e se il sole fosse un bluff - scintille.cc · e hai detto “rischiara la notte” e rapida come...

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RIOMAGGIORECollana di poesia

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1ª edizione dicembre 2013© 2013 Tutti i diritti dell’autore

in Copertina: Grande Raccordo Anulare di Roma (foto di Alessandro Di Cicco)

ISBN: 9788897070399

e se il solefosse un bluffPoesie (ma non ci giurerei)

EDIZIONI CINQUE TERRE

Alessandro Di Cicco

Alle donne della mia vitada quella che mi ha messo al mondo

a quella che mi ucciderà

onda

mi piace quando fai quella cosa con la manomi piace quando i tuoi capelli fanno l’ondaecco,io la vorrei surfare, quell’ondaa rischio di andare a fondodi grattare la schiena sui corallie bada,ci vuole coraggioa domarne unain pieno inverno.

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rischiara la notte

mi hai guardato nel riflesso dello specchiomentre struccavo la mia mascherae hai detto“rischiara la notte”e rapida come sei apparsa, sei sparitaneanche il tempo di realizzare se fosse un imperativo

[o un interrogativonel primo casovolentieri,rischiarerei volentierila nottema per rischiarare, devi essere lucee io francamente, luce non sono, magari neanche buiouna luce spia, al piùdi quelle che usano i bimbi nelle loro stanze,nelle loro notti,per non spaventarsi svegliandosi al buionel secondo casoscusa, cazzo vuol dire “rischiara la notte?”ah forse ho capitorischiara la notte – nel senso: la tua persona?oddio, anche qui non sapreise magari ti riaffacci un attimo nel mio specchiomentre finisco di struccare la mia mascherami spieghi dov’è, la mia luce, e me lo dici tuse la rischiaro o meno‘sta cazzo di notte.

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metabolica

la parte più luminosadella mia ombraè di un buio brillantecerto èche bevessi menovedrei un’ombra per quel che èbuioe la luce per quel che èlucema vuoi metterel’incantoe lo stuporedel metter tutto in discussioneconfutare certezzeconfermare dubbiun momento infinito di magiacon ultima stazionenell’alba?

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tutto rosso

e insomma, c’è questo castellorossotutto rossonon vagamenteproprio rosso, verniciato di rossotuttole manigliei vetri delle finestrei fili del telefonoi comignolile siepi davanti l’ingressole scale di marmo,sembra il fegato di un giganteo una polpetta modellata con la forchettanel piatto di un bambinoinvece è solo un castellorossotutto rossoche se ci abitassi dentronelle belle e rare giornate di soledell’Inghilterra settentrionaleattraverso i vetri pitturativedrei tutto rosala mia faccia, i miei fogli, il mio tempoma a me il rosanon piacea me piace il color latte e mentae allora cosa devo farecercare un castello tutto verde?

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Andrej

se questo trenoelegante e velocissimonon fosse quel che èe quel che vedo lontanenon fossero vacchefattorieautocampialberitorrenticappelli da contadinodolci colline, amare cantinema piuttosto fossero i ricordigli errorii denti cariatidella vita disperata di un astronauta russo(Andrej, si chiamava)abbandonato da uno stupido generale moscovitaa galleggiarecome un satellite artificiale guastonell’orbita bassa della terraannaspandomorendoche disperse il suo lascito per me, questo viaggio verso casaverso la città, la tana, il cuoredimmi Andrejvuoi un’assoluzione?una seconda chance?

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mi dispiace, perdonamicerto anche tuproprio a me vieni a domandareio che cerco un’assoluzioneio che cerco seconde chancequindi non me ne averese quanto farò stasera sarà solostapparne una buona,dedicartelaberlaed assolvere me stesso.

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cauta, bellezza

emergi dall’acquagrondante, dovunqueil collo, uno scattoi capelli, una frustain un attimosei di nuovo sulla terramolti cuori all’improvvisosmarriscono un colpofermando il tempo il vento il mareora, se posso chiederedimmiti pare forse il modo?

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filtri

tra cento anniavremo a disposizione occhi bioniciinvece di comprare lo smartphone nuovopotrai comprare l’ultimo modello Appledi bulbi oculari

il modello più figoavrà i filtri alla instagramma quello di punta(che comprerò io)avrà il filtro per verderein bianco/nero

così anche il posto più di merdache mi troverò davanti gli occhiavrà un suo fascinoalla Salgadoper capirci

tra cento annisepelliremo il bruttofino a uccidere la bellezza.

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tre uomini

l’uomo che ripara le nuvoleè a riposo, in questo periodosorseggia Margarita e Long Island annacquatida una spiaggia neradove ha chiesto espressamentecieli tersi e caldo secco;vedesse una nuvola intasatao un fulmine congelatogli toccherebbe tirar fuori la scala, mettersi la tutae arrampicarsi fin lassù.

l’uomo che ruba emozioniinvece non riposabestemmia al cielo sdraiato sopra una panchinasputa a terra, infastidisce gatti pulciosie non dorme maiha paura che durante il sonnoqualcuno gli frughi nelle taschee gli rubile emozioni che ha rubato.

io sono l’uomo che li osserva stupefattoche segue ogni loro mossadel primo ho pietàper l’autunno incombenteper i lunghi temporali in arrivo, da tenere sott’occhioper i rossi di sera, per le nebbie mattutinedel secondo ho timore

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non c’è difesa o bastionee le sue tasche profonde attendono bottinima io lo aspetto nell’ombraperchè (lui non sa)io stesso so essere ladroladro d’emozioni.

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e se il sole fosse un bluff

e se il sole, quell’insensata nana gialla splendente nel nulla,fosse un bluff.se quella sfera accecante capace di conficcare magnifichelame di luce sulla città eterna come sull’ultimo, orribileavamposto umano, non foss’altro che un effetto scenico, ilbagliore di una lampada per una falena, un carillon nellaculla di un neonato.se non ruotassimo per davvero intorno a lei, magnificastella; se non ce ne fossero un numero infinito, come lei,più o meno di lei per dimensioni, potenza, durata, profon-dità nella memoria di dio.se tutti i sospiri da lei ispirati, le dinamiche dell’ellittica ter-restre, il nostro occhio, non fossero che coincidenza, o rea-zione ad una finzione, ad una grande bugia.

poniti la domanda.

perchè altrimenti, se fosse vero, il sole,se fosse reale, e non un bluffcon un coup de theatre, tanto per farsi notaredal nostro, indifferente pianeta esploderebberiversando come sangue fiumi di fuoco nel vuotoe noinoi non ce ne accorgeremmoche dopo otto minutie penseremmo, finalmentecazzo

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era lui, era nostro, era veroe non l’abbiamo mai guardato.

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quel momento all’imbrunire

quel momentoall’imbrunirein cui le forme del mondodubitanosul rimanere fedeliall’amore del giornoche muore nel mareo piuttosto tradirlocon la passionaleturbolentaoscura notte.

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ufficio brevetti

c’è questo assurdo ufficio brevettinascosto in un angolo del centrodove registrare un’idea originaleè un’idea più originale dell’idea stessa.gli impiegati sono piccoli elefanti grigicon un papillon giallo al colloper darti il benvenutoti offrono la proboscide attraverso lo sportello.quello di loro più massiccio e col farfallino rossoli comanda tutti a muso duroha detto no a pause caffè ed al colesteroloinvidia tutti, arringa tutti, mai accetta qualcuno.quando edison provò a depositare la lampadinalo spedì a lavorare in una fabbrica di ceri.e franklin? quando provò con il parafulminelo fulminò con uno sguardo.nessuno riesce mai a registrare nientenon ci son moduli o raccomandazionile idee son tutte vecchie e impolverateed il progresso va avanti solo per jattura.domani porto con me un topolinolo proteggo nella tasca della giaccae appena sento, “niente, rifiutato!”lo libero felice a zampettar in giro.si spaventino pure i pachedermiliberino questo assurdo ufficio brevettimi lascino registrare da me quel che voglioche sia stupido, inutile

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nocivo o dannosoma che siaper una voltasolomio.

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gràttami

un po’ più suancoraancoraun po’ più a destramenoancora un po’ecco quasici seibaciami lì.ma non ti dovevo grattare?noe allora perchè dovrei baciarti proprio lì?perchè lì dietro è nascosto il mio segretoquale segreto?è da lì che nasce la stella danzante di Nietzscheah, si dice così, adesso?si è sempre dettoah si?siva bene, allora vado.vaifatto, non succede niente.perchè non hai idea del trambusto che mi hai causato dentronon ti credo.come preferisci. sai che c’è? gràttami

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Los Angeles

a Los Angelesmanco morto, ci vivreicon quegli angoscianti stradoni tutti drittineanche una curva per emozionarmi un po’,le palme malate spazzate dai venti marini,e i barbonisu Sunset Boulevard assieme alle baldracchea mischiare il degrado col degradola povertà alla privazione,e poi i negozi di liquori aperti ventiquattr’ore su ventiquattrocoi coreani a studiare l’inglesedietro banconi che sembrano arsenali,e ancora gli affittacamere di Venice Beach,gli spacciatori a est di downtown,i camion rossi per la raccolta di rifuti,i tassisti part time strafatti di cracke le donne di Bevery Hills rifatte di silicone.No,non ci vivrei manco morto, a Los Angelesperòalmeno una volta, quasi quasi,mi piacerebbe visitarla.

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mia poesia che mica lo so se mi piace

non esiste nulla di immobile nell’universoanche ciò che lo sembrain realtà è in movimentoprovanon riesci a stare fermoanche volendoriprovaappoggia un libro sul tavoloti pare fermo?sbaglitutto si muovepianeti che ruotano intorno a stelle,che girano dentro galassie,che fluttuano nell’infinito,che si contrae,che si espande,che agita la coda come un serpente.non esiste nulla di immobile nell’universonemmeno il temponella mente di dio.

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mia poesia che mica lo so se mi piace - reprise

non esiste nulla di immobile nell’universoanche ciò che lo sembrain realtà è in movimentoprovanon riesci a stare fermoanche volendoriprovaanche volendonon riesci a stare fermoprovain realtà è in movimentoanche ciò che lo sembranon esiste nulla di immobile nell’universo.

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barbecue

testa contro testazanne contro zannesi scontrano così, con violenzadue cani spuntati da dietro l’angolo,rialzandosi si lanciano l’uno verso l’altroper lavare l’onta, la polvere di dosso,si azzannano in volo e subitoil sangue macchia il cemento bianco del marciapiede,sono grugniti e ringhicarne che si squarcia sotto i caninipelo che turbina nell’aria, scosso da fremiti.poi si mollano e tirano il fiatopronti a azzuffarsi di nuovoaffinchè uno muoia,cosìcome il nostro destinodi scontrarci dietro gli angoliazzuffarci ciecamenteassaporare il sangue,la vittoria o la sconfitta,comunque, il gusto della lottaquando basterebbe rivolgere delle scuse sorridentiandare a casamettere una bistecca di manzo sul bernoccoloe poi sì, magarifarsi un bel barbecue.

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dieta mediterranea

cosa mangiala fantasia?non dico in senso metaforicoo metafisicointendo proprio direcosa mette in tavoladi cosa si nutre?ci sarà qualcosa che preferisceo magari qualcosa che non digerisceo se la digeriscepoi magari perògli vengono i brufoli.se siamo quello che mangiamovarrà pure per lei?per questo sono curioso di sapere cosa mangialmeno la miaperchè se sognogatti persianicon gli stivali da rodeoche corrono i 200 siepialle olimpiadi(e le vincono)behforse è il caso che controlli le intolleranzeo quantomenonel dubbiosi metta a dieta.

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squilla un telefono

squilla un telefono in lontananzae nessuno risponde.continua a squillaree nessuno risponde.io mi domando, ma perché lo lasciate squillareforse non ci sieteo forse ci siete, e volete negarvise squilla un telefononon siete curiosi?potrebbe anche essere dio per regalarvi la chiave dei vostri segretile risposte che nessuno vi ha datoi desideri che ancora non sapete di averema nessunorispondecomunque.squilla e non lo farà ancora a lungonon negateviquando un telefono squillanon negatevirispondetecerto mi rendo conto, il rischio non è da pocorispondeteecco, ora ha smesso da soloquasi quasi vi richiamo ioper non lasciarvi nel dubbio e nel rimpiantoe se mi risponderetesarò io a mettere giùregalandovi il sano rimorsoche meritate.

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il tuo cuore è un adolescente anarchico che non si lava

davvero pensi servano?sbagli.non servono tanti battitiritmati e ballabiliper avere un cuore decenteil tuo cuoredella decenzase ne fotte.

il tuo cuore è un adolescente anarchico che non si lavati sputa in faccia se gli fai domandesul cosa il come il perchènon ha maestri, esperienze nè regolecomanda e pilota la stupida marionetta che seiconvinta di essere nata liberama cresciuta nella cattività dei suoi fili di vetro.gli ho intimato, un giornobellomio, datti una regolataha risposto, facendo spallucce e biascicando ubriaco,ringrazia iddio,stronzo,se ancora ti reggoin piedi.

non ci si discute,non ci si ragiona,non accetta consiglifiguriamoci ordini.

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bisogna sempre e solodargliragionecome ai vecchiperchè vecchio anche lui diventeràma adultobehio proprio non ci spererei.

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leonardesco

a volte mi sento come l’uomo vitruviano– cioèper certi versimagari lo fossi –comunque dicevoa volte mi sento come l’uomo vitruvianonon inscritto nelle figure perfettedi cerchio e quadratoma inchiodato ad un bersagliocolorato concentricamente di bianco e di rossoche gira sul proprio asseed io con lui.tutti mi tirano contromi lanciano cosee mi prendono,sì mi prendonodappertuttoin testasulle bracciamani, piedispalletorsoma solo tutu solariesci a colpirmisempree solosulle palle.

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il mio pianeta è differente

scendi giù in stradaprendi la motola macchinao solo i tuoi piedi cicciosiprendi una stradauna qualunquespostati da dove ti troviverso un luogo qualunque.ci sei?guardati attornomentre ti muovinel tempo e nello spaziodella tua cittànoterai albericartelli stradalicassonettirotonde, incroci, palazzipersone, gatti, piccionimuretti, irrigatori automatici, trenitutte dimostrazioni della nostra presenzae di ciò che c’era primache c’è e ci sarànon c’è giardinodesertopiazzola di sostadove non ci sia uno stelo d’erbaun insettoanche solo un batterio

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ovunque stringi pollice ed indiceraccogli qualcosaovunque posi lo sguardoci siamo noi abitanti di questopiccolo stupido denso pianetainfetto, vivo, pulsante ovunque guardiovunque tocchi.alla fine,nel tuo ampio vagare,arrivi su Marteti guardi intorno, come primae c’è solounadistesainfinitadi ruggine.

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dietro l’angolo

sulla spianatalui crebbe prima germogliopoi arbustopoi albero.non lontanolei crebbe prima germogliopoi arbustopoi albero.si guardavano in invernoin estatesi guardavanonudiin autunno.non potevano toccarsiannusarsiabbracciare i loro rami.si amavano, però.in primavera amoreggiavano grazieagli amici insetti,quando possibilesi salutavano agitandoi ramimossi dal ventofrescodi tramontana.poi quel giornoun buco a terra, tra loroe poi le travi

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e poi il cementoe poi i pianiunoduedieci,si salutarono l’ultima voltauna mattina di maggioposato l’ultimo mattonenon si videro mai più.io li ho visti staserae mi han sussurrato all’orecchio,io cercherò per lorouno specchio giganteda mettere davanti l’angolodi quel palazzofascistacosì di nuovo si guarderannoe agiteranno i rami nel ventoe chiameranno a loro gli insettie noi ci volteremoper lasciarliintimamente liberidi farel’amore.

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che ne so io

che ne so iodove vai quando non ti vedoche ne so ioquel che fai mentre dormoche ne so iodove voli col pensieroquando non è ben ancorato al mio polsomagarivaghi per le bettole di Maicaodondolando il culo come un pendoloipnotico per quelle canaglie, banditi e piratimagariscivoli fuori dal letto e dal mio respiroindossi il tuo miglior tubino neroe corri a taccheggiare le tue amiche prostitutemagarisogni la corte di Luigi sedicesimoti appropri di un titolo nobiliareed in francese sussurri al Re: “vìolami”che ne so ioquali segreti mi nascondimentre li sbandieri ad altriche ne so ioche tu solo non attendadelicata e pazienteche io ti osserviche io mi svegliche io ti afferri salda

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perchè tu sia, per meterra libera di scorribande.che ne so, io.

che ne so.

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miss vicina di casa

ho rovesciato un litro di latte per terrae lei mi ha sentitolei, miss vicina di casaha sentito il mio bestemmiaree subitobum bum, sul muro di confine,bum bum.ha sempre da ridire,quella,se ascolto i Led Zeppelinse pianto un chiodo a martellateche faccia sesso, sesso rumorosoo che inveisca al cielo per del latte a terra.lei invece non la sento mainon una porta sbattuta nel cuoredella notteun vaso in frantumiun’esultanza per un gol della Romao un acuto per un acuto piacere.solo quando mi bussa al muroper mettermi in rigaallora la sentocon quel bussare da mano piccolamano piccola stringe pocoe quella voce acuta e incomprensibilevoce acuta incendia poco,che dio ti fulmini,miss vicina di casa

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c’è troppo silenzio in quelle tue stanzetra un bussare e l’altronon lo so, che faio piuttosto, che non faima di certonon ascolti musicanon appendi quadrisei intollerante al lattee sicuramentegodi poco.

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se poi

se poicome un effetto specialearrivasse la pioggiaper poi smetterelasciando solo bruciature circolarisulla mia pelle biancase poitu con la tua presenzascenica e volgarelasciassi tutto indietroe davanticome lo slancio finaledi un centometristaponessi il solo turgore delle tue labbradi fronte alla mia schienadi fronte alla mia vitase poinoiall’inversoprocedessimo pedìssequila strada che ci conduce làlàdove sappiamo finiremoal fine di questa seratadove volge il giornodove ardiamodove arderemodove consumeremo pelle e vita

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gioie e pulsioni, e doloriper poi trovarci vuotiin attimi non solo nostrima condivisise poi il lampose poi il tuonose poi, dicevosolo per dirti restamettessi un piede in fallosenza pentirmi, solo per il gustodi vedereche effetto fa la gioiadella tua presenza nudadella tua presenzaviva.se poi ioinfinela smettessiuna volta per tuttedi porre rimediodi cercare rispostedi cercare me stessoinvece di perdermi per semprenel tuograndiosoimmensosole rosso porpora.

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dialogo tra single (dove lui capisce, lei no)

com’è che sei single?immagino di non aver trovato ancora quella giustae com’è quella giusta?se lo sapessi la troverei facile, non credibeh sì, hai ragione.perchè mi fai questa domanda?perchè sono single anche ioah. e tu com’è che sei single?per sceltadi chi?come di chivabbè lascia perdere, odio spiegare le battuteah, perchè era una battuta?si, la fula fu?sì, il tempo passa veloce quando ci si diverteti diverti?da mattieppure sembri un po’ scocciatosenti non lo so quale sia la donna giusta, ma forse ho capito

[qual è quella sbagliatama dai? e quando l’hai capito?ora

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occhi di rana

ho sognatotutta notteche fossi mortoamico mioquale pena, cazzosenza un motivoanzitempocon i conti ancora apertiancora tuttida saldare.una guerra lampomentre il mondo dormivabastioni di difesa, i soldati della mentea convincermisu quanto non fosse realesu quanto non fossero possibilii tuoi occhi di ranaed il lago di petroliodella tua anima nera.disarmati, inascoltatil’aria si fece tesacadde la prima gocciainiziò a pioveree non smise più.ho spalancato poigli occhi al risvegliocome un sipario al contrarioguardato dal palco

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e finalmenteho capito due cose,la potenzadella luce del solee che sei uno stronzoanche quando dormo.

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questo nostro caffè

è come ti muoviche è insopportabile ai miei occhiin fotofai meno malementre dormigiusto il minimo sindacalema quando fai il caffèe giri per la cucinasantoddioil compasso delle tue gambee le caviglieed i piedicome aghi che bucano, ad ogni passo,il pavimentoil pianetal’universo,quel gesto che fai spostando i capellicontrollando se è prontoi fianchi sollevatiquando non arrivi sullo scaffalea prendere quelle due tazzine bellissimeche metto in altoappostaper farti mettere sulle punte.scusamise fossi tu al mio postocapiresti cos’ècapiresti perchè

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finiamo col berlo sempre freddoquesto nostro caffè,sappi che è solo colpa tuae di come cazzotimuovi.

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intrappolati

un po’(nei lineamenti, forsenelle movenze, certo)ricordi quella donnaquella dell’onda, delle mani, del fondalevista, guardatala sera in cuiquel poeta follebevve negroni a pioggiae declamò poesie follifolliquasi quanto lui.ti osservo da dietromettere il cappotto,non muovo un dito per aiutarti,e i tuoi capelli, lunghi e liscissimiintrappolati dietro la nucaresistono cosìfinoall’interventodelle tue mani leste.non muovo un dito,non un muscolo, per aiutarti,sono immobile come in certi sogniquelli in cui ti pare di caderequando in effetticado,cado

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tra i tuoi capelliliscissimiintrappolatidietro la tua nucaintrappolatinelle tue segretequasiquantome.

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se io pensassi

se io pensassiche il tuo sfiorarmi le ditafosse solo il distratto battere del metronomoche regola la tue giornate nitide,quando invece quel toccopunge di lenzuola stropicciatedi unghiedi respiri lasciati a mezz’ariacome piccoli aereoplani di carta.

se io pensassiche quel semitono acuto nella tua vocefosse solo un congenito millimetro di carnein più o in meno nelle tue corde vocali,anzichè un brividoche sfugge alla diga stupida che hai costruitocome se quel bacino, quella bancapagasse interessi da qui a per sempre.

se io pensassiche a dividere il mio orecchio dalla tua vocenon sia la distanzao una cattiva ricezionema l’intervento incessante del caossotto forma di contenitori per le uovacome quelli degli studi radiofonici,messi lì per ammutolire i disturbi.

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se io pensassima pensandoci benenon ci penso,non ci penso neanche, a pensarciperchèquando si tratta di noipensare serve quanto dormirequando si tratta di noiconta capire la vertigine dei baratrie soprattutto il perchè di questo muoversi cautizampettandogirovaghi e perplessicome gattisulla neve.

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natale

dopo avè magnatodopo avè bevutosenza vergogname viè voja de morìannà dar padreternoe dije“grazie, padretèche c’hai mannato tu fijo”pensa tuse nei 10 comandamentic’avessi comannato“magnate e sfonnateve tutti”tutto n’artro mondosarebbe statoai poraccinulla sarebbe mancatoe in noi, fortunatiun cuore più giustoa ritmo battentenatale,dopo natale,doponatale.

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grazie, Andre. il motore è la sfida

onda .....................................................................................rischiara la notte ..................................................................metabolica ...........................................................................tutto rosso ...........................................................................Andrej .................................................................................cauta bellezza .......................................................................filtri .....................................................................................tre uomini ............................................................................e se il sole fosse un bluff .........................................................quel momento all’imbrunire .................................................ufficio brevetti .......................................................................gràttami .................................................................................Los Angeles .............................................................................mia poesia che non so se mi piace ..........................................mia poesia che non so se mi piace - reprise ............................barbecue ................................................................................dieta mediterranea ..................................................................squilla un telefonino .............................................................il tuo cuore è un adolescente anarchico che non si lava ........leonardesco ..........................................................................il mio pianeta è differente ......................................................dietro l’angolo ......................................................................che ne so io ..........................................................................miss vicina di casa ...............................................................se poi ...................................................................................dialogo tra single (dove lui capisce, lei no) .............................occhi di rana .........................................................................questo nostro caffè .................................................................intrappolati .........................................................................se io pensassi .......................................................................natale ..................................................................................

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INDICE

RIOMAGGIORECollana di poesia italiana

1 - Salvatore Di Cicco: Dentro la terra, 19972 - Graziella Colotto: Radici, 19973 - Pietro Duranti: Sprazzi di luce, 19994 - Marina Piperno: Sono una ragazza che si arrangia, 19995 - Idelmo Loffredo: Luci e ombre, 20006 - Net Poets Society: We poets you, 20017 - Pietro Duranti: Il giudizio, 20008 - Stefano Mazzoni: In viaggio..., 20019 - Maria Luisa Eguez: Come un cantico della sera, 2001

10 - Ilva Losi: Il mio quaderno, 200311 - Giuseppe Poli: Tralci, 200312 - Salvatore Di Cicco: Trilogia, 200313 - Manuela Moruzzo: Lo spartito del mio tempo, 200314 - Salvatore Di Cicco: La mia terra, 200415 - Loredana Tartarini Zandali: Fiori di sabbia, 200616 - Piera Grassi: Profumo d’autunno, 200817 - Aldo Farina: Una stagione di fuoco e di speranza, 200818 - Gabriele Falco: Pi’ rrite, pi’ pplagne, 200919 - Gabriele Falco: Liggìe, 200920 - Giovanni Bilotti: I ragazzi del campetto, 200921 - Giovanni Bilotti: Dettagli, 200922 - Giovanni Bilotti: Le mie stagioni, 200923 - Giovanni Bilotti: Passaggi, 200924 - Giovanni Bilotti: Stagioni dell’anima, 200925 - Giuseppe Giannoni: Ambrosia, 201026 - Andrea Carra: La bella stagione, 201027 - Graziano Del Giudice: La felicità non mi dava pace, 201028 - Edoardo Ratti: Solitari scavi, 201029 - Edoardo Burroni: Cantico della Lunigiana, 201130 - Alberto Zattera: Pyracanthus - Poesie in fiore, 201131 - AA.VV.: Scorre fra le case il Ligurzano, 201132 - Ilaria Scalzo: Parole di pensieri, 201133 - Graziano Poggi: ’nt’er Gorfo, 201234 - Graziano Poggi: Randagio, 201235 - Aurora Torrente: Pensieri, ritagli e ricordi, 2012

36 - Donatella Zanello: Labirinti, 201337 - Giovanni Bilotti: Il cane che si morde la coda, 201338 - AA.VV.: il pentagramma, 201339 - Giovanni Bilotti: La farfalla - Pseudo poema in quattro parti, 201340 - Giovanni Bilotti: Animali - Pseudo tragedia in due parti, 201341 - Camelia Rotaru: Donna di cuori - Poesie, 201342 - Donatella Zanello: Il colore del mare, 201343 - Nadia Portunato: Luce d’arcobaleno, 201344 - Alessandro Di Cicco: e se il sole fosse un bluff, 2013