nostro tempo 114 - claudiana.mediabiblos.it · te dell’opera per le chiese evangeliche metodiste...

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nostro tempo

114

cercando il bene della citt

Memorie di un pastore metodista

prefazione di Giorgio Bouchard

postfazione di paolo naso

CLAUDIAnA - torInowww.claudiana.it - [email protected]

serGIo AqUILAnte

Sergio Aquilante un pastore metodista emerito. nel corso di un lungo ministero sta-

to pastore in varie chiese metodiste e valdesi della Liguria, dellAbruz-zo, dellemilia, della Campania e della sicilia. Gi presidente della Conferenza della Chiesa metodista dItalia e del Comitato permanen-te dellopera per le chiese evangeliche metodiste in Italia, ha diretto il Centro ecumene (Velletri, roma), il Centro sociale di Villa san seba-stiano (Aq) e il Centro Diaconale Istituto valdese, La noce di palermo. Ha anche presieduto il Centro studi per il socialismo cristiano ed stato membro del Comitato esecutivo del Consiglio mondiale metodista, del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e, al suo interno, segretario del servizio sociale.

Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Per un socialismo cristiano. Testimonianze da un osservatorio meridionale, 1991; Diaconia e so-ciet. Esperienze di dialogo e di confronto nel Mezzogiorno, 1992; Chiese e Stato nellItalia che cambia. Il ruolo del protestantesimo (con altri), 1998; pubblicati da Claudiana.

Claudiana srl, 2011 Via san pio V 15 - 10125 torino tel. 011.668.98.04 - Fax 011.65.75.42 e-mail: [email protected] sito web: www.claudiana.it tutti i diritti riservati - printed in Italyristampe:

17 16 15 14 13 12 11 1 2 3 4 5Copertina: Umberto stagnarostampa: pressgrafica srl, Gravellona toce (Vb)In copertina: Giotto, La cacciata dei diavoli da Arezzo (part.), affresco,

Assisi, Chiesa superiore di s. Francesco, 1296 ca-1300.

Scheda bibliografica ciPaquilante, Sergio

Cercando il bene della citt : memorie di un pastore metodista / sergio Aquilante ; prefazione di Giorgio Bouchard ; postfazione di paolo nasotorino : Claudiana, 2011. - 267 p. ; 21 cm. - (nostro tempo ; 114)IsBn 978-88-7016-873-0

1. metodismo - Italia

(CDD 22.) 287.0945 Chiese metodiste. Italia

A mia moglie

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preFAzIone

di GiorGio Bouchard

Ho cominciato a leggere questo libro mentre cercavo di imposta-re una serie di conferenze sul tema risorgimento e protestanti. ma arrivato a pagina 2 (due!) mi sono reso conto che per cogliere davve-ro lanima di questo libro appassionato (e appassionante) avevo bi-sogno di quattro ausilii: una carta geografica dellAbruzzo, i libri di Giorgio spini1, una Bibbia e una buona chiave biblica2.

La cosa, devo dire, non mi ha stupito: lAutore abruzzese e ama la sua terra in modo profondo; un pastore e come tale abituato a confrontare le sue parole con la parola; un militante sia nella chie-sa che nel mondo, ma ha sempre situato i suoi progetti e le sue re-alizzazioni in una prospettiva storica.

Cominciamo con lAbruzzo: sergio Aquilante nato in un picco-lo centro che ha una grande storia: palombaro. L nata, ad esem-pio, Ameriga DAngelo, che sar coraggiosa moglie di quel France-sco Fausto nitti che sicuramente la personalit pi marcata del pri-mo antifascismo evangelico3: metodisti ambedue.

L anche nata, due giorni dopo l8 settembre, la banda palom-baro di cui facevano parte due giovani della comunit metodista: al-cuni suoi componenti sono poi confluiti in quella Brigata maiella che combatter con onore a fianco degli Alleati, e sar oggetto di un commosso ricordo da parte di Gian Carlo pajetta.

Il giovanissimo Aquilante riceve dunque una duplice eredit: da una parte una tradizione antifascista che sbocca in un orientamento

1 G. Spini, Risorgimento e protestanti, torino, Claudiana, 19982; Italia liberale e protestanti (ibid., 2002); LItalia di Mussolini e i protestanti (ibid., 2007); LEvan-gelo e il berretto frigio (ibid. 1971).

2 Chiave Biblica, ossia concordanza della Sacra Bibbia, torino, Claudiana, 2009.

3 Vedi AA.VV., Gli evangelici nella Resistenza, a cura di Carlo papini, torino, Claudiana, 2007, pp. 199-210.

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socialista (e poi nella scelta del pci), e dallaltra una fede evangelica profondamente sentita e vissuta: sar questa, in definitiva a segnare le grandi decisioni: i racconti di famiglia, il ministerio del pastore Ar-naldo Benecchi, prematuramente scomparso, la vocazione pastorale che porta lAutore a roma, in Facolt di teologia, con la seria prepa-razione che ne consegue.

ma in quegli anni roma anche il centro della Chiesa metodista dItalia: Aquilante entra cos in rapporto con i giovani della Gem4: tra di loro c Lidia raimondi, che sar per decenni unimpareggia-bile compagna di vita.

I giovani che sergio impara a conoscere sono impegnati in unim-presa molto difficile: costruire un centro di incontro per i giovani evangelici, che sia aperto al dialogo con tutti: non a caso, si deciso di chiamarlo Ecumene. ma la localit scelta (il molteluco, comune di spoleto) si rivela impraticabile: le autorit (socialcomuniste) hanno bens concesso tutte le autorizzazioni, ma il mondo cattolico si sca-tena: i democristiani gridano alla profanazione, perch il montelu-co terra sacra a san Francesco e santAntonio, e il giornale catto-lico accusa i giovani metodisti di pansessualismo pedagogico5. giocoforza cercare unaltra sede: ma il luogo scelto (nel comune di Velletri) si riveler oltremodo felice: roma a due passi, e per cin-quantanni sar possibile avere come oratori alcuni dei massimi rap-presentanti della cultura politica e religiosa del nostro paese. per fa-re solo qualche nome: Biagio de Giovanni, Ingrao, Cacciari, marra-mao, rossanda, i due spini, pio la torre, Arf, padre sorge s.j., scop-pola, mario miegge.

Aquilante parteciper sempre alla vita di ecumene (e per vari an-ni ne sar direttore): quasi tutte le idee che egli espone in questo libro sono state messe a punto proprio l, nel fuoco di un dibattito spesso amichevole e sempre intenso.

Cominciamo con lecumenismo: lesperienza del monteluco lo ha un po smagato: perci pu citare senza rabies theologica alcu-ni episodi sgradevoli: il vescovo di Avezzano che chiede al Gover-no fascista di impedire la costruzione della chiesa metodista di Villa san sebastiano; il card. schuster che in un discorso ai giovani della scuola di mistica fascista elogia Benito mussolini che dopo la mar-

4 Giovent evangelica metodista.5 esattamente la stessa accusa veniva rivolta in quegli anni a pinerolo ai giovani

che stavano costruendo Agape.

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cia su roma e dopo la Convenzione del Laterano ha ridato lItalia a Dio e Dio allItalia; le chiusure del card. ratzinger e... di papa Be-nedetto XVI; e, triste a dirsi, la feroce invettiva di don milani contro la scuola di stato.

per Aquilante le cose sono chiare: la Controriforma non finita e determina ancora oggi la cultura e la societ italiana6.

Anche una gustosissima pagina di Camilleri (la componenda) lo incoraggia in questo giudizio. ma alcuni punti restano fermi: an-zitutto, come il suo predecessore ideale Francesco sciarelli7 egli non inclina mai verso quellanticattolicesimo pregiudiziale che affiora molto spesso tra i nostri laicisti, e non solo tra i (numerosi) pubblici-sti superficiali: ci cade anche Benedetto Croce8.

A questo proposito, Aquilante ha scovato una citazione che merita di essere citata: anche noi italiani [...] avremmo qualche motivo di storica gratitudine verso la Chiesa cattolica e i gesuiti, che spensero le faville delle divisioni religiose qua e l accese anche nella nostra terra [...] e consegnarono lItalia ai nuovi tempi, tutta cattolica e di-sposta a convertirsi tutta, reagendo al clericume, in illuministica, ra-zionalistica e liberale9.

quanto lItalia sia illuministica, razionalistica e liberale sergio e io abbiamo avuto modo di sperimentarlo allinizio e alla fine della nostra vita terrena...

ma non il caso di insistere: invece significativo il fatto che Aquilante sposi in pieno le tesi di Giorgio spini: gli italiani sono, nel fondo, un popolo cristiano: traviato, come quei Galati con cui pole-mizza san paolo10, ma cristiano. Confortato da questa ipotesi, lAu-tore cerca di verificarla (e ci riesce) proprio nella storia del suo ama-to Abruzzo: ne rievoca con commozione la storia preromana, ne regi-stra la forzata sottomissione alla repubblica e allImpero, e poi passa

6 pu essere interessante notare che un pensiero analogo stato espresso da un noto teologo valdese: Giorgio tourn, Italiani e protestantesimo, un incontro impos-sibile?, torino, Claudiana, 1998.

7 ex frate garibaldino, pastore metodista e nota personalit evangelica dellotto-cento, spesso citato in questo volume.

8 non sempre: Croce ha anche saputo dialogare con cattolici di profonda fede. si veda B. croce, M. curtopaSSi, Dialogo su Dio (a cura di G. russo), milano, ed. Archinto, 2007.

9 questa citazione tratta dalla introduzione al libro Storia dellet barocca di Croce. Il prof. Galasso vi fa riferimento in una conferenza tenuta a ecumene.

10 Vedi epistola ai Galati 1,6-8; 3,1-3; 4,8-20.

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a descrivere la diffusione del cristianesimo, coi suoi aspetti positivi e negativi: nel positivo, la testimonianza degli eremiti (tanto che qual-cuno ha parlato di tebaide della maiella)11; nel negativo, un mar-cato sincretismo, accentuato poi dalla Controriforma: nel culto popo-lare, santAgata subentra alla dea Bona, e san Domenico di Foligno subentra ad Angizia, incantatrice di serpenti: e questi serpenti affio-reranno spesso nella religione popolare di quei luoghi.

naturalmente, Aquilante inquadra la vita religiosa dellAbruzzo nel contesto della storia politica del mezzogiorno: non c da stupirsi se il suo cuore batte a favore di Federico II di svevia e dei suoi sfor-tunati successori, ma alla fine lattenzione (e la tensione) spirituale si concentra su Celestino V, quelleremita abruzzese di cui Dante dice a torto che fece per viltade il gran rifiuto.

Celestino V, come tanti meridionali, non un vile: uno sconfit-to e dalla sua sconfitta emerso il peggior cattolicesimo medioevale: Bonifacio VIII con la sua pretesa Una Sancta.

ma anche in Abruzzo, come in tutto il mezzogiorno, continua ad esserci una vena di spiritualit indipendente: le tendenze gioachimi-te sono ben presenti, nel quattrocento c perfino qualche valdese, ai tempi della riforma il marchese di pescara (Ferdinando dAvalos, marito di Vittoria Colonna) riceve dallesilio la lettera di un abruzze-se divenuto protestante: e cos via.

questa vena sotterranea di spiritualit evangelica emerge poi in quello che forse il pi grande scrittore italiano del novecento: Igna-zio silone, che Aquilante legge e rilegge: sento pulsare in lui quel cuore abruzzese che [...] ora mi trascina nella assoluta insofferenza verso le ingiustizie, [...] ora mi immerge nella nostalgia di quella cri-stianit sviluppatasi nella mia maiella che silone tratteggia con viva partecipazione.

La lettura cristiana che Aquilante d di silone stata recente-mente confermata da un cattolico di sinistra, il prof. sergio soave dellUniversit di torino12. soave ha anche aggiunto un particolare significativo: silone tornato alla fede perch durante lesilio a zu-rigo ha scoperto il pastore e teologo Leonhard ragaz, uno dei padri

11 La tebaide una zona remota dellegitto, in cui dei monaci appartenenti al-la futura Chiesa copta hanno creato nel iii-iv secolo i primi esperimenti di vita mo-nastica.

12 s. Soave, Senza tradirsi, senza tradire. Silone e Tasca dal comunismo al so-cialismo cristiano, torino, ed. Aragno, 2005.

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del socialismo cristiano: anche lui marginale nella chiesa, ma fermo nella fede. Dopo questo incontro politico-spirituale, silone si definir sempre cristiano senza chiesa e socialista senza partito. Dedichiamo questa citazione a chi ritiene che il protestantesimo sia stato un feno-meno marginale nella storia politica e culturale del novecento.

ma torniamo allAbruzzo: da quella vena di spiritualit indipen-dente vengono anche numerose personalit che hanno abbracciato la fede evangelica nel fuoco dellepopea risorgimentale, o durante la costruzione dellItalia unita. oltre al gi citato sciarelli, ci sono Ga-briele rossetti (che finir anglicano), teodorico pietrocola rosset-ti, grande leader delle Chiese dei fratelli, Camillo mapei, e nel no-vecento la singolare personalit di Amicarelli. Ancora pi singolare la personalit di Ugo Janni: prete vetero-cattolico diventato pasto-re valdese, stato uno dei padri del movimento ecumenico in Italia. In Abruzzo vengono poi a operare pastori siciliani come Lucio schi-r o pugliesi come pietro taglialatela (che meriter un alto elogio da parte di Benedetto Croce), e il filosofo e pastore sante Felici, studio-so del Campanella.

ma c qualcosa che pi importante delle grandi personalit: so-no le piccole chiese di cui disseminato lAbruzzo: Aquilante le elen-ca una a una, come fossero suoi figli: in realt sono i suoi padri, come dice lui stesso parlando della propria giovent13: sono la parte abruz-zese del vasto evangelismo meridionale.

e con questo arriviamo a unaltra delle grandi passioni del nostro Autore: il meridionalismo. Anche qui affiorano delle citazioni gusto-se: per Goethe, ad esempio, tutta una questione di clima: nelleu-ropa del nord piove, e la gente lavora, nel sud c il sole e la gente incolta e oziosa. ma c di peggio: la scuola del Lombroso ha dimo-strato che linferiorit razziale dei meridionali si pu verificare me-diante misurazioni craniche: dedichiamo questa citazione a chi oggi ci ripresenta il positivismo come una valida filosofia della scienza...

Il meridionalismo di Aquilante ha naturalmente delle basi pi se-rie: tiene conto del pensiero di salvemini, di Gramsci, di Guido Dor-so, nota en passant che a rivelare la miseria e le ingiustizie meridio-nali stata linchiesta condotta in sicilia da sonnino e Franchetti: ma chi se lo ricorda, oggi, che sonnino era protestante? A quellepoca lo si diceva, magari per criticarlo, ma se ne parlava: oggi, su sonnino

13 nel descrivere la sua vocazione pastorale egli dice: come un bambino... en-trai nella dimora dei padri.

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protestante regna il pi accurato silenzio: anche in questo caso ca-lata la cortina dincenso della Controriforma.

Il nostro Autore naturalmente molto attento a quello che chia-meremmo il meridionalismo evangelico: i metodisti Di stasio, ta-glialatela, schir, il valdese Appia. egli ne sottolinea il costante in-teresse per le scuole: uno dei pi bei contributi che gli evangelici ab-biano dato allunit dItalia. per Aquilante lunit dItalia non ne-anche da mettere in discussione. egli rifiuta una certa qual visione romantica del brigantaggio, che taluno paragona alla guerriglia del Che Guevara: si trattato di una reazione alle durezze delloccupa-zione piemontese, ma soprattutto stato un tentativo di restaurare il regno borbonico e di restituire alla chiesa cattolica la sua tradiziona-le posizione di privilegio.

per il nostro Autore lunit dItalia stata lo sbocco di una storia secolare: con tutto il suo amore per la terra dAbruzzo, egli conside-ra come propria patria lo stato unitario, precisando, con Croce alla mano, che il carattere di un popolo la sua storia, tutta la sua sto-ria, nientaltro che la sua storia. In questa storia bisogna essere atti-vi: bisogna cercare il bene della citt, come dice il capitolo 29 del profeta Geremia, da cui tratto il titolo di questo libro.

Da questa storia dItalia non si pu certo dire che Aquilante sia ri-masto fuori: ci si tuffato fin da giovane sulla base di una ispirazio-ne socialista che ha a lungo espresso con unattiva militanza nel pci, cosa che non gli ha impedito di essere riconosciuto adatto a presiede-re la Chiesa metodista prima, e lopera per chiese evangeliche meto-diste dItalia poi14.

questa scelta ben meditata e ricca di riferimenti: anzitutto, lAu-tore non ha mai praticato quella sommaria squalifica del capitalismo che talvolta alligna negli ambienti di sinistra: come Luciano Barca, egli riconosce che Adam smith aveva un forte senso dei valori etici e dei doveri civici che devono disciplinare la naturale (o innaturale) avi-dit di denaro che alberga nel cuore di molti. Inoltre, pur consideran-do inaccettabili taluni aspetti della politica economica e militare degli stati Uniti, non ha mai versato in quellantiamericanismo superficiale che in europa diffuso sia tra i rivoluzionari che tra i reazionari.

questi riconoscimenti non scalfiscono per la sua scelta sociali-sta. Anche qui Aquilante si appella ai padri: taglialatela, martin

14 Lopcemi cura gli interessi economici ed ecumenici delle chiese metodiste nel quadro di quella Integrazione con le chiese valdesi di cui parliamo in seguito.

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Luther King, Karl Barth (e la sua critica dellanticomunismo visce-rale). ma in definitiva il suo riferimento profondo rimane la Bibbia: gli Atti degli apostoli, lepistola di Giacomo (criticata da Lutero, ma non da Calvino), e soprattutto i profeti: Amos, Isaia. Vien da pensa-re che nietzsche avesse ragione quando diceva che i profeti dIsrae-le sono i veri colpevoli della nascita del socialismo. ma una colpa? A noi pare un merito.

Di socialismo Aquilante aveva gi parlato in un libro di ventanni fa15 ne ha poi riparlato spesso nel quadro del Centro di studio per il cristianesimo sociale, nato nel contesto di quelle Giornate di mez-zano che molti di noi hanno frequentato con grande interesse16, e na-turalmente ne riparla sempre nel contesto di ecumene.

Gliene siamo grati, perch la tematica socialista non affatto ob-soleta, come alcuni pensano: di questi mesi il vigoroso appello lan-ciato da un gruppo di protestanti francesi (tra cui Baubrot, Willaime, Abel, la Lanoir, Gounelle) in vista di un rilancio di quel Christiani-sme Social che in passato sensibilizzava le chiese ai problemi socia-li17 e di quella Mission Populaire che ne assicurava la presenza nella classe operaia. I tempi sono dunque maturi in Francia18: chiss se lo sono anche in Italia?

nel difficile contesto del terzo millennio, qual il ruolo dei protestanti? La conclamata fine del moderno (espressione miste-riosa che ha conquistato molti) comporta anche la fine di quella ri-forma che del moderno stata madre? Aquilante risponde nettamente di no, e in appoggio alle sue tesi cita gli autori pi diversi: per esem-pio, montanelli che dice: la democrazia nata nella nuda e spoglia chiesa protestante, dove il signore, lartigiano, il contadino sedevano luno accanto allaltro, tutti impegnati nello stesso compito: quello di leggere il Vangelo con la conseguente partecipazione di tutti, di fronte a Dio, nei diritti e nei doveri: ecco la democrazia.

naturalmente, in questo discorso entra anche quel tocqueville che tutti citano e pochi leggono: la civilt americana il prodotto di due elementi perfettamente distinti [...] che sono perfettamente incorpo-rati luno allaltro: lo spirito religioso e lo spirito di libert. povero

15 s. Aquilante, Per un socialismo cristiano, torino, Claudiana, 1991.16 per mezzano, vedi sotto.17 sulla rivista del Christianisme social, scrivevano uomini come paul ricoeur,

Andr philip, Jacques ellul, oltre a maurice Voge, che ne fu a lungo direttore.18 Vedi riforma, 16 luglio 2010, p. 4.

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tocqueville: recentemente un giornalista ci ha spiegato che tutti i guai della societ americana vengono dal fatto di essere stata fondata dai calvinisti, che erano tutti dei fanatici. La sentenza chiara.

ma forse tocqueville aveva ragione, e il giornalista ha sbagliato: luniverso protestante ha ancora in s delle risorse spirituali, morali e culturali che gli permetterebbero di essere un fattore positivo nella dif-ficile transizione che il mondo sta vivendo. o, se preferiamo, il mondo evangelico ha oggi una vocazione e dei compiti tuttaltro che secon-dari. questo vale anche per il minuscolo evangelismo italiano?

A questa domanda lAutore risponde di s, e lo fa in un modo ina-spettato: propone che le nostre chiese concentrino la loro attenzio-ne sul problema dellimmigrazione: un problema spirituale, perch molti immigrati condividono la nostra fede: la chiesa metodista di mezzano (parma), in cui ci riunivamo a parlare di socialismo oggi composta per la maggior parte da africani che sono perfettamente in-tegrati nella societ emiliana, e chiedono solo di essere riconosciuti nella loro specificit.

ma lo spirituale sbocca nel culturale: molti altri immigrati appar-tengono a religioni non cristiane, e hanno anche loro il diritto di esse-re riconosciuti: sullimmigrazione si gioca dunque uno dei maggiori problemi dellItalia di oggi: diventare una societ pluralista oltre che, se possibile, anche libera e giusta.

Di questa necessaria trasformazione dellItalia molti (anche poten-ti) non vogliono proprio sentir parlare: ma gli evangelici non posso-no esimersi dallintervenire. A questo scopo, ci dice non per la pri-ma volta Aquilante, gli evangelici debbono essere pi uniti. parlan-do di questo problema, egli scopre, che il primo a parlare di Federa-zione delle chiese evangeliche stato un valdese diventato pastore metodista: edoardo tourn, nel 1899. Da allora un po di strada sta-ta fatta: la Federazione nata nel 1967, sullonda di quel 2 Congres-so evangelico (1965) di cui Aquilante stato uno dei promotori: e la Federazione ha ormai come lavoro prioritario proprio limpegno per e con gli immigrati. La Federazione ha per anche altri settori di la-voro: primo fra tutti il servizio stampa-radio-televisione, che assicu-ra un culto-radio ascoltato da un milione di italiani e una rubrica te-levisiva vista (alle due di notte) da altri 400.000. La Federazione non una unione di chiese, ma certamente uno strumento prezioso, e lo ha dimostrato in pi di una occasione.

C per anche un altro momento di unit tra gli evangelici italiani ed il processo di inte grazio ne globale tra le chiese valdesi e le chie-

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se metodiste, che giunto alla sua conclusione operativa proprio ne-gli anni in cui sergio Aquilante era presidente della Chiesa metodi-sta. Anche per questo fenomeno egli ricorda un episodio storico che talvolta viene dimenticato: nel 1737 John Wesley, padre del metodi-smo mondiale, tenne alcuni culti in italiano per dei valdesi emigrati (proba bilmente rifugiati) in Georgia, nel profondo sud dei futuri sta-ti Uniti dAmerica.

Venendo ai nostri tempi, da pi di trentanni ormai esiste la Chie-sa evangelica valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi: il si-nodo il momento nel quale questa unione si esprime, la Confessio-ne di fede valdese del 1655 viene accettata come comune riferimen-to alla teologia della riforma; le chiese metodiste conservano intat-ta la loro identit e la esprimono a livello ecumenico (ed economico) attraverso lopera per le chiese evangeliche metodiste dItalia, i cui componenti vengono eletti, naturalmente, dal sinodo.

Come la Federazione, anche lIntegrazione non risolve tutti i pro-blemi connessi con una efficace presenza delle chiese evangeliche in mezzo ai dilemmi della malata societ italiana di oggi, ma si manife-sta talvolta come luogo operativo adatto allinvenzione di interventi nella vita pubblica.

Un esempio: oggi quasi tutti gli evangelici sanno cos quella set-timana della Libert che viene organizzata ogni anno intorno al 17 febbraio dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Il proces-so di formazione di questa iniziativa fu singolare: lIntesa tra la re-pubblica italiana e le chiese valdesi e metodiste era stato siglato nel 1978, ma non si arrivava mai alla firma. nei primi giorni del 1981 la tavola valdese propose una campagna di opinione pubblica: mi-gliaia di lettere dovevano partire da tutta Italia (e dallestero) per pre-mere sul governo. Il presidente dellopera per le chiese evangeliche metodiste dItalia avanz invece unipotesi diversa: indire in occasio-ne del XVII febbraio una manifestazione pubblica in ogni citt e pae-se, invitando i sindaci, i deputati e i consiglieri comunali, provinciali e regionali, i giornalisti e le personalit della cultura e, naturalmente, tutti i cittadini: e poi discutere con loro sul problema dellIntesa nel quadro dellevoluzione democratica dellItalia. La proposta fu attua-ta, le manifestazioni furono un successo e pochi giorni dopo il gover-no Forlani riapr le trattative, e in soli tre anni (!) si giunse alla firma dellIntesa. Lesperienza del 1981 stata ripresa varie volte ed poi passata sotto la competenza della Federazione delle chiese evangeli-che in Italia. In occasione della settimana della Libert ogni anno

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vengono organizzate delle manifestazioni aperte a tutti e viene pubbli-cato un apposito volume di saggi (Claudiana). Gli argomenti toccati riguardano spesso problemi brucianti come limmigrazione, la laicit dello stato, lunit europea. nel 2011 si parlato dellUnit dItalia e del significato che essa riveste per levangelismo italiano sul piano teorico come su quello pratico.

LAutore non dice chi il personaggio che il 6 gennaio 1981 ha lanciato per primo questa iniziativa, durante una riunione operativa di tutti i responsabili nazionali e regionali delle chiese valdesi e me-todiste tenuta, guarda caso, ad ecumene. noi sappiamo chi , ma non lo diciamo, perch siamo certi che i lettori ormai lo hanno indovina-to. e con questo, ci congediamo cordialmente da loro, con laugurio di una buona lettura.

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IntroDUzIone

Il titolo di questo libro, Cercando il bene della citt (Geremia, cap. 29), mi stato suggerito dallamico e fratello in fede, prof. paolo na-so. In verit, il progetto originario era un altro: raccogliere in un Qua-derno, insieme a vari altri contributi, la relazione da me svolta alla Festa del Cinquantenario (agosto 2004) del Centro evangelico ecu-mene, nella contrada Cigliolo di Velletri, completandola con le parti che per brevit avevo dovuto saltare, e con le proposte di nuove ipo-tesi di lavoro che erano emerse nel corso del dibattito. per tutta una serie di motivi, questo progetto non ha potuto essere realizzato entro i tempi previsti (un mese, al massimo due): ho ripreso a lavorarci, con una certa sistematicit, solo nel 2009, e, dopo tutto questo tempo, si profondamente modificato. naturalmente, ecumene (ne sono anche stato direttore dal 1970 al 1983), continua ad avere nel racconto un suo spazio, ben perimetrato del resto dal Cinquantenario, con i suoi momenti di rendimento di grazie, di gioia, di canto, di ricordi, intrec-ciati con momenti di analisi del percorso compiuto, e di discussioni su un possibile tragitto futuro.

Il Cinquantenario, in breve, ha segnato una delle ricorrenti svolte nella storia di ecumene e dei suoi gruppi dirigenti coordinati di vol-ta in volta da mario sbaffi, sergio Aquilante, ornella sbaffi, Carlo molinari, Franco soave: a) sono tornati vecchi collaboratori ed al-tri se ne sono aggiunti, in primis lattuale direttore silvano Fani e sua moglie Leda, che risiedono stabilmente nel Centro; una novit di non poco conto, alla quale se ne affianca unaltra pure essa di ri-lievo: per decisione della direzione dellunione delle chiese valde-si e metodiste (la tavola valdese), una quota del tempo del pastore massimo Aquilante (vicedirettore nella prima met degli anni no-vanta) viene investita, dal settembre 2009, nellarea culturale e teo-logica di ecumene; b) stato elaborato un piano di ristrutturazione degli edifici, oggi quasi completamente attuato, grazie al sostegno degli amici di ecumene, e della Commissione otto per mille del-le chiese valdesi e metodiste; c) stata riaperta una riflessione sulla funzione di ecumene.

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Devo dire, in tutta franchezza, che, nellespletamento dei miei compiti, ecumene sempre stata per me un punto forte di riferimen-to: mi ha trasmesso parole che non siedono su un altalena che si don-dola per una brezza di primavera, soddisfatte, appagate di avere par-lato e insegnato: nel mio cammino queste parole si sono rivestite di carne, sono diventate una abitudine di vita.

rassomiglio ecumene a una nostra comunit (fa predicazione, stu-dio biblico, cura danime ecc.), ma anche a una nostra opera sociale (esercita accoglienza, assistenza, beneficenza ecc.). La vivo inoltre come il luogo dincontro di tutti coloro che individuano nellazione per la riconciliazione e la pace fra i popoli e gli individui la testimo-nianza che le chiese sono chiamate e rendere (vedi lo Statuto). La ve-do infine tra le aphai, le giunture, del corpo di cui al capitolo 4 della Lettera agli efesini, e dunque nellambito di tutto ci che tie-ne insieme il corpo, che rende possibile il passaggio del nutrimento da una parte allaltra del corpo1.

Guardo la cristianit italiana, e in essa quella protestante, come un insieme di tradizioni, di teologie, di ecclesiologie, di etiche, le quali, ciascuna nella sua diversit, nella sua indipendenza, talvolta nella sua contrapposizione allaltra, mostrano sostanzialmente le sembianze di un corpo dalle molteplici giunture. e cos, badando bene a non abbandonare il campo delle provvisoriet, percepisco ecumene come una di queste giunture, nel senso che pure essa collabora a traspor-tare nel corpo nutrimento ed energia da un punto allaltro, e concorre ad assicurare alla parte protestante del corpo la sua capacit opera-tiva. Dunque, uno strumento per la elaborazione e la realizzazione di una strategia delle nostre chiese in Italia, e questo nel suo essere una sperimentazione di vita comunitaria, una agor (una piazza) in cui si producono e si confrontano idee, un laboratorio di etica del lavoro, delle responsabilit, della partecipazione.

Di tanto in tanto c chi mi interroga sullavvenire di ecumene. non detengo alcuna arte divinatoria, e quindi posso solo azzardare delle congetture: pu darsi che a ecumene venga mantenuta la fisio-nomia che ho sopra schizzato, certamente sviluppandola o arricchen-dola, ma pu anche darsi che gliene venga confezionata una diversa, o che addirittura essa concluda la sua esistenza. oggi mi fermo alla ecumene di mia conoscenza, per ricomprenderla nel mio racconto, rilevarne i legami con la cristianit italiana, con scampoli della sto-

1 ernst BeSt, Efesini, Brescia, paideia 2001, p. 473.

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ria delle nostre chiese nellambiente in cui sono sorte, nella grande quantit di questioni che si sono agitate al loro interno, nelle loro con-quiste e nelle loro sconfitte. e poich a raccontare sono io, tra i pro-tagonisti del racconto ci sar anche io, col mio ministerio pastorale e i luoghi in cui ne ho ricevuto vocazione e a cui per molti aspetti le-gato, con il mio impegno nella chiesa e nella societ, con i miei sen-timenti e i miei sogni.

Appena ai piedi della montagna del mio paese nativo (palombaro, in provincia di Chieti) si schiude un vallone che sale verso le prime cime della maiella orientale: macchie di bosco, pareti a picco, massi in abbondanza, tratti ora pi ripidi ora pi dolci. quando il sole esce dalla sua tenda (salmo 19) e segna linizio del nuovo giorno, il vallo-ne recita tutto un correre di luci che vengono e di ombre che vanno. per me il posto della quiete dove scemano i toni forti e le agitazioni della quotidianit. provo sempre un piacere immenso a sostarvi. ora per ci vado non di certo con le gambe bens con la fantasia.

e nella fantasia mi abbandono alle rievocazioni. Allimprovviso qualcuno si siede accanto a me sulla mia pietra: il giovane conte ro-stov, un giovane veritiero: per nulla al mondo avrebbe detto una co-sa non vera. Cominci a raccontare per dire tutte le cose come erano state, ma senza accorgersene scivol nella bugia2. pu capitare a tut-ti di maneggiare con troppa sicurezza e libert gli accadimenti storici, e, forse senza volerlo, scivolare nella bugia.

mentre mi arrovello su questa eventualit, vedo arrampicarsi verso di me due uomini stranamente vestiti: sono due personaggi di Leonar-do sciascia, don Giuseppe Vella e fra Domenico Camilleri. parlano tra loro con un certo affanno (la salita si fa sentire) e sento che don Giuseppe Vella pianamente spiegava [a fra Camilleri] che il lavoro del-lo storico tutto un imbroglio: e che cera pi merito ad inventarla la storia che a trascriverla da vecchie carte, da antiche lapidi, da antichi sepolcri, ed in ogni caso che ci voleva pi lavoro ad inventarla3.

e allora quale taglio dare al racconto? Confesso che, se ne fossi capace, mi butterei a capofitto sulla forma romanzo: perch a me in-teressa primariamente presentare e far passare alcune suggestioni su un progetto evangelico per lItalia, e per questo mi appaiono pi co-municative linvenzione e la finzione. ma unimpresa per la quale

2 Lev tolstoj, Guerra e pace, torino, einaudi, 1982, vol. 1, p. 278.3 Leonardo SciaScia, Il consiglio dEgitto, torino, einaudi, 1963, p. 59.

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non sono attrezzato. Vorrei evitare per la semplice elencazione di avvenimenti: vorrei trovare una pista che dai freddi dati di superficie scenda nel sottosuolo. e mi sembra che questo possa avvenire facen-do parlare e agire nel racconto, come accennavo prima, vicende reli-giose, sociali e politiche, comunitarie e individuali, nonch elementi di immaginazione: vi appariranno perci fatti e situazioni delle terre e delle comunit che ho maggiormente conosciuto, e faccende mie. possibile che talora straripino o che sembrino inutili. Un compa-gno mi sussurra: perch avventurarti su una viottola che ti costa fiato grosso, abbondanti sudate, e tanta fatica?

mi mulinano in testa le osservazioni di Fulvio tessitore a propo-sito delle monografie di Benedetto Croce su Montenerodomo e Pe-scasseroli (due paesi dellAbruzzo: luno in provincia di Chieti, lal-tro in provincia de LAquila). Croce dice tessitore ricostruisce la storia di montenerodomo tutta intrecciata intorno alla vicenda della famiglia De thomasis (e del suo maggiore esponente Giuseppe), e a quella dellaltra famiglia dominante, ossia la famiglia Croce. Analo-gamente compie una ricostruzione storica di pescasseroli, il suo paese nativo. sono esempi di storia locale, e Croce, nella storia dei due piccoli paesi dAbruzzo, suggerisce di vedere come in miniatura i tratti medesimi della storia generale. A suo giudizio fallace lidea di una storia generale che stia al di sopra delle storie spe-ciali: ciascuna di queste storie [] sono tutte presenti in quella [...] [la storia etico-politica] non annulla le istanze delle storie speciali rettamente intese, ma al contrario le esalta4.

A fianco di questa cos autorevole sottolineatura dellimportanza delle storie locali metterei la bella descrizione che di Fontamara ci trasmette Ignazio silone: un villaggio insomma come tanti altri, ma per chi vi nasce e cresce il cosmo (il corsivo mio). Lintera storia uni-versale vi si svolge: nascite morti amori invidie lotte disperazioni5.

qui la ragione per la quale nel mio racconto hanno un ruolo di rilievo le storie di alcune comunit evangeliche, tra le quali la mia comunit dorigine, le storie del mio stesso paese nativo e dintorni, quella di ecumene, quelle personali: in ciascuna di esse si riverbera

4 Fulvio teSSitore, Croce storico dAbruzzo con qualche aggiunta, in: Storia dItalia, Le Regioni, LAbruzzo, torino, einaudi, 2000, p. 669.

5 Ignazio Silone, Fontamara, milano, rizzoli, 1989, p. 64.

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la storia di una cristianit con un suo modo di vivere la fede e di es-sere chiesa, la storia di un popolo, particolarmente quello meridiona-le, con le tante questioni che lo rigano.

Lesaltazione di se stessi, delle proprie realizzazioni, grandi o pic-cole che siano, non appartiene al nostro costume, al nostro stile di vi-ta: se qualche angolo del racconto pu generare limpressione di sta-re ascoltando canzoni celebrative, da ritenersi un incidente di cui mi rammarico grandemente. noi siamo consapevoli della nostra finitez-za, della nostra appartenenza alle cose deboli del mondo, alle co-se che non sono (I Corinzi 1,28), le cose che non hanno in se stesse alcun motivo valido per gloriarsi al cospetto di Dio e del prossimo. radicata in noi la convinzione di fede per la quale ci che le nostre mani, le nostre menti, i nostri cuori hanno prodotto nelle e con le no-stre comunit, le nostre opere sociali, la stessa ecumene, solo per il dono della sovrabbondante grazia di Dio (II Corinzi 9,14).

Velletri, ottobre 2010 SerGio aquilante

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I n D I C e

Prefazione di GiorGio Bouchard 7

Introduzione 17

1. nel principio 23

2. allopera 43

3. laltro 143

4. nei dileMMi deGli italiani 185

Postfazionemeridione, politica e urgenza evangelicadi paolo naSo 261

Finito di stampare il 29 luglio 2011 - pressgrafica srl, Gravellona toce (Vb)