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8/4/2019 Se la campanella suona da un altro mondo

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VEGLIA GIOVENTÙ

SE LA CAMPANELLASUONADAUN ALTRO

INIZIAVANO 55 A N N I FA I VIAG GI STUDIO D I INTERCULTURA.CO N I RAGA ZZI CHE, PER MOLTI MESI, CAM BIANO FAMIGLIA, SCUOLA,AMB I EN T E. E CONOSCONO NUOVI AMICI, ANCH E SEN ZA FACEBOOK

d i A N G E L O CAROTENUTO

na mattina d'agosto Ema-

nuele s'è alzato dal suoletto a Bergamo e se n'èandato a scuola a Kanga-

i i sala, a nord di Helsinki,N^_,X con un libro di grammati-

ca nello zaino e senza avere idea di cosafosse il finlandese: «II buio a novembremetteva angoscia». Così come del restoAngela non conosceva una parola di ci-nese quando s'è avviata verso la quartaliceo scientifico a Foshan, nella provin-cia del Guangdong, mettendo novemilachilometri di distanza fra sé e Mondovì.«Quando sono partita mi hanno detto:scordati Facebook». Il suo penultimoanno di superiori Lodovico l'ha fatto in-vece a Nuova Delhi. È partito che era ilmigliore della classe a Roma e ha sco-perto che con la matematica lì c'era dasoffrire. Non s'è scoraggiato e, dopo lamaturità, in India ci vuole tornare. Periscriversi all'Università.

È la sveglia gioventù. Cinquemila ra-gazzi italiani che sono disposti ogni annoa inserire nel loro percorso scolastico

una parentesi all'estero. Il coraggio di fa-re progetti. Poco meno di duemila vengo-no selezionati e partono per davvero,mescolandosi ai diecimila che in tutto ilmondo si spostano attraverso cinquantaPaesi. Per dieci mesi, a volte sei, oppuretre: la lingua da imparare è uno stru-mento, mica è tutta l'esperienza.

Gli scambi studenteschi internaziona-li sono cominciati 55 anni fa. «Eravamoconsiderati pazzi e immorali: staccava-mo i ragazzi dalle famiglie» racconta R o-

berto Ruffino, segretario generale, dal

1967, di Intercultura, cestola italiana diun progetto che ha le sue radici fra gliambulanzieri dell'American Field Servi-ce: volontari americani che disarmativanno al fronte della Seconda guerramondiale. In Italia arriva anche Hemin-gway, e da ambulanziere diciottenne Wil-liam Weaver sarebbe poi diventato il tra-duttore in inglese di Calvino, Eco e Gad-da. «Cominciando a Napoli. Con l'aiuto diamici come La Capria». Finita la guerra,la A fs trasforma il suo programma in un

investimento nel futuro delle nuove ge-nerazioni. Intercultura viene da fi. Ruffi-

no racconta cos'è cambiato: «Nel 1969 fe-

ci un giro tra i provveditori siciliani percapire come mai giungessero poche ri-chieste di partecipazione dalle loro terre.Risposero: "Ma perché, i ragazzi nonstanno bene qua?"».

Partire era emigrare, era stato di ne-cessità, non una scelta. Oggi sono cam-biati i docenti («Dicevano ai ragazzi cheavrebbero perso l'anno») e nel frattemposono cambiate pure le mete. Non solo

Usa o Inghilterra. La Cina di Angela Pa-ri, per esempio. È stata tutt'insieme eb-brezza e tormento quando s'è ritrovata

UHI— A SINISTRA,

INCONTRI LA COPERTI NACHE CAMBIANO D I INCONTRI CHEIL MONDO CAMBIANO ILMONDO

(SPERLING PAPERBACKF R A S S I N E T I )

fra i banchi di una scuola d'eccellenza, «a

tre quarti d'ora di distanza dalla casadella famiglia cui ero affidata». Il pro-gramma prevedeva l'alloggio all'istituto.«Stanze da otto persone, una tavola di le-gno per materasso, un bagno comunecon un lungo lavandino dove lavarsi identi tutte insieme. La doccia te la sogni,uno stanzino con due rubinetti, un sec-chio per miscelare l'acqua e una tazzaper versarsela sul corpo». E poi lezioni

dopo cena e a casa solo per il weekend.Casa significa l'appartamento delle

persone che ti accolgono. Quelle che co-minci a chiamare mamma e papa, men-tre i genitori veri sono rimasti dall'altraparte del mondo. Come Paola Terzi, ladonna che ha visto partire entrambi i fi-gli, Lodovico e Gabriele, uno in India el'altro a Charlotte, North Carolina. È unasfida anche per loro, le famiglie. Privarsidei ragazzi per un anno. Dice: «Partono esi appropriano della loro vita, del deside-

90 I L VENERDÌ : REPUBBL ICA

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MILA EUROLA SPESA MASSIMA SOSTENUTA

DALLA FAMIGLIA DELLO STUDENTE.

SE IL NUCLEO HA UN REDDITO ANNUALE

INFERIORE A 90MI

A BORSE DI

OGNIANNOCON NTERCULTURA

PER INSERIRE NEL PERCORSO SCOLASTICO

UN PERIODO ALL'ESTERO

rio di costruirsi un futuro. Tornano piùautonomi e responsabili». Un'esperienzache non si dimentica più, come testimo-

niano a distanza di decenni quelli che l'-hanno vissuta. Ti stacchi e comincia la

stagione delle scoperte.

Donata Francescato, docente univer-sitario di Psicologia di comunità, non hapiù scordato la festa che per i

suoi 18 anni le organizzarononel 1961 in un granaio ameri-cano. A Roberto Toscano, poiambasciatore italiano a Tehe-ran, i compagni di classe ne l1960 a M e Allen, Texas, chie-devano se in Italia ci fossel'acqua nelle case. E MariaConcetta Mattei, volto del

Tg2, partita carica di sogniper l'America, si ritrovò a

Hendersonville, nella villa sti-le Rossella O'Hara di una fa-miglia benestante, ma im-

Marìa

Concetta

Mattei (Tg2):

«Finii in unacomunitàUsa biancae razzista»

mersa dentro una comunità bianca e

razzista: «Una crisi non facile». Testimo-

nianze raccolte nel volume Incontri che

cambiano il mondo (Sperling Paperback,pp. 255, euro 15). Ovvio che poi il mondocambi anche te. «Si impara l'ascolto de-

gli altri, la capacità di trattenere giudiziavventati, e a sfuggire agli stereotipi, che

sono l'altra faccia dell'igno-ranza», dice Carlo Fusaro, expresidente diIntercultura.

I ragazzi ch e frequentanoun a classe all'estero, al ritor-no vengono promossi a quel-la successiva, dopo aver rice-vuto un compendio del pro-gramma svolto in loro assen-za e aver tenuto uncolloquio

di orientamento. Le famiglieco n reddito superiore ai 90

mila euro si fanno carico del-l'intera spesa dell'esperienza(fra i novemila e i 12 mila eu-

S E T T E M B R E 2011

ro annui), altrimenti si accede a una

borsa di studio parziale o totale, offerta

da 54 fra banche, fondazioni, aziendeed enti locali.

Si impara anche al rientro in Italia,Angela racconta che «l'aspetto più trau-

matico è rendersi conto di chi ha saputoaspettarti, o degli amici che non ci sonopiù». Federico Beretti è appena tornato

da undici mesi ne l nord dell'Argentina,al confine co n Brasile e Paraguay. Haimpastato il suo accento settentrionalecon le cadenze sudamericane. «L o spa-gnolo non lo conoscevo. Il mio "papa"

argentino dirige un ranch grande quan-to tutta la provincia di Reggio Emilia».E i suoi quattro fratelli argentini, perchéfratelli si diventa, gli hanno insegnato

ad andare a cavallo dopo aver assistitoal parto di una mucca. O ra Federico de-

sidera du e cose. U na scuola d'equitazio-ne vicino a casa sua e, a diciott'anni, tor-nare in Argentina. ••

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