Tempio Di Iside a File

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Quaderni di egittologia 2

Un ringraziamento allarch. Antonio Giammarusti, che ha condiviso con lautore lesperienza traumatica dello spostamento dei templi, per il suo apporto nello studio delle architetture.

Alessandro Roccati

I templi di FILE

ARACNE

Copyright MMV ARACNE EDITRICE S.r.l. www.aracneeditrice.it [email protected] 00173 Roma via Raffaele Garofalo, 133 A/B (06) 72672222 (06) 93781065 telefax 72672233 ISBN 88-7999-797-1

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

I edizione: aprile 2005

[Il Faraone ] ha costruito il Pilone per la dea Sole, la signora Iside, dispensatrice di vita, signora dellAbaton (lisola di Biga), signora di File, con bella pietra. La sua altezza perfetta, la sua larghezza giusta e tutte le sue cose secondo le regole. Conceda essa vita forza e salute al sovrano Tolomeo XII

INDICE

Prefazione

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Lorizzonte interculturale

Premessa Una frontiera culturale Larchiviazione culturale

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Il santuario di File

Le ricerche archeologiche Gli elementi costruttivi Limportanza di File Gli studi su File

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Una religione per Iside

Dottrina e sacerdozio Il culto di Iside I misteri di Osiride La nativit di Horo Epilogo

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PREFAZIONE

La minuscola isola di File si trova sul Nilo a monte della prima cateratta, praticamente dove passa il Tropico del Cancro. Per circa mille anni, dal VI sec. a.C. al VI sec. d.C. su questisola si accumularono, sostituirono, fusero costruzioni sacre fino ad occuparla completamente e a richiedere ampliamenti artificiali con massicce sostruzioni inserite nei banchi di sabbia e in grado di reggere le aggressioni del Nilo. Tanta piet religiosa era dovuta ad un progetto politico e ad un messaggio di salvezza che fu superato, e non senza difficolt, solo dal pi recente cristianesimo. Lespansione della religione di Iside avvenne con il concorso di circostanze storiche e politiche favorevoli, che lavrebbero portata ad attraversare i deserti e i mari, arrivare tanto a Meroe quanto a Roma. La vita del santuario di File ricopr approssimativamente la durata della citt di Roma dalla sua fondazione alla caduta dellimpero doccidente: un periodo denso di avvenimenti e di trasformazioni ai quali il tempio di Iside e la sua religione non rimasero estranei, come la stessa elaborazione del mito. Lo spostamento di tutti i templi di File su unisola pi elevata, eseguito da unimpresa italiana negli anni 70, stato lultimo atto delle opere per salvare le antichit della Nubia dalla sommersione causata dalla costruzione di dighe, a cominciare dalla fine dellOttocento. La morte di File, preconizzata da Pierre Loti in una polemica rievocazione, ha dato almeno la possibilit di unautopsia che ha consentito osservazioni essenziali sui materiali e sulle vicende del santuario, e lautore di queste pagine stato partecipe di tale drammatica e unica esperienza durante un lungo soggiorno alle dipendenze del Ministero degli Affari Esteri. Un quarto di secolo trascorso da allora non ha diminuito il ricordo dei risultati raggiunti, li ha anzi arricchiti di riflessioni nate dalla collocazione del lavoro di File in un orizzonte di apporti e di scambi culturali che corrisponde allascesa e allirradiamento del culto di Iside, e che ha contribuito ad una lettura in profondit, certamente non ancora esaurita, dei materiali archiviati per secoli e che suscitarono lispirazione e la meditazione di folle di fedeli di ogni rango e provenienza. Cuore di una grande religione del passato, che seppe unire popoli lontani per sedi e tradizioni, il tempio di Iside a File resta testimone9

quasi intatto, a differenza del centro di culto di altre religioni coeve, quale reliquia di una fede oramai spenta, e tuttavia degna di accompagnarsi ad altri grandi momenti spirituali della nostra storia. Alessandro Roccati Karima, marzo 2004

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LORIZZONTE INTERCULTURALE

Fig. 1 Ricostruzione del santuario di Amasi (570526 a.C.)

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Premessa

Nel I millennio a.C. le identit culturali sono ben consolidate, esse si rafforzano nel loro confronto vicendevole, ma giungono anche ad affrontarsi e a interagire. Le applicazioni di questo processo variano nel tempo e nelle aree geografiche, dipendendo tanto da condizionamenti politicoideologici quanto dalla forza della tradizione, dalla capacit di resistenza o di sopraffazione. In generale si riscontra per un notevole parallelismo di innovazioni e reazioni nella civilt a contatto. La forza di una grande religione sta appunto nella sua attrazione e nellinflusso che riesce a esercitare sulle comunit pi disparate. Nello stesso periodo gli assetti politici si estendono fino a conglobare entit culturali con tradizioni autonome e prestigiose, e necessitano di una giustificazione ideologica e spirituale in grado di coinvolgere popoli e masse al di l delle loro differenze geografiche e sociali. Tale prospettiva genera trasformazioni tanto rispetto alla tradizione quanto in funzione del nuovo orizzonte di ricezione.

Una frontiera culturale

La edificazione di un santuario monumentale per la dea Iside equivalse ad una scelta politica. Dopo la riunificazione dellEgitto sotto il potentato settentrionale della dinastia (libica) di Sais, verso il mezzo del VII sec. a.C., venne un impulso alla migrazione di entit religiose e culturali verso sud, per riempire lo spazio lasciato vuoto dalla ritirata dei faraoni nubiani. Fu cos che Iside approd nellisolotto di File, poco pi di un banco di sabbia accanto alleminenza granitica dellisola di Biga, in prossimit della prima cateratta. Lo spostamento dei santuari negli anni 70, per sottrarli alla sommersione permanente causata dalle dighe di Aswan, ha portato in luce installazioni cultuali di Psammetico II e di Amasi, integrate queste da costruzioni templari di Nectanebo I, il cui portale di accesso non fu demolito sotto la dinastia tolemaica, ma rimase inglobato nella mole del primo pilone eretto nel II sec. a.C. da Tolomeo VI. Insieme con Iside si mosse dal delta il culto della dea Neith che si stabil pi a nord, nella citt di Esna, lantica Eleithyiaspolis, dove13

anche sorse un tempio la cui decorazione si protrasse, come a File, durante limpero romano, fino al II sec. d.C. Pi tardi, nel V sec. a.C. fu stabilita ad Elefantina, presso Aswan, una comunit aramaica con il suo dio. Il santuario di Iside a File possiede nondimeno un duplice aspetto fondamentale: da un lato rappresenta la trasformazione architettonica degli elementi religiosi che si manifestano in altri contesti culturali in forma di discorsi o racconti mitologici; inoltre il santuario venne a costituire un punto di convergenza e di irradiamento di flussi culturali che legarono per tutto il periodo della sua esistenza lAfrica allEuropa. Nel santuario di File si trovan dunque concentrati e assimilati elementi di natura disparata che risultano: dalla loro diversit rispetto al linguaggio di base proprio della tradizione faraonica (es. i leoni meroitici davanti al primo pilone del tempio di Iside); dallassunzione di funzioni e valori diversi da parte di elementi architettonici e decorativi tradizionali e dalla modificazione dei loro rapporti preesistenti (es. il dromos e il suo gioco prospettico); dallaccostamento e dalla fusione di elementi in origine disparati (es. il portale di Nectanebo I inglobato nel primo pilone).

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Larchiviazione culturale

La tradizione letteraria durante il lungo percorso della civilt faraonica si manifesta in forme molteplici. Il discorso orale comincia ad acquisire una dimensione testuale durante il secondo millennio a.C., e la redazione visiva attraversa trasformazioni espressive complesse, dalla composizione di opere libresche, su papiro, alla rappresentazione figurata secondo i principi dellarte, alla fusione di scrittura e figurazione allinterno di una esposizione ambientale che adopera come base di attuazione lo spazio architettonico. I santuari egizi del primo millennio a.C. sono il coronamento di un processo che vede svilupparsi, secondo i canoni di una grammatica e di una sintassi del tempio, una decorazione che rivesta le pareti di pietra (la pietra la dimensione permanente del sacro) in armonia con le funzioni cultuali degli spazi dove queste si affacciano. In questi casi si conserva la valenza attiva delle espressioni letterarie e artistiche, legate alla grafia monumentale i geroglifici e al disegno, entrambi dotati di efficacia performativa, allinterno di un edificio vivente, la cui monumentalit traduce in una dimensione permanente tutto quanto rappresenta, dalla forma architettonica alle registrazioni simboliche che esso riporta. Questa materia viva attualizza e tramanda il patrimonio di pensiero di cui depositaria, e pu istituire corrispondenze con i documenti letterari consegnati ai papiri anche sotto diverse forme grafiche (soprattutto lo ieratico librario) e linguistiche (ad esempio attraverso traduzione in greco dallegizio). La fissazione in forme permanenti di esistenza e di comunicazione, attraverso la lettura dei libri e la frequentazione dei santuari, comprende altres un processo di archiviazione del sapere come costituzione e riferimento di una identit culturale. I processi storici che assistono alla formazione di materiali di archiviazione cui attingere, sono suscitati da esigenze complesse e successivamente offrono spunto di ispirazione e di propagazione dei messaggi che vi sono consegnati. La collocazione di File allestremit meridionale dellEgitto, o allestremit settentrionale della Nubia, secondo i punti di vista, ne fa il punto dincontro e di espressione di culture che hanno i loro epicentri completamente separati tra loro. Queste culture si succedono, con riferimento al periodo di funzionamento dei templi di File, attraverso un arco temporale lungo circa un millennio. Esse15

Fig. 2 Egitto e Nubia

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vedono fronteggiarsi e avvicendarsi mondi culturali cos ricchi e diversi come le culture nubiana ed egizia, ellenistica e cristiana, che tutti lasciano segni evidenti, riconoscibili ad una lettura consapevole degli imponenti resti archeologici. Il linguaggio architettonico e decorativo si inserisce nella tradizione della civilt faraonica, ma in parte traduce nelle sue forme elementi di altre culture. La componente ellenizzante si osserva: nella struttura plastica dei rilievi; nella variet e nel numero dei colonnati che producono ombra, necessaria in quella latitudine, e nello stesso tempo creano un effetto chiaroscurale che muove e alleggerisce le massicce architetture; nella asimmetria degli spazi che genera effetti prospettici, mentre gli spazi stessi si ampliano per accogliere folle di fedeli che attira una nuova forma di devozione, lontana dalle barriere inaccessibili dei templi faraonici del secondo millennio; bench il dromos, quale terrazza sul Nilo, possieda efficaci paralleli nellarchitettura faraonica tarda, la sua struttura irregolare richiama con evidenza i portici dellagor di Assos, in Anatolia, che furono edificati intorno al IV sec. a.C.; nello stesso tempo visitatori del periodo ellenistico lasciano epigrafi nella lingua greca, ed stata ritrovata pure unepigrafe latina del 116 a.C.; in greco sono alcune dediche dei templi (ad es. il tempietto di Hathor); una consuetudine popolare collegabile con quella delle epigrafi greche produsse un grande numero di graffiti demotici, la lingua e scrittura epicorica dellEgitto del tempo, da visitatori egizi e nubiani; la interpretazione ellenistica di Iside si ritrova in otto inni scritti in geroglifici allinterno del santuario e uno di essi ripreso nel mammisi, la cui composizione, pur adottando elementi di fraseologia pi antica, non si pu documentare prima del regno di Tolomeo II, al cui regno risale il santuario (prima met del III sec. a.C.). Pertanto essi si possono accostare alle aretalogie isiache che si diffusero nel Mediterraneo, e di cui serba eco il romanzo di Apuleio. Le composizioni in geroglifico ebbero invece diffusione nella regione del Nilo, dallAlto Egitto fino alla Dodecascheno, su cui si estendevano i possedimenti del tempio. Una stela inserita nel secondo pilone e inscritta su un masso di granito rosa al tempo di Tolomeo V, dopo che questo re riprese il possesso dellEgitto meridionale nel 196 a.C., registra lassegnazione della regione della Dodecascheno al tempio di Iside.17

La componente nubiana si manifesta anchessa in forme del periodo meroitico, coevo delle dinastie ellenistiche e dellimpero romano. Vi son tracce di una presenza nubica della fase napatea (XXV din.), ma essa appartiene interamente ad un momento anteriore allintroduzione del culto di Iside: in particolare vi una intera stanza negli annessi orientali decorata con figurazioni e iscrizioni incise in scrittura e lingua meroitica, che risalgono al mezzo del III sec. d.C. (253 d.C.) al tempo dellimperatore Treboniano Gallo; laccesso al tempio di Iside rivela una composizione complessa. Il portale monumentale di Nectanebo I fu inserito nel II sec. a.C. nel corpo di un alto pilone, dopo che Tolomeo II e Tolomeo III ebbero rifatto il precedente tempio eretto e decorato dai faraoni Amasi (XXVI din.) e lo stesso Nectanebo I (XXX din.). Blocchi del santuario di questi due faraoni furono riusati allinterno delle murature del tempio posteriore, dove sono stati ritrovati al momento dello smontaggio per lo spostamento dei templi nella nuova sede di Agilkia. Davanti al portale fu collocata una terrazza preceduta da una rampa a scalini, esattamente conforme a quella che stata trovata davanti a diversi edifici palaziali investigati dallarcheologia meroitica. Sulla terrazza furono collocati due leoni in granito rosa di Aswan, seduti nella caratteristica posa meroitica, oltre a due obelischi (con i nomi di Tolomeo IX), trasportati in Inghilterra, a Kingston Lacey, nel 1818 (dal Belzoni) e nel 1829 (dal Linant de Bellefonds). Leoni simili, su terrazze analoghe, in arenaria locale, sono stati trovati a Napata (Gebel Barkal) dalla Missione archeologica in Sudan dellUniversit di Roma La Sapienza e sono databili al regno di Natakamani, (prima met del I sec. d.C.?). la vocazione meridionale del santuario di Iside a File si rileva non solo dallorientamento (il portale di accesso si apre verso sud, come nel tempio di Horo ad Edfu), ma ancora dai temi decorativi che si rifanno alla leggenda dellOcchio del Sole, riportata altres da un papiro demotico e di cui si conosce una traduzione in greco; sacelli per il culto di Arensnufi e di Manduli, divinit dei nubiani e dei blemmi, si aprivano sul lato orientale del dromos antistante il tempio di Iside; i re nubiani Adikhalamani ed Ergamene, che forse esercitarono per un breve periodo il loro possesso sullisola di File al momento della secessione della Tebaide (fine III sec. a.C.), dedicarono una stela ed epigrafi in geroglifici egizi che sono state ritrovate negli scavi. In particolare Erga18

mene consacr una stanza nel tempio di Arensnufi e Adikhalamani lavor anche nel tempio di Debod, ora portato a Madrid. I legami del santuario di Iside si leggono egualmente nelle sue relazioni con altri santuari coevi: il Tempio del leone a Musawwarat esSufra (III sec. a.C.) dove sono riprodotte alcune iscrizioni del tempio di Iside a File; il tempio di Manduli a Kalabsha, costruito al tempo di Augusto, riporta sugli stipiti iscrizioni tratte dagli stipiti dellingresso al mammisi di File; il tempio di Edfu (costruzione iniziata nel II sec. a.C.); il tempio di Dakka nel cui interno copiato uno degli inni a Iside (periodo tolemaico); il palazzo di Natakamani, scavato a Napata (B1500) dalla Missione archeologica in Sudan dellUniversit di Roma La Sapienza, mostra tre accessi sulla parte mediana di tre lati (est, sud e nord) costituiti da una terrazza preceduta da una scalinata del tutto analoga a quella ripristinata davanti al primo pilone del tempio di Iside a File. Sulle terrazze erano collocate, come a File, statue di leoni (coppie di maschio e femmina) assisi nella posa meroitica; un edificio in corso di scavo da parte della Missione archeologica in Sudan dellUniversit di Roma La Sapienza a Napata (B2100), contiguo e coevo al palazzo di Natakamani (B1500), dove alcuni capitelli riprendono quelli del dromos di File, lato orientale, e sono simili anche a quelli della facciata del citato tempio di Dakka (periodo romano); a Napata fu trovata una statuetta di pietra della dea Iside con Horo fanciullo, ora conservata a Berlino, sulla quale riportata una iscrizione meroitica (fine II sec. a.C.: la scrittura meroitica comincia ad apparire nel II sec. a.C.); una statua di Iside stata recentemente rinvenuta negli scavi di Naga, probabilmente coeva al regno di Natakamani; il tempio di Iside ad Aswan, dove sono copiati due degli inni a Iside. Lavvento del cristianesimo nel VI sec. d.C., in concorrenza a lungo con il culto di Iside, ebbe leffetto della conservazione delle architetture, non ostante alcune manomissioni. I templi di Iside, Imhotep, Arensnufi, Harendotef, furon trasformati in chiese, e ne fu modificato parzialmente lassetto in funzione delle esigenze del culto cristiano. Nel tempio di Iside la chiesa, dedicata a Santo Stefano, fu ricavata nello19

spazio della corte piccola, murando alcuni intercolumni, in modo da orientare il culto verso est. Numerosi rilievi furono martellati per annientarne il potenziale diabolico. Furono aggiunte strutture leggere di legno e pitture, poi rimosse e sparite o cancellate dallacqua durante la sommersione.

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Fig. 3 Il bacino di File

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