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FONTE GAIA TOUR ITA - CHI SIAMOFONTE GAIA TOUR
ANNO 2021 A.D
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ANNO 2021 A.D
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VIAGGIARE E’ IL NOSTRO LUSSO Di cosa ci occupiamo: - Siamo un Laboratorio artigianale di viaggi! - Incoming & Outgoing su misura - Specialisti viaggi di gruppo per ogni fascia di età - Travel designer per viaggi individuali - Ti garantiamo assistenza h24 - Organizziamo il tuo evento esclusivo - Forniamo servizio di Wedding Planner - Creiamo per te esperienze like a local in Toscana ed in Italia - Siamo un Tour Operator Pet friendly - Ti facciamo vivere il Palio di Siena da insider - Organizziamo Trekking e bike Tours per ogni livello - Abbiamo un concetto Slow di turismo - Family friendly: accogliamo piccoli esploratori! - Ci occupiamo di tutti i servizi legati al tuo stay dall’arrivo alla partenza - Ispiriamo emozioni - Creiamo ricordi - Siamo specialisti del dettaglio - Realizziamo il tuo “Viaggio nel cassetto” - Parliamo Italiano, Inglese, Tedesco e Francese - Siamo Travel Lusters per passione e Travel Planner per lavoro! Scopri con noi “l’arte di essere italiano”!
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LA TOSCANA
La Toscana, nell’immaginario collettivo, evoca campi di girasoli che si
estendono all’infinito, vigneti, stradine sterrate e polverose, le famose strade
bianche, che si insinuano tra file ordinate di cipressi, da percorrere a bordo
di una 50 Special. E’ tutto vero, autentico, meraviglioso. Ma la Toscana è
molto più di questo.
E’ un mosaico di paesaggi e di micro culture che si incastrano a creare una
coloratissima armonia.
Il nostro viaggio inizia virtualmente dalla Versilia, elegante icona dello stile
Liberty, dove il tempo sembra essersi fermato qui con D’Annunzio, con i suoi
bagni storici, le sue cittadine eleganti e dal gusto retrò, la patria del
carnevale, Viareggio, con i carri allegorici, coriandoli leggeri sul lungomare,
fatto di negozi chic e localini dove un aperitivo è d’obbligo.
Poco distanti, la Lunigiana con i suoi castelli infestati e, tra l’Appennino e le
Alpi Apuane custodi del marmo bianco scelto da numerosi artisti, la
Garfagnana con i suoi segreti, come quello legato al Lago di Vagli e del
paese fantasma sommerso “Fabbriche di Careggine”, inondato dalle acque
di un torrente, che sarà riportato alla luce proprio nel 2021.
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Toscana misteriosa, con le sue Ville Medicee, antichi borghi e manieri celati
tra le pendici boscose, natura selvaggia che degrada dolcemente sulla costa,
fino alle spiagge sabbiose dalle quali salpare alla scoperta delle isole
dell’arcipelago: Elba, Giglio, Giannutri, Capraia, Pianosa, Montecristo,
Gorgona, ognuna con la sua storia, legata a Napoleone, ai pirati saraceni,
agli antichi romani, ognuna con le sue caratteristiche peculiari, con i suoi
porticcioli, le sue calette, le sue sagre inimitabili come quella del totano di
Capraia. Isole più o meno selvagge, fatte per essere osservate dall’alto di
una fortezza, fatte di fari che ispezionano il mare, di ginestre arrampicate alle
scogliere.
La Maremma, terra di resurrezione, nata dove un tempo si estendevano le paludi che lasciano spazio alle pinete, al profumo pungente della macchia mediterranea, terra che fu dei briganti, terra dei butteri, gli inconfondibili pastori a cavallo. Scendendo più a sud, troviamo la Toscana degli Etruschi, le cui tracce sono
ancora evidenti nelle “vie cave” nei pressi di Sorano, Sovana e Pitigliano,
ciclopici corridoi scavati nel tufo, solcati da misteriose incisioni.
Risaliamo ancora, oltrepassando le faggete dell’Amiata che in autunno
incendiano il cielo con i loro colori, celebrando il “marrone”, la tipica
castagna pregiata protagonista di numerosi eventi che animano i piccoli
borghi del comprensorio.
Ancora più su, ecco che si schiudono come uno scrigno i vigneti del Chianti,
meraviglia da percorrere a bordo di una ‘500, fermandosi all’ombra di un
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cipresso per il tempo di un pic nic, sorvolando i filari in mongolfiera,
addormentandosi in un casolare di pietra ricoperto di edera, con lo sguardo
che si perde tra le colline sinuose.
Partecipare ad una festa in costume storico in un castello, cimentarsi nella
preparazione di una cena 100% made in Tuscany con l’aiuto di uno chef a
domicilio, provare l’emozione di sentirsi in connessione con la natura in un
glamping…
E poi sfrecciare veloci verso la Val d’Orcia, con le sue Abbazie, Monte
Oliveto Maggiore, Sant’Antimo, dove i monaci vivono portando avanti le
attività del passato, come il canto gregoriano o la raccolta delle erbe
officinali che trasformano in prodotti cosmetici o curativi…
Val d’Orcia, un mare di camaleontica creta che muta con l’alternarsi delle
stagioni, un drappo di velluto verde che assume le sembianze di un ghiaioso
deserto che sembra costituito da frammenti di luna.
Ed infine le città, il cuore pulsante, dove il passato è impastato negli
intonaci, impresso nelle mura come un sigillo, vivo nell’aria con le sue
tradizioni, concretizzato nelle botteghe artigiane. Lo ritroviamo nelle opere
d’arte, nella mano degli artisti che si sono innamorati della nostra regione
ed hanno contribuito, con la loro pittura, con la loro scultura, a renderla
immortale.
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FIRENZE Firenze nasce, come tutte le cose belle, da un dettaglio, da un’idea, nasce dall’oscurantismo spiazzato da un raggio di luce, che la abbaglia e la inonda, trasformandola nel punto cardine del Rinascimento, incastonandola per sempre nell’eternità. Firenze trasuda arte e storia in ogni sua pietra, tra i vicoli della città riecheggiano i nomi altisonanti degli artisti che hanno celebrato la sua immortalità e loro stessi, immortali, come lei: Michelangelo, Raffaello, Giotto, Botticelli, Masaccio, Piero Della Francesca, Vasari, Bramante, Brunelleschi, Donatello, Boccaccio, Cellini, Dante, Leonardo… li incontriamo nei musei, nelle chiese, nelle piazze della città. Sono gli stessi luoghi che ci narrano l’amore di Dante per Beatrice, gli sguardi sfuggenti che si perdevano tra i vicoli, i passi che si susseguivano alla ricerca della figura di lei, l’immagine che il poeta sognava, sedendosi assorto su una roccia nei pressi del Duomo, visibile ancora oggi. I Medici ne hanno fatto la storia, gli artisti ne hanno plasmato l’anima, conferendole quell’armonia che ancora oggi incanta. Firenze è una ninfa che sfugge all’eterna alternanza del tempo, con quel suo estendersi dolcemente oltre la cinta muraria per dare vita alle Ville storiche, ai giardini che custodiscono segreti, collezioni e piante rare, come Boboli e Villa Bardini. Ma il cuore pulsante della città, di questo “grande paese”, dove la lingua parlata assomiglia a quella del Medioevo, è ancora il borgo con i suoi mercati caratteristici, dove si vendono i prodotti di un tempo, le botteghe dove gli artigiani tramandano il loro sapere di generazione in generazione come le famosissime pelletterie, gli orafi con le loro botteghe dislocate lungo Ponte Vecchio, (che si sostituirono nel Rinascimento alle botteghe di carni e verdure in concomitanza con la realizzazione del sovrastante
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Corridoio Vasariano), come ad accompagnare l’ingresso verso il centro, verso la stella polare che domina tutto: il Duomo, una meraviglia del gotico italiano che svetta sinuosa ed imponente sulla Piazza. A Firenze sacro e profano si alternano, in alternanza eterna. Ed ecco allora che accanto a rappresentazioni audaci troviamo le Chiese, come la Basilica di Santa Croce, che di alcuni profani custodisce le spoglie: Michelangelo, Galileo, Machiavelli, Foscolo, per citarne alcuni. Santa Maria Novella, con la sua celebre Farmacia, la più antica Farmacia d’Europa, aperta ininterrottamente dal Seicento. Qui si ritrovano unguenti, profumi, prodotti per la cosmesi realizzati secondo le antiche ricette. Ed in mezzo a tutta questa storia che inebria e stordisce, tra i vicoli dove si affacciano le pochissime case – torri medievali che hanno resistito ai bombardamenti, si incastra e si sovrappone la Firenze odierna, fatta dei suoi trippai che vendono il Lampredotto con le sue salse, del Mercato Centrale pullulante di eccellenze gastronomiche e di prodotti tipici, dei Caffè storici con i loro tavolini che si distendono sulle Piazze come Piazza della Signoria che ospita Palazzo Vecchio, simbolo della città, o sulle rive dell’Arno in estate. Firenze è oggi anche un punto di riferimento per lo shopping, con i suoi marchi chic e cool che popolano Via Tornabuoni e Via Calzaiouli e con i suoi prodotti di nicchia, come le ceramiche, i profumi, la pelletteria, i gioielli d’oro prodotti dalle botteghe storiche iscritte in un’apposita lista delle attività storiche fiorentine stilata dal comune. Come dimenticare poi la cucina, l’anima della città, un must imperdibile per i golosi, un vero e proprio stile di vita che profuma di pane sciocco appena sfornato, di schiacciata all’olio, di crostini con i fegatini, di pappa al pomodoro, di ribollita e di bistecca alla fiorentina, presenti nelle piccole Osterie che si nascondono dietro ai palazzi o nei celebri ristoranti di classe lungo le vie principali. Firenze è tutto questo, un meraviglioso mix che va ben oltre la stereotipata immagine da cartolina. Firenze va svelata a poco a poco, perdendosi tra i
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suoi meandri, sfuggendo i sentieri battuti, immergendosi nella sua storia, respirando il suo passato.
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SIENA Chissà se gli scalpellini, i mastri, gli scultori dell’opera del Duomo che nel
1226, secondo le fonti storiche, lavoravano ad uno dei capolavori più
imponenti dell’Italia intera, guardavano la loro creatura con la stessa
meraviglia con la quale la osserviamo noi oggi.
Chissà se i pellegrini che giungevano sin qui da Canterbury, seguendo il
tracciato e le tappe della Via Francigena, restavano ammaliati da questo
gigante di marmo policromo, bianco verde e rosso, quest’ultimo proprio di
origine senese, ricamato per metà romanico e per metà gotico. E le balie, gli
orfanelli, gli ammalati che si affacciavano dalle finestre ogivali dell’Ospedale
Santa Maria della Scala, assistevano a questa metamorfosi, a questo
miracolo.
Siena nel Medioevo era una fucina di cultura, ricchezza e splendore, un via
vai di vite che convergevano verso la Piazza del Campo, con la sua forma a
conchiglia, luogo di mercato e simbolo del potere, sulla quale vegliava e
veglia ancora la Torre del Mangia, che intreccia il suo nome con quello di
uno dei suoi primi campanari, noto per il suo vizio di sperperare e detto
dunque “Mangiaguadagni”.
Attorno ad essa, una serie di palazzi nobiliari, sobri ed eleganti che svettano
con superbia ed un’eco che riecheggia in modo perpetuo: gli zoccoli dei
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cavalli sul tufo, quando il 2 Luglio ed il 16 Agosto si corre il Palio, 3 giri
attorno alla piazza, senza sella, senza paura, si corre per la gloria, per la
propria contrada. Il Palio è la corsa dell’anima.
Siena con le sue leggende, con le sue superstizioni che incatenano statue di
diavoli alle pietre dei Palazzi, Siena allegorica che vive negli affreschi del
Cattivo e Buon Governo realizzati da Ambrogio Lorenzetti all’interno del
Palazzo Pubblico, dove passato e presente sembrano intrecciarsi in
quell’alternarsi di esistenze, di mestieri, di botteghe, di uomini e donne che
sono gli stessi di un tempo, con le loro vite, le loro debolezze, la loro
devozione ad una città che ha fatto della bellezza e dell’eleganza il suo
vessillo.
E questa bellezza si incarna nelle dorate Madonne di Duccio Buoninsegna,
raggiungendo il suo apice nella “Maestà”, dove i tratti bizantini si
ammorbidiscono, rendendo l’incarnato più roseo, meno etero, più umano.
Siena è magica, quando la luna si nasconde tra i tetti, si riflette sui mattoni,
evidenzia nel silenzio la silhouette dei luoghi dannati come Porta Giustizia,
oltre la quale i condannati si avviavano verso la morte, e luoghi santi come la
casa di Santa Caterina.
Una città dove l’eternità svetta, si specchia, sboccia, dove la delicatezza
lascia senza parole, quando ti volti a guardarla e non la dimentichi più.
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Siena è magica, quando la luna si nasconde tra i tetti, si riflette sui mattoni,
evidenzia nel silenzio la silhouette dei luoghi dannati come Porta Giustizia,
oltre la quale i condannati si avviavano verso la morte, e luoghi santi come la
casa di Santa Caterina.
Una città dove l’eternità svetta, si specchia, sboccia, dove la delicatezza
lascia senza parole, quando ti volti a guardarla e non la dimentichi più.
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PISA …Chissà cosa immaginavano i pirati saraceni mentre si accingevano a
sbarcare alla conquista della Repubblica marinara di Pisa, mentre davanti a
loro la terraferma si avvicinava a poco a poco, delineando le forme e gli
spazi di una città all’apice del suo splendore.
Pisa oggi è famosa in tutto il mondo per la sua “Piazza dei Miracoli”, posta al
di fuori delle mura cittadine, come ad ostentare la sua potenza, così sicura di
sè da non aver bisogno di protezioni.
Il “Prato dei Miracoli”, come D’Annunzio aveva battezzato la Piazza è il
frutto del fermento artistico e culturale che interessa la città a partire dall’ XI
secolo, quando maestri del calibro di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di
Cambio e molti altri, danno vita ad una rivoluzione che si compirà nei secoli
successivi con gli interventi di urbanistica e bonifica avviati dalla famiglia
Medici, gli stessi interventi che modificheranno la conformazione del “Sinus
Pisanus”, la pianura salmastra attraversata dall’Arno sulla quale la città si
affacciava e dalla quale probabilmente trasse il suo nome; Pisa in etrusco
significherebbe “bocca”, “foce”.
Dobbiamo immaginare quindi una serie di canali che si snodavano
sinuosamente, forti della protezione delle montagne, canali che
consacrarono poco a poco la città come una delle maggiori potenze navali
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del Mediterraneo a partire dall’anno 1000, rendendola una delle 4
Repubbliche Marinare insieme a Genova, Amalfi e Venezia.
Ma torniamo adesso al Prato dei Miracoli. I “miracoli” altro non sono che i
tre elementi architettonici che formano la piazza: il Battistero, il Duomo ed il
Camposanto, simboli dei tre momenti che caratterizzano la vita spirituale:
luogo dove la vita inizia. Luogo dove la vita si svolge. Luogo dove la vita
finisce.
Tre elementi incredibili, il Battistero è il più grande al mondo ed è noto per
la sua acustica invidiabile. il Duomo, commistione di elementi classici,
islamici, bizantini, con esso sboccia lo stile definito “romanico pisano”. Il
Camposanto, un cimitero monumentale al centro del quale sarebbe stata
sparsa la terra santa portata dalla Palestina dopo la II crociata.
E poi c’è lei, la protagonista indiscussa, la star della piazza, uno dei
monumenti più instagrammati del mondo e del quale saprete già tutto: la
Torre pendente, che deve la sua inclinazione ad un cedimento del terreno.
E’ giunta ormai la notte ed i nostri pirati Saraceni stanno sbarcando, ignari
del fatto che ad attenderli troveranno l’intero popolo pisano avvisato da una
giovane di nobile famiglia, Kinzica de’ Sismondi che non riuscendo a
dormire, si accorge dell’arrivo dei nemici e corre dai consoli per dare
l’allarme. Il popolo combatte aspramente e getta di tutto dalle finestre,
persino i sacchi di ceci, che divenendo poltiglia e seccando al sole il giorno
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seguente, si dice abbiano contribuito a creare la ricetta della nota “cecina”
ossia la farinata di ceci.
Da un punto di vista storico, la vittoria schiacciante dei pisani sembra essere
priva di fondamenta, ma Kinzica, oltre ad essere il nome di uno dei quattro
quartieri in cui era divisa la città è anche il personaggio più importante del
corteo storico di Pisa, nella Regata delle Antiche Repubbliche Marinare.
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LUCCA Se un cartografo del ‘400 si fosse imbattuto nella Tavola Peutingeriana, copia di un’antica mappa di epoca romana dove erano raffigurate vie e città dell’Impero, certamente sarebbe rimasto colpito da Lucca, rappresentata da una fortezza. Cosi’ si evince la conformazione della città, chiusa all’interno di una cinta muraria che ha sfidato le leggi del tempo giungendo pressochè intatta sino ai nostri giorni. Oltre 4 km di impenetrabili bastioni dove le gesta e le esistenze di goti e bizantini si sono alternate, incorniciati adesso da file di alberi paralleli che accompagnano i pensieri di coloro che ne seguono il camminamento, o scivolano in sella ad una bicicletta o si soffermano a parlare… L’etimologia del nome sembra derivare dal latino “lucus” che significa “bosco sacro”, il che conferisce a Lucca un’aurea mistica e misteriosa. Ma è con Carlo Magno che la cittadina sboccia, conquistando la fama europea grazie ai suoi filati in seta e successivamente in epoca Medievale, quando ai lati del cardo e del decumano che si intrecciavano come a spartirla, iniziano ad alternarsi le case torri, tanto che agli inizi del 1300 se ne contavano oltre 250. L’unica giunta intatta sino a noi, l’unica alla quale non è stata “mozzata la testa” e’ la Torre Guinigi, 50 m di altezza e 230 scalini che conducono sulla sommità alla scoperta del piccolo giardino pensile fatto di lecci, vezzo della famiglia aristocratica o volontà di prevaricare le altre torri in altezza?... E poi la Torre delle Ore, teatro della leggenda secondo la quale Lucida Mansi, che aveva donato la sua anima al Diavolo in cambio della giovinezza, tentò di arrestare l’ultimo rintocco quando Lucifero torno’ per rivendicare quanto pattuito, ma non ci riuscì... E proprio dall’alto delle torri, ecco che si domina la città e lo sguardo si perde tra i vicoli, tra le botteghe ed i forni con i loro profumi che inebriano
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l’aria, con le loro ricette segrete tramandate nel tempo, come quella del “buccellato lucchese”, una sorta di pane dolce fatto di anice ed uva passa. In epoca romana era chiamato “buccellatum” ossia “boccone”, dal momento che era formato da una corona di panini o “buccellae”, “bocconi”. E poi c’è la Cattedrale di San Martino, dove si trova il Volto Santo, un crocifisso ligneo legato a miracoli e leggende, come quella secondo la quale questa opera ancora incompleta, un giorno, al risveglio di Nicodemo, l’artista che la stava realizzando, si era completata. Ma non finisce qui! Collocata nella Basilica di San Frediano, il volto inspiegabilmente spari’ e venne ritrovato in un orto nei pressi della cattedrale... Il crocifisso è databile fra il V e l'inizio del IX secolo, confermando che esso sia una delle più antiche opere lignee note in Occidente Spostando lo sguardo ecco un piccolo gioiello, Piazza Anfiteatro, con la sua forma ellittica chiusa, una miniatura disseminata di bar e ristorantini che hanno sostituito gli antichi edifici adibiti a magazzini e depositi... E poi c’è la Lucca proiettata verso il futuro, protesa verso un mondo parallelo, fatta di creature magiche che si materializzano una volta all’anno in occasione del Lucca Comics, uno degli eventi imperdibili per gli amanti dei fumetti e per tutti coloro che vogliono scoprire la città in bilico tra due mondi paralleli...
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SAN GIMIGNANO Immagina. Immagina di essere un pellegrino, un mercante, un viaggiatore.
Immagina di giungere alla fine di un sentiero polveroso, alzare lo sguardo e
all’improvviso…la meraviglia. Una città compatta, fatta di palazzi che si
contendono le sue mura, i suoi spazi, fatta di torri che svettano alla conquista
del cielo, della verticalità, dell’onnipotenza.
Così doveva apparire San Gimignano ad un forestiero, un piccolo nucleo
sulla via Francigena all’apice del suo splendore, creato dalla leggenda del
Vescovo Geminiano che lo aveva salvato dai Barbari con la sua apparizione.
Entrando dalla porta principale, la via sembrava accompagnare sino al cuore
del borgo, Piazza della Cisterna, con il suo mercato, le sue botteghe
artigiane dove si producevano prodotti raffinati come lo zafferano e sulla
quale si affacciavano alcune delle case torri più celebri, il simbolo di questo
gioiello ancora perfettamente conservato.
Le case torri incarnavano l’aristocrazia, la sua vanità, la sua volontà di
prevaricare, di apparire, erano insomma uno status symbol. Si trattava di
abitazioni che fungevano anche da granaio ed avevano funzione militare.
Spesso l’ingresso era collocato al primo piano a scopo difensivo e si
accedeva al piano terra attraverso scale che venivano calate ogni giorno. Nel
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momento di massimo splendore se ne contavano oltre 70, ma soltanto 14
sono giunte sino a noi, integre o “scapitozzate”, ossia mozzate.
Le Torri più celebri sono la Torre Grossa, la più alta con i suoi 54 metri, la
Torre Rognosa, adibita in passato a carcere per i condannati a morte, dove si
rinchiudevano coloro che avevano “creato rogne”, la Torre del Diavolo che
deve il suo nome ad una leggenda secondo la quale il proprietario,
rientrando da un viaggio, l’ aveva trovata più alta di quando era partito ed
aveva così attribuito il fatto al Diavolo.
E chissà se il nostro viaggiatore, ammaliato e stordito da questo brulicare di
bellezza, si è imbattuto negli artisti come Bartolo di Fredi, Lippo Memmi e
molti altri che hanno lavorato agli affreschi del Duomo o nel Ghirlandaio che
si è occupato invece del ciclo di affreschi della Cappella di Santa Fina…
Santa Fina è la Santa protettrice della città. Colpita giovanissima da una
malattia che la costrinse a letto, scelse di essere posta su una tavola di legno
dove pregare, così le sue membra piagate divennero un tutt’uno con la
tavola e la giovane finì per essere divorata dai vermi, ma dai suoi resti
nacquero delle profumatissime viole.
Si sta facendo sera ed il nostro viaggiatore, svoltando nel vicolo dell’oro,
osserva i “ battiloro” chiudere le loro botteghe, dopo aver trascorso un’altra
giornata a battere l’oro, sino a ridurlo in lamine con le quali ricoprire la base
di opere sacre come i polittici…
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