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L’uomo, la memoria, la società 167 Leonardo Sciascia (1921-1989) nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento, da una famiglia della borghesia siciliana. Intellettuale di grande impegno politico e civile, ne- gli anni Settanta fu anche deputato del parlamento nazionale ed europeo. Nelle sue opere (saggi, romanzi, articoli giornalistici) egli denuncia i mali della sua ter- ra natale, visti spesso come un sintomo del più vasto degrado sociale e morale di tut- ta l’Italia. In particolare, nel romanzo Il giorno della civetta affronta per la prima volta in modo di- retto il problema della mafia e dei suoi legami con i politici corrotti attraverso il genere letterario del giallo, capace di avvicinare il grande pubblico a queste tematiche. Nella raccolta di racconti Il mare colore del vino (1973), tratta alcune piaghe sociali del Sud dell’Italia, tra cui il grave problema dell’emigrazione clandestina. Leonardo Sciascia L. Sciascia In questo racconto, tratto dalla raccolta Il mare colore del vino, Sciascia racconta la terribile beffa di cui sono vittime alcuni poveri contadini siciliani che, all’inizio del Novecento, vorrebbero emigrare in America per sfuggire a una vita di stenti e miseria. Dopo aver preso accordi con un losco individuo, il signor Melfa, e avergli pagato un’ingente somma di denaro, gli emigranti si ritrovano di notte, pieni di paura ma anche di speranza, su una spiaggia vicino a Gela, e si imbarcano sulla nave che dovrebbe portarli a New York. Dopo un lungo e difficile viaggio, durato undici notti, Melfa li fa sbarcare. Ma i loro sogni di ricchezza e benessere saranno atrocemente delusi: una brutta sorpresa li aspetta... Era una notte che pareva fatta apposta, un’oscurità cagliata 1 che a muo- versi quasi se ne sentiva il peso. E faceva spavento, respiro di quella bel- va che era il mondo, il suono del mare: un respiro che veniva a spegner- si ai loro piedi. Stavano, con le loro valige di cartone e i loro fagotti, su un tratto di spiag- gia pietrosa, riparata da colline, tra Gela e Licata 2 ; vi erano arrivati al- l’imbrunire, ed erano partiti all’alba dai loro paesi; paesi interni, lontani dal mare, aggrumati nell’arida plaga del feudo 3 . Qualcuno di loro, era la prima volta che vedeva il mare: e sgomentava 4 il pensiero di dover at- traversarlo tutto, da quella deserta spiaggia della Sicilia, di notte, ad un’al- tra deserta spiaggia dell’America, pure di notte. Perché i patti erano que- sti – Io di notte vi imbarco – aveva detto l’uomo: una specie di commesso Il lungo viaggio 1 cagliata: densa, fitta. 2 Gela e Licata: paesi della costa meridionale della Sicilia. 3 aggrumati... feudo: raccolti sulla terra riarsa della regione. 4 sgomentava: spaventava. LE OPERE Oltre al Giorno della civetta, e ai racconti Il mare color del vi- no altre opere di Sciascia so- no: Todo modo e A ciascuno il suo.
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  • Luomo, la memoria, la societ 167

    Leonardo Sciascia (1921-1989) nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento, da unafamiglia della borghesia siciliana. Intellettuale di grande impegno politico e civile, ne-gli anni Settanta fu anche deputato del parlamento nazionale ed europeo. Nelle sue opere (saggi, romanzi, articoli giornalistici) egli denuncia i mali della sua ter-ra natale, visti spesso come un sintomo del pi vasto degrado sociale e morale di tut-ta lItalia. In particolare, nel romanzo Il giorno della civetta affronta per la prima volta in modo di-retto il problema della mafia e dei suoi legami con i politici corrotti attraverso il genereletterario del giallo, capace di avvicinare il grande pubblico a queste tematiche.Nella raccolta di racconti Il mare colore del vino (1973), tratta alcune piaghe sociali delSud dellItalia, tra cui il grave problema dellemigrazione clandestina.

    Leonardo Sciascia

    L. SciasciaIn questo racconto, tratto dalla raccolta Il mare colore del vino, Sciasciaracconta la terribile beffa di cui sono vittime alcuni poveri contadinisiciliani che, allinizio del Novecento, vorrebbero emigrare in America persfuggire a una vita di stenti e miseria. Dopo aver preso accordi con unlosco individuo, il signor Melfa, e avergli pagato uningente somma didenaro, gli emigranti si ritrovano di notte, pieni di paura ma anche disperanza, su una spiaggia vicino a Gela, e si imbarcano sulla nave chedovrebbe portarli a New York. Dopo un lungo e difficile viaggio, duratoundici notti, Melfa li fa sbarcare. Ma i loro sogni di ricchezza e benesseresaranno atrocemente delusi: una brutta sorpresa li aspetta...

    Era una notte che pareva fatta apposta, unoscurit cagliata1 che a muo-versi quasi se ne sentiva il peso. E faceva spavento, respiro di quella bel-va che era il mondo, il suono del mare: un respiro che veniva a spegner-si ai loro piedi.Stavano, con le loro valige di cartone e i loro fagotti, su un tratto di spiag-gia pietrosa, riparata da colline, tra Gela e Licata2 ; vi erano arrivati al-limbrunire, ed erano partiti allalba dai loro paesi; paesi interni, lontanidal mare, aggrumati nellarida plaga del feudo3. Qualcuno di loro, era laprima volta che vedeva il mare: e sgomentava4 il pensiero di dover at-traversarlo tutto, da quella deserta spiaggia della Sicilia, di notte, ad unal-tra deserta spiaggia dellAmerica, pure di notte. Perch i patti erano que-sti Io di notte vi imbarco aveva detto luomo: una specie di commesso

    Il lungo viaggio

    1 cagliata: densa, fitta.2 Gela e Licata: paesi

    della costa meridionaledella Sicilia.

    3 aggrumati... feudo:raccolti sulla terrariarsa della regione.

    4 sgomentava:spaventava.

    LE OPEREOltre al Giorno della civetta, eai racconti Il mare color del vi-no altre opere di Sciascia so-no: Todo modo e A ciascunoil suo.

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    Il lungo viaggioL. Sciascia

    viaggiatore per la parlantina, ma serio e onesto nel volto e di notte visbarco: sulla spiaggia del Nugioirsi5, vi sbarco; a due passi da Nuovaior-che6... E chi ha parenti in America, pu scrivergli che aspettino alla sta-zione di Trenton, dodici giorni dopo limbarco... Fatevi il conto da voi...Certo, il giorno preciso non posso assicurarvelo: mettiamo che c maregrosso, mettiamo che la guardia costiera stia a vigilare...Un giorno pi o un giorno meno, non vi fa niente: limportante sbarca-re in America.Limportante era davvero sbarcare in America: come e quando non ave-va poi importanza.Se ai loro parenti arrivavano le lettere, con quegli indirizzi confusi e sgor-bi che riuscivano a tracciare sulle buste, sarebbero arrivati anche loro;chi ha lingua passa il mare7, giustamente diceva il proverbio.E avrebbero passato il mare, quel grande mare oscuro; e sarebbero ap-prodati agli stori e alle farme8 dellAmerica, allaffetto dei loro fratelli ziinipoti cugini, alle calde ricche abbondanti case, alle automobili grandi co-me case. Duecentocinquantamila lire: met alla partenza, met allarri-vo. Le tenevano, a modo di scapolari9, tra la pelle e la camicia. Avevanovenduto tutto quello che avevano da vendere, per racimolarle: la casa ter-ragna10 il mulo lasino le provviste dellannata il canterano le coltri. I pifurbi avevano fatto ricorso agli usurai, con la segreta intenzione di fre-garli; una volta almeno, dopo anni che ne subivano angaria11: e ne ave-va soddisfazione, al pensiero della faccia che avrebbero fatta nellappren-dere la notizia. Vieni a cercarmi in America, sanguisuga: magari ti ridi tuoi soldi, ma senza interesse, se ti riesce di trovarmi.Il sogno dellAmerica traboccava di dollari: non pi, il denaro, custoditonel logoro portafogli o nascosto tra la camicia e la pelle, ma cacciato connoncuranza nelle tasche dei pantaloni, tirato fuori a manciate: come ave-vano visto fare ai loro parenti, che erano partiti morti di fame, magri ecotti dal sole; e dopo venti o trentanni tornavano, ma per una breve va-canza, con la faccia piena e rosea che faceva bel contrasto coi capelli can-didi. Erano gi le undici.Uno di loro accese la lampadina tascabile: il segnale che potevano veni-re a prenderli per portarli sul piroscafo. Quando la spense, loscurit sem-br pi spessa e paurosa.Ma qualche minuto dopo, dal respiro ossessivo del mare affior un piumano, domestico suono dacqua: quasi che vi si riempissero e vuotas-sero, con ritmo, dei secchi. Poi venne un bruso, un parlottare sommes-so. Si trovarono davanti il signor Melfa, che con questo nome conosce-vano limpresario12 della loro avventura, prima ancora di aver capito chela barca aveva toccato terra. Ci siamo tutti? domand il signor Melfa. Accese la lampadina, fece laconta. Ne mancavano due. Forse ci hanno ripensato, forse arriverannopi tardi... Peggio per loro, in ogni caso. E che ci mettiamo ad aspettar-li, col rischio che corriamo?

    5 Nugioirsi: New Jersey,stato della costa atlanticadegli Stati Uniti, dove sitrova la citt di Trenton. Ilnome straniero pronunciato con unastorpiatura dialettale.

    6 Nuovaiorche: altrastorpiatura popolare perNew York.

    7 chi ha lingua... mare: ilsenso del proverbio chechi sa parlare capace diarrangiarsi e pu arrivaredovunque.

    8 agli stori e alle farme:pronuncia dialettale per itermini inglesi stores(magazzini) e farmes(fattorie).

    9 scapolari: immaginettesacre su stoffa che sitenevano sotto i vestiti,appese al collo.

    10 terragna: bassa,modesta.

    11 angaria: sopruso.12 limpresario: il signor

    Melfa lorganizzatoredel trasporto: dovrebbeimbarcare i contadini esbarcarli in America.

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    Tutti dissero che non era il caso di aspettarli.Se qualcuno di voi non ha il contante pronto ammon il signor Melfa meglio si metta la strada tra le gambe13 e se ne torni a casa: che se pen-sa di farmi a bordo la sorpresa, sbaglia di grosso: io vi riporto a terra co-m vero dio, tutti quanti siete. E che per uno debbano pagare tutti, non cosa giusta: e dunque chi ne avr colpa la pagher per mano mia e permano dei compagni, una pestata che se ne ricorder mentre campa14; segli va bene...Tutti assicurarono e giurarono che il contante cera, fino allultimo sol-do. In barca disse il signor Melfa. E di colpo ciascuno dei partenti diven-t una informe massa, un confuso grappolo di bagagli. Cristo! E che vi siete portata la casa appresso? cominci a sgranarebestemmie, e fin quando tutto il carico, uomini e bagagli, si ammucchinella barca: col rischio che un uomo o un fagotto ne traboccasse15 fuo-ri. E la differenza tra un uomo e un fagotto era per il signor Melfa nel fat-to che luomo si portava appresso le duecentocinquatamila lire; addos-so, cucite nella giacca o tra la camicia e la pelle. Li conosceva, lui, li co-nosceva bene: questi contadini zaurri16, questi villani.

    Il viaggio dur meno del previsto: undici notti, quella della partenza com-presa. E contavano le notti invece che i giorni, poich le notti erano diatroce promiscuit17, soffocanti. Si sentivano immersi nellodore di pe-sce di nafta e di vomito come in un liquido caldo nero bitume18. Ne gron-davano19 allalba, stremati, quando salivano ad abbeverarsi di luce e divento. Ma come lidea del mare era per loro il piano verdeggiante di mes-se20 quando il vento lo sommuove, il mare vero li atterriva: e le visceregli si strizzavano, gli occhi dolorosamente verminavano21 di luce se ap-pena indugiavano a guardare.Ma allundicesima notte il signor Melfa li chiam in coperta: e credette-ro dapprima che fitte costellazioni fossero scese al mare come greggi; ederano invece paesi, paesi della ricca America che come gioielli brillava-no nella notte. E la notte stessa era un incanto: serena e dolce, una mez-za luna che trascorreva tra una trasparente fauna di nuvole22, una brez-za che allargava i polmoni. Ecco lAmerica disse il signor Melfa. Non c pericolo che sia un altro posto? domand uno: poich per tut-to il viaggio aveva pensato che nel mare non ci sono n strade n traz-

    13 si metta... gambe: si rimetta in cammino di corsa[modo di dire popolare].

    14 mentre campa: finch vive.15 traboccasse: cadesse.16 zaurri: zoticoni.17 di atroce promiscuit: passate in una terribile

    mescolanza di corpi.

    18 bitume: liquido denso e appiccicoso, nerastro.19 Ne grondavano: se ne liberavano.20 messe: messi, grano.21 verminavano: formicolavano, come abbagliati dopo la

    lunga oscurit.22 trasparente fauna di nuvole: nubi evanescenti di tutti

    i tipi e le forme.

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    zere23, ed era da dio24 fare la via giusta, senza sgarrare25, conducendouna nave tra cielo ed acqua.Il signor Melfa lo guard con compassione, domand a tutti E lo avetemai visto, dalle vostre parti, un orizzonte come questo? E non lo sentiteche laria diversa? Non vedete come splendono questi paesi? Tutti con-venner