Parco delle chiese rupestri

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    12-Mar-2016
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Le chiese rupestri di Matera. Un itinerario.

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  • 5Una storia antichissima, iniziata nel Cretaceo Superiore (70 milioni di anni fa). Il Parco delle Chiese rupestri del materano, esteso lungo il territorio della Murgia, copre una superficie di circa 8000 ettari, tra i comuni di matera e di montescaglioso, fino al confine con la vicina Puglia. Laltopiano roccioso trae la sua denominazione dal termine latino Murices, che vuol dire rocce. Infatti la geologia del territorio presenta due strati di rocce sedimentarie. Lo strato inferiore costituito da una pietra calcare molto dura, di et cretacea, formatasi con la sedimentazione del fango carbonatico, del quale il cosiddetto Calcare di Altamura valida testimonianza, mentre in superficie troviamo la Calcarenite di Gravina,

    La Murgia materana

    formatasi nel pleistocene. Ed proprio nellera del Pleistocene medio (700 mila anni fa) che le caratteristiche incisioni che rendono cos suggestivo il paesaggio roccioso del territorio del Parco vengono a formarsi. Un ambiente particolarmente suggestivo, segnato da profonde gravine formatesi con linnalzamento delle terre, lo scioglimento dei ghiacciai e il ritiro delle acque verso il mare. La natura calcarea delle rocce la rende soggetta allintensa azione corrosiva delle acque piovane, le quali con lanidride carbonica svolgono unazione solvente ed erosiva. Queste valli, piene di grotte e di insenature, nascondono siti preistorici, villaggi agro-pastorali con stazzi e cisterne, chiese rupestri, edicole votive e masserie fortificate. Un patrimonio immerso in una vegetazione a tratti

    Panorama della Gravina.

  • 6impenetrabile, che ben si presta a passeggiate botaniche e faunistiche, alla scoperta di alberi, piante, fiori rari e animali in via di estinzione. La macchia mediterranea, il bosco, la gatiga e la steppa rappresentano la tipica vegetazione della zona. La superficie boschiva del Parco si estende per unarea di circa 1.000 ettari. Il Bosco di lucignano e il Bosco del Comune sono i due complessi boscati pi importanti. Il Fragno (Quercus Troiana) lesemplare arboreo che probabilmente meglio ne caratterizza laspetto paesistico. Seguono la roverella, il leccio, lOlmo, il Cerro e lAcero.Ma tra gli arbusti ricordiamo anche il Perastro, il cui tronco era utilizzato per fare statue di legno, il Ginepro, il cui lattice bruciato era usato

    come incenso nelle chiese, e il Carrubo, il cui frutto veniva dato ai bambini come fosse una cioccolata. Caratterizzano inoltre il sottobosco la Fillirea, il lentisco, lOrniello, ledera,il terebinto, lOleastro, il Cisto, la Ginestra e il Biancospino. Tra i fiori ricordiamo la Vedovella dei Prati, il Giaggiolo Siciliano, la Campanula Pugliese, il Ciclamino Napoletano e l Ofris matheolana, una piccola e rara orchidea. Molto diffuso il timo Arbustivo, una pianta aromatica e l Asfodelo, il cui fiore ornava le tombe degli antichi guerrieri greci e romani. Tra gli animali citiamo la Volpe, la Faina, il tasso, l istrice, il Gatto selvatico, il Nibbio bruno, la Poiana,

    la Ginestra.

  • 7lofris matheolana.

    l Airone Cenerino e il Falco Naumanni, una specie protetta che costruisce il nido sotto le tegole dei tetti delle case dei Sassi. Questo falchetto arriva in primavera dalle aride savane africane e si nutre principalmente di farfalle e di grilli; per questo chiamato anche Grillaio. In autunno, per svernare, dopo essersi riprodotto, si dirige a Sud-Ovest del deserto del Sahara. Si contano in tutta Europa circa quindicimila coppie, di cui il 10% nidifica in Italia. Camminando per la Murgia possibile osservare il volo di almeno 300 coppie.

  • 8Civilt rupestre tra realtstorica e storiografiamitologica

    dellottocento erano caduti in errore, affascinati pi dai colori del paesaggio che dal fenomeno rupestre.San Basilio, non fond ordini monastici, ma provenendo da una famiglia colta, esercit una valida opposizione al monachesimo bizantino, caratterizzato da un grande individualismo dei monaci, molto spesso umili, rozzi e ignoranti.Nella tradizione storiografica locale non ci sono nomi di eremiti fuggiti dalla Cappadocia, e la loro fuga verso lItalia meridionale non mai stata provata. Persino i soci del circolo culturale la Scaletta di Matera, negli anni che seguirono allo spopolamento dei

    Il Parco si connota per la presenza di gravine e luoghi impervi pieni di grotte e insenature che ben si prestano a racconti leggendari e mitologici. Fino a trentanni fa, le cripte del materano, disseminate per le gravine, apparivano come lespressione di unarte eremitico-monastica di provenienza orientale. Si riteneva che un gruppo di monaci eremiti definiti Basiliani, movendo dalla Cappadocia, in seguito alle persecuzioni iconoclastiche dellVIII e IX secolo, si erano rifugiati negli anfratti delle gravine realizzando strutture ricettive di carattere eremitico-anacoretico: eremi, asceteri, laure e cenobi. In realt molti storici illustri sin dalla fine Chiesa ruPestre madonna delle

    tre Porte: interno.

  • 9Sassi, avevano sostenuto con forza questa tesi mitologica, nel tentativo di valorizzare un patrimonio monumentale e artistico che rischiava di scomparire per sempre. Tuttavia non poteva essere noto in quegli anni il concetto di Civilt rupestre sviluppato dallo storico Cosimo damiano Fonseca solo agli inizi degli anni Settanta. Queste cripte, furono per lo pi cappelle, oratori pubblici e santuari, scavati in rupe o costruiti, dislocati lungo le principali vie di comunicazione, vicino le masserie, nei pressi dei corsi dacqua e nei luoghi frequentati dai contadini che coltivavano i campi e dai pastori che

    Chiesa ruPestre di s. aGnese.

    praticavano la transumanza.I villaggi in rupe che chiamiamo casali rupestri, sono parte integrante dellurbanistica e dellarchitettura medioevale, in cui la grotta una soluzione abitativa con un valore economico, documentato da decine e decine di atti notarili, mentre la chiesa rupestre espressione della tradizione religiosa popolare. Pertanto la tipologia insediativa dellhabitat rupestre legata allorganizzazione della vita quotidiana nel medioevo e alleconomia del territorio. Spesso le grotte erano scavate su vari livelli, proprio come i Sassi di Matera, un esempio di scelta urbanistica condivisa fino al primo dopoguerra.

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    Masserie, casali rupestri e Jazzi

    la mietitura e la trebbiatura, la masseria diventava un piccolo villaggio. Lungo il costone della Gravina di matera si registrano, a partire dal X-XI secolo, casali rupestri e jazzi abitati stabilmente o periodicamente da piccole comunit di pastori. Ricordiamo lo Jazzo di S. Nicola allOfra, lo Jazzo Nunziatella, il Villaggio Saraceno, Cristola Selva, S. maria de Olivara, la madonna della murgia, e tanti altri. Questi piccoli villaggi, composti di depositi per attrezzi, magazzini per derrate alimentari, cisterne, stalle, frantoi, forni e chiesa rupestre, con annessa area sepolcrale, conservano ancora intatto il fascino dellinsediamento spontaneo ricavato in grotta.

    Le masserie del materano, ben visibili lungo tutto il territorio del Parco, hanno costituito fino agli anni 60 il centro nevralgico degli interessi economici. I contadini e i pastori del passato, vivendo a stretto contatto con la natura, esercitavano uno sfruttamento responsabile delle risorse, un sapere trasmesso di generazione in generazione. Ciascuna di queste unit produttive, pastori, vaccari e porcari era diretta da un massaro, una figura professionale che si tramandava di padre in figlio e che coordinava tutte le attivit agricole e zootecniche. Le strutture rurali presentano ledificio padronale, gli alloggi dei salariati, i depositi, pozzi, forni e cappelle. Durante la raccolta delle olive, masseria radoGna: centro visite

    del Parco.

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    Gli arnesi utilizzati durante lo scavo sono: la dolabra o la fabrile, ovvero lascia da cavatore, il male e peggio, una specie di piccone corto, la sacena, ovvero la piccozza, e l upupa, il piccone a punta e penna. Di sostegno alle attivit della masseria e del casale era lo jazzo, un ovile dislocato lungo il corso dacqua. Scavato sempre verso sud e in leggera pendenza, per permettere lo scolo

    masseria radoGna: la caPPella.

    degli escrementi solidi e liquidi verso la concimaia e proteggere gli animali dai venti freddi del nord, il risultato di uno scavo intelligente, perfettamente integrato con la natura. La sua caratteristica il muretto a secco, che racchiude larea perimetrale destinata al giacere degli animali. A volte nelle soste durante la transumanza si utilizzavano anche recinti mobili, costituiti da addiacci a rete e cancelli in legno.

    loCalit Pedale della Palomba:insediamento Pastorale.

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    Escursione I

    mAdONNA di mONteVerdePer raggiungere la chiesa rupestre necessario andare a piedi. Partendo dai Sassi possibile scendere fin gi al torrente Gravina di Matera percorrendo Porta Pistola, un tratturo realizzato nel 1632 dalle benedettine di S. lucia alla Civita. In seguito allacquisto delle case del nobile Gianbattista Ferra e del canonico Luca Caione, le benedettine chiesero

    ed ottennero dal Sindaco Giovanni Donato Barberio, per intercessione di monsignor Spinola, lautorizzazione per inglobare nel proprio monastero la vecchia via Postergola, a patto che ne realizzassero una nuova detta appunto Porta Pistola, ovvero la Porta Posteriore. Guadato il torrente si raggiunge la piccola cappella, testimoniata sin dallanno 1583 e venerata il primo maggio. La facciata presenta tre finestre ed un campanile a vela. Frammenti di affresco sono visibili allinterno; si riconosce una Madonna con Bambino sullaltare, ed in fondo una Crocifissione. Poco oltre un laghetto naturale: lo Jurio, una inesauribile riserva dacqua per gli abitanti dei Sassi. Si osservano numerose piante igrofile e, lungo le pareti della Gravina, tane di faine e di tassi.

    mAdONNA deGli A