*us13233La Grande Guerra

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  • 1. La Grande Guerra Pellicola cinematografica impressa nella mente e nel cuore

2. Era il 28 giugno 1914 quando larciduca dAustria, Francesco Ferdinando, erede al trono di Vienna, venne assassinato insieme alla moglie, mentre si trovavano in visita a Sarajevo, colpiti a morte da una rivoltellata sparata dallo studente serbo- bosniaco Gravilo Princip. 3. Ma questo episodio solo un pretesto, perch i motivi erano ben altri: le tensioni politiche tra le potenze; il sistema delle alleanze (Triplice Alleanza e Triplice Intesa); le cause economiche e la corsa agli armamenti; il nazionalismo aggressivo che trasformava lamor patrio in spinta imperialistica. 4. Inizialmente gli alti gradi militari ritennero che il conflitto potesse concludersi in breve tempo (guerra lampo) ma non fu cos: sul fronte occidentale e su quello orientale i soldati appostati nelle trincee, lungo una linea quasi ininterrotta che andava dal mare del Nord alla Svizzera, si fronteggiavano in una guerra di posizione, tramutatasi ben presto in una 5. LItalia il 3 Agosto 1914 dichiara la sua neutralit 6. Fino a quando il ministro Sonnino, il 26 aprile del 1915 non firm il patto segreto di Londra entrando in guerra a fianco dellIntesa. Il compenso, in caso di vittoria, sarebbe stato vantaggioso: il Tirolo meridionale (di lingua tedesca) fino al Brennero, Trieste, la Venezia Giulia e la Dalmazia (con lesclusione di Fiume, che sarebbe rimasto un porto austriaco) e la partecipazione alla spartizione della provincia turca di Adalia e delle colonie tedesche in Africa orientale. 7. Manifestazioni di piazza spinsero la maggioranza neutralista a cambiare idea, si vot per lintervento e Salandra ottenne i pieni poteri: il 24 maggio 1915 lItalia dichiar guerra all Austria. 8. Il fronte occidentale si caratterizz per gli scontri avvenuti all inizio e alla fine della guerra, mentre la fase centrale del conflitto fu una guerra di Circa sette milioni di italiani , contadini, pasto ri, bottegai, opera i, per lo pi analfabeti, senza parlare una lingua comune, male armati, in nome della Patria si avviarono verso quello che si rivel un massacro. Si combatt a est 9. Le prime furono quelle costruite sul fronte occidentale dai francesi per frenare lavanzata dei tedeschi. Trincee furono costruite anche sugli altri fronti, tra cui quello italiano, teatro degli scontri con lesercito austriaco. 10. Erano larghi fossati sostenuti da pareti di legno, dotati di piccole scale per salire sugli spalti quando si doveva sparare al nemico. Nei punti pi ampi si ponevano le vettovaglie, o alloggiavano gli ufficiali o si creavano le latrine. Il fronte era coperto da sacchi di sabbia e il filo spinato li proteggeva dal 11. Altrettanto pericolose erano i cavalli di Frisia, consistenti in aste di legno incrociate e coperte da filo spinato, che facevano impigliare chi volesse scavalcarle divenendo cos bersaglio sicuro per i cecchini. Le trincee contrapposte erano separate dalla terra di nessuno, minata pericolosamente e piena di trappole mortali. 12. Ingente fu il numero di soldati impegnato per anni al fronte durante lestenuante guerra di trincea e di quelli che militarono tra le montagne del Massiccio dellAdamello (al confine tra Lombardia e Alto Adige); sulla Marmolada (tra Trentino e Veneto) o sulle Dolomiti Orientali, reclutati principalmente tra i giovani di montagna, abituati alle basse temperature. Costoro rimasero l combattendo per oltre due anni, costruendo baraccamenti, trasportando munizioni e armi. La loro vita quotidiana scorreva tristemente tra la paura della morte che incombeva e i sacrifici da affrontare minuto dopo minuto. 13. La grande guerra di latta un volume fotografico relativo al ritrovamento nei campi di battaglia delle scatolette di latta, contenenti cibi consumati dai soldati in trincea in un contesto non certo invitante, dal momento che ai sapori si mescolava lodore della polvere da sparo con quella dei cadaveri in decomposizione, poco lontani dalla linea di reticolati. Tra gli elementi che concorrono a non dimenticare la grande guerra vi anche una testimonianza insolita, contenuta in un libro di recente pubblicazione (Edizioni Menin, 2013) scritto da due patrioti veneti: Giovanni Delle Fusine e Gianluca Demenego, giornalista e scrittore, nonch Dirigente del Museo della Grande guerra (il primo) e cuoco ed escursionista (laltro). 14. Dentro i baraccamenti si riscaldavano soltanto con i fornelletti per le vivande; il loro vestiario, anche se di lana, non li proteggeva abbastanza dal freddo; per riparare la vista dal sole si costruirono degli occhiali con lalluminio. Inizialmente le loro uniformi erano di colore grigio-verdi, ma ci li rendeva facilmente individuabili tra il bianco della neve, quindi nel 1916 furono loro assegnate tute bianche. 15. Da ricerche da loro effettuate risulta che durante il conflitto agli italiani sono stati distribuiti circa duecento milioni di scatolette di carne, di tonno, da 200 grammi cadauna, burro, mortadella, oltre a dadi per brodo, consumati dietro autorizzazione superiore in caso di mancanza del rancio caldo cucinato nel campo. Ma non furono trovate soltanto scatolette arrugginite: alcune mantengono i colori con la grafica dei marchi storici (Cirio, Bertolli) altre contenevano prodotti etichettati con nomi patriottici come: Antipasto finissimo Trento e Trieste; Alici alla Garibaldi; Filetti Savoia, Antipasto Tripoli in cui spesso compariva il disegno della bandiera italiana. 16. Inizialmente la razione quotidiana per ogni militare era di 4.350 K/calorie, che diventavano 4.700 per le truppe di alta montagna (a differenza di quanto veniva dato agli austriaci, che era di meno). Negli anni seguenti si pass a 3.000 k/calorie per lassottigliarsi delle scorte alimentari. Dalle lettere e dai diari scritti dai soldati si legge che la quantit del cibo era buona, a volte superiore a quella che ciascuno assumeva nella propria famiglia, ma capitava che il cibo nelle trincee arrivasse scotto o freddo. Consumavano vino e liquori prima delle battaglie, ma scarseggiava lacqua. 17. Al fronte le condizioni di vita dei soldati erano insostenibili. Alle difficolt oggettive se ne aggiungevano altre psicologiche, per cui si verificarono tanti casi di insubordinazioni e di diserzione. Anche le lettere che i soldati dovevano inviare a familiari e conoscenti venivano lette e controllate: non dovevano dare informazioni di carattere militare o esprimere stanchezza, critiche, malcontento verso chi li comandava. 18. Si giunse addirittura al ferimento volontario e allautomutilazione pur di lasciare il proprio posto di combattimento: arrendersi e consegnarsi al nemico o essere un ferito erano due possibilit per sopravvivere. 19. Non si pu, altres, trascurare il ruolo ricoperto in tale occasione dalle Portatrici Carniche, le donne che rifornivano di munizioni, armi e viveri i loro uomini che combattevano tra le montagne. 20. Ogni famiglia aveva uno o pi uomini impegnati l a combattere, per cui la necessit impose che fossero sostituiti nei loro ruoli dalle donne. La collaborazione femminile allo sforzo bellico and oltre, vedendole anche impiegate come operaie nelle fabbriche per la produzione di armi e di esplosivi per rifornire gli eserciti, nonch nei laboratori di cucito per produrre coperte e indumenti per i soldati in trincea. Le donne furono utilizzate anche in altri settori, grazie alla scolarizzazione femminile avviata nel decennio precedente. Tutto era finalizzato alla guerra che coinvolgeva cos lintera societ, impegnata nel cosiddetto fronte interno. Le donne nelle fabbriche erano impiegate come operaie Donne al lavoro in una fabbrica di missili 21. Di grande importanza fu il ruolo rivestito dalla Croce Rossa internazionale durante la prima guerra mondiale. Costituitasi nel 1863, si prodig assistendo laltissimo numero di feriti, malati, mutilati che le nuove armi producevano. Il simbolo della Croce Rossa doveva essere rispettato da tutti i combattenti. Da qui deriva il detto: E come sparare sulla Croce Rossa quando si attacca un indifeso che si sta prodigando per il bene di tutti. 22. Cartoline depoca 23. I combattenti del Carso, nonostante contrapposti, si sentivano vicini ai nemici feriti e inoffensivi, perch soffrivano come loro; a riguardo Ungaretti (militante al fronte) cos scrisse: Il Carso non pi un inferno: una comune sofferenza la nostra e quella di chi ci stava di fronte e che dicevamo il nemico, ma che noi, pure facendo senza vilt il nostro cieco dovere , chiamavamo nel nostro cuore fratello. 24. Anche i piccoli sono coinvolti emotivamente nella tenuta del fronte interno, educati ai sacrifici e alla costruzione di una salda coscienza nazionale, veicolata dal martellante messaggio a favore della guerra. La letteratura per linfanzia, durante il conflitto, propagandava, infatti, limmagine di una guerra giusta e santa, combattuta contro un nemico feroce da annientare con il contributo di tutti. 25. Pur se gli analfabeti erano ancora tanti, allo scoppio della guerra gli iscritti alle scuole primarie e secondarie erano alcuni milioni; i pochi lettori erano in grado di comprendere filastrocche, storielle, racconti o fiabe, spot propagandistici sullargomento. Molti ragazzi, vista lesigenza, si misero a lavorare precocemente nei campi e nelle fabbriche, infatti fu sospesa la legislazione che 26. I pochi fortunati che poterono continuare ad andare a scuola costatarono la portata dellevento bellico in corso nei libri e nei programmi in uso: in scienze si studiavano gli effetti dei gas asfissianti; in Matematica si facevano esercizi su quanto costasse mediamente un soldato in guerra; in Geografia impararono a conoscere i luoghi in cui stavano combattendo i loro padri o i propri fratelli. 27. Il Corriere dei piccoli riporta e illustra le vicende umoristiche, create da Antono Rubino, di Italino, un contadino trentino interventista, che ostacola dispettosamente il suo rivale austroungarico: il grande e goffo Imperial regio commissario Otto Kartoffel, stilizzandone il comportamento. 28. Il censimento del 1911 riportava il numero dei maschi che avevano let per essere chiamati alle armi; alcune regioni del Sud vi contribuirono massicciamente come: la Calabria per il 78%; lAbruzzo per il 94%, la Liguria, invece, per il 44% a causa degli esoneri agli operai che lavoravano nelle industrie e agli equipaggi che facevano parte della marina 29. Il calabrese Mario Sacc, nato a Catanzaro, si occup particolarmente dei fatti di Santa Maria La Longa (Udine) dove si trovava acquartierata dal 25 giugno 1917, per un breve periodo di riposo, la Brigata Catanzaro costituita, appunto, a Catanzaro Lido il 1 marzo 1915. Formata da due reggimenti: 141 e 142 i militari, che erano soprattutto calabresi, dopo avere appreso la notizia di essere stati destinati come brigata dassalto in trincea di prima linea fecero scoppiare una rivolta. Alle ore 22.00 del 15 luglio 1917 inizi il fuoco; tra i reggimenti ci furono ammutinamenti che richiesero lintervento dei Carabinieri, di quattro mitragliatrici e di due autocannoni. 30. Il16 luglio furono fucilati presso il muro di cinta di santa Maria La Longa ventiquattro fanti (secondo la pratica della decimazione) e altri quattro, colti in flagrante. 31. Esco Silvestri, biondo e silenzioso soldato calabrese appartenente al 142 RF fu testimone dei fatti e a tal proposito scrisse versi toccanti. Ad avvalorare questa testimonianza contribu quanto Corrado Tumiati, ufficiale medico, scrisse nel racconto Il caporale poeta in cui descrive ampiamente il militare. Era muratore in pace e mitragliere in guerra, con lo sguardo che pareva tonto e assonnato, ma dotato di vena poetica. Il suo estro lo accomunava a un cantastorie, scriveva in italo-calabrese, usava parole bislacche che spesso finivano in e e rispettava poco la punteggiatura. Scriveva ovunque sotto la tenda o in trincea per raccontare la guerra vissuta che ispir i suoi versi, interpretandola ironicamente. 32. Tumiati in un altro suo libro I tetti rossi include tre racconti brevi, i cui protagonisti sono soldati calabresi. In uno di essi Errori parla della rivolta della Brigata Catanzarese avvenuta tra il 15 e il 16 luglio, che fino a oggi lunica fonte, oltre alla testimonianza di DAnnunzio, sui caduti e fucilati in quelle ore. Cos scriveva: La Brigata Catanzarese fu certamente una delle pi gloriose e provate nella Grande guerra. Il suo proverbiale eroismo la condann a due anni ininterrotti di guerra carsica. Stremata, mutilata, consunta, risorg eva dal sangue e dalla morte, con energie nuove sempre imbattibile. 33. Esco Silvestri per sfuggire alla censura militare regal diari in rima al suo ufficiale Tumiati, che questi scelse di lasciare ai posteri per ricordare il biondo muratore e le sue storie di trincea. In un poemetto dal titolo Brigate Zingare il caporale calabrese per simboleggiare i frequenti spostamenti della Brigata Catanzaro sui campi di battaglia si esprimeva cos: Voi lo sapete amice care Che i zingare fermo non possono stare Solo tre giorni in un paese E continuare di nuovo a marciare 34. A proposito della rivolta di luglio, in cui i militari stanchi e insofferenti spararono dei colpi in aria, perch volevano essere mandati in Trentino, zona pi tranquilla di quella carsica, Esco descrisse i motivi e come si svolse la protesta: Tra i soldati tutti stanchi S incomincia un mormoria E la sera della partenza Ci fu una piccola fucileria 35. Egli per poetare non si estraniava dalla realt, ma ne leggeva il senso raccontando in versi ambienti, nomi, gioie e sofferenze dei soldati come un vero cantastorie: O musa mia prestami attenzione Rinfrescami un po la memoria Seguime nel cammino in continuazione A ci possa comporre questa storia Scrivere dobbiamo di quella missione Che dell umanit onore e gloria 36. Tumiati racconta che un giorno il caporale calabrese gli disse piano: Legga questa, signor tenente, se le piace. Non badi agli spropositi. Era il dialogo tra larma di Esco, la mitragliatrice e una falce caduta in campo e abbandonata, il suo poemetto pi completo, che il testimone oculare delle vicende vissute e agite nella Grande guerra dal soldato calabrese, pose alla fine del suo racconto: 37. Muta e tranquilla o sono nel riposare Svelte e terribile io sono nel lavorare E se una buona mane maneggiar mi sa Alla mia vista ognun tremer Delle battaglie la regina io sona E della vittoria son sempre la corona Dal mio posto viete il passo ai nemice Alto l gli dico io sono la mitragliatrice Fra noi due non ce paragone Io sono adoperate per falciare il grano E tu pel sterminio della vita umano Io lavoro per fare l uomo pi forte Mentre col tuo tu gli dai la morte A tale parlare chiaro franco e modeste A dare risposte la mitragliatrice s apreste E disse-se io non fo opere buone La colpa non mia ma della mano dell uome.. 38. Una ricca testimonianza del contributo dato dai soldati calabresi alla Grande guerra, sia in termini di valore che di vite umane, contenuta in un manoscritto di Adolfo Zamboni, redatto il giorno successivo alla VI battaglia dell Isonzo sul San Michele e poi riordinato intorno al 1933 La validit di questa testimonianza sta nel fatto che Zamboni fu tenente di fanteria, poi insignito di tre medaglie d argento al valore militare e oper nella Brigata Catanzaro,141 e 142 Reggimento. 39. In queste poche pagine di vita vissuta tratte dal mio diario di guerra, parlo di fatti dei quali fui testimonio, di umili personaggi che vidi io stesso in azioni: il mio unico desiderio che i lettori non dimentichino i nomi di coloro di cui si fa menzione nel presente modesto lavoro. E ai giovani faccio una calda preghiera: visitino i luoghi dove fu combattuta la grande guerra, portino il loro contributo di piet agli oscuri eroi che dormono e dormiranno eternamente nei cimiteri del fronte i quali raccolgono le loro salme gloriose Adolfo Zamboni 40. La Brigata Catanzaro nel 1916 trascorse il maggior numero di giornate nelle trincee di prima linea, rimanendovi per 7 mesi e 12 giorni, mentre stette a riposo soltanto 4 mesi e 18 giorni. Carlo Salsa, tenente di complemento in fanteria nello stesso periodo, per dimostrare la perizia dei militari calabresi nel suo libro Trincee cos scrive: Se una brigata si comporta bene non se la cava pi sempre lei che deve rosicchiarsi gli ossi fuori ordinanza. Le brigate scalcinate invece le mandano in licenza nel Trentino. 41. Il tenente Zamboni cos parla dei suoi uomini: Piccoli, bruni, curvi sotto il peso del grave fardello, scesero alle stazioni delle retrovie e si incamminarono verso le colline carsiche gli umili fantaccini della remota Calabria, la forte terra delle montagne boscose e dai clivi fioriti dove pascolano a mille i placidi armenti. Chiamati lontano dalla Patria in armi, questi poveri figli di una regione abbandonata lasciarono le loro casette sperdute tra i monti, abbandonarono i campicelli e le famiglie quasi prive di risorse e vennero su nelle ricche contrade che il nemico mirava dall alto, bramoso di conquista e di strage. Percorsero tutta la penisola verdeggiante e sostarono nelle trincee scavate nella roccia e bagnate di sangue. Fieri e indomiti, cresciuti nella religione del dovere, i calabresi non conobbero la vilt Alla patria in pericolo consacrarono tutta lenergia dei loro rudi cuori Apparivano selvaggi ed erano pieni di affetti nobilissimi; sembravano diffidenti e aprivano tutto il loro animo a chi sapeva guadagnarsi il loro amore; all ingenuit e al candore quasi puerili univano il coraggio e la risolutezza dei forti; un piccolo servigio, una cortesia usata loro ve li rendeva fedeli fino ad affrontare per voi con indifferenza il pericolo. 42. Il 1917 segn una svolta: la rivoluzione comunista in Russia e la fine del regime zarista determinarono luscita del Paese dalla guerra, ma se lIntesa perse un membro ne guadagn un altro, perch gli Stati Uniti dAmerica divennero suoi alleati. Inizialmente rifornivano via mare Gran Bretagna e Francia senza entrare in guerra, ma furono costrette dichiarare guerra alla Germania dopo laffondamento di proprie navi, ad opera della marina da guerra tedesca. 43. Il 1917 segn un sconfitta per lItalia presso Caporetto, quando gli austro-tedeschi sfondarono le linee italiane occupando il Friuli e il Veneto. 44. Gli italiani, ormai stanchi e stressati dal comando esasperante e disumano del generale Cadorna, pronto a punire con la fucilazione gli insubordinati, abbandonarono al nemico la maggior parte dellartiglieria pesante. Ma il 24 ottobre, sotto il comando di Armando Diaz riportarono la vittoria decisiva nella battaglia di Vittorio Veneto, a cui segu larmistizio con lAustria (3 novembre) e con la Germania (11 novembre). Fu cos che i maggiori imperi esistenti al tempo (tedesco; austro-ungarico; ottomano e russo) cessarono di esistere dando vita a diversi stati nazionali, che segnarono una nuova geografia politica 45. Il 141 Reggimento trascorse i mesi finali della guerra nelle retrovie del Piave, agli ordini del Comando supremo; successivamente marci alla volta di Mestre, nei giorni della vittoria. Infine a bordo della nave Re Umberto si imbarc a Venezia il 15/12/1918 sbarcando due giorni dopo a Trieste, che era in festa: dopo tanti sacrifici avevano raggiunto la meta! Qui presidi la citt per pi di un anno, ospite della caserma Oberdan fino al 21/06/1920, quando il cappellano militare Can. Chelli, nella caserma Cernaia di Torino, salut lamata bandiera baciata singolarmente dai fanti, profondamente commossi. 46. Lo storico milanese Alessandro Gualtieri, un vero appassionato della grande guerra, nel 2007 scriveva che i reduci del conflitto mondiale restavano in tredici: uno in Germania; tre in Gran Bretagna; due in U.S.A.; uno in Turchia; uno in Canada; tre in Australia e due in Calabria, i cui nomi erano Delfino Borroni e Francesco Domenico Chiarello, morti nel 2008 allet di 110 anni. Delfino Borroni Francesco Domenico Chiarello 47. Gli italiani,ormai stanchi e stressati dal comando esasperante e disumano del generale Cadorna, pronto a punire con la fucilazione gli insubordinati, abbandonarono al nemico la maggior parte dell artiglieria pesante. Ma il 24 ottobre, sotto il comando di Armando Diaz riportarono la vittoria decisiva nella battaglia di Vittorio Veneto, a cui segu larmistizio con lAustria (3 novembre) e con la Germania (11 novembre). Fu cos che i maggiori imperi esistenti al tempo (tedesco; austro-ungarico; ottomano e russo) cessarono di esistere dando vita a diversi stati nazionali, che segnarono una nuova geografia politica dellEuropa. 48. Alla fine del conflitto S.A. R. il Duca dAosta sulla cima terza del San Michele pose una lapide con lepigrafe Su queste cime Italiani e Ungheresi Combattendo da prodi Si affratellarono nella morte Lo stesso Duca per elogiare le gesta eroiche dei soldati calabresi che presero parte alla Grande guerra profer queste parole: ho sempre nel cuore questa magnifica legione di prodi che dalla terra di Calabria trasse la tenacia e l animo pugnace. 49. Il bilancio di coloro che persero la vita per la Patria comune fu tragico. Si stima che siano caduti in guerra circa 650.000 soldati, di cui: 500.000 morti in combattimento; 50.000 per ferite e malattie; 100.000 morti in prigionia (dato rimasto a lungo sconosciuto agli storiografi del primo conflitto mondiale). 50. Dagli elenchi regionali dellAlbo dOro si legge che i caduti in guerra in totale sono stati 530.000, con il contributo in termini di vite umane dato maggiormente dalla Basilicata, dalla Sardegna e dalla Calabria. Dai dati a cura della sanit militare sono stati 30.770 i mutilati, per lo pi provenienti dalla Basilicata. Il numero delle Medaglie dOro al Valore Militare assegnate alla Calabria stato di 14. Per non dimenticare gli italiani di varie regioni, differenti per cultura, censo, ma con la stessa uniforme che sacrificarono la loro vita per la Patria sono stati innalzati dei monumenti in vari paesi o citt con a fianco dei cannoni appartenuti a quello che era stato uno dei pi potenti eserciti del mondo. 51. Fine Ricercare e meditare per non dimenticare