Coefficienti verbali nei nomi* - host. · PDF fileo Nomi (primitivi, derivati, etc.) o Nomi...

Click here to load reader

  • date post

    19-Feb-2019
  • Category

    Documents

  • view

    216
  • download

    0

Embed Size (px)

Transcript of Coefficienti verbali nei nomi* - host. · PDF fileo Nomi (primitivi, derivati, etc.) o Nomi...

To appear in Bertinetto, Pier Marco (ed.), Atti della Societ Italiana di Glottologia, Pisa 2006.

Raffaele Simone Universit Roma Tre

[email protected]

Coefficienti verbali nei nomi* 1. Preliminari 1.1. Verbi e Nomi: continui o discontinui? Larticolo di Ross (1972; vedi anche 1973) sul category squish ebbe il merito di proporre lipotesi che Nomi e Verbi (dora innanzi N e V) sono classi di parole non disgiunte ma connesse in un continuum (V > N), i cui termini intermedi possono essere di varia natura. Questa ipotesi contrastava nettamente con quella consueta, corrente prima della nascita della linguistica in senso moderno, secondo cui le due categorie sono reciprocamente esclusive. Formulata sin dallantichit, questa seconda posizione stata ripresa in pi occasioni nel corso del tempo, e fu particolarmente frequente nel Settecento, quando la genesi delle lingue veniva sovente descritta (cos in Vico e Condillac) come laffiorare graduale delle classi di parole di pari passo col crescere delle esigenze della comunicazione e delle funzioni a cui questa doveva rispondere.1 Questidea ha continuato a trovare credito anche in epoca moderna. Nel lavoro sulla nominalizzazione di Chomsky (1970), ad esempio, N e V sono rappresentati come entit polarmente opposte, con qualche moderata possibilit di intersezione che d

* Una parte dei dati analizzati in questo lavoro sono dovuti a Anna Pompei (Universit Roma Tre), con cui ho discusso le ipotesi che qui propongo e che stata con me amichevole coautrice di una versione diversamente angolata di questo scritto (in Faits de Langue 2007). La ringrazio vivamente della collaborazione. Ringrazio anche Edoardo Lombardi Vallauri (Roma Tre), per avermi fornito dati giapponesi e Francesca Masini (Roma Tre) con cui ho discusso una versione preliminare di questo lavoro. Maria Grossmann (LAquila) mi ha passato una copia di un suo lavoro. 1 Unillustrazione di queste dottrine settecentesche in Simone (1991).

2|27

luogo ad altre categorie di parole (specificamente Aggettivi e Preposizioni). Fuori della linguistica, inoltre, ancora oggi sincontrano analisi in cui N e V appaiono come classi disgiunte. Ad esempio nelle ricerche via neuro-imaging sulla localizzazione cerebrale di N e V, rappresentanti prototipici delle due classi paiono localizzati in punti diversi della corteccia (Shapiro et al. 2006).2 Del pari, secondo alcuni studi sulle Lingue dei Segni, N e V, almeno quando sono presi in forma citazionale e limitatamente a parole tra loro connesse morfologicamente, sembrano essere codificati da set di gesti nettamente distinti.3 Comunque, in linguistica ormai pacificamente accettato che tra N e V ci sia continuit, anche se questa tesi si presenta in pi versioni e con varie sfumature. Non facile dire se la tendenza a supporre un continuum tra N e V sia dovuta a una peculiarit dellottica della linguistica (quindi a un suo proprium epistemologico) o a unintrinseca caratteristica semiotica del linguaggio rispetto ad altri codici (quindi a un proprium ontologico), anche se alcuni dati (come quelli derivanti dalle ricerche sulle Lingue dei Segni) fanno supporre che la spiegazione giusta sia la seconda. Quanto alle lingue verbali, diverse indagini (dopo il classico Clark & Clark 1979) hanno mostrato che a certe condizioni i nomi possono affiorare come verbi4 e che dunque esiste un collegamento tra le due classi di parole Ci ha consolidato lidea che, specie per talune lingue, si possa formulare un continuum tra V e N (Broschart 1987; Walter 1981) o una reciproca intersezione tra le due classi (Evans 2000). nota anche la proposta di Hopper & Thompson (1984, 1985) secondo cui N e V vanno visti come categorie non arbitrarie ma iconiche, cio orientate naturalmente a codificare talune propriet semantiche non-qualunque. Secondo questo punto di vista, se il referente ha per esempio alta definitezza, stabilit nel tempo, agentivit, etc., il suo formato semantico tende naturalmente a trovare codifica, ad esempio, in un N e non in un V.5 Questipotesi stata raccolta anche in ambito generativo, dove stato proposto (Barker & Dowty 1993; Baker 2003) che N e V siano contenitori naturali di insiemi di tratti peculiari. Allidea complessiva di un continuum N > V, come sostenuta da Ross, alcuni (Sasse 2001; Simone 2004) aggiungono unipotesi ulteriore, secondo cui per ciascuna delle due classi in gioco possibile formulare continua pi fini e articolati. SI arriva cos a postulare un continuum di nominalit (nouniness) e uno di verbalit (verbiness) collegati tra loro in un continuum di continua, secondo lo schema seguente:

2 La stessa opposizione asserita in psicolinguistica (per esempio, Pinker & Bloom 1990). 3 Secondo Pizzuto et al. (2005), ad esempio, in LIS i N sono [-ampio, -lento, +ripetuto], i V [+ampio, +lento, -ripetuto]. 4 Una sintesi tipologica si trova in Sasse (2001); per singoli aspetti, vedi Gaeta (2003), Gross e Gnthner (in prep.), Simone (2004). 5 Per uno studio sullacquisizione di alcuni tipi di nomi, vedi Gentner (1982), Lo Duca (1990).

3|27

(1) Continuum di continua tra N e V

Classi di forme

Nomi . Verbi

Nomi1 .Nomin Verbi1Verbin

2. Classi di parole Nella cornice di questi problemi, quel che vorrei mostrare qui non che i verbi affiorano come nomi, ma che nei N possono occorrere coefficienti verbali di vario tipo. Il punto di partenza costituito da alcuni dati di fatto: (a) in pi lingue appaiono classi di N che contengono coefficienti verbali (chiamo questo fenomeno distacco di coefficienti verbali sui N);6 (b) i coefficienti distaccati sono codificati in forma sintattica (come argomenti e aggiunti) o morfologica (come affissi di varia natura). Vorrei illustrare e classificare alcuni di questi dati e poi discutere (c) se ci sono restrizioni sulle classi di N su cui distaccano coefficienti verbali, (d) quali sono i coefficienti verbali che distaccano sui N e (e) se si pu riconoscere un principio che regola il distacco. Segnalo in limine che da qualche tempo quel che sindaga soprattutto il distacco di coefficienti temporali sul N (bibliografie estese sono ad esempio nei numerosi lavori di Nordlinger e Sadler). Cercher di mostrare che, contrariamente a questa veduta, i coefficienti verbali che distaccano sul N sono anche di altra natura e che la loro variet copre un vasto spettro. Cercher inoltre di argomentare che il distacco di coefficienti verbali dipende direttamente dalla struttura semantica (ci che chiamo modo semantico: vedi sotto) dei N in questione. 2.1. N e V nella Grammatica di Costruzioni e Categorie Per dare uno sfondo alla discussione, suggerir alcuni elementi a proposito della 6 Va ricordato che il distacco di coefficienti non unidirezionale. Possiamo avere infatti sia coefficienti verbali distaccati su N sia coefficienti nominali distaccati su V. Di ci dar un esempio en passant: in mayali (lingua australiana), entit naturali di tipo dinamico sono designate da clausole operanti quasi come nomi deverbali (Evans 2000: 712): ka-bo-rolkan esso-acqua-corre.come.umido > doccia.

4|27

struttura semantica delle classi di N e di V. Mi servir di alcune nozioni cruciali della Grammatica di Categorie e Costruzioni (GCC), il modello di significato grammaticale a base pragmatico-discorsiva al cui sviluppo lavoro da tempo (vedi per esempio Simone 2006a, b; 2007). In GCC il significato grammaticale codificato in due canali distinti: Categorie e Costruzioni. Non mi soffermo su questultimo le costruzioni, con la loro tipologia e le loro propriet7 perch qui rilevante solo il primo, quello costituito dalle categorie. Ora, il termine categoria si riferisce a oggetti di tre tipi:

(2) Tipi di categorie a. Categorie grammaticali nel senso convenzionale (tempo, modo, aspetto,

Aktionsart, etc.): il loro fattore comune sta nel fatto che esse codificano il modo in cui levento rappresentato nellenunciato.

b. Categorie nozionali, cio le nozioni (Partecipazione, Possesso, Concomitanza, Prossimit, etc.) che ogni lingua si suppone tenuta a esprimere: specificamente, queste categorie codificano la relazione tra il parlante e il contesto extra-linguistico.

c. Classi di Parole (o categorie lessicali). In particolare, la GCC ha alcune assunzioni a proposito delle Classi di Parole:

(3) Ipotesi sulle classi di parole nella GCC a. Le classi di parole non sono pure collezioni di oggetti ma formati semantici pre-

definiti, cio fasci di coefficienti semantici strutturati in modo peculiare. b. Possono essere sottoposte a determinate Operazioni Discorsive che ne modificano

alcune propriet. c. Vanno analizzate distinguendo tra funzione e forma grammaticale.

Qualche commento. Nella GCC una classe di parole non un deposito da cui si debbano solo scegliere elementi da combinare sulla catena sintagmatica: invece una maniera peculiare di codificare (o impacchettare, secondo la brutta metafora dellinglese to package) il significato sotto forma di parola, rispondendo cos anche a specifiche funzioni pragmatiche e discorsive (Hopper & Thompson 1984; Simone 2000). In altri termini, una classe di parole un formato pre-definito di significato, cio un fascio di coefficienti semantici specifici.

Su una categoria cos definita possono applicarsi Operazioni Discorsive che ne modificano alcune propriet, agendo sia sul piano del discorso sia su quello del sistema. Ad esempio, tra le Operazioni Discorsive pi potenti ci sono quelle che chiamo Forzature, come soprattutto la Forzatura di Tipo (type coercion: Pustejovsky 1995), che trasferisce il significato di un lemma da un ti