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Forme del discorso riportato. Usi e abusi nel giornalismo

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Polifonia •  Quando oggetto della parola è un’altra parola, altrui o propria, che si

intreccia alla prima con forme e intenzioni diverse: Stratificazione del discorso dialogismo intertestualità e intratestualità discorso riportato (o citazione)

Bachtin (Estetica e romanzo (1975), Einaudi, 1979) ha sottolineato che in una

gran quantità di testi, soprattutto letterari, si devono riconoscere diverse voci, attribuite a soggetti che parlano simultaneamente.

Ducrot (Le dire et le dit, Paris, 1984) ha sviluppato questa idea (anche sulla scia di Benveniste) mostrando che la pluralità delle voci è rintracciabile non solo in testi complessi, ma anche all’interno di un singolo enunciato.

Ma Ducrot esclude dalla polifonia i casi di discorso riportato, che invece vengono ormai fatti rientrare a pieno titolo tra i fenomeni polifonici.

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Polifonia del giornale Fisiologica: molteplicità di enunciatori delegati

Le diverse voci, ciascuna dotata di un proprio stile enunciazionale, tendono

•  a confluire in una voce coerente della testata (nel caso dei

quotidiani agenda e attivisti) oppure

•  a mantenere la propria specificità come prova della pluralità delle posizione (nel caso dei quotidiani istituzionali che applicano una strategia di neutralizzazione, es. «Corriere della sera»).

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Altro livello di polifonia: forme del discorso riportato

La trasmissione e la discussione dei discorsi altrui, della parola altrui è uno dei temi più diffusi e importanti del discorso umano (Bachtin, Estetica e romanzo, tr.it. 1979:145) Il giornalismo è il luogo professionalmente deputato alla resa della parola altrui.

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Esempi

Libero online 24.4.09 Berlusconi celebra “la libertà di tutti” / Franceschini: ritiri la legge su

Salò RE online 25.4.09 Berlusconi: ‘No equidistanza fra fascisti e partigiani’ /Il Pd: “Ritiri il ddl

su Salò St:Celebrato il 25 aprile. A Onna il cavaliere riconosce il contributo dei comunisti e

parla “del rispetto per chi lottò dalla parte sbagliata”. Poi dice: “Potrebbe diventare la Festa della libertà”. Franceschini: “Parole importanti ma il nome non si cambia”. Napolitano: “Pietà per tutti”. Folla a Milano, fischi a Formigoni. Roma, Alemanno non va.

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Cs online, 25.4.09 Berlusconi: 25 aprile di tutti / Pd: allora fermi il ddl su Salò

St: Il premier prima all’Altare della Patria con Napolitano, poi a Onna: “Rispetto anche per chi fu dalla parte sbagliata, ma no alla neutralità: la resistenza valore fondante della nazione”. Il Capo dello Stato: “A nessun caduto di qualsiasi parte si può negare rispetto e pietà”. Franceschini: “No a equiparazioni tra repubblichini e partigiani”.

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Messaggero online, 25.4.09 25 aprile, Napolitano: pietà per tutti i caduti Berlusconi: rispettare anche parte sbagliata

St: Franceschini: Pdl ritiri il progetto che equipara repubblichini e partigiani Alemanno non va a Porta San Paolo: rischio contestazioni La Moratti diserta le celebrazioni a Milano /contestato Formigoni

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il Manifesto online, 25.4.09 Le piazze rubate del 25 aprile / Una resistenza troppo condivisa

Il 25 aprile celebrato in tutto il Paese Berlusconi: “Diventi festa della libertà” Il premier a Onna: “Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, festa che deve diventare di libertà. La Resistenza, come il Risorgimento, è un valore fondante”. In mattinata il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio hanno celebrato la Liberazione a Roma, al Milite Ignoto. Berlusconi: “Pietà anche per i repubblichini”. Stop di Franceschini. Napolitano: “Pietà per tutti”.

Il giornale online, 25.4.09 Milano, fischiato il governatore Formigoni Franceschini: “Il nome della festa non si cambia”

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Che cos’è il discorso riportato?

Il discorso riportato è discorso nel discorso, espressione nell’espressione, e allo stesso tempo è anche discorso sul discorso, espressione sull’espressione.[…] Il discorso riportato è considerato dal parlante come un’espressione appartenente a qualcun altro, un’espressione che era in origine totalmente indipendente, completa nella sua costruzione, e situata fuori del contesto dato. Ora, è da questa esistenza indipendente che il discorso riportato viene trasposto in un contesto di un autore mentre conserva il suo contenuto referenziale e per lo meno i rudimenti della sua integrità linguistica, della sua originale indipendenza di costruzione. L’espressione dell’autore, nell’incorporare l’altra espressione, fa entrare in gioco norme sintattiche, stilistiche e composizionali per la sua parziale assimilazione.[…] Il meccanismo di questo processo è situato non nell’anima individuale ma nella società (Vološinov, Marxismo e filosofia del linguaggio (1929), Dedalo, 1976: 199,200,202).

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È necessario prestare attenzione al contesto citante, al “discorso riportante” in cui si inserisce il discorso riportato. Riferire un discorso significa correlarlo alla prospettiva del ricevente.

•  «Coloro che per primi analizzarono le forme del discorso riportato commisero l’errore fondamentale di separare praticamente il discorso riportato dal contesto che lo riportava. Ciò spiega perché il loro modo di trattare queste forme è così statico e inerte (una descrizione applicabile all’intero campo dello studio sintattico in generale). Invece il vero oggetto di indagine dovrebbe essere precisamente l’interdipendenza dinamica di questi due fattori, il discorso che viene riportato (il discorso dell’altra persona) e il discorso che lo riporta (il discorso dell’autore). In definitiva i due discorsi esistono realmente, funzionano e prendono forma soltanto nella loro interrelazione, e non per conto proprio, l’uno separato dall’altro. Il discorso riportato e il contesto che lo riporta non sono che termini di una interdipendenza dinamica» (Vološinov, Marxismo e filosofia del linguaggio (1929), Dedalo, 1976:205).

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Forme del discorso riportato

Quattro forme fondamentali:

•  Discorso diretto •  Discorso indiretto •  Discorso diretto libero •  Discorso indiretto libero

La tendenza oggi dominante a preferire schematizzazioni di tipo

continuo (fuzzy sets) a schematizzazioni di tipo discreto, ha portato a considerare le diverse forme di discorso riportato come varietà comprese entro i due estremi della mimesi (discorso diretto) e della diegesi (discorso indiretto) del discorso originario o discorso primo, di cui le varie forme di discorso riportato sono una derivazione.

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Mimesi e diegesi

Sono le due dimensioni costitutive dell’organismo narrativo. •  Mimesi, ovvero dialogo, citazione o riproduzione di parole: “testo di

personaggi”. La citazione della parola altrui è prima di tutto riproduzione della immagine che di essa ci si è fatta (Mortara Garavelli, La parola d’altri, 1985: 82).

•  Diegesi, cioè racconto, descrizione e avvenimenti: “testo di narratore”.

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Criterio fondamentale per distinguere DD e DI

•  La presenza di uno oppure di più centri deittici: distinzione tra diversi locutori e tra locutori ed enunciatori.

•  Nel DI il centro deittico è sempre uno solo e rimanda sempre e soltanto al locutore dell’atto di enunciazione.

•  Nel DD i centri deittici sono sempre almeno due.

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Introduttori •  Segnalatori espliciti di discorso o clausole citanti (terminologia strutturale-

sintattica), cioè porzioni discorsive che esplicitamente introducono la riproduzione della parola d’altri.

•  La cornice discorsiva può trovarsi prima, dopo o in mezzo alla parte citata •  Varietà di forme:

•  X ha detto •  X sostiene, osserva…. •  Secondo X •  A parere di X •  Con le parole di X

•  X così definisce •  X smentisce •  X conclude •  X attacca •  Ecc.

•  In forma parentetica [… (secondo X)…] segnalano una presa di distanza maggiore del reporter rispetto al discorso riportato.

•  I due punti danno un tono più incisivo al discorso riportato che segue.

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Questioni •  Sottostima quantitativa delle possibilità a disposizione del parlante

per riportare la parola d’altri

•  Sottostima qualitativa degli aspetti funzionali legati alle diverse forme del DR

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Funzioni del DD Nel racconto: •  Contestualizzazione del climax di una narrazione (messa in evidenza

dei punti cruciali). •  Intensificazione della dimensione emotiva (riproduzione di scambi di

botta e risposta: esemplificazione delle situazioni di conflitto). •  Distanziamento dalla voce del locutore riportato. Nella argomentazione: •  Rafforzamento di una tesi attraverso una strategia di autenticazione:

caso estremo in cui il locutore citato fa da portavoce al locutore citante.

Altre possibili funzioni verranno attivate di volta in volta dal contesto del DR.

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Nel giornalismo: apparente centralità della funzione di

verità del DD •  Nei quotidiani il DD sembra la forma di distanziamento (hedging) più

frequente, soppiantando altre forme con funzione analoga, quali l’uso di espressioni come “forse”, “probabilmente”, “il cosiddetto”, “il presunto”; verbi modalizzatori o al condizionale.

•  Il ricorso al DD nei titoli sembra conferire loro “neutralità”, introducendo una forza illocutiva globale di tipo espositivo.

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D.Tannen,Talking Voices, Cambridge University Press, 1989. M. Mizzau, La finzione del discorso riportato, in F. Orletti (a cura di), Fra

conversazione e discorso, Carocci, 1994. T. I. Sakita, Reporting Discourse, Tense and Cognition, Amsterdam,

Elsevier, 2002.

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•  Il DD non assolve una funzione meramente riproduttiva. Più che

riportare le parole effettivamente usate il DD sembra aggiungere vivacità alla narrazione, fornire la possibilità di diverse prospettive e dare l’impressione di un’autentica ripetizione dell’evento, senza però esserlo davvero.

•  Il DD riguarda dunque non la riproduzione di enunciati ma l’evocazione di situazioni enunciative.

•  Serve anche ad evitare l’operazione cognitivamente più complessa di una trasposizione in discorso indiretto o di una sintesi riassuntiva.

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Finalità sintattiche e semantiche del DD

•  fornire una informazione rapida •  costruire un effetto di immediatezza e massima sinteticità •  Ipersemplificazione •  mettere in rilievo aspetti marginali ma suggestivi (rapporto primo piano/

sfondo) Finalità comunicative

•  Drammatizzare •  Catturare l’attenzione •  Favorire la focalizzazione •  Favorire la comprensione

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•  A queste funzioni Santulli (Le parole del potere, il potere delle parole, 2005) aggiunge:

•  il principio di autorità e l’effetto eco, che consente di mettere in risalto e dare risonanza al discorso di un personaggio.

Esempio: Il discorso di Berlusconi a Strasburgo (2.7.2002), cfr. Santulli, Il potere delle parole, le parole del potere, Angeli, 2005. Il Giornale: T. «Così l’Italia ridarà slancio all’Europa» St. Berlusconi illustra il programma: dall’allargamento ad est alla riforma delle pensioni. •  Calaresu (Testuali parole, Angeli, 2005) evidenzia anche la tipizzazione: il

parlante citato viene caratterizzato attraverso le parole che il parlante citante gli attribuisce.

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Stipulazione di autenticità •  Mentre le definizioni tradizionali del DD includono il tratto della fedeltà

al discorso primo, le analisi mettono in evidenza una diffusa infedeltà del DR nella forma diretta.

•  L’infedeltà nel riportare discorsi riguarda primariamente il passaggio da una forma parlata ad una seconda forma parlata, ma anche da una forma parlata a una forma scritta.

•  Più raramente da una forma scritta a una forma scritta (vedi studio di Santulli sul discorso di Berlusconi a Strasburgo, 1° luglio 2003).

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Livelli di fedeltà Secondo Short (1988) la fedeltà del DD riguarda tre diversi

livelli:

•  La forza illocutiva, cioè la funzione comunicativa del discorso primo

•  Il contenuto proposizionale del discorso primo

•  Il lessico e le strutture del discorso primo

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Tipi di infedeltà nel DD Sulla base di Short, Calaresu individua 4 tipi di infedeltà:

•  Formale: rispetto al lessico e alla struttura del discorso primo

•  Pragmatica: rispetto alla forza illocutiva ma anche agli aspetti contestuali del discorso primo

•  Esistenziale (esistenza stessa del discorso primo)

•  Sia formale che pragmatica L’infedeltà formale e pragmatica produce l’infedeltà di

contenuto o proposizionale.

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•  Infedeltà di forma (la più diffusa): •  Il DD è una parafrasi riassuntiva del discorso primo, più o meno

elaborata o semplificata.

•  Infedeltà contestuale o pragmatica (riguarda anche il DI)

•  Relativa al mancato rispetto della forza illocutiva: ironia, ordine, esclamazione, minaccia, avvertimento ecc.

• Combinazione della infedeltà formale e pragmatica •  Modifica del contesto di inserimento degli enunciati proferiti •  Modifica del tono emotivo •  Modifica della forma lessicale e sintattica

Ma modificare il grado di assertività, la modalità, l’impegno, il lessico (non esistono sinonimi assoluti) incide sul significato delle parole riportate.

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•  Infedeltà esistenziale

•  Quando il discorso primo non è mai esistito (è solo immaginato o evocato). Funzione di drammatizzazione che guida la decodifica e l’interpretazione dell’interlocutore.

•  Secondo Calaresu in questo caso si ha un inversione del ruolo di portavoce: nel DD fittivo il parlante (inventato) citato fa da portavoce al parlante citante, che generalmente gli fa esprimere una propria valutazione (vedi Percontatio)

•  Modalità t ipica della narrazione artistica (letteraria o cinematografica) oppure del parlato ordinario (anticipazione di discorsi che potrebbero avvenire o richiamo a discorsi che avrebbero potuto realizzarsi).

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Percontatio Rinvio alla distinzione tra locutore ed enunciatore (Ducrot) Locutore = soggetto della enunciazione (chi parla) Enunciatore = responsabile dell’atto illocutivo, punto di vista dell’enunciazione

Angelo Acquaro, RE, 3.5.2011: Che sapore ha la vendetta? Wayne Hobbin non avrebbe immaginato di inginocchiarsi

davanti a Ground Zero […].

Le domande poste nell’incipit introducono un enunciatore (il lettore, che sembra

voler sapere qualcosa dal giornalista): forma non esplicitata di discorso riportato.

Forma eco, che rientra tra i fenomeni di riproduzione del discorso altrui (il

fenomeno eco è una forma di ripetizione).

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La valutazione delle conseguenze della infedeltà varia sui

tre assi (diastratico, diamesico e diafasico), da una maggiore tolleranza nei contesti familiari ad una minore accettabilità nei contesti ufficiali e scritti. Nel discorso ordinario la richiesta di fedeltà riguarda quasi esclusivamente i contenuti, nei discorsi formali e ufficiali riguarda anche la forma.

L’infedeltà esistenziale è molto grave in contesti giudiziari,

giornalistici, politici, scientifici.

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Cause della infedeltà •  Riferire un discorso significa sempre

•  correlarlo alla prospettiva del ricevente •  Adattarlo a un diverso contesto •  Collocarlo in un diverso genere testuale •  Adattarlo a un diverso mezzo (problema diamesico: passaggio dal parlato

al parlato; dal parlato allo scritto, dallo scritto al parlato, dallo scritto allo scritto)

La riproduzione della parola d’altri è cioè sempre orientata (Sternberg parla di fattori costituzionalmente anti-riproduttivi)

•  La resa fedele non è la principale funzione del DD nel caso del parlato e non lo è sempre nel caso dello scritto.

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Sul piano della produzione: limiti di memoria, vincoli di

spazio grafico e di pregnanza impediscono la riproduzione fedele di un discorso

La scarsa fedeltà del DD è una conseguenza del ruolo del

giornalista, che

•  non è un registratore passivo ma un interprete attivo •  Ha vincoli spaziali •  Vincoli di significatività e di pregnanza

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DD e intervista Eco, Sulla stampa, 1997: i giornali traboccano di interviste Cause:

•  Settimanalizzazione, spettacolarizzazione, teledipendenza (Murialdi 2002) •  Influenza del linguaggio politico sempre più immediato e spontaneo

Effetti

•  Aumento della polifonia, che diviene sempre più complessa

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Un genere inutile: le interviste alla gente comune

•  Aldo Grasso, CdS, 11.11.2012: Per favore: cancellate le interviste alla gente comune

•  Dieci motivi per la loro definitiva cancellazione:

•  Non servono a niente, sono piene di banalità, fanno colore e basta

•  Sono altamente manipolabili: il giornalista seleziona quelle che servono a sostenere la tesi del servizio

•  La gente, pur di apparire, è pronta a dire qualsiasi cosa

•  Il passante disposto a farsi intervistare per strada da un tg o è un perdigiorno o è un esibizionista

•  L’uomo della strada viene spesso spacciato per opinione pubblica (o vox populi), ma non è verò: è solo sbornia demagogica.

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•  Le interviste per strada (in cui rientrano anche quelle al citofono) servono solo al giornalista per non assumersi la responsabilità etica di quello che sta mandando in onda.

•  Con l’abolizione dell’intervista per strada si eviterebbe che il cronista si avvicini a una persona che ha appena subito una grave disgrazia per assalirla con la fatale domanda: «cosa ha provato in quel momento?», oppure «è pronto a perdonare l’assassino di sua figlia?».

•  Bisogna oscurare per sempre i vicini di casa, quelli che richiesti di un parere sul «mostro» che abita sul loro pianerottolo rispondono ogni volta: «Era una persona normale, a posto, tranquilla».

•  Quando Winston Churchill ha pronunciato la famosa frase – «la democrazia è la peggior forma di governo possibile, eccezion fatta per tutte le altre» – aveva in mente le interviste radiofoniche alla gente comune.

•  Esiste la fondata possibilità che gli intervistati non capiscano la domanda, soprattutto per come è stata posta dai giornalisti. Quindi, è meglio evitare.

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La diffusione del DD è comune a tutte le tradizioni giornalistiche?

•  No: è decisamente caratteristica del giornalismo italiano •  Ancora una questione di contratto di lettura: cosa significano le

virgolette per il lettore anglofono e cosa significano per il lettore italiano?

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Giornalismo italiano e giornalismo anglofono

•  Il patto tra giornalista e lettore nei paesi anglofoni include l’esattezza (e dunque la fedeltà) delle citazioni (criterio di veridicità verbale).

• Quello tra giornalisti e lettori italiani ammette la modifica dei discorsi tra virgolette, sia per esigenze di sintesi, sia per evitare la frammentazione del parlato (criterio di veridicità sostanziale).

• Problema del rapporto tra fatti e interpretazioni.

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Funzioni del DD nel giornalismo anglofono

•  Segnalare le parole effettive del personaggio (cioè un fatto).

•  D i s t a n z i a r s i d a q u a n t o d i c h i a r a t o d a l p e r s o n a g g i o (deresponsabilizzazione del giornalista).

•  Aggiungere alla narrazione lo stato d’animo, il tono emotivo del personaggio.

In generale il DD è un’eccezione, non la regola nella scrittura

giornalistica. La resa attraverso il DI consente di focalizzare meglio il racconto (A. Bell, The Language of News Media, 1991). Anche Scollon (Mediated Discouse as Social Interaction. A study of News Discourse, 1998) sottolinea il maggiore controllo sul racconto consentito dal DI.

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Caratteristiche della tradizione italiana

•  Ruolo dell’interpretazione, in quanto lettura autorevole dei fatti (onestà vs oggettività); influenza della prospettiva filosofica ermeneutica ma anche della tradizione religiosa (Colombo, Manuale di giornalismo internazionale, Laterza 1995).

•  Scarsa considerazione del ruolo della lingua e in generale dell’organizzazione verbale del testo (modalità, scelte lessicali ecc.).

•  Eccessiva fiducia nelle proprie capacità di resa del contenuto sostanziale.

Vedi anche considerazioni di Papuzzi, Professione giornalista, n. ed.

2010: 39-45.

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Ibridazioni

Mortara Garavelli, Strutture testuali e retoriche, in Sobrero (a cura di), Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture, 1999:398-9: «Che cosa è cambiato oggi nel costume citatorio? […] i cambiamenti dipendono da fatti di struttura: e questi consistono essenzialmente nella possibilità, per la lingua italiana, di attenuare o addirittura di eliminare, nelle procedure narrative, i confini tra contesto citante, discorso indiretto subordinato e non subordinato e stile indiretto libero, oltre che di alternare, con un procedimento di antica tradizione, forme citazionali dirette e indirette. Sono strategie letterarie, praticate con successo nella narrativa dalla metà dell’Ottocento in poi, ma anticipate, con intenti imitativi del parlato, già da autori del Seicento, e reperibili ancor prima, sia pure saltuariamente, in testi trecenteschi, in conseguenza dell’allentarsi dei rigidi legami subordinativi del periodare latineggiante».

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•  Tendenza ad attenuare o addirittura a eliminare i confini tra contesto citante, discorso indiretto subordinato e non subordinato e stile indiretto libero.

•  Gli indicatori grafici tradizionali vengono usati con molta libertà: •  virgolette citazionali sia per gli enunciati che si vogliono far passare per

autentici sia per quelli che sono chiaramente parafrasi (in forma diretta) degli originali discorsi diretti privi dei consueti indicatori grafici: il riconoscimento è affidato alla sola struttura sintattico-pragmatica (uso della I persona nelle frasi citate) (es.: “Manda un messaggio chiaro: non ci fermeremo, nessuno ci fermerà”, La Repubblica, 5.4.93)

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Questioni •  C’è una correlazione tra diversi tipi di testate e uso del DD? Una ricerca di Santulli ha mostrato che il DD compare più frequentemente nei quotidiani politicamente schierati, mentre il ricorso al DI è più frequente nei quotidiani istituzione. È sempre così?

•  C’è una correlazione tra sezioni del quotidiano e DD?

•  La fedeltà del discorso è una questione etica oppure una questione linguistica?

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Polifonia patologica: discorso indiretto libero

Bally (1912) introduce nell’analisi del discorso riportato lo “stile indiretto

libero”. Il DIL sussiste ogni volta che il centro discorsivo (locutore) di una

enunciazione (E) funziona come tale soltanto per il sistema personale e non anche per gli altri aspetti della deissi e per gli elementi orientativi in genere. Tutti gli altri elementi che abbiano un qualche grado di indessicalità (deittici di luogo e di tempo, dimostrativi, forme esclamative, interiezioni ecc.) sono regolati invece come se il centro discorsivo fosse costituito dal primo locutore, e ciò conformemente a quanto accade nel DD (Mortara Garavelli 1985:113).

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•  DI: L’imputato dichiarò di essere innocente •  L’enunciazione riportata è formalmente dipendente dalla enunciazione

riportante. Presenza di un unico centro discorsivo

•  DD: L’imputato dichiarò: “sono innocente” •  L’enunciazione riportata è formalmente indipendente dalla enunciazione

riportante. Presenza di due centri discorsivi

•  DIL: L’imputato fu interrogato. Era sempre stato amico della vittima, era

innocente

•  forma più ambigua: la seconda parte dell’enunciato in questo caso può essere infatti sia affermazione dell’imputato sia constatazione oggettiva;

•  funzione primaria: nascondimento del narratore; messa in scena (mimesi) della parola dei personaggi; drammatizzazione; punto di vista del personaggio.

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Altri esempi

•  Si ostinava a dire che il viaggio le avrebbe fatto certo più male. Oh, buon Dio, se non sapeva più neppure come fossero fatte le strade!..per carità, per carità, la lasciassero in pace! (Pirandello)

•  E se ne stizzì tanto che improvvisamente si interruppe per ordinare

che, perdio, quel figliolo se ne poteva andare a piangere di là. Aria! Aria! Un po’ d’aria intorno al letto (Pirandello, Superior stabat lupus)

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Caratteristiche del DIL (cfr. Loporcaro, 2004:108)

•  Sfasatura indicale: mancanza di congruenza tra la deissi personale e la deissi spaziale e temporale (compresi i tempi verbali).

•  Sfasatura lessicale: scelte lessicali marcate (caratterizzate sul piano della varietà linguistica).

•  Sfasatura espressiva: elementi espressivi (interiezioni, esclamazioni) non orientati sul locutore0.

Risultato: sfasatura enunciativa o paradosso enunciativo, assenza di coerenza tra indicatori di persona e altri indici di orientamento (spaziale e temporale)

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Modo e Voce

Genette, Discours du récit, 1972.

• Modo: punto di vista di chi orienta la prospettiva narrativa (chi vede?, focalizzazione)

• Voce: narratore (chi parla) •  Eterodiegetico (assente dalla storia) •  Autodiegetico (protagonista della storia) •  Allodiegetico (narratore testimone della storia)

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Voce e modo nel DIL Il DIL mescola voce e modo. Cfr. Loporcaro, p. 111: «L’uso di deittici orientati su un personaggio L1 (caratteristica a) induce il lettore a vedere la scena dalla prospettiva di quest’ultimo ma rende nel contempo il modo in cui il personaggio stesso, a partire dal proprio centro discorsivo, ne parlerebbe. L’uso di parole o espressioni attribuibili alla varietà di lingua di L1 (caratteristica b) converge su questo stesso effetto di focalizzazione facendo sentire una voce particolare, quella del personaggio L1, che si sovrappone a quella del narratore».

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Focalizzazione • Focalizzazione zero (assenza di focalizzazione)

• Focalizzazione interna: la scena è vista dalla prospettiva di un personaggio

• Focalizzazione esterna: nessun accesso alla prospettiva dei personaggi

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Strategie di focalizzazione interna, esempi •  Quattordicenne folgorato a Milano mentre dipinge le pareti esterne di

un convoglio del metrò: “Più fai metro e più spacchi, è il gergo dei writers” (Tg1, h 20.00, 17.6.2002)

•  Paolo Pari era appena salito sulla sua Bmw nera quando l’hanno giustiziato (Tg1, h 13,30, 28.12.2001) •  Il verbo giustiziare è entrato nell’uso corrente dei mass media dal gergo

dei terroristi

•  Uccisi due barboni a Prato: “Forse un giustiziere” (Tg1, h 20.00, 21.9.2002)

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Analogo discorso per il sostantivo esecuzione:

•  Servizio sulla missionaria Annalena Tonelli in Somalia: “Un’esecuzione ancora senza un perché” (Tg1, h 20.00, 6.10.2003)

• Assassinio a Bologna del prof. Marco Biagi: “Ed è stata pare una vera e propria esecuzione. Questo ha rivelato l’autopsia” (Tg1, h.20.00. 21.3.2002). •  Sei colpi calibro 7,65. L’ultimo sparato in faccia. Come le bestie. «Come la mafia»

scuote uno sbirro d’esperienza, la testa pelata, l’orecchino di diamanti al lobo sinistro […]. «Per noi è difficile far vivere i nostri figli qui», commentano al Grottino, un panzerotto da Dio (RE on line, 17.3.2011)

•  Tre vittime spaiate e un killer di ghiaccio. Ore 2,27. Paulo («Paula») Barboza do Santos, 29enne viado brasiliano con la passione per la cocaina, era l’obiettivo: centrato per primo, finito per ultimo (RE on line, 19.12.2010)

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• Altre espressioni gergali ricorrenti:

•  “…anche se il taxi sul quale viaggiavano era ‘pulito’” •  “la soffiata arriva da Angelo Siino, il boss di Cosa Nostra che collabora con

la giustizia” •  “Sei ragazzi decidono di passare una serata diversa..Doveva essere una

serata da sballo” •  “Droga e alcol: una miscela pericolosa che continua a far vittime fra i

giovani in cerca di sballo” •  “Qui il supermarket dello spaccio non conosce sosta: si lavora a pieno

ritmo anche a Natale”.

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Le parole della mafia •  “Uccisi due coniugi a Corleone”. Il cronista commenta: “Forse avevano

visto qualcosa che non dovevano vedere” (forse testimoni di un delitto) •  Un giovane di Modugno “freddato con un colpo al petto” •  “da più di dieci anni pagava il pizzo” (era soggetto ad estorsione) •  “due imprenditori denunciano di essere stati costretti a pagare il pizzo” •  “qui a Caccamo il rispetto per Nino (Giuffrè) è ancora grande. •  “quando l’hanno arrestato gli hanno trovato addosso una saccata di

bigliettini. I pizzini, come li chiamano in Sicilia •  “lo si vede poco anche nelle campagne di R., dove è tornato ad abitare

e dove con Brusca fece le prove dell’attentatuni”

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L’adozione del punto di vista del personaggio •  Ripresa delle parole che appartengono all’ambiente del personaggio,

con effetto di focalizzazione interna e di mimesi.

•  Le parole mediano un punto di vista: adottare le parole altrui implica adottare il punto di vista altrui.

•  Il giornalista non ha più un suo punto di vista

•  Di contro, si veda l’esempio di Montanelli (Così ho visto la battaglia di Budapest) come giornalismo oggettivo riportato in Papuzzi, Professione giornalista (Donzelli, 2010: 171-2): Oggettività: da una parte c’è il ettore, dall’altra il giornalista.«Il lettore non vede Budapest in rivolta, ma Montanelli nella rivolta di Budapest».

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•  La voce del personaggio si sovrappone a quella dell’enunciatore.

•  Il DIL è una forma legittima del testo narrativo, ma non di

quello informativo. • Polifonia patologica nel giornalismo: assumere parole

altrui equivale a veicolare concezioni che a queste parole sono inscindibilmente legate; avvicinamento alle “parole della gente”.

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Griglia per l’analisi del Discorso riportato

•  Quantità di occorrenze del DD e loro collocazione •  Il DD compare in forma libera o legata? •  Quale modalità è attivata dagli introduttori? •  Quale funzione del DD viene privilegiata? •  Sono rispettati tutti i livelli di fedeltà?

•  Ci sono forme di DIL? •  Quali sono gli indicatori? Indicali, lessicali o espressivi? •  Chi sono i locutori e chi sono gli enunciatori? •  Quale strategia di focalizzazione viene privilegiata? NB: l’analisi deve essere condotta mettendo a confronto più testate.