Le condizioni dell’apprendimento e la strada stretta della didattica

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Intervento al seminario METIS Genova 8 - 11 dicembre 2013

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Le condizioni dell’apprendimento e la strada stretta della didatticaMETIS GENOVA 8 – 10 NOVEMBRE 2013MIUR – MAESTRI DI STRADA – MUSEO LUZZATICONTRIBUTO DI GIANNI MARCONATO

La struttura dell’intervento

1. La scuola è il loro mondo?2. Gli insegnanti insegnano e gli studenti imparano?3. La strada della didattica è stretta?

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La scuola non è il loro mondoPARTE PRIMA

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La nostra utenza – narrazioni di insegnanti 1. Problematiche sociali, pluri ripetenti2. Forte diversificazione (di abilità, di motivazione, di impegno …) 

all’interno della stessa classe3. Difficoltà linguistiche4. Utenza “scarto”5. Fatica ad ottenere risultati minimi6. Scuola come opportunità; forse l’ultima7. Ma anche … sprazzi di luce nel buio

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

A scuola Manifestano disinteresse per le conoscenze che la scuola propone loro: i contenuti didattici sono ritenuti irrilevanti;

Evidenziano assente motivazione allo studio: la scuola non viene percepita offrire prospettive di futuro;

Non si fanno scalfire da nessuno stimolo, Non vogliono fare fatica perché non serve a nulla, Non studiamo, non si impegnano, giocano al ribasso,

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Sono superficiali: non vanno in profondità Non sono capaci di attenzione: non riescono a stare attenti alle spiegazioni per un’ora intera (un ora è molto lunga),Manifestano inerzia, pigrizia cognitiva, non si misurano con la soluzione di problemi, Si fa fatica ad ottenere risultati minimi,

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Non colgono il significato professionale di tante attività didattiche (è difficile somministrare teoria, specie perché non vedono prospettiva d’uso), Hanno difficoltà ad usare il pensiero astratto, il ragionamento, Hanno un approccio meccanico all’apprendimento: nel breve periodo sembra che si siano sviluppati degli apprendimenti ma non è così: nel medio periodo molte conoscenze vengono dimenticate, Manifestano carenze di conoscenze precedenti che dovrebbero essere stata acquisite durante la scuola media,

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Il comportamentoManifestano forte indisciplina,

Non si ascoltano neppure tra di loro,

Sono facili alla noia, alla distrazione,

Non imparano non perché non capaci, ma perché non ascoltano. Chi interviene segue, gli altri si distraggono,

Ci sono i bravi ragazzi ma si demotivano per l’influsso negativo dei peggiori, quelli che tirano in dietro. E’ più semplice adeguarsi al branco;

Sono difficili da gestire anche i normo‐dotati avendo classi numerose e multi lingue,

All’interno della stessa classe sono fortemente diversificati  per abilità, motivazione, impegno 

Sono portatori di problematiche sociali, pluri‐ripetenti (utenza “scarto”)

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

L’autopercezione1. Si portano dietro un bagaglio di sfiducia nelle 

proprie capacità; non si vogliono rimettere in gioco;

2. Manifestano rassegnazione, accettazione dei limiti (sono rassegnati all’ignoranza); 

3. Disillusi, “tanto non sono capace”.

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Gli insegnanti Frustrazione di fronte ai limitati risultati ottenuti dai propri studenti (in successo professionale); Perdita di entusiasmo ed energia nel far fronte ai propri compiti; Difficile entrare in classe con il sorriso;

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Le risorse degli studenti Passioni e competenze extra scolastiche,

Abilità pratiche, concrete,

Intelligenza intuitiva,

Determinati nel conseguire obiettivi di loro interesse,

Usano le tecnologie,

Socievoli, 

Apprezzano i rapporti interpersonali e il rispetto da parte degli insegnanti,

Più “persone” che studenti,

Senso di appartenenza al gruppo.

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Mettendo tutto assiemeGli studenti vivono la situazione formativa come una dimensione estranea ai propri interessi e priorità: la scuola non è il loro mondo;

Le resistenze all’impegno nelle attività didattiche proposte dagli insegnanti derivano da questa assenza di significato attribuito alla situazione in cui si trovano;

La conseguente limitata focalizzazione emotiva e cognitiva sui compiti di apprendimento li porta a sviluppare un apprendimento superficiale e a mettere in atto strategie di memorizzazione che raramente sfociano nella comprensione e nell’applicazione dei contenuti oggetto del percorso di studio;

Le strategie didattiche prevalentemente centrate sulla lezione diretta risultano poco efficaci in quanto gli studenti non “seguono” le lezioni se non per un periodo molto limitato;

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La difficoltà a tenere focalizzati gli studenti sui compiti didattici proposti potrebbe essere dovuta anche al circolo vizioso di estraneità della situazione formativa nel suo insieme – non significato dei contenuti didattici proposti – mancato impegno nei compiti di apprendimento;

I significati attribuiti alla situazione formativa e i comportamenti in classe hanno le loro radici anche nelle biografie familiari e personali degli studenti;

I problemi di didattica vissuti dagli insegnanti, spesso in modo drammatico, hanno radici nelle caratteristiche psicologiche e cognitive degli studenti dovute tanto alle loro precedenti esperienze scolastiche, che al contesto sociale e familiare in cui vivono;

Alcune strategie didattiche che sembrano funzionare meglio della didattica trasmissiva (didattica attiva, laboratoriale) sono difficilmente attivabili nell’ambito dell’organizzazione vigente della didattica. 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La scuola non è più … (Doubet)La scuola non ha più la funzione di socializzazione delle nuove generazioniLa scuola non ha più la funzione di controllo socialeLa scuola gode sempre meno di legittimazione culturale e socialeLa scuola non è più il solo o principale luogo dove si apprende, anche da giovani 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

A scuola non entrano studenti, ma giovani (F. Dubet)

A scuola entrano nuovi giovani  Si ha la trasformazione delle vecchie regole scolastiche  Il giovane rifiuta le costrizioni  scolastiche Ripiega su una cultura giovanile ostile alla  scuola Cultura giovanile come difesa verso le frustrazioni scolastiche Distanza tra cultura dei giovani  e cultura scolastica  Tradizionali modelli pedagogici adatti solo ad una minoranza

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Impegno e motivazione non più dati acquisiti Per lo studente non più adesione ad un ruolo dato ma costruzione della propria esperienza Individuo artefice della propria educazione I giovani si danno un “programma” educativo loro, in alternativa a quello istituzionale  I giovani chiedono  + scuola ma ‐ lezioni (R. Drago)

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Cosa vogliono gli studenti? non tollerano più lezioni cattedratiche;  vogliono essere rispettati, vogliono che si abbia fiducia in loro; vogliono che si tenga conto delle loro opinioni e che li si apprezzi;  vogliono coltivare le proprie passioni e i propri interessi;  vogliono creare, utilizzando gli strumenti del loro tempo; 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

vogliono lavorare con i loro coetanei, in gruppi di lavoro, per realizzare progetti;  vogliono prendere decisioni ed essere coinvolti nel controllo dell'esecuzione;  vogliono essere collegati con i loro coetanei per esprimere e condividere le loro opinioni, in classe e al di fuori della scuola;  vogliono cooperare e competere con altri;  vogliono che l'educazione sia anche legata alla realtà.

(Prensky citato da Bottani)

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Gli insegnanti insegnano e gli studenti imparano?PARTE SECONDA

Insegnamento - apprendimento

L’insegnamento (quello che l’insegnante fa) è solo una componente dell’apprendimento Esiste apprendimento anche senza insegnamento … ma anche apprendimento nonostante l’insegnamento

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

L’apprendimento è

Un processo complesso, non semplice Un processo biologico, non meccanico Un prodotto artigianale, non industriale

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

RISAMINARE L’APPRENDIMENTO

I

Il grande tema dell’apprendimento

Ripetere vs applicare 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Dalla letteratura (1)

….sarà anche possibile far si che le persone apprendano cosa noi vogliamo, ma in futuro ricorderanno ed useranno solo ciò che ha un senso per loro (D. Jonassen) 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Dalla letteratura (2)

Ciò che guida l’apprendimento più di ogni altra cosa è la comprensione e lo sforzo fatto nel completare un compito o una attività  (Jonassen)

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Dalla letteratura (3)

L’ apprendimento è un processo di costruzione di signifiacto, non di accumulazione di conoscenze

Non si può capire qualcosa senza lavorarci sopra

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Dalla letteratura (4)

“I metodi di apprendimento che sono inserti in situazioniautentiche non sono solamente utili: sono essenziali”  Brown, Collins & Duguid. 1989

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Dalla letteratura (5)Nella vita reale l’apprendimento è basato su attività, non su contenuti 

L’apprendimento è situato nei problemi che le persone stanno cercando di risolvere e le tematiche da apprendere emergono da quei problemi 

L’apprendimento e la soluzione di problemi nel mondo reale si poggia sulla conoscenza distribuita in una comunità di pratica (Jonassen)

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Un modello applicativoAPPRENDIMENTO SIGNIFICATIVO

Apprendimento significativo

Le persone sono in grado di dare un senso a ciò apprendono 

Apprendimento che può essere utilizzato dalle persone per risolvere problemi e per realizzare attività, successivamente ed in contesti differenti

L’apprendimento significativo è l’opposto della memorizzazione

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Learning by-doing (apprendimento naturale)

“…questi meccanismi sono goal‐dominated. Non si impara per conoscere qualcosa, ma per fare qualcosa: è il learning by doing” (Schank 2004 p. 261). 

L’apprendimento è, in modo naturale, guidato dal bisogno di fare

La conoscenza è guidata dall’azione

Agire e conoscere sono intimamente connessi 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La strada stretta della didatticaPARTE TERZA

Problemi/soluzioni

Non ascoltano, non seguono, sono passivi > facciamoli lavorare, costruire, sviluppare progettiNon colgono il significato professionale di alcune/tante attività didattiche > esplorare, scoprire le tematiche

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Alcuni ancoraggi concettuali ed operativi

1.Ambienti di apprendimento2. Riflessività3.Didattica attiva, laboratoriale: i progetti4.Didattica dei compiti autentici

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

1. Ambienti di apprendimentoProgettare l’insegnamento significa creare le condizioni per poter fare esperienze di apprendimentoNon un “corso”, ma un insieme di risorse che supportano il compito di apprendimento,  “…un luogo dove le persone possono lavorare assieme e supportarsi l’un l’altro mentre usano una varietà di strumenti e di risorse informative nel loro compito di conseguire gli obiettivi di apprendimento e di risolvere problemi” (Wilson, 1996). 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Un “ambiente di apprendimento” è un luogo dove

Viene data la possibilità agli allievi di◦determinare i propri obiettivi di apprendimento, ◦di scegliere le attività da svolgere

viene dato accesso a risorse informative ed a strumentiè possibile lavorare con supporto e guida

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Chi apprende in un “ambiente d’apprendimento” autentico si impegna in una molteplicità di attività differenti nel perseguimento di altrettanto molteplici obiettivi di apprendimento, con il formatore a svolgere il ruolo di allenatore (coach) e di facilitatore (Perkins,1991).

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

In questo contesto, l’apprendimento è sostenuto, ma non controllato e diretto; un “ambiente d’apprendimento” è, così, un luogo dove l’apprendimento è stimolato e supportato (Wilson, 1996). 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

2. La riflessioneIl passaggio da uno stadio all'altro del processo d'apprendimento avviene per "manipolazione di significato"In questa manipolazione, la "riflessione" è uno degli strumenti più efficaci.La riflessione agisce come una  "governante cognitiva" in quanto riordina la struttura cognitiva del soggetto che apprende consentendogli di conseguire più elevati livelli di comprensione, di apprendimento e di prestazione. 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

3. Didattica attraverso progetti (a)da Dewey:il metodi dei "progetti"  consente una didattica "pragmatica": si impara dal mondo reale e non da situazioni artificiali; valorizza le risorse dell'allievo: l'allievo intraprende un processo individuale e personale di interrogazione più che di ricerca di ciò che "l'insegnante vuole"

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Didattica attraverso progetti (b)da Kilpatrick:

incoraggiando lo studente a seguire i propri interessi, si sviluppa la sua capacità di  autogoverno e di ricerca consapevole di significato della conoscenza acquisita

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Didattica attraverso progetti (c)da Bruner:

l'apprendimento attraverso scoperta (discovery‐basedlearning) è motivante e significativo e, quindi, più utile. Ciò avviene se l'allievo è attivamente coinvolto nel processo d'apprendimento, se seleziona e trasforma le informazioni  ed intraprende un processo di costruzione, prova e ricostruzione della conoscenza con cui viene a contatto

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Didattica attraverso progetti (d)da Rogers:l'apprendimento significativo ha luogo solo quando chi apprende percepisce che il tema ha rilevanza per i suoi propri scopi 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

4. Compiti autentici (a)hanno rilevanza nel mondo realenon sono ben definiti (ill‐defined) e richiedono allo studente di definire i compiti ed i sottocompiti necessari a completare l’attività;comprendono compiti complessi che devono essere esplorati dagli studenti in un periodo di tempo sostenibileconsentono soluzioni alternative e portare a prodotti differentioffrono la possibilità di collaborareoffrono la possibilità di riflettere

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Compiti autentici (b)

devono poter essere integrati ed utilizzati in differenti aree tematiche e portare a risultati che non siano riferibili a specifici domini di conoscenzasono integrati nella valutazioneportano alla realizzazione di un prodotto finito, valido di per sé, non a qualcosa di intermedio e funzionale ad altrooffrono agli studenti l’opportunità di esaminare il compito da differenti prospettive usando una varietà di risorse

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Mettendo tutto assieme …..

I 3 fondamenti di una buona didattica

1. Gli allievi svolgono la maggior parte del lavoro;2. Gli allievi collaborano e costruiscono;3. Si ha una costante “presenza” didattica.  

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

Questioni aperte Chi è il nuovo  «studente»? Quale idea di apprendimento ci guida? Quale dovrebbe essere lo scopo della scuola? Potrebbe essere utile cambiare le didattiche? Quali sono gli ostacoli al cambiamento?

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT

La grande questione

Sappiamo cosa fare, il vero problema è come farlo 

GIOVANNI.MARCONATO@UNIVR.IT