Sentenza adunanza plenaria Consiglio di Stato del 20...

31
1 Pubblicato il 20/12/2017 N. 00011/2017REG.PROV.COLL. N. 00002/2016 REG.RIC.A.P. N. 00001/2016 REG.RIC.A.P. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 2 di A.P. del 2016, proposto da: [omissis] contro Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12; nei confronti di [omissis] e con l'intervento di ad adiuvandum: [omissis] ad opponendum: [omissis]

Transcript of Sentenza adunanza plenaria Consiglio di Stato del 20...

1

Pubblicato il 20/12/2017

N. 00011/2017REG.PROV.COLL.

N. 00002/2016 REG.RIC.A.P.

N. 00001/2016 REG.RIC.A.P.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 2 di A.P. del 2016,

proposto da:

[omissis]

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale

dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

[omissis]

e con l'intervento di

ad adiuvandum: [omissis] ad opponendum: [omissis]

2

sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 1 di A.P. del 2016,

proposto da:

[omissis]

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura

generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;

e con l'intervento di

ad adiuvandum:

[omissis]:

ad opponendum:

[omissis]

per la riforma

quanto al ricorso n. 1 del 2016:

della sentenza del T.a.r. Lazio - Roma: Sezione III Bis n. 04460/2015, resa tra le

parti, concernente aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il personale

docente ed educativo;

quanto al ricorso n. 2 del 2016:

della sentenza del T.a.r. Lazio - Roma: Sezione III Bis n. 04460/2015, resa tra le

parti, concernente aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale

docente ed educativo;

Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;

3

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Università e

della Ricerca, di [omissis];

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 novembre 2017 il Cons. Roberto

Giovagnoli e uditi per le parti gli avvocati [omissis] e gli avvocati dello Stato dello

Stato [omissis];

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

A) La sentenza appellata.

1. Con sentenza del tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, sez. III

bis, n. 4460/15 del 23 marzo 2015 è stato respinto il ricorso proposto da numerosi

soggetti in possesso di titoli ritenuti idonei (diploma magistrale – o laurea – con

valore abilitante, o superamento di appositi corsi di formazione, o idoneità al

concorso a cattedre indetto nel 2012), che avevano presentato domanda di iscrizione

nelle predette graduatorie, per la prima volta, nel 2014.

Nella citata sentenza si ricordava come l’aggiornamento delle graduatorie degli

insegnanti, divenute “ad esaurimento” (GAE) a norma dell’art. 1, comma 605, lettera

c) della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dovesse avere luogo con cadenza triennale,

con impossibilità di nuovi inserimenti. A giudizio del Tribunale amministrativo

regionale, tale impossibilità – già sancita dal d.l. n. 97 del 2004, salvo ipotesi

eccezionali – sarebbe stata confermata dall’art. 14, comma 2 ter del d.l. n. 216 del

2011, fatta ancora salva una fascia di docenti, appartenenti a categorie speciali,

destinatarie di regimi transitori, o che avessero in corso il conseguimento del titolo

abilitante al momento della riforma, in base a disposizioni eccezionali, ispirate a

logiche derogatorie contingenti. Il Tribunale amministrativo regionale, inoltre, ha

4

dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione la domanda di annullamento

delle GAE, proposta con motivi aggiunti di gravame.

B) Gli appelli.

2. Avverso la citata sentenza sono stati proposti due distinti atti di appello (nn.

6340/15, notificato in data 8 luglio 2015 e 6574/15, notificato il 10 luglio 2015). In

entrambe le impugnative si ribadivano le ragioni di contestazione, già prospettate in

primo grado, avverso il decreto ministeriale n. 235 del 2014, che – nel disporre

l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed

educativo per gli anni scolastici 2014/2015, 2015/2016 e 2016/2017 – non

consentiva nuovi inserimenti in graduatoria, con particolare riguardo per chi, come

gli attuali appellanti, fossero in possesso di un titolo di studio abilitante o di

abilitazione conseguita a seguito di apposito corso-concorso. La difesa degli

appellanti, oltre a ribadire il valore abilitante del titolo posseduto dagli stessi,

sottolineava come la preclusa possibilità di iscrizione in graduatoria di nuovi

aspiranti – in situazioni non dissimili da quelle che in precedenza consentivano detta

ammissione – fosse, oltre che lesiva del principio di affidamento, illogica e

contraddittoria, con configurabile illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 605,

lettera c) della legge n. 296 del 2006, ove ritenuta di stretta interpretazione. La

medesima norma, inoltre, sarebbe stata contrastante con la direttiva 1999/70/CE

del 28 giugno 1999 sul lavoro a tempo determinato, ispirata al fine di proteggere da

discriminazioni i lavoratori interessati, in base a principi riconosciuti come norme

di diritto sociale comunitario e tali da imporre ai giudici nazionali la disapplicazione

delle norme contrastanti. I nuovi inserimenti in graduatoria, pertanto, avrebbero

dovuto essere disposti “al fine di non perpetuare una situazione di precariato teoricamente

senza limiti, in aperto contrasto con le finalità essenziali della direttiva europea”, a meno di non

consentire “assunzioni a termine in successione […] ritenute dal legislatore comunitario una

potenziale forma di abuso a danno dei lavoratori”.

5

L’art. 1, comma 605, della legge n. 296 del 2006 – nel trasformare le graduatorie

permanenti in graduatorie ad esaurimento – avrebbe, invece, fatto salvo

l’inserimento dei docenti già in possesso di abilitazione, come gli attuali appellanti,

con esclusione solo di coloro che avessero conseguito l’abilitazione dopo la

trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento.

3. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – costituitosi in

giudizio, con proposizione di appello incidentale condizionato contro il capo della

sentenza cha ha ritenuto sussistente la giurisdizione amministrativa – ricostruiva il

quadro normativo di riferimento, sottolineando come, dopo la predetta

trasformazione delle graduatorie, nuovi inserimenti fossero possibili solo in via

eccezionale, in termini puntualmente definiti per legge (art. 5 bis d.l. n. 137 del 2008

e art. 14, comma 2 ter, del d.l. n. 216 del 2011).

Alla camera di consiglio dell’8 settembre 2015, fissata per la decisione sull’istanza

cautelare, entrambi gli appelli sono stati rinviati al merito all’udienza pubblica del 17

novembre 2015.

C) L’ordinanza di rimessione all’Adunanza plenaria.

4. All’esito dell’udienza pubblica del 17 novembre 2015, la Sesta Sezione del

Consiglio di Stato, con ordinanza collegiale 29 gennaio 2016, n. 364 (avente anche

il valore di sentenza parziale), la Sesta Sezione del Consiglio di Stato: a) ha disposto

la riunione degli appelli nn. 6340/15 e 6574/15, in quanto riferiti alla medesima

sentenza, sulla base di situazioni soggettive diverse, ma ricondotte a problematiche

interpretative connesse; b) ha dichiarato la sussistenza di giurisdizione del giudice

amministrativo sulle domande dirette all’annullamento del decreto ministeriale n.

235 in data 1 aprile 2014 (aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il triennio 2014

– 2017, respingendo, sotto tale profilo, l’appello incidentale condizionato proposto

dal MIUR; c) ha respinto le domande di immissione nelle graduatorie ad

esaurimento dei possessori, di titolo di laurea in scienza della formazione o altra

6

laurea, nonché di abilitazione conseguita nei corsi PAS, conclusi entro il mese di

luglio 2014, o di TFA, o ancora idonei al concorso a cattedre, indetto con DDG n.

82 del 2012; d) ha disposto il deferimento all’Adunanza plenaria del Consiglio di

Stato, ex art. 99, comma 1, cod. proc. amm., della questione relativa all’iscrizione

nelle medesime graduatorie ad esaurimento dei titolari – singolarmente individuati

negli atti di appello – di diploma magistrale, conseguito entro l’anno scolastico

2001/2002

5. Con particolare riferimenti ai diplomati magistrali, l’ordinanza di rimessione ha

rilevato che:

I) il parere del Consiglio di Stato, sez. II, n. 3813 in data 11 settembre 2013 (recepito

con d.P.R. del 25 marzo 2014 – su G.U. del 15 maggio 2014 – e, in via generale, con

decreto ministeriale n. 353 del 22 maggio 2014) ha riconosciuto l’illegittimità del

decreto ministeriale n. 62 del 2011, “nella parte in cui non parifica ai docenti abilitati coloro

che abbiano conseguito entro l’anno 2001/2002 il diploma magistrale, inserendoli nella III fascia

della graduatoria di Istituto e non nella II fascia”. Non è stata però riconosciuta, nel

medesimo parere, la possibilità di accesso dei docenti in questione nelle graduatorie

ad esaurimento, per la preclusione normativa sussistente al riguardo, ovvero per non

essere stata rappresentata in tempo utile la possibilità di inserimento degli stessi nelle

graduatorie permanenti, con conseguente tardività dell’impugnativa sotto tale

profilo;

II) sulla base di tale parere, la Sesta Sezione, con la sentenza 16 aprile 2015, n. 1973,

ha riconosciuto il carattere abilitante del titolo di studio in questione, se conseguito

prima dell’istituzione della laurea in scienza della formazione, in base all’art. 53 del

R.D. 6 maggio 1923, n. 1054, in combinato disposto con l’art. 197, comma 1 del

d.lgs n. 297 del 1994. La norma da ultimo citata, in effetti, è stata abrogata dall’art.

8, comma 2, della legge 10 dicembre 1997, n. 425 (Disposizioni per la riforma degli esami

di Stato), ma il valore abilitante del titolo in questione risulterebbe conservato ex art.

7

15, comma 7, del d.P.R. n. 323 del 23 luglio 1998 (Regolamento recante disciplina degli

esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore: regolamento, cui la

stessa legge n. 425, art. 1, delegava detta disciplina), in base al quale “I titoli conseguiti

nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’Istituto magistrale, iniziati entro l’anno

scolastico 1997/1998 conservano in via permanente l’attuale valore legale e abilitante

all’insegnamento nella scuola elementare. Essi consentono di partecipare ai concorsi per titoli ed

esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare”. Il carattere abilitante

del titolo di cui trattasi è stato così ritenuto idoneo a consentire una ricostruzione ex

post della posizione dei docenti interessati, la cui posizione non sarebbe stata diversa

da quella degli insegnanti, a suo tempo inseriti nelle graduatorie permanenti e,

quindi, all’atto della trasformazione delle stesse, nelle graduatorie ad esaurimento;

III) in tal senso – ampliativo rispetto alle conclusioni del ricorso straordinario

accolto con il parere della II Sezione 11 settembre 2013 – sono stati presentati

numerosi ricorsi, in alcuni casi accolti in sede di appello (Cons. St., sez. VI, 16 aprile

2015, n. 1973, 21 luglio 2015, n. 3628, 27 luglio 2015, nn. 3673 e. 3675, 3 agosto

2015, n. 3788).

IV) nelle citate sentenze, la Sesta Sezione ha, infatti, ritenuto che illegittimamente

l’Amministrazione non avesse operato una ricostruzione ex tunc delle posizioni dei

soggetti interessati, una volta riconosciuto (con il già citato parere del Consiglio di

Stato del 2013) il valore abilitante del titolo di studio dai medesimi posseduto,

potendo discendere solo da tale riconoscimento la possibilità di presentare domanda

di aggiornamento delle graduatorie di cui trattasi.

6. Così ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale, l’ordinanza di rimessione

ha osservato che le conclusioni accolte dal citato indirizzo interpretativo sollevano

alcune perplessità tali da giustificare la sottoposizione della questione all’Adunanza

Plenaria.

8

In senso critico rispetto a tale orientamento, il Collegio rimettente ha in particolare

osservato che:

a) la riconosciuta riapertura delle graduatorie ad esaurimento appare priva di base

normativa, nonostante le enunciate ragioni di equità e pari trattamento, in ipotesi

idonee a giustificare un nuovo intervento del legislatore, ma non anche

l’ampliamento delle ipotesi derogatorie in precedenza ricordate, previste in via

eccezionale e di stretta interpretazione. Nella situazione in esame, peraltro, non si

comprenderebbe perché il possesso di titolo abilitante – così definito

espressamente ex lege (quanto meno dal 1998, in base al contenuto, sopra riportato,

dell’art. 15, comma 7, del d.P.R. n. 323 del 1998) e non certo frutto di

interpretazione giurisprudenziale – sia stato fatto valere a tanti anni di distanza dal

relativo conseguimento, senza alcun richiamo a pregressi titoli di servizio. Diversa

sarebbe – ma non risulta rappresentata nel caso di specie – la situazione di chi fosse

già stato iscritto nelle graduatorie di cui trattasi, con successiva esclusione per non

avere presentato domanda di conferma in sede di aggiornamento, in base all’art. 1-

bis del decreto legge n. 97 del 2004, essendo la presenza nelle graduatorie

condizionata all’espressa volontà di rimanervi. Con riguardo a questa diversa

situazione, si è ritenuto, infatti, che la mancanza della volontà di rimanere in

graduatoria non potesse venire presunta con conseguenze irreversibili (cfr. in tal

senso Cons. St., sez. VI, 14 luglio 2014, n. 3616, con cui è stata annullata la norma

regolamentare, che disponeva nel caso sopra indicato la cancellazione definitiva

dalla graduatoria in questione);

b) l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo

stabile ingresso nel ruolo docente, non dovrebbe prescindere da una seria

ricognizione dell’esperienza maturata dai singoli interessati, di cui nel caso di specie

non sono noti né l’attuale iscrizione nelle graduatorie di Istituto, né l’eventuale,

9

ulteriore percorso formativo seguito dopo il conseguimento (in anni molto risalenti

nel tempo) del diploma abilitante;

c) la posizione dei meri possessori di tale diploma, se mai in precedenza iscritti nelle

graduatorie ad esaurimento e in quelle permanenti, sfugge alla disciplina normativa,

dettata per la formazione e l’aggiornamento delle graduatorie stesse.

Sulla base di tali considerazioni, la Sesta Sezione, ha ritenuto, quindi, opportuno, al

fine di evitare futuri contrasti giurisprudenziali, di rimettere all’Adunanza Plenaria

del Consiglio di Stato la questione della riapertura delle graduatorie ad esaurimento,

per i possessori di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

D) Il giudizio dinnanzi all’Adunanza plenaria.

7. Nella fase del giudizio dinnanzi all’Adunanza plenaria le parti hanno depositato

memorie difensive a sostegno della rispettive posizioni.

8. Sono stati spiegati, inoltre, diversi atti di intervento, sia ad adiuvandum, sia ad

opponendum, da parte dei soggetti nominati in epigrafe.

9. Con ordinanza istruttoria 19 maggio 2016, n. 8, questa Adunanza plenaria ha

ravvisato l’esigenza di acquisire dal M.I.U.R. ulteriori elementi istruttori, al fine di

delineare un quadro più completo della intera vicenda fattuale, con particolare

riferimento alle seguenti circostanze:

a) alla incidenza, sul piano straordinario di assunzione dei docenti precari in corso

di svolgimento, dell’eventuale assorbimento nelle graduatorie ad esaurimento dei

titolari di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002, sulla base di una stima

realistica che tenga conto del numero dei soggetti muniti di quel titolo abilitante

potenzialmente interessati ad entrare in graduatoria;

b) al numero dei soggetti, muniti del solo titolo abilitativo del diploma magistrale

conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, eventualmente già inseriti nelle

graduatorie ad esaurimento dopo l’entrata in vigore della legge n. 296 del 2006, se

del caso anche per effetto di provvedimenti giurisdizionali favorevoli: detto

10

accertamento dovrà riguardare il periodo compreso tra il primo aggiornamento delle

graduatorie disposto con DDG 16 marzo 2007 ( per il biennio 2007/2008 e

2008/2009) e le successive tornate di aggiornamento, fino a ricomprendere la

sessione di cui al d.m. 235 del 2014, oggetto della impugnazione di primo grado,

nonché quella successiva regolata dal d.m. 325 del 2015;

c) al numero dei titolari di diploma magistrale conseguito entro l’anno 2001/2002

che hanno seguito i corsi annuali abilitanti istituiti presso le Università ai sensi

dell’art. 2, comma c bis, del d.l. 7 aprile 2004 n. 97 (convertito nella legge 4 giugno

2004 n. 143) e che sono entrati eventualmente nelle graduatorie ad esaurimento, nel

suddetto periodo, in ragione di detto titolo abilitante aggiuntivo. Tale indicazione

dovrà essere completata con la specifica indicazione delle Università italiane che

hanno in concreto attivato detti corsi abilitanti.

Il M.I.U.R. ha adempiuto all’adempimento istruttoria depositando la nota prot. n.

22567 dell11 agosto 2016.

10. Alla pubblica udienza del 15 novembre 2017 a causa è stata trattenuta in

decisione.

11. Gli appelli non meritano accoglimento.

12. L’infondatezza dei ricorsi consente anche di prescindere dall’esame delle

eccezioni di inammissibilità degli interventi ad adiuvandums ollevate dal M.I.U.R.

nelle proprie difese.

13. Come si è già evidenziato, la questione rimessa all’esame dell’Adunanza plenaria

riguarda l’eventuale riapertura delle graduatorie ad esaurimento per i possessori di

diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

Gli attuali appellanti e originari ricorrenti, tutti in possesso del diploma di istituto

magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, hanno impugnato davanti

al Tribunale amministrativo del Lazio, il decreto ministeriale n. 235 del 2014 con il

quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha disposto

11

l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il personale docente ed

educativo della scuola, per il triennio 2014-2017, senza prevedere la possibilità di

inserimento in tali graduatorie dei docenti muniti del diploma di maturità magistrale.

E) La questione della tempestività della domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento

e del successivo ricorso avverso il mancato inserimento.

14. La prima questione che viene in rilievo attiene alla tempestività della domanda

rivolta all’Amministrazione per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento e, di

riflesso, alla tempestività dello stesso ricorso giurisdizionale che viene oggi in

decisione.

La questione non è stata esaminata espressamente dal Tribunale amministrativo

regionale (che ha respinto il ricorso nel merito) e l’Amministrazione l’ha riproposta

nelle sue difese, anche innanzi all’Adunanza Plenaria.

15. L’Amministrazione sostiene in sintesi che i ricorrenti, essendo in possesso,

secondo la loro stessa prospettazione, sin dal 2001/2002 di un titolo che consentiva

l’inserimento nelle graduatorie (permanenti prima e ad esaurimento poi), avrebbero

dovuto far valere questo titolo partecipando ad almeno una delle varie procedure

bandite dal Ministero per l’inserimento nelle graduatorie, ed eventualmente, a fronte

del mancato accoglimento della domanda presentata, avrebbero poi dovuto far

valere le loro ragioni impugnando tempestivamente il provvedimento con cui si

negava detto inserimento.

La natura decadenziale del termine per la presentazione della domanda di

inserimento nelle graduatorie ad esaurimento deriverebbe, secondo il Ministero,

dall’articolo 1, comma 1-bis, della legge n. 143/2004 secondo il quale “dall’anno

scolastico 2005/2006 la permanenza dei docenti nelle graduatorie permanenti di cui all’articolo

401 del testo unico avviene su domanda dell’interessato da presentarsi entro il termine fissato per

l’aggiornamento delle graduatorie con apposito decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università

e della Ricerca. La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione dalla

12

graduatoria per gli anni scolastici successivi”. Non avendo mai presentato la domanda di

inserimento nelle graduatorie prima del 2014, allora, secondo il Ministero, gli

appellanti sarebbero irrimediabilmente decaduti.

Secondo il Ministero, inoltre, poiché i ricorrenti non hanno presentato una

tempestiva domanda di inserimento in graduatoria, mancherebbe anche l’attualità

dell’interesse (ad impugnare il d.m. 235/14 che detta i criteri di aggiornamento per

chi è già inserito) e mancherebbe, ancor più radicalmente, lo stesso provvedimento

lesivo (nel senso che senza una tempestiva domanda di inserimento non ci sarebbe

neanche un provvedimento di diniego di detto inserimento).

I ricorrenti, infatti, hanno direttamente impugnato il d.m. 235/2014, che, tuttavia,

si limita ad individuare esclusivamente i criteri per l’aggiornamento (e la

permanenza) delle posizioni dei soggetti già inclusi nelle graduatorie ad esaurimento,

senza produrre, quindi, alcuna attuale lesione all’interesse dei ricorrenti.

Al più, evidenzia ancora il Ministero, il provvedimento lesivo potrebbe individuarsi

nel d.m. 16 marzo 2007, che rappresenterebbe l’ultimo dei decreti ministeriali di

inserimento nelle GAE prima della definitiva chiusura delle stesse, ad opera dell’art.

1, comma 605, legge n. 296/2006. Ma anche rispetto a tale provvedimento,

l’impugnazione (che comunque non è avvenuta) sarebbe tardiva e inammissibile per

difetto di legittimazione al ricorso (in assenza della domanda di inserimento).

16. Sulle questioni pregiudiziali sollevate dal M.I.U.R. il Consiglio di Stato si è già

pronunciato, come evidenzia anche l’ordinanza di rimessione, in senso favorevole

ai ricorrenti (cfr., in particolare, Cons. St., sez. VI, 16 aprile 2015, 1973; cui hanno

fatto seguito, richiamandone la motivazione, Cons. St., sez. VI, 21 luglio 2015, n.

3628; 27 luglio 2015, nn. 3673 e 3675; 3 agosto 2015, n. 3788).

In particolare, la sentenza della Sesta Sezione n. 1973/2015, in una fattispecie

analoga a quella in esame, ha ritenuto sussistente l’attualità dell’interesse ritenendo

che il diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, sarebbe

13

stato considerato titolo abilitante solo a partire dal parere del Consiglio di Stato, sez.

II, n. 3813 (in data 11 settembre 2013), recepito con d.P.R. del 25 marzo 2014 n.

325. Tale parere ha riconosciuto, infatti, l’illegittimità del decreto ministeriale n. 62

del 2001 “nella parte in cui non parifica ai docenti abilitati coloro che abbiano conseguito entro

l’anno 2001/2002 il diploma magistrale, inserendoli nella III fascia delle graduatorie di istituto

e non nella seconda fascia”.

Secondo la citata sentenza del Consiglio di Stato n. 1973/2015, solo il parere del

2013 (recepito dal già citato d.P.R. del 2014), riconoscendo il diploma magistrale

come titolo abilitante, ha consentito così ai diplomati magistrali di presentare la

predetta domanda di inserimento in graduatoria. Pertanto, solo a partire da tale

riconoscimento essi sarebbero divenuti titolari di un interesse attuale all’inserimento

nelle graduatorie ad esaurimento, atteso che in precedenza il Ministero non aveva

mai riconosciuto il diploma magistrale come titolo utile ai fini delle graduatorie ad

esaurimento. E proprio tale circostanza consentirebbe di “giustificare” la mancata

presentazione, prima di tale data, sia della domanda di inserimento sia del ricorso

giurisdizionale contro il decreti ministeriali di mancato inserimento nella

graduatoria.

17. La tesi accolta dalla sentenza del Consiglio Stato, Sezione Sesta, n. 1973/2015 (e

seguita dalla successiva giurisprudenza amministrativa che ad essa si è uniformata)

non merita condivisione.

Essa, infatti, si fonda su un presupposto erroneo, ovvero che il termine per proporre

ricorso giurisdizionale (e, ancora prima, per presentare la domanda di inserimento

nelle graduatorie) decorra non dalla piena conoscenza del provvedimento e dei suoi

effetti lesivi (o, con riferimento alla presentazione della domanda di inserimento, dal

possesso effettivo del titolo abilitante), ma dal momento in cui, in sede

giurisdizionale, viene accertata l’illegittimità dell’atto lesivo (che nel caso di specie

sarebbe, secondo la tesi dei ricorrenti, il decreto ministeriale n. 235 del 2014).

14

L’annullamento dell’atto lesivo avrebbe così l’effetto di rimettere in termini tutti

coloro che non hanno impugnato nei termini di decadenza i provvedimenti di

esclusione o, addirittura, non hanno presentato neanche una tempestiva domanda

di inserimento.

Verrebbe in tal modo riaperta una serie indefinita di rapporti amministrativi,

sebbene già “esauriti” in conseguenza sia della mancata presentazione di una

tempestiva domanda sia della tardività con cui, comunque, è stata fatta valere

l’illegittimità dell’asserito provvedimento lesivo.

La citata sentenza n. 1973/2015 afferma sul punto che “risulta valida la stessa

presentazione delle citate domande di inserimento presentate nei termini che decorrono dalla effettiva

conoscenza, da parte dei ricorrenti originari, della lesività dell’atto impugnato”.

In realtà, individuando il dies a quo nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del

d.P.R. del 2014 (di recepimento del parere del Consiglio di Stato del 2013), la

sentenza in esame “pretende”, ai fini della decorrenza del termine, non solo la piena

conoscenza della lesività dell’atto impugnato, ma anche la piena conoscenza della

sua illegittimità, quale risultante nel caso di specie dalla pubblicazione del d.P.R. del

2014, di recepimento del parere del Consiglio di Stato che in sede di ricorso

straordinario ha riconosciuto il diploma magistrale come titolo abilitante.

Si tratta di una tesi non condivisibile.

Essa, infatti, porterebbe all’inaccettabile conclusione che il termine per impugnare

un provvedimento decorra solo dal momento in cui in sede giurisdizionale (o di

ricorso straordinario) viene accertata la sua illegittimità, con la conseguenza che

l’accoglimento di un ricorso (anche avvenuta a distanza di anni dall’adozione del

provvedimento lesivo) rimetterebbe tutti i cointeressati che non hanno

tempestivamente impugnato in termini per proporre a loro volta il gravame.

Una posizione così radicale è del tutto estranea al dibattito dottrinale e

giurisprudenziale sull’individuazione del dies a quo del termine per proporre ricorso

15

giurisdizionale. Nell’ambito di tale dibattito, anche le posizioni più sensibili ad

assicurare l’effettività del diritti di azione e di difesa del privato, non si spingono

sino al punto di pretendere il riconoscimento in sede giurisdizionale della fondatezza

della pretesa vantata da soggetti in posizione analoga per far decorrere il termine per

impugnare l’atto amministrativo, limitandosi semmai a sostenere la necessità che il

privato abbia (almeno) la possibilità di percepire l’illegittimità dell’effetto lesivo. Ma

tale possibilità di conoscenza certamente prescinde dall’esistenza di precedenti

giurisprudenziali specifici che abbiano già dichiarato l’illegittimità di quell’atto

nell’ambito di diversi giudizi instaurati da altri cointeressati.

Diversamente opinando, del resto, si riconoscerebbe irragionevolmente

all’annullamento di una norma regolamentare (o di un atto amministrativo generale

o, comunque, di un atto amministrativo plurimo) un’efficacia retroattiva persino più

dirompente di quella che caratterizza le sentenze di illegittimità costituzionale della

legge (e degli atti equiparati), la cui retroattività pacificamente incontra il limite dei

“rapporti giuridici esauriti”, fra i quali certamente rientra l’inoppugnabilità del

provvedimento amministrativo derivante dallo spirare del termine di decadenza.

Si finirebbe, inoltre, per rimettere l’individuazione del dies a quo di decorrenza del

termine decadenziale ad un elemento di natura soggettiva e giuridicamente

irrilevante, quale l’error juris, nel senso che l’erroneo convincimento soggettivo

dell’infondatezza della propria pretesa precluderebbe la decorrenza di detto termine,

anche quando ci sia piena conoscenza del contenuto del provvedimento e dei suoi

effetti lesivi.

Pertanto, fatta eccezione per l’ipotesi degli atti plurimi con effetti inscindibili (che

qui non vengono in considerazione), deve escludersi l’annullamento giurisdizionale

di un atto amministrativo possa giovare ai cointeressati che non abbiano

tempestivamente proposto il gravame e, per i quali, pertanto, si è già verificata una

16

situazione di inoppugnabilità, con conseguente “esaurimento” del relativo rapporto

giuridico.

18. Alla luce delle considerazioni svolte, deve, pertanto, ritenersi che l’efficacia

abilitante (ai fini dell’inserimento nelle graduatorie permanenti prima e ad

esaurimento poi) del diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2011/2002 avrebbe

dovuto essere fatta valere dagli interessati mediante, in primo luogo, la

presentazione di una tempestiva domanda di inserimento e, in secondo luogo, a

fronte del mancato inserimento, la proposizione nei termini di decadenza del ricorso

giurisdizionale.

La eventuale qualificazione del diploma magistrale come “titolo abilitante”, del

resto, non può ritenersi il frutto di una “creazione” giurisprudenziale, ma al

contrario, secondo la stessa tesi dei ricorrenti, si evince dalla legge, quanto meno dal

1988, in base al già citato art. 15, comma 7, del d.P.R. 23 luglio 1988, n. 323

(Regolamento recante disciplina degli esami di Stato conclusivi di corsi di studio di istruzione

secondaria superiore).

Il parere del 2013 non ha, quindi, (né può avere) effetti costitutivi o innovativi (del

resto estranei alla natura e allo scopo della funzione giurisdizionale), ma si limita ad

interpretare la legge e, dunque, a “dichiarare” (si vedrà nel prosieguo se

fondatamente o meno) un valore abilitante che, se c’è, non può che trovare

nell’ordinamento il suo fondamento normativo.

In altri termini, anche a seguire la tesi sostenuta dai ricorrenti del valore abilitante

permanente e incondizionato dei diplomi magistrali conseguiti entro l’a.s.

2001/2002, ciò non toglie, tuttavia, che la concreta possibilità di percepire

l’illegittimità del mancato inserimento sussisteva ben prima del parere reso nel 2013

(e recepito con d.P.R. nel 2014).

Non vi è dubbio, quindi, che, a fronte di titoli posseduti sin dall’a.s. 2001/2002, il

parere reso dal Consiglio di Stato nel 2013 (e recepito con d.P.R. nel 2014) non può

17

aver determinato una riapertura generalizzata dei termini per presentare le domande

e per impugnare il mancato inserimento.

Né vale in senso contrario richiamare la giurisprudenza di questo Consiglio di Stato

che ha, invece, ritenuto, per i soggetti già inseriti in graduatoria, che la mancata

espressa manifestazione della volontà di permanere in essa (attraverso la formale

presentazione di una domanda di conferma), non può determinarne l’automatica e

definitiva cancellazione (cfr., in questi termini, Cons. St., sez. VI, 14 luglio 2014, n.

3616). È evidente, infatti, la differenza esistenza tra la posizione di chi, già inserito

nella graduatoria (e per effetto di tale inserimento titolare di un affidamento

meritevole di tutela), viene cancellato perché omette di presentare domanda di

conferma e la posizione di chi non ha mai presentato una domanda di inserimento

in graduatoria. Ai primi è la stessa legge a consentire la presentazione di una

domanda di reinserimento, con espressa previsione della possibilità di recuperare il

punteggio maturato all’atto della cancellazione (articolo 1, comma 1-bis del decreto

legge n. 97/2004). Nessuna disposizione legislativa può invece legittimare la

presentazione di una domanda di inserimento tardiva, non potendosi, del resto, in

questo caso configurare alcun affidamento meritevole di tutela in capo a chi non ha

mai nemmeno chiesto di essere inserito.

19. Le considerazioni che precedono consentono di superare anche l’argomento

secondo cui la sentenza del Consiglio di Stato n. 1973/2015, che ha annullato il d.m.

n. 235 del 2014 nella parte in cui non ha consentito ai docenti in possesso del titolo

abilitante di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002,

l’iscrizione nelle graduatorie permanenti, ora ad esaurimento, avrebbe efficacia erga

omnes (coerentemente con l’asserita efficacia erga omnes dello stesso decreto

annullato).

Secondo gli odierni appellanti, in particolare, il d.m. n. 234 del 2014 (oggetto del

presente giudizio) sarebbe già stato annullato con effetti erga omnes dal Consiglio di

18

Stato, sez. VI, n. 1973/2015, sicché nel presente giudizio non potrebbe che

prendersi atto di tale annullamento e, conseguentemente, disporsi l’inserimento dei

ricorrenti nelle graduatorie ad esaurimento.

La tesi non merita condivisione, in quanto, anche a voler riconoscere natura

regolamentare al d.m. n. 234 del 2014 (e, di conseguenza, alla sentenza “additiva” di

annullamento n. 1973/2015), rimane il fatto, comunque, che la retroattività degli

effetti derivanti dall’annullamento del regolamento incontra, per le ragioni già

esposte, il limite dei rapporti giuridici esauriti. E nella fattispecie, come si è detto,

l’omessa tempestiva contestazione del mancato inserimento nelle graduatorie (e,

ancor prima, l’omessa presentazione di una tempestiva domanda di inserimento), ha

determinato l’esaurimento del relativo rapporto giuridico.

F) La questione dell’efficacia erga omnes del d.m. n. 234 del 2014 e, conseguentemente, della

sentenza di annullamento del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, n. 1973/2015.

20. L’efficacia erga omnes della sentenza n. 1973/2015, peraltro, anche a prescindere

dalle dirimenti considerazioni appena svolte, non può essere sostenuta anche per

altre ragioni.

21. In primo luogo, non è condivisibile la tesi che riconosce natura normativa (con

conseguente efficacia erga omnes) al d.m. n. 234/2014, atteso che tale decreto si

rivolge esclusivamente a coloro che risultano già inseriti nelle graduatorie ad

esaurimento (a pieno titolo o con riserva), disciplinando la permanenza,

l’aggiornamento e la conferma dell’inclusione in seguito allo scioglimento della

riserva per gli iscritti con riserva nella graduatoria e il relativo aggiornamento.

Il decreto si rivolge, quindi, a soggetti determinati o, comunque, facilmente

determinabili e già sotto questo profilo manca un aspetto essenziale proprio dell’atto

normativo, ovvero l’indeterminabilità dei destinatari, che è un naturale corollario

della generalità e dell’astrattezza della previsione normativa, di cui invece è privo il

decreto in esame (cfr. Ad. Plen. 4 maggio 2012, n. 9). Il che non toglie che si tratti,

19

comunque, di un atto amministrativo di macro-organizzazione, come tale idoneo a

radicare la giurisdizione amministrativa, come riconosciuto dalle Sezioni Unite della

Corte di Cassazione che hanno confermato tale giurisdizione (cfr. Sez. Un.,

ordinanza14 dicembre 2016, n. 25840).

22. A tal proposito, va ulteriormente evidenziato che l’annullamento del d.m. n.

234/2014 “nella parte in cui non ha consentito ai diplomati magistrali (con titolo conseguito entro

l’a.a. 2001/2002) l’iscrizione delle graduatorie ad esaurimento”, si fonda su argomenti che

non possono essere condivisi, perché presuppongono, diversamente da ciò che

oggettivamente emerge analizzando il contenuto del d.m., che esso sia l’atto

attraverso il quale sono stati disciplinati i criteri ed individuati i requisiti per

l’inserimento in graduatoria. Al contrario, come si è evidenziato, tale d.m. di rivolge

solo a coloro che sono già inseriti in graduatoria, non occupandosi in alcun modo

della posizione di coloro che aspirano all’inserimento. Non era (e non è), quindi, il

d.m. n. 234/2014 che preclude l’inserimento dei diplomati magistrali nelle

graduatorie ad esaurimento.

Il dies a quo per proporre impugnazione andrebbe, semmai, individuato (anche a

voler prescindere dalla preclusione comunque derivante dalla mancata tempestiva

presentazione della domanda di inserimento) nella pubblicazione del d.m. 16 marzo

2007, con il quale, in attuazione dell’art. 1, comma 605, l. 296/2006 (legge finanziaria

per il 2007), veniva disposto il primo aggiornamento delle graduatorie permanenti,

che la stessa legge finanziaria per il 2007 aveva “chiuso” con il dichiarato fine di

portarle ad esaurimento.

Il suddetto d.m. individuava, effettuando una ricognizione delle disposizioni

legislative in materia, i requisiti di accesso alle graduatorie, senza contemplare il

diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

È questo, pertanto, il momento nel quale la lesione della posizione dei ricorrenti è

(in ipotesi) maturata, poiché il d.m. 16 marzo 2007 è l’ultimo provvedimento di

20

integrazione ed aggiornamento delle GAE prima che esse fossero definitivamente

chiuse, per espressa disposizione di legge, a nuovi accessi.

Pertanto, non avendo i ricorrenti impugnato tale d.m. (né tantomeno presentato

domanda di inserimento nei termini da esso previsti), devono ormai ritenersi

decaduti.

23. Inoltre, anche a volere individuare il provvedimento lesivo nel d.m. n. 234/2014,

assume, comunque, rilievo, in senso ostativo al riconoscimento della pretesa dei

ricorrenti, la circostanza che la sentenza della Sesta Sezione n. 1973/2015, pur

annullando tale d.m. nella parte in cui non consente l’iscrizione ai possessori del

diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002, circoscrive espressamente

l’effetto di tale di annullamento a coloro che avevano presentato il ricorso che quella

sentenza ha accolto. Tale esplicita e testuale delimitazione dell’ambito soggettivo di

efficacia (chiaramente risultante dal dispositivo della sentenza) ne esclude la

portata erga omnes.

G) La questione di merito: la portata e gli effetti del valore abilitante riconosciuto al diploma

magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

24. Il ricorso, comunque, risulta infondato anche nel merito, atteso che,

diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti, manca una norma che riconosca

il diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 come titolo

legittimante l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.

Non può richiamarsi, a tal fine, il d.P.R. 25 marzo 2014 (che ha recepito il parere

del Consiglio di Stato n. 3818/13) in quanto in esso si riconosce esclusivamente il

valore abilitante del titolo ai fini dell’inserimento nella II fascia delle graduatorie

d’istituto e non anche ai fini dell’inserimento nelle GAE. In particolare, nel detto

parere non è stata riconosciuta la possibilità di accesso dei docenti in questione nelle

graduatorie ad esaurimento per la preclusione normativa sussistente al riguardo,

ovvero per non essere stata rappresentata in tempo utile la possibilità di inserimento

21

degli stessi nelle graduatorie permanenti, con conseguente tardività dell’impugnativa

sotto tale profilo.

Ugualmente, l’invocato valore abilitante (inteso, secondo la tesi dei ricorrenti, come

requisito di per sé sufficiente a consentire l’inserimento nelle graduatorie

permanenti) non può ricavarsi nemmeno dalla previsione contenuta nell’articolo 15,

comma 7, del d.P.R. 23 luglio 1998, n. 323.

21. La corretta interpretazione della disposizione appena citata richiede alcune

considerazioni di carattere sistematico, volte ad illustrare le fasi di attuazione della

riforma di cui all’art. 3 della legge 341 del 1990, la quale non solo ha previsto livelli

di qualificazione differenziata per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola

primaria e nella scuola secondaria, ma, con riferimento specifico alla formazione

culturale e professionale degli insegnanti della scuola materna ed elementare, ha

ritenuto di non poter prescindere da una formazione universitaria.

Nell’ambito di tale riforma si istituirono due corsi di laurea per l’insegnamento nella

scuola dell’infanzia e primaria, con efficacia abilitante (che contestualmente fu

esclusa con riguardo ai diplomi magistrali rilasciati successivamente all’entrata in

vigore della nuova disciplina).

I predetti corsi di laurea, istituiti con d.P.R. 31 luglio 1996, n. 471 e con d.m. 26

maggio 1998, sono stati attivati solo a partire dall’a.a. 1999/2000.

Con decreto interministeriale 10 marzo 1997, recante “Norme transitorie per il passaggio

al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare, previste

dall’articolo 3, comma 8 della legge 19 novembre 1990, n. 341” è stato previsto un apposito

regime transitorio per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli

insegnanti della scuola materna ed elementare.

Ai sensi dell’art. 1 del citato decreto interministeriale 10 marzo del 1997, in

particolare:

22

“1. Dall’anno scolastico 1998-99 sono soppressi i corsi di studio ordinari triennali e quadriennali,

rispettivamente della scuola magistrale e dell’istituto magistrale.

2. Dall’anno scolastico 2002-2003 sono soppressi i corsi annuali integrativi dell’istituto

magistrale, previsti dall’art. 191, commi 4 e 6, del decreto legislativo n. 297 del 1994.

3. Sino all’introduzione del nuovo corso di studi in via ordinamentale, di cui al successivo art. 3 e

secondo la procedura prevista dall’art. 205 del medesimo decreto n. 297, potranno continuare a

funzionare ad esaurimento i corsi sperimentali quinquennali della scuola magistrale e dell’istituto

magistrale, istituiti a norma dell’art. 278 del citato decreto legislativo n. 297 del 1994.”.

Il regime transitorio prevedeva, tuttavia, la salvaguardia dei titoli di studio acquisiti,

stabilendo che “i titoli di studio conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali

sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell’istituto

magistrale, iniziati entro l’anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l’a.s. 2001-

2002, conservano in via permanente l’attuale valore legale e consentono di partecipare alle sessioni

di abilitazione all’insegnamento nella scuola materna, previste dall’art. 9, comma 2, della citata

legge n. 444 del 1968, nonché ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella

scuola materna e nella scuola elementare, secondo quanto previsto dagli articoli 399 e seguenti del

citato decreto legislativo n. 297 del 1994” (articolo 2 del citato decreto interministeriale).

La norma appena trascritta esprime con chiarezza qual è il valore legale del titolo di

diploma magistrale conservato in via permanente: pure in un contesto

ordinamentale che, con la concreta attivazione dei corsi di laurea in scienza della

formazione, ormai prevede come requisito necessario il possesso della laurea, il

diploma magistrale, se conseguito entro l’a.s. 2001/2002, rimane titolo di studio

idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o

ai concorsi per titoli ed esame a posti di insegnamento, ma di per sé non consente

l’immediato accesso ai ruoli. Il valore legale conservato in via permanente, quindi,

si esaurisce nella possibilità di partecipare alle sessioni di abilitazioni o ai concorsi,

dovendo leggersi la l’espressione “conservano in via permanente l’attuale valore legale e

23

consentono di partecipare […]” in senso necessariamente complementare e coordinato,

nel senso, appunto, che si tratti di un’endiadi.

Tale previsione è stara sostanzialmente riprodotta, con un rango superiore nella

gerarchia delle fonti, dall’art. 15, comma 7 del d.P.R. 23 luglio 1998, n. 323, stante il

quale: “I titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’istituto magistrale

iniziati entro l’anno scolastico 1997/1998 conservano in via permanente l’attuale valore legale e

abilitante all’insegnamento nella scuola elementare. Essi consentono di partecipare ai concorsi per

titoli ed esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare”.

25. L’interpretazione da dare all’espressione (contenuta nel citato articolo 15,

comma 7, d.P.R. n. 323 del 1998) “i titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei

corsi di studio dell’istituto magistrale iniziati nell’a.s. 1997/1998 conservano in via permanente

l’attuale valore legale e abilitante all’insegnamento nella scuola elementare” deve avvenire,

anche in questo caso, tenendo conto della specificazione contenuta nel periodo

immediatamente successivo (contenuto nello stesso comma 7 dell’art. 15), nel senso

che i diplomi magistrali conseguiti entro l’anno scolastico 2001/2002, conservano il

proprio valore legale di titolo di studio e consentono (senza necessità di conseguire

anche il diploma di laurea) di partecipare all’abilitazione all’insegnamento ex art. 9,

comma 2, della legge n. 444/1968, nonché ai concorsi ordinari per titoli ed esami a

posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare.

Ciò implica che il valore legale del diploma magistrale può essere riconosciuto solo

nei limiti previsti dalla disciplina transitoria in esame, ossia in via “strumentale”, nel

senso, come si è chiarito, di consentire a coloro che lo hanno conseguito entro l’a.s.

2001/2002 di partecipare alle sessioni di abilitazioni o ai concorsi pur se privi del

diploma di laurea nel frattempo istituito dal legislatore. In tal modo, la richiamata

disciplina transitoria ha mostrato di tenere in debito conto la posizione di chi avesse

conseguito il titolo del diploma magistrale precedentemente alla riforma operata con

la legge 19 novembre 1990, n. 341 e non fosse già immesso in ruolo alla data di

24

entrata in vigore del d.m. 10 marzo 1997, consentendogli la partecipazione a

procedure selettive riservate ai fini del conseguimento di un titolo idoneo a

consentire l’iscrizione nelle graduatorie.

Tali procedure selettive sono state indette almeno due volte: 1) con l’O.M. n. 153/99

adottata in attuazione dell’art. 2, c. 3 l. 124/99 (in occasione della istituzione delle

graduatorie permanenti); 2) nel 2004, con i corsi universitari riservati previsti dall’art.

2, c. 1, lett. c-bis d.l. 97/2004).

Com’è stato ben evidenziato dall’Amministrazione nella relazione depositata in

ottemperanza all’ordinanza istruttoria, ben 34.173 docenti si trovano nelle GAE per

aver conseguito un titolo aggiuntivo rispetto al diploma magistrale, di cui 20.448

costituiscono gli idonei a precedenti concorsi per esami e titoli, 2.946 quelli abilitatisi

attraverso i corsi riservati previsti dall’art. 2, comma 1, lett. c-bis d.l. 97/2004 (ai

quali devono aggiungersi i 7.996 che si sono abilitati attraverso le suddette sessioni,

ma non si trovano più attualmente nelle GAE perché assunti nelle more, o

depennati per mancato aggiornamento), mentre i restanti hanno ottenuto il titolo

d’accesso prescritto dalla legge attraverso le sessioni riservate del 1999 o mediante

il possesso di altri titoli, quali ad esempio la Laurea in Scienza della Formazione

Primaria.

Ne deriva che per coloro che hanno ritenuto di non conformare il titolo di studio

posseduto alle finalità formative richieste dalla normativa statale sopravvenuta in

materia di abilitazione all’insegnamento nella scuola elementare, il possesso del solo

diploma magistrale non consente l’inserimento nelle graduatorie dei concorsi per

soli titoli (attuali graduatorie ad esaurimento).

In definitiva, quindi, l’abilitazione all’insegnamento nella scuola materna ed

elementare ex artt. 194 e 197 del D.lgs. 297/1994, e d.P.R. 323/1998, non ha mai

costituito titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie permanenti istituite

dall’art. 401 D.lgs. 297/1994, essendo, invece, previsto a tale fine il superamento di

25

procedure di natura concorsuale (concorsi regionali per titoli ed esami) rispetto alle

quali il diploma magistrale costituiva requisito di partecipazione (ai sensi dell’art. 402

D.lgs. 297/1994).

Ciò vale anche per le procedure riservate al personale in possesso del diploma

magistrale e di determinati requisiti di servizio, istituite ai sensi dell’art. 2, comma 4,

L. 124/1999, (O.M. 153/99) ed ai sensi dell’art. 2, c. 1, lett. c-bis d.l. 97/2004 (O.M.

25 e 80 del 2005) che richiedevano, ai fini del rilascio del titolo, il superamento di

una procedura selettiva di tipo concorsuale.

Tale assetto è pienamente conforme alla disciplina transitoria dettata in occasione

dell’istituzione del corso di laurea in Scienza della Formazione.

26. La conclusione che emerge dal dato normativo (nel senso dell’insufficienza del

mero possesso del diploma magistrale per l’inserimento nelle GAE) risulta, del

resto, confortata da argomenti di carattere sistematico e teleologico.

27. Sotto il profilo sistematico, deve, infatti, evidenziarsi che sin dalla loro originaria

configurazione le graduatorie permanenti (poi trasformate in graduatorie ad

esaurimento) sono state riservate a docenti che vantassero un titolo abilitante

ulteriore rispetto al titolo di studio: il superamento di un concorso per titoli ed esami

oppure il superamento di una sessione riservata d’esami per coloro che avessero

prestato servizio per almeno 360 giorni a decorrere dall’a.s. 1994-1995.

Gli interventi normativi succedutesi nel tempo, pur ampliando la platea dei soggetti

legittimati ad iscriversi, hanno, comunque, sempre fatto riferimento a categorie di

docenti muniti di un titolo abilitante ulteriore rispetto al titolo di studio.

Per quello che maggiormente rileva in questa sede, occorre ricordare che il decreto

legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito nella legge 4 giugno 2004, n, 143, ha previsto,

all’art. 2, comma 1, l’istituzione di corsi universitari di durata annuale riservati al

personale non in possesso dei titoli utili per l’inserimento nelle graduatorie, il cui

superamento costituiva titolo per l’accesso alle stesse. In particolare, il comma c-bis

26

prevedeva un corso riservato “agli insegnanti in possesso del titolo conclusivo del corso di studi

dell’istituto magistrale conseguito in uno degli anni 1999, 2000, 2001 e 2002, che siano privi di

abilitazione o idoneità e che abbiano prestato servizio per almeno 360 giorni nella scuola materna

e nella scuola elementare dal 1° settembre 1999 alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Fu, pertanto, prevista una seconda possibilità per il personale diplomato, non in

possesso del titolo per l’iscrizione delle graduatorie, di procurarselo attraverso un

percorso più agevole di quello ordinario.

La legge finanziaria per il 2007 (l. 296/2006) è poi intervenuta a chiudere le

graduatorie permanenti e con il dichiarato proposito di portarle all’esaurimento.

Il legislatore ha previsto, una disciplina transitoria con la quale si consentiva, per il

biennio 2007/2008 e 2008/2009, l’inserimento dei docenti “già in possesso di

abilitazione”, e di quelli che erano in procinto di conseguire taluni specifici titoli

abilitanti, purché entro i termini previsti dal d.m. 27 del 15 marzo 2007

(provvedimento che, per l’ultima volta, ha disciplinato le modalità di integrazione

delle graduatorie permanenti) presentassero la relativa domanda.

Poiché, come si è già osservato, il diploma magistrale non ha mai costituito titolo

per l’accesso alle graduatorie, deve escludersi che gli odierni ricorrenti possano

beneficiare di tale disposizione. Sarebbe del resto contraddittorio ritenere che il

legislatore, nel momento stesso in cui disponeva la chiusura delle graduatorie (in

vista del loro esaurimento per favorire il sistema concorsuale di reclutamento) abbia

contraddittoriamente consentito a nuove categorie di docenti di inserirsi.

La clausola di riserva contenuta nell’art. 1, comma 605 l. 296/2006, deve, quindi,

intendersi riferita, come si è già evidenziato, solo a quei titoli abilitanti che, secondo

la normativa vigente costituivano requisiti d’accesso alle graduatorie, essendo volta

a preservare le aspettative di coloro i quali avessero, confidando nel mantenimento

del sistema pregresso, già affrontato un percorso di studi per munirsi del titolo

necessario all’inserimento nelle GAE.

27

Non a caso, infatti, la clausola di riserva si riferiva anche a coloro che, alla data di

entrata in vigore della legge, frequentavano i corsi abilitanti che secondo la

normativa previgente consentivano l’accesso alle graduatorie.

28. Sotto il profilo teleologico, la necessità di un titolo abilitante ulteriore rispetto al

mero possesso del titolo di studio trova giustificazione nella considerazione che

l’inserimento in graduatoria è destinato a consentire per mero scorrimento lo stabile

ingresso nel ruolo docente e tale ingresso non può prescindere, come sottolinea

anche l’ordinanza di rimessione, da una seria ricognizione dell’esperienza maturata

o del percorso formativo seguito dopo il diploma (a volte conseguito in anni molto

risalenti nel tempo).

H) L’infondatezza dei dubbi di illegittimità costituzionale e di incompatibilità con l’ordinamento

dell’Unione Europea.

29. La normativa in esame, cosi come interpretata e ricostruita, non solleva (come

già evidenziato dall’ordinanza di rimessione) i dubbi di illegittimità costituzionale o

di contrarietà con l’ordinamento dell’Unione Europea prospettati dagli appellanti,

Va, infatti, evidenziato che nella situazione in esame appare ragionevole ed ispirato

a consistenti ragioni di interesse pubblico il ripristino a regime del sistema di

reclutamento degli insegnanti attraverso selezione concorsuale per esami, con

salvaguardia delle sole più antiche posizioni di “precariato storico”, per evidenti

ragioni sociali. Ragioni, quelle appena indicate, che giustificano pienamente l’attuale

disciplina anche in rapporto al diritto comunitario, con particolare riguardo alla

clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo

1999 e allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio in data 28 giugno 1999, che

esclude ogni discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli a

tempo indeterminato e postula estensione ai primi degli istituti propri del rapporto

dei secondi (considerando – in caso di trasformazione del rapporto di lavoro – le

vicende del precedente rapporto a termine come intervenute in un unico contratto

28

a tempo indeterminato sin dall’origine: Corte di Giustizia, 13.9.2007, C-307/05, Del

Cerro Alonso).

Come chiarito dalla giurisprudenza, tuttavia, spetta al giudice nazionale una delicata

valutazione – da condurre caso per caso – al fine di verificare la sussistenza, o meno,

di “ragioni oggettive”, che a norma della medesima direttiva possono giustificare un

trattamento differenziato dei lavoratori a tempo determinato (Corte di

Giustizia, Valenza e a. – da C-302/11 a C-305/11).

Per l’individuazione di tali ragioni, in effetti, non si rinvengono parametri di

riscontro nella direttiva 1999/70/CE, ma la Corte di Giustizia (Grande sezione,

sentenza del 4 luglio 2006, causa C-212/04 –Adeneler) ha precisato che il significato

e la portata della relativa nozione debbono essere determinati in funzione

dell’obiettivo perseguito dall’accordo-quadro e, in particolare, del contesto in cui si

inserisce la clausola 5, n. 1, lettera a) dello stesso (clausola, quella appena indicata,

che mira a prevenire gli abusi, derivanti dall’utilizzo di più contratti di lavoro

successivi a tempo determinato, dovendo, invece, la forma generale dei rapporti di

lavoro essere a tempo indeterminato, in quanto la stabilità del posto costituisce

elemento importante per la tutela dei lavoratori).

Il margine di discrezionalità, lasciato al riguardo agli Stati membri dell’Unione, resta,

dunque, contenuto dalla necessità di garantire il risultato imposto dal diritto

comunitario, alla luce sia dell’art. 249, comma 3, del Trattato che del punto 1 dell’art.

2 della direttiva 1999/70: la nozione di “ragioni oggettive”, pertanto, deve essere

“riferita a circostanze precise e concrete che caratterizzano una determinata attività”, in modo

tale da giustificare, in un particolare contesto, l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo

determinato successivi (sentenza Adeneler cit., punto 88). Dette circostanze possono

essere il risultato della particolare natura dei compiti, per il compimento dei quali i

contratti sono stati conclusi, o del perseguimento di obiettivi legittimi di politica

sociale di uno Stato membro (sentenza Adeneler cit. punto 70).

29

Per quanto riguarda la reiterazione di contratti di lavoro a termine, ad esempio, può

agevolmente sostenersi che tale reiterazione deve essere giustificata da esigenze

temporanee, straordinarie ed urgenti del datore di lavoro e non essere finalizzata a

soddisfare fabbisogni permanenti.

È di tutta evidenza che le disposizioni normative in esame rispondono pienamente

alla disciplina comunitaria, in quanto, appunto, volte ad eliminare il precariato (pur

nel rispetto di parametri di gradualità, introdotti a tutela di situazioni a lungo

protrattesi nel tempo e destinate alla stabilizzazione), con tendenziale, generalizzato

ritorno ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, previa selezione concorsuale

per merito, nel già ricordato interesse pubblico alla formazione culturale dei giovani,

che la scuola deve garantire attraverso personale docente qualificato.

Ove le tesi difensive in esame fossero accolte, viceversa, non potrebbe che formarsi

un nuovo consistente precariato, che allungherebbe i tempi del perseguimento del

sistema previsto a regime, o lo renderebbe addirittura non perseguibile. Nella

presente sede di giudizio di legittimità, pertanto, è sufficiente rilevare che non può

essere ammessa la riapertura delle graduatorie ad esaurimento, per ragioni non

puntualmente previste a livello legislativo, senza che ciò determini dubbi di

legittimità costituzionale o comunitaria.

30. Alla luce delle considerazioni che precedono gli appelli devono essere respinti.

I) I principi di diritto.

31. In conclusione, l’Adunanza plenaria enuncia i seguenti principi di diritto:

1. Il termine per impugnare il provvedimento amministrativo decorre dalla piena conoscenza

dell’atto e dei suoi effetti lesivi e non assume alcun rilievo, al fine di differire il dies a quo di

decorrenza del termine decadenziale, l’erroneo convincimento soggettivo dell’infondatezza della

propria pretesa. Deve, pertanto, escludersi, fatta eccezione per l’ipotesi degli atti plurimi con effetti

inscindibili, che il sopravvenuto annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo possa

giovare ai cointeressati che non abbiano tempestivamente proposto il gravame e, per i quali, pertanto,

30

si è già verificata una situazione di inoppugnabilità, con conseguente “esaurimento” del relativo

rapporto giuridico.

2. Il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002,

non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale

docente ed educativo istituite dall’articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n.

296.

30. La controvertibilità delle questioni esaminate e l’esistenza di precedenti

giurisprudenziali contrastanti giustificano l’integrale compensazione delle spese del

giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria), definitivamente

pronunciando sugli appelli riuniti, come in epigrafe proposti, li respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 novembre 2017 con

l’intervento dei magistrati:

Alessandro Pajno, Presidente

Filippo Patroni Griffi, Presidente

Sergio Santoro, Presidente

Giuseppe Severini, Presidente

Lanfranco Balucani, Presidente

Roberto Giovagnoli, Consigliere, Estensore

Francesco Bellomo, Consigliere

Claudio Contessa, Consigliere

Fabio Taormina, Consigliere

Bernhard Lageder, Consigliere

Umberto Realfonzo, Consigliere

31

Silvestro Maria Russo, Consigliere

Oberdan Forlenza, Consigliere

IL PRESIDENTE Alessandro Pajno

L'ESTENSORE IL SEGRETARIO

Roberto Giovagnoli