Il pericolante è il suo mestiere - itacaedizioni.it · cadere nei tranelli dei «signori della...

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Il pericolanteè il suo mestiereSilvio Cattarina al Meeting con i ragazzi dell’Imprevisto«Vi racconto la mia guerra contro i signori della notte»

È una lotta, una lotta epica, quella cheSilvio Cattarina, presidente della coopera-tiva sociale «L’imprevisto» di Pesaro conuna laurea in Sociologia “conquistata” ne-gli anni della contestazione giovanile, in-gaggia ogni giorno contro i «signori dellanotte», come li chiama lui. Ne parlerà oggialle 19.00 in C1, all’incontro «Le stradedel sabato sera: sicurezza e stupefacenti»assieme a Marco Bertoli, psichiatra, IlesBraghetto, presidente della FondazioneSan Gaetano e Umberto Guidoni, segreta-rio generale della Fondazione Ania per lasicurezza stradale.

In questa battaglia Silvio è sulla brecciada 20 anni, e quelli che arrivano nella suacooperativa spesso sono «ragazzi dellanotte» che lentamente iniziano a dar batta-glia. Questa sera saranno in prima fila araccontare la loro storia, come hanno fattoal Meeting dello scorso anno, alla presen-tazione di «Torniamo a casa», il libro cheracconta la vicenda di Silvio: «pericolantetra i pericolanti».

Un tema attuale e affrontato spesso,quello di questa sera, che però Silvio guar-da da un’angolatura originale: «Questa èuna battaglia che si combatte di giorno,non di notte, perché è nella realtà vera chemancano gli adulti che dicano ai ragazzi:“Facciamo un cammino, ti accompagnoio”. Manca chi mostri che la realtà è posi-tiva, la lotta affascinante. Questo è il com-pito del padre». Senza di esso è più facilecadere nei tranelli dei «signori della not-te».

Eppure la loro proposta non è un gran-ché, gli psicologi la chiamano «coazione aripetere», «ma per i ragazzi è più semplice

nostra capacità, chi saremmo noi rispetto atutti quelli che li hanno traditi? Farebberobene a non fidarsi, perché noi siamo pove-ri diavoli come tutti loro».

All’«Imprevisto» quindi si è in camminoassieme, non si eroga un servizio e non sifanno sconti a nessuno: «In un mondo dipsicologismo e tolleranza, si tende a chie-dere solo il minimo sindacale a chi è statoabbandonato o ha avuto storie di tossicodi-pendenza, mentre noi chiediamo il doppio,perché non aspettarsi nulla da un ragazzo èun ulteriore e più cocente tradimento. Noifacciamo capire loro che nella vita possonoconcorrere al primo premio, alla grandezzainfinita e alla felicità eterna. E la vita di-venta una pace e una festa. Una immensacertezza».

Certezza, non illusione, perché chi hasofferto e ha il cuore scorticato arriva pri-ma alla verità, come quando Silvio tornavadalle letture che don Giussani faceva deitesti degli autori che hanno sempre accom-pagnato la storia di Cl: «L’annuncio a Ma-ria», «Barabba» e «Miguel Mañara». Bloc-cava il lavoro di tutta la cooperativa perdue o tre giorni e rifaceva le letture comele faceva don Giussani: «Le stesse parole ele stesse pause. Poi andavo dal Gius a rac-contare, e mi incalzava: “E loro? Cosa di-cono? Come lo prendono”? “Gius, dovrestiesser lì anche tu. Capiscono più di noi”. Elui: “Non può essere diversamente”».

Una commozione presente e reale quellache bagna gli occhi di Silvio ricordando ilGius, perché «il più bisognoso ero io, perquesto l’imprevisto più bello deve essereper me».

Pietro Bongiolatti

– spiega Silvio – quando ti parlano since-ramente, ti dicono che si accorgono ancheloro che cercando il divertimento e l’eva-sione finiscono inevitabilmente a farecose stabilite da altri. E semprele stesse, in preda a monoto-nia e ripetitività. I ballidella movida sono para-digmatici: sempre lostesso movimentodelle gambe e dellebraccia per tutta lanotte. I ragazzi san-no di “rompersi”, manon fanno altro».

Arrivati a questopunto, scivolare nell’il-lusione della droga è faci-le: «Quando non c’è nessunoche gli va incontro e non c’ènessuna proposta all’altezzadella domanda, per un ragazzo l’unica al-ternativa è pensare di potersi costruire conle proprie mani, diventare un superuomoall’altezza della prestazioni che il mondoesige. Di fronte a questa pretesa di “farsi”tanti non reggono e finiscono per “farsi”,come dicono i tossicodipendenti, creandoun proprio mondo di fantasia e illusione».

Silvio punta al cuore del problema,sfronda la discussione e tralascia progetti,regole o valori per andare alla radice: «Noi

dell’Imprevisto possiamo essere un testinteressante per un dono che ab-

biamo ricevuto. Non si trattadi nostre capacità, ma ci è

stato concesso di capirecosa serve ai giovaniperché non finiscanonei luoghi falsamentefantastici e fantasiosidel mondo della not-te». Se questa fosse la

pretesa di avere in ta-sca la ricetta per risolve-

re il dramma delle stragidel sabato sera, sarebbe una

cosa da pazzi, mentre è solo ilracconto di quello che Silvio ve-de accadere davanti ai suoi oc-

chi: un’alternativa che regge il confrontocon la realtà.

Negli occhi di Cattarina si vede un fuocoche brilla, una fiamma più vivida di quelladi tanti ventenni. Questo è il primo impre-visto, appunto un dono immeritato. Esatta-mente l’opposto dell’idea di “farsi da sé”:«Se non fosse così, se fosse frutto di una

Silvio Cattarina.