APPUNTI ECONOMIA AZIENDALE

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 ECONOMIA AZIENDALE DEFINIZIONE: l’economia aziendale è una scienza sociale ed economica che studia i principi, le leggi e le regole di funzionamento dell’azienda per elaborare le conoscenze e le teorie utili per la sua amministrazione. - SCOPO DI STUDIO: l’azienda, interpretata come un istituto del sistema sociale. Si analizzano le condizioni di esistenza del fenomeno aziendale e, quindi, le leggi delle condizioni di tendenziale equilibrio, le diverse manifestazioni di vita, dalla nascita dell’istituto sino alla sua cessazione. - ORIGINI: anni venti, Gino Zappa - l’economia aziendale: “la scienza che studia le co ndizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende, la scienza ossia dell’amministrazione economica delle aziende”. PRINCIPALI PROCESSI AMMINISTRAZIONE AZIENDALE - L’ORGANIZZAZIONE: l’individuazione, la predisposizione e il coordinamento delle risorse umane e tecniche che devono essere impiegate per lo svolgimento dell’attività in coerenza con gli obiettivi aziendali. - LA GESTIONE: l’insieme delle operazioni direttamente riconducibili all’attuazione delle decisioni organizzative. - LA RILEVAZIONE l’insieme degli strumenti di conoscenze di rappresentazione dei dati e delle informazioni connessi alla situazione economica, finanziaria patrimoniale attuale e prospettica dell’azienda. CONFRONTO ECONOM IA AZIENDALE – ECONOMIA POLITICA: - l’economia aziendale studia i fenomeni economici a livello di aziende singole o di classi particolari di aziende, elabora le conoscenze e le teorie economiche utili per la loro amministrazione - l’economia politica studia i fenomeni economici dei grandi aggregati regionali, nazionali ed internazionali, elabora le conoscenze e le teorie economiche utili per le decisioni di politica economica. UNITA’ ELEMENTARI DEL SISTEMA ECONOMICO - INDIVIDUI - AZIENDE Alla base del sistema economico vi è la relazione inversamente proporzionale tra i bisogni umani di natura illimitata e le risorse necessarie per il loro soddisfacimento, di natura limitata. L’ATTIVITA’ ECONOMICA E’ la soluzione per il soddisfacimento di tali bisogni. 1

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ECONOMIA AZIENDALE

DEFINIZIONE:

l’economia aziendale è una scienza sociale ed economica che studia i principi, le leggi e le regole di funzionamentodell’azienda per elaborare le conoscenze e le teorie utili per la sua amministrazione.

- SCOPO DI STUDIO: l’azienda, interpretata come un istituto del sistema sociale. Si analizzano le condizioni

di esistenza del fenomeno aziendale e, quindi, le leggi delle condizioni di tendenziale equilibrio, le diversemanifestazioni di vita, dalla nascita dell’istituto sino alla sua cessazione.

- ORIGINI: anni venti, Gino Zappa - l’economia aziendale: “la scienza che studia le condizioni di esistenza ele manifestazioni di vita delle aziende, la scienza ossia dell’amministrazione economica delle aziende”.

PRINCIPALI PROCESSI AMMINISTRAZIONE AZIENDALE

- L’ORGANIZZAZIONE:

l’individuazione, la predisposizione e il coordinamento delle risorse umane e tecniche che devono essereimpiegate per lo svolgimento dell’attività in coerenza con gli obiettivi aziendali.

- LA GESTIONE:

l’insieme delle operazioni direttamente riconducibili all’attuazione delle decisioni organizzative.

- LA RILEVAZIONE

l’insieme degli strumenti di conoscenze di rappresentazione dei dati e delle informazioni connessi allasituazione economica, finanziaria patrimoniale attuale e prospettica dell’azienda.

CONFRONTO ECONOMIA AZIENDALE – ECONOMIA POLITICA:

- l’economia aziendale studia i fenomeni economici a livello di aziende singole o di classi particolari diaziende, elabora le conoscenze e le teorie economiche utili per la loro amministrazione

- l’economia politica studia i fenomeni economici dei grandi aggregati regionali, nazionali ed internazionali,elabora le conoscenze e le teorie economiche utili per le decisioni di politica economica.

UNITA’ ELEMENTARI DEL SISTEMA ECONOMICO

- INDIVIDUI

- AZIENDE

Alla base del sistema economico vi è la relazione inversamente proporzionale tra i bisogni umani di natura illimitatae le risorse necessarie per il loro soddisfacimento, di natura limitata.

L’ATTIVITA’ ECONOMICA

E’ la soluzione per il soddisfacimento di tali bisogni.

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L’attività economica è finalizzata alla produzione di beni materiali e immateriali (prodotti – servizi) qualificatieconomici perché per ottenerli bisogna sostenere un costo-sacrificio.

L’attività economica non si esaurisce nella semplice produzione, perché ad essa deve seguire il consumo,funzionale al raggiungimento dello scopo prefissato.

GRUPPI ATTIVITA’ ECONOMICA

- FAMIGLIE

Aziende di consumo e patrimoniali finalizzate al soddisfacimento dei bisogni dei membri della famiglia

- IMPRESE

Aziende di produzione finalizzate alla remunerazione dei prestatori di lavoro e dei conferenti di capitale

- AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Aziende composte pubbliche finalizzate alla produzione ed al consumo di beni pubblici, alla produzione diremunerazione per i prestatori di lavoro

L’AZIENDA

DEFINIZIONE

Giannessi:

- l’azienda è una unità elementare del sistema economico generale dotata di vita propria e riflessa

- composta da un sistema di operazioni derivante dalla combinazione di vari fattori e dalla composizione diforze interne ed esterne

- realizza un’attività economica di produzione e consumo

- ha per fine il conseguimento dell’equilibrio economico perdurante nel tempo

- l’equilibrio economico è conseguito quando vi è una remunerazione adeguata dei fattori utilizzati, si ottieneun compenso al soggetto economico proporzionale ai risultati raggiunti ed in un intervallo di temposoddisfacente.

Riassumendo: l’azienda è un’organizzazione economica stabile di persone e risorse, che svolge una serie coordinatadi operazioni (produzione di beni e servizi) al fine di soddisfare le necessità umane. Realizza, nell’ambiente di cui è

 parte complementare ed in condizioni di autonomia ed economicità, un’attività economica consistente nel processodi produzione e distribuzione della ricchezza a favore del soggetto aziendale o di altre collettività di riferimento.

ELEMENTI DELL’AZIENDA

- PERSONE: individui disposti a fornire il capitale di rischio e i prestatori di lavoro

- RISORSE MATERIALI (fattori produttivi) – IMMATERIALI (conoscenze – esperienze – motivazioni)

- ORGANIZZAZIONE che combina questi elementi

L’uomo emerge come la componente più importante dell’istituto aziendale in quanto origina l’attività economica (i bisogni) e fornisce gli strumenti mediante i quali operare (lavoro, organizzazione ecc)

ANALISI OGGETTIVA

Concezione sistemica per lo studio dell’istituto aziendale2

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LA TEORIA DEI SISTEMI

Si definisce sistema l’insieme degli elementi, materiali ed immateriali, legati da un reciproco nesso direlazioni e tra loro coordinati e unitariamente integrati, per il raggiungimento di un obiettivo comune.

L’azienda è un sistema:

• Aperto: in continuo divenire con l’ambiente di cui è parte fondamentale

• Dinamico: caratterizzato da relazioni vitali tra gli elementi della struttura e da interazione con i sistemi

esterni• Complesso: per la molteplicità e la variabilità dei suoi elementi e delle loro relazioni

• Finalizzato al raggiungimento di determinati fini

• Probalistico: l’attività dell’azienda è sottoposta all’incertezza

• Instabile: non tende in modo autonomo a ripristinare un preesistente stato di equilibrio

• Cibernetico: istituito e retto dall’uomo per il raggiungimento di determinati fini

Bertini: l’azienda è un sistema sociale il cui unico scopo è il fine economico, i cui elementi sono sprovvisti da

legami volontaristici (vedi famiglia) ma sono legati dalle vicende economiche secondo il criterio di scambio, dalcorrispettivo che, a vario titolo, ricevono per la prestazione fornita.

L’azienda è equiparata a un sistema perché costituita da un insieme di sub sistemi (produzione, relazione azienda-ambiente, management, informazioni) che formano un tutto organico.

ANALISI SOGGETTIVA

Riguarda i soggetti che operano in azienda, viene definita manageriale, si occupa di coloro che prendono decisioni,attuano le linee strategiche precedentemente programmate, controllano la corrispondenza tra i risultati pianificati egli obiettivi conseguiti dall’azienda.

L’azione dei manager si fonda su:

- CRITERIO DI AUTONOMIA

Permette di adattare il sistema ai continui mutamenti delle condizioni sociali, politiche, economiche e

territoriali circostanti.

Concetto essenziale è la libertà di poter sempre agire secondo la convenienza aziendale senza esserecondizionati nelle scelte da interessi particolari di soggetti o istituzioni interessati e/o coinvolti nell’attivitàeconomica. Maggiore sarà il capitale di prestito (banche ecc) minore sarà l’autonomia decisionaledell’azienda di operare come da scopo economico pianificato.

E’ legato al concetto di equilibrio economico.

Autonomia non significa totale indipendenza da ogni vincolo, l’azienda ha una responsabilità sociale versol’ambiente, l’uomo e la società per trovare quell’equilibrio economico che favorisca la durata dell’azienda nel

tempo e la creazione della ricchezza necessaria allo sviluppo della stessa e dell’economia in generale.- CRITERIO-PRINCIPIO DI ECONOMICITA’

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E’ la convenienza delle scelte e delle operazioni dell’azienda considerata come sistema aperto e dinamico checonsidera la convenienza economica in tutte le fasi (dalla progettazione all’esecuzione) al fine di realizzarel’equilibrio economico stabile e duraturo. Per fare questo il manager deve operare avendo in mente sempreuna visione sistemica del’azienda, indispensabile per amministrare e governare ogni singolo elemento infunzione dell’unitarietà dello scopo economico.

I FATTORI AZIENDALI

FATTORI PRODUTTIVI

Costituiscono il DNA del sistema aziendale, definiscono e qualificano la struttura patrimoniale ed organizzativadell’azienda.

Secondo gli aziendalisti si identificano come fattori produttivi originari:

- LAVORO

- CAPITALE

Le risorse naturali vengono esaminate nell’ambito dello studio dell’economia classica, per l’economia aziendale

esse, se onerose sono considerate nell’ambito del capitale se gratuite, non intervengono nell’ambito della gestioneaziendale.

I fattori produttivi, per essere tali, devono rappresentare un costo per l’azienda.

L’UTILITA’ ECONOMICA

Ogni singolo fattore rappresenta per l’azienda un’utilità economica che deve essere correlata con la combinazione produttiva in cui è impiegato, tenendo conto della simultanea utilizzazione degli altri input di cui l’azienda si dota,oltre alle sue finalità tecniche ed economiche.

Un fattore produttivo rappresenta per l’azienda un mezzo (oggetto) di scambio nel momento in cui la sua utilitàeconomica, nell’ambito dell’azienda, viene efficacemente ceduta attraverso uno o più atti produttivi grazie allanecessaria combinazione con gli altri fattori, per consentire in un tempo predeterminato la remunerazione degli onerisostenuti per la sua acquisizione.

I fattori produttivi vengono suddivisi in classi, che possono combinarsi tra loro dando vita a diverse combinazionieconomiche. Il capitale può assumere diverse configurazioni:

- FATTORI PRODUTTIVI GENERICI:

quando il capitale è rappresentato da denaro o da altre disponibilità finanziarie.

- FATTORI PRODUTTIVI SPECIFICI

Quando il capitale è costituito da beni e servizi destinati alla produzione ed ottenuti sui mercati di scambiocedendo le disponibilità finanziarie.

In base alla utilizzabilità nel tempo

- FATTORI PRODUTTIVI AD UTILITA’ IMMEDIATA

Partecipano una sola volta all’attività produttiva, e vengono di solito utilizzati nel corso dell’anno finanziario

- FATTORI PRODUTTIVI AD UTILITA’ PLURIENNALE

Partecipano più volte all’attività produttiva, per più anni

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- FATTORI MATERIALI

Impianti – materie prime

- FATTORI IMMATERIALI

Marchi - servizi

IL LAVORO

Fattore originario e caratterizzato dal criterio di scambio – compenso per la prestazione lavorativa

- DIMENSIONE STATICA

 Numero dei dipendenti divisi per tipo di funzione o mansione svolta. Rappresenta una parte importante per identificare il processo funzionale di un’azienda e per capire e valutare i relativi andamenti, sono le persone adeterminare il funzionamento di un azienda, positivamente e negativamente, con le proprie competenze

 professionali, esperienze e motivazioni, in relazione alle risorse disponibili, al mercato e all’ambiente diriferimento.

- DIMENSIONE DINAMICA

Sistema di relazioni esprimenti l’assetto organizzativo aziendale

RISORSE INTANGIBILI

Condizioni interne (know how, motivazioni, qualità e struttura organizzativa) ed esterne (mercato e ambiente in cuisi opera), determinanti per il funzionamento dell’attività aziendale, i risultati da raggiungere e la continuità neltempo.

IL SISTEMA DELLE OPERAZIONI

O sistema operativo per il quale si intendono tutte quelle operazioni che le persone compiono sui fattori produttividurante la gestione dell’azienda stessa, legate tra loro da un rapporto di coordinazione in modo da formare unsistema che garantisca azioni indirizzate tutte al fine economico comune – creazione di profitto con la produzionecostante e continua nel tempo di ricchezza e/o valore.

- IL RAPPORTO DI COORDINAZIONE

o RELAZIONE TEMPORALE

Le operazioni vengono prima ipotizzate, poi pianificate e infine attuate.

o RELAZIONE SPAZIALE

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Contemporaneamente e in diversi reparti aziendali si svolgono operazioni, tutte finalizzate al coordinamentodei ruoli svolti dal personale, delle funzioni e servizi, in vista del risultato economico.

L’ORDINE AZIENDALE

Equivale alla disposizione economica più conveniente per l’istituto, quella volta al conseguimento di un equilibrioeconomico ed evolutivo che considera l’azienda come un fenomeno di tempo che dura se pervasa da uno statod’ordine, cioè la coordinazione di tutti gli elementi che compongono l’azienda e che concorrono alla sua attivitàeconomica, in modo da programmare ed impostare ogni decisione ed operazione ed evitare e prevenire qualsiasi

intervento che determini una situazione di caos.

- ORDINE SISTEMICO

Collegare il momento decisionale o cognitivo dell’azienda con il momento operativo nello spazio e nel temponel modo più funzionale possibile e secondo convenienza economica.

- ORDINE COMBINATORIO

Impiego dei singoli fattori della combinazione produttiva secondo particolari modalità quantitative -qualitative – spaziali – temporali

Una scelta non solo tecnica in merito al processo produttivo, ma che tenga conto anche di altre considerazioni,adottando politiche elastiche e non rigide in grado di adattarsi alle frequenti influenze esterne che impongonotempestive variazioni che si risolvono in provvedimenti di adattamento, o in interventi innovativi radicali.

- ORDINE DI COMPOSIZIONE

Armonizzazione delle forze interne ed esterne l’azienda, positive e negative. Un elemento in evoluzione per cui passa da una connotazione prettamente economica e statica ad una di carattere socio-ambientale incontinuo divenire.

Si distingue tra:

o un macroambiente – sistema politico-istituzionale, socio culturale, economico-generale oltre chefisico-naturale

o Un microambiente, costituito dagli altri operatori economici con cui l’azienda interagisce sulla base

degli scambi di mercato.

L’azienda è soggetta al manifestarsi continuo di forze che possono costituire, a seconda che siano favorevolio sfavorevoli, opportunità o vincoli posti all’attività aziendale. E’ pertanto necessario lo studio e l’analisidelle forze ambientali, non solo per il funzionamento, ma anche per la progettazione dell’azienda, per 

 proiettare nel medio e lungo periodo gli andamenti aziendali sulla base dei quali pianificare il processo produttivo e/o la produzione di servizi.

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LA CONVENIENZA ECONOMICA

Principale parametro di riferimento dell’ordine aziendale, ovvero scegliere una combinazione produttiva inconsiderazione non della singola utilità di ciascuno stimato individualmente, bensì in vista dell’economicità globaledel complesso operativo che, mediante il loro impiego, è possibile predisporre.

FINALITA’ DELL’AZIENDA

La finalità dell’azienda consiste nella creazione di ricchezza e nella creazione di valore per l’utilizzatore finale. Sirealizza attraverso l’impiego efficiente delle risorse disponibili, utilizzate nello svolgimento della funzione

 produttiva, distributiva e di consumo, per soddisfare in maniera efficace i bisogni e e le esigenze degli individui.

Scopo dell’azienda è quindi l’accrescimento del valore del bene o del servizio prodotto al fine d un suo collocamentonel mercato, tenendo conto dell’evoluzione costante dei bisogni umani.

Per raggiungere tale obiettivo l’azienda raggiungere, conservare e migliorare un equilibrio economico durevole ed

evolutivo, remunerare i fattori produttivi, raggiungere un risultato economico tale da ripagare il soggetto economicoe i prestatori di lavoro per l’opera svolta.

L’EQUILIBRIO ECONOMICO

Si raggiunge l’equilibrio economico quando i ricavi della gestione sono tali da coprire i costi della stessa e dalasciare un margine per un compenso “equo” al capitale di rischio.

I costi dei ricavi devono comprendere devono coprire anche i costi di rimpiazzo dei fattori produttivi, per assicurareil mantenimento della funzionalità dell’azienda nel tempo.

Quest’ultimo è uno dei tratti caratteristici che un’azienda deve possedere: continuità nel tempo ed attitudine adevolversi, adattandosi alle condizioni mutevoli esterne del mercato, dell’ambiente ed a quelle interne dicomportamento.

Si tratta dell’applicazione pratica del sistema degli ordini aziendali: sistemico – combinatorio – di composizione,condizione necessaria perché l’azienda possa raggiungere l’ordine economico.

 

CLASSIFICAZIONE AZIENDE

Lo studio dell’economia aziendale parte dal presupposto che tutte le aziende, anche quando appartenenti a settorieconomici differenti, perseguano la stessa finalità generale dell’equilibrio economico e attuino le medesime modalitàdi gestione ispirate ai criteri di sistematicità, economicità ed autonomia.

La classificazione delle aziende viene pertanto effettuata solo a riguardo degli aspetti tecnici e non economici.

La prima distinzione viene fatta fra: le aziende – le non aziende.

- CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE PER PARAMETRI:

o OGGETTO – DESTINAZIONE ATTIVITA’ PRODUTTIVA

o SOGGETTO GIURIDICO

o SCOPO

o DIMENSIONE

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CLASSIFICAZIONE PER OGGETTO ATTIVITA’

- AZIENDE DI EROGAZIONE O CONSUMO

 Non sono legate al mercato, ma erogano la propria produzione alla collettività, soddisfando direttamente i bisogni attraverso processi di erogazione e consumo di beni e servizi.

Distinguiamo:• aziende di consumo: famiglie, aziende erogatrici pubbliche (stato, regioni ecc)

• aziende di erogazione in senso stretto: enti morali di assistenza e beneficienza, enti non profit, altrienti volti al conseguimento di obiettivi sociali.

- AZIENDE DI PRODUZIONE - IMPRESE

Destinano la loro produzione di beni e servizi allo scambio con il mercato, attraverso la fissazione di un prezzo, soddisfano direttamente i bisogni umani tramite il processo di creazione della ricchezza.

Aziende di produzione originaria: aziende minerarie, agrarie, dove le attività aziendali sono volte adacquisire materie prime / beni, come offerti dalla natura.

• Aziende di produzione derivata

o Aziende industriali: trasformazione di materie prime per ottenere beni da destinare al consumo

o Aziende mercantili: distribuzione di beni al consumo

o Aziende di servizi: trasporti, telefoniche, assistenza tecnica

o Aziende finanziarie: bancarie, assicuratrici

- AZIENDE COMPOSTE

L’attività di produzione si intreccia variamente con quella erogativa (aziende agricole a conduzione familiare – aziende sanitarie locali – società miste di servizi pubblici)

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CLASSIFICAZIONE PER SOGGETTO GIURIDICO

A seconda del condizione giuridica del soggetto cha assume diritti e obblighi per la conduzione dell’azienda avremo:

- AZIENDE PUBBLICHE

Il soggetto è una persona giuridica pubblica o l’azienda offre un servizio di natura pubblica

- AZIENDE PRIVATE

o AZIENDE INDIVIDUALI

Il soggetto di diritto è una persona fisica, l’azienda è posta in essere da un unico individuo, titolare didiritti ed obblighi derivanti dall’esercizio dell’attività svolta, si identifica con:

L’IMPRENDITORE: colui che esercita professionalmente l’attività di impresa (art. 2082 c.c.)

o AZIENDE COLLETTIVE O SOCIETARIE

Hanno come soggetto giuridico più persone fisiche o una persona giuridica:

• Società di persone: il soggetto giuridico è rappresentato dai singoli soci, titolari di diritti eobblighi derivanti dall’attività aziendale (es. Snc, società in nome collettivo).

• Società di capitali: il soggetto giuridico è rappresentato dalla stessa società, che risulta titolaredi diritti e obblighi (Spa, società per azioni, Sapa, Società in accomandita per azioni, Srl,Società a responsabilità limitata, Coop, Società cooperative).

CLASSIFICAZIONE PER SCOPO- AZIENDE FOR PROFIT

Perseguono la finalità del profitto (il soggetto giuridico si appropria del guadagno dell’azienda) – aziende di produzione

- AZIENDE NON PROFIT

Il profitto non è destinato all’oggetto giuridico, ma è utilizzato per il miglioramento ed il potenziamentodell’attività dell’azienda. – aziende di consumo e di erogazione.

CLASSIFICAZIONE PER DIMENSIONE

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RACCOMANDAZIONE UE 2003/361/CE – 6 maggio 2003

Decreto Min.Att. Produttive 18 aprile 2005

- MICROIMPRESA

10 persone – fatturato o totale di bilancio annuo inferiore a due milioni di euro

- PICCOLA IMPRESA

50 persone – fatturato o totale di bilancio annuo inferiore a 10 milioni di euro

- MEDIA IMPRESA

250 persone – fatturato inferiore a 50 milioni di euro o totale di bilancio inferiore a 43 milioni di euro

LE FIGURE CENTRALI AZIENDALI

- IL SOGGETTO ECONOMICO

E’ la persona o il gruppo di persone che di fatto detengono il potere volitivo - di comando – in azienda,attraverso il quale determinano gli indirizzi di fondo della gestione, prendono le decisioni strategiche,

individuano gli obiettivi generali e le attività per realizzarli, per adeguare i mezzi limitati al soddisfacimentodei bisogni della collettività.

Il soggetto economico coincide con il governo dell’azienda ed è anche il soggetto nel cui prevalente interesseviene svolta l’attività economica

Il soggetto economico deve:

• Disporre del potere sufficiente per imporre la propria volontà

• Avere le competenze manageriali (programmazione – organizzazione – controllo - leadership)

Avere la volontà di governare l’aziendaIl soggetto economico è sempre individuabile in una persona fisica:

•  Nell’impresa individuale è il proprietario – l’imprenditore

•  Nelle società di persone o di capitali sono i soci

sempre che si abbia la volontà di governare, le competenze necessarie e nel caso di società lamaggioranza dei voti in assemblea

- IL SOGGETTO GIURIDICO

E’ la persona o il gruppo di persone o ente nel cui nome viene esercitata l’attività imprenditoriale e a cuifanno capo i diritti e gli obblighi che da questa attività derivano.

La determinazione di tale responsabilità dipende in primo luogo dalla forma giuridica che l’azienda ha prescelto.

Spesso le figure di soggetto economico e giuridico coincidono, è il caso delle aziende di piccola dimensione, edelle società di persone, dove titolari e soci hanno il diritto di governare l’azienda rispondendo con il proprio

 patrimonio personale con rischio patrimoniale illimitato. Nelle società di capitali si attua una spersonalizzazione della società stessa, che da vita ad un’entità giuridica

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con vita propria, distinta e separata dalle persone fisiche dei singoli soci, con responsabilità giuridica neiconfronti dei terzi per i diritti e gli obblighi scaturenti dalle attività della società medesima.

Il socio o azionista si assume il rischio economico, ma limitatamente alla quota di capitale che ha investitonell’attività, con esclusione del proprio patrimonio personale.

Si assiste ad una separazione tra soggetto economico di diritto e soggetto economico di fatto.

Questa separazione si concretizza nella figura dei manager, professionisti che, senza partecipare al capitale dirischio, né avere diretta responsabilità per le obbligazioni sociali, vedono delegarsi gran parte delle scelte

della gestione e potere decisionale, in pratica la proprietà trasferisce a terzi non proprietari il proprio diritto diesercitare il potere di controllo.

IL SOGGETTO ECONOMICO E LA CORPORATE GOVERNANCE

- LO STAKEHOLDER 

 Nell’ambito dell’ampliamento della sfera dei soggetti il cui interesse nell’azienda viene ritenuto prevalente, ilsoggetto economico deve tenere conto anche degli interessi degli stakeholders: individui che lavoranonell’impresa e per l’impresa a vari livelli di responsabilità e coinvolgimento che hanno interessi legittimi da

difendere e un qualche potere di condizionamento delle decisioni (possessori di quote del capitale non dicontrollo, dirigenti, dipendenti ecc. ovvero ogni soggetto diverso dagli azionisti e dai managers interessatoalle vicende aziendali che in qualche modo abbia un motivo per legittimare una qualsiasi relazione conl’istituto e che possa contribuire direttamente o indirettamente al perseguimento della sua missione.

Dall’esigenza di contemperare i diversi interessi coinvolti ci si pone obiettivo di un sistema di:

- CORPORATE GOVERNANCE

Governo economico della società di capitali che tenga conto e garantisca un equilibrio tra soggetti interni esoggetti esterni.

L’insieme di principi, istituzioni e meccanismi che regolano l’esercizio del potere di governo d’impresa(autorità), regolamentando i rapporti fra il soggetto economico e gli altri attori esterni ed interni rilevanti.

I modelli di governante sono differenti da nazione a nazione, gli obiettivi del legislatore sono comunquecomuni:

• Garantire il finanziamento delle iniziative d’impresa (convogliare il risparmio negli investimenti)

• Gestione efficace ed efficiente delle imprese

• Tutela del corretto funzionamento del sistema finanziario (tutela del risparmio)

• Massima soddisfazione degli interessi del soggetto economico: persone fisiche nei cui interessi prevalenti è gestita l’azienda

• Garanzia di un adeguato grado di soddisfazione degli altri stakeholder.

Distinguiamo diversi modelli di governo societario:

o PUBLIC COMPANY – PROPRIETA’ APERTA

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Tipico della realtà anglosassone, perfeziona la separazione tra proprietà e management

Aziende di grandi dimensioni con azionariato diffuso che determina un interesse di qualificazione delcapitale investito in tempi brevi (valore delle azioni – dividendo).

Il manager non ha punti di riferimento nella proprietà e svolge in proprio le funzioni di indirizzostrategico. Il suo operato è valutato in base al valore della società sul mercato (indicatori di borsa).

In questo modello si riscontra la piena indipendenza finanziaria.

o MODELLO CONSOCIATIVO – PROPRIETA’ RISTRETTA

Diffuso nei paesi europei ed in Giappone.

Caratterizzato dalla concentrazione della proprietà azionaria nelle mani di un gruppo ristretto diazionisti stabili, nessuno in posizione di assoluta preminenza sugli altri; dalla presenza delle banche edegli investitori istituzionali nella vita delle società di capitali che influisce nella gestione dei

 problemi e delle decisioni.

In queste società è necessario trovare un equilibrio fra gli interessi degli azionisti di maggioranza,

degli azionisti minori e dei finanziatori.I manager hanno un elevata professionalità e svolgono un ruolo significativo, operando, a differenzadel modello public company, con più tranquillità, attuando politiche di investimento a medio e lungotermine.

La presenza di finanziatori istituzionali, solitamente banche, garantisce tranquillità sul pianofinanziario.

L’azione di controllo è interna alla società.

o MODELLO PADRONALE – PROPRIETA’ CHIUSA

E’ il modello italiano, che potremo definire misto.

La separazione tra proprietà e management è ridotta. La proprietà è tendenzialmente concentrata, unruolo importante è svolto dalle grandi famiglie, dai gruppi aziendali, dallo Stato. La maggior partedelle società è controllata da altre società o da holding.

Caratteristiche:

Il proprietario è azionista, imprenditore, manager operativo

Scarso peso o assenza di azionisti di minoranza nel management

Aziende non scalabili

Valore rappresentato dal risultato economico distribuibile

Potenziale finanziario scarso – autofinanziamento – indebitamento

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CORPORATE GOVERNANCE NEI PAESI EUROPEI

Un buon sistema di corporate governante deve dividere l’attività di gestione dall’attività di controllo, vigilanza esupervisione.

Le varie legislazioni europee affidano tale compito a diversi soggetti idonei, indipendenti ed autonomi incaricati dieffettuare:

- Un controllo di legalità

- Un controllo di merito

- Un controllo di idoneità

Oltre alle funzioni di controllo troviamo l’assetto istituzionale, composto dalle funzioni volitive (poteri diComando) e le funzioni di gestione.

Si tratta del livello direttivo – amministrativo, di solito composto dall’assemblea degli azionisti, da un organoamministrativo e da un organo di controllo.

Troviamo diversi sistemi:

- SISTEMA TRADIZIONALE

Dettato dall’attuale ordinamento italiano. E’ composto da:

o Assemblea degli azionisti: assemblea dei proprietari delle azioni. Costituisce l’organo volitivo a cui

risulta giuridicamente attribuito il potere di comando.

o Consiglio di amministrazione: a cui si demanda il potere di gestione della società.

o Collegio sindacale: organo di controllo della società. I componenti (soci o no) sono nominati

dall’assemblea degli azionisti.

 Nella società per azioni l’affidamento dell’amministrazione, deciso dall’assemblea degli azionisti, si puòattribuire agli stessi soci che possono autonomamente amministrarsi, sia a soggetti terzi non soci.

- SISTEMA DUALISTICO

Previsto dall’ordinamento tedesco.

o Assemblea degli azionisti: con minori competenze rispetto alla formula italiana.

o Consiglio di sorveglianza: con funzioni di controllo non contabile e funzioni decisionali di livellostrategico.

o Consiglio di gestione: organo amministrativo a cui spetta esclusivamente la gestione dell’azienda. La

sua nomina spetta al Consiglio di sorveglianza.

Il controllo contabile è affidato a un soggetto esterno a ciò specializzato (revisore contabile o società direvisione).

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- SISTEMA MONISTICO

Paesi anglosassoni.

o Assemblea degli azionisti: mantiene le attribuzioni tradizionali (organo volitivo di comando).

o Consiglio di amministrazione: ha competenza esclusiva della gestione aziendale.

o Comitato per il controllo della gestione: con compiti di controllo, di legalità e di corretta

amministrazione. I suoi componenti sono scelti tra i membri del Consiglio di amministrazione edassumono la duplice veste gestionale e di controllo della gestione stessa.

Il controllo contabile è affidato a un soggetto esterno a ciò specializzato.

L’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE

- DEFINIZIONE

Interrelazione fra i vari soggetti che interagiscono nelle attività aziendali

- STORIA

La prima forma di organizzazione è descritta nella bibbia: a Mosè viene suggerito che, per ridurre il carico dilavoro deve nominare un rappresentante ogni tot persone, in modo tale che a Mosè vengano sottoposte solo lequestioni più importanti. Prima forma di organizzazione gerarchica.

 

- SIGNIFICATI

o Processo attraverso il quale l’insieme di persone, che con il loro lavoro partecipano direttamente allo

sviluppo dell’attività dell’azienda, viene strutturato secondo principi di divisione del lavoro ecoordinamento, sicché tale insieme acquisisce una struttura e diventa un sistema.

o La funzione aziendale che svolge detto processo

o Il risultato di detto processo: in questo termine il termine organizzazione può essere considerato

sinonimo di azienda (in inglese appunto organization)

L’organizzazione aziendale si riferisce all’insieme delle attività che consentono di realizzare il coordinamento el’integrazione del lavoro all’interno dell’azienda tanto che, una buona o cattiva organizzazione dello stesso, siripercuote direttamente sul livello di efficienza ed efficacia che il sistema aziendale è in grado di raggiungere.

Da un punto di vista economico, l’organizzazione aziendale nasce proprio per effetto della divisione del lavoro che,se da un lato crea attività specializzate più produttive rispetto alle attività generali, dall’altro rende necessario un lorocoordinamento teso all’unità. In questa prospettiva il coordinamento è l’essenza dell’organizzazione e le varie

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soluzioni organizzative si differenziano per come lo realizzano.

Le scelte organizzative condizionano i rendimenti delle risorse impiegate in azienda, influenzando la capacità diraggiungere, mantenere e migliorare l’equilibrio economico e finanziario.

AZIENDE E MERCATO

CARATTERI ESSENZIALI AZIENDA

 Non tutte le organizzazioni produttive possono qualificarsi come aziende, per chiamarsi tali devono possederedeterminati caratteri:

- VISIONE SISTEMICA

Implica fondamentalmente l’integrazione di tutte le operazioni, poste in essere per realizzare gli obiettividell’organizzazione. Consente di comprendere l’importanza e la relatività di ogni comportamento.

- AUTONOMIA

Implica libertà di decisione a livello strategico e operativo, in assenza di pressioni da parte di gruppi di potereesterni.

- ECONOMICITA’

Implica la necessità che l’intera attività posta in essere dall’organizzazione produttiva sia permanentementeispirata alla logica dell’efficacia strategica e dell’efficienza operativa.

o EFFICACIA STRATEGICA

Capacità dell’organizzazione produttiva di destinare le risorse disponibili alla realizzazione degli

obiettivi vincenti – prodotti di mercato.

o EFFICACIA OPERATIVA

Capacità dell’organizzazione produttiva di realizzare tali produzioni ai dovuti livelli qualitativi, con ilminor dispendio di risorse disponibili.

Le strutture della pubblica amministrazione sono aziende? Pag. 5 lz. III.

GESTIONE DI UN AZIENDA

Ogni azienda si può considerare come un organismo che scambia risorse diverse con vari soggetti. Lavoro – salario.Materie prime e servizi – pagamenti ecc..

DEFINIZIONE

Si definisce gestione aziendale la funzione di guidare ogni giorno tutti questi interscambi, prendendodecisioni, al fine di conseguire il maggior utile possibile, compatibilmente con i vincoli esterni e la scarsitàdelle risorse.

Si può basare l’attività di gestione:

• Sul raggiungimento degli obiettivi aziendali – management by objectives

• Sul controllo dei costi e dei prezzi – management by figures

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• Sugli impegni di spesa – management by appropriation

• Una combinazione di tutti

- ATTIVITA’ DELLA GESTIONE AZIENDALE

o PRODUZIONE PER IL MERCATO

Complesso di azioni coordinate che consentono la trasformazione dei fattori produttivi acquistati in prodotti da collocare sui mercati di sbocco a prezzi rimuneratori.

Tutto dipende dall’ambiente esterno e dai vincoli posti dal medesimo, variabili sulle quali basare gliobiettivi dell’azienda.

o COMPORTAMENTO AZIENDALE

Deriva dall’interazione tra risorse umane e tecnologie ed è rivolto al raggiungimento degli obiettivi ealla produzione di risultati.

- VARIABILI GESTIONE AZIENDALE

La gestione industriale è in funzione:

• Delle variabili ambientali.

• Delle variabili di contesto:

o Variabili umane – caratteristiche delle persone del sistema organizzativo – qualificazione,

atteggiamenti, motivazione.

o Variabili sociali – relazioni interpersonali all’interno del sistema organizzativo.

o Variabili tecniche – tecnologie.

o Variabili organizzative:

Struttura organizzativa

Sistemi

Stile di leadership

Tutte queste variabili vincolano la combinazione di fattori produttivi per il raggiungimento dellaconvenienza.

La vendita dei prodotti così ottenuti per il tramite della combinazione produttiva, pone l’impresa a contattocon i mercati di collocamento (o di sbocco).

Su tali mercati l’offerta dell’impresa si confronta con la domanda degli utilizzatori, ultimando con leoperazioni di acquisto – vendita l’iter del ciclo produttivo.

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I FATTORI PRODUTTIVI

La distinzione è fondata sull’attitudine che hanno i singoli fattori ad essere utilizzati una o più volte.

- FATTORI A FECONDITA’ RIPETUTA

Possono essere utilizzati per ripetuti cicli produttivi.

Terreni – edifici – impianti – macchine – attrezzi ecc..

Possono anche non avere alcuna esistenza corporea o materiale:

o diritti vari (di concessione ecc..)

o costi di impianto – sostenuti quando l’azienda si costituisce (spese legali, pubblicità) la cui utilità

economica si reitera nel tempo.

Hanno un ciclo vitale, segnato dalla durata economica di tali fattori, all’interno del quale i mezzi monetariinvestiti dovranno essere recuperati.

- FATTORI A FECONDITA’ SEMPLICE

Esauriscono la loro utilità in un unico ciclo produttivo

Materie prime e sussidiarie – combustibili ecc..

Questi fattori sono sempre materiali.

L’OBSOLESCENZA

È una condizione di natura economica nella quale possono trovarsi:

- Le strutture organizzative e operative dell’impresa, che diventano inidonee a consentire l’economicosvolgimento dell’attività produttiva

- I prodotti che l’azienda ha scelto di ottenere e vendere, allorché non possono essere più collocati in quantitàadeguate a prezzi rimuneratori.

Le cause principali sono:

- Il progresso tecnologico

- Imprese concorrenti in grado di offrire prodotti di qualità superiore al medesimo prezzo o anche inferiore, potendo produrre a costi unitari più contenuti

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Quando l’obsolescenza investe i prodotti l’azienda deve elaborare una nuova combinazione produttiva.

L’obsolescenza può anche colpire la conoscenza.

Questo gap tra conoscenza aziendale e progresso tecnologico è crescente e preoccupante, in quanto spesso rapido eimprevedibile, l’oscuramento della conoscenza tende ad essere irreversibile e deleterio. Non è possibile porvirimedio in tempi brevi, anche perché è difficile capire quali conoscenze sono svanite, in quale misura e comerimpiazzarle.

I MEZZI MONETARI (RISORSE)

Con l’acquisizione dei fattori produttivi la struttura del capitale dell’impresa diventa in parte economica.

Acquisiti i fattori produttivi essi devono essere combinati per ottenere le trasformazioni tecniche ed economichedalle quali derivano i prodotti e i servizi.

I mezzi monetari vengono utilizzati per acquisire i fattori produttivi. Tale uso di mezzi monetari viene denominato:costo di acquisto dei fattori produttivi.

Costo d’acquisto (Ci) = quantità del fattore (fi) per il suo prezzo (pi)

Dalla combinazione dei fattori produttivi si ottengono i beni e/o servizi oggetto dell’attività produttiva dell’azienda.

Il prodotto finito viene collocato sul mercato, da questa operazione si ottiene il ricavo di vendita: fase terminale del processo produttivo.

Ricavo (Ri) = quantità prodotto (Qi) per prezzo di vendita (Pi).Il ricavo costituisce nuovamente un mezzo monetario da utilizzare per le finalità dell’azienda.

Questa rotazione viene denominata circuito della produzione.

Dal ricavo di vendita dipendono i flussi di reddito.

IL REDDITO D’IMPRESA

È l’incremento o decremento che la ricchezza disponibile al’inizio di un periodo subisce per effetto dell’attività

 produttiva nel periodo considerato.IL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO

La differenza tra ricavi e costi tende ad assumere consistenza diversa a seconda di come si evolvono nel tempo i cicli

di vita di ciascuno dei differenti prodotti ottenuti e venduti all’impresa.

Fasi del ciclo di vita:

- fase di introduzione: caratterizzata da basi volumi di vendita e da elevati costi per il lancio del prodotto;

- fase di sviluppo: comporta una forte crescita delle vendite accanto a costi (di pubblicità) ancora elevati;

- fase di maturità: prevede un rallentamento del tasso di crescita delle vendite e una riduzione sostanziale deicosti per vendere il prodotto;

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- la fase di saturazione: si qualifica per un elevato livello di vendite, ma in leggera diminuzione, prevede costi più elevati per sostenere il prodotto;

- la fase di declino: comporta la riduzione dei volumi di vendita e dei costi, fino ad esaurimento della vita utiledel prodotto.

Pertanto, il contributo del prodotto alla formazione del reddito, dipende dalla fase del ciclo nel quale si trova.

Le aziende tendono perciò ad essere multi prodotto, il reddito complessivo si sviluppa per compensazione tra icontributi dei differenti prodotti nelle differenti fasi del loro ciclo vitale.

È importante progettare il prodotto prevedendo lo sviluppo del suo ciclo di vita, e ideando, se possibile, mezzi disostegno allo stesso (ad esempio assistenza tecnica post vendita), in grado di rendere il prodotto più competitivorispetto ai concorrenti.

IL CAPITALE DELL’IMPRESA

- LE RISORSE MONETARIE

Sono necessarie per acquistare i fattori produttivi ed avviare e rinnovare i cicli produttivi.

- I FINANZIAMENTI

Questi mezzi monetari possono rendersi disponibili per effetto di finanziamenti attinti da fonti esterne o per effetto del conseguimento dei ricavi al termine del ciclo di produzione.

Insieme fanno parte del complesso dei mezzi finanziari che ingloba: denaro, titoli, crediti ecc..

Questo complesso costituisce il capitale dell’impresa, conferito interamente dall’imprenditore e pertantochiamato anche capitale dell’imprenditore o più comunemente capitale proprio.

Si rappresenta indicando da un lato i “mezzi” da cui il capitale è composto e dall’altro le “fonti” da cui imezzi appaiono derivati.

I finanziamenti attinti possono essere costituiti da:

o CAPITALE DI PROPRIETA’ CONFERITO

Conferimenti in denaro da parte dell’unico proprietario nell’impresa individuale o dei socinell’impresa di società.

o CAPITALE A PRESTITO

Prestiti contratti nei confronti di terzi. Dove sussistono obblighi di restituzione a determinate

scadenze.

Il capitale di proprietà può essere conferito sia alla costituzione dell’azienda, sia in momenti successiviquando si manifesta la necessità. Ad esempio per finanziare più ampie combinazioni produttive ed accrescereil volume delle attività.

LA REMUNERAZIONE DEL CAPITALE PROPRIETA’ CONFERITO

Va di pari passo con l’andamento delle vicende produttive.Quando il flusso dei ricavi appare insufficiente a coprire i costi della gestione si ricorre al capitale a prestito, a

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remunerazione sicura, la cui entità viene fissata dalle condizioni contrattuali e prescinde dalla gestione positiva onegativa dell’impresa.

IL CAPITALE A RISCHIO

Il capitale di proprietà conferito viene definito a rischio per due motivi:- La sua rimunerazione, l’utile netto dell’impresa distribuito ai soci, è residuale, è l’ultima dopo che sono stati

retribuiti tutti gli altri fattori.

La sua rimunerazione è a rischio perché può esserci solo se l’azienda è in utile, può non esserci se è in perdita,in un caso come nell’altro, essa non ha limiti.

- La sua esistenza è a rischio, può scomparire se l’azienda fallisce e viene messa in liquidazione.

TIPOLOGIA DI IMPRESA DAL PUNTO DI VISTA DELL’APPORTO DEL CAPITALE DI RISCHIO

- A MATRICE FAMILIARE

Traggono da una singola famiglia tutti o la prevalenza dei fattori critici di produzione. Generalmente sonosottocapitalizzate.

- PUBLIC COMPANIES

Società con azionariato diffuso ed una separazione tra la funzione di proprietà del capitale di controllo equella direzionale.

Generalmente sono ben capitalizzate, vista la larga base di raccolta.

- A BARICENTRO BANCARIO

Traggono dalle banche non solo i finanziamenti, ma anche il capitale di rischio.

Sono ben capitalizzate

- COOPERATIVE

Tutti i lavoratori sono soci.

In genere sono poco capitalizzate.

- IMPRESE STATALI

Con azionista pubblico: enti pubblici, società pubbliche.

I FINANZIAMENTI ATTINTI

Oltre al denaro e titoli rappresentativi troviamo:

- CREDITI DI FINANZIAMENTO

Investimenti a rischio di mezzi monetari disponibili, che vengono prestati a terzi;

- CREDITI DI FUNZIONAMENTO

Obbligazioni o diritti derivanti da temporanee dilazioni nel regolamento monetario di qualsiasi tipo dioperazione, sostituiscono, seppure temporaneamente, uscite ed entrate di denaro, perciò hanno naturamonetaria.

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STRUTTURA DEL CAPITALE DI UN’IMPRESA IN FUNZIONAMENTO

ATTIVO:

- COMPONENTI FINANZIARI:

o Denaro e titoli rappresentativi

o Crediti di funzionamento

o Crediti di finanziamento

- COMPONENTI ECONOMICI

o Fattori produttivi

A fecondità ripetuta

A fecondità semplice

o Prodotti in lavorazioneo Prodotti finiti

PASSIVO:

- Debiti di finanziamento

- Debiti di funzionamento

- Capitale proprio all’inizio del periodo

- Reddito del periodo (utile)

DINAMICA REDDITUALE E FINANZIARIA

Varia a seconda che le operazioni che si compiono alimentino o meno l’attività definita caratteristica (o tipica),

attività volta a realizzare l’oggetto dell’impresa.

Va distinta dall’attività accessoria, attività strumentale (gestione patrimoniale) e complementare.

LA GESTIONE FINANZIARIA

È veicolare tanto per l’attività caratteristica che per quella accessoria, perché tutti i mezzi finanziari sono chiamati afinanziare l’attività nel suo complesso

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LA GESTIONE PATRIMONIALE

Riguarda solo le attività complementari all’attività d’impresa. È l’operazione di investimento di tutti i mezzimonetari disponibili.

FATTORI E PROCESSI PRODUTTIVI

Le diverse caratteristiche dei fattori produttivi e dei processi produttivi generano una vasta e differenziata gamma disituazioni.

I processi produttivi possono concludersi in un giorno, investimenti e recuperi anche nell’arco di poche ore (es.acquisti e vendite all’ingrosso).

Processi che richiedono anni per essere completati (es. costruire un immobile).

Occorrono tempi di recupero più lunghi per i fattori a fecondità ripetuta, ottenuti con i ricavi rinvenienti dalcollocamento dei prodotti realizzati col concorso di detti fattori.

Tempi più brevi per i fattori a fecondità semplice, il loro recupero è legato unicamente al ricavo di vendita del

 prodotto.

L’AUTOFINANZIAMENTO

IL FLUSSO DEI RICAVI

Produce la disponibilità di nuovi mezzi monetari corrispondenti alla nuova ricchezza (reddito positivo, utile)acquisita all’economia dell’impresa quando i prodotti vengono venduti a prezzi rimuneratori (il volume dei ricavisi mantiene superiore al volume dei costi per l’acquisizione dei fattori produttivi.

I mezzi monetari investiti e poi recuperati (nel breve e lungo periodo) rimangono disponibili per periodi più omeno lunghi di tempo, e comunque fino a che i fattori a fecondità ripetuta non avranno esaurito la loro utilitàeconomica e dovranno essere rimpiazzati (autofinanziamento da reintegro degli investimenti in fattori a feconditàripetuta).

- AUTOFINANZIAMENTO IN SENSO PROPRIO

Il solo risparmio degli utili netti, attuato in modo palese od occulto.

Definisce la misura del finanziamento interno prodotto dai redditi positivi (utili) che non sono stati prelevati

dagli aventi diritto (rimunerazione dei fattori produttivi) e sono rimasti inserviti nel complesso delle attivitàdell’impresa.

Si identifica non tanto nella misura degli utili risparmiati, quanto nel flusso degli utili conseguiti, parte deiquali possono riaffluire all’esterno per rimunerare il capitale di proprietà e parte possono essere mantenutiall’interno del sistema impresa.

 Nella misura in cui tale maggior ricchezza viene reinvestita, siamo di fronte ad un incremento di investimentiattuato con autofinanziamento.

- AUTOFINANZIAMENTO IN SENSO IMPROPRIO

Fa riferimento ai flussi finanziari interni prodotti dai ricavi, che ne sono la fonte, e non sol agli utili

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conseguiti.

Si riferisce a parti più ampie di tali flussi, che includono sia il capitale autogenerato, corrispondente allanuova ricchezza resa disponibile dalla gestione, sia il capitale rigenerato, corrispondente all’entità dei mezzimonetari a suo tempo investiti nell’acquisizione di fattori produttivi a fecondità ripetuta recuperati attraverso iricavi.

Il fenomeno dell’autofinanziamento è sempre di natura finanziaria e si riferisce al capitale di origine interna.

I termini proprio ed improprio designano differenti ampiezze del medesimo fenomeno: l’autofinanziamento è sempre propriamente denominato ed inteso fino a quando non si confonde con il finanziamento dei terzi.

È il procacciamento di mezzi finanziari, che l’impresa attua nell’ambito della sua produzione medesima.

ORIGINI DEL SISTEMA CONTABILE

Per sistema contabile intendiamo l’annotazione delle operazioni contabili di un’azienda, attuato fin dalla notte deitempi.

- LA PARTITA SEMPLICE

Fino al XV secolo tali fatti erano registrati con il metodo della partita semplice, una rubrica dove venivanoannotate di volta in volta le nuove operazioni, senza alcun collegamento fra una voce ed un’altra e nessuna

 possibilità di riscontro e controllo incrociato.

- LA PARTITA DOPPIA

FRATE LUCA PACIOLI 1494

Definisce per la prima volta, in termini sistematici, il metodo della partita doppia.

Questo metodo prevede che per ogni operazione siano eseguite due registrazioni, in due conti distinti, iopposte sezioni (dare ed avere), per importi complessivamente uguali, in modo tale che il totale dei valoriregistrati nelle due sezioni sia sempre uguale.

Il primo immediato vantaggio di tale metodo è la possibilità di riscontro ed autocontrollo.

Il secondo vantaggio è dato dal fatto che con una determinata struttura del piano dei conti (tabella contenentetutti i conti utilizzati da un’azienda per redigere la partita doppia), si può avere una visione continua edaggiornata della situazione economica e patrimoniale dell’azienda.

Le formule dare ed avere assegnate alle suddivisioni di una scheda di partitario sono puramente convenzionali(per non dire arbitrarie).

Fonti della contabilità moderna:

- CODICE CIVILE LIBRO V – IL BILANCIO

 Normativa di riferimento italiana.

- IV DIRETTIVA CEE 1978

Armonizzazione procedure in ambito CEE, recepite dall’art. 2423 CC.

FUNZIONI AZIENDALIIn azienda coesistono due funzioni fondamentali:

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- MERCANTILE O COMMERCIALE

Collega l’azienda con il mondo esterno e riguarda l’acquisto di materie prime (uscite) e la vendita di prodottio servizi (entrate).

- INDUSTRIALE O TECNICA

Sta all’interno dell’azienda e riguarda i processi di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti (oerogazione di servizi).

METODI GESTIONE CONTABILE

Da questa distinzione derivano due metodi di gestione contabile.

- CONTABILITA’ GENERALE

Registra tutti i fatti amministrativi intercorsi tra l’azienda e l’ambiente esterno.

I dati rilevati sono quelli accertati, sono sintetici e sono storici.La contabilità generale, in contrapposizione alla contabilità semplificata, è utilizzata per aziende con volumedi affari ridotto e/o ditte individuali. È la rilevazione e registrazione dei fatti esterni di gestione, tenuta con ilmetodo della partita doppia e secondo precise norme del Codice Civile.

- CONTABILITA’ INDUSTRIALE

Anche detta analitica, registra solo fatti di gestione interna.

I dati possono essere analitici, riclassificando costi e ricavi rilevati dalla contabilità generale, possono derivareda previsioni o essere predeterminati, sono attuali.

LA RILEVAZIONE CONTABILE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

È il metodo classico cosiddetto finanziario. Del tipo a partita semplice, è incentrato sulle entrate (incassi) e uscite(pagamenti).

Dato il carattere autorizzatorio del bilancio, nell’azienda privata è a consuntivo, è stato privilegiato il caratterefinanziario a discapito degli aspetti economici.

- L’ELEMENTO ECONOMICO

Manca la necessità di rilevare i costi, anche perché molte aziende pubbliche lavorano in mancanza diredditività, per assicurare servizi indispensabili alla popolazione.

La rilevazione dei costi avrebbe inoltre comportato un ulteriore aggravio di costi, per giungere al risultato cheil servizio prodotto comportava comunque una perdita in temi economici.

- L’ASPETTO PATRIMONIALE

 Non ha un grande peso nei bilanci pubblici.

- LA PARTITA DOPPIA

In epoca non recente (1869) si era tentato di introdurre nel bilancio statale metodi contabili ispirati alla partitadoppia. Questi tentativi furono abbandonati per la difficoltà di applicare la partita doppia alla complessità del

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sistema statale e per l’evidente impossibilità di trarre dal risultato economico una qualche indicazione utile.

- I DATI FINANZIARI

Hanno invece una rilevazione di origine e quantità certe, trattandosi di flussi monetari concreti e reali. Lasicurezza di questi dati risponde anche all’esigenza di conoscere in quale modo viene fatto uso del denaro

 pubblico.

CONTABILITA’ ECONOMICA AZIENDE PRIVATE

- IL PIANO DEI CONTI

Costituisce la base analitica su cui si costruisce il sistema contabile, imputando le singole scritturazioni,corrispondenti ciascuna ad un fatto gestionale.

o CONTI NUMERARI

Comprendono i dati relativi a denaro, valori ad esso assimilati, debiti e crediti.

o CONTI ECONOMICI

Accolgono valori relativi a costi, ricavi, capitale netto, ovvero le cause delle movimentazioninumerarie.

In funzione di ogni scritturazione i conti numerari e di conti economici possono registrare variazioni inaumento o variazioni in diminuzione.

o VARIAZIONI NUMERARIE

Esprimono movimentazioni di denaro o di titoli ad esso assimilabili, registrando:

il verificarsi di entrate/uscite di cassa o banca

l’insorgere o l’estinguersi di:

• un diritto a riscuotere denaro – CREDITO

• un diritto a pagare - DEBITO

o VARIAZIONI ECONOMICHE

Rappresentano la causa delle variazioni numerarie e possono riguardare costi e ricavi di diversanatura.

Ad ogni operazione di gestione corrisponde una duplice registrazione

REGOLA DEL FUNZIONAMENTO DEI CONTI

LA DOPPIA REGISTRAZIONE

- VN+ --------- >VE+

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- VN- --------- >VE-

 Nella partita doppia ogni fatto gestionale è costantemente rilevato sotto il duplice aspetto economico e patrimoniale,anche qualora non vi sia una manifestazione immediata di elementi finanziari.

Esempi:

Compro un oggetto – pago una somma – vado ad incrementare il patrimonio.

Vendo un prodotto – ottengo un introito monetario – e un decremento patrimoniale.

Arriva in magazzino un oggetto, la fattura relativa arriva a fine mese – rilevo un debito (la fattura) -e l’entrata dellamerce ad incrementare il patrimonio.

IL CICLO PRODUTTIVO

Perché possa essere implementata la partita doppia è perciò necessario che venga attivato un ciclo produttivo.

All’immissione preliminare dei fattori produttivi, segue una modificazione della realtà (prodotto, bene o servizio)con contestuale percezione di un prezzo (ricavo) da commisurarsi al costo.

L’INVENTARIO INIZIALE

La partita doppia viene applicata inizialmente, al momento dell’impianto dell’azienda, con la formazionedell’inventario iniziale.

I punti qualificanti sono la descrizione e la valorizzazione dei beni patrimoniali (materiali ed immateriali) ed irapporti con i terzi (crediti e debiti).

LO STATO PATRIMONIALE

L’inventario corrisponde allo stato patrimoniale che viene redatto per ogni esercizio.

L’inventario fisico consente, anno per anno, di allineare il contenuto dello stato patrimoniale con la realtà effettiva.Permette dinamicamente di conoscere, sino al termine dell’impresa, valori attivi e passivi ed il relativo saldo.

È alimentato, anno per anno, dal conto economico, ed in particolare dal risultato attivo o passivo del contoeconomico.

IL CONTO ECONOMICO

È la rappresentazione contabile dei crediti e dei debiti.

Il conto economico, anche denominato conto profitti e perdite, riassume i componenti positivi (profitti e ricavi) ed icomponenti negativi (perdite o costi) di ogni esercizio ed è la rappresentazione contabile dei ricavi e dei costi.

Conto economico e stato patrimoniale costituiscono i documenti contabili compilati ed approvati ad ogni esercizio.

La contabilità in partita doppia si realizza mediante la tenuta di scritture.

Il saldo del conto economico in ogni esercizio è uguale al saldo del conto patrimoniale, tenendo conto del principioche i valori provenienti dalla parte economica vanno ad influenzare i valori patrimoniali – in positivo se vienerealizzato un utile ovvero in negativo se viene conseguita una perdita.

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IL SISTEMA DEL PATRIMONIO E DEL RISULTATO ECONOMICO

Ogni fatto di gestione è esaminato:

- Nell’aspetto finanziario: relativamente alle variazioni intervenute nella cassa, nei crediti, nei debiti, nei ratei,

nei fondi rischi e oneri.Tale aspetto è detto originario, in quanto di immediata percezione.

- Nell’aspetto economico: relativamente alle variazioni intervenute nei costi, nei ricavi e nel patrimonio netto.

Tale aspetto è detto derivato, in quanto si coglie riclassificando le variazioni finanziarie che misuranovariazioni economiche.

Il sistema del patrimonio e del risultato economico è un insieme coordinato di scritture complesse con le quali sirilevano, nel duplice aspetto finanziario ed economico, i fatti di gestione allo scopo di determinare il redditod’esercizio e il patrimonio di funzionamento.

I conti che lo costituiscono sono:

- CONTI FINANZIARI

Sono accesi ai valori finanziari e accolgono in dare le variazioni finanziarie attive e in avere le variazionifinanziarie passive, e si classificano in:

o Conti accesi ai valori di cassa

o Conti accesi ai debiti e crediti

o Conti accesi ai ratei, ai fondi oneri futuri e ai fondi rischi

- CONTI ECONOMICI

Sono accesi ai valori economici di patrimonio netto e di reddito, accolgono in dare le variazioni economichenegative e in avere le variazioni economiche positive.

Si classificano in:

- Conti di patrimonio netto: accesi al patrimonio netto e alle sue parti ideali, accolgono le variazioni per nuovi apporti o per prelevamenti e per i risultati di gestione.

- Conti di reddito: accesi alle variazioni economiche (costi e ricavi) che incidono sulla formazione delrisultato economico di uno o più esercizi.

Si classificano in:

• Conti accesi alle variazioni economiche d’esercizio o conti economici d’esercizio:accolgono costi e ricavi (e loro rettifiche) derivanti dall’investimento e dal disinvestimento infattori produttivi d’esercizio.

Si classificano in:

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o Conti accesi ai componenti ordinari del reddito d’esercizio

o Conti accesi ai componenti straordinari del reddito d’esercizio

• Conti accesi ai valori pluriennali: accolgono i costi e le loro rettifiche derivantidall’investimento in fattori produttivi a medio – lungo ciclo di utilizzo (fabbricati, impianti,avviamento, ecc..).

• Conti accesi ai costi e ricavi sospesi: accolgono costi e ricavi già rilevati, ma di competenzadegli esercizi futuri, e pertanto da sospendere dai componenti di reddito dell’esercizio che si stachiudendo.

- CONTI PATRIMONIALI

I conti finanziari, i conti di patrimonio netto e i conti di reddito accesi ai costi pluriennali e ai costi e ricavisospesi sono detti conti patrimoniali.

I loro saldi affluiscono nel prospetto del patrimonio di funzionamento, o situazione patrimoniale.

- CONTI ECONOMICI D’ESERCIZIO

I conti di reddito accesi ai costi e ricavi d’esercizio ordinari o straordinari, sono detti conti  economici

d’esercizio. I loro saldi affluiscono nel prospetto del risultato economico d’esercizio, o situazione

economica.

REGOLE PARTITA DOPPIA

Il metodo della partita doppia, applicato al sistema del patrimonio e del risultato economico, si basa sulle seguentiregole:

- Sono oggetto di rilevazione i soli fatti esterni di gestione, che derivano da scambi con i terzi e che originanouna o più variazioni finanziarie.

- Ogni operazione viene rilevata, dando luogo ad almeno due registrazioni, in dare ed in avere di due o piùconti, in modo che il totale degli addebitamenti sia uguale al totale degli accreditamenti.

- Le operazioni aziendali vengono rilevate nel momento in cui si manifestano le variazioni finanziarie – entrate/uscite di cassa o aumenti/diminuzioni di crediti/debiti.

- Ogni operazione viene esaminata nell’aspetto finanziario e nell’aspetto economico.

o Se si verificano più operazioni finanziarie di segno opposto che si compensano tra di loro non vi sono

variazioni economiche.o Se le variazioni finanziarie non i compensano tra di loro, esse misurano variazioni economiche.

- Le registrazioni vengono effettuate un due serie di conti coordinati a sistema (conti finanziari e contieconomici), che accolgono valori espressi in un’unica moneta di conto e che funzionano in modo antitetico(opposto) secondo le regole di registrazione già viste.

Le operazioni aziendali possono dare origine a:

- Variazioni che interessano il solo aspetto finanziario: una o più variazioni finanziarie attive (dare)corrispondono a una o più variazioni finanziarie passive (avere) – ha quindi luogo una permutazione

finanziaria.- Variazioni che interessano sia l’aspetto finanziario sia l’aspetto economico:

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o Una o più variazioni finanziarie attive (dare), misurano una o più variazioni economiche positive

(avere).

o Una o più variazioni finanziarie passive (avere), misurano una o più variazioni economiche negative

(dare).

o Una o più variazioni attive e passive, con preminenza del totale delle passive (avere), misurano una o

 più variazioni economiche negative (dare).

o Una o più variazioni finanziarie attive e passive con preminenza del totale delle attive (dare)

misurano una o più variazioni economiche positive (avere).

- Variazioni che interessano il solo aspetto economico: una o più variazioni economiche positive (avere)corrispondono a una o più variazioni economiche negative (dare).

STRUMENTI DI RILEVAZIONE DELLA CONTABILITA’ GENERALE

- PIANO DEI CONTI

Composto dal quadro dei conti e dalle note illustrative.

- PRIMA NOTA

Scrittura elementare facoltativa, elenca in ordine cronologico le operazioni aziendali man mano che siverificano.

- GIORNALE IN PARTITA DOPPIA

Scrittura complessa obbligatoria, elenca in ordine cronologico le operazioni aziendali man mano che siverificano. In esso devono comparire la descrizione delle operazioni e la descrizione dei conti da addebitare eda accreditare per le variazioni finanziarie ed economiche intervenute.

- MASTRO

Scrittura complessa obbligatoria, riporta in ordine sistematico le operazioni in precedenza elencate sulgiornale in ordine cronologico.

È formato dall’insieme dei conti indicati nel quadro dei conti.

- SITUAZIONI CONTABILI

Prospetti in cui si elencano i conti di mastro con le movimentazioni subite, consentono di ottenereinformazioni sugli andamenti aziendali.

IL BILANCIO D’ESERCIZIO

È il documento che mette in evidenza il patrimonio di funzionamento e il risultato economico dell’esercizioconsiderato.

Viene redatto con i dati, classificati e strutturati, della situazione contabile finale.

L’EQUILIBRIO ECONOMICO

L’azienda ha l’esigenza di sviluppare l’attività produttiva in modo tale che il valore economico della produzionerisulti sistematicamente superiore al valore dei fattori che vengono consumati nel processo produttivo.

Per questo si dice che l’azienda crea valore.La concezione di equilibrio economico non può che ritrovarsi laddove l’azienda è riuscita a produrre valore, a far 

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lievitare, attraverso la sua attività organizzata, il valore dei fattori produttivi che ha utilizzato e consumato.

La condizione di equilibrio economico nelle imprese, che stanno sul mercato secondo le regole della domanda edell’offerta, in competizione con altre imprese, è tale quando il flusso dei ricavi:

- Permette la reintegrazione dei costi sostenuti per l’acquisto dei fattori produttivi necessari alla produzione.

- Da un adeguato margine di profitto, inteso come espressione del valore creato dall’iniziativa imprenditoriale.

L’EQUILIBRIO FINANZIARIO

Se si realizzano i presupposti dell’equilibrio economico si realizza anche l’equilibrio finanziario.

I flussi delle entrate finanziarie (che misurano i ricavi), si presentano superiori ai flussi delle uscite finanziarie (chemisurano i costi).

Poiché avvenga una coesistenza tra equilibrio economico ed equilibrio finanziario in un sistema di impresa, sononecessari idonei strumenti di accesso al credito, che permettono un’adeguata correlazione tra il circuito degliinvestimenti ed il circuito dei finanziamenti, in modo che i ricavi vadano sempre a reintegrare tutti i costi, compresiquelli derivanti dalla copertura esterna, a titolo di prestito, di eventuali bisogni finanziari dovuti a sfasamenti tra

uscite, necessarie per attuare gli investimenti, ed entrate, derivanti dal graduale processo di recupero degli stessiattraverso l’acquisizione progressiva dei ricavi nella veste monetaria.

EQUILIBRIO ECONOMICO SOGGETTIVO

In senso più ampio, è importante nelle aziende a forma di impresa che i valori di redditività soddisfino le attese delsoggetto economico cha ha in esse investito.

In tal caso si realizza una condizione di equilibrio economico soggettivo.

La gestione dell’impresa, oltre ad assicurare il soddisfacimento delle attese minime del proprio soggetto economico,deve permettere di rimunerare congruamente anche il capitale e l’attività imprenditoriale.

AZIENDE CHE NON OPERANO IN FORMA DI IMPRESA

(Cooperative, associazioni, aziende pubbliche)

In tali realtà viene a mancare la rispondenza biunivoca tra valori economici e valori finanziari.

Queste aziende puntano sostanzialmente alla realizzazione dell’equilibrio finanziario tra entrate e uscite, senza che sirealizzi l’equilibrio economico – da qui la scarsa economicità di tali tipi di aziende.

Il valore dei fattori consumati e delle produzioni ottenute è formato dai beni o servizi ricevuti o ceduti gratuitamenteo a prezzi politici agli utilizzatori.

CONCETTO DI ECONOMICITA’

Si estrinseca nell’efficace ed efficiente gestione delle risorse disponibili.

Dipende dalla capacità dell’organizzazione aziendale di raggiungere un adeguato livello di composizione delle forze

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interne ed esterne alla propria attività economica

Questo richiede la capacità di selezionare obiettivi che incontrano le attese degli operatori, nonché di ottenere imassimi rendimenti dall’insieme delle risorse utilizzate, col minor costo possibile.

Adeguati livelli di economicità – intesa come efficacia strategica ed efficienza operativa – appaiono condizionenecessaria e sufficiente per consentire all’organizzazione produttiva di sopravvivere agevolmente nel tempo incondizioni di equilibrio.

L’economicità è intesa come l’attitudine dell’azienda ad offrire permanentemente adeguata remunerazione a tutti i

fattori produttivi.

Le imprese,  pertanto, vivono in equilibrio economico e retribuiscono adeguatamente i fattori produttivi, se e

quando la loro gestione si sviluppa con economicità, intesa in termini di efficacia strategica ed efficienza

operativa.

IL REDDITO D’IMPRESA

- REDDITO TOTALE

Il reddito totale di impresa è pari all’incremento o al decremento che il capitale conferito dalla proprietà (socio imprenditore unico) ha subito per effetto di tutte le operazioni compiute in un determinato arco di tempo pari all’intera vita dell’impresa.

Per la determinazione del reddito totale si prendono in considerazione:

o i componenti positivi di reddito – ricavi totali conseguiti.

o I componenti negativi di reddito – costi totali sostenuti.

Correlati al capitale finanziario – differenza tra crediti e debiti.

- REDDITO DI PERIODO

Il reddito di periodo è determinato, secondo i criteri utilizzati per il reddito totale, al fine della gestione e dellescelte strategiche da adottare.

Prende in considerazione le medesime variabili considerate nella determinazione del reddito totale, ma riferitead un arco di tempo predefinito.

I soggetti determinano il reddito di periodo indotti dalle seguenti esigenze:

o Rappresenta un parametro di verifica delle strategie adottate.

o Consente di misurare la ricchezza conseguita nel periodo per effetto della gestione che fa del limite

alla quantità di utile prelevabile da parte dei proprietari – soci.

o Da informazioni ai soggetti terzi interessati sulla misura dei redditi relativi a differenti periodi e sulla

composizione del capitale nel tempo.

o È previsto per legge, in relazione alla tipologia e alla dimensione aziendale.

o Serve per determinare il reddito fiscalmente imponibile.

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- RIPARTIZIONE DEI COSTI

Come prima operazione, bisogna ripartire i costi nel tempo e nello spazio.

I costi si dividono in:

o ORIGINARI

Relativi all’acquisto dei fattori produttivi (fattori x prezzo d’acquisto).

o DERIVATI

O costi di imputazione – sono il risultato dei costi dei fattori produttivi a fecondità ripetuta ripartito infunzione delle variabili di tempo e spazio.

- RICAVI

Stessa divisione va fatta per i ricavi:

o ORIGINARI

O ricavi entrata – relativi alla vendita dei prodotti (prodotti x prezzo di vendita)

o DERIVATI

O ricavi imputazione – sono il risultato di riclassificazione dei ricavi originari un funzione dellevariabili di tempo e spazio necessarie per passare dai ricavi delle produzioni vendute ai ricavi di

 periodo o di definite attività produttive (es. una commessa complessa)

- LA COMPETENZA ECONOMICA

Per operare questa suddivisione è necessario avere ben chiaro il concetto di competenza economica, ossia lecondizioni che vengono assunte come utili per individuare i costi e i ricavi da considerare di pertinenza di unadato periodo, dalla differenza dei quali scaturisce la misura di reddito attribuibile ad un dato periodo.

o Si ritengono compiuti in un definito periodo solo i processi produttivi che si sono chiusi con il

conseguimento dei ricavi, e per i quali sia stata effettuata la relativa prestazione da parte dell’impresa.

o Saranno considerati in corso di svolgimento i processi produttivi nei quali i ricavi non sono stati

ancora conseguiti, ed i processi nei quali, pur essendo stati conseguiti dei ricavi, devono essere ancora

effettuate dall’impresa tutte le prestazioni o parte di esse.I costi e i ricavi relativi a processi ancora in corso competeranno ai periodi successivi, nei quali i

 processi avranno compimento col conseguimento dei ricavi o col completamento delle prestazioniancora da effettuare.

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STRUTTURA REDDITO PERIODO INTERMEDIO

La struttura del reddito di un qualsiasi periodo intermedio “tn – 1 /tn” differisce da quella riferita all’arco di tempo“t0 – t1” a ragione dei legami che il periodo ennesimo rappresenta con il passato.

Tali legami sono ovviamente assenti nel reddito del primo periodo di vita dell’impresa.

Il reddito del periodo ennesimo include anche un primo strato di componenti, formato dai costi e dai ricavi provenienti dal precedente periodo e trasferiti alla competenza del periodo ennesimo.

La maggiore difficoltà sorge per la valutazione delle “operazioni in corso” – rimanenze – a fine periodo, si utilizzano pertanto i seguenti criteri:

- IPOTESI CONTINUITA’ DI GESTIONE

L’impresa continua a funzionare normalmente dopo il tempo “n”. La sua attività di produzione continua asvolgersi nel tempo futuro.

I valori delle operazioni in corso (beni disponibili per produzioni future – obbligazioni da soddisfare) sonodeterminati tenendo conto di come potranno svolgersi le future vicende produttive.

Il valore delle obbligazioni (passività) è determinato dalla quantità di risorse finanziarie necessarie per estinguerle.

Per quanto riguarda le attività (beni materiali e immateriali), il loro valore è in funzione dei ricavi futuri chechiuderanno le combinazioni produttive, consentendo o meno il recupero di tali investimenti.

Il valore dei beni sarà quindi legato al prezzo che si presume di poter realizzare dalla loro vendita (realizzodiretto) o dalla vendita dei prodotti ottenuti con tali beni (realizzo indiretto).

I valori di presumibile realizzo diretto e indiretto rappresentano, in un’impresa che si ipotizzi “in

funzionamento”, i valori massimi che possono essere assegnati alle attività che costituiscono il capitale lordodi funzionamento al tempo “tn”.

Eventuali valori assegnati oltre tali limiti, in quanto irrealizzabili nelle prospettive della futura attività diimpresa, risulterebbero vuoti di contenuto economico e certamente “non ragionevoli”.

L’ipotesi di normale funzionamento implica che l’impresa continui a svolgere la sua attività nel tempo, cioèdeve mantenere condizioni di equilibrio, ottenendo un flusso di ricavi tale da consentire il recupero di tutti imezzi monetari investiti nelle combinazioni produttive ed il guadagno di nuova ricchezza.

- PRINCIPIO DI PRUDENZA

Per rendere la misura del reddito assegnato al periodo più attendibile, nella consapevolezza che i valoriassegnati ai periodi futuri avranno larga probabilità di verificarsi, occorre scegliere tra tutti i valori possibili,quei valori di riferimento che hanno la più elevata probabilità di realizzarsi.

Pertanto è necessario inserire nel processo valutativo la logica del principio di prudenza:

i valori da assegnare alle attività sono definiti scegliendo i più bassi tra quelli ragionevoli, in quanto hannomaggiore probabilità di essere recuperati se il prezzo di realizzo è maggiore.

Solitamente i valori più bassi sono quelli di costo.

- PRINCIPIO REALIZZAZIONE DEI RICAVI

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Gli utili futuri presunti (vendita dei prodotti a prezzi superiori al costo), non vengono anticipati a vantaggiodel periodo considerato, appartenendo al periodo in cui saranno “realizzati” attraverso il reale conseguimentodei ricavi - principio della realizzazione dei ricavi.

- PRINCIPIO DELLA RAGIONEVOLEZZA

Questa esigenza è inclusa nel principio della ragionevolezza.

 Non è ragionevole consegnare ai periodi futuri beni, materiali e utilità economiche per un valore superiore aquello che si ritiene recuperabile.

- CONVENZIONI

I valori dei processi in corso di svolgimento, da consegnare ai periodi futuri, debbono pertanto essereassegnati secondo le seguenti convenzioni:

o Le attività debbono essere valutate al costo di acquisizione o di produzione – presumibile valore di

realizzo – convenzione del minor valore per le attività o convenzione del costo.

o Le passività debbono essere iscritte al valore per cui l’obbligazione è sorta – valore nominale – o alvalore di presumibile estinzione (se superiore) – convenzione del maggior valore per le passività.

o È necessario anticipare a carico del periodo quote di costi futuri presunti – probabile manifestarsi di

rischi che già gravano sulla gestione al tempo “tn” e sono nettamente rilevabili - rischi specifici.

- LA LOGICA DELLA COMPETENZA

Ha come obiettivo quello di meglio evidenziare come il reddito di un periodo ennesimo scaturisca dallacontrapposizione tra i ricavi di competenza del periodo stesso ed il valore (costo) di tutti i fattori produttiviche sono stati consumati per realizzare la produzione venduta (relativi costi).

Si parte dal “tetto” del conto del reddito – i ricavi – e si detraggono i consumi delle differenti categorie difattori produttivi, opportunamente organizzati in modo da pervenire a significativi risultati intermedi,

 particolarmente utili a chi sviluppa analisi di bilancio per acquisire significative informazioni sulle modalità diformazione della ricchezza all’interno delle differenti gestioni (caratteristica, accessorie ecc.) o delle attività

 produttive aziendali.

IL VALORE AGGIUNTO

Per verificare la produttività aziendale e quindi l’efficienza interna dell’impresa, è necessario capire se l’attività produttiva genera valore aggiunto, partendo dall’analisi dei valori in essa inizialmente impiegati.

Il valore aggiunto (anche abbreviato VA), o plusvalore, è la misura dell'incremento di valore che si verifica34

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nell'ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi grazie all'intervento dei fattori produttivi: capitale elavoro.

L'impresa acquista beni e servizi necessari a produrre altri beni e servizi. La differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti e il valore dei beni e servizi acquistati per essere impiegati nel processo produttivo è il valore aggiunto.Pertanto si può dire che esso è una misura dell'incremento lordo del valore risultante dell'attività economica.

Permette di capire l’attitudine dell’impresa a:

- Produrre ricchezza;

- Distribuire ricchezza tra i fattori che partecipano a tale produzione.

In tal senso il valore aggiunto può essere inteso come:

- segnalatore di economicità: capacità dell’impresa di rimunerare stabilmente e congruamente i fattori produttivi;

- capacità di sopravvivenza sul mercato.

 

LA PRODUTTIVITA’ O RENDIMENTO

È il rapporto tra la quantità fisica del prodotto ottenuto (ottenibile) e la quantità fisica di ogni singolo fattoreconsumato (consumabile) per realizzare il prodotto – rendimento fisico del fattore produttivo.

I rendimenti dei fattori non rimangono costanti nel tempo, partecipando a differenti combinazioni produttive.

- INCREMENTO DI PRODUTTIVITA’ DI UN FATTORE PRODUTTIVO

Si verifica quando per ottenere lo stesso prodotto c’è un minor impiego del fattore in considerazione.

Con riferimento ad una fase, ad un intero ciclo produttivo o a processi che utilizzano differenti tecnologie,l’unico confronto possibile è in termini economici: valorizzando i consumi dei fattori con la considerazione

del prezzo degli stessi.- I COSTI DI PRODUZIONE

La comparazione avviene tra costi di produzione – quantità dei fattori impiegati, moltiplicate per i prezzirelativi – riferiti a prodotti di livello quantitativo definito.

Per definire la produttività di un fattore è necessario che i costi (ed i ricavi) originari nel tempo e nello spazio,vengano attribuiti alle singole produzioni ottenute (e vendute) in un definito periodo.

 

- LE AREE PRODUTTIVE – CENTRI OPERATIVI

I costi e i ricavi possono essere riferiti ad aree produttive o a singoli prodotti ottenuti con il contributo di una o più aree operative.

Le aree produttive corrispondono ai “centri operativi”, che derivano da una divisione spaziale dell’attività produttiva dell’impresa.

- I CENTRI DI COSTO O PROFITTO

A un centro operativo non corrisponde necessariamente un centro di costo (o di profitto) di uguale ampiezza, perciò si ripartisce il costo o il ricavo tra più centri operativi (aree produttive).

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Le variabili tenute sotto controllo nei centri di costo, possono identificasi con la somma dei costi deidifferenti fattori che si ritengono utilizzati (o utilizzabili, se la determinazione è riferita a produzioni nonancora eseguite) per ottenere l’output del centro di costo.

Le variabili tenute sotto controllo nei centri di profitto possono identificarsi nella differenza tra ricavi e costirelativi alla produzione del centro.

Un centro di profitto si identifica con ogni area di produzione che vende il suo output o lo cede ad altri centridi produzione o di vendita.

- CENTRO DI PRODUZIONE

Ogni centro di produzione vende o ipotizza di vendere la sua produzione di beni o servizi, realizzando un“profitto” pari alla differenza tra il costo di produzione ed il ricavo di vendita o quello connesso alla cessionead un altro centro delle quantità di prodotto ottenuto o da ottenere.

- IL PREZZO DI TRASFERIMENTO

Per un corretto funzionamento dei centri di profitto è necessario determinare un equo prezzo di trasferimentodei vari prodotti o servizi dai centri produttori intermedi a quelli finali e da quelli finali ai centri di vendita.

È possibile anche considerare unitariamente le aree di produzione e distribuzione, coordinando le attività tra le areeinteressate in base a piani già definiti e discussi dove ogni centro è responsabile sia dei costi di produzione che deicosti di vendita.

Con questo metodo si realizza il superamento delle barriere tra produzione e vendita, evitando gli artifici connessialla concezione di centro di profitto legata al prezzo di trasferimento.

In ogni caso si rileva che coloro che hanno il compito di gestire le risorse, sono responsabili delle variazioni di profitto – o in generale del risultato economico – derivanti da un impiego delle stesse in modo differente da quello previsto nella soluzione ottimale.

ANDAMENTO DEI COSTI

I costi, come pure i ricavi, si ripartiscono:

- Nel tempo: secondo il principio della competenza economica (consiste nel tener conto che nel periodoconsiderato per la redazione del conto economico, si presentano costi o ricavi che avranno correlativo ricavo o

costo in un altro periodo rispetto a quello considerato);

- Nel tempo e nello spazio: per aree produttive, processi e prodotti.

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I costi possono variare anche in base al volume produttivo.

Le variazioni dei costi possono scaturire in base alle scelte operate dall’azienda, modifica della struttura o del gradodi sfruttamento della stessa. Oggetto di indagine sono i costi relativi a fattori utilizzati per attivare e perpetuarel’insieme dei processi produttivi dell’impresa.

I costi in questione vengono calcolati prima del loro verificarsi (valori congetturali a supporto delle decisioni digestione).

Ai fini decisionali rileva l’osservazione dell’andamento dei costi di produzione nel tempo e nello spazio, possibile

grazie ad appropriati strumenti di indagine comparativa ( es. analisi differenziale: formulazione delle scelte aziendaliin termini economici – convenienza ad agire in termini di massimizzazione del reddito d’impresa ecc..)

SUDDIVISIONE DEI COSTI

- COSTI FISSI O COSTANTI

Che a una data unità di tempo non variano al variare del volume produttivo, sino al limite estremo che èrappresentato dalla massima utilizzazione delle strutture disponibili, dopo di che subiscono bruschi incrementiqualora la dimensione produttiva dovesse svolgersi a volumi più elevati.

o LA SCALA DI PANTALEONI

Rappresenta graficamente con riferimento ai costi d’impianto l’andamento di tali costi

- COSTI VARIABILI

Subiscono modifiche al variare del volume produttivo

VERIFICA ANDAMENTO DEI COSTIOgni impresa, per una corretta verifica dell’andamento dei costi, deve:

- Stabilire una “produzione base” (congetturale o assunta da dati consuntivi)

- Definire il segno e l’ampiezza delle variazioni previste rispetto alla produzione base nel periodo di tempoconsiderato

A questo punto è possibile verificare l’andamento degli elementi di costo in relazione alla variazione di struttura e per quali cause.

 

IL PUNTO DI PAREGGIO – BREAK EVEN POINT

Per misurare l’efficienza interna dell’impresa, oltre che la “conoscenza dei costi”, è necessaria la conoscenza delvolume minimo di produzione/vendita in corrispondenza del quale i ricavi totali riescono a coprire i costi totali – 

 punto di pareggio o break even point – dal quale, o fino al quale, si inizieranno ad avere utili o perdite.

- IL DIAGRAMMA DI REDDITIVITA’

È lo strumento concettuale volto a risolvere questo problema.

È alla base di importanti relazioni di tipo matematico: può essere considerato un’estensione delle relazioniespresse da una serie di conti economici, caratterizzati ognuno da un diverso volume di attività.

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- IL BUDGET

Il diagramma di redditività viene utilizzato per la costruzione di “budget flessibili” e quale strumento disupporto alla pianificazione di breve periodo, in quanto è in grado di fornire, per qualsiasi volume di

 produzione e di vendita, il previsto risultato reddituale.

Date le ipotesi semplificatrici e le astrazioni che caratterizzano il modello, esso deve essere considerato un punto di partenza per ulteriori analisi, in base al quale formulare decisioni strategiche.

o IPOTESI DI MODELLO DI BUDGET

Identità tra quantità prodotta e venduta

Prezzo unitario di vendita costante

Costi variabili proporzionali

Produzione assolutamente omogenea nel tempo e nello spazio

Si deve trascurare ogni riferimento all’aspetto qualitativo della produzione Individuare la capacità massima degli impianti

I costi fissi devono restare invariati

I valori di prezzo e di costo previsti, assumono “condizione di certezza”.

Il tutto presuppone che il processo produttivo si svolga in condizioni di normalità nel periodo interessatoall’indagine.

Il diagramma di redditività deve essere interpretato senza trascurare queste considerazioni, tenendo contodell’approssimazione che comporta la problematica della scissione dei costi tra la componente fissa e quellavariabile tramite apposite “tecniche di separazione”, basate su dati consuntivi (rilevazioni storiche) oppurecongetturali (standard).

Il complesso di operazioni che porta alla costruzione del diagramma di redditività costituisce l’analisiaziendale.

IL FABBISOGNO FINANZIARIO

Per individuare il fabbisogno finanziario di un’impresa è opportuno riclassificare gli investimenti, che costituisconol’attivo del capitale, in relazione alla loro destinazione e le fonti di finanziamento in rapporto al vincolo che le legaall’economia dell’impresa.

- GLI INVESTIMENTI

Si possono distinguere in due gruppi

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o IMMOBILIZZAZIONI

Riguardano tutte quelle risorse monetarie, investite in fattori a fecondità ripetuta, che non possonoessere distolte dall’attuale destinazione, pena l’interruzione dell’attività aziendale o il verificarsi diriflessi negativi sulla capacità dell’impresa di mantenersi in condizioni di equilibrio economico – finanziario nel tempo.

Sono immobilizzati tutti gli investimenti che contribuiscono alla determinazione di un fabbisognofinanziario durevole.

Sono immobilizzazioni:

Le scorte di fattori a fecondità semplice e di prodotti, necessarie ad evitare una forzatainterruzione dei processi produttivi e/o delle vendite aziendali;

I crediti verso i clienti, fisiologicamente necessari per mantenere un adeguato livello disbocco ai procedimenti;

Le scorte monetarie liquide, necessarie per le spese di minimo importo;

Le partecipazioni in imprese controllate e/o collegate, che si ritiene di dover mantenere neltempo;

I fattori a fecondità ripetuta materiali ed immateriali, recuperabili solo entro il breve periodo;

I crediti di finanziamento;

Gli investimenti accessori, di tipo patrimoniale e/o finanziario.

o DISPONIBILITA’

Sono rappresentate da tutti quegli investimenti che possono essere distolti dall’attività aziendalesenza pregiudicarne lo svolgimento

Rappresentano disponibilità tutti gli elementi che generano un fabbisogno temporaneo.

Sono disponibilità:

Le scorte monetarie liquide eccedenti quelle minime necessarie per le transazioni di minimo

importo; Gli investimenti in attività accessorie agevolmente recuperabili;

Le scorte di fattori a fecondità semplice e di prodotti eccedenti quelle funzionali, acquisite per motivi speculari o di convenienza operativa;

I fattori a fecondità ripetuta e i crediti di finanziamento, per la parte recuperabile entro l’anno.

Le risorse finanziarie investite in attività disponibili possono essere agevolmente smobilizzate nel

 breve periodo attraverso il realizzo diretto o indiretto tramite i ricavi, generando così un fabbisognotemporaneo di finanziamento.

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- LE FONTI DI FINANZIAMENTO

In relazione al vincolo di tempo che lega le risorse finanziarie all’azienda, possiamo operare una suddivisionetra le fonti finanziamento.

o PASSIVO CORRENTE

Debiti a breve scadenza. La sua estinzione richiede risorse finanziarie entro un breve periodo ditempo (convenzionalmente un anno);

 Nel passivo corrente si inseriscono:

I debiti formalmente a breve (verso banche per c/c passivi);

Parti in scadenza di debiti a medio e lungo termine;

Parte di utile di esercizio prelevata o assegnata sotto forma di dividendo;

Debiti verso fornitori, eccedenti quelli fisiologici;

Parte del fondo di indennità di fine rapporto TFR che si riferisce ai dipendenti che cessanoentro l’anno la loro attività;

o PASSIVO CONSOLIDATO

Debiti a media e lunga scadenza. Per l’estinzione è concesso un lasso di tempo più ampio (oltre un

anno); Nel passivo consolidato vanno inseriti:

Il capitale di proprietà dell’impresa, meno la parte di utile di esercizio assegnata a dividendo;

I debiti fisiologici verso fornitori, i quali, pur nel continuo rinnovarsi, rappresentano unfinanziamento che permane all’interno dell’impresa e quelli verso dipendenti per salariodifferito TFR, meno la componente da corrispondere entro l’anno.

o

CAPITALE PERMANENTESi lega all’economia dell’impresa. È rappresentato dal capitale di proprietà che è presente fino a chenon è non viene disperso a causa delle perdite.

Per una struttura finanziaria equilibrata sarebbe auspicabile un’adeguata eccedenza del capitale permanenterispetto alle immobilizzazioni a fabbisogno rigido, che contribuirebbe a conferire all’impresa una adeguataelasticità finanziaria di tipo strategico.

In relazione alla funzione che gli investimenti e le fonti sono chiamati ad assolvere all’interno del sistema produttivo si separano gli investimenti che concorrono a formare la struttura dell’impresa, da quelli necessari per 

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assicurare il funzionamento della struttura stessa.

Distinguiamo:

- IL CAPITALE FISSO

Capitale che non si consuma nel corso di ogni singola produzione, ma serve a più produzioni singole:

o Fattori a fecondità ripetuta, materiali o immateriali;

o Crediti di finanziamento;

o Partecipazioni di controllo.

- IL CAPITALE CIRCOLANTE

Capitale che si consuma ad ogni singola produzione e deve essere reintegrato per intero:

o Disponibilità liquide immediate;

o Crediti di funzionamento;

o Scorte di fattori a fecondità semplice e di prodotti.

Il capitale circolante non può essere confuso con il concetto di disponibilità prima considerato.

 Non può esistere sovrapposizione tra la concezione di capitale fisso (attivo fisso) e quella di immobilizzazioni.

L’AUTOFINANZIAMENTO

È un’ulteriore fonte di finanziamento del quale l’azienda può servirsi per il suo fabbisogno finanziario, capace di produrre un miglioramento del preesistente rapporto tra investimenti e mezzi finanziari attinti da terzi o conferiti alla proprietà.

L’autofinanziamento corrisponde alla differenza tra le entrate correlate ai ricavi e le uscite connesse ai costi deifattori produttivi, relativi alla produzione venduta nel periodo.

Occorre considerare che le risorse finanziarie generate dai ricavi devono essere immediatamente reimpiegatenell’acquisizione di fattori della stessa specie, al fine di mantenere lo stesso livello di attività operativa.

Le risorse finanziarie, liberate dai ricavi che astrattamente possono essere considerate a fronte delle perdite di valore

dei fattori a fecondità ripetuta (ammortamento), rimangono a disposizione dell’azienda, che può utilizzarle per coprire il fabbisogno finanziario derivante da altri investimenti o per rimborsare prestiti contratti in precedenza.

Le risorse finanziarie liberate dal conseguimento dei ricavi che nell’esercizio realizzano l’ammortamento economico,rappresentano la rigenerazione del capitale precedente investito in fattori a fecondità ripetuta, che può esseretemporaneamente distolto – fino al momento del rinnovo dei fattori – dalla destinazione originaria e diversamenteutilizzato per finanziare altri investimenti.

La misura dell’autofinanziamento di un periodo non corrisponde necessariamente all’incremento di risorse monetariea disposizione dell’impresa.

La parte monetaria dell’autofinanziamento si otterrà facendo la differenza tra ricavi e costi monetizzati nel periodo.

La parte non monetaria sarà data dalla somma algebrica delle variazioni intervenute nella consistenza delle scorte edei crediti e debiti di funzionamento.

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- METODO DI CALCOLO

o METODO REDDITUALE DIRETTO

Formula calcolo:

A = (V – Cffs)

A – Autofinanziamento

V – Ricavi inerenti alla produzione venduta nel periodo

Cffs – Consumo dei fattori a fecondità semplice per realizzare la produzione venduta nel periodo

Per misurare l’autofinanziamento in senso ampio si fa ricorso alla somma delle componenti del reddito allequali nel periodo di riferimento si associano le variazioni finanziarie.

o METODO PATRIMONIALE INDIRETTO

Formula calcolo:

A = (Rn + Cffr + Pfp + Cfp)

Rn = Reddito netto

Cffr = Consumo dei fattori a fecondità ripetuta

Pfp = Perdite future presunte

Cfp = Costi futuri presunti

Per misurare l’autofinanziamento a livello patrimoniale utilizzando il metodo diretto è necessario calcolare lavariazione degli investimenti che si è determinata in un definitivo periodo di tempo e compararla con levariazioni intervenute, nello stesso periodo, dei debiti di ogni tipo e del capitale netto di origine extra – gestionale.

 o METODO PATRIMONIALE DIRETTO

Formula calcolo:

A = (∆ I – (∆ D + ∆ Ne)

∆ I = Variazione degli investimenti

∆ D = Variazione dei debiti

∆ Ne = Variazione di capitale netto di origine extragestionale (aumenti di capitale di conferimento,rimborsi di capitale e dividendi assegnati ai soci).

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- CALCOLO VARIAZIONE INVESTIMENTI

Per determinare correttamente le variazioni effettive degli investimenti intervenute nel periodo considerato,

occorre tener conto degli abbattimenti di valore calcolati sui fattori a fecondità ripetuta per effetto del lorologorio economico, e sugli elementi dell’attivo per effetto delle perdite future presunte.

- CALCOLO VARIAZIONE DEBITI

Per determinare la variazione dei debiti bisogna far riferimento ad ogni tipologia di debiti e considerare levariazioni intervenute nei ricavi anticipati

LA VARIAZIONE DEL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO CCN IN RELAZIONE

ALL’AUTOFINANZIAMENTO

L’assenza di componenti positivi o negativi di reddito, non derivanti dalla gestione corrente, sono il presupposto in presenza del quale si verifica corrispondenza tra autofinanziamento e variazioni di capitale circolante netto dellagestione corrente.

Il capitale circolante netto indica quanto i crediti a breve termine (es. crediti verso clienti) insieme alle disponibilitàdi magazzino facilmente convertibili in moneta, consentono di fronteggiare le scadenze a breve (es. debiti versofornitori).

Vengono sintetizzati i rapporti tra le operazioni che caratterizzano la gestione corrente delle imprese e le variazioni

analitiche di capitale circolante netto che ad esse si associano.

In pratica il capitale circolante netto esprime la situazione di liquidità dell’azienda, ossia la sua capacità di far frontealle obbligazioni a breve termine attraverso flussi finanziari generati dalla gestione tipica dell’impresa.

Effetti dell’autofinanziamento in tempo ampio sull’economia dell’impresa:

Il capitale che proviene da fonti “proprie” migliora la struttura e il grado di autonomia finanziaria dell’impresa.

Grazie all’autofinanziamento si può ottenere:

- Un aumento degli investimenti, a parità di fonti finanziarie esterne, a parità di investimenti;

- O una diminuzione del ricorso a fonti finanziarie esterne, a parità di investimenti;

- O, più probabilmente, un aumento (una diminuzione) degli investimenti più (o meno) che proporzionalmenterispetto a quello (quella) delle fonti esterne di finanziamento.

Questi miglioramenti:

- saranno temporanei per la parte relativa all’utile da destinare a dividendo e per le risorse finanziarie a frontedei costi futuri;

- Saranno durevoli per la parte corrispondente agli utili da destinare a riserva;

La parte di capitale fisso rigenerata attraverso i ricavi determina una trasformazione di attivo fisso in capitalecircolante netto CCN, perché gli investimenti che costituiscono la struttura produttiva si trasformano in investimentivolti a favorire l’utilizzo della struttura e a recuperare l’insieme degli investimenti in essere CCN,

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L’aumento di capitale CCN può avvenire sotto varie forme:

- Attraverso un aumento delle scorte dei fattori a fecondità semplice;

- Attraverso un aumento delle scorte dei prodotti;

- Con un aumento dei crediti correnti;

- Con un aumento delle disponibilità immediate;

- Attraverso una riduzione dei costi;

- Con una combinazione delle forme suindicate.

- Questi apporti conducono ad un aumento dell’attività operativa dell’impresa e comportano,conseguentemente, una sua minor dipendenza dall’esterno.

L'autofinanziamento

 Nella sua più ampia accezione è inteso come la capacità dell’impresa di coprire il fabbisogno finanziario generatodalla dilatazione degli investimenti richiesti dalla gestione, senza ricorrere, o ricorrendo in misura minore all’

incremento dell’indebitamento o del capitale proprio.

Questa espressione, viene di solito usata per indicare le risorse finanziarie che provengono non dall’apporto di terzi,nelle forme di capitale proprio o di credito, ma dalla gestione stessa dell’azienda in virtù degli utili netti conseguitinell’esercizio e del loro mancato prelevamento.

È quindi considerato come una politica interna , una forma di finanziamento interno, di risparmio, che consente dicoprire il fabbisogno originato dalla attuazione dei progetti di investimento programmati e richiesti dalla gestione per sostenere lo sviluppo dell’impresa.

Da un punto di vista economico-aziendale, le nozioni di autofinanziamento possono essere ricondotte a due:

- autofinanziamento come fenomeno patrimoniale;- autofinanziamento come fenomeno finanziario.

Sono due nozioni strettamente connesse che non hanno due concetti diversi ma sono due modi di analizzare lostesso fenomeno, due configurazioni, che riguardano differenti aspetti dell’economia della gestione.

La prima riguarda essenzialmente l’entità del capitale proprio,la seconda fa riferimento alla dinamica degliinvestimenti, con le relazioni tra le variazioni degli investimenti e le variazioni delle fonti per coprirli.

Autofinanziamento come fenomeno finanziario

In questa accezione l’autofinanziamento è inteso come la capacità dell’impresa di soddisfare il fabbisognofinanziario generato dalla dilatazione degli investimenti a sostegno della crescita dell’impresa, grazie alle risorseliberate dalla stessa gestione mediante la ritenzione degli utili conseguiti, gli ammortamenti e gli accantonamenti per rischi e oneri, senza ricorrere o ricorrendo in misura minore a finanziamenti esterni sia sotto forma di capitale dicredito che di capitale proprio; oppure quando, fermi restando gli investimenti, provvede alla riduzionedell’indebitamento o del capitale proprio; o ancora quando riduce la sua esposizione debitoria più di quanto sianostati eventualmente ridotti gli investimenti nel corso della gestione.

Le componenti che concorrono alla formazione dell’autofinanziamento in questa configurazione sono:

•  La ritenzione degli utili, è la principale componente di autofinanziamento che permette di destinare risorse, prodotte dalla gestione, a copertura degli investimenti grazie alle disponibilità che derivano dalla mancata

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distribuzione di una parte degli utili.

Da un punto di vista meramente contabile, il concetto di autofinanziamento intorno a questa componente, èchiaramente comprensibile. Deriva dal “risparmio” generato di utili ritenuti e reinvestiti all’internodell’azienda, avendo così delle risorse idonee a finanziare degli investimenti o anche una riduzionedell’esposizione debitoria, qualora le condizioni di solvibilità fossero tali da creare squilibri della strutturafinanziaria e da rendere l’impresa poco appetibile dai mercati finanziari.Se spostiamo l’indagine sul piano economico, il problema è più complesso perché bisognerebbe esaminare

sia la natura degli utili, quindi le cause e le componenti che concorrono alla formazione del reddito diesercizio, per evitare che ci siano degli utili “fittizi” che derivano da stime soggettive più che da una concretacapacità della gestione di produrlo, sia il grado di attendibilità della dilatazione del capitale investito, per verificare che essa non sia frutto di rivalutazioni degli elementi attivi da far considerare l’autofinanziamentodel tutto apparente .

•  Accantonamenti per fondi rischi e oneri, da considerarsi una fonte di autofinanziamento, perché le quantitàaccantonate possono essere temporaneamente utilizzate per sostenere la crescita fino a che non si verificanogli eventi che generano costi o perdite per i quali essi sono stati costituiti. Possono anche risultare una formadi finanziamento durevole, per la parte in cui, le risorse accantonate fossero maggiori di quelle utilizzate per 

copertura dei costi e delle perdite manifestatesi nell’esercizio.

Il carattere di temporaneità non investe tutti gli accantonamenti. Ci sono infatti accantonamenti, che fannoriferimento a fondi, che sono una costante per l’impresa e permangono in azienda in modo indefinitorappresentando una solida forma di finanziamento durevole per l’impresa.

•  Ammortamenti, rappresentano l’ultima componente di autofinanziamento come fenomeno finanziario, invirtù del ruolo che essi svolgono nell’ aumento delle dimensioni dell’impresa quando essa è espressa intermini di capacità produttiva.

L’ammortamento è un processo tecnico-contabile che consente di ripartire il costo di un bene, la cuiutilizzazione è ripetuta in più esercizi, nel periodo di vita utile nell’azienda. La circostanza che tali beniforniscono utilità in più esercizi comporta la necessità di ripartire il costo tramite un processo diammortamento. In ottica finanziaria l’ammortamento consente il recupero di capitale investito, permetteall’azienda di procurarsi una certa liquidità per effetto dell’imputazione a conto economico di costi nonmonetari, contrapposti a ricavi monetari derivanti dalle vendite.Ciò significa che le risorse dapprima impiegate, si rimettono in circolo, si liberano e con il reinvestimentocontinuativo delle disponibilità liberate dal processo di ammortamento l’impresa costituisce una forma difinanziamento interno con la quale può ampliare la potenzialità produttiva senza ricorrere ad altre fonti difinanziamento. L’effetto moltiplicativo degli ammortamenti è detto anche effetto Lohmann-Ruchti, che

evidenzia la possibilità di potenziare la capacità produttiva dell’impresa grazie al reinvestimento delledisponibilità che lo stesso processo libera.

Autofinanziamento come fenomeno patrimoniale

È una configurazione di autofinanziamento che riguarda essenzialmente il capitale proprio, infatti è inteso comeaccrescimento del capitale per effetto di un processo di ritenzione di utili netti d’esercizio, quindi espresso e definitodalla differenza tra utili conseguiti e quelli distribuiti nel periodo di tempo considerato.

Il processo di ritenzione degli utili nell’economia dell’impresa, sia esso totale o parziale è un fenomeno che vaattentamente studiato in rapporto ad una duplice esigenza: da un lato quella di remunerare il capitale azionario in

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maniera stabile da far tenere alto il credito della società nel mercato finanziario; dall’altro quella di favorire losviluppo dell’impresa mediante un finanziamento interno formato dalle riserve di ritenzione di utili, con il pregio difar abbassare il costo medio della complessiva provvista di capitale per una espansione dell’impresa.

La ritenzione degli utili può essere sollecitata da diversi motivi, come abbiamo visto può essere un atto necessario ovolontario in base alla condizioni economiche e alle prospettive di risultato dell’azienda. Se noi considerassimoun’impresa che ha prodotto un reddito e da una analisi risulta che essa abbia una spiccata capacità di generare redditonel medio/lungo periodo, il processo di ritenzione di utili che porterà ad un accrescimento di capitale netto, è deltutto libero e considerato come un atto volontario effettuato dai responsabili di amministrazione perché in questa

situazione anche una totale distribuzione degli utili prodotti non pregiudicherebbe né l’integrità di capitale né laremunerazione futura dei mezzi propri.

Se invece ci trovassimo ad analizzare una impresa che nel corso dell’esercizio ha conseguito un utile che è frutto dicondizioni temporanee particolarmente favorevoli, e non frutto della sua capacità di generare reddito nel lungo

 periodo, la situazione è del tutto differente da quella precedentemente descritta.

Le politiche di ritenzione degli utili diventano un atto necessario non più volontario e le risorse accantonate devonoessere destinate a tutela dell’integrità del patrimonio che potrà essere successivamente minacciato e assorbito da

 perdite derivanti dalla gestione quando le condizioni favorevoli cesseranno di esistere.

L’impresa grazie alla ritenzione degli utili, costituisce una forma di risparmio che gli permette, in una successione più o meno piccola di anni, sia un accrescimento del capitale che una graduale espansione delle proprie dimensioni.

L’autofinanziamento se analizzato superficialmente, potrebbe risultare una fonte di finanziamento che giova solo positivamente all’economia dell’impresa; presenta chiaramente degli aspetti favorevoli per l’azienda in quanto è unostrumento che consente l’espansione senza avere alcun onere, ma nella realtà, come tutte le forme di finanziamento,è oggetto di lunghe analisi sia sulla idoneità a soddisfare il fabbisogno finanziario, sia sulla convenienza a servirsene.

Nelle società per azioni, con capitale diviso tra molti soci, l’autofinanziamento può presentare anche degli aspettinegativi.

La decisione circa la distribuzione degli utili e la loro ritenzione è presa principalmente in funzione dell’opportunità,della necessità, di assegnare una congrua remunerazione al capitale proprio. La rinuncia a distribuire una larga partedi utili netti, con la soppressione dei dividendi, avrebbe una opposizione in assemblea degli azionisti chedifficilmente accetterebbero tale politica.

Una pratica che potrebbe togliere o attenuare questi inconvenienti, potrebbe essere quella di emettere azioni a titolodi dividendo o la trasformazione, in azioni, di riserve di utili anteriormente accumulate, ma ciò attenuerebbe anchegli effetti dell’ autofinanziamento, allargando il capitale al quale dovranno poi essere assegnati i dividendi nel futuro.

Se la rinuncia alla distribuzione venisse occultata in bilancio con utili troppo tenui, facendo apparire insufficiente la

redditività della gestione, potrebbe danneggiare il credito della società sul mercato provocando dei problemi sia insede di emissioni di nuove azioni che a livello di credito bancario.

Una delle soluzioni più utilizzate, che è quella che più giova sia all’economia dell’azienda e al mantenimento delcredito nel mercato finanziario, è quella di attuare politiche di autofinanziamento nelle fasi economiche favorevoli,costituendo delle riserve che possano conguagliare i dividendi nelle fasi sfavorevoli mantenendo una stabilità deidividendi.

I FLUSSI DI CASSA

Devono essere determinati per misurare l’efficacia e la proficuità degli apporti interni e delle altre variabili cheincidono sulla gestione aziendale in termini di “aumento dell’attività operativa”.

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Distinguiamo:

- Flussi di cassa della gestione corrente:

Per determinarli è necessario monitorare le entrate e le uscite monetarie relative alle operazioni della gestionecorrente, cioè quella parte di costi e di ricavi che nel periodo considerato ha generato, rispettivamente, usciteed entrate.

- Flussi di cassa della gestione complessiva:

E’ legato all’intera gestione, occorre considerare anche le entrate e le uscite monetarie rivenienti dalleoperazioni della gestione extra corrente, relative alle movimentazioni dei debiti e dei crediti di finanziamentoe del capitale di proprietà (finanziamenti attinti e concesso), nonché alle acquisizioni e dismissioni di fattori afecondità ripetuta.

IL PIANO DI FABBISOGNO FINANZIARIO

Riassume la necessità di risorse finanziarie che facciano fronte agli investimenti prospettati (in primis leimmobilizzazioni), ai costi di produzione e di gestione previsti, tenuto conto delle entrate derivanti dalle vendite.

A tale fabbisogno finanziario si farà fronte con i mezzi propri conferiti dall’azienda, le varie tipologie di contributi,gli affidamenti bancari a breve e i mutui a medio e lungo termine, senza trascurare i contratti di leasing mobiliare eimmobiliare.

Diventa fondamentale cercare il massimo equilibrio attraverso un mix ben calibrato, che metta in evidenza le risorseche sono già a disposizione e quelle che invece devono essere ancora trovate.

IL PIANO DEI FLUSSI DI CASSA

Rappresenta il prospetto in cui bisogna rendere conto degli incassi e dei pagamenti nel loro susseguirsi nel tempo.

Questo prospetto è fortemente indicativo nell’ambito della valutazione dei risultati dell’impresa, in quanto mette inevidenza la capacità dell’impresa di rendersi indipendente da fonti di finanziamento esterne.

Deve essere messa a fuoco l’abilità dell’azienda ad incassare dai propri clienti, e prima, più denaro di quanto essastessa non paghi ai suoi debitori e fornitori.

 Nel primo periodo di attività di un azienda è buona norma effettuare un’analisi mensile dei flussi. Buona parte deifallimenti di molte società nei primi anni di vita è dovuta a una errata valutazione dei flussi di cassa o alla assolutamancanza di previsioni.

I flussi di cassa sono determinati dai flussi di capitale circolante netto, ai quali vengono sommate algebricamente levariazioni nelle componenti del capitale circolante netto stesso.

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