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Titolo originale: DaughterCopyright Jane Shemilt 2014

All rights reserved

Traduzione dallinglese di Daniela Di FalcoPrima edizione: giugno 2015

2015 Newton Compton editori s.r.l.Roma, Casella postale 6214

ISBN 978-88-541-7786-4

www.newtoncompton.com

Realizzazione a cura di Corpotre, RomaStampato nel giugno 2015 da Puntoweb s.r.l., Ariccia (Roma)

su carta prodotta con pasta termomeccanica, senza utilizzo di cloro, proveniente da foreste controllate, nel rispetto delle normative ambientali vigenti

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Jane Shemilt

Una famiglia quasi perfetta

Newton Compton editori

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PAR TE PR imA

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CAP i Tol o 1

Dorset 2010. Un anno dopo

Le giornate si accorciano. Sul prato sono sparse le mele cadute, la polpa beccata dai corvi. Oggi, prendendo dei ciocchi dalla catasta al riparo del tetto, ne ho calpestata una gi rammollita; si sfatta sotto il mio piede. Novembre.Ho sempre freddo, ma lei potrebbe averne di pi. Perch dovrei

cercare di star bene? Come potrei?Quando scende la sera, il cane comincia a tremare. La stanza si

oscura; accendo il fuoco e la fiamma mi chiama a s, mentre i rim-pianti tornano a divampare, bruciando e sibilando nella mia testa.Se solo. Se solo avessi ascoltato. Se solo avessi prestato attenzione.

Se solo potessi ricominciare daccapo, esattamente un anno fa.Lalbum da disegno rilegato in pelle che mi ha regalato Michael

sul tavolo, e nella tasca della vestaglia c un mozzicone mordic-chiato di matita rossa; ha detto che mi avrebbe aiutato a disegnare il passato. Ho gi in mente le immagini: un bisturi in equilibrio fra dita tremanti, una ballerina di plastica che piroetta in cerchi infiniti, appunti impilati con cura su un comodino nel buio. Ho scritto il nome di mia figlia sulla prima pagina bianca e sotto ho

tratteggiato due scarpe nere con i tacchi alti rovesciate su un fianco, i lunghi cinturini ingarbugliati fra loro. Naomi.

Bristol 2009. Un giorno prima

Stava ondeggiando al ritmo della musica del suo iPod e non si accorse subito di me. La sciarpa arancione avvolta intorno al collo, i libri di scuola sparsi ovunque. Chiusi la porta di servizio senza far

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rumore e posai adagio la borsa sul pavimento; era piena di appunti, il mio stetoscopio, siringhe, boccette e scatole di farmaci. Era stata una lunga giornata: due ambulatori, visite domiciliari e le solite scartoffie burocratiche. Appoggiata contro la porta della cucina, osservai mia figlia, ma era unaltra la ragazza che vedevo con gli occhi della mente. Jade, distesa su un letto con le braccia piene di lividi.Quella visione stato il mio peperoncino nellocchio. Spruzzano

succo di peperoncino nellocchio dellelefante quando gli medicano una zampa ferita: serve a distrarlo. Me lha detto Theo tempo fa. Allora non avevo creduto che potesse funzionare, ma avrei dovuto prenderlo come un avvertimento. pi facile di quanto si pensi perdere di vista ci che conta.Mentre osservavo Naomi, immaginai di disegnarne la curva delle

guance in quel suo intimo sorriso. Le avrei delineate con una sfu-matura pi tenue per via della luce catturata dalla pelle. A ogni passo la frangetta bionda sobbalzava delicatamente contro la fronte. Quando si sollevava, gocce di sudore luccicavano lungo lattaccatura dei capelli. Si era tirata su le maniche della maglia della scuola; il braccialetto con i ciondoli scorreva su e gi, su e gi sulla pelle liscia del braccio, quasi sfuggendole dal polso. Ero contenta di vedere che lo indossava; credevo lavesse perso anni prima.Mamma! Non ti avevo vista. Che ne pensi?. Si sfil le cuffie e

mi guard.Vorrei poter ballare cos.Mi feci avanti e sfiorai con un bacio il colorito roseo e vellutato

della guancia, respirando il suo odore: saponetta al limone e sudore.Tir indietro di scatto la testa, e si chin a raccogliere i libri con

un movimento brusco che aveva in s una grazia inconsapevole, ancora acerba. No, intendevo le scarpe. Guardale, disse in tono insofferente.Dovevano essere nuove. Nere, tacchi vertiginosi, con cinturini di

pelle che le fasciavano i piedi e si avvolgevano saldamente intorno ai polpacci snelli; stonavano addosso a lei. Di solito portava delle ballerine in pelle colorata o delle Converse.I tacchi sono incredibilmente alti. Persino io notai il tono di

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critica nella mia voce, cos cercai di buttarla sul ridere. Non come le tue solite.Per niente, vero?. Era trionfante. Totalmente diverse. Saranno costate un sacco di soldi. Non avevi gi speso tutta la

paghetta?Sono cos comode. Proprio della misura giusta. Come se non

riuscisse a credere alla propria fortuna. Non puoi metterle per uscire, tesoro. Sono esagerate.Sei invidiosa, confessa. Le vuoi tu. Mi guard con un mezzo

sorrisetto che non le avevo mai visto prima.Naomi.Be, non le avrai. Sono innamorata di queste scarpe. Le amo qua-

si quanto Bertie. Cos dicendo si allung ad accarezzare il cane. Poi, con un ampio sbadiglio, si avvi lentamente su per le scale. Le scarpe pestarono ogni gradino con un secco rumore metallico, come piccoli martelli.Si era defilata. La mia domanda era rimasta sospesa, senza risposta,

nellaria calda della cucina.

Mi versai un bicchiere del vino di Ted. Naomi di solito non rispon-deva in modo impertinente n si allontanava mentre le stavo parlan-do. Riposi la borsa medica e gli appunti in un angolo del guardaroba e cominciai a girare per la cucina, sistemando le cose fuori posto. Mi diceva sempre tutto. Mentre appendevo la sua giacca, la forza dellalcol cominci a sgombrarmi la mente; rientrava nellaccordo, ed era una parte che avevo valutato attentamente molto tempo prima. Niente di pi semplice: facevo il lavoro che amavo e guadagnavo bene, ma questo significava essere a casa meno di altre madri. Il bonus era che lasciava spazio ai ragazzi. Stavano crescendo in modo autonomo, ed era quel che avevamo sempre voluto per loro. Presi le patate dalla credenza. Erano coperte da piccoli grumi di

terra, cos le sciacquai sotto il rubinetto. A pensarci bene, per, erano mesi che evitava una conversazione vera e propria. Ted mi avrebbe tranquillizzata. unadolescente, avrebbe detto, sta crescendo. Lacqua fredda mi aveva ghiacciato le mani; chiusi il rubinetto. Sta

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crescendo o si sta allontanando? preoccupata o introversa? Le domande mi ronzavano nella mente mentre frugavo nel cassetto in cerca dello sbucciapatate. Lestate prima avevo visitato unadolescen-te con crisi dansia: aveva inciso con cura diverse linee rosse nella pelle delicata dei polsi. Scossi la testa per scacciare quellimmagine. Naomi non era depressa. Cera quel nuovo sorriso a compensare linquietudine. Il suo coinvolgimento nello spettacolo a compensare i silenzi a casa. Se sembrava preoccupata era perch adesso era pi grande, pi riflessiva. La recitazione laveva fatta maturare. Lestate prima aveva lavorato con Ted nel laboratorio e aveva cominciato a interessarsi alla medicina. Mentre cominciavo a sbucciare le patate, pensai che quella sicurezza di s da poco scoperta avrebbe potuto essere la chiave del successo nei colloqui futuri. Forse avrei dovuto esserne felice. Il ruolo di protagonista nella recita scolastica avrebbe anche aumentato le sue possibilit di ottenere un posto presso la facolt di medicina. Gli esaminatori apprezzavano che gli studenti avessero interessi al di fuori del corso di studi: serviva a controbilan-ciare il carico di lavoro per diventare dottore. La mia valvola di sfogo era dipingere, eliminava lo stress della medicina generica. Aperto di nuovo il rubinetto, osservai lacqua roteare in vortici di fanghiglia e scomparire nello scarico. Avevo quasi finito il ritratto di Naomi e in quel momento sentii il richiamo dei pennelli. Ogni volta che dipingevo ero in un mondo differente; ogni preoccupazione svaniva. Il cavalletto era a poche rampe di scale, in mansarda, e avrei voluto rifugiarmi l pi spesso. Buttai le bucce delle patate nella pattumiera e tirai fuori le salsicce dal frigo. Il piatto preferito di Theo da quando ha mosso i primi passi: salsicce e pur. Con Naomi avrei parlato lindomani.Pi tardi Ted mi telefon per dire che era stato trattenuto in ospeda-

le. I gemelli tornarono a casa affamati come lupi. Ed alz una mano in un accenno di saluto e sal di sopra con una pila di sandwich. Sentii la porta della camera chiudersi alle sue spalle e lo immaginai accendere la musica, buttarsi sul letto con un sandwich in mano, chiudere gli occhi. Ricordai come funzionava quando avevi diciassette anni: spe-ravi che nessuno bussasse alla tua porta o, peggio ancora, entrasse a parlare con te. Theo, il volto pallido acceso di lentiggini, snocciol i

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trionfi della giornata mentre sgranocchiava biscotti, uno dopo laltro, dando fondo al barattolo. Naomi scese in cucina, sul collo le ciocche di capelli ancora umidi. Le infilai in fretta qualche sandwich nello zaino prima che uscisse, poi rimasi sulla soglia per alcuni minuti, ascoltando il rumore dei suoi passi percorrere lentamente la strada, sempre pi lontani. Il teatro della scuola era nella traversa successiva, ma Naomi arrivava sempre in ritardo. Adesso avev