarato sin da

    subito che in Parlamento avrebbe dibattuto

    per difendere larticolo 18) hanno fatto si

    che il ministro Fornero facesse un passo

    indietro nella riforma.

    Il testo definitivo della riforma, infatti,

    rimette alla decisione del giudice, in caso di

    ritenuta illegittimit del licenziamento, la

    valutazione dei casi specifici e lutilizzo

    della formula di indennizzo o del reintegro

    del lavoratore.

    Questa stata una grande vittoria ed anche una

    dimostrazione del fatto che le battaglie trasversali per la

    difesa dei diritti dei lavoratori (e quindi di tutti i cittadini

    del nostro Paese) che vanno dalle piazze, ai tavoli

    sindacali, alle aule del Parlamento, hanno ancora oggi, pi

    che mai, ragion di esistere e continuare in modo

    imperterrito affinch questo Paese possa ancora definirsi

    democratico.

    Ma la battaglia non finita. Purtroppo i problemi su citati

    riguardanti gli ammortizzatori sociali e il precariato

    dilagante sono ancora esistenti e gravano soprattutto sui

    giovani e sulle nuove generazioni. E fondamentale

    continuare a manifestare il nostro dissenso e a lottare, a

    tutti i livelli, affinch tutele e diritti vengano garantiti a tutti

    costi come gi previsto dalla nostra Costituzione.

    8

  • Gianluca Scerri

    Salve a tutti, mi presento, sono uno studente sfigato (cit.

    viceministro Martone), in quanto posso ormai essere

    definito lo studente decano della facolt. Io per, non mi

    offendo troppo. Da anni ormai sono uno dei famosi idonei

    non assegnatari di borse di studio, e, pertanto, la mia

    identit tende quasi pi verso quella del lavoratore (plurimo,

    oserei dire), che verso quella dello studente. Pensavo

    pertanto, di essere al sicuro da ogni tipo di scherno da parte

    dei ministri della nostra repubblica, quando ho sentito la

    ministro cancellieri, additarmi a lavoratore mammone. Un

    po confuso, penso che forse ha ragione: Mamma, prepara

    la valigia (e, se puoi magari, anche il panino con la

    parmigiana che mi piace tanto)parto. Lautonomia. Mi

    chiedo come ho fatto a vivere senza fino ad ora. Scorro con

    le mie dita vivaci gli annunci per gli affitti delle case,

    fiducioso che potr presto comprarne una! . . .no, case no. Il

    portafogli langue. Meglio una stanzano, una stanza no.

    Meglio un prestito. Ricordo bene le parole del nostro

    premier Monti, quando mi disse una volta: figliolo, il posto

    fisso ormai outil must rimanere precario a vita! Mi

    dirigo fiducioso presso la filiale di banca sotto casa mia

    (ops, di mia madre. Devo ancora abituarmi allautonomia,

    scusate), e vado a chiedere un prestito: Salve, sono uno

    studente precario da 3 anni. Il mio ultimo contratto scade

    tra un mese, ma sono sicuro che trover presto un lavoro

    allaltezza delle mie aspirazioni! . La dialettica non mai

    stato il mio forte, e sono sicuro che il mio interlocutore non

    abbia ben inteso quello che il Premier abbia voluto dire a

    me..e a lui! Ci penso e ci ripenso. Forse, se riuscissi a

    convincere la mia ragazza ad andare a convivere, potremmo

    farcela agevolmente! Tra laltro, spero proprio che lei sappia

    cucinare e lavare la biancheria meglio di me, perch

    ionon sono ancora abituato allautonomia. Lei laureata

    (si sa che le ragazze si laureano prima! ). Lavora ormai in

    uno studio commercialista a 400 euro al mese (un lavorone.

    Io sono ancora fermo alla provvigione sulla vendita di

    schede per abbonamenti televisivi! ). La situazione molto

    cambiata da quando faceva la cameriera in un pub per 30

    euro a sera (full time, in nero), per il datore di lavoro le ha

    gi fatto firmare le dimissioni nel caso in cui dovesse

    rimanere incinta. Quindi, stiamo molto attenti (mi

    raccomando, usate sempre i contraccettivi. Se non altro,

    perch le vostre ragazze potrebbero essere licenziate da un

    momento allaltro! ). Ma, dopo questa rocambolesca ma

    soddisfacente ricerca di casa, una mattina ricevo una

    telefonata non troppo piacevole. Mia madre: torna a casa,

    mi costa di pi mantenerti fuori che a casa. Devo tornare a

    casa, ma non capisco perch. Certo, le ho chiesto un aiuto,

    ma era giusto per iniziare. Il tempo di ingranare con una

    vendita abbastanza appagante di abbonamenti per tv. Ma

    poi, giusto ora che sono riuscito a prendere la provvigione

    sulla vendita di abbonamenti telefonici e pannelli

    fotovoltaici?! Ma, ad un tratto, tutto mi pi chiaro. Sento

    entusiasta la voce della nostra Ministra Fornero, che

    annuncia che, le tutele, o si danno a tutti, o a nessuno: e

    siccome a tutti non siamo capaci di darle, meglio non darle

    a nessuno! Ecco allora, svelato larcano: molte aziende, non

    sono pi improvvisamente in grado di mantenere i propri

    dipendenti: non possono mantenere giusto quelli che lottano

    per i diritti dei lavoratori, ma non possono mantenere pi

    neanche gli ultracinquantenni, che un altro lavoro

    difficilmente lo troverebbero. Ecco allora, la proposta

    indecente: vuoi lavorare? Ti mantengo. In nero. Oppure, no.

    Hai pienamente ragione, ci conosciamo da troppi anni: ti

    faccio un contratto part-time, da 16 ore. Ma tu ne lavori 40.

    Il resto? In nero. Se ritieni che possa non andarti bene, io lo

    capisco. Ma a quel punto ritengo che dovresti cercare un

    altro lavoro. Difficile da trovare alla tua et, dici? Lo

    capisco, ma affrettati! Hai solo dalle 1 5 alle 27 mensilit

    per trovarne uno. E poi? E poi, se ti andr bene, tornerai a

    lavorare in nero per me.

    9

  • Federica Susini

    Giorno 9 Marzo la Cassazione ha annullato con rinvio la

    sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per

    il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri per concorso esterno

    in associazione mafiosa.

    La vicenda ha ovviamente suscitato profondo scalpore,

    soprattutto per il contenuto della requisitoria, e per i

    commenti che vi hanno fatto seguito. Il sostituto procuratore

    generale presso la Cassazione Francesco Iacoviello sostiene

    infatti che vi sono lacune giuridiche nel concorso esterno in

    associazione mafiosa, critica il legislatore parlando di

    condotta indeterminata o addirittura di reato indefinito!

    Una delle ultime sentenze in merito definisce il concorrente

    esterno come colui che, pur non inserito stabilmente nella

    struttura organizzativa del sodalizio, fornisce tuttavia un

    concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, di

    natura materiale o morale, sempre che questo abbia una

    effettiva rilevanza causale nella conservazione o nel

    rafforzamento delle capacit operative dellassociazione,

    rivelandosi in tal senso condizione necessaria per la

    concreta realizzazione del fatto criminoso collettivo.

    Tale figura di reato sussiste quindi allorch qualcuno

    contribuisca a rafforzare lesistenza dellassociazione

    criminale pur non essendo formalmente partecipe della

    medesima associazione.

    Iacoviello, e con lui molti altri, lamentano la mancata

    definizione delle singole condotte che possano integrare il

    concorso, ma c chi invece come Leonardo Guarnotta,

    Presidente del Tribunale di Palermo, esprime un parere

    totalmente opposto.

    Il Magistrato palermitano, che ha lavorato al fianco di

    Falcone e Borsellino al Maxiprocesso di Palermo, ricorda

    che tante posso essere le ipotesi di condotta poste in essere

    da soggetti che, pur non facendo parte dellassociazione, ne

    rafforzano i fini.

    "Tipicizzare il reato significherebbe restringere il campo di

    operativit dello stesso" aggiunge, ricordando che ci gi

    accaduto per quanto riguarda art. 416 ter c.p. "in cui al reato

    di scambio elettorale politico-mafioso stata ricondotta solo

    l ipotesi di una promessa di voti in cambio di erogazione di

    denaro. Tuttavia, non affatto scontato che lo scambio

    avvenga solo dietro erogazione di denaro. Pu avvenire

    anche attraverso concessione di appalti, sub-appalti, posti di

    lavoro o qualsiasi altra utilit".

    Importante da sottolineare in chiusura senzaltro il

    commento del procuratore aggiunto di Palermo Ingroia, che

    dichiara amareggiato Spero che questa sentenza non si

    trasformi nel colpo di spugna finale al cosiddetto metodo

    Falcone ma soprattutto aggiunge in merito al continuo

    richiamo di Iacoviello alla sentenza Mannino La sentenza

    Mannino dice che per rispondere di questo reato occorre la

    prova di condotte concrete che si risolvono in un

    rafforzamento dellassociazione mafiosa, e poi sostiene che

    nel caso di Mannino questa prova non c. Ma non certo il

    caso di DellUtri. Il processo al senatore Pdl contiene una

    miriade di fatti concreti e non pu essere messo sullo stesso

    piano di quello di Mannino.

    1 0

  • Vuoi scrivere per noi? Hai consigli, idee o suggerimenti? Vuoi segnalarci qualcosa?Scrivi alla nostra redazione! [email protected] perso un numero precedente? Leggilo in PDF nel nostro sito web!http://uduct.altervista.org/blog/Per qualsiasi richiesta o informazione, non esitare a [email protected] [email protected]

    La sera del 10 marzo 1948 tre uomini rapiscono e uccidono

    barbaramente Placido Rizzotto, segretario della CGIL di

    Corleone. Il suo cadavere viene gettato nella foiba di Rocca

    Busambra.

    Perch questo atroce omicidio? Chi era Placido Rizzotto? E

    quali anomali meccanismi sociali stava per scardinare?

    Il sindacalista corleonese, prima di abbracciare le lotte

    contadine, si era unito ai partigiani della Brigata Garibaldi per

    combattere i nazifascisti, ed proprio qui che matura gli ideali

    di libert, di uguaglianza e di lotta agli oppressori: i fascisti,

    ma anche i signorotti di Corleone. Tornato in Sicilia rifonda

    la cooperativa agricola B. Verro per ottenere l'assegnazione

    delle terre incolte. Organizza i contadini, li incoraggia a

    prendere coscienza dei loro diritti, delle loro potenzialit,

    della loro possibilit di riscatto in una terra ostica come quella

    siciliana. Si batte con tenacia per l'applicazione dei Decreti

    Gullo: quei provvedimenti portati avanti dal 1944 in poi dal

    Ministro comunista dell'Agricoltura che miravano a spezzare

    l'equilibrio esistente nei rapporti di classe del Meridione

    rurale. Un tentativo di riforma portato avanti da esponenti di

    governo della sinistra che fu subito visto come una seria

    minaccia poich da un lato autorizzava le cooperative

    contadine ad impadronirsi dei latifondi incolti e dall'altro

    stabiliva una pi equa ripartizione dei prodotti agricoli. Le

    agitazioni contadine per assicurare l'attuazione dei decreti

    Gullo si intensificarono nel 1946 ed ebbero come effetto una

    crescita notevolissima dell'organizzazione dei contadini nelle

    Camere del Lavoro e nelle sezioni di Partito. Le lotte non

    raggiunsero gli obiettivi sperati a causa della forte

    opposizione di democristiani e liberali: il nuovo ministro

    dell'agricoltura, il democristiano Antonio Segni, svuot in

    parte la legislazione. Una volta estromesse le sinistre dal

    governo, part una grande controffensiva dei proprietari contro

    le cooperative contadine.

    E' in questo scenario che va inquadrata la storia di Placido

    Rizzotto. Una breve vita spesa a fianco dei lavoratori, e dei

    contadini in particolare. Una lotta audace per risollevare le

    sorti di una terra da secoli sottomessa al dominio straniero e

    ancora in preda ad un sistema feudale di antiche e becere

    radici.

    Vita interrotta bruscamente quella tarda sera di marzo quando

    Pasquale Criscione (gabellotto del feudo Drago), Vincenzo

    Collura e Luciano Liggio lo rapiscono e lo portano fuori

    paese per andare a ragionare.. .

    Placido non ritorn a casa quella sera, e non vi torn mai

    pi.. .

    L'impegno e le indagini dell'allora giovane capitano Carlo

    Alberto Dalla Chiesa portarono all'arresto di Criscione e

    Collura e ad incriminare Luciano Liggio: tutti e tre per in

    seguito assolti per insufficienza di prove! Omicidio senza

    colpevoli. . .

    Ed di pochissime settimane fa la notizia che i resti trovati

    nel 2009 presso la foiba di Roccabusambra appartengono a

    Placido; e non possiamo che accogliere con un pizzico di

    sollievo la decisione del Consiglio dei Ministri di indire i

    funerali di Stato per il sindacalista ucciso dalla mafia.

    E' l'esempio di Placido Rizzotto e di Pio La Torre (che diventa

    segretario della Camera del Lavoro di Corleone al suo posto)

    che d a noi giovani la voglia e la grinta di poter continuare a

    lottare in questa terra ancora tristemente arida e ostile.

    Filippo Biondi

    11

  • Correva lanno 1989 quando a Niscemi, un piccolo paesino

    dellentroterra siciliano, iniziarono i lavori per la

    costruzione di una stazione di telecomunicazioni progettata

    e pianificata dalla marina militare Usa, la Naval Radio

    Transmitter Facility (NRTF). Vennero installate ben 41

    antenne radiatori verticali operanti nella banda HF

    (frequenza 3-30 MHz di onda 100-100 mt), che dal 1991

    trasmettono comunicazioni segrete delle forze di superficie,

    sottomarine, aeree e terrestri dei centri C41 di USA ed

    alleati NATO.

    A distanza di un decennio circa, gli USA decisero di

    puntare nuovamente sul medesimo territorio, ma stavolta

    avanzarono un progetto ben pi ampio e maestoso: il

    MUOS (Mobile User Objective System). Verranno

    installate tre grandi antenne circolari con un diametro di

    1 8,4 metri, e due torri radio alte 149 metri. L impianto

    trasmetter in VHF-UHF (Very High Frequency ed Ultra

    High Frequency) con frequenze che raggiungeranno valori

    compresi tra 244 e 380 MHz. Le tre mega antenne

    sorgeranno in contrada Ulmo, nella ormai famosa

    Sughereta, Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Sino al

    2006 la base prescelta per il MUOS era Sigonella.

    Successivamente la Us Navy decise di dirottare il terminal

    presso la stazione di Niscemi. Il cambio di destinazione

    venne giustificato da uno studio elaborato da AGI

    (Analytical Graphics). Dallo studio emerso che le

    fortissime emissioni elettromagnetiche potessero avviare la

    detonazione degli ordigni presenti ed inoltre causare

    problemi al traffico aereo (data la vicinanza con laeroporto

    di Catania). Pertanto era necessario trovare unaltra

    destinazione. Quale posto migliore della Sughereta?! ?

    La messa in funzione di tale sistema, secondo esperti e

    professionisti, comporter gravissimi impatti ambientali

    per le pregiate specie di animali e vegetali presenti nel

    territorio, e devastanti effetti collaterali per la salute dei

    cittadini, generando problemi genetici e promuovendo

    l insorgenza dei tumori. Questo prospetto, evidenziato

    dagli esperti, spaventa e atterrisce la popolazione che da

    anni porta avanti la battaglia NO-MUOS.

    Il Muos per Niscemi non solo una questione

    ambientale, fin dai suoi albori stata anche una

    questione meramente politica.

    Il comando dellAeronautica militare italiana di Sigonella

    inoltr nel 2007 il progetto MUOS allAssessorato

    regionale Territorio e Ambiente, diretto al tempo da

    Rossana Interlandi (importante esponente dellMPA a

    Niscemi, nonch candidata a sindaco alle elezioni comunali

    2007). Da qui ha inizio una sorta di laviamoci le mani

    collettivo. Sempre nello stesso anno con un decreto dello

    stesso assessore vengono trasferiti agli enti locali i

    Melania Cultraro

    1 2

  • procedimenti di valutazione ed incidenza ambientale. I

    tecnici al tempo presenti all interno

    dellamministrazione comunale, nell immediatezza non si

    resero conto di ci che poteva rappresentare il Muos,

    avanzando successivamente un parere favorevole

    all impatto sulla fauna e sulla flora che la messa in

    funzione delle antenne potesse avere. Solo nel 2009, come

    afferma lIngegnere Gianfranco Di Pietro (consigliere

    comunale del PD), lamministrazione inizia ad interrogarsi

    sul problema. Non mancano le interrogazioni parlamentari

    da parte dei deputati Pd allex ministro della difesa La

    Russa. Non mancata neanche la visita a Niscemi del

    presidente Lombardo accompagnato da professori

    dellUniversit di Palermo, il quale, nel suo discorso pro-

    MUOS ha esordito con le testuali parole Se non mi fossi

    convinto della sicurezza del Muos io non sarei qui

    sicuramente a parlarvi, perch non c niente che valga di

    pi della salute dei cittadini. Abbiamo riposto sulla

    questione Muos tutta la nostra scienza.

    Nonostante la sicurezza mostrata dal Presidente della

    Regione (che a dire il vero sembrava anche disposto ad

    installarlo sotto la propria casa! ) i cittadini e il sindaco non

    si fermano. Nel 2011 stato presentato il ricorso al Tar di

    Palermo, per bloccare la costruzione del pauroso

    marchingegno. Il ricorso stato bocciato, il problema reale

    non risiede nella costruzione ma nella messa in funzione

    del sistema. E in corso un secondo ricorso di merito

    relativo ai danni che il sistema potrebbe comportare se

    messo in funzione.

    Oltre al problema politico si aggiunge anche un

    particolare, laggiramento dei protocolli istituzionali in

    tema di legalit ed opere pubbliche. In base a delle

    indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, il

    capitolato dappalto per la realizzazione dei lavori stato

    affidato ad una ditta che appare legata ad un noto

    esponente di un clan mafioso.

    Insomma il MUOS apre un ventaglio di questioni che, per

    certi aspetti, indeboliscono e vanificano le proteste e le

    lotte dei cittadini. Nonostante ci la protesta ancora viva

    a Niscemi. Centinaia di giovani, docenti (tra cui Giuseppe

    Maida che con le sue proteste simboliche diventato punto

    di riferimento per molti cittadini) hanno aderito al comitato

    NO-MUOS. La popolazione, dopo anni di lotte, non ha

    perso la forza e la tenacia per esprimere il bisogno e la

    necessit della tutela del territorio e della salute dei

    cittadini. Nessun presidente e nessuna forza politica potr

    convincere i Niscemesi dei "certificati" aspetti positivi che

    l innocuo Muos porter.

    * il professor Luigi Zanforlin sostieneche i campi di frequenza emessisaranno delle radiazioni non ionizzantie quindi non modificano il DNA.

    * Lo Studio di Incidenza Ambientaledella Marina USA non ha affrontato ipossibili effetti sulla salute dellapopolazione per le esposizioni a lungotermine ai campi elettromagnetici delMUOS.

    * Dagli studi effettuati dal professor MassimoZucchetti (professore ordinario di ImpiantiNucleari del Politecnico di Torino) e MassimoCoraddu (ex ricercatore dellIstitutoNazionale di Fisica Nucleare), il sistemaMUOS causererebbe gravi danni per lapopolazione.* Si prevedono effetti collaterali riconducibiliallipertermia con successiva necrosi deitessuti, leucemie e melanomi. Lorgano piesposto sar locchio, diventer frequente lacataratta indotta da esposizione aradiofrequenze o a microonde. Inoltre leapparecchiature elettromediche potrannorisultare vulnerabili alle interferenzeelettromagnetiche.

    In alto, alcune tesi contrarie e a sostegno dell'impianto Muos.

    A sinistra, uno dei manifesti degli attivisti No-Muos.

    1 3

  • Santiago del Cile. Fine del Novecento. Un susseguirsi di tre

    generazioni di donne, Clara, Blanca e Alba, la cui forza

    straordinaria riesce a tener testa alle tempeste della vita. Un

    uomo, Esteban Trueba, dalle mille contraddizioni, che

    suscita al contempo tenerezza, in una sofferta lotta per

    lascesa socio-economica, e rabbia, per la violenza che

    riserva a chi sta pi in basso di lui in una scala gerarchica

    legittimata dal comune credo di quel tempo. Passioni,

    complotti e misteri si intrecciano alle vicende di una guerra.

    Attraverso labile penna di Isabelle Allende, emergono i

    contrasti che stravolsero un popolo come quello cileno,

    credente ad un cristianesimo pregno di elementi spiritisti

    dalle antiche origini inca. Sono proprio gli spiriti dei defunti

    a dare il nome al romanzo e ad accompagnare lanimo dei

    vivi, lasciandoci colmi di domande sul senso della morte. E

    la storia di una lotta di classe che degenera con le elezioni

    del 1970 che portano al governo Salvador Allende e si

    avvera la pi grande paura di Esteban. Tuttavia allalleanza

    tra Forze Armate e Congresso si aggiunge lappoggio degli

    USA che sostengono militarmente il complotto per . Cos giunge l11 settembre 1973. I

    militari assalgono il Palazzo della Moneda e uccidono

    Allende. E il giorno del golpe e della nascita della dittatura

    militare del generale Augusto Pinochet. Questa fu solo la

    Grande Storia, perch la parola data alla povera gente.

    Amori contrastati di giovani ribelli sopravvivono alla

    crudelt, agli odi e ai rancori. Emergono personaggi come

    Pedro Terzo Garca, i fratelli Jaime e Nicols Trueba e il

    giovane Miguel. Figlia di Salvador Allende, dedica alle

    sofferenze del suo popolo la maggior parte dei suoi

    contributi letterari, il primo dei quali fu proprio il romanzo

    La casa degli spiriti. E un libro che racconta ci che non

    pu essere dimenticato n trascurato, che grida la libert.

    Quest'anno, come tutti gli anni, si tenuta la premiazione

    degli Academy Awards, a trionfare insieme a The Artist e

    Hugo Cabret l'ultimo film di Woody Allen Midnight in

    Paris, ed proprio di quest'ultimo che vi vorrei parlare.

    Il film racconta di Gil, uno sceneggiatore hollywoodiano e

    aspirante scrittore, che durante un suo breve soggiorno a

    Parigi, con la futura moglie e i genitori di lei, si ritrova

    davanti al suono della mezzanotte una macchina degli anni

    '20 che funge da macchina del tempo per il protagonista.

    Attraverso questa, avr la possibilit di conoscere alcune

    delle menti pi influenti del 1 920 che lo aiuteranno a finire e

    perfezionare il suo libro. Tra i personaggi che verr ad

    incontrare non si pu non citare la bella Adriana, di cui lo

    scrittore si innamorer, distraendo deliziosamente

    dall'assurdit della situazione.

    Gil preso dallo stupore delle sue folli nottate trascurer la

    sua fidanzata Inez e i suoi genitori, questi ultimi

    assumeranno un investigatore privato per spiare il futuro

    genero mentre la fidanzata Inez, uscir sempre pi

    frequentemente con il suo irritante amico Paul.

    Il cast ci offre un protagonista del calibro di Owen Wilson,

    che nonostante in molti film dai toni leggeri non abbia

    dimostrato la sua bravura, in Midnight in Paris dimostra

    veramente quanto vale come attore; Inez viene interpretata

    da Rachel McAdams che si fatta recentemente conoscere

    per la presenza nei due ultimi film su Sherlok Holmes, come

    personaggi secondari troviamo Adriam Brody a interpretare

    Salvator Dal e Michael Sheen nel ruolo di Paul, diciamo

    che queste due interpretazioni non sono di particolare rilievo

    nella storia, nonostante l'indiscussa bravura dei due attori, vi

    segnalo inoltre una spumeggiante interpretazione dello

    scrittore Hemingway da parte di Corey Stoll un attore ben

    poco conosciuto.

    Woody Allen realizza davvero un film fuori dal comune,

    infatti troviamo una commedia unita a una storia stravagante

    e fuori dal normale, il tutto contornato dalla splendida

    Parigi. Inutile sottolineare che il film sia un pretesto per

    mettere a confronto epoche diverse, scopo riuscitissimo al

    punto da non far vedere nulla sotto un aspetto

    fantascientifico. I Personaggi sono ben strutturati nonostante

    i caratteri tipici dei personaggi di Woody Allen che si

    potrebbe pensare possano cadere nella ripetitivit; inoltre

    di particolare rilievo le parti comiche sottilmente realizzate

    da un Owen Wilson balbettante e a volte impacciato.

    Il paragone tra la Parigi di oggi e quella degli anni '20 ci

    offre senza dubbio qualche curioso momento di riflessione

    sulla societ di oggi, e su come spesso si tenda a mitizzare il

    passato trascurando il presente che ci offerto da vivere.

    L'utilizzo delle musiche divino, e fungono da sottofondo

    perfetto per la storia al punto dall'essere fondamentale per

    l'introduzione della magia nella quale questo film vi

    catapulter.

    Concludendo, Woody Allen ha senza dubbio realizzato un

    piccolo capolavoro, che consiglio vivamente di vedere a

    tutti, ed in particolare a coloro che adorano Parigi e i suoi

    numerosi figli d'arte.

    Giulia Sottile

    Simone Chisari

    1 4

  • Per celebrare la Giornata Internazionale della Donna,

    i Coordinamenti Donne di CGIL Catania e UDU

    Catania hanno tenuto, in data 7 marzo 201 2 presso

    l 'aula A1 dell 'ex Monastero dei Benedettini , una

    conferenza dal titolo "Viaggio tra le Donne: dal la

    sol itudine della violenza ad una rete femminile come

    espressione della nostra forza". La conferenza era

    moderata da Luisa Albanella, Segretaria Confederale

    CGIL Catania.

    Dopo i saluti di Angelo Vil lari , Segretario Generale

    CGIL Catania, ha preso la parola Erica Sapienza,

    Responsabile Coordinamento Femminile CGIL, la

    quale ha delineato con lucidit le violenze e le

    discriminazioni del le quali sono quotidianamente

    vittime le donne, dal contesto famil iare a quello

    lavorativo.

    Un chiaro excursus sul tema stato possibi le anche

    grazie al contributo della prof.ssa Rita Palidda, di

    Loredana Piazza e della prof.ssa Stefania Mazzone,

    che con testimonianze esterne e personali hanno

    colpito la platea ricordando che una situazione di

    violenza pu nascondersi anche dietro i l sorriso di

    una nostra conoscente.

    La conferenza proseguita con la proiezione del

    video "I l corpo delle donne", per analizzare ed

    indignarsi del degrado odierno della figura della

    donna causato dai media, e con gli interventi di

    Elviana Palermo, Responsabile Opportunit e Diritti

    Civi l i UDU Catania, e di Anna Bonforte, del l 'Unione

    Donne in I tal ia, i l tutto interval lato dalla lettura di

    monologhi tratti dagl i scritti di grandi donne del

    panorama letterario come Rosa Luxemburg, Olympe

    de Gouges e Marie Curie.

    L'intervento finale stato affidato ad Elvira Ricotta

    Adamo, membro dell 'esecutivo nazionale dell 'Unione

    Degli Universitari , che ha ricordato come da sempre

    l 'UDU combatta anche a fianco delle donne contro le

    discriminazioni sul lavoro e le violenze delle quali

    sono vittime.

    Al termine della conferenza ha avuto luogo la

    premiazione del concorso letterario "Storie di Donna",

    indetto per l 'occasione con la collaborazione

    dell 'Associazione Culturale Akkuaria, che ha visto

    partecipare giovani e meno giovani ispirati dal la loro

    sensibi l it sul tema.

    Cristopher Gaziano

    8MARZO, UNA RIFLESSIONE SULLA CONDIZIONE FEMMINILE

    Dall'alto in basso, gli ospiti presenti alla conferenza "Viaggio tra le

    donne". Nella foto centrale, Elviana Palermo (a sinistra),

    responsabile del Coordinamento Femminile UDU Catania, ed

    Elvira Ricotta Adamo, dell'esecutivo nazionale UDU; nella foto in

    basso, il Coordinamento Femminile UDU Catania.

    1 5

  • Utopia - Stampato non periodico. Direttore: Pietro Figuera. Stampatore: UDU Catania. Redazione: Via Crociferi 40, Catania.

    Stampato in aprile 201 2 presso la Copisteria "L'Arte Tipografica", del Gruppo Paglia (via Vittorio Emanuele 202, Catania).

    CHIUSURA DELLA CAMPAGNA "L'ITALIA SONO ANCH'IO"In base a cosa ci definiamo Ital iani?

    A questa domanda rispondereste perch i miei

    genitori sono ital iani o perch sono nato, cresciuto in

    I tal ia e mi sento parte integrante di questo paese?

    Usando termini un po' pi complessi la prima risposta

    si chiama ius sanguinis, ed quella che sino ad oggi

    la nostra legislazione ci ha proposto, la seconda si

    chiama ius soli ed approdata per la prima volta al la

    Camera dei Deputati giorno 6 marzo, sotto forma di

    proposta di legge di iniziativa popolare. Si conclude

    cos, con uno storico risultato, la campagna nazionale

    L'I tal ia sono anch'io, promossa da pi di 1 00

    comitati promotori e 1 9 organizzazioni (fra cui

    troviamo anche la CGIL e l 'associazione Libera nomi

    e numeri contro le mafie).

    Sei mesi di iniziative e duro lavoro hanno colorato le

    piazze ital iane e 1 09268 ital iani hanno risposto IUS

    SOLI al la precedente domanda, supportando, con le

    loro firme, la proposta di legge sul la riforma del diritto

    di cittadinanza.

    Un altro sorprendente risultato arriva dalla seconda

    battagl ia portata avanti dal la campagna nazionale,

    ossia la realizzazione di una norma che permetta i l

    diritto di voto amministrativo ai lavoratori stranieri

    presenti in I tal ia da almeno 5 anni: raggiunti 1 06329

    consensi. Forse davvero arrivato i l momento per

    quel mil ione di giovani figl i di immigrati (i cosiddetti

    immigrati di seconda generazione), di poter uscire

    dal l imbo nel quale, fino ai 1 8 anni, sono costretti a

    stare: i l non essere immigrati, perch di fatto non

    hanno compiuto nessuna migrazione da un paese

    all 'altro; ma non essere nemmeno cittadini,

    nonostante siano cresciuti nel lo stesso Paese e

    vivano lo stesso contesto dei loro coetanei ital iani. I l

    1 9 marzo tutte le piazze d'I tal ia hanno festeggiato la

    chiusura della campagna e lo straordinario risultato

    ottenuto. Sorge per spontanea una domanda:

    possiamo davvero sentirci soddisfatti e considerare

    risultato la conquista parziale di un diritto come

    l'uguaglianza, che dovrebbe essere naturale ed

    innato in ognuno di noi? Se ci sono voluti anni di lotte,

    1 9 associazioni e 6 mesi di campagna nazionale per

    affermare che un bambino nato in I tal ia a tutti gl i

    effetti ital iano anche se ha gli occhi a mandorla o la

    pelle color ebano, in che direzione stiamo andando?

    Stiamo lottando per diritti, non per privi legi! Quanto

    tempo ancora dovr passare prima che ce ne

    accorgiamo davvero?

    Giorgia Musmeci

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