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Liceo Scientifico Antonel li, a.s. 2009-2010 1 docente Marina Albanese I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione SOMMARIO B reve sto ria d ella co n q u ista d ei d iritti d elle donne nelm o n d o o ccid en tale La g lo b alizzazio n e La condizione fem m inile com e conseguenza d ella g lo b alizzazio n e La tu tela d ei d iritti a livello in tern azio n ale Il fen o m eno m ig rato rio : relativism o cu ltu rale o u n iversalità d ei d iritti?

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docente Marina Albanese

I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

SOMMARIO Breve storia della conquista dei diritti delle

donne nel mondo occidentale La globalizzazione La condizione femminile come conseguenza

della globalizzazione La tutela dei diritti a livello internazionale I l fenomeno migratorio: relativismo culturale o

universalità dei diritti?

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Breve storia della conquista dei diritti delle donne nel mondo occidentale

La storia della conquista dei diritti da parte delle donne nel mondo occidentale si è realizzata principalmente attraverso due filoni:

la richiesta dei diritti civili e politici (per esempio votare ma anche essere elette) e della possibilità di studiare e svolgere qualunque tipo di professione,

l’affermazione della propria autonomia nell’ambito familiare e sessuale sia attraverso la richiesta di leggi opportune (come in occasione della lotta per il suffragio) sia cercando di cambiare la mentalità collettiva attraverso comportamenti e pratiche contrastanti con l’immagine tradizionale della donna

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Ai tempi della Rivoluzione francese…1791 Olympe de Gouges scrive la Dichiarazione dei Diritti della

Donna e della Cittadina, per rivendicare l’estensione alle donne dei diritti menzionati dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino promulgata nel 1789, all’inizio della Rivoluzione Francese.

Il testo di Olympe ricalca quello dell’Assemblea nazionale Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina, Articolo XILa libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei

diritti più preziosi della donna poiché questa libertà assicura la legittimità dei figli verso i padri. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità, […]

Si vede quindi come, agli albori della lotta suffragista, venga toccato un nodo cruciale dei rapporti uomo donna, l’asimmetria biologica dei due sessi riguardo la procreazione, condizione questa tradizionalmente invocata per giustificare le pratiche di segregazione femminile e la doppia morale nei confronti dei comportamenti sessuali degli uomini e delle donne

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneIn Inghilterra ...

1866 In Inghilterra John Stuart Mill presenta una petizione per il diritto delle donne al voto, rifiutata dal primo ministro Gladstone. A partire da quel momento si costituisce la National Society for Women’s Suffrage.

1878 In Inghilterra le donne ottengono un’importante affermazione in materia di parità civile: il Married Women’s Property Act riconosce loro la piena capacità di disporre dei propri beni e insieme di stipulare contratti

1903 In Inghilterra si costituisce la Women’s Social and Political Union guidata da Emmeline Pankhurst e dalle sue figlie Christabel e Sylvia: l’associazione rapidamente si radicalizza nella lotta suffragista.

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In Inghilterra ...

1905 In Inghilterra ha inizio l’azione delle suffragette, che continuerà fino al 1917 in forme talora violente, con incendi, distruzioni e altre manifestazioni di accesa militanza. La polizia reprime brutalmente le proteste e si assiste quindi ad una divisione dei ruoli all’interno del movimento: alle iniziative prendono parte sia donne di classe popolare che di condizione sociale elevata. Queste ultime si fanno carico delle azioni più clamorose ed illegali, poiché la polizia nei loro confronti si comporta in modo meno duro

In realtà le donne che per prime in Europa ebbero il diritto di voto furono le finlandesi, nel 1907. Nella foto, le

donne elette per la prima volta al Parlamento finlandese nel 1907.

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A livello internazionale…

1868 Prima organizzazione femminile internazionale, nell’ambito del pacifismo democratico europeo,

1888 Nasce l’International Council of Women, movimento suffragista internazionale

Mezzo secolo dopo…l’ONU1948 La Dichiarazione Universale dei

Diritti dell’Uomo include il principio della parità dei sessi.

1975 Assemblea per l’Anno Internazionale della Donna a Città del Messico. L’ONU proclama il decennio 1975-1985 “Decennio della Donna”.

1989 Convenzione delle Nazioni Unite per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (la convenzione relativa è in vigore in Italia dal 1985).

1980 A Copenhagen si svolge la seconda Assemblea Generale dell’Onu del “Decennio della Donna”

1985 Assemblea Generale dell’Onu a Nairobi, conclusiva del “Decennio della donna”.

1995 L’Assemblea generale dell’ONU a Pechino sancisce la priorità da garantire processi di empowerment per le donne di tutto il mondo e approva un Programma di Azione per favorire il riequilibrio della rappresentanza nelle istituzioni politiche.

1997 I 15 Stati membri dell’Unione Europea firmano il Trattato di Amsterdam, che include espressamente, tra i principi fondamentali dell’Unione, il divieto di ogni discriminazione che si basi sul sesso e il principio di parità tra donne e uomini

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In Italia ...

1861 All’indomani della nascita dello Stato Unitario italiano, le donne lombarde presentano alla Camera dei Deputati una petizione affinché il nuovo Codice Civile estenda al paese intero il diritto di voto amministrativo, esercitato per procura dalle donne di un certo censo, di cui esse godevano sotto la

dominazione austriaca. Tale richiesta non verrà accolta.

L’Italia è ancora un paese prevalentemente agricolo. Le donne lavorano nei campi, nei fondi familiari o come braccianti, in condizioni molto dure. Nella foto, mondine al lavoro

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

In Italia ...

1861 Viene invece esteso a tutte le donne della penisola il codice

Pisanelli, vigente nello Stato sabaudo che, per quanto riguarda

la condizione delle donne, recepisce sostanzialmente il Codice

civile napoleonico. Le donne sposate non possono quindi

nemmeno gestire i loro beni senza l’approvazione del coniuge.

L’autorizzazione maritale sarà abolita solo nel 1919.

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Anche l’Italia conoscerà un notevole sviluppo del dibattito sulla condizione femminile. Esso verterà sia su temi sociali come la regolamentazione del lavoro femminile e minorile nella nascente industria sia sul diritto di voto.

I contrari al suffragio femminile affermeranno che esso è riservato agli uomini perché solo costoro versano il loro sangue in difesa della patria. Le femministe ribatteranno che anche le donne danno un contributo di sangue alla patria perché spesso muoiono nel partorire figli che saranno i cittadini futuri. Si noti che questa argomentazione aveva un tragico peso in un paese, come l’Italia, che deteneva un primato in Europa per le morti femminili e infantili connesse al parto. Ma neanche questa considerazione valse a far conquistare alle donne il diritto di voto

L’Ospedale Maggiore di Novara, fine Ottocento

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In Italia ...

1877 Ha inizio in Italia la battaglia per il suffragio femminile. Anna Maria Mozzoni presenta al Parlamento italiano una petizione per promuovere l’estensione del suffragio alle donne. Nel 1906 la stessa Mozzoni, insieme a Maria Montessori e ad altre donne, presenteranno al Parlamento una nuova petizione.

1888 Il Parlamento italiano discute la proposta di estensione dell’elettorato amministrativo alle donne, in base al censo e alla capacità giuridica, ma la soluzione è respinta dall’aula.

1897 Nasce il Movimento Femminile Socialista Italiano.1899 Nasce a Milano l’Unione Femminile, che nel 1905 diverrà

l’Unione Femminile Nazionale.

1901 Nascono a Milano il Fascio Femminile Democratico Cristiano

e la Lega cattolica Femminile.

Anna Maria Mozzoni

Maria Montessori

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

In Italia ...

1902 Il Parlamento italiano approva la legge 242 a tutela del lavoro delle donne e dei bambini, sostenuta dal Partito Socialista di Anna Kuliscioff.

1903 Nascono le sezioni italiane dell’International Council of Women e dell’International Suffragist Alliance

1906 Si intensifica in Italia la battaglia per il suffragio femminile: a seguito della petizione presentata da Anna Maria Mozzoni e Maria Montessori, Giolitti definisce l’ipotesi del voto alle donne un “salto nel buio”. 1905 In Italia le donne sono ammesse con regio decreto all’insegnamento nelle scuole medie.

1907 In Italia nasce il Comitato Nazionale pro Suffragio Femminile presieduto dalla Martini Marescotti.

1910 I gruppi femministi italiani stilano un Manifesto comune per il voto alle donne.

1912 In Italia viene approvata la nuova legge sul suffragio universale (maschile), priva però dell’emendamento riguardante il voto delle donne.

1919 Il 30 luglio in Italia la Camera approva a larga maggioranza la proposta di legge Martini- Gasparotto sul suffragio universale femminile (prima amministrativo, poi politico). Ma la legislatura si chiude in

anticipo, prima che il Senato abbia votato la legge.

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Il periodo fascista

Durante il periodo fascista, nonostante le affermazioni demagogiche di Mussolini sul voto alle donne, la condizione delle donne peggiora:

la presenza femminile viene limitata nel pubblico impiego e nell’insegnamento, per far posto agli uomini,

il ruolo attribuito alle donne è quello di stare a casa e procreare e il regime tenta, in tutti i modi, di incrementare la prolificità delle italiane, con premi e con misure come la tassa sul celibato.

nel Codice penale (modificato ad opera del giurista fascista Alfredo Rocco) l’aborto è presentato come reato “contro la razza”, perché impedisce la perpetuazione della specie. Per lo stesso motivo, sono proibite la contraccezione e l’educazione sessuale.

le donne che lavorano e che cercano l’indipendenza dalla figura maschile sono pesantemente criticate e ridicolizzate dalla stampa di regime.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Il periodo fascista 1921 Mussolini dichiara ad un giornale inglese “Non darò il voto alle donne… La donna deve ubbidire”.

1923 Mussolini promette il voto amministrativo alle donne in occasione del IX Congresso dell’Alleanza Internazionale pro Suffragio Femminile.

1925 Viene pubblicata in Italia, sulla Gazzetta Ufficiale, la legge che prevede di accordare il voto amministrativo ad alcune categorie di donne (maggiori di 25 anni, abbienti, madri o vedove di caduti in guerra, decorate per merito di guerra o al valore civile, investite di patria potestà, fornite di licenza elementare).

1926 L’istituzione dei podestà, che vanno a sostituire Consigli Comunali, Giunte e Sindaci, assumendone tutti i poteri, toglie il diritto al voto amministrativo a uomini e donne

1933 Un decreto legge autorizza le amministrazioni statali a escludere o stabilire limiti per l’ammissione delle donne ai posti di lavoro. Nel 1938 un altro decreto legge stabilisce che l’assunzione delle donne negli uffici pubblici sia limitata al 10%

degli organici o meno.

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Il periodo fascista

Signori, l’Italia, per contare qualche cosa, deve affacciarsi alla soglia della metà di questo secolo con una popolazione non inferiore ai sessanta milioni di abitanti. […] Tutte le nazioni e tutti gli imperi hanno sentito il morso della decadenza quando hanno visto diminuire il numero delle nascite. Che cos’è la pace romana di Augusto? La pace romana di Augusto è una facciata brillante dietro la quale fermentavano già i germi della decadenza. […] Se si diminuisce, signori, non si fa l’impero, si diventa una colonia.

(B. Mussolini, Discorso dell’ascensione, 1927)

[…] il criterio della donna “economicamente indipendente di fronte al marito” è un criterio errato e pernicioso, se ciò si risolve nello scuotere quel principio di gerarchia che in ogni aggregato umano, e per primo nella famiglia, sta alla base di ogni sano e proficuo svolgimento di vita.

(M. Pompei, Donne e culle, in “Critica fascista”, n.6, 1930)

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La guerra

Nel 1943, in seguito alle vicende belliche, l’Italia è divisa in due tronconi: l’Italia meridionale, in mano agli Alleati, l’Italia settentrionale occupata dai tedeschi. Contro gli occupanti nel nord si sviluppa la resistenza, a cui prendono parte anche molte donne. 1944 Nel territorio dell’Ossola si forma per breve tempo una repubblica autonoma, istituita dai partigiani che hanno liberato quella parte di territorio. Gisella Floreanini è Ministro nella Repubblica dell’Ossola.

1945 Il 30 gennaio, il Consiglio dei Ministri del Governo Provvisorio presieduto da Ivanoe Bonomi approva l’estensione del voto politico alle donne. Il 1° febbraio viene emanato il relativo decreto luogotenenziale. Alcune donne sono nominate nella Consulta Nazionale.

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Il diritto di voto

1946 Alla vigilia delle elezioni amministrative (le prime a cui le donne sono ufficialmente ammesse), un decreto sancisce anche il diritto delle donne ad essere elette oltre che elettrici. Risultano elette le prime donne Sindaco e Consigliere comunali.

Gli eventi elettorali cruciali del 1946 sono però il referendum istituzionale del 2 giugno per la scelta tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea costituente, che dovrà dare al paese la nuova Costituzione. Al voto per il referendum istituzionale partecipa l’89% delle aventi diritto. Gli italiani e le italiane sceglieranno la repubblica.

Immagine emblematica e famosa che associa la

nascita della Repubblica ad un sorridente volto

femminile

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Il diritto di voto

All’Assemblea Costituente viene candidato il 7% di donne: risulteranno elette in 21 su 556 membri. 1947 Alla Commissione dei Settantacinque (gruppo ristretto, incaricato di redigere materialmente la Costituzione) partecipano la democristiana Maria Federici, la socialista Lina Merlin e le comuniste Teresa Noce e Nilde Iotti. 1948 Il 1° gennaio entra in vigore la Costituzione Repubblicana Italiana. Il primo Parlamento italiano vede l’elezione di 45 donne alla Camera e 4

al Senato (nel complesso il 4,6%).

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La condizione femminile nella Costituzione italiana

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di

opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.[…]

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.La

legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La condizione femminile nella Costituzione italiana

Art. 31.La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 37.La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.[…]

Art. 48.Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.[…]

Art. 51.Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.[…]

L’ultima frase di questo articolo è stata aggiunta con una legge di revisione costituzionale, largamente condivisa dai vari schieramenti allora presenti in Parlamento (Legge cost. 30 maggio 2003, n.1: Modifica dell'articolo 51 della Costituzione)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Gli anni Settanta, malgrado i seri problemi che affliggono il paese, sono anni di significativa evoluzione normativa per quanto riguarda la condizione femminile in Italia. Anticipando questo clima, già nel 1968 la Corte costituzionale abroga il reato di “adulterio femminile”.

Nel corso di questo periodo vengono anche istituiti gli asili nido e ampliato il numero delle scuole materne per venire incontro alle esigenze delle lavoratrici madri. Cresce infatti il numero delle donne che cercano e trovano un’occupazione fuori dalle mura domestiche.

Un manifesto dell’UDI “14 marzo '71 manifestiamo - Vogliamo lo scioglimento dell'Onmi e la gestione dei

nostri asili nido affidata agli enti locali”

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Gli anni Settanta

Nel 1970 viene approvata la legge sul divorzio (per la prima volta nella storia italiana). In parlamento la legge ottiene i voti dei partiti laici e dei partiti di sinistra. La Democrazia cristiana, il partito che rappresenta i cattolici italiani, ritiene che la legge non esprima il vero sentire del popolo italiano. La Costituzione repubblicana prevede, come unico istituto di democrazia diretta, il referendum abrogativo (che può solo abrogare cioè eliminare una legge, o parti di essa, già vigente). Dal 1948 però questo tipo di pronunciamento popolare non è mai stato attuato. Nel 1974 il quesito referendario sull’abrogazione o meno della legge sul divorzio viene presentato agli italiani, nel contesto di un’infuocata campagna elettorale: il 59% dei votanti si esprime per il mantenimento della legge.

1975 Viene approvata la legge sul nuovo diritto di famiglia. Il marito non ha più il diritto esclusivo di stabilire la residenza della famiglia, la moglie non ha più l’obbligo di assumere il cognome del marito. Entrambi i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri, concorrono al mantenimento della famiglia ed esercitano di comune accordo la potestà sui figli (tale potestà non è più esclusivamente patria cioè del padre).

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Gli anni Settanta

1978 Il Parlamento approva la legge 194, dal titolo Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Tale legge consente l’aborto nel primo trimestre della gravidanza in base a problematiche di vario tipo presentate dalla donna, nel periodo successivo (non oltre il sesto mese) è possibile ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza solo se sussistono gravi rischi per la salute fisica e psichica della donna oppure per gravi anomalie o malformazioni nel nascituro.

La legge prevede che l’aborto possa essere praticato solo in strutture pubbliche, allo scopo di contrastare la diffusa pratica dell’aborto clandestino e le sue negative conseguenze sociali e sanitarie. Viene inoltre riconosciuta al personale medico contrario a tale pratica la possibilità dell’obiezione di coscienza.

La legge prevede il potenziamento delle strutture sanitarie (i consultori) che hanno il compito di promuovere la procreazione cosciente e responsabile diffondendo le pratiche anticoncezionali e aiutando le donne in difficoltà a trovare soluzioni alternative all’aborto. Nel testo della legge si specifica che l’aborto non è uno strumento di controllo delle nascite.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Gli anni Settanta

La legge 194 è sottoposta ad un duplice referendum abrogativo nel 1981.

Da un lato alcuni esponenti del mondo cattolico ne propongono semplicemente l’abrogazione considerandola immorale, dall’altro il partito radicale ed altri gruppi ritengono che la legge sia comunque troppo restrittiva e che l’aborto (nel primo trimestre della gravidanza) vada semplicemente depenalizzato.

Gli italiani e le italiane decidono di confermare la legge. Le fonti ISTAT documentano la costante riduzione degli aborti in Italia dall’entrata in vigore della legge.

Un manifesto del Comitato nazionale di difesa della legge 194 “Abbiamo conquistato una legge contro l'aborto clandestino, difendiamola tutti - Le donne dicono NO ai tre

referendum”

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Gli anni Ottanta

1981 Viene abrogato l’articolo del Codice penale che prevede la tipologia del delitto d’onore, in cui “l’onore leso” viene considerato un’attenuante dell’azione delittuosa (lesioni o omicidio).

1983 È istituito in Italia il Comitato Nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento e di uguaglianza di opportunità fra lavoratori e lavoratrici presso il Ministero del Lavoro.

1984 È istituita in Italia la Commissione Nazionale per la realizzazione della Parità e delle Pari Opportunità fra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduta da Elena Marinucci.

1987 Le donne del PCI lanciano la Carta delle Donne, riuscendo poi a portare in Parlamento un terzo (53 alla Camera e 10 al Senato) delle proprie candidate, facendo salire la percentuale complessiva oltre il 10%. Il gruppo parlamentare dei Verdi ha una presenza paritaria di uomini e di donne e si dà un direttivo femminile.

1989 Tina Anselmi è nominata Presidente della Commissione Nazionale Parità.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe date della conquista del

diritto di voto da parte delle donne

Questo elenco di date, proposte a titolo puramente

indicativo, permette comunque di individuare alcune priorità e linee di tendenza. Occorre però ricordare che il diritto di

voto è un diritto che si può esercitare a pieno titolo solo qualora vi siano le condizioni

per una effettiva partecipazione alla vita

politica del proprio paese, cioè se vi sia una diffusa

alfabetizzazione, una sostanziale libertà di

espressione, se, nel caso delle donne, ad esempio, sia

possibile esercitarlo al di fuori di pressioni di tipo

familiare, di clan, religiose o altro, se, infine, le condizioni

di disagio sociale ed economico non siano tali da

rendere inutile o impraticabile questo diritto.

Suffrage Parade, New York City,. 1912

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe date della conquista del diritto di voto da parte delle donne

1869 Stati Uniti: le donne ottengono il voto nello Stato del Wyoming.

1893 Le donne ottengono il voto in Colorado e nella colonia inglese della Nuova Zelanda.

1907 Le donne finlandesi ottengono, per prime in Europa, il voto. Le donne inglesi della Women’s Social and Political Union marciano sul Parlamento inglese. Saranno ammesse a votare nelle elezioni municipali.

1908 Le donne ottengono il voto amministrativo in Danimarca.1910 Lo Stato di Washington ammette le donne al voto.1911 In Norvegia, le donne acquisiscono il diritto di voto, ma solo a livello

municipale.1912 Le donne ottengono il voto in Arizona, Kansas e Oregon.1913 Le donne ottengono il voto in Norvegia. 1914 Le donne ottengono il voto in Islanda. 1915 Nel corso della Grande Guerra, il diritto al voto delle donne viene

dapprima associato alla lotta pacifista, poi riproposto dalle femministe che ritengono di aver dato sufficientemente prova di sé. Il Voto per le Eroine come per gli Eroi è il titolo di un giornale suffragista inglese a seguito del naufragio della nave-ospedale Anglia

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe date della conquista del

diritto di voto da parte delle donne

1916 Negli Stati Uniti un gruppo suffragista minoritario, ma determinato, manifesta per mesi davanti alla Casa Bianca, incatenandosi alle cancellate o distendendosi sul selciato, per spingere il presidente Wilson a stabilire definitivamente il suffragio femminile attraverso un emendamento della Costituzione federale.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe date della conquista del diritto di voto da parte delle donne

1917 In Inghilterra viene riconosciuto il voto alle donne, ma solo a partire dai trent’anni: una mezza vittoria (o una mezza sconfitta) che esclude dal voto 5 dei 12 milioni di donne. Il suffragio femminile è riconosciuto nella Russia rivoluzionaria.

1918 Il Congresso americano approva il XIX emendamento, che riconosce il voto alle donne: nei due seguenti anni esso verrà ratificato da 36 Stati. In Germania il Consiglio dei rappresentanti del popolo della Repubblica di Weimar stabilisce per decreto il suffragio femminile: all’Assemblea Costituente vengono elette 37 deputate. Nessuna delle 15 candidate inglesi è invece eletta alla Camera dei Comuni.

1919 Le donne ottengono il voto in Svezia1928 Le donne inglesi ottengono la piena uguaglianza di voto politico.1929 Le donne ottengono il voto in Ecuador e in Mongolia.1930 Le donne ottengono il voto in Brasile.1931 Le donne ottengono il voto nella Spagna repubblicana e in Uruguay1934 Le donne ottengono il voto in Cile e a Cuba.1935 Le donne ottengono il voto in India.1937 Le donne ottengono il voto nelle Filippine1942 Le donne ottengono il voto nella Repubblica Dominicana1944 Le donne ottengono il voto in Francia1946 Le donne ottengono il voto in Albania, Cina, Giappone, Yugoslavia,

Panama, Romania, San Salvador. 1947 Le donne ottengono il voto in Argentina, Birmania, Bulgaria, Venezuela.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe date della conquista del diritto di voto da parte delle donne

1951 Le donne ottengono il voto in Nepal e in Pakistan.1952 Le donne ottengono il voto in Bolivia, Grecia, Libano.1953 Le donne ottengono il voto in Messico e Siria.1954 Le donne ottengono il voto in Colombia.1955 Le donne ottengono il voto in Etiopia, Ghana, Honduras, Nicaragua,

Perù, Singapore.1956 La Repubblica Federale Tedesca riconosce il voto alle donne. Le

donne ottengono il voto anche nell’Alto Volta, Cambogia, Ciad, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Gabon, Guinea, Laos, Madagascar, Mali, Mauritania, Niger, Repubblica Centrafricana, Senegal, Vietnam del Sud, Togo.

1963 Le donne ottengono il voto in Iran, Kenia, Libia, Malesia.1964 Le donne ottengono il voto in Afghanistan, Iraq, Malawi, Malta e

Zambia.1966 Le donne ottengono il voto in Beciuania, Guyana, Lesotho1971 Le donne svizzere ottengono il voto, salvo che nel Cantone

dell’Appenzello.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneFonti e approfondimenti

Boccia M.L., La differenza politica: donne e cittadinanza, Milano, Il Saggiatore,

Bravo A., Scaraffia L., I nuovi fili della memoria, v.2-3, Roma, Laterza, 2003

BruzzoneA.M., Farina R:, La resistenza taciuta: dodici vite di partigiane piemontesi, Torino, Bollati Boringhieri, 2003 (disponibile nel Laboratorio di storia)

Colombelli C., Derossi L., Genere/storia/scuola: sei percorsi didattici, Torino, IRRSAE, 1999 (disponibile nel Laboratorio di storia)

De Martino G., Bruzzese M., Le filosofe, Napoli, Liguori, 1994De Grazia V., Le donne nel regime fascista, Venezia, Marsilio, 1993,

(disponibile nel Laboratorio di storia)Derossi L. (a cura di), 1945: il voto alle donne, Milano, Franco Angeli,

1998(disponibile nel Laboratorio di storia)Donne che abitano il mondo, a cura della Provincia di Novara, Novara,

Provincia di Novara, 2003 (disponibile nel Laboratorio di storia)Ribero A., Una questione di libertà, Torino, Rosenberg & Sellier, 1999Ungari P., Storia del diritto di famiglia in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneArticoli

Aborti dimezzati in 16 anni ma al Sud la piaga è aperta, in La Repubblica, 25 ottobre 1997

Dominijanni I., Kamikaze, il fattore D, in Il manifesto, 29 gennaio 2002Oliva L., Povertà, donne sotto assedio, in Il sole 24 ore, 4 marzo 2008Rushdie S., L’India non vuole più figlie, in La Stampa, maggio 2001

Siti Internet

www.aidos.itwww.arcidonna.itwww.iger.org/manifestipolitici-d-20.htmlwww.rawa.org www.diotima.filosofe.itwww.scuole_monet_modena_it-barozzi-tesine-anno6-garofalo-images-babbo_jpg_file

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

GlobalizzazioneIl fenomeno della globalizzazione può essere

definito da un punto di vista strettamente economico oppure includendo nella definizione le

conseguenze di tipo sociale sulle popolazioni coinvolte o anche enfatizzandone gli aspetti

culturali e relativi ai nuovi strumenti di comunicazione.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

Dal sito Tesi online proponiamo alcune definizioni:

secondo quella redatta da L. Donis, la globalizzazione è un “fenomeno attraverso il quale l’economia internazionale e le economie nazionali tendono ad integrarsi sempre più, arrivando alla creazione di un mercato unico mondiale” (definizione prettamente economica).

Secondo M. P. De Capraris è un “fenomeno economico sociale e culturale sviluppatosi prepotentemente a partire dalla fine del XX secolo, che ha portato a legami molto stretti fra tutti i paesi del mondo. Tale situazione è stata facilitata dalle nuove e istantanee forme di comunicazione, dai più veloci mezzi di trasporto di merci e persone e dalla crescente interdipendenza dei mercati economici ” (definizione che include anche l’aspetto tecnologico e menziona le persone coinvolte, almeno per quanto riguarda i loro spostamenti).

Il pianeta Terra

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

• Secondo queste definizioni la globalizzazione delle relazioni economiche e finanziarie e la globalizzazione delle comunicazioni (compresa l'informatizzazione del pianeta) rappresenterebbero due chiare esemplificazioni dell'idea più generale di globalizzazione

• La globalizzazione implica anche l’interdipendenza globale, per cui sostanziali modifiche che avvengono in una parte del pianeta avranno, in virtù di questa interdipendenza, ripercussioni (di vario segno) anche in un altro angolo del pianeta stesso, in tempi relativamente brevi.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

• L’aspetto più rilevante della globalizzazione dal punto di vista del destino delle persone è la messa in discussione dello stato-nazione, infatti sempre di più decisioni a carattere economico, politico, ambientale vengono prese all'esterno della consueta cornice istituzionale dello stato.

• La rivoluzione digitale e lo sviluppo delle telecomunicazioni, anche satellitari, hanno accelerato notevolmente la diffusione di informazioni attraverso il pianeta, l’omologazione culturale che ne deriva presenta vantaggi e svantaggi e rispetto al futuro, rischi e potenzialità.

• La moderna società globale dei consumi ha messo in discussione la tenuta ecologica del pianeta, ponendo problemi nuovi e globali.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

La globalizzazione è stata caratterizzata finora dall’aumento della libera circolazione di merci e capitali, ma anche dalla accresciuta mobilità delle persone. Questo ha dato luogo a fenomeni migratori senza precedenti nella storia dell’umanità. Le motivazioni delle migrazioni sono in parte legate agli squilibri economici, sociali e ambientali che appaiono collegati al fenomeno della globalizzazione. Le reazioni nei paesi sviluppati (di solito mete dei processi migratori) sono spesso di chiusura, paura e di incomprensione delle cause profonde del fenomeno.

Case popolari a Sant'Agabio, il quartiere di Novara con il più alto tasso

di immigrati. Queste case un tempo ospitavano gli immigrati provenienti

dal SudItalia.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

Se l'economia globale appare collegata alla globalizzazione della povertà, come conseguenza della natura sempre più oligopolistica dell'economia globale, è possibile anche vedere come, utilizzando gli stessi canali attraverso i quali passano i maggiori rischi connessi alla globalizzazione, grazie alla capacità di "mettersi in rete" attraverso gli strumenti della telematica i gruppi di azione sociale dal basso riescano a manifestarsi promuovendo esperienze solidaristiche, per esempio il commercio equo e solidale, il volontariato su ambiente e diritti umani, la cooperazione internazionale.

Marcia del Primo

Maggio, in America Latina

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneGlobalizzazione

Il concetto di globalizzazione indica quindi il carattere mondiale dell’economia del nuovo millennio.

• Il problema mondiale più grave ed evidente dell’economia è quello della povertà estrema di almeno un miliardo e mezzo di persone, il 25% della popolazione mondiale, considerando povero chi dispone di appena un dollaro al giorno.

• Finora la crescita della ricchezza di una parte del mondo ha coinciso con l’aumento della povertà dall’altra parte. Se le nuove tecnologie hanno portato indubbi benefici all’umanità, diventano sempre più gravi e drammatici gli squilibri, in particolare tra i paesi ricchi del nord del mondo e i paesi poveri del sud.

• Inoltre i paesi sviluppati propongono un modello di sviluppo senza freni, in cui il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneCondizione femminile come

conseguenza della globalizzazione

Nel 2008 fonti ILO (International Labour Organization) affermano che le donne sono il 60% degli indigenti a livello mondiale. In molti paesi (come India e Cina) la crescita del PIL non si traduce in crescita dell’occupazione femminile. Anzi le donne sono bloccate in posti di lavoro precari e mal remunerati, spesso nell’economia informale.

L’ILO lamenta che le politiche relative al mercato del lavoro non sono poste al centro delle politiche macroeconomiche. Il mercato del lavoro non funziona come un qualsiasi altro mercato, ma è un fatto umano: coinvolge infatti non astratta “forza lavoro” ma persone che hanno qualità, motivazioni e, soprattutto, una dignità.

Donna guatemalteca intenta ad un lavoro artigianale

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Condizione femminile

Secondo fonti ISTAT invece le donne costituiscono il 70% dei poveri del mondo e hanno, in media, il 90% del salario di un uomo a parità di condizioni. Il numero delle donne presenti sul mercato del lavoro, siano esse occupate o in cerca di occupazione, è 1/3 della forza-lavoro riconosciuta, ma il lavoro effettivamente svolto dalle donne a livello mondiale, rappresenta il 2/3 del totale. (in Dati globali , Statistiche in breve Comunicato stampa del 05 luglio 2007)

Secondo alcuni studi, anche nei paesi più sviluppati è ancora presente una sostanziale disparità di trattamento tra i sessi, calcolata attraverso gli indicatori della parità di opportunità tra uomini e donne, ovvero : il “ tetto di cristallo ”, il divario del ed il numero di donne che vivono nella povertà. Questi indici riportano una povertà maggiore delle donne.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Condizione femminile

• Gran parte delle occupazioni che svolgono le donne nel mercato del lavoro rappresentano un prolungamento delle attività che realizzano in famiglia. Questi ambiti lavorativi ad alta presenza femminile sono tradizionalmente poco valorizzati. In questi settori inoltre predominano forme meno tutelate di rapporto di lavoro. Anche nei paesi sviluppati si assiste alla deregolamentazione e alla precarizzazione di lavori una volta protetti, le donne risultano maggiormente presenti nei lavori part-time, in nero, a redditi minimi o in imprese familiari.

• La condizione femminile a livello sociale ed economico risulta quindi condizionata dallo scarto tra i diritti garantiti a livello politico e quelli effettivamente praticati nella convivenza civile. In particolare nei paesi del Sud del mondo per le donne è impossibile ottenere la proprietà delle terre e la concessione di crediti, esse non dispongono inoltre di un’adeguata libertà di movimento e sono poco rappresentate in seno alla classe e dirigenziale

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Condizione femminile

Nella maggior parte dei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo vi sono discriminazioni verso le bambine: circostanza evidenziata da una sostanziale diversità di opportunità educative e di cure mediche che le in via di sviluppo o sottosviluppate concedono alle loro donne. In Pakistan, ad esempio, uno studio rivela che il 71% dei bambini sotto i due anni di età ricoverati in sono maschi, il che fa supporre che se le femmine si ammalano ricevano meno cure.

Spesso i genitori scelgono di mandare a i figli maschi perché le femmine sono più utili in casa nei lavori domestici.

E’ noto inoltre che in paesi come l’India o la Cina dove la preferenza per il figlio maschio ha profonde radici culturali i moderni metodi ecografici sono utilizzati per individuare i feti di sesso femminile e praticare quindi aborti selettivi

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

ONU. Documento conclusivo 51° commissione sullo status delle Donne, 2007

Povertà a. Ridurre le ineguaglianze sociali ed economiche b. Introdurre una prospettiva di genere nello sviluppo delle politiche c. Migliorare le condizioni di vita delle donne che vivono nella povertà e che

soffrono per la mancanza di cibo, acqua e condizioni igieniche adeguate.Educazione e Formazione a. Favorire l'innalzamento del livello formativo delle bambine. b. Combattere il fenomeno della dispersione scolastica delle bambine, cercando

di operare sulle cause che la producono. c. Assicurare che le bambine abbiano uguale accesso alla scuola primaria, senza

distinzione di razza ed etnia. Una maggiore istruzione delle donne è fondamentale per favorirne l'ingresso nel mercato del lavoro.

d. Innalzare la scolarizzazione delle bambine, creando una concertazione tra famiglie, insegnanti e politici, con particolare attenzione alle zone più disagiate ed i quartieri più emarginati.

e. Rivedere i percorsi scolastici e formativi, al fine di orientare ragazzi e ragazze nelle scelte lavorative.

f. Creare a scuola degli ambienti idonei per le ragazze, con particolare attenzione all'igiene degli ambienti e dei servizi.

g. Creare dei programmi di inserimento formativo e lavorativo per le donne vittime di abusi ( prostitute, donne indotte al matrimonio, immigrate....)

h. Assicurare una maggiore educazione sessuale di donne e uomini al fine di combattere l'Aids

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

ONU. Documento conclusivo 51° commissione sullo status delle Donne, 2007

Stereotipi di Genere

a. Eliminare gli stereotipi di genere che riguardano il mondo dell'istruzione, del lavoro e della sessualità che vanno ad alimentare tutte le forme di discriminazione e violenza nei confronti di donne e bambine.

b. Favorire la collaborazione degli uomini in questo processo Sanità

a. Migliorare le condizioni dei sistemi sanitari e dei servizi sociali, al fine di garantire un benessere psico-fisico delle donne.

Particolare attenzione deve essere rivolta all'alimentazione, alla contraccezione e alla prevenzione della trasmissione dell'HIV e alla mortalità infantile Per quanto riguarda le scelte procreative, la contraccezione e la trasmissione dell' AIDS, è indispensabile responsabilizzare ragazzi e uomini, poiché tali questioni non riguardano solo le donne.

Lavoro minorile a. Evitare che i ragazzi in età scolastica vengano introdotti nel mondo del

lavoro, sfruttati e sottopagati. b. Combattere lo schiavismo sessuale. c. Particolare attenzione allo sfruttamento delle donne e alle bambine

immigrate, le quali sono vittime di una vera e propria tratta. 6. Aiuti umanitari a. Destinare risorse agli aiuti umanitari per fornire beni di prima necessità e

speranza per una ricostruzione delle zone devastate dalle guerre civili.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

ONU. Documento conclusivo 51° commissione sullo status delle Donne

Violenza e discriminazione

a. Adottare delle misure legislative e giudiziarie che prevengano e/o puniscano ogni forma di violenza e discriminazione.

b. Attuare delle campagne di sensibilizzazione sulle tematiche della violenza e della discriminazione, in modo da favorire una trasformazione culturale.

c. Creare dei servizi e delle figure professionali che sappiano supportare le donne vittime di violenza e discriminazioni.

Gender Mainstreaming

a. Introdurre una visione di genere in tutte le politiche pubbliche, in modo che vengano introdotte delle azioni positive che favoriscano una vera parità di genere.

Empowerment delle donne a. Porre in essere misure che permettano alle donne di raggiungere

posizioni apicali nel mondo della politica, dell'economia e della finanza

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Yunus

Muhammad Yunus è un professore universitario di economia che ha deciso di usare le sue competenze per risolvere il problema del mancato accesso al credito proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno: i poveri.

Ha così fondato la Grameen Bank (grameen significa contadino) per promuovere il sistema del microcredito. La Grameen Bank concede prestiti e sostegno organizzativo ai più poveri, altrimenti esclusi dal sistema di credito tradizionale.

Ad oggi la Grameen Bank ha concesso prestiti a più di 2 milioni di persone, il 94% delle quali donne, ha attualmente 1.048 filiali, è presente in 35.000 villaggi e in diverse città nel mondo. Il microcredito è praticato in 57 nazioni, fra cui anche gli Stati Uniti, dove ne usufruiscono i poveri dei ghetti di Chicago, la Francia, la Spagna, l'Olanda; la percentuale di restituzione dei prestiti è del 98%. Ed ora la banca del Bangladesh è diventata un modello anche per la Banca Mondiale

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Yunus

Nel 2006 Yunus ha ricevuto il premio Nobel per la pace.

Yunus considera la globalizzazione una grande opportunità. "Il punto - spiega l'economista - è quale tipo di problemi chiediamo alla tecnologia di risolvere. Fino ad oggi le grandi aziende hanno utilizzato i loro centri di ricerca per scoperte al servizio esclusivo del profitto. Ci sono esperienze, invece, che vogliono dimostrare che un altro approccio è possibile".

“L'Europa - sostiene Yunus - può svolgere un ruolo davvero strategico per utilizzare la globalizzazione e la tecnologia d'informazione e ottenere un risultato socialmente auspicabile" l'Europa potrà prendere l'iniziativa di persuadere il mondo a creare una struttura globale di vigilanza sulla globalizzazione - per garantire che la globalizzazione funzioni per le persone e le economie povere

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Fonti e approfondimenti

Beck U., Che cos’è la globalizzazione: rischi e prospettive della società planetaria, Firenza, Carocci, 2009

Recentemente U. Beck ha proposto un approccio dialettico alla globalizzazione, fondato sulla convinzione che i medesimi rischi connessi alla globalizzazione (o meglio la risposta sociale a tali rischi) possano determinare opportunità politiche per quella che Beck chiama una "seconda modernità" fondata su valori di uguaglianza, libertà e capacità di informazione. La distinzione fondamentale è tra globalizzazione e globalismo economico: irreversibile e foriera di ampi spazi di opportunità la prima, chiuso in un egoismo autoreferenziale e antisolidaristico il secondo, tanto da prefigurare la scomparsa di ogni forma di welfare col suo sottrarsi sempre più ai costi fiscali e paradossalmente - attraverso l'ipertecnologia - al lavoro stesso.

Giddens A., Il mondo che cambia: come la globalizzazione ridisegna la nostra vita, Bologna, Il Mulino, 2000

Per A. Giddens, la globalizzazione è l'intensificazione di relazioni sociali mondiali colleganti tra loro luoghi anche distanti, tanto che eventi locali possono essere determinati da eventi sorti a distanze estremamente ampie; tale processo è un processo dialettico perché il segno di tale mutamento non è esattamente determinato. La globalizzazione comprime lo spazio-tempo e sopprime le rigidità tra le culture, favorendo la diversità.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Fonti e approfondimentiHuntington S. P., Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale: il

futuro geopolitico del pianeta, Milano, Garzanti, 2000La globalizzazione rappresenta un momento di uno scontro di civiltà (non di stati). In

questa visione, l'egemonia occidentale (anche in termini religiosi) verrebbe a confrontarsi con altre civiltà emergenti con esiti del tutto sfavorevoli

Wallerstein I, Alla scoperta del sistema mondo, Roma, Manifestolibri, 2010L’Autore parla di sistema-mondo, la globalizzazione sarebbe un processo di lunga

data, caratterizzato da una progressiva espansione capitalistica che parte dalla scoperta del Nuovo mondo

Yunus M., Un mondo senza povertà, Milano, Feltrinelli, 2008Yunus considera la globalizzazione una grande opportunità. "Il punto - spiega

l'economista - è quale tipo di problemi chiediamo alla tecnologia di risolvere. Fino ad oggi le grandi aziende hanno utilizzato i loro centri di ricerca per scoperte al servizio esclusivo del profitto. Ci sono esperienze, invece, che vogliono dimostrare che un altro approccio è possibile".

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

1946 Il sistema contemporaneo dei diritti umani nasce

all’indomani della seconda guerra mondiale. L’esigenza

di garantire una pace duratura porta alla fondazione

dell’ONU. Questa istituzione avrebbe dovuto raccogliere

l’eredità della Società delle nazioni (fondata dopo il

primo conflitto mondiale, per iniziativa dell’allora

presidente USA Wilson, e risultata incapace di prevenire

il secondo) senza i limiti di questa.

« Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana,

nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole [...] » (dal preambolo dello Statuto delle Nazioni Unite)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Oggi metteremo da parte la spinosa questione

dell’effettiva capacità dell’ONU di prevenire le guerre e

ci limiteremo ad affrontare un altro aspetto della sua

attività: la formulazione di testi e convenzioni a tutela

dei diritti umani, la promozione e la difesa di questi.

La sala in cui si riunisce il Consiglio

di sicurezza dell’ONU a Ginevra

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La Dichiarazione universale dei diritti umani

Nel 1948 l’ONU pubblica la Dichiarazione universale dei

diritti umani. Tale testo costituisce la base dell'attuale

sistema internazionale dei diritti umani, ma non è un

testo giuridicamente vincolante, in quanto non è stato

sottoposto alle procedure di ratifica o adesione con le

quali i trattati internazionali assumono valore di legge.

Il logo delle

Nazioni Unite

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le Convenzioni ONU

Negli anni successivi sono stati elaborati altri testi, di

solito intitolati Patto o Convenzione per… che trattano il

tema della difesa dei diritti umani in modo più specifico

e settoriale, per esempio in difesa di particolari

categorie di persone o a proposito di una violazione

particolarmente grave e diffusa.

Gli stati membri delle Nazioni Unite

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le Convenzioni ONU

Questi documenti sono sottoposti poi a ratifica da parte dei

vari stati e di solito entrano in vigore quando hanno

raggiunto un certo numero di ratifiche.

Esiste anche il Fondo delle Nazione Unite per lo Sviluppo delle Donne (UNFEM)con l’obiettivo di lavorare per una società che permetta alle donne di essere protagoniste del proprio destino

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Gli organi di controllo

Gli strumenti giuridici internazionali prevedono l'esistenza

di organi di controllo, preposti a verificare l’applicazione

del trattato. Tale verifica avviene però principalmente

sulla base dei rapporti che ogni stato che ha ratificato è

tenuto ad inviare periodicamente all’organo di controllo.

Nel corso degli anni l’ONU ha affidato a una serie organismi

il compito di promuovere l'esercizio effettivo dei diritti

umani, di individuare e punire le più gravi violazioni dei

diritti umani e del diritto umanitario. Questi organismi

comprendono per esempio gli organi politici delle

Nazioni Unite, agenzie e alti commissariati ONU,

tribunali internazionali

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le Convenzioni del 1966

Ognuna di queste convenzioni è nota anche con una sigla abbreviata, a partire dal titolo inglese della convenzione

1966 il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) (tutela il diritto alla vita e alla libertà, la libertà dalla tortura, dalla schiavitù, la libertà di espressione, di associazione, di pensiero, di coscienza e di religione, l’uguaglianza di tutti e tutte di fronte alla legge, i diritti della/nella famiglia e nel contrarre matrimonio)

1966 il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) (tutela i diritti al/del/nel lavoro, la libertà dalla fame, il diritto alla salute, all’istruzione, alla sicurezza sociale, i diritti della/nella famiglia, la tutela della maternità, il diritto di partecipare alla vita culturale)

L'insieme rappresentato dalla Dichiarazione Universale più i due Patti del 1966 è noto come Carta Internazionale dei diritti umani (International Bill of Rights).

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Senza distinzione di razza, di colore, di sesso

A proposito dei diritti elencati in questi testi, si specifica (con

formulazione simile nei tre documenti) che essi valgono per

ogni individuo, senza distinzione “di razza, di colore, di sesso,

di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di

origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita, o di altra

condizione” Questa formulazione è simile a quella contenuta

nell’art. 3 della nostra Costituzione.

Con riferimento ai tipi di discriminazione più comunemente attuati

nel mondo, sono poi state emanate le seguenti Convenzioni

1965 La Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di

discriminazione razziale (CERD)

1979 La Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di

discriminazione contro le donne (CEDAW)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La CEDAW

La Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione

nei confronti delle donne, nota con l'acronimo CEDAW, è stata

adottata dall'Assemblea generale il 18 dicembre 1979. Il testo,

vincolante per gli Stati che lo hanno sottoscritto, prevede sia la

proibizioni delle discriminazioni sia le cosiddette "azioni

positive".

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La CEDAWLa CEDAW prevede che gli stati si attivino • per garantire alle donne la partecipazione alla vita pubblica e

politica,• diritti di cittadinanza uguali a quelli degli uomini, • parità di formazione e che la formazione non sia influenzata da

concezioni stereotipate dei generi, • pari accesso al lavoro a parità di condizioni e tutele, • la proibizione dei licenziamenti per maternità e la promozione

degli asili nido, • parità di fronte alla legge, • particolare tutela per le donne che vivono in zone rurali e che

lavorano nell’economia informale, • libertà di scelta del partner, parità nel matrimonio e nella

pianificazione familiare all’interno di questo.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La CEDAW

L’organo preposto a verificare eventuali violazioni di obblighi, il

Comitato (disciplinato dalla parte quinta della CEDAW , artt. 17-

22) ha un carattere operativo e funzionale piuttosto limitato.

Le raccomandazioni del Comitato CEDAW sono da considerare atti

di soft law, non vincolanti sotto il profilo giuridico, che

intaccano la credibilità internazionale dello Stato, costituendo

solamente una condanna morale e politica

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Altre importanti convenzioni

1984 La Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti (CAT)

1989 La Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC)

1990 la Convenzione internazionale sulla tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei loro familiari (MWC). Quest’ultima non ha ancora raggiunto il numero di ratifiche necessario per entrare in vigore

Logo dell’UNICEF, l’agenzia ONU per

l’infanzia

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Altre importanti convenzioni

Oltre a quelle fin qui menzionate, esistono altre convenzioni che si

occupano di questioni più particolari. Quelle che riguardano le

donne sono: la Convenzione sulla nazionalità delle donne

coniugate (1952), la Convenzione per la soppressione del

traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione

(1949), o il più recente Protocollo di Palermo contro la tratta di

esseri umani in particolare donne e bambini (2000).

Esistono poi le Convenzioni di Ginevra, che definiscono i diritti

fondamentali delle persone e dei popoli nelle situazioni di

conflitto armato (il cosiddetto diritto umanitario) e la

Convenzione sui rifugiati

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Citiamo infine le Convenzioni dell’organizzazione

internazionale del lavoro (ILO/OIL) che definiscono i diritti

fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’Organizzazione internazionale del lavoro è nata nell’ambito della

Società delle nazioni nel 1919 ed è poi entrata a far parte

dell’ONU. Si occupa di formulare standard internazionali

relativamente alle condizioni di lavoro e promuove i diritti del

lavoro come diritto di associazione, diritto di organizzazione,

negoziazione collettiva, abolizione del lavoro forzato, parità di

opportunità.

Il logo dell’Organizzazione internazionale

del lavoro

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le conferenze mondiali delle donne

Nel corso degli anni l’ONU ha organizzato conferenze mondiali

delle donne e conferenze mondiali sui temi della globalità, che

hanno comunque una forte connessione con la condizione

femminile

Poster per la Conferenza

delle donne di Pechino, 1995

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le conferenze mondiali delle donne

Conferenze mondiali delle donne: Città del Messico, 1975,

Copenhagen, 1980, Nairobi, 1985, Pechino 1995

Conferenze mondiali sui temi della globalità: la Conferenza su

popolazione e sviluppo (Il Cairo, 1994), il Vertice sullo sviluppo

sociale (Copenaghen, 1995)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Le conferenze mondiali delle donne

Queste Conferenze hanno prodotto documenti definiti “piattaforme

d'azione”, che indicano gli obiettivi da raggiungere e gli

strumenti. A cinque anni da ciascuna conferenza, inoltre, si

sono tenute Sessioni speciali dell'Assemblea Generale (i

cosiddetti "+5": per es. Cairo + 5), in cui è stato esaminato lo

stato di applicazione delle piattaforme approvate, ed i nuovi

obiettivi di cui si è dotata la comunità internazionale per

superare gli ostacoli e rendere più efficace la realizzazione

concreta di ciascuna piattaforma.

In alcuni casi però, per effetto del mutato clima politico

internazionale, i +5 sono stati deludenti rispetto alla conferenza

originaria (è questo il caso di Pechino +5)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

Altri documenti delle Nazioni Unite

Nel corso degli stessi anni '90, e soprattutto negli anni seguenti

alla Conferenza di Pechino, gli stessi contenuti sono stati

affermati anche da altri documenti delle Nazioni Unite, quali ad

esempio:

Risoluzioni e Dichiarazioni dell'Assemblea Generale, Risoluzioni del

Consiglio di Sicurezza, Conclusioni e risoluzioni della

Commissione sulla Condizione delle donne (CSW), Risoluzioni

della Commissione diritti umani (CHR), Risoluzioni e altre

decisioni di altri organismi ONU. Rientra in queste tipologie

Documento conclusivo 51° commissione ONU sullo status

delle Donne del 2007 già esaminato.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La classificazione dei diritti umani

E’ diffuso l’uso di classificare i diritti per famiglie o per generazioni di i diritti, anche facendo riferimento al momento storico della loro comparsa

diritti di prima generazione, principalmente civili e politici; diritti di seconda generazione, principalmente economici e sociali;diritti di terza e quarta generazione, principalmente diritti

collettivi. Se queste classificazioni hanno un indubbio valore storico è

importante capire che la concezione dei diritti umani non è immutabile nel tempo ma è soggetta a trasformazioni.

I movimenti femminili hanno avuto un ruolo nel cambiare la

concezione tradizionale dei diritti delle donne. Infatti i diritti

delle donne, in particolare quelli relativi

all’autodeterminazione, sono spesso trasversali sia alle

tematiche dei diritti civili che a quelli economici e sociali.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La classificazione dei diritti umani

Il sito dell’Aidos, che abbiamo utilizzato per questo percorso, propone la seguente classificazione dei diritti che riguardano le donne:

• diritto all'eguaglianza e libertà dalla discriminazione, • diritto all’autodeterminazione, • diritti sessuali e riproduttivi, • diritto all’identità culturale, • libertà ed eguaglianza nella famiglia,• libertà sindacali e di associazione, • diritto all’ambiente, • diritto alla pace,• diritto allo sviluppo

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La partecipazione femminile

Nel modo di trattare i diritti femminili negli ultimi tempi è cresciuta l’enfasi dalle violazioni praticate dagli stati a quelle praticate nella società, per esempio dagli anni '90 in poi, le donne hanno imposto che nelle iniziative sui diritti umani uno spazio crescente fosse dedicato alla violenza contro le donne, o meglio alla violenza sessista o di genere. Temi come la tratta delle donne, le mutilazioni dei genitali femminili, la violenza domestica, gli stupri e altre forme di violenza etnica e razzista, sono dunque divenute oggetto di dichiarazioni, trattati, protocolli, e in alcuni casi sono anche entrati a pieno titolo nella categoria dei crimini contro l’umanità.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

La partecipazione femminile

Oltre agli organismi ufficiali, un ruolo crescente è stato attribuito ai soggetti autonomi presenti nella società civile: moltissime associazioni e coordinamenti di donne hanno dato vita a ONG che hanno partecipato alle attività di promozione dei diritti umani.

Logo dell’organizzazione che si occupa dei

diritti umani al femminile

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’approccio trasversale ai diritti umani

I movimenti femminili propongono da tempo un uso attivo dei

diritti umani, per cambiare la propria vita e non solo per

difendersi dalle violazioni. Da qui una nuova attenzione alla

questione dell'accesso alle risorse e agli strumenti politici,

economici, sociali che possono rendere concreto l'esercizio dei

diritti umani

L’esigenza di un approccio trasversale ai diritti umani è portata

avanti dalle donne che vivono in prima persona identità e

condizioni complesse, che si misurano con fenomeni come il

razzismo, la xenofobia, le discriminazioni multiple o incrociate.

Queste donne rivendicano il pieno esercizio di tutti i diritti umani

a partire dalla loro specifica identità, in quanto donne nere, o

migranti, oppure disabili, o indigene, o lesbiche.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’etnocentrismo

Fino alla fine del XIX secolo, si riteneva che esistessero popoli

sprovvisti di cultura. I gruppi etnici diversi da quelli occidentali

erano considerati popoli "primitivi" o "barbari".

Questa concezione, secondo la quale l'uomo occidentale considera

la propria cultura come termine di paragone per le altre, è stata

definita etnocentrismo.

In particolare l’etnocentrismo sarebbe la convinzione secondo cui

solo il proprio modo di vita è corretto e naturale.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’etnocentrismo

La tendenza ad interpretare o valutare le altre culture partendo

dalla propria si diffonde in Europa dopo le grandi spedizioni

geografiche.

Fino all'inizio del Novecento le culture non occidentali, in

particolare quelle dei popoli privi di scrittura, sono considerate

appartenenti ad uno stato inferiore di evoluzione.

Incisione che rappresenta i riti

cannibalistici degli indios Tupi,

secondo il racconto del marinaio Hans

Staden

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneIl relativismo culturale

Agli inizi del Novecento si sviluppa il cosiddetto relativismo culturale, che si oppone all'etnocentrismo, negando l'esistenza di un'unità di misura universale per la comprensione dei valori culturali: ogni cultura è portatrice di una visione e di istituzioni proprie, che non hanno validità al di fuori della cultura stessa.

Il relativismo culturale è stato definito da Greenwood come "la comprensione di un'altra cultura alle sue condizioni in modo abbastanza simpatetico da farla apparire come progetto di vita coerente e significativo". Secondo questa definizione, obiettivo del relativismo è comprendere. Si comprende che i bisogni umani fondamentali possono essere soddisfatti con mezzi culturalmente diversi e che ciò che è considerato morale in una cultura può essere amorale o eticamente indifferente in un'altra.

Il relativismo consente di capire fenomeni sociali incompatibili col nostro modo di pensare, mostrando la loro coerenza con il sistema storico-sociale all'interno dei quali essi si verificano.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneIl relativismo culturale

Comprendere non significa

approvare o disapprovare ma avere

una visione reale delle culture al di

là di pregiudizi e stereotipi.

Può accadere che, pur comprendendo

altre logiche, possiamo non approvarle sia

perché le ragioni addotte per giustificale

non ci persuadono, sia perché siamo a

conoscenza di sistemi alternativi che

potrebbero sortire il medesimo effetto

utilizzando altri metodi. Inoltre, all'interno

di ogni società vi sono individui che hanno

posizioni differenti sulle pratiche della loro

stessa cultura.

Celebre dipinto di

Paul Gauguin

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneIl relativismo culturale

Il relativismo, però, ha il limite di condurre alla separazione tra le

culture; non stimola, una effettiva comunicazione tra loro. Il

relativismo, inoltre, non è più sufficiente in un'epoca in cui diverse

culture convivono all'interno di medesimi spazi

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneIl pluralismo liberale

Secondo questa concezione il problema dei diritti delle minoranze nella prospettiva liberale si risolve riconoscendo "tutele esterne" delle minoranze rispetto alla maggioranza, ma non ammettendo "restrizioni interne" dei diritti individuali da parte di una collettività.

Il Parlamento italiano

Poster CGIL,CISLUIL contro il razzismo

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

Nel dibattito “relativismo culturale contro universalità dei diritti” troviamo varie concezioni dello stato e della dignità degli individui diversamente intrecciate.

Concezione dello stato di origine liberale (include la tradizione giusnaturalistica): lo stato deve tutelare i diritti naturali degli individui, diritti preesistenti allo stato. Gli individui sono quindi più importanti dello stato, che esiste nel loro interesse.

Da questa concezione deriva anche la natura “agnostica” dello stato sulle questioni religiose, che sono lasciate alla coscienza degli individui e riguardano quindi la sfera personale. Chi cercasse di imporre le sue credenze personali ad altri ne limiterebbe la libertà e violerebbe le norme su cui lo stato si fonda.

Concezione dello stato come intimamente connesso a tradizioni di tipo culturale e religioso: la condizione dei cittadini dipende dalle concezioni religiose e culturali dominanti.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

Il relativismo culturale deriva dallo sforzo di limitare

l’etnocentrismo, è quindi un frutto tipico di una cultura liberale

(che riconosce i diritti di tutti gli individui) e che, in questo caso,

riconosce uguali diritti e dignità ad ogni tradizione culturale.

Il problema però è che le altre culture non necessariamente

riconoscono l’uguale dignità degli individui. Quindi il relativismo

culturale arriva a proclamare la necessità di essere tolleranti con

culture che non lo sono al loro interno (oltre che, magari,

all’esterno).

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

Anche il femminismo è un frutto della cultura liberale, con la

quale però si confronta duramente, costringendola a riconoscere

l’effettiva universalità dei diritti proclamati per l’uomo

(inizialmente solo l’individuo di sesso maschile, poi, per effetto

anche delle rivendicazioni femministe, tutti gli esseri umani

“senza distinzione di sesso”).

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

Il problema del rapporto tra relativismo culturale e universalità dei diritti si pone sia a livello interstatuale che intrastatuale. Nel primo caso vi sono state resistenze o rifiuti espliciti da parte di alcuni stati a ratificare le convenzioni ONU o a continuare a sostenerne le attività in base a considerazioni legate a tradizioni religiose o culturali (non è necessario però evocare gli stati ispirati al fondamentalismo islamico, è sufficiente ricordare come il presidente USA G. W. Bush avesse sospeso l’appoggio degli Stati Uniti a programmi ONU in cui, tra le misure a tutela della salute femminile, era presente la pratica dell’aborto).

La dimensione però più interessante di questo conflitto è quella

intrastatuale: all’interno di nazioni occidentali, sempre più, per

effetto dei fenomeni migratori tipici della globalizzazione, si

trovano consistenti minoranze provenienti da paesi con culture e

tradizioni molto diverse: che fare?

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

La proposta dei fautori del relativismo culturale è di riconoscere

una particolare protezione alle culture minoritarie, a patto però

che queste non esercitino coazioni su singoli membri della

comunità, in considerazione del fatto che è concepibile un diritto

alla propria specificità culturale e che vivere all’interno di una

cultura dotata di significato è positivo per gli individui.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneRelativismo culturale contro universalità dei diritti

Il femminismo afferma che non sono tollerabili limitazioni dei diritti delle donne (ma lo stesso discorso potrebbe valere anche per i diritti di gruppi discriminati per ragioni sociali, etniche o altro) sulla base di tradizioni culturali o religiose. Il femminismo più radicale afferma che, in misura maggiore o minore, tutte le culture (anche quella occidentale all’interno della quale lo stesso femminismo è sorto) hanno dispositivi per il controllo e la limitazione della libertà femminile e quindi, per questi aspetti, non devono essere tutelate.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneUna falsa contrapposizione

Si potrebbe pertanto proporre una tutela solo di quegli aspetti

culturali e tradizionali che non comportino discriminazioni per le

donne.

Forse l’opposizione tra relativismo culturale e universalità dei

diritti è una falsa contrapposizione, alimentata artificiosamente da

chi in realtà non ha nessuna intenzione di concedere ai migranti

provenienti da altre culture gli stessi diritti degli autoctoni (per

non parlare di protezione speciale) e si appiglia alla questione

della parità femminile per alimentare l’ostilità contro i nuovi

arrivati e per ostacolarne l’integrazione in modo pretestuoso.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneUna falsa contrapposizione

Emerge poi il problema della soggettività e della libera scelta

delle donne migranti: in che misura è libera la loro adesione ai

valori tradizionali della loro cultura d’origine? Tanto per fare un

esempio scontato, indossano il velo spontaneamente o non

possono farne a meno? Se venissero “costrette” a non indossarlo,

ne sarebbero contente o interpreterebbero questa proibizione

come un’ulteriore ingiustizia ai danni della comunità di

appartenenza?

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’emancipazione femminile e la xenofobia

A questo punto si possono proporre alcune considerazioni di carattere storico. Il percorso di emancipazione delle donne all’interno del mondo occidentale (percorso che non può comunque dirsi concluso…) è avvenuto nell’arco di almeno due secoli, beneficiando inoltre di alcune peculiarità della storia europea (per esempio la nascita dello stato laico come reazione al disordine portato dalle guerre di religione oppure la rivoluzione industriale e l’inurbamento ).

La Londra della

rivoluzione industriale secondo Gustave

Dorè

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’emancipazione femminile e la xenofobia

Nel corso di questo periodo vi sono stati momenti in cui la lotta per i diritti femminili ha ceduto di fronte ad altre priorità (guerre nazionali, momenti di acuta crisi sociale).

E’ significativo che i maggiori passi avanti siano stati fatti in periodi di relativa stabilità e crescita del benessere (come gli anni Sessanta e Settanta del Novecento).

Povertà rurale, USA 1929

Corteo di protesta, Italia, anni ‘70

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’emancipazione femminile e la xenofobia

Questo forse dimostra che le donne, all’interno delle loro comunità, si mobilitano contro i detentori del potere che le discrimina se non ci sono in vista altri nemici (ritenuti, a torto o a ragione, più pericolosi).

Altrimenti le donne tendono a mostrarsi solidali con gli uomini e a condividerne, almeno in parte, valori e preoccupazioni: nelle comunità di recente immigrazione nei paesi occidentali è piuttosto la sensazione di precarietà a farsi sentire e quindi appare improbabile, almeno sul breve periodo, che le donne immigrate si concentrino su rivendicazioni esclusivamente femministe dando vita ad un percorso paragonabile a quello delle donne occidentali.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazione

L’emancipazione femminile e la xenofobia

Questo non esclude che, nella necessità di difendere se

stesse e le proprie figlie, esse utilizzino e utilizzeranno in

futuro gli strumenti che il nostro sistema giuridico fornisce

ma appare decisamente utopistico aspettarsi da parte loro

manifestazioni in cui il velo islamico venga pubblicamente

dato alle fiamme (come le femministe negli anni Settanta

facevano con i loro reggiseni).

Immagine dalla copertina del libro di Giuliana Sgrena, Il prezzo del velo.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneL’emancipazione femminile

e la xenofobia

Il protagonismo delle donne

di altre culture su temi

rilevanti per la collettività

si è comunque storicamente

espresso sia nei loro paesi

d’origine sia nei luoghi

dell’immigrazione: non si

può quindi sostenere che

solo la cultura occidentale

può produrre

l’emancipazione femminile

(sarebbe, questa, una

forma ulteriore di

etnocentrismo?)

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneUn approccio alternativo al tema dei diritti

Nussbaum Martha, Diventare persone. Donne e universalità dei dirittiPer arrivare ad una soglia minima di rispetto della dignità umana occorre garantire "capacità", cioè il dispiegarsi di quelle condizioni che rendono una persona realizzata

Martha C. Nussbaum, nata nel 1947, docente di giurisprudenza ed etica a Chicago, ha elaborato una concezione della "natura umana" in termini di "potenzialità" che ha in Aristotele, oltre che nel Marx dei Manoscritti economico-filosofici, il punto di partenza.

Uomini e donne potrebbero essere definiti non per ciò che sono, ma per le capacità che hanno, per le possibilità non sviluppate: capacità e possibilità che sono personali, ma che uno stato giusto deve favorire, ad esempio, garantendo a ognuno un ampio ventaglio di scelte.

Nussbaum, che sulle tematiche della condizione femminile è fra l'altro consulente delle Nazioni Unite, ha incontrato negli ultimi anni donne di ogni luogo e di ogni condizione, ha cercato di immedesimarsi nelle loro situazioni particolari. Alla fine ha anche sviluppato proposte e indicato vie, il tutto nell'ottica di un universalismo liberale in quanto si fonda sul concetto della dignità e autonomia personale: le donne, anche le più svantaggiate, non hanno bisogno di soluzioni prefabbricate e prestabilite (magari dai maschi). Ciò di cui hanno urgenza è di avere concrete opportunità, di poter scegliere senza costrizioni di sorta cosa essere o, detto altrimenti, il loro progetto di vita.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLa Mutilazioni genitali femminili: un esempio drammatico

di violenza contro le donne giustificata su base tradizionale

Le mutilazioni genitali femminili, pur rappresentando un'atroce forma di violenza contro le donne, sono state e restano un tema poco dibattuto, forse per la difficoltà anche solo a fare emergere il fenomeno, oltre che a trovare le parole adeguate. L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha distinto le mutilazioni genitali femminili in quattro tipi differenti: 1) circoncisione o infibulazione: ovvero, asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche; 2) escissione: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra; 3) infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: ovvero, asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto soltanto un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale; 4) una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.

IN SEGUITO a queste mutilazioni la donna non perde la possibilità di procreare, ma i rapporti sessuali diventano dolorosi e difficoltosi. La gravidanza e il parto comportano rischi maggiori per le donne che hanno subito queste pratiche rispetto alle altre donne.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLa Mutilazioni genitali femminili: un esempio drammatico

di violenza contro le donne giustificata su base tradizionale

SIMONA GALBIATI, del centro di ricerche di Firenze dell'Unicef, sottolinea “l'importanza di ricercare le motivazioni che stanno alla base del problema, indagando cioè il ruolo delle credenze, delle sanzioni sociali e morali, oltre alla forte pressione sociale cui è sottoposta una donna”. Galbiati ricorda che non è affatto una questione religiosa, anche se spesso erroneamente la si ricollega all'Islam: l'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano, solo prescritte in alcuni hadith (detti) del profeta Maometto da ritenere perciò consentita entro certi limiti. Nel cristianesimo le mutilazioni sono considerate un peccato e sono quindi proibite. Ma essendo l'infibulazione legata a culture tribali precedenti la cristianizzazione, tale pratica si è conservata, soprattutto tra i copti (ortodossi e cattolici) e nel Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia). SECONDO I DATI forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneLe mutilazioni genitali femminili in Italia sono diventate

ufficialmente reato

Legge 7/2006. Pena prevista: da 4 a 12 anni di reclusione Le mutilazioni genitali femminili in Italia sono diventate ufficialmente reato quattro anni fa, il 9 gennaio 2006, quando è stata promulgata la legge numero 7 che punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chi, senza esigenze terapeutiche, provoca una mutilazione degli organi genitali femminili. PER MUTILAZIONE si intende, oltre all’infibulazione, la clitoridectomia, l'escissione o comunque qualsiasi pratica che abbia effetti dello stesso tipo. […] La legge è applicata anche quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia.

In base a questa legge, in alcune regioni italiane sono stati avviati programmi di formazione per il personale sanitario e si sta tentando di censire il fenomeno.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneFonti

Cinquepalmi Laura, Articolo tratto dalla tesi Multiculturalismo e interculturalismo, dal sito www.Tesionline.it

Gozzi Gustavo, Programma del corso di multiculturalismo e relativismo culturale, dal sito dell’Università di Bologna Facoltà di scienze politiche

Ocone Corrado, Recensione di Diventare persone. Donne e universalità dei diritti di Martha Nussbaum, in L'indice

Okin Susan Moller, Multiculturalismo e femminismo: il multiculturalismo danneggia le donne?, trad. it. di M. C. Pievatolo, originally published in “Boston Review”, October/November 1997

www.dirittiumani.aidos.it

www.ibs.it

www.Tesionline.it

www.yahoo-answers.it

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneApprofondimenti

Habermas Jurgen, Taylor Charles, Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento, Milano, Feltrinelli, 2008 Nel testo si affrontano le possibili strategie legislative e giuridiche con cui affrontare gli aspetti multiculturali del mondo contemporaneo. Occorre fondarsi sull'universalismo delle norme giuridiche o sulla differenza dei valori etici?.

Habermas Jurgen, L' inclusione dell'altro. Studi di teoria politica, Milano, Feltrinelli, 2008

Si tratta di una raccolta di saggi politici che cercano di approdare alla definizione di un universalismo sensibile alle differenze, in cui "inclusione" non significa assimilazione e/o chiusura verso il diverso.

Kymlicka Will, La cittadinanza multiculturale, Bologna, Il Mulino, 1993

Convinto che le nostre società saranno sempre più portate a confrontarsi con le minoranze etniche, razziali e culturali, l'autore, pur dichiarandosi liberale e convinto assertore dei diritti individuali, ritiene che vada esplorata anche la possibilità di garantire diritti speciali alle minoranze etniche e nazionali presenti all'interno di ciascuno Stato.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneApprofondimenti

Nussbaum Martha C., L'intelligenza delle emozioni, Bologna, Il Mulino, 2009

Lungi dal costituire un elemento impuro di cui il pensiero deve liberarsi, le emozioni - dolore, paura, vergogna, amore, compassione - pervadono, anzi "sono" il pensiero. Per l’Autrice le emozioni sono al centro della vita individuale e di quella sociale, come motore delle relazioni interpersonali e possono fornire la base all’etica e alla filosofia politica. La prima parte si sviluppa attorno all'emozione del dolore e del lutto; la seconda parte segue le emozioni sulla scena pubblica e nella politica; la terza si concentra sull'amore

Rawls John, Il diritto dei popoli, Torino, Einaudi, 2001

L'estensione dei principi di giustizia all'arena internazionale ha luogo ricorrendo alle idee centrali delle altre due opere fondamentali di questo autore (Una teoria della giustizia, idea di contratto sociale e di scelta collettiva, Liberalismo politico, idea di tolleranza e di consenso per intersezione). La concezione della giustizia internazionale abbozzata da Rawls è articolata in una teoria ideale e in una teoria non ideale. Nella prima si mette alla prova una procedura di scelta collettiva che deve selezionare un'interpretazione dei principi di giustizia. Nella seconda ci si misura con le questioni politicamente più difficili: quelle che chiamano in causa guerra e pace, ricchezza e povertà.

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I diritti delle donne nel contesto della globalizzazioneApprofondimenti

Sen Amartya K., Identità e violenza, Roma, Laterza, 2008Un percorso per imparare a diffidare di quelle categorie collettive, religione, razza, nazione, lingua, che hanno la pretesa di definire in maniera irrevocabile che cosa sia un individuo.

Sen Amartya K, La democrazia degli altri. Perché la libertà non è un'invenzione dell'Occidente, Milano, Mondadori, 2005Inserendosi nel dibattito relativo alla possibilità di esportare, armi in pugno, la democrazia in un altro paese, Amartya Sen illustra l'esistenza di secolari tradizioni democratiche in paesi attualmente governati da regimi oppressivi. La democrazia non è un’invenzione occidentale. Occorre esplorare e sviluppare quegli aspetti della democrazia che sono valori condivisi dalla storia di tutta l’umanità.

Sen Amartya K, Lo sviluppo è libertà. Perchè non c’è crescita senza democrazia, Milano, Mondadori, 2001Lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell'eliminare i vari tipi di "illibertà", tra cui la fame e la miseria, la tirannia, l'intolleranza e la repressione, l'analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e di tutela ambientale, che impediscono all'individuo, uomo o donna, di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce.

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