ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI. ... 72 1.1 CRITERI GENERALI PER L’INTEGRAZIONEDEGLI ALUNNI...

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  • ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI…………………………………………………. pag. 72

    PIANO DI INCLUSIONE PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI

    SPECIALI……………………………………………………………………………… pag. 79

    PIANO ANNUALE PER L’INCLUSIONE…………………………………………. pag. 85

  • 72

    1.1 CRITERI GENERALI PER L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

    1.1.1 L’INSERIMENTO DELL’ALUNNO DIVERSAMENTE ABILE

     L’inserimento dell’alunno diversamente abile è garantito dalle leggi dello Stato: Legge 104/1992 e

    Legge 517/1977.

     Il bambino disabile va riconosciuto come persona con risorse da valorizzare.

     Il progetto educativo deve essere finalizzato al suo pieno inserimento nella classe e nel plesso di

    appartenenza.

     La progettualità educativa sul soggetto diversamente abile coinvolge in forma Collegiale,

    l’intero team di insegnanti di classe, l’insegnante di sostegno, l’assistente educatore.

    QUINDI INTERAGISCONO CON L’ALUNNO:

    ALUNNO

    TEAM/CONSIGLIO EDUCATORE

    INSEGNANTE DI

    SOSTEGNO

    1.1.2 DEFINIZIONE DELL’INSEGNANTE DI SOSTEGNO

    Si citano dalla C.M. n° 199/79 e dall’ultimo comma dell’art. 9 del D.P.R. 31/10/75, le seguenti

    definizioni:

     “L’insegnante di sostegno è assegnato a scuole normali per interventi individualizzati di natura

    integrativa in favore della generalità degli alunni e in particolare di quelli che presentano

    specifiche difficoltà di apprendimento”.

     “L’insegnante di sostegno assume la contitolarità delle classi in cui opera e collabora con gli

    altri docenti delle classi, con i genitori e con gli specialisti delle strutture territoriali per

    programmare ed attuare progetti educativi personalizzati”.

     “L’insegnante di sostegno deve essere quindi, pienamente coinvolto nella programmazione

    educativa e partecipare a pari titolo alla elaborazione ed alla verifica delle attività di

    competenza dei Consigli e dei Collegi dei docenti”.

    L’insegnante di sostegno opera quindi:

     nelle classi comuni in cui sono inseriti soggetti portatori di handicap;

     collegialmente con i docenti assegnati alla classe in tutti i momenti della vita scolastica: conoscenza

    degli allievi, rapporto con le famiglie, programmazione e verifica di obiettivi, contenuti, strumenti,

    tempi di realizzazione dell’attività scolastica;

     con interventi individualizzati da non confondersi con gli interventi individuali, pure necessari e/o

    indispensabili in certi casi.

     Tali interventi sono richiesti anche a tutti i docenti e per tutti gli alunni e presuppongono la conoscenza

    e la padronanza di metodologie e tecniche di individualizzazione dell’insegnamento, cioè la capacità di

    condurre un gruppo i cui componenti si trovino a livelli diversi di formazione e di informazione.

     L’intervento dell’insegnante di sostegno ha una “natura integrativa” per la riconosciuta

    “caratterizzazione educativa” della scuola dell’obbligo.

     Gli interventi dell’insegnante di sostegno, secondo la C.M. citata, sono rivolte alla generalità degli

    alunni della classe in cui è inserito l’alunno diversamente abile, perché ne sia favorita l’integrazione

  • 73

    attraverso la realizzazione di situazioni educative (v. 517/77) commisurate al tipo di handicap.

     Inoltre la citazione della C.M. 169/78, “l’insegnante di sostegno è assegnato alla classe e non

    all’alunno” sottolinea l’opportunità di mettere in atto forme di collaborazione e strutture organizzative

    non rigide ma flessibili, tali da consentire che l’insegnante di sostegno non venga utilizzato per

    operare sempre da solo con il soggetto portatore di handicap, ma si possa godere del suo

    contributo all’interno della classe di assegnazione.

     È così possibile, in sede di valutazione, godere del contributo motivato dell’insegnante di

    sostegno.

    Le modalità di intervento che più frequentemente risultano funzionali sono:

    a) intervento in classe in situazioni di lavoro diretto con l’alunno o “a distanza”; in questo secondo caso

    si cerca di evitare o di disincentivare la dipendenza dell’alunno dall’insegnante e stimolare momenti di

    lavoro autonomo, quando l’alunno sia in grado di gestirli;

    b) intervento su un piccolo gruppo di alunni tra i quali anche l’alunno portatore di handicap,

    finalizzata ad obiettivi sia comuni al gruppo sia differenziati per i diversi componenti del gruppo;

    c) intervento individuale, anche esternamente alla classe, finalizzato ad obiettivi connessi all’acquisizione

    di strumentalità scolastiche o allo sviluppo dell’autonomia che necessitino di attenzione e

    concentrazione difficili da ottenere in una situazione con numerose presenze.

    Tuttavia, come si evince dalla C.M. 250, quest’ultimo punto non deve essere un pretesto da parte degli

    insegnanti di classe, che tante volte delegano all’insegnante di sostegno al di fuori della classe, la

    responsabilità e l’attuazione del progetto educativo senza tener conto però che in tale modo l’alunno

    viene isolato anziché integrato nel contesto della classe;

    d) intervento su due o tre bambini con handicap, finalizzato ad attività che possono essere svolte

    insieme dai diversi alunni.

    È fondamentale comunque che:

     tutti gli alunni della scuola siano coinvolti nella programmazione e nell’organizzazione degli interventi;

     tutte le possibili risorse della scuola siano utilizzate; in questo senso possono e devono essere previsti

    inserimenti in attività gestite anche in classi diverse da quelle di appartenenza giuridica dell’alunno,

    quando l’attività programmata costituisca un’utile proposta per l’alunno stesso;

     la scuola con tutte le componenti sia responsabile dell’integrazione dell’alunno diversamente abile;

     l’insegnante di sostegno svolga funzione di coordinamento degli interventi, fatte salve le competenze

    del coordinatore di classe e dei Capi d’Istituto.

    1.2 STRUMENTI PER LA DOCUMENTAZIONE DEL PERCORSO EDUCATIVO DELL’ALUNNO DIVERSAMENTE ABILE

    1.2.1 IL PROFILO DINAMICO FUNZIONALE (P.D.F.)

     Viene predisposto congiuntamente dall’Equipe Socio Sanitaria, dalla scuola e dalla famiglia entro il 30

    ottobre dell’anno scolastico frequentato dall’alunno.

     Il P.D.F. pone in evidenza il profilo dell’alunno dal punto di vista fisico, sociale, affettivo e

    comportamentale.

     Nella DIAGNOSI FUNZIONALE si mettono in rilievo sia le difficoltà, sia le possibilità di

    recupero, sia le capacità e le abilità possedute, che devono essere sostenute, sollecitate e

    successivamente rafforzate.

    1.2.2 IL PROGETTO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO (P.E.I.)

     Il P.E.I. è il successivo itinerario di preparazione dell’attività scolastica inserito nella programmazione

    educativo-didattica: tale programma definisce l’orario, le modalità d’intervento e una serie di traguardi

    intermedi volti all’acquisizione di abilità di autonomia, di competenze e abilità per la conquista di

    strumenti operativi basilari.

     Sono previste anche le verifiche in itinere (di norma mensili C.M. 250/85) per valutare l’efficacia degli

    interventi ed adeguare il progetto educativo individualizzato.

     Il P.E.I viene illustrato periodicamente alla famiglia dell’alunno e agli operatori ASL per ogni possibile

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    suggerimento integrativo. Viene deliberato dal Consiglio d’Interclasse Tecnico e successivamente dal

    Collegio Docenti.

    L’insegnante di sostegno in collaborazione con gli insegnanti di classe predispone il PIANO EDUCATIVO

    INDIVIDUALIZZATO (P.E.I.) completo di:

    1) definizione del profilo dell’alunno al momento del suo ingresso nella scuola che si ottiene raccogliendo:

     dati della diagnosi funzionale rilasciata dall’ASL;

     informazioni delle programmazioni e verifiche precedenti se esiste una scolarità pregressa;

     indicazioni dai docenti, dagli operatori e dalla famiglia.

    2) predisposizione di un’attività specifica di osservazione durante il primo periodo di frequenza scolastica,

    per valutare gli aspetti generali comportamentali, i livelli di apprendimento, le abilità già acquisite;

    3) definizione degli obiettivi generali e specifici da raggiungere completi di tempi d’azione, materiali,

    spazi, tipo di assistenza necessari, metodologia, tipo di attività da svolgere e relative prove di verifica e

    valutazione.

    1.3 DEFINIZIONE DELL’ASSISTENTE EDUCATORE

    L’assistente educatore collabora con i docenti della classe. Le sue competenze sono:

    1) assistenza fisica:

    comporta il sollevare l’alunno, l’aiutarlo negli spostamenti, nell’utilizzo dei servizi igienici, nel mangiare,

    nel vestirsi e nello svestirsi, e in tutte le attività in cui necessita di aiuto;

    2) assistenza educativa:

    il ruolo dell’assistente è esecutivo di quanto programmato dai docenti, che all’inizio dell’an