Rivista DMA - Povertà e bene comune (Settembre - Ottobre 2010)

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Rivista delle Figlie di Maria Ausiliatrice

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  • RIVISTA DE

    LLE FIGLIE DI M

    ARIA AUS

    ILIATRICE

    damihianimas2010Anno LVII Mensile n. 9/10 Settembre/Ottobre

    Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art.1, comma 2 - DCB Roma

    POVERT

    E BENE COMUNE

  • 4 EditorialeChe cosa posso fare?di Giuseppina Teruggi

    5IncontriPovert e bene comune

    13Primopiano14Il perch di FrancescoEducare cosa del cuore

    16Radici di futuroLesperienza formativa delloratorio

    18Amore e Verit Per una economia di gratuite di comunione

    20Filo di AriannaLibert, il canto dellamore

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    sommario

    dmaRivista delle Figlie

    di Maria AusiliatriceVia Ateneo Salesiano 81

    00139 Roma

    tel. 06/87.274.1 fax 06/87.13.23.06e-mail: [email protected]

    Direttrice responsabileMariagrazia Curti

    RedazioneGiuseppina TeruggiAnna Rita Cristaino

    CollaboratriciTonny Aldana Julia Arciniegas

    Mara Borsi Piera Cavagli

    Maria Antonia Chinello Anna CondEmilia Di Massimo Dora Eylenstein

    Laura Gaeta Bruna GrassiniMaria Pia Giudici Palma Lionetti

    Anna Mariani Adriana NepiLouise Passero Maria PerentalerLoli Ruiz Perez Paola Pignatelli

    Lucia M. Roces Maria Rossi

    foto di copertina / Elio Scarciglia

  • 27In ricerca 28CultureIl racconto: la leggenda dei coralli

    30 PastoralmenteQuestioni aperte?

    32Donne in contestoIntrecci di solidariet nellemergenza

    33Parole chiaveDialogo e ospitalit

    sommario

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    ANNO LVII MENSILE / SETTEMBRE OTTOBRE 2010

    35Comunicare36Faccia a facciaSalire sopra i rumoriper comunicare nel sociale

    38Comunicare la fedeIl catechista oggicome pu educare alla fede

    40Video Invictus

    42ScaffaleRecensioni video e libri

    45LibroLa bambina ribelle

    46CamillaGli acciacchi...

    n.9/10 settembre ottobre 2010Tip. Istituto Salesiano Pio XI

    Via Umbertide 11,00181 Roma

    ASSOCIATAUNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

    Bernadette Sangma Martha SdeTraduttrici

    francese Anne Marie Baud giapponese ispettoria giapponese

    inglese Louise Passeropolacco Janina Stankiewicz

    portoghese Maria Aparecida Nunesspagnolo Amparo Contreras Alvarez

    tedesco ispettorie austriaca e tedescaEDIZIONE EXTRACOMMERCIALE

    Istituto Internazionale Maria AusiliatriceVia Ateneo Salesiano 81, 00139 Roma

    c.c.p. 47272000Reg. Trib. Di Roma n. 13125 del 16-1-1970Sped. abb. post. art. 2, comma 20/c,

    legge 662/96 Filiale di Roma

  • te ha ribadito che tutti i problemi del presen-te, compresi quelli economici planetari, dipen-dono da una carenza di pensiero: Paolo VIaveva visto con chiarezza che tra le cause delsottosviluppo c una mancanza di sapien-za, di riflessione, di pensiero in grado dioperare una sintesi orientativa (n. 31).

    Si fanno passi in questa direzione. Nel 2001 sorta lUniversit del Bene Comune, un pro-getto educativo internazionale elaborato dadocenti ed esperti impegnati nella promozio-ne di alternative alla mercificazione della co-noscenza e delleducazione. Il progettoparte dal principio che la conoscenza unpatrimonio dellumanit, che fa parte dei beni comuni. Tra le Facolt, c quella del-lAlterit, che ha per oggetto la considerazio-ne dellaltro, del diverso visto non come ne-mico, opposto, inferiore, ma come ricchez-za di possibilit, collaborazione e interazio-ne tra punti di vista diversi. La Facolt dellaCreativit, il cui punto di partenza concettua-le che limmaginazione non ha frontiere, senon quella rappresentata dal rispetto delladignit umana. La Facolt della Mondialit,per promuovere una consapevolezza aper-ta della condizione umana e della vita.

    Utopie? Sogni? Forse. Ma come costruire il fu-turo senza la fantasia della carit?

    [email protected]

    Che cosa posso fare?Giuseppina Teruggi

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    ero...

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    La notte del Natale 2008 il cardinale di Milano,durante lomelia della Messa, si chiesto: Checosa posso fare in questo tempo segnato dal-le prime ondate di una grave crisi economica?.La sua risposta: costituire, per le famiglie deidisoccupati, un Fondo sociale. E non solo que-sto. Ne parliamo nella rubrica Incontridel pre-sente numero della Rivista.

    Anche per noi, oggi, dentro una crisi che nonaccenna ad attenuarsi, valgono alcuni orien-tamenti per la prassi nel quotidiano: riflette-re insieme, anche come comunit, sulleconseguenze della crisi economica. Presta-re attenzione a chi in difficolt nel nostroterritorio, soprattutto alle famiglie. Aderire,inventare iniziative concrete di solidarietcon la gente che soffre di pi la crisi. Attivar-ci per fare in modo che chi perde il lavoronon perda anche la dignit. Sono vie percor-ribili per perseguire il bene comune.

    Bene comune anche superare i localismio una visione chiusa sulla propria cultura,per confrontarsi con i valori e i limiti di al-tre culture. Ed soprattutto nellemergen-za - fa notare la rubrica Donne in contesto- che scoppia la solidariet, la ricerca delbene per chi ne deprivato. Senza esclusio-ne di persone. E, in questo, artiste partico-larmente abili sono proprio le donne.

    Benedetto XVI nellEnciclica Caritas in verita-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • Poverte bene

    comune

  • re ai fedeli che la Notte di Natale riempio-no il Duomo di Milano? Dal pulpito mi ve-nuto spontaneo aprire cos lomelia: Que-sta notte che stiamo vivendo segnata dauna notizia di estrema semplicit e insiemedi significato straordinario e unico: Dio sifa uomo come noi e per noi. Il Natale cichiama ad uno slancio rinnovato, ad un sup-plemento speciale di fraternit e solidariet.Un interrogativo mi tormenta: io, come ar-civescovo di Milano, che cosa posso fare inquesto Natale gi segnato dalle prime on-date di una grave crisi economica?Noi, come Chiesa ambrosiana, che cosapossiamo fare?.

    Come ha risposto a questo interrogativo?

    In quella stessa omelia, non volendo chequel discorso rimanesse generico, ho lan-ciato il Fondo Famiglia. Lavoro per venire incontro a chi stava per-dendo loccupazione e rischiava di perde-re anche la propria dignit.

    Da dove ha attinto le risorse per costituire ilFondo?

    Come avvio a questo fondo dicevo nellastessa omelia ho attinto dallotto permille destinato per opere di carit, dalle of-ferte pervenute, da scelte di sobriet del-la diocesi e mie personali, mettendo a di-sposizione la cifra iniziale di un milione dieuro. Ho chiesto a tutte le comunit cristia-ne della diocesi di riflettere sulle conse-

    Il Sogno di NataleGraziella Curti

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    Di fronte alla crisi economica, il card. Dionigi Tettamanzi,arcivescovo di Milano, ha fatto un sogno, che ha voluto tradurresubito in realt: un fondo sociale a favore dei disoccupati, di coloro,cio, che perdendo il lavoroperdevano di dignit e non erano piin grado di sostenere la famiglia. Da questo inizio, che ha fatto notizianella societ civile, sono nate altreiniziative e pubblicazioni che hannoavuto il merito di chiarire il Vangelodella carit, il pensiero cristiano sulla solidariet.Per questo, riteniamo opportunoriportare unintervista al cardinaledove vengono espresse, in formasemplice e dialogante, le sue idee sul modo di vivere e superare le conseguenze della crisi economica.

    Vuole spiegarci, padre, che cos stato il so-gno di Natale da cui partita liniziativa perrispondere alla crisi finanziaria?

    Era da qualche settimana (dicembre 2008)che andavo riflettendo sulla crisi economi-co-finanziaria in atto nel mondo. Intanto ilNatale si avvicinava. Di giorno in giorno michiedevo: Che cosa devo dire, secondo laverit evangelica e con un cuore di pasto-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • guenze della crisi economica, di prestareparticolare attenzione alle famiglie in diffi-colt a causa del lavoro, di aderire con ge-nerosit a questo fondo.

    Come ha concepito lorganizzazione per ar-rivare capillarmente con laiuto ai pi biso-gnosi?

    Gi in quella notte, ho delineato la rete. I sa-cerdoti e i laici, attraverso i consigli pasto-rali, i consigli per gli affari economici e al-tri organismi competenti, avrebbero ope-rato un serio discernimento per decidereconcretamente come partecipare al Fon-do. Inoltre la Caritas Ambrosiana e leACLI stavano gi studiando le forme piadatte per la gestione e lutilizzo di questo

    fondo. In particolare, perch la distribuzio-ne degli aiuti fosse mirata, ho chiesto ai de-canati di rendersi protagonisti sul territoriodi una lettura sapiente dei bisogni e di ela-borare progetti intelligenti di aiuto.Mi premeva che queste risorse non fosse-ro una forma di assistenzialismo, ma un aiu-to affinch chi perde il lavoro non perda an-che la propria dignit.

    Che cosa intende per sobriet, per bene comune?

    La sobriet una virt, certamente. Noncos facilmente apprezzata, forse perchspesso fraintesa. Sobriet confusa, se nonproprio con avarizia, con un vissuto che sadi risparmio minuzioso, di astensione daiconsumi, di calcolo esasperato su tutto ci

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  • (personale, comunitario, sociale) da ogni ec-cesso, riconducendolo alla giusta misura,evitando le parole urlate e i toni eccessivi,i consumi sfrenati che giungono allo spre-co e, dallaltra parte, lavarizia di chi accu-mula indifferente al bisogno altrui.

    Ci pu spiegare, padre, perch ha attribuitoal Fondo una valenza educativa?

    Gli stessi media laici hanno colto questo va-lore nel Fondo riconoscendolo come unostrumento popolare per sollecitare una rifles-

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    che si potrebbe evitare di avere e di com-perare ecc. Quasi un comportamento ma-niacale, oltretutto applicato alla sfera eco-nomica del vivere. Ma la sobriet autentica tuttaltro!Essa va intesa come uno stile di vita comples-sivo: sobriet nelle parole, nellesibizione dis, nellesercizio del potere, nel vissutoquotidiano. Non una questione solo eco-nomica, ma tocca una sfera molto pi ampiadel nostro agire e del nostro stesso essere.La sobriet via privilegiata alla solidariet.Personalmente ho trovato interessante percapire lo stile sobrio di vita un testo disantAgostino, che cos scrive nella sua famo-sa opera Sui doveri: Nella temperanza siconsiderano e si ricercano soprattutto latranquillit dellanimo, lamore alla mansue-tudine, la grazia della moderazione, la curadellonest, la stima per il decoro. Dobbia-mo praticare un metodo di vita, che derivi,per cos dire, i primi fondamenti dalla mo-destia, la quale compagna e amica dellatranquillit dellanimo, evita la protervia, aliena da ogni mollezza, ama la sobriet, fa-vorisce lonest, cerca il decoro. Si deve an-che cercare in ogni azione che cosa sia con-veniente alle persone, alle circostanze e al-let; inoltre che cosa sia adatto allindole diciascuno. (De officiis, I, 210, 211 e 213).Tranquillit dellanimo, mansuetudine, mo-derazione, cura dellonest e stima per il de-coro sono doni preziosi e compiti impegna-tivi. Solo con uneducazione morale e spi-rituale seria si possono accogliere e vivere.E tutti, a cominciare da chi ha una respon-sabilit di animazione e di guida della co-munit, siamo invitati a ricuperare e rilan-ciare lautentica sobriet. Ci possibile cogliendo i significati posi-tivi e liberanti di cui la sobriet si fa custo-de e promotrice. Essa, infatti, intende gua-rire il nostro comportamento quotidiano

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    Una vita dedicata a Dio

    Il 14 marzo 1934 nasce a Renate, in provin-cia e diocesi di Milano, il Cardinale Dio-nigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano(Italia). Allet di undici anni entra in se-minario, dove inizia gli studi, fino alla Li-cenza in teologia ottenuta nel 1957.Il 28 giugno del 1957 venne ordinato sa-cerdote dallArcivescovo di Milano, Mons.Giovanni Battista Montini, e pochi mesidopo venne inviato al Pontificio Semina-rio Lombardo di Roma, dove rimase perdue anni, frequentando la Pontificia Uni-versit Gregoriana.Conseguito il dottorato in Sacra Teologiacon una tesi su: Il dovere dellapostola-to dei laici, rientr in diocesi come pro-fessore di discipline teologiche fino allau-tunno 1966. Trasferitosi presso il semina-rio maggiore di Venegono Inferiore, peroltre ventanni vi insegn Morale fonda-

  • sione sulle cause della crisi economico-finan-ziaria e sulle modalit per uscirne. Si tratta,infatti di educarci ad educare a uno stile divita personale, anzi ad un modello di svilup-po della societ: stile e modello che passa-no attraverso la solidariet, da intendersi nonsemplicemente come un dare ma pro-priamente come un condividere e da otte-nersi attraverso la virt della sobriet. Realttutte che rimandano al coinvolgimento re-sponsabile del singolo e della comunit, congli irrinunciabili interrogativi: Io che cosa

    posso fare? Noi che cosa possiamo fare?.

    Come reagiscono i giovani di fronte agli ap-pelli di solidariet? Di fronte alla prospetti-va di uno stile di vita solidale?

    Qualche tempo fa mi giunta una letterada una ragazza di 21 anni, Valentina, che poi stata pubblicata anche sul mio libro Nonc futuro senza solidariet.Non facile essere giovani, scriveva la ra-gazza. E aggiungeva: Mi sento in imbaraz-zo, spesso, nel sentire al telegiornale noti-

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    mentale e svolse i trattati del matrimonio edella penitenza sotto il profilo dogmatico-morale. Nello stesso periodo insegn Teo-logia pastorale a Milano.Nel suo insegnamento - caratterizzato dalimpidit di pensiero, semplicit incisiva del-lesposizione, fedelt gioiosa e convinta alMagistero della Chiesa e spiccato spirito pa-storale - vasta la gamma dei temi trattati,tra i quali risaltano le questioni di moralefondamentale accanto a quelle di moralespeciale, con una preferenza per lambitodel matrimonio, della famiglia, della sessua-lit e della bioetica. Allintensa attivit accademica ha saputounire sia la partecipazione ad incontri,convegni, corsi di aggiornamento teologi-co-pastorali per sacerdoti e laici in Italia eallestero, sia la presenza a tavole rotondee dibattiti televisivi, sia la produzione di fre-

    quenti contributi per LOsservatore Ro-mano e per Avvenire. Tutto ci non lhaper distolto dallattivit pastorale diret-ta, da lui sempre amata ed esercitata .Il 1 luglio 1989 venne eletto ArcivescovoMetropolita di Ancona-Osimo. Ricevettelordinazione episcopale nel Duomo diMilano dal cardinale Carlo Maria Martini.Nel giugno 1990 venne eletto Presidentedella Commissione Episcopale della CEIper la famiglia. Nel 1991 ricevette la nomi-na di Segretario Generale della Conferen-za Episcopale Italiana. Dopo quattro annidi intenso lavoro al servizio della ChiesaItaliana, nel 1995 viene nominato da Gio-vanni Paolo II Arcivescovo metropolita diGenova. Il 25 maggio dello stesso annoviene nominato Vice Presidente dellaConferenza Episcopale Italiana (incaricoricoperto fino a maggio del 2000).Nel gennaio 1998, il Consiglio Perma-nente della CEI lo nomina Assistente Ec-clesiastico Nazionale dellAssociazione deiMedici cattolici italiani.Dal 2002 Arcivescovo di Milano. Da Gio-vanni Paolo II venne creato e pubblicatocardinale nel Concistoro del 21 febbraio1998, del Titolo dei Ss. Ambrogio e Carlo.

  • nanzitutto stili di vita: di una vita plasma-ta dalla sobriet e dalla solidariet.

    Che cosa chiederebbe ai religiosi/e in questomomento di crisi?

    In questo momento di emergenza i religio-si e le religiose possono e devono fare quel-lo a cui sono chiamati tutti i discepoli del Si-gnore: testimoniare la loro vicinanza alfratello attraverso lascolto, laccoglienza, lacondivisione delle difficolt. E qui invito tut-ti ad allargare il cuore e a fare qualcosa diconcreto impegnandosi alla sobriet.Essere sobri significa avere una giusta mi-sura in quello che si possiede e in quello dicui si dispone per s e per gli altri. Per quan-ti si sono consacrati totalmente al Signorela sobriet dovrebbe essere ancora pisplendida, perch intimamente legata allapovert evangelica e ai voti che hannopronunciato: sar lo Spirito di Cristo adare ad ognuno di loro la luce e la forza permettere in pratica queste virt.

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    zie di violenza contro gli immigrati, i pove-ri, gli stranieri. Mi sento in imbarazzo nelsentire i discorsi di tanti miei coetanei, chenon riescono ad appassionarsi a nulla chenon sia il proprio interesse, che non sonopresi da altro che non sia il profilo di Face-book, la partita di calcio, le ragazze e i ra-gazzi da abbordare... La solidariet, lo slan-cio verso chi sta peggio, la compassione, ilsentire nella propria carne le sofferenze del-la gente sono argomenti che non vanno pidi moda. Perch, Arcivescovo?.Ho cercato di rispondere a Valentina invitan-dola a tenere viva una forte ragione solida-le perch questa ragione elabora e costrui-sce pensieri che non si chiudono come muriinvalicabili di fronte alle vere necessit.So, comunque, che ci sono molti giovani chevivono la solidariet e sperano ancora.

    Come, secondo lei, si pu uscire dalla crisi?

    Sono convinto che luscire dallattualecrisi questione non solo di nuove rego-le per leconomia in vista di modelli e si-stemi realmente rinnovati, ma anche e in-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • Quale la misura del crescere!

    Specialmente nel momento difficile che le-conomia mondiale sta attraversando, con lasolidariet non bisogna dimenticare la so-briet, che costituisce la via maestra alla so-lidariet. infatti luso corretto e sapientedei beni la prima forma che realizza una so-lidariet piena e consente il dono a mani li-bere, senza trattenere nulla se non quantonecessario. In queste ultime settimanesempre pi spesso si insistito da molteparti e con grande enfasi sulla necessit disostenere il pi possibile i consumi. Certo le esigenze della moderna economiavanno in questo senso: se non si produce,se non si vende, se non si consuma, leco-nomia ristagna. Ma anche qui ritorna iltema della giusta misura: non ci sono for-se troppi bisogni inutili, indotti da una pub-blicit pi che ingannevole? Dovremmo forse cominciare a riflettere sul-la giusta dimensione della crescita econo-mica, perch non si pu far crescere allin-finito la domanda di cose, e uso apposita-mente il termine cose. Forse gli economisti potrebbero aiutarci arispondere alla domanda: quanto giustocrescere? E, ancora, in quali settori giustocrescere di pi? La medicina, la cultura, la

    ricerca scientifica, lecosostenibilit, la-groalimentare per dare cibo a tutti Leopere essenziali in genere non mancano:scuole, strade, fognature, acquedotti,centri sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tut-te queste realt affinch siano effettiva-mente e utilmente a disposizione dellagente. Mancano, molto spesso, o risulta-no inadeguati i servizi alle persone, so-prattutto ai pi bisognosi per motivinon solo economici. Diventa quindi necessario interrogarci: inquale direzione crescere? Che cosa davvero necessario? Che cosa davvero urgente e prioritarioe cosa non lo , rispetto al bene dellagente che abita il territorio da noi ammi-nistrato? Dove investire le risorse che cisono, anche se rischiano di essere sem-pre insufficienti? Pi che preoccuparci genericamentedella crescita, urge chiederci perch ecome crescere. in gioco il nostro mo-dello di sviluppo, la sua dimensione ve-ramente e pienamente umana, il suo oriz-zonte sociale. giusto crescere, dun-que,ma quale la giusta misura? Forsenessuno ci sta seriamente pensando,perch ci lasciamo travolgere dal mecca-nismo irrefrenabile del mercato. Uneconomia seria non pu non porsi ladomanda e cercare la risposta; cos comeuna politica seria.

    Dal discorso, La sobriet dimenticata,che larcivescovo di Milano ha tenuto a Varese nel primo incontro con gli amministratori locali della diocesi

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    La solidariet rende grande la Citt

    Dalla dignit, unit e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il princi-pio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per tro-vare pienezza di senso. ()Una societ che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio delles-sere umano quella che si propone come meta prioritaria il bene comune, in quan-

    to bene di tutti gli uomini e di tutto luomo. La persona non pu trovare compimen-to solo in se stessa, a prescindere cio dal suo essere con e per gli altri.

    (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa n164-165)

    la pratica straordinaria della solidarietche ha reso grande nei secoli Milano. Ed sulla solidariet che dobbiamo misu-rare ancora oggi lautenticit della gran-dezza della nostra Citt. Spesso la soli-dariet riceve uninterpretazione sem-plicistica: emotivo-sentimentale nel-lambito personale, benefico-assisten-ziale in quello sociale. Ma, come sotto-linea la recente enciclica Caritas in ve-ritate di Benedetto XVI, la solidarietesige di essere riscattata da queste vi-sioni parziali, affermandone il ruolo ti-picamente sociale e politico. Essa, infat-ti, persegue il bene non solo individua-le ma anche e specificamente comune, del tutto inscindibile dalla giustizia einclude, pertanto, la presenza attiva e

    responsabile delle stesse Istituzioniben oltre il pur indispensabile serviziodel volontariato. La solidariet insepa-rabile dalla giustizia e per questo ha unadestinazione propriamente sociale. Allasua radice ci sono sempre gli altri. S, glialtri, perch ciascuno di noi, lungi dal-lessersi costituito da s, in se stessoun dono, un essere che ha ricevutomolto dagli altri. E non c solo un de-bito individuale, ma anche un debitocomunitario, che ci lega alle generazio-ni che ci hanno preceduto.

    (Dal discorso agli Amministratori della citt tenuto dal Card. Tettamanzi nella basilica di S. Ambrogio in Milano il 6 dicembre 2009)

  • Approfondimenti biblici

    educativi e formativi

  • effettivit, cio di una volont decisa di bene.A questo proposito, Morand Wirth, nella suaopera, scrive: Incontestabilmente in France-sco di Sales c una valorizzazione dellaffet-tivit, ma anche della volont intesa nel sensodella fermezza e della costanza nel decidere.Diceva di se stesso: A mio modo di vedere,non c anima al mondo che prediliga pi cor-dialmente, teneramente e, detto in buonafede, pi amorosamente di me; infatti piaciu-to a Dio di darmi un cuore cos fatto. Giungeperfino a dire: Io sono luomo pi affettuosodel mondo, ma aggiungeva subito: Io amo leanime indipendenti, vigorose. Senza rinun-ciare mai allamore affettivo, S. Francesco diSales si schiera per un amore effettivo, fonda-to sulle risoluzioni della volont effettiva.Per il Vescovo di Ginevra lamore essenzial-mente movimento, dinamicit. Lamore lavita dellanima scrive come lanima la vitadel corpo. il primo movente. Mediantelamore, ogni essere umano diviene una per-sona unificata nellagire. Perci scrive an-cora Francesco di Sales la perfezione della-more la perfezione della vita, perch la vitadella nostra anima lamore.

    S. Francesco di Sales e Mornese

    Piera Cavagli, nella sua indagine storica chesi pu ritrovare nella Banca dati sul sito dellI-stituto, ha trovato molte affinit fra lo stile divita delle nostre prime sorelle di Mornese conla spiritualit proposta da S. Francesco di Sa-les. Innanzitutto, nellinformalit quotidiana,

    Educare cosa del cuoreGraziella Curti

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    Uno dei motivi pi forti per cui don Bosco ha scelto S. Francesco di Sales come patrono dei due Istitutireligiosi da lui fondati senza dubbioil fatto di aver colto nel Vescovo di Ginevra quellansia educativa, che era pure la sua. Non esistono trattati pedagogicisistematici del nostro santo protettore,ma nella sua vita e nelle sue opere costante lattenzione alla persona e alla sua crescita integrale.

    Amore dinamico

    Nel 2005, Morand Wirth sdb, ha dato allestampe un trattato su S. Francesco di Sales eleducazione, in lingua francese. Il testo, tra-dotto in italiano, stato edito dalla Las nel2006. Nella prefazione, lautore, scrive: Mi au-guro che coloro che si dedicano alleducazio-ne delle nuove generazioni e alla formazionedelle persone in vari modi possano trovarenella figura di questo grande santo umanistaun aiuto e uno stimolo nel loro compito di for-mare, come diceva don Bosco, buoni cristia-ni e onesti cittadini. Francesco di Sales vie-ne definito grande educatore del cuore uma-no. Don Bosco lo segue su questa strada per-ch concepisce leducazione come cosa dicuore. Ma tutte e due i santi si rifanno alla con-cezione del cuore biblico, cio di una poten-zialit di crescita integrale che sta nella per-sona e non fatta di sola affettivit, ma pure di

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • si realizzavano quel realismo spirituale che siesprime come fedelt alla persona nella sua to-talit, come pazienza lunga e dolcezza senzamisura nel rapporto educativo, come equili-brio nel discernimento, esercizio della presen-za di Dio, ardore apostolico, valorizzazione del-le dimensioni tipiche della vita: lamicizia, lasemplicit, la schiettezza, la gioia comunicati-va, la santit nel quotidiano. Per Maria Domenica, come per Francesco diSales, Dio ha il volto dellamore che si fa vi-cino, ci salva in Cristo, ci unisce in comunio-ne e a lui ci si pu rivolgere anche in dialet-to, cio con profonda familiarit. Limpegnodi suor Maria Domenica per trasformare inamore ogni punto dago, ogni azione, ogni at-timo di tempo evoca unimpostazione di vitaunificata dal valore fondamentale della vita cri-stiana lamore. Maria Domenica non ha scrit-to un Trattato dellamor di Dio, ma lhaespresso nel quotidiano fino a raccomanda-re anche alle sorelle: Fate con libert tutto ciche richiede la carit (L 35,3).S. Francesco di Sales diede alla Chantalunessenziale parola dordine da lui scritta a

    caratteri maiuscoli: Bisogna fare tutto peramore e niente per costrizione!.Maria Mazzarello nella sua guida formativa tra-duce con semplicit di linguaggio espressio-ni ricorrenti nella dottrina del Santo. Don Le-moyne nella sua Relazione sulla malattia e mor-te della Madre conclude citando alcuni suoiorientamenti formativi abituali:Fra gli avvisi che ripetutamente diede [vi] fu-rono questi: Non rendiconti giornalieri. Nonassuefare lo spirito schiavo. Lasciare quella san-ta libert voluta da S. Francesco di Sales. S.Francesco di Sales scriveva alla Chantal: In tut-to deve regnare la santa libert e la franchez-za, e non dobbiamo avere altra legge o altra co-strizione che quella dellamore [...] Penso che,se mi intendete bene, vedrete che dico la ve-rit e che combatto per una buona causaquando difendo la santa e amabile libert del-lo spirito che, onoro in un modo del tutto par-ticolare, a condizione che sia vera e libera dal-la dissipazione e dal libertinaggio, che nonsono altro che una maschera di libert.Vi inoltre una profonda sintonia tra la con-cezione della vera piet religiosa di MariaDomenica e la devozione salesiana. MadreMazzarello diceva: La vera piet religiosaconsiste nel compiere tutti i nostri doveri a tem-po e luogo e solo per amor di Dio. Non bi-sogna rallegrarsi troppo, n troppo rattristar-si per nessuna cosa di questo mondo. Francesco di Sales scrive: La vera devozio-ne consiste nellabbracciare con prontezzae amore ci che piace a Dio; nel far ogni cosacon spirito di soavit e dolcezza, con paca-tezza e umilt, nel ricevere le pene senza la-sciarsi abbattere dal dolore; e le gioie senzalasciarsi trasportare da eccessiva allegria; nelfuggire il male senza turbarsi, nel fare il benesenza affannarsi, pensando pi che alleste-riore dellazione, allinterno dellanima.

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  • di novizi e addirittura aspiranti, laici ed ec-clesiastici, tra cui vari sacerdoti. Valdocco negli anni Settanta si presentacome una comunit dal volto assai variega-to, in linea con leducazione collegiale deltempo. Una comunit in cui gli educatorisono chiamati ad affrontare problemi con-creti dal punto di vista educativo, organizza-tivo, economico. Il 17 marzo del 1878 donBarberis, descrivendo la situazione dei chie-rici ascritti, afferma che il gruppo sembra picalmo, lassistenza non difficile, ma simanifesta tuttavia un difetto: Non si occu-pa bene il tempo. La situazione pi gravesi verificava nella scuola di Filosofia a causadelle notevoli disparit tra gli alunni: alcunigi dotati di discreta cultura, altri non anco-ra in grado di leggere speditamente o di te-nere il ritmo di una normale dettatura. I pri-mi perennemente annoiati per la lentezzadel percorso scolastico finivano per diven-tare disturbatori creando evidenti pro-blemi di disciplina, gli altri perennementemortificati a causa della loro ignoranza, gliinsegnanti esausti e sfibrati per il continuorichiamo alla disciplina. Don Barberis, sempre nel marzo del 1878, scri-ve che per ovviare i problemi causati dalla man-canza di disciplina si decise di dare ogni set-timana i voti in condotta e commenta: Certoche il dare i voti ultimamente mezzo quan-to mai utile per ottenere ordine e disciplina, ma anche certo che simpara ad andare avanticon timore pi che con amore.

    Lesperienza formativa dellOratorioMara Borsi

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    A Valdocco nel 1870 i Salesiani e i giovani formavano due comunitdistinte, ma non separate. Gli interventi di orientamento e di animazione educativa attraverso i discorsi serali, le buone notti, le feste, coinvolgevano perci la vitadegli educatori religiosi e dei giovani.

    Lazione formativa di don Bosco sulla comu-nit globale offriva elementi sostanziali alladefinizione della personalit dei Salesianicome educatori e come religiosi. Indubbia-mente il suo modo di essere, il suo stile digoverno, la sua capacit comunicativa eranola scuola viva a cui ognuno attingeva e checontinuamente interpellava a fare comedon Bosco. Lapprendimento dello stileeducativo avveniva attraverso le esperienze,in particolare di quelle relazionali concrete.

    La formazione sul campo

    Sulla base delle fonti storiche, si pu affer-mare che la migliore formazione non eraaffidata a centri di formazione e di studiostrutturati. Questi non erano per principioesclusi, anzi se ne sarebbe sentita semprepi linevitabile esigenza giuridica e peda-gogica. Ma il primato era dato alla forma-zione sul campo (1870-1877), anche perchil funzionamento delle opere era piena-mente garantito soltanto dalla presenza dichierici studenti di teologia e di filosofia,

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • A Valdocco troviamo un contesto formativoche parte dallesperienza. Si riflette su fatticoncreti vissuti da educatori consacrati albene dei giovani. Nelle narrazioni orali, neidialoghi familiari, nelle conferenze e negliscritti emergono i tratti inconfondibili delle-ducatore salesiano: la passione per leduca-zione dei giovani pi bisognosi e per la lorosalvezza eterna. Le conferenze periodiche odoccasionali e le lettere circolari erano veico-lo privilegiato di formazione. Numerosi era-no gli inviti a rimanere uniti, solidali, anchese contrastati e ingiustamente criticati.

    Un confronto aperto

    Don Bosco con la progressiva organizzazio-ne ed espansione delle sue opere diede ilvia a una singolare esperienza di formazio-ne permanente per i responsabili delle di-verse opere. Una volta allanno, general-mente nei giorni che precedevano o segui-vano la festa di San Francesco di Sales, a Val-docco si teneva un breve incontro, chiama-to Conferenza, con la finalit di provvede-re ai bisogni della Congregazione. In esseil maestro restava don Bosco; ma in tanteforme egli favoriva la formazione collettivadei partecipanti: lasciava la presidenza ditante riunioni al suo collaboratore pi vici-no, don Rua, e in molte questioni si limita-va a fare opera di controllo in una reale for-

    ma di non direttivit. In questi incontri lecompetenze di ciascuno si arricchivanograzie allo scambio di esperienze, allanima-zione reciproca, allanalisi dello sviluppodelle opere, si affinava larte della comuni-cazione e della informazione, lo stile dellagestione e del governo delle opere, si ap-profondiva la relazione tra discepoli matu-ri, franchi nellesprimere il proprio pensie-ro e lautorevole Fondatore.Gli incontri degli educatori erano abbastan-za regolari e molte volte i membri del capi-tolo superiore o del capitolo della casa siriunivano insieme a insegnanti e assisten-ti, che erano tra gli educatori pi giovani,per richiamare i tratti caratteristici del siste-ma educativo. Sempre in primo piano tro-viamo il criterio pedagogico dellamorevo-lezza, la ricerca dellunit dintenti nellazio-ne educativa, la necessit del sostegno edellaiuto reciproco circa il modo di guada-gnarsi la fiducia e lamore dei giovani. A Valdocco le competenze educative ven-gono apprese attraverso lesperienza, inprimo piano c veramente sempre laconcretezza della vita. Si potrebbe perciaffermare che lOratorio non solo si pre-senta come laboratorio pedagogico, ma an-che come comunit di pratica, luogo damolti pedagogisti contemporanei indica-to come lambiente formativo ideale, in cuidiversi attori si confrontano e si costitui-scono attorno a pratiche di lavoro nel cuiambito si sviluppano solidariet organiz-zativa sui problemi, condivisione di sape-ri pratici e linguaggi. Lintuizione che pro-viene dalla storia salesiana di porre le-sperienza, il vissuto al centro del dialogoeducativo e spirituale: la vita quotidiananelle sue piccole, attuali, ma decisive atte-se, problemi, paure, speranze, progetti.

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  • Leconomia ha bisogno delletica per il suocorretto funzionamento [] unetica ami-ca della persona (45). Uno dei maggioricompiti delleconomia proprio il pi ef-ficiente uso delle risorse (50).

    Tutta leconomia e tutta la finanza devo-no essere utilizzati in modo etico, per losviluppo delluomo e dei popoli (65).

    Cinterroghiamo

    Lesigenza di autonomia delleconomia,che non deve accettare influenze di ca-rattere morale, spinge ad abusare dellostrumento economico in modo persino di-struttivo. Ci sono delle situazioni mondia-li, locali in cui si scopre questa realt?

    Leconomia e la finanza, in quanto stru-menti, possono esser mal utilizzati quan-do chi li gestisce ha solo riferimenti egoi-stici. Perci non lo strumento a dover es-sere chiamato in causa ma la persona, lasua coscienza morale e la sua responsa-bilit sociale. In che modo la comuniteducante accompagna nelladeguata ge-stione degli strumenti a sua disposizione?

    La dottrina sociale della Chiesa ritiene cheanche allinterno dellattivit economicae non soltanto fuori di essa o dopo di essapossano essere vissuti rapporti autentica-mente umani, di amicizia e di socialit, disolidariet e di reciprocit. Quali strate-gie potrebbero favorire leducazione adessere persone aperte al dono reciproco?

    Per una economia di gratuit e di comunione Julia Arciniegas, Martha Sde

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    Lenciclica Caritas in Veritate sottolinea ripe-tutamente che nellepoca della globalizza-zione si richiede una nuova e approfonditariflessione sul senso delleconomia e dei suoifini. E per questo afferma che lattivit eco-nomica non pu prescindere dalla gratuite dalla comunione. Infatti, la gratuit pre-sente nella vita delluomo in molteplici for-me, spesso non riconosciute a causa di unavisione solo produttivistica e utilitaristica del-lesistenza. Leconomia non pu risolveretutti i problemi sociali mediante la sempli-ce estensione della logica mercantile.Questa va finalizzata al perseguimentodel bene comune e ha bisogno di leggi giu-ste e di forme di ridistribuzione guidate dal-la politica, e inoltre di opere che rechinoimpresso lo spirito del dono.

    Rileggiamo lEnciclica

    Il principio di gratuit e la logica deldono possono e devono trovare posto en-tro la normale attivit economica (n 36).

    Ogni decisione economica ha una conse-guenza di carattere morale (n 37).

    La vittoria sul sottosviluppo richiede diagire soprattutto sulla progressiva apertu-ra, in contesto mondiale, a forme di atti-vit economica caratterizzate da quote digratuit e di comunione (n 38).

    Orientare la globalizzazione delluma-nit in termini di relazionalit, di comunio-ne e di condivisione (42).

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    In azione

    Individuare alcuni passi per rendere ope-rativo lapprofondimento fatto: La citt delluomo promossa da relazio-

    ni di gratuit, di misericordia e di comu-nione.

    Identifichiamo segni concreti che favori-scono nella nostra comunit educante unclima di rapporti umanizzanti.

    Le modalit con cui luomo tratta lambien-te influiscono sulle modalit con cui trattase stesso e, viceversa. Quali atteggiamentida promuovere per un effettivo cambia-

    Gli Amici di suor Francesca unasso-ciazione che prende il suo nome da suorFrancesca Franchi fma, originaria di Bre-scia (Italia), missionaria ad Haiti per pidi 50 anni. Alla sua morte nel 2003, la suafamiglia, coordinata dal fratello Cico e dalnipote Claudio, si costituita in associa-zione per continuare la missione dellasorella coinvolgendo tutti coloro che de-siderano dare un contributo per le ope-re delle fma di Haiti. Durante tutto lanno, mettono in atto di-verse iniziative per raccogliere fondi aservizio della missione. Con il loro entu-siasmo, lo zelo apostolico, la loro gene-rosit e creativit, sono riusciti a sensi-bilizzare coinvolgere pi di 300 persone.

    Il loro contributo un apporto per mi-gliorare la qualit della vita dei bambinie dei ragazzi di Haiti in comunione conle fma. Si tratta di una partecipazione pie-na alla missione senza pretese e grandiesigenze burocratiche: una vera espe-rienza di economia di gratuit e di comu-nione. Infatti, lo stemma del gruppoesprime molto bene il loro scopo: co-struire un ponte di comunione e di so-lidariet tra il loro paese e Haiti favoren-do la fraternit, lincontro e la condivisio-ne a livello locale. La tragedia del terre-moto che ha colpito la Nazione haitianaha invogliato a continuare il lavoro di so-lidariet partecipando alla ricostruzione.

    mento di mentalit che ci induca ad adot-tare nuovi stili di vita, nei quali la scelta deiconsumi, dei risparmi e degli investimen-ti sia determinata dai valori evangelici?

    Lo sviluppo economico, sociale e politi-co ha bisogno, se vuole essere autentica-mente umano, di fare spazio al principiodi gratuit come espressione di fraternit.Condividiamo alcune esperienze e testi-monianze di gratuit presenti nel nostroambiente.

    [email protected]@yahoo.com

    BresciaGli amici di suor FrancescaEsperienza di economia di gratuit e di comunione

  • Chiamati ad essere liberi

    Importante esserne convinti: Dio chiamatutti alla libert. un dono, una possibilitinsita nella persona umana, responsabile tut-tavia di canalizzare verso una giusta direzio-ne quanto le stato offerto. Diventare libe-ri significa lasciarsi guidare da una coscien-za non inquinata, dalla fedelt ad un proget-to personale e al progetto della comunit diappartenenza, da quanto lo Spirito sugge-risce nelle realt concrete e si coglie nellafatica della ricerca. mettere il valore qua-lit della propria vita spirituale/personalein un abituale discernimentoquotidiano, pri-ma delle norme e delle consuetudini.

    Il termine libert collegato a legame, re-lazione; se si vuole anche a dipendenza.Sembra un paradosso, specialmente per lamentalit di oggi, insofferente a vivere neglispazi del legame. Ma se, rimanendo alle-timologia, si analizzano le parole, si scopreche libero in radice deriva dal latino liber chesignifica anche figlio. Essere figlio rimanda alla relazione conqualcuno un padre, una madre, Dio dalquale si generati. riconoscimento di es-sere stato desiderato, voluto, accolto comedono. Il legame dunque quello della rela-zione di amore!Ne consegue che libert non la possibi-lit di fare quello che si vuole. piuttostoesplorare la relazione che mi unisce aqualcuno per il quale sono importante;

    Libert, il canto dellamore(Seconda parte)

    Giuseppina Teruggi

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    Questa sera scrive don Bonetti il 31 gen-naio 1863 - trovandoci noi in buon numeroin camera di D. Bosco mentre cenava, dopoaver confessato dalle 5 fino alle 9 e , egli sifacea leggere una lettera scrittagli dal Ve sco-vo di Spoleto. Il Prelato gli rendeva grandi en -comi, dicendogli fra le altre cose che sebbe-ne non avesse lonore di conoscerlo in per-sona, nondimeno la fama del suo nome es-sere pervenuta sino alle sue orecchie. [...] D.Francesia sorridendo gli domand: E nonsinsuperbisce nel sentirsi fare tali panegiri-ci?.Ed egli: Eh! vedi; sono assuefatto asentirmene di tutte sorta: tanto mi fa il leg-gere una lettera piena di lodi, come unaltrapiena di insulti. Quando ricevo qualche let-tera che mi loda, alcune volte mi prendo ilpiacere di metterla in con fronto a qualche-dunaltra o di un facchino o simili, piena divillanie e poi dico: Ecco come sono discor-di i giudizi degli uomini. Ma dicano un poquel che vogliono: altro non sono se nonquel che sono davanti a Dio (MB 7, 375).

    un desiderio che ci portiamo dentro: nondipendere da opinioni, approvazione, giu-dizio degli altri. Essere liberi nel modo dipensare, di sentire e avere il coraggio diesprimerlo. Liberi da paure, costrizioni in-terne, da emozioni incontrollabili.Alcuni ne sono capaci pi di altri. Come stato per don Bosco o per altri che conoscia-mo. Giungere alla libert interiore diffi-cile, ma un cammino aperto.

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  • qualcuno pure dotato di libert e in gradodi farmi vivere in questa relazione. Solo ac-cettando di esistere cos posso dire di es-sere realmente libero. Certamente, questoimplica consapevolezza, frutto di uncammino e di una scoperta graduali, soprat-tutto frutto di esperienza. La libert costi-tuisce un percorso concreto che passaproprio attraverso lesperienza quotidiana.Si diventa allora liberi esprimendo i proprivalori e sentimenti, con un grande rispet-to dellaltro, inteso come persona uguale ame. E partecipando, senza imposizioni o ti-mori, alla vita della comunit in cui si vivefino alla pi vasta comunit civile. La libert,infatti, non ha una valenza solo individua-le, ma anche sociale e rimanda a valori qua-li partecipazione, rispetto, iniziativa perso-nale, dialogo, condivisione.

    Se vuoi, sei libero

    Viktor Frankl, psicologo ebreo sopravvis-suto ai lager nazisti, in unintervista tele-visiva ha rilevato: La libert sta nella scel-ta dellatteggiamento da assumere ognivolta che luomo si trovi confrontato conuna situazione che non pu essere cam-biata. La saggezza antica, pagana e cristia-na, ha sempre sostenuto che la libert non tanto legata a condizioni esterne, quan-to ad una consapevole scelta interiore. stato Epitteto, schiavo e zoppo, ad afferma-re che se vuoi, sei libero. Se vuoi, non deviessere scontento di nulla, non devi pren-dertela con niente, tutto andr secondo idesideri tuoi e degli dei. Una regola di vitaripresa dal filosofo cristiano Giustinoquando, allimperatore Marco Aurelio,scriveva di essere convinto che nessunopu farci del male. Potete senzaltro ucci-derci, ma non offenderci.

    Essere liberi anzitutto vivere in pace con

    se stessi. La libert armonia, rispetto, vita che si rinnova. Quando sono libe-ra sento di avere il mondo in mano perchnulla mi appare ostile, ma tutto rientra nelgrande ordine delluniverso. Mi sento li-bera quando posso scegliere, con maggio-re o minore facilit, ci che mi sembra giu-sto e provare gioia per questa scelta.Questo significa anche, di conseguenza,non essere condizionata da legami conpersone, cose o eventi.

    Tutto quanto si , le risorse e i talenti di cuidisponiamo sono doni ricevuti, forse accre-sciuti per averli trafficati. Libert ricono-scere che quello che sono e faccio non miappartiene e che, per avere consegnato lamia vita a Dio, viene di conseguenza chedebba essere disposta a partire, a lascia-re, forse per investire altrove quello chesono e posso. In questo senso recipro-ca la relazione tra libert e povert. Si diventa liberi nella misura in cui im-pariamo non a fare ci che si vuole, ma avolere ci che si fa: la libert non qual-che cosa di esterno, un lungo e fatico-so cammino verso linteriorit. Si capisco-no in questo senso le parole di Ges laverit vi far liberi. Questa libert che ciottiene la verit, ha una radice profonda,come ha intuito Teresa dAvila quando haaffermato che lumilt andare alla verit.C un rapporto stretto tra libert eumilt, scrive una direttrice.Mi sono sentito libero ha testimoniato unamico - quando ho accettato di uscire dal-la piccola misura del mio essere (preoccu-pato, nervoso, ambizioso, pieno di proget-ti...) per naufragare in Lui. Sconfiggere il protagonismo che rischiadi mettere in antagonismo con Dio la veraconquista per divenire liberi. Lambizioso prigioniero di se stesso.

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  • alla ragionevolezza di cui parla don Bosco,che sapeva evidenziare il senso di unaproposta.

    Liberi e felici

    C che dichiara: Mi sono sentita liberaquando ho agito secondo la mia coscien-za, le mie convinzioni, la fedelt agli impe-gni presi ad ogni livello. Condizioni essen-ziali sono la preghiera ed il discernimen-to previo, la serenit non esente da soffe-renza, la gioia interiore, lappoggio di al-cune mediazioni: la parola di Dio, le Costi-tuzioni, le decisioni dei Capitoli generali,il Magistero della Chiesa, la realt del ter-ritorio Sono dei confronti che danno si-curezza e serenit interiore. E c chi avverte di essere libera quando sisente accolta pienamente da qualcuno chemi ascolta senza giudicarmi, che non siscandalizza di ci che dico, penso, sento ofaccio; ma anche quando io stessa mi accol-go cos come sono e non come vorrei es-sere, quando posso riconoscere senzapaura che non sono perfetta e che - graziea Dio - non lo sono, perch la migliore op-portunit per continuare a crescere.

    Vorremmo tutti poter affermare che ho fat-to esperienza di libert vera, piena, totaledopo aver capito che non sono io che di-rigo la mia vita, ma la affido al Signore, milascio da Lui guidare e vedo in filigrana il suoamore continuo che mi guida allintimitcon Lui. una gioia indicibile: libert si iden-tifica con amore. Sono libero perch accetto e permetto aDio di amarmi. Il suo amore mi rende feli-ce, sicuro, tranquillo. Libero.

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    ad alcune condizioni!

    Di fronte ai condizionamenti che incalza-no da ogni parte e che limitano la libert,una persona pu non essere colpevole, maresponsabile di quello quello che fa e dicome decide di comportarsi. La nostra unalibert condizionata, nel senso che sonorichieste alcune condizioni per costruirela propria vita da persone libere. Ne rilevoalcune, raccolte da varie testimonianze. La prima condizione per essere libera ildistacco, non lapatia, ma la giusta distan-za dalle cose. Poi la conoscenza. Io sono li-bera nella misura in cui conosco, valuto, equindi scelgo. Sono libera quando so dare il giusto pesoalle cose in riferimento alle mie priorit chesono i principi su cui ancorata la mia vita.

    Sento di essere libera quando inizio lagiornata e mi trovo davanti le esigenze del-la carit, della condivisione, del modo diaffrontare relazioni difficili, la possibile vitaborghese. E vivo le mie decisioni conDio, solo testimone della mia risposta, del-la mia scelta concreta che mi fa sentirevera e libera.

    Mi ha fatto riflettere la condivisione diuna storia di vita in cui si rileva, come con-dizione preventiva per crescere in libert,lopportunit di aver incontrato adulti signi-ficativi che hanno stabilito alcune regolefondamentali, che hanno messo alcuni pa-letti affinch la libert crescesse sana, ingrado di riconoscersi per quello che e noncome indipendenza e autorealizzazione.Piuttosto come disponibilit a fidarsi in ra-gione di unaffidabilit scoperta e testimo-niata. Regole non imposte, ma spiegate,sperimentate in compagnia di altre perso-ne che hanno sempre mostrato la bont del-le proposte offerte. Questo molto vicino

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • inserto dmaLA CHAT

    Gabriele: :-) bello essere salutati da un sorriso.

    Anche se soltanto virtuale.

    Asja: :-)

  • inserto dma Gabriele:

    Una domanda a testa. A bruciapelo. Comincia tu.

    Asja: Quanto fa 3966: 2888?

    Gabriele: Molto spiritosa.

    Asja: Sei felice?

    Gabriele: Ci provo, cerco di trovare ogni giorno qualcosa

    per cui essere felice. E tu cosa fai per essere felice?

    Asja: una domanda difficile.

    Gabriele: una domanda fondamentale.

  • INSER

    TO A CURA DI M

    ARA BORSI / ANNA RITA CRISTA

    INO

    Gabriele: Un tuo pregio.

    Asja: Sono coraggiosa. Un tuo difetto

    Gabriele: Sono sensibile.

    Asja:Ma non un difetto

    Gabriele: Se lo sei troppo s.

    Asja: Ti sei mai innamorato. Intendo veramente innamorato?

    Gabriele: No, ma deve essere bello...

    Asja: Idem.Testi tratti da Sabrina Rondinelli,

    Camminare, correre, volare, San Dorligo della Valle (Trieste), Edizioni EL 2008.

    inserto dma

  • Lettura evangelica

    dei fatti contemporanei

  • La leggenda dei coralliMara Borsi

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    In un tempo molto lontano, un pescatorestava tornando a terra con la sua barca. Il cie-lo si stava facendo scuro, e non solo a cau-sa del tramonto. Ma anche perch le nuvo-

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    Intervista a Sonia MuizAzpeleta

    Appartengo allIspettoria spagnola di Leon.Ho lavorato nella comunit fma di Caldas deReis (Pontevedra) come insegnante, anima-trice di gruppi di fede e catechesi.

    Quali sono i valori della tua cultura che pi ami?

    La cultura spagnola cos come le altre ha ca-ratteristiche proprie che si esprimono nel-larte, nella musica, nella letteratura, nellagastronomia. I nostri antenati ci hanno la-sciato una ricca eredit culturale che con-sideriamo un tesoro comune da custodiree valorizzare. Alcuni edifici, ad esempio,sono considerati patrimonio dellumanit:lacquedotto romano di Segovia, la Alham-bra di Granada, la Sagrada Familia di Barce-

    lona Alcune opere letterarie sono notea livello internazionale come il Don Quijo-te de la Mancha di Miguel de Cervantes. Nel mio Paese ogni regione chiamata Co-munit Autonoma. Personalmente appartengo a quella diCastilla e Len, situata nel centro-nord del-la penisola. La provincia dove sono nata sichiama Palencia. Il clima di questa regio-ne si caratterizza per avere estati molto cal-de e inverni molto freddi. In riferimento alle variazioni climatiche ab-biamo costumi in cui si riconoscono alcu-ni valori importanti come il condividere, la-micizia, la solidariet e laccoglienza.Uno dei momenti pi belli il poter con-dividere nelle notti destate, quando si pustare per un tempo prolungato seduti fuo-ri casa, in piazza, in terrazzo. abituale per molta gente della mia regio-ne fare una passeggiata per la citt alla finedella sera, parlando serenamente di quel-lo che successo lungo il giorno. In Spagna si fanno le verbenas: feste moltobelle e sentite che si realizzano in onore delSanto Patrono del luogo. Si prega, si canta,si balla il passo doppio spagnolo, la rumba

    le si stavano addensando allorizzonte. A un cer-to punto, sent un urlo straziante. Riconobbe a fatica la voce di una ragazza, vistoche la tristezza e la paura le avevano camuffa-

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    etc. In queste feste si mangia salsiccia,sardine salate con pane, si beve vino neroe la sangria, bevanda tipica spagnola.

    Vivendo in un ambiente internazionale checosa apprezzi di pi di altre culture?

    Realmente non sono arrivata a conoscerein profondit le diverse culture, per cer-tamente ci sono alcuni aspetti interessan-ti che le sorelle che provengono da altricontesti rivelano nella convivenza comu-nitaria e nella relazione con altre persone.Il valore che maggiormente colpisce il ri-spetto interculturale ed proprio questovalore a rendere possibile la convivenza trapersone di differenti provenienze.Apprezzo come le sorelle di culture diver-se da quella europea esprimono il loropatrimonio artistico e gastronomico, maci che mi colpisce laccoglienza rispet-tosa della diversit. Nella comunit internazionale in cui vivo,ogni sorella pu esprimere il suo modo dipensare e di vivere il carisma salesiano in-culturato nella sua cultura. Si condividenella semplicit linternazionalit dellamo-re che non altro che vivere il Vangelo

    Incontrando persone di altri Paesi e cultu-re quali difficolt sperimenti?

    Una difficolt incontrata stata la comu-nicazione. In alcuni momenti stato com-plicato intendersi. La limitata conoscenzadella lingua italiana, la sua struttura, le di-versit del linguaggio non verbale a voltemi hanno messo in confusione, mi sonomancati punti di riferimento e ho speri-mentato di non sapere come relazionar-mi con altre sorelle, perch quando par-lavo non mi capivano e anchio compren-devo poco il loro modo di esprimersi. Pos-so dire che ancora oggi alcune cose nonle ho realmente capite. Questa situazionemi ha creato disagio e ho sperimentatoche ladattamento e lintegrazione in ungruppo multiculturale richiede impegno,sacrificio, volont di comprendersi e diguardare pi a ci che unisce che alle dif-ferenze. Al termine di questi due anni pas-santi in una comunit internazionale il bi-lancio sicuramente positivo e portocon me limpegno per ricominciare ognigiorno a costruire la comunione.

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    to il tono. Nonostante non fosse un tipomolto coraggioso, il pescatore decise subi-to che avrebbe fatto tutto il possibile per sal-vare la fanciulla in pericolo. Ferm la bar-ca sugli scogli e a fatica la tir in secca, per-ch non andasse alla deriva. Il pescatore,per la fretta, non fece attenzione al caricodi pesci che aveva con cura riposto sulla bar-ca. Infatti, mentre trascinava la barca ariva, il pesce cadde su alcuni ramoscelli. La ragazza urlava e si dibatteva perch unafata cattiva ed invidiosa della sua bellezza la-

    veva legata a una roccia, proprio vicino allariva. Il mare, sempre pi agitato e freddo, labagnava con onde altissime. Il pescatore sibutt in mare, per liberare la giovane dallecatene che la legavano e che ormai si trova-vano sottacqua. Intanto i ramoscelli veniva-no colorati di rosso dal sangue dei pesci ea causa del freddo si indurivano immedia-tamente. La ninfa Malvina us quei ramo-scelli per ornarsi e divertirsi. Quando sistanc li lanci in acqua. La leggenda narrache nacquero cos i primi coralli.

  • pensiero azione, pi che visione pratica:azione di giustizia e di amore, riconciliazio-ne e perdono. Appare perci non rilevantechiedersi se nella formazione delle giovanie dei giovani sia da privilegiare leducazionerispetto allevangelizzazione o levangelizza-zione rispetto alleducazione. sicuramen-te pi importante, secondo lautore citato, es-sere consapevoli che educare educaresempre con ci che siamo.Qualsiasi educazione presuppone la relazio-ne e si sviluppa sul cuore di educatori, edu-catrici capaci di accoglienza non solo amiche-vole, ma come indica Martin Buber, capaci diessere presenti con tutta lanima e di dire cheesiste un senso delle cose e del mondo. Permolto tempo attraverso la relazione educa-tiva abbiamo educato ad un appartenenza,ad una identit. Oggi chi vuole rimanere ac-canto ai giovani per delineare il futuro di unafraternit universale chiamato ad educareallaccoglienza dellaltro, di ogni altro. Si trat-ta di lasciare meno spazio alla paideia grecae di lasciarsi guidare dalla pedagogia biblica.Per la Bibbia la persona umana povert ra-dicale e Dio colui che si china gratuitamen-te su quella povert. Povert radicale che col-mata dalla gratuit di Dio chiamata a ren-dersi responsabile, ad amare gratuitamentee a colmare la povert dellaltro. I tratti del-lantropologia biblica che gli educatori cristia-ni sono chiamati ad incarnare sono la perso-na umana come povert radicale, il cui esse-re in forza della gratuit, e la persona uma-

    Questioni aperte?Mara Borsi

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    Si sente da pi parti la necessit di dare nuovo dinamismo alla pastorale giovanile. Molti sono i dibattiti, numerose le riflessioni che spaziano dalla teologiaalle scienze delleducazione, alla comunicazione sociale. Emergono diverse domande:levangelizzazione prioritariarispetto alleducazione? Leducazione una modalitdellevangelizzazione? Come rinnovare le comunit cristianeperch siano spazi abitabili per le nuove generazioni? Cosa fare per non soccombere sottolincalzare delle attivit che una dopolaltra chiedono energie a tutti i livelli?

    Evangelizzazione o educazione?

    Il teologo Carmine di Sante in un bel dossierpubblicato dalla rivista Note di Pastoralegiovanile afferma che evangelizzazione eeducazione non si identificano n si contrap-pongono, sono due realt in cui importan-te cogliere e rispettare le loro profondecorrelazioni. Chi in contatto con le nuove generazionisa che non si educa proponendo valori eideali in astratto, ma incarnandoli.Per tutti gli educatori cristiani la visione delmondo da incarnare il vangelo: che pi che

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • na come responsabilit la cui potenza farfiorire la vita. Per la Bibbia la relazione re-lazione di gratuit, cio charis, leducazioneche per definizione si fonda sulla relazionenon pu che essere il luogo privilegiato ditale relazione di grazia. Evangelizzare parten-do dalleducazione o educare partendo dal-levangelizzazione? Se a fondamento delle-ducazione si pone la relazione di grazia, il di-lemma si risolve nella sua inconsistenza.

    Comunit abitabili

    Per educare ai valori del Vangelo urgentela testimonianza di comunione dellintera co-munit che ricerca, celebra e vive la passio-ne per la vita, incarnata dalla figura di Ges.Una testimonianza che aiuti i giovani a per-cepire la comunit cristiana, la Chiesa, noncome una grande agenzia di servizi religio-si, ben organizzata e presente in modo ca-pillare sul territorio, che concede pochispazi alla creativit e allinventiva, ma comeuna comunit di amici.Per riavvicinare le nuove generazioni alVangelo le Linee orientative della missioneeducativa delle FMA affermano che neces-sario accogliere la complessit della realtgiovanile, creare comunit cristiane di rife-rimento, dare qualit alla vita adulta, rinno-vare la proposta religiosa attraverso un nuo-vo annuncio per evitare di rispondere a do-mande che nessuno pi si pone. Si tratta diaccompagnare i giovani nella vita di tutti igiorni attraverso quellamore che vici-nanza, interessamento, formazione cultura-le in ambiti come la pace, la legalit, la giu-stizia, la solidariet, la salvaguardia del crea-to, per lasciar intravedere e scoprire la figu-ra di Ges come la carit del Padre.Lintensit della fede e la configurazione del-le comunit educanti sono molto significa-tive per coltivare le intuizioni vocazionali del-

    le/dei giovani. Se non ci sono comunit vi-vaci e autenticamente cristiane difficile pro-muovere un atteggiamento positivo neiconfronti della vita come dono e come re-sponsabilit. Il problema ritenuto da molticome fondamentale non sta nei progetti onei processi di educazione alla fede, ma nelsoggetto capace di suscitare una ricercapersonalizzata, un incontro profondo e undialogo fecondo. Questo soggetto non al-tro che la comunit educante. Si tratta dipromuovere comunit dove si d molta im-portanza alla comunicazione e al deside-rio di relazioni personali autentiche.

    Il ritmo

    Le riunioni periodiche, le conferenze, ipranzi informali scandiscono il tempo del-la comunit. Quando il ritmo sostenuto, lacomunit avverte un senso di movimento edi vitalit. Ma se questo ritmo troppo ve-loce la comunit affaticata e le personesmettono di partecipare perch si sentonosovraccariche. Quando il ritmo troppo bas-so, invece, la comunit prova stanchezza eun senso di debolezza. Il ritmo della comunit rappresenta lindica-tore pi forte della sua vitalit. Allinterno diuna stessa comunit esistono molti ritmi: lal-ternarsi di eventi familiari e di rottura, la fre-quenza di interazioni private, landare evenire delle persone dalle posizioni perife-riche alla partecipazione attiva e lo stesso rit-mo dellevoluzione complessiva della comu-nit. Non esiste un ritmo ideale valido pertutte le comunit e questo tende a cambia-re con levoluzione della comunit. Tuttavia,identificare il giusto ritmo per ogni fase del-la vita della comunit educante fondamen-tale per il suo sviluppo e per la relazioneeducativa con le nuove generazioni.

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  • Frammenti di storie

    Siamo allindomani del grande terremotoche ha raso al suolo alcune citt di Haiti. Ilgiornale ABC.es Bilbao, nellarticolo intito-lato Angeli custodi dellaiuto del 18 gen-naio 2010, ha parlato delle religiose, che sa-rebbero le FMA, che avevano perfetta-mente registrato a mano ben 5.600 perso-ne, accampate nel cortile della casa. interessante notare che mentre le Nazio-ni Unite faticavano nellorganizzare la di-stribuzione dei viveri, le FMA, con le po-che risorse che avevano a disposizione,hanno raggiunto in La Saline, Ption-Vil-le, Thorland, Cit Militaire e Cit Lintheau,pi di 16.000 persone, attraverso interven-ti tempestivi nellaccoglienza con le ten-de, i pasti e necessit varie, fino al soste-gno psicosociale e spirituale.Dice lo stesso giornale sopra citato: Condedizione immacolata, le suore hanno or-ganizzato i gruppi a famiglie e chiamanociascun rappresentante per nome e co-gnome attraverso un semplice megafono,che non si sente pi in l di due metri. Diqui lordine della coda dura poco pi diquindici minuti, finch la fame rompe labarriera umana, che ha tentato di conte-nere la disperazione. durato poco il messaggio in creolo: ri-spetto, silenzio, disciplina e pazienza, chehanno fatto loro ripetere le Salesianecome una preghiera prima di iniziare la di-

    Intrecci di solidariet nellemergenzaPaola Pignatelli, Bernadette Sangma

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    Rivisitiamo la storia di Mos e le tre figurefemminili intorno a lui: la madre, la sorel-la di Mos e la figlia del Faraone; donne del-le due popolazioni in conflitto intreccianoazioni di solidariet per salvare la vita delpiccolo Mos. Da allora . fino ad oggi, lesituazioni di emergenza causata dal conflit-to, dalle calamit naturali e altro, vedono ledonne particolarmente intraprendenti neltessere gesti di solidariet capaci di far spun-tare vita, anche dalle macerie.

    Emergere nellemergenza

    Suona come un gioco di parole, ma non lo! , piuttosto, esperienza concreta dellu-niverso femminile nelle diverse parti delmondo. Abbondano, infatti, le storie cheevidenziano lemergere delle donne, pro-prio nel momento dellemergenza. Si ma-nifestano come protagoniste di iniziative diriscatto, di lotta costante e instancabile, diricostruzione e trasformazione della vita in-dividuale, familiare e comunitaria; dal nien-te e con niente, se non con la sola forza dimettersi insieme, realizzando trame fem-minili di solidariet.In contrasto alla considerazione comune,che proietta le donne piuttosto come vitti-me delle varie situazioni, la rilevazione ditali esperienze evidenzia che le donnesono attrici sociali e, a volte, le motrici prin-cipali del continuo cambiamento, anchenelle situazioni caratterizzate dal disagio.

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • stribuzione pi delicata realizzata dalleNazioni Unite fino a questo momento.[] Nessuno rimasto ferito, non hannodovuto usare la forza e i biscotti non sonoandati a finire in cattive mani.

    Ancora da Haiti, la storia di solidariet chenon attira i fari dei telegiornali ma che toc-

    Catena di gesti solidali per Centurina

    la storia che viene da un emisfero oppo-sto a quello di Haiti. Una catena di solida-riet messa in atto da due comunit delleFMA dellispettoria di Shillong che lavora-no in un ambulatorio governativo di Sal-manpara, un villaggio nel nord est dellIn-dia. La nascita di Centurina si prevedeva uncaso difficile, bisognoso di interventi esper-ti. cos che le FMA infermiere decidonodi portare la donna ad un centro distante

    tre ore di macchina. Due ore in strada, ladonna ha le doglie del parto, non si puprocedere, si deve agire e quindi si fer-mano nellambulatorio di unaltracomunit FMA e tra preghiere e in-terventi immediati delle due FMA in-fermiere, si riesce a far nascere labambina sana e salva, risparmiandoanche la vita della madre. Era il cen-tesimo parto assistito dalle FMA in

    meno di dieci mesi e di qui il sopra-nome Centurina alla bambina.

    Sono storie che evidenziano la grandecapacit delle donne nel riscattare la vitaanche in situazioni estreme. Sono manie menti protese a salvare la vita senza ar-rendersi di fronte agli ostacoli e ai disagi:indice della grande affinit tra lesseredonna e la difesa della vita, quale moven-te di risposte creative e inedite! proprio questa capacit della donna cheappare la base motivazionale che sostienelattuale campagna intitolata Premio Nobelper la Pace 2010 alla Donna Africana.

    Il Premio Nobel, se verr assegnato, sar il ri-conoscimento non solo delle donne africane,ma del genio originale della met del cielo!

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    ca la vita delle persone. Questo il raccon-to della signora Gina: Dopo lo spaventodel terremoto che mi ha fatto vedere vici-na la morte, considero che la mia casa cheha resistito alle scosse, non pi mia, maper coloro che hanno perso la loro. Allindomani della tragedia, ho accolto acasa mia parecchie famiglie soprattutto al-cune con bambini piccoli. La mia piccola famiglia si allargata e sia-mo diventati una grande famiglia dove sicondivide tutto. Fin quando ci sar bisogno,la mia casa sar aperta per chi in difficolt.

  • Le differenze sono anche ricchezza, e lin-contro con i fratelli unoccasione dimaturazione e di crescita nella fede. La fedeci chiama a vivere con speranza e amore,nel rispetto vicendevole, nella carit, nel-lumilt che apre lo Spirito e il cuore alla co-noscenza profonda di noi stessi e degli al-tri, della ricchezza e delle reciproche tra-dizioni. Scrive Martin Buber: Essere con glialtri pi che essere per gli altri.Oggi Dio ci chiama a vivere insieme consperanza e amore. Ed importante impara-re a conoscere ed apprezzare altre forme divita spirituale, superando vecchi pregiudi-zi e difficolt, impegnandoci a ricercare fra-ternamente lincontro reciproco: Viverelecumenismo della testimonianza.

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    Dialogo e ospitalitBruna Grassini

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    Il dialogo un modo di vivere: saggezza, pazienza, accoglienza. uno stile di vita, prima che un obbligo. Ospitalit: un modo di relazionarsi. Sgorga dal cuore, fa crescere lamoree la comprensione. un comandamento biblico:si fonda sul diritto del povero,sullaccettazione dellaltro. un modo di essere umani nel mondo di oggi.(Dalla Carta Ecumenica per lEuropa)

    In un testo preparato per il Concilio Vatica-no II, Frre Roger, Priore di Taiz, sollecita-to dal Papa Giovanni XXIII, affronta pubbli-camente il tema dellEcumenismo. Aprendogli occhi sullo scandalo delle divisioni tra cri-stiani, scriveva: Siamo alla ricerca di unaUnit visibile: attuare la riconciliazione.Questa lurgenza del XX secolo.Le responsabilit sono di tutti. A migliaia i giovani cattolici, anglicani, orto-dossi, protestanti, rispondono alla provoca-zione del Papa, col desiderio di incontrarsi,ascoltare, dialogare, pregare. Tutti siamo chiamati ad essere profezia: lie-vito di novit per trovare la forza di supera-re gli ostacoli, mutare la direzione dellosguardo, dilatare il nostro orizzonte, inten-sificare la preghiera e riconoscere lazione diDio che opera in tutti (Carta Ecumenica).

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  • Informazioni notizie

    novit dal mondo

    dei media

  • e realizzare attivit informative e promozio-nali. Diventa una sfida molto impegnativa:Sei in rete, ma come se non ci fossi per-ch nessuno si accorge di te se non hai laforza per importi, per farti vedere.

    Jos Mara La Porte, professore aggiunto diFondamenti della Comunicazione Istituzio-nale presso la Pontificia Universit della San-ta Croce di Roma dice: molto importan-te conoscere le regole del mondo media-tico e saper adattare il messaggio cristianoalle caratteristiche di notiziabilit. Que-sto vale per tutte le organizzazioni del so-ciale. Se lorganizzazione non conosciu-ta, la possibilit di destinazione dei fondi siriduce drasticamente perch viene drena-ta da quelle pi note e propagandate. Per il vasto mondo del sociale ci vuole unastrategia di comunicazione per migliorareil rapporto fra le organizzazioni e il merca-to dellinformazione e per promuovere ilcontatto tra le persone coinvolte nei pro-cessi comunicativi, dunque rendere udibi-le la voce del non profit. Per farsi sentire,la voce delle organizzazioni del sociale vaallenata. Questo implica sostenere conunadeguata formazione che porta allacompetenza comunicativa chi impegna-to ad operare in questo campo.Un elemento essenziale la comunicazio-ne di identificazione, unidentit specificache permette di partecipare al dialogopubblico. Questo pi di un logo che ren-

    Salire sopra i rumori per comunicare nel socialeLucy Roces

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    Lambiente mediatico un campo di tensioni, un campodi lotte e di conflitti, un campo di battaglia per conquistareconsumatori, per la propagandapolitica, per laffermazione di ideologie. Questo campo anchericco di voci alternative, di minoranze, e di azioni individuali.

    (Guido Gili)

    Lalluvione comunicativa suggerisce unbombardamento continuo e caotico dimessaggi, suggestioni, slogan. In questa ca-cofonia di rumori, come possono le orga-nizzazioni del sociale come quelle delle co-munit cristiane essere competitive?Chi si occupa della comunicazione nelle or-ganizzazioni del sociale, del terzo settore,sta scoprendo limportanza di una pre-senza nei media, delle attivit pubblicitariee di relazione, che porti a far conoscere illoro lavoro. Purtroppo, non tutti possonoscendere in campo. Le organizzazioni delterzo settore - le associazioni, organizzazio-ni non profit, cooperative sociali, comunitreligiose, singole istituzioni scolastiche eformative - non sembrano poter compete-re nel grande mercato della comunicazio-ne. I fondi e le strutture a disposizione del-la gran parte delle organizzazioni del terzosettore quasi mai corrispondono con le loronecessit di far conoscere la propria realt

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  • de riconoscibile lorganizzazione e caratte-rizza la personalit. una relazione cheuno ha con lutenza. Altrettanto importan-te il messaggio chiaro. Le voci devonoesprimere una sostanziale unit che aiutaa prevenire errori comunicativi e tutti de-vono poter raccontare la storia dellorga-nizzazione. Poi, per far sentire e capire ilmessaggio occorre presidiare il territoriomediatico individuando anche strategica-mente i media pi utili ed efficaci a questoscopo. Attraverso un dialogo continuo, lecomunit cristiane possono influenzare la

    comunicazione affinch parlino dellespe-rienza della fede e della vita dei cristiani. Sideve cercare di far vedere la bellezza delsuo messaggio e di Chi lo ha proposto.Come dice La Porte, Non poco. Questoimplica creare degli ambiti di dialogo e dicondivisione di idee e al tempo stesso ca-nali di informazioni che offrano alle perso-ne la possibilit di cercare la verit sul mon-do che le circonda, di trovare in manierapersonale le proprie risposte alle doman-de radicali dellesistenza.

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    Internet si sta trasformando in un gran-de computer e sta cambiando il nostromodo di usare l'informatica: il CloudComputing la scommessa tecnologicadei prossimi anni. Ma che cos il Cloud Computing? uninsieme di tecnologie informatiche chepermettono l'utilizzo di risorse hardwa-re o software distribuite in remoto. La parola computing indica l'operazioneinformatica, mentre cloud significa nuvo-la.Cloud Computing si contrappone a per-sonal computing e indica un nuovo mo-dello, in cui le applicazioni non risiedo-no pi sul PC personale, ma sul Web.Da qualche parte nel mondo c' un'ap-plicazione web che permette di scriveree modificare documenti e da qualche al-

    tra parte c' un grande hard disk su cuiviene salvato il documento. Cos, ci si pu muovere con libert da unposto all'altro e, soprattutto, da un PC al-l'altro senza dover portare con s i datie senza doversi preoccupare di softwa-re da installare: una connessione a inter-net, un browser e tutto fatto. Non mancano voci critiche: perdita delcontrollo sui propri dati, rischio che nellungo termine molti servizi gratuiti pos-sano diventare costosi, furto di un ac-count, fallimento di un'azienda fornitri-ce di servizi cloud. Un eventuale malfun-zionamento inoltre colpirebbe un nume-ro molto elevato di persone contempo-raneamente dato che questi sono servi-zi condivisi. da vedere, a lungo andare,se conviene o non agire fra le nuvole.

    Fra le nuvole

  • vi si basa soprattutto sulle emozioni tra-smesse attraverso la modulazione dei senti-menti, della voce e delle espressioni ge-stuali. La supremazia della razionalit cede ilpasso a quella dellimmaginazione, e ci si tro-va di fronte ad una platea che ha bisogno divibrare per capire, di partecipare per sentiree di vedere per seguire. E quindi ci chiedia-mo come il catechista, oggi, pu educare allafede nel mondo della comunicazione che ab-biamo appena descritto?Bisogna entrare innanzitutto nella logicadella comunicazione e questo significa chela catechesi non pu fermarsi alla spiegazio-ne di contenuti intellettuali, ma pi global-mente vuol dire salvare. In termini di comu-nicazione si pu tradurre: stimolare la vita per-ch sia pienezza di essere. Attraverso imass-media, ad esempio, testimoniare per so-lidarizzare con le persone anziane, far giun-gere una voce esterna a coloro che sono inprigione, far comprendere nuovi orizzonti di

    Il Catechista oggi come pu educare alla fede Claudio Pighin

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    Ci che oggi condiziona di pi lessere uma-no non sono tanto i programmi, ma piutto-sto le tecniche, il sistema audiovisivo, ciolimpulsione del raggio di luce e dellaudioche fanno vibrare lemotivit, il genere rapi-do, emozionale, violento, senza logica, glo-bale. Cos ogni fenomeno oggi prima di tut-to segnato e influenzato dalle conseguenzesotterranee della rivoluzione tecnologica.Non solo esiste una persona audiovisiva,una giovent cresciuta davanti alla televisio-ne e al computer ma , dice Pierre Babin, lin-tera societ che sta cambiando il suo mododi essere. Alla cultura letteraria di ieri si so-vrappone unaltra cultura. E per cultura inten-do linsieme dei mezzi attraverso i quali ungruppo umano risolve i problemi di signifi-cato e dei valori dellesistenza. La vecchia cul-tura perde forza e potere. Evangelizzare oggivuol dire evangelizzare una nuova cultura fon-data sul potere dellelettricit e dei mass me-dia. Il linguaggio introdotto dagli audiovisi-

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  • felicit. Il comunicatore di fede non pu pen-sare di fare unazione del tutto isolata, madeve far partire la sua testimonianza da unacomunit cristiana che vive pienamente le-sperienza di Dio. Il catechista nel suo cammi-no spirituale non pu pensare che sia suffi-ciente vibrare alle voci del mondo, ma biso-gna vibrare alla voce di Dio: la preghiera delcatechista come la ricettivit del radar. Pie-ni dei rumori di questo tempo, bisogna esse-re capaci di fermarci per guardare a Dio. Ri-peto quanto ho detto precedentemente che impossibile produrre qualcosa di valido sen-za averlo vissuto dentro di s e poi in une-spansione elettronica far vibrare la propriapersonalit spirituale di credente.Limmaginazione un po il filtro di ogni agi-re. Lessere comunicatore di fede non pu esi-mere dal far passare tutto il linguaggio attra-verso limmaginazione. Quindi tutta la sua spi-ritualit avr come partner questo potere del-la mente. Il dialogo mente e spirito dar luo-go pure alla creativit; perch chi pu ferma-re o mettere ostacoli al pensiero? Solo chequesta creativit sar fondata dallazionedello Spirito Santo e dalla Parola di Dio e con-fermata nella Chiesa. una testimonianza che,passando attraverso una narrazione dal fasci-no irresistibile, faccia capire al destinatario lasua entusiasta generosit e progressiva radi-calit nel vivere la fede. Egli narra, in primapersona o in nome di un popolo o di interecomunit, racconti di amore che sono raccon-ti di salvezza radicale che interpellano luma-nit sul senso dellesistenza. Un altro elemento importante credo siaquello di recuperare i simboli con i loro re-lativi contenuti per rendere pi efficace la te-stimonianza. Lessere umano contempora-neo ha locchio abituato alla simbologia cheviene in particolar modo dalla pubblicit edalla televisione.

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    Preghiere del comunicatoreoggi

    Signore, che scruti il cuore dellessereumano, e vedi le lunghezze donda dei no-stri mass-media che giungono sempre pilontano, mentre noi stentiamo a capirci ea capire luniverso che ci hai messo a di-sposizione. Abbiamo molte difficolt a riconoscere latua opera in noi e attorno a noi. Ci prodighiamo attraverso lingegno checi hai donato a creare supporti mediaticisempre pi aggiornati e moderni pertentare di riconoscerci quali tuoi figli. Maci sentiamo impotenti quando questaopera dellessere umano diventa pi im-portante della tua opera. Ci perdiamo perci nei meandri della vitache non la Tua Vita. Non vediamo pi orizzonti, ma bensostacoli che ci fanno paura e quindi ci ri-duciamo spesso a come combatterli, an-nientarli. E nella misura che scommettia-mo solo nel frutto dellingegno umanoperdiamo la capacit di percepire la tuapresenza tra di noi. Aiutaci, o Padre di tutti e di tutto, a nonperdere la fonte di ogni sapere e di inge-gno che sei TU, ma mantienici stretti a TE,perch ogni mediazione pi moderna esofisticata possa rispecchiare sempre iltuo progetto che il tuo regnoCrediamo sinceramente nella tua operaprima che lessere umano, e tutti gli sfor-zi da lui prodotti per migliorare semprepi la sua comunicazione affinch ci ten-ga sempre pi vicini a Te, vera Vita. Amen.

  • I Fatti

    Siamo nel 1994, e il Sudafrica si appena emancipato da decennidi Apartheid. Lelezione di Nel-son Mandela come Presidentedel nuovo Sudafrica non ha tut-tavia ricomposto di colpo le gra-vi fratture sociali che si agitano al-linterno del tessuto della popo-lazione del suo paese. Nella prima scena del film, lau-to che lo riporta a casa dopo 27anni di prigione, percorre unastrada altamente simbolica: da unlato un campo erboso su cui ibianchi si passano la palla ovale.Dallaltro uno spiazzo fangoso sucui neri cenciosi tirano calci a un

    pallone! E lo stesso messaggio ri-torna pi avanti, quando giungeal palazzo e si insedia da Presi-dente. Non solo invita il persona-le bianco a restare e lavorarecon lui (Abbiamo bisogno divoi), ma affianca alle guardie delcorpo nere i brutti ceffi afrikaa-ner delle squadre speciali chefino al giorno prima gli sparava-no addosso. Mandela d lim-pressione di sapere benissimoquali pedine muovere per favo-rire lintegrazione sociale e lav-vicinamento fra porzioni di popo-lazione che avevano sempre vis-suto divise. E sa anche che losport un formidabile collantesociale. Che il rugby, sport Afrika-ner per eccellenza, sarebbe in

    grado di fare breccia anche fra lamaggioranza nera. Si tratta sem-plicemente di promuovere lacosa, di condurre questulti-ma al rugby che, allepoca, veni-va praticato soprattutto nellescuole superiori e universit. Diconseguenza era appannaggiopraticamente esclusivo dei bian-chi. Allepoca dellelezione diMandela, gli Springboks conta-vano appena un nero nella lorosquadra. Mandela non si lasciscoraggiare dai numeri e, da abi-le promotore qual era, strinse unforte legame con lallora capita-no della nazionale Franois Pie-naar, perch gli Springboks po-tessero trasformarsi in una squa-dra testimonial per il nuovo

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    INVICTUS di Clint Eastwood Stati Uniti 2010

    Ragazzi che film Invictus! Che sferzata di ener-gia! Che carica positiva! Nella mischia delrugby come nella mischia della vita! E ciconvince a dare il meglio con coraggio: Sia-mo gli artefici del nostro destino, cita nella stu-penda poesia di Henley che ci consegna! Te-niamocela in tasca. Ci aiuter nei momenti diamnesia!. Il commento in rete di Lella, anni18. Di seguito gli fa eco Marco, anni 25, che ac-cenna in sintesi anche alla vicenda: Gran belfilm; scorre potente! Ottima linterpretazione diMorgan Freeman in Mandela. La vicenda cro-naca e storia: il Leader, eletto Presidente, riescead unire la gente del Sudafrica divisa dallA-partheid, approfittando dei mondiali di rugbyospitati dalla sua nazione. Bianchi e neri, gli unicon gli altri, grazie allo sport nazionale: ilRugby! . cos: Invictus - lultimo nuovo film diretto dalgrande regista Clint Eastwood si ispira al do-cumentatissimo libro del giornalista John Car-

    lin: Ama il tuo ne-mico. Nelson Mande-la e il gioco che feceuna Nazione (ed.Sperling & Kupfer).Racconta il trionfo aiMondiali del 1995, di-sputati proprio in Su-dafrica, con limmagi-ne conclusiva delle-vento: Mandela checonsegna a Pienaar la

    Coppa del Mondo davanti al popolo di Johan-nesburg finalmente riunito. Ma se il copione nonpoteva prescindere dai fatti autentici, senzom-bra di dubbio lafflato umanista e il valore spi-rituale della messa in scena sono riconducibi-li alla mano magistrale del regista. Riporta in pri-mo piano il tema del perdono che gli moltocaro, e lo pone come vero punto di riferimen-to a tutto il racconto. Unautentica lezione, ol-tre che un intrattenimento piacevole e coinvol-gente. Consigliabile, conclude il giudizio di Va-lutazione Pastorale.

    a cura di Mariolina Perentaler

  • corso del paese. Il testo del filmlo fa esplicitare apertamente daFreeman nei panni del Presi-dente a Matt Damon che inter-preta il capitano: La nazione ar-cobaleno comincia da qui. La ri-conciliazione comincia da qui.Anche il perdono comincia daqui. La scena pi rappresenta-tiva ed emblematica di questa vo-lont di riunificazione quelladella cerimonia inaugurale delCampionato, in cui Mandela in-dossa la maglia degli Spring-bock. E cos, la finale della Cop-pa del Mondo 1995 che per mol-ti stata solo unemozionantepartita di rugby, per il Sud Africaha rappresentato un momentocruciale della storia del Paese.Sanc un capolavoro politico e di-plomatico senza precedenti. For-se lunico della Storia Contem-poranea in cui lo sport stato la-gente principale di un eventostorico epocale. Unesperienzacondivisa che ha aiutato a sana-re le ferite del passato e infonde-re speranza per il futuro. Impos-sibile non emozionarsi quandolintero stadio, senza distinzionedi colore, intona linno sudafri-cano dei neri, considerato fino apoco prima roba da terroristi. Im-possibile non commuoversiquando il capitano visita con lasquadra degli Springboks il car-cere di Robben Island e la cellaangusta in cui Madiba Mande-la ha trascorso quasi tutta la suaesistenza. Impossibile dopo la vi-sione della pellicola, non soffer-marsi a riflettere per imparare adunirsi. A cambiare.

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    ANNO LVII MENSILE / SETTEMBRE OTTOBRE 2010

    LIDEA DEL FILM

    Riproporre una pagina di cro-naca come prodotto spettaco-lare tra denuncia e storia,firmata dallautorevolezza diun leader politico carismati-co ancora vivente.

    Questa volta, quanto raccontaClint Eastwood non il fruttodella fantasia di uno sceneggia-tore. Mandela ancora felice-mente vivo a testimoniare glieventi, i resoconti e le telecro-nache. Ma come il regista emaestro ce lo racconta, coin-volge davvero in modo vincen-te. Legge i fatti e conduce inprofondit, avvincendo e di-vertendo sotto il profilo spet-tacolare. Il titolo Invictus(dal latino: Mai vinto), quel-lo della poesia scritta dal poe-ta inglese William Ernest Hen-ley (1849-1903), da cui Mande-la trae ispirazione e forza perresistere/superare gli anni de-vastanti del carcere. La conse-gna al capitano degli Spring-boks, ma idealmente attraver-so il film al mondo intero. Il te-sto inizia e si conclude con 2versetti che inchiodano riferi-ti a Mandela: Dal profondodella notte che mi avvolge,ringrazio gli dei chiunque essisiano, per lindomabile animamia - Non importa quantosia stretta la porta, quanto pie-na di castighi la vita. Son io il si-gnore del mio destino, il capi-tano dellanima mia!

    IL SOGNO DEL FILM:

    Riconciliare, riunificare gliantipodi nemici e divisi. Comedice Morgan Freeman nei pan-ni di Mandela: Il perdonounisce, libera lanima e cancel-la la paura.

    La dialettica e lopposizionebinaria, in apparenza irridu-cibili, sono da sempre deitemi ricorrenti nel cinemadi Eastwood, al punto che sene potrebbero distillare gliestremi in quasi tutti i suoifilm, salvo rarissime eccezio-ni. E quasi sempre tale dialet-tica si risolve in una necessit,innanzitutto morale, di em-patia fra le parti, unempatiache passa giocoforza dallacomprensione reciproca.(Cinemavvenire).Invictus, diventa cos unduetto tra nemici che si al-leano. La vicenda di due uo-mini che decidono di co-struire - o di ricostruire - laloro storia individuale e laStoria collettiva del loro po-polo, utilizzando tutte le ri-sorse a loro disposizione. Serve il perdono per ricon-ciliare un popolo e fargliriacquistare una identit co-mune smarrita. Serve lo sport come terre-no di una competizionegiusta, che esalta ed entu-siasma. Meglio se infinevincente, sintetizza conclu-dendo la CVF.

    PER FAR PENSARE

  • accompagna. Il regista riesce a comunicarlo senzaambiguit conferendo maggior valore metaforicoai personaggi che, per quanto oggetto di effetti spe-ciali, non sono pi percepiti come pure invenzio-ni fantastiche. Incarnano e rimandano al reale. LA-lice di Burton intraprende di nuovo il mitico viag-gio, torna nel paese delle meraviglie dove era sta-ta da bambina (e dove ritrova i suoi indimenticabi-li amici dinfanzia a partire dal Coniglio Bianco, Pan-co Pinco ecc.) per interiorizzare e definire il suo pas-saggio ad una maturit sia fisica che psicologica emorale. Non a caso al suo passaggio si scatenanoammirazioni ed amori pi o meno sottolineati edevidenti (nel Cappellaio Matto come nel Fante diCuori), accompagnati a distanza dallo sguardo di unBrucaliffo che muter forma con lei. E altrettan-to non a caso, termina il suo viaggio - in quei luo-ghi e nella vita vera - con un ennesimo e definitivocambio dabito. Il simbolo indica laffermazione diunidentit matura conquistata e consapevole. Ca-pace ormai di superare convenzioni di genere e,quindi, di comportamento, sociali e relazionali.

    comunicarescaffale

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    ALICE IN WONDERLAND TIM BURTONUSA 2010

    Adattato per il cinema fin dal 1903, il celebre Le av-venture di Alice nel paese delle Meraviglie di LewisCarroll dilaga ancora a pieno titolo n