Lett 2019 - .il suo peccato e il conseguente castigo, nell’attesa della liberazione definitiva

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Lettera ai cristiani per il Sinodo 2019

Carissimi,al termine del percorso sinodale ci apprestiamo a celebrare il nostro Sinodo Diocesano, il primo dellArcidiocesi di Matera - Irsina.

Lanno pastorale appena trascorso stato intenso e impegnativo per tutti. Il percorso sinodale ci ha permesso di ascoltare la Parola di Dio, pregare, confrontarci con linsegnamento della Chiesa, con le indicazioni di Papa Francesco, riflettere insie-me, sinodalmente, ed essere propositivi in vista del Sinodo che ci vedr impegnati nei prossimi anni.

Un desiderio su tutti ha animato, sia nei gruppi e nelle assemblee sia nei contributi provenienti dalle parrocchie, quanti hanno lavorato con im-pegno, guardando al futuro e al bene della nostra Chiesa locale. Si avverte il bisogno di riempire di contenuti evangelici la nostra vita, le nostre scelte, le nostre comunit, non per annullare il passato, che patrimonio culturale e religioso della nostra terra e della nostra gente, ma per arricchirlo di quel vino buono che ci permetta di gustare la no-stra appartenenza a Cristo e alla Chiesa.

Da queste considerazioni la scelta dellicona bi-blica, che rende bene il senso del nostro cammino e alla quale faremo riferimento, in Lc 5, 33-39: In quel tempo, gli scribi e i farisei dissero a Ges: I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; cos pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono! Ges rispose: Potete far digiu-nare gli invitati a nozze, mentre lo sposo con loro? Verranno per i giorni in cui lo sposo sar strappato da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno. Diceva

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loro anche una parabola: Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vec-chio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessu-no che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perch dice: Il vecchio buono!

Nel brano evangelico, riportato da tutti e tre i sinottici, Ges ha voluto insegnare ai suoi disce-poli e alle prime comunit cristiane di sottrarsi alla tentazione di mettere insieme una mentalit antica che pone al centro una giustizia che non gli appartiene (Gv 8,1-11) e la misericordia a lui tanto cara (Mt 9,16-17).

I comportamenti esteriori non sempre corrispon-dono a quanto si vive interiormente. Spesso si fanno tante cose senza capirne il senso. Appa-rentemente sembra che i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei siano pi bravi dei discepoli di Ges. Coloro che dialogano con Ges gli fanno notare che i primi osservano il digiuno, al con-trario dei secondi. Vogliono capire o indurlo in errore? Ges non si uniforma alla stessa logica degli interlocutori che vorrebbero sapere chi sono i discepoli pi bravi. Quelli di Giovanni e dei fa-risei o i suoi?

Il Maestro li invita a non lasciarsi condizionare dallesteriorit dei farisei e risponde con una do-manda che li induca a riflettere sul senso del di-giuno cos come ai loro giorni era inteso. Se prima il digiuno aveva senso perch ricordava a Israele

il suo peccato e il conseguente castigo, nellattesa della liberazione definitiva annunciata dai Profeti, con la parabola degli invitati a nozze e dello sposo Ges fa capire che lui lo Sposo, il Messia, che giunto il tempo in cui le profezie si sono com-piute.

arrivato il tempo di accogliere la misericordia. un invito a non sposare il modo di agire dei fa-risei che, pur accogliendo lannuncio di Ges, ri-manendo ancorati a vecchie certezze, rischiavano di svuotarne completamente il senso profondo. Il vangelo si basa sulla libert (Gc 2,12), sulla verit che rende completamente liberi (Gv 8,32), su un nuovo concetto di giustizia (Gv 2,12): un annun-cio affascinante. Ges chiede, incominciando dai discepoli, di accogliere la novit del vangelo che lui stesso.

Alla luce di queste considerazioni si comprende come la parabola del rattoppo e del vino allarghi lorizzonte della comprensione, guarendo dalla miopia tipica di chi non vuol guardare lontano. Il cambiamento arrivato. Non pi aggiustamenti o sistemazione di una pezza in base alla situazione che si presenta. C bisogno di un bel vestito nuo-vo. Bisogna sistemare la cantina, buttando via i contenitori vecchi che non servono pi, collocan-do i nuovi per versarvi il vino nuovo: Ges, colui che ci rende veramente uomini nuovi.

Il nostro intento esattamente quello di renderci conto che, come Chiesa di Matera - Irsina, abbia-mo bisogno di dotarci di otri nuovi, accogliendo il vino nuovo. Il nuovo Ges Cristo, il Vangelo, la buona notizia, da riprendere e gustare, ripro-

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posto nella sua attualit alluomo doggi. Luomo, in tutte le condizioni sociali e professionali, con i propri dubbi e perplessit, con i propri giudizi sprezzanti, con le proprie povert interiori e mi-serie, con la mentalit dello scarto e la tentazione dinnalzare muri. Il nuovo sempre Ges Cristo, che si accosta alluomo, piegandosi sulla sua uma-nit defraudata della dignit e lasciata in mezzo ad una strada (il buon samaritano). Si accosta a coloro che, delusi, disgustati e rassegnati, cado-no in una sorta di rassegnazione e pessimismo, camminando con loro, condividendone la strada, spezzando il pane di vita per loro (i discepoli di Emmaus).

Papa Francesco ci ricorda: Non dobbiamo avere paura di lasciare gli otri vecchi: di rinnovare cio quelle abitudini e quelle strutture che, nella vita della Chiesa e dunque anche nella vita consacrata, rico-nosciamo come non pi rispondenti a quanto Dio ci chiede oggi per far avanzare il suo Regno nel mon-do: le strutture che ci danno falsa protezione e che condizionano il dinamismo della carit; le abitudini che ci allontanano dal gregge a cui siamo inviati e ci impediscono di ascoltare il grido di quanti attendono la Buona Notizia di Ges Cristo1.

quanto in definitiva emerso dal lavoro fatto dai confratelli sacerdoti, dai religiosi e religiose, dai laici, portato avanti con impegno, abnegazio-ne e determinazione, sostenuti dalla preghiera dellintera Chiesa locale.

1 FRANCESCO, Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Congrega-zione per gli Istituti di vita consacrata e le Societ di vita apostolica, 27 no-vembre 2014.

Usciamo arricchiti dalle profonde riflessioni che i gruppi di studio ci hanno consegnato, dopo aver assimilato le catechesi e le indicazioni su LEvangelii gaudium conversione pastorale per una Chiesa in uscita (S.E. Mons. Rino Fisichella). A seguire si lavorato sulle quattro Costituzioni conciliari integrate con le cinque Vie di Firenze, lasciandoci aiutare da S. E. Mons. Claudio Ma-niago, da S. E. Mons. Giovanni Intini, da Don Dario Vitali, dal Prof. Franco Miano e dalla Prof.ssa Pina De Simone.

Abbiamo avuto modo di riflettere sulla posizione della Chiesa vissuta tra Cristo, che ci mostra la mi-sericordia del Padre, e lumanit alla quale si dona come luce. La Chiesa non del Papa, del Vescovo o del singolo presbitero o del laico: di Ges Cri-sto. Lui lha generata dallalto della croce quando dal suo fianco sono scaturiti sangue e acqua, sim-boli dei sacramenti della Chiesa stessa. Da quel momento stata inviata nel mondo per donare gioia e speranza. Questo il senso del richiamo di Papa Francesco nellEvangelii gaudium: la gioia del vangelo consiste nellunire la misericordia di Dio e la speranza attesa dal mondo2.

Un lavoro certosino ben coordinato, con compe-tenza e zelo sacerdotale, da Mons. Filippo Lom-bardi e lequipe Diocesana, dai responsabili dei gruppi di studio (Mons. Biagio Colaianni, Vita presbiterale/uscire; Don Vincenzo Di Lecce, Li-turgia/trasfigurare; don Pasquale Giordano, Ca-techesi/annunciare; Don Domenico Monaciello,

2 Cfr. Consiglio Permanente CEI, Roma 24/26 settembre 2018. Intervento di S. E. Mons. Franco Giulio Brambilla su: Matera 2019 Capitale europea della Cultura: unoccasione per ripensare il rapporto con la fede.

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Chiesa e organismi di partecipazione/uscire; Padre Basilio Gavazzeni, Cultura/educare; Prof.ssa Anna Maria Cammisa, Carit e inclusione sociale dei poveri/abitare; Prof. Lindo Monaco, Laicato e questioni sociali/abitare; Sr. Milena Acquafredda, Dimensione missionaria/educa-re).

Ora il tempo di iniziare a celebrare il 1 Sino-do Diocesano dellArcidiocesi di Matera - Irsina, proprio nellanno in cui la nostra citt di Mate-ra vive un evento storico: Capitale europea della Cultura. unopportunit per la nostra Chiesa di riscoprire la valenza culturale della sua missione evangelizzatrice e per aprire e tenere vivo un dia-logo con le diverse culture. Sar proprio durante questanno pieno di eventi e celebrazioni culturali di ogni genere che noi, attraverso il Sinodo, volen-do usare alcune affermazioni di Papa Francesco, intendiamo:

Essere in cammino e in relazione con gli altri per ascoltare il Signore.

Favorire nelle comunit la carit evangelica e la solidariet fraterna.

Collaborare con i ministri del Signore per es-sere tutti icone viventi di prossimit.

Promuovere il bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore.

Nello stesso tempo vogliamo evitare lansia di schematizzare, dando ampio spazio di riflessione e discernimento alle profonde indicazioni presen-tate nei questionari.

Non possibile confrontarsi con gli altri se non alla luce della Parola di Dio e dellinsegnamen-to della Chiesa. Il confronto pu realizzarsi solo se illuminato dallo Spirito Santo e non basato su un pensiero personale e particolare. Solo