Uff. Storico Regia Marina - La Marina italiana nella Grande Guerra. Vol.1 - Dalla pace di Losanna...

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Primo volume dell'opera dell'Ufficio Storico della Regia Marina sull'operato dell'arma durante la Grande Guerra 1915-1918.

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  • 1. _ J M I ppi :...iillilli

2. U F F I C I O S T O R I C O D E L L A R. M A R I N A LA MARINA ITALIANA NELLA GRANDE GUERRA VOLUME I VIGILIA D ARMI SUL MARE Dalla pace di Losanna alla Guerra Itaio-Austriaca V A L L E C C H I - F I R E N Z E 3. LA MARI NA I T A L I A N A NELLA GRANDE GUERRA 4. UFFICIO STORICO DELLA R. MARINA LA MARINA ITALIANA NELLA GRANDE GUERRA VOLUME I. VIGILIA DARMI SUL MARE Dalla pace di Losanna alla Guerra Italo-Austriaca V A L L E C C H I E D I T O R E F I R E N Z E 5. Il presente volume stato compilato dal capitano di vascello G. Almagi e dal capitano di corvetta A. Zoli. I diritti di edizione e traduzione, anche di semplici brani, sono riservati. Firenze, 1935-XIII - Stab. Grafici A. Vallecchi, Viale dei Mille, 72. 6. P R E M E S S A Gi da parecchi anni l ufficio storico della R. Marina ha descritto gli avvenimenti della nostra guerra sul mare in una Cronistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca 1915-18. unopera che consta di ben nove fascicoli che riguardano la preparazione dei mezzi ed il loro impiego; di dieci fascicoli che trattano dell im piego delle forze navali e delle operazioni relative, e di sette altri fascicoli che trattano argomenti speciali non contenuti nelle due precedenti colle zioni. Questi fascicoli, sia per il formato poco ma neggevole, che fu adottato in un primo tempo uni camente per consentire eventuali correzioni e mo difiche, sia per la limitata tiratura, non sono af fatto conosciuti dal pubblico, e poco noti sono agli stessi nostri ufficiali. vero che gli ultimi volumi della serie speciale intitolati Gli avvenimenti della guerra nei riflessi della legislazione marittima, DAnnunzio combat tente al servizio della R. Marina, L attivit della R. Marina dalla guerra libica a quella italo-au- 7. siriaca, Il traffico marittimo, Le occupazioni adria- tiche e I nostri sommergibili durante la guerra, avendo avuto una forma pi maneggevole ed una pi larga tiratura, sono stati diffusi con grcrule successo. Ma le richieste, da parte di ufficiali e di privati, dei primi volumi pubblicati (ormai per la maggior parte esauriti), i voti espressi da emi nenti personalit in vari congressi storici, hanno indotto il nostro ufficio a procedere non ad una pura e semplice ristampa dei fascicoli della cro nistoria, ma a porre mano ad una vera e propria storia, che, valendosi di tutti gli elementi di archi vio gi esistenti, di altri venuti alla luce, e dei giudizi espressi in opere straniere che trattano anche delle nostre operazioni, prenda il nome La Marina italiana nella grande guerra. Lopera conster di diversi volumi. Il primo, intitolato Vigilia d armi sul mare, tratta del pe riodo precedente al 24 maggio 1915, e vede ora la luce. Gli altri seguiranno a breve scadenza. Ion avendo preteso di fare opera perfetta, Vufficio storico sar grato a tutti coloro che fa ranno notare eventuali inesattezze od omissioni. Il Capitano di Vascello Capo dellufficio storico della R. Marina. G u i d o A l m a c i . 8. PARTE PRIMA 9. C a p it o l o I. DALLA PACE DI LOSANNA ALLA FINE DEL 1913 S o m m a r io : La marina italiana alla fine della guerra italo-turca. Le quadre internazionali a Costantinopoli. Occupazione di Co stantinopoli da parte delle forze intemazionali, Il caos alba nese. Il rinnovamento della Triplice Alleanza. Il fosco orizzonte politico nel dicembre 1912. I Giovani Turchi e la seconda guerra balcanica. Valona. La politica italiana in Adriatico. Le aspirazioni slave. I serbi a Durazzo. La situazione militare albanese nei primi mesi del 1913. Le prime nubi italo-austriache per lAlbania. Lassedio di Scutari. La flotta internazionale ad Antivari. Il blocco del Montenegro. La capitolazione di Scutari. Preparativi per loccupazione di Valona. Mobilitazione parziale e dislocazione della flotta ita liana. La politica austriaca in Albania. Loccupazione inter nazionale di Scutari. La delimitazione dei confini dello Stato albanese. Lorizzonte politico si rasserena. La flotta nelle basi. Periodo di raccoglimento. Costituzione delle forze navali. La flotta francese in Levante. La guerra italo-turca aveva impegnato la quasi totalit delle forze navali per oltre un anno in un vasto' bacino di operazioni (che comprendeva tutto il Mediterraneo orientale ed il Mar Rosso) di cui 10. 10 il dominio assoluto era stato conquistato in grazia ad una ininterrotta attivit. Le navi di linea, gli incrociatori, le siluranti e i cacciatorpediniere rimasero costantemente in mare, compiendo faticose crociere dal Tirreno al- T Egeo, dalle coste inospitali della Libia ai mal fidi approdi del Mar Rosso e dell Oceano Indiano. Per comprendere la mole dello sforzo compiuto esaminiamo il numero delle unit che presero parte attiva alla campagna di Libia: 36 navi da battaglia e incrociatori, 63 silu ranti, 22 navi sussidiarie, 8 incrociatori ausiliari, 17 cannoniere e navi minori. In totale 146 navi da guerra. Oltre a queste si ebbero, in servizio della Re gia Marina, ben 106 navi onerarie requisite, che in unione alle precedenti costituirono un complesso veramente notevole di 252 navi, armate di 1255 cannoni e che in un anno spararono 32056 colpi; affondarono 13 unit da guerra avversarie, oltre alle numerose unit da commercio affondate o cat- turate. Il personale del corpo reale equipaggi, che al- l inizio della campagna contava un totale di 30 mila uomini, raggiunse nel 1912 la cifra di 41 mila uo mini. Dobbiamo infine ricordare che, mentre le ope razioni militari svolte dalle truppe del R. Esercito ebbero carattere di guerra coloniale e non impe gnarono che una parte deHesercito nazionale, le 11. 11 operazioni navali dovettero essere condotte con quei criteri che si richiedono ad una guerra tra po tenze marittime e resero di conseguenza necessa ria la mobilitazione e 1 impiego totale delle forze navali. facile comprendere quali furono gli effetti della guerra libica nei riguardi della efficienza della flotta. Le continue crociere, le operazioni militari con tro le coste nemiche, gli scontri navali, gli sbar chi, le scorte ai convogli, diedero la possibilit al personale di conseguire un grado realmente note vole di allenamento, tennero vivo lentusiasmo e lo spirito offensivo, aumentarono l esperienza e la confidenza in ogni genere di attivit navale. In tutti i gradi, in tutte le categorie l affiata mento era perfetto, cos che nel 1912 la marina italiana si presentava come un complesso moral mente armonico e ottimo. Il personale, che alla fine della guerra era stato congedato, costituiva infine una magnifica riserva di uomini di mare, e ne fu constatata la preziosa preparazione quando, dopo breve tempo, essi ri presero il loro posto a bordo durante la grande guerra. Poco favorevole, invece, per la marina era il bilancio nei riguardi del materiale. L intensa attivit svolta era stata causa di un inevitabile logoro di macchinari, in modo par ticolare per quelli delicatissimi delle siluranti. 12. 12 Buona p a r te delle spese del bilancio era stata assorbita dalla necessit di acquisto del combusti bile consumato durante la guerra, a detrimento delle normali riserve, delle costruzioni e del rin novamento del materiale in genere. La pace di Losanna avrebbe dovuto quindi se gnare per la marina 1 inizio di un periodo di rac coglimento e di riposo allo scopo di ridare ad un materiale tanto costoso e delicato, quale era quello della flotta, la sua completa efficienza. * * H* Lorizzonte politico europeo con lo scoppio della guerra balcanica assumeva un aspetto quanto mai nebuloso e gravido di avvenimenti. Gli interessi nazionali, minacciati da continui pericoli nella delicata situazione che si andava svi luppando in Europa, richiesero di nuovo l opera della marina, che fu in tale maniera ancora chia mata a vigilare e a svolgere dalla fine del 1912 allo scoppio della guerra europea una notevole at tivit, e questa a detrimento dell indispensabile periodo di riposo di cui abbiamo indicato pi 60- pra la necessit. quanto mai interessante lesame, sia pure breve, degli avvenimenti a cui presero parte le nostre navi da guerra, in seguito alla situazione politica creatasi nell Oriente europeo alla fine del 1912. 13. 13 Il racconto dei fatti svoltisi dall ottobre 1912 al luglio 1914 pu apparentemente esorbitare dallo scopo della presente pubblicazione che si propone dTillustrare lopera della marina italiana nella grande guerra. Ma le operazioni, a cui parteciparono le no stre navi, ebbero un carattere cos affine con lat tivit guerresca, da potere talora essere considerate come un seguito delle operazioni navali della guerra libica ed apparire come i prodromi della grande guerra. Si pu affermare, senza tema di dire inesat tezze, che talune nostre navi da guerra si misero in assetto di combattimento nell ottobre del 1911 e mantennero tale assetto, entrando anche in azione ed eseguendo operazioni guerresche, fino alla con clusione dell armistizio con lAustria. Non si pu non ricordare quasi con commo zione il nome di talune di queste navi, oggi de molite, che portarono in tutto il Mediterraneo fie ramente spiegata la bandiera della Patria, prime sempre ad essere inviate ove era necessario affer mare la volont della giovane nazione italiana, de cisa a riprendere nelle grandi competizioni marit time il posto che la natura e la storia le avevano as segnato. ' Tale attivit fu sovente esplicata a prezzo di gravi sacrifizi da parte di comandanti, ufficiali ed equipaggi che fecero miracoli di abnegazione e di abilit per supplire alle deficienze del materiale, 14. 14 derivate dall assoluta impossibilit di concedere turni di lavoro, ricambi di macchinari, rettifiche alle artiglierie, riparazione degli scafi. Il compito cos gravoso fu spesso sopportato da talune unit, la cui perdita o il cui logoro avreb bero meno diminuita la potenza navale della ma rina, perch pi antiquate e meno efficienti, ma che appunto per tali ragioni pi delle altre avreb bero dovuto ricevere una destinazione tranquilla nella flotta di riserva, e trascorrere gli ultimi anni della loro vita in un giusto riposo nella quiete delle darsene militari. Come non ricordare i nomi gloriosi della R. N. Saint Bon, dellAgordat, del Piemonte, tanto per citare qualcuna delle unit che pi sovente ritro veremo nelle pagine di questo volume? La breve narrazione cronologica degli avveni menti a cui partecip la marina dal 1912 al 1915, varr meglio di qualsiasi commento ad illustrare e a far comprendere l importanza di tale intervento. * # * I preliminari di pace con la Turchia erano stati firmati a Losanna il 15 ottobre 1912. Non erano trascorsi che 20 giorni da tale data, allorch la Turchia apriva gli stretti alle navi da guerra neutrali, in seguito alla pressione esercitata dai rappresentanti diplomatici delle varie nazioni, di fronte al pericolo di gravi torbidi a Costantino 15. 15 poli, provocati dal timore che l esercito turco scon fitto dagli eserciti bulgari si riversasse in rotta di sordinata sulla citt. L Italia provvide all immediato invio della co razzata Emanuele Filiberto, appartenente alla se conda squadra dislocata ancora in Egeo, e che, no nostante la necessit di svolgere i lavori annuali, non aveva ancora potuto essere rimpatriata. Il mattino del 9 novembre 1 Emanuele Fili berto dava fondo allancora nel Bosforo. La situazione politica pu essere chiaramente compresa da alcuni brani del rapporto che il co mandante di detta nave, capitano di vascello Mo rino, invi a Roma subito dopo larrivo e che qui in parte riproduciamo : Non appena espletate le prime formalit, dopo avere preso la fonda, iniziai le visite di dovere e mi recai anzitutto sulla nave francese Lon Gam betta a visitarvi il contrammiraglio Dartige du Four- net che ha assunto la direzione dellazione collet tiva delle navi estere per la protezione degli Eu ropei qui residenti. Nel pomeriggio dello stesso giorno mi recai a far visita a S. E. l ambasciatore di Germania, che per il ritardato arrivo del nostro incaricato daf fari, conte Manzoni, conservava tuttora le funzioni del rappresentante dell Italia, ed egli mi sinte tizz la situazione accennandomi che il Gran Visir aveva dichiarato non essere da escludersi che tutto il mondo mussulmano qui residente cio una po 16. 16 polazione di 650.000 persone stretto dal nemico e perduta ogni via di scampo, prima di abbando nare la costa d Europa per rifugiarsi in Asia, avrebbe forse sotto il cieco furore del fanatismo riversato il suo odio sulla popolazione cristiana (300.000 persone) non esitando ad abbandonarsi al saccheggio ed ai massacri.... Intanto la presenza a Costantinopoli delle navi ha indubbiamente portato un senso di sollievo nella popolazione europea e altres in quella turca che temeva disordini dalla plebe facinorosa mussul mana....... Il giorno 11 novembre giungeva a Costantino poli la R. N. Coatit (comandante A. Cerbino). Il giorno 13 si univa alle precedenti unit la R. N. ospedale Re dItalia. Ricordiamo a tale proposito che il Re d Italia suscit l interesse di tutti i medici militari della flotta internazionale che studiarono attentamente le installazioni sanitarie di tale unit. Contemporaneamente la marina italiana met teva a disposizione del comandante superiore della flotta internazionale il piroscafo Luigino Accame con 2000 tonnellate di carbone. Da un successivo rapporto del comandante Mo rino, di cui diamo una riproduzione parziale, cos appare l opera svolta dalle forze internazionali: __ il mattino del 18 novembre 1912 alle ore 5 tutte le navi misero a terra i loro reparti di mr sinai. Il Filiberto sbarc una compagnia comandata da 17. - 1 7 - un tenente di vascello ed una mitragliera, con un totale di 5 ufficiali e 159 uomini, e il Coatit sbarc un plotone di 40 uomini comandato da un sot totenente di vascello. Le forze da sbarco del Fili berto furono accentrate in parte nelle scuole ita liane ed in parte nell ospedale italiano. Quelle del Coatit, il cui compito si restringeva alla protezione dell ambasciata e del consolato d Italia, furono ac cantonate in questi stessi edifici. In totale le navi estere hanno complessiva mente sbarcato 2639 uomini e la determinazione di procedere allo sbarco di questa notevole forza fu adottata in una riunione degli ambasciatori, il giorno 17 corr., non gi perch lordine pubblico minacciasse di essere turbato, bens per una mi sura precauzionale onde alloocorirenza i contin genti esteri si trovassero gi nei settori loro asse gnati senza doverli raggiungere precipitosamente ad improvviso segnale.... Il giorno 19 segnalato l arrivo della nave au- siliaria Bosnia (comandante capitano di corvetta Vaccaneo), che recava S. E. il marchese Garroni, nostro ambasciatore, e il giorno successivo giunse anche la corazzata B. Brin (comandante capitano di vascello Arturo Resio), in modo che le nostre forze navali comprendevano due corazzate, un esplora tore, una nave ospedale e due navi ausiliarie. Il reparto da sbarco italiano, che prese parte alla oc; azione di Costantinopoli, fu in totale di 400 uomini circa con 2 mitragliere. 2 La marina italiana, ecc., Voi. I. 18. 18 Il comando superiore delle forze italiane era stato assunto dal capitano, di vascello A. Resio, co mandante della R. N. B. Brin. * * * Contemporaneamente agli avvenimenti in Le vante, si creava una nuova delicata situazione in Albania, tale da richiamare subito l attenzione dei governi di Roma e di Vienna solidali circa las setto politico albanese per accordi esistenti fin dal 1898. La minaccia greca e serba contro lAlbania, indusse l Italia, daccordo con lAustria, a inco raggiare la costituzione di uno stato albanese, la cui indipendenza fu proclamata il 12 novembre 1912 da un governo provvisorio presieduto da Ismail Kemal IBey. Pochi giorni dopo Turchia, Serbia e Montene gro, concludevano un armistizio, che per non fu seguito dalla pace, ed a cui la Grecia rifiut di par tecipare per avere mano libera nelle occupazioni territoriali nell Epiro settentrionale, che costituiva una delle sue ben note aspirazioni. Infatti il 3 dicembre VAgenzia Stefani diramava il seguente comunicato : Due cannoniere greche hanno bombardato la citt di Valona che non fortificata. U no shrapnel scoppiato fra il consolato ita liano e quello austro-ungarico. 19. 19 Ismail Kemal Bey, visto il panico della po polazione, ha inviato a bordo dei parlamentari, ai quali il comandante greco ha risposto di avere or dine di bloccare la costa albanese quale territorio turco e perci ha detto di ritenere di avere agito secondo il suo diritto. Disse che la citt doveva ar rendersi alla Grecia che avrebbe trattato fraterna mente gli albanesi. ribelli che furono disperse ed ebbero diversi morti ; anche la torpediniera fu ripetutamente fatta segno al fuoco di fucileria. Il generale comandante del presidio di Tobruk a mezzo del comando superiore in Cirenaica ri volse al comando della torpediniera un encomio : Per r intelligente ed efficace concorso prestato in tale circostanza non solo col sorvegliare il fianco destro verso il mare, ma anche con l intervenire coirartiglieria a protezione di tale fianco minac ciato da pattuglie nemiche che tentavano laccer chiamento . Nello stesso giorno, 26 tnarzo, la torpediniera Orione (comandante tenente di vascello Leda) svolgeva un azione simile in appoggio delle truppe uscite da [Bengasi, battendo con le artiglierie il fianco del nemico trincerato nell oasi di Gariunes. Prese parte a tale azione anche la torpediniera 48 T (comandante capo timoniere G. Di Paola) con la sua mitragliera. La.R. N. Tobruk, intanto, si era recata a Tol metta per proseguire i rilievi e scandagli iniziati dal Bausan per la progettata azione di sbarco ed anche la R. N. Misurata si rec a Tolmetta per lo stesso scopo.. I lavori furono portati a compimento malgrado un vivo fuoco di fucileria, che conferm l intenzione dei ribelli di opporre resistenza alla nostra vanzata sul Merg. E cosi per la fine di marzo i rilievi della spiaggia di Tolmetta erano pronti. 82. 83 Il corpo eli occupazione al comando del gene rale Tassoni era stato stabilito nella seguente mi sura: cinque battaglioni di alpini, due di ascari e due di fanteria, tre batterie da montagna, due da posizione e tutti i relativi reparti del genio e i servizi ausiliari. Tale corpo, completamente equipaggiato per operazioni in montagna, aveva una notevole quan tit di quadrupedi, che raggiungevano la cifra di 2500 capi. Un primo scaglione, composto di due batta glioni alpini e due di ascari e per il quale occor sero quattro piroscafi, doveva prendere terra per costituire la testa di sbarco, preceduto per dal battaglione da sbarco delle navi e dal reparto spiaggia. Le forze navali erano composte dalla 1 divi sione della l a squadra, al comando dello stesso co mandante in capo, vice ammiraglio Viale, che prese la direzione generale delle operazioni ma rittime e dello stesso sbarco. Oltre alle corazzate della l a squadra RR. NN. Elena (ammiraglia), Roma, Vittorio Emanuele, erano state messe a disposizione dell ammiraglio Viale le seguenti unit : Bausan, Etruria, Aquilo ne, Turbine, Dardo, Alcione, Albatros, Orsa, Orione ed unit minori: Misurata, Tobruk, Verde. Per il convoglio furono requisiti in Italia undici piroscafi, su ciascuno dei quali prese imbarco un comandante militare con personale della R. Ma 83. 84 rina ; i piroscafi precedettero la l a squadra nei porti della Cirenaica per iniziare 1 imbarco delle truppe. Essi erano i seguenti : Lazio, Cavour, Bologna, Rio Amazonas, Solferino, Valparaiso, Caterina Ac came, Albaro, Minas, Cornigliano, Titanio. Fu in fine messa a disposizione nella forza navale anche la nave ospedale Regina d Italia1. Complessivamente la R. Marina contribu a tale operazione con un totale notevole di 27 unit. Il 30 marzo la l a divisione lasci Messina e fece rotta per Bengasi. Prima di giungere a Bengasi la R. N. Roma si distacc dalla formazione e diresse per Derna. Il corpo di spedizione era stato approntato in tre nuclei e precisamente a Bengasi, a Derna e a Tobruk. I piroscafi erano pertanto suddivisi in questi tre porti e le operazioni d imbarco si svolsero sotto la direzione dei comandanti delle navi mag giori dislocate nei vari porti. La spedizione fu poi suddivisa in quattro con vogli cos composti : T e s t a d i s b a r c o ( p r o v e n i e n t e d a D e r n a ) : R. N. Roma; piroscafi Lazio, Cavour, Bologna. T e s t a d i s b a r c o ( p r o v e n i e n t e d a B e n g a s i ) : R. N. Vittorio Emanuele; (piroscafo Rio Amaz- zonas. 1 I nomi dei comandanti delle unit risultano dal documento in appendice (n. 14). 84. 85 1 C o r p o d i s p e d i z i o n e ( p r o v e n i e n t e d a D e r n a ) : R. N. Etruria; piroscafi Solferino, Valparai so, Caterina Accame, Minas. 2 C o r p o d i s p e d i z i o n e ( p r o v e n i e n t e d a B e n g a s i ) : C . T. Aquilone; piroscafi Cornigliano, Ti tania. L imbarco delle truppe fu reso, specialmente a Bengasi, difficile per le condizioni del mare e ri chiese vari giorni. Compiuto 1*imbarco, il grosso della spedizione si riun nella rada di Tobruk, sia per attendere in un buon ridosso il momento propizio per svolgere l operazione, sia per ingannare i ribelli circa il punto prescelto facendo supporre che lo scopo del loperazione fosse uno sbarco nel golfo di Bomba. Per il mattino del giorno 8 tutta la spedizione era pronta e imbarcata e tutte le navi da guerra e ausiliarie erano concentrate nell ampia rada di Tobruk che offriva uno spettacolo notevole dim ponenza e di forza. La narrazione migliore della spedizione e delle difficolt incontrate quella contenuta nei rapporti dell ammiraglio Viale e del generale Tassoni co mandante delle truppe. I vari brani dei due rapporti, interessanti e vivaci nella descrizione, si integrano e si comple tano, e pertanto ne riportiamo le parti che possono dare al lettore la sensazione pi veritiera dei fatti. Rapporto Viale. c r i i m a t t i n o d e l 7 a p r i l e s i l e v v e n t o d a m a e s t r a l e ; n e l p o m e r i g g i o i l m a r e 85. 86 aument in modo molto sensibile, mettendo a mal partito i galleggianti che trasportavano l ultima parte dei carichi di materiale e sul fare della sera le comunicazioni con la terra non erano pi possi bili. Siccome le apparenze del tempo non accen navano in nessun modo a migliorare e siccome l ancoraggio di Derna era eccessivamente ingombro di piroscafi carichi di truppe, di navi e di torpe diniere, che male si tenevano alla fonda, ordinai successivamente, prima alle siluranti e poi ai pi roscafi, di salpare e di raggiungere il mattino ap presso lancoraggio di Tobruk. Diressi anche con la Regina Elena per quella localit e stabilii che la Roma partisse dopo tutti i piroscafi. Il mattino successivo (8 aprile) le RR. Navi ed i piroscafi erano tenuti riuniti nella rada di To bruk secondo un grafico di ancoraggio in antece denza stabilito. Ordinai alla Regina Elena ed alla Roma di completarsi al ipi presto di carbone . Rapporto Tassoni. Il giorno successivo 9, accennando il mare a migliorare, l ammiraglio de cise per 1 imbrunire la partenza da Tobruk; frat tanto nel pomeriggio, per facilitare le operazioni tra il comando della squadra e quello delle trup pe, trasbordavo, portando al mio seguito il capi tano Teliini, dal piroscafo Cavour sulla nave ammi raglia Regina Elena. Alle ore 18, tra gli urr degli equipaggi, cui 86. 87 rispondevano le festose grida dei soldati, il con voglio salp dal golfo di Tobruk, dirigendosi in alto mare . Rapporto Viale. P oco prima del tramon to il convoglio guidato dalla Roma lasciava l an coraggio dirigendo verso il largo, simulando di fare rotta verso la costa di levante; pi tardi, al cader della notte, salp anche la Regina Elena, e non rimasero allancoraggio che le navi del secondo convoglio e le siluranti destinate a raggiungere di rettamente il primo convoglio nel punto stabilito. La navigazione si inizi sotto i migliori au spici: spirava una leggera brezza da W.S.W. ed il mare era appena leggermente mosso dalla stessa direzione. Pi tardi, all altezza di Derna, il vento and lentamente rinfrescando. Il giorno 10 il mare ed il vento andarono al quanto aumentando, sempre dalle direzioni pros sime a quelle di ponente e subirono successiva mente degli alti e dei bassi che non mi permisero assolutamente di fare previsioni anche appros simate. Il Vittorio Emanuele, che proveniva da Ben- gasi con l altro gruppo del primo convoglio, il Bausan che era in rotta per l ancoraggio, la Etruria che era partita da Tobruk con i piroscafi del se condo convoglio, non mi davano sullo stato del tempo informazioni allarmanti e siccome daltra parte io avevo preveduto, nelle istruzioni emanate 87. 88 in precedenza, anche la possibilit di non poter andare allancoraggio, oppure di dover nuova mente salpare appena giunto alla fonda, stabilii di riunire il convoglio e di proseguire risolutamente per Tolmetta secondo il piano prestabilito, nella intesa di prendere poi quelle decisioni che sareb bero state consigliate dalle circostanze. Il convoglio si riun allora prestabilita ed al cader della notte era in rotta per il punto di an coraggio. Alle 22,30 le navi ed i piroscafi erano al lancoraggio; la Regina Elena al centro, in corri spondenza del Marabutto. Furono subito messi in mare ed approntati i mezzi di sbarco; si inizi quindi l imbarco delle truppe nei galleggianti e si effettu con la maggior possibile oculatezza qualche movimento di imbar cazioni per riunire secondo il desiderio del Co mandante della spedizione, i vari reparti organici. P oco prima dell alba le forze da sbarco della Regina Elena, della Roma e della Vittorio Ema nuele erano pronte in prossimit della nave ammi raglia e tutte le truppe destinate a costituire la testa di sbarco erano pronte nelle imbarcazioni a prendere terra. Nelle prime ore del taattino giunsero il se condo convoglio e la nave ospedale Regina dItalia; tutti questi piroscafi presero il loro posto di anco raggio senza nessun inconveniente . Rapporto Tassoni. Dalle navi intanto si 88. 89 osservavano sulla costa grandi fuochi; erano gli indigeni che sorpresi dall improvviso nostro ap parire si chiamavano a raccolta e riunivano be stiame e tende per salvarsi verso l interno del paese . Rapporto Viale. Verso le 4 e 1/4, ai pri mi chiarori si riconobbe perfettamente la costa. Il terreno prospiciente alla spiaggia appariva pia neggiante per la profondit di un chilometro al- l incirca, si elevava quindi in alture di altezza va riabile fra i 200 e i 400 metri e presentava ovun que caratteri coperti ed insidiosi, perch cosparso di cespugli, di muretti e di rovine. In prossimit del Marabutto, ove doveva effettuarsi lo sbarco, esisteva anche un piccolo e fitto giardino. La spiaggia appariva sicura e di facile ap prodo. Non si delineava nessun indizio di presenza di armati, ma non era possibile stabilire in modo sicuro se tra i numerosi appigli tattici esistenti nelle adiacenze fosse stata oppure no organizzata una qualsiasi difesa, diretta ad impedire o a mo lestare le nostre operazioni. Alile 4 e mezza le nostre forze da sbarco diressero verso la spiaggia, ed i marinai, con lo slancio consueto, presero ter ra, si distesero in catena ed avanzarono a rapidi sbalzi, riconoscendo ed esplorando intorno ai ce spugli, ai muretti e nelle pieghe del terreno. P oco dopo presero terra i gruppi spiaggia delle navi, seguirono le prime truppe del R. Esercito e 89. 90 lo stesso comandante del corpo di spedizione, ge nerale Tassoni. Rapporto Tassoni. Punti sicuri di riferi mento a terra erano il Marabutto di Sidi Abdal- lah cui sovrastava un alta palma, lunica della lo calit, e il Mausoleo, imponente rovina che il sole nascente illuminava di luce rossigna, tre chilometri circa ad oriente del primo. Regolandosi su questi le prime imbarcazioni guadagnarono la costa ai punti prescelti, dove furono subito issati i segnali convenuti ed iniziata la costruzione di pontili di circostanza ; a breve distanza seguirono le imbarca zioni cogli alpini e ascari della testa di sbarco che cominciarono a prendere terra alle 6,15. Subito dopo anch io, cogli ufficiali al segui to, scendevo su una barca a vapore della Regina Elena che si diresse verso la costa. Ma intanto il mare, anzich abbonacciare, cominciava ad ingros sare ed a non pi di 50 metri dalla riva, forse per una barra di sabbia nel fondo, l onda si rial zava formando frangente s violento che la barca a vapore non pot procedere oltre. Fu necessario chiamare una imbarcazione a remi e trasbordare sul posto ; si pot cos giungere penosamente a una ventina di metri dalla terra, che guadagnammo por tati a spalle dai marinai. Ma ben maggiori difficolt incontravano le imbarcazioni cariche di truppe: presso il punto di sbarco occidentale un pontone carico di ascari aveva urtato violentemente contro la riva spezzandosi 90. 91 nelle sue due parti, e molti ascari caddero in mare riuscendo per tutti a salvarsi. Rapporto Viale. Il mare intanto, senza alcun preavviso di vento, andava lentamente gon fiandosi e prima ancora di dar tempo di prendere un qualche provvedimento, rompendosi in piccoli frangenti ad una distanza di una cinquantina di metri circa dalla costa, mise in evidenza l esistenza di dune e banchi sabbiosi, che avrebbero seriamente compromessa la sicurezza del traffico di numerosi galleggianti. Ordinai di sospendere lo sbarco. Disgraziatamente per altro una maona del piroscafo Lazio, carica di 4 pezzi da montagna e di cassette di munizioni, tallondando su di uno di quei banchi sabbiosi aveva imbarcato acqua, rotto la cima del rimorchio ed era andata a picco di piatto causando la morte di 16 soldati e di un ca pitano di artiglieria. Il dolorosissimo incidente non pot essere evitato malgrado lo slancio di tutti i marinai accorsi. Rapporto Tassoni. Erano in questo mo mento a terra, col comando della divisione, circa 300 marinai, e frammenti di compagnie di ascari e alpini, un totale di 6 o 7 compagnie incomplete e prive di comandanti o di elementi essenziali, in una situazione quanto mai oscura, tagliate da ogni rifornimento o rinforzo, e mentre cominciava ad echeggiare sulle alture qualche colpo di fucile, gravava ancora sull animo di ognuno il dolore per tanti compagni miseramente perduti; ma nessuno 91. si lasci vincere dallo scoraggiamento e tutti atte sero colla maggior alacrit ai compiti che il grave momento esigeva . Rapporto Viale. Ordinai che tutti i gal leggianti facessero ritorno ai rispettivi piroscafi, in viai ufficiali a riconoscere la costa ed a cercare il piccolo ridosso indicato dal portolano, ed autoriz zai il comandante delle forze da sbarco ad ese guire, allo stesso scopo, per via di terra, delle ri- cognizioni lungo la costa. Il piccolo ridosso venne infatti trovato a circa 4 chilometri dal punto ove si era iniziato lo sbarco ed appar adattissimo alle operazioni di atterrag gio, per quanto di capacit molto limitata. Le operazioni di sbarco furono intensiva mente attivate in questo unico punto della costa; ed alle 11 antimeridiane il traffico con la terra era nuovamente ripreso. Disposi allora che i vari piroscafi successiva mente si spostassero verso levante e si avvicinas sero cos al punto di sbarco, lasciando le navi da guerra dislocate in modo da proteggere convenien temente la testa di sbarco da tutte le provenienze di una eventuale offesa nemica . Rapporto Tassoni. Per superare la crisi e dare un primo assetto alla testa di sbarco, e poich il comandante della brigata alpini, generale Etna, che doveva assumere il comando della testa di sbarco non aveva neppure esso potuto prendere terra, assumevo direttamente il comando delle po 92 92. O s che truppe sbarcate e ordinavo intanto (ore 10,20) che gli elementi del gruppo Tedeschi (battaglione bvrea e V ili ascari) si disponessero a S.O. del Ma rabutto fino al mare, quelli del gruppo Borzini il colonnello era ancora imbarcato e lo sostituiva il maggiore Solari (IV ascari e reparti del batta glione Mondov) si mantenessero a S.E. del Ma rabutto, quelli del gruppo Dalmasso (battaglione Fenestrelle e V ili ascari) occupassero i pressi del Marabutto e che infine il battaglione da sbarco della R. Marina colmasse il vano fra questi ultimi due nuclei . Rapporto Viale. G li sbarchi vennero ri presi e seguitarono per tutta la giornata in modo abbastanza intensivo, di guisa che, per la sera, si poterono mettere a terra tulle le truppe dei quat tro battaglioni destinati a costituire la testa di sbarco . Rapporto Tassoni. Intanto piccole avvisa glie avvenivano fra le pattuglie di ricognizione e beduini armati che vigilavano le vallate, mentre altri gruppi di armati erano segnalati verso Benet; continuavano nel piccolo porto gli sbarchi, spinti colla maggiore attivit, tanto che a sera gran parte delle truppe della testa di sbarco erano a terra (3500 uomini circa), senza quadrupedi, senza ba gaglio, con sole dotazioni individuali di viveri e munizioni, coi reparti frammischiati, in terreno sconosciuto e nelloscurit subito caduta. Cosi fu passata la notte dall l l al 12, tra il frequente ere- 93. 94 pitare della fucileria agli avamposti; alcuni proietti avversari passarono sopra le tende del comando. Grosse pattuglie di alpini ed ascari coman date da ufficiali furono inviate verso le alture per ricacciare gruppi di ribelli che, sparando dallalto, molestavano i nostri accampamenti; una di queste riusc ad aggirare un gruppo pi degli altri audace, uccidendo una diecina di beduini e un sottufficiale bengasino al servizio dei turchi, certo Mussa Ben Al . Rapporto Viale. N ei tre giorni seguenti le operazioni di sbarco delle truppe, dei numerosi quadrupedi di cui il corpo di spedizione era prov veduto e dei vari materiali, vennero continuate nel modo pi sollecito consentito dalla limitata capa cit del punto di approdo e dalle cattive condizioni del mare, sempre mosso da maestro; non fu pos sibile, sempre a causa del mare, stabilire altri punti di atterraggio sulla spiaggia nelle adiacenze. Il mattino del 12 alle 7, salutata dalle salve delle navi presenti, veniva issata la bandiera na zionale sopra il Mausoleo, dove si era stabilito il quartiere generale. Rapporto Tassoni. Dalle informazoni rac colte sull avversario si sapeva che questi aveva formato un campo con circa un migliaio di armati alla testata del Vallone Sciaaba nella localit di Sag el Harash e si disponeva ad opporsi alla nostra avanzata, sperando di ricacciarci verso il mare; 94. 95 anima di questo aggruppamento di ribelli era Sidi Omar, capo Zauia di Merg. La notte dal 12 al 13 pass relativamente tran quilla, ma il mattino, essendosi fatti pi audaci e pi molesti i posti avanzati dell avversario allo sbocco della Sciaaba, il tenente colonnello Tedeschi dal Marabutto mandava una prima pattuglia di 18 alpini e ascari al comand del sottotenente Mac cario, e quindi un altra della 4a compagnia del- rVIII eritreo per ricacciarli; contro lavversario che andava aumentando, apri il fuoco anche la 19l batteria e successivamente, regolandosi sugli scoppi di quest ultima, spar anche lartiglieria delle naviIntanto il generale Etna aveva inviato pili al largo un buluc della 3a compagnia dellVIII eri treo, il quale appena cessato il tiro dell artiglieria, con magnifico ardire ed accorgimento, risal le al ture boscose, in modo da aggirare l avversario sul quale si gett poi con impeto irruente, facendone strage a colpi di baionetta; lavversario lasci sul posto 20 m orti2; noi avemmo 3 ascari morti (tra cui il bravo IBuluc-basoi Aberrai Rapt) e 8 feriti 6 dei quali abbastanza gravi. Risultato dell ener 1 In una lettera diretta allammiraglio Viale dal generale Tas soni il giorno 13, cos si esprime questultimo in una postilla scritta di suo pugno : A quanto mi consta il tiro delle navi di slamane fu aggiustatissimo e azzecc giusto. Ringrazio.... . 2 Si seppe poi che su cento uomini il nemico aveva avuto 40 morti e 30 feriti. 95. 96 gica azione fu che per tutto il pomeriggio regn ovunque la massima tranquillit. Rapporto Viale. Il mattino del 13, le con dizioni del tempo e del mare andarono peggio rando sensibilmente; il vento ed il mare sempre da maestro, obbligarono verso le 11,30 ad inter rompere lo sbarco che fu ripreso faticosamente nel pomeriggio verso le 14. Rimandai la torpediniera 48 T a Bengasi. Il successivo giorno 14, verso il mezzogiorno, le operazioni furono per nuovamente interrotte a causa di una violenta mareggiata da scirocco, che imped qualunque traffico fino al pomeriggio del giorno 16. Non tutti i piroscafi poterono in tempo alzare le imbarcazioni di cui erano provveduti, di guisa che, durante la mareggiata, furono asportati e get tati sulla costa vari zatteroni ed altri galleggianti . Rapportoi Tassoni. Il mare ingrossava per vento da tramontana-maestro; nell entrare in por to una maona trasportante uomini e tutti i ma teriali del 10 ospedaletto da campo ebbe la bar betta di rimorchio spezzata e si capovolse. Solo con grande stento e lavoro poterono essere salvati gli uomini e anche il materiale ricuperato, ma con danni non lievi. L ira sorda del mare ricomnciava cos a contrariarci, ad osteggiare in ogni guisa il nostro estenuante lavoro, tanto che si dovette interrom pere ogni operazione dalle 10 fin verso le 15, 96. 91 quando gli sbarchi furono ripresi con grandi diffi colt. A sera con sforzi indicibili si pot avere a terra parte delle salmerie degli ascari, quelle del battaglione Ivrea e gran parte del battaglione del 30 fanteria; viveri scarsi, nessuna stazione radio e quindi comunicazioni incerte e difficili colle navi e col comando di Bengasi. La situazione mi per metteva per di rinviare a bordo il battaglione di marinai che, nei tre giorni che furono a terra, in un impiego che non era loro abituale, avevano data magnifica prova di ardire, resistenza alle pri vazioni, ai disagi, entusiasmo; il capitano di fre gata Giovannini Giovanni li aveva ottimamente impiegati e comandati. Pochi elementi sbarcarono perci nella gior nata e fra essi una stazione radio someggiata, ma teriale della sezione sanit e del 9 ospedaletto ; mi mancavano a terra 1100 uomini e 900 quadru pedi per avere il minimo indispensabile per lavan zata; scarsi i viveri e lacqua. Rapporto Viale. L o sbarco fu cos fa ticosamente proseguito nei giorni successivi; si ebbe, vero, a deplorare pi di un inconveniente perch alcuni galleggianti vennero gettati sulla co sta o sugli scogli, inconvenienti che per lo zelo e per l indiscussa capacit del nostro ottimo perso nale non recarono alcun danno alle cose ed alle persone, ma io provavo, alla fine del giorno 18, la grande soddisfazione di aver potuto provvedere il corpo di spedizione, malgrado la continua per- 7 La marina italiana, ecc., Voi. I. 97. sstente inclemenza del tempo, di tutto il neces sario per vivere e per combattere. Rapporto Tassoni. Finalmente il giorno 18, permanendo le discrete condizioni del mare e lavorando febbrilmente anche nella notte, si pote rono sbarcare la sezione sanit, la colonna muni zioni e, mettendo a contributo tutte le energie, anche 1 intera 15a batteria da montagna, giunta in giornata da Bengasi; di questa taluni elementi pre sero terra la mattina del 19, appena in tempo per unirsi alla colonna gi in marcia verso il Merg. Terminava cos il laboriosissimo sbarco du rato ben otto giorni, mentre in condizioni normali otto ore sarebbero state sufficienti a mettere a terra almeno la parte essenziale del corpo di spedizione. Le condizioni del tempo quasi sempre sfavo revoli e la speciale configurazione della costa crea rono ogni sorta di difficolt, che furono vinte sol tanto colla costanza e collabnegazione di tutti. iRapporto Viale. La sera del 18 lo sbarco del grosso della spedizione era pressoch ultimato e non rimanevano sui piroscafi che i materiali, in quantit considerevole, nonch i viveri per un mese all incirca. Il generale Tassoni stabil allora per il mat tino del giorno 19 lavanzata generale sul Merg e mi comunic il suo piano di azione con la ri chiesta di opportuni accordi per leventuale ap poggio delle artiglierie navali. Tutte le truppe, ad eccezione soltanto di 6 98. 99 compagnie di fanteria destinate alla protezione della base, dovevano prendere parte allavanzata su tre colonne distinte destinate a procedere sul Merg lungo i ciglioni dominanti tre vie adiacenti di accesso verso l interno. Non si avevano icarte dettagliate della regio ne, non si conoscevano le quote esatte delle alture prospicienti e di quelle verso 1 interno; pur tutta via daccordo con il comando della spedizione ed in base ad un rilievo speditivo della zona gi oc cupata, si concret una suddivisione del terreno in quadretti, nell intesa di aggiustare convenien temente il tiro in base alla diretta osservazione degli scarti da indicarsi alle navi per mezzo di semplici segnalazioni. Il mattino del 19, sotto una pioggia battente ed ininterrotta, si inizi l avanzata generale. Le nostre truppe, malgrado 1 inclemenza del tempo, che per la prima volta si era messo alla pioggia, salirono sollecitamente sulle alture nelle tre direzioni in cui dovevano svolgersi le opera zioni; al principio furono molestate da gruppi di armati subito dispersi dal tiro della Regina Ele na, che fece fuoco in base alle richieste ed alle segnalazioni da terra. Alle 11 tutte le lunghe file di quadrupedi che seguivano il grosso della colonna centrale erano scomparse dietro alle colline prospicienti alla co sta ed il mattino dopo un telegramma del generale Tassoni portava a noi la lieta notizia che il corpo 99. 100 di operazioni, in una sola tappa e dopo una mar cia contrastata da una pioggia continuata per ben 4 ore, raggiungeva ed occupava felicemente il Merg, avendo incontrato poca resistenza nel primo tratto del suo cammino . Dopo uno scontro vittorioso nel giorno succes sivo il Merg fu definitivamente occupato, mentre i ribelli, lasciando sul campo numerosi morti, si ritiravano precipitosamente verso il Sud. Lepilogo della difficoltosa impresa riassunto dai seguenti telegrammi : Telegramma del 24-4-13 del generale Briccola a S. E. J ammiraglio Viale. 720 - Ministero Colonie telegrafa: Esprima ammiraglio Viale generale Tassoni le vive felicitazioni del Governo per le operazioni che hanno condotto alla felice occupazione di Tol- metta e di Merg. Prego comunicare generale Tas soni. Telegramma di S. E. Leonardi Cattolica al l ammiraglio Viale in data 23 aprile 1913. 779 - Ammiraglio Viale nave Vittorio Ema nuele. 10442 - Sono lieto esprimere V. E. mio vivo compiacimento per operazioni felicemente com piute nonostante gravi difficolt di tempo e di luogo . Telegramma del generale Briccola allammira glio Viale in data 25 aprile 1913 : 100. 101 8X6 - Ammiraglio Viale - Nave Vittorio. 780 - Mi grato esprimere a V. E. mia pro fonda riconoscenza per validissima fraterna coo perazione prestata per operazioni sbarco 4* di visione . Abbiamo voluto dare ampio svolgimento alla narrazione dello sbarco di Tolmetta, perch tale operazione stata, dal punto di vista militare na vale, un esempio classico di sbarco su costa aperta di un grosso corpo di spedizione effettuato in pre senza del nemico. Durante la stessa guerra italo-turca non si era verificato forse un fatto cos importante e pieno di difficolt tecniche, come quelle sorte per le con dizioni meteorologiche incontrate a Tolmetta. Nelle stesse relazioni dei dirigenti delle operazioni si legge che tale sbarco non aveva precedenti nella marina italiana, in quanto le operazioni militari avvenute nel corso della guerra italo-turca avevano condotto ad eseguire sbarchi in localit ove pi o meno si era avuto sempre la possibilit di trovare un porto o almeno un discreto ridosso. L attento studio dell operazione di Tolmetta fu ricco di insegnamenti per tutti coloro che vi parte ciparono e pu essere tuttora interessante per il lettore. Vedremo in seguito nella narrazione dello svol gimento della guerra italo-austriaca come lespe rienza acquistata in Libia fu preziosa, giacch im 101. 102 pedi alla marina italiana di lasciarsi trascinare dal miraggio di facili successi da ottenersi con opera zioni di sbarco su coste nemiche, ci che invece fu fatto da altre marine durante la guerra con gravi insuccessi. * * * Tra i giorni 22 e 23 aprile la divisione dellam miraglio Viale lasci Tolmetta, essendo ormai su perflua la sua permanenza in quelle acque, e, rifornitasi di carbone a Tobruk, prosegu per 1 Egeo. Rimase a Tolmetta il Bausan per assicurare le comunicazioni e proteggere la base col costituita. Le torpediniere di stazione in Cirenaica conti nuarono la loro crociera di vigilanza contro il con trabbando, crociere non sempre prive di incidenti. Infatti il 19 maggio la torpediniera Alcione (comandante capitano di corvetta G. Milanesi), che aveva dovuto avvicinarsi a circa 800 metri dalla costa per svolgere una missione presso Solum, in una localit ove si era gi recata altre volte indi- sturbata, fu improvvisamente fatta segno a fuoco intenso di numerosi ribelli nascosti nellabitato. Subito da bordo, mentre la torpediniera si al lontanava per mettersi fuori portata del tiro della fucileria, fu iniziato il fuoco di artigliera che di strusse gli abitati da cui era partita loffesa. Fortunatamente, nonostante l intensa fucileria avversaria non si ebbero a lamentare feriti. 102. 103 Tale fatto, per se stesso poco importante, era tuttavia un indizio certo, insieme con altri, di una ripresa di attivit da parte dei ribelli arabo turchi, e pertanto al ciclo di operazioni militari per la conquista dell altopiano cirenaico, iniziatosi con l occupazione del Merg, fu necessario dare un ulteriore sviluppo. Il corpo di spedizione del generale Tassoni do veva dal Merg cercare di riunirsi con i presidi di Derna e Bengasi, ma le difficolt incontrate re sero manifesta la convenienza di costituire una base intermedia tra Tolmetta e Derna, per sbar carvi altri reparti in appoggio alle forze della di visione Tassoni che puntava su Cirene. La localit prescelta fu Marsa Susa, l antica Apollonia. Anche per questo ciclo di operazioni impor tanti svoltesi tra il maggio ed il luglio 1913 fu richiesta la cooperazione di reparti notevoli della flotta, non essendo sufficienti le sole unit di sta zione in Libia, e fu prescelta a tale scopo la di visione delle navi scuola, che nel maggio si tro vava in Tirreno, composta dalla R. N. Re Umberto (nave ammiraglia - contrammiraglio Cerri). R. N. Sicilia e R. N. Carlo Alberto (documento n. 15). La divisione Cerri lasci Napoli il 23 maggio e fece rotta per la Cirenaica, ove nel frattempo, dopo la partenza della divisione Viale, era giunta anche la R. N. Agordat di ritorno dal Levante. L ammiraglio Cerri, appena giunto, assunse il 103. 104 comando superiore navale in Cirenaica, ed in ac cordo con il comando del corpo di operazione ini zi subito le operazioni per loccupazione e la costituzione di una base a Marsa Susa (Apollonia). Sotto la protezione delle navi, che inviarono a terra anche un reparto di marinai con un pezzo da sbarco, fu eseguita loccupazione di Apollonia. Le operazioni iniziate alla fine di maggio pro seguirono regolarmente nei primi di giugno e, ser vendosi dei piroscafi requisiti gi adoperati nella occupazione di Tolmetta, furono sbarcati i contin genti di rinforzo destinati a presidiare Apollonia ed a proteggere il fianco della divisione Tassoni. Intanto questa divisione aveva potuto occupare Cirene ed il personale della R. Marina recatosi col pot eseguire l allacciamento delle stazioni ra dio-telegrafiche di Cirene, Tolmetta e Apollonia. La R. N. Umberto rimase ad Apollonia per or ganizzare definitivamente la base e portare a fine l unione con Cirene. Il personale di detta nave, sbarcato, diede la sua opera, in aiuto al genio mili tare, per aprire la strada da Cirene al mare. In poco pi di 15 giorni tale opera veramente degna delle tradizioni di Roma Imperiale, era portala a compimento, scavando la viva roccia a colpi di mine. Particolare interessante e molto significativo fu il ritrovamento in alcuni punti delle traccio dell antica strada romana che sboccava ad Apollo nia. Cosicch le artiglierie e le colonne di auto 104. 105 carri poterono transitare rapidamente su tale stra da e riunire in poche ore la divisione operante nel l'altipiano con la base sul mare. Ma prima ancora che la strada fosse ultimata, un significativo ordine del giorno del generale Tas soni ci dice quanto notevole sia stato sotto ogni aspetto il contributo dato dai marinai, che di volta in volta con romana tenacia e multiforme attivit seppero trasformarsi, maneggiando con eguale en tusiasmo il cannone ed il remo, il fucile ed il piccone. Cosi troviamo scritto nell ordine del giorno del generale Tassoni : Con vero compiacimento ho appreso che re parti di fanteria, la 9a compagnia minatori ed un drappello di marinai hanno efficacemente concorso al trasporto della batteria Nasi, che in un solo giorno ha potuto superare il primo tratto di strada da Apollonia a Cirene che presenta le maggiori difficolt. E per tanto tributo un encomio ai reparti suddetti, che tanto buon volere hanno dimostrato in tale occasione . Mentre si svolgevano le operazioni descritte nella Cirenaica occidentale, anche nei settori di Derna e Tobruk si verificava una notevole attivit e quindi parte delle forze alle dipendenze del l ammiraglio Cerri furono dislocate per svolgere azioni verso Bomba. In tale localit, da informazioni avute, si ri 105. 106 teneva che stessero dirigendo i contingenti turchi che avevano evacuato il campo di Ettangi presso Derna da noi ripetutamente attaccato. Fu perci dato ordine alla Sicilia di esplorare tale localit e battere le colonne turche coman date da Aziz-Bey, che eventualmente avessero ten tato di raggiungere, passando da Bomba, il confine anglo-egiziano. La R. N. Sicilia lasci Derna la sera del 13 giugno ed allalba del 14 era gi nel golfo di Bom ba, ove pot effettivamente sorprendere la colonna di Aziz-Bey. Contemporaneamente e facendo rotta opposta, perch proveniente da Tobruk, anche la torpedi niera Alcione esplorava la costa, cosi che le truppe e le carovane turche si trovarono nelle prime ore del mattino sotto il fuoco delle due unit che fu intenso ed efficace, particolarmente per effetto dei medi calibri della Sicilia, mentre VAlcione poteva bersagliare da vicino la colonna di quadrupedi. Un altra carovana fu sorpresa il giorno suc cessivo nella stessa localit dalla Sicilia e dispersa dal fuoco. Tale azione naturalmente costringeva i contin genti turchi a cercare scampo verso l inospitale regione dell altopiano e ne rendeva difficile la si tuazione. Nello stesso periodo anche il Piemonte (coman dante capitano di fregata L. Resio) proveniente da Tripoli si riuniva alle unit operanti in Cirenaica. 106. 107 Il giorno 18 di giugno le forze del corpo di occupazione, che presidiavano Derna, eseguirono una nuova azione offensiva contro i ribelli e per garantire da aventuali sorprese Derna, la R. IN. Sicilia invi due compagnie da sbarco che presi diarono la citt in unione alle poche forze del l'esercito non impegnate nell azione in corso. Contemporaneamente la Sicilia e VAlcione pro teggevano dal mare lavanzata delle ali estreme delle colonne operanti. Questa energica offensiva combinata tra le forze dell esercito e le forze navali fece naturalmente sentire il suo effetto allontanando in molti punti i ribelli dalla costa, e rendendo meno pericoloso il cerchio degli arabo-turchi che fino allora preme vano in modo particolare su Derna e Tobruk. Verso la met di giugno il Carlo Alberto aveva potuto essere lasciato libero di riunirsi a Tripoli con le RR. Navi Miseno e Palinuro per proseguire la campagna d istruzione per gli allievi; alla fine di giugno anche la Sicilia lasciava le acque della Cirenaica per rimpatriare. Altre unit rimasero dislocate a Tobruk, ad Apollonia, a Tolmetta ed unit minori continua rono ad eseguire crociere di collegamento e vi gilanza. 107. 108 * * * In conseguenza delle operazioni svolte dalla marina, il generale (Briccola, comandante del corpo di occupazione della Cirenaica, rivolgeva la se guente lettera in data 21 maggio 1913 al comando della divisione navale: Mi grato esprimere alla S. V. a nome mio e delle truppe dipendenti i pi vivi ringraziamenti per lattiva efficace fraterna opera prestata dalle RR. NN. e dagli equipaggi nelle recenti operazioni militari. Voglia V. S. farsi interprete presso le forze navali della Cirenaica di tale sentimento che riaf ferma rinsalda i vincoli di solidariet tra esercito e marina che la campagna libica ha messo in cosi bella luce. Le azioni offensive costiere svolte nei primi sei mesi del 1913 avevano nel complesso migliorata la nostra situazione nella zona costiera; con le avve nute occupazioni di Sirte, di Tolmetta e di Apol lonia, la costa dal confine tunisino a Derna poteva dirsi quasi completamente sotto il nostro controllo. A levante di Derna, invece, data la posizione politica incerta del golfo di Solum e dato anche Porto Bardia e Bomba rimanevano tuttora fuori del nostro controllo, questi approdi rappresenta vano sempre un vantaggio notevole a favore dei ri 108. 109 belli, che purtroppo continuarono ancora per mol ti mesi ad essere riforniti di armi dai contrabban dieri. Questi, con piccoli e veloci velieri dai por ti del sempre irrequieto e malfido levante, riusci vano spesso nottetempo a violare la nostra linea di vigilanza, che, per poter essere perfettamente ef ficiente, avrebbe richiesto un numero di silu ranti assai maggiore di quello di cui potevamo di sporre, sopratutto in vista dei gravi avvenimenti che si maturavano in Europa. Il comando del corpo di occupazione meditava da tempo, a simiglianza di quanto era stato fatto ad Apollonia ed a Tolmetta, di occupare di sor presa il golfo di Bomba. E l operazione non facile stalva per essere ese guita allorch una pericolosa ripresa di attivit dei ribelli, che attaccarono la nostra linea di comu nicazione tra Apollonia e Cirene, ci costrinse ad impegnare nella zona tra Derna e iBengasi gran parte delle forze che lesercito aveva in Cirenaica, e non consent di avere truppe disponibili per ul teriori occupazioni. La torpediniera Arpia (comandante tenente di vascello A. Dilda) e la R. N. Misurata (coman dante tenente di vascello F. Arese) verso i primi di luglio si erano pi volte recate a Solum, per vigilare quanto col succedeva, ed avevano potuto constatare che parte dei contingenti turchi erano concentrati per rimpatriare sotto la protezione delle autorit anglo-egiziane di confine. 109. lio Ma, nonostante il rimpatrio di tali contingenti turchi, l attivit dei ribelli era tuttaltro che dimi nuita e la pressione da essi esercitata contro To bruk cominciava verso la met di luglio a divenire minacciosa, cosicch il presidio di Tobruk decise un azione offensiva contro tale concentramento prima che esso ricevesse altri rinforzi. Il generale Salsa, comandante la divisione che presidiava To bruk, richiese anche in questa occasione l appog gio delle navi, e, poich in tali giorni era giunta in Cirenaica anche la R. N. Emanuele Filiberto (comandante capitano di vascello E. Girosi), que sta insieme col Piemonte (comandante capitano di fregata L. Resio) e colla torpediniera Arpa fu dislocata a Tobruk per partecipare allazione. Il mattino del 18 luglio due brigate composte del presidio di Tobruk e di rinforzi giunti da Derna puntavano decisamente sul campo ribelle, mentre, come nelle precedenti azioni, le navi dal mare ne appoggiavano le ali, precedendole e bat tendo lavversario colle artiglierie. Lazione termin la sera ed il nemico battuto ebbe forti perdite e lasci tra l altro nelle nostre mani un cannone, un camion e una mitragliera, prova evidente dell importanza che aveva assunto tale reparto ribelle. Anche il giorno 20 la R. N. Emanuele Filiberto e VArpia cooperarono alle successive azioni. Abbiamo spiegato quali furono le necessit mi litari che fecero rimandare le ulteriori occupazioni 110. - Ili lei golfo di (Bomba e di Porto Bardia. Di conse guenza vennero meno le ragioni di tenere impe gnati in Cirenaica reparti considerevoli della flotta o navi maggiori. Perci il 21 luglio, pot rimpatriare la R. IN. Re Umberto e poco dopo anche la R. N. Filiberto lasci le acque della Libia per ritornare in Egeo. Le operazioni militari assunsero in seguito un carattere prevalentemente terrestre; ma latti vit svolta dalle unit minori rimaste di stazione in Libia fu ancora gravosa delicata e difficile, sem pre per le gi esposte ragioni della permanenza di ribelli a Bardia e Bomba. * * * Abbiamo cos ultimato la narrazione degli av venimenti politico-navali che vanno dalla pace di Losanna alla fine del 1913. Il lettore pu a prima vista pensare che questo capitolo dedicato alle operazioni di carattere co loniale esuli dal compito che ci siamo imposti, cio di narrare gli avvenimenti relativi alla grande guerra. Ma a nessuno potr sfuggire l importanza che le operazioni svolte per assicurarci il possesso di buona parte della opposta Jponda mediterranea ebbero in seguito come riflesso sulla condotta ge nerale della grande guerra. Ci risulter special 111. 112 mente quando si prender in attento esame lo sforzo navale interalleato rivolto ad ottenere il do minio del mare e a contrastare lazione dei som mergibili nemici nella guerra al traffico. Purtroppo il sopraggiungere del grande con flitto mondiale non ci consent di ultimare come sarebbe stato desiderabile quella conquista cos fa ticosamente iniziata svolta e proseguita fino al 1914. 112. C a p i t o l o III. S o m m a r i o : Lapparente calma nell inverno 1913-1914. L irrequietezza dell Epiro. Il principe di Wied. La. R. N. Quarto nel golfo di Trieste. L intervento della nostra forza da sbarco per la protezione del Sovrano albanese. La collaborazione navale italo-austriaca. Larresto di Essad Pasci. Gli intrighi au striaci alla corte del principe. Lincidente Muricchio. Lat tacco degli insorti a Durazzo. Il telegramma delleccidio di Se- rajevo. Il funerale nellAmarissimo. Il Consiglio dei Mini stri a Vienna e le direttive per la politica austriaca in Albania. La partenza delle navi austriache dalle acque Albanesi. Il pre sidio dei marinai italiani al palazzo reale. La partenza del principe sul Misurata. Loccupazione di Durazzo da parte degli insorti. La Dandolo in Albania. L anno 1913 cos fecondo di avvenimenti po litici e turbato frequentemente da minacce di guerra si chiuse in un apparente atmosfera di calma e di reciproca fiducia tra le potenze. La nostra attiva politica navale e le operazioni della flotta si conclusero con un bilancio favore vole per 1 Italia. Mentre in Adriatico eravamo riusciti a garan tirci da una occupazione delle sponde orientali del 8 La marina italiana, ecc., Voi. I. 113. 114 canale di Otranto da parte di una potenza ma rittima delluno e dellaltro raggruppamento po litico, nel Mediterraneo avevamo acquistato in gran parte il controllo marittimo della lunga costa li bica e consolidati i nostri punti di appoggio nel mare Egeo. Ma nonostante l apparente calma dellinverno 1913, il fuoco covava sotto la cenere, e, quantun que le flotte mediterranee ritiratesi a svernare nelle rispettive basi per lordinario periodo di la vori mostrassero una minore attivit apparente, gli ambienti navali militari che in tutti i tempi si pu dire siano stati i termometri pi delicati della temperatura politica, manifestavano una certa ir requietezza. Gli stati maggiori delle varie marine vigilavano attentamente e le piccole unit da guerra di sta zione nei vari punti del Mediterraneo erano le sentinelle avanzate della diplomazia. Che gli ambienti politici e navali si facessero poche illusioni sulla apparente tranquillit del l Europa facile dedurlo da molti indizi. Negli ultimi giorni del dicembre 1913 il conte Tisza aveva dichiarato alla commissione della ma rina della delegazione ungherese, che la flotta au striaca doveva essere rinforzata per poter rendere alla sua alleata Italia preziosi servigi. Pu darsi che tale dichiarazione fosse sincera, ma sta il fatto che essa avveniva pochi giorni dopo che a Gratz si erano verificati conflitti sanguinosi tra studenti 114. 115 italiani e tedeschi per la insoluta questione della Facolt Italiana. Ma, a meglio dimostrare come l attiva, ma non certo aggressiva politica navale italiana richia masse l attenzione di varie potenze e destasse delle suscettibilit, da rammentare che nei primi giorni del febbraio del 1914 il Times inizi una , campagna di propaganda per laumento delle forze navali inglesi nel Mediterraneo a fine di pareggiare quelle italiane. Valgano queste note a dimostrare ed a far ri cordare oggi, quanto nell ormai lontano anteguerra fosse aspro, difficile e contrastato per la nostra giovane nazione il ritorno alle naturali e millena rie rotte che le navi equipaggiate da gente italica avevano percorso fin dagli albori della civilt. E pertanto era ben giusto se nel 1914 i marinai d Italia Vela dabant laeti et spumas salis aere rue- bant su quella via acquea che unisce le foci del Tevere all azzurro Egeo, percorrendo nuovamente quell itinerario che il dolce Virgilio ci aveva abi tuato a non dimenticare, allorch, fondendo in sieme il mito epico delle origini della stirpe con la tecnica nautica dei tempi antichi, aveva cesel lato in sonori distici il pi antico portolano delle nostre comunicazioni marittime. 115. 116 * * s Mentre il grosso delle forze navali italiane cer cava di approfittare del periodo di calma per ri mettersi in completa efficienza dopo l intensa at tivit della flotta svolta nel 1913, l ufficio del capo di stato maggiore seguiva lo svolgersi degli avve nimenti albanesi a mezzo della R. N. Iride che insieme con ununit austriaca stazionava a Va- Iona. Lassetto dellAlbania decretato dalla confe renza di Londra era stato ormai accettato da tutte le potenze, ma la commissione di controllo, che nella sua qualit di loro mandataria, doveva at tuare tali decisioni e dare forma di stato e di go verno allAlbania, si trovava di fronte a difficolt enormi. Il governo provvisorio non riusciva a dare la pace necessaria al paese sconvolto dall irrequie tezza delle diverse nazionalit che lo formavano, preso di mira dalle cupidiglie slave ed elleniche, e turbato anche dallurto delle diverse religioni dei suoi abitanti. Nei primi di gennaio si era verificato un ten tativo insurrezionale contro il governo provvisorio di Ismail Kemal Bey avente lo scopo d imporre come principe, in Albania, Izzet Pasci. Il comando della R. N. Iride negli stessi giorni 116. 117 inviava un rapporto in data 8 gennaio 1914, che riassumiamo in parte e che ci espone chiaramente quale fosse la situazione: __ da ieri stato proclamato lo stato d as sedio per tutto il distretto di Valona. Sono stati dati pieni poteri al colonnello olandese (W.G.G. de Weer) comandante della gendarmeria per la re pressione di eventuali disordini. Sono stati destituiti vari funzionari (il ca pitano di porto, il capo della polizia..., ecc) so spetti di partecipare ad un movimento tendente a proclamare principe di Albania Izzet Pasci, mi nistro della guerra turco. Essendovi la certezza che da Costantinopoli erano partite molte persone, in gran parte militari, per organizzare e dirigere il movimento, la com missione internazionale di controllo dette mandato ai membri italiano ed austriaco di provvedere, a mezzo delle navi da guerra stazionarie, per una accurata sorveglianza delle rispettive navi da com mercio, stabilendo, anche, che non sarebbe stato permesso trafficare colla terra alle navi di altre bandiere . A rendere ancora pi complicata la situazione ed il compito della commissione internazionale si verificava un movimento insurrezionale nellAlba nia meridionale fomentato dalla Grecia che si era in apparenza rassegnata alla volont delle potenze, ma che cercava per altre vie di pervenire agli scopi prefissi. 117. 118 Infatti un successivo rapporto della R. N. Iride in data 1 marzo 1914 cos sintetizza la situazione : La commissione internazionale di controllo del governo albanese ha ricevuto da Corf un te legramma di certo Zographos con il quale questi comunica che un assemblea epirota riunita in Ar- girocastro ha proclamato l indipendenza dellEpiro in nome del diritto che hanno tutti i popoli di disporre della propria sorte, eleggendolo capo del governo provvisorio con pieni poteri. N el telegramma lo Zographos invita la com missione a prevenire il governo albanese di non inviare militari oltre il confine epirota perch tale invio sarebbe considerato come apertura di osti lit . Nella necessit di risolvere al pi presto la crisi interna che travagliava lAlbania, le potenze che avevano tenuto a battesimo il nuovo piccolo stato, cercarono di dargli un sovrano. Naturalmente nella scelta occorreva tenere conto di vari fattori e delle varie tendenze po litiche. Tra i molti candidati erano il principe Fuad di Turchia, il principe Uraeh, il principe Napo leone, il duca di Montpensier, ma naturalmente il prescelto doveva essere persona gradita soprattutto allAustria. Questa potenza contava di ottenere, mettendo sul trono di Albania un principe a lei devoto, quel predominio che non aveva ottenuto con i mezzi 118. 119 militari (non portati a termine in parte per il nostro fermo proposito di occupare Yalona) e che, nonostante i trattati, non voleva condividere con noi con mezzi pacifici. Alla scelta fatta contribuirono interessi privati, tra cui le pressioni della Regina Elisabetta di Ru- menia, che vide nel nuovo trono albanese la pos sibilit di sistemare un suo nipote, il principe Gu glielmo di Wied, capitano degli Ussari dell esercito prussiano. Essad Pasci, che aveva rinunciato ad eventuali sue pretese sul trono albanese, si rec il 21 feb braio a Neu-Wied con una deputazione per offrire al principe Guglielmo la corona, mentre nei me desimi giorni a S. Quaranta e a Delvino la popo lazione in rivolta dichiarava decadute le autorit greche. I sovrani albanesi si imbarcarono il giorno 6 a Trieste sulla nave della I. R. Marina austro- ungarica Taurus scortata da varie navi da guerra, tra cui la R. N. Quarto, che non entr nel porto di Trieste per evitare eventuali dimostrazioni da parte della popolazione della citt, quantunque il Governatore principe di Hohenlohe avesse auto rizzato lormeggio della nave in porto. Possiamo oggi ricordare a tale proposito que sto caratteristico particolare. All imbarco a Trie ste il podest della citt nel porgere il saluto al nuovo sovrano gli ramment che tale saluto gli veniva rivolto nella lingua che il Re dAlbania 119. 120 avrebbe udito per tutta la costa orientale del lAdriatico . La R. N. Quarto ferma sulle macchine era al largo; fu tuttavia ben veduta dalla popolazione triestina che la salut da lungi come una profetica apparizione. I Sovrani sbarcarono il giorno 7 a Durazzo e nel medesimo giorno la commissione di controllo affid al Sovrano il potere. II breve regno del principe di Wied stret tamente legato ad avvenimenti ai quali la marina italiana partecip attivamente, e si deve in grande parte allazione delle nostre navi se questo so vrano poco fortunato non sub, in modo pi grave di quanto sia avvenuto, le conseguenze della po litica austriaca. Questa nellintendimento di ser virsi del principe ai suoi fini ne compromise (come vedremo) oltre che la dignit, anche la stessa vita, senza ottenere alcun scopo pratico se non quello di peggiorare la situazione. LAlbania, sotto un principe tedesco devoto al lAustria e divisa tra 1 influenza italiana e quella austriaca, diveniva campo degli intrighi da parte dellAustria che mir costantemente ad allonta narci da Valona, mentre le fiere popolazioni alba nesi non si mostravano disposte ad accettare un governo che d indipendenza e di libert non aveva che il nome. La situazione del nuovo sovrano apparve cri tica fin dai primi giorni, e si manifest chiaramente 120. 121 la necessit di proteggere sia la corona, sia 1 in columit della sua persona e della famiglia Si erano gi manifestati dissidi tra il governo albanese nazionalista e gli ufficiali olandesi che comandavano la gendarmeria; nello stesso tempo bande greche commettevano saccheggi e devasta zioni nell Epiro. Anche gli albanesi mussulmani insorgevano contro il governo e nel mese di aprile sia 1 Epiro sia rAlbania settentrionale erano in armi. In seguito a tali fatti lAustria e l Italia prov videro all invio di forze navali con 1 intento di sostenere e proteggere il trono del principe, ed in fatti verso i primi di maggio il contrammiraglio Tri- fari, ispettore delle siluranti, ebbe lordine di di slocarsi in Albania con la R. N. Pisani e varie squa driglie di torpediniere. La situazione si and aggravando di giorno in giorno, finch fu indispensabile l intervento delle nostre forze da sbarco. Quanto abbia contribuito a creare tale stato di cose il personale austriaco che faceva parte della corte del principe di Wied, e quanto abbia fatto la marina italiana per la sicurezza del Sovrano pu 1 A titolo di curiosit storica mettiamo in appendice la noia, ritrovata tra i documenti relativi allAlbania, dei membri della famiglia e della casa reale, della commissione di controllo e delle legazioni, dei comandanti delle varie unit da guerra presenti a Durazzo nel luglio 1914. 121. 122 essere rilevato dal rapporto che riproduciamo. Cos si esprime lammiraglio nel rapporto n. 22 del 19 maggio 1914 : giungendo ieri sera a Valona verso le ore 17, mi pervenne il seguente telegramma dell inca ricato d affari, marchese Durazzo: Per desiderio espresso dal principe pregola tornare immediata mente Durazzo con le tre squadriglie torpediniere. Insorti marciano su Durazzo ,,. Mentre gli ho fatto rispondere dal console di Valona, venuto a bordo a farmi visita, che sarei ripartito al pi presto, ho immediatamente provve duto al rifornimento di acqua e nafta delle silu ranti. La 5a squadriglia (Ferrer) partita alle ore 19; la 10a (Cattellani) e la l l a (Menicanti) alle ore 20,30; la Pisani alle ore 1. Alle ore 3,30 di stamane, al giungere della Pisani a Durazzo, il comandante della nave da guerra austriaca Szigetvar insieme al comandante della R. N. Misurata, sono venuti ad informarmi che si temeva da un momento all altro larrivo de gli insorti, che si trovavano a quattro chilometri dal paese di Bazar Siale che dista da Durazzo chi lometri 10; che il principe li aveva chiamati la sera precedente al palazzo per provvedere alle segnala zioni in caso di allarme e ai soccorsi da inviare per salvaguardare la vita della famiglia reale e tutto era stato predisposto in conseguenza di comune ac cordo fra il comandante dello Szigetvar e quello del Misurata. Verso le 4 si sono uditi da bordo diversi 122. 123 colpi di cannone, ad intervallo; mentre i due co mandanti, a tale allarme, tornavano al loro bordo, ho disposto che fosse approntata la compagnia da sbarco della Pisani ed al segnale convenzionale, ri volto alla Pisani dalla nave austriaca a mezzo del proiettore, ordinai l invio a terra della compa gnia, dando tassative disposizioni circa 1 impiego dei marinai nel servizio di sola protezione della fa miglia reale e delle legazioni. Alle ore 5 mi sono recato a terra : ho consta tato che i marinai del Misurata e delle squadriglie torpediniere, al primo segnale fatto dal palazzo reale, erano prontamente sbarcati ed avevano mi litarmente occupato 1 ingresso del palazzo; succes sivamente sono arrivati i marinai austriaci in nu mero di 60, e in numero di 120 quelli della Pi sani la quale, data la sua pescagione, alla fonda a circa 4000 metri da terra. Ho rimandato a bordo i marinai delle siluranti ed ho affidato il comando delle forze da sbarco italo-austriache al capitano di corvetta Giorgio Menicanti. Dalle informazioni assunte subito, sulla casuale deirallarme, mi risulta che durante la notte, per timore di una possibile invasione di insorti, sono stati armati di fucile dalle autorit locali molti de gli abitanti di Durazzo per difesa della citt e che alcuni di questi, forse per segreta intesa, verso le 4 hanno cominciato a sparare in aria. Il comandante della gendarmeria albanese, maggiore olandese, avrebbe di sua iniziativa ordi 123. 124 nato il fuoco ai cannoni, che, quantunque conse gnati allAlbania, erano comandati da ufficiali au striaci e sistemati presso il palazzo reale. Forse ritenendo che i colpi di fucile fossero sparati dagli insorti di cui si temeva un movi mento verso Durazzo, i colpi di cannone in numero di sette furono diretti contro questi presunti insorti ; sta per il fatto indiscutibile che un colpo di can none ha colpito la casa di Essad Pasci (ministro della guerra) danneggiandola . Dopo ci il maggiore olandese ha ordinato, sembra di sua iniziativa, la resa di Essad Pasci il quale, disorientato dagli avvenimenti della notte, ha opposto rifiuto domandando un ordine scritto dal principe. Subito dopo egli ha chiamto il no stro incaricato d affari, marchese Durazzo, per far gli conoscere quanto succedeva e avvisandolo che, se il principe ordinava la sua resa, intendeva affi darsi alle mani dell Italia ed essere trasportato su nave italiana. Lincaricato daffari ha presentato la questione al principe, che, dopo lunga discussione tenuta con il ministro dAustria, con il nostro incaricato daf fari ed il ministro di Romania, ha deliberato che Essad Pasci con una scorta italo-austriaca fosse imbarcato sopra la nave austriaca Szigetvar, re- 1 Dagli austriaci ritenuto, a torto, responsabile dei moti rivo luzionari. 124. 125 standovi a sua disposizione. Un drappello di 10 ma rinai austriaci con un ufficiale e 10 marinai ita liani agli ordini del comandante Menicanti si recato a casa di Essad Pasci per scortare lui e la moglie fino alla banchina. Laiutante di campo del principe ha portato ad Essad Pasci lordine so vrano ed il comandante Menicanti gli ha comu nicato l assicurazione formale del principe pro vocata da me che sulla nave austriaca sarebbe stato trattato con tutti i riguardi possibili. Obbedendo allordine del principe, Essad Pa sci e la sua signora, sotto scorta, sono stati conse- *gnati al comandante della nave austriaca verso le ore 8,30. Mentre il principe ha insistito per avere du rante la notte la forza da sbarco italo-austriaca per la protezione della famiglia reale, di comune ac cordo con le autorit austriache, ho preso tutte le precauzioni per la personale difesa e per leven tuale imbarco dei Sovrani e del personale delle le gazioni. Ho inviato due torpediniere, la 1 e la 3 P. N. nella insenatura di Capo Pali, per sorvegliare du rante la notte con il proiettore la strada che lungo la costa conduce a Durazzo e dare lallarme in caso di avanzata degli insorti . Il 25 maggio la situazione era tale da consigliare poco prudente la permanenza della famiglia del So vrano a Durazzo e il ministro d Italia decise di fare ricoverare la famiglia del principe sulla R. N. 125. 126 Misurata, mentre l Iride, la Pisani e le navi au striache, giunte in quei giorni, prendevano a bordo il personale delle legazioni e le famiglie albanesi dei membri del governo. Ma il giorno successivo il principe Guglielmo ritorn a terra accompagnato dall ammiraglio e dal ministro d Italia, barone Aliotti, e decise di ri manere al konak nonostante la pressione dei con siglieri di corte e del ministro dAustria, contrari al suo sbarco dal Misurata, sul quale rimasero in vece solo i Principi Reali, mentre la guardia del palazzo veniva affidata ai marinai italiani essendosi il ministro dAustria rifiutato di far sbarcare i ma rinai austriaci. Il giorno 25 giunsero altre navi da guerra au striache e le forze da sbarco italo-austriache ripre sero di comune accordo, dietro le direttive dellam miraglio Trifari, il servizio di protezione del principe. Riproduciamo a tale riguardo un altro brano di un rapporto dell ammiraglio Trifari in data 25 maggio : Egli cos riferisce : A l tramonto di ieri giunse la nave ammira glia austriaca Sankt Georg con due torpediniere e stamane nella diana partita la nave Admiral Spaun. Durante la notte scorsa il palazzo reale rimase sotto la protezione dei nostri marinai, sempre al comando del capitano di corvetta Menicanti; pre 126. 127 disposi tutto per inviare rinforzi e per 1 imbarco dei principi in caso di bisogno. La R. N. Iride con il suo proiettore illumin in permanenza e sorvegli il ponte della strada di Siak, mentre le navi austriache durante la scorsa notte tralasciarono 1 illuminazione del palazzo reale di cui erano incaricate da precedenti accordi. Stamane il contrammiraglio austriaco Seiden- sacher, che ho incontrato a terra, mi ha comuni cato che oggi alle ore 14 avrebbe sbarcato 80 ma rinai dalla sua nave, numero uguale a quello dei nostri presenti a terra, per riprendere il servizio di guardia al palazzo reale come era precedente- mente organizzato. Di comune accordo si stabilito che il co mando delle forze da sbarco italiane ed austriache sia giornalmente affidato alternativamente ad un ufficiale superiore loro e nostro. Mentre stamane sembrava che gli insorti vo lessero marciare verso Kavaia essi sono rimasti nel loro accampamento rifiutando sdegnosamente i no stri soccorsi, che per la seconda volta abbiamo in viato in automobile con il medico dell Iride. La giornata passata calma, ma la situazione politica oscura, e possono da un momento al l altro sorgere complicazioni imprevedibili; ad ogni modo tutto organizzato per la sicurezza della fa miglia reale e il suo imbarco sul Misurata. Rimango ancora sul Misurata per tenermi in continuo contatto con il ministro Aliotti, con il 127. 128 quale mi trovo in completo accordo per fronteg giare la situazione. I comandanti delle navi austriache hanno sempre rispettosamente accettato ed eseguito le di rettive da me emanate, e quando queste sono state in contrasto con gli ordini del loro ministro, come sopra ho accennato, hanno provveduto, tenendo nelle imbarcazioni, presso il pontile, una trentina di marinai armati, oltre la guardia alla legazione, pronti a prestar soccorso in caso di bisogno. Le relazioni mie con lammiraglio austriaco e quelle dei miei ufficiali con quelli austriaci sbar cati, sono improntate alla maggiore cordialit . Mentre l ammiraglio italiano e l ammiraglio austriaco agivano con sincera e franca intesa mi litare nel modo migliore per tutelare, oltre che le persone della famiglia reale, la stessa dignit del Sovrano e gli interessi delle due potenze, gli agenti austriaci influivano sulla gi incerta condotta del principe, creando continui incidenti che, oltre a indebolire sempre pi la gi traballante compagine del governo albanese, rendevano pressoch impos sibile lopera di accordo, indispensabile tra le auto rit diplomatiche e il governo albanese per salvare lo stato e la corona. Nei primi di giugno gli insorti continuavano le trattative col governo albanese svolte per il tra mite della commissione di controllo, e intanto pro gredivano nelle occupazioni dei vari paesi, cos che ormai la sovranit del principe nellAlbania set 128. 129 tentrionale era ridotta alla sola citt di Durazzo, che gli insorti non si decidevano ad attaccare uni camente per il timore delle artiglierie delle forze navali italo-austriache. A Durazzo, nel frattempo, si verificavano in cresciosi incidenti che dnno un chiaro esempio degli intrighi di corte, diretti ai nostri danni, e che ebbero invece il solo risultato di aumentare il di sordine. Sempre nei rapporti dellammiraglio Tri- fari leggiamo : Mentre ieri sera eravamo a pranzo dal ba rone Aliotd, come sopra ho accennato, si veri ficato l arresto del colonnello Muricchio, eseguito dalla locale gendarmeria, al comando del capitano olandese Fabius. La relazione sull accaduto del ministro Aliotti non arrivata in tempo a partire la notte scorsa con la torpediniera. Invio all E. V. a mezzo della torpediniera in partenza stasera, una copia del telegramma da tra smettersi per filo da Brindisi e qui accluso rimetto a V. E. copia dell originale della relazione del mi nistro. Da questa rilevasi la gravit dellaccaduto che ha prodotto penosissima impressione su tutta la co lonia italiana, la quale, convinta dellonest e del- 1 innocenza del colonnello Muricchio, ha interpre tato larresto come una conseguenza di mene segrete tra la legazione dAustria e gli ufficiali olandesi ed rimasta alquanto allarmata. 9 La marina italiana, ecc., Voi. I. 129. 130 Le pratiche svolte durante la giornata con la massima energia dal nostro ministro, hanno por tato a questo risultato : la commissione d inchiesta che voleva nientemeno deferire il colonnello Mu ricchio alla corte marziale, dato il presunto stato dassedio, ha ricevuto direttamente dal presidente del consiglio lordine di interrompere qualsiasi in dagine. Per evitare qualsiasi falsa interpretazione della condotta del colonnello il ministro Aliotti ha richiesto che le carte sequestrate fossero esaminate da una speciale commissione, della quale doveva fa re parte un rappresentante del governo e il nostro console. Questa si riunita stasera alle 22, ma sic come il colonnello Thomson pretendeva assistere alla verifica delle carte, la commissione ha sospeso il suo lavoro in attesa di ordini pi precisi da parte del governo locale. Il presidente del consiglio dei ministri Turkan Pasci, oggi si recato due volte alla nostra lega zione per deplorare l accaduto e per deliberazione dei ministri ha scritto al barone Aliotti una lettera nella quale assicura che il governo disposto a dare completa soddisfazione in base a modalit da sta bilirsi. L incidente fu risolto, grazie aHenergico in tervento del ministro Aliotti, che aveva richiesto l immediato allontanamento del colonnello olan dese Thomson. Questo per mor combattendo da valoroso contro gli insorti prima che il provvedi 130. mento richiesto dal nostro ministro avesse avuto luogo (documenti nn. 16, 17, 18). Il giorno 15 gli insorti si decisero ad attac care Durazzo e, poich la minaccia dell invasione della citt era imminente, l ammiraglio Trifari provvide a far sbarcare altri reparti di marinai dalla R. N. Pisani e dalla R. N. Iride, oltre a quelli che gi erano a terra a guardia del konak, per pro teggere le legazioni. Nella sera i ribelli furono respinti dai regolari albanesi. Data la gravit della situazione, anche le altre potenze europee, pur avendo riconosciuto al lAustria e all Italia il diritto maggiore di tute lare lAlbania, non potevano, come firmatarie del patto di Londra, disinteressarsene completamente, e provvidero perci allinvio di forze navali per cooperare alla difesa del principe. Prima fu l Inghilterra, che invi il Defence con l ammiraglio Troubridge con l ordine per di non inviare forze da sbarco a terra. Contempora neamente arriv la nave russa Teretz, che prese poca parte agli avvenimenti. La Germania, che gi aveva dislocato una forza navale nel Mediterraneo fin dall anno precedente, invi a Durazzo il Breslau, mentre il Goeben era a Pola, e anche la Francia invi un incrociatore co razzato. Il 18 giugno il governo albanese tent unof fensiva contro gli insorti, ma le truppe del prin 131 131. 132 cipe, dopo qualche tentativo, ripiegarono su Du razzo incalzate dai ribelli; tale avvenimento rese necessario un conseguente nuovo invio di forze da sbarco italiane ed austriache e larmistizio stipu lato lo stesso giorno 18 tra il governo del prin cipe e gli insorti cess il 26 giugno, essendo fal lite le trattative, perch gli insorti richiedevano la immediata abdicazione del principe. Lasciamo ancora una volta la descrizione degli avvenimenti a coloro che ne furono spettatori ed attori. Il rapporto dell ammiraglio Trifari del 29 giu gno ci descrive rapidamente gli avvenimenti fino alla data fatale delleccidio di Serajevo. Rapporto n. 42 in data 29 giugno 1914: La sera del 26 il principe Guglielmo dopo un colloquio con l ammiraglio inglese e con il colon nello Philips decise di mandare il suo aiutante di campo Ekrem iBey Libohova come suo rappresen tante, a parlamentare con i capi degli insorti, ma allultimo momento non volle che il suo aiutante vi si recasse. Allora solamente il colonnello Philips si rec al ponte di Siak a parlamentare con i capi degli insorti. Questi ripeterono al colonnello Philips quanto avevano gi esplicitamente dichiarato alla commis sione di controllo il giorno 3 corrente, ossia che prima condizione per entrare in trattative di pace doveva essere l abdicazione del principe Wied dal trono dAlbania, perch essi non potevano soppor 132. 133 tare un sovrano che li accoglieva sempre a can nonate. I capi degli insorti, nel dichiarare che sareb bero anche disposti ad accettare un principe non mussulmano, hanno manifestato di nuovo il loro volere che il successore al trono di Albania sia di loro gradimento; hanno ripetute le richieste pre cedenti relative al rispetto della religione, alle scuole mussulmane, ma reclamano anche un rap presentante mussulmano nella commissione di con trollo. Ripetutamente hanno domandato se le navi europee avrebbero tirato contro di loro; il colon nello Philips ha risposto che essi avrebbero veduto quello che farebbero le navi in caso di attacco alla citt. A giudicare dall esito di questo colloquio, bisogna convenire che nessun progresso si verifi cato nelle trattative con gli insorti e che le condi zioni presentate il giorno 27 non differiscono so stanzialmente da quelle avanzate alla commissione di controllo il 3 corrente. Sembra che continuino per le trattative e che ieri sia stata mandata agli insorti dallo sceicco di Siak, sempre ricoverato al lospedale austriaco, una lettera nella quale egli raccomanda ai ribelli di assoggettarsi al principe e fare la pace. Corre voce in citt, confermata anche dal l ammiraglio austriaco, che il governo albanese ab bia intenzione di attaccare subito gli insorti. I colpi di cannone sparati senza ragione la sera del 26, mentre l ammiraglio inglese discuteva al palazzo 133. l invio dei parlamentari, furono ordinati dal mag giore olandese Schloss. Questi aveva lo stesso giorno respinto dagli avamposti alcuni insorti, latori di una lettera per il principe, lettera che fu poi re capitata, e conteneva la richiesta dell invio dei due rappresentanti a parlamentare. Per tali fatti il presidente del consiglio dei ministri ha domandato al principe lallontanamento da Durazzo del maggiore Schloss e, se entro 24 ore questi non fosse partito, il gabinetto sarebbe stato dimissionario. Il maggiore olandese sembra che sia partito per Yalona. L ammiraglio inglese, che giornalmente in contro a terra, mi ha comunicato, ridendo, di es sere stato chiamato al palazzo dal principe, il quale gli ha espresso il desiderio che le navi europee bloc chino la costa dellAlbania per impedire 1 intro duzione di armi e munizioni, che sembra siano dirette in gran quantit agli insorti. Lammiraglio inglese ha risposto che non ha istruzioni dal suo governo e che sarebbe impossibile mantenere tale blocco con le navi. Io non so quanto vi possa essere di vero nella notizia che ha prodotto tanto timore nel principe; mi sembra strano per che i favoreggiatori degli insorti approfittino dei punti della costa albanese per inviare carichi di armi e munizioni, quando queste possono giungere, senza controllo alcuno, attraverso i confini serbi, greci e montenegrini. 134 134. 135 Ieri sera verso le 17 fu intercettato dalla sta zione radiotelegrafica della Fisani, il telegramma da Vienna diretto al governo albanese contenente le prime notizie dellattentato contro larciduca Max Ferdinando e la duchessa Sofia; immediatamente fu inviato un tenente di vascello di comandata a darne il triste annunzio allammiraglio austriaco. Nella notte sono stati intercettati altri tele grammi recanti i particolari dellattentato e l an nuncio della morte degli arciduchi; stamane lam miraglio Seidensacher ha mandato a bordo un uf ficiale per confermarmi la notizia della morte del l arciduca ereditario e della duchessa. A lle ore 10 mi sono recato sulla nave Sankl Georg ad esprimere allammiraglio Seidensacher la viva parte che la marina italiana prende al! gravis simo lutto che colpisce la nazione austriaca e subito dopo, insieme col barone Aliotti e col marchese Durazzo, sono andato alla legazione austriaca per presentare al ministro Lowenthal le pi vive con doglianze della nostra marina per la tragica fine degli arciduchi. Uniformandomi alle altre navi europee pre senti ho disposto che le navi dipendenti tengano al zata a met albero la bandiera austriaca per indi care che il lutto si riferisce a questa nazione. La nave Breslau ha sbarcato un distaccamento di 10 marinai per proteggere la legazione di Germania. Ieri mattina alle ore 8 giunta a Valona la R. N. Agordat. 135. 136 Il comando di detta nave mi ha ieri sera in formato che per ora col tutto tranquillo. L a nave russa Teretz partita da qui ieri laltro. Ieri con la torpediniera 3 P. /V. partito per [Brindisi il Presidente del consiglio Turkan Pasci . La fulminea tragedia, che aveva messo in al larme tutte le capitali d Europa, non ebbe imme diata ripercussione negli ambienti navali austriaci, e le navi da guerra, che la duplice monarchia aveva dislocate in Albania, continuarono il loro servizio in collaborazione con quelle italiane e le poche unit sopraggiunte delle altre nazioni. In quei giorni frattanto, lAdriatico diveniva il grandioso scenario di un tragico spettacolo, ricco di presagi. La nave ammiraglia della flotta austriaca la Viribus Unitis, seguita dallo yacht imperiale Lussin, e da tutte le divisioni della flotta, solcava a lento moto le acque dellAmarissimo portando sulla sua poppa le salme dellarciduca ammiraglio e della consorte. Da terra e dalle isole dalmate le popolazioni del