Editoriali Piazzadelgrano

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Editoriali 2009-2011 in collaborazione con www.memori.it www.piazzadelgrano.org
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Mensile d'informazione politica e cultura dell'Associazione comunista "Luciana Fittaioli" con sede a Foligno (PG)

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  • Editoriali 2009-2011

    in collaborazione con www.memori.it

    www.piazzadelgrano.org

  • IntroduzioneCol mese di ottobre scorso abbiamo concluso lesperienzadel mensile di informazione, politica e cultura Piazza delGrano che, due anni prima, di fronte allevidenza di una cre-scente disaffezione a una politica sempre pi autoreferen-ziale, disattenta e incapace di interpretare i bisogni e le spe-ranze dei cittadini, avevamo pensato proprio come stru-mento di provocazione e di stimolo al dibattito politico eculturale della nostra Citt, mettendo a disposizione di tutticoloro che ne avessero avuto la volont, lintelligenza e il co-raggio un mezzo/luogo fisico per esprimere le loro idee, leproposte e i progetti. Il bilancio dei due anni del mensile loabbiamo tratto nellultimo articolo di fondo del numero diottobre 2011, che riportiamo in chiusura della presentepubblicazione. Abbiamo detto allora che la conclusionedellesperienza del mensile non significava affatto labban-dono del progetto politico e culturale che ne aveva motivatola nascita, progetto che anzi stava gi proseguendo nella di-versa forma comunicativa del nuovo quotidiano on line alquale, non a caso, abbiamo trasferito la testata allindirizzointernet www.piazzadelgrano.org. A fianco del quotidianotelematico abbiamo poi posto mano al progetto della casaeditrice, gi preannunziato nei mesi precedenti, lanciandoil concorso per la pubblicazione di scritti inediti, Raccon-ta, in collaborazione con la casa editrice romana Memori.Gli opuscoli, che mensilmente stiamo distribuendo in 1.000copie, vogliono rappresentare una anteprima dellattivitdella casa editrice, ma anche riproporre contributi che, ol-tre la contingenza della loro pubblicazione temporale, pos-sono ancora formare oggetto di riflessione, scambio e dun-que dibattitto. Con lodierna pubblicazione riproponiamoalcuni contributi, che chiamiamo editoriali in ragione del-la collocazione fisica che ebbero nelle pagine dei precedentinumeri del mensile, ma senza alcuna pretesa di qualifica-zione intellettualistica e tanto meno opinionistica (vo-lendo dare alla desinenza -istica laccezione degenerativatipica dei tuttologi e peggio ancora degli ultimi arrivati tra

  • i sapienti del nulla: i tecnici). Ch, anzi, proprio il rifiutodelle belle opinioni era stata (e rigorosamente sar ancoranegli imminenti progetti di ritorno su carta in corso di mes-sa a punto) la cifra qualificante del nostro periodico. Mate-riali di scambio, proposte di confronto, stimoli di dibattito,questo il significato, lo spirito e lo scopo degli articoli chedi seguito riproponiamo, convinti che i temi trattati, estratticome detto dalle contigenze temporali che li avevano stimo-lati, sono ancora tutti pienamente attuali e aperti alla piampia discussione. Non , infine, senza significato che ab-biamo deciso di concludere questa pubblicazione col ricor-do di uno degli eventi forse pi nobili degli ultimi annidella nostra storia post bellica: la sentenza del Tribunale diTorino che per la prima volta (come atto giudiziario) ha ri-cordato la grande differenza che corre tra il dio pagano delprofitto capitalista e il diritto alla vita dei lavoratori sfruttatida quel capitalismo senza scrupoli. Gli scenari di crisi checi si prospettano, giorno dopo giorno sempre pi tetri, deb-bono metterci in guardia dal ritorno (se mai se ne andata) diuna aggressivit padronale persino pi spietata di quella sinqui conosciuta, capace di mettere sui due piatti della bilan-cia da un lato il bisogno del lavoro e dallaltro lo scambio colrischio della vita.

  • UUnnooccccaassiioonnee ddaa nnoonn ppeerrddeerreedi Luigi Napolitano (novembre 2009)La toponomastica sostituisce Giordano Bruno con San Do-menico ma rimane la sua storia, il suo insegnamento. Foli-gno deve approfittarne: cittadini storici e quelli giunti dafuori, esperienze diverse da mettere insieme per una pro-sperit di sviluppo culturale che arricchisce la realt in cuisi concretizza.La casualit senzaltro una costante della vita che finiscecon lincidere profondamente nel quotidiano di ciascuno.Ed proprio la casualit di esser nato a Nola, citt che diedei natali allillustre filosofo Giordano (alla nascita Filippo)Bruno e la presenza nel mio studio di una stampa comme-morativa che mi offrono la possibilit di porgere allatten-zione dei lettori queste brevi riflessioni. In un cordiale col-loquio con uno degli esponenti dellAssociazione editricedel giornale, sono venuto a conoscenza della circostanzache la piazza intitolata a San Domenico era, in epoca prece-dente, dedicata a quel luminoso esempio della libert dipensiero soffocata dallInquisizione che fu Filippo Bruno, ilquale (forse per caso!) appartenne allordine dei frati dome-nicani assumendo il nome di Giordano allepoca della suainiziazione ecclesiastica. La fierezza del personaggio e lasua decisione, fino alla morte, nel fermo rifiuto allabiuradella sua dottrina ben si attagliano allo spirito che pervadela citt di Foligno, che ha costituito nel XIII secolo lunico ba-luardo ghibellino in Umbria ed stata insignita, a seguitodei pesantissimi bombardamenti subiti nel corso della se-conda guerra mondiale, del riconoscimento di MedagliadArgento al valor civile per aver sopportato con fiero com-portamento i bombardamenti e partecipato con intrepidocoraggio alla lotta per la liberazione (come si legge nel sitoInternet della citt). Ancora la casualit, se mi consentitoincludere nellampio significato del termine gli eventi sismi-ci del 1997, ha dettato i tempi e le priorit delle Ammini-strazioni Civiche che si sono succedute a far data da queitragici eventi, assorbendone in maniera preponderante le

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  • energie e fornendo, tuttavia, risorse economiche necessariea restituire tanti palazzi storici ad un appropriato decoro edalla ultimazione di una serie di opere altrimenti irrealizza-bili, rendendo per un lungo periodo meno palpabile una cri-si economica che ha coinvolto lintero pianeta con uninten-sit che tuttora preoccupa non poco. La chiusura di un pe-riodo fatto di emergenze ed il momento contingente, credorendano non pi procrastinabile una programmazione diampio respiro che consenta la realizzazione delle tantissi-me vocazioni cittadine siano esse economiche o culturali e,comunque, nel rispetto delle esigenze di tutti i ceti socialinon disgiunte da quelle dei tanti neocittadini provenienti dapaesi e culture diverse ma non per questo meno meritevolidi attenzioni, soprattutto al fine di una corretta canalizza-zione di energie che possono, anzi devono, costituire un va-lore aggiunto e non causa di unimmotivata conflittualitanche solo potenziale. Un ambiente che mette insieme espe-rienze, ricordi e visioni del mondo diverse porta una pro-sperit di sviluppo culturale che arricchisce la realt in cuisi concretizza; e che arricchimento deve essere stato quellodi cui fr Giordano Bruno ha gratificato le tante citt in cuiha vissuto da esule, emigrante, fuggitivo, scomunicato, mae-stro, fino al tradimento subito dal patrizio Giovanni Moce-nigo. Il compito pi gravoso spetta, funzionalmente, allAm-ministrazione Civica che, supportata dalle forze politicheche la compongono e adeguatamente pungolata dalloppo-sizione, dovr creare e coordinare tali processi coinvolgen-do e mediando tra tutte le forze sociali, produttive e intel-lettuali che dovranno fare la loro parte se vorremo vedereappagato il desiderio di un furore eroico con il quale lani-ma rapita sopra lorizzonte de gli affetti naturali vinta da glialti pensieri, come morta al corpo, aspira ad alto (De glieroici furori Giordano Bruno, Londra 1585).

    DDrraagghhii ee lluucceerrttoolleedi Sandro Ridolfi (gennaio 2010)Nella nuova rubrica dedicata alla Politica e allEtica, che ab-

  • biamo aperto in questo primo numero del 2010, abbiamovoluto ricordare la figura politica di Enrico Berlinguer; tor-neremo ancora sullargomento per approfondire e discuterela storia del Pci. Enrico Berlinguer stato un personaggiopolitico molto discusso nel suo tempo allinterno della sini-stra comunista extra parlamentare; mai tuttavia statamessa in discussione la sua dirittura morale. Fu Berlinguera porre al primo posto della vita politica la questione mo-rale in un momento assai difficile per lItalia. Nel suo mo-nito Enrico Berlinguer non si riferiva alle ruberie di craxianamemoria, ma a una visione dellimpegno politico inteso co-me servizio ai propri ideali e alla societ e non come eserci-zio di un potere presuntuoso e arrogante o, persino peggio,come impiego di sopravvivenza. Si attribuisce a Mao una de-nuncia che recita: Abbiamo seminato una stirpe di draghi,stiamo raccogliendo lucertole. Oggi guerrigliere dei diritticivili dapprima si strappano le vesti per la libert del popolotibetano poi, finite le Olimpiadi di Pechino e in vista del-lesposizione internazionale di Milano con la Cina ospitedonore, dimenticano il Dalai Lama ricordandosi che in fon-do qui siamo cattolici, non disdegnando personali candida-ture a governatorati. Altri accendono fiaccole in difesa dellepopolazioni in fuga dalle guerre etniche del Darfur, del Kur-distan, della Somalia e tante tante altre e poi approvano, ocomunque ipocritamente tollerano, i respingimenti in ma-re di quegli stessi fuggiaschi per non dispiacere a un eletto-rato incattivito da una gravissima crisi economica e occupa-zionale. Escort, viados e statuette di metallo riempiono leprime pagine dei nostri quotidiani e delle televisioni. Certa-mente questa politica e questi politici giustificano unsentimento sempre pi diffuso e crescente di disillusione epersino di rifiuto della politica come cosa sporca. C perun detto che potremmo cos parafrasare: non domandarticosa fa la politica per te, chiediti piuttosto cosa fai tu per lapolitica. La politica comincia dalla propria casa, quartiereo posto di lavoro. Bisogna tornare a fare politica, tutti. Leelezioni cadono oramai ogni anno, ma nulla cambia nella vi-

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  • ta politica se non cambia la partecipazione attiva e quotidia-na del popolo.

    LLaa PPooll ii tt iiccaa OOggggiidi Luigi Napolitano (gennaio 2010)Il termine politica ha etimologia greca, legata alla polis co-me comunit dei cittadini e indica secondo Aristotele lartedi governare uno Stato, governo che fin dallepoca greca po-teva realizzarsi, secondo il pensiero del filosofo, in varieforme quali: la democrazia ossia il governo del popolo, loli-garchia ossia il governo di pochi, la monarchia ossia il go-verno di un sol uomo. Nellaccezione comune la politica in-dica anche lattivit dellopposizione, ossia di coloro che,confrontandosi con i governanti e proponendo soluzioni al-ternative, finalizzano le loro iniziative a sostituirsi a questiultimi. Unulteriore nozione della politica, sviluppata nel-lumanesimo, vede in essa un valore, la concepisce come lamodalit pi autentica dellagire umano e implicita nellaformula aristotelica delluomo animale politico che esaltae contrappone la vita attiva alla vita contemplativa. La vitaattiva si realizza oggi per la maggioranza delle personeesclusivamente mediante lesercizio del voto che una legge,quanto mai improvvida e approvata nellindifferenza di co-loro che vi si sarebbero potuto e dovuto opporre, ha limita-to alla scelta dello schieramento, negando la possibilit divalutare allinterno dello stesso le persone pi meritevoli edi creare con loro un opportuno, se non necessario, patto difiducia. Un esempio di vita attiva va senzaltro individuatonella manifestazione svoltasi a Roma il 5 dicembre 2009che, senza alcun supporto da parte delle strutture classichedel mondo della politica, grazie agli strumenti tecnologiciche hanno rivoluzionato il mondo delle comunicazioni enon solo, ha radunato in piazza un popolo che, in modo as-solutamente pacifico, ha manifestato le proprie istanze. Lafunzione pi autentica della politica resta, comunque, la ge-stione del potere e costituisce, di fatto, una necessit il cuifine ultimo dovrebbe essere il bene comune realizzato nel

  • rispetto delle norme e dei sistemi che regolano la vita pub-blica dello Stato. Tuttavia, da tempo, si avverte diffusamen-te in tutti i contesti relazionali, rispetto alla politica, un sen-so di disagio, se non di fastidio. Sensazione che trova il suofondamento nello spettacolo a cui assistiamo quasi quoti-dianamente allorquando i nostri rappresentanti istituziona-li, democraticamente eletti seppur scelti dagli apparati par-titici, si confrontano su argomenti che dovrebbero essere,ma non sempre, anzi quasi mai sono, di interesse generale.Sembrano in questo contesto quanto mai opportuni i conti-nui inviti da parte delle pi alte cariche dello Stato ad abbas-sare i toni di un confronto tra le parti mai stato tale, anzi di-venuto scontro violento e dalla natura endemica, che certa-mente non costituisce un buon viatico per affrontare sere-namente le prossime elezioni di marzo, le annunciate rifor-me del sistema giudiziario e fiscale da parte del governo incarica e lapprovazione di tutta una serie di leggi in tema difamiglia, di bioetica, di scuola, di universit, di integrazionee di lavoro. Il nostro sistema che pu definirsi di democra-zia compiuta, basato in quanto tale sulla pluralit delloffer-ta politica e, dunque sullalternanza, non pu prescinderedal sentimento di appartenenza alla comunit nazionaleche trova il suo momento politico pi alto nella approvazio-ne della Carta Costituzionale entrata in vigore il 1 gennaio1948 che, a distanza di oltre sessanta anni nei quali il mon-do cambiato vertiginosamente, necessita di alcuni fisiolo-gici ritocchi che consentano un miglior funzionamento del-la nostra macchina statale dando agilit alle decisioni poli-tiche e trasparenza alla gestione del potere. Tali modifichenon possono, ovviamente, riguardare in alcun modo i dirittidelle persone e le regole costituenti le fondamenta della no-stra democrazia, n le organizzazioni costituzionali nellaloro funzione di controllo. Al fine di rendere democratica-mente compiuto il quadro degli schieramenti che si conten-dono il potere ed essendo ad oggi quanto mai chiara la po-sizione dello schieramento governativo, sembra opportunoche lopposizione, abbandonando un terreno di scontro ste-

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  • rile per il bene comune ed una conflittualit interna ai piincomprensibile, renda conoscibili le sue offerte politichepalesando un progetto chiaro sulle tante questioni relativealla gestione dello Stato e della societ.

    CCrriitt iiccaa ee aauuttooccrriitt iiccaadi Sandro Ridolfi (febbraio 2010)Nella storia dei popoli e dei governi accaduto alcune volteche eventi negativi straordinari hanno travolto le pur ottimecapacit e lonesto impegno dei responsabili del governo.Altre volte persino accaduto che grazie alla capacit edallonest di certi governanti tali eventi negativi hanno avu-to conseguenze di minore gravit. Queste per sono statesempre eccezioni. La regola che ci ha insegnato la storia stata quella di governanti modesti nel gestire la normalit edel tutto incapaci di gestire lemergenza. Nella cultura co-munista, che non conosce n lassoluzione garantita delpentimento n la dannazione eterna per limperdonabile, lavita sociale e politica viene governata con gli strumenti dellacritica e della autocritica. La prima per indagare sulle ragio-ni degli eventi, comprenderne cause e conseguenze per cor-reggere lerrore e migliorare il futuro; la seconda per accer-tare le responsabilit, riconoscerle ed ammetterle per diven-tare migliori e nuovamente utili. Diceva il Presidente Mao:Siamo al servizio del popolo, perci non abbiamo pauraquando gli altri notano e criticano le nostre manchevolezze.Siamo pronti ad accettare la critica dei nostri difetti dachiunque. Se hanno ragione loro, ci correggeremo. Ogni pro-posta diretta a migliorare il benessere del popolo sar danoi accettata. LItalia sprofonda in una crisi economica gra-vissima che certamente viene da lontano, ma che ha trovatonel nostro paese un terreno fertile preparato da politiche digoverno delleconomia insensate e lUmbria non si sottrae aquesta crisi e critica. La regione ex bella sta degradandorapidamente verso una diffusa meridionalizzazione econo-mica, sociale e culturale, sempre pi aggrappata a sussidi ead opere pubbliche troppo spesso inutili, scoordinate e fini

  • a se stesse. Una dopo laltra cadono le eccellenze e soprat-tutto si va dissolvendo la struttura portante della produzio-ne meccanica di qualit che sin dallinizio del novecentoaveva fatto di questa piccola regione un punto di riferimen-to nazionale. In pochi anni si sta disperdendo un enormepatrimonio, sia economico che culturale, faticosamente ac-cumulato in decenni di buon governo comunista. Abbiamodi recente assistito ai confronti delle primarie che ha(ri)portato alla ribalta personaggi che stanno dimostrandouna longevit politica che insegue da vicino il record di An-dreotti che sino a ieri sembrava irraggiungibile. Eppure nons sentita leco di una sola critica, tanto meno di pentimentie meno che mai di autocritiche.

    II ll PPaaeessee RReeaalleedi Sandro Ridolfi (marzo 2010)Elezioni regionali: chi corre e chi non corre; decreti mi-nisteriali: chi viene ripescato e chi resta fuori; interventidel Capo dello Stato: chi ossequia lAlta Carica e chi nechiede limpeachment; pronunce di tribunali: chi subi-sce le nuove regole ad hoc e chi le ignora; e ancora risseparlamentari, voti di fiducia, immunit a tutti i costi. Lagovernance dello Stato, delle Regioni, della Pubblica Am-ministrazione in genere la fa da padrona nella stampa, nelletelevisioni, nellattenzione del dibattito politico, culturale(se cos si pu chiamare la bagarre in corso) e sociale. Ma lasociet, il cos detto Paese Reale, dov? Non possiamo enon vogliamo affatto sminuire o sottovalutare limportanzadella definizione degli assetti di potere e di governo del Pae-se nel senso pi ampio e in tutte le sue articolazioni centralie locali; ma ci poniamo con forza la domanda: il governo diquale Paese? Se dovessimo per un attimo paragonare il Pae-se una azienda (e non andiamo lontano da una ideologia datempo dilagante) diremmo che stiamo assistendo a una ris-sa allinterno del Consiglio di Amministrazione tra chi vuoleassumerne la presidenza, chi le deleghe con tanto di poteried emolumenti, chi sotto sotto si occupa invece dei suoi

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  • benefit particolari (comprese le carte di credito per i bi-sogni sessuali); ma loggetto dellamministrazione dov?Lazienda allo sbando, la barca affonda, il Paese sprofondain una crisi gravissima, eppure la ciurma e i passeggeri diprima classe sembrano non curarsene, continuando a can-tare e ballare (o a scannarsi tra di loro) nei lussuosi salonidei piani alti. Usciamo dalla metafora per denunziare e cer-care, per quello che nelle nostre possibilit, di riportarelattenzione sulla gravit della crisi economica e occupazio-nale che sta colpendo il nostro territorio. Una fabbrica di ol-tre mille lavoratori oramai data per morta. Mille dipen-denti diretti, altrettanti se non di pi nellindotto nel sensopi ampio, incluso quello dei servizi anche commerciali.Duemila o pi famiglie a rischio di reddito zero. Facciamouna semplice moltiplicazione e potremmo immaginareunintera cittadina di adulti, giovani, anziani e bambini, del-le dimensioni pi o meno di Trevi o Montefalco, in immi-nente rischio di disoccupazione e povert assoluta. Tante leresponsabilit che vengono da lontano: a partire dalla in-competenza di imprenditori fasulli, dalle regale dello Sta-to a fondo perduto, dalle distrazioni di fondi e mancati in-vestimenti, dalla totale assenza, soprattutto, di ogni con-trollo e governo delleconomia nazionale abbandonata al-larrembaggio degli speculatori. Ma tante anche le respon-sabilit pi recenti fino a quelle di oggi: a partire dallassen-za di un serio piano di intervento pubblico che sta esponen-do quel complesso aziendale, oramai fermo da oltre un an-no, al rischio di uno spezzatino sfacciatamente speculati-vo, ancora una volta basato sulla caccia ai finanziamentipubblici, qualunque essi siano e da dovunque provengano,ma comunque senza alcuna seria prospettiva aziendale peril futuro. Per quello che possiamo contribuire con questoperiodico locale abbiamo allora deciso di modificarne, perquesto numero, limpostazione, dedicando la prima paginaalla lotta degli operai della Merloni in difesa del loro postodi lavoro, delle loro famiglie, della loro dignit umana. Ciauguriamo che anche la politica politicante del nostro ter-

  • ritorio abbia la sensibilit e lintelligenza di fare altrettanto,abbandonando le logiche puramente elettoralistiche di chivince e chi perde, per assumere la priorit della difesa edella cura del Paese Reale, del lavoro e dei lavoratori sulquale e sui quali dovrebbe essere fondata la nostra Repub-blica.

    LLaa ppooll ii tt iiccaa cchhee vvoorrrreeiidi Luigi Napolitano (aprile 2010)Educare alla legalit significa elaborare e diffondere la cultu-ra dei valori civili, con la consapevolezza della pari dignit Ho vissuto il giorno della maturit scolastica come quellodella liberazione da una incomprensibile costrizione, dura-ta tredici anni, alla quale mi vedevo sottoposto da un inspie-gabile obbligo di legge e dal tacito accordo tra i professorie i miei genitori. Il tempo ha, naturalmente, modificato que-sta mia iniziale visione della vita scolastica e fatto apprez-zare, valutandolo con occhio diverso, sicuramente reso pimaturo e addirittura affettuoso dal tempo, il lavoro di chi,con uno sforzo ciclopico, ha cercato di instillare giorno do-po giorno nella mia mente limportanza della conoscenza edella formazione. In una societ dove i lavori manuali piumili a breve saranno, probabilmente, svolti da droidi e cheoggi vengono svolti prevalentemente da persone costrette,per esigenze di vita primarie, ad abbandonare i loro paesi diorigine, appare fondamentale il ruolo della scuola a cui so-no legati i problemi dei docenti. Sono loro, infatti, il pilastroportante dellintero sistema e la loro formazione, che pre-vede un excursus severissimo e il confronto quotidiano congli studenti e le loro famiglie, unitamente a programmi ade-guati e condizioni ambientali soddisfacenti, meriterebberogrande attenzione e profusione di mezzi. In questo conte-sto appare quanto meno riduttiva la discussione oggi in at-to, basata prevalentemente sulla preoccupazione di conte-nere i costi di gestione del mondo scolastico. Il diritto allostudio, che pu consentire a ciascuno il miglioramento dellapropria condizione di vita, e deve essere considerato un

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  • bene primario di ciascuno, ma soprattutto della societ. Delpari appare inspiegabile che di un altro bene primario qualeil diritto alla salute e dellassistenza sanitaria si parli esclu-sivamente in termini di costi e di tagli alla spesa, elementiquesti che, di fatto, pongono dei forti limiti al servizio, han-no reso impossibile la ricerca e allontanato dal nostro paesele menti migliori. Un paese civile ha lobbligo di garantire atutte le persone presenti sul suo territorio una corretta edesauriente assistenza sanitaria che non pu svilupparsi sen-za adeguati investimenti nella ricerca. Ancora difficile dacomprendere la scarsa attenzione al mondo del lavoro, al-le difficili condizioni in cui operano le aziende con la con-seguente ricaduta a carico dei lavoratori e alla sicurezza incui operano. Anche qui apparso quanto meno singolare iltentativo di introdurre una norma che, laddove il contrattocollettivo di lavoro non arriva, avrebbe attribuito al ministrodel Lavoro il diritto di disciplinare la materia consentendolinserimento nel contratto individuale di una clausola com-promissoria che avrebbe affidato la risoluzione delle con-troversie tra datore di lavoro e lavoratore ad un arbitro an-zich al giudice. Non un caso, dunque, che il Presidentedella Repubblica abbia rimesso il testo della legge alle Ca-mere in quanto una norma siffatta sembra aggirare il dispo-sto dellart. 18 dello Statuto dei Lavoratori e violare il prin-cipio della parit nella stipula del contratto di lavoro che, inseguito alle modifiche proposte, definire giusto appare ar-duo. Altres sono caduti in una sorta di oblio, argomenti chehanno occupato la scena mediatica in maniera prepotentequali la regolamentazione dei rapporti di fatto delle coppie,il testamento biologico, la legge sullo studio delle cellulestaminali e sulla fecondazione assistita. N si ode alcun ac-cenno circa la tutela dellambiente, del territorio e la gestio-ne delle risorse idriche ed energetiche che unavventurosaliberalizzazione del mercato vorrebbe affidata a privati. Esu questi argomenti, quasi tutti di rilievo Costituzionale,che avrei pensato, ma forse mi appare pi corretto dire de-siderato, si sviluppasse il dibattito tra coloro che si sono

  • candidati ad amministrarci in vista dellultima tornata elet-torale. Non entro nel merito dellesclusione della lista di unimportante partito dalla competizione elettorale laziale, es-sendo stati fin troppo dibattuti la vicenda, i dubbi, gli aspet-ti che poneva e in particolare quello relativo al rispetto sem-pre e comunque della legge, ma dopo aver ascoltato le con-siderazioni degli eletti a presiedere regioni importanti comeil Piemonte e il Veneto, gi precedute da quelle di esponentidi spicco della stessa parte politica nei confronti del meto-do farmacologico per linterruzione precoce di gravidanza,ossia la pillola RU486, mi piace concludere ricordando pri-ma di tutto a me stesso, ma anche a chi avr la pazienza dileggere queste mie considerazioni, il concetto di legalit edi educazione alla stessa, diffuso nel sito web del Comunedi Firenze. Leducazione alla legalit ha per oggetto la na-tura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori dellademocrazia, lesercizio dei diritti di cittadinanza. Educarealla legalit significa elaborare e diffondere la cultura dei va-lori civili, consente lacquisizione di una nozione pi pro-fonda dei diritti di cittadinanza, partendo dalla consapevo-lezza della reciprocit fra soggetti dotati della stessa digni-t. Essa aiuta a comprendere come lorganizzazione della vi-ta personale e sociale si fondi su un sistema di relazioni giu-ridiche, sviluppa la consapevolezza che condizioni quali di-gnit, libert, solidariet, sicurezza non possano conside-rarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, vo-lute e, una volta conquistate, protette.

    LLaa GGrreecc iiaa ee llee mmeerraavviiggll iiee aaccrroobbaatt iicchheeddeell ccaappiittaa ll iissmmoodi Sandro Ridolfi (maggio 2010)La Grecia, ovvero il dissesto del bilancio pubblico della Gre-cia, da alcuni giorni sulle prime pagine di tutti i giornali;quando questo articolo verr pubblicato probabilmente cisaranno stati sviluppi che potrebbero avere cambiato il qua-dro politico ed economico attuale. Il tema di questo articolotuttavia, anche se mosso dalla drammaticit dellattualit,

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  • va oltre questultima e vuole parlare di un aspetto per cosdire universale del capitalismo contemporaneo: della suacapacit di trarre profitto anche dalle pi grandi dis-grazie.E opinione comune, o almeno questo il risultato del con-dizionamento mediatico, che la crisi economica della Greciasia dovuta agli eccessi di benessere dei propri cittadini, allaloro ignavia, alla loro corruzione morale ed economica. Inparte vero; ma quali le origini e le ragioni? Come mai unpopolo modesto, lavoratore e onesto ha potuto divenire incos poco tempo un popolo di parassiti appesi ai sussididello Stato, affascinato da improvvisi e immeritati (in veritpiccoli e miserabili) privilegi? La ragione tutta nella naturacorrotta e corruttrice delleconomia e della cultura capitali-sta. Da sempre (troverete nelle pagine interne un brano diPlatone che oltre duemila anni fa denunziava proprio i dan-ni nefasti di queste politiche) la concessione al popolo buedi regalie immeritate, di privilegi illegittimi e di quantaltrodi illecito e illegale stato un potente strumento di control-lo da parte delle classi governanti. Per dilagare nella suanuova versione del libero e sfrenato mercato globale, il ca-pitalismo ha dovuto oscurare lintelligenza dei popoli e loha fatto scientificamente, sollecitandone i lati oscuri, cor-rompendolo e rendendolo complice delle sue ingiustizie eillegalit. Al popolo greco il capitalismo ha elargito a pienemani le briciole delle sue sempre pi grandi e sempre piconcentrate ricchezze, per comprarne il consenso o almenoun colpevole silenzio. Dove sono allora le vere ragioni dellacrisi economica della Grecia? Sono nella insaziabile sete diricchezza delle nazioni gi pi ricche. Il disavanzo del bilan-cio greco interamente dovuto a un eccesso di importazio-ni che ha portato ad un indebitamento estero insostenibilee, guarda caso, proprio nei confronti di quegli Stati che oggi,arrogantemente e spocchiosamente, ne censurano gli ecces-si delle modeste politiche sociali. Il debito delleconomiagreca ha sostenuto il grande arricchimento di quella tede-sca. Ora proprio la Germania chiamata a salvare la Grecia,finanziando quel debito che stato contratto, come detto,

  • in grande parte proprio con lei stessa. In sostanza dunqueuna partita di giro. Ed ecco la doppia acrobazia del capi-talismo. Col prelievo dalle tasche dei propri cittadini la Ger-mania (probabilmente) sosterr il debito greco; la Grecia si-curamente non lo rimborser, almeno non tutto o comun-que non in tempi ragionevoli, ma nello stesso tempo, in-vece, lo rimborser subito e con altissimi interessi. La Gre-cia, contabilmente risanata, continuer a importare beni so-cialmente inutili (enorme la spesa militare) a prezzi altis-simi, fuori mercato, proprio dalla sua finanziatrice Ger-mania, la quale dunque si ripagher con gli interessi dellasua odierna pelosa generosit. Ma a chi andranno i bene-fici di questi (indiretti) rimborsi? In parte certamente a so-stegno delleconomia e quindi di tutti i cittadini tedeschi,ma in parte, in buona parte, nelle tasche dei padroni del-leconomia tedesca. Meraviglie del capitalismo! Il popologreco pagher con enormi sacrifici il risanamento della pro-pria economia, il popolo tedesco sosterr in parte tali oneri,i padroni guadagneranno due volte: sul debito greco e sullasua restituzione col sovrapprezzo delle importazioni. Toc-cher anche a noi? Ultima meraviglia: leuro scende, ma an-che il petrolio (in dollari!) stranamente scende, le indu-strie europee rinforzano la loro competitivit anche que-sto sulla pelle dei greci.

    II ll ppaarrttii ttoo ddii mmaaggggiioorraannzzaa rreellaatt iivvaadi Luigi Napolitano (maggio 2010)Le ragioni del non voto. Gaber e De Andr tra i sostenitori.Cambiare tutto perch nulla cambi. Smarrimento o sceltapolitica?Sono rimasto profondamente colpito dalla simpatica vignet-ta pubblicata a pagina dieci nello scorso numero di questogiornale nella parte che diceva fa molto pensare che circatrenta elettori su cento in Umbria abbiano scelto di non vo-tare. Ritengo, infatti, che la Regione Umbria sia stata fin quiegregiamente governata e, seppur lo spettacolo offerto dalpartito di maggioranza della coalizione che da sempre de-

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  • tiene il potere, in occasione delle elezioni regionali diquestanno, non stato dei pi esaltanti, pensavo che la re-gola da cui discende lindissolubile legame tra lesercizio diun diritto, definito dalla Costituzione inequivocabilmenteallart.48 dovere civico e lo status di cittadino, fosse dimaggior presa sullelettorato di questa splendida regione.Ho cos cercato di approfondire le cause di un fenomenoche su scala nazionale, alle ultime elezioni, andato ancheoltre la percentuale umbra portando il numero degli aste-nuti a sfiorare la quota del trentasette per cento rendendo-lo, di fatto, il maggior partito del Paese. In questo lavoro misono subito imbattuto in una datata intervista a Giorgio Ga-ber che, scoprendosi deluso da uno Stato che non funziona-va affermava il senso della parola democrazia si annac-quato ed ormai perso in un mare di finzioni tanto che ilcittadino vota sempre meno nonostante si tenti di condizio-narlo e nei versi di Fabrizio de Andr che dice votare as-somiglia a quellora daria che ti concedono in galera primadi tornare dietro le sbarre, di respirare la stessa aria di unsecondino non mi va perci ho deciso di rinunciare alla miaora di libert. Entrambi denunciano, in tempi non sospetti,alcuni guasti dellapparato democratico, mostrando unin-sofferenza verso un sistema che stabilisce ci che beneper il singolo in quanto componente della comunit e nontiene conto di ci che il singolo vuole per s. Altro puntofermo degli iscritti al partito del non voto che il gratificatodal voto deve rappresentare gli interessi di chi lo ha votatobilanciandoli con gli interessi altrui e non metterli da partedopo aver intascato il voto. Ancora vengono denunciate: lacorruzione; le campagne elettorali imperniate sulla violenzaverbale dispensata dai candidati a piene mani, vissute tra li-tigi ed animosit al limite dello scontro fisico, sempre incen-trati su differenze artificiali e prive di fondamento, utilizza-ti per nascondere lassoluta mancanza di differenze reali trai due poli che si contendono il governo del paese; gli slogandemagogici miranti unicamente a far leva sulla stantia esempre pi improponibile scelta di campo tra destra e sini-

  • stra come configurate e proposte dai politici doggi; il disa-stroso esito di iniziative che sembrava dovessero determi-nare svolte epocali nella vita politica italiana. Il referendumdel 1993 indetto con lobiettivo di abbattere la partitocrazianon ha certo bonificato il sistema dalla partitocrazia ma so-lo causato qualche operazione di maquillage. Il tanto magni-ficato maggioritario si risolto prima nel Mattarellum, poiaddirittura nel Porcellum, labolizione del Ministero del-lAgricoltura ha portato alla nascita del Ministero per le ri-sorse agricole, lo stop al sistema del finanziamento pubbli-co dei partiti stato ignorato. Tutto ci che con i voti refe-rendari si era creduto di buttare fuori dalla porta rientratodalla finestra. Daltronde i meccanismi non cambiano facil-mente se gi nel Gattopardo Giuseppe Tomasi di Lampe-dusa aveva sottolineato come per le classi dominanti delmeridione lobiettivo era quello di cambiare tutto, affinchnon cambiasse nulla. Infine, ma non da ultimo, viene indica-ta la totale padronanza della scena politica da parte di unamaggioranza che non sviluppa alcun utile dibattito per lasociet e lassenza di una credibile proposta alternativa chedetermina un vuoto rispetto al quale non si intravvede al-cun tentativo che lo possa colmare. Da tutte queste indica-zioni si formato in me il convincimento che il non voto piche esprimere uno smarrimento dellelettore sia un chiaroinvito, molto politico, indirizzato alla nostra classe gover-nante a ricercare gli elementi che consentano una riqualifi-cazione del dibattito e una maggiore attenzione ai problemidei cittadini pi che a quelli delle persone che la politica ge-stiscono.

    LLeevvaassiioonnee ee ll aammbbuullaannzzaa.. SSoocciiaa ll iissmmoo oobbaarrbbaarriieedi Sandro Ridolfi (giugno 2010)Da lungo tempo, si potrebbe dire da sempre, sentiamo dire(e alla fine tutti facciamo il coro) che un male endemico,quasi epidemico, dellItalia levasione fiscale (una volta sidiceva anche il lavoro sommerso, ma questo indice eco-

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  • nomico da un po di tempo scomparso dal lessico politi-co-economico, chiss perch). In Italia si pagano tasse (im-poste!) esageratamente elevate che penalizzano lo sviluppoeconomico e la gestione della macchina pubblica, colpadellevasione che se fosse efficacemente combattuta porte-rebbe nelle casse dello Stato pi risorse. Pi risorse, certo,ma da destinare come e a cosa? Non allaumento dei servizipubblici in senso lato, non alla sanit, non alla scuola (pub-blica), non alla ricerca (pubblica), non alle pensioni o allostato sociale in genere, voci tutte da tagliare drasticamen-te per abbattere il cos detto disavanzo pubblico. E alloraa cosa? Ad abbattere il carico fiscale alle imprese, a finan-ziare le imprese, a finanziare e sostenere leconomia priva-ta. Ma in cosa si sostanzia in verit levasione fiscale? Esat-tamente nella stessa cosa, denaro delle imprese (grandi, me-die e piccole, anche piccolissime artigianali e commerciali)che, evadendo le imposte, di fatto, almeno in parte, reinve-stono il prodotto dellevasione nel sostegno alle proprieattivit. Vero questo, cosa centra la lotta allevasione fiscalecon lo sviluppo economico? Nulla! La lotta allevasione fisca-le assolve a un principio etico, di equit e onest e, sostan-zialmente, diretta a sostenere i fabbisogni della macchi-na pubblica ( almeno dalla Dichiarazione dei diritti del-luomo e del cittadino della rivoluzione francese del 1700che il concetto di imposte legato alla sostegno della spesapubblica). Un problema etico, dunque, e non economico.Perch confondere i due termini, perch imputare alla im-moralit fiscale (sia chiaro: un crimine gravissimo) ci cheinvece legato a un altro fenomeno? Perch imputare allacattiva morale di tutti i cittadini quello che invece il pro-dotto di una, a voler giudicare bene, incapacit di una classeimprenditoriale cialtrona e contoterzista, a volerla giudicaremeglio, a una distrazione a fini personali da parte dei si-gnori di quella classe degli utili prodotti dalle proprie im-prese industriali e commerciali? Serve a confondere le idee,a depistare lattenzione e lintelligenza dei lavoratori dal ve-ro male endemico della nostra economia capitalista fatta

  • da capitalisti senza capitali, da speculatori senza imprese,da cialtroni che vivono di sovvenzioni pubbliche (delle tassepagate dagli altri, appunto) per farne ricchezza personalesempre pi grande, sempre pi concentrata. La confusione divenuta tanto grande che persino quei politici che do-vrebbero combatterla lhanno assorbita fino a farne bandie-ra dei loro progetti di riforma devastatrice dei principi stes-si dello stato moderno, etico e sociale. Non gli mandiamolambulanza (a chi non paga le tasse) ha detto un certoleader della opposizione! Ma s, togliamo i diritti fondamen-tali della persona umana, quelli chiamati diritti naturali. Eintanto smantelliamo lo stato sociale, smantelliamo i servizipubblici, smantelliamo lindustria pubblica, quella a cui sideve realmente il miracolo economico dellItalia del do-poguerra. Aveva ragione Rosa Luxemburg quando dicevasocialismo o barbarie, il socialismo stato abiurato, stia-mo andando verso la barbarie.

    CCaall iiggoollaa ee ii ll ssuuoo ccaavvaall lloodi Luigi Napolitano (luglio 2010)Il disprezzo per le istituzioni non soffre l'usura del tempoUno degli aneddoti della storia dellimpero di Roma che, pidi altri, ha colpito la mia immaginazione di scolaro, statala nomina a senatore da parte dellimperatore Caligola delsuo cavallo il cui nome, pare, fosse Incitatus. Non riuscivoad immaginare la presenza di un cavallo nel Senato, luogo,pensavo, costruito per ospitare persone ma, soprattutto,non riuscivo a capire cosa a-vrebbe potuto dire e fare In-citatus in un contesto che mi avevano insegnato esser depu-tato a ospitare dibattiti e decisioni circa gli interessi e il fu-turo della Citt. La curiosit per questa vi-cenda, che poi hoscoperto essere una leggenda, nata forse da una semplicedichiarazione di Caligola, mi ha indotto negli anni dellado-lescenza ad andarla ad approfondire. Ho cos appurato cheil breve impero di Gaio Giulio Cesare Germanico, detto Ca-ligola, fu caratterizzato oltre che da comportamenti strava-ganti, eccentrici e talvolta addirittura depravati da una serie

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  • di atti che tendevano a una continua umiliazione della clas-se senatoria, il cui culmine sarebbe stato raggiunto col de-creto di nomina del cavallo che esprimeva il disprezzo del-limperatore per il Senato. Questo ricordo temporalmenterisalente alla mia vita scolastica e riposto negli archivi dellamemoria, mi tornato in mente leggendo le cronache legatealla nomina di un nuovo ministro, alle vicende conseguentied alle reazioni che ha scatenato allinterno della stessa par-te politica di appartenenza. La nomina a ministro di un de-putato della maggioranza, gi sottosegretario alla Presiden-za del Consiglio, effettuata inizialmente per lattuazionedel federalismo, deve essere apparsa agli occhi dellincon-sapevole titolare del dicastero per le Riforme per il Federa-lismo, una grave deminutio, in quanto si affrettato a di-chiarare, corroborato da analoga dichiarazione del titolaredel ministero dellEconomia e delle Finanze, che unico re-sponsabile del federalismo lui. La funzione del nuovo mi-nistero divenuta cos per la sussidiariet e il decentra-mento. Soddisfatti dalla modifica, il rilievo che i politici diappartenenza leghista hanno mosso alla nomina statoquello di dichiarare che lunico errore fatto stato quellodi aver dato una delega sbagliata al neomini-stro in quantotoccava il federalismo che , invece, una cosa della Lega. Aquesta nomina, alle modalit di individuazione delle funzio-ni ed alla repentina modifica non hanno fatto seguito, nelmondo politico, particolari commenti negativi fino a che iltitolare del nuovo ministero, dopo soli cinque giorni, ha ec-cepito, in base alla legge, il legittimo impedimento a parte-cipare alludienza del processo sul tentativo di scalata adAntonveneta in cui imputato ed ha motivato la richiesta disospensione del processo con la necessit di organizzare ilnuovo ministero, circostanza questa smentita addiritturadal Quirinale che ha fatto presente che il nuovo ministero,essendo tra quelli senza portafoglio, ossia privi di autono-mia di spesa, non hanno una loro struttura. A seguito del-lintervento della pi alta carica dello Stato e di numerosiesponenti politici non solo dellopposizione ma anche della

  • sua parte politica, il neoministro ha rinunciato al legittimoimpedimento. Nonostante la vicenda si sia chiusa con la ri-nuncia al legittimo impedimento e con le dimissioni del mi-nistro, non stupisce che, dopo la locuzione leggi ad perso-nam, sia stata coniata quella di ministero ad personam.A margine di ci, voglio ricordare che i ministri (dal latinominister che significa servo, inteso come servitore dello Sta-to per quel determinato ambito), normati dallart.92 dellaCostituzione, sono i capi dei ministeri (intesi come impor-tanti organi amministrativi dello Stato Italiano, distinti dauna specifica competenza con struttura molto complessa),nonch membri del consiglio dei ministri, che dirigonolazione amministrativa e adottano le decisioni di maggioreimportanza. E evidente pertanto il prestigio di una tale po-sizione, cos come il rispetto che coloro i quali la esercitanodovrebbe manifestare. Essendo limpero di Caligola duratosolo quattro anni e, assistendo nel nostro paese da moltipi anni, oltre che allepisodio descritto, anche a tanti altridi cui sono piene le cronache, quali lacquisto di case di cuinon si conoscono gli autori dei pagamenti, vendite di palaz-zi nel centro di Roma a cifre di gran lunga inferiori al lorovalore reale, esecuzioni di lavori pubblici appaltati a sodalie amici in totale disprezzo delle regole, condanne anche adiversi anni di carcere di per-sonaggi che rivestono carichepubbliche di primo piano, concludo con laugurio per noitutti di uscire, quanto prima, da un letargo verso la continuaviolazione di valori etici fondamentali nel quale sembriamocaduti da troppo tempo.

    LLaa ffeeccoonnddaazziioonnee aassssiissttii ttaadi Luigi Napolitano (novembre 2010)Occorrono risposte soddisfacenti alle esigenze di una ma-teria in continua evoluzione. E legittimo soddisfare il desi-derio di maternit superando un limite della natura?Le recenti polemiche sollevate da esponenti della ChiesaCattolica sullassegnazione del premio Nobel per la medici-na al dottor Robert Edwards, padre della fecondazione as-

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  • sistita e, dunque, realizzata al di fuori del corpo della donnae la richiesta della prima sezione del Tribunale Civile di Fi-renze alla Corte Costituzionale di pronunciarsi circa la le-gittimit della norma con la quale si vieta alle coppie sterilidi accedere alla fecondazione eterologa, ossia con ovuli oseme donati da persone estranee alla coppia, ha riportatoallattenzione dellopinione pubblica il problema della legit-timit dellintervento della scienza su un evento, considera-to per millenni un mistero imperscrutabile, quale la pro-creazione ed i limiti che alla stessa possono e/o devono im-porsi. Da sempre, basti pensare al processo a Galileo, laChiesa Cattolica e il mondo scientifico contrappongono leloro diverse vedute su tanti fenomeni legati allinnovazionescientifica, per cui normale che il contrasto divenga piduro quando largomento del contendere la vita umana.Compito del legislatore, in casi come questo, di regola-mentare la materia nel rispetto degli argomenti delle partiin causa ma, soprattutto, delle esigenze della comunit cheamministra. In Italia, fino al 2004, anno di promulgazionedella legge 40, la materia era affidata alla coscienza degliaspiranti genitori ed al rispetto della deontologia medica. Sierano ritenute possibili la stipula del contratto di maternitsurrogata con il quale una donna poteva impegnarsi, gene-ralmente dietro corrispettivo, a ricevere lembrione di unacoppia sterile al fine di farlo sviluppare e con lobbligo, do-po il parto, di consegnare il bambino, senza alcuna ingeren-za futura, alla coppia committente la quale avrebbe assuntotutti i diritti e i doveri propri dei genitori; la fecondazionesia omologa, ossia con ovuli o seme provenienti dalla cop-pia, che eterologa, con possibilit di accesso a tali tecnichesia di coppie non sposate che di donne single. Il sorgere diproblemi riguardanti questa attivit, hanno richiesto, neltempo, lintervento sempre pi frequente della Giustizia, laquale ha decretato lillegittimit della revoca del consensoalla fecondazione eterologa dei mariti, prima consenzienti,mediante lazione di disconoscimento della paternit, lanullit del contratto di maternit surrogata per mancanza

  • nelloggetto dei requisiti di possibilit e liceit oltre che perlimpossibilit di dedurre in obbligazione prestazioni con-sistenti nel concepimento dello sviluppo fetale del nascitu-ro, lillegittimit del rifiuto di un medico, basato esclusiva-mente sul divieto posto da norme deontologiche, ad im-piantare, dopo la morte di uno dei coniugi, embrioni crio-conservati. Dopo una battaglia parlamentare, pi politica eideologica che scientifica, sotto la spinta di forti pressioniesterne che hanno pesantemente condizionato esponentidel mondo politico i quali, nel loro privato, raramente pos-sono definirsi rispettosi dei dettami di chi quelle pressioniha esercitato, il 19 febbraio 2004 stata approvata in par-lamento la Legge n.40 Norme in materia di procreazionemedicalmente assistita, confermata nel 2005 seppur per ilmancato raggiungimento del quorum, da un referendumabrogativo. Il testo normativo, che ha recepito alcune indi-cazioni della giurisprudenza, non sembra aver dato soddi-sfacenti risposte alle esigenze ed alle problematiche con-nesse alla delicatezza ed allimportanza di una materia incontinua evoluzione; esempio ne siano lobbligo di impiantodi tutti gli embrioni prodotti, che impedisce, di fatto, di ese-guire una diagnosi pre-impianto e la disparit tra cittadiniabbienti e non, in quanto il divieto di fecondazione eterolo-ga aggirabile andando a svolgere la pratica in paesi dove ammessa. Ragioni per le quali, relativamente agli articoli picontestati, da parte di tanti tribunali civili e soprattutto del-la Consulta, ha subito un lento ma progressivo smantella-mento che lha privato di senso e di autorit. Valga da ulti-ma la sanzione inflitta dalla Corte Europea di StrasburgoallAustria, la cui normativa conteneva un analogo divieto difecondazione eterologa, dichiarato illegittimo perch discri-minatorio ed invasivo della sfera privata. Appaiono, infine,condivisibili le critiche alla legge, mosse con una lucida ana-lisi, che ha riscontrato nella stessa due obiettivi fortementeideologici quali la legittimit di un solo modello familiare,costituito dalla coppia stabile ed eterosessuale e la premi-nenza della posizione giuridica dellembrione rispetto a

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  • quello non solo della coppia ma della madre stessa nonchuna sostanziale avversit alle tecniche di procreazione me-dicalmente assistita che trova il suo culmine in un atteggia-mento discriminante nei confronti dei nati grazie a tale tec-nica, quale il loro inserimento per legge in un apposito regi-stro. Condivido pienamente le parole del neo-premio Nobelper la medicina Nulla pi speciale che avere un figlio. Ela cosa pi importante della vita, penso che un neonato,concepito naturalmente o con tecniche medicalmente assi-stite, sia sempre frutto damore e provo grande apprezza-mento per la scienza quando aiuta a superare un ostacolonaturale, tentando di soddisfare il desiderio di maternit didonne che, per vari motivi, non riescono ad appagare in mo-do naturale questo loro legittimo desiderio, per cui auspicouna rivisitazione della legge che, nel rispetto della persona-lit di tutte le parti coinvolte da queste tecniche ne sappiacogliere, libera da pregiudizi, tutti gli aspetti veramente ri-levanti.

    SSaanniittooppoollii uunnaa qquueessttiioonnee ppeennaallee..DDiirriittttoo aallllaa ssaalluuttee uunnaa qquueessttiioonnee ppoolliittiiccaadi Sandro Ridolfi (dicembre 2010)Ci stato chiesto come mai questo giornale non ha parlatodelle inchieste penali in corso presso la ASL, il Comune e laVUS. La risposta gi nel titolo. Le questioni penali, se talisono e come le riterr la magistratura, competono a que-stultima. Alla politica, alla quale invece si ispira ed dedi-cato questo giornale, compete la ricerca e la critica delle ra-gioni che hanno reso possibile una cos grande deriva mo-rale che prescinde comunque dallaccertamento di fatti dirilevanza penale. La difesa e la concreta assicurazione deldiritto alla salute e alla buona amministrazione in genere stata una prerogativa di merito della nostra regione dallim-mediato dopoguerra sino almeno alle ultime amministra-zioni comuniste. Constatare il degrado di un tanto grandepatrimonio morale, culturale e sociale il fatto pi graveche emerge dalle indagini della magistratura penale. Se ab-

  • biamo il diritto, ma anche il dovere, di lamentare e denun-ciare inefficienze, insufficienze, scarsit di qualit dei ser-vizi erogati dalle strutture sanitarie, amministrative e di ser-vizi pubblici nella nostra citt perch alcuni decenni ad-dietro un grande numero di cittadini impegnati, onesti ecompetenti, sotto la guida di un grande Partito Comunistae con la forza di una vasta partecipazione e consenso popo-lare, hanno saputo creare queste realt, facendo emergerela nostra citt e la nostra regione dalle devastazioni della se-conda guerra mondiale alleccellenza di un sistema socialemoderno, equo e solidale. Alla vicenda della buona ammini-strazione municipale dedichiamo linserto di questo nume-ro, alla lungimiranza, ma anche al coraggio delle scelte edellimpegno nella difesa e nellaffermazione del diritto allasalute vogliamo dedicare questo articolo. Citeremo unespe-rienza di assoluta avanguardia destinata a restare nella sto-ria della medicina e della salute pubblica, ovviamente percoloro che vorranno e sapranno ricordarla, difenderla e pro-seguirla. Il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano ha appro-vato la legge n. 180, universalmente nota con il nome dilegge Basaglia dal suo ideatore e promotore, lo psichiatraFranco Basaglia (anche se va ricordato che tale legge, e in ge-nere il pensiero medico scientifico che la muoveva, statoparimenti merito anche della moglie Franca). La legge Ba-saglia costituisce ancora oggi, a oltre 30 anni dalla sua pro-mulgazione, la normativa in materia di salute mentale piavanza del mondo. La legge Basaglia, tuttavia, a oltre 30anni dalla sua promulgazione, non ha ancora trovato nel no-stro paese compiuta applicazione, tante sono state e sonoancora le resistenze non solo, o non soltanto, scientifiche,quanto soprattutto culturali ed economiche. 30 anni di stra-ordinarie esperienze e risultati non sono bastati a fugare unquasi ancestrale rifiuto per il disagio mentale come malattiasociale e anzi, proprio in questi ultimi tempi, si sta assisten-do a una regressione culturale che rigetta il malato mentalenel recinto del diverso, dei tanti diversi: asociali, omoses-suali, tossici, immigrati, cos detti abilmente diversi ed

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  • emarginati in genere. Una societ che corre, che compete inun mondo globalizzato, che parla inglese, sembra non potertollerare la presenza dei diversi: i matti vanno di nuovorinchiusi nei manicomi oggi chiamati strutture protette, idasabili mentali, meglio noti col nome di ritardati, vannoespulsi dalle scuole degli abili e di nuovo ghettizzati nelleapposite differenziali (questo sar lesito della abolizionedegli insegnanti di sostegno). Pi di 30 anni fa non era cos,non era questo il sentimento culturale, morale, sociale e po-litico della nostra citt e della nostra regione. La salute men-tale era di competenza della Provincia che gestiva la rete de-gli ospedali psichiatrici, cio dei manicomi, uno persino im-ponente in rapporto alle dimensioni della citt di alloracera anche a Foligno, in via Oberdan, negli edifici oggi oc-cupati dalla Universit. Quando nel 1978 entr in vigore intutta Italia la legge Basaglia, in Umbria non vi fu alcunaconseguenza perch era gi stata applicata da almeno undecennio. Un giorno di diversi anni prima, infatti, operaidella Amministrazione della Provincia cominciarono a de-molire, silenziosamente e senza alcun clamore propagandi-stico, lalto muraglione che, praticamente nel cuore della cit-t di Perugia, circondava il vasto ospedale psichiatrico. Imatti, cos venivano ancora chiamati ma con confidenza esimpatia e senza paura o disprezzo, iniziarono a uscire dalloro carcere, a spargersi nella citt, a vivere come uomini li-beri diversi in mezzo a tutti gli altri uomini liberi ma tutti,comunque e ciascuno in modo proprio, diversi. Di quel-levento stata incisa la memoria in due lungometraggi gi-rati uno dal regista Marco Bellocchio col titolo di Matti daslegare e laltro dal regista Gianni Serra col titolo di For-tezze vuote, questultimo proprio nellex manicomio di Pe-rugia. Quella scelta non fu certamente facile n per chi ladecise, n per quanti se la trovarono nella loro vita quotidia-na. Cera allora una grande spinta culturale e soprattuttocera grande partecipazione, fiducia e rispetto tra gli ammi-nistrati e i loro amministratori. Non era certamente Atlan-tide e vizi e difetti, piccoli e gradi, sicuramente abbondava-

  • no anche allora, ma contro questi, quando eccedevano edemergevano, non cera bisogno dellintervento della magi-stratura, prima arrivava il giudizio e, se dovuta e necessaria,la condanna di una cittadinanza attenta e partecipe. Ceraun grande Partito comunista.

    LLaa ffaammiiggll iiaa ddii ffaattttoodi Luigi Napolitano (dicembre 2010)Lintervento dello Stato sul rapporto di convivenza, invasio-ne di campo o tutela di diritti? Uno degli argomenti che, al pari delle comete di corto perio-do, appare di tanto in tanto sulla scena politica nazionale quello legato ai rapporti di coppia non regolamentati dalmatrimonio ed in particolare alla rilevanza che gli stessi as-sumono per la societ in cui si realizzano. Unampia discus-sione su questo argomento si avuta nel periodo successivoalle elezioni politiche del 2006 quando la coalizione uscitavincitrice, comprendente tutti i partiti del centrosinistra,pose allordine del giorno dei lavori parlamentari il proble-ma dei diritti civili e del riconoscimento delle unioni dellecoppie di fatto sia etero che omosessuali. Lepilogo di quellabreve stagione governativa noto, ma va detto che il corsodelliter legislativo del disegno di legge, prima indicato co-me Di.Co. (Diritti e doveri delle persone stabilmente convi-venti), poi con lacronimo CUS (Contratto di Unione Solida-le), per le forti contrapposizioni createsi a seguito delle cri-tiche di incoerenza rispetto allimpostazione originaria de-finita nel programma dellUnione, fu abbandonato dallastessa parte proponente, ancor prima della fine della legi-slatura. A difesa del legislatore, per la mancata promulga-zione di una legge specifica, va detto che largomento digrande delicatezza per le implicazioni sociali che ne scatu-riscono, per le difficolt concrete che si pongono nella pra-tica quotidiana e per il principio secondo il quale il dirittodeve dare certezze non potendo fondarsi, in alcuna circo-stanza, su dichiarazioni di parte. La nostra Costituzione,allart. 29, recita La Repubblica riconosce i diritti della fa-

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  • miglia come societ naturale fondata sul matrimonio. Delpari lart. 16 della Dichiarazione Universale dei Dirit-tidellUomo afferma Uomini e donne in et adatta hanno ildiritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcunalimitazione di razza, cittadinanza o religione... La famiglia il nucleo na-turale e fondamentale della societ ed ha di-ritto ad essere protetta dalla societ e dallo Stato. Lorien-tamento di entrambe le norme citate sembra essere quellodi individuare la funzione primaria della famiglia nellam-bito riproduttivo della societ sia da un punto di vista bio-logico che socio-culturale basata sul matrimonio inteso co-me listituto giuridico da cui scaturiscono una serie di effet-ti normativamente regolamentati. Il termine matrimonio na-sce dallunione di due parole latine mater, madre, genitricee munus, compito, dovere; il matrimonium era, dunque, neldiritto romano un compito della madre. Su questi presup-posti, bisogna valutare quali siano le tutele che lo Stato de-ve, o meglio dovrebbe, dare alla famiglia di fatto, priva diununit coniugale, che fonda il rapporto solo sul sentimen-to di affetto ed amore. Nessun dubbio sorge circa la capaci-t socio-culturale di una famiglia non basata sul rapportomatrimoniale e circa i diritti dei figli che il nostro ordina-mento ha quasi del tutto equiparato, siano essi legittimi, os-sia nati in costanza di matrimonio, naturali, ossia nati dagenitori non sposati, o riconosciuti, ossia per i quali i geni-tori hanno posto in essere un atto formale di riconoscimen-to. Indipendentemente dalla condizione di nascita devono,infatti, essere mantenuti, cresciuti ed educati da entrambi igenitori secondo le possibilit familiari e nel ri-spetto delleloro inclinazioni ed hanno diritto ad una quota di eredit invirt del vincolo di pa-rentela che li lega al defunto. Solo percompletezza di informazione aggiungo che i figli naturali,in caso di matrimonio dei genitori, divengono legittimi. Uni-co elemento discriminante per i figli naturali dato dal fattoche i nati allinterno di una convivenza sono in rapporto so-lo con gli a-scendenti, ossia nonni e bisnonni e non con i col-laterali, ossia zii e cugini. Pi problematico invece indivi-

  • duare le tutele a favore del convivente. Da alcuni giuristi latutela pi rilevante stata individuata nel disposto dellart.2 della Costituzione laddove recita La Repubblica ricono-sce e garantisce i diritti inviolabili delluomo sia come sin-golo, sia nelle formazioni sociali. Altre ne esistono in am-biti pi circoscritti, delineati da alcune leggi e dalla giuri-sprudenza quali: la possibilit di succedere nel contratto dilocazione in caso di morte del convivente e, in presenza difigli naturali quando cessa la convivenza; il diritto al risar-cimento del danno per morte del convivente provocato daun fatto illecito di un terzo; il diritto di ricevere prestazioniassistenziali dai consultori familiari. Nessun diritto patri-moniale riconosciuto, invece, al convivente in tema suc-cessorio e di reversibilit pensionistica. N allo stesso con-sentito, sul solo rapporto di convivenza, qualora laltro ab-bia bisogno di un intervento medico urgente, autorizzarlo.In questo contesto bisogna interrogarsi circa la necessit diun intervento legislativo che, stabi-lendo delle regole, sot-trae spazio alla libert di chi ha scelto la convivenza comestile di vita e che potrebbe surrogare la previsione legislati-va con una serie di strumenti giuridici per la regolamenta-zione degli aspetti patrimoniali della convivenza, attuabilianche nelle more di risoluzione di un precedente matrimo-nio, i cui tempi non sono, in genere, lunghissimi. Einfattipossibile autoregolamentarsi contrattualmente prevedendola ripartizione delle spese quotidiane e non, la suddivisionedei beni in caso di separazione, la disposizione testamenta-ria del patrimonio, la designazione di un amministratore disostegno per il caso che uninfermit o una menomazionefisica/psichica provochi limpossibilit di provvedere ai pro-pri interessi, la redazione di un te-stamento biologico checonsente, per l'eventualit di una malattia allo stadio termi-nale o di una lesione traumatica cerebrale invalidante ed ir-reversibile o in previsione di una futura incapacit, di det-tare disposizioni inerenti alle cure mediche cui si intende omeno essere sottoposti. Essendo i rapporti delle coppie ete-rosessuali gi giuridicamente disciplinati dal matrimonio,

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  • istituto la cui normativa pu e deve essere adattata allevo-luzione della societ, appare quanto me-no singolare la ri-chiesta di norme di tutela per chi non abbia ritenuto oppor-tuno assoggettarsi a quelle esistenti. Il Codice civile italiano,nulla prevede a proposito della diversit di sesso degli spo-si, ma in alcuni articoli contiene le parole moglie e marito,previsione che ha fatto ritenere ad alcuni Tribunali fondatal'impossibilit di celebrare un matrimonio omosessuale. LaCorte Costituzionale, recentemente, ha respinto come inam-missibili ed infondati i ricorsi sui matrimoni dello stessosesso poich ha ritenuto la questione non di sua competen-za. Tali pronunce, seppur giuridicamente motivate, privano,di fatto, di qualsiasi diritto e/o tutela le coppie tra personeappartenenti allo stesso sesso. Essendone il numero in co-stante crescita, avendo il Parlamento Europeo emesso unaRisoluzione che invita gli Stati membri ad abolire ogni di-sparit di trattamento delle persone con orientamento omo-sessuale e in particolare ad eliminare gli ostacoli frappostial matrimonio ovvero ad un istituto giuridico equivalente,garantendone pienamente diritti e vantaggi, stante la sem-pre pi manifestata propensione di tali coppie alla loro uf-ficializzazione, sembrano maturi i tempi per una regola-mentazione legislativa che elimini una disparit discrimi-nante.

    CCrrooll llaa PPoommppeeii ,, ssccaaddee llaa mmoorraallee,,mmaa ii nnoossttrr ii ppooll ii tt iicc ii rreessttaannoo iinnaammoovviibbii ll iidi Luigi Napolitano (gennaio 2011)Mi sono trovato recentemente, per ragioni familiari, a pas-seggiare per il centro di Firenze senza avere una meta pre-cisa. Vi mancavo da oltre venti anni e il tempo aveva senzal-tro attenuato, nei miei ricordi, lo splendore che offre anchead un occhio poco esperto come il mio questa meravigliosacitt. Ci che, tuttavia, ha colpito in maniera particolare lamia attenzione stata lindicazione del Cenacolo di Fuli-gno, museo di cui non conoscevo lesistenza e che sicura-mente, in altri tempi, mi sarebbe sfuggito. Unovvia curiosi-

  • t mi ha spinto in via Faenza 42 ed ho cos scoperto che ilCenacolo, museo ad ingresso gratuito e, di certo per me nonil pi famoso di Fi-renze, era il refettorio monumentale delconvento delle terziarie francescane della Beata Angelina daFoligno, oggi utilizzato per iniziative sociali, che conserva,oltre tante opere danneggiate dallalluvione del 1966, unbellissimo affresco del Perugino raffigurante l'Ultima Cena.Quella che per me stata una casuale scoperta nullaltroche lennesima dimostrazione che il nostro paese, comeunanimemente riconosciuto nel mondo intero, uno scri-gno unico, stracolmo di bellezze naturali e opere darte chelo rendono meta privilegiata del turismo di ogni genere. Unrapporto di PriceWaterhouse Coopers su arte, turismo cul-turale e indotto economico commissionato da Confculturae dalla Commissione Turismo e Cultura di Federturismo hastabilito che il Pil dellEconomia turistica in Italia nel 2008si aggirato intorno ai 163 miliardi di euro, pari al 10,6% delPil nazionale, circostanza questa che da sola legittimerebbeuna grande attenzione e una maggiore profusione di risorsealla cura del nostro patrimonio naturale, artistico e cultura-le. E per queste ragioni che destano sconcerto notizie comequella del crollo della Domus dei Gladiatori nell'area degliscavi di Pompei, che non azzardato collocare tra i siti ar-cheologici pi famosi del pianeta, che va aggiungersi al crol-lo, altrettanto grave, verificatosi nel mese di marzo nella Do-mus Aurea, edificio voluto da Nerone dopo l'incendio chenel 64 dopo Cristo distrusse gran parte di Roma. Esse deno-tano, infatti, unincuria che viene da lontano e che sarebbeingiusto ascrivere al solo ministro dei beni culturali in cari-ca che, minimizzando gli eventi, non rende di certo ragionedelle sue attivit nellesercizio delle funzioni cui preposto.Tuttavia lattuale ministro, che ha bocciato senza remore esenza averli visti film di cineasti italiani da lui bollati comeparassiti di stato perch non di stretta osservanza governa-tiva, si reso protagonista di iniziative, non proprio orto-dosse, quali il premio speciale assegnato al Festival di Vene-zia per la produzione del film Goodby mama, il cui unico

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  • pregio pare sia nei servigi resi al capo del governo dalla re-gista e le consulenze assegnate, con atteggiamenti criticabiliquanto meno sul piano etico, allex marito della sua attualecompagna ed al di lei figlio. Di minor rilevanza per la non ir-reversibilit, almeno per ora, ma altrettanto problematico si rivelato linsuccesso conseguito dalla gara, andata deserta,che doveva raccogliere le proposte degli sponsor per il re-stauro del Colosseo, simbolo di Roma, con una formula difinanziamento integrale da parte dei privati che il ministroaveva definito come un modello da applicare anche ad altrimonumenti del nostro Paese. Pur volendo riconoscere ai no-stri politici una strenua appartenenza ai seguaci della cul-tura sofistica nella parte che nega lesistenza di una veritassolutamente valida e che ritiene unico metro di valutazio-ne lindividuo, per cui per ciascuno vera solamente la pro-pria percezione soggettiva, senza arrivare a pretendere daloro ci che ogni Stato chiede ai suoi cittadini, ossia oneste rettitudine di comportamento, sembrerebbe quanto menoopportuno che finalmente si attui il principio valido perqualsiasi attivit secondo il quale anche le cariche istituzio-nali diano non solo onori, ma anche responsabilit, concettoin base al quale si determina un obbligo di rispondere dellescelte compiute nellesercizio delle proprie funzioni. Nono-stante il concetto di morale, inteso come linsieme delle con-suetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale,negli ultimi anni, grazie ai nostri governanti sia scaduta no-tevolmente, cosa mai dovr succedere perch un politico, ri-conoscendo le proprie responsabilit faccia un passo indie-tro?

  • NNoonn cchhee ll iinniizziioo,, llaa lloott ttaa ccoonnttiinnuuaa !!di Sandro Ridolfi (febbraio 2011)La crescita infinita del mercato improvvisamente, brusca-mente, drammaticamente finita. Il capitalismo americano,entrato forse (finalmente) nella sua agonia, sta menandocolpi di coda allimpazzata in tutto il mondo, bombardan-do, invadendo, inflazionando, destabilizzando lintero occi-dente al quale si aggrappa come un naufrago cercando diportalo a fondo con lui. Ma quel che pi grave che nonc allorizzonte alcuna proposta, progetto alternativo, fos-se anche e ancora allinterno dello stesso sistema capitali-sta. Spaventoso e spaventante il vuoto della politica, diuna cultura politica di alternativa, che certamente non mi-nimamente rappresentata dalla cos detta opposizione (tut-ta) che si dibatte: nella migliore delle ipotesi in un disperatotentativo di sopravvivenza, nella peggiore nella imitazionesterile e pedestre dellaltra parte. Solo una guerra di castatra chi arrivato e chi vuole arrivare, tutta impegnata nellaricerca e nella manifestazione dellimmagine di s, lontanoe del tutto indifferente alle esigenze, alle richieste, ai biso-gni della cos detta gente, che poi il popolo, le masse deilavoratori, degli studenti, dei disoccupati, degli immigrati.Forse non pi il tempo di resistere, resistere, resistereperch giorno dopo giorno sempre minore e pi poveroquel che resta da difendere delle grandi conquiste sociali,economiche, culturali e morali degli ultimi decenni che han-no contribuito alla nascita del nostro Stato sociale e demo-cratico. E il tempo di reagire, di contrattaccare, di proporree di pretendere. Non sar un piccolo periodico di periferia acambiare la storia, ma ciascuno pu e deve dare il proprio,ancorch modesto, contributo. Ai lavoratori in lotta controla violenza padronale che vuole cancellare i diritti conqui-stati con la Costituzione repubblicana, agli studenti in lottacontro la barbarie della cancellazione del diritto allistruzio-ne, ai tanti e diversi discriminati, emarginati per censo, persesso, per etnia, vogliamo dedicare un messaggio lanciatoda Fabrizio De Andr tanti anni fa che sembrano ieri, anzi

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  • oggi. Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostrocoraggio, se la paura di guardare vi ha fatto chinare il men-to, se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento, anche sevoi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti. E se vi sietedetti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno ar-resteranno qualche studente, convinti che fosse un gioco acui avremmo giocato poco, provate pure a credevi assoltisiete lo stesso coinvolti. Anche se avete chiuso le vostre por-te sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano ilsedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi,anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate. Ese nei vostri quartieri tutto rimasto come ieri, senza le bar-ricate, senza feriti, senza granate, se avete preso per buonele "verit" della televisione, anche se allora vi siete assoltisiete lo stesso coinvolti. E se credente ora che tutto sia comeprima perch avete votato ancora la sicurezza, la disciplina,convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo anco-ra alle vostre porte e grideremo ancora pi forte, per quantovoi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quantovoi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

    II ppootteerrii ddeell lloo SSttaattoo,, ll eevveerrssiioonnee ee ggll iisscceennaarrii ffuuttuurrii ppoossssiibbii ll ii ee iimmppoossssiibbii ll iidi Luigi Napolitano (marzo 2011)La nostra costituzione attribuisce al Parlamento il potere le-gislativo, ossia il potere di legiferare per le materie espres-samente indicate nel secondo comma dellarticolo 117, alPotere Giudiziario, inteso come il complesso degli organidellautorit giudiziaria, ossia i magistrati, quello di risolve-re le controversie di natura civile, penale e amministrativanel rispetto del contraddittorio delle parti, della trasparen-za del procedimento e motivando la decisione. Va da s chetale ultima funzione si realizza mediante lapplicazione del-le norme che il primo potere ha emanato. La stessa costitu-zione sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignit socialee sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di con-

  • dizioni personali e sociali e lobbligatoriet dellazione pe-nale da parte del pubblico ministero. Aggiungo che la colpe-volezza di una persona accertata solo con la conclusionedel terzo grado di giudizio. Un precedente del mancato ri-spetto di queste basilari regole, si pu ritrovare, nella nostrastoria e prima dellapprovazione della Costituzione vigente,nel tentativo di alcuni coraggiosissimi giudici del Tribunaledi Torino di non applicare, interpretandole in bonam par-tem, ossia a favore di coloro che furono costretti a subirle,le norme relative ai limiti di propriet immobiliare e di atti-vit industriale e commerciale destinate ai soli cittadini ita-liani di razza ebraica. La storia nota e fin con la fuoriusci-ta di quei magistrati dai ranghi di appartenenza e con la lo-ro collocazione nelle fila dei partigiani che, con le forze al-leate, sconfissero il nazifascismo. Crea un notevole sconcer-to sentir oggi affermazioni, rilasciate anche da esponentidel governo, rispetto ad un presunto atteggiamento eversi-vo della magistratura che nellesercizio delle sue funzioniindaga, in un pi ampio contesto, anche il Presidente delConsiglio dei Ministri e viene accusata di voler sovvertire ilvoto popolare che, dunque, pi che lesercizio di un dirittodemocratico costituirebbe un limite allapplicazione dellaCostituzione. Siffatte affermazioni fanno intendere, infatti,quale sia il concetto di Stato e quanto ne rispettino le istitu-zioni alcune delle persone deputate a rappresentarlo. Ancorpi sconcertanti appaiono le opinioni di coloro che, dichia-randosi terzi rispetto alle opposte fazioni politiche circa glieventi giudiziari citati, accusano i paladini della rivoluzionesessuale di ergersi a sacerdoti della virt e i custodi dei va-lori tradizionali di trasformarsi in cantori di costumi rilas-sati evidenziando un rovesciamento dei ruoli. Uninterpre-tazione siffatta degli eventi sposta il piano del discorso po-nendolo in una real-t diversa da quella che il paese sta vi-vendo. Realt di cui i telespettatori che seguissero solo la re-te principale della televisione pubblica avrebbero unideaancor pi remota. In un paese dove la spettacolarizzazionee la personalizzazione non avessero preso il sopravvento

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  • sulle idee, di-storcendo il significato stesso del termine po-litica che indica larte di governare, dove non si vie-ne elettiper volont dei capi dei partiti ma per volont del popolo,sicuramente il Presidente del Consiglio, trovandosi nella si-tuazione del nostro, avrebbe fatto un passo indietro al finedi con-sentire la formazione di un nuovo governo rispettosodelle regole, capace di condurre un civile confronto con leopposizioni e di porre in essere provvedimenti utili agli in-teressi sociali, bonificando il clima dagli asfissianti integra-lismi che realizzano solo sterili e violenti scontri. Poich an-ni di questo sistema politico ci hanno dimostrato cheuneventualit del genere non sembra realizzabile, pur diuscire da una situazione di stallo che pu solo ulteriormen-te danneggiare il sistema Italia penso che saremo costrettiad accettare uninnaturale alleanza che veda schierate insie-me le forze che non si riconoscono in questa compagine go-vernativa, il cui scopo dovrebbe essere quello di promulgareuna legge che elimini il conflitto di interessi e di realizzarealcune chiare riforme in materia elettorale, fiscale, di infor-mazione al fine di realizzare finalmente un sistema compiu-tamente bipolare ma che dia voce anche a parti rilevanti dielettorato non in linea con gli schieramenti maggiori.

    IIttaa ll iiaannoo aa cchhii??di Sandro Ridolfi (aprile 2011)Si festeggiano i 150 anni dellUnit dItalia. A restare freddidi fronte a questo evento mediatico si rischia di passareper leghisti. Entusiasmarsi al canto dellInno di Mameli eallo sventolare del tricolore si rischia di passare per fasci-sti. Tra le due, decisamente la prima! Infondo, a parte lesceneggiate populistiche dei leader iper-romanizzati e lastupidit bovina delle ronde padane, il federalismo regio-nale e la difesa del ruolo fondamentale svolto dai Comuniin una democrazia partecipata trovano fondamento pro-prio nella nostra Costituzione antifascista e repubblicana.Il progetto europeo, evoluto dalla Comunit Economicadella fondazione degli anni 60, allUnione Politica degli

  • anni 80-90, prefigurava un percorso di progressiva disso-luzione degli Stati nazionali per realizzare ununione dipopoli, molto pi numerosi degli esistenti Stati unitari ofederali, fondata sul riconoscimento delle innumerevolipeculiarit regionali e sul ruolo di democrazia diretta svol-to dalle autonomie comunali. Quel progetto straordinaria-mente innovativo e persino antagonista a quelli sino ad al-lora realizzati con le forzate unificazioni stanzialmentemilitari (paradigmatica quella degli Stati Uniti del nordAmerica), stato travolto dallinfatuazione della globaliz-zazione dei mercati e ci avvenuto proprio durante lapresidenza italiana della Commissione Europea di Prodi.Limpreparata (e sotto questo aspetto, insensata) improv-visa apertura ai nuovi Stati delloriente europeo, non avevainfatti pi lo scopo di arricchire la grande poliedricit delvecchio continente europeo, ma quello di aprire non gia nuovi mercati, bens da nuovi mercati, dacch lunicamercanzia che transitata attraverso le nuove frontiereaperte stata la mano dopera a basso costo, sia in formafisica, con limportazione delle masse di badanti e di ma-novalanza per ledilizia o lindustria, sia in forma di merciprodotte in quei paesi, molto meno costosi, in stabilimentiopportunamente delocalizzati dalle industrie dellocciden-te dEuropa. Questa considerazione ci riporta, per singola-re specularit, alla vicenda dellunione anzituttomilitare,poi politica e amministrativa della penisola italiana. Nel1860 un migliaio di giovani tra lentusiasta e il fanatico, in-filtrati da agenti piemontesi, presero il mare dalla Liguriaverso la Sicilia strada facendo armati dallo stesso Regnopiemontese e silenziosamente, ma attentamente protettidalla potente marina inglese. Sbarcarono in mille sullapunta ovest della Sicilia e dopo averla attraversata sino alcapo opposto e avere poi risalito la Calabria e la Campania,giunsero ancora in poche migliaia a Napoli, dove affronta-rono lultima battaglia per la disfatta del regno di Napoli.Vinta questa battaglia, pochi giorni dopo tocc a loro ar-rendersi e deporre docilmente le armi ai piedi dellassai

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  • pi forte esercito piemontese, che nel frattempo era disce-so dal nord sino ai confini della Campania proprio per as-sicurarsi il bottino dellavventura garibaldina. Garibaldiaveva percorso un intero regno, combattendo e vincendobattaglie campali e conquistando citt e alla fine avevasconfitto e cacciato lultimo re borbone. Ma Garibaldi nullasapeva e nulla aveva mai voluto sapere e comprendere del-le realt economiche, sociali e culturali di quei territori, an-zi di quei popoli. Nobili, latifondisti, borghesi, mafiosi ocamorristi da una parte e servi, cafoni (contadini), pesca-tori e operai delle industrie meccaniche napoletane dallal-tra, e i rapporti economici, sociali e culturali che li contrap-ponevano, non avevano avuto alcun interesse per il libe-ratore; quegli argomenti non erano parte del suo progettoche aveva, come ebbe, un solo obiettivo: spodestare un reper sostituirlo con un altro. Il regno di Napoli era statoconquistato dal regno del Piemonte e la sua annessioneagli altri territori conquistati dallesercito piemontese ave-va dato vita a un aggregato geografico e politico pi gran-de, chiamato Italia, anzi Regno dItalia. Per i popoli di que-gli Stati conquistati e annessi non era cambiato nulla, so-prattutto non erano cambiati i rapporti e i sistemi di domi-nio. Scrisse Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: tuttoera stato cambiato perch nulla venisse cambiato. Qual-cuno inorridir nel leggere le parole che seguono, ma oc-correr dirle: se non vi sono informazioni certe sui rappor-ti che intercorsero tra Garibaldi e la mafia siciliana durantelattraversamento dellIsola, invece certo che lEroe deidue Mondi si compromise con la camorra napoletana perottenere il controllo della citt e soldati freschi per lul-tima battaglia del Volturno. In quel tempo a Napoli ceraanche Mazzini. Se c stato un eroe positivo in quelle vi-cende, paradossalmente, fu proprio lultimo re borbone,Francesco II detto Franceschiello, che mostr lintelligen-za di accettare la fine di unepoca, quella del suo regno, eabbandon Napoli senza combattere per evitare al suopopolo un tragico bagno di sangue oramai inutile. Il mer-

  • cato del sud era stato aperto alle nascenti economie in-dustriali del nord. Scriveva Gramsci nel 1920: Lo stato ita-liano stato una dittatura feroce che ha messo a ferro efuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando,seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariatitentarono d'infamare col marchio di briganti. Sono passa-ti 150 anni e il senso e lo scopo di quella conquista an-cora lo stesso: importare manodopera compromettendosicon la criminalit organizzata locale. Unultima considera-zione. La penisola italiana stata bens terra di conquistapraticamente da parte di tutti gli imperi o regni o bandecorsare provenienti dalle coste del mediterraneo e dallol-tre Alpi, ma proprio per questo stata la fucina delle pigrandi, uniche, produzioni artistiche, scientifiche e cultu-rali dellintero bacino del mediterraneo e dellEuropa con-tinentale. Chiusa nei confini del piccolo regno sabaudolItalia stata marginalizzata dagli sviluppi della fine otto-cento e dellintero novecento; diventata a sua volta, perquasi un secolo, il serbatoio di mano dopera a basso co-sto dellEuropa e dellAmerica. Ora si sta rifacendo a spesedei nuovi aggregati pi poveri dellest europeo e del nordAfrica. Per i comunisti che riconoscono nel Mondo interoununica patria abitata da un unico popolo c ben poco dafesteggiare.

    LLaa vvoolloonntt ddeeii ppooppooll ii fifilloo ccoonndduuttttoorreeddeellllaa ppooll iitt iiccaadi Luigi Napolitano (aprile 2011)Limmobilismo nel quale il mondo sembrava precipitato aseguito della crisi economica che lattanaglia sembrava, fi-no a poche settimane fa, caratterizzato ideologicamentesolo da un improbabile scontro tra i seguaci dellIslam e glioccidentali. Sono bastati una serie di eventi imprevedibilie sembra passato un secolo da quando era il gossip a det-tare i tempi della nostra politica e lunica preoccupazionedei media il passaggio da un gruppo parlamentare allaltrodi questo o quel deputato, assurto per qualche momento

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  • alla ribalta nazionale. Ho individuato negli eventi di cuiparler una volont popolare che a mio modo di vedere de-ve essere il filo conduttore della politica, il cui compito, at-traverso lesercizio dellattivit di governo deve essere ilbene degli amministrati. Lanelito di libert ed il desideriodei popoli che abitano la sponda africana del Mediterra-neo, che si sono diffusi attraverso i nuovi canali di comu-nicazione telematica, hanno dimostrato quanto infondatefossero le paure di uno scontro tra religioni, evocate daisoliti disfattisti che, in maniera miope, non hanno saputocogliere i sentimenti di quelle genti che con espressionesintetica, ma molto incisiva, sono stati definiti come gli au-tori della rivoluzione Pane e Libert. E se, grazie alla pre-senza di istituzioni pi o meno forti, in Tunisia e sopratutto in Egitto, dove lesercito si rifiutato di sparare sullafolla, si potuto realizzare un cambiamento dei regimi cheper tanti, troppi anni, hanno tenuto in uno stato di suddi-tanza e povert i popoli di quei paesi, sotto gli occhi ditutti il dramma che sta vivendo la Libia. Qui, infatti, il dit-tatore che da anni gestisce il potere, preoccupato solo dise stesso e dei suoi interessi, non ha esitato a scatenareuna guerra civile, bombardando le citt che gli si sono ri-voltate contro, seminando morte e terrore. Non ho simpa-tia per quel regime, ma neanche ritengo giusti interventi dialtre nazioni a sostegno di una delle parti che si contendonoil potere e, di fatto, costituiscono una limitazione alla auto-determinazione. A tacere della considerazione che i modellidemocratici, come dimostrano lIraq e lAfghanistan, nonsono esportabili con la forza delle armi e che, spesso, dietroquesto nobile sentimento, non manifestato in circostanzeanaloghe, si nascondono interessi neanche troppo velati. Al-tres nella volont popolare va individuato un mutato atteg-giamento di molti governi, a partire dal nostro, verso lener-gia nucleare a seguito del disastro ambientale provocatodalla centrale nucleare colpita dal terremoto che ha funesta-to il Giappone. Valga per tutti quello del governo tedescoche, in questo frangente, ha assunto una posizione di gran-

  • de prudenza, per certi versi addirittura revisionista versoquesta fonte energetica non controllabile e incapace di evi-tare scorie, che lascia ai posteri elementi di inquinamentodi cui non si conoscono le potenzialit negative. Non essen-do possibile, tuttavia, dalloggi al domani rinunciare allamaggiore fonte di produzione dellenergia, auspicabileche il mondo della scienza e le autorit internazionali sap-piano indirizzare nel miglior modo possibile le scelte neces-sarie. Mi preme, infine, dar risalto al sentimento di apparte-nenza manifestatosi con il successo che il popolo ha attri-buito ai festeggiamenti per i nostri primi 150 anni come Na-zione, ricca di differenze, talvolta profonde, ma unita. Lebandiere tricolori e linno dItalia intesi non come segno diappartenenza ad una parte politica ma ad un popolo riccodi storia artistica, politica, culturale, sembrano manifestarela consapevolezza di se stesso ed il bisogno di una classepolitica alla sua altezza.

    IInn NNoommee ddeell PPooppoolloo II ttaall iiaannooIIll ccoonncceett ttoo ddeell llaavvoorroo ee llaa sseenntteennzzaaTThhyysssseenndi Luigi Napolitano (maggio 2011)Il concetto del lavoro ha subito una profonda mutazione nelcorso dei secoli. Considerato dalla Bibbia una condanna, acoloro che lo praticavano, nel mondo antico, veniva riserva-to addirittura un ruolo di subordine. La sua importanza so-ciale e il principio che loperosit sia una dimensione impor-tante per la realizzazione dellessere umano si sono impostimolto lentamente. Solo recentemente si sviluppata una ve-ra e propria etica del lavoro, fino alla sua individuazionequale motore della crescita economica e del benessere so-ciale. La nostra Costituzione pone il lavoro a fondamentodella Repubblica (art.1), lo riconosce come diritto di tutti icittadini (art.4), delinea il nostro sistema in senso spiccata-mente sociale e solidaristico (artt. 35-40) finalizzandolo nonsolo allarricchimento individuale ma anche alla crescita delbe-nessere comune nel rispetto delle regole (art. 41). E par-

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  • tendo da questo contesto che va letta la sentenza emessadalla Corte dAssise di Torino per il rogo della Thyssen che,riconoscendo la validit dellimpianto accusatorio, ha affer-mato il principio che sono gli imprenditori i responsabilidella sicurezza dei luoghi di lavoro e riconosciuto colpevolidi omicidio volontario, con dolo eventuale, i vertici manage-riali dellazienda. Il dolo eventuale si caratterizza per il fattoche levento illecito non costituisce lobiettivo che perseguelautore dellazione o dellomissione e, tuttavia, lo stesso ac-cadimento viene preveduto come conseguenza possibiledella condotta posta in essere. Lelemento caratterizzantedi tale figura giuridica, sotto il profilo psicologico, laccet-tazione del rischio da parte dellagente. Rispetto alle prece-denti pronunciate per eventi simili, questo lelemento dinovit introdotto dalla sentenza, che cancella definitiva-mente la locuzione morti bianche per definire il fenomenodelle morti sul lavoro, dove luso dellaggettivo bianco allu-de allassenza di una mano direttamente responsabile del-lincidente. Non credo che una sentenza di condanna possaessere letta come una vittoria di una parte e far gioire alcu-no, ma pu sicuramente significare molto per la sicurezzae la salute dei lavoratori. Non possibile, infatti, considera-re la morte sui luoghi del lavoro un inevitabile tributo da pa-gare sullaltare dellarricchimento, del profitto sempre e co-munque an-che a costo di risparmiare sui sistemi di sicurez-za o il frutto di un cinico capriccio di un Dio cattivo. La sen-tenza Thyssen deve essere letta non in chiave punitiva macome un deterrente nei confronti di quegli imprenditori chepensano di poter aggirare le norme in tema di sicurezza edun incentivo per i sindacati che devono pretendere la messain sicurezza delle produzioni e dei luoghi di lavoro, la mes-sa a disposizione delle protezioni necessarie, listituzionedei presdi sanitari e delle visite mediche specialistiche. Ealtres auspicabile che possano finalmente ridursi i dram-matici numeri delle statistiche che dicono che tre persone,ogni giorno, uscite per esercitare un diritto fondamentalenon tornano a casa, privando del loro affetto i propri cari,

  • vittime anche loro di una tragedia tanto pi grave quantoculturalmente ac-cettata. Statistiche sicuramente sottosti-mate, in quanto non tengono conto di quei lavoratori nean-che registrati come tali e di quei lavoratori vittime di inci-denti stradali causati dalla stanchezza della guida o del la-voro precedente, dallesposizione ad agenti cancerogeni etossici che quasi mai, o a grande fatica, si riesce a dimostra-re essere la causa della morte. In relazione alla sentenza ap-paiono anomali i commenti dei politici. Positivi quelli delMi-nistro del Lavoro e del Presidente della regione Piemonteche, pur appartenendo allo schieramento governativo il cuicompito principale di questi giorni sembra essere la demo-nizzazione, se non la criminalizzazione dei Magistrati e chein un recente passato ha edulcorato, non poco, il DecretoLegislativo in materia di sicurezza sul lavoro del GovernoProdi. Decreto non poco avversato dallallora Presidentedella Confindustria, oggi considerato come possibile