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XXI.

GLI ULTIMI NEOPLATONICI

1. Il bisogno metafisico ; trasformazione del Neoplatonismo -2. Porfirio, Giamblico, Giuliano l'Apostata: Neoplatonismoe Cristianesimo - 3. Ipazia d'Alessandria - 4. La scuolad'Atene, Proclo. Fine della Filosofia antica.

1. - La filosofia di Plotino, per i concetti con cui opera,si può considerare come il risultato di tutta la specula-zione anteriore.

Plotino ha imparato non solo da Platone, ma da Ari-stotile, dagli Stoici, dai presocratici, specialmente dagliEleati : ha imparato anche dalle filosofie ch' egli com-batte; e mentre riassume il passato, contiene idee, in-tuizioni e suggestioni che valgono per tutti i tempi: ilmotivo religioso, da cui questa filosofia è nata, ne ha fattouna delle concezioni tipiche e caratteristiche di quelloch' è stato chiamato il bisogno metafisico. Ci sono deitempi in . cui la filosofia si sforza e non conosce altro com-pito se non di comprendere la realtà dell' esperienza, lastruttura e le leggi di questo nostro mondo sensibile :diventa, come dicono, positiva; ce ne sono degli altri incui non si contenta di questo, e nemmeno di quella sag-

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IL BISOGNO METAFISICO 313

gezza pratica, che basta a condurci nella vita; ma cercadi esprimere e di appagare i bisogni più profondi dellospirito o di alcuni spiriti che non mancano mai in nessun

• tempo ; il bisogno di liberarsi dalle inquietudini e dallelimitazioni di questo oscuro viaggio della vita, di trovarela pace e la beatitudine in una realtà superiore. Di questoslancio, di quest' aspirazione verso il divino, Plotino è ri-masto uno degl'interpreti più eloquenti; e la sua efficaciaè stata grande a traverso i secoli, in S. Agostino e neglialtri Padri della Chiesa, nei mistici del Medio Evo, poimassimamente nei nostri filosofi del Rinascimento, in Ma-lebranche e Spinoza, più tardi nei poeti e filosofi delRomanticismo tedesco, fino ai nostri giorni.

Intanto non bisogna dimenticare che questa filosofianeoplatonica si produceva in un' età di fermentazione re-ligiosa, tra spiriti sitibondi del soprannaturale, in un'atmo-sfera satura di superstizioni, in mezzo a quel sincretismodi tutte le credenze e di tutti i culti del mondo antico,fra cui si preparava la fede dell' avvenire : bisogna tenerconto di questo fondo storico, in cui il Neoplatonismo s' èformato, per intendere la sua storia posteriore e le suetrasformazioni.

Nel tempo stesso in cui il Neoplatonismo era insegnatoe si diffondeva nell' impero romano, la Chiesa cristiana,che s'era già cominciata a organizzare, cercava essa puredi definire i suoi dogmi, superando i contrasti che si pro-ducevano nel suo seno; creava un corpo di dottrine, lequali fissavano, di fronte alle opinioni dichiarate eretiche,il contenuto della nuova coscienza religiosa: nasceva cosìla teologia cristiana, una filosofia del Cristianesimo, laquale utilizzava anch' essa a modo suo i concetti della

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filosofia greca, specialmente quello del Logos, che finiscecon l' identificarsi col Messia come il mediatore viventetra Dio e 1' uomo si assimilava questi concetti modifi-candoli e incorporandoli nel sistema delle sue credenze.

Ora di fronte ai progressi sempre crescenti del Cristia-nesimo, che ai principi del quarto secolo trionfa con Co-stantino, e finisce col diventare la religione dello Stato, ilNeoplatonismo, per gli spiriti non persuasi della nuovareligione e rimasti fedeli alla tradizione pagana, diventao è utilizzato come la base di una teologia del politeismo :si tenta per mezzo delle idee neoplatoniche di ristaurare,legittimare e ridurre a sistema tutte le divinità e i cultidell' antica religione. Il Neoplatonismo diventa 1' ultimafilosofia del paganesimo, e non solo come un sistema didottrine destinate a spiegare o risolvere come che sia iproblemi di Dio, del mondo e dell'anima umana, ma comeil puntello dell' antica religione pagana, con tutti i suoiDei e le sue pratiche.

2. - Non vogliamo entrare nei particolari di quest' ul-tima parte della nostra storia basterà ricordare i nomiprincipali.

Fra gli scolari diretti di Plotino il più importante èPorfirio (232-304), al quale dobbiamo la redazione e lapubblicazione delle Enneadi, e che continua la dottrinadel maestro esponendola con chiarezza e brevità in quelleSentenze d' introduzione al mondo intelligibile ('Acpopticd,

npùq T?A voyg), che si trovano molto utilmente premesseall'Enneadi nell' edizione Didot. Scrisse molte altre opere,tra cui una in 15 libri contro i Cristiani, andata natural-mente perduta. È anche studioso e commentatore di Ari-

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PORFIRIO, GIAMBLICO 315

stotile e un passo diventato celebre della sua Isugoge oIntroduzione alle Categorie di Arisfotile, che tratta dellecinque voci (il genere, la specie, la differenza, il proprio,l'accidente), sarà il punto di partenza delle controversiemedievali sugli universali. Porfirio è uno spirito colto,erudito, che vorrebbe riformare la religione tradizionalecombatte le superstizioni più grossolane, predica un cultopuro, senza sacrifizi sanguinosi : raccomanda anche dellepratiche ascetiche. Fa consistere il fine della filosofia nellasalute dell'anima; ma pure accentuando le tendenze pra-tiche e religiose della scuola, e facendo delle concessionialle credenze . popolari, si può dire che in lui è vivo an-cora l'interesse filosofico. Egli è il continuatore immediatodella tradizione plotiniana.

Invece con Giamblico, che fu scolaro di Porfirio, avvienedecisamente quella trasformazione del Neoplatonismo inun sistema di credenze religiose : l'interesse teosofico pre-vale : la filosofia diventa ancella della teologia, e dellateologia pagana.

Giamblico nacque in Calcide nella Celesiria, non si saprecisamente in quale anno, visse ai tempi di Costantino,e morì intorno al 330. È riguardato come il fondatore diuna nuova scuola, della scuola siria del Neoplatonismo :ebbe molti discepoli, entusiasti di lui, che lo riguardavano

•come un uomo straordinario e divino, dotato di potenzaocculta e miracolosa.

Giamblico intraprende una ricostruzione filosofica delPanteon pagano, nella quale entrano gli Dei greci e ro-mani e le divinità orientali, tutte all' infuori del Dio cri-stiano. E alla credenza in tutta questa moltitudine di Deisi aggiungono le pratiche del culto : alla virtù e alla con-

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templazione, ch'erano per Plotino i mezzi con cui 1' uomosi solleva al divino, si aggiunge o piuttosto si sostituiscela teurgia, cioè l'arte di esercitare un'azione sulla volontàdegli Dei per renderseli favorevoli, di far discendere insè il divino per mezzo di pratiche esterne, riti, preghiere,con la virtù di formule simboliche, che ci riedificano nel-l' unità primitiva da cui siamo usciti. Le formule filosofichediventano pretesto a stravaganze magiche e spiritiche.

Com'è stata possibile la degenerazione di una così no-bile filosofia, concepita con tanta energia speculativa eanimata da una così pura fede e aspirazione al divino ?

Pur troppo il Neoplatonismo portava in se stesso, e giàin Plotino, i germi di questa degenerazione: innanzi tuttoil metodo delle ipostasi, e poi la tendenza a trovare, coninterpretazioni allegoriche, nei nomi o nelle figure tradi-zionali degli Dei il simbolo dei diversi momenti dell'ema-nazione del divino. Plotino stesso nomina Uranos, Kronose Zeus come simboli dell'Uno, del vo5c; e dell'Anima; e sim-boleggia pure le due anime con l'Afrodite celeste e quellaterrena. Se si prendono alla lettera questi riferimenti, esoprattutto i termini si moltiplicano, si arriva al sistemafantastico di Giamblico.

Il quale non si contenta delle tre ipostasi plotiniane,ma al di sopra dell' Uno che s'identifica col Bene, am-mette un altro Uno assolutamente incomprensibile, dal •quale deriverebbe il secondo Uno ch'è quello di Plotinoe da questo non deriva semplicemente il voúg, ma primail mondo intelligibile o pensabile (x6 ,3:3.9g von-c6 9) e poi ilmondo intellettuale o pensante (x6olto; voep6g) e la divi-sione continua quando si passa all'Anima : dalla primaAnima ne derivano altre due ; e ciascuno di questi ter-

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GIAMBLICO, GIULIANO L' APOSTATA 317

mini poi si tripartisce e si moltiplica in diversi momenti,a ognuno dei quali corrisponde una persona divina. Così,abusando del metodo delle ipostasi e dell' interpretazioneallegorica, Giamblico trova da collocare una quantità didivinità sopramondane, celesti e terrestri, genii e demonid' ogni specie, che sarebbero i termini intermediari traDio e 1' uomo.

S' aggiunga poi quell' idea dell' animazione universale.e della simpatia o affinità fra tutte le cose, che contieneuna verità profonda, ma che per menti non disciplinateda nessuna critica, apriva facile l'accesso alle credenzemagiche e alle pratiche teurgiche.

In fondo, anche a traverso a queste esagerazioni su-perstiziose, non è possibile disconoscere l'antica fede elle-nica che tutto è pieno degli Dei, eh' è il motto attribuitoa Talete, il primo filosofo.

Così il Neoplatonismo uscì dalla scuola e volle agiresulle coscienze, quasi contrastandone il dominio alle nuovecredenze. Non fu solamente una dottrina, ma fu 1' ul-timo tentativo dell' Ellenismo per difendersi da quella re-ligione di barbari, che col suo Dio unico negava tutti glialtri Dei.

E si fece campione di questa restaurazione dell'anticareligione dei padri, in nome della filosofia, Giuliano l'Apo-stata, imperatore dal 361 al 363, morto a 32 anni, che,educato da maestri greci, s'era nutrito dell'antica culturaellenica, e poi aveva dovuto subire la disciplina e 1' edu-cazione cristiana; e contro il Cristianesimo si ribellò primasecretamente, poi, diventato imperatore, apertamente, at-taccandosi sempre più all'Ellenismo. Giuliano era uno sco-laro degli scolari di Giamblico.

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Giuliano, da vero greco, adorava il sole, principio di vitaper tutta la natura : ma nel sole materiale e visibile eglivedeva l'immagine e come il riflesso di un altro sole, chei nostri occhi non possono cogliere, e che illumina le razzeinvisibili e divine degli Dei intelligenti. Così, alla manieradei Neoplatonici e col loro linguaggio, egli costruiva ilmondo delle Idee e dell' Uno, da cui tutte le cose di-pendono.

Giuliano è stato detto un romantico sul trono dei Ce-sani, perchè aveva gli occhi rivolti indietro, e consumòmiseramente i suoi sforzi nella restaurazione di un passatodiventato impossibile.

Era difficile che il Neoplatonismo potesse fare seria-mente concorrenza al Cristianesimo.

C' era innanzi tutto questa differenza : che il Neoplato-nismo, per quanto tentasse di mettersi in contatto conl'anima popolare, era semplicemente una scuola di dotti piùo meno solitari ; il Cristianesimo invece era una Chiesa,una comunione di fedeli potentemente organizzata, e lacui fede si basava su certi fatti positivi, di natura sto-rica, la vita e la morte del Cristo, fatti creduti con unafede ardente, ardente fino al martirio ; e intorno a questifatti si andavano elaborando i dogmi che saranno prestofissati dai Concilii.

Ma la scarsa efficacia pratica del Neoplatonismo si com-prende anche meglio se si guarda un momento alle diffe-renze dottrinali tra i due sistemi.

Una prima e fondamentale differenza è che l'intuizionecristiana tiene fermo al concetto ebraico della personalitàdivina, e concepisce il mondo non come un' emanazionedi Dio, derivante da esso per un processo fisico o logico

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NEOPLATONISMO E CRISTIANESIMO 319

o metafisico, ma come un atto della sua volontà, quindicome creato nel tempo. Dio creò il cielo e la terra: questaè la base della dottrina cristiana.

E a questo primo fatto ne succede un altro : la cadutadel primo uomo e quindi di tutti gli uomini, il peccato,che risolve il problema del male; il quale dunque non èda cercare nella materia o nell'ultima emanazione delladivinità, ma è anch'esso un atto di volontà, della volontàumana ribelle al comando di Dio. Di qui il bisogno dellaredenzione o liberazione dal peccato, a cui l'anima aspira;la quale redenzione è resa possibile da un terzo fatto, l'in-carnazione del Verbo, del Logos, del figlio di Dio fattouomo, che prende sopra di sè le colpe e i dolori di tuttigli uomini, e li redime, per un miracolo di amore, col suosangue- innocente.

Tutta la storia del destino umano è qui drammatizzatain un dramma potente di efficacia.

Il Neoplatonico, col suo concetto spiritualissimo delladivinità, combatterà fino all'ultimo questo concetto del-l'Incarnazione, di un Dio fatto uomo, e la considereràcome la superstizione più assurda ma è appunto questoconcetto di un Dio redentore che ha una virtù di sim-patia e di consolazione per milioni di anime e apre lavia della liberazione non ai sapienti solamente, ma a tutti,agl'ignoranti, agli umili, agl' infelici soprattutto, purchècredano nella virtù redentrice del sangue sparso di Gesùcrocifisso. Qui si ha veramente un Dio che si può pre-gare, invocare, domandargli perdono, ritornare in pacecon lui, acquistare la vita eterna.

Se si paragona questa liberazione con quella che sipotrebbe dire aristocratica e filosofica di Plotino, me-

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diante la dialettica e l' amore delle cose belle e 1' unioneestatica con Dio, si vedrà la differenza. Si direbbe che ilNeoplatonismo suscitava bisogni che non poteva appa-gare. S. Agostino nel libro VII delle Confessioni dice :Ho letto nei libri dei Neoplatonici la dottrina del Verbo,ma non ci ho letto eh' egli è diventato uomo, e ha abitatofra noi, ed è morto pei peccatori, perchè tutti quelli chegemono e soffrono venissero a lui e ne fossero consolati.

3. - Tuttavia il Neoplatonismo, nelle sue parti migliori,rappresentava pure una grande tradizione di scienza e dicultura; e si capisce come spiriti non volgari se ne lascias-sero attrarre.

E una pura, nobilissima e innocente vittima delle lottereligiose, nelle quali la filosofia antica finirà con l'essere vintae con 1' estinguersi, è una donna : Ipazia di Alessandria.

Ipazia era nata ad Alessandria verso il 370 da Teone,eh' era celebre matematico e astronomo. Fu educata eistruita dal padre nelle scienze in cui egli era maestro,ma - il vivido ingegno della giovinetta cercava altro ali-mento, e studiò con passione la filosofia. Dicono ancheche andasse a perfezionarsi in Atene. Quello eh' è certoè che nella sua città essa diventò celebre, ammirata erispettata da tutti. La natura le aveva largito tutti i doni,quelli dello spirito e una bellezza non comune. Fu messaa capo della scuola neoplatonica di Alessandria, ed essav' insegnava Platone e Aristotile, tutte le discipline filo-sofiche. I titoli di alcune sue opere sono d' argomentoscientifico, il che nella penuria di altre notizie ci per-mette di supporre che con la sua forte cultura essa sitenne lontana dalle stravaganze degli altri Neoplatonici,

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IPAZIA DI ALESSANDRIA

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e che s'erano raccolte in lei le migliori tradizioni del-l'Ellenismo. Ebbe un grande successo. Per le strade diAlessandria tutti si voltavano a guardare la bella per-sona quando passava con semplicità e sicurezza, vestitadel pallio dei filosofi, e conversando con quelli che l'ac-compagnavano. Alle sue lezioni affluivano gli ascoltatori,non tutti probabilmente per imparare la filosofia. Dellasua eloquenza ci è detto ch' era dolce e persuasiva, e ciè riferito pure che un suo scolaro s'innamorò di lei, e osòconfessarle i suoi patimenti. La nobile donna cercò di cal-marlo, sollevando il suo spirito e distogliendolo da desi-derii non degni.

Pur troppo noi non la conosciamo altrimenti che daquello che ne dicono i suoi contemporanei. Il vescovo Si-nesio, eh' era stato suo scolaro, e le rimase amico anchedopo che fu passato al Cristianesimo, nelle lettere che lescrive e che ancora ci rimangono, la chiama sorella emadre e maestra, e le manda i suoi libri prima di pubbli-carli per averne consigli. E nell'Antologia c' è un epigramma(il n. 400 del libro IX) entusiastico e gentile, che fissaquest' apparizione luminosa, e non pare un' esagerazione.

« "Otav (3Xgrui) e, npoaxuv6). Quando io ti vedo, io ti adoro,e così quando ascolto la tua parola; come contemplandoil segno celeste della Vergine; perchè tu sei cosa tuttadi cielo, o nobile Ipazia, con la bellezza dei tuoi discorsi,astro purissimo di scienza e di cultura ».

Disgraziatamente, questa storia finisce con una tragediaorribile. Erano frequenti in Alessandria i tumulti per lediscordie fra ebrei, cristiani e pagani. Il prefetto o go-vernatore della città, Oreste, non andava d'accordo colvescovo Cirillo, e ognuno aveva il suo partito : spesso

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scendevano in città delle compagnie di monaci, che dimonaco non avevano altro che 1' abito : erano dei mal-fattori che venivano a pescare nel torbido. Oreste erauno degli ammiratori ed amici d' Ipazia, e spesso le do-mandava consiglio. Essa, tutta intesa alla sua scienza ealla sua scuola, rimaneva estranea a tutte queste con-tese, e nessuno degli storici nemmeno ecclesiastici for-mula un' accusa contro di lei; ma nel partito di Cirillodovette formarsi 1' opinione che Ipazia influisse sul go-vernatore, impedendogli di vivere d'accordo col vescovoe del resto per la sua posizione e il suo insegnamentodoveva essere ritenuta come un sostegno o fautrice delpartito dei pagani, e odiata a morte dagli zelanti che nonmancano in nessun partito. Fatto sta che un giorno diquaresima del 415, in un tumulto, mentre Ipazia tornavain città in vettura, vide accorrere contro di sè una follafuriosa, e, come racconta lo storico Niceforo, la strappa-rono dal carro, la portarono in una chiesa, e ivi spoglia-tala delle vesti 1' uccisero, la fecero in pezzi e andaronoa bruciarla in un luogo detto Cinaron 1).

4. - Col martirio della vergine pagana si estingue lascuola neoplatonica di Alessandria. Ma riappariste nelquinto secolo in Atene, e sarà l'ultima scuola. La Filosofiaritorna per morire nella sua patria antica, alla città diSocrate e di Platone e allo studio di Platone congiungequello di Aristotile, come già s'è visto in Plotino, in Por-firio, in Ipazia.

1 ) Si può vedere su Ipazia uno studio del prof. FAGGI nella Rivistad'Italia del 1905, e un altro del prof. PASCAL nel vol. Figure e caratteri.

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PROCLO 323

Fondatore di questa scuola ateniese è Plutarco dettoil grande dai suoi scolari, a cui succede Siriano, e poiProclo, eh' è il più celebre e il più importante.

Proclo era nato nel 410 a Costantinopoli e visse finoal 485. Era un dialettico sottilissimo, che al bisogno disapere congiunge quello di credere; e crede ai presagi deisogni, alla potenza degl' incanti e degli scongiuri. Passòla sua vita scrivendo e insegnando. I suoi discepoli crede-vano sentire in lui la presenza di un Dio. Un giorno, unoche aveva udito una sua lezione, affermò che aveva vistoattorno al suo capo un'aureola divina. Scrisse fra l'altrodei commenti a Platone e un' Istituzione teologica, che sipuò vedere nell'edizione Didot di Plotino ,).

La sua opera consiste essenzialmente nel ridurre a si-stema tutta la sapienza anteriore. La filosofia di Aristo-tile è considerata come l'introduzione a quella di Platone,i piccoli misteri che precedono i grandi; e il fondo delladottrina è quello neoplatonico.

Proclo dimostra metodicamente come bisogna partiredall' Uno, e come dall' Uno derivano i molti, mediante unprocesso dialettico che comprende tre momenti: ogni pro-dotto, da una parte somiglia alla causa che lo produce, edall'altra se ne distingue, e pure distinguendosene, ritornaad essa : dunque povi o immanenza, np6oaog o progresso,gnco-ipozprì o conversione sono i tre momenti di questo pro-cesso. Questo ritmo si riproduce a ogni fase dell' emana-zione o sviluppo dell'Assoluto, che procede dunque pertriadi successive in tutte le sfere dell' Essere, dall' Uno

1 ) Cfr. PROCLO, Elementi di teologia con un' introduzione del prof. M. Lo-SACCO (Lanciano, Carabba).

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324 NEOPLATONISMO

I fino alla materia, triadi che si moltiplicano, perchè ognimomento di ciascuna triade dà luogo a sua volta a triadi

(e poi a ebdomadi) subordinate.Ne nasce una costruzione eh' è insieme un' architetto-

nica di concetti e una gerarchia di divinità mitologiche,alla maniera di Giamblico : una filosofia compiutamentemessa in ordine, coi suoi scompartimenti e le sue formuletecniche, che ha pure trovato i suoi ammiratori. Vit-torio Cousin ha pubblicato le opere di Proclo, e GiorgioHegel ha riconosciuto in lui uno spirito sistematico esistematizzatore come il suo.

Quello che si può dire in generale è che il pensierogreco vive oramai del suo passato : per parlare con Pio-tino (e col Windelband), lo spirito greco, a traverso lesue emanazioni, finisce col perdersi in questa scolastica.

E la morte naturale della filosofia antica, per esauri-mento, è suggellata da un atto di violenza, da un edittodell'Imperatore Giustiniano, del 529, nel quale si ordi-nava che nessuno insegnasse più filosofia in Atene. Cosìsi chiudeva per ordine superiore quest' ultima scuola, dellaquale furono confiscate le rendite, e i filosofi dispersi.L'ultimo scolarca fu Daniascio, il quale col suo scolaroSimplicio, il celebre commentatore di Aristotile, e altricinque neoplatonici, ripararono in Persia, dove speravanoprotezione dal re Cosroe, amico della cultura greca. Poirimpatriarono, ma la scuola rimase chiusa per sempre.

Una filosofia non cristiana era diventata impossibilenel inondo greco.

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