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  1. 1. graphic design portfolio renata cagno
  2. 2. indice premessa logotipi brochures_cataloghi eventi publishing indie music packaging manifesti video moda ricerca curriculum vitae 07 11 13 16 19 23 27 31 35 39 43 47
  3. 3. e la comunicazione pubblicitaria significato intraprendere una carriera professionale mai abbandonata. I primi maestri in carne ed ossa sono stati: mia madre architetto e storico dellarchitettura medievale e rinascimentale, che mi foraggia- va di carta e strumenti da disegno, mio padre geologo, insegnante, ma anche ottimo model- latore con largilla, la direttrice della sezione di Architettura dellAccademia Reale di Belle Arti di Copenaghen, che nel 1988 mi prese in carico per un anno di scambi culturali Italia- Danimarca e con la quale ricordo lunghi giri nei boschi a raccogliere funghi e a conversare, alcuni docenti dellIstituto Superiore di Design di Napoli: Almerigo de Angelis, Alfredo Profe- ta, Stefano Parisio-Perrotta, Mariella Barone, Pino Grimaldi e Gelsomino DAmbrosio, Fabri- zio Lombardi, Ugo Pons-Salabelle, Rossella Baldini, Generoso Picone. Successivamente ho avuto il piacere di lavora- re con Gaetano Gravina ed Enzo Bergamene e dincontrare Mimmo Jodice, Cesare Accetta, Fabio Donato soprattutto allinterno dalla Fon- dazione IDIS. Verso ognuna di queste persone sento un grande debito di riconoscenza. La comunicazione visiva lambito in cui ho avuto modo di muovermi, ma i contenuti della comunicazione equivalgono al numero dim- prese, soggetti, oggetti, memorie e sogni da cui ho potuto trarre spunto.Dalle banche grandi e piccole alla moda, dal settore medico a quel- lo nautico, dai prodotti alimentari alla discogra- fia, dalleditoria al settore immobiliare, la lista sarebbe davvero lunga da redigere nella sua interezza, ma ogni cliente ha rappresentato e rappresenta una quantit di stimoli ecceziona- le perch un mondo di conoscenze che si dischiude alla narrazione. T alvolta mi viene chiesto cosa faccio e ine- vitabilmente ho idea che la mia faccia si atteggi ad unespressione tra lattonito e limpaurito e comunichi perfettamente il senso di dubbio che mi assale. Non s rispondere, e quindi parto con giri di parole, come uno stu- dente impreparato davanti ad unostica doman- da di filosofia. Il colmo per una persona che si occupa di comunicazione! Ho sentito la voglia, dopo anni di attivit, di met- tere assieme unantologia dimmagini dei miei lavori, per non fare pi quella faccia. In futuro spero di poter semplicemente allungare allin- terlocutore il mio quaderno con un bel sorriso. Quello che ho fatto nasce semplicemente dal- la passione per il disegno, i pennelli, espressa come per molti in et prescolare, divenuta at- tivit quotidiana dai 12 anni in poi. Mia madre scopr in quel periodo che il mio tempo libero era dedicato ad osservare e copiare i disegni di Leonardo da Vinci. Ovviamente avevo fatto an- che tanti altri disegni a tema libero ma fu l che mi fu assegnato come premio di poter ricevere un Corso di Disegno in fascicoli e successiva- mente un abbonamento alla bellissima rivista di Maurizio Calvesi: Art e Dossier. Come accade in tutti i grandi amori, da allora in poi i libri darte che scovavo sulle bancarelle o in biblioteca presero ad occupare le mie gior- nate, le visite alle pinacoteche in Italia e, cre- scendo, allestero divennero le grandi avventu- re per cui risparmiare ogni piccola entrata. A 8 anni nacque anche il rapporto con la fotografia, con una Canon AE1 comprata in seguito agli sforzi congiunti di tutta la famiglia e condivisa come oggetto sacro. Cos, dalla prima infan- zia alladolescenza, una bambina timida trov il modo di studiare ed esprimere se stessa. A 19 anni venire in contatto con il design grafico premessa 07
  4. 4. I n occasione della permanenza della mia fa- miglia a New York ebbi la fortuna di incon- trare Alan Dye, Art Director della Ogilvy and Mother. La Ogilvy, per chi non lo sapesse gi, una delle pi famose agenzie al mondo, par- tecipata da David Ogilvy, britannico di nascita, newyorkese di adozione, eccezionale venditore e inventore negli anni 50 del concetto di Brand Image. D.Ogilvy considerato il padre di una rivoluzione creativa nel settore pubblicitario, autore, tra lalto, del celebre: Confessioni di un pubblicitario. Alan, mi mostr lultima cam- pagna della Levis e quella di Motorola a cui lavoravano in quel periodo, in seguito ebbe la generosit di condividere con me alcuni model- li di lavoro interni di grande interesse, mi disse che a suo avviso i lavori di Corporate Identity che avevo curato risultavano notevoli. Lambito della progettazione di marchi uno di quelli in cui ho accumulato lesperienza pi solida. Un marchio, o logotipo, viene definito parte fondante dellidentit di unazienda, esso progettato nellottica di una durevolezza che possa sostenere alcuni decenni di vita. Una forma sintetica lelemento basilare per creare marchi che resistano allo scorrere del tempo e il perfetto utilizzo del segno anche in monocro- mia sempre auspicabile. Ci nonostante, se pensiamo al marchio Fiat o a quello della Coca Cola, per fare solo due esempi classici, ci viene subito in mente come, mantenendo il pi pos- sibile il carattere di un segno, sia anche utile rivederlo per renderlo sempre attuale. La ripetizione gioca un ruolo sostanziale nel rafforzare la credibilit di un marchio. strano, eppure proprio cos: crediamo nelle parole e crediamo nei segni. Costruiscono la nostra realt e, se ripetuti, risultano familiari e di con- seguenza rassicuranti. Un fenomeno esploso negli anni 80 e mai consumatosi quello delle griffe. La griffe non nientaltro che il marchio LEGACAMPANA LEGACAMPANA ANDROCLO GESTIONE C APITALI TV M e quindi chi cerca il griffato cerca il marchio e lo esibisce come identificazione con una fa- miglia forte, che nobilita chi la indossa appor- tando una serie di attributi immateriali associati al prodotto (ricchezza, stile, atteggiamento vin- cente, ricercatezza, esotismo, etc). Lopera dello studio Minale & Tatterfield di Richmond mi stata di riferimento negli anni della prima formazione grafica per linterpreta- zione sintetica e spesso ironica dei loro lavori. Anche se lesercizio di un calligrafo, cos come quello di un grafico, consisterebbe nel piegarsi come un giunco e farsi canale del significato, in altri termini, tentare di creare forme pure che rispecchino un contenuto, accade che qualco- sa di s rimanga appiccicato come un liquido organico al lavoro. C spesso una cifra di rico- noscibilit nei marchi a denunciare chi li ha pro- gettati, nel mio caso la presenza di pittogrammi risulta prevalente e forse pure la voglia di sorri- dere. Amo i colori vibranti, il senso del gioco e dellinatteso. Uno dei termini che ricorre quando si progetta un marchio o un impaginato la parola GAB- BIA. La gabbia una sorta di struttura aurea del segno, lo assurge ad opera architettonica, gli dona la lettura geometrico matematica che pure hanno le partiture musicali. Esistono gli amanti della gabbia, i disciplinati della grafica, che sostanzialmente fanno riferimento ad un segno filosoficamente e formalmente raziona- lista e questi sono giustamente moto stimati, esistono poi quelli che in animo fanno riferi- mento alle forme della natura, coloro che si identificano nellarchitettura organica di Gaud o di Steiner per cui la forma concede infinite variabili armoniche e questi son nel gergo chia- mati: gestuali. Anche se la lotta ardua credo di ricadere pi tra i gestuali che non tra i razio- nalisti, sar perch provo semplicemente orro- re davanti alla parola GABBIA. logotipi 11
  5. 5. L essenzialit del marchio viene definita identit. La Corporate Identity cor- risponde al nostro nome e cognome, stretta di mano, sorriso; ma ogni entit com- merciale ha bisogno di raccontare al pubblico i propri prodotti, affascinare e ipnotizzare. Sono stati versati fiumi dinchiostro sulle pos- sibilit e sui pericoli della pubblicit, sulla per- suasione occulta, sulla creazione di desideri futili e fittizi. A questo proposito il bel lavoro di Vance Packard The Hidden Persuaders dato alle stampe nel 1957 costituisce ancora uno straordinario studio sulle dinamiche pubblicita- rie ma risulta altrettanto utile a chiunque si oc- cupi di politica e relazioni pubbliche. Ad esem- pio lascesa al potere di Berlusconi pu essere letta facilmente attraverso le tecniche descritte in questo saggio. Del resto, a ben guardare, fu- rono le teorie di Freud, studiate ed esportate negli Stati Uniti dal nipote Edward Bernays, a costituire le basi del concetto di propaganda prima e di pubblicit poi. Personalmente voglio credere che ogni ambito possa essere vissuto con correttezza e quindi nutro massimo rispetto per tutti, anche per la categoria a cui appartengo: quella dei pubbli- citari. Spendere del tempo nel comprendere il senso di una produzione, sia essa materiale o immateriale, la sua storia, luso del prodotto e i suoi effetti secondari, discutere direttamente con la dirigenza e se possibile la linea di produ- zione di eventuali punti critici, testare in prima persona il prodotto, infine adoperarsi per veico- lare piacere, interesse, aiuto reale al pubblico di riferimento, questi i passaggi fondamentali del mio lavoro di comunicazione. La brochure porta in s tre elementi: le imma- gini, il testo e la portabilit fisica di queste in- formazioni nella forma di un pieghevole, uno spillato, una brossura o una raccolta di schede tecniche. I contenuti possono essere di natura fotografica, illustrativa, grafica, secondo una lo- gica narrativa informativa e possibilmente emo- zionale. I testi si prefiggono di rappresentare eccellenza, concretezza, affidabilit. Tutti i ma- teriali delle brochure e dei cataloghi sono legati al tempo, allo spirito del tempo, in maniera maggiore del segno-marchio progettato, come abbiamo detto, per durare il pi a lungo pos- sibile. Le brochure aziendali si susseguono e rinnovano anno dopo anno. Questo fattore le