Etty Hillesum, un cuore pensante Liceo "M. Curie" - 26 gennaio 2008.

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Etty Hillesum, un cuore pensante

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In occasione della Giornata della Memoria si propone agli studenti del Liceo “M. Curie” di riflettere sulla figura di Etty Hillesum.

Sabato 26 gennaio 20008 la docente unversitaria Lucetta Scaraffia tiene una conferenza al nostro Liceo per approfondire la conoscenza di una giovane donna ebrea, tragica vittima della Shoah, che non ha mai rinunciato a testimoniare il bene: Etty Hillesum.

Giornata della Memoria – il testo di legge

“Memoria”: perché?

a) La Prefazione del 1972 ai giovani di P. Levi

b) Testimonianza e memoria (riflessione di Gabriele Nissim, “La foresta dei Giusti”)

Siti dedicati alla “Giornata della Memoria” e alla Shoah

Percorsi sul tema:

“Etty Hillesum: un cuore pensante”

a) Un testo per iniziareb) Biografia per quadric) Le opered) Alcuni temi per conoscere il pensiero di Etty Hillesume) Nelle braccia di Dio: il percorso interioref) Bibliografia e sitografia (sintesi)

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Il testo di legge:

Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1 La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz…

Art. 2 In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri…

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Legge 20 luglio 2000 n. 211 Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

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Per testimoniare “che questo è stato” e non rinunciare all’esercizio della ragione: così nella Prefazione 1972 ai giovani del libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi.

dalla “Prefazione”

“Meditate che questo è stato…” (online)

Per riconoscere che i Giusti “diventano un esempio morale per le nuove generazioni e le loro vicende, finalmente raccolte e raccontate, entrano a far parte della coscienza del mondo”: così in G. Nissim, “La foresta dei Giusti” (2006)

da “Lineatempo”

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Quando questo libro è stato scritto, nel 1946, molte cose sui Lager non si sapevano ancora. […] Il fascismo non vinse: fu spazzato […] dalla guerra che esso stesso avevo voluta. […] Il mondo apprese con orrore incredulo l’esistenza delle “fabbriche di cadaveri” […] e insieme provò sollievo al pensiero che il Lager era morto, che si trattava di un mostro appartenente al passato, di una convulsione tragica ma unica, colpa di un solo uomo […]. E’ passato un quarto di secolo, e oggi ci guardiamo intorno, e vediamo con inquietudine che forse quel sollievo era stato prematuro. No, non esistono oggi in nessun luogo camere a gas […]. Esistono, quasi in ogni paese, carceri, istituti minorili, ospedali psichiatrici,

in cui, come ad Auschwitz, l’uomo perde il suo nome e il suo volto, la dignità e la speranza.[…] Libri come questo, oggi, non possono più essere letti con la serenità con cui si studiano le testimonianza sulla storia passata: come Brecht ha scritto, “la matrice che ha partorito questo mostro è ancora feconda”.

Proprio per questo, e perché non credo che la reverenza che si deve ai giovani comporti il silenzio sugli errori della nostra generazione, ho accettato volentieri di curare un’edizione scolastica di “Se questo è un uomo”. Sarò felice se saprò che anche uno solo dei nuovi lettori avrà compreso quanto è rischiosa la strada che parte dal fanatismo nazionalistico e dalla rinuncia alla ragione.

da “Se questo è un uomo” di P. Levi (ediz. Einuadi, 1986) pp. 5-7

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“Sono dei vinti se li si giudica dal punto di vista dell’esito finale, dal punto di vista di quella storia andata male; sono invece dei possibili vincitori se non sono rinchiusi nella gabbia del loro tempo, ma diventano un esempio morale per le nuove generazioni e le loro vicende, finalmente raccolte e raccontate, entrano a far parte della coscienza del mondo.

Così il tentativo dei Giusti di interrompere il male della loro epoca, anche se ha ottenuto solo un risultato parziale, anche se il più delle volte la loro testimonianza è stata solo la luce di una piccola stella che non è riuscita a riaccendere l’oscurità, può invece rappresentare la forza di un nuovo inizio per la memoria delle generazioni successive.

Ciò che non si è realizzato nel loro tempo, può finalmente brillare di luce piena nell’epoca successiva”.

Gabriele Nissim, “La foresta dei Giusti” in “I Giusti e la memoria del bene”, a cura di Antonia Grasselli e Sante Maletta, numero speciale di “Lineatempo” maggio-luglio 2006torna ai percorsi

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Etty Hillesum: un cuore pensante per testimoniare il bene

La definizione di “cuore pensante”: "... lasciatemi essere il cuore pensante della baracca ...” dal DIARIOTestimoniare il bene: fra i tanti protagonisti positivi dell’esperienza della Shoa (Palatucci, Perlasca, Schindler, Moshe Beisky) anche una giovane donna.

Etty Hillesum e la sua esperienza personale di deportata, non sopravvissuta, ma che ci ha lasciato – fortuitamente – le sue Lettere e il suo Diario: testimonianza del bene che il suo “cuore pensante” ha maturato, nella tragedia e nonostante la tragedia. Forse, direbbe Hillesum, grazie alla tragedia.

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Certo, è il nostro totale annientamento! Ma sopportiamolo con

grazia.In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia. In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare.Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano – donne o ragazze che dicevano così spesso durante il giorno: “non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” – a volte provavo un’infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo, e pensavo: “Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca”. Ora voglio esserlo un’altra volta. Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento. Sono coricata qui con tanta pazienza e di nuovo calma mi sento assai meglio: leggo le lettere di Rilke Über Gott e ogni sua parola è carica di significato per me, avrei potuto scriverle io stessa, se le avessi scritte io le avrei scritte così e non diversamente. Mi sento anche la forza di partire, non penso più a far progetti e a correre rischi, andrà come andrà e sarà per il meglio.

30 settembre 1942

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Lucetta Scaraffia

Insegna storia contemporanea all’università di Roma La Sapienza.

S’è occupata soprattutto di storia

delle donne e di storia del cristianesimo, con particolare attenzione alla religiosità femminile.

Ha studiato i rapporti fra la società

occidentale e l’islam nell’età moderna, affrontato il nesso fra identità italiana e il più antico e importante santuario mariano della penisola (Loreto, Bologna, Il Mulino, 1998) e ricostruito storia e significati dell’istituzione giubilare (Il giubileo, Bologna, Il Mulino, 1999).

Con A.Bravo, M. Pelaja e A. Pescarolo

ha scritto una Storia sociale delle donne nell’Italia contemporanea, Roma-Bari, Editori Laterza, 2001), con A.M. Isastia Donne ottimiste. Femminismo e associazioni borghesi nell’Otto e Novecento (Bologna, Il Mulino, 2002).

Insieme ad A. Bravo e A. Foa ha curato i tre volumi I nuovi fili della memoria. Uomini e donne nella storia (Roma-Bari, Editori Laterza, 2003).

Da anni studia Santa Francesca

Cabrini e la storia della congregazione da lei fondata; su questo argomento ha pubblicato Il Concilio in convento. L’esperienza di Chiara Grasselli MSC, Brescia, Morcelliana, 1996, e recentemente (2003) Francesca Cabrini. Dalla terra al cielo, Paoline. e numerosi saggi.

Ha curato, insieme con Eugenia Roccella, i tre volumi Italiane, editi dal Poligrafico dello Stato, Roma, 2004, che raccolgono 247 ritratti di donne italiane che hanno contato nella vita del nostro Paese.

Collabora al quotidiano «Avvenire», ai settimanali «Io donna» e «Sette» del «Corriere della sera» e a diverse riviste.

Fonte: http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/evoluzione_permanente/scaraffia.cfmtorna ai percorsi

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Quello che vivo interiormente, e che non e’ solo cosa mia, non ho il diritto di tenerlo solo per me. Sono forse, in questo piccolo pezzo di storia dell’umanità, uno dei numerosi ricevitori che deve in seguito trasmettere più lontano?

giugno 1942

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La famiglia di Etty

Gli studi e la sua formazione

La tragedia della storia

La tragedia incontra la sua esistenza

Oltre la morte

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E’ il più vecchio documento fotografico di cui dispone la “Fondazione Etty Hillesum” risale al 1931 e ritrae il gruppo familiare che, allora, risiedeva a Deventer.

(Testi da P. Labeau, E. Hillesum. Un itinerario spirituale p. 13)

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“Il portamento del padre, vestito con abito classico da notabile, seduto in atteggiamento un po’ teso, con le mani incrociate sullo stomaco, corrisponde bene alle impressioni raccolte nel suo entourage: piccolo di statura, uomo discreto e taciturno, un erudito pacifico”.

Etty , 17 anni Jaap , 15 anni

Mischa , 9 anni“Alta e robusta, vestita di stoffe sontuose, al collo una lunga collana di perle; il viso largo, dai tratti vigorosi, con lo sguardo visionario, la bocca segnata all’amarezza. A detta di quelli che la conobbero, era imprevedibile, estroversa e autoritaria.”

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“… all’estrema sinistra del gruppo familiare, quella ragazza slanciata di 17 anni, che ci guarda fissa con i suoi occhi neri. Seduta su un alto sgabello, con la mano destra appoggiata sul ginocchio di una gamba accavallata sull’altra, è vestita con un lungo abito di tulle e con un gilet nero scollato. Incorniciato da capelli neri leggermente mossi, il suo viso è un tipico di un’adolescente che si sta ancora cercando: un po’ vago, un po’ imbronciato, con lo sguardo insieme pensieroso e scrutatore. Allora era iscritta al V anno del ginnasio di Deventer, dove all’epoca il padre era vice-rettore”.

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Biografia a cura di RaiLibro

Chi è Etty Hillesum? (risponde L. Scaraffia)

Il padre Louis (Levi)Hillesum

La madreRiva (Rebecca) Bernstein

Il fratello minoreMischa

Etty con Jaap

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“Alla sua scrivania, in una cameretta che dava sul Museumplein ad Amsterdam” .

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