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    04-Sep-2020
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  • 12-13-14

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  • VW-Gate Conseguenze pericolose

    Sarà davvero ricordato come l’anno zero, il punto di non ritorno, del mondo dorato dell’automotive? È ancora troppo presto per stabilirlo e, forse, anche troppo difficile che ciò avvenga realmente. Fatto sta che lo scandalo diesel-gate che ha inghiottito numeri, azioni, vetture e credibilità del gruppo Volkswagen di spunti, ancor prima che notizie, ne lascia e come in eredità. Tralasciando una tempistica che sfiora il paradossale, a due mesi dal sorpasso da parte del marchio di Wolfsburg nei confronti di Toyota come primo produttore di auto al mondo, e praticamente in contemporanea con un Salone di Francoforte in cui le case automobilistiche, tedesche in primis, si sono specchiate nella loro cherubina bellezza, quel che resta (e resterà) è innanzitutto il dubbio diffuso che Volkswagen e il suo “software trucca-emissioni” non siano gli unici protagonisti cattivi di un settore dove spesso la linearità comunicativa non sempre risulta scontata. Che un vaso di Pandora sia stato scoperchiato dopo la denuncia portata alla luce dalle autorità statunitensi, e la conseguente ammissione

    di colpa di Volkswagen, appare un’ipotesi credibile, soprattutto se controlliamo i nomi, e i marchi, che nei giorni a seguire hanno cominciato a passare sotto l’inesorabile lente di controllo dell’opinione pubblica. Il dubbio tuttavia rimane tale, perché fino a prova contraria al par di Volkswagen, almeno per ora, nessuno. Ed allora giusto focalizzarci su quello che rischia di capitare a chi all’interno di Volkswagen, da anni, ha sacrificato anni, tempo e fatica, a tutti coloro verso cui si è rivolto nei giorni scorsi il nuovo CEO Matthias Muller, qualcosa di molto vicino all’uomo meno invidiato del momento, dicendo che il percorso di ripresa sarà doloroso, che i 6,5 miliardi di euro accantonati non basteranno a pagare multe e risarcimenti e che saranno previsti tagli netti su tutto ciò che non sarà valutato strettamente necessario. Ciò nonostante, sempre Muller ha garantito che si farà di tutto per salvaguardare i posti di lavoro (che nel caso di Volkswagen, in cifre, si legge come migliaia di possibili licenziamenti), rinnovando che almeno da un punto di vista della sicurezza, per le motorizzazioni e le vetture incriminate, il suo gruppo non ha davvero nulla da farsi rimproverare. A questo si aggiunga pure che, sempre in questi giorni, è stato stimato l’avvio dei richiami delle auto diesel per la sostituzione dei dispositivi truccati ad inizio Gennaio, così da provare a sistemarle tutte entro la fine del 2016, e che il gruppo tedesco sta lavorando, come prima opera di rilancio, su una nuova e più che mai rivoluzionaria piattaforma modulare per motori trasversali di nome Mqb. Ma queste, almeno stavolta, rimangono solo notizie. Spunti, preoccupazioni e dubbi sono ben altri.

    di FILIPPO GHERARDI [email protected]

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    Amministrazione Via Carlo Emery, 47 - 00188 Roma

    Tel./Fax 06.5000975 [email protected]

    Direttore Responsabile Filippo Gherardi

    [email protected]

    In redazione Delfina Maria D’Ambrosio

    Maurizio Elviretti Federico Gianandrea de Angelis

    Hanno collaborato Flavio Grisoli

    Realizzazione grafica Elisabetta Di Paolo - [email protected]

    Impaginazione e creatività Rocco Lotito - [email protected]

    Reg. presso il Tribunale dell’Editoria Roma n° 38/2013

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    Come conciliare la velocità e le corse con impatto ambientale “0”? Semplice, creando delle macchine stile Formula 1 totalmente elettriche. Se nel mondo del “Circus” in molti hanno storto (e storcono ancora) il naso di fronte alla deriva ibrida (in qualche modo a ragione, se vogliamo), questa nuova categoria creata dalla FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile) sta invece raccogliendo molti consensi dopo la prima stagione, conclusasi questa estate con un doppio GP a Londra. Stiamo parlando della Formula E, categoria di vetture completamente elettriche, che vale la pena scoprire. Intanto, come in certe categorie americane, le macchine sono tutte uguali: telaio Dallara e costruite da Spark Racing Technology in collaborazione con Renault; motori McLaren (gli stessi montati sulla supercar P1); cambio Hewland a 5 marce con rapporti di geometria definiti e fissi per ridurre i costi; gomme Michelin scanalate sia da asciutto che da bagnato. Questi bolidi fanno da 0-100 Km/h in appena 3 secondi e raggiungono i 230 Km/h di velocità massima. Nell’assoluto silenzio.

    O quasi: perché la FIA ci tiene a far sapere come queste vetture siano ben lontane dall’essere “mute”. Ad alte velocità, infatti, producono un suono di 80 decibel, che è superiore di oltre il 10% di quello che produrrebbe una qualunque auto da strada a combustione. Questo per la prima stagione: per quella che inizierà il prossimo anno, si apre la battaglia fra i costruttori. Infatti sarà data la possibilità di sviluppare le macchine (all’interno di un regolamento tecnico, chiaramente). La potenza massima sviluppata da queste vetture è di 200kw (270 cv), e può essere utilizzata solamente durante le qualifiche. In gara, per abbattere i consumi, viene limitata a 150kw. Le gare durano circa 45 minuti, e le batterie non hanno capacità a sufficienza per garantire tale percorrenza. Pit-stop? Sì, ma per cambiare auto: infatti per ricaricare completamente queste batterie sono necessari 50 minuti circa. Quindi ogni scuderia ha a disposizione 4 vetture (2 per pilota). L’esperienza di guida è diversa rispetto ad una Formula 1, sia per le caratteristiche delle piste (si corre esclusivamente su circuiti cittadini,

    anche per attrarre più pubblico), sia per le caratteristiche delle vetture (nei cambi di direzione si comportano in maniera diversa: sono più morbide di sospensioni e più maneggevoli, proprio per districarsi nei tracciati più tortuosi); ma chi le ha guidate giura che sono divertenti come le “sorellone” oggi turbo-ibride. La prima stagione ha ospitato molti piloti che hanno avuto poca fortuna in Formula 1: Bruno Senna, J.E. Vergne, Nicolas Prost, Jerome D’Ambrosio, Lucas di Grassi, Sebastien Buemi e Nelsinho Piquet. Proprio quest’ultimo ha vinto il primo campionato di Formula E, con un solo punto di vantaggio sullo svizzero Buemi e undici sul connazionale di Grassi. Il calendario si snoda come quello del calcio (dall’autunno all’estate), e non nell’anno solare come nella Formula 1: si parte quindi il 24 ottobre in Cina a Pechino; Putrajaya (Malesia), Punta del Este (Uruguay), Buenos Aires (Argentina), una sede da decidere, Long Beach (USA), Parigi (Francia), Berlino (Germania), Mosca (Russia) per poi chiudere con il doppio appuntamento a Londra (Regno Unito) il 2 e 3 luglio 2016.

    La prima stagione è stata un crescendo di successo

    di FLAVIO GRISOLI

    Alla scoperta della Formula E

    Uno scatto di una gara di Formula E (Foto Archivio)

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  • Nel suo trentesimo anno di vita, Lancia Ypsilon si presenta sotto nuove vesti con la quinta generazione. La city car più amata dalle donne italiane ha registrato un incremento delle vendite ogni anno maggiore rispetto ai precedenti ed ora arriva sul mercato con un look rivistato,

    interni nuovi e motori Euro 6 dalle ottime prestazioni. Al lancio vedremo un’inedita Open Edition nei nuovi colori Avorio Chic e Blu di Blu, ma anche nuovi cerchi da 15 pollici, interni Gold con fantasia Chevron e il sistema Uconnect Live Nav con radio digitale; il tutto sarà incluso nel

    prezzo, l’unica cosa a non essere variata negli anni, che parte da una base di 9.950 per la versione Silver. Ovviamente la nuova Ypsilon fa dell’agilità e della manegevolezza nel traffico urbano la sua forza, sia grazie alle dimensioni tuttavia contenute di 3,84 metri (con le 5 porte non ne risente assolutamente la comodità interna) che alla coppia composta dal cambio robotizzato e dal motore benzina 0.9 TwinAir Turbo. Quest’ultimo, con i suoi 85 cavalli, dimostra una grande reattività nelle tipiche manovre del traffico cittadino, e allo stesso tempo consumi veramente invidiabili: 4,1 litri per 100 km ed emissioni di CO2 pari a 97 g/km; Ypsilon TwinAir Turbo è inoltre disponibile con il propulsore Ecochic a metano e benzina da 80 cavalli che permette di fare più di 100 km con soli 5 euro di gas. A completare la gamma motori, ci sono il benzina 1.2 da 69 cavalli (anche in versione Ecochic) e il nuovo 1.3 Multijet II da 95 cavalli.

    Al salone di Francoforte, tra le tantissime anteprime mondiali, è stata esposta anche la berlina elettrica Thunder Power firmata Zagato. L’automobile del nuovo brand con sede a Taiwan è stata studiata per vantare un look dinamico e riconoscibile. Se lo stile è italiano, anche il centro di ricerca e sviluppo fa parte del Belpaese, è infatti situato nel Milanese. Disponibile in due versioni da 313 CV e 435 CV, parliamo di una vettura che può vantare 650km di autonomia e 300k