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Paul Gauguin (A. Strindberg)

Formatosi, dalla met degli anni Ottanta, nell'Impressionismo, si distacc dall'espressione naturalistica accentuando progressivamente l'astrazione della visione pittorica, realizzata in forme piatte di colore puro e semplificate con la rinuncia alla prospettiva e agli effetti di luce e di ombra, secondo uno stile che fu chiamato sintetismo, al quale rimase sempre fedele pur sviluppandolo durante tutta la sua vita e portandolo a piena maturit nelle isole dei mari del Sud, quando egli si propose il tema di rappresentare artisticamente l'accordo armonico della vita umana con quella di tutte le forme naturali, secondo una concezione allora ritenuta tipica delle popolazioni primitive. I pittori nabis e i simbolisti si richiamarono esplicitamente a lui, mentre la libert decorativa delle sue composizioni apr la via all'Art Nouveau, cos come la semplificazione delle forme fu tenuta presente da tutta la pittura del Novecento.

Autoritratto, olio su tela, 46 x 38 cm, 1893, Muse d'Orsay, Parigi

Gli anni giovanili (1848 - 1873)Paul Gauguin nasce a Parigi il 7 giugno 1848, secondogenito del giornalista liberale, originario di Orlans, Clovis Gauguin. L'avvento al potere di Napoleone III convince Clovis Gauguin ad abbandonare la Francia e a trasferirsi con la famiglia in Per: egli muore nel 1849 durante il viaggio in piroscafo: la vedova e i figli Paul e Marie Marceline sono ospiti a Lima della famiglia materna. Alla morte del nonno paterno la famiglia ritorna in Francia, ospiti dello zio. A Orlans, Paul studia nel Petit-Sminaire dal 1859. Il 7 dicembre s'imbarca allora come allievo pilota in un mercantile: a questo, seguono altri viaggi finch, dopo la morte della madre, avvenuta nel 1867, nel 1868 si arruola nella marina militare, partecipando alla successiva guerra franco-prussiana. Congedato, nel 1871 si stabilisce a Parigi, dove s'impiega in un'agenzia di cambio: qui conosce il pittore mile Schuffenecker. in questo periodo che, autodidatta, inizia a dipingere. Nel 1873 conosce a Parigi e sposa, sia civilmente che con rito luterano, una cittadina danese, dalla quale avr cinque figli: mile (1874), Aline (1877-1897), Clovis (1879-1900), Jean-Ren (1881) e Paul (1883). Anche Jean-Ren e Paul seguiranno, dopo la morte del padre, la carriera artistica.

La scelta impressionista (1874 1887)

Nudo di donna che cuce, olio su tela, 115x80 cm, 1880, Ny Carlsberg, Copenaghen

Appassionato d'arte, nel 1874 si iscrive all'Accademia Colarossi e frequenta anche il pittore Camille Pissarro, i cui consigli gli sono preziosi: acquista tele di pittori impressionisti e partecipa, nel 1879, alla quarta mostra impressionista con una scultura. Per quanto capisca che la pittura impressionista non si adatti al proprio temperamento, replica le sue partecipazioni alle successive rassegne: alla quinta mostra degli impressionisti, nel 1880, presenta un'altra scultura e sette dipinti, nel 1881 presenta due sculture e otto tele, fra le quali il Nudo di donna che cuce, ove la luce ancora impressionista ma sono ben marcati gli accenti realistici, e la variet dei colori utilizzati lo denuncia come poco portato ai trapassi di tono. Il dipinto viene tuttavia notato dallo scrittore Joris-Karl Huysmans che ne scrive con ammirazione nella rivista Art moderne: egli rivela un incontestabile temperamento di pittore moderno. Non ho timore di affermare che tra i pittori contemporanei che hanno lavorato sul nudo, nessuno ha ancora dato una nota cos veemente. La crisi economica che investe l'Europa ha un riflesso anche nella vita di Gauguin che, nel 1883, dopo un drammatico crollo della Borsa di Parigi, viene licenziato, come l'amico pittore Schuffenecker: l'anno dopo raggiunge la famiglia a Copenaghen, nel 1884, avendo l ottenuto un lavoro di rappresentante. Ma gli affari non vanno bene e allora, nel 1885, ritorna a Parigi con il figlio Clovis. Le difficolt di guadagnarsi da vivere lo spingono in primo tempo a stabilirsi per tre mesi in Inghilterra, poi ad accettare a Parigi un lavoro di attacchino di manifesti. Con tutto ci, non trascura la pittura, partecipa alla settima e all'ottava e ultima mostra degli impressionisti del 1886, esponendo diciotto dipinti. In giugno soggiorna a Pont-Aven, in Bretagna, dove conosce il pittore Charles Laval; tornato a novembre a Parigi, conosce Tho van Gogh, che gestisce una piccola galleria d'arte, e Vincent van Gogh. Nuovamente deciso a cercare fortuna fuori della Francia, nel 1887, dopo aver rimandato il figlio Clovis a Copenaghen dalla madre, parte per l'America insieme con il pittore Charles Laval. In estate, con Laval, parte per la Martinica, dove dipinge una ventina di tele, finch a novembre, senza soldi, s'ingaggia come marinaio in una nave che lo riporta in Francia, nuovamente ospite, a Parigi, di Schuffenecker. Il breve soggiorno in Martinica segna un ulteriore distacco della pittura di Gauguin dai principi dell'Impressionismo, come mostrano le tele l dipinte, esposte nella galleria

parigina di Tho van Gogh. Egli semplific i colori, istituendo forti contrasti: Vincent van Gogh, giudicando quei quadri, vi trov un'immensa poesia, qualcosa di gentile, di sconsolato, di meraviglioso.

La svolta di Pont-Aven Rifiutato l'invito di van Gogh di andare a vivere ad Arles, Gauguin riparte nuovamente, nel 1888, per Pont-Aven. Della Bretagna e di Pont-Aven lo attira l'elemento selvaggio e primitivo. In estate, Pont-Aven si popola di pittori: conoscenza decisiva quella del giovanissimo mile Bernard. Egli, aveva elaborato un nuovo stile neo-impressionista. Possiamo usare due modi per poter penetrare il significato della rappresentazione di uno spettacolo naturale. Il primo modo consisteva nell'osservare la natura semplificandola al massimo, riducendo le sue linee a eloquenti contrasti, le sue sfumature ai sette colori fondamentali del prisma. Il secondo sistema consisteva nell'affidarsi alle idee e alla memoria, liberandosi da qualsiasi contatto diretto. La prima possibilit comportava una calligrafia semplificata, la seconda era l'atto della mia volont, che esprimeva, con mezzi analoghi, la mia sensibilit, la mia immaginazione, la mia anima. Questa pittura non era basata sulla visione reale, ma era una pittura "di memoria", basata sui ricordi e le impressioni suscitate, con i soggetti delineati da una linea scura. Questi quadri danno l'impressione di una pittura decorativa, un tracciato esterno, un colore violento e di getto richiamano inevitabilmente l'imagerie e le giapponeserie. La costruzione intenzionale, razionale, intellettuale e sistematica: il pittore traccer il disegno entro linee chiuse entro cui porr diversi toni, la sovrapposizione dei quali dar la sensazione della colorazione generale ricercata, poich colore e disegno si compenetrano a vicenda. Il lavoro di questo pittore qualcosa come una pittura per compartimenti simile al cloisonn, Nasce cos' una nuova espressione d'arte, nota come cloisonnisme o sintetismo, attribuito esclusivamente ad Anquetin . Gauguin favorevolmente impressionato dallo stile di Bernard, come scrive a Schuffenecker: Nei miei lavori troverete la sintesi di una forma e di un colore che tiene conto solo dell'elemento dominante.

La visione dopo il sermone, olio su tela, 73x92 cm, 1888, Nat. Gall. of Scotland, Edinburgh

Gauguin fu colpito in particolare da un quadro dipinto da Bernard a Pont-Aven, Donne bretoni in un prato, che egli si fece offrire in cambio di una sua tela. Su uno sfondo verde e piatto, Bernard aveva accentuato i contorni delle masse delle figure e dei vestiti, senza

modellare le forme, ottenendo cos una forte astrazione dell'immagine. Il dipinto che Gauguin port a termine nel 1888, La visione dopo il sermone, certamente debitore del quadro di Bernard, come afferma il pittore stesso: nella La visione dopo il sermone, Gauguin aveva semplicemente messo in atto non la teoria colorata di cui gli avevo parlato, ma lo stile precipuo delle mie Donne bretoni in un prato, dopo aver stabilito un fondo del tutto rosso in luogo del mio giallo-verde. Gauguin si disse invece convinto di aver fatto qualcosa di assolutamente nuovo, che segnava il suo cosciente abbandono della maniera impressionista. Spiegava che il dipinto rappresentava delle donne che, dopo aver ascoltato il sermone del loro parroco, immaginavano di assistere all'episodio biblico: il paesaggio e la lotta dei due contendenti esistono solo nell'immaginazione di questa gente che prega, il risultato del sermone. Ecco perch vi un contrasto fra quelle donne reali e la lotta di Giacobbe e l'angelo inserita nel paesaggio, che resta irreale e sproporzionata.

Il sintetismo Nel nuovo stile di Gauguin il cloisonnisme o sintetismo il colore si chiude in zone, cos che la scena si presenta in superficie e si annulla ogni rapporto tra spazio e volumi. Per evitare, dipingendo all'aperto, di essere condizionato dagli effetti di luce, come era d'uso per i pittori giapponesi, dipinge a memoria, semplificando le sensazioni ed eliminando i particolari, le ombre e le sfumature; di qui l'espressione di una forma, pi che sintetica giacch ogni forma in arte sempre necessariamente sintetica sintetistica, perch volutamente semplificata. Egli rinuncia anche ai colori complementari che, se avvicinati, si fondono e preferisce mantenere ed esaltare il colore puro: Il colore puro. Bisogna sacrificargli tutto. Tuttavia egli non porta alle estreme conseguenze questa concezione, perch l'uso di soli colori puri avrebbe distrutto spazio e volumi e allora attenua l'intensit delle tinte: ne deriva un disegno piuttosto sommario, come confida a Bernard: La mia natura porta al sommario in attesa del completo alla fine della mia carriera.

Il Cristo giallo, olio su tela, 92x73 cm, 1889, Albright-Knox A. G., Buffalo.

Il Cristo giallo, dipinto nel 1889, un chiaro esempio di come concepisca la sua arte: La forma sommaria del Cristo rappresenta abbastanza bene l'opera popolaresca, ma appunto sommaria. L'interesse dell'artista nel color giallo dell'immagine in rapporto con il

giallo del fondo e con gli azzurri delle ombre, per esprimere la tristezza del paese, la sua aridit, il suo aspetto autunnale. Il simbolismo dunque per Gauguin un modo di esprimersi indirettamente. Le scene della vita quotidiana alludono a uno stato di tristezza che dovrebbe accompagnare la vita religiosa. L'impressione della natura deve essere legata al senso estetico che seleziona, ordina, semplifica e sintetizza. Il pittore non dovrebbe fermarsi, finch non ha dato vita sotto forma plastica al frutto della sua immaginazione, nato dalla fusione della sua mente con la realt. Gauguin insisteva sulla costruzione logica della composizione, sull'armonia di colori chiari e di colori scuri, sulla semplificazione delle forme e delle proporzioni, cos da accentuarne i contorni.

Il dramma di Arles (1888) In quell'estate del 1888 Tho van Gogh stipula con Gauguin un contratto che garantisce al pittore uno stipendio di 150 franchi in cambio di un quadro ogni mese; lo invita poi a raggiungere il fratello Vincent ad Arles, in Provenza, pagandogli il soggiorno. Gauguin, non abituato a ricevere tanto denaro, non pu rifiutare e nel 1888 raggiunge Arles. Mentre van Gogh apprezza il paesaggio mediterraneo e dimostra grande ammirazione per il suo nuovo compagno, con il quale spera di fondare un'associazione di pittori, Gauguin rimane deluso della Provenza e non crede possibile una lunga convivenza con Vincent, dal quale tutto lo divide: carattere, abitudini, gusti e concezioni artistiche.

Paul Gauguin: Ritratto di Van Gogh, dicembre 1888

Gauguin fa anche un ritratto di van Gogh, intento a dipingere gli amati girasoli, a proposito del quale Vincent esclama: Sono certamente io, ma io divenuto pazzo. Quella sera stessa vi un litigio violento in un caff di Arles e van Gogh, ubriaco, scaglia il suo bicchiere contro Gauguin. Scrive allora a Tho van Gogh di essere costretto, data la situazione, a tornare a Parigi. Il 23 dicembre, secondo il racconto di Gauguin, van Gogh lo rincorre per strada con in mano un rasoio. Si volta e lo fissa: van Gogh si ferma e ritorna a casa dove, in preda a una crisi psicotica, si taglia un orecchio. Gauguin, che andato a dormire in albergo, la mattina dopo trova i gendarmi che in un primo tempo lo fermano, accusandolo di aver ucciso l'amico, poi si rendono conto che van Gogh si ferito da solo e dorme, e lo rilasciano. La vigilia di Natale Gauguin parte per Parigi.

Girasoli, Olio su tela, 73X92cm, 1901,ERMITAGE - San Pietroburgo

Gauguin scrisse che dipingere nature morte era un riposo, un diversivo dalla pittura di figura che comunque prediligeva. Tra le numerose opere, questa riveste un'importanza speciale, poich la scelta dei girasoli riconduce istintivamente il pensiero del periodo di Arles (1888) trascorso con Vincent Van Gogh, che di questi fiori aveva fatto quasi un'ossessione. Il girasole fu molto amato da Gauguin, tanto che cerc di farne crescere alcuni a Tahiti con semi fatti arrivare appositamente dall'Europa; non era soltanto un motivo simbolico legato al ricordo di Vincent, quanto una questione simbolica: nell'iconografia cristiana il girasole simboleggia la divinit, nel suo essere sempre rivolto alla fonte della luce come un fedele verso Dio. Anche in questo caso la pittura di Gauguin si rivela coltissima, poich riesce a conferire un'aura misteriosa e misticheggiante a un semplice vaso di fiori posto su una sedia; nel girasole sul fondo sembra si possa riconoscere un occhio, antico simbolo cristiano di Dio, significativamente posto tra il bianco e il nero, la luce e la notte, il peccato e la salvezza. A una visione pi intima e domestica riconduce la finestra dietro la quale si scorge una donna dell'isola che, come stato notato, ricorda il volto di Buddha; il sincretismo religioso era una componente essenziale della poetica di Gauguin, che riusciva a cogliere le affinit tra religioni diverse, forse perch ormai lontano dai condizionamenti culturali della vecchia Europa.

Il ritorno in Bretagna (1889) Tornato in aprile a Pont-Aven, a maggio ritorna ancora a Parigi in quell'anno, centenario della Rivoluzione, si teneva l'Esposizione Internazionale con l'inaugurazione della Tour Eiffel per organizzare la mostra del Gruppo impressionista e sintetista: vi partecipano anche Louis Anquetin, mile Bernard, Charles Laval ed mile Schuffenecker. Nessuno degli espositori, malgrado il nome dato al gruppo, era comunque un impressionista e infatti la mostra ebbe la disapprovazione dei veri impressionisti, Pissarro in testa. Cos, senza che nessuno degli espositori fosse riuscito a vendere un solo quadro, Gauguin ritorn a Pont-Avene. Egli il leader incontestato di un gruppo di giovani pittori, ai quali s'impone tanto per il suo prestigio che per la sua maggiore et e per una sua certa arrogante durezza di carattere, ma non nasconde la sua amarezza per il mancato riconoscimento pubblico della sua arte. Vuole allontanarsi dalla Francia, dalla quale poco spera. Per intanto, nel gennaio 1890, torna a Parigi, ancora una volta ospitato da Schuffanecker.

Parigi (1890 - 1891): Gauguin e il simbolismo Passa mesi febbrili, tra Parigi e la Bretagna, in cerca di compagni e di denaro. Non sa neanche decidersi in quale paese andare: infine opta per la Polinesia. Il pittore annuncia di aver deciso di andare a Tahiti per finire l la sua esistenza: Credo che la mia arte, che voi ammirate tanto, non sia che un germoglio, e spero di poterla coltivare laggi per me stesso allo stato primitivo e selvaggio. Dal novembre 1890, a Parigi, frequenta un gruppo di giovani pittori che, con il nome di Nabis,profeti in ebraico, hanno dato vita a circolo di pittura simbolista, in gran parte debitrice dei principi sintetisti di Gauguin. Il pottore stesso elogia l'arte primitiva nel discorso fatto in occasione di uno di quegli incontri: L'arte primitiva parte dallo spirito e si serve della natura. La verit nell'arte cerebrale pura, nell'arte primitiva; il pi sapiente di tutti i paesi l'Egitto. L il principio. Nella nostra miseria attuale non c' salvezza possibile che nel ritorno sincero e consapevole al principio. E questo ritorno deve costituire la meta del simbolismo in poesia e in arte

La perdita della verginit, olio su tela, 90x130 cm, 1891, Chrysler Art Museum, Norfolk, USA

L'intento di Gauguin non tanto quello di presentarsi come l'iniziatore e il promotore della poetica simbolista, quanto quello di procurarsi la massima pubblicit e solidariet in vista di una progettata vendita all'asta dei suoi dipinti, con il cui ricavato contava di poter finalmente salpare per le isole polinesiane. Egli infatti si preoccupa di dipingere una tela in pretto stile simbolista, La perdita della verginit, in cui una giovane, sulla quale posa una volpe, simbolo della lussuria, adagiata su un paesaggio che nulla ha di naturalistico, al fondo del quale si svolge un corteo nuziale. Il modello del dipinto fu la sua attuale amante, ventenne. L'asta delle opere di Gauguin, tenuta a Parigi nel 1891, frutta pi di 9.000 franchi, come comunica alla moglie la quale, pur dovendo mantenere a Copenaghen cinque figli, non ottiene un soldo. Dopo aver premesso che lo scopo dell'arte non pu essere la diretta rappresentazione delle cose, ma delle Idee, degli Esseri assoluti, gli unici che abbiano una autentica realt, di cui gli oggetti naturali sono soltanto segni, compito dell'artista ideista esprimersi mediante questi segni, sapendo che la realt solo l'idea. Dunque il segno rappresentato dal pittore nella tela non sar un oggetto concreto, nella tela dovr essere evitato ogni illusionismo. L'arte simbolista sar dunque ideista, perch espressione di un'idea; simbolista, perch esprime l'idea attraverso una forma, ossia un insieme dei segni; sintetica, perch questa

forma dovr essere generalmente comprensibile; soggettiva, perch ogni oggetto rappresentato non sar un oggetto naturale, ma un segno dell'idea percepita dal soggetto, il pittore; decorativa, termine che riassume il significato dell'arte che insieme soggettiva, sintetica e ideista. Naturalmente, un artista, per essere all'altezza del compito di esprimere l'astratto significato di un oggetto dovr avere un dono sublime, riservato a pochi, un dono cos grande e cos prezioso, da far rabbrividire l'anima di fronte al dramma sfuggente delle astrazioni: se questo dono concesso al pittore, allora i simboli, cio le Idee, sorgono dalle tenebre, si animano, si mettono a vivere di una vita abbagliante che la vita essenziale, la vita dell'Arte. Tale era l'arte di Gauguin, grande artista di genio, dall'anima primitiva e un po' selvaggia. L'articolo provoca la rottura dei rapporti di Gauguin con Bernard, che si considerava in qualche modo l'ispiratore di Gauguin, offeso per non essere stato invitato a esporre le sue opere all'asta e per non essere stato citato affatto negli articoli, e la dura reazione del vecchio impressionista Pissarro. Gauguin ottiene dal Ministro francese delle Belle Arti Rouvier la promessa di acquistare un suo quadro al suo ritorno in Francia, oltre a uno sconto sul biglietto di viaggio. Il 24 Aprile cos salpa la nave che porta il pittore a Tahiti.

A Tahiti (1891 - 1893) Il 28 giugno 1891 Gauguin sbarca a Papeete, il capoluogo di Tahiti, presentandosi al governatore per specificargli la sua condizione di inviato in missione artistica; ha la sfortuna, due settimane dopo, di apprendere la notizia della morte del re dell'isola dal quale sperava di ottenere dei favori particolari: ora, invece, l'amministrazione passa in mani francesi.

Vahine no te tiare, olio su tela, 70x46 cm, 1891, Ny Carsberg, Copenaghen.

Tahiti fu annessa alla Francia nel 1880. I tahitiani divenivano cittadini francesi e mantenevano la propriet delle terre. L'emigrazione europea aveva condotto alla formazione di famiglie miste e introdotto modi di vita europei, allo sviluppo del commercio, della piccola industria, dell'agricoltura intensiva, e all'introduzione del culto cristiano, prevalentemente cattolico. Vahine no te tiare (Donna col fiore), un capolavoro: Gauguin ama la bellezza squadrata, senza finezze, sicura e forte, delle donne di Tahiti; sente simpatia per la loro ingenua naturalit; entusiasta dei toni caldi e ricchi della loro carne. Egli ama troppo la sua modella per sacrificarla al sintetismo; e perci dipinge in modo sintetico ma non sintetistico.; la sua forma tutta accenti, ma nulla che valga tralasciato; e nulla astratto, perch ogni linea e ogni tono son pieni di ammirazione e di gioia. Il doloroso, malefico Gauguin scomparso, lontano dalla civilt, oltre Papeete, nella foresta, egli ha ritrovato la sua calma, la sua umanit, la sua gioia. E con la sua gioia ritrova la giustezza del tono, scuro su chiaro, e l'armonia calma non pi esasperata dei colori. Il giallo bruno delle carni, l'azzurro nero dei capelli e l'azzurro viola della veste risaltano sul fondo chiaro, arancione in alto e rosso in basso, sparso di foglie verdi. E persino certe mancanze costruttive, proporzionali, volumetriche o luministiche, diventano qualit perch sottintendono vivacit d'espressione, spontaneit creativa. Gauguin ha fatto opere belle come questa, ma non migliori Questo il primo dipinto tahitiano di Gauguin a essere inviato in Francia e a essere esposto nel 1892, deludendo per gli amici che si attendevano un quadro in pretto stile simbolista.

Ia Orana Maria, olio su tela, 114x89 cm, 1891, Metropolitan, New York.

Egli scrive che la civilt mi sta lentamente abbandonando. Comincio a pensare con semplicit, a non avere pi odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale e umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, cos libero, cos bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho pi vane preoccupazioni. Non proprio cos, perch il denaro comincia a diminuire, dalla Francia non ne arriva altro e le comunicazioni epistolari sono lentissime. In Ia Orana Maria (Ave Maria) opera una contaminazione fra cattolicesimo e religione

nell'ambiente paganeggiante dei Tropici. Un angelo dalle ali gialle indica a due donne tahitiane Maria e Ges, anch'essi tahitiani. Sfondo di montagne molto scure e alberi in fiore. Strada viola cupo e primo piano verde smeraldo; a destra, delle banane. Nel marzo 1892 Gauguin scrive di essere stato ammalato e di essere alla fine dei soldi e di aver poche speranze di poterne ricavare: giudica infatti i suoi quadri brutti da tutti i punti di vista, tali da non poter essere accettati e venduti ai collezionisti parigini. In una lettera, infatti, egli scrive che si trovato ad essere incompreso, poich non ha voluto spiegare la sua arte se non con i suoi stessi quadri.

Manao tupapau, olio su tela, 73x92 cm, 1892, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo.

Fra i suoi dipinti pi noti di quest'anno e sul quale pi si dilungato nei suoi scritti Manao tupapau (Pensa allo spettro, tradotto anche come Lo spirito dei morti veglia), dove ritrae Tahura sdraiata prona sul letto, con espressione terrorizzata. Riguardo a questo dipinto agli scrive che, tornato a notte alta nella sua capanna, trov immobile, nuda, supina sul letto, gli occhi enormemente sbarrati dalla paura, Tehura mi guardava e sembrava non riconoscermi. Mi sembrava che una luce fosforescente uscisse dai suoi occhi dallo sguardo sbarrato. Non l'avevo mai vista cos bella, soprattutto mai di una bellezza cos commovente. Alla moglie comunicai star facendo un nudo di donna: Una delle nostre giovani avrebbe paura di essere sorpresa in questa posizione (la donna qui no). Allora conferisco al suo volto un po' di terrore. Questo popolo ha, tradizionalmente, una grande paura dello spirito dei morti. Allora faccio cos: armonia generale cupa, triste, spaventosa, che sembri quasi un rintocco funebre. Faccio la biancheria gialla verdastra, prima di tutto perch la biancheria di questi selvaggi diversa dalla nostra, in secondo luogo perch suggerisce la luce artificiale, in terzo luogo, questo giallo, combinandosi con il giallo arancio e il blu, completa l'accordo musicale. Il fantasma dipinto a sinistra nel quadro, incappucciato e con l'aria minacciosa, rappresenta un Tupapau, una sorta di demone o spettro polinesiano dei morti. Gauguin si preoccupa di comprendere e di documentarsi sulla credenze indigene e sulle loro manifestazioni artistiche. La triade divina della religione maori costituita dal dio creatore Taaroa, dalla dea Hina, che richiama la luna e il ciclo naturale della vita, e dal loro figlio Fatu, la terra che anima ogni cosa. A Tahiti non esistevano rappresentazioni artistiche delle divinit, se non gli idoli, sculture in legno rappresentanti divinit minori. Gauguin cre sculture in legno e in ceramica rappresentando dei e idoli maori, operando una contaminazione di motivi iconografici, ridando in qualche modo vita a immagini della

tradizione religiosa tahitiana in via di estinzione, raggiungendo il fine di ridare forma e speranza a una societ sul punto di morire.

Il ritorno in Francia (1893 - 1895)

Aita Tamari vahina Judith te Parari, olio su tela, 116x81 cm, 1896, Coll. privata, Winterthur.

Senza pi denaro, carico di debiti, perch le tele inviate in Francia fruttano poco denaro, non pu che desiderare di lasciare Tahiti. La morte dello zio lo soccorre con l'eredit di 9.000 franchi e Gauguin pu traslocare insieme con Annah, una giovane cameriera mulatta, di origine giavanese rappresentata nel dipinto Aita Tamari vahina Judith te Parari in un alloggio-studio confortevole e arredato esoticamente, dove accoglie gli amici del circolo simbolista. A dicembre rende l'ultima visita alla famiglia a Copenaghen e nel1894 ritorna in Bretagna. L alcuni marinai rivolgono pesanti apprezzamenti alla sua compagna Annah, la quale torna a Parigi, s'impossessa del denaro non dei dipinti e fa perdere le sue tracce. Gauguin non era certo tornato in Francia per rimanervi: nuovamente deciso a partire per la Polinesia, organizza nel 1895 una vendita delle sue tele: il ricavo modesto ma sufficiente per partire.Si imbarca e arriva in un villaggio di Tahiti, dove affitta un terreno nel quale, con l'aiuto degli indigeni, si costruisce una capanna.

Gli ultimi anni in Polinesia: a Tahiti (1895 - 1901)

La donna dei manghi, olio su tela, 97x130 cm, 1896, Museo Puckin, Mosca.

Nel 1896 Gauguin scrive di avere appena dipinto una tela in cui una regina nuda sdraiata su un tappeto verde, una serva coglie dei frutti, due vecchi, accanto al grosso albero, discutono sull'albero della scienza; fondo di spiaggia; questo leggero schizzo tremolante ve ne dar solo una vaga idea. Credo di non aver mai fatto con i colori una cosa di tanto grave sonorit. Gli alberi sono in fiore, il cane fa la guardia, le due colombe a destra tubano. Si tratta probabilmente della prima tela dipinta dopo il suo ritorno in Polinesia, che insieme richiama, nella posa, le Veneri del Rinascimento, ma anche la Eva del giardino dell'Eden: un'immagine sincretistica dei miti religiosi.

No te aha oe riri?, olio su tela, 95x130 cm, 1896, Art Institute, Chicago.

Di altro genere il contemporaneo No te aha oe riri? (Perch sei arrabbiata?): Al di l del titolo, qui vi la rappresentazione del lento ritmo della vita quotidiana delle indigene, e soprattutto l'espressione dei valori pittorici raggiunti da Gauguin: La direzione trasversa del primo piano, sul quale posta la donna in posizione verticale, incide con quella parallela al piano di fondo della capanna. Il rossoviola della terra e del tetto e l'aranciooliva delle carni si accordano con il verde azzurro dell'ombra e con il giallo luminoso della capanna. J. Rivire sostiene che nei quadri di Gauguin la forma umana si innalza piena e dritta, nellatteggiamento dei vegetali e degli esseri ispirati dalla natura. Tale verticalit non imposta dalla pesantezza, dal richiamo del suolo: lo sprizzare della linfa terrestre che si erge senza deviazioni, uno slancio ingenuo che eleva dolcemente i corpi. La sua salute appare compromessa dalla frattura non risolta della caviglia, dalle numerose

piaghe alle gambe e dalla sifilide. Convive con la quattordicenne Pahura che, partorisce una figlia che tuttavia sopravvive solo un anno. Dopo essergli giunta dalla moglie la notizia della morte per polmonite della figlia Aline, non avr pi notizie della famiglia. Come reazione alla morte di Aline e alle vicissitudini di questo periodo Gauguin avrebbe dipinto di getto la tela Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? nel dicembre 1897.

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?, olio su tela 139 x 374,5 cm, 1897, Museum of Fine Arts, Boston.

L'opera va letta da destra a sinistra (appunto all'orientale) come un ciclo vitale disposto ad arco: non a caso, all'estrema destra raffigurato un neonato, che gi dal momento della nascita lasciato nell'indifferenza di chi lo circonda. Al centro un giovane (l'unico personaggio maschile) sta cogliendo un frutto e pu essere interpretato in due modi: 1.Come richiamo al peccato originale 2.Come simbolo della giovent che coglie la parte migliore dell'esistenza. Alle spalle del ragazzo, una figura con il gomito in alto contribuisce a definire la struttura triangolare della prima met, al cui vertice sono messe in risalto le due figure rosse sullo sfondo, emblematiche e con l'aria di chi ordisce trame nell'ombra: esse sono simbolo dei tormenti e delle domande che giacciono nel profondo di ogni animo, che peraltro danno il titolo al quadro. La stessa struttura si ritrova nella seconda met del dipinto, speculare rispetto all'uomo centrale. Al vertice troviamo stavolta la divinit, anch'essa col suo significato simbolico: l'inutilit e la falsit della bugia religiosa, magra consolazione e senso provvisorio di una vita in realt vana. All'estrema sinistra troviamo una vecchia raggomitolata su di s (identica ad una mummia peruviana vista dal pittore in giovent) in attesa della morte, trasfigurata in un urlo quasi munchiano dinnanzi alla vacuit di senso dell'esistenza (piuttosto che per la paura della morte). Infine, uno strano uccello bianco con una lucertola tra le zampe, simbolo della vanit delle parole, chiude la lettura del dipinto. In esso l'artista rappresenta chiari simboli buddhisti, come la dea Hina, che richiama le statue del Buddha, il daino che richiama il bassorilievo del tempio di Borobudur, nel quale Buddha rappresentato come re dei daini e il fiore di loto. Il quadro ebbe la critica di essere astrattamente allegorico, espressione arbitraria di un'immaginazione metafisica. Ai suoi critici Gauguin rispose di aver voluto esprimere un sogno che, come tutti i sogni, non si lascia afferrare e non esprime allegorie, ma il cui oggetto era il mistero della vita, una riflessione sull'esistenza, un testamento spirituale e quindi una summa di tutte le sue ricerche cromatiche e formali degli ultimi anni. Compra un terreno e si fa costruire una casa, ma i debiti, le malattie e la depressione nel 1898 lo spingono al suicidio: si avvelena con l'arsenico ma rigetta e si salva. Considerata la necessit di guadagnare, si trasferisce a Papeete dove s'impiega, per sei franchi al giorno, come scrivano nel Ministero dei Lavori Pubblici finch, con il denaro pervenutogli dalla Francia grazie alla vendita di suoi quadri, riesce a estinguere il debito con la banca, lasciare l'impiego e tornare nella sua casa di Paunaania, dove la sua compagna Pahura gli d un altro figlio, mile.

1. Racconti barbari, olio su tela, 130x89 cm, 1902, Folkwang M., Essen

2. Giovane tahitiana col ventaglio, olio su tela, 92x73 cm, 1902, Folkwang M., Essen.

La figura di Tohotaua, moglie di un sacerdote indigeno, appare rispettivamente in Racconti barbari e in Donna col ventaglio. Nella prima pittura la donna appare in primo piano, a incarnare la rappresentazione della religione maori, con al centro la rappresentazione di quella buddhista, mentre la figura alle loro spalle l'immagine della religione cristiana, satireggiata nella figura dagli artigli e i tratti volpini. Il secondo uno splendido e luminoso ritratto nei trapassi di tono del giallo dorato, dell'arancio e dell'ambra. Nel 1899 Gauguin comincia a collaborare con il settimanale satirico di Papeete, pubblicandovi articoli e vignette contro l'amministrazione coloniale francese, accusata di

opprimere gli abitanti indigeni. Per tutto il 1900 sembra non aver dipinto una sola tela: certo che la sua salute malferma e trascorre due mesi in ospedale. Lasciata la famiglia tahitiana, approda in una delle Isole Marchesi, Hiva Oa. La sua ostilit contro le autorit coloniali e la missione cattolica cresce al punto da fare propaganda presso i nativi perch si rifiutino di pagare le tasse e non mandino pi i figli nella scuola missionaria: La scuola la Natura, proclama, e la sua opera di persuasione ha successo, tanto che la grande maggioranza degli abitanti dell'isola aderisce al suo invito. Egli denuncia un gendarme, tale Guichenay, accusandolo di favorire il traffico di schiavi e questi lo denuncia a sua volta, accusandolo di calunnia e di sovversione. Il 31 marzo 1903, il tribunale multa e condanna Gauguin a tre mesi di prigione. Non sconter la pena: la mattina dell'8 maggio lo si trova morto, disteso nel suo letto. Gauguin era ammalato di sifilide. Il vescovo Martin, accorso alla notizia, si preoccupa di distruggere quelle opere che giudica blasfeme e oscene: poi assolve la salma e gli concede una sepoltura senza nome nel cimitero della chiesa della missione.

Bibliografia: L'opera completa di Gauguin, classici dell'arte, Rizzoli Wikipedia, l'enciclopedia libera Giulia Pasut Gaia Antonini Emanuele Mazzoleni Ferracini