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Lezione XII. La rivoluzione culturale

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Lezione XII. La rivoluzione culturale

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• Due aspetti principali:– La rivoluzione del sentimento e

l’emergere del soggetto femminile– la secolarizzazione

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La rivoluzione del sentimento e l’emergere del

soggetto femminile

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I valori dell’individuo

Il romanticismo grande corrente culturale che ha continuato a scorrere con immutato vigore fino a noi (i valori veicolati dal grande cinema commerciale)

Critica del razionalismo illuminista: contro modelli e principi universali, sentimento e interiorità, emozioni e anima, ribellione contro le convenzioni, culto dell’originalità e del genio (il cuore vale più della testa)

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Avviare nuovamente l’uomo verso forze eterne e stabili all’interno di se stesso ma al di fuori del suo controllo razionale (realizzazione dell’individuo anche contro il destino)

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L’emergere del soggetto femminile

Radicale novità anche quella dell’accesso delle donne ai diritti

Profondità storica della “differenza” (la Genesi come interpretazione della sconfitta femminile; il patriarcato e i suoi antichi motivi)

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Due aree non comunicanti: L’impegno politico, sociale, intellettuale,

economico (il pubblico) al maschio; La continuità della specie, l’organizzazione della

vita quotidiana, la piccola produzione per la sopravvivenza, i rapporti personali (il privato) alla femmina

Sempre la Genesi: l’uomo “lavorerà col sudore della fronte”; la donna “soffrirà i dolori del parto”

Donne dunque solo oggetto di manipolazione? Hanno certo esercitato funzioni e poteri, ma in un’area separata e delimitata

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Rapporto gerarchico uomo-donna realtà di fatto innegabile nei secoli: all’uomo l’autorità, la sicurezza, l’autonomia; la donna si esprime con la subordinazione e il sacrificio di sé

Il cristianesimo parla di parità (“né uomo né donna”) ma solo davanti a Dio

Non basta nemmeno la nascita della concezione moderna dell’individuo soggetto dei diritti: essa è pensata come paradigma maschile (da Locke a Rousseau) e non modifica la gerarchia tra i sessi

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Tuttavia la frattura della modernizzazione (trasformazioni politiche, economiche, culturali 1750-1850) offre il terreno sul quale è possibile che emergano le rivendicazioni del mondo femminile: nascono la “questione femminile” e il “femminismo”

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Donne e trasformazioni politiche

Nell’Antico Regime la società è patrilineare: i patrimoni (sia nel mondo contadino che in quello nobiliare) sono gestiti dal soggetto familiare; le donne sono senza diritti, come stranieri e minori

La Rivoluzione francese è una rivoluzione dei diritti: i soggetti sono gli individui; e le donne?

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Nella Rivoluzione la presenza femminile è forte (dame e salotti; i Cahiers de doléance femminili; la partecipazione popolare femminile; i club femminili; Dichiarazione dei diritti della donna di Olympia de Gouges)

Dopo un aspro dibattito le donne vengono però escluse dai diritti politici: de Gouges ghigliottinata nel Terrore

Resta però l’idea di eguaglianza, difficile da eliminare: la diseguaglianza femminile è per la prima volta in contraddizione con i principi ispiratori della società, mentre prima la gerarchia era in piena armonia

I Codici della rivoluzione, intanto, eliminano la impossibilità di ereditare, fare testamento ecc.

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Donne e trasformazioni economiche

L’esperienza del lavoro in fabbrica uno dei detonatori principali della questione femminile

Non inaugura certo il lavoro femminile (la grande azienda familiare contadina o artigiana; la domestica; la prostituta), anzi per certi versi lo sottrae (gli uomini che non avrebbero mai salato il porco, fabbricato candele o tessuto in casa lo fanno in fabbrica)

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Il lavoro femminile in fabbrica è antagonistico sin dall’inizio rispetto a quello maschile (si diffonde, con quello infantile, perché più a buon mercato) e particolarmente fragile: è spesso vissuto come necessità negativa

Tuttavia, elemento di maturazione e socializzazione (anche se senza esagerare: presenza femminile nel movimento operaio subalterna e marginale)

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L’effetto della rivoluzione industriale è così soprattutto quello di rompere l’unità tra lavoro e famiglia: alla famiglia produttiva (con un certo ruolo direttivo femminile) si sostituisce la famiglia nucleare (in cui la donna diverrà la casalinga)

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Donne e trasformazioni culturali

La rivoluzione romantica del sentimento è anche una rivoluzione della sessualità che porta all’emancipazione della coppia dalla grande famiglia patriarcale

A) Nuova enfasi sul sentimento della maternità con la riduzione della mortalità infantile e il lavoro industriale (prima invio dei figli a balia e distacco psicologico; ora dipendenza madre-bambino: uscita dell’uomo dalla case; alla donna la sorveglianza e l’educazione dei figli)

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B) L’amore romantico pone l’esigenza di un partner con cui intendersi: nasce l’idea della grande storia d’amore contro le

prescrizioni rituali, le tecniche di corteggiamento, le strategie familiari;

l’amore è qualcosa di passionale e misterioso, che non dipende più dai calcoli di vantaggi e svantaggi, ma è sul piano della fantasia e dei sentimenti non controllabili, è avventura esclusiva

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Tutto questo comporta una esaltazione della donna, ma anche la costruzione di un rigido stereotipo:

UOMO DONNAforte dolceaggressivo pudica iniziativa sacrificioragione sentimentoconquistatore deboleprotettivo angelo

focolare

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Lo sviluppo della questione femminile

Anche se la questione femminile è nata, il XIX secolo è ancora un secolo maschile:Movimenti proto-femministi hanno scarsissimo

seguito e sono presto dimenticati1869 John Stuart Mill: Sulla schiavitù della

donnaNegli USA, dopo la guerra di Secessione,

movimento per il voto alle donne e ai neri (se votano i maschi neri, perché non le donne bianche?)

Donne ancora in genere escluse dai diritti politici, dalle professioni, dall’università

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La socializzazione, le esperienze, le lotte sindacali, il lavoro delle donne piccolo-borghesi nei servizi (segretarie, telefoniste, commesse) fanno progressivamente crescere la coscienza femminile

Il XX secolo sarà il “secolo delle donne”:1902 Women’s Social & Political Union di

Emmeline Pankhurst: il suffragismo1903: voto in Australia1906: Finlandia1913: Norvegia1915: Danimarca e Islanda1918: Gran Bretagna1920: Stati Uniti (ma alcuni degli Stati già prima)

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1921: Svezia1945: Francia1946: Italia1952: Grecia1971: Svizzera1975: Spagna (1931 la Repubblica; poi il franchismo

toglie il diritto)1976: Portogallo (caduta Salazar)

Negli anni ’20 in Europa accesso alle professioni (ad es. il fascismo nega l’accesso ad alcune professioni come insegnati di filosofia o religione)

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La secolarizzazione

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Una delle grandi trasformazioni dell’età contemporanea: la presenza della religione nella vita sociale appare cambiata, ridimensionata, diminuita

Declino della religione? Enorme problemaAnalizzeremo e cercheremo di arrivare a

una conclusioneUna premessa: la distinzione tra fede e

religione e le scienze sociali

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Il punto di partenza: tutte le società nel mondo fino alla seconda metà del Settecento sono “confessionali”, ovunque vige la coincidenza tra religione, vita sociale e potere (organizzazione dello spazio, simboli sociali, riti individuali e familiari, riti politici)

Ovunque: paesi cristiani (cattolici, protestanti ortodossi), ebraismo (vita comunitaria in difficili condizioni di minoranza tutt’uno con quella religiosa), mondo mussulmano (società islamica), mondo orientale

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Esaminiamo meglio il mondo cristiano perché qui la frattura:Religione ufficiale (Costantino)Identità con la cultura, le istituzioni, la civiltà: la

cristianità: quadro di credenze e pratiche impostoStato confessionale: “Una fede, una legge, un re”,

motto della monarchia francese (Enrico IV deve convertirsi; Giacomo II perde la corona perché cattolico)

Lo Stato deve impedire l’errore e favorire la verità: il potere politico tutela la religione, la religione garante dell’ordine politico: il dissidente religioso cattivo suddito (l’Inquisizione tribunale dello Stato; il parroco controllore dell’ordine pubblico, ingranaggio del potere)

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Clero controlla educazione ed assistenzaClero detiene con l’aristocrazia la

proprietà terrieraOsmosi profonda: l’esempio del battesimoLa Riforma protestante non annulla tutto

ciò:Resta l’osmosi:

il principio del cuius regio eius religio il pastore al posto del parroco (Ginevra di Calvino,

Inghilterra di Cromwell; es. Hawthorne, “La lettera scarlatta”);

Il principio della tolleranza

Certo differenze: chiese nazionali, cesaropapismo, la specificità cattolica (istituzione sovrastatale)

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La frattura tra Settecento e Ottocento:Le rivoluzioni politiche portano progressivamente

allo Stato “laico”:Modello americano: presenza pubblica favorita, religione

pilastro essenziale ma rispetto libertà dei singoli (laicità e separazione)

Modello francese: costituzione civile del clero (accettare all’interno le nuove idee) ha per conseguenza la frattura della coscienza nazionale (i refrattari) e una separazione diffidente

Comunque, ovunque la realtà religiosa si riduce a una “parte” della società

Le religioni guardavano al nemico, all’infedele, fuori, il mussulmano, l’eretico; ora (pensate al cristianesimo) infedeli sono gli stessi europei: laici, liberali, socialisti, non credenti

Si avvia un processo che non si è ancora arrestato (islam)

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Tre grandi concetti utilizzati per definirlo:

LaicizzazioneScristianizzazione (deislamizzazione?

dereligionizzazione?)Secolarizzazione

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Laicizzazione:Fenomeno che riguarda le istituzioni, regime

giuridico, relazioni Stato-Chiesa Introduzione stato civile, matrimonio civile,

divorzio, laicizzazione assistenza, emancipazione minoranze, nazionalizzazione beni del clero

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ScristianizzazioneIl regresso quantitativo della pratica religiosa:

la diminuzione della frequenza alla messa domenicale, ai sacramenti

Un dato indiscutibile; tuttavia, forse, proprio questo il terreno più dubbio

Secondo un grande sociologo della religione, Gabriel Le Bras, “mot fallacieux” (parola sbagliata)

In realtà, tutto dipende dal punto di partenza: quale cristianizzazione? Conformismo, coercizione. Conseguenze: a) nel XIX e nel XX secolo si rivelano

solo comportamenti reali che prima erano nascosti; b) in realtà, chiesa in crisi (ateismo ceti colti, nascite illegittime) già prima della fase rivoluzionaria (scristianizzazione o nuova cristianizzazione? Le donne, i giovani)

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Questo aiuta a capire i limiti del concetto, i problemi della sua interpretazione, ma il fatto è innegabile

Esempio fondamentale: il divorzio con la classe operaiaIl fattore tempo: la lentezza del tempo ecclesiastico

(presenza sul territorio)Il fattore nuova cultura: la rispettabilità borghese e il

problema del vestito (il caso inglese)

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Secolarizzazione Il concetto più vasto: ridurre al “saeculum”,

rendere profanoDefinita dalle scienze sociali (Durkheim, Weber):

emancipazione dal condizionamento dei valori sacri o magici (e dunque di conseguenza dal controllo delle autorità religiose)

Non solo dimensione istituzionale, ma fatto complessivo, di mentalità, di cambiamento delle credenze individuali: “il disincanto del mondo”; l’onni-calcolabilità dei fenomeni fisici

Non fine del religioso; rapporti più complessi: sopravvivenza del sacro in forme nuove

Tuttavia, per le confessioni religiose e le chiese realtà particolarmente insidiosa perché entra nell’interiorità del fedele e nello stesso fatto religioso

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Sviluppo della scienza: la borghesia si stacca dalla pratica religiosa convinta che faccia più la scienza della fede; L’origine delle specie di Darwin non è solo un grande libro scientifico ma una proposta di lettura della vita e del mondo indipendente dal messaggio religioso

Metodo storico-critico applicato allo stesso recinto del sacro: vita di Gesù, origini del cristianesimo; Bibbia ebraica, Vangelo cristiano, Corano testi formatisi in tempi diversi, per influssi di persone o gruppi diversi, in rapporto alle proprie concezioni e alla cultura del proprio tempo

Cultura, pensiero e arte si sviluppano indipendentemente e spesso contro le religioni tradizionali; nuovi stili di vita allontanano le masse da un orientamento della vita su base religiosa

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La reazione delle religioni

Tutte le religioni travagliate e divise:Ebraismo: giudaismo riformato (integrazione,

evoluzione moderna: liturgia più breve, organo, predica in volgare, distinzione elemento etico-religioso da quello rituale e da quello politico); giudaismo conservatore (sostanza non soggetta a evoluzione, adattare alcuni elementi storicamente determinati); giudaismo ortodosso (fedeltà alla tradizione)

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Protestantesimo: teologia liberale (adattare concettualmente il cristianesimo alla visione del mondo propria della nuova società); ortodossia (difesa intransigente della tradizione); Risveglio (movimento missionario per reagire alla scristianizzazione e alla secolarizzazione)

Cattolicesimo: cattolici liberali e intransigenti

Tuttavia, la reazione cattolica ha una sua forte peculiarità:Per il protestantesimo i valori di libertà di

coscienza e di separazione tra Stato e Chiesa non sono del tutto estranei: più facile accettare la religione come “affare privato”; reazione di adattamento alla modernità : ancora oggi gli anglicani e il sacerdozio femminile

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La reazione del cattolicesimo alla modernità è invece antitetica:Scontro cattolicesimo romano/ rivoluzione francese nel

1791 con la Costituzione civile del cleroTeoria dell’attacco al cattolicesimo e, poi, “teoria del

complotto”Giudizio radicalmente negativo sul mondo moderno e “mito

della cristianità” medievale: al posto della potestas indirecta controriformistica, potestas directa

Ultramontani: religione positiva, dimensione pubblica, sociale e popolare

Si può mettere ai voti la Verità? Si può lasciare libero l’errore?

Certo, cattolicesimo liberale (specie tra 1830 e 1848): Manzoni, Montalembert; incontro tra cattolicesimo e libertà; ma messo progressivamente in difficoltà e poi sconfitto

Prevale la linea intransigente: valori della libertà incompatibili con il cattolicesimo, necessità dell’appoggio statale e condanna della separazione, difesa del papato e del potere temporale: nel 1864 il Sillabo conclude tutta una evoluzione

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La risposta cattolica alla secolarizzazione è la politicizzazione della religione:Culto del Sacro Cuore e della regalità

sociale di CristoTomismo Dottrina sociale della ChiesaCattolicesimo “terza via” tra liberalismo e

socialismo, tra padroni e operai: i partiti cattolici

La reazione diretta è l’anticlericalismo, anch’esso fenomeno politico (“Le clericalisme, voilà l’ennemi”: Gambetta 1877), diverso da ateismo o libero pensiero

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Il cattolicesimo è però anche la confessione che, nel confronto con la modernità, ha subito il più profondo cambiamento:I tentativi falliti: condanna modernismo 1907Esperienza del totalitarismoEsperienza dei governi democristiani che non

hanno fermato la secolarizzazioneIl concilio Vaticano II:

Accettazione della libertà religiosa e dei diritti dell’uomo

Convivenza con le scienzeNuovo rapporto con le chiese cristiane e le altre

religioniAccettazione della secolarizzazione come orizzonte

in cui la Chiesa può vivere (non positiva)

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La fine della religione?

Perdurante presenza del fatto religiosoAncora visibilità (morte Giovanni Paolo II)Ancora elemento decisivo per la conservazione

delle identità comunitarie (Islam, Israele, Europa Orientale, Irlanda)

Ancora fondamentale per milioni di essere umani

Ancora al centro delle polemicheAncora elemento di condizionamento decisivo

della politicaAncora rilevante per gli aiuti finanziari che le

chiese raccolgono

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Lezione XIII. La modernizzazione (1750-

1850)

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Non una data ma una fase di transizione

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C’è stata una fase della storia degli esseri umani in cui si sono venuti accumulando una serie di processi rivoluzionari: rivoluzione demografica rivoluzione economica (industriale) rivoluzione dei trasporti: l’avvio dell’unificazione del

mondo l’urbanesimo; rivoluzione sociale: la mobilità rivoluzione politica: dalle società di ordini alla

società dell’eguaglianza programmatica rivoluzione culturale: la laicizzazione e la

secolarizzazione; l’età del sentimento e della rispettabilità

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In sintesi: modernizzazione (invenzione della sociologia americana dello sviluppo)

a) riesce a comprendere fenomeni diversi, l’insieme di trasformazioni economiche, sociali, politiche, culturali (non basta parlare di società industriale)

b) riesce a dare l’idea di un mutamento che diviene condizione “naturale” della società (dalla prima rivoluzione industriale alla seconda rivoluzione industriale, alla società di massa, alla catena di montaggio, alla rivoluzione dei consumi e Welfare State, società del benessere, alla rivoluzione informatica di oggi)

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a) riesce a rendere il fatto che questo grandioso processo, che non si è più fermato, è stato un processo di evoluzione conflittuale, non lineare, generando due atteggiamenti: la religione del progresso; l’idea nuova di

“rivoluzione”: dal tempo ciclico al tempo lineare niente più circolarità, orbita, ritorno eterno dei ritmi della natura; ora solo progresso, marcia in avanti che apre le porte, qui e ora, alla possibilità di costruire un mondo migliore (idealismo, marxismo, positivismo, evoluzionismo);

il progresso come crisi e dunque la critica del progresso, specie durante le sue accelerazioni (accelerazione del tempo: locomotiva): tradizionalismo; antimodernità, antimaterialismo, difesa valori morali (Civilisation - Kultur); distruzione della natura

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Dove si colloca, allora, l’avvio della modernizzazione cronologicamente?

• 1750-1850

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Lezione XIV. La nuova accelerazione del

progresso nella Belle epoque

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Seconda grande accelerazione del progresso tra il 1870 e il 1914:

La seconda rivoluzione industrialeLa nascita della società di massaL’imperialismo coloniale

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La seconda rivoluzione industriale

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ultimi 30 anni XIX secolo estensione mondiale rivoluzione tecnologica e scientifica

(Edison, Siemens, Bell, Dunlop, Bayer, Diesel)

rivoluzione nelle dimensioni dell’industria rivoluzione nei rapporti economici

internazionali (USA e Germania raggiungono la GB)

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La rivoluzione tecnologico-industriale-agricola permette un nuovo boom demografico, ma questa volta si tratta di un consistente allungamento della vita che si accompagna a una crisi della natalità:

Inizio XIX secolo: 35%Inizio XX secolo: 30%

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Nuova grande trasformazione del sistema industriale:

A) crisi della libera concorrenza:Holdings, cartelli, trustsOrizzontali, come la Standard Oil di

Rockfeller: 90% produzione petrolio anni ’90 o la Siemens AEG

Verticali (dall’estrazione al prodotto finito) come la tedesca Krup

B) enormi dimensioni finanziarie e di addetti (Krup 20.000 addetti)Operai specializzati (poi taylorismo)Colletti bianchi

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C) Nascita del capitalismo finanziario:Compenetrazione banca-industria

(Rotschild, Morgan)

D) Protezionismo

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La nascita della società di massa

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Massa: grande quantità di uomini riunita

Da sempre quantità di uomini che si concentrano, protestano, operano: le folle

Ora due aspetti nuovi:A) massa in quanto indifferenziata: aggregato nel

quale i singoli tendono a scomparireB) la massa entra in politica

Molti storici vedono nella società di massa uno dei tratti distintivi dell’età contemporanea

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Il diffondersi della industrializzazione e dell’urbanizzazione alla fine del XIX trasformano i caratteri delle società introducendo quelli tipici della “società di massa”:Grandi agglomerati urbaniRapporti anonimi e impersonaliGrandi istituzioni nazionali (apparati statali,

partiti, sindacati)Uniformazione comportamenti

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La società si complica:Lo sviluppo dei ceti medi: i ceti di confineSviluppo pubblica istruzioneDiffusione della stampa quotidiana e periodicaGli eserciti di massa I partiti di massaLa crescita dei sindacatiConsumi di massa: pubblicità, grandi magazziniTurismo e sport

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• Vediamo la descrizione di José Ortega y Gasset in La ribellione delle masse (1930) (p. 74)– Due aspetti: impossibile isolamento (p. 77)– Dimensione mondiale (p. 77)

• Paura che la standardizzazione significhi perdita di valori: vediamo quanto scrive Jacob Burckhardt nelle sue Meditazioni sulla storia univewrsale (1873) (p. 75)

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• Anche grande potenzialità politica: vediamo quanto osserva Gustave Le Bon nella sua Psicologia delle folle (1895) (p. 74)

• La nazionalizzazione delle masse (George Mosse)

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Ascesa delle masse o dominio delle masse?

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Conseguenze importanti: A) La trasformazione dello Stato (crisi del modello liberale):

Rivoluzioni politiche a cavallo tra XVIII e XIX secolo: dallo Stato giurisdizionale (autonomie locali, diritto comune ma

non unico, amministrazione tramite giurisdizione) allo Stato di diritto (legislativo e amministrativo (costituzione,

equilibrio dei poteri, suffragio, pubblica amministrazione applica in modo uniforme la legge)

di fronte alle nuove dimensioni dell’indutrializzazione e della società di massa lo “Stato arbitro” non basta più

e si passa allo “Stato provvidenziale”, allo Stato sociale (dilatazione dei compiti, nascita della concertazione, interventismo, previdenza, assistenza, sanità pubblica, salario minimo)

dopo la seconda guerra mondiale, lo Stato costituzionale (per la prima volta principi e diritti fondamentali e dunque un problema di conformità della legge)

la rimessa in discussione degli anni Ottanta (libertà e giustizia) B) Il problema dell’inserimento delle masse nello Stato:

Lo Stato dei partiti (centralità parlamento? il ruolo dei vertici dei partiti)

La protesta contro il parlamentarismo e l’ideale di una società organica

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C) La politica ideologica: Dai sistemi di sistemi di idee alle ideologie:

L’interpretazione di Karl Dietrich Bracher del Novecento come “secolo delle ideologie”

Cosa si intende per ideologia?

Un politologo (Mario Stoppino) parla di “un insieme di idee e di valori riguardanti l’ordine politico e avente per funzione di guidare i comportamenti politici collettivi”

Marx: falsa coscienza, carattere mistificante Definizioni diverse, ma qualcosa in comune:

Orientate all’azione Verità contro efficacia

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Il caso del comunismo Il comunismo come un socialismo rivoluzionario che

torna a Marx? In realtà, una rilettura complessiva emersa nel clima

del primato dell’azione del primo Novecento e che rompe completamente con la tradizione democratica del socialismo

Lenin: rivoluzionari di professione; partito d’élite; centralismo democratico; rivoluzione nei paesi deboli della catena capitalistica

Le ideologie della crisi Le ideologie antiborghesi Le ideologie totalitarie I fondamentalismi religiosi (p. 61)

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L’imperialismo coloniale

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Rapporto Europa/mondo: Nel XIX secolo idee, tecniche, economia

si trasferiscono dall’Europa al resto del mondo

Ciò che avviene in Europa risuona nel mondo intero

Oggi avviene largamente anche l’inverso

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La conquista europea non è un fatto nuovo: dall’epoca delle grandi scoperte geografiche

Ora però fenomeno nuovo: la febbre coloniale

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Elementi:A) Nuove dimensioni:

Nel giro di pochi anni enormi estensioni sottoposte al controllo europeo (restano fuori pochissime aree): ¼ del globo redistribuito

Non solo i paesi tradizionalmente protagonisti dei grandi imperi coloniali (GB, FR, E, N) ma anche Belgio, Italia, Germania (e poi Giappone e Stati Uniti)

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I motivi dell’espansione coloniale

Grande problema: perché il mondo industrializzato sempre più ricco e il resto del mondo rimane povero? Perché gli europei e non gli altri hanno colonizzato?

L’interpretazione di David S. Landes (Prometeo liberato, 1978): fattori culturali decisivi:

il primato europeo risale al medioevo e all’età moderna tutela dei diritti di proprietà che grantisono risparmio,

accumulazione e investimenti sviluppo città comunali separazione civile e religioso applicazione innovazioni tecnologiche (occhiali che

prolungano l’età lavorativa, orologi che permettono una mentalità volta all’organizzazione razionale del tempo)

subordinazione giudaico-cristiana della natura all’uomo etica protestante e razionalità applicata alla vita

Viceversa, resistenza culturale asiatica all’innovazione tecnologica (p. 70)

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Dunque, superiorità economica, tecnica e militare – come si è detto - sì, ma anche qualcos’altro:

Conoscenza/ esplorazioneE soprattutto superiorità

organizzativa

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Nuove caratteristiche e obiettivi:I grandi imperi erano stati in passato

iniziativa di privati o di gradi compagnie mercantili;

La conseguenza era stata essenzialmente la penetrazione commerciale (la differenza del caso spagnolo)

Ora, politica nazionaleOra pieno assoggettamento politico e

sfruttamento economico (le forme: colonia, protettorato, mandato)

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Anche nuovi fattori complessi: l’imperialismo (termine nato in Francia

contro Napoleone III)La politica di potenza e di espansione del

governo DisraeliInsomma, tendenza degli Stati europei a

proiettare aggressivamente verso l’esterno i propri interessi economici, le proprie esigenze, la propria immagine, la propria cultura: politica di potenza su scala mondiale

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Secondo le “teorie dell’imperialismo” (Hobson, Luxemburg, Lenin) dominante la dimensione economica legata alla II rivoluzione industriale:Accaparramento materie prime a basso costoSbocchi commerciali, fondamentali nella nuova

situazione protezionistica (ricerca mercati)Capitali disponibili per investimenti d’alto profitto

in OltremareTendenza alla formazione di un’unica economia

mondialeQuelli economici sono elementi

assolutamente fondamentali, ma non esclusivi:Grosso del commercio mondiale direttamente tra i

paesi industrializzati (e non tra essi e le colonie)Assenza spesso di veri vantaggi economici (caso

italiano e caso tedesco)

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Certo, le aspettative possono contare quanto i fatti; ma è indubbio che giocarono anche i fattori politico-ideologici:Nazionalismo, politica di potenza (competizione,

occupazione caselle, prestigio)Razzismo positivista, paternalismo umanitario e spirito

missionario (il “fardello dell’uomo bianco” di Kipling del 1899)

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Insomma, l’imperialismo è visione complessiva con fattori multipli (e infatti “età dell’imperialismo”); è concetto preciso, con un significato storico (al di là della dilatazione polemica):Fattore economico prerequisito più che

elemento che favorisceFattore politico-militare fondamentale

Due realtà che giocano intrecciandosi: non solo politica economica, ma non solo politica estera; non solo potenza internazionale, ma non solo potere interno; non solo conquista militare (caso americano), non solo penetrazione economica

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Certo, imperialismo idea popolare (ceti medi, mondo operaio): Empire Day, 1902Esposizioni universali

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Come avviene la penetrazione?EsploratoriMissionari (in alcuni casi insieme: il dott. Livingstone)MercantiStati

L’Europa esporta tecnica ed economia, ma non solo la faccia migliore:Forza (conquista)Violenza (repressione)Discriminazione (sudditi coloniali)Trasformazioni economiche, ma sfruttamento

che introduce lo sviluppo in funzione dei colonizzatori (dalla povertà al sottosviluppo)

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Distruzione culturale:Modello inglese e modello franceseI sistemi culturali più strutturatiIl caso drammatico dell’Africa in cui comunità di tribù e

universi culturali vengono travolti

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Lezione XV. Il ridimensionamento

dell’Europa

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L’età dell’imperialismo è l’età dell’apogeo e dell’inizio del tramonto dell’Europa:Apparentemente espansioni irresistibileMa anche:

RivalitàTroppa estensioneConflitto di interessi tra colonizzatori e colonizzati (ed

es. resistenza dei dominions – Canada, Australia, Nuova Zelanda – per l’indipendenza in materia economica e politica estera che cominciano a guardare agli USA)

Sviluppi incontrollabili

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Il risveglio dell’Asia e lo scivolamento verso il Pacifico (dopo Mediterraneo e Atlantico)1884: guerra cino-giapponese (Manciuria)1898: occupazione delle Filippine da parte

USA dopo guerra di Cuba con la Spagna1900: rivolta dei Boxers1905: guerra russo-giapponese (al

Giappone il protettorato sulla Corea)Sviluppo movimenti indipendentisti in Asia

1885: partito del Congresso in IndiaSun Yat-sen: democrazia occidentalizzataRivoluzione cinese del 1911: repubblica;

Kuomintang (partito nazionale); dittatura conservatrice porterà alla guerra civile

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Un fenomeno importantissimo: Europa ancora al centro, ma alcuni paesi lontani si trasformano e sono il segno del cambiamento degli equilibri mondiali:USAGiappone

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Bilancia demografica a sfavore dell’Europa:Rallenta l’emigrazioneMutato l’equilibrio tra bianchi e non bianchiBoxers e 1905: il “pericolo giallo”Psicologia assedio: AUS e NZ introducono barriere

all’immigrazione

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Cambio di equilibrio anche nelle relazioni internazionali:Si pensava che si sarebbe trasferita la nuova realtà del

colonialismo nel vecchio schema dell’imperialismo europeo (spartizione dell’Africa): solo uno straripamento dell’Europa

Potenza dell’industrializzazione e della tecnologia non confinabili: tra 1890 e 1914 USA superano GB e D

Ormai due terreni del sistema mondiale: europeo ed extra europeo:

USA: solo sul teatro extra-europeo GB e Russia (ai margini dell’Europa): entrambi F, D, I solo teatro europeo

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Fino alla fine del XIX secolo c’è spazio per tutti; poi non sarà più così e si svilupperanno i conflitti

Fino alla fine del XIX secolo prevale la vecchia logica: si fa un passo avanti nel mondo coloniale in funzione europea (I e D)

Tra 1885 e 1905 compaiono le due nuove grandi potenze di Giappone e USA

Cambia il sistema: la prova è che in Cina dopo il 1895 non si può ripetere ciò che si è fatto in Africa nel 1885, cioè spartire: la paura che la Cina possa cadere sotto controllo europeo spinge USA e Giappone a intervenire e apre lo scontro tra potenze del Pacifico e dopo il 1898 (Filippine) e il 1905 (Giappone) l’Estremo Oriente è affare di Russia, USA e Giappone

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Gli USA approfittano di Fashoda, della guerra anglo-boera e della rivalità anglo-tedesca per eliminare la GB dall’America centrale e dai Caraibi

Il Giappone sfrutta le preoccupazioni europee di GB e Russia

Conclusione: L’Europa non è più il luogo esclusivo delle decisioni: si forma un sistema mondiale di politica internazionale

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Lezione XVI. La “Grande Guerra”

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In Italia il conflitto 1914-1918 è conosciuto come la “Grande Guerra”: una definizione data dai contemporanei che definisce già la novità smisurata dell’evento

Un fatto, non un processo: e per di più un fatto casualeCause, naturalmente, numerose, ma scoppia per

un processo accidentale: nessuno la vuole (Rusconi)

Per gli storici, però, un fatto “epocale”, uno spartiacque tra epoche: Inizio del XX secolo? (Hobsbawm) Inizio dell’età dei totalitarismi? (Mosse, Bracher)

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Una guerra molto diversa da quelle del passato:

1. La durata

2. L’estensione geografica (sistema di alleanze; neutrali – offerte e richieste più opinione pubblica; cerchi concentrici): in Europa resteranno neutrali solo Spagna, Svizzera,

ScandinaviaTurchia e Medio OrienteColonieGiappone e Cina: vantaggiContinente americano

3. Il carattere: la guerra totale

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Una guerra di massa: effettivi (Armée 600.000; ora 8 ml. e ½ di francesi; 14 ml. di tedeschi; 20 ml. di russi etc.)

Una guerra tecnologica:Armi chimicheRadiofoniaAeronauticaCarro armatoSottomarinoMitragliatriceLanciafiammeEsplosivi

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Una guerra di massa ma anonima:Guerra romantica e guerra fatta di lavoro e

macchineTrincee e assalti Il nemico invisibileSeppelliti vivi Il bombardamento e il caso (l’orecchio del

musicista)Renitenza e insubordinazioneLa nascita della nevrosi di guerra Fatalismo e scaramanziaVolontari borghesi e proletariL’esperienza indicibile: la comunità di trincea e

il cameratismo

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La sacralizzazione della guerra:La morte di massaTentativi di esorcizzare la morte di

soldati famiglie e società : cinismo e assuefazione alla violenza; odio al nemico; culto dei caduti (cimiteri, monumenti)

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Una guerra di logoramento:Prevalenza della difesaUnica immobile trincea dalla Manica al CarsoNon finisce con la vittoria militare, ma di chi ha

resistito di più (il blocco economico – la guerra sottomarina – la Germania che chiede la pace in territorio francese – l’Austria)

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Una guerra di mobilitazione: A) delle risorse (per equipaggiare gli eserciti di

massa): Industria di guerra Direzione economica Approvvigionamento popolazione

B) della popolazione civile:Tutti coinvolti: es. mondo femminileIl “fronte interno”: propaganda, guerra psicologica (il

nemico e il clima del totalitarismo) BombardamentiDeportazioni e campi di concentramento

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Enormi conseguenze:

1. Territoriali:Scompaiono 4 grandi imperi:

Austria-UngheriaImpero russoImpero tedescoImpero ottomano

Moltiplicazione di Stati

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2. Demografiche:9 ml. di morti fra i 20 e i 40 anni

Senso di invecchiamento improvvisoFamiglie sconvolte

3. Economiche:Problema riconversioneEconomia planetaria interdipendente come non

mai (riparazioni e crediti) Inflazione e crisi economica

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4. Sociali Il problema degli ex-combattenti I nuovi ricchi (pescecani)La crisi delle classi a reddito fissoLa crisi dell’agricoltura Il problema della manodopera femminile la crisi della famiglia patriarcale e della

tradizione (vestiti e divertimenti) Il nuovo ruolo dello Stato: produttore, cliente, ha

fissato prezzi e salari, alloggi

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5. PoliticheVittoria democrazie contro regimi autocraticiRiforme democratiche all’interno (suffragio

universale, proporzionale, partiti di massa)Sistema democratico nella politica

internazionale: fine della diplomazia segreta e SdN

Massificazione della politica (masse mobilitate per anni dalla propaganda e dalle promesse)

Brutalizzazione della politica: dall’avversario al nemico; l’uso del paradigma militare e le nuove organizzazioni paramilitari (squadrismo; Frei Korps)

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6. Il ridimensionamento dell’Europa:USA creditoriAmerican Way of Life Il modello della rivoluzione sovieticaLe colonie: hanno combattuto; come si possono

negare diritti? (il Commonwealth)

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Lezione XVII. Crisi della democrazia e totalitarismi

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Gli anni della vittoria della democrazia (wilsonismo, suffragio universale, proporzionale) sono anche gli anni della sua crisi

Tre periodi:

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1. 1919-1925/26: la pesante eredità della guerraLa crisi della democrazia: il modello autoritario si

afferma in molti paesi dove la democrazia non ha una vecchia tradizione e appare troppo nuova e impraticabile:Ungheria: Horthy (reggente) (1919)Austria: mons. Seipel / Dolfuss (1920)Italia: Mussolini (1922)Spagna: Primo de Rivera (1923)Bulgaria: colpo di stato militare (1923)Turchia: Kemal (1924)Portogallo: Salazar (1926)Polonia: Pilsudsky (1926)

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2. 1925-1929: stabilizzazioneWeimarPatto Briand Kellog

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3. 1929-1939: crisi economica e crisi drammatica della democrazia liberale

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Un’altra grande trasformazione della società industriale (il capitalismo diretto)

Non è questa volta una rivoluzione, ma una crisi

Di nuovo, un classico “avvenimento” : Giovedì nero, 24 settembre 1929

Crisi cicliche e crisi strutturale:Sopravvalutazione dei titoli in borsa,

speculazione eccessiva I tecnici: incidente, il mercato, la prosperità

tornerà (Hoover)

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Tuttavia radici profonde:Interdipendenza tra settori (credito,

licenziamenti, stokes invenduti, agricoltura)

Interdipendenza tra paesi (debiti di guerra): nel 1931 arriva in Austria, in Francia; il caso tedesco

Effetti traumatici:DisoccupazioneIntervento dello Stato: rottura

liberalismo e nascita nuova democraziaCrollo di fiducia nel capitalismo e nella

democrazia

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Trasformazioni decisive:Ruolo dello Stato

Sostegno esternoControllo soggetto attivo (sostegno domande o

assunzione diretta)Teorie di Keynes: Welfare StateIl New Deal di Roosevelt

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Riprende e si accentua la crisi della democraziaJugoslavia: Alessandro I (dittatura

regia) (1929) Germania (1933)Grecia: Metaxas (1936) Romania: re Karol (1938)Solo la Cecoslovacchia rimane

democratica in Europa centro-orientale

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Critica democrazia: vecchia e instabile; le leghe antiparlamentari in Francia; rappresentanza interessi e rappresentanza organica (Kelsen e Schmitt)

In realtà, il gioco è a tre: democrazia, totalitarismo, autoritarismo

Autoritarismo, anzi, più diffuso della democrazia e del totalitarismo

Ma come distinguere?

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Classica definizione di totalitarismo di Hannah Arendt (Le origini del totalitarismo, 1951):Partito unicoRegime di polizia (anche per la vit provata

dei cittadini)Dominio asosluto dei mezzi di comunicazionePropaganda e mobilitazione di massaEliminazione fisica avversari politici, violenza

diffusa: “universo concentrazionario” (lager e gulag)

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Modello Juan Linz Autoritarismo/Totalitarismo

AUTORITARISMO Ideologia di

Stato non decisiva

Smobilitazione delle masse

Élites tradizionali

TOTALITARISMOReligione politica

Mobilitazione delle masse

Nuova élite rivoluzionaria

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Tantissimi movimenti e regimi nell’Europa tra le due guerre

C’è qualcosa in comune tra di loro? E’ il fascismo questo qualcosa? Fascismo o fascismi?

L’uso improprio e larghissimo della categoria di fascismo: dai regimi militari, all’imperialismo americano, a Berlusconi

Guardiamo ai due movimenti che sono stati anche regimi: Italia e Germania

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La questione della specificità tedesca (Sonderweg, via particolare) si è posta sin dal 1945: Idea di una linea di continuità autoritaria:

militarismo, debolezza liberalismo, industrializzazione dall’alto Addirittura, una predisposizione particolare

(luteranesimo: da Lutero a Hitler)Nazione late comer, giunta in ritardo e in modo

sbagliato alla democrazia: Hagen Schulze (p. 83) Qualcuno ha proposto l’Italia fino al fascismo come un

caso analogoNazismo punto di arrivo inevitabile

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La risposta della giovane storiografia tedesca (David Blacbourne e Geoff Eley) Ruolo della Stato e autoritarismo della borghesia analoghi

ad altri casi Modello cancellierato non così diverso da altre forme

monarchiche che non erano parlamentari fino in fondo Democrazia dei partiti molto più forte che altrove

Altri hanno suggerito diversi elementi di specificità: Jeffrey Herf: modernismo reazionario degli intellettuali Jürgen Kocka: certo, nazionalizzazione tardiva, scarso ruolo

parlamento, conflitto di classe, burocrazia autoritaria, ma nazismo troppo nuovo e legato al clima internazionale postbellico per dipendere dalla Sonderweg

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Perché gli storici discutono? Vicini, alleati, simili?

Ideologia: razzismo?Proiezione al futuro vs. proiezione al

passato (rivoluzionario vs. reazionario)Stato vs. partitoRuolo del capo

Leggiamo la posizione di Renzo De Felice in merito (p. 84)

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Tuttavia, anche profondi elementi simili:Nazionalismo radicale (diktat e vittoria mutilata)Nazional-socialismo: né destra né sinistraAntiparlamentarismo e antiliberalismo: vero

nemico la democrazia (rivoluzione antiborghese dei borghesi)

Pragmatismo non dottrinario: la fede e il sentimento non la ragione (testi sacri non dottrine)

Il problema del carattere totalitario del fascismo: la discussione (torniamo al modello di Linz):I politologi: Autoritarismo? Monarchia e ChiesaAlcuni storici: totalitarismo “imperfetto”?E. Gentile: l’esperimento totalitario

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Realtà diverse (nazismo non il “fascismo tedesco”) ma parte di un fenomeno comune:Fenomeno moderno della democrazia di

massa(fisionomia originale, non strumento)

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Il XX secolo: il secolo del terrore, della violenza, degli stermini?

Grande dibattito: chiaramente ideologico? Avviato da Ernest Nolte (articolo del 1986: Un passato

che non vuole passare) Priorità del comunismo sul nazismo: il lager ha seguito il

gulag (p. 85) Come vedete, non porve documentali (documenti con

duichiarazioni naziste, ma congetture) Immediatamente si scatenò un vivacissimo dibattito

(Historikerstreit) Kocka accusa Nolte di voler relativizzare la Shoah,

legandola ai genocidi precedenti (armeni) e al terrore staliniano e poi comunista (Cambogia)

Accetta la categoria di totalitarismo, ma sottolinea una differenza fondamentale nella violenza (p. 86)

Poi il dibatitto si è allargato: La Shoah è fenomeno così unico? E i bombardamenti sulle città tedesche E le bombe atomiche?

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Riproposte questioni ingiustamente trascurate e dimenticate Es. foibe

Però contabilità delle vittime insufficiente difficile da accertare in fondo, priva di reale significato, perché mette

fenomeni diversi sullo stesso piano (Kocka spiega giustamente che il confronto è giusto, ma tra realtà omologhe: nazioni europee di pari sviluppo sociale e civile)

spesso riemerge dietro di essa l’ideologismo vecchio Strumento di ridefinizione del proprio ruolo dei

paesi soprattutto sconfitti– Non a caso Germania, Italia (stragi subite e mai stragi

compiute) e Giappone (vittima della bomba ma mai attore di violenze e atrocità (Nanchino, prigionieri ecc.)

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Comunque, differenze profonde tra nazismo e comunismo:Non è tanto questione di valori di

emancipazione (come pone la questione Vidotto): altrimenti, di nuovo dipendenza dai valori

E’ questione del carattere diverso dei massacri:Disprezzo del valore della vita individuale,

idea di poter manipolare a piacere la società Progetto di sterminare un’intera razza

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I grandi drammi della prima metà del secolo si sono ripetuti anche nella seconda Cambogia Jugoslavia Ruanda Il terrorismo contro i civili

Possibile fare un bilancio del XX secolo in questi termini? Certo, lacunoso (nel secolo c’è molto altro) E forse ingiusto: Charles Maier ha cercato di fare

un’accurata contabilità delle vittime (assassinii politici, , campi di concentramento, genocidi per fame o stenti, genocidi per sterminio, caduti in guerra e in guerre civili tra civili e militari:, violenze interetniche, terrorismo):

Tra l’1 e l’1,55 della popolazione nel secolo Nei secoli precedenti l’1%

Però, l’idea di progresso messa effettivamente in discussione

Oggi, mettiamo in discussione i costi umani dell’imperialismo e del colonialismo

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Lezione XVIII. La globalizzazione

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• Interazione delle imprese in un mercato mondiale concorrenziale

• Non è un fenomeno del tutto nuovo (molti storici dell’economia ne parlano dal momento dell’espansione coloniale)

• Tuttavia, accelerazione negli ultimi decenni

• E, soprattutto, processo di integrazione economica e sociale (comunicazioni e consumi) della popolazione mondiale

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• Diversi fattori ne spiegano lo sviluppo:1.Il ridimensionamento dell’Europa

che esplode con la seconda guerra mondiale

2.Il mondo bipolare3.La decolonizzazione4.La società dei consumi

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La seconda guerra mondiale

L’estensione geografica della guerra: una guerra combattuta e decisa su uno scacchiere planetario All’inizio sono la Germania (e l’Italia) che portano la guerra Dal dicembre 1941 si aggiunge anche l’Estremo Oriente:

Pearl Harbour J occupa Singapore e Malesia: contro GB J occupa Indonesia contro N

Così i due conflitti si saldano (guerra in Cina dopo le occupazioni giapponesi della Manciuria nel 1932 e della Cina nel 1937)

Durata: 6 anni (sett. 1939 – agosto 1945) Data la vastità dello scacchiere non basta una sconfitta locale a

far perdere la guerra Intensità: certo la più totale

Guerra industriale: La Germania occupa tutta l’Europa per costruirsi una riserva Gli USA arsenale delle democrazie

Operazioni complesse: Aeronavali Logistica

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Metodi e obiettivi totali:Colpire la potenza industriale del nemicoColpire il morale delle popolazioniDi qui i bombardamenti delle città (Spagna, Polonia,

Rotterdam, Coventry, Londra, Belgrado; poi gli anglo americani sulle città tedesche: Dresda, Colonia, Hiroshima e Nagasaki))

Resistenza e collaborazionismo: guerriglia partigiana (niente nel 1914-’18: patriottica, di classe, civile); rastrellamenti; rappresaglie

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La guerra fredda

Ha presto una estensione planetaria:Nasce in Europa (Grecia, Turchia, Germania), ma

si estende presto agli altri continenti1946-1949: guerra civile in Cina (appoggio USA a

Chan-Kai- Schek)1950: Corea1954: Indocina (Diem Bien Phu): guerra coloniale o

guerra fredda? Divisione dei due Viet-NamLa cintura antisovietica anche nel Pacifico e in

Medio Oriente:ANZUS: Australia, Nuova Zelanda, USAOTASE: Filippine, Tailandia, Nuova Zelanda, AustraliaCENTO: Turchia, Iraq, Iran, Pakistan

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L’estensione planetaria della guerra freddaNasce in Europa, ma si estende presto agli altri

continenti1946-1949: guerra civile in Cina (appoggio

USA a Chan-Kai- Schek)1950: Corea1954: Indocina (Diem Bien Phu): guerra

coloniale o guerra fredda? Divisione dei due Viet-Nam

La cintura antisovietica anche nel Pacifico e in Medio Oriente:ANZUS: Australia, Nuova Zelanda, USAOTASE: Filippine, Tailandia, Nuova Zelanda,

AustraliaCENTO: Turchia, Iraq, Iran, Pakistan

Page 129: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

Lo scontro all’ONU (il “signor niet”)Le basi americane nel mondoGli armamenti nucleari

Page 130: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

La decolonizzazione

Fenomeno avviatosi tra le due guerre ma realizzatosi dopo il 1945

Fattori:La II guerra mondiale e la crisi del colonialismo

nel mondo bipolareL’ONU e il principio di autodeterminazione Il nazionalismo: dalle ideologie dell’occidente al

terzomondismo

Page 131: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

Iniziano l’Asia e il Medio Oriente:

Medio Oriente1945: Lega degli Stati Arabi (Egitto, Arabia

Saudita, Iraq, Yemen: tutti già indipendenti)1946: Transgiordania, Siria e Libano1948: Israele e la nascita della questione

palestinese1952: Nasser in Egitto e il movimento panarabo

Page 132: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

Il movimento dei “non allineati”1955: la Conferenza afroasiatica di Bandung

L’America LatinaRegimi militari sostenuti dagli USA (es. Brasile) Il populismo: peronismo in Argentina (militari

USA)1959: la rivoluzione cubana (scontro con gli

USA)

Page 133: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

La “affluent society”

USA, Europa e Giappone:Demografia (baby boom)Razionalizzazione produttivaMaterie plasticheMotorizzazione privataAviazione civile (esplorazioni spaziali)Mass media (transistors, televisione) la nuova cultura giovanile

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Conseguenze:Esplosione consumiConsumi superfluiStandardizzazione modelli Insomma, consumismo

Page 135: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

Però, anche il ritorno delle ideologie La frattura generazionale e la cultura della

“contestazione”Critica della società repressiva: famiglia, scuola,

manicomio; Democrazia-Fascismo (Scuola di Francoforte)

Il ritorno della rivoluzioneDue tendenze:

Ideologia pacifista e democratica (“figli dei fiori) Ideologia marxista rivoluzionaria:

I nuovi modelli: Cina, Cuba, Vietnam Motivi: egualitarismo, anti-industrialismo,

antipuritanesimo, guerriglia avventurosa (Castro, Guevara)

Terzomondismo: speranza “da fuori”; il sottosviluppo e i drammi della decolonizzazione: l’altra faccia della democrazia occidentale? Le lotte anti-imperialistiche in Occidente La guerra del Vietnam: guerra anti-coloniale?

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• Situazione attuale– Allarme diffuso di uno sviluppo incontrollato:

• sostenibilità nel mondo industrializzato• Sottosviluppo

– Nascita movimenti ambientalisti (crisi petrolifera anni ’70, incidenti, rapporto Gruppo di Roma)

– Nascita ideologie no-global (nuova manifestazione della critica del progresso?)

Page 137: Lezione XII. La rivoluzione culturale. Due aspetti principali: –La rivoluzione del sentimento e lemergere del soggetto femminile –la secolarizzazione.

Lezione XIX. Come si fa una ricerca

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• Prima cosa, per raccogliere informazioni sul tema da affrontare, è fornirsi di una bibliografia

• Una volta il primo passo era recarsi in una biblioteca dove consultare enciclopedie e bibliografie; ora molti strumenti sono disponibili in internet

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• Strumenti a disposizione:

– Google: vastissimo ma spesso poco utile (moltissimi risultati, poi da selezionare)

– Meglio i grandi cataloghi bibliografici on line• Le grandi biblioteche del mondo

– Library of Congress di Washington– British Library– Bibliotheque Nationale di Parigi

• I grandi OPAC (cataloghi collettivi) nazionali– MultiOpac– Internet culturale

– E gli articoli sulle riviste specialistiche?• Molto utile Google Scholar che archivia libri e riviste e permette di

allargare con il sistema delle citazioni• Catalogo italiano dei periodici in Internet culturale• Strumenti come JStor

– Comunque, poi occorrerà andare in una biblioteca specialistica (per noi, a Roma: Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, Via Caetani) sia per consultare ciò che si è trovato, sia per allargare la ricerca alle bibliografie specialistiche

• Bibliografie presenti nelle opere generali (es. storie d’Italia, Bibliografia del fascismo)

• Historical Abstracts• Bibliografia storica nazionale

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• Sul volume di Vidotto due esempi: potete leggerli

• Noi ne faremo uno a caso

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• Ora abbiamo il nostro materiale• Ma come leggerlo e utilizzarlo?• Lo storico chiama il suo materiale

“fonti” (sono come i dati degli scienziati)

• Tra di esse importanti alcune distinzioni fondamentali:– Fonti primarie e fonti secondarie– Essenziale imparare a distinguerle

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•Facciamo un esempio:

RENATO MORO“Religione del trascendente e

religioni politiche: il cattolicesimo italiano di fronte alla sacralizzazione fascista della politica”

Mondo contemporaneo, 2005/1

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Le prime categorie interpretative con le quali la Chiesa accennò inizialmente ad inquadrare il fenomeno fascista furono quella, positiva, di una reazione in fondo sana in senso antiindividualista, antiliberale ed antidemocratico alla società liberale[1] e quella, negativa, di una manifestazione del fenomeno del «nazionalismo esagerato», riferimento largamente usato di fronte alla situazione europea seguita alla prima guerra mondiale[2]. Nessuna delle due metteva al centro dell’attenzioni i nuovi aspetti di sacralizzazione della politica operati dal fascismo.

Fu l’antifascismo cattolico a mettere sotto accusa, e già prima della marcia su Roma, il fascismo usando per le sue denunce anche il termine di “paganesimo”. Nel luglio 1922, ad esempio, Francesco Luigi Ferrari notava che, come era svanito “nel fosco medio evo di Roma il sogno paganeggiante di Arnaldo da Brescia”, così sarebbe svanito “nella modernità contemporanea il sogno ugualmente paganeggiante di Benito Mussolini”: “Roma pagana” aveva “rappresentato il massimo progresso della società umana ancora ignara di Dio”, ma costituiva “uno stadio di civiltà infinitamente più arretrato del nostro ed altrettanto sarebbe lo stato fascista plasmato sul suo modello” e animato dall’”impeto di un nuovo Giuliano l’Apostata”[3]. E sono ben note le polemiche contro il “paganesimo fascista” di Igino Giordani e Luigi Sturzo[4], tanto che su di esse appare superfluo ritornare. Basti sottolineare che i popolari non solo denunciarono molte volte il “fondamento pagano” del nazionalismo e del fascismo[5], ma insistettero anche esplicitamente sul carattere tutto strumentale e al fondo anti-cristiano della nuova “religiosità fascista”.

[1] P.G. Zunino, Interpretazione e memoria del fascismo. Gli anni del regime, Roma-Bari, 1991, pp. 143ss.[2] Nell’enciclica Ubi Arcano del 23 dicembre 1922 Pio XI si limitò, con una certa vaghezza ed anche

molta cautela, a condannare «l’immoderato nazionalismo» che dimenticava «che tutti i popoli sono fratelli nella grande famiglia dell’umanità»: questo eccesso portava con sé «la cupidigia del comandare e del sovrastare, la superbia vitae» che si conver tiva «in concorrenze e competizioni di partiti, in perpetua gara di ambizioni, fino all’aperta ribellione all’autorità, al delitto di lesa maestà, al parricidio stesso della patria». Pio XI, Ubi Arcano (20 dicembre 1922), in Le encicliche sociali dei papi, cit., pp. 313-314.

[3] F.L. Ferrari, Stato liberale e stato fascista, in "Il popolo di Modena", 27 luglio 1922, ora in Id., Il domani d'Italia e altri scritti del primo dopoguerra (1919-1926), a cura di M.G. Rossi, Roma, 1983, pp. 15-16.

[4] Cfr. E. Gentile, Il culto de littorio, Roma-Bari, 1993, pp. 142-143.[5] L. Sturzo, Nazionalismo e fascismo, Id., Il partito popolare italiano. II. Popolarismo e fascismo

(1924), Bologna, 1956, pp. 203-217.

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• Altre distinzioni:– Fonti scritte:

• Fonti documentarie• Fonti narrative• Fonti a stampa• Fonti manoscritte

– Fonti materiali– Fonti orali: memoria e storia– Fonti iconografiche: attenzione all’uso antologico e

di supporto– Fonti sonore o audiovisive– Fonti informatiche

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• Come si lavora sulle fonti?– Ricordate quello che abbiamo detto

sulla scientificità della storia?– Ogni studioso una prospettiva personale– Tuttavia, regole generali:

• Critica esterna (autenticità)• Critica interna (attendibilità)

Attenzione, però, a non farsi schiave della purezza dell’informazione: il caso dei falsi (es. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion)

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• Il luogo tipico del lavoro dello storico è dunque, accanto alla biblioteca, l’archivio– ACS– Archivi di Stato– Archivi di enti pubblici– Archivi dei partiti, dei movimenti delle associazioni– Archivi privati– Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

• Vincoli:– 40 anni– Da 50 a 70 per il materiale riservato (persone)– Codice deontologico del 1996– Difficoltà odierna di accesso:

• Estensione del criterio del “segreto di Stato” (“misteri italiani”)

• Paradosso per il quale oggi gli storici usano la documentazione inglese, americana ecc. e non la nostra

• Carte giudiziarie largamente disponibili perché pubbliche, ma il procedimento giudiziario non è quello storico

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Lezione XX. Alcune opere classiche sulla storia

contemporanea

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• Vedremo ora alcuni esempi di grandi lavori storici:– Aiuteranno a capire le grandi opzioni di

metodo che abbiamo visto all’inizio delle lezioni

– Ci permetteranno di tornare su alcune grandi questioni già affrontate

– Cominceremo a imparare come si legge un libro di storia, come lo si capisce, come se ne valuta il valore di conoscenza e di ricerca

– Cominceremo con un’idea dello sviluppo della storiografia italiana, poi passeremo a quella internazionale

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• 1. Lo storicismo politicamente impegnato: Gioacchino Volpe e Benedetto Croce– Due storie d’Italia di due dei più autorevoli storici italiani

dell’inizio del secolo, uno esponente della cultura del regime fascista, l’altro dell’antifascismo

– Volpe:• Nazionalista, poi dal 1924 deputato fascista• Medievista: aspetti economici e socialitra Il luogo tipico del

lavoro dello storico è dunque, accanto alla biblioteca, l’archivio

• Direttore dal 1926 al 1943 della Scuola di storia moderna (Nello Rosselli, Carlo Morandi, Federico Chabod, Ernesto Sestan, Walter Maturi)

– L’Italia in cammino, 1927 • pubblicata nella collana dell’Istituto nazionale fascista di

cultura• chiara intenzione di leggere il passato a partire dal presente:

cosa lega l’Italia liberale a quella fascista? KL’idea era che all’inizio del Novecento si era aperta una nuova strada che aveva portato alla “nuova Italia” del presente

• Attenzione alle forze sociali e popolari (a cui il fascismo aveva dato risposta)

• Prosa nervosa e ispirata, che cerca di suggestionare

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– Croce• Filosofo, storico della letteratura e storico• 1921 Storia della storiografia italiana• 1925 Storia del Regno di Napoli• Tra gli estensori e i primi firmatari del manifesto degli

intellettuali antifascisti (tollerato dal fascismo)• Pensava da anni a una storia d’Italie e dopo l’uscita del

libro di Volpe trovò lo stimolo definitivo per una risposta (in una lettera dichiara che gli pare “cosa insulsa” perché basata su “una tesi politica”)

– Storia d’Italia dal 1871 al 1915, gennaio 1928 • pubblicata da Laterza e con un successo molto

maggiore (traduzioni in tedesco e inglese) • Chiaro rovesciamento interpretativo: il nazionalismo

che aveva portato alle manifestazioni interentiste del 1915 una ferita al sistema liberale (cedimento alla piazza)

• Molto maggiore attenzione filologica (note numerose)• Prosa assennata, didascalica, razionale; già di per sé,

prima che nei giudizi, capace di contrastare la cultura fascista

• Centrata sulla storia delle idee

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– Si aprì una vivace polemica:• Volpe rimproverò a Croce di essere un laudator

temporis acti, di non riuscire a spiegare il cammino del paese

• Croce rimproverò a Volpe di aver raccontato un’Italia che “cammina , ma non pensa, non sogna, non medita, non si critica”, in cui mancavano i dibattiti e le idee

– Il lavoro di Croce ha goduto di una consistente fortuna; quello di Volpe dimenticato, se non tra gli addetti ai lavori

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• 2. Lo storicismo come metodo: Federico Chabod– Chabod

• Carriera di studio con uno dei grandi esponenti dello stoicismo tedesco, Friedrich Meinecke

• Campagne di ricerca negli archivi di Simancas (Carlo V e lo Stato di Milano)

• Antifascista (nel 1925 aveva aiutato Gaetano Salvemini ad espatriare) ma poi defilato dall’impegno politico

• Vicino al Partito d’Azione, partecipò alla Resistenza e si battè per l’autonomia della Val d’Aosta

• Professore di Storia moderna dal 1936 a Perugia, del 1938 a Milano, dal 1946 a Roma

• Dal 1947 direttore dell’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli (Istituto Croce)

• Direttore della “Rivista storica italiana”• Il più autorevole storico italiano

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– Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, 1951

• In realtà sottotitolo: I. Le premesse: non una storia della politica estera ma un quadro più ampio (p. 131)

• Progetto dal 1936 all’interno dell’ISPI coordinato da Volpe• Due parti: Le passioni e le idee e Le cose e gli uomini• Opera di enorme fascino: il capitolo sull’idea di Roma nel

Risorgimento insuperato; i ritratti dei protagonisti (Vittorio Emanulele, Visconti Venosta , il conte di Robilant ecc.) splendidi

• Progetto rivoluzionario: nell’introduzione manifesto storiografico sul nesso tra politica estera e politica interna

• Ricchissimo: imperativo categorico “leggere tutto” e rendere tutto visibile nella stesura: qui l’etica proessionale dello storico

• modello di storiografia etico-politica dello storicismo: centralità forze morali, idee, uomini; tutto quista rilevanza storica quando acquista un significato e un valore morale (non politico)

• Modello di canone storiografico (lo storicismo tedesco e italiano): dopo gli sbandamenti ideologici e l’uso politico della storia da parte del fascismo una nuova legittimità del lavoro della storiografia (sarà seguito dai principali storici italiani del secondo dopoguerra, come Romeo e De Felice)

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• 3. Il problema del Risorgimento: la storiografia liberale di Rosario Romeo– Romeo

• Aveva studiato con Volpe e con Chabod all’Istituto Croce• Tra i più promettenti storici italiani nel 1950 a 26 anni

aveva pubblicato un libro importante sul Risorgimento in Sicilia

• Molto versatile nel 1954 aveva pubblicato un volume su un tema molto lontano: Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento

• Professore giovanissimo, nel 1956 (32 anni), avrebbe insegnato Storia moderna a Roma dal 1963

• Il tema del Risorgimento e del suo rapporto con lo sviluppo economico sarebbe sempre rimasto al centro dei suoi interessi: nel 1961 Breve storia della grande industria in Italia; a partire dal 1969 una grande biografia di Cavour in 3 volumi (conclusa nel 1984)

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– Risorgimento e capitalismo, 1959• Genere diverso di opera storica: non profilo di sintesi come

(Volpe e Croce), non ampia ricerca monografica (come Chabod) ma raccolta di due saggi problematici dedicati alla discussione di un nodo interpretativo essenziale della storia del Risorgimento italiano

• Tesi largamente discussa in merito era quella di Gramsci: rivoluzione agraria mancata per il fallimento dei democratici a realizzare un progetto giacobino di mobilitazione delle campagne e di rivoluzione agraria; con la conseguenza dell’egemonia moderata, del fallimento di una vera politica unitaria forte e la necessità, in prospettiva, di una nuova alleanza tra operai e contadini per un vero rinnovamento del paese

• A questa interpretazione Romeo poneva due domande: 1. Era possibile concretamente l’alternativa democratica? 2. Se realizzata, questa soluzione sarebbe stata più progressiva?

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• La risposta a entrambe era negativa :– L’arretratezza secolare delle campagne italiane avrebbe, in

caso di alleanza, avrebbe impedito lo sviluppo in senso moderno del paese e rallentato quel tanto di evoluzione in senso capitalistico che si era sviluppata nel Nord e nel Centro

– Il decollo industriale degli anni Ottanta derivava proprio dall’accumulazione capitalistica del primo decennio post unitario

– La compressione dei consumi agrari, che allora aveva avuto un significato positivo, dopo si sarebbe rivelata un ostacolo assai grave al successivo sviluppo del capitalismo, creando il problema dell’arretratezza del Mezzogiorno

– Comunque, grazie alla classe dirigente liberale (a quelle condizioni), si era raggiunto il ritorno dell’Italia in Europa

• Romeo rivalutava il ruolo del liberalismo italiano ma proprio sulla base degli stessi strumenti “materialistici” dell’interpretazione marxista: più marxista dei marxisti

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• 4. Il problema del fascismo: Renzo De Felice– De Felice

• Allievo di Chabod a Roma e all’Istituto Croce (storicismo metodologico)

• Tuttavia, grande influenza anche di Delio Cantimori, storico degli eretici, degli utopisti e dei giacobini, con un complesso itinerario intellettuale (repubblicano di cultura idealista, fascista, comunista), egli stesso sintesi di tante tendenze ideologiche del Novecento italiano

• Militante comunista, nel 1956 lasciò il PCI, avvicinandosi al socialismo e alla cultura liberal-democratica

• Lavorò all’inizio con Cantimori sul tema dei giacobini• All’inizio degli anni ’60 si accosta al tema del fascismo e la sua

ricerca è attraversata sin dall’inizio da furibonde polemiche:– 1961 Storia degli ebrei italiani: caso di Leopoldo Piccardi– 1962 bocciato al concorso di accesso alla carriera universitaria,

nonostante i tanti importanti lavori, perché considerato un’iconoclasta dell’antifascismo (anche se nel 1968 vincerà la cattedra e dal 1971 insegnerà a Roma Storia dei partiti e dei movimenti politici)

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• Caratteristica del lavoro storiografico di De Felice è l’assoluta indipendenza intellettuale: recuperare il dimenticato, rovesciare le immagini correnti e accomodanti, abbandonare ogni prospettiva degli occhi del presente, per calarsi nell’esperienza degli uomini del passato, nella loro mentalità

– Mussolini il duce: I. Gli anni del consenso, 1929-1936, 1974

• Quarto volume di una monumentale biografia di Mussolini iniziata nel 1965

– Già il primo volume aveva suscitato diverse polemiche: Mussolini il rivoluzionario e non riguardava solo il periodo socialista, ma si concludeva con la Marcia su Roma del 1922 (attribuiva dunque al movimento fascista un carattere rivoluzionario)

– Anche questo aveva un titolo tutt’altro che scontato: parlava di un consenso al fascismo che in genere veniva negato, insistendo sulla costrizione dittatoriale

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– L’immagine corrente del fascismo era dominata allora dalle interpretazioni, per così dire, “classiche” che si erano sviluppate nella polemica stessa ideologica e politica (braccio armato del capitalismo, malattia morale, rivelazione del ritardo democratico del paese)

» Conseguenze: fascismo come fenomeno solo “negativo” (nel senso di privo di individualità), nessun credito a intenzioni e aspirazioni, cultura fascista inesistente, consenso inesistente, regime di cartapesta

– De Felice proponeva invece di » abbandonare una prospettiva antifascista nel

ricostruire la storia del fascismo» cominciare, prima di avviare interpretazioni

complessive, a ricostruire concretamente e senza pregiudizi la storia del fascismo

» non rifiutare di prendere in considerazione il punto di vista dei fascisti (non per condividerlo, naturalmente, ma per tener conto del loro modo di pensare e agire)

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– Il volume ottenne notevole attenzione sulla stampa, ma non riuscì a raggiungere l’eco enorme dell’Intervista sul fascismo pubblicata pochi mesi dopo nel giugno 1975 (la complessità dello stile di De Felice; il canone chabodiano)

» Leo Valiani rimproverò a De Felice una certa condiscendenza verso il fascismo e la categoria di “totalitarismo di sinistra”

» Nicola Tranfaglia parlò di “una completa riabilitazione del fascismo”, denunciando il fatto che potesse insegnare all’università di Roma e pubblicare con editori della sinistra italiana come Einaudi e Laterza

» Romeo difese De Felice denunciando il “linciaggio”, parlando do “rituali vergognosi” per la violenza degli attacchi e invitando a una discussione seria e libera da pregiudizi delle tesi di De Felice

» La rivista ufficiale degli Istituti per la storia della Resistenza parlò di una “storiografia fascista per la maggioranza silenziosa”

– Ma quali le tesi di ricerca del volume del 1974?» Consenso più esteso e profondo tra il 1929 e il 1934

(oscillazioni e precisazioni successive: il “piccolo Mussolini”)

» La distinzione tra movimento e regime (p. 149)» La differenza tra fascismo e nazismo

• De Felice ha legittimato lo studio scientifico del fascismo, rendendolo indipendente dalla prospettiva antifascista

• Nessuna riabilitazione: quello che diceva sulla smentita più radicale che la storia poteva offrire

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• 5. Una nuova storia sociale: E.P. Thompson– Thompson

• Storico inglese animato da forte passione politica: insegna ai corsi serali per operai e sindacalisti

• Comunista, esce dal partito (come De Felice) nel 1956 ma continua a militare come esponente della New Left (tra i fondatorie dell’END)

• Storico sociale, ha una particolare attenzione a una storia “vista dal basso”

– Rivoluzione sociale e classe operaia in Inghilterra, 1963• Una biografia (il titolo originale è The Making of the

English Working Class) collettiva • Approccio in un’ottica marxista, ma eterodossa (pp. 140-

141)• Il problema è l’origine della classe operaia: la

interpretazione tradizionale vede questa origine nella fabbrica

• Secondo Thompson coscienza di classe e classe operaia nascono prima e contro la fabbrica

• Mosaico delle figure del lavoro preindustriale (operai e artigiani specializzati), percezione del mutamento, antagonismo politico e ideologico, il ruolo dei movimenti religiosi dissidenti

• Grande fascino nella capacità di descrizione di un mondo alla soglie di un disfarsi e di un cambiamento epocale (difesa di una tradizione) (p. 141 e 142)

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• 6. Una politica per la società di massa: George Mosse– Mosse

• Famiglia ebraico-tedesca proprietaria di un impero mediatico• La persecuzione nazista e il rifiuto del padre di un compromesso• La fuga in Francia e gli studi in Inghilterra e Stati Uniti• Dal 1956 a Madison• Fondatore con Walter Laqueur del “Journal of Contemporary

History”• Doppio outsider: ebreo e omosessuale (reso pubblico solo negli

anni ’80)• Grande interesse, oltre che per il nazionalismo e il nazismo, per il

tema dell’esclusione, del pregiudizio, della rispettabilità, dei modelli di virilità

• 1968: Le origini culturali del Terzo Reich; 1980: Il razzismo in Europa dalle origini all’Olocausto; 1984: Sessualità e nazionalismo; 1990: Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti

– La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania dalle guerre napoleoniche al Terzo Reich, 1975

• Comparato sin dall’inizio (De Felice) ai classici di Bloch e Huizinga, effettivamente un lavoro fondamentale che ha cambiato come pochi la storiografia (nazionalizzazione delle masse, nuova politica)

• Mosse parte dalla constatazione che la realtà di massa trasforma la politica legandola al mondo dell’irrazionale, del simbolico, del mito

• Il liberal Mosse sottolineava i rischi per l’individuo ma non deprecava: cercava di capire “il persecutore”

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• Hitler aveva parlato nel Mein Kampf di “nazionalizzazione delle masse” e Mosse vi vedeva “la compenetrazione dei valori, degli ideali borghesi e nazionali in un corpus non solo comune alla gran maggioranza delle classi medie, ma in grado di poter coinvolgere anche le masse popolari”

• L’attenzione era quindi ai nuovi riti, ai nuovi miti, alle nuove forme politiche del nazionalismo, e poi del fascismo e del nazismo, che erano state sempre considerate essenzialmente “folcloristiche” e insignificanti e che ora acquistavano un grande significavano e si collegavano alla lunga tradizione della “nuova politica” che aveva parzialmente coinvolto lo stesso movimento operaio (p. 154)

• Mosse parlava di una “nuova religione laica” costruita dai movimenti nazionali del XIX secolo attraverso associazioni corali, società di tiro, società ginnastiche, i loro simboli, le loro feste, i monumenti da esse promossi

• Fonti alte e basse, storiche, ma anche letterarie e artistiche, cronache e teorie della propaganda e della monumentalità

• Per la prima volta si guardava alla dimensione artistica, estetica, drammatica della politica di massa, alla loro forza di persuasione e di rappresentazione, a una dimensione diversa in cui scenario e riti divenivano più importanti di ciò che veniva detto

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• 7. Marxismo e Annales: Eric John Hobsbawm– Hobsbawm

• Famiglia ebraico-anglo-tedesca (nato al Cairo)• Giovinezza a Vienna e Berlino dove diviene un convinto

giovane comunista• I suoi ricordi dell’ultima manifestazione di massa

comunista del 1933 (pp. 159-160)• Curiosità e militanza: grande capacità di scrittura,

coinvolgente e informale• Insegna a Londra, in Francia e negli Stati Uniti• Studi di storia del movimento operaio e del capitalismo:

1959 I ribelli; 1968: La rivoluzione industriale e l’Impero; 1969 I banditi; 1974 I rivoluzionari

• Tra i fondatori della principale rivista storica inglese Past & Present: marxismo aperto alle Annales (Braudel e le strutture)

– L’età degli imperi, 1875-1914, 1987• Parte di una trilogia sull’Ottocento (1962: Le rivoluzioni

borghesi, 1789-1848; 1975: Il trionfo della borghesia, 1848-1875; poi proseguita con Il secolo breve del 1994)

• Volontà efficace di parlare non solo al mondo degli “addetti ai lavori” (p. 158)

• Grande successo

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• Grande affresco delle contraddizioni dell’”età imperiale”, confrontate con il periodo precedente e il successivo: la morte che coglie la società borghese al suo apogeo (p. 161)

• Attenzione a tutte le dimensioni ma lettura della politica di massa opposta a quella di Mosse (p. 162)

• Sottolinea le radici del presente in quell’epoca– Il socialismo (e quindi la successiva divisione del mondo

bipolare– La globalizzazione come risultato della colonizzazione– La società urbana della cultura di massa, dagli spettacoli

sportivi, ai giornali, ai cinema

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• 8. Le Annales e le ideologie: François Furet– Furet

• Storico delle idee politiche• Comunista fino al 1956, anche lui lascerà il partito• Vicino alla scuola delle “Annales”: leggiamo cosa ha

scritto del suo metodo l’allieva Mona Ozouf (p. 164) • Rilegge la storia della rivoluzione rovesciando il

paradigma marxista e sottolineando l’importanza del discorso rivoluzionario e la deriva totalitaria del giacobinismo (Critica della Rivoluzione francese del 1978)

• Dal 1977 al 1985 presidente della prestigiosa École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi

• Dal 1985 ha insegnato a Chicago– Il passato di un’illusione. L’idea comunista nel XX

secolo, 1995• Studia l’evoluzione dell’ideologia comunista e del regime

sovietica, ma in confronto con il nazismo e il fascismo• Non libro di ricerca documentaria ma sintesi basata su

cultura storica e forza interpretativa• Hobsbawm lo bollò (ingiustamente) come un frutto

tardivo della guerra fredda

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• Elementi di fondo (molto influenzati dalla lettura di De Felice):

– Ruolo decisivo della prima guerra mondiale– Comune origine rivoluzionaria di fascismo e bolscevismo– Distinzione però tra i totalitarismi (comunismo: dottrina

universalistica basata sulla classe; “fascismi”: istanze particolaristiche legate alla nazione; ma poi tra loro nazismo pià universalista perché legato alla razza)

– Parallelo tra “notte dei lunghi coltelli” e caso Kirov (p. 166)

• Paradossalmente, molto poco presente il tema dell’illusione degli intellettuali

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• 9. Una “microstoria” etica: Michael Ignatieff– Ignatieff

• Storico canadese, esponente di una grande famiglia della nobiltà russa

• Autore di una storia delle origini del penitenziario e di una biografia di Iasahia Berlin

• Attualmente professore di Diritti umani ad Harvard– Album russo. Una saga familiare tra rivoluzione, guerra

civile ed esilio, 1987• Storia della sua famiglia, basata però su un’analisi scientifica,

ricerche, fonti storiche, i diari dei due protagonisti (il nonno Pavel e la nonna Natascia), viaggi di studio in Russia, soprattutto le fotografie

• Affresco dell’aristocrazia russa: grandi proprietà terriere, viaggi in Francia, educazione cosmopolita, spirito tolstojano

• Pavel anche carriera tradizionale al servizio della zar (ministro dell’Agricoltura, poi ultimo ministro dell’Istruzione): riformismo liberale debole e tardivo che guarda con angoscia all’incapacità dello zar e del governo

• Nel 1916 lascia l’incarico

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• Allo scoppio della rivoluzione cade in depressione e nell’abulia; la famiglia diviene povera; scampa al fucilazione solo grazie ai buoni ricordi lasciati tra alcuni insegnanti; le redini passano a Natascia; poi l’emigrazione in Inghilterra e in Canada

• Debito con il proprio passato, ma non alla ricerca di sé stessi: pietas verso esseri umani il cui ricordo altrimenti svanirebbe ( p. 169); il ruolo in questo specialmente della fotografia (p. 170)

• Recupera delle esistenze individuali accanto alla “grande storia”: il valore esistenziale del “desiderio del passato” (p. 170)