Altea Rosemary - La forza che è in te

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  • ROSEMARY ALTEA LA FORZA CHE E' IN TE

    Titolo originale: You Own the Power. Traduzione di Alessandra De Vizzi

    Indice. Ringraziamenti. Prefazione Sei in casa oggi?

    1. Lasciare andare la tensione e trovare la pace. 2. Individuare e accrescere la nostra energia. 3. Conoscere chi siamo in realt. 4. I campi di luce sono campi di vita. 5. Entrare in contatto con il mondo dello spirito. 6. Apprezzare il buon senso. 7. Fino a che punto affidabile il nostro sesto senso? Epilogo. Nota: Questo libro e gli esercizi in esso contenuti non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. Per qualunque tipo di disturbo fisico o mentale non esitate a contattare il vostro dottore. L'autrice non responsabile deglieffetti derivanti dall'esecuzione di tali esercizi.

    Sono soltanto una piccola voce che spera di scuotere il mondo, cos come Dio ha scosso il mio universo... Sono un semplice essere umano e cerco di mostrare agli altri la luce che Cristo mi ha consentito di vedere... Sono una creatura che vuole apprendere e diffondere gli splendidi insegnamenti ricevuti da Aquila Grigia, la mia guida spirituale... Sono una madre grata oltre ogni immaginazione per mia figlia, che considero un vero miracolo e che mi ama al punto da farmi lei stessa da mamma.

    La mia riconoscenza infinita, e la mia coppa cos colma da traboccare.

    Ringraziamenti. Dopo tanto tempo ringrazio finalmente mia madre che mi ha portata in grembo. Penso a lei con grande tristezza, sapendo che la sua negativit l'ha fattasoffrire in modo indicibile. Grazie al suo esempio ho capito come non avrei mai dovuto diventare, e ho acquisito la forza su cui posso fare affidamento

  • oggi. Mando tutto il mio amore a mio padre che mi ha generata. Ogni volta che ricordo la sua esistenza confusa e dominata dalla rabbia, mi ritrovo con gli occhi colmi di lacrime. La sua arroganza e il suo bisogno di tenere ogni cosa sotto controllo lo hanno condannato a una vita priva di speranza: bastava

    guardarlo negli occhi per capire ci che gli avrebbe riservato il destino... Mi ha mostrato come non devo essere, e gli sar grata in eterno per avermi

    costretta ad affrontare me stessa. Il suo vigore mi ha spinta a iniziare il cammino, e la sua forza mi ha aiutata a impadronirmi del mio potere personale. I miei fratelli Terry e Malcolm erano sempre arrabbiati e non facevano che

    litigare tra loro. Tale atteggiamento era una sorta di eredit lasciata danostra madre, che riuscita a contaminare tutti noi con la sua infelicit e

    il suo rancore. Spero che le mie preghiere li raggiungano, e li ringrazio per avermi consentito di vedere il tipo di persona in cui non devo trasformarmi. Sono grata alle mie sorelle Audrey, Judy e Madeleine per i momenti belli e brutti che abbiamo condiviso, oltre che per la loro compagnia, per le lunghe ore in cui abbiamo giocato insieme e per il semplice fatto di esserci state. Eravamo separate e al tempo stesso unite, e nonostante la confusione che

    regnava in noi ci siamo rese conto di come non avremmo dovuto vivere. Grazimo rese conto di come non avremmo dovuto vivere. Grazie di cuore a tutte voi. Fin dall'inizio ho incontrato molte persone che mi hanno influenzata, aiutandomi a diventare la persona che sono, una madre e una sensitiva capace di guarire, oltre che un'autrice abituata a parlare in pubblico: sono cos numerose che non posso certo nominarle tutte, ma ci tengo a esprimere loro la mia riconoscenza per l'enorme importanza che hanno avuto nella mia esistenza. Sono un semplice essere umano, e ringrazio Dio per avermi concesso di vivere le esperienze che mi hanno resa forte e indomita, consapevole della mia enorme forza.

    Prefazione: Sei in casa oggi?

    La stanza, lunga circa quindici metri e larga nove, era quasi completamente vuota: c'eravamo solo noi ragazzi, raggruppati in fondo al locale. Mancava il mobilio, e le finestre altissime erano prive di tende. Una donna dall'aria solitaria se ne stava seduta su una sedia d'acciaio che spiccava sul lucido pavimento di legno. Era una creatura strana e impenetrabile, lo si capiva anche guardandola da lontano: rigida e immobile, usava lo spazio intorno a lei e il gelo che

  • dominava l'ambiente come una sorta di parete invisibile dietro cui nascondersi. Ti va di occupartene? Neanche per sogno! Allora pensaci tu. Scordatelo! Fui l'unica a cedere: E va bene, adesso ci vado... Mi avvicinai alla sconosciuta con il cuore in gola.

    Pu sembrare strano che io inizi questa nuova opera con una storia tratta dalmio primo libro, una scala lunga fino al cielo, ma Aquila Grigia a guidare

    la mia penna e i miei pensieri, e io non posso fare altro che assecondarlo. All'epoca avevo solo quindici anni, e sotto molti punti di vista ero ancora

    immatura, sebbene il mio istinto fosse particolarmente sviluppato (lo sempre

    stato!). Mi ero recata con i miei compagni di scuola nell'ospedale psichiatrico in cui mia madre era solita ripetere che prima o poi mi avrebbero rinchiusa. Aveva avuto ragione solo in parte: lei diceva sempre che sarei finita tra i pazienti, e invece quel giorno mi trovavo nell'istituto con i miei amici del corso di recitazione per realizzare uno spettacolo e intrattenere i malati.

    Giunta l'ora del t, seguendo le precise istruzioni ricevute dagli insegnanti

    facemmo del nostro meglio per dare a tutti da bere e da mangiare. Offrire tazze di t e panini imbottiti al nostro pubblico si rivel un compitopiuttosto facile, perch quasi tutti i presenti erano cordiali e felici di

    poter fare due chiacchiere. Ricordo una giovane donna che piangeva in continuazione, e solo molto tempo dopo ho capito che soffriva di una forte depressione.

    Il tragitto da un capo all'altro del salone mi sembr interminabile. Quella

    poveretta mi faceva paura, e quando le arrivai vicino avevo il cuore che mi batteva all'impazzata, cos forte che lo sentivo rimbombare nelle orecchie. E' difficile descrivere il modo in cui se ne stava seduta, con la sigaretta consumata quasi fino al filtro, un lungo cilindro di cenere che le penzolava tra le dita... il suo aspetto mi aveva colpito al punto che non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.

    Aveva i capelli corti e neri, striati di grigio, che le aderivano alla sommit

    del capo come se qualcuno glieli avesse tagliati infilandole in testa una

  • scodella, e indossava un abito blu scuro con i fiorellini bianchi. Me la ricordo ancora con grande precisione, e rammento anche di essermi sentita piccola e terribilmente umana all'idea di non riuscire a comunicare con lei.

    Posso portarle qualcosa? le chiesi. Vuole una tazza di t o un panino? Ladonna non si mosse, e non mostr nemmeno con un battito di ciglia di avermi sentita. La cenere della sigaretta era ancora intatta, simile a un lungo serpente immobile. Forse ha voglia di un bel bicchiere d'acqua fresca, o magari... Anche se

    riuscivo a parlare a fatica, sentivo di dover insistere. Nel frattempo il battito del mio cuore si era placato, e la paura aveva lasciato il posto a un insieme di emozioni che non ero in grado di comprendere. Riuscivo a riconoscere solo la tristezza, uno stato d'animo che conoscevo fin troppo bene... Stavo per fare un altro tentativo quando un'infermiera giunse alle mie spalle

    e cerc di tranquillizzarmi: Va tutto bene, tesoro, non preoccuparti: ogginon in s, come se non fosse in casa.

    Vorrei, vorrei, vorrei... Vorrei essere stata pi saggia e matura. Vorrei aver saputo allora, cos come lo so oggi, che per comunicare non servono le parole. Vorrei averla capita ed essere stata sicura di me al punto di aprirmi e prenderla per mano, inginocchiandomi al suo fianco e accarezzandola con affetto. Ma io non sapevo nulla, e cos mi sono semplicemente girata per tornare dai miei amici. Sono trascorsi quasi quarant'anni, ma ricordo ogni singolo dettaglio di quella scena, come se il nostro incontro risalisse a ieri. E' come se non fosse in casa. Mentre scrivo queste parole, sento di nuovo la voce dell'infermiera e ricordo

    la frustrazione, l'impotenza, il senso di inferiorit e il timore di non essere all'altezza della situazione che mi avevano assalita allora. Tutto ci esattamente quello che provano coloro che vivono nel mondo dello spirito quando cercano di entrare in contatto con noi e scoprono che non siamo in casa. Ho spesso meditato su questo concetto, e ogni volta mi sono chiesta come si sentano i nostri defunti che si trovano ora in un'altra dimensione quando ci chiamano e noi non li sentiamo; quando ci accarezzano, ci sfiorano i capelli o la guancia e noi non percepiamo il loro tocco affettuoso, oppure quando agitano le braccia per attirare la nostra attenzione ma noi non li vediamo. Al pari di quella donna dal vestito a fiori, della quale non ho mai scoperto il

  • nome, tutti noi diamo l'impressione di non essere in casa. Io invece voglio farmi trovare, voglio capire se qualcuno sta bussando alla mia porta in modo da aprire e dargli il benvenuto. E voi? Avete mai pensato che nei momenti in cui vorreste comunicare con i vostri cari dovete essere pronti a ricevere i loro messaggi? Vi siete mai resi conto che tocca a voi tenere ben oliata la serratura, girare la chiave, aprire la porta e far accomodare gli eventuali visitatori? Iniziamo il nostro viaggio animati dalla consapevolezza di dover sempre essere in casa e quindi reperibili, giorno dopo giorno. Io posso mostrarvi come tenere oliata la serratura, come girare la chiave e aprire la porta. Scrivendo questo libro ho cercato di tenere nella giusta

    considerazione le vostre esigenze e i vostri desideri. Sar sempre in casa per

    voi, che in cambio dovrete mostrarvi attenti ai bisogni di chiunque vi stia accanto, amici, parenti, vicini di casa o perfetti sconosciuti. Oltre che disponibili, siate anche coscienti delle vostre esigenze e di quelle della vostra anima, in modo da essere in casa per voi stessi. Non appena la chiave comincia a girare, la porta si spalanca e voi diventate consapevoli delle regole del mondo spirituale: vi rendete conto di essere finalmente a casa,

    oggi e tutti i giorni a venire. E sapete che un posto meraviglioso in cui

    vale la pena vivere...

    LA FORZA CHE E' IN TE.

    1

    Lasciare andare la tensione e trovare la pace

    Abbiamo incontrato il nemico, e abbiamo scoperto che siamo noi stessi. WALT KELLY

    DAVANTI ai miei occhi apparve una breve immagine, simile alla scena di un film, rapida ma chiara: anche se non avevo altri elementi a disposizione, ero certa che qualcuno stava cercando di inviarmi un messaggio. Mentre assistevo a quella visione sentii gridare, e all'improvviso scorsi un ragazzo che due giovani stavano minacciando con una pistola, costringendolo a salire su un'automobile. Per il momento non c'era altro.

  • Chi erano quelle tre persone? Sapevo che avrei dovuto scoprire la loro

    identit. Mi trovavo a New York, e stavo tenendo una conferenza davanti a pi di milleduecento persone, ognuna delle quali si aspettava da me un dono speciale. Il mio pubblico pi vasto, quello che vive nel mondo dello spirito, si fidava di me ed era certo che avrei fatto del mio meglio. In mezzo alla folla erano seduti Michelle e Ken Martin, che dopo aver tragicamente perso il loro primogenito attendevano con ansia un messaggio da parte sua. Era la prima volta che partecipavano a un incontro del genere, e

    non erano sicuri di ci che sarebbe potuto accadere. Dopo aver sentito parlare

    di me, Michelle aveva letto il mio primo libro ed era stata assalita dal desiderio irrefrenabile di conoscermi. I due coniugi avevano cos af ffrontato il viaggio dal Colorado fino a New York animati dalla speranza di riuscire a entrare in qualche modo in contatto con il loro figliolo, che era proprio il primo ragazzo che avevo visto! Devo ammettere che l'intera faccenda non mi fu subito chiara... Mi chiamo David... Michael... Michael... David. Sentivo la voce, ma ero confusa: non riuscivo a distinguere quale fosse il nome e quale il cognome, magari si trattava di due persone diverse... Feci del mio meglio per concentrarmi, e vidi un giovanotto che dimostrava diciotto o diciannove anni. Salve, gli risposi, inviandogli tutto il mio incoraggiamento e scendendo tra il pubblico. Continuo a sentire il nome David Michael, esclamai, e rimasi sbalordita vedendo il gran numero di mani che si alzarono di scatto. E' sulla

    ventina, e la sua fine stata tragica.

    La maggior parte delle mani rimasero alzate. Mi resi conto che il mio compito sarebbe stato a dir poco impegnativo: tutta quella gente voleva sapere qualcosa, ma prima di poter comunicare io dovevo identificare il mio interlocutore (che forse non era solo!).

    Mio figlio David morto da due anni, dichiar una donna. E suo fratello si

    chiama Michael.

    Il mio Michael David mancato tre mesi fa, grid un uomo, seduto nelle

    ultime file. Alla mia sinistra c'erano marito e moglie, in lacrime e stretti uno all'altra:

    Il nostro David stato ucciso qualche settimana fa.

  • Molti altri si misero a chiamare e parlare ad alta voce, e per un lungo

    istante regn la massima confusione mentre tutti quei genitori disperati

    invocavano a gran voce i loro figlioli, sperando contro ogni logica di ricevere un messaggio. Dovetti darmi da fare per tranquillizzare tutti; dopo aver ripristinato la calma, cercai di capire da quale parte dovevo dirigermi. Ho bisogno di parlare con tutti coloro che hanno perso un congiunto di nome Michael o David, che all'epoca della sua morte doveva avere una ventina d'anni. Ero certa di avere in qualche modo ristretto il campo delle ricerche, e invece mi sbagliavo perch una decina di coppie alz di nuovo la mano. Era arrivato il momento di coinvolgere Aquila Grigia: lui sapeva di sicuro come regolarsi. Dove devo andare? gli chiesi, convinta che mi avrebbe mostrato la direzione giusta, e invece con mia grande sorpresa lui mi rispose di rivolgermi a tutte

    quelle persone perch i loro figli erano presenti e volevano comunicare!

    E se mi sbaglio, e faccio confusione? Nell'attimo stesso in cui gli ponevo quella domanda, ebbi la certezza che la mia guida mi avrebbe aiutata a sistemare ogni cosa. Com'era prevedibile, and tutto nel migliore dei modi: non appena chiedevo a una coppia di genitori di salire sul palcoscenico, distinguevo con estrema chiarezza il ragazzo che si presentava al loro fianco. Sono David, morto in un incidente d'auto, esord il primo, e mentre parlava io vidi la scena che mi stava descrivendo, la macchina che sfuggiva al

    controllo dopo una curva e rotolava gi per la scarpata... E' successoall'improvviso, ed stato anche molto veloce, aggiunse. Rosemary, spiega alpap e alla mamma che non ho provato alcun dolore. Di' a mio fratello Michael che gli voglio bene, gli sono sempre vicino e lo tengo d'occhio! I due coniugi annuirono, abbracciandosi stretti, con il viso rigato dalle lacrime e il cuore avvolto da un senso di pace fino ad allora sconosciuto. Si fece avanti un altro giovane: Io sono Michael David, e sono morto schiantandomi in motocicletta. Ancora una volta davanti ai miei occhi apparve una scena tragica, la motocicletta che usciva di strada e andava a sbattere contro un albero... Sono Michael, e mio padre si chiama David. Avevo un tumore incurabile al cervello... per la scarpata... E' successoall'improvviso, ed stato anche molto veloce, aggiunse. Rosemary, spiega alpap e alla mamma che non ho provato alcun dolore. Di' a mio fratello Michael che gli voglio bene, gli sono sempre vicino e lo tengo d'occhio! I due coniugi annuirono, abbracciandosi stretti, con il viso rigato dalle lacrime e il cuore avvolto da un senso di pace fino ad allora sconosciuto. Si fece avanti un altro giovane: Io sono Michael David, e sono morto schiantandomi in motocicletta. Ancora una volta davanti ai miei occhi apparve una scena tragica, la motocicletta che usciva di strada e andava a sbattere

  • contro un albero... Sono Michael, e mio padre si chiama David. Avevo un tumore incurabile al cervello...

    Io sono David, vorrei parlare con pap...

    Uno dopo l'altro tutti i ragazzi mi trasmisero parole di amore e speranza, fornendo cos la prova della loro sopravvivenza. Il pubblico era letteralmente affascinato, e io stessa ero concentrata al massimo; quando i giovani comunicavano con me, rivedevo una sorta di scena al rallentatore, quasi fossi stata presente al momento della loro dipartita. A volte le frasi si mescolavano tra loro, e dovevo chiedere ai ragazzi di non

    interrompersi a vicenda. E' gi abbastanza complicato senza che voi

    aumentiate la confusione! Cercate di parlare con ordine, e aspettate il vostro

    turno, li rimproverai ridendo. Mi rendevo per conto di quanto fosse

    difficile per loro riuscire a controllarsi: erano molto emozionati, e avevano mille cose da dire. Un giovanotto di circa vent'anni mi descrisse la sua ultima settimana di vita terrena, e per ascoltarlo dovetti ricorrere al gusto, al tatto, all'odorato. alla vista e all'udito, oltre che al mio sesto senso: non potevo infatti sapere in anticipo quale dei miei sensi mi avrebbe consentito di avere le impressioni pi chiare. E' stato terribile, mi confid. Malato di AIDS, ero ricoverato insieme ad

    altre persone nelle mie condizioni, e alcune stavano addirittura peggio di me. Avendo perso il controllo delle mie funzioni corporali, ero costretto a indossare i pannolini come un neonato. Lo guardavo, e all'improvviso mi apparve nel suo letto d'ospedale, sentii l'odore terribile che aleggiava nelle corsie, e percepii la disperazione che vi regnava. Riuscivo a vedere e sentire com'era quel luogo, e mi sembrava di rivivere quell'atmosfera di disperazione. Volevo solo andarmene a casa, ma non sapevo chi avrebbe potuto prendersi cura di me. Era un sogno impossibile, viste le mie condizioni, e oltretutto continuavo a peggiorare. Il ragazzo

    scoppi in un pianto dirotto; le lacrime gli rigarono il viso, finendogli inbocca, e io assaporai il loro gusto salato. Poi un giorno arriv pap... non il mio vero padre, mi ha adottato quando ero adolescente... si avvicinato

    al mio letto e mi ha preso in braccio sussurrandomi: 'Ti porto a casa, figliolo! Adesso vieni a casa con me!' Con tutti i sensi all'erta vidi il giovane cos com'era appena prima di

    morire, e il suo aspetto magro ed emaciato mi spezz il cuore, anche se sapevo

  • che adesso stava bene. Mentre riferivo quella storia tutti i presenti mostrarono apertamente la loro commozione, e il padre di David singhiozz senza ritegno al ricordo del periodo spaventoso che avevano vissuto.

    Si preso cura di me finch ho esalato l'ultimo respiro tra le sue braccia, aggiunse il ragazzo. Mi ha dato il pi grande dono d'amore che un essere umano possa ricevere. Rosemary, digli che gli voglio bene, che adesso sono al

    sicuro e gli sar sempre vicino, proprio come lui sempre stato al mio

    fianco. Continuammo cos , un messaggio dopo l'altro, e ognuno di loro era una chiara e ferma dichiarazione di amore e speranza. Venne il momento di parlare con Michelle e Ken Martin, la madre e il padre del primo ragazzo che mi era apparso. Lo vidi ancora con estrema chiarezza: giovane e affascinante, con lo

    sguardo vivace, mi raccont la sua tragica fine stando in piedi tra i suoigenitori e mettendo loro un braccio intorno alle spalle. Mi spieg che il suoomicidio aveva avuto un impatto terribile sull'intera famiglia, e in modo particolare su Michelle: Incapace di mangiare e dormire, ha ripreso a parlare

    solo dopo aver letto il tuo libro: per un anno intero non ha pronunciato unro non ha pronunciato una sola parola!

    Era tutto vero. La signora Martin mi conferm che dopo l'assassinio del figlio

    aveva dovuto ricorrere a un terapeuta; con il passare del tempo non si era per verificato alcun miglioramento, e i suoi parenti erano molto preoccupati. Al termine dell'ennesima visita, non sapendo pi cosa fare lo psicologo le aveva regalato un libro, assicurandole che dopo averlo letto si sarebbe senz'altro sentita meglio. Guardando la copertina Michelle si sent mancare: l'aquila e la rosa che vi erano raffigurati erano i simboli che lei e il marito avevano fatto incidere sulla tomba di David... ecco il segno che aveva tanto aspettato! Si mise quindi a leggerlo, e ben presto chiese al figlio Daniel di unirsi a lei. Tutto ci che leggevano aveva senso e faceva nascere nella donna una speranza sempre pi grande, al punto che riprese a parlare, decisa a fare qualunque cosa pur di conoscere l'autrice di quel volume. Non aveva dubbi in proposito: quello era l'unico modo per ritrovare il suo ragazzo.

    David mi parl a lungo, fornendo una prova irrefutabile della sua

  • sopravvivenza dopo la morte, piangendo al pari della madre lacrime di gioia e di tristezza. Rosemary, spiega loro che adesso sono al sicuro, al fianco di Dio. E di' a

    pap che gli ero vicino quando si seduto sulla poltrona del dentista,

    aggiunse lasciandosi sfuggire una risatina. E soprattutto, trasmetti loro il mio amore! Il risultato di tutti quei David e Michael, e della gran confusione che aveva regnato per l'intera serata, fu la nuova serenit che si annid nel cuore dei numerosi genitori intervenuti, sia di quelli che avevano ricevuto un messaggio personale sia di coloro che avevano solo assistito a quegli incontri insoliti e speciali. Lasciamoci ora alle spalle New York e quella splendida conferenza, e passiamo a un altro incontro che si svolse a Boulder, in Colorado. Si trattava di una riunione organizzata in un locale molto pi piccolo, una libreria che conteneva a malapena cinquecento o seicento persone pigiate come sardine. Mi avevano preparato un piccolo palcoscenico, perfettamente adatto all'occasione, e su un tavolo vicino erano appoggiati il mio microfono e una bottiglia d'acqua. Avevo iniziato da appena cinque minuti quando notai un ragazzino di circa undici anni che indossava un berretto da baseball e aveva lo sguardo particolarmente intenso. Gli sorrisi e continuai la mia introduzione. A un certo punto cominciai a trasmettere i messaggi provenienti dal mondo dello spirito. Un'ora dopo, senza alcuna ragione apparente mi diressi verso la prima fila di sedie, presi per mano il bambino e lo invitai sul palco. Come ti chiami? gli chiesi, porgendogli il microfono. Daniel, mi rispose con un sorriso. Tra noi si era subito creata una forte connessione. Che ne dici di toglierti il berretto? gli domandai con aria scherzosa. E' cos bello che piacerebbe anche a me indos ssarne uno uguale!

    Lo metto sempre, il mio favorito!

    Sei venuto insieme a qualcuno, o ti trovi qui da solo? Mentre parlavo sentii un intenso fruscio alle mie spalle. Sono con i miei genitori, si sono seduti qualche fila dietro di me. Io ci tenevo a stare davanti, mi rispose. Devo ammettere che in quel momento ero pi interessata a ci che era apparso sul palco con noi: mi girai, e vidi unaluce abbagliante! Una voce che non apparteneva al mondo terreno ma era

    comunque reale mi sussurr: Sono il suo angelo, e tempo fa ho comunicato con

    te. Per poter proseguire avevo bisogno del consenso dei genitori del mio nuovo amico, troppo giovane e vulnerabile per affrontare da solo un'esperienza del genere. Siamo qui! mi gridarono dalla terza fila quando chiesi loro di alzarsi in piedi.

  • C' qualcuno che sta cercando di comunicare, spiegai. Dice di essere David,

    l'angelo di Daniel. E' nostro figlio, mancato pi di un anno fa, esclam la madre.

    Percepii di nuovo una sorta di fruscio, mi girai e vidi un angelo cos luminoso che quasi non riuscivo a tenere gli occhi aperti! Dall'interno di quella luce accecante usciva una voce che ripeteva: Sono il suo angelo, sono il suo angelo! Ero cos assorbita dalla visione che per un attimo mi dimenticai di tutto il resto. Quando mi volsi di nuovo a guardare il pubblico, rimasi ancora pi sconvolta perch lungo tutto il perimetro della stanza erano allineati splendidi angeli di luce. Gli occhi colmi di lacrime, indicai con il dito quelle creature, certa che anche gli altri potessero assistere allo spettacolo che avevo davanti agli occhi. Una mano gentile e al tempo stesso decisa mi afferr il braccio: Aquila Grigia mi stava ricordando che avevo lavoro da sbrigare! Inspirai a fondo e riuscii a riprendere il controllo; solo allora mi ricordai di David, e gli chiesi cosa voleva dirmi. Mi apparve un'immagine veloce: qualcuno urlava, minacciando con una pistola un ragazzo e costringendolo a salire su una macchina. Mi hanno sparato in testa. Bang bang... erano in quattro, mi hanno trascinato fuori da casa mia e mi hanno fatto salire in auto. Non ho potuto farci niente. Per qualche secondo ho sentito un forte dolore alla testa, poi sono arrivati i miei angeli e mi hanno portato a casa, mi rivel il ragazzo. Nel frattempo, senza rendermene conto avevo preso per mano Daniel; quando gli misi un braccio intorno alle spalle lui mi conferm che David era suo fratello, e che tutto quello che gli avevo appena riferito era vero. Per l'intera serata trasmisi altri messaggi e firmai molte copie dei miei libri, finch giunse il momento di andare a cena. Ero pronta a concedermi un po' di riposo, ma dovevo prima congedarmi dal mio amico Daniel, che se ne stava in piedi accanto al tavolo dei libri. Gli rivolsi un cenno di saluto e lui si avvicin insieme ai suoi genitori. Tutti e tre mi ringraziarono a lungo, ripetendo all'infinito che comunicare con David era stato meraviglioso. La prima volta stata ancora pi sconvolgente, era cos difficile accettare l'idea... mi confid Michelle. Oggi volevamo che David si presentasse per far felice Daniel, e lui l'ha fatto! Vuole forse dire che David gi entrato in contatto con voi? esclamai, stupita. Lei incontra migliaia di persone, non pu certo ricordarsi di noi due! Eravamo presenti alla conferenza che ha tenuto a New York all'inizio dell'anno, quella a cui si sono presentati un'infinit di David e Michael: ha parlato a mio marito dei suoi denti, e ci ha perfino raccontato come morto David. Siamo tornati a casa in preda a un'emozione incredibile, e abbiamo riferito a Daniel ci che era accaduto. Era terribilmente dispiaciuto all'idea

  • di non averla potuta conoscere, e cos , non appena abbiamo saputo di questa conferenza qui a Boulder ci siamo resi conto che non avremmo potuto mancare, mi spieg la donna. Non ricordavo affatto i Martin: conosco in continuazione un sacco di gente, ho numerosi contatti con il mondo dello spirito, e come se non bastasse faccio una gran fatica a tenere a mente nomi e volti! Rammentavo per l'indimenticabile serata trascorsa a New York, e gli incontri splendidi e meravigliosi tra quei ragazzi morti in giovane et e i loro genitori. Quella sera a Boulder cenai con Joann, la mia editor, e con i Martin. Daniel ebbe cos la possibilit di rivolgermi decine di domande a proposito del luogo in cui si trovava suo fratello e su ci che stava facendo. Fa ancora snowboard? mi chiese mentre uscivamo dal ristorante. La sua domanda cos tenera e ingenua mi fece sorridere. La risposta di David fu altrettanto dolce e colma d'amore: Rosemary, digli che adesso salto da una nuvola all'altra, volando nei cieli di Dio. Deve sapere che sono il suo angelo custode, e che lo guider fino alla fine dei suoi giorni! Sentii di nuovo un fruscio e una brezza leggera. La luce alle spalle del mio giovane amico era quasi accecante. Possibile che quelle che vedevo fossero davvero due ali? Sono certa di aver sentito con grande chiarezza David, e di aver percepito l'amore che ha inviato a Daniel. Riesco a sentire, vedere e percepire. Come posso riuscirci anch'io? mi chiese un giorno Michelle Martin. Che cosa devo fare per stabilire una

    connessione con mio figlio? Non facile rispondere a domande del genere: posso dire solo che basta cominciare e procedere poi con lentezza, attenzione, pazienza e disciplina. Ma quando si tratta di questioni in qualche modo legate all'anima, gli esseri umani si rivelano in genere impazienti, privi di disciplina e incapaci di concentrarsi a lungo. L'idea di entrare in contatto con la nostra anima e la nostra forza spirituale sembra infatti un compito troppo difficile da portare a termine. Pochi di noi hanno voglia di impegnare il tempo e l'energia che sono invece indispensabili al raggiungimento di un simile obiettivo. La prospettiva di avanzare per gradi, passando dalle fasi pi semplici a quelle pi complesse, appare noiosa e per nulla entusiasmante. Preferiremmo un miracolo o una scorciatoia di qualunque tipo, ma purtroppo tutti noi sappiamo che non esistono alternative pi comode e meno faticose. Ma che cos' la Forza di cui dovremmo impadronirci? 1. Il nostro s. 2. La conoscenza delle regole. 3. La fede. 4. La capacit di credere a ci che impossibile. 5. La magia. 6. Il riconoscimento e l'accettazione delle nostre sensazioni istintive. 7. Una forza che rende possibile ogni cosa. Di solito quando pensiamo al potere o a una persona potente ci riferiamo a una forza a disposizione di un numero limitato di individui o accessibile solo in determinate circostanze. La maggior parte di noi si considera priva di

  • qualunque potere, capace quindi di influenzare solo un numero limitato di situazioni che si verificano nell'ambiente circostante. E in molte occasioni ci sentiamo inermi anche all'interno del nostro regno! Il termine stesso potere viene associato a concetti come aggressione, controllo o regola, e ci fa pensare al capufficio o al presidente, in pratica a colui che pu prendere le decisioni e che con il potere domina coloro che gli stanno intorno. Le persone potenti ci fanno sentire incerti e spaventati. Un'ordinanza municipale pu decretare il nostro sfratto, cos come un sovrano pu costringerci a inginocchiarci davanti a lui: questo non significa per che siamo del tutto privi di potere. Se la vita stata avara con noi, evitiamo di pensare che ormai tutto perduto e che non possiamo intervenire in alcun modo. Michelle e le altre persone che si ritrovano ad affrontare una realt dura e dolorosa hanno un motivo in pi per lavorare e intervenire sulla loro esistenza, ampliando la connessione spirituale per poter essere in casa quando qualcuno proveniente dal mondo dello spirito bussa alla loro porta. Il cammino da percorrere a dir poco difficoltoso, ma loro sanno che al termine del viaggio li aspetta un'enorme ricompensa. Alcuni leggono libri che contengono esercizi e istruzioni di vario genere animati dal desiderio di acquisire una conoscenza immediata o di trovare un metodo facile e poco impegnativo per riuscirci: Non devo fare altro che svolgere gli esercizi uno, due e quattro, e otterr questo risultato. Per loro questo l'unico processo di apprendimento possibile, e corrisponde a quello usato tradizionalmente a scuola. L'idea che senza sacrificio non si possa imparare nulla non viene nemmeno presa in considerazione, e cos come accade per la maggior parte dei manuali di insegnamento, ci si aspetta che venga definito o almeno indicato un preciso arco di tempo. La domanda: Quanto tempo ci vuole? esige sempre una risposta precisa. Chi si rivolge a me considerandomi la sua insegnante e aspettandosi il solito rapporto maestro/studente, caratterizzato dalle risposte pi prevedibili e tranquillizzanti, pretende anche di imbattersi ogni due o tre pagine in qualche miracolo di illuminazione istantanea: purtroppo tali aspettative sono destinate a non essere soddisfatte perch chiaro che il mio lavoro, i miei scritti e le mie lezioni non corrispondono al modello che queste persone hanno seguito per tutta la vita. Anche se mi rattrista il fatto di non essere in qualche modo all'altezza della situazione, io non posso fare a meno di essere me stessa.

    Questo libro non un semplice manuale, cos come non soltanto una raccolta di esperienze vissute da me e dalla gente che ho incontrato; ritengo sia pi corretto definirlo un testo di illuminazione, intesa come l'apertura mentale che si raggiunge a caro prezzo, lottando e impegnandosi a fondo. Nelle sue pagine potete trovare un gran numero di miracoli che appartengono a tutti coloro che desiderano scoprirli. Il testo mi ricorda infatti quei disegni dove all'apparenza sono ritratti solo una casa e un giardino: guardando con maggiore attenzione si possono individuare vari uccelli o animali ben nascosti e mimetizzati. Se la didascalia vi dice che c' qualcos'altro da vedere, voi vi sforzate e riuscite a scorgere il piccione sul tetto, lo scoiattolo tra i rami dell'albero a sinistra e il ragno celato tra i petali della rosa. Continuate a guardare mantenendo la concentrazione, e il numero degli elementi

  • che siete in grado di identificare aumenta. Quando siete stanchi di cercare potete consultare le soluzioni riportate in fondo al libro... Io non vi propongo alcuna soluzione immediata: vi offro invece una serie di chiarimenti tesi a spiegare e diffondere l'illuminazione in maniera comprensibile e facile da memorizzare. E se non siete interessati all'illuminazione, le storie che vi presento possono comunque rivelarsi una notevole fonte di evoluzione a livello emozionale. Sono vicende intrise di ricchezza e bellezza nascoste: cercate abbastanza a lungo e con impegno, e fate emergere il potere e la forza celati in voi! Gli esercizi qui presentati non sono avvolti da un alone di mistero, e a volte vi sembreranno fin troppo facili per poter essere considerati in qualche modo magici... eppure vi assicuro che funzionano! Sono stati provati e riprovati nel corso degli anni, e grazie a loro i miei studenti sono letteralmente fioriti: sono minuscoli miracoli di luce che possono aiutarvi a individuare il vostro sentiero. Vorrei precisare che non ci sono aspettative precise in merito ai tempi di apprendimento: ogni individuo stabilisce infatti l'entit del proprio sforzo, oltre che la quantit di impegno, tempo ed energia che pu dedicare a tale compito. In qualit di vostra insegnante vi suggerisco di procedere in base alla vostra velocit personale, evitando di cercare di emulare la mia o quella di qualcun altro. Non appena sarete pronti, troverete la lezione a voi pi adatta. Abbiate fiducia nel vostro metodo individuale e nel vostro istinto, e utilizzate ci che ho scritto come una sorta di guida che vi accompagni nel processo di apprendimento. Ognuno di noi al lavoro e progredisce, avanzando magari con estrema lentezza o fermandosi pi volte: qualunque sia la nostra velocit di crociera, se siamo davvero animati dall'intenzione di evolverci in un modo o nell'altro ci riusciremo. Quando penso agli esercizi che ho raccolto in questo libro non posso fare a meno di ricordare la celebre frase di Arthur Conan Doyle: Conoscete il mio metodo: si basa sull'osservazione dei dettagli pi insignificanti. Alcuni considerano i miei metodi di insegnamento e gli esercizi che suggerisco come vere e proprie sciocchezze, soprattutto se paragonati alle meraviglie e alla magia dell'universo. Ma al pari di Arthur Conan Doyle (e tutti noi sappiamo che il suo metodo funzionava alla perfezione!), se riesco a semplificare il vostro compito voi non cadrete in preda alla confusione e riuscirete a percorrere fino in fondo la via che porta alla scoperta del s. Ritengo infatti che non si debba rendere ancora pi complesso un argomento che gi abbastanza complicato. La mia agente anche una carissima amica, e quando ha letto per la prima volta il manoscritto rimasta delusa perch le sembrato banale. L'ha colpita in modo particolare un esercizio del terzo capitolo che consiste nell'elenco preciso dei nostri lati positivi e di quelli negativi. Questa semplice psicologia: a che cosa pu servire? mi ha chiesto. Avrei potuto risponderle citando le parole di Lewis Carroll: Inizia dall'inizio, poi vai avanti fino alla fine: quindi ti fermi! Se lei dovesse eseguire quell'esercizio guardando se stessa da una prospettiva del tutto nuova e facendo ci che suggerisco sempre ai miei studenti, avanzando cio in maniera costante fino alla fine, non avrebbe alcun bisogno di chiedermi a che cosa pu mai servire: lo scoprirebbe lei stessa, consentendo a una parte ancora nascosta della sua personalit di emergere.

  • Noi pretendiamo il miracolo improvviso, la risposta immediata, ma quando ci si occupa della propria crescita spirituale non c' alcuna scorciatoia a disposizione. Per quanto mi riguarda, ho fatto del mio meglio per rendere gli esercizi semplici e di facile comprensione. Il fatto che l'uomo sia composto di energia e che il potere della mente e del pensiero siano la forza pi grande a disposizione del genere umano sono verit molto semplici. E lo anche la consapevolezza della capacit dell'uomo di usare la sua energia, facendo cos aumentare la forza di cui dispone. La semplicit la chiave d'accesso alla conoscenza. Tutti noi sappiamo cos' la volont, ma a causa di qualche preconcetto molti credono di dover essere a tutti i costi forti, decisi ed estroversi per poterla realizzare. E invece non affatto vero: ne possediamo infatti una dose sufficiente, ma in pratica non sappiamo utilizzarla. Siamo in grado di focalizzare i nostri pensieri e controlliamo il nostro potere facendo ricorso all'energiapensiero, ma spesso riteniamo di non essere abbastanza forti o bravi per riuscirci. Abbiamo la forza del pensiero, cio dell'energiapensiero. Abbiamo la forza dell'universo che ci circonda e di quello racchiuso in noi. Abbiamo la forza della terra, del mare, delle pietre e delle montagne. Abbiamo la forza dell'anima, che manifesta il suo libero arbitrio. Abbiamo la forza dei sogni e del sonno. Abbiamo la forza dell'esperienza. Abbiamo la forza della conoscenza e del nostro s istintivo, insita in noi dal momento in cui veniamo al mondo. Abbiamo la forza della nostra interiorit, della nostra fede, delle nostre credenze, del nostro spirito. Abbiamo la forza della coscienza collettiva, e quindi dell'energiapensiero collettiva. Abbiamo la forza della volont. E in che modo possiamo avere accesso a tale forza? Basta credere, avere fiducia, desiderare, realizzare, avere il coraggio di essere abbastanza bravi e di rendere possibile tutto ci. Dovete solo pensarci: con il vostro pensiero siete in grado di creare la realt proprio perch avete la forza. Per farla crescere occorre chiedere le cose giuste, e cio il nutrimento della nostra anima, l'amore, la gentilezza, l'energia. Cerchiamo di avere solo ci che serve alla nostra anima e al nostro spirito, e ci verr dato tutto ci di cui abbiamo bisogno. Ogni cosa diventa come dovrebbe, perch noi abbiamo la forza. Una persona semplice riesce facilmente a vedere Dio perch la sua mente non ottenebrata dai grandi misteri della vita. Io stessa ho verificato migliaia di volte la validit di questa affermazione. Entrare in connessione con la nostra anima e conoscerla, stabilire un legame con tutti coloro che gi si trovano nel mondo dello spirito... perch mai dovremmo fare una cosa del genere? Che cosa possiamo guadagnarci? Ne vale davvero la pena? S , certo, perch chiunque voglia vivere in un mondo migliore e pi tollerante, abitato da persone gentili e comprensive, deve prendersi la briga di tentare. E ripetendo quindi le parole di Lewis Carroll: Inizia dall'inizio, poi vai avanti fino alla fine: quindi ti fermi! Ognuno di noi ha un'infinit di ottimi motivi per iniziare il viaggio; per

  • molti la molla che ci spinge ad agire rappresentata da una tragedia personale o da un evento traumatico che modifica in qualche modo il corso dell'esistenza, e ci spinge a chiederci quale sia il significato della vita stessa. In genere a questo punto che ci poniamo una domanda di carattere strettamente personale: Qual il significato della mia vita? Inizia cos la ricerca, e noi facciamo il primo passo verso l'illuminazione spirituale. Svolgo il mio compito di sensitiva e guaritrice da pi di diciannove anni, e in Inghilterra dirigo un'organizzazione che coordina il lavoro di altri guaritori. Negli ultimi due decenni ho favorito l'evoluzione di centinaia di studenti che si sono rivolti a me in seguito a qualche avvenimento doloroso: ferite gravi e profonde dal punto di vista fisico o emozionale hanno interrotto o modificato quello che era il loro modo normale di pensare. La perdita di una persona amata, magari di un figlio; la fine di un matrimonio o di un lavoro; un grave incidente; seri problemi di salute... nell'arco

    dell'esistenza possono verificarsi tragedie di ogni tipo che bloccano il nostro cammino e ci costringono a chiederci quale sia il significato della vita, proprio com' accaduto ai Martin. Poco tempo fa a una mia cara amica stato diagnosticato un tumore con una possibilit di guarigione del cinquantacinque per cento, una percentuale non molto confortante ma nemmeno inappellabile. I dottori le hanno consigliato di sottoporsi a un intervento chirurgico il pi presto possibile, al massimo nel giro di tre settimane. Lei subito corsa da me cercando il mio sostegno di amica e consulente, oltre che di guaritrice. Confusa e spaventata, ha visto la sua esistenza quotidiana scossa fin dalle fondamenta, e si chiesta pi volte: Che cos' la vita? Per amor di Dio, qual il suo significato? A causa della sua professione medica affronta ormai da anni la morte, e in teoria tale abitudine avrebbe dovuto farla sentire a suo agio con i misteri dell'esistenza. Ma fino a quel giorno fatale certi eventi avevano riguardato sempre e solo gli altri: quando per la prima volta ha dovuto diventare consapevole della sua vulnerabilit, si ritrovata incerta e in preda al terrore come chiunque altro. Che cosa potevo fare in qualit di amica e guaritrice, colei che tutto vede e tutto sa, e che possiede sempre le risposte giuste? Quando gli altri mi chiedono aiuto (in genere pi volte al giorno), ho l'impressione che si rivolgano a me in cerca di un miracolo, spesso grande, di rado piccolo. Al pari del mago che estrae un coniglio dal cilindro, io devo sempre sapere tutto ed essere in grado di soddisfare qualunque curiosit. Ed proprio in momenti del genere che sono pienamente consapevole della mia debolezza di essere umano. Come amica e guaritrice, e non come persona che sa e vede tutto, in molte occasioni mi sembra di non essere all'altezza. Fragile e incerta, mi rivolgo a Dio, a Cristo e ad Aquila Grigia, e subito sento sulla spalla la mano della mia guida, gentile e rassicurante; inspiro a fondo e penso che sono soltanto un misero essere umano, ma ho un'ottima squadra che lavora al mio fianco. Io non sono mai sola. E cos , quando lei venuta in cerca d'aiuto non mi sono limitata a risponderle: Siamo qui per crescere e imparare, dobbiamo apprendere una lezione... Viste le circostanze, parole del genere sarebbero apparse fuori luogo e prive di senso, e lei lo sapeva benissimo. La sua vera domanda, quella

  • che non riusciva a pormi ad alta voce, era invece: Perch sta succedendo proprio a me? La mia amica conosceva anche la risposta, che poteva essere solo: Perch non dovrebbe succedere proprio a te? L'unica questione che possiamo porci infatti questa: esiste davvero qualcosa in grado di renderci cos unici, speciali e diversi da guadagnarci l'esenzione da qualunque dolore e sofferenza? In quell'occasione ho dovuto individuare il modo migliore di sostenere la mia amica. Per prima cosa ho ascoltato le sue paure, le sue speranze e le aspirazioni per un futuro che forse non avrebbe avuto. Quando piangeva le offrivo il fazzoletto e cercavo di confortarla mettendole un braccio intorno alle spalle. Fino a quel momento mi ero comportata come avrebbe fatto un'amica qualunque. Come guaritrice le suggerii di dedicarsi quotidianamente alla guarigione spirituale, una forma di terapia che gi conosceva: aveva infatti letto e realizzato gli esercizi indicati nel mio libro I colori dell'anima. Il processo di guarigione poteva dunque proseguire senza esitazioni. In qualit di guaritrice, il mio contributo era stato uguale a quello di una terapeuta qualsiasi. A quel punto mi chiesi se non avrei dovuto fare qualcosa di pi, e giunsi a pensare che forse avrei potuto cercare di sfuggire al mio ruolo di maestra spirituale. Ripensandoci non posso fare a meno di sorridere, perch so che mi impossibile evitare tale incombenza (non lo farei nemmeno se ne avessi l'opportunit!). Il mio compito ben preciso: devo essere amica, guaritrice e maestra per i lettori di questo libro cos come lo sono stata per la mia amica e per tutti coloro che richiedono il mio intervento. Un maestro spirituale non deve limitarsi a portare con s la luce o a raccontare agli allievi ci che sa: ha infatti l'obbligo di rinvigorire la forza che si annida nei suoi studenti, risvegliando la consapevolezza della

    forza personale con cui ciascuno di noi viene al mondo. Come vedete, non avevo scelta... Ho iniziato mettendo a disposizione della mia amica alcuni strumenti

    fondamentali, e cio gli esercizi grazie ai quali avrebbe potuto plasmare il

    suo atteggiamento e modificare la sua prospettiva sull'intera esistenza; inquesto modo diventata pi positiva, raggiungendo la guarigione. L'ho quindi aiutata a riprendere il controllo della sua vita, che le era stato tolto dalla malattia. Incoraggiata a credere in se stessa e nelle sue capacit individuali, oltre che a lavorare eseguendo con costanza gli esercizi, quella

    donna ha trovato la forza di cui aveva bisogno. L'operazione a cui si sottoposta stata un vero successo, e il tumore stato debellato. S , certo, le cose avrebbero potuto andare in maniera ben diversa... Non sono stata io a concederle il miracolo supremo, nel senso che non l'ho guarita dal cancro

    perch soltanto Dio prende questo tipo di decisioni: non posso per negare di

    averla spinta a tornare a dirigere lei stessa la sua vita, le sue emozioni e

  • il suo modo di affrontare l'esistenza quotidiana. In qualit di maestra

    spirituale le ho mostrato che lei sola tiene le redini della sua forza, e le ho insegnato a usarla. Le ho trasmesso i miei insegnamenti in maniera lenta e graduale, consapevole di doverla aiutare a evolversi nella maniera migliore e a diventare responsabile del suo benessere. Se volete diventare un carpentiere e utilizzare attrezzature che possono essere in qualche modo pericolose, per prima cosa dovete conoscere i problemi legati alla sicurezza: una persona responsabile che lavora in un cantiere non

    pu infatti ignorare l'obbligo di indossare un elmetto. Chi non prende in

    considerazione tali norme o si diverte a infrangerle deve poi affrontare le conseguenze del suo comportamento. Noi mandiamo a scuola i nostri figli augurandoci che abbiano insegnanti validi e preparati. Speriamo inoltre che obbediscano alle regole stabilite dal sistema scolastico per il loro stesso bene, oltre che per quello degli altri ragazzi: coloro che non le rispettano devono accettare di pagare lo scotto, e tutti noi sappiamo che a volte si tratta di un prezzo molto elevato. La vita piena di precetti e ripercussioni pi o meno immediate. Se non esistessero norme precise a cui attenersi, la nostra societ sarebbe dominatadal caos; e se il numero delle persone che le rispettano fosse pi elevato, la confusione sarebbe senz'altro inferiore. In un modo o nell'altro tutti finiscono infatti per soffrire a causa di coloro che non osservano le leggi. Quando mia figlia raggiunse le soglie dell'adolescenza, dovetti superare la prova pi impegnativa della mia carriera di madre, ritrovandomi a vivere quello che ancora oggi considero un vero e proprio incubo. Ero certa che entrambe ci fossimo sempre comportate nella maniera migliore, parlando apertamente della procreazione e discutendo senza remore le esigenze fisiche, spirituali ed emozionali di ogni essere umano. Credevo quindi che fossimo pronte... Avevo sempre ripetuto a mia figlia che non appena avesse trovato una persona con cui instaurare un legame profondo e impegnativo, avrebbe potuto confidarsi con me. E invece quando quel momento fatidico arriv, combinai un disastro! Lei cerc pi volte di affrontare il discorso, ma io trovavo immancabilmente una scusa per non darle ascolto, finch un

    giorno riusc a mettermi alle strette, nonostante i miei innumerevoli tentativi di fuga. Per quale motivo mi ero comportata in quel modo? Dopo tutto, conoscevo e stimavo il suo fidanzato; si frequentavano da pi di due anni, e lei era abbastanza matura da poter fare ci che voleva, non aveva

    certo bisogno del mio permesso... E allora, cosa c'era di sbagliato in me? Mi decisi a vuotare il sacco solo quando non potei pi sfuggirle. Sei troppo giovane, come puoi illuderti di essere pronta per un'esperienza

    del genere? Non puoi farlo, non te lo permetter... A quanto pare, non ero

  • affatto pronta! Vedendo un atteggiamento cos egoista e meschino, mia figlia rimase a dir poco sconvolta. Mi hai sempre detto che potevamo parlarne insieme, e invece

    guarda... mi url, scoppiando in lacrime.

    Aveva ragione, e io avevo torto. La mia bambina si era fidata di me, e io

    l'avevo delusa in quel momento importante e irripetibile. Perch mai avevo

    agito cos ?

    Tutte le chiacchiere a proposito di quel giorno, tutte le cure, l'affetto e la considerazione con cui avevo allevato mia figlia vennero messe da parte, soverchiate dalle mie emozioni, dall'istinto protettivo che mi dominava e dalla riluttanza a lasciar andare la mia piccina, accettando la sua nuova

    femminilit. Quella era la vita reale, e io ero terrorizzata all'idea che

    nonostante il mio appoggio Samantha potesse lasciarsi dominare dalle emozioni cos come era successo a me, dimenticando tutto ci che le avevo insegnato e restando magari ferita. Quello era il primo giorno della sua nuova vita. Dovevo lasciarla andare e fidarmi di lei, oltre che di me stessa. Ormai era in grado di camminare da sola, e poteva scegliere se comportarsi o meno nella maniera pi corretta, in modo da non mettere a repentaglio la sua sicurezza e il suo benessere. Davanti a lei c'era una nuova e splendida esistenza, che in molte occasioni sarebbe stata fonte di panico e confusione. Chi infrange le regole deve assumersi le

    responsabilit del suo comportamento... per quanto mi riguardava, ormai non

    potevo fare altro che pregare di essere stata una brava maestra. Mentre facciamo insieme questo viaggio, ci lasciamo tentare dal desiderio di sapere e provare tutto e subito. Siamo eccitati, ansiosi e colmi di passione al pari di un adolescente che sta per conoscere il sesso. E' tutto nuovo e fantastico, ma spetta a noi usare il giusto discernimento e prendere le precauzioni necessarie. Per il nostro stesso bene dobbiamo quindi seguire regole e linee di orientamento ben precise. Vogliamo impadronirci della nostra

    forza, capire di cosa si tratta e assaporare le sensazioni che pu suscitare

    in noi. Per ottenere il meglio da qualunque esperienza, impegniamoci ad affrontare con calma il viaggio, avanzando un passo dopo l'altro.

  • Siate consapevoli della vostra forza. Il primo passo per riuscire in tale compito consiste nell'imparare l'arte del rilassamento e della meditazione. A tale proposito, vorrei raccontarvi una storia divertente, riguardante una mia allieva. Come potrete vedere nelle pagine successive, per Lynn Boulton l'esercizio di

    rilassamento che sto per suggerirvi si rivel particolarmente difficile. Nel

    mio libro Spirito libero ho narrato la toccante storia dei Boulton, due coniugi inglesi il cui figlio Nigel morto in un terribile incidente quandoera solo diciassettenne. Un anno dopo la tragedia conobbi la famiglia al completo, Peter, Lynn, Nigel e

    Stephen: da allora passato molto tempo, e i Boulton sono ancora tra i miei amici pi cari. Persone del tutto normali, non si sono mai interessati alle questioni spirituali, evitando di mettere in discussione Dio, l'universo o il ruolo

    specifico che essi stessi vi svolgono. La loro esistenza sempre stata

    incentrata sui figli, il lavoro e le rispettive famiglie d'origine. Se all'epoca del nostro incontro qualcuno avesse chiesto loro cosa ne pensavano

    della possibilit di comunicare con i morti, avrebbero risposto che erano

    tutte sciocchezze. Lynn e Peter sono sempre state persone pratiche e concrete, con i piedi ben piantati per terra.

    Peter cresciuto in un parco divertimenti. Aveva gi tredici anni e

    un'infanzia piuttosto dura alle spalle quando i suoi genitori smisero di viaggiare per tutto il paese e si stabilirono a Thorne, una cittadina mineraria nell'Inghilterra del Nord dove viveva da sempre la sua futura

    moglie. Figlia unica, Lynn lo spos dopo aver concluso gli studi da

    infermiera, quando erano entrambi sulla ventina. Il loro viaggio spirituale ebbe inizio con la morte di Nigel: solo allora cominciarono a mettere in discussione lo scopo della loro esistenza e quella di Dio. Avevo da poco aperto con i miei studenti il nostro primo centro terapeutico quando conobbi i Boulton, che vennero a visitarlo dopo aver assistito a una

    mia conferenza. Poich avevano bisogno di guarire e desideravano conoscere

  • meglio il mondo dello spirito, oltre al tipo di esistenza che vi conduceva il loro figliolo, era inevitabile che diventassero miei allievi. A ogni lezione assegnavo loro alcuni esercizi, e ben presto si accorsero che il processo di apprendimento non era affatto facile; con il passare degli anni

    furono pi volte sul punto di arrendersi perch temevano di non essere ingrado di imparare. Come spesso accade a chi affronta questo tipo di studi, la parte che risultava loro pi difficile era quella legata alla comprensione del proprio s; riuscirono comunque a capire che la chiave della conoscenza ditutte le cose, compresi l'universo, Dio e il mondo dello spirito, solo laconsapevolezza del proprio s. Occorre saper comunicare con se stessi e averfiducia nel proprio istinto per poter entrare spontaneamente in sintonia con tale potere/energia che appartiene a Dio e all'universo intero. Ancora oggi ricordo con estrema precisione come reag Lynn Boulton quando volte sul punto di arrendersi perch temevano di non essere ingrado di imparare. Come spesso accade a chi affronta questo tipo di studi, la parte che risultava loro pi difficile era quella legata alla comprensione del proprio s; riuscirono comunque a capire che la chiave della conoscenza ditutte le cose, compresi l'universo, Dio e il mondo dello spirito, solo laconsapevolezza del proprio s. Occorre saper comunicare con se stessi e averfiducia nel proprio istinto per poter entrare spontaneamente in sintonia con tale potere/energia che appartiene a Dio e all'universo intero. Ancora oggi ricordo con estrema precisione come reag Lynn Boulton quando

    affront il primo esercizio, L'arte del rilassamento. Per realizzarlo dobbiamo

    inviare pensieri colmi d'amore e gentilezza al nostro corpo fisico, e vi

    assicuro che tale compito non affatto facile. Sono infatti ben poche le

    persone del tutto soddisfatte del modo in cui Dio le ha create: convinti di essere troppo grassi, troppo magri, alti o piccoli, ci lamentiamo sempre del nostro aspetto esteriore! Lynn aveva il problema delle gambe, le odiava, anzi, era letteralmente disgustata dalla loro forma. Da giovane avrebbe voluto essere pi snella e sinuosa per raggiungere quella che secondo lei era la perfezione. Ora si trovava in una stanza con altri studenti e doveva esaminare con attenzione il suo corpo, concentrandosi su ogni singolo dettaglio con affetto, senza esprimere alcun giudizio. Lynn faceva l'infermiera da anni: se avesse dovuto riservare lo stesso trattamento a uno dei suoi pazienti, a una persona disabile, deforme o dall'aspetto fisico incredibilmente brutto, ci sarebbe riuscita senza alcuna fatica. Nell'ambito del suo lavoro le era capitato pi volte di lavare con grande dolcezza una gamba deturpata dalle lacerazioni e di massaggiare un corpo devastato dal cancro o da qualche altra spaventosa malattia. La compassione che la sostiene e la sua capacit di vederel'organismo umano come una splendida creazione sono tali da consentirle di

  • offrire il suo amore, senza mai fermarsi a pensarci sopra. Purch si tratti di

    qualcun altro... Quando inizi a prendere in considerazione se stessa, venne infatti assalita dal disgusto. L'esercizio cominciava con l'esame della punta dei piedi, per passare poi ai piedi e alle gambe. Giunta all'altezza delle caviglie, immancabilmente Lynn si irrigidiva e doveva fare del suo meglio per trovare qualcosa di carino da dire. Perdeva del tutto il controllo prima ancora di arrivare ai polpacci: le parole le restavano bloccate in gola, e lei era sopraffatta dalla frustrazione e dalla rabbia nei confronti di se stessa. Nutriva un odio irrefrenabile per le sue gambe, e non riusciva a superare il ribrezzo che provava da anni. Continu cos a tentare inutilmente per settimane e settimane, scoppiando ogni volta in lacrime e sentendosi sciocca e inetta. Per quale motivo formulava giudizi cos duri, severi e privi diamore nei suoi confronti? E perch a molti di noi accade pi o meno la stessa cosa, e anche se non proviamo una notevole avversione siamo comunque insoddisfatti?

    Forse perch non ci mai stato insegnato a donare qualcosa a noi stessi, e ci

    hanno invece fatto credere che amare la propria persona sia un gesto di audacia eccessiva. Io credo invece che imparare a volerci bene significhi avere il coraggio di diventare esseri umani migliori e comprendere il bisogno di rispetto e autostima che anima il s, risvegliandoci e rendendoci conto che ciascuno di noi parte di Dio e della sua luce. Di conseguenza, com'possibile non amare Dio e non donargli nulla? Come si pu rifiutare Dio e lasua luce? Dio all'interno di ciascun essere umano, e se noi non ci concediamo l'amore che giusto e necessario, finiamo per negare la nostracomponente divina. Quando spiegai queste cose a Lynn, lei rimase confusa; odiava il suo corpo (soprattutto le gambe), e non aveva mai pensato che fosse in qualche modo legato al suo amore per Dio, che giudicava un'entit separata e ben lontana, posta in cielo e di sicuro non in terra. L'idea che il divino potesse risiedere in lei le pareva nuova e insolita, e quindi causa di grande smarrimento. Se fosse riuscita a credere che Dio si trovava nel profondo del suo essere, non avrebbe potuto fare a meno di accettare anche se stessa,

    perch in caso contrario avrebbe negato una parte di Dio! Apprendere una

    lezione del genere le risultava quasi impossibile: vedere Dio negli altri era

    un compito piuttosto facile, ma quando si trattava della sua persona... Ittosto facile, ma quando si trattava della sua persona... Io non valgo molto, non sono abbastanza brava, carina o qualunque altra cosa... Sono semplicemente me stessa.

  • Se credi in Dio, nel Suo potere, nella Sua presenza, nella Sua verit esaggezza, nella Sua capacit di comprendere in s ogni cosa (e io so benissimoche ci credi...), la fede nel fatto che Lui ti ama e ti considera importante rappresenta soltanto un passo in pi verso la comprensione del fatto che devi amare te stessa e considerarti preziosa, le spiegai una sera durante una lezione. A Dio non importa se sei grassa, magra, brutta o affascinante: a Lui interessa solo che la tua vita abbia un significato e uno scopo ben precisi, e che tu renda il giusto rispetto alla tua anima. Non posso negare che le ci volle un sacco di tempo; le abitudini che si trascinano da una vita intera possono essere difficili da abbandonare, ma alla fine Lynn riusc a svolgere l'esercizio senza sentirsi in qualche modo inferiore, e giunse ad accettare e amare se stessa per il semplice fatto di essere figlia di Dio. Alcuni anni dopo tenni a New York un seminario a cui parteciparono alcuni guaritori della mia squadra inglese. In preda a una forte emozione, tutti loro assaporarono ogni singolo istante di quell'esperienza. A un tratto li invitai a salire sul palco con me. Stavo spiegando al pubblico l'esercizio di rilassamento, e avevo appena raccontato la storia di Lynn. Quando chiesi ai miei compagni di commentare le mie parole, Lynn tenne gli occhi fissi sulla platea e dichiar con voce esile e al tempo stesso decisa: Amo me stessa, epersino le mie gambe! La sua risposta mi fece immensamente piacere. Lynn e Peter Boulton iniziarono il loro viaggio di guarigione e risveglio spirituale dopo aver perso il loro figliolo, e lo giudicarono complesso ma soddisfacente, pieno di sorprese in gran parte piacevoli. All'inizio erano

    incerti in merito a ci che avrebbe potuto riservare loro il futuro, madesideravano dalla vita qualcosa di pi di quello che avevano gi ricevuto. Al pari dei Boulton, leggete e avanzate un passo dopo l'altro lungo il vostro

    percorso, che sar senz'altro difficoltoso ma ricco di doni inattesi. E se

    avrete la costanza di insistere sono certa che alla fine vi sentirete appagati. Adesso prendete la mia mano, e mettiamoci in cammino...

    ESERCIZIO 1 RILASSARSI CON ROSEMARY

    Se gi conoscete l'arte del rilassamento e della meditazione, questo primoesercizio vi risulter facile; non cedete per alla tentazione di saltarlo. La

    maggior parte di noi ha bisogno di tempo per imparare a visualizzare, anche se da piccoli non facevamo altro: chiedete a un bambino di immaginare, e lui

    sar subito in grado di creare una scena, una situazione o un'esperienza

    completa, facendole apparire con estrema precisione nella sua mente. Spesso la fantasia di un fanciullo non ha confini; noi adulti facciamo pi fatica e ci troviamo in qualche modo limitati da ci che consideriamo reale. In altreparole, la nostra visione a tunnel.

  • Con notevole precisione Stephen King osserva che i bambini non hanno ancora imparato a proteggersi sviluppando una visione a tunnel che emargina il novanta per cento dell'universo, e possiedono quindi una percezione pi ampia. Raccomandiamo sempre a noi stessi di ricorrere al buon senso, e naturalmente non c' nulla di male in tutto ci: non dobbiamo per limitarci a una visionetroppo restrittiva e riduttiva.

    Stiamo ora entrando in un'altra dimensione: ampliamo quindi la nostra capacit

    di vedere ed esploriamo aspetti del nostro essere che non abbiamo mai considerato in precedenza. Vogliamo incontrare altre realt e toglierci iparaocchi, in modo da raggiungere un elevato livello di comprensione, ritenuto finora irrealizzabile. Durante il nostro viaggio cercheremo di fondere il buon senso con l'intuito, che negli anni dell'infanzia era molto pi sviluppato: l'istinto che ci aiutava a valutare persone e situazioni non sbagliava quasi mai! Divenuti adulti, dobbiamo cercare di raggiungere un certo equilibrio. Il buon senso deriva dal suolo che abbiamo calpestato finora, cio dalla terra;

    il sesto senso, legato allo spirito, giunge invece dall'anima, da Dio e dall'universo intero. Togliersi i paraocchi una vera impresa; quando nell'ambito degli esercizi vi chieder di visualizzare, in un primo momento molti di voi si troveranno in difficolt, cos come accaduto a gran parte dei miei studenti. Anche se avrete bisogno di tempo per riscoprire l'arte della visualizzazione, non lasciatevi prendere dallo sconforto, perch gli esercizi si riveleranno utili. Iniziate ponendovi una domanda precisa: qual il mio obiettivo? Tenete un diario, e annotate qualunque miglioramento delle vostre condizioni mentali, anche se piccolissimo, e stabilite la frequenza con cui volete eseguire gli esercizi (una volta al giorno/alla settimana). Siate realistici in merito al tempo che potete concedervi, e dopo aver deciso attenetevi il pi possibile al programma fissato. Indossate qualcosa che vi faccia sentire a vostro agio, magari una sciarpa o un maglione di un colore caldo e gradevole. Scegliete una musica dolce e sommessa, adatta a favorire la meditazione (potete usare l'audiocassetta abbinata al mio libro I colori dell'anima). Trovate il luogo pi adatto, dove regnano pace e tranquillit, non ci sono telefoni che squillano e nessuno pu venire a interrompervi. Il passo successivo consiste nell'entrare in sintonia con la vostra forza suprema, e per riuscirci non dovete fare altro che pregare. Consentite ai vostri pensieri di fluire in assoluta libert, e lasciatevi andare. Seguendo queste indicazioni preliminari vi ritroverete nelle condizioni mentali pi adatte all'esercizio di rilassamento. Ritengo che per ottenere i risultati migliori ci si debba impegnare per almeno quindici minuti al giorno. Per prima cosa trovate un posto abbastanza tranquillo e sedetevi: evitate di sdraiarvi, perch lo scopo di questo esercizio il rilassamento che deve consentire al vostro s di affiorare, e non potete quindi addormentarvi! Comodamente seduti, evitando di incrociare le gambe e tenendo la schiena ben

  • dritta, fate aderire i piedi al pavimento e posate le mani in grembo con il palmo rivolto verso l'alto. Chiudete gli occhi, respirate a fondo ma con dolcezza, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca, e rilassate lentamente i muscoli del corpo: iniziate dai piedi e parlate con dolcezza al vostro corpo, diventando consapevoli di ogni sua piccola parte. Muovete le dita dei piedi, e rivolgetevi loro con voce dolce e pacata: Belle dita, dita stanche, rilassatevi! Quando avete la sensazione che siano distese a sufficienza, passate alla pianta dei piedi. Lavorate con estrema lentezza, usando sempre un tono molto gentile, e lasciate che il corpo reagisca alla vostra voce: Bei piedi, piedi che lavorano sodo, rilassatevi... Passate ai talloni e salite pian piano verso le caviglie, continuando a parlare in tono dolce e gentile, rilassando i vostri piedi stanchi. Anche se pensate che i piedi non siano particolarmente belli (io ne sono convinta!), dovete fare del vostro meglio per distogliere la vostra mente dalle impressioni di carattere fisico. Dio ci ha regalato i piedi: se siamo cos fortunati da averli, essi svolgono per noi un ottimo lavoro, ed quindi giusto mostrare loro il nostro apprezzamento. Concedete poi pian piano alla vostra mente di avanzare verso l'alto; concentratevi sul vostro corpo, un centimetro dopo l'altro, e con estrema lentezza visualizzate voi stessi mentre ne massaggiate ogni singola parte. Passate alle gambe, alle ginocchia e alle cosce, fermandovi quando raggiungete le zone che vi sembra abbiano bisogno di un massaggio mentale particolarmente gentile. Respirate dolcemente, e a ogni respiro diventate pienamente consapevoli del veicolo che usate e di cui abusate ogni giorno, e cio il vostro corpo. Continuate fino a quando non vi sentite del tutto riposati e rilassati. Si dice che la bellezza negli occhi di chi guarda. Quando Lynn Boulton ha eseguito per la prima volta questo esercizio il suo corpo le sembrava orribile, e di conseguenza le risultava difficile rilassarsi e lasciarsi andare. In qualit di sua insegnante le ho spiegato alcuni fatti che giudico molto semplici: Dio ha creato noi esseri umani, e di conseguenza anche il nostro corpo fisico, che Gli appare splendido, e non brutto. Il corpo ospita l'anima, e qualunque sia il suo aspetto esteriore dobbiamo imparare ad apprezzarlo. Se lo giudichiamo bellissimo non siamo vanitosi, e quando

    impariamo ad apprezzarlo perch ospita l'anima e le permette di abitare sulla terra abbiamo accesso a un'enorme fonte di gioia: ci consente, infatti di apprendere le lezioni che siamo venuti a imparare sul pianeta e quindi di evolverci. Appena impariamo a pensare in questo modo, un esercizio che ci insegna a esprimere l'amore, l'affetto e la gratitudine che proviamo nei confronti del nostro corpo (che spesso diamo per scontato) non ci sembra pi cos ridicolo. Dopo tutto, si tratta del santuario che accoglie la nostra anima! Sentendo queste semplici verit, Lynn finalmente riuscita a considerare il suo corpo come un dono meraviglioso, liberandosi da ogni forma di rabbia e vanit. Torniamo ora al nostro esercizio... Ripetete al vostro corpo con estrema lentezza che lo giudicate splendido e incantevole, lo amate e volete occuparvi di lui nel migliore dei modi. Quando

  • vi avvicinate alla zona che circonda il plesso solare, quella cio a met dello stomaco, appena sopra l'ombelico, respirate pi volte a fondo e visualizzatela avvolta nel blu, il colore della guarigione universale. Continuando a usare il massaggio mentale, visualizzate il vostro torace, i polmoni, le braccia e le mani, e diventate consapevoli della loro esistenza. Muovete le dita dei piedi, rivolgetevi in tono affettuoso a ogni singola parte del vostro organismo, focalizzate i pensieri sul collo, le guance e le labbra. Diventate consapevoli della sommit e della parte posteriore del vostro capo. Ricorrendo al massaggio mentale focalizzate i pensieri sulle tempie, e immaginate di vedere tutte le tensioni della vita e le impurit del corpo che vengono spazzate via. Inspirate a fondo ma con dolcezza, e visualizzate di nuovo il colore blu: una soffice coperta blu vi avvolge e infonde in voi un forte senso di calore, conforto e sicurezza. Continuate a lavorare cos giorno dopo giorno, e ben presto vi sentirete pi sani e pi felici. Vi assicuro che funziona davvero! Questo esercizio un gesto di grande generosit nei confronti del proprio s: cercate quindi di assaporarlo e ricavarne il maggior beneficio possibile, vivendo fino in fondo un'esperienza che appartiene solo a voi. Se siete pazienti e vi esercitate con una certa regolarit, sarete in grado di acquisire una maggiore consapevolezza e un'elevata sintonia tra mente e corpo, raggiungendo cos la pace interiore che vi consente di realizzare tutto ci che volete. Meditazione La meditazione si rivela un'esperienza diversa per ciascuno di noi: proprio per questo motivo, prima di proseguire vorrei riferirvi i commenti di alcuni miei allievi in proposito. PAT MASON: E' stata una vera rivelazione scoprire quanto era scarsa la mia capacit di concentrazione, e con quanta facilit i miei pensieri vagavano senza che io me ne accorgessi. Dopo molti anni ho ancora qualche difficolt: non riesco a meditare ogni volta in maniera perfetta, ma il tempo che trascorro cercando di raggiungere uno stato di calma totale ha per me un enorme valore. NIGEL HUTCHINSON: Meditare non mai stato un problema, anche se all'inizio non sapevo dove rifugiarmi! Avevo infatti bisogno di un posto lontano dal flusso della vita del resto della famiglia, dove nessuno avrebbe potuto disturbarmi. E non riuscivo a decidere quale fosse il momento della giornata pi indicato. Sebbene sbrighi migliaia di incombenze fondamentali per il mio benessere, come per esempio mangiare, bere, lavarmi, radermi, vestirmi e occuparmi di tutto ci che riguarda l'esistenza quotidiana, mi rendo conto che non concedo a me stesso il tempo di cui ho veramente bisogno. Sono convinto che sia fondamentale trovare qualche minuto da dedicare alla meditazione, che purtroppo riesco a inserire a fatica tra le mie attivit giornaliere. Dovrei imparare a stabilire in anticipo quando ritirarmi a meditare, almeno

    fino a quando non sar capace di organizzarmi meglio.

    JEANNE HINSLAY: Quando ho cominciato, ero eccitata e preoccupata al tempo stesso, e mi chiedevo se stavo meditando nel modo giusto. All'epoca usavo una candela: stavo seduta a fissare la fiamma, e il calore e il senso di sicurezza che suscitavano in me i colori che vedevo erano a dir poco magici. A volte,

  • quando gli impegni di lavoro o familiari si fanno sentire troppo, difficileriuscire a sedersi e meditare. In momenti del genere mi basta cambiare oggetto e passare dalla candela a un fiore o a una farfalla per ritrovare l'ispirazione.

    GEORGIE JACKSON: Le prime difficolt le ho incontrate con la candela: non ero capace di tenere ferma l'immagine della fiamma che si agitava davanti ai miei occhi, si rimpiccioliva e spariva del tutto, lasciandomi delusa e sconfitta. I

    problemi maggiori erano per dovuti alle mie aspettative: ero convinta che

    meditare fosse facile, e il fatto di non riuscirci mi faceva sentire a

    disagio. La situazione migliorata non appena ho smesso di pretenderequalcosa da me stessa: ho assunto un atteggiamento pi tranquillo e rilassato, e la meditazione subito diventata pi facile.

    LYNN BOULTON: Ho sempre fatto molta fatica a meditare, soprattutto quando

    ricorrevo alla candela, perch la fiamma scompariva non appena chiudevo gli

    occhi. Ero tesa, nervosa e delusa per la mia mancanza di autodisciplina,

    finch un giorno ho provato con il fiore. E il successo stato immediato:

    vedevo e annusavo ogni singolo petalo, e mi sembrava quasi di sfiorarlo. Finalmente rilassata, provavo un forte senso di calore e conforto.

    ALAN GEE: All'inizio la meditazione mi risultava quasi impossibile, e solo dopo varie settimane sono riuscito a rilassarmi e concentrarmi, meditando sia

    durante le lezioni sia a casa. Anche se deluso dalla mia incapacit di placare

    la mente, non mi sono mai arreso. In pace con me stesso, sono rimasto a dir poco sbalordito dai risultati ottenuti: le mie barriere difensive hanno

    cominciato a sgretolarsi, e la meditazione si rivelata un'esperienza

    fantastica.

    Tra i sei allievi che vi ho citato, Nigel l'unico che riuscito a meditaresenza fatica. Vi assicuro che non c' da stupirsi o preoccuparsi: per lamaggior parte della gente meditare un'impresa disperata, e molti rinunciano,

  • convinti che si tratti di un compito troppo arduo. Ma come dice Pat Mason, non riesco a meditare ogni volta in maniera perfetta, ma il tempo che trascorro cercando di raggiungere uno stato di calma totale ha per me un enorme valore. Quando cercate di eseguire gli esercizi indicati in questo libro non lasciatevi tormentare dall'ossessione di dovercela fare a tutti i costi, e non abbiate paura di fallire. Dovete semplicemente tentare! Comportatevi come un

    uomo che vuole fare una scalata: deciso a raggiungere la vetta, animatoanche dal desiderio di conoscere il pi possibile la montagna, fermandosi lungo il cammino e provando le giuste emozioni davanti ai suoi aspetti pi piccoli e all'apparenza insignificanti. Mi rendo conto che quanto sto per confidarvi potrebbe sembrare una scusa, ma vi assicuro che molte volte io stessa non riesco a meditare nei modi tradizionali. Amo l'esercizio di rilassamento, e ne assaporo ogni singolo

    istante, ma poich sono sempre in casa, ogni volta che mi rilasso e chiudogli occhi c' sempre qualcosa da vedere, da sentire e percepire che mi distrae

    e mi distoglie dal mio obiettivo iniziale. Aquila Grigia approfitta del mio attimo di quiete per portarmi da qualche parte o per mostrarmi qualcosa di nuovo. Curiosa di natura, sono sempre pronta a imparare, partire ed esplorare. E invece la prima regola della meditazione consiste nel mantenere il controllo, nel non partire e non esplorare i regni dell'immaginazione fino a

    quando non si in grado di distinguere tra fantasia e realt. Per riuscirci

    ci vogliono tempo ed esperienza, e fino a quando non siete certi di poter riconoscere la differenza evitate di allontanarvi troppo, e non procedete con

    troppa fretta. Seguite con attenzione il programma perch meglio non correre

    rischi inutili, evitando che la vostra sfrenata immaginazione vi faccia

    sprofondare nella confusione. La mia fiducia in Aquila Grigia deriva da un'intera vita di crescita e apprendimento. Quando lo prendo per mano e voliamo via, non ho affatto paura... sono fatta cos ! Voi invece dovete ancora scoprire chi siete:

    avanzate con lentezza e siate pazienti, perch prima o poi arriver anche pervoi il momento di esplorare. In qualit di vostra insegnante voglio solo ilmeglio per voi, e quindi prima di scoprire come si fa a volare dovete imparare a camminare.

  • Meditare significa ponderare e riflettere su cosa voglia dire essere tutt'uno, vedere, percepire, sentire soltanto l'oggetto della nostra

    meditazione, e cio una candela, un fiore, una farfalla o qualunque altra

    cosa. Dobbiamo fare in modo che nella nostra anima ci sia spazio solo per tale oggetto, con il quale siamo in piena sintonia; di conseguenza, non vediamo,

    percepiamo o sentiamo nient'altro. Lo scopo di tale attivit ilrilassamento: quando la mente riposa infatti in grado di lasciar andare

    qualunque pensiero che possa causare stress e tensione. Come potete dedurre da alcuni dei loro commenti, a volte i miei studenti pensano che io impongo loro questo esercizio per il piacere di torturarli: anche se sono un'insegnante inflessibile, vi assicuro che non arrivo a certi eccessi! Insisto per

    includere la meditazione tra i nostri esercizi perch ritengo che solo

    provando, sbagliando e impegnandoci a fondo possiamo sviluppare

    l'autodisciplina che indispensabile per il raggiungimento della sintonia

    spirituale. Non prendetevela quindi con voi stessi se non riuscite a meditare: ricordatevi

    sempre che ci che conta provare! La meditazione crea in noi un forte senso di calma e di pace, un'immobilit e una quiete che sono a dir poco rare nel mondo moderno, dominato dalla velocit

    e dal materialismo. Sprechiamo un sacco di tempo dedicandoci a pensieri privi di contenuto e per nulla costruttivi, fantasticando, fossilizzandoci sul passato che ci ostiniamo a rimpiangere e immaginando i problemi che potremmo dover affrontare in futuro. Quando ci concediamo una passeggiata a contatto con la natura non siamo consapevoli della bellezza che ci circonda: la nostra mente occupatada nuove idee e progetti, incerta fra le varie possibilit che abbiamo a

    disposizione, e non si accorge di quanto siano belli i fiori e gli alberi, e di come cresca l'erba verde. Inconsapevoli del nostro s, del nostro respiro odell'anelito della vita che ci circonda, non viviamo affatto il nostro VERO PRESENTE. I minuti e le ore scorrono via; senza che ce ne accorgiamo continuiamo a perdere tempo prezioso, e finiamo per smarrirci noi stessi. Che cosa possiamo fare in merito, e come possiamo ritrovare la nostra essenza?

    Riconoscere il nostro Vero Presente un'impresa ardua ma non impossibile per

  • la maggior parte di noi. Possiamo compiere il primo passo imparando l'arte della meditazione, un atto disciplinato della mente, del corpo e del s spirituale che nel corso dei secoli ha colmato il bisogno di pace e scoperta

    interiore degli esseri umani, donando loro la massima tranquillit.

    In ogni angolo del mondo individui di tutte le razze e di tutte le religioni

    cercano di trovare il proprio s ricorrendo alla contemplazione e alla

    meditazione, diventando cos coscienti dell'evoluzione del loro pensiero

    consapevole e dell'acuirsi della loro sensibilit. Trovando il nostro vero s, noi riconosciamo la connessione con il nostro S ONNISCIENTE, che corrisponde alla percezione saggia e istintiva che ognuno possiede fin dalla nascita. Iniziamo ad avere fiducia nel nostro istinto, e

    diventiamo consapevoli del bisogno di lasciar andare. Questo uno splendido messaggio che parla di amore e della capacit di donare, grazie al quale ciIMPADRONIAMO DELLA NOSTRA FORZA. Io credo che all'interno di ogni uomo ci sia l'anima, la nostra essenza interiore che ha origine in Dio: una luce divina composta di puro spirito (l'aura o energia dell'anima stessa) la circonda. Spesso ignorata, questa luce meravigliosa non viene riconosciuta: anche se

    minuscola, con una guida gentile e un supporto amorevole pu trasformarsi in

    un'energia forte e positiva che ci guida, stimola e incoraggia, aiutandoci a uscire dalle tenebre della confusione per giungere al sole, che rappresenta la nostra comprensione.

    Una vecchia storia, che pare sia vera, parla di un monaco buddhista che ogni giorno meditava stando seduto a gambe incrociate sul pavimento e concentrandosi su una pietra rosa posta davanti a lui. Il tempio era sempre affollato, e un gran numero di religiosi e visitatori vi si recavano in preghiera. E in qualunque ora del giorno e della notte potevano scorgere il monaco seduto nello stesso punto, immobile e intento a meditare. Nessuno l'aveva mai visto muoversi, mangiare o dormire.

    Passavano i giorni, i mesi e gli anni, e lui era sempre l. Divenne

    vecchissimo, con i capelli che gli arrivavano quasi a terra, la barba lunga e bianca. Ormai era una vera leggenda. Il tempio era ancora molto frequentato, e tutti coloro che vi entravano si

  • chiedevano per quale motivo quel sacerdote fosse rimasto seduto cos a lungo a meditare, ma nessuno riusciva a trovare una spiegazione plausibile. Un giorno, dopo tanti e tanti anni, gli altri religiosi e i fedeli andarono come al solito a controllare e scoprirono che era scomparso, lasciandosi alle spalle solo la pietra. Alcuni, i pi saggi, dissero che aveva meditato focalizzandosi cos a lungo sulla pietra da sublimarsi in lei, perch lo scopo della meditazione proprioquello di diventare tutt'uno con l'oggetto con cui ci si deve fondere. E sempre secondo la storia, in qualche angolo dell'India, nella stanza di un

    tempio di cui non conosco il nome ma che sempre affollato c' un sasso, e se

    sapete dove cercare potete trovarlo, o scorgere magari il monaco buddhista... forse sono entrambi la stessa cosa...

    Esistono molti tipi di meditazione, e si pu quindi meditare in manieradifferente. Pu darsi che abbiate gi individuato il modo che pi vi soddisfa; in caso contrario potete consultare i numerosi libri pubblicati sull'argomento. I miei pazienti e le persone che seguono i miei corsi utilizzano in genere l'audiocassetta allegata al mio libro I colori dell'anima, che rappresenta un ottimo aiuto per imparare questa antica arte e apprendere cos i meccanismi della guarigione. Qualunque metodo abbiate deciso di usare, per ottenere i risultati migliori dovete dedicarvi agli esercizi almeno tre volte la settimana, anche se sarebbe meglio eseguirli ogni giorno. Iniziate meditando per un quarto d'ora, e se lo ritenete necessario potete aumentare gradatamente. Ricordatevi che qualunque procedimento abbiate scelto, la meditazione deve risultare un'esperienza piacevole e illuminante. Voglio suggerirvi due semplici esercizi che si riveleranno utili soprattutto per i principianti. Sia la meditazione della candela sia quella del fiore si basano su tecniche di visualizzazione che vengono pi volte illustrate in questo libro. Molte persone preferiscono ricorrere all'audiocassetta: se anche voi vi sentite pi a vostro agio con questo sistema, non siete obbligati a cambiare, ma vi assicuro che provare a meditare in modi diversi pu essere

    un'esperienza piacevole.

    Illuminare la via con la candela

    Al contrario del monaco buddhista, noi non abbiamo lo scopo di dissolverci nella candela, ma solo di sentirci tutt'uno con lei, eliminando qualunque altro pensiero o emozione per consentire alla nostra mente di esprimersi. Cominciamo. Per prima cosa eseguite la vostra tecnica di rilassamento (l'esercizio n. 1), che deve sempre precedere qualunque forma di meditazione. Ponete una candela accesa sul tavolo davanti a voi, concentratevi sulla fiamma e colmatevi gli occhi e la mente con la sua luce, il suo colore e la sua forma.

  • Ricordo che da bambine mia sorella e io fissavamo una lampadina accesa fino a quando non ci facevano male gli occhi. Solo allora li chiudevamo, e l'immagine della lampadina restava fissa nella nostra mente: tenevamo gli occhi chiusi fino a quando non svaniva, poi ripetevamo l'intera procedura ancora, e ancora, ancora...

    Ed proprio quello che dovete cercare di fare voi adesso!

    Chiudete gli occhi e cercate di conservare nella mente il pi a lungo possibile l'immagine della fiamma; quando vi sembra che stia per svanire, aprite gli occhi, concentratevi ancora sulla candela per alcuni secondi e richiudete poi gli occhi, sforzandovi di vederla a livello mentale. Lo scopo dell'esercizio quello di colmare di luce la mente in modo che non ci sia spazio per i pensieri di alcun genere. La mente pu cos riposare, e noi ci liberiamo di tutti i pensieri che ci distraggono in continuazione, come per esempio: che cosa devo preparare per cena? Sono forse in ritardo per il lavoro? Che cosa stanno combinando i bambini? Solo se ci alleggeriamo di tutte le emozioni possiamo veramente rilassarci. Continuate a ripetere l'intera procedura fino a quando non riuscite a mantenere l'immagine della fiamma nella mente per almeno dieci minuti senza dover aprire gli occhi. a lungo possibile l'immagine della fiamma; quando vi sembra che stia per svanire, aprite gli occhi, concentratevi ancora sulla candela per alcuni secondi e richiudete poi gli occhi, sforzandovi di vederla a livello mentale. Lo scopo dell'esercizio quello di colmare di luce la mente in modo che non ci sia spazio per i pensieri di alcun genere. La mente pu cos riposare, e noi ci liberiamo di tutti i pensieri che ci distraggono in continuazione, come per esempio: che cosa devo preparare per cena? Sono forse in ritardo per il lavoro? Che cosa stanno combinando i bambini? Solo se ci alleggeriamo di tutte le emozioni possiamo veramente rilassarci. Continuate a ripetere l'intera procedura fino a quando non riuscite a mantenere l'immagine della fiamma nella mente per almeno dieci minuti senza dover aprire gli occhi.

    A molti in un primo momento tutto ci risulta piuttosto difficile: nonpreoccupatevi e continuate a cercare di eseguire l'esercizio. Anche se innegabilmente difficile, l'arte dell'autodisciplina la chiave del successo.

    La meditazione di qualunque tipo richiede disciplina, e in cambio vi consente di ottenere benefici incredibili nell'ambito della vita quotidiana. Eseguendo giorno dopo giorno l'esercizio della candela, potreste scoprire che la fiamma cambia forma e colore, o scompare del tutto. Mantenete comunque il controllo e trattenete l'immagine al centro della vostra visuale il pi a lungo possibile: se la perdete di vista, fermatevi e ricominciate da capo. Dopo un certo periodo di allenamento alcuni di voi potrebbero riuscire a visualizzare la fiamma senza dover ricorrere alla candela; altri ci riescono

  • meglio tenendo gli occhi aperti (chiudendoli evitate per possibili

    distrazioni esterne). Quando vi sentite abbastanza sicuri di voi e a vostro agio, potete compiere un passo in avanti e cercare di esplorare nei dettagli la forma, il colore e la

    profondit della fiamma. Visualizzate voi stessi mentre diventate tutt'uno con

    la fiamma. Danzate, muovetevi e fondetevi con lei: che cosa provate? Come reagite? Quale dei vostri sensi viene in qualche modo acuito? Il vostro umore cambia? Ponetevi queste domande, oltre a tutte quelle che vi vengono in mente. Prendete appunti, mettete per iscritto i vostri pensieri, descrivete le vostre emozioni, spiegate nei dettagli ci che avete visto e provato. Concedetevi il tempo necessario e ricordatevi che non occorre passare al pi presto alla fase successiva. Assaporate ogni singolo istante: state compiendo un viaggio di illuminazione per scoprire VOI STESSI, la vostra anima. E vi assicuro che si tratta di un viaggio che non finisce mai!

    Kay Warburton, per molti anni mia allieva, riuscita a scoprire se stessa, ela meditazione stata la chiave del suo trionfo.

    Giovane madre di tre splendide ragazze, Anna, Chloe e Jessica (se non le citassi non mi perdonerebbero mai!), era confusa in merito al suo ruolo e a

    ci che desiderava dalla vita. Quando ci siamo conosciute era una donna che aveva ben poca stima di s: si

    sforzava di essere come pensava che gli altri la volessero, al pari di molti di noi, e non concedeva a se stessa di vivere come avrebbe desiderato. Cercando disperatamente di compiacere gli altri, aveva perso la consapevolezza

    di chi era in realt.

    Imparando a meditare ha acquisito una forte autodisciplina, riconoscendo le sue esigenze individuali di essere