Perugino e Perugino e Raffaello - Aguaplano …Perugino e Raffaello Modelli nobili per Sassoferrato...

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Perugino e Raffaello Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia aguaplano

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  • Perugino e RaffaelloModelli nobili per Sassoferrato a Perugia

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    a Perugia

  • collana di mostre diretta da antonio natali

  • Perugino e RaffaelloModelli nobili per Sassoferrato a Perugia

    a cura diFrancesco Federico Mancini e Antonio Natali

    aguaplano

  • Ministero per i Beni e le Attività CulturAliDirezione regionAle per i Beni CulturAli e pAesAggistiCi Dell’uMBriADirezione regionAle per i Beni CulturAli e pAesAggistiCi DellA tosCAnAsoprintenDenzA per i Beni storiCi, ArtistiCi eD etnoAntropologiCi Dell’uMBriAsoprintenDenzA speCiAle per il pAtriMonio storiCo, ArtistiCo eD etnoAntropologiCo e per il polo MuseAle DellA Città Di FirenzeFonDAzione per l’istruzione AgrAriA, PerugianoBile Collegio Del CAMBio, Perugiauniversità Degli stuDi Di perugiA

    gAlleriA Degli uFFizi

    Con il sostegno della FonDAzione CAssA Di rispArMio Di perugiA

    Con il patrocinio diregione uMBriAprovinCiA Di perugiACoMune Di perugiA

    Perugino e RaffaelloModelli nobili per Sassoferrato a Perugia

    perugiA, noBile Collegio Del CAMBio22 giugno-20 ottobre 2013

    Ideazione e direzione della collana ‘La città degli Uffizi’Antonio Natali

    Progetto scientifico e cura della mostraFrancesco Federico Mancini, Antonio Natali

    Coordinamento organizzativo e segreteria della mostraNobile Collegio del Cambio, PerugiaMatteo Costarelli

    Ufficio stampaStudio Esseci di Sergio Campagnolo, Padova

    Progetto di allestimento e realizzazioneTotem, Perugia

    PrestatoriFondazione per l’Istruzione Agraria, PerugiaGalleria degli Uffizi

    RestauriGiovanni Manuali, Perugia

    TrasportiDafne, Reggello

    Sistemi di sicurezzaUmbra Control, Ponte San Giovanni, Perugia

    Crediti fotograficiSandro Bellu, PerugiaGabinetto fotografico della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropo-logico e per il Polo Museale della città di Firenze. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.The John and Mable Ringling Museum, The State Art Museum of Florida, SarasotaMusei Civici di PadovaFrancesco Piagnani, PerugiaRoyal Collection Trust

    www.wikimedia.orgwww.googleartproject.comhttp://books.google.it/

  • Catalogo

    RealizzazioneAguaplano–Officina del libro, Passignano s.T.

    A cura diFrancesco Federico ManciniAntonio Natali

    Autori dei saggiSilvia BlasioFabio De ChiricoCristina GalassiRoberto GuerriniFrancesco Federico ManciniAntonio NataliFrancesco PiagnaniFrancesco Scoppola

    Autori delle schedeSilvia BlasioFabio MarcelliMarta OnaliFrancesco Piagnani

    Progetto graficoRaffaele Marciano

    RedazioneRaffaele MarcianoMaria Vanessa Semeraro

    StampaTipolitografia Graphicmasters, Perugia

    ConfezioneLegatoria Umbra, Bastia Umbra

    iSBN/eAN: 978-88-97738-26-8

    © 2013 by Aguaplano–Officina del librovia Nazionale 41, 06065 Passignano s.T. (Perugia)www.aguaplano.eu / [email protected]

    Tutti i diritti riservatiAll rights reserved

    Comune di Perugia

    Università degli Studidi Perugia

    Provincia di Perugia

    CAPITALE EUROPEADELLA CULTURACITTÀ CANDIDATA

    EUROPEAN CAPITAL OF CULTURECANDIDATE CITY

  • Ringraziamenti

    Teodorico BalzaniGualtiero BassettiTeresa BellezzaTiziana BigantiBruno BracalenteRosaldo CeccarelliAntonio CesariniPatrizia CopparoniMatteo CostarelliGiovanni Luca DeloguSerena InnamoratiSerena Maria LucarelliCesare ManciniGiovanni ManualiGiuliano MasciarriFrancesca MontanaroFrancesco PanfiliPaola PassalacquaRoberta PorfiriCarla RavaioliPierfrancesco RomanoPatrizia TarchiRita TomaBarbara Vaggelli

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    L’organizzazione della mostra e l’editore rivolgono un pensiero di gratitudine al personale della Direzione Re-gionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria.

    garanzia di stato

    Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturaleAnna Maria Buzzi

    Servizio I – Valorizzazione del patrimonio culturale, programmazione e bilancioManuel Roberto GuidoMarcello Tagliente

    Ufficio Garanzia di StatoAntonio Piscitelli

    Istituto Superiore per la Conservazione e il RestauroGisella CapponiCon la collaborazione diLaura D’AgostinoMaria Concetta LaurentiAnna Milaneschi

    Ministero dell’Economia e delle FinanzeDipartimento Ragioneria dello StatoIspettorato Generale del BilancioUfficio XIRosario StellaCollaboratoriSebastiano VerdescaCarla Russo

    Corte dei ContiUfficio di Controllo sugli atti del Ministero dell’Istruzio-ne, dell’Università e della Ricerca, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche SocialiMaria Elena RasoLina Pace

    Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’UmbriaDirettore Francesco ScoppolaTiziana BigantiAngelo De Falco

    Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantro-pologici dell’UmbriaSoprintendente Fabio De ChiricoRoberta PorfiriPaola Passalacqua

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    Sommario

    PreSentazioni

    Vincenzo Ansidei di CatranoCarlo ColaiacovoFrancesco Federico ManciniFabio De ChiricoCristina Acidini

    Saggi

    Uomini illustri e nobiltà di PerugiaAntonio Natali

    Fuit hic perusinus Apelles.L’artista fra i grandi della storiaFrancesco Federico Mancini

    L’Autoritratto del Perugino al Collegio del Cambio.Egregius pictor e moduli paradigmaticiRoberto Guerrini

    Sassoferrato ritrattistaSilvia Blasio

    Pittura e devozione: «le preziosissime copie delle opere del Peruginoe di Raffaello, eseguite dal Sassoferrato» per San Pietro a PerugiaCristina Galassi

    Brevi note per Sassoferrato “modello nobile” per i Nazareni Fabio De Chirico

    Sassoferrato, pictor virginum tra due lidiFrancesco Scoppola

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    La Sala dell’UdienzaFrancesco Piagnani

    dipinti

    Pietro Vannucci detto Perugino, Autoritratto

    Raffaello Sanzio, Autoritratto

    Raffaello Sanzio, Ritratto virile (Pietro Perugino?)

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, Autoritratto

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, Trasporto di Cristo al sepolcro

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, La Fede con due angeli;La Speranza con due angeli

    La Cappella di San Giovanni BattistaFrancesco Piagnani

    dipinti

    Pietro Vannucci detto Perugino, San Mauro

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, San Mauro

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, Annunciazione

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, Santa Barbara

    Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, Sant’Agnese

    Bibliografia

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    La storia del Nobile Collegio del Cambio si intreccia da secoli con quella della città.

    è stato definito da un noto storico dell’arte “la banca più bella del mondo” e costituisce, probabilmente, la più preziosa testimonianza del Rinascimento perugino.

    Tra le corporazioni delle arti a Perugia, le più potenti furono quelle del Cam-bio e della Mercanzia, per il significato e il ruolo che assunsero nel governo della città: intervenivano con continuità nella composizione dei Consigli cittadini tan-to che un loro rappresentante divenne membro di diritto nella Magistratura dei Priori.

    I compiti principali dei cambiavalute, i campsores, erano quelli di vigilare sulla commutazione e circolazione della moneta; inoltre svolgevano la funzione giu-diziaria su cause di natura commerciale e creditizia. A queste attività si aggiunse ben presto quella caritativa e assistenziale.

    La più antica notizia sull’esistenza di un’associazione dei cambiavalute risale al 1259, mentre il primo statuto giunto a noi, insieme alla matricola, il libro dove venivano registrati i nomi dei Giurati, è del 1377.

    Il periodo di maggiore splendore dell’arte del Cambio fu nel XV secolo, quan-do vi entrarono a far parte i nobili perugini e fu trasferita la sede in quella odierna, nella struttura del Palazzo dei Priori. Sempre alla fine del Quattrocento, cominciò la decorazione della Sala dell’Udienza con l’arredo ligneo di Domenico del Tasso e, subito dopo, con il ciclo pittorico commissionato al Perugino.

    L’ascesa del Collegio coincide con il processo di trasformazione sociale che nelle arti cittadine vede privilegiare l’estrazione nobiliare degli iscritti, finché, nel 1670, una delibera riserva esclusivamente ai nobili l’adesione al Collegio.

    L’attività del Collegio negli ultimi secoli viene progressivamente circoscritta all’ambito assistenziale e caritativo. Nel 1923 il Collegio viene costituito, con de-creto reale, in Opera Pia.

    A seguito di recenti provvedimenti normativi, l’Istituzione ha assunto la per-sonalità giuridica di diritto privato, che ripropone nei suoi contenuti essenziali i caratteri di un’orgogliosa tradizione di autogoverno.

    Nel 1983 è stato approvato l’attuale Statuto, che ha mantenuto le gratuità degli incarichi ma ha modificato i criteri di ammissione dei giurati.

    Pur mantenendo le finalità di natura sociale e le tradizioni storiche connesse anche all’espletamento di funzioni religiose, il nuovo Statuto propone in modo prioritario una sempre maggiore valorizzazione del suo patrimonio storico, arti-stico e archivistico, nonché la promozione di attività culturali.

    Numerosi sono stati gli interventi di restauro e manutenzione straordinaria in questi ultimi decenni, generosamente sostenuti dalla Fondazione Cassa di Rispar-mio di Perugia.

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    Nel 1985 è stato restaurato l’antico portone ligneo di accesso, dal 1987 al 1989 è stato eseguito l’intervento sugli affreschi della Cappella di San Giovanni, mentre nel 1994, dopo tre anni di lavori, è terminato il restauro degli affreschi della Sala dell’Udienza.

    Nel frattempo, è stato riordinato e pubblicato l’inventario dei documenti con-tenuti nell’archivio, grazie alla collaborazione degli esperti dell’Archivio di Stato.

    è stata quindi la volta dell’arredo ligneo delle tre sale, il cui intervento di re-stauro è stato eseguito nel 2002.

    Nel 2010, infine, l’Istituzione ha acquisito una raccolta di Pesi Monetali riferiti al sistema monetario della Chiesa dei secoli XV-XIX. Tale collezione, costituita da 560 pesi e da 14 scatole, rara per organicità e completezza, è fornita di un catalo-go e si propone per ricerche e indagini relative alla storia della moneta.

    In questo percorso, caratterizzato dalla conservazione e dalla valorizzazione del patrimonio artistico e archivistico di cui il Collegio è depositario, si concre-tizza appunto il fine primario dell’Ente. Oltre a svolgere questo compito fonda-mentale, il Collegio ha contribuito alla vita culturale della città anche attraverso altre iniziative.

    In questa prospettiva nasce il progetto della mostra, ideata dall’amico e con-sigliere professor Francesco Federico Mancini in collaborazione con il professor Antonio Natali, che ha incontrato l’approvazione entusiastica di tutti i compo-nenti del Nobile Collegio del Cambio.

    La possibilità di esporre nelle sale del Cambio tre capolavori che fanno parte della Galleria degli Uffizi, unanimemente riconosciuta come “il museo più bello del mondo”, ci riempie di orgoglio. Riteniamo, infatti, che la realizzazione di que-sto progetto, per il suo alto valore artistico e culturale, contribuisca ad accrescere il prestigio di Perugia, confermandone il ruolo di città d’arte e di cultura.

    Ringrazio a nome del Nobile Collegio del Cambio la Fondazione Cassa di Ri-sparmio di Perugia per il fondamentale contributo, tutte le Istituzioni a noi vicine e quanti ci hanno incoraggiato e aiutato in questa iniziativa.

    Un ringraziamento particolare e un grande riconoscimento vanno ad Antonio Natali e Francesco Federico Mancini, grazie ai quali è stato possibile realizzare una collaborazione tra due Istituzioni antiche e gloriose che hanno in comune l’obbligo di trasmettere le testimonianze di una civiltà alle generazioni future.

    Vincenzo Ansidei di CatranoRettore del Nobile Collegio del Cambio

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    La città degli Uffizi – come viene ben spiegato nel testo di Antonio Natali che figura tra i primi in questo volume – è il nome dato dalla Galleria degli Uffizi di Firenze a una serie di iniziative espositive il cui obiettivo principale è quello di portare fuori dalle sale e dai depositi del prestigioso museo fiorentino opere d’arte di particolare pregio verso quelle terre e città che con la storia di Firenze e segnatamente con quella della sua Galleria abbiano intrattenuto legami e rapporti nel corso del tempo.

    È il caso appunto di Perugia, che tra le sue bellezze può vantare, come è noto, quel Nobile Collegio del Cambio (a suo tempo completamente restaurato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia), affrescato dal Perugino con l’aiuto – secondo alcuni studiosi – del giovane Raffaello: due artisti sommi le cui opere rifulgono ovviamente nelle sale degli Uffizi e che per quattro mesi, grazie all’ini-ziativa meritoriamente assunta da Vincenzo Ansidei di Catrano e da Francesco Federico Mancini, coabiteranno e dialogheranno, ancorché silenziosamente e in effige, nell’àmbito della mostra Perugino e Raffaello. Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia. Nella quale si potranno appunto ammirare, provenienti dagli Uffizi, un autoritratto dell’Urbinate e un ritratto di Pietro Perugino (che qualcuno im-magina opera del Raffaello), quest’ultimo da mettere a confronto, ovviamente, con il celebre autoritratto conservato all’interno del Collegio del Cambio. E in aggiunta a questi lavori ci saranno l’autoritratto di Sassoferrato e diverse opere di quest’ultimo, utili a documentare come nella prima metà del Seicento fosse viva la memoria artistica dei due maestri del secolo precedente.

    è facile immaginare la curiosità che una simile iniziativa – esempio intelligente e al tempo stesso raffinato di buon uso del nostro patrimonio storico-artistico e di buona collaborazione tra istituzioni culturali – è destinata a suscitare nel pubblico degli appassionati d’arte. Il che significa, per una città vocata all’arte come Perugia, poter attivare, grazie a questa mostra, un circuito virtuoso di flussi turistici. Tutte ragioni – quella culturale relativa al prestigio dell’iniziativa in sé e quella economica relativa ai vantaggi per il territorio – che spiegano l’impegno con il quale la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha contribuito alla rea-lizzazione della mostra, in conformità peraltro con una linea di politica culturale che dura da oltre vent’anni e che è diventata uno dei tratti qualificanti dell’attività svolta dalla Fondazione a sostegno della società umbra.

    Carlo ColaiacovoPresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

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    Proseguendo nella proficua collaborazione con i principali istituti museali del territorio regionale, a cominciare dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, il Diparti-mento di Scienze Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia ha questa volta favorito l’incontro tra il Nobile Collegio del Cambio e la Galleria degli Uffizi. L’idea di esporre negli spazi monumentali della storica istituzione perugina alcune opere della grande raccolta fiorentina è sembrata fin dall’inizio realizzabile per la plausibilità scientifica della proposta, volta a delineare un per-corso espositivo, breve ma intenso, fatto di capolavori fra loro dialoganti: autori-tratti di maestri che hanno marcato con la loro forte personalità la storia artistica cittadina e non solo.

    Al volto allo specchio di Perugino, dipinto in trompe-l’œil sulla parete sinistra della Sala dell’Udienza, viene infatti avvicinato il ritratto del suo giovane, dotatis-simo allievo, Raffaello da Urbino, verosimilmente coinvolto, in qualità di collabo-ratore, nella realizzazione di alcune parti della decorazione del Cambio. A “con-versare” con questi due giganti del classicismo rinascimentale è Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, l’artista che più di ogni altro consapevolmente rivisita, ormai in pieno Seicento, la lezione dei suoi predecessori. Costui si presenta come erede di Perugino e Raffaello non solo nella purezza formale delle immagini ma anche nella ricerca di uno stile pacato e seducente, adatto al coinvolgimento di un pubblico sensibile ai richiami della chiesa riformata. La singolarità di avere a Perugia un robusto corpus di opere del Salvi, tutte conservate nella basilica bene-dettina di San Pietro, offre la possibilità di aprire un’eloquente finestra su questo fenomeno di revival, che si scopre assai meno citazionista e accademico di quanto certa letteratura, anche recente, ha voluto far credere.

    A sorvegliare da presso questo stimolante dialogo tra artisti abbiamo messo un personaggio tuttora ammantato di mistero. Non sappiamo se si tratti, come alcuni sostengono, di Andrea del Verrocchio, il capostipite di questa illustre genìa di maestri, di Martin Lutero, come pensano altri, o dello stesso Perugino. Né sap-piamo se l’autore sia Lorenzo di Credi, Hans Holbein o lo stesso Perugino. A con-frontarlo con i tre autoritratti noti del Vannucci, quello giovanile dell’Adorazione dei Magi, quello maturo della Sistina e quello tardo del Cambio, si direbbe che è proprio lui. E l’autore? Qualcuno ha detto: potrebbe essere Raffaello. Io ne sono convinto e condivido l’idea avanzata da Richard Offner nel 1934, rispolverata con ottime argomentazioni da Luciano Bellosi nel 1987. Sarà interessante riparlarne in mostra di fronte al vero Perugino e al cospetto dell’autentico Raffaello. Basterà chiarire questo dubbio per aver centrato l’obiettivo. O almeno uno degli obiettivi. Non occorre costruire grandi mostre per raggiungere risultati importanti.

    Se il progetto che qui si presenta ha incontrato il convinto apprezzamento del-la direzione degli Uffizi, al punto da iscrivere il Collegio del Cambio nel novero dei luoghi d’arte da premiare con prestiti di eccezionale importanza, è perché si

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    sono verificate le tre irrinunciabili condizioni che l’infaticabile, eccellente diret-tore della Galleria fiorentina, Antonio Natali, chiede a tutti coloro che aspirano a partecipare al progetto La città degli Uffizi: la prima, che il prestito delle opere sia motivato da ragioni scientificamente “forti” e non da semplici occasioni ce-lebrative (per non dire politiche o commerciali); la seconda, che il temporaneo allontanamento delle stesse dal prestigioso museo fiorentino vada a favorire un costruttivo colloquio con opere e contesti ad esse culturalmente correlabili; la terza, che il “sacrificio” richiesto a questi pezzi, costretti a viaggiare e ad affrontare condizioni espositive diverse da quelle consuete, sia compensato da un apprezza-bile progresso della scienza.

    Francesco Federico ManciniDirettore del Dipartimento di Scienze Umane e della FormazioneUniversità degli Studi di Perugia

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    Il visitatore della mostra Perugino e Raffaello. Modelli nobili per Sassoferrato aPerugia avrà modo di vedere con occhi diversi il luogo simbolo dell’antica vita economica perugina. Per l’estate 2013 le sale del Nobile Collegio del Cambio costituiranno il luogo, senza spazio e senza tempo, dove poter incontrare e ricam-biare lo sguardo dei pittori che concorsero alla sua nuova vita e che consegnarono la sua fama ai posteri. Sì, perché se la presenza fisica dell’egregius pictor è sempre tangibile – grazie all’autoritratto che il Perugino inserì tra i grandi del passato, celebrando se stesso, la sua arte e conseguentemente il suo status –, quella del giovane Raffaello, sempre ipotizzata (perlomeno a partire dal XVII secolo) è oggi da alcuni avvertita, da altri sperata, ma mai concordemente accettata.

    «[…] Di bellissime figure dipinte lavorate à fresco dall’eccellente mano di Pie-tro Perugino e alcune figure credesi che fossero di Raffaele da Urbino discepolo di quello»: con queste poche parole Crispolti (1648) apre il lungo filone di studi volti a riconoscere la mano del giovane urbinate al Cambio al fianco del più an-ziano maestro di Città della Pieve e questa mostra, oggi, porta (o riporta) Raffaello all’interno delle sale che probabilmente lo hanno visto al lavoro. Accanto a loro si è scelto di collocare alcune opere di Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato, che a Perugia deve molto della sua prima formazione e che in questi luoghi ritro-vò, nelle opere di Perugino e in quelle di Raffaello, l’ispirazione per quel suo lin-guaggio permeato di cattolicesimo e bellezza che lo rese famoso, un “pittore senza tempo”. Difatti appare di palmare evidenza nelle opere del marchigiano l’apporto delle influenze di Perugino, e le opere provenienti da San Pietro lo mostrano indi-scutibilmente. Così come è impensabile che non abbia risentito dei soggetti sacri di Raffaello, se si pensi in particolar modo al tema della Madonna con Bambino.

    Sassoferrato copia, studia e respira Perugino e Raffaello, che idealmente pre-annunciano il suo arrivo, perché senza di loro la sua pittura sarebbe diversa. Parafrasando Borges potremmo anche dire che nelle opere dei due maestri del Rinascimento c’è l’atmosfera delle opere del Sassoferrato. Così infatti si esprime lo scrittore: «Nel vocabolario critico la parola precursore è indispensabile ma bi-sognerebbe purificarla da ogni significato di polemica o di rivalità. Il fatto si è che ogni scrittore crea i suoi precursori. La sua opera modifica la nostra concezione del passato, come modificherà il futuro».

    Pictor Virginum per eccellenza, con «un talento particolare nel delineare l’im-magine divina della Madre di Cristo», Sassoferrato sarà presente al Cambio “in carne e ossa” con quel suo autoritratto che è sintomo di un cambiamento in atto. Nello specchio non cerca l’immagine pubblica, quella da consegnare ai contem-poranei come aveva fatto Perugino al Cambio; egli cerca se stesso, il suo essere in-timamente ed eternamente pittore, ma entra in punta di piedi, quasi sorpreso nel vedersi riflesso. Le sicurezze del Rinascimento sono oramai passate, il pittore non si autocelebra, non fornisce un’immagine ferma e destinata al futuro; il pittore si

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    cerca e spera di trovarsi. Ci riusciranno più tardi Bernini e Rembrandt, Courbet e Picasso, ma per ora, il Sassoferrato si affaccia timidamente alla finestra, da dentro e da fuori, giocando con una similitudine che sta sempre più diventando mimesi.

    La mostra che si apre al Nobile Collegio del Cambio è un esempio di virtuosa collaborazione tra istituti di cultura e tutela che mi auguro possa ripetersi sempre più spesso nel nostro territorio. L’esperimento delle Gallerie degli Uffizi denomi-nato La città degli Uffizi, che vede impegnato il museo fiorentino in una serie di eventi espositivi, ha dato l’opportunità di portare a Perugia dipinti di notevole in-teresse, raccogliendo un’idea nata all’interno del Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia, condivisa e convinta-mente sostenuta dal Nobile Collegio del Cambio.

    La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Um-bria che dirigo ha inteso sostenere da subito il progetto espositivo con un ap-porto istituzionale e con una collaborazione fattiva, condividendone pienamente le valenze scientifiche e culturali, volte a restituire la fisionomia di una stagione artistica, in cui questo territorio ha costituito il polo di uno splendore ineguaglia-to, che ha visto confluire e interagire esperienze e maestri che hanno disegnato la fisionomia che oggi noi tutti respiriamo.

    La mostra, infine, ha catalizzato l’apporto di importanti partner tecnici e finan-ziari in una sinergia che, in un periodo complesso e denso di contraddizioni come quello che stiamo vivendo, rappresenta un modello possibile per la realizzazione di eventi culturali di così alto profilo.

    Fabio De ChiricoResponsabile presso la Soprintendenza per i Beni Storici,Artistici ed Etnoantropologici dell’Umbria

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    Che il programma espositivo La città degli Uffizi, per iniziativa del suo ideatore e coordinatore, il direttore della Galleria Antonio Natali, allunghi un ramo in Um-bria e porti frutti a Perugia, è per me motivo di immensa gioia.

    Non solo per un vissuto personale, che mi vide – fresca di studi – appro-fondire i temi dell’ornato antichizzante di matrice classica nelle arti umbre del XVI secolo, temi che hanno nel Collegio del Cambio un caposaldo supremo; ma anche per il contributo che questa mostra non mancherà di dare al rinnovato apprezzamento dei pittori del “giro degli Umbri”: Pietro Perugino, al quale si vien dedicando un gran lavoro preparatorio per una mostra che si terrà a Parigi; Raffaello, il cui autoritratto è reduce dagli strepitosi successi di una mostra mono-grafica a Tokyo, la prima che mai si sia osato organizzare attorno al sommo artista urbinate nell’Estremo Oriente. Artisti del momento più fulgido del Rinascimento, ai quali non mancò di pagare un sensibile omaggio Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, al tempo del suo lavoro a Perugia e oltre: presente in mostra insieme con i suoi grandi modelli, rivela d’averne distillato l’essenza di un’armonia devota e di un nitido splendore.

    Ancora una volta, con un mostra compenetrata nei luoghi e consentanea con le storie degli artisti e delle opere, la Galleria degli Uffizi conferma la sua vocazio-ne a rappresentare la massima stagione dell’arte italiana.

    Cristina AcidiniSoprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologicoe per il Polo Museale della città di Firenze

  • SAGGI

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    Uomini illustri e nobiltà di Perugia

    ⁄ ⁄ ⁄

    Antonio Natali

    a collana d’esposizioni titolata La città degli Uffizi ha visto la luce cinque anni or sono a Figline, quando fu inaugurata la mostra dedicata al Cigoli e alle sue relazioni con quel luogo del Valdarno. A metà ottobre del 2008,

    dunque, gli assunti sottesi al progetto presero corpo nelle stanze di Palazzo Pre-torio e nell’aula austera della chiesa dello Spedale Serristori. Vi furono esibiti dipinti e disegni del pittore (ma anche di qualche suo stretto sodale) ch’erano in relazione col paese, partendo però da opere conservate nella Galleria fiorentina. Proprio su questo principio si fonda La città degli Uffizi: ricreare, per la durata d’una mostra, i rapporti che uniscono il museo voluto da Francesco I de’ Medici alle terre d’intorno, ma anche a quelle più lontane; giacché la città degli Uffizi non è soltanto Firenze, né il territorio limitrofo, ma ogni luogo che vanti un legame col museo.

    Gli Uffizi hanno nel corso dei secoli incrementato il loro patrimonio grazie a innumerevoli accessioni promosse ora dai Medici, ora dai Lorena. E poi d’altre ancora hanno goduto in epoca sabauda e repubblicana. è proprio ai luoghi che in passato hanno ceduto alla Galleria opere loro, che specialmente si volge l’atten-zione odierna. Il museo non può risarcirli d’una perdita antica, ma può almeno assumere nei loro riguardi una disposizione grata, concedendo temporaneamente in prestito quelle stesse creazioni di cui sono stati privati e adoperandosi per co-struire su quelle un accadimento utile alla crescita culturale dei luoghi medesimi.

    è ovvio che soprattutto da Firenze e dai suoi contorni siano entrati nel patri-monio di Galleria quadri da collezioni nobili e pale d’altare dalle chiese; ma sono tanti i posti che, pur non avendo direttamente contribuito alla crescita delle sue raccolte, possono comunque contare su relazioni forti con l’istituto fiorentino, e non solo in Italia.

    Con La città degli Uffizi il museo intende manifestare concretamente il con-vincimento che la sua azione debba essere centrifuga e che, per questo, sia ne-

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    cessaria una sua generosa apertura al mondo: opere degli Uffizi (quasi sempre dei depositi) tornano dunque per qualche mese nei luoghi a cui in vario modo siano legate e lì si fanno fulcro di rassegne che mirano a educare e a far crescere nei nativi la consapevolezza della nobiltà della loro terra. Rassegne che, potendo godere, sia pure per una breve stagione, della fama degli Uffizi, portano anche vantaggi economici laddove vengano ordinate (per via dell’arrivo d’ospiti da fuo-ri). E sarà subito da dire – specie a chi sempre è pronto a parlare di sfruttamento dei nostri beni – che si tratta di vantaggi da annoverare fra gli esiti virtuosi d’una valorizzazione corretta e sana. Come dire che le mostre della collana nascono con l’aspirazione a promuovere la maturazione d’una nuova coscienza storica, ma non disdegnano di rivelarsi poi strumenti di crescita anche economica.

    è del tutto evidente che Perugia, città bella e cólta, non sia bisognosa d’una luce che le pervenga da fuori. Così com’è vero che chi ci vive sia consapevole della sua antica nobiltà. Credo, non di meno, che i perugini avvertano oggi un offu-scamento d’immagine, cagionato da eventi che, a vero dire, non sono né inediti né rari altrove. Tragici fatti di cronaca capitano ovunque. Fors’anche in misura maggiore. Semmai sono le tinte torbide profuse dai mezzi di comunicazione – ta-lora fin troppo solleciti nel secondare i sentimenti peggiori dell’animo umano – a proiettare e prolungare le ombre pesanti di quegli avvenimenti su tutta la città. E spesso neppure ci s’avvede del male che ne viene. E di quanto possa esser duraturo.

    In un frangente consimile può risultare allora benefico il concorso d’istituzioni gloriose e celebrate alla costruzione d’un contesto di civiltà che sia insieme antico e attuale. A questo giustappunto tendono il Collegio del Cambio e la Galleria degli Uffizi: contribuire al superamento d’una contingenza opaca per recuperare una dignità, ingiustamente, e financo incomprensibilmente, velata.

    Stavolta il museo fiorentino non ricorrerà – come per solito accade per l’esposizioni della Città degli Uffizi – a dipinti conservati nelle stanze della ri-serva, bensì a opere che rifulgono nel suo circuito storico. L’idea su cui insiste la mostra – allestita nei due vani preziosi del Cambio e fortemente voluta dal suo presidente Vincenzo Ansidei e da Francesco Federico Mancini – è quella di ricondurre in effigie a Perugia tre artefici grandi che vi lavorarono: Perugino, Raffaello e il Sassoferrato. S’è cioè pensato di procedere conforme all’uso d’una volta: quando un uomo o una donna importante non poteva esser presente di persona nel posto dove si celebrava un avvenimento, mandava lì un suo simu-lacro. E, avendo ora evocato il nome di Raffaello, cade opportuno l’esempio del Ritratto di Leone X coi due cardinali, dipinto dal Sanzio e messo – in assenza del pontefice – alla tavola del banchetto nuziale per il festeggiamento a Firenze del matrimonio, nel 1518, di Lorenzo de’ Medici, duca d’Urbino, con Maddalena de la Tour d’Auvergne.

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    Nel Collegio del Cambio s’è voluto che tornassero – appunto in effigie – tre pittori fra loro in vario grado legati e tutt’e tre connessi a Perugia. Il Perugino è l’artefice della decorazione magnifica che ha reso ovunque famoso il Cambio. Raffaello, che di lui fu allievo, è stato talora sospettato d’esserne stato aiuto an-che nell’affrescatura del Collegio. Il Sassoferrato, nel suo soggiorno a Perugia nel quarto decennio del Seicento, studiò e copiò opere dei due maestri.

    Invero non è poi così piano scorgere nel quadro che dagli Uffizi è venuto la fisionomia del Perugino, che al Cambio per l’appunto si ritrasse in un quadro a trompe l’œil, come a voler ribadire anche col volto (e non solo con un’iscrizione celebrativa) la sua paternità di quell’opera mirabile. Proprio per questo è parso fosse utile sistemare vicino al ritratto che Pietro affrescò di sé sul muro del Cam-bio, la piccola tavola fiorentina in cui sovente s’è voluto riconoscere proprio le sue sembianze. Per la prima volta – a mia scienza – i due volti s’affiancano, e ogni visitatore potrà giudicare quale ne sia il grado di somiglianza. Al contempo, chi n’avrà la perizia, potrà meditare sull’ascrizione del quadro fiorentino; tuttora di-scusso quanto a autografia, ma da molti assegnato allo stesso Raffaello negli anni che trascorse a Firenze (1504-1508).

    Del giovane Sanzio sono invece sicuramente i lineamenti fisionomici dipinti nell’altro quadro ch’è giunto al Collegio del Cambio dalla Collezione degli autori-tratti degli Uffizi. Anche per quest’opera non è mancato, tuttavia, qualche spora-dico esegeta che abbia dubitato dell’attribuzione all’Urbinate, preferendo conget-turarne un’esecuzione un poco più tarda, da riferire a chi aveva voluto serbare le fattezze di Raffaello come lui le aveva affrescate sullo scorcio del primo decennio del Cinquecento (ancorché in controparte) in un canto della Scuola d’Atene nella Stanza della Segnatura in Vaticano.

    L’Autoritratto di Raffaello è per più ragioni presente al Cambio. Prima di tutto perché a Perugia l’artista ebbe in anni diversi a lavorare. Poi perché con Pietro Perugino tenne relazioni di discepolato. Constatazione – questa – che ha indotto a ritenere suggestivo l’accostamento della sua effigie giovanile a quella che il ma-estro s’era dipinta in un tempo in cui i rapporti fra i due dovevano essere ancora stretti. Così stretti da far qualche volta supporre una partecipazione (sia pure esigua) del Sanzio alla decorazione del Cambio. Ed è questa un’altra ragione che ha convinto a proporre l’abbinamento dell’effigi d’entrambi i pittori.

    L’argomento della collaborazione di Raffaello all’affrescatura del Collegio del Cambio è seducente e invogliava a promuoverne una riflessione rinnovata; che si spera possa essere favorita dall’esposizione attuale. Si tratta d’una questione che, in assenza di carte d’archivio, assai difficilmente potrà trovare soluzioni capaci di produrre un consenso unanime. Una delle più frequenti obiezioni all’ipotesi della partecipazione di Raffaello riguarda l’età che l’Urbinate avrebbe avuto al momento del suo intervento. Età stimabile sui sedici o diciassette anni; che perso-

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    nalmente non reputo affatto in conflitto con l’idea che lui possa aver preso parte all’impresa del Perugino. Il quale, peraltro, com’era costume generale, sarà stato aiutato dai giovani che s’educavano e operavano nella sua bottega.

    Porterò l’esempio d’una collaborazione che si configura affine a quella di cui si va ragionando. Nel 1511, a Firenze, nel Chiostrino de’ Voti della Santissima An-nunziata (luogo frequentatissimo da tutti i fiorentini d’allora) il venticinquenne Andrea del Sarto – che in quel Chiostrino aveva già eseguito, fra il 1509 e il ’10, cinque grandi lunettoni con le storie del beato Filippo Benizzi – affresca il Viaggio dei Magi. In quella scena, che si svolge sotto un cielo alto, informata a un respiro tutto nuovo per Firenze (verisimilmente frutto d’un viaggio del Sarto a Roma pro-prio in quei tempi), c’è una figura di piglio fiero e d’una presenza così monumen-tale in quel contesto da bilanciare, da sola, il gruppo folto della sequela dei Magi.

    È un giovane intabarrato in vesti ridondanti, che si gira di scatto a fissare gli spettatori ai piedi dell’affresco. La sua concezione ardita, il suo aspetto grandioso e quei vestimenti a crescenza lo imparentano strettamente agli apostoli che nel lunettone dirimpettaio stanno a nas’in su a guardare la Vergine che sale nei cieli. Quegli uomini assiepati sul proscenio dell’Assunzione di Maria, affrescata da un Rosso Fiorentino appena ventenne, sono ingolfati da panni esuberanti come il giovane del Viaggio dei Magi e al pari lui si levano imponenti sui fedeli che tran-sitano dal chiostro (ora come allora) per andare a venerare un’immagine maria-na ritenuta dispensatrice d’infiniti miracoli. Sono state queste considerazioni a convincermi anni fa ad attribuire giustappunto al Rosso la dipintura del giovane altéro (peraltro condotta in una ‘giornata’ di lavoro a fresco). Ed è un’attribuzione che in seguito ha trovato quasi tutti d’accordo. Ebbene, il Rosso alla data in cui metteva mano col suo intervento alla storia dei Magi (nel resto affrescata da An-drea del Sarto) aveva, sì e no, proprio diciassette anni.

    Una volta ridimensionata la riserva dell’età, resta – al Collegio del Cambio – il dilemma dello stile. Dilemma arduo da sciogliere, giacché chi avesse preso parte alla decorazione allogata al Perugino avrebbe ovviamente dovuto attenersi all’idioma di lui, originale e aulico. E per Raffaello non sarebbe stato certo un problema, vista la sua adesione convinta all’eloquio di Pietro; così convinta che di tanto in tanto s’avanzano congetture su ingerenze del Sanzio in opere di Pietro, o addirittura scambi d’attribuzione. Il problema è invece per noi, che vorremmo capire se l’allievo poco più che adolescente sia intervenuto al Cambio con qual-cosa di suo. Si tratterà pertanto di tornare a indagare, con un’analisi filologica scrupolosa, ogni figurazione, isolando quegli stilemi che rivelino peculiarità non del tutto in linea con l’espressione tipica del Perugino.

    Per cominciare, verrà perfino spontaneo fermare l’occhio sulla sibilla che con passo di danza, appena scostandosi dalle compagne, s’avvicina al convegno dei profeti, raccolto nella metà sinistra della lunetta con Dio Padre, al centro d’un

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    girotondo di serafini. La grazia della sua postura (peraltro meno statica di quella degli altri attori che popolano la ribalta di quel teatro), il suo profilo gentile e soave, ma soprattutto l’andamento mosso dei suoi panni (sia quelli della gonna – svolazzanti, a suggerire un atto d’incedere – sia quelli che amabilmente coprono il busto), sono tali da ritagliare la sua siluétta leggiadra e da spiccarla non solo dal contesto della sua lunetta, ma anche da tutte le altre della sala.

    Pietro Perugino e Raffaello, dunque, coabiteranno in effigie per quattro mesi nel Collegio del Cambio e nella Sala dell’Udienza sarà esposto anche l’Autoritratto del Sassoferrato, artista raffinato che verso il 1630 venne dalle Marche a Peru-gia, dove s’affinò sull’arte dei due maestri del secolo precedente. Giovan Battista Salvi (questo il suo nome) è pittore ch’è stato spesso trattato alla stregua d’un copista elegante e poco più; ma la limpida chiarezza delle sue opere e la maniera accostante con cui lui porge le immagini, sempre toccate da una poesia affabile e insieme aristocratica, fanno del Sassoferrato un artefice d’alto tenore, allineato con le istanze della religiosità controriformata nella sua lezione più sensitiva e vibratile.

    Il Sassoferrato, con l’Autoritratto degli Uffizi – attestato perspicuo del suo in-teresse per i classicisti bolognesi –, può ora dialogare da vicino coi maestri grandi del Cinquecento che gli furono modelli. E al Collegio del Cambio si vedranno le prove che lui ne trasse, quando di loro copiò creazioni celebri o ad esse attinse. Uomini, tutt’e tre, dotati di virtù artistiche pregiate. Degni pertanto di trovar luo-go fra gl’illustri dell’antico, con l’effigi venute dagli Uffizi a testimoniare la nobiltà tuttora vigente della città di Perugia.

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