Solo giappone, per sempre

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SCENARI FINANZIARI JOHN MAULDIN'STHOUGHTS FROM THE FRONTLINE Newsletter settimanale - Versione Italiana a cura di Horo Capital Solo Giappone, per sempre di John Mauldin | 18 maggio 2013 - Anno 4 - Numero 16 In questo numero: Solo Giappone, per sempre Esportiamo la nostra deflazione La parte più difficile: la riforma strutturale Tulsa, Atlanta, Nashiville, Brussels, Washington DC e NYC I mali che comportano questo diluvio di soldi non devono essere rimossi fino a quando i nostri cittadini sono generalmente e radicalmente legati alla loro causa e alle conseguenze del silenzio e dei loro clamori delle autorità e delle banche. Fino ad allora dobbiamo accontentarci di tornare, quo ad hoc, allo stato selvaggio e ricorrere al baratto e allo scambio della proprietà consegnando i nostri cittadini, vittime passive, le loro proprietà e il loro lavoro ai trucchi dei banchieri. Thomas Jefferson, tratto da una lettera del 21 marzo 1819 a John Adams Io sono decisamente ottimista. Il deficit di bilancio si sta contraendo in maniera notevole. Ragazzi chi è pessimista, meglio avere una pala per uscire dalla tomba. David Tepper, Appaloosa Management LP, CNBC, 14 Maggio 2013 Mai gli investitori hanno visto raggiungere prezzi così alti e rendimenti così bassi. Non ci sono mai stati per degli investitori dei rendimenti così bassi con così tanto rischio. Bill Gross, PIMCO, 14 Maggio 2013 Possiamo giustamente dichiarare vittoria sul fronte (della riduzione) degli acquisti. Credo che la continua efficacia dell’operazione sugli acquisti sia discutibile. Richard Fisher, Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, National Association for Business Economics, 16 Maggio 2013 Ci vorranno ulteriori guadagni per convincermi del "notevole miglioramento" e che sia giunto il termine dei nostri acquisti di asset .... Potremmo ridurre un po' il ritmo dei nostri acquisti di titoli, forse già questa estate. Poi se tutto va come speriamo, potremmo terminare il programma di acquisto verso la fine di quest'anno. John Williams, Presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, Reuters, 16 Maggio 2013 I possibili rischi dati dal prolungato periodo di bassi tassi di interesse e dalle politiche non convenzionali stanno crescendo. I costi in relazione ai vantaggi stanno crescendo enormemente. BIS, Reuters, FT Alphaville, 16 Maggio 2013 Jefferson 200 anni fa si lamentava dello stato doloroso del dollaro in quanto in quel

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Il Giappone nell’ultimo trimestre è cresciuto ad un ritmo del 3,5% su base annuale, un tasso così elevato non lo si vedeva da lungo tempo. Naturalmente, i funzionari del governo vedono tutto questo come una chiara conferma delle loro nuove politiche e senza dubbio decideranno che in futuro saranno necessarie ancora più azioni di questo tipo.

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SCENARI FINANZIARI JOHN MAULDIN'STHOUGHTS FROM THE FRONTLINE Newsletter settimanale - Versione Italiana a cura di Horo Capital Solo Giappone, per sempre di John Mauldin | 18 maggio 2013 - Anno 4 - Numero 16

In questo numero: Solo Giappone, per sempre Esportiamo la nostra deflazione La parte più difficile: la riforma strutturale Tulsa, Atlanta, Nashiville, Brussels, Washington DC e NYC

I mali che comportano questo diluvio di soldi non devono essere rimossi fino a quando i nostri cittadini sono generalmente e radicalmente legati alla loro causa e alle conseguenze del silenzio e dei loro clamori delle autorità e delle banche. Fino ad allora dobbiamo accontentarci di tornare, quo ad hoc, allo stato selvaggio e ricorrere al baratto e allo scambio della proprietà consegnando i nostri cittadini, vittime passive, le loro proprietà e il loro lavoro ai trucchi dei banchieri.

–Thomas Jefferson, tratto da una lettera del 21 marzo 1819 a John Adams

Io sono decisamente ottimista. Il deficit di bilancio si sta contraendo in maniera notevole. Ragazzi chi è pessimista, meglio avere una pala per uscire dalla tomba.

–David Tepper, Appaloosa Management LP, CNBC, 14 Maggio 2013

Mai gli investitori hanno visto raggiungere prezzi così alti e rendimenti così bassi. Non ci sono mai stati per degli investitori dei rendimenti così bassi con così tanto rischio.

–Bill Gross, PIMCO, 14 Maggio 2013

Possiamo giustamente dichiarare vittoria sul fronte (della riduzione) degli acquisti. Credo che la continua efficacia dell’operazione sugli acquisti sia discutibile.

–Richard Fisher, Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, National Association for Business Economics, 16 Maggio 2013

Ci vorranno ulteriori guadagni per convincermi del "notevole miglioramento" e che sia giunto il termine dei nostri acquisti di asset .... Potremmo ridurre un po' il ritmo dei nostri acquisti di titoli, forse già questa estate. Poi se tutto va come speriamo, potremmo terminare il programma di acquisto verso la fine di quest'anno.

–John Williams, Presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, Reuters, 16 Maggio 2013

I possibili rischi dati dal prolungato periodo di bassi tassi di interesse e dalle politiche non convenzionali stanno crescendo. I costi in relazione ai vantaggi stanno crescendo enormemente.

–BIS, Reuters, FT Alphaville, 16 Maggio 2013

Jefferson 200 anni fa si lamentava dello stato doloroso del dollaro in quanto in quel

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periodo il paese era afflitto da gravi problemi di bilancio, e questo non perché qualcuno che faceva parte del governo volesse diminuire il valore della moneta. Oggi invece ci troviamo in una situazione in cui sono le politiche nazionali dei diversi paesi tra cui anche quella degli Stati Uniti, che si trovano nella condizione di dover ridurre il valore delle proprie valute. Il mio amico Mohamed El-Erian ultimamente mi ha duramente rimproverato durante il nostro recente convegno, dicendomi di non dire "guerra valutaria" ma di usare un termine meno forte come "tensioni valutarie." Ma non importa come le si vuole chiamare, ci sono chiaramente dei governi che stanno perseguendo una politica commerciale mercantilista a scapito dei loro partner commerciali, attraverso una forte manipolazione del valore delle loro valute.

Nel mio libro Endgame avevo previsto che nella seconda metà di questo decennio avremmo avuto delle forte tensioni valutarie, che non si erano più viste sin dalla fine della seconda guerra mondiale. Sono stati sparati i colpi di inizio che hanno dato il via alle ostilità. Quello che avremo davanti non rappresenterà solo una continuazione delle schermaglie valutarie che abbiamo visto negli ultimi decenni. No, si tirerà fuori la vera artiglieria e verrà messa in prima linea. E come in ogni guerra è meglio che non teniate i vostri oggetti preziosi troppo vicino a dove si svolgerà il conflitto. Ma come si comporteranno i ragazzi? Chi sono i buoni? Fra questi ci sono dei buoni? Forse la migliore domanda da porsi è, chi vincerà? Ci saranno dei vincitori? Vuoi davvero guardare Rocky Balboa, dopo la sua prima vittoria?

Questa settimana ci concentreremo di nuovo sul Giappone. Il loro mercato azionario sta lacrimando e la loro economia è cresciuta del 3,5% nell'ultimo trimestre. È l’Abenomics davvero la risposta a tutti i loro problemi? È solo una questione di girare la manopola monetaria, et voilà, arriva la crescita? Perché non lo proviamo a fare tutti? Cosa succederebbe se lo facessero davvero tutti?

Ed ora concentriamoci sul Giappone.

Absolute Return Partners di Niels C. Jensen - www.arpinvestments.com - è la società

partner di John Mauldin per il mercato Europeo.

Horo Capital - www.horocapital.it - è il partner di Absolute Return Partners per il mercato Italiano.

Solo Giappone, per sempre

Il Giappone nell’ultimo trimestre è cresciuto ad un ritmo del 3,5% su base annuale, un tasso così elevato non lo si vedeva da lungo tempo. Naturalmente, i funzionari del governo vedono tutto questo come una chiara conferma delle loro nuove politiche e senza dubbio decideranno che in futuro saranno necessarie ancora più azioni di questo tipo.

In Giappone le vendite al dettaglio sono salite alle stelle, come se ci fosse stata una "scossa di ricchezza" che ha elettrizzato l'economia. Da novembre dello scorso anno l'indice Nikkei è salito del 70%, con gli hedge fund esteri che sono stati tra i primi a saltare sul carro. Il grafico che segue fornisce una certo tipo di prospettiva su quanto è avvenuto. Vedo diversi comportamenti che sono stati molto simili negli ultimi 20 anni. Se questo fosse un grafico annuale piuttosto che trentennale, sarebbero tutti così ansiosi? Non sto

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dicendo che l’attuale mossa non abbia portato dei benefici reali. Almeno sulla carta si sono fatti un sacco di soldi.

La debolezza dello yen si è già fatta sentire, in quanto questa rappresenta quasi la metà della crescita dell’ultimo trimestre. Da agosto la valuta è scesa di quasi un 30% rispetto al dollaro e del 37% nei confronti dell'euro. Questo ha causato la preoccupazione di Ambrose Evans-Pritchard:

Lo yen è sceso in modo significativo sollevando delle forte preoccupazioni in merito al fatto che il Giappone stia esportando deflazione verso i suoi “vicini”, ed in contemporanea stia però spingendo la quota delle proprie esportazioni. Questa affermazione è stata però respinta da parte di Tokyo.

Stephanie Kretz di Lombard Odier ha detto che la caduta dello yen sembra un replay della metà degli anni 1990 prima che avesse inizio la crisi nell'Asia orientale, in cui i finanziamenti esterni portarono ad un "arresto improvviso".

Questo rappresenta una minaccia diretta per la Malesia, Vietnam, Thailandia, Corea e gli altri paesi con i quali c’è un elevato scambio, così come per la Cina, anche se questa volta i debiti esteri sono molto più bassi. E’ stato segnalato che i surplus commerciali di questi paesi potrebbero evaporare, e questo in modo "silenzioso e piantando lungo la strada i semi della prossima crisi asiatica".

Albert Edwards di Societé Generale ha detto "Enyasu" può essere il catalizzatore che porterà la Cina ad una bolla del credito. Egli ha detto che una perdita di competitività negli scambi, dopo anni di crescita dei salari fa si che la Cina possa essere vulnerabile ad una stretta monetaria deflazionistica. "Questo ci riporta alla mente la crisi valutaria asiatica del 1997". (The Telegraph)

La manipolazione della valute è contro le regole del club del G7 e del Mondo. Il Giappone sostiene che loro sono semplicemente impegnati in una politica interna che vuole cercare di fermare la deflazione e rilanciare l'economia. Quindi, tutto ciò che accade sul fronte

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valutario è una pura coincidenza.

Peccato che però non sia così.

Il Giappone sta vivendo un crollo deflazionistico da oltre due decenni. In questo periodo di tempo il PIL nominale non è cresciuto. Il rapporto debito pubblico/PIL è arrivato ad oltre il 240%. I tassi di interesse sono stati bloccati a zero. Non c'è stato alcun controllo del deficit fiscale. Il deficit commerciale continua a crescere. Infatti tutto queste cose mi ha portato a definire il Giappone come "un insetto alla ricerca di un parabrezza".

Il primo ministro Abe per cercare di risolvere il problema del Giappone si è impegnato in un approccio che è stato definito le "tre freccie". Le tre frecce nella sua faretra sono: piani fiscali più credibili, un aggressivo allentamento monetario ed una strategia di crescita basata su delle riforme strutturali. L'allentamento monetario è la parte più facile. In sostanza, la Banca del Giappone si è impegnata in una politica di quantitative easing della medesima portata di quella che sta attuando la Federal Reserve negli Stati Uniti; ma il paese però è solo un terzo in termini di dimensione rispetto agli Stati Uniti.

E mentre il numero dei titoli degli articoli di giornale continua a crescere in modo sorprendente, la Banca del Giappone ha però davanti a se una lunga strada da percorrere per recuperare il ritardo cumulato rispetto alle politiche di QE degli altri paesi. Come possiamo vedere da questo grafico di Capital Economics, il Regno Unito e gli Stati Uniti sono molto più avanti del Giappone.

Rivediamo velocemente alcuni grafici sulla storia dello yen. Il primo presenta lo yen nei confronti del dollaro statunitense dal 1990. Sì, lo yen è recentemente sceso del 35% contro il dollaro, ma dovrebbe perdere altri 20 yen per tornare a dove si trovava appena sei anni fa. Era scambiato a più di 350 yen per un dollaro, quando io andavo a scuola cioè nel Medioevo. In quattro decenni lo yen si è apprezzato di circa il 470% nei confronti del dollaro e così possiamo esaminare il recente movimento che è stato di meno di 25 yen in una prospettiva storica.

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Proviamo ora a mettere il recente calo dello yen in questa analisi. The Nihon Keizai Shimbun, il principale quotidiano economico giapponese, ha dichiarato ogni diminuzione di 1 yen nel rapporto yen/dollaro si tradurrà in un aumento di $2,7 miliardi di dollari in profitti per le 30 maggiori aziende esportatrici giapponesi.

Per ogni svalutazione di 1 ¥ nei confronti del dollaro, la Toyota ha stimato che i suoi profitti aumenteranno di $340 milioni. PER LA DIMINUZIONE DI UNO-YEN! Nell'ultimo trimestre Toyota ha riportato $3,33 miliardi dollari di profitti, a questo punto degli ulteriori $340 milioni dollari di profitto per ogni diminuzione di 1 yen contro dollaro potranno portare i profitti del secondo semestre e le sue azioni sulla luna.

Ma questi profitti non appaiono magicamente; ma provengono dalle vendite. Le vendite che sono in gran parte dovute alle migliori condizioni commerciali ed ai costi inferiori. È infatti questa politica del Giappone che non rende così felici i ministri delle finanze e delle sviluppo di tutto il mondo.

Un'analisi piuttosto interessante sui rapporti di concorrenza tra il Giappone e i suoi vicini asiatici è stata recentemente pubblicata da Charlie Lay di Commerzbank. Ha pubblicato un grafico con dei dati del FMI, che prende in esame dei paesi che hanno un livello di esportazione simile al Giappone. La Germania è il paese le cui esportazioni sono simili a quelle del Giappone, seguono poi la Corea e Taiwan, poi gli Stati Uniti, Regno Unito e

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Francia.

La Cina sta ricoprendo un ruolo sempre più importante nel commercio mondiale, in quanto il paese continua a svilupparsi. Quali sono i paesi che esportano maggiormente i loro prodotti verso la Cina? Naturalmente il Giappone, e questo è in diretta concorrenza per quel tipo di esportazioni con la Corea, Hong Kong e Taiwan.

In questo momento i profitti delle aziende in Corea, Hong Kong e Taiwan sono andati maggiormente sotto pressione, in quanto questi produttori devono continuamente abbassare i prezzi per competere con le imprese giapponesi. E mentre il governo del Giappone non potrà mai ammetterlo pubblicamente, ma non passerà molto tempo prima che lo yen passi da un livello pari a 120 a dei livelli ancora più alti, anche se questa strada porterà poi ad una risposta da parte degli altri paesi. La politica monetaria giapponese è quasi irrevocabilmente impegnata a continuare a svalutare lo yen per un periodo di tempo molto lungo e ad un ritmo sempre più crescente.

Il grafico che segue mostra il cambio euro-yen nel corso degli ultimi 23 anni. Se lo yen torna a dove era appena sei anni fa, la Germania ed altri paesi entreranno profondamente in crisi per quanto riguarda le loro esportazioni.

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Torniamo ora indietro al grafico che confronta le basi monetarie. Vi aiuterà meglio a capire la non reazione che c'è stata per ora da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito alle mosse del Giappone. Abbiamo sentito qualche commento da parte di alcuni ministri dell'Unione europea, ed in particolare dalla Germania delle lamentele sulla politica del Giappone. La BCE ha un mandato per quanto riguarda il target di inflazione che teoricamente limita le politiche di quantitative easing rispetto a quanto fatto dagli Stati Uniti, dal Regno Unito o dal Giappone. Dico in teoria perché, quando la Germania si unirà alla Francia in una grave recessione che sarà in parte dovuta alle "tensioni valutarie" (o almeno è su questo che si vuole puntare il dito, perché gli dei non vogliono che si dia la colpa alle loro politiche), mi aspetto che quelle persone molto creative che lavorano presso la Banca centrale europea trovino un modo "legale" per partecipare anche alla festa del QE. E tutti sanno che quando Draghi decide di smuovere le acque, lo fa con stile e con una grande orchestra che lo accompagna.

Esportiamo la nostra deflazione

La prima cosa che il Giappone sta esportando è la sua deflazione. Sta cercando di trasferirla in tutti i paesi che competono con il Giappone nel commercio internazionale. Questo è il punto chiave, legato anche all’obiettivo di avere un inflazione pari al 2%. E' come se i leader Giapponesi si fossero incontrati e assieme avessero preso questa decisione: "Da soli non riusciamo a sbarazzarsi della nostra deflazione. Vediamo se siamo in grado di esportarla". Capital Economics scrive questa nota molto interessante rispetto a questo obiettivo:

Un 2% di inflazione è raggiungibile? Questo non significa che l'inflazione non raggiungerà quanto prima il 2%. Negli ultimi decenni ci sono stati solo due periodi nei quali l'inflazione ha superato il 2% - ossia quando è stata aumenta l'imposta sui consumi nel 1997 e quando nel 2008 sono aumentati i costi di importazione del petrolio.

In effetti, ci aspettiamo che a seguito dell’aumento delle tasse sui consumi che sono previste per l'anno prossimo, l'inflazione superi il 3% nel 2014 . Tuttavia la Banca del

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Giappone guarda al di la degli effetti fiscali, quando vuole misurare i progressi che sta facendo verso il suo obiettivo di inflazione. Mentre ci aspettiamo che l'inflazione possa crescere al netto degli effetti fiscali, questo verrebbe in gran parte causato dalla debolezza dello yen che farebbe aumentare i costi di importazione rispetto a qualsiasi altro aumento interno che possa sostenere la crescita dell'inflazione.

E questo è il problema. Il Giappone può generare inflazione solo se svaluta la propria moneta, anche se però questa inflazione avrà degli effetti particolarmente duri sui pensionati. Mentre lo yen continuerà a perdere di valore, i costi dell’energia e degli alimenti (che sono in gran parte importati) e qualsiasi altro elemento che ha bisogno di risorse che non si trovano in Giappone aumenterà in termini di costi. Tutti coloro che vivono con un reddito fisso si faranno particolarmente male, considerando inoltre che queste persone rappresentano la parte più ampia e crescente della popolazione dell’attuale Giappone.

Le riforme proposte da Abe richiedono una notevole crescita economica. Il Giappone non è cresciuto per oltre due decenni, ed ora le condizioni per stimolare una crescita economica sono ancora più difficili. La crescita del PIL arriva solo da due fonti: da una crescita della produttività e dalla crescita (in termini di persone in età lavorativa) della popolazione. In realtà la popolazione del Giappone sta diminuendo, e anche quella relativa alla popolazione in età lavorativa sta diminuendo ancora più velocemente rispetto a quanto cresce l’età media del paese.

A causa dei problemi demografici che stanno provocando un forte invecchiamento del Giappone per sostenere la crescita economica sarà necessaria una maggiore crescita della produttività. Ma da dove potrà arrivare? La crescita della produttività reale è in contrasto con la crescita nominale causata dall'inflazione, non è un qualcosa che si può solo attuare con delle politiche governative e con del quantitative easing. Se si desidera che la crescita del PIL sia del 3% in un paese in cui la popolazione sta diminuendo dell'1% è necessario un 4% di crescita della produttività, prendere o lasciare. Il che non può avvenire in modo così semplice in un paese altamente sviluppato.

E anche con una crescita di quel tipo non sarebbe così facile raggiungere in Giappone un 2% di inflazione. Roubini Global Economics ieri ha scritto:

Tuttavia l’indice sulla deflazione dei prezzi nel settore dei servizi per il consumatore, che è senza dubbio il più importante indicatore sulle tendenze generali del livello dei prezzi, ha continuato ad accelerare per il terzo trimestre consecutivo mettendo fortemente in dubbio i deboli dati del CPI che abbiamo visto fino ad ora. C'è ancora una lunga strada da percorrere prima di poter vedere in modo sostenuto un l'inflazione positiva.

La prima cosa che a noi è emersa è stato il segno meno davanti al tasso di crescita degli investimenti privati nel settore non residenziale. Un valore pari a -0,7% q/q, ossia gli investimenti privati in impianti e attrezzature hanno registrato la quinta sequenziale contrazione, un risultato particolarmente triste .... Date le evidenti fatiche che ancora sta attraversando l'economia durante il Q1 (sottolineiamo che la deflazione è ulteriormente peggiorata nel corso del trimestre), questo risultato non è così sorprendente. Il ritmo di contrazione è stato molto più lento rispetto al secondo semestre del 2012, anche se ci aspettiamo di vedere nuovamente una crescita nel 2° trimestre. Eppure questa persistente debolezza sottolinea le sfide che il Giappone dovrà affrontare per raggiungere delle prospettive più interessanti nel lungo termine. Il ritmo degli investimenti privati nel settore

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non residenziale si trova sotto del 17% rispetto al picco del 1° trimestre 2008. (www.roubini.com/)

Questo elemento rappresenta uno degli elementi chiave che guidano la crescita della produttività? Stiamo parlando di investimenti fatti con capitale privato (e sì il governo può anche essere una fonte di capitale e di infrastrutture). E come ha osservato Roubini nell’ultimo trimestre gli investimenti privati sono scesi. La crescita che abbiamo visto in questo momento è arrivata dalla disponibilità di capacità industriale. Chiaramente Abe e le società hanno deciso di utilizzare la riserva di capacità produttiva del Giappone (e questa consentirà di aumentare la produttività, ovviamente questo grazie ai passati investimenti) in modo tale che possano esserci dei nuovi investimenti e che possa iniziare un nuovo ciclo di crescita.

La parte più difficile: la riforma strutturale

Ma il nuovo processo di crescita richiederà anche la combinazione di una qualche scelta di tipo politico e delle riforme strutturali che in passato il Giappone si è sempre dimostrato riluttante nel fare. Non avrebbero voluto ristrutturare le loro banche o il loro debito dopo lo scoppio della bolla nel 1989, e la loro incapacità nel farlo in modo appropriato è stata una delle cause principali del malessere economico degli ultimi 24 anni. La storia del Giappone a partire dal 1989 è stata quella di un paese che ha evitato di fare delle vere riforme, preferendo l'opzione più semplice ossia quella di una maggiore spesa pubblica.

Terminiamo questa analisi con una nota di Capital Economics:

La terza freccia di cui dispone Abenomics è una strategia di crescita basata sulle riforme strutturali. La sfida sarà quella di aumentare la crescita, anche se il dato sulla popolazione in età lavorativa continuerà a scendere di circa 1% all'anno per i prossimi dieci o venti anni. Il governo ha individuato una serie di priorità, tra cui la deregolamentazione (con un focus particolare sul mercato del lavoro, il settore dell'energia e della sanità), la riforma del regime fiscale delle imprese e la liberalizzazione del commercio (in particolare cercando di aderire alla Trans-Pacific-Partnership). Tuttavia, il giudizio nel capire se questa amministrazione rispetto alle precedenti sarà in grado di avere successo nell’aumento della produttività del Giappone deve essere ancora scritto. L’annuncio di un nuovo stimolo fiscale per il 2013 e il convincere la Banca del Giappone ad allentare la politica monetaria sono state delle semplici vittorie.

Che cosa potrebbe andare storto?

In sintesi, "Abenomics" rappresenta sicuramente il giusto mix di politiche necessarie ad affrontare i problemi del Giappone. Ma a rischio di sembrare perennemente cupo, ci sono ancora una serie di cose che potrebbero andare male. In particolare:

i. gli aumenti delle tasse sui consumi potrebbero far deragliare la ripresa, ma se queste venissero ritardate a quel punto il governo perderebbe la credibilità anche nei confronti della Banca del Giappone;

ii. i rendimenti sui bond JGB potrebbero iniziare a salire, anche se rispetto agli aumenti che ci sono stati fino ad ora possiamo rimanere abbastanza ottimisti;

iii. i prezzi potrebbero salire ben prima dei salari e degli altri redditi, con una caduta della

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fiducia dei consumatori e del potere di spesa. In effetti poche famiglie considerano abbastanza positivamente il fatto che la deflazione possa terminare rispetto invece alle imprese e agli investitori che considerano la cosa molto positiva, anche se gli effetti dati dalla crescita del mercato azionario Giapponese sul patrimonio delle famiglie è abbastanza limitato;

iv. gli ampi aggregati monetari e creditizi potrebbero rimanere molto sotto pressione e questo nonostante la rapida espansione della base monetaria, minando a quel punto la fiducia sull’efficacia dell’accomodante politica monetaria della Banca centrale del Giappone;

v le aziende potrebbero comunque rimanere ancora riluttanti nell’investire e ad assumere personale all’interno del Giappone, soprattutto se il contesto globale dovesse deteriorarsi e se ci fossero delle tensioni sui costi locali – ovviamente questo sarebbe dovuto in parte a causa del crollo del valore dello yen;

vi. il governo guidato da LDP potrebbe nuovamente deludere nella capacità di intraprendere delle riforme strutturali.

Per concludere, il governo giapponese ha avviato un esperimento economico in base alla teoria keynesiana che ha delle promesse di una tale portata che ha lasciato tutti senza parole. Essi hanno scommesso che sono in grado di fare quanto necessario per superare la deflazione e il problema demografico, volendo riuscire in contemporanea a far si che il paese possa mettere in equilibrio il suo bilancio e trovare un livello di inflazione che permetta al debito giapponese di ridursi rispetto al PIL, facendo si che il Giappone diventi ancora di più una potenza dal punto di vista delle esportazioni ed aumenti la propria produttività ad un livello tale che non si è mai visto prima in un paese sviluppato.

Faranno tutto il possibile sperando che il resto del mondo rimanga fermo ad aspettare che il tempo passi e lasciando che il Giappone si prenda le quote di mercato tramite le esportazioni attraverso il quantitative easing. Nel frattempo stanno continuando a fare una lotta contro la Cina su delle isole che fondamentalmente hanno solo delle rocce, che gli costeranno la perdita di un infinità quantità di vendite e che alla fine queste rappresenteranno molto più del valore delle isole, anche se c’è molto petrolio nelle acque circostanti. Il Giappone sta anche scommettendo che nei suoi settori chiave non ci sarà un cambiamento di tecnologia in tempi molto brevi. Come potrebbe succedere che tutte le cose vadano per il verso sbagliato?

La prossima settimana ripartiremo dal punto dove siamo arrivati oggi, cercando di capire dove potrà arrivare il cambio dello Yen e i rendimenti delle obbligazioni giapponesi Stiamo vivendo un periodo particolarmente interessante.

Tulsa, Atlante, Nashville, Brussels, Washington DC e NYC

Mentre leggete questa lettera io mi trovo a Tulsa, da dove tra poco riparto per tornare a casa per un paio di giorni di incontri, un po’ di lettura e un po’ di scrittura (che altro?). E poi me ne vado ad Atlanta per una riunione del consiglio di una società biotech nella quale sono coinvolto, Therapeutics Galectin. Non vedo l'ora di ricevere dei nuovi aggiornamenti dai ricercatori e poter scambiare delle nuove idee con loro. Ci sono così tante cose positive nel mondo, che per me è veramente frustrante dover prestare così tanta attenzione ad aspetti come il QE. Successivamente andrò a Nashville per un intervento ed

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una cena con il team di Altegris e con dei loro clienti, poi di ritorno nuovamente a casa per una notte prima di ripartire per Bruxelles dove terrò un intervento nell’ambito di una serie di incontri che mi sembrano molto interessanti e che sono stati organizzati da Geert Wellens. Mi aspetto di imparare molto e vi riporterò le mie impressioni.

Poi tornerò a casa per un paio di giorni prima di ripartire nuovamente per DC dove incontrerò Newt Gingrich, che questa settimana ha detto delle parole molto gentili su di me. Condividiamo l'amore reciproco verso la tecnologia, i cambiamenti e il futuro. Pat Cox e alcuni della mia squadra stanno per unirsi a noi per un giorno o due per cercare di fare alcune riflessioni su come cambierà il mondo nei prossimi anni. Poi prenderò un treno con John Hussman e andremo assieme a New York.

Cosa vi posso ancora dire della la mia vita: è completamente piena, ma vi confermo che mi sto divertendo un sacco nell’esplorare tutte le nuove idee e nel cercare di capire come tutti i pezzi del puzzle si incastrano. Come è possibile annoiarsi con tutte queste cose? Godetevi la vostra settimana.

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