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1 Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Apollinare” in Forlì collegato con la Facoltà Teologica dell’EmiliaRomagna CORSO DI TEOLOGIA MORALE FONDAMENTALE Palazzi D. Marcello Anno 2010-2011 PERSONALISMO GLI ANNI '30 E' soprattutto a partire dalla prima metà di questo secolo, che si andata via delineando la corrente di pensiero personalista. Rilevante, infatti il tentativo che alcuni gruppi e movimenti cattolici fecero in questi anni, fermentando il laicato, cercando una via praticabile tra le ideologie apparente mente esclusive del capitalismo e del socialismo. "I maggiori esponenti dell'indirizzo sono pensatori francesi (E. Mounier, G. Marcel, M. Nedoncelle, per certi aspetti J. Maritain, pi— avanti nella stagione anche P. Ricoeur), italiani (A. Carlini, L. Stefanini, L. Pareyson) e tedeschi (P. L. Landsberg, M. Scheler, per certi aspetti R. Guardini)". Come fenomeno storico, il personalismo nasce in Francia con E. Mounier e la rivista da lui fondata "Esprit", quale risposta da dare alla grande crisi mondiale intorno agli anni '30. Il primo numero di "Esprit" dell'ottobre '32 ed un messaggio di dissenso e di liberazione che derivava da una proposta di soluzione alla evidente crisi di cultura e di civiltà, che era alla base dell'allora tracollo economico e dello smarrimento politico. Il nuovo messaggio di "Esprit" la persona, ed attorno ad essa si profila il nuovo tipo di socialità, individuata nella "comunità di persone", da raggiungersi attraverso una diffusa "rivoluzione personalistica e comunitaria". Nelle prime pagine di "Le personnalisme", Mounier si richiama a C. Renouvier come a colui che usò per primo il termine personalismo. Nel 1903, infatti questo autore, pubblicava un saggio dal titolo: "Le personnalisme". Di entrambi gli autori, fa notare Rigobello, si deve ricordare il rifiuto di una metafisica di tipo classico ed anche l'estraneit… agli ambienti accademici. Un'altro autore influenzato da questa concezione William James, il quale la introdusse nella filosofia nordamericana, determinando la nascita in essa di un movimento personalista, organizzato intorno alla rivista "The Personalist"(1919). "...Nel bene e nel male, l'eredità alla quale nel successivo cinquantennio la coscienza europea si alimentata, affonda le sue radici nello "spirito degli anni '30". Furono infatti questi gli anni della "caduta delle grandi illusioni illuministiche e scientifiche sulla linearità e consequenzialità del processo che la guerra 1914-1918 aveva determinato, si traduceva nel piano sociale in una perdita di fiducia nelle capacità dell'uomo di guidare e orientare il proprio destino, e dunque nel tentativo di cercare altrove un più sicuro punto di riferimento. Nascevano cos¨, quasi contemporaneamente, gli anti-personalismi ed i personalismi". E anche se "non possiamo dire che il secolo XX sia il secolo della persona, possiamo comunque dire che la filosofia del XX secolo indica come, pur con tutte le sue difficoltà di definizione teoretica, la persona rappresenti il punto di riferimento essenziale, senza di cui la spinta che porta alla centralità del soggetto destinata a disperdersi, come di fatto si dispersa, nelle più valide ed impensate direzioni". Rigobello continua la sua analisi affermando che: "la filosofia dei primi decenni del dopoguerra ha efficacemente espresso questa linea di pensiero personalistico e comunitario anche al di fuori dell'ambito dei

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Istituto  Superiore  di  Scienze  Religiose  

“S.  Apollinare”  in  Forlì  

collegato  con  la  Facoltà  Teologica  dell’Emilia-­‐Romagna  

CORSO DI TEOLOGIA MORALE FONDAMENTALE Palazzi D. Marcello

Anno 2010-2011 PERSONALISMO GLI ANNI '30 E' soprattutto a partire dalla prima metà di questo secolo, che si andata via delineando la corrente di pensiero personalista. Rilevante, �Š infatti il tentativo che alcuni gruppi e movimenti cattolici fecero in questi anni, fermentando il laicato, cercando una via praticabile tra le ideologie apparente mente esclusive del capitalismo e del socialismo. "I maggiori esponenti dell'indirizzo sono pensatori francesi (E. Mounier, G. Marcel, M. Nedoncelle, per certi aspetti J. Maritain, pi— avanti nella stagione anche P. Ricoeur), italiani (A. Carlini, L. Stefanini, L. Pareyson) e tedeschi (P. L. Landsberg, M. Scheler, per certi aspetti R. Guardini)". Come fenomeno storico, il personalismo nasce in Francia con E. Mounier e la rivista da lui fondata "Esprit", quale risposta da dare alla grande crisi mondiale intorno agli anni '30. Il primo numero di "Esprit" �Š dell'ottobre '32 ed �Š un messaggio di dissenso e di liberazione che derivava da una proposta di soluzione alla evidente crisi di cultura e di civiltà, che era alla base dell'allora tracollo economico e dello smarrimento politico. Il nuovo messaggio di "Esprit" �Š la persona, ed attorno ad essa si profila il nuovo tipo di socialità, individuata nella "comunità di persone", da raggiungersi attraverso una diffusa "rivoluzione personalistica e comunitaria". Nelle prime pagine di "Le personnalisme", Mounier si richiama a C. Renouvier come a colui che usò per primo il termine personalismo. Nel 1903, infatti questo autore, pubblicava un saggio dal titolo: "Le personnalisme". Di entrambi gli autori, fa notare Rigobello, si deve ricordare il rifiuto di una metafisica di tipo classico ed anche l'estraneit… agli ambienti accademici. Un'altro autore influenzato da questa concezione �Š William James, il quale la introdusse nella filosofia nordamericana, determinando la nascita in essa di un movimento personalista, organizzato intorno alla rivista "The Personalist"(1919). "...Nel bene e nel male, l'eredità alla quale nel successivo cinquantennio la coscienza europea si �Š alimentata, affonda le sue radici nello "spirito degli anni '30". Furono infatti questi gli anni della "caduta delle grandi illusioni illuministiche e scientifiche sulla linearità e consequenzialità del processo che la guerra 1914-1918 aveva determinato, si traduceva nel piano sociale in una perdita di fiducia nelle capacità dell'uomo di guidare e orientare il proprio destino, e dunque nel tentativo di cercare altrove un più sicuro punto di riferimento. Nascevano cos¨, quasi contemporaneamente, gli anti-personalismi ed i personalismi". E anche se "non possiamo dire che il secolo XX sia il secolo della persona, possiamo comunque dire che la filosofia del XX secolo indica come, pur con tutte le sue difficoltà di definizione teoretica, la persona rappresenti il punto di riferimento essenziale, senza di cui la spinta che porta alla centralità del soggetto destinata a disperdersi, come di fatto si dispersa, nelle più valide ed impensate direzioni". Rigobello continua la sua analisi affermando che: "la filosofia dei primi decenni del dopoguerra ha efficacemente espresso questa linea di pensiero personalistico e comunitario anche al di fuori dell'ambito dei

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teorici dell'impegno personalistico quali Maritain e Mounier; basti pensare a Marcel (...). La posizione si ritrova pure in Bloch". Ma fra i vari tentativi di dare una risposta personalista all'evolvere delle situazioni, il personalismo comunitario la più coerente ed organica formulazione negli anni '30, una corrente di pensiero che attraversa tutta la cultura europea del novecento. Ma l'aggettivo "comunitario", aggiunto al termine personalismo, fa riferimento alla stagione di pensiero che si svolse nel ventennio 1930-50 e i cui punti rispettivamente iniziale e terminale potrebbero essere considerati il primo numero della rivista di Mounier, "Esprit"(1932) e "L'uomo e lo stato"(1951) di J. Maritain. Tutto ciò scaturisce anche come risposta cristiana alle sfide degli anni '30: in ambito istituzionale, economico, sociale e spirituale. "Ciò che alla fine, fa apparire più simili fra loro questi vari e pur diversi personalismi �Š la discriminante rappresentata, in negativo, dalle filosofie e dai movimenti storici, negatori dell'uomo. Di fronte all'emergere dei totalitarismi, Mounier e La Pira, la Weil e Bonhoefer, Maritain e Capograssi finiscono per trovarsi tutti dalla stessa parte, dalla parte dove si difende l'uomo". Possiamo allora constatare, che il personalismo �Š scaturito soprattutto come reazione agli errori dell'individualismo, insieme ad all'affermazione della concezione totalitaria della societ…, a tutto questo viene opposta l'idea della sovranità della persona umana impegnata nella società. In definitiva con la parola personalismo, si pu• indicare una filosofia che fa della persona il suo centro teoretico, oppure anche indicare una filosofia ove la persona trova un suo riconoscimento teoretico ed etico di grande rilievo. Abbiamo, nel primo caso, un personalismo in senso stretto, nel quale il discorso filosofico inizia come chiarimento dell'esperienza originaria-personale, mentre per il personalismo in senso lato, l'inizio del filosofare �Š un discorso intorno all'essere. La prospettiva di Mounier in Francia e di L. Stefanini in Italia appartengono al primo tipo di personalismo, mentre la dottrina di Maritain e quella di M. F. Sciacca alla seconda accezione. Tutta questa produzione culturale, troverà la sua espressione pi— alta ed anche la sua legittimazione soltanto alle soglie del Concilio Vaticano II. E' proprio in questo Concilio e soprattutto nella costituzione GS., che sono presenti tracce profonde di questa ispirazione personalista, fatta propria dalla Chiesa, anche per merito di alcuni Padri e collaboratori conciliari, che di essa si erano nutriti. Afferma J.D. Durand: "tracce della presenza del personalismo si trovano almeno in tre direzioni: nella evoluzione dei cristiani e della chiesa, nella costruzione dell'Europa e nell'organizzazione dello stato. Maritain �Š certamente uno di coloro che hanno consentito e preparato l'indirizzo del Vaticano II. (...) D'altronde l'influenza ed il prestigio di uomini legati al personalismo come i cardinali H. De Lubac e J. Danilou, i padri M. D. Chenu e Y. Congar, sono stati decisivi per la trasformazione della mentalità religiosa e per l'affermazione di una spiritualit… che in nome del personalismo comunitario ha fatto molto per sostituire la vecchia nozione individualista della preghiera con quella dell'impegno generoso". H E R B E R T D O M S In campo teologico determinante, anche se per diverso tempo non accolto con favore, il contributo che H. Doms ha introdotto circa l'impostazione personalista in campo matrimoniale e familiare. E' per mezzo del concetto personalista, che i due aspetti tradizionali del matrimonio: 1) la comunità basata sulla differenza dei sessi e ordinata alla procreazione; 2) il matrimonio in quanto comunione spirituale di vita e di amore; non sono più sovrapposti, ma intimamente legati fra loro.

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"Questo autore, prima di farsi prete e di ottenere il titolo di dottore in filosofia e in teologia, si era specializzato in biologia. S. Alberto Magno, il più versato in scienze naturali tra gli scolastici, era stato il primo ad affermare che l'atto coniugale �Š più un atto personale che un atto di natura. Le conoscenze biologiche condussero ugualmente Doms, che dopo tanti secoli rivalutava l'apporto di quel Santo, a capire che la sessualità umana differisce talmente da quella degli animali che, per le persone umane, il fine biologico non può essere considerato come il fine principale. Per lui l'atto coniugale, per il suo stesso significato intrinseco, �Š essenzialmente sempre l'espressione di una unione interpersonale nell'amore. La finalità biologica non può essere la prima". Doms, il più significativo rappresentante del nuovo corso, iniziatore discusso e censurato dell'orientamento personalista all'interno della teologia morale cattolica, introduce nel mondo teologico questa concezione con la sua opera del 1935. Come espressamente indica il titolo stesso dell'opera, egli distingue tra significato e fine del matrimonio. Il significato ciò che primo nell'intenzione dell'uomo e della donna: non perché‚ più degno, ma perchè emerge prima alla coscienza dei coniugi. Il progresso della conoscenza biologica delinea molto chiaramente la differenza tra la sessualità umana e quella degli animali circa l'attrazione sessuale, in questi ultimi delimitata solo in alcuni periodi fecondi e peraltro solo in funzione della procreazione. Pertanto non si può più parlare, al livello dell'uomo, di un legame naturale-biologico tra ogni atto sessuale individuale e la procreazione, alla luce dell'odierna antropologia la quale afferma che la sessualità umana non solo svolge una funzione procreatrice, ma anche relazionale. Con questa angolatura personalista egli comprese che l'atto coniugale, �Š anzitutto un'espressione specifica dell'unione d'amore dei coniugi, un'incarnazione dell'amore coniugale. Senz'altro la visione personalista di Doms chiarisce, molto meglio della impostazione tradizionale, il significato profondo dei rapporti sessuali anche nei matrimoni sterili, durante la gravidanza, dopo la menopausa ed in definitiva anche in tutti quelli non necessari alla procreazione. E' evidente, allora, che questa nuova veduta rende superflua l'argomentazione circa il fine primario ed il fine secondario, in quanto tutti i rapporti sessuali sono nella loro essenza atti di amore coniugale di cui il figlio sarà il frutto naturale. L'accoglienza dell'opera di Doms da parte dei teologi, non fu in generale favorevole. "Tuttavia le vedute di Doms ispirarono direttamente N. Rocholl e B. Krempel. Contro la nuova tendenza, Pio XII proclamò con particolare insistenza l'ordine gerarchico e la connessione dei fini primario e secondario del matrimonio. Il primo aprile 1944, il Sant'Uffizio si pronunciò in favore della concezione antica". Pio XII, nell'Allocuzione alle ostetriche del 29/10/1951, aveva accennato alle nuove teorie sul matrimonio imperniate sui "valori della persona", giudicandole severamente. Egli aveva detto : "I valori della persona e la necessità di rispettarli �Š un tema che da due decenni occupa sempre più gli scrittori. In molte loro elucubrazioni anche l'atto specificamente sessuale ha il suo posto assegnato per farlo servire alla persona dei coniugi. Il senso proprio e più profondo dell'esercizio del diritto coniugale dovrebbe consistere in ciò che l'unione dei corpi l'espressione e l'attuazione dell'unione personale e affettiva(...). Se da questo dono reciproco dei coniugi sorge una vita nuova, essa non �Š il risultato che essa resta al di fuori o al massimo come nella periferia dei "valori della persona"; risultato che non si nega, ma non si vuole che sia come al centro dei rapporti coniugali(...). Qui si tratta di una grave inversione dell'ordine dei valori e dei fini posti dallo stesso Creatore. Ci troviamo dinanzi alla propagazione di un complesso di idee e di affetti, direttamente opposti alla chiarezza, alla profondità e alla serietà del pensiero cristiano".

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Le nuove teorie a cui PIO XII allude, come sopra accennato, avevano trovato la loro formulazione più completa in H. Doms. "Quest'autore, pur non spingendosi alle esagerazioni di altri, partendo da una analisi fenomenologica dell'esperienza vissuta dell'amore coniugale, scriveva che il senso obiettivo, il fine prossimo del matrimonio l'unità a due degli sposi, il loro reciproco perfezionamento, mentre la prole il fine remoto, o meglio, il frutto del matrimonio". Queste opinioni di Doms e di altri autori furono respinte dal Sant'Uffizio col Decreto del 29 marzo-1 aprile 1944. Veniva posto questo quesito: "Si può ammettere l'opinione di alcuni recenti scrittori, i quali negano che il fine primario del matrimonio la generazione e l'educazione della prole, o insegnano che i fini secondari non sono essenzialmente subordinati al fine primario, ma sono ugualmente principali ed indipendenti?". La risposta, negativa, affermava che il fine primario del matrimonio, nelle "elucubrazioni" di questi autori era descritto come: perfezione personale e completamento dei coniugi mediante la piena comunione di vita e azione; mutuo amore e mutua unione dei coniugi da favorire e perfezionare mediante il dono psichico e fisico della propria persona. Si lamentava inoltre, il travisamento si significato di alcune parole in uso nei documenti della Chiesa; poi aggiungeva che "questo nuovo modo di pensare e di parlare �Š fatto per favorire errori ed incertezze". "Quali erano gli "errori e le incertezze" che il Sant'Uffizio temeva che fossero favoriti da queste nuove idee sul senso e sul fine del matrimonio? L'errore principale consisteva nel non ammettere, se non a parole, che il fine primario del matrimonio era la procreazione e l'educazione della prole, cioè nel togliere alla prole la sua funzione regolatrice preponderante nella moralità del matrimonio e dei rapporti coniugali e nell'affidare, invece, tale funzione al raggiungimento dell'unità a due: ciò che poteva indurre qualcuno a giustificare pratiche onaniste o l'uso di strumenti e mezzi anticoncezionali, quando ciò fosse richiesto dalla necessità di alimentare l'amore coniugale. Ma c'erano altri errori che il Sant'Uffizio temeva: per esempio, l'eccessiva esaltazione della sessualità nel matrimonio e del momento sessuale nell'unità a due dei coniugi". Ambigua, in Doms, l'argomentazione che sottolinea come il figlio concorra al perfezionamento personale dei coniugi. Questa linea, se per un lato suggerisce un significato "personale" e non solo "biologico" della generazione, presenta il grave inconveniente di insinuare l'idea che il figlio sia un complemento dei genitori. Egli afferma infatti che "lo schiudersi dei figli, in ragione del loro rapporto ontologico con l'unità a due dei genitori, anche una felicità per questi ultimi. Mettendosi al servizio della procreazione e della educazione dei figli, i genitori realizzano dunque necessariamente, in virtù della loro unità coniugale, il complemento delle loro persone. In questo senso il figlio necessariamente un mezzo in rapporto alla perfezione dei genitori, e questo il fine. Ma, da un'altro punto di vista, il matrimonio �Š ordinato alla procreazione e, ulteriormente all'educazione dei figli. Biologicamente a questo che tende...". Applicando così quel modello antropologico che immagina il processo dell'esistenza umana come processo di "completamento della persona", o anche della realizzazione di Doms, rischia di considerare il figlio e il matrimonio stesso, non come un dono ed un compito attraverso i quali spendere la propria vita, ma come strumenti in funzione del "proprio sviluppo" e del "proprio compimento". Questa visione deviante, �Š peraltro molto diffusa nella cultura moderna, così incline all'individualismo ed al tentativo "di salvare la propria vita" nella logica mondana denunciata da Gesù. Molti anni più tardi, Doms, ribadirà il suo intento circa la rivalutazione dell'unione coniugale, troppo a lungo sbilanciata sul versante della procreazione e dell'educazione della prole.

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Ed eliminando ogni equivoco, circa il suo intento "equilibratrice", così definisce il matrimonio: "E' sempre un totale, reciproco mettersi a disposizione di due persone, sessualmente diverse, in vista di una comunione vitale fino alla morte, legato dal diritto reciproco all'atto di unione che attua totalmente ambedue le persone l'una per l'altra. Ciò non significa solo che, per una considerazione generale, la "procreatio et educatio prolis" �Š, come tale, fine immanente del matrimonio, ma anche che "l'intima formazione reciproca degli sposi, il tenace impegno di portarsi reciprocamente alla completezza", �Š pure un fine immanente del matrimonio". Ed in un altro brano dello stesso contributo, afferma "che la reciproca relazione dei sessi, la quale, assieme alle diverse disposizioni corporali, abilita e globalmente anche impegna uomo e donna, da una parte ad un reciproco personale completamento dell'intera persona, dall'altra alla procreazione e all'educazione della prole". L'USO DELLA CONCEZIONE PERSONALISTICA IN TEOLOGIA MORALE La visione personalista, che il Concilio ha consacrato, e come sopra ricordato inaugurata da Doms, stata difesa e sostenuta, nel corso degli ultimi anni, da un numero sempre crescente di moralisti. Finalmente viene sottolineato come la dignità etica della generazione non sia dedotta dalla "natura" dell'atto singolo, ma dall'idea di matrimonio come rapporto personale complessivo. Nell'uso della concezione personalista in teologia morale, si deve peraltro constatare la presenza di diversità, non solo nelle conclusioni in cui le diverse tendenze giungono, ed anche nel modo stesso di concepire la persona e il personalismo. Causa di ciò appare la fondamentale differenza dialettica che si pone a livello dell'antropologia sottostante alle diverse teorie personalistiche. In uno studio approfondito, Bresciani A. ha messo in parallelo due casi emblematici nel diverso uso del personalismo: quello di Kosnik A. e quello di Wojtyla K.. Egli afferma che "se da una parte �Š necessario il personalismo in teologia morale sessuale ed �Š ben fondata la possibilità del suo uso, dall'altra parte �Š necessario che venga superato un personalismo soggettivistico, che chiude la persona su se stessa anziché aprirla alla relazione con l'altro. (...)L'analisi del personalismo condotta in gran parte con l'aiuto della psicologia ci ha portato a distinguere nettamente due diversi tipi di personalismo e a scoprire le origini di tale distinzione. Uno divide la persona in quanto la mette in conflitto insanabile con se stessa. E' questo un personalismo che, mentre esige che la persona sia in relazione, chiude la persona in se stessa. L'altro tipo di personalismo, certo pi— esigente e impegnativo, cerca di mantenere l'unit… della persona e quindi di rendere possibile una relazione intima e reale con l'altro. Questi due tipi di personalismo si manifestano in modo pi— evidente nelle loro conclusioni quando vengono applicati al problema della contraccezione, e all'uso della sessualità genitale in generale. (...)Giustamente, sottolinea Ratzinger, tra essi esiste un abisso antropologico, che proprio in quanto tale �Š un abisso morale". Nella visione di Kosnik, riportata della pubblicazione "La sessualità umana", il compito primario del soggetto �Š quello di dare attuazione all'aspetto unitivo, per cui qualsiasi altra dimensione può essere responsabilmente ordinata in vista della primarietà dell'aspetto unitivo. Ne consegue che quando la sessualità favorisce una maggiore unit… di coppia o sia in grado di approfondire il rapporto interpersonale, anche omosessuale, l'attuazione genitale di essa giudicata

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possibile. In altri termini si pu• dire, che in questa linea personalistica, l'attuazione sessuale genitale esige che l'attenzione venga rivolta prevalentemente verso il compito di creare unione tra i partners. La sessualità afferma Kosnik, �Š una intelligente trovata di Dio, per stimolare gli uomini ad uscire continuamente da se stessi e relazionarsi agli altri. Egli rigettando giustamente l'opinione secondo la quale non esiste un contenuto oggettivo circa la condotta sessuale, e quindi non accettando questa opinione perchè riduce la moralità all'unica motivazione dell'amore, ribadisce che un personalismo individualista e puramente soggettivo non valgono per un comportamento sessuale retto. Come soluzione a questo e affinchè l'individuo non rimanga un soggetto isolato ma si apra alla relazione, alla comunione, all'incontro interpersonale con l'altro, deve servirsi della propria corporalità Il nostro modo di conoscere e di rapportarci alla realtà �Š legato alla corporalità e precede il momento razionale. In base a questa visione, essendo la soggettività incarnata in un corpo di sesso maschile o femminile, l'incontro interpersonale fra due persone, si può verificare tanto nel rapporto omosessuale quanto in quello eterosessuale. Ma come afferma il Prof. Domenico Capone al termine della sua analisi sintetica circa questa posizione, "non basta il relazionarsi secondo questa "logica del corpo" per uscire dal personalismo soggettivo individualistico e approdare a norme di comportamento sessuale oggettivo. Il disegno di Dio non consiste in questa "intelligente trovata di Dio", per stimolare gli uomini a uscire continuamente da se stessi e relazionarsi agli altri così¨". "Se il personalismo preferisce sottolineare l'aspetto relazionale e intenzionale del comportamento morale dell'uomo, e quindi porta ad una maggiore attenzione alla soggettività non può dimenticare che, se non si vuole finire nel soggettivismo, la relazione non deve fondarsi solamente sull'autenticità soggettiva del vissuto distogliendosi dagli elementi oggettivi dell'attività dall'oggetto d'azione e dall'atto stesso. Il divenire dell'uomo non può essere obbiettivizzato unicamente sulla base della coscienza, ma sul fondamento dell'uomo in quanto essere cosciente e libero. Rilevante in questo campo, il contributo che K. Wojtyla ha apportato circa il personalismo. E' "di grande interesse l'analisi del suo modo di introdurre il personalismo in morale sessuale, non tanto perchè venga dalla GS, quanto perchè in qualche misura ha portato alla GS e poi perchè nei successivi interventi ha sempre sostenuto il personalismo della GS". K. Wojtyla nella sua opera "Amore e responsabilità, morale sessuale e vita interpersonale", critica ogni forma di utilitarismo che riduce inevitabilmente la persona ad un oggetto di godimento, sovvertendo il principio personalista. L'utilitarismo in tutte le sue forme, direttamente in contrasto con l'esigenza di mettere la persona in primo piano e come principio assolutamente universale di ogni morale. Con questa impostazione, la persona non sta più al primo posto nell'ordine dei valori, ma �Š subordinata alla sua utilità rispetto al piacere e alla capacità di produrre emozioni piacevoli. Di qui l'esigenza del rispetto e della non strumentalizzazione del bene oggettivo primario che �Š la persona umana, ciò impone di liberare la condotta da ogni carattere utilitario, mettendo alla base l'amore, perché solo esso esclude l'utilizzazione di una persona da parte di un'altra. Wojtyla, indica chiaramente che l'attuazione sessuale genitale, all'interno della coppia matrimoniale ha un importante significato unitivo: "gli atti sessuali hanno un significato specifico, perchè condizionano in modo particolare lo sviluppo dell'amore fra l'uomo e la donna"; ma devono tener conto, per poterci essere unione di persone nel matrimonio, "della conformità dei rapporti coniugali alle esigenze oggettive della norma personalistica. Infatti "escludendo determinatamente dai loro rapporti la possibilità di procreazione, l'uomo e la donna li fanno inevitabilmente slittare verso il solo godimento sessuale. Il godimento diventa il contenuto dell'atto, mentre dovrebbe esserlo l'amore". Si manifesta così chiaramente, la divergenza con la posizione di Kosnik. "Mentre dal suo punto di vista personalistico Kosnik, vede la separabilità del significato unitivo dal significato

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procreativo all'interno del singolo atto genitale, Wojtyla vede come esigenza personalistica l'assoluta "inscindibilità dei due significati all'interno del singolo atto sessuale genitale, poichè "per principio l'amore e la procreazione sono indissolubili".