4302 Col Tempo Col Po Libretti 09.qxd

download 4302 Col Tempo Col Po Libretti 09.qxd

of 60

  • date post

    05-Jan-2017
  • Category

    Documents

  • view

    218
  • download

    2

Embed Size (px)

Transcript of 4302 Col Tempo Col Po Libretti 09.qxd

  • Rivista degli exallievi di Lombriasco

    Il vecchio fiumescorre lento

    La vita veloce.Vivi bene il presente

  • 2

    Mentre un profondo silenzioAvvolgeva tutte le cose,e la notte era a met del suo corso, la tua Parola si lanciin mezzo alla terra votata alla morte...

    (Dal libro della Sapienza)

  • 3

    La luce splende nelle tenebree le tenebre non l'hanno vintaVeniva nel mondo la luce veraquella che illumina ogni uomoA quanti lo hanno accolto ha dato potere didiventare figli di Dio.

    (Dal Vangelo di Giovanni)

  • 4

    Gli Auguri del DirettoreCarissimi ex allievi,

    un anno importante il 2009, che celebra i centocinquant'anni della

    Congregazione Salesiana, i cent'anni della morte di Don Michele

    Rua, il primo successore di don Bosco, il quale comper nel 1894 la

    Casa di Lombriasco e diede inizio alla nostra Opera con l'arrivo di

    un piccolo manipolo di salesiani ed un modesto gruppo di ragazzi

    polacchi il 1 agosto di quello stesso anno. Pensiamo a quanti ragaz-

    zi hanno giocato nei nostri cortili e studiato sui banchi della nostra

    scuola, a quanti figli di Don Bosco hanno percorso il nostri viali!

    Quanti Natali gi sono stati celebrati, annunciando sempre una gioia

    ed una speranza che puntualmente si rinnovano di anno in anno!

    Pi guardo al vissuto della nostra Casa, pi ringrazio il Signore per

    il bene che ha saputo suscitare nei modi pi svariati, per quella vita,

    che dono di Lui, e che viene puntualmente celebrata in un'armonia

    di colori, di suoni e di sentimenti umani, che stupisce e riempie il

    cuore di meraviglia.

    Annunciare il Natale certamente annunciare la nascita di Ges, ma

    anche percepire il mistero di amore che coinvolge Dio stesso e l'uo-

    mo in un'avventura inedita, che dilata gli orizzonti del cuore, che

    introduce nei sentieri dell'Infinito.

    E queste non sono solo belle parole, ma la nostalgia e l'esigenza di

    un bene da compiere, una meta da raggiungere, un'esperienza da

    sempre pi intensamente vivere.

    Quella dolcezza e bont che affascina e commuove tutti nei giorni

    del Natale, non altro che il richiamo di una presenza, di un Dio

    tanto amante dell'umanit da farsi uno di noi, perch noi possiamo

    condividere quello che Lui. Fare gesti di solidariet in questo

    tempo lasciarsi condurre, anche inconsciamente, da quello spirito

    che lui ha affidato a noi prima di lasciare la scena di questo mondo,

  • 5

    continuare quello che Lui ha insegnato e che per primo ha fatto.

    Allora augurarci buon Natale, penso voglia dire rinnovare l'impe-

    gno di vincere la nostra distrazione ed accorgerci quanto Dio vici-

    no a ciascuno di noi per un abbraccio d'amore che destinato a non

    finire mai. Scrive don Giussani: "La santit, la perfezione della vita, non

    sta nel numero degli sbagli non fatti o fatti; la perfezione della vita sta nella

    certezza che la forza di un Altro mi render capace di fare tutto quello che

    devo fare per raggiungere il mio destino".

    Con l'affetto di sempre.Il vostro direttore

    Sac. Genesio Tarasco

    Raduno Gex Natale

    2008

    Raduno Gex Pasqua

    2009

  • 6

    Gli Auguri del PresidenteVorrei raccontarvi una storia, miei cari amici exallievi. Per questoNatale ho un piccolo fatto da sottoporvi, che credo possa essereemblematico, e possa trasmettere un mio stato animo, una mia testi-monianza. Desidero condurvi in un momento molto preciso del miopassato, della mia infanzia, della ormai mia andata "giovinezza". Percondividere con voi un caro ricordo radicato in me, al mio essere,alla mia famiglia e a quel calore pi autentico e vero che mi sembra,in certi momenti, non scaldi e non tiepidisca pi. Sono figlio, e ne sono fiero, di allevatori e contadini, di quella vec-chia e aspra ruralit e di quel tempo dettato dal secco lavoro e scan-dito da mani che mungevano forsennate. Sono anche figlio di quel-lo spazio circoscritto da campi, ordinati dalla semina o svisceratidall'aratro, a seconda del mutare delle stagioni. Nella mia memoriascorrono anche ricordi legati al pascolo, all'alpeggio, ai raccolti, alleattese, agli odori, ai braccianti, ai riti e al susseguirsi delle giornate.Queste ultime non erano mai morte, la noia non era contemplata,non esisteva, non generava malesseri. Concepivamo l'esistenza inquesto modo: inconsapevoli, stanchi, pazienti, ingenui. Bastavapoco, bastava il tutto che c'era per esser appagati, sereni e uniti. Lamia numerosa famiglia viveva in una cascina lontana dal centro abi-tato e distante da altri cascinali. Ma anche una consuetudine, cosregolare come la nostra, ogni tanto aveva un picco di disordine, unacadenza non ritmata. Sporadicamente un carico di novit inebriantigiungeva a noi, come una bonaccia, che soffia forte, nella piena calu-ra. Ero piccolo, possedevo poco, ma ogni tanto accadeva che all'im-provviso diventassi ricco, ricco di molto. A squilibrare l'ordineuguale dei giorni ci pensavano, di tanto in tanto, due poveri,Mariun e Muretu, due mendicanti che sopravvivevano ricevendol'elemosina di tanti benefattori. Mariun e Muretu, di loro vorrei nar-rarvi, erano rispettivamente una donna corpulenta, sfatta, trascura-ta, ma dai grandi occhi intensi, e un uomo barbuto, minuto e stem-piato, ma con delle labbra rosse e virgolute. Loro erano i pochi chevenivano a farci una visita, una visita che si tramutava in festa.Queste figure riuscivano, con il loro arrivo, a far interrompere aigrandi qualsiasi attivit. "Sono qui ! Ci sono Mariun e Muretu!" -echeggiavano i vocioni strepitanti - e noi piccoli esultavamo. Tutticorrevano a loro incontro e, nel fulcro di un cerchio attorniante, i due

  • 7

    erano osannati. Quale il motivo della rituale e sentita celebrazione?Perch una tale euforia? Il loro giungere rappresentava la nativitpi radiosa. Quest'uomo e questa donna, dall'aspetto cos mal cura-to che a noi chiedevano la carit, portavano novit, suscitavano atte-sa. Per noi bambini erano il nostro contatto, il nostro tatto al mondoesterno. Essi, dopo aver ricevuto un piatto di minestra calda ed unpezzo di pane, alla sera tarda, nella stalla, dove per due e tre notta-te trovavano ospizio, accanto ad una massa di fieno che prendevasembianza di giaciglio, cominciavano lo spettacolo. Sgorgavanocome fiotti dalle loro bocche le vicende e le storie di genti, mandriee terre sconosciute. Due attori, due commedianti erano per tutti noi,anche se in realt due poveraccidue tacciati. Due volti, due visiche non avevano nulla se non le loro parole. Quei volti per, mieicari amici exallievi, li riconoscevamo e li fissavamo con assolutadevozione. Ma in realt, credo che a voler interagire con loro fossela nostra sensibilit, quella capacit di comprendere le situazioni e di

    adoperarsi per loro. Quella attitudine verso la difficolt ci spingevaverso loro.

    Ed oggi vi confido che, molte volte, ho l'impressione di aver smarri-to quella capacit di pormi al bisognoso, di aver gettato nel nullaquella ampolla la cui miscela magica conteneva quella propensionee quella gioia dell altro quando essa si palesava innanzi a me.Forse non sono e non siamo pi capaci di trafugare i tratti di voltimarcati o facce eloquenti. Pensiamo a cos' che ci meraviglia, cos'che crea sospiri e varchi nei nostri animi. Azzardo: macchine o stru-

  • 8

    menti e non pi le persone! I telefonini dialogano per noi, i satellita-ri ci conducono ad ogni dove e i personal computer amministranol'amicizia e l'amore. Tutto l'accumulo degli aggeggi, fa s che ilnostro cuore magari palpiti, ma solo fino al prossimo acquisto. Avertutto ad ogni prezzo, tutto si pu pagare, acquistare, cliccare, si deveavere per poi resettare, azzerare. Non che, invece, abbiamo votatoalla sola innovazione tecnologica e all'accumulo dei suoi mezzi ognivalore dell'aiuto e della solidariet? Far riaffiorare in me il ricordodi Mariun e Muretu, mi fa affermare che un volto pu offrire unpatrimonio intero. Una faccia possiede pelle sfaccettata in pieghe egrinze, possiede iridi che incastonano i colori di occhi, possiede lobirosei che contornano, possiede fossette che accentuano guance, pos-siede denti aguzzi e sperlati che sorridono ma, soprattutto, possiedeuna bocca che parla, sospira, accenna, grida o giace nel silenzio.Mi piacerebbe inoltrare e perpetuare questa proposta: quella di pro-vare ad incontrare volti, intravedere sguardi, trapelare espressioniper allenare il nostro metro di sensibilit. Proviamo ad abbattere l'al-tare dei cospicui ed inutili beni materiali ed osserviamo colui chechiede, fermiamoci verso colui che implora aiuto. Se offriremo unamano avremo, al contempo, ricompensa nel volto di chi avremo sor-retto. Non si pu transitare incuranti del bisognoso e scappare poivia alla sua vista. Se saremo maggiormente sensibili ai volti deidimenticati potremo reincontrare il volto di Ges che in fondo chie-de a noi tutti Cristiani atti di bont. Con l'aiuto sentito riusciremoad essere pi vicini a Lui e, aggiungo, all' esempio di San GiovanniBosco che in fatto di amore per i pi disperati stato un grande"maestro".

    La sensibilit nel mondo attuale va assolutamente riconsiderata.Diamo ad essa nuova significanza. Ma tentiamo di farlo in un modopoco complicato. Sostiamo nei luoghi in cui ci imbattiamo e diamoun'occhiata accurata, senza dubbio troveremo un "qualcuno" a cuidonare.Cerchiamo un volto tra i tanti con il quale confrontarci e facciamo inmodo che lui ci parli.Ma ancor pi, al di l del cercarlo, proviamo noi stessi ad essere voltiin grado di comunicare e suscitare sensibilit.Questo un grosso impegno che noi exallievi siamo chiamati a por-tare avanti nel nome di Don Bosco.

    Buon Natale.Marziano Bertino

  • 9

    Oltre i ConfiniGorgo P.A. Dott. Gianfranco