Sistemi Produttivi e Dinamiche Congiunturali nelle Regioni ... · Caratteristiche delle medie...

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Sistemi Produttivi e Dinamiche Congiunturali nelle Regioni del Nord Sergio S. Parazzini Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali - DISES Università Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza/Cremona Consiglio Generale CISL Lombardia – 26-27 settembre 2011 Brescia – Centro Congressi Paolo VI

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  • Sistemi Produttivi e Dinamiche Congiunturali nelle Regioni del Nord

    Sergio S. ParazziniSergio S. Parazzini

    Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali - DISESUniversità Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza/Cremona

    Consiglio Generale CISL Lombardia – 26-27 settembre 2011

    Brescia – Centro Congressi Paolo VI

  • Premessa:• Evoluzione decennale PIL e debito pubblico in Italia

    • Componenti della Domanda e dell’Offerta

    • La Produzione

    La crisi sullo scenario dell’economia mondiale e la posizione dell’Italia

    Schema

    posizione dell’Italia

    Caratteristiche delle medie imprese italiane (1999-2008) e scenari dell’economia del Nord Italia: N-O e N-E

    Alcune riflessioni sulle trasformazioni strutturali delle macro-aree nel Nord Italia

    Le nuove strategie adottate dalle imprese di successo a fronte dei cambiamenti epocali

    Ulteriori problemi connessi alla crisi e alle possibilità di ripresa

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  • L’evoluzione decennale del PIL e del debito pubblicoin Italia: 1950-2010

    1951-1960

    1960-1970

    1970-1980

    1980-1990

    1990-2000

    2000-2010

    Spesa pubblica al netto di 8,0 7,1 5,5 4,5 0,7 1,7

    Spesa pubblica al netto di interessi in termini reali 8,0 7,1 5,5 4,5 0,7 1,7

    PIL in termini reali 5,6 5,6 3,8 2,4 1,6 0,25

    Deflatore dei consumi privati 2,5 4,5 14,8 10,0 4,2 2,4

    Fonte: P. Giarda, Evoluzione istituzionale e politiche pubbliche per lo sviluppo, Relazione presentata al XXXV Convegno di Economia e Politica Industriale, Mutamenti istituzionali, competitività e politiche industriali: il caso Nord-Est”, Trieste, 23 -24 settembre 2011.

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  • Componenti della Domanda e dell’Offerta

    DOMANDADOMANDA

    Economia Chiusa: C (Consumi) + I (Investimenti)+ G (Inv. pub, Trasf.)

    Economia Aperta: C + I + G + NX (= X –IM )(esportazioni nette)

    OFFERTAOFFERTA

    La produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata Prodotto Interno Lordo (PIL)

    Problema: Come misurare la Produzione aggregata o PIL?

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  • Tre modi equivalenti di definire il PIL di una economia, con riferimento ad un dato periodo di tempo

    PIL visto dal lato della PRODUZIONE1. Valore dei benie dei servizi finali prodotti2. Somma del valore aggiunto2. Somma del valore aggiunto

    PIL visto dal lato del REDDITO3. Somma dei redditi dell’economia

    • imposte indirette• redditi da lavoro• reddito da capitale o profitto

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  • EFFETTI DELLA CRISI SULLO SCENARIO DELL’ECONOMIA DELL’ECONOMIA

    MONDIALE IN TRASFORMAZIONE

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  • “La recessione del 2008-2009 e la ripresa del 2010-2011 hanno accelerato i processi di spostamento delbaricentro della produzione industriale mondiale

    a favore

    dei paesi emergenti e, in particolare,dei paesi emergenti e, in particolare,

    dell’Asia orientalee meridionalee

    a discapito

    dell’Europa, sopratutto, e degli Stati Uniti”

    Fonte: Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, cap. 1.7

  • La crisi ha cambiato la mappa planetaria dell’industria manifatturiera

    Siamo in presenza di una svolta storica, preparata e anticipata dai trend del decennio precedente

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    Le variazioni delle quote sulla produzione globale la testimoniano

    Tra il 2007 e il 2010 i paesi emergenti asiatici hanno conquistato 8,9 punti percentuali e sono saliti al 29,7% del valore della produzione industriale mondiale

    .

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  • La sola Cina è al 21,7% (+7,6 punti) ed è orasaldamente prima

    L’Italia è scesa dal 4,5% al 3,4%, dal 5 al 7 postonel Mondo;

    • restasecondain Europadietrola Germania.• restasecondain Europadietrola Germania.

    • Il Paeserimane ad alta vocazione industriale,ma spicca per la flessione dell’attività registratanell’ultimo triennio (-17,0% cumulato), doppia otripla di quelle dei maggiori concorrenti (peggioha fatto solo la Spagna).

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  • L’ India ha guadagnato quattro posizioni nella graduatoria dei primi venti produttori globali ed è quinta.

    Simili progressi sono stati ottenuti da altre economie dell’area, verso la quale si è spostato il baricentro della

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    dell’area, verso la quale si è spostato il baricentro della manifattura mondiale.

    Con l’unica eccezione del Giappone, tutti i paesi di più antica industrializzazione hanno registrato importanti arretramenti.

  • 12Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 15.

  • L’industria italiana è rimastaschiacciata tra recessione

    violenta

    13

    violentae ripresa lenta

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  • L’ANDAMENTO DEI TASSI DI CAMBIO:

    rispecchia in parte nuova configurazione della geografia industriale mondiale

    ridistribuisce competitività a vantaggio dei paesi occidentali

    Ciò aiuta ad aggiustare gli squilibri commerciali. Ciò aiuta ad aggiustare gli squilibri commerciali.

    Negli scambi globali sale il peso degli emergenti, in particolare

    asiatici e latino-americani, sia come origine sia come destinazione (Computer, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici ricorrono in tutti i paesi come i beni più venduti all’estero).

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  • 20

  • 21

  • Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 16.

    22

  • Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 17.23

  • RUOLO VITALE DELL’INDUSTRIARUOLO VITALE DELL’INDUSTRIARUOLO VITALE DELL’INDUSTRIARUOLO VITALE DELL’INDUSTRIA

    Le attività manifatturiere

    generano reddito e occupazione

    costituiscono il principale motore della crescita dell’intera economia

    originano i guadagni di produttività di tutto il sistema, grazie alle originano i guadagni di produttività di tutto il sistema, grazie alle innovazioni incorporate nei beni utilizzati dagli altri settori

    creano posti di lavoro qualificati e meglio remunerati

    vi si effettua la maggior parte della ricerca

    da esse proviene il 78% degli incassi ottenuti dalle esportazioni che servono a finanziare le importazioni di beni e servizi.

    il confronto europeo conferma che là dove l’industria (al netto dell’edilizia) va meglio il reddito cresce più rapidamente

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  • LA SITUAZIONE IN ITALIALA SITUAZIONE IN ITALIALA SITUAZIONE IN ITALIALA SITUAZIONE IN ITALIA

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  • Legame tra grado di industrializzazione e livello del benessere: particolarmente accentuato in Italia

    il Nord è specializzato soprattutto nella meccanica e compete con le aree europee centro-settentrionali

    nel Mezzogiorno è più importante l’abbigliamento e ciò lo espone alla concorrenza del Sud e dell’Est d’Europa

    Il ruolo del manifatturiero: rivalutato nelle altre nazioni, anche per la nuova luce gettata dalla crisi sulle fonti durature del benessere.

    Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno avviato riflessioni e varato misure per puntare con decisione sul rilancio dell’industria manifatturiera.

    La Germania l’ha fatto da tempo.

    L’Italia appare in ritardo

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  • Caratteristiche delle Medie Imprese Italiane: 1999-2008

    RapportoMediobanca – Unioncamere 2011

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  • (*) Dati non consolidati relativi alle principali società manifatturiere italiane rilevate da Mediobanca (base Dati cumulativi, Ed. 2010).(º) Tessile e abbigliamento, pelli e cuoio, legno e mobili, ceramiche e prodotti per l’edilizia, gioielleria e oreficeria e beni diversi per la persona e la casa.(^) Alimentare; legno, mobili e piastrelle; prodotti in metallo; macchine, attrezzature ed elettrodomestici; imbarcazioni, moto, bici e articoli sportivi; tessile, abbigliamento e moda.

    Fonte: Mediobanca-Unioncamere, LE MEDIE IMPRESE INDUSTRIALI ITALIANE (1999-2008). 32

  • La specializzazione italiana prosegue l’orientamento verso la fabbricazione di beni non direttamente riconducibili all’insieme costituito da moda-abbigliamento-arredamento (“Made in Italy”) , che resta rilevante nelle produzioni e trainante per l’immagine rilevante nelle produzioni e trainante per l’immagine internazionale del Paese, ma che ha visto dimezzarsi il suo peso sull’export dal 21,5% di inizio anni 90 al 14,0% del 2010.

    nelle vendite all’estero prevalgono i macchinari (quasi 1/5)

    nel passato triennio è aumentata l’incidenza dei prodotti chimici (al 7,0%) e soprattutto farmaceutici (al 4,3%)

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  • L’attività prevalente delle medie imprese nel 2008

    Nei settori tipici delmade in Italy, incidenzapari a:

    62,4% del fatturato (gruppi maggiori: 21,1%)

    67,7% delle esportazioni (gruppi maggiori: 21,8%)

    Le imprese medio-granditendono invece ad assomigliare allemedie imprese (di cui costituiscono il più delle volteun’evoluzione) con quote, rispettivamente,

    fatturato 47,9%esportazioni 55,7%

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  • Altre principali diversità tra medie imprese e gruppi maggiori

    • INCIDENZA

    meccanica(preponderante nelle imprese maggiori)

    beni per la persona e la casa(poco rappresentati nelle imprese maggiori)

    • CONCENTRAZIONE dell’EXPORT• CONCENTRAZIONE dell’EXPORT

    nei gruppi maggiori, la meccanica copre il 77% del totale;

    nelle imprese medie e medio-grandi l’export si concentra, nei settori• meccanica

    • beni per la persona e la casa

    • chimica

    • metallurgia35

  • La presenza delle medie imprese italiane nei settori convenzionalmente definiti High Tech è scarsasecondo la metodologia OCSE (basata sull’intensità delle spese di ricerca) l’alta tecnologia copre appena il 3,7% del fatturato (contro il 9,2% dei maggiori gruppi italiani).

    Prevalgono le produzioni tradizionali a tecnologia bassa e medio-Prevalgono le produzioni tradizionali a tecnologia bassa e medio-bassa, i cui punti di forza sono:• tecnologici, • di natura commerciale (tecniche e reti di vendita, pubblicità, design) • immateriali (marchi e brevetti)

    Le imprese medio-grandi•da un lato tendono ad assomigliare alle medie imprese•dall’altro mettono in evidenza un progresso sensibile nell’High-Tech

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  • Tra le medie imprese, le attività più avanzate riguardano principalmente le produzioni

    farmaceutiche (49 società),

    elettroniche (37), elettroniche (37),

    degli strumenti e apparecchi di misurazione e controllo dei processi industriali (29),

    apparecchiature radiotelevisive e di TLC (26)

    medicali e chirurgiche (18).

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  • RIPARTIZIONE PER MACROAREE DEL VALORE AGGIUNTO DELLE MEDIE IMPRESE ITALIANE NEL 2008

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  • RIPARTIZIONE PER SETTORI DEL VALORE AGGIUNTO DELLE MEDIE IMPRESE ITALIANE NEL 2008

    Fonte: Mediobanca-Unioncamere, LE MEDIE IMPRESE INDUSTRIALI ITALIANE (1999-2008).39

  • Fonte: Federmeccanica, L'industria metalmeccanica in cifre, Giugno 2011 40

  • Fonte: Federmeccanica, L'industria metalmeccanica in cifre, Giugno 201141

  • 42

  • Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 23.43

  • Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 25.44

  • Fonte: Centro Studi Confindustria, Scenari industriali n. 2, Giugno 2011, p. 27.45

  • Scenari del Nord Italia:

    NORD OVEST NORD OVEST e

    NORD EST

    46

    Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 9.47

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 10.48

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 11.49

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 14.50

  • 51

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 16.52

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 17.53

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 20.54

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 23.55

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 24.56

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 29.57

  • Fonte: Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane, Economie regionali n. 22, Roma, Giugno 2011, p. 49.

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  • Rapporto Mediobanca – Unioncamere:

    “Le medie imprese industriali italiane”

    A1 - Medie imprese ed economie delle filiere: le strategie per guidare la ripresastrategie per guidare la ripresa

    A2 - Le medie imprese del Nord Ovest

    A3 - Le medie imprese del Nord Est

    B1 - Le medie imprese industriali del Nord Ovest

    B2 - Le medie imprese industriali del Nord Est

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  • Alcune riflessioni sulle trasformazioni delle macro aree trasformazioni delle macro aree

    del NORD ITALIA

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  • Il ciclo di sviluppo del N-E iniziato nel 1970 si è esaurito nel 2000Quale eredità dall’espansione precedente?

    Cosa fare per attivare un nuovo ciclo?Il ciclo 1970-2000 è stato un ciclopost-fordista; con specificitàdiverse da quelle del N-O

    Tutte le regioni del Nord hanno avuto modelli di sviluppo diversi:

    � in Lombardia, pur simile a quello del N-E ma con un baricentroforte suMilano;

    � in Piemonte il baricentro è stato rappresentato da una grande impresa, laFIAT;

    � in Emilia –Romagna, un baricentro politico culturale (dominato dal PCI);� in Friuli Venezia Giulia, un modello più vicino a quello delle Marche

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  • Un male o un bene le diverse specificità?

    Le piccole imprese leader dei settori nascenti sono diventate medie imprese, hanno organizzato la propria filieraNon sono state il risultato di un’azione della politica o dell’azione di una grande azienda

    � Alla politica hanno chiesto: � Alla politica hanno chiesto:

    semplificazione,

    meno tasse, efficienza e

    funzionalità delle istituzioni.

    In altri termini:

    rendere meno pesante il carico della POLITICA62

  • Caratteristiche del precedente modello di sviluppo

    Elementi:

    Natalità aziendale diffusa

    Processi di crescita

    Paradigma distrettuale

    Ruolo delle risorse familiari

    Micro-innovazione diffusa

    Attività manifatturiera63

  • Crisi che porta con sé elementi di trasformazione, di un nuovo paradigma di sistema produttivo: Quali segnali?

    Natalità aziendale: era elevata, non era un problema, alla cui base c’era un diffuso uso intensivo del capitale sociale a disposizione degli imprenditori emergenti. Oggi: la manifattura perde fertilità (Cfr.: dati ISTAT, Oggi: la manifattura perde fertilità (Cfr.: dati ISTAT, Movimprese)

    Processi di crescita aziendale: risorse familiari e processi di crescita aziendali alla base del modello di sviluppo. Presenza delle medie imprese manifatturiere nel N-E, 20% in più rispetto al N-O (2001-2008). Crescita dei gruppi. Internazionalizzazione delle imprese.

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  • Le attività prevalenti: da quelle manifatturiere a quelle “knowledge intensive”:

    L’attività manifatturiera è un concetto che non si identifica più con quello di impresa manifatturiera a causa dell’incremento della terziarizzazione dei servizi dentro le imprese che ne hanno trasformato il contenuto.

    Terziarizzazione interna dell’industria (GI e MI nel N-E). Si Terziarizzazione interna dell’industria (GI e MI nel N-E). Si crea una sorta di KIBS all’interno della catena del valore

    • Imprese KIBS (Knowledge - Intensive Business Services) (L’importanza crescente dei servizi ad alta intensità di Conoscenza (K) (K-intensive services) è una delle caratteristiche della cosiddetta “ Keconomy ”. In particolare lo sviluppo di KIBS può essere interpretato come un importante trend del recente sviluppo economico nei paesi industrializzati. Non esiste ancora una definizione di KIBS univoca e condivisa. I KIBS possono essere descritti come imprese di servizi che racchiudono un alto valore aggiunto intellettuale.)

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  • Le nuove strategie adottatedalle imprese italiane di successo a fronte dei cambiamenti epocali

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    a fronte dei cambiamenti epocali(individuate dai Focus Group del CSC)

  • Le nuove strategie delle imprese italiane (individuate dai Focus Group del CSC)

    puntare alla crescita

    concentrarsi sulla conoscenza

    ampliare la gamma dei prodotti e gli sbocchi

    proiettarsi sui mercati internazionaliproiettarsi sui mercati internazionali

    integrare l’attività a monte e a valle per recuperare competenze e quote di valore (compressione della filiera )maggior flessibilità e agilità a rispondere con velocità alle mutevoli esigenze della clientela

    consolidamento delle collaborazioni con i fornitori principali all’interno delle filiere

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  • crescente importanza della funzione commerciale e dell’investimento in marchi

    minor peso alla riduzione dei costi e all’aumento dell’efficienza (precondizioni necessarie per competere, ma non più sufficienti a tener testa alla concorrenza e a creare elementi distintivi indispensabili per stare sul mercato nel lungo periodo)indispensabili per stare sul mercato nel lungo periodo)

    aumento dellaproduttività attraverso • ampliamento dell’offerta verso prodotti più evoluti • il rinnovo costante dellesoluzioni offerte• accumulazione di capitale umano• investimento nellepersone che lavorano nell’azienda

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  • Osservazioni:a) Queste strategie accomunano le imprese che nell’ultimo

    decennio hanno dimostrato di essere più dinamiche e proattive al cambiamento, indipendentemente

    dalla dimensione, • dalla dimensione, • dal settore e • dal territorio di appartenenza

    b) Tratti di questi comportamenti emergono anche nei modelli dibusiness dellepiccole imprese(che fatturano meno di 7,5milioni) che hanno performance migliori

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  • Anche in quei casi i fattori competitivi che contano sono:

    la gestione • dei marchi• dei mercati esteri

    la forza commerciale.

    Sono a rischio le imprese che adottano modelli di business semplificati, con basse competenze di tecnologia e di organizzazione.

    La trasformazione del tessuto manifatturiero italiano avviene anche attraverso una selezione aspra e accelerata delle imprese.

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  • Nuovi equilibri globali,molta incertezza per il medio periodo

    • Quale ruolo per le piccole dimensioni?

    Lento recupero delle PI: tessuto che si rigeneraLento recupero delle PI: tessuto che si rigenera

    Le PI possono continuare ad esistere se:

    • realizzano percorsi di innovazione che le qualificano

    • vanno al traino, seguono le GI

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  • Strategie di addensamento: PI non più da sole

    • crescere a livello dimensionale attraverso alleanze strategiche, senza ricorrere alle fusioni: si può diventare grandi senza

    diventare grossi!!!diventare grossi!!!

    • cercare di ridurre la propria filiera, con patti informali tra imprese

    • accrescere la strutturazione dell’impresa

    • trasformazione giuridica delle società: le società di capitale, diminuiscono le imprese di persone e le imprese individuali

    72

  • 73

  • 74

  • Strategie di internazionalizzazione:

    incremento di• reti di agenti• reti di filiali

    inserimento nelle filiere internazionali: le imprese che vanno all’estero innovano di più; opportuno favorire l’internazionalizzazione

    le imprese più strutturate vanno all’estero (la chiave per sopravvivere alla crisi è stata soprattutto la diversificazione e la ricerca di nuovi clienti)

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  • Riorganizzazione struttura territorialeEmerge il ruolo delle filiere

    Alcune imprese vanno avanti come leader, altre seguono e danno origine e forma alla filiera .L’organismo produttivo è la filiera e non più la sola impresa

    Le aziende non sono tutte uguali, la specificità dipende dalle Le aziende non sono tutte uguali, la specificità dipende dalle diverse capacità, storia ecc.

    Ruolo del distretto: nascondere il ruolo della filiera!!!

    La nuova struttura produttiva è una struttura che emerge con la fine dei distretti: addensamento relazionale che si contrappone all’approccio alla dimensione dell’impresa:

    non più GI, PMI ma filiere.76

  • Cambiamenti dal 2000Riposizionamento del sistema in modo diverso:• renderlo capace di affrontare il nodo della globalizzazione

    • necessità di accrescere la conoscenza con l’aiuto della politica finalizzato alla riorganizzazione del sistema politica finalizzato alla riorganizzazione del sistema produttivo

    Nuovo ruolo (indispensabile) della Politica nell’Economia: favorire la riorganizzazione dell’industria che cambia e che richiede necessariamente grandi investimenti nella conoscenza, nella comunicazione, nelle infrastrutture per facilitare l’ingresso delle imprese nel mondo nuovo della globalizzazione

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  • Quindinecessario ripensare alla politica in

    maniera tale da

    renderla funzionalerenderla funzionale

    al modello di sviluppo che sta cambiando

    perché sia capace di promuovere

    un nuovo modello di welfare,

    un nuovo modello del mondo del lavoro ecc.

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  • Un male o un bene le diverse specificità?

    Le piccole imprese leader dei settori nascenti sonodiventate Medie Imprese, hanno organizzato la propriafiliera.filiera.

    Non sono state il risultato di un’azione della politica odella grande azienda.

    Alla politica hanno chiesto: semplificazione, menotasse, efficienza e funzionalità delle istituzioni. In altritermini: rendere meno pesante il carico della politica.

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  • Ulteriori problemi connessi alla crisi ealle possibilità di ripresa

    nuovo interesse per il manifatturiero:

    la Germania, prima in Europa per il manifatturiero, sta meglio di chi ha puntato sui servizi (NB: il peso dell’industria in senso stretto sul PIL servizi (NB: il peso dell’industria in senso stretto sul PIL in Germania raggiunge circa il 25-26%, in Italia il 18-19%, in Francia l’11%, in GB il 10%)

    ruolo importante per le scuole di tipo regionale, più sensibili ad un sistema scolastico indirizzato al manufacturing. Scuola e ricerca: fattori vitali per le imprese 80

  • R&S nel da incrementare nel Nord

    NB: Rischio investimenti: quando sono orientati al settore immobiliare (real estate) e non all’innovazione e alla ricerca industriale

    Imprese italiane che vanno bene in Europa: Imprese italiane che vanno bene in Europa: sono quelle che sanno assemblare tecnologie diverse (meccanica raffinata, idraulica, elettronica, trattamento metalli, ecc.)

    Settore pubblico in linea con obiettivi di politica economica locale

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  • Un risultato negativo dell’alta flessibilità del lavoro: aumento della precarietà.

    In Germania si punta ad una ottimizzazione degli impianti produttivi anche con 3 turni, favorendo una maggior continuità (minore favorendo una maggior continuità (minore precarietà) del lavoro

    Norme per abbattere barriere di accesso ad aree protette (es: taxi, farmacie, ecc.) per abbattere i costi dei servizi

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  • Rapporti con imprese straniere: difendere con vigore la “simmetria”, la reciprocità, dei rapporti.

    reale rischio per banche e imprese quotate i cui reale rischio per banche e imprese quotate i cui valori in borsa sono crollati: possono diventare facile preda di investitori stranieri (rischio della “parmalatizzazione” di molte imprese italiane, o dell’invasione dell’industria francese nel settore energetico)

    Necessario salvaguardare l’italianità di alcuni marchi, brand.

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  • FORMAZIONE “CAPITALE UMANO”

    Strutture universitarie caratterizzate da diversificazione degli obiettivi orientati alle necessità del territorio, soprattutto nel Nord Italia

    Spingere i giovani laureati all’estero perché si Spingere i giovani laureati all’estero perché si confrontino con altri sistemi educativi per accrescere le conoscenze e sviluppare capacità importanti per la crescita competitiva

    La presenza di un alto tasso di attività è un segnale positivo a cui, purtroppo, si accompagna un basso tasso di istruzione (fattore negativo)

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  • Problemi da affrontare:

    i) problema dell’accorpamentodelle imprese; ii) proprietà familiare (ancora diffusa) e ricambio generazionale: necessario fornire una ricambio generazionale: necessario fornire una struttura giuridica per favorire la continuità dell’azienda ed evitarne la dissoluzione, lo smembramento, con grave danno per i dipendenti.

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  • GRAZIE DELLA

    CORTESE CORTESE

    ATTENZIONE!

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  • Con il termine fordismo ci si riferisce comunemente a un insieme diregole riguardanti non soltanto l'organizzazione della produzione (inparticolare il ruolo della manodopera), ma anche gli obiettivi dell'attivitàproduttiva e le modalità di risoluzione dei conflitti.

    I metodi fordisti possonoessereconsideratiunacombinazionedi alcuniI metodi fordisti possonoessereconsideratiunacombinazionedi alcunielementi:

    • l'organizzazione produttiva taylorista• la meccanizzazione spinta dei processi produttivi (in seguito

    all'introduzione della catena di montaggio) e• la standardizzazione dei prodotti finali.

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  • Postfordismo: È opinione diffusa che i metodi produttivi basati sulle nuovetecnologie, in particolare sulla microelettronica e l'informatica, abbianodeterminato il capovolgimento di molte caratteristiche del fordismo associateall'accresciuto livello di automazione e alla complessitàdella produzione.

    Alla fiducia, propria dell'era fordista, nella contrattazione collettiva, èsubentrato un nuovo individualismo; il ruolo sociale svolto dai sindacati si èridimensionatoe, nello stessotempo,si è verificataunasensibilecontrazioneridimensionatoe, nello stessotempo,si è verificataunasensibilecontrazionedell'intervento dello stato nell'economia, in particolare nel settore industriale,come attesta il diffuso processo di privatizzazione avvenuto nelle economie dimercato sviluppate.

    La natura e gli effetti delle istituzioni economiche, che caratterizzano l'epocapostfordista (dal predominio del terziario privato alla proliferazione del lavoroautonomo e parasubordinato, dalle privatizzazioni al ripristino di una strutturaantiegualitaria delle retribuzioni), a causa della loro eterogeneità e dellaconseguente divergenza di andamenti e risultati, sono ancora difficilmentedeterminabili e restano oggetto di vasti dibattiti.

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