Ricoprimenti tematici - Enciclopedia Einaudi [1982]

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ENCICLOPEDIA EINAUDI [1982] PREMESSA DELL'EDITORE AL PRIMO VOLUME RICOPRIMENTI TEMATICI Ruggiero Romano - PREMESSA AL VOL. 15 (SISTEMATICA) pag. 6 Mare Augé - PROIEZIONI DELL'ANTROPOLOGIA pag. 13 Gian Paolo Caprettini - LE VIE DELLA FORMA pag. 32 Pierre Delattre - DALLA BIOLOGIA ALLA FILOSOFIA pag. 44 Emilio Garroni - I PARADOSSI DELL'ESPERIENZA pag. 65 Giulio Giorello - IPOTESI, CALCOLI, CONOSCENZA pag. 90 Giuseppe Papagno - DALL'ECONOMIA ALLA STORIA pag. 106 Leandro Perini - LO STATO: IL GRANDE MODELLO? pag. 129 Jean Petitot - UNITA DELLE MATEMATICHE pag. 150 Krzysztof Pomian - NATURA STORIA CONOSCENZA pag. 176 René Thom - L'APORIA FONDATRICE DELLE MATEMATICHE pag. 200

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E NCICLOPEDIA EINAUDI [ 1 982 ]

PREMESSA DELL'EDITORE AL PRIMO VOLUME

R ICOPRIMENTI T E MATI C I

Ruggiero Romano - PREMESSA AL VOL. 15 (SISTEMATICA) pag. 6

Mare Augé - PROIEZIONI DELL'ANTROPOLOGIA pag. 13Gian Paolo Caprettini - LE VIE DELLA FORMA pag. 32

Pierre Delattre - DALLA BIOLOGIA ALLA FILOSOFIA pag. 44Emilio Garroni - I PARADOSSI DELL'ESPERIENZA pag. 65Giulio Giorello - IPOTESI, CALCOLI, CONOSCENZA pag. 90

Giuseppe Papagno - DALL'ECONOMIA ALLA STORIA pag. 106Leandro Perini - LO STATO: IL GRANDE MODELLO? pag. 129

Jean Petitot - UNITA DELLE MATEMATICHE pag. 150Krzysztof Pomian - NATURA STORIA CONOSCENZA pag. 176

René Thom - L'APORIA FONDATRICE DELLE MATEMATICHE pag. 200

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"olo. Premessa dell'editore

Quale significato può avere nel quadro generale della cultura oggi una nuo­va Enciclopedia? In generale le enciclopedie riflettono un momento o l'altrodella vita culturale: quello della perfetta stabilità del sapere, della certezza in­tellettuale, della convinzione che una vetta è stata raggiunta — e questo è il caso,per esempio, del contesto in cui nasce l'Enciclopedia Treccani: attorno a ungruppo di studiosi convinti che l' idealismo consenta non una ma l'organizza­zione del sapere, oppure, sebbene lungo linee differenti, è il caso di altre enci­clopedie, come la Britannica o la Sovietica —, e l'altro momento di un saperemutante, in crisi, come suoi dirsi comunemente, di una cultura che si cerca, diuna società che vede emergere nuovi valori. È questo il caso del quadro gene­rale in cui nasce l'enciclopedia settecentesca.

Ciò premesso, sarà piu facile indicare il senso di questa nostra impresa.L'ultimo mezzo secolo, e con particolare accelerazione gli ultimi venticinqueanni, hanno mostrato una notevole tendenza nel panorama della cultura mon­diale a rivedere, rimuovere, cambiare. Hanno modificato sostanzialmente le ca­tegorie interpretative, il contesto esplicativo, il valore delle interpretazioni, ilruolo dei « fatti ». E, ancora, hanno aumentato la divaricazione delle specializza­zioni, approfondendo le analisi nei singoli campi dello scibile, ma perdendo divista le connessioni concettuali, la rete dei legami che rende complesso e vitaleil tessuto del sapere.

A noi è sembrato che un'enciclopedia debba costituire, oggi, il punto diconvergenza di questo vasto sommovimento ed esprimere non già una summadel sapere ma l'intreccio delle strade che la ricerca contemporanea sta seguendo,le strutture organizzative, e — soprattutto — le possibilità del domani.

Non una summa, dunque, ma neppure un digest del sapere. Piuttosto, for­se non è velleitario mirare a una sorta di individuazione critica dei momenti diincrocio delle diverse problematiche, ritenendo questi momenti capaci di co­stituire un discorso coerente — non definitivo — in sviluppo, animatore del sa­pere attuale.

Tuttavia, il perché, i perché, della nostra Enciclopedia appariranno ancoranel trattare il come dell'Enciclopedia.

Un'enciclopedia che lasci cadere deliberatamente — e senza nessuna con­cessione di nessuna sorta e per nessuna ragione — tutto quanto vi è di nozio­nistico nel sapere, e che invece concentri la sua attenzione sugli elementi por­tanti e importanti del discorso culturale quale si è venuto organizzando nell'ul­t imo mezzo secolo, comporta, in breve, la scelta di due tipi di voci. I l pr imotipo comprende quelle che designano concetti in grado di organizzare il sapereed il vivere dell'uomo nella sua globalità e che, pur nelle successive definizioni,continuano a focalizzare problemi di grande ampiezza (per esempio : sistema). Ilsecondo tipo è costituito, per un verso, da voci che, pur emergendo da una singoladisciplina, abbiano influito profondamente sulle strutture delle altre discipline,

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Premessa dell'editoreXIV XV Premessa dell'editore

e in generale sulla struttura della comprensione della realtà (per esempio: re­ sia «legge» nelle varie accezioni disciplinari e che, invece, mostrerà cos' è, oggi,latività ) ; per l'altro verso, da voci che, sulla base di una valutazione consape­ il concetto di «legge» e in quali campi opera. L'esempio offerto a proposito divo e, siano in grado di incidere radicalmente sullo stesso approccio globale allal una parola può costituire un avvio per l'esposizione di quello che si intende co­disciplina, e quindi di riverberarsi su altre sfere della conoscenza (per esempio : struire come quadro generale della nostra Enciclopedia: un insieme articolatoapprossimazione). Il risultato del trattamento di una tale gamma di voci neces­ che — al limite — dovrebbe essere tutto da leggere. Per giungere a tanto sono statesariamente rischia di risultare molto teorico. A compensare questo rischio, sono necessarie scelte estremamente rigorose, tali da consentire un discorso unico,state scelte (data per scontata una certa arbitrarietà), alcune voci complementari mai slegato, con una circolazione interna da voce a voce, o, quanto meno, dache — speculari sia delle voci «portanti» sia di quelle «importanti »' — offrano il gruppo di voci ad altro gruppo di voci.destro, appunto, ad una certa storicizzazione (ossia concretizzazione) della trat­ Dopo questo primo inquadramento dei problemi, sarà opportuno precisaretazione teorica. un altro punto. Si è parlato dell'interdisciplinarietà : ma bisogna precisare subito

I emmario sul quale è costruita la nostra Enciclopedia risponde appuntoIl l che con questa parola non si intende il semplice passaggio di tecniche da unaa tali criteri. disciplina all'altra: ciò consente solo di continuare a praticare la vecchia disci­

Senza dubbio, esso può dar luogo a dubbi, incertezze, interrogativi. Per plina servendosi di tecniche esterne. Bisognerà, invece, lasciar cadere questerispondervi, varrà esporre i criteri generali ispiratori della scelta dei lemmi ', e, ultime ed entrare all'interno delle logiche che sottendono le varie discipline perattraverso tale scelta, indirettamente, anche quelli dell'Enciclopedia nel suo as­ vedere come un concetto trasmigrante tra esse si arricchisca di nuove valenzesieme. fino a diventare piu ampio e fecondo e, al limite, in tutto diverso. Per questa ra­

E stata nostra intenzione mostrare quali siano i concetti fondamentali che gione, piu ancora che di «interdisciplinare» si è preferito — per evitare ogni equi­animano i discorsi contemporanei, prescindendo completamente da ogni vin­ voco — parlare di «metadisciplinare», nel senso che — partendo da analisi dellecolo disciplinare. Ma per non restare nel generico, converrà esprimersi con un varie logiche disciplinari — si deve giungere a coglierne gli specifici contributiesempio. Una voce come «legge» appare con una sua forte caratterizzazione in per unificarli al fine di coprire un continuum del sapere, che enciclopedie «mo­piu discipline, dal diritto alla storia, per non parlare delle scienze esatte. A un lecolari» non esauriscono. Insomma, allo stesso modo che la scelta delle paroleesame piu attento ci si accorge però che le «leggi» storiche sono tali solo meta­ costituenti il lemmario è stata effettuata eliminando le voci che avevano solo laforicamente, e che la «legge» del diritto ha perso — e perde sempre piu — la sua maschera dell'interdisciplinarietà (nel senso, cioè, che sono state eliminate quel­connotazione di elemento sempre e ovunque coattivo. le parole che, nel migrare da una ad altra disciplina, non mutavano sostanzial­

In tal modo, la forma di trattamento piu adeguata sembra debba essere quella mente), ci si è anche sforzati affinché il trattamento delle voci fosse quanto piuc e — fissando il centro dell'attenzione sulle leggi delle scienze esatte — non neh — fi possibile «aperto» alle risonanze che vengono dagli incontri delle discipline edia tanto la formulazione, quanto ne esprima la logica interna di formazione e sensibile non tanto ai bilanci del presente quanto alle prospettive per il futuro.d'i sviluppo, indicandone le possibilità (se possibilità vi sono) della loro esten­ Ma espropriare le discipline, eliminare il terrorismo disciplinare, aprire lesione, attuale o futura, al campo delle scienze umane. contraddizioni nelle varie discipline per giungere a prospettare gli itinerari pos­

Una rottura, quindi, che eviterà la facile ipocrisia della descrizione di cosa sibili di un'unificazione delle conoscenze è soltanto il primo punto. Vi è, an­cora, il problema dell'angolatura ideologica nella quale ci poniamo. A tal pro­

a di gerenza tra voci portanti (un centinaio) ed importanti (circa cinquecento) è costituita,essenzialmente, da quello che può essere definito come il coefFiciente di migrabilità : piu una parola posito, c'è da chiedersi se non sia preferibile un altro modo d'approccio che siassume sensi e funzioni in campi diversi, piu essa sarà considerata portante (per esempio : « fun­ proponga non già produzione di ideologia, di visuale ideologica, né di un mo­zione», «struttura» ) ed importanti saranno quelle voci abitualmente ricorrenti nel discorso del sa­ dello di teoria della scienza, ma piuttosto di oggetti concreti delle pratiche dis­pere attuale che dispongono di un indice di migrabilità piu ridotto (per esempio : «analogia ~>).

~ Nella costruzione del lemmario, i l nucleo redazionale è stato aiutato una pr ima volta dal seminate dallo sviluppo diseguale della scienza, aspirando a cogliere i nodi pro­concorso critico di Franco Basaglia, Giulio Bollati, Giovanni Busino, Italo Calvino, Carlo Carena, blematici del sapere con l'unico criterio orientativo di un certo materialismo

runo e r m ignani, Alberto Mario Cirese, Guido Davico Bnnino, Paolo Fossati, Luciano Gal1ino,Mario G. Losano, Fabrizio Mori, Giovanni Previtali, Ezio Raimondi, Emilio Sereni, Antonio Sic­ per il quale nessuno può pensare all'autogenerazione dei discorsi scientifici.cardi, Giuliano Toraldo di Francia, carlo Augusto viano, corrado vivanti. In tal modo — e senza volere chiudere cosi il problema — il trattamento delle

Nel corso di una riuniore tenutasi nel' 'estate del r gpg, il primo schema di lemmario è stato voci piu che un'impostazione ideologica unitaria (difficilmente perseguibile,sottoposto ad un'intensa critica da parte dei convenuti. Delle risu]tanze di tale incontro, il grupporedazionale ha tenuto il pi u gran conto : ma, ovviamente, dei difetti che possono essere ancora pre­ peraltro, con un numero elevato di collaboratori) ha permesso di trovare un'ef­senti nel lemmario sul quale è costruita la nostra Enciclopedia, nessuna responsabilità può essere fettiva soluzione al livello della scelta dei collaboratori, ai quali, in primo luogo,attribuit», ad alcun titolo, agli studiosi di cui sopra s'è fatto il nome ed ai quali va ancora il nostrori ngrazi nmcn to. si è chiesto di non essere funzionari del consenso, ma, soprattutto, di essere

succcssivamentc, il lemmario è stato sottoposto ad ulteriori controll i e veri6che nel corso dei criticamente consapevoli della problematica del sapere pratico.numcrosia~imi incontri che iI gruppo redazionale ha avuto con i collaboratori dell 'Enciclopedia, i<~vali, in gencrc, n<>n si sono limitati al l 'analisi dei lemmi che si proponeva loro di t ra t tare, ma Sarà d'altra parte opportuno chiarire alcuni altri interrogativi. A quale pub­h:inno <1nt<> il luro c<>ntrihuto crit ico sali ' insieme del lemmario. blico è nostra intenzione rivolgercit Alla domanda, abituale per ogni enciclo­

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r v< I Premessa dell'editorePremessa dell'editore XVI

pedia, si è soliti dare generalmente una risposta in termini rassicuranti quanto l'<uIdare l'ordinamento sui criteri particolari che un gruppo redazionale può

ambigui. Di fatto, il problema è molto complesso e in pari tempo abbastanza < scogitare come funzionale ai propri fini. Certo, per effettuare la scelta rigorosasemplice: non è possibile realizzare enciclopedie per «ragazzi», o credere che «:>mpiuta per l'individuazione dei vari lemmi era inevitabile che il gruppo re­un'enciclopedia si rivolga a studenti e un'altra a studiosi; del pari, possono ve­ dazionale avesse una propria idea organizzativa. Ma non era davvero il caso di

nir compilati dizionari enciclopedici, manuali e trattati, ma non ha senso parlare imporla al lettore attraverso la disposizione delle voci: piu uti lmente essa sarà

di enciclopedie settoriali, mediche, giuridiche, ecc. resa manifesta nell'ultimo volume (come meglio verrà spiegato piu avanti) nel

In realtà enciclopedia significa «organizzazione del sapere», non magazzino modo piu chiaro possibile.di cognizioni: se ritorniamo al significato originale del termine 'enciclopedia', è L'Enciclopedia sarà costituita da dodici volumi di un migliaio di pagine cia­

evidente che il problema del pubblico può essere posto e risolto in modo del scuno. Il trattamento vero e proprio delle voci sarà svolto nei primi undici. I l

tutto diverso, e sarà possibile affermare che il pubblico di questa Enciclopedia è dodicesimo volume sarà costruito, invece, lungo due assi:

costituito da tutt i coloro che si interessano ai fatti profondi della cultura, ai I ) la «proposta» di quelle che si possono chiamare le «chiavi» di lettura del­loro cambiamenti, al loro farsi e disfarsi. Ora, tutto ciò può e deve essere ac­ l'Enciclopedia ;cessibile a tutto il pubblico. z) una serie amplissima di indici che consentano al lettore di ritrovare quelle

Il vero problema non è tanto quello di un ipotetico «pubblico» al quale ci parole che non appaiono sotto i lemmi trattati esplicitamente.si rivolge, quanto quello del linguaggio, che deve essere chiaro, esente da fumo­sità e inutili astruserie troppo spesso comodo rifugio per la pigrizia o per il vuo­ Ovviamente, il secondo non è altro che un «servizio» per il lettore. Il primo

to del pensiero. Se complessità vi saranno, questo avverrà solo perché il linguag­ punto, invece, rappresenta, forse, quello principale della nostra opera. In effet­gio stesso, che è parte del pensiero, molto spesso nuovo o addirittura in fieri, non ti, si tratterà qui di esplicitare i (possibili: non unici) cammini che conducono

potrà raggiungere quella limpidezza, cui peraltro aspiriamo. Questo potrà essere — che possono condurre — da una voce all'altra, da un gruppo di voci all'altro.l'unico limite accettabile. Una certa lettura, insomma, che sia costruita non come pretesto, ma come una

È questo, d'altro canto, un obiettivo tanto piu facilmente perseguibile in guida reale, almeno una proposta che consenta la lettura continua — una seriequanto, appunto, non tendiamo ad accumulare cognizioni e notizie, bensi ad di letture continue — dell'Enciclopedia. Non si tratta di voler fare del nuovo ad

esporre linee di pensiero. La nostra Enciclopedia ha infatti espunto dal suo ogni costo : vi è piuttosto dietro questo desiderio — per il quale abbiamo anchelemmario tutte le tecniche, tutte le correnti, tutte le tendenze e gli «ismi», os­ pagato un certo prezzo, con la rinunzia a talune voci, con il sacrificio di un indi­

sia quei punti dove piu facilmente si annidano le oscurità e le concessioni ai vari scriminato intento di completezza, con l'eliminazione di uno spirito enciclope­

gerghi. In questo senso, l'impegno di chiarezza potrà essere mantenuto. dico volgarmente inteso, nel senso di inglobante tutto il sapere — vi è, dunque,

Qui, anche un altro punto dev' essere chiarito. In un'enciclopedia che si pre­ dietro questo desiderio l'idea che la totalità del sapere non è il mero frutto di

senta con un po' meno di seicento lemmi, come è stato possibile dosare, equi­ una serie di addizioni, ma, invece, di una complessità di articolazioni. Non ab­

librare, ponderare la presenza di una o piu voci con l'assenza di altre? Insomma: biamo la pretesa di indicare la chiave di lettura ma, attraverso la presentazione

perché «alchimia» è presente, mentre «chimica» è assente? La risposta è sem­ di possibili chiavi, mostrare come ogni lettore può costruire un proprio sentiero.

plice: alchimia significa per noi una certa dimensione del pensiero — scientifico È qui che gli chiederemo piu che di essere un semplice «lettore», di parteci­

e non solo scientifico — che ha agito per secoli e secoli nella struttura organizza­ pare alla costruzione di ciò che fa il vero senso di una Enciclopedia: l'organizza­

tiva del sapere umano ; chimica ha un valore diverso : è stata certamente un fatto zione del sapere.importante, che ha retto un insieme di tecniche per poco piu di un secolo, e che Per servirci di una metafora: se la scelta delle voci che sono state trattate nei

è poi esploso, dissolvendosi in questi ultimi anni in piu e piu forme, dalla bio­ primi undici volumi è stata fatta considerandole come dei rami (le parole impor­

chimica alla chimica-fisica. Chimica sarà dunque presente nella nostra Enciclo­ tanti ) che si innestavano nel tronco (la parola portante), il dodicesimo volume

pedia attraverso voci come «catalisi», «macromolecole», «metabolismo», «orga­ rappresenterà il momento in cui tra i vari alberi viene disegnata l'imbricazione

nic%norganico» e «osmosi». Insomma il discorso sulla chimica non è eluso, dei rami.

ma solo distribuito dove correttamente deve trovarsi. Fuori metafora ed entrando in uno spessore piu specificamente culturale,

Finalmente : perché l'ordine alfabetico? Perché, lo si voglia o no, esso costi­ possiamo chiederei: esiste o no la possibilità di organizzare in modi coerenti il

tuisce ancora oggi l'ordinamento piu plausibile, piu efficace e operativo di cui si sapere moderno? E, in caso affermativo, quali sono — al di fuori della semplicedisponga. Sarebb«stata falsa modernità abolire l'ordine alfabetico per sosti­ somma degli addendi disciplinari — i sistemi per giungere ad un totale?

tuirlo con raggruppamenti di tipo disciplinare, comunque elaborati, se proprio Ci è sembrato, questo, un obiettivo difficile da raggiungere, ma certamente

alle separazioni fra discipline si devono non pochi momenti di ristagno e vicoli realizzabile a condizione di definire in anticipo i limiti e di inserirsi francamente

chiusi ancora esistenti nella ricerca. Ma non meno falsa modernità sarebbe stata ed esplicitamente nei territori della nuova ricerca (escludendone ed eludendone

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Premessa dell'editore XVI I I «<X Premessa de11'editore

tutte le forme di semplice moda). Proprio in questa parte le frontiere disciplina­ < >ill <irale. Sappiamo che questo potrà essere interpretato come un atteggiamentori dovrebbero saltare completamente, per mostrare, nella sua intricata comples­ < li i»differenza, di eclettismo : ma il rischio va corso al fine di superare — di cerca­sità, tutta la rete lungo la quale il sapere — e, parallelamente, i modi del conosce­ > < >.calmente di superare — chiusure provinciali e frontiere non solo nazionali, mare — si organizzano. < ullurali. Il lettore giudicherà, sulla scorta di questi criteri, se la nostra Enci­

Un primo modo per organizzare questa ambizione sarà costituito dal di­ < l<>l>edia ha raggiunto i suoi scopi.scorso che ciascuno dei responsabili di ogni gruppo di voci farà per indicare Punto riassuntivo di un'attività piu che quarantennale della nostra Casa edi­— brevemente, ma chiaramente e particolareggiatamente — qual è il legame che > < icc, questa Enciclopedia non vuole essere un punto terminale: piuttosto, unavincola la voce portante a quelle importanti: primo approccio, che servirà a s<>rta di bilancio che consenta di partire ancora una volta con passo piu franco edisegnare il contorno esatto e l'articolazione interna di ogni gruppo di voci. ~>ifi certo.Successivamente verranno mostrati i cammini possibili (alcuni dei cammini L<EDITORE

possibili) che legano ciascun gruppo ad altro finitimo, fino al punto che — at­traverso una serie di passaggi — un insieme omogeneo, e soprattutto leggibilecome un continuum, venga messo in risalto. E ciò consentirà — in ultima istanza-- di verificare la coerenza interna dell'opera. Nota della redazione.

Certo, l'organizzazione di un'enciclopedia cosi. impostata ha posto almenodue difficoltà: come ricercare un'unità, e in qual modo costruire la rete delle I nomi di autori che figurano nel testo tra parentesi quadre, ovvero le date tra paren­collaborazioni'. Ma, a ben guardare, si tratta, almeno in parte, d'un falso pro­ «si quadre che seguono i nomi d i autori , r inviano ai dati bibl iografici completi postiblema. «> ordine alfabetico alla f ine degli art icoli. Nel caso di opere di autori s tranieri sono

i<>dicate le traduzioni italiane esistenti, ut i l izzate regolarmente per le citazioni nel testo.Infatti, esclusa la ricerca di un'unità «idealistica», «neopositivistica» «mar­<luesti dati b ib l iografici si r i fer iscono unicamente alle opere citate o menzionate neixistica» o ispirata a non sappiamo quale altro «ismo», l'unità da perseguire era si>igoli articoli ; funzionali al testo, essi non costituiscono in alcun caso delle bibliografie,

quella conseguibile proprio attraverso la ricerca di collaboratori sufficientemen­ >na si limitano a sostituire le note a piè di pagina. L'assenza di dati bibliografici nel caso dite omogenei nelle loro preoccupazioni di ricerca (piu ancora che nelle loro ri­ certi articoli dipende evidentemente da una scelta dell'autore. Bibliografie sistematiche

spettive tendenze o impostazioni ) e, soprattutto, disposti ad accettare sincera­ s»ranno pubblicate nell'ult imo volume dell'Enciclopedia, insieme agli indici.I titoli di opere in latino, francese, inglese, portoghese, spagnolo eventualmente ci­mente le regole di questa Enciclopedia. <:<ti nel testo sono dati in l ingua originale; per quelli di opere in tedesco, russo, arabo,

Si è dunque deliberatamente rinunziato al perseguimento di un' i l lusoria cinese, ecc. si dà i l t i t o lo in i t a l iano nel testo, seguito tra parentesi tonde dal t i to lounità, senza perciò rinunziare a darsi come obiettivo un'omogeneità di colla­ <>riginale, se non si rinvia ai dati bibliografici ; se invece si rinvia ai dati bibliografici, il ti­

borazioni che si manifestasse soprattutto nell'adesione, libera e spontanea, ai >:olo originale si troverà tra questi ult imi .Per i classici greci ci si è l imi tat i ad indicare il t i tolo in i ta l iano nel testo, insieme

criteri ispiratori della nostra opera. Anche la ricerca di questa omogeneità ha alle indicazioni atte a ritrovare i passi citati. In ogni caso si sono utilizzate le migliori tra­posto alcuni problemi: la nostra Enciclopedia — come ogni vera enciclopedia­ duzioni italiane esistenti, di cui si darà conto nelle bibl iografie dell 'ult imo volume del­non è «italiana», né «britannica», né «sovietica», ma non è nemmeno, a rigore, PEnciclopedia. Di regola non si sono dati gli estremi bibliografici delle opere letterarie,

internazionale. Vuole essere un'enciclopedia aperta ai problemi del sapere in l'acilmente accessibili in piu edizioni e traduzioni ; i loro t i tol i sono in l ingua originaleo in italiano, secondo i cr i teri su esposti.divenire. A tale fine è stato necessario ricorrere alla collaborazione internazio­ Le date che figurano tra parentesi quadre nei dati bibliografici sono quelle di com­

nale — e in questo è consistita la difficoltà dell'omogeneità da ricercare e trovare posizione dell'opera ovvero costituiscono un r i fer imento cronologico diverso da quello— non per ammantarsi del nome di personalità o di scuole famose, ma per coglie­ della prima edizione, che figura comunque, con luogo ed editore, dopo il titolo (caso, per

re in alcuni punti nevralgici della ricerca (non i soli, certamente, rna senza dub­ esempio, delle opere postume).

bio importanti e, soprattutto, omogenei ) le difficoltà, le esitazioni, le incertezze I rinvii ragionati che seguono ogni articolo non vogliono essere rigide indicazioni didel sapere. lettura, né aspirano alla completezza. Sono piuttosto dei suggerimenti che sta al lettore

La nostra Enciclopedia aspira dunque a essere « internazionale» non nel senso verificare e sviluppare in base alle sue curiosità e agli interessi destati dalla lettura. Essi

dei passaporti posseduti dai suoi collaboratori, ma per l'ampiezza delle proble­ mostrano comunque le concatenazioni che sono alla base del l'Enciclopedia ed evidenziano,sia pure in maniera soltanto indicativa, la possibilità di costruire una molteplicità di percorsimatiche trattate, tale da soddisfare ogni lettore, quale che sia la sua matrice nel corpus degli articoli.

l Le tavole fuori testo che figurano in questo come negli altri volumi dell'EnciclopediaIl nucleo redazionale è stato molto a iutato in questo dif fic i le compito part icolarmente da

sono state scelte in sede redazionale in base a criteri tematici che prendono liberamenteGiulio Bollati ; Enr ico Bombieri, della Scuola normale superiore di Pisa; Bronisiaw Geremek,dell'Ae ' ccademia polacca delle scienze; Maurice Godelier e Jacques Le Goff, dell'Ecole des hautes spunto da alcuni ar t icoli . I c r i ter i che hanno guidato la scelta delle tavole sono espostilt<>des en sriences soci;>ics ; Malcolm Skey; e Corrado Vivanti, dell'Università di 'l 'orino. A tutt i nelle «note» che le precedono. Le i l lustrazioni nel testo (figure e tabelle ) sono invecer:> il ><i« vive« n > r<li:>I« i»>tr>zi;>n>< nto. state eseguite su indicazioni degli autori .

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Premessa

L'Enciclopedia ha alle spalle, ormai, quattordici volumi. Cinquecentocin­quantasei voci (trattate da duecentotrentanove autori ) per un totale di sedicimila­trecentodue pagine (o, se si preferisce, cinquantotto milioni e quattrocentomilabattute). Il corpus enciclopedico è dunque completo. Come si dovesse giungerealla formazione 'di questo corpus era stato indicato fin dal primo volume nellaPremessa dell'editore. Li erano rese esplicite le ragioni che ci avevano mosso nel­l'impresa di un'enciclopedia; venivano mostrate le modalità di lavoro che ave­vano portato a una certa scelta di lemmario ; si chiarivano intenzioni ed ambizio­ni. Quel che non veniva fatto — poiché non poteva essere fatto — era l'indicare unagrammatica. Non era possibile — prima di disporre del corpus — mostrare le tra­sversalità tematiche, le convergenze metodologiche, le opposizioni di fondo o disuperficie. Al massimo, sarebbe stato possibile farlo (ed è stato fatto) sulla basegenerale e necessariamente approssimativa di ciò che sapevamo degli autori checi avevano assicurato la loro collaborazione, sulle posizioni già prese e, eventual­mente, dopo l'arrivo dei primi contributi, sui rinvii e gli annunzi concernentivoci successive. Lo abbiamo fatto: ma si trattava di «cucina interna», ad usodella redazione, per sapere dove stavamo andando, Ma, certo, si è trattato pursempre di navigazione «a vista», per approssimazioni successive... Sappiamo be­nissimo che un procedere del genere ci sarà rimproverato da taluni che, forti deiloro «ismi »% delle loro «ogie», sarebbero partiti da schemi saldamente stabilitiper incastellare fatti e pensieri, teorie e nozioni. Con nessuna invidia per questeloro false certezze, noi ce ne dichiariamo apertamente incapaci. Per quel che ciriguarda noi abbiamo sempre dichiarato che il problema enciclopedico, oggi, sisitua su di un piano del tutto differente. E precisiamolo ancora una volta.

Il punto piu importante è il seguente : conoscere i vincoli su qualsiasi proget­to enciclopedico del tipo di scienza al quale esso si riferisce. Cosi, per esempio,la scienza medievale è differente — nei suoi stessi principi costitutivi — dal sapereal quale, per esempio, aspira Cardano ; diversa — a sua volta — dalla scienza clas­sica, ecc. È solo a partire da questa considerazione che è possibile abbordare gliaspetti propriamente «teorici » nella discussione su ogni e qualsiasi progetto en­ciclopedico. E la nostra ipotesi è la seguente. Un enciclopedia «vivente» (che sia,cioè, un'enciclopedia e non un semplice bazar), che produca degli effetti cultu­rali ed epistemologici, può essere di due e solo di due generi :

a) essa si elabora in un'epoca di profonda crisi epistemologica: e, allora, ri­porterà essenzialmente una ridistribuzione dell'ordine delle materie e pro­porrà dei nuovi oggetti ma — ed è il caso dell'enciclopedia «scientifica» delxvt secolo —, in ragione proprio della crisi, non potrà fondare epistemolo­gicamente lo sguardo differente che essa getta sui saperi ;

b) essa contribuisce non solo a difFondere un sapere, ma a fondarlo cultural­mente ; vale a dire — ed è il caso della Encyclopédie — contribuisce alla fissa­

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Ruggiero Romano .'< I V XV Premessa

zione di concetti già all'opera nelle scienze c n><'I I< i» !<»'<»'> <<<> ('!»(><('<»(>­ se naturali, cose artificiali, cose soprannaturali» ' ignorando dunque completa­logia già praticata ma insuf f i c i ent emen tc»>;<I izz;>h>. I <> <! <>(.,t '(<fi <>» (> « ;­ mente la tradizione delle discipline e delle «arti ». Nella ratio studiorum del Deso il proprio dell'enciclopedia è di procc<!< >< :«I( i > i:>~ l >»..n«>>(»< > (>> i~ i­ subtilitate ' si passa, senza nessuna transizione, attraverso il curriculum delle fa­nali ma in certo modo «prevedibili», ;< fi» « !(!!( :>! >!>Ii( :</>I ><I> (!>< ('> <>(' (Ii coltà (le «arti »), dallo studio di Tolomeo, Euclide, Simplicio o Filosofo... al di­uno stesso nucleo concettuale. ritto, alla medicina ed alla teologia. Si confronti ugualmente la classificazione

delle scienze a e «delle arti e delle cose artificiali» ~: matematica, musica, me­Nella prima situazione ci si trova dinanzi ;< un<> s!<>> z<> <li « :n>! (>~ ;>< < (!( i ;(>! >< > i teorologia, ecc. da una parte ; pittura, scultura, «machinatoria», magia, «chy­

sparsi, a partire da una classificazione certamentc <»i»i»>;<!« »;> 1>«< («<»!» < > iv(>­ mistica», ecc. dall'altra. Non si trova, nelle due opere, nessun riferimento alleluzionaria in rapporto alle classificazioni tradizi<>n;<!i («!>< si »«>s<»;<>(> «»;»il<­ discipline del triz>ium, alla logica tradizionale, al sillogismo, ecc. E lo studiostamente impotenti a sintetizzare dei saperi i cui princi!>i di ! ><(>(I<>zi(><><' ; I <>g](»>(> della tavola delle materie delle due opere mostra chiaramente che il loro dise­loro). Nella seconda, si è alla punta di una scienza in vi<«l';>!1I r»»:zi(»><»»;»<>n

gno è completamente enciclopedico, in modo chiaramente cosciente (alla fineancora normalizzata. del De rerura t>arietate si trova perfino una tavola delle concordanze fra i due

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Ora, è interessante notare che si trovano in Cardano dei principi di catego­ quale sia il rapporto fra le parti e il tutto. Piu che di sistema, nel senso indicatorizzazione che anticipano Bacone o Hobbes. Le due opere menzionate seguono prima, si deve quindi parlare di «sistematica», nel senso kantiano: «L'unità delil piano seguente riassunto dallo stesso Cardano alla fine del De varietate : «Co­ fine, a cui tutte le parti fanno riferimento, mentre si connettono fra di loro nell'i­

c. v(>s(>li, La dialettica e la retorica dea'Umanesim(>. ((Invenzione» e (( metodo» nella cultura G. Cardano, De rerum varie<a<e, XVII, (>(>.del xv e >r> > secolo, Fel<rinelli, Mi lano <V68. Id., De subtilitate, X VI I .

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Ruggiero Romano XIV xv Premessa

zione di concetti già all'opera nelle scienze e mette in forma un'epistemo­ se naturali, cose artificiali, cose soprannaturali » ' ignorando dunque completa­logia già praticata ma insufficientemente tematizzata. In qucst'ultimo ca­ mente la tradizione delle discipline e delle «arti». Nella ratio studiorum del Deso il proprio dell'enciclopedia è di procedere a dei riaggiusta!ncnti origi­ subtilitate» si passa, senza nessuna transizione, attraverso il curriculum delle fa­nali ma in certo modo «prevedibili», a fare delle applicazioni diverse di coltà (le «arti»), dallo studio di Tolomeo, Euclide, Simplicio o Filosofo... al di­uno stesso nucleo concettuale. ritto, alla medicina ed alla teologia. Si confronti ugualmente la classificazione

delle scienze» e «delle arti e delle cose artificiali» «: matematica, musica, me­Nella prima situazione ci si trova dinanzi a uno sforzo di catalogare dei saperi teorologia, ecc. da una parte; pittura, scultura, «machinatoria», magia, «chy­

sparsi, a partire da una classificazione certamente minimale ma pur sempre rivo­ mistica», ecc. dall'altra. Non si trova, nelle due opere, nessun riferimento alleluzionaria in rapporto alle classificazioni tradizionali (che si mostrano manife­ discipline del tri«!ium, alla logica tradizionale, al sillogismo, ecc. E lo studiostamente impotenti a sintetizzare dei saperi i cui principi di produzione sfuggono della tavola delle materie delle due opere mostra chiaramente che il loro dise­loro). Nella seconda, si è alla punta di una scienza in via d'affermazione ma non gno è completamente enciclopedico, in modo chiaramente cosciente (alla fineancora normalizzata. del De rerum earietate si trova perfino una tavola delle concordanze fra i due

Tra Girolamo Cardano e l'Encyclopédie dove ci situiamo noi? La risposta libri). Insomma, vi si riscontra una classificazione «empirica» o «fenomenolo­verrà tra breve. Prima, è necessario compiere talune chiarificazioni. gica» dei saperi (le tre sorte di «cose») completamente nuova e libera dai ~árco<

A ben notare, sarebbe stato piu facile contrapporre l'Encyclopédie alle enci­ classici che i contemporanei «letterati» rielaborano penosamente senza sapereclopedie del xix e del xx secolo. I.a mediocrità di queste ultime deriva proprio a cosa possano applicarsi...— quale che ne sia l'« ismo» che le sorregge — dal fatto che esse si sono costituite In un certo senso — che a noi sembra il piu decisivo — l'Encyclopédie è piu vi­a partire da una scienza «eccessivamente» normalizzata. Abbiamo preferito far cina a Cardano che ad Alsted, Comenio o Leibniz. Dov'è la differenza? Nel fattoricorso a Cardano per un'altra ragione sulla quale vale intrattenersi un po' piu a che in Cardano non v'è quella tensione tra informazione e sistematizzazione chelungo. Esiste un progetto d'enciclopedia «selvaggia» caratteristico di uno dei caratterizza l'Encyclopédie. Fd è normale che cosi sia : il sapere di Cardano è em­versanti del Rinascimento (ah! questo Rinascimento «dimezzato»! malgrado no­ pirico, pregalileiano e per ciò stesso non consente l'espressione di principi d'uni­tevoli sforzi già compiuti, conosciamo solo una faccia della « luna» rinascimentale! ficazione.resta da scoprirne l'altra! ) che si oppone o addirittura ignora completamente latradizione letterata, che a partire dall'orizzonte medievale rielabora le nozioni di Una volta ciò chiarito, possiamo riprendere il discorso e cercare di risponde­metodo, dialettica, logica, lungo il xv e il xvi secolo. Da Agricola ad Alsted — con, re alla domanda posta precedentemente: fra Cardano ed Encyclopédie, dove cial centro, Pietro Ramo — è questa tradizione che è stata studiata egregiamente da situiamo noi? Ci sembra si possa dire che la nostra I'.nciclopedia si situa in modoautori come Vasoli ' o Ong '. Ma vi sono anche, a lato, gli «sperimentatori », piu doppio (ma non per questo ambiguo).o meno alchi-mistici, dottori in medicina, Paracelso, Dalla Porta, Paré, Cardano. Tra Encyclopédie ed enciclopedie del xix e xx secolo (ma PEncyclopedia ofOra, è interessante notare in questi autori un vero appetito enciclopedico, limi­ Unified Science meriterebbe un discorso a parte ) è evidente che noi siamo orien­tato in taluni casi a una disciplina o a un settore della conoscenza (cfr. l'enorme tati verso la prima. Ma, una volta stabilito questo orientamento di massima, vainventario dei mostri e dei prodigi in Paré), oppure esteso all'insieme delle disci­ pur indicato quel che qui si è cercato di precisare attraverso l'esempio di Carda­pline. È in particolare il caso di Cardano, il cui De subtilitate ( i 55o, sette edizioni no. E cioè : noi ci troviamo in un'epoca di crisi epistemologica (che non significadurante il xvi secolo; nove edizioni della traduzione francese, ugualmente nel affatto — come affrettatamente si suoi fare — crisi del sapere) ma anche in un'epo­corso del xvi secolo) e il suo complemento, il De rerum varietate (i557, cinque ca in cui la scienza — il tipo di scienza che caratterizza la scienza moderna — con­edizioni nel Cinquecento ), meritano una certa riflessione. Quel che caratterizza sente di trasformare il mosaico del sapere in sistema. Ma che significa mai si­questa corrente è, come è noto, una straordinaria mescolanza di sapere empirico, stema?di gusto del meraviglioso, di magia, un rifiuto netto di categorizzazioni antiche e Sbarazziamo subito il terreno dall'idea di una teoria generale dei sistemi condella tradizione letterata. l'illusoria idea di un'equivalenza di tutti i sistemi. Si tratta, invece, di mostrare

Ora, è interessante notare che si trovano in Cardano dei principi di catego­ quale sia il rapporto fra le parti e il tutto. Piu che di sistema, nel senso indicatorizzazione che anticipano Bacone o Hobbes. Le due opere menzionate seguono prima, si deve quindi parlare di «sistematica», nel senso kantiano: «L'unità delil piano seguente riassunto dallo stesso Cardano alla fine del De earietate: «Co­ fine, a cui tutte le parti fanno riferimento, mentre si connettono fra di loro nell'i­

C. V«soli, La dialettica e la retorica detl'Umanesimo. «Invenzione» e << metodo» nella cultura G. Cardano, De rerum vari«tale, XVI I , c>g.

del xv e xv! secolo, Feltrinelli, Mi lano rg68. Id., De subtilitate, XVI I.

w. J. ong, P. Ramus: Method and tbc Decay of Dialogue, from !he Art of Discourse to th« ' Ibid., XVI.Art of Reason, Harvard University Press,cambridge Mass. ! gs8. 4 Ibid., XVII .

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Ruggiero Romano XVI XVII Premessa

dea del fine stesso, fa si che ci possiamo render conto della mane:u<z;«li una par­ monadi, ciascuna delle quali, a ben riflettere, rappresentava una sorta di «scatolate qualsiasi mediante la conoscenza che abbiamo delle restuIti ; c cl«. «on abbia nera» per tutte le altre. D'altra parte gli studiosi del comportamento animale eluogo alcuna aggiunta casuale o alcuna quantità indeterminata «li perfezione, pri­ umano hanno a loro volta concettualizzato gli esseri viventi come sistemi che ri­va di limiti determinati a priori » '. Il punto piu importante del p;<sso k;n<tiano ci cevono in continuazione segnali attraverso organi di senso (le entrate) e le cuisembra quello per cui «ci possiamo render conto della mancanza <ii un;< parte reazioni possono di nuovo venire intese come segnali (le uscite). Non necessa­qualsiasi mediante la conoscenza che abbiamo delle restanti». Inf <<ti, questo riamente questo tipo di approccio comporta la riduzione dell'uomo (o, piu in ge­principio insiste sul criterio per cui una parte è costitutiva del tutto. Ma tutto/ nerale, del vivente) alla macchina. Anzi, molti di questi approcci, ieri come oggi,parti non è altro che un sottoproblema di uno /molti (e cfr. in merito l'omonimo si sono mossi in un'ottica tipicamente antiriduzionistica: dalla concezione a unarticolo nella nostra Enciclopedia) dalla «problematica proliferante»: finito/infi­ tempo dinamica e psicologica delle «monadi » in Leibniz fino alla teoria delle ca­nito, semplice/complesso, tutto/parte, definit %ndefinito... Tutto /parte non dà tastrofi — come base per un'indagine generale delle forme — in René Thom.luogo a nessun organicismo (o altro equivalente) giacché la dipendenza delle par­ «Supposta, — scriveva Leibniz nella sua Monadologia, — una macchina costruttati in rapporto al tutto è solo « formale». «Insomma, le parti esistono esse stesse in modo che pensi, senta, percepisca ed immaginato che si aggrandisca, conser­nella misura in cui si iscrivono in un sistema», per usare le parole di Gil e Pe­ vando le stesse proporzioni, in modo che vi si possa entrare come in un mulino ;titot. E, questo, un paradigma che possiamo chiamare dell'uno-organizzazione. ciò fatto, nel visitarla internamente non si troverà altro che pezzi, i quali siEd è proprio da questo paradigma che derivano due tra i piu grandi filoni di pen­ spingono scambievolmente, e non mai alcuna cosa che possa spiegare una per­siero e di ricerca della cultura degli ultimi trent' anni. Da un lato, quello d'ordine cezione» . A due secoli di distanza, cosi René Thom ribadisce il primato dellatecnologico (intelligenze artificiali, robotica, cibernetica, analisi numerica, ecc.) forma sul sostrato materiale : nell'approccio riduzionista un fenomeno viene spie­e di questo non abbiamo da occuparci qui. Da un altro, quello d'ordine teorico. gato «mediante la scomposizione dell'ambiente che [ne] è supporto... in entitàI': da questo punto di vista ci imbattiamo in una serie di principi: da quello del­ piu piccole, invarianti e indistruttibili, la cui combinatoria deve ricostruire perl'ordine a partire dal rumore (Atlan) a quello di complessità, dalla teoria delle aggregazione la morfologia [in questione], Ma gli scienziati primao poi sono co­strutture dissipative (Prigogine) a quella del controllo, e alla teoria delle catastrofi stretti a passare dalla spiegazione riduzionista a un tipo diverso di spiegazione,(Thom, Zeeman). Ora, tutti questi principi rinviano alle differenti concezioni che che... mira a semplificare la descrizione [della morfologia empirica] fornendo unci si può fare di un sistema come «scatola nera». numero finito di regole combinatorie concernenti alcune morfologie elementari

In non pochi contesti, piu o meno specialistici (informatica, cibernetica, teo­ che permettono di ricostruire la morfologia in questione» '. Sia dunque che siria dei sistemi, ecc.), «scatola nera» è ormai locuzione comune. Con questo termi­ tratti del modo piu «economico» di trasmettere un messaggio di una certa com­ne si intende ogni sistema che comunica con il resto del mondo mediante delle plessità (teoria dell'informazione), di scegliere soluzioni ottimali in questioni«entrate» e delle «uscite»: in ogni istante, fissata un'entrata, il sistema libera un pratiche e/o teoriche (problemsoling),di concettualizzare in modo adeguato lacerto numero di uscite. È una situazione assai familiare anche nella vita di tutti correlazione mente/corpo o, piu in generale, di ricondurre una morfologia empi­i giorni. Ognuno di noi, per esempio, si è trovato almeno una volta nella necessi­ rica piuttosto complessa — un «visibile complicato» — a un «invisibile semplice»tà di trasmettere in posti lontani notizie anche di una certa complessità ed è ri­ (come è tipico della stragrande maggioranza dei casi di spiegazione scientifica,corso al telegrafo. Senza essere obbligato a conoscere il meccanismo della tra­ per esempio in fisica) non si mira tanto a scomporre la «scatola» nei suoi pezzismissione di notizie, si è trovato cosi a maneggiare un sistema tasto-filo-tasto con­ — cioè nelle sue «parti ultime» —, ma a descrivere in modo concettualmente eco­cepibile appunto come «scatola nera». La struttura interna può restare scono­ nomico le regolarità riscontrate, congetturando — laddove è possibile — la dina­sciuta, mentre quel che importa è la correlazione entrate-uscite e piu precisa­ mica soggiacente che permette d'interpretare in modo soddisfacente il compor­mente che: a) a certe entrate tale struttura «sconosciuta» è in grado d'acco­ tamento della «scatola». La spiegazione, in tal modo, si rivela cosi una vera egliere dell'informazione ; b) ad altrettante uscite essa fornisce informazioni dello propria ermeneutica, un'arte dell'interpretazione che mediante la costruzione distesso tipo. modelli sempre piu sofisticati mira, per cosi dire, «ad aprire una finestra», per

Il telegrafo non è che un artefatto, un particolare strumento di comunicazio­ usare ancora le parole di Thom», nella scatola nera(o, come avrebbe detto Leib­ne creato dall'uomo. Ma la «filosofia della scatola nera» ha un ambito piu vasto niz, nella monade).e la sua storia risale ben oltre la nascita ufficiale (I<lg8) dell'attuale teoria mate­ Si tratterà, dunque, d'individuare quei parametri che, come entrate, condi­matica della comunicazione. Leibniz definiva «automi incorporei» tutte le so­stanze semplici capaci di percezione : l'universo era costituito da una miriade di

G. W. Leibniz, Monadologia, in «Ac<a eruditorum», supplemento, voi. VII (<pz<l, sez. XI,pp. zoo-<4 (trad. it. in saggi filosofici e lettere, Laterza, Bari x<<6s, p. 37<).

R. Thom, Parabole e catastrofi. Intervista su matematica, scienza e filosofia, Il Saggiatore,I. ICant, Krit ik der <etnen Vernunft, Har<knoch, Riga <787 ( t rad. i t. U<et, Torino <g67, Milano «<8o, pp. 6-7.

I 6~S). ~ tbid., p. zoo.

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Ruggiero Romano XVI I I XIX Premessa

zionano gli stati del sistema, cioè di individuare delle adeguate variabili di con­ E, come già prima per «sistema», chiariamo cosa intendiamo qui per «siste­trollo. La matematica fornirà ancora una volta gli strumenti concettuali cli base. matica».Seguendo una grande «aporia fondatrice» delle matematiche: nel caso discreto, Nella preparazione del corpus dell'Enciclopedia e, ancor piu, di questi dueè alla teoria degli «automi finiti » che si guarderà come paradigma di questo tipo ultimi volumi, tre problemi fondamentali si sono posti.di approccio. Nel caso in cui, invece, tali variabili siano continue occorreranno I ) Anzitutto, quello delle sussunzioni. Avendo optato per un lemmario digli strumenti della geometria e della topologia difFerenziali: essi costituiranno la sole cinquecentocinquantasei parole era evidente che noi sottintendevamo comenicchia intellettuale adeguata per la trattazione di tutti quei fenomeni «critici» necessario che (migliaia di) altre parole fossero sussunte sotto i lemmi prescelti.in cui mutamenti «molto piccoli» nelle cause (= variabili di controllo ) produ­ Ma come procedere > Si presentavano due alternative. La prima, consisteva nel­cono cambiamenti assai sensibili, a livello qualitativo, negli effetti (= variabili lo stabilire, a priori, una lista completa delle sussunzioni. In tal modo, se eradi stato). È in questo contesto che la teoria delle catastrofi, elaborata da René scontato che DNA sarebbe certamente apparso sotto «macromolecole», solo pro­Thom, ha fornito un eccellente paradigma d'interpretazione delle correlazioni babilmente 'enterobatteri' avrebbe fatto la sua comparsa nella trattazione di «or­

empiriche entrate-uscite nelle piu svariate scatole nere mediante costruzioni geo­ ganismo» % «vita» (anche se, sperabilmente, i concetti di base ottenuti graziemetriche a un tempo semplici e «robuste», capaci di resistere a piccole perturba­ agli enterobatteri sarebbero stati svolti ).zioni dovute all'ambiente % agli errori sperimentali. Quel che è in gioco è la L'altra soluzione era quella di rendere conto delle sussunzioni solo a poste­nozione di spiegazione scientifica ma anche la possibilità stessa di azione efficace, riori ritenendo unicamente i termini e i concetti menzionati.in quanto senza condizioni opportune di stabilità non si dà teorizzazione(o forse È stata scelta la seconda soluzione e questo XV volume (allo stesso modo chenon riusciremmo neppure a vivere). Cosi il problema classico della filosofia — la il XVI) ne rende conto.riconduzione all'unità (del Xáyoq) del molteplice (fornitoci dai sensi ) — si collega Ma render conto, come> Giacché è evidente che nella massa di pagine dei pri­qui, attraverso un percorso interno, alla stessa pratica scientifica, al tema episte­ mi quattordici volumi si sarebbe potuto trovare di che organizzare una rete in­mologico delle modalità della spiegazione e della modellizzazione nelle scienze. finita di sussunzioni. Le sussunzioni — se non vogliono essere un giochetto per

Questa apparente divagazione era indispensabile per comprendere esatta­ lettori sprovveduti — non hanno senso altrimenti che nel contesto di un'analisimente dove — e in qual modo — si situa la nostra Enciclopedia. È solo facendo ri­ tematica. Ed era qui che:corso a categorie semplici come quella di «scatola nera» (e a questa riducendo la z) si poneva il secondo problema: quello, appunto, dell'analisi tematica. Oc­problematica del sistema) che è possibile evitare di cadere in determinismi % corre, cioè, scomporre le voci in temi e, successivamente, ricomporre le voci at­riduzionismi. E se anche, a volte, la parola 'sistema' appare qui usata, essa — ripe­ traverso questi temi.tiamo — significa «scatola nera» e niente di piu. E attraverso questa via che ci è Ma questi due primi problemi, in realtà, assumevano un senso reale e, ci sem­stato possibile avviarci ad un'enciclopedia come modello (Neurath) ', e, ancor bra, nuovo solo a condizione di inserirli in un terzo:meglio, a un'enciclopedia come «rete di modelli » '. g) la costruzione dei grafi. Ne offriamo al lettore due tipi. Uno che è la rilet­

Ancora un avvertimento a render piu chiaro il modo di costruzione (e, poi, tura dei «pacchetti» sui quali abbiamo lavorato per l'approntamento dei primidi impiego da parte del lettore ) di questa sistematica enciclopedica che propo­ quattordici volumi (ampliato in una serie di letture libere che riuniscono piuniamo nei volumi XV e XVI. Abbiamo parlato prima di uno/molti : ma va sotto­ «pacchetti »: fino a un terzo o a metà dell'intera Enciclopedia). Un altro ancora èlineato che questi sono da intendere sempre come omogenei e non mai come quello costruito (nel XVI volume) da Renato Betti, con il parco aiuto di un cal­entità eterogenee. E va altresi indicato che il rapporto uno fmolti — nel caso spe­ colatore elettronico (e per il quale cfr. le « istruzioni per l'uso» che lo stesso Betticifico — deve essere inteso non tra un'unità enciclopedica e una molteplicità co­ fornisce all'inizio del XVI volume ). Ma, e questo è il punto piu importante, estituita dai singoli articoli. Quel che conta in modo particolare è il rapporto tra ripetiamolo, il piu originale, noi non vogliamo in nessun modo offrire solo i grafila detta unità enciclopedica e i pacchetti % interpacchetti di voci. In altri ter­ dei rinvii, ma gli esempi (piu immodestamente : i criteri ) per costruirli di voltamini, sarebbe assurdo cercare degli itinerari di percorso attraverso le cinquecen­ in volta in base a esigenze varie e, al limite, imprevedibili. E spieghiamoci.tocinquantasei voci che compongono il corpus della nostra Enciclopedia ; le piste L'itinerario di lettura suggerito da Antoine Danchin (qui alle pp. 458-68)si muovono, invece, attraverso i pacchetti... intorno a Organico/inorganico («Catalisi», «Macromolecole», «Metabolismo»,

«Omeostasi », «Organic%norganico», «Osmosi », «Vita») è certamente correttoÈ solo nel contesto di quanto si è sin qui detto che vanno intesi questi volu­ per il lettore che voglia capire in che misura i sistemi viventi possono essere ana­

mi XV e XVI che vogliono costituire una sorta di sistematica enciclopedica. lizzati in base a criteri non riduzionisti di autoregolazione e di autorganizzazio­ne. È intorno a questo criterio che la redazione dell'Enciclopedia ha lavorato sul

O. Neurath, L'encyclopedie comme (r modèle>r, in «Revue de Synthèse», XII (zgS6), z, pp. «pacchetto» le cui parole portanti erano Organico/inorganico. Ed è normale che>8p-sor.~ M. Augé e altri, Il saPere come rete di modelli. La conoscenza oggi, Panini, Modena ig8n Antoine Danchin, che di quel pacchetto è stato per la massima parte l'estensore,

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Ruggiero Romano XX XXI Premessa

abbia redatto le sue pagine di itinerario di lettura e che, poi, Delattre abbia svol­ struire a seconda degli interessi (meglio : dell'angolazione d'interessi) del lettore.to (cfr. pp, 8z6-66) in modo piu aperto, piu libero e su di una piu grande su­ Un discorso del genere (simile ma non identico, mai identico) può essere ripe­perficie enciclopedica una sua personale lettura. Ancora, Renato Betti è partito tuto a proposito di Struttura. Il problema delle strutture di parentela è trattato— sia pure con un calcolatore — da quel pacchetto. In tal modo, si mostra (alme­ in «Casta», «Donna», «Endogamia/esogamia», «Famiglia», « Incesto», «Maschi­no, lo speriamo) la coerenza interna delle scelte compiute all'inizio dell'impresa. le/femminile», «Matrimonio», «Parentela», «Totem», «Uomo/donna», ma ci siMa noi non potevamo — nessuno al mondo poteva — sfuggire ad una scelta ed una può anche porre il problema di sapere quale è il peso delle strutture di parentelasola. E questa scelta — ne siamo perfettamente coscienti — condiziona le zone di nella nascita della struttura: il rinvio-snodo sarà dunque Struttura.lettura che presentiamo qui. Ancora. Abbiamo fatto allusione poco prima all'analisi tematica. Ma un'ana­

Ma la loro util ità non è solo per quanto esse dicono direttamente ma per lisi tematica non si limita solo «al tema» grossolanamente inteso. Essa deve cer­

quanto esse suggeriscono. Esse costituiscono dei modelli di come si possano co­ care d'essere piu fine e sforzarsi di vedere il modo di trattamento del tema (chestruire altri itinerari. Per esempio : a) per il lettore che voglia sapere come i siste­ può essere fenomenologico, deterministico, riduzionistico).mi viventi sono costruiti a partire da leggi fisiche e chimiche, si potrebbe sugge­ Cosi, per riassumerei, nella parte assistita da calcolatore si presenta un graforire l'itinerario seguente: «Vita», «Organismo», «Organic%norganico», «Ma­ di rimandi fra pacchetti e fra voci, costruiti da una lettura dei precedenti quat­cromolecole», «Atomo e molecola», «Materia»; b) ma si può avere anche la cu­ tordici volumi che tenga conto di diversi fattori, fra cui la frequenza di comparsariosità di sapere come il concetto di vivente si inquadri nella problematica filoso­ dei termini. Ma il grafo da solo rischia di essere sterile : per ogni pacchetto vienefica dell'esistenza. E il tracciato da seguire sarà un altro: «Vita», «Vita /morte», anche presentata una «zona di influenza», nella quale il pacchetto risulta por­«Fenomeno», «Essere», «Angoscia/colpa», «Uomo», «Filosofia/filosofie». tante, un nodo e non uno snodo secondo la terminologia usata in precedenza. La

In altri termini, noi non abbiamo voluto dare contenuti, ma principi fonda­ «zona» non è naturalmente rigida, con confini impermeabili, ma organizzata intori. Se l'allusione kantiana dispiace, parliamo allora di grammatica. E una gram­ sottozone che esibiscono diversi livelli di coesione o di aderenza al pacchetto por­matica per essere tale deve stabilire delle regole. Ma non già delle regole di, per tante, e quindi maggiormente rispondente all'uso pratico che se ne prospetta.cosi dire, comportamento rigido, quanto di libera costruzione. La funzione di snodo del pacchetto sarà evidente, nei vari casi, «sovrapponen­

Ed eccone un esempio. Malgrado che fin dal primo volume si fosse avvertito do» a questa le varie zone in cui compare.

(e in testa ad ogni volume avessimo ripetuto) che non avevamo alcuna intenzione Ancora, un singolo pacchetto non è ritenuto come un ente irriducibile, ma nedi dare delle bibliografie (strumenti utilissimi quando sono esaurienti, ma che al­ viene rivelata la «struttura interna», che compare da una certa lettura del siste­trimenti sono semplicemente vani orpelli ) ci si è rimproverato di non aver offerto ma dei soli rinvii interni al pacchetto. In tal modo l'unità del pacchetto è scom­strumenti bibliografici. Ripetiamolo : le bibliografie in calce a un articolo d'enci­ posta e si forniscono una guida alla lettura con l'articolazione in parti di mag­clopedia sono sovranamente inutili e destinate a invecchiare in brevissimo tem­ giore compatibilità (una guida fra le possibili, conviene ripeterlo) e un criterio perpo. Quel che i nostri autori hanno dato sono stati dei rinvii alle opere da essi di­ valutare la coerenza interna delle scelte necessariamente compiute nel corso delrettamente citate (non si vede, infatti, per quale ragione nelle enciclopedie non progetto.si possano, non si debbano, fare citazioni ). Ora, questi rinvii bibliografici con­ Ecco, dunque, in quale contesto di ambizioni si situano questi due ultimi vo­sentono di stabilire delle interessanti osservazioni che sboccano in una delle re­ lumi dell'Enciclopedia.gole della grammatica enciclopedica: quella delle filiazioni incrociate. Cosa si­ All'uscita del primo volume non esitammo a dire che si trattava di «un'Enci­

gnifica, per esempio, che Leibniz sia citato in «Analogia e metafora», «Argo­ clopedia tutta da leggere». Lo credevamo fermamente e lo crediamo ancor oggi.mentazione», «Conoscenza», «Dialettica», «Discriminazione», «Enciclopedia», Solo che ci sembra di poterlo affermare con piu forza giacché, oggi (e solo oggi),«Funzioni », « Induzione statistica», « Infinitesimale», « Infinito», «Matematiche» siamo in condizione di offrirne le regole di lettura, di una lettura infinita.«Metafisica», «Numero», «Progetto», «Rappresentazione», «Temp %empora­ R UGGIERO ROMAN Olità», «Uno /inolti »?

Altro che bibliografia e utilità (sic!) degli strumenti bibliografici. Ci si trova Mi è grato ringraziare gli amici Renato Betti, Fernando Gil, Giulio Giorellodi fronte ad un fenomeno di risorgenza culturale di Leibniz all'interno del sape­ per l'attento aiuto prestatomi.re moderno.

Altra regola: quella dei rinvii-snodo. Si tratta di quelle che abbiamo chiama­to, nel nostro gergo redazionale, le parole portanti dei «pacchetti» di voci. Ora,si tratta di sapere quel che si vuole. L'abbiamo già indicato prima a proposito diOrganico/inorganico. Questa parola è portante di un «pacchetto», è un nodo maessa costituisce anche uno snodo verso la formazione di altri «pacchetti » da co­

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Nota della redazione.

I «rombini » che figurano in ciascuna sistematica locale mettono in evidenza i soli arti­coli che ad essa appartengono, mentre una simile limitazione non sussiste per i ricoprimentitematici.

In questi ultimi tuttavia, come del resto nelle sistematiche locali, gli articoli vengonomessi in evidenza solo quando i concetti ad essi relativi sono stati trattati con un min imodi riferimento diretto. Questo «minimo» ovviamente può esser valutato solo e alla stima»,ma la redazione, al fine di mantenere una qualche uniformità nella valutazione, ha affidatoil compito a una persona sola.

I «rombini » in tal modo, oltre a segnare delle tappe, segnano anche, come i sassi diPollicino, il cammino percorso durante la lettura, con relativi passi avanti, ritorni, svolte,ecc. sia da un «nodo» all'altro (come nelle sistematiche) sia da una «zona di rete» all'altra(come nei ricoprimenti).

In fondo a ogni sistematica locale figura una bibliografia considerata come essenzia­le dagli autori e, per espresso desiderio della redazione, l imitata per la massima partea opere pubblicate negli ult imi decenni ; alla fine di ciascun ricoprimento tematico com­paiono invece le note bibliografiche che corrispondono alle sole citazioni — ove figurano­fatte dagli autori nei testi.

I nomi di autori che figurano nel testo tra parentesi quadre, ovvero le date tra paren­tesi quadre che seguono i nomi di autori, rinviano alle note bibliografiche complete postein ordine alfabetico alla fine dei ricoprimenti. Nel caso di opere di autori stranieri sonoindicate le traduzioni italiane esistenti, uti l izzate regolarmente per le citazioni nel testo.

I titoli di opere in latino, francese, inglese, portoghese, spagnolo eventualmente citatinel testo sono dati in l ingua originale ; per quelli di opere in tedesco, russo, arabo, cinese,ecc. si dà il t i tolo in i taliano nel testo, seguito tra parentesi tonde dal titolo originale, senon si rinvia alle note bibliografiche ; se invece si rinvia alle note bibliografiche, il t i tolooriginale si troverà in queste ult ime.

Per i classici greci ci si è limitati ad indicare il titolo in italiano nel testo, insieme alleindicazioni atte a ritrovare i passi citati. In ogni caso si sono util izzate le piu accreditatetraduzioni italiane esistenti. Di regola non si sono dati gli estremi bibliografici delle opereletterarie facilmente accessibili in piu edizioni e traduzioni ; i loro titoli sono in lingua ori­ginale o in italiano, secondo i criteri su esposti.

Le date che figurano tra parentesi quadre nelle note bibliografiche dei ricoprimentisono quelle di composizione dell'opera, ovvero costituiscono un riferimento cronologicodiverso da quello della prima edizione, che figura comunque, con luogo ed editore, dopoil titolo (come nel caso, per esempio, delle opere postume).

Ciascun ricoprimento tematico è preceduto da una sezione del grafo dell'Enciclope­dia su cui sono stati segnati il nuc leo tematico di partenza e la «regione» da r icoprireproposti dalla redazione ai vari autori.

Nelle tavole fuori testo che compaiono in questo volume, la redazione ha inteso pro­porre alcune immagini atte a i l lustrare visivamente l' idea ispiratrice del progetto dellapresente Enciclopedia.

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Proiezioni de11 antropologia

Ciò che accomuna tutte le prospettive antropologiche è la tendenza a proiet­tare sull'oggetto l'unità del loro punto di vista, del loro punto di partenza indi­viduale o culturale, anche se in modo problematico, e cioè sotto forma di alter­native che, per il solo fatto di essere formulate, implicano e segnalano la necessitàdi un superamento. Alcune di esse sembrano ovvie e costituiscono perciò la ma­teria prima di ogni elaborazione simbolica, come l'opposizione +maschile/fem­minile+; altre esprimono invece, almeno a prima vista, una complementarità lo­gica o cronologica come le coppie +produzione /distribuzione+, o, in un altroregistro, +passato/presente+; altre, infine, costituiscono vere e proprie alterna­tive i cui termini contrari (+vita/morte+, +tolleranza/intolleranza+, +continuo /discreto+, +progress%eazione+) sembrano escludersi vicendevolmente. Il fattoche nozioni cosi diverse siano poste nella forma di un'alternativa non corrispon­de tuttavia a un semplice artificio retorico. Corrisponde piuttosto a una difFicoltàintrinseca ai fatti stessi, e cioè, piu esattamente, ai fatti quali gli uomini possonoconcepirli, conoscerli. Ma questa stessa comprensione viene effettuata a due li­velli: dall'interno di una data società (non esiste infatti gruppo di uomini chenon abbia la propria idea della vita e della morte o degli attributi rispettivi delmondo animale e del mondo umano), o dall'esterno di essa: in tal caso gli osser­vatori si interrogano sul modo in cui tali opposizioni sono concepite da coloroche essi studiano o sul modo in cui le mettono in opera nell'organizzazione pra­tica della loro esistenza.

Per quanto concerne la necessità del superamento — che si esprime nell'ap­parizione di una terza forma (come il soprannaturale che, secondo Leach, per­mette simultaneamente di medianizzare, relativizzare e riprodurre l'apparizione+natura /cultura+) o, all'opposto, mediante la decomposizione di entrambi i ter­mini dell alternativa (né la vita né la morte possono essere comprese indipenden­1)

temente l'una dall'altra, piu di quanto non sia possibile per l'individuo e la so­cietà) —, essa corrisponde sia a un'esigenza intellettuale (la frattura assoluta è im­pensabile e, per la verità, vi è ben poco da dire in proposito, esattamente comenei riguardi del caso se lo si pensa indipendente da ogni riferimento alla necessi­tà), sia a un'evidenza che si sarebbe tentati di definire esistenziale e al tempo stes­so etnologica. Esistenziale perché ogni individuo, per quanto specializzato possaessere nell osservazione degli altri, non può fare astrazione dalla propria espe­1)

rienza; quest'esperienza non è mai tanto estranea a quella di coloro che egli os­serva in veste di psicologo, sociologo o storico, da impedirgli di essere talvoltatentato di illuminare l'una attraverso l'altra, e magari nei due sensi ; anche se egliresiste a questa tentazione, perché comporta rischi manifesti di psicologismo,soggettivismo o etnocentrismo, non può né impedirle di esistere, né rifiutarle uncerto carattere di realtà oggettiva. Ciascuno di noi ha, per esperienza diretta, unacerta idea della continuità del vissuto e delle rotture dell'esistenza, dell'immer­sione della nostra storia in quella degli altri, ma anche, inversamente, del fatto

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769 Proiezioni dell'antropologia

che col senso della storia contrastano le peripezie della nostra, la malattia o lavecchiaia; è noto che i moti del cuore nulla sono in confronto alle evidenze dellaragione, ma che non è sufficiente capire le cose per ammetterle, che il sapere non

*lo esaurisce il senso, che il tempo non è la durata, e che, per una coscienza che vive,gg tt nulla tranne la morte pone fine al desiderio ; e la morte può essere considerata,

ng gg in realtà, un oggetto di desiderio o anche l'oggetto finale di ogni desiderio.L'esperienza etnologica, da parte sua, è portatrice di un duplice insegnamen­

dd • I \t h to. Anche per colui che mette in dubbio l 'esistenza di invarianti strutturali, le

d b** t n g«

diverse procedure di costituzione del senso e del sapere, di dominio tecnico dellat

t

dnatura e di organizzazione dei rapporti tra gli uomini non possono non richia­

c I*d 1, 1 d

I ò b dt m / d nmarsi vicendevolmente. Ma appare anche molto chiaro che in ogni cultura uma­

t /*I • l t / td d I tto

/na esse non sono prive di rapporti intellettuali e pratici le une con le altre ; quello

m gthI l m h I che in definitiva l'esperienza etnologica rivela è dunque un triplice gioco di op­

blbbgl t f«t posizioni — + cultura/culture+, + natura/cultura+ e + natura+ e + società+. E questo

t

d •triplice gioco è insieme il carattere specifico di ogni cultura particolare (chi pensa

hda h • il proprio rapporto con gli altri lo fa esercitando il proprio controllo tecnico sul­

t Il / l 'ambiente naturale e istituendo le relazioni fra gli individui ) e la posta di chi, os­' &"tmg servando dall'esterno una o piu culture, vi t rova nello stesso tempo il mezzo e

t l'oggetto della propria osservazione, la struttura di ogni configurazione specificahC 1

t C t mat hl If mm/cge quella di ogni possibile paragone.

acc I t at aatem/c tt 1 atelcllth pa cntelaIU I o

Il vasto insieme di articoli che l'antropologo può a buon diritto consideraremt

gg Ib b o/o loaato di sua competenza presenta, dunque, almeno due accessi : ogni società ha teoriz­d /àa t t

dzato piu o meno esplicitamente le proprie concezioni dell'individuo, della società,

p t mdgh /b gh •

della natura e della storia, ed è con questa teoria che l'antropologo spesso deveb

cmml p td, t d

confrontarsi, anche quando studia l'organizzazione di un ri tuale religioso o ditt d I g • un processo agricolo. Ma ogni antropologo, allorché vuole uscire dal suo campo

*I d'osservazione privilegiato o trattario da un punto di vista piu generale, foss'an­

t pc / ò~ la nh

che per qualificarne meglio le specificità, deve pensare le culture e la storia alth

d~ Il tt Od p nt Il t

plurale, e, in tal senso, formulare le proprie ipotesi a proposito dei problemi chep ISCO h

bg PPogni particolare umanità ha assunto come materia di riflessione e di azione. La

Ioli ctt / cap/t l pn "mmcm

I I/bnnozione di antropologia rinvia in tal modo non tanto a una disciplina quanto

g t piuttosto a quel duplice movimento di ritorno a sé e di messa in prospettiva perP' cui lo storico, il sociologo, l'economista o l'etnologo si affermano alla lettera antro­

pologi oltrepassando i limiti dell'etnocentrismo piu sottile : quello dell'altro che

dmessi osservano. Infatti la+ storia+ (o piuttosto la conoscenza che se ne ha ) è cam­

tn • I*t l tl

biata a partire dal xvnr secolo, a fortiori dopo Montaigne, e contemporaneamen­/pl I

I l pl / t t « ò p p o te è cambiata anche la nostra conoscenza degli altri. L' idea che essi possano in­carnare le nostre virtu o le nostre felicità perdute non è piu pensabile, malgradoil risorgere occasionale del gusto per i diversi esotismi, o del satioir faire anticoche caratterizza la civiltà urbana industriale. L'+imperialismo+ e la sua violenzahanno troppo segnato le società non-occidentali perché anch' esse non ne fosserointaccate, nei confronti dei coloni passati o presenti, nella loro dimensione fan­

I a regione del grafo deH'Enciclopedia che la redazione ha proposto a Mare Augé cometasmatica. Ma anche la nostra conoscenza è progredita, tanto almeno da far

sfondo della presente trattazione. L'area racchiusa dalla linea marcata individua il nucleosembrare gli aspetti piu spettacolari della differenza (la+maschera+, la+danza+,

tematico di partenza. l'+iniziazione+) meno lontani e meno inediti dei nostri deliri (l'intolleranza, la

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Ricoprimenti tematici 77o 77i Proiezioni dell'antropologia

dittatura, la tortura ), anche se, per le loro proporzioni senza precedenti, ridanno ficabile; si sa ad esempio che esistono mode intellettuali e che, in quanto effettoun senso, ma inquietante, alla storia che essi scrivono. Il punto di vista degli altri di moda, il discorso dotto può divenire oggetto di se stesso, inaugurando cosi unnon ci appare dunque piu portatore di nessun altro privilegio se non di quello di processo di fuga all'infinito. D'altra parte, esso non vale e non esiste che per l'og­essere effettivamente altro, e, a questo titolo, per nulla complementare al nostro, getto che si dà: gli+animali+, gli+dèi+, gli+uomini+... È dell'oggetto in quantopermettendo la messa a punto definitiva di uno sguardo finalmente rassicurato oggetto di un discorso (e di una pratica) che parla il discorso dotto ma non di un(ma essenzialmente problematico) sull'uomo è sul mondo, e scoprendo opposi­ discorso in generale, virtualità di ogni società reale o possibile. Se l'etnologia hazioni, determinazioni, gerarchie differenti e talora opposte a quelle presenti in insegnato qualcosa, questa è che un tale discorso non esiste : nessuna società haaltri contesti. In tal modo l'etnologia, oggi, pone il probleina dell'intelligibilità mai fatto il punto su ciò che sapeva dell'organizzazione della natura, degli uomi­della nostra propria storia. ni e degli dèi. L'etnologo può con le sue domande strappare agli informatori

Non che sia possibile, come nella visione piu strettamente evoluzionistica del l 'abbozzo di un tale discorso, ma lo incontra soltanto in frammenti incompiuti,

parallelismo piu semplicistico, essere ancora tentati di vedere nel presente degli pezzi sparsi, interventi utili all'elucidazione di un avvenimento particolare, isti­altri un'immagine del nostro passato ; al contrario, nel cercare di comprendere il tuzioni portatrici di costrizioni e divieti : il sapere enciclopedico che una societàmodo in cui questa o quella società ha unito i rapporti di produzione, i rapporti ha su se stessa (la somma dei suoi saperi e del significato che dà loro) è sempresociali e i rapporti politici, siamo costretti a saggiare, per ciò che ci riguarda, la implicito se non inconscio, tanto che il primo compito del discorso scientificovalidità dei concetti di cui disponiamo per parlarne, concetti di cui non si dice — ed anche il suo primo rischio — è quello di prolungare i discorsi che si dà perancora nulla quando, per prudenza metodologica, andiamo attribuendo loro la oggetto, di il luminarli reciprocamente senza tradirli, di portare a termine, perqualifica di+etnocentrismo+. Si pensi, per esempio, al concetto di +ideologia+, comprenderla, una riflessione che non gli appartiene.a cui tutta una tradizione marxista assegna una data di nascita storica, ri6utando Anche se costituisce la trama di tutte le figure, questo duplice discorso non èdi applicarlo a società feudali, dispotiche o senza Stato. Ma è necessario notare dunque di per sé una figura. Ciò si comprende tanto meglio esaminando i temiancora che questa duplice messa in questione, questa messa in relazione proble­ principali della « tappezzeria» del grafo, gli stessi che giustificano e situano i moti­matica della nostra storia e di quella degli altri non ha implicazioni soltanto nel vi secondari in cui si riafferma sia il loro stile sia la loro necessità. Si toccano quicampo sociale o sociologico, ma anche in quello scientifico. La nozione di+ge­ i limiti della metafora: o piuttosto ci si trova di fronte alla necessità di utilizzarenesi+, il cui carattere essenzialmente mitico sembrava essere confermato da tutti molte metafore. I gruppi di articoli che costituiscono la dimensione «antropo­i progressi scientifici del xix secolo — e che le cosmogonie africane o amerindiane logica» delPEnciclopedia possono essere riuniti senza troppi artifici sotto qualcheattestano al di là della nostra tradizione giudaico-cristiana —, ritrova ai nostri titolo generale. Si potrebbe pensare, ad esempio, a titoli disciplinari : etnologiagiorni un'altra pertinenza con le teorie dell'universo in espansione e del big bang (dalla cultura materiale alla religione passando attraverso le regole del matrimo­iniziale. Ma, come fa notare Pomian, resta sempre possibile chiedersi se esse nio e i fenomeni economici ), storia dell'arte, semiologia, filosofia politica, diritto,traducano una rivoluzione scienti6ca oppure la rinascita, in seno alla scienza piu storia delle religioni. Questa classificazione risulterebbe evidentemente discuti­moderna, di interessi e di speculazioni prescienti6ci. bile, se non altro perché ogni gruppo fa intervenire diverse prospettive discipli­

La trama degli articoli antropologici, in senso lato, dell'Enciclopedia sottende nari. Prestandovi un po' piu d'attenzione si constaterà che i gruppi si lasciano riu­dunque disegni assai diversi ma tutti tessuti da un doppio filo : al filo del discor­ nire piu facilmente o piu legittimamente in tipi di+società+ o in periodi storici :so dotto s'accosta quello dei discorsi indigeni, locali, 61o questo che va intrec­ società in cui i rapporti di+parentela+ hanno chiaramente un ruolo importanteciandosi talora strettamente con il primo, al punto da non essere sempre sicuri a (e che sono caratterizzate anche dal politeismo, da rapporti particolari con laquale dei due attribuire la fermezza del contorno. È la teoria psicanalitica a spie­ +danza+, l'+arte+, il +corpo+, ma anche con la terra, e in un modo piu generalegare le rappresentazioni africane, o sono queste, grazie alla loro relativizzazione con la produzione) ; fenomeni di contatto e di+ acculturazione+, indissociabili tan­della nozione di identità individuale, al ruolo che riconoscono al dubbio, all'om­ to da un certo numero di fenomeni religiosi di tipo messianico, quanto da un'a­bra, alla relazione, a illuminare l'intuizione psicanalitica> Questo duplice discor­ nalisi dei caratteri economici e politici dell'+imperialismo+ capitalistico; pro­so, puramente antropologico, costituisce la materia della piu fondamentale tra blemi, questi, del mondo moderno, poiché articoli che potrebbero facilmentele alternative di cui si segnala subito l' esistenza; che si riesca a porla, ma anche a essere considerati come dipendenti dalla storia generale (+Antico/moderno+,superarla e perfino a risolverla, è la condizione di ogni sapere : che cosa potremmo +Escatologia+, +Progress%eazione+) o religiosa (+Chiesa+, +Diavolo+, +Ere­conoscere dell'universo se fossimo incapaci di intendere la parola di quelli tra i sia+) concernono soprattutto la storia moderna occidentale e trovano un prolun­viventi che ci sono piu vicini, non foss'altro perché possiedono il+ linguaggio+ e, gamento naturale nelle considerazioni riguardanti i fenomeni giuridici e politici.con il linguaggio, la mano che rimodella la natura? Quest'ordine di lettura è senza dubbio possibile ma non corrisponde all'econo­

Questo duplice discorso, tuttavia, non costituisce un oggetto autonomo di ri­ mia dell'Enciclopedia, i cui gruppi di articoli sono di per sé raccolti attorno a unaflessione. Da una parte non costituisce un oggetto stabile e rigorosamente identi­ nozione centrale che non si lascia ricuperare da una disciplina particolare né ri­

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Ricoprimenti tematici 77z 773 Protezxonx dell antropologia

durre a un periodo o a una cultura singoli: +Religione+, +Parentela+, +Anthro­ taz one (ma, in un certo senso, anche la vocazione o l'obbligo) di ognipos+, +Produzione/distribuzione+, +Rito+, +Cultura materiale+, +Homo+, +Arti+, potere, affermarsi come naturale al culmine d 11'e opposizione +natura /cultura+,+Visione+, +Vita /morte+, +Corpo+, +Soma /psiche+, +Normale/anormale+, +Sa­ dell'edificio sociale e delle relazioni piu codificate, le strutture del potere sugge­

cro/profano+, +Tradizioni+, +Storia+, +Stato+, +Tolleranza/intolleranza+, +Po­ riscono un ritorno alle necessità della+natura+, ma tramite un effetto di metafo­

litica+, +Classi+, +Società+, +Sviluppo/sottosviluppo+ sono nozioni che da un lato rizzazione che procede anch' esso da una concezione molto elaborata del rapporto

— ed è il caso di molte di esse —, si incrociano e, in qualche modo, si richiamano +natura/cultura+. Il ricorso all'idea di natura incontra h' '1 ' l 'on ra anc esso i proprio limi­a vicenda, e dall'altro, malgrado le connotazioni storiche spesso diverse, sono te, che è quello della+morte+; conscio di questo limite il potere può rivendicar­utili per la descrizione di ogni società, anche solo per il fatto che ogni società ha si come piu naturale del naturale, come soprannaturale, immortale. Fra natura

avuto l'occasione e l'obbligo di elaborarne per proprio conto la maggior parte o, umana e natura il le amg e non è evidente: solo gli esseri rigorosamente indivi­se si preferisce, perché rinviano, per lo piu, alla pratica di ogni società. duati sembrano promessi alla morte (la morte che definisce forse l'essenza del­

Queste nozioni guida possono aiutare a comprendere meglio l'economia del­ 'in ividualità), ma la natura co f'd ' '), ome forza sembra sfuggire all opposizione +vita/t

l'Enciclopedia; ma, a questo punto, la metafora musicale sarà piu suggestiva di , morte+. Il pensiero dell'inizio e della fine, espresso a suo modo dalla roblema­quella della tappezzeria: il punto di vista unitario, che a tutta prima è parso rias­ 'i en i à, concerne dunque, essenzialmente, la società e la natura. Com­

sumere l'ambizione antropologica, si manifesta in effetti in quelli che sono, per preso sia nella sua continuità (negli episodi ricorrenti la cui celebrazione dipendecosi dire, i tre temi dominanti ricorrenti nei numerosi articoli e che, indipenden­ orse un po' troppo facilmente agli occhi di certi osservatori da una concezione

temente dagli autori, dai loro soggetti e dalle loro scelte, conferiscono all'insieme ciclica del tempo), sia nelle sue rotture (anche per le società che postulano una oun carattere «sinfonico» che non contraddice, si noti, il suo carattere «polifoni­ piu vite dopo la morte o le morti, o il ritorno dei morti alla vita, tali concatena­co», poiché gli autori dell'Enciclopedia, pur riprendendo a intervalli regolari gli menti non sono illimitati ) il do'), '

ominio del tempo concerne insieme la storia so­stessi temi (nel senso di un tema musicale), sono lontani, fortunatamente, dal ciale e quella individuale ; la problematica della continuità, essenziale alle scienze

parlare con una voce soltanto. e a natura e della vita, è anche, e simultaneamente, individuale e sociale: l'al­Ci si propone qui di ritrovare l'eco di questi temi nell'eterogeneità degli arti­ ternativa fra+continuo/discreto+ non si lascerà d ' ' d' '

d lrà unque piu issociare dalle pro­coli o, proseguendo e modificando la metafora musicale, di proporre tre «chiavi », biematiche dell'identità, del potere e della natura.non tanto di let tura quanto piuttosto di « interpretazione» dell'insieme degli Problematica dell'identità, problematica del potere, problematica della na­

articoli (nell'accezione del musicista che «decifra» e «interpreta» una partitu­ tura : queste sono le tre chiavi a partire dalle quali ci si propongono tre percorsi,ra che non ha la pretesa di «decrittare»). Ogni interpretazione privilegia senza tre interpretazioni possibili degli articoli antropologici dell'Enciclopedia. Va ri­

dubbio certi articoli, senza tuttavia trascurarne mai completamente molti altri. cordato ancora che, se ognuna di queste problematiche può generarsi a partire

Se la letteratura etnologica assegna un'importanza particolare alla nozione da un'altra, il loro ordine è indifferente.

di+persona+, ciò accade perché essa rinvia al tempo stesso a preoccupazioni co­muni alle differenti culture e a una grande diversità di espressioni culturali: lenozioni di individuo, di identità, di corpo, di anima o di anime, ecc. s'iscrivono Lo stesso e l'altro: problematica dell'identità.in configurazioni simboliche estremamente varie che hanno chiaramente una di­mensione sociale. Ciò che caratterizza il cristianesimo è forse il fatto di postulare Rimproverando a Durkheim di non at tr ibuire sufficiente importanza allauna dualità (del corpo e dell'anima) che ogni paganesimo rifiuta. Ma, per quanto rea tà individuale, nelle Deux sources de la morale t d l l ' ' ( ) Bsiano diverse a questo riguardo le «opzioni », esse hanno tutte in comune il supe­ ammetteva nondimeno che, se la natura aveva istituito la vita sociale all'estremitàramento delle frontiere della psicologia e la messa in discussione dell'ordine so­ i due grandi linee di evoluzione che sfociavano rispettivamente nell'imenotterociale e dell'ordine del mondo. La problematica dell'identità sfocia cosi in una e nell'uomo, e se aveva regolato in anticipo tutti i dettagli dell'attività di ogni

problematica del potere, perché nessun potere può evitare, per il solo fatto di esi­ ormica nel formicaio, difficilmente si poteva immaginare che non avesse datostere, di dare uno statuto all'individuo; tutto quanto si può dire sui rapporti di a 'uomo i r et t ive generali per la coordinazione della sua condotta con quella dei

implicazione e di antagonismo fra individuo e società, quali sono attualizzati dal­ suoi simi i. Analogamente, si vede in modo molto esplicito in tutte le società, e

le prescrizioni del potere politico, mette inevitabilmente in discussione da un la­ con un grado di evidenza ancora maggiore in quelle da noi definite «primitive»to l'insieme dell'apparato istituzionale, dall'altro le concezioni dell'individualità perché rappresentavano ai nostri occhi la forma elementare d' ' tàe, infine, le nozioni di+responsabilità+, +giustizia+, +libertà+. Ma ogni proble­ p esse, c e a re igione elabora al tempo stesso una riflessione sull'individualità ematica del potere sfocia, da parte sua, in una problematica della natura; la liber­ un modello dell'individuo che porta a considerare ogni individualità concreta

tà, che può essere invocata contro ogni forma di dittatura, non ha senso nell'uni­ una realtà in u a ! chq !che modo, a posteriori. Questa creazione dell'individuo daverso naturale per cui non si potrebbe parlare, a rigore, se non di caso e necessi­ parte della società si effettua mediante e si man'f t ' d'si mani es a in i v ersi+r i t i+ e+istitu­

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Ricoprimenti tematici 774 775 Proiezioni dell'antropologia

zioni+ che hanno il risultato di costituire un'immagine sempre socializzata della impuro+, +stregoneria+), sia quelli che interrogano la nozione stessa di religionepersona, che investe le individualità concrete ancora prima che esse si vedano (come+sacro/profano+) o mettono in causa la definizione dell'individualità uma­assegnare una qualche responsabilità, ivi compresa quella di riflettere sugli attri­ na (+soma/psiche+, +corpo+, +vita/morte+).b t' ' limiti della loro condizione individuale. Una prima lettura delle reli­ Ma, prima di procedere oltre, bisogna precisare che queste considerazionigioni non monoteiste invita anche ad affrontare il duplice problema e i en­ non valgono solo per lo studio di un particolare tipo di società. Ci si può inte­

tità plurale e dell'identità sociale e, in tal senso, a considerare anzitutto lo statuto ressare al materialismo del paganesimo non tanto per opporlo, sul piano pura­del+corpo+ nelle culture o nelle civiltà non cristiane. mente speculativo, ad altre concezioni dell'uomo e del divino, quanto piuttosto

Queste culture non sono dualiste nel senso che, anche quando dispongono per trovarne le costanti e gli effetti nelle società moderne. È possibile che daldi parole per designare la carne, le ossa e i diversi principi energetici che fanno e punto di vista pratico l'esistenza di numerosi individui, nelle società moderne,sono la vita stessa, non oppongono un principio spirituale a un principio materiale trovi il proprio significato nell'adesione piu o meno inconscia al materialismo

come la permanenza all'effimero, l'essenziale all'accessorio, o il fondo alla forma. pagano, e non per effetto di un rrlassamento, di un abbandono dei principi spi­Un attacco al corpo può implicare una perdita di energia, la quale si lascia mi­ rituali che avrebbero costituito la grandezza delle società piu religiose, nell'ac­

surare soltanto in rapporto alle istanze psichiche che costituiscono simultanea­ cezione cristiana del termine, ma, piu positivamente, per il fatto che, per le co­

mente la personalità e la vita. Inversamente, un'aggressione «al doppio» che, scienze individuali, le risorse affettive e intellettuali necessarie alla padronanza

secondo le concezioni africane della+stregoneria+, si rivolge contro una di que­ del tempo e all'elaborazione della durata nascono dal corpo, dalle gioie e dalleste istanze psichiche, si traduce in un indebolimento del corpo che verrà attri­ certezze che ne derivano. Tutta una tradizione letteraria francese, da Montaigne

buito all'azione vampiresca o cannibalesca dell'aggressore. Di colui che io so­ a Proust, si sforza di cogliere attraverso la descrizione di una soggettività l'es­

spetto voglia «imbrigliare» la mia volontà, spezzare la mia energia o nascondere senza di una condizione («la condizione umana») : l'intuizione che dirige que­una delle mie «anime», posso dire a buon diritto, perché ciò in effetti è altrettan­ st'impresa artistica (e che corrisponde forse all'essenza di ogni produzione arti­to vero, che divora la mia carne o beve il mio sangue. Cosi, presso gli Jivaro del­ stica) non appare mai cosi profondamente pagana come quando, in Proust, risco­l'Amazzonia, una perdita di sangue è detta «emorragia d'anima», e una parola pre, al di là delle crudeltà dell'oblio e degli amori votati alla morte, la fedeltà e lameno forte o un gesto meno fermo traducono, allo sguardo interessato del giova­ memoria del corpo, il solo vero principio di identità. Ma la letteratura non ha il

ne guerriero che deve nutrire la sua forza con quella degli altri, l'indebolimento privilegio esclusivo di questo ricorso alle resurrezioni del corpo e della sua rne­

spirituale e/o fisico della sua futura vittima — poiché i segni del corpo costitui­ moria. Se le +arti+ hanno un'esistenza storica dimostrabile, l'+artista+ maledet­scono in tal caso un richiamo alla+violenza+ che è legittimo e persino vitale sa­ to o solitario può essere senza dubbio utilmente studiato meno come un essere

per intendere. in rottura con la sua epoca e con il suo ambiente che come un individuo a con­

Questo materialismo fondamentale dei paganesimi non è privo di conseguen­ fronto con il suo tempo : non quello degli altri, la storia, ma il proprio, la durata

ze per colui che si interessa al concetto di religione. Ci si può domandare infatti da cui egli deriva e che gli sfugge, il tempo perduto che si ritrova soltanto, almeno

se la maggior parte delle religioni non si preoccupino piu di dare un senso all'esi­ metaforicamente, nella creazione come ri-creazione di sé. Totalitarismo del+cor­

stenza quotidiana degli uomini nella società che non di assicurare la salvezza di po+ che costituisce forse l'essenza dei dibattiti sulle arti e sull'+artigianato+ :l'arteciascun individuo in Dio. Ci si chiederà, piu precisamente, se la vera distinzione dei «primitivi » (che diventa arte in senso specifico solo al nostro sguardo) trovafra monoteismo e politeismo non passi attraverso concezioni diverse

e 'd 11'+uomo+ forse la sua forza e il suo prestigio nel fatto di non essere disinteressata, di averee dell'individuo, attraverso antropologie radicalmente distinte. L'antropologia sempre un fine e una funzione : l'+oggetto+ bello, lo+strumento+, la cui bellezza

materialista del paganesimo si esprime, lo si è appena visto, nella concezione del­ sembra nascere paradossalmente solo dall'antichità, deriva la sua piena evidenza

la+persona+ ma anche nella concezione degli +dèi+ e del+divino. g '+. Se l i dèi dall'aver prolungato e servito un corpo ; accade cosi che la+maschera+, destinata

greci, secondo Vernant, sono delle «potenze» e non delle «persone», si può fare alla riproduzione stereotipa o alla ricerca maniaca del collezionista quando non

la medesima constatazione a proposito di altri pantheon come quelli africani, e significa piu il ricordo o l'imminenza di una presenza e di un volto, traduce per

notare inoltre che la materia prima degli dèi pagani, la loro carica energetica un istante, all'occhio attento alla grazia di un'espressione felice, l'unità ritrovata

— quella che i sacrifici ricostituiscono —, è in effetti materiale : non solo il sangue del divino, dell'uomo e dello sguardo.delle vittime sacrificate, ma anche le pietre e i vegetali, che, accompagnati dalle L'indifferenziazione dei principi materiali e spirituali, e la rappresentazioneformule appropriate, costituiscono o riproducono l'immagine del dio, il «fetic­ unificata dell'uomo che le corrisponde, trova il suo corrispettivo in una conce­

cio», che è anche la sua realtà ultima. Di conseguenza è impossibile dissociare zione piu o meno frantumata dell'individualità. Non è possibile, nelle culture

l'immagine del dio dall'idea dell'uomo, e da questa impossibilità può nascere pagane, distinguere lo stesso dall'altro. E sufficiente, per convincersene, consi­una riflessione che fa intervenire sia i concetti e le nozioni caratteristici dell'et­ derare le loro rappresentazioni della persona che, combinando elementi di origi­

nologia del fatto religioso (+feticcio+, +iniziazione+, +magia+, +persona+, +puro/ ni diverse, fanno di ogni individualità singola una somma effimera destinata a di­

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Ricoprimenti tematici 77fi 777 Proiezioni delPantropologia

visioni e ricomposizioni ulteriori. Le teorie della discendenza e del lignaggio, che bocca de icca degli uomini, cambiando i sessi o invertendo i rapporti della vita e della

non sono prive di connessioni con le rappresentazioni e le regole della+parente­ morte.

la+ e del +matrimonio+ (benché il legame causa-effetto possa leggersi anche nel­ Possessione e+identificazione e transfert+ sono nozioni la cui relazione me­

l'altro senso), sono parimenti indissociabili dalle concezioni dell'eredità e, inta orica con le nostre concezioni dello psichismo, dell'amore, della follia e della

senso piu ampio, della trasmissione che relativizzano il carattere unico di ogni cura hanno qualcosa di persin troppo evidente. Cogliendo questa relazione co­

individualità. Sotto questo aspetto, inoltre, le constatazioni dell'etnologia auto­me esclusivamente metaforica, si rischia di intendere la verità altrui solamentecome un approssimazione estetica della nostra. Non è detto, certamente, che tali1

rizzano sviluppi ulteriori e suscitano la riflessione.La relatività individuale si può concepire infatti a due livelli. Da un lato i scarti non abbiano virtu didattiche o euristiche: la visione del poeta, rifiutando

+riti+ compiuti alla+nascita+ hanno lo scopo di mettere in rilievo i tratti di un'i­certe evidenze del senso comune (la+discriminazione+ dello stesso e dell'altro,

dentità parzialmente ereditata che prende consistenza solo parecchie settimanee l'essere e dell'apparire, del+piacere+ e dell'angoscia), anticipa talvolta le in­

dopo la nascita (non stupisce che nelle società a forte mortalità infantile ci situizioni e le elaborazioni della scienza. Ma anche le altre (in qualsiasi gradino le

prenda cura di aspettare se gli dèi, i morti o gli stregoni, non abbiano ripreso ilsi ponga nella scala evoluzionista) hanno una scienza; se ne ha oggi la prova et­

neonato per rendersi conto che egli sia effettivamente nato) ; tale identità non ènologica anche per quanto riguarda sia i cacciatori-raccoglitori sia i pastori no­

tuttavia acquisita una volta per tutte, dal momento che la crescita, l'apparatomadi o gli agricoltori delle società di lignaggio. Troppo frettolosi nel voler con­

delle+iniziazioni+, l'uscita dall'+infanzia+ e l'acquisizione dello status di adul­ siderare la loro scienza come un'arte, perché essa ai nostri occhi dipendeva solo

to la rimettono in discussione: è sempre possibile l'interpretazione retrospettivaa la magia, si è per troppo tempo dimenticato di indagare sull'ipotesi inversa,

di errori nell'attribuzione del nome, o la determinazione del legame privilegiatoconcedendo alle culture differenti acquisizioni oggettive soltanto nel campo delle

a un dio o a un antenato ; questa incertezza può anche riguardare lo status deltecniche e del saper fare propri allo sfruttamento della natura. Quando si pensa

morto poiché una cattiva morte (che può essere dovuta alla negligenza altrui:tuttavia alla somma di osservazioni, di ragionamenti, di ipotesi e di esperienze

dei vivi, degli eredi, di coloro che hanno il dovere di eseguire correttamente i riti che sono state loro necessarie per stabilire degli inventari di risorse nat l'se na ura i e per

che seguono la morte, come altri avevano avuto la responsabilità dei riti della e a orare le modalità pratiche del loro sfruttamento, ci si stupisce che, nel campo

nascita) può arrestare il corso normale del destino post mortem e fare di colui chedell'osservazione fisiol iog'ca, psicologica e, in senso piu ampio, logica, siano state

non ha avuto accesso allo status di antenato una presenza ansiosa e gelosa in­loro negate le qualità dimostrate sia nel dominio della natura sia nella formazione

torno al villaggio dei vivi, desiderosa di reincarnarsi nel feto portato da una don­del sociale. Non si è contestato loro, infatti, né l'invenzione di sistemi matrimo­

na esposta(se, ad esempio, ha commesso l'imprudenza di fare un bagno dopo cheniali rigorosi, né la realizzazione di pratiche culturali, di strumenti di misura, di

è scesa l'oscurità) a mettere al mondo un essere la cui identità non sarà piu incalendari, e neppure, in definitiva, la costituzione di una razionalità economica

funzione del gioco combinato del matrimonio e della filiazione.ma si è sempre suggerito che, al di là del campo tecnico, anch' esso vincolato a

D'altro canto la divisione con il cosmo e il mondo degli dèi, che la nostra tra­ un sistema di interpretazione caratterizzato dal ricorso alla divinità e al rito i l)

dizione chiama soprannaturale ma che molte culture ritengono piuttosto il cul­ pensiero «primitivo» fosse essenzialmente magico. Anche quando la magia era

mine della natura, non è mai cosi netta (lo testimonia l'ambiguità del margine interpretata dagli osservatori occidentali come una delle fonti della scienza noa scienza, non

tra l'universo degli dèi e quello degli antenati) da non far apparire il mondo degli si riusciva a formulare l ipotesi che le teorie locali, nel loro ambito specifico po­co> po­

uomini incessantemente investito dalla presenza divina, o promesso alla dimen­tessero venir prese sul serio invece di essere considerate come semplice espres­

sione cosmica. Farfalla e nebbia: questa è la forma ultima promessa a una delle sione religiosa di un incapacità fondamentale rispetto al pensiero speculativo.

anime jivaro. Possessione da parte del dio, perdita d'identità necessaria alla tra­ Oggi, non si oserebbe piu rispondere negativamente a una domanda che non era

smissione del suo messaggio : spesso, in Africa, è questo il ruolo della danza o lamai stata posta : vi erano+intellettuali+ nelle società senza scrittura>

funzione della maschera. Tramite questi giochi si elabora un pensiero dell'origi­ Non si tratta di vedere nelle scienze indigene del corpo, della malattia o della

ne e della fine di cui testimoniano anche i miti nella misura in cui evocano un'etànatura, approssimazioni o abbozzi della scienza moderna, perché quest'evolu­

dell'indeterminazione dei sessi, delle generazioni e dei corpi individuali in rap­ zionismo non sarebbe pertinente, quanto piuttosto di notare che le loro acqui­

porto alla quale la nascita congiunta della società e dell'uomo individuale (la ge­ sizioni in questo campo derivano anche dall'osservazione, dalla riflessione e dal­

nesi del sociale) segna una rottura assoluta. Anche quando alcune delle tappe'esperienza, e che dunque devono essere attribuite in quanto tali al patrimonio

di questa genesi del sociale sono distinte (la nascita dalla morte, per esempio, adell'umanità perché rendono conto di un certo numero di realtà e dicono a modo

seguito dell'installazione dell'umanità sulla Terra e della discriminazione dei oro qualcosa del reale. L'+industria+ moderna (solo volto concreto della scienza

sessi), il mito presenta come un evento storico e puntuale la fondazione simul­per molti di noi ) è senza dubbio pronta a sfruttare tutte le buone intuizioni della

tanea dell'identità umana e individuale, di cui il +rito+, al contrario, si sforzascienza primitiva, e si conosce l'interesse che i laboratori farmaceutici dimostrano

di attenuare il carattere incontestabile e irreversibile facendo parlare gli dèi perper le farmacopee locali. Ma indipendentemente da queste forme di ricupero

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Ricoprimenti tematici 778 779 Proiezioni dell'antropologia

nondimeno significative, è all'esperienza globale delle società diverse dalla no­libertà totale o al destino del singolo, che soli potrebbero, in modo contrario ma

stra che occorre prestare attenzione : essa ci dice qualcosa delle relazioni di in­equivalente sotto quest'aspetto, identificarla con un percorso puramente indi­viduale.

fluenza tra gli individui e, tramite il linguaggio della stregoneria, qualcosa deirapporti tra corpo e psichismo, nevrosi e normalità, malattia e guarigione. Ma

Si sceglieranno qui come punto di partenza segni esteriori e materiali: la

cosi come non verrebbe in mente di paragonare seriamente una statua baulé conmaschera, l'abbigliamento, l'emblema. La+maschera+ delle culture pagane, co­

un affresco di Michelangelo, non vi è altro modo fecondo di apprezzare le scienzeme si è osservato, è a prima vista il contrario di uno strumento di libertà. Si ri­

locali se non quello di situarle in rapporto alla globalità di un'esperienza vissutatiene che le donne e i fanciulli ignorino l'identità di colui che la porta ; in tal sen­

dall'umanità — e sempre istruttiva, per questo fatto, agli occhi di coloro che, ri­ so essa rinvia al potere degli uomini, strumento di un rapporto +maschile /fem­

vendicando l'unità dell'uomo, concepiscono in modo relativo il tema della plu­minile+ che iscrive nella necessità religiosa la verità del rapporto tra i sessi. Ma in

ralità delle culture.un altro senso essa è anche, per colui che la porta, il segno e lo strumento di un

In sostanza, l'esperienza cui si è appena alluso sembra costituita precisamen­annientamento, portatore anch' esso di una libertà, ma radicalmente estranea alla

te dal rifiuto di ogni dualismo e dalla conseguente concezione frammentata del­persona di colui che la porta, portatore di una parola liberata da tutta l'opacità

l'individuo. La teoria corrispondente dell'avvenimento-segno, in quanto si ap­del sociale e che commenta a distanza, come gli dèi di Omero, l'azione degli uo­

plica sia alle relazioni tra uomini, o a quelle tra uomini e dèi, sia ai rapporti framini e le vicissitudini della società. Si sa che la maschera può avere una funzione

«anima» e corpo, fa di ogni corpo, compreso quello della terra, una «superficiedel tutto diversa e, per esempio a Venezia, non essere il mezzo del travestimento

di iscrizione» che si offre alla+divinazione+. Non appare nulla che non sia lama dell'incognito : la bautta del xvrii secolo è nello stesso tempo un distintivo so­

traccia o il segno di altro e, spesso, il segno di una volontà benefica o malefica.ciale (sono i nobili, uomini o donne, che la portano ) e, eventualmente, il mezzo,

Una volontà, una causa di questo tipo, è inseparabile dall'avvenimento da essagrazie all'anonimato, di una libertà individuale, di una messa fuori circuito sociale

creato ; non è per nulla trascendente, bensi immanente al mondo che essa infor­della personalità o, come afferma Damisch, di una disgiunzione tra le due fun­

ma e da cui procede ; non è surreale ma, in termini piu rigorosi, soprannaturale.zioni «del soggetto e delplo». Ma la maschera può rivestire anche l'apparenza

Non stupisce perciò che l'intuizione del poeta André Breton abbia scoperto nel­sconcertante di una figura di+morte+ o di orrore. La sua realtà può dunque rin­

l'arte negra un momento culminante della civiltà. Ancora meno sorprendente,viare, sul piano psicologico, al meccanismo delle pulsioni o al fantasma di sdop­

purtroppo, il fatto che l'uso del termine 'magia', poiché connota simultanea­piamento come pure, sul piano storico, a tutte le figure del carnevale o dell'in­

mente la percezione acuta dei rapporti di contiguità fra le cose o gli esseri e l'ipo­versione. Essa sembra derivare, sotto questo aspetto, dalle forme stesse dell'im­

tesi secondo cui in certi contesti l'intuizione vale l'azione, abbia segnato con ilmaginario, di cui bisogna pur ammettere la presenza, e che sono alle origini delle

sigillo dell'estraneità assoluta un'esperienza che ci è invece ben familiare. Nonforme simboliche di utilizzazione della maschera divina o delle procedure rituali

soltanto l'intimità dei nostri rapporti vissuti con gli altri e con noi stessi, ma an­d inversione dei ruoli, tanto sessuali quanto politici, messi in scena dalle società

che la storia istituzionale dell'Occidente possono essere lette o essere dette nei«primitive». Ma, piu radicalmente, in quanto connota una situazione e contras­

termini di una problematica dell'identità inscindibile da ogni problematica delsegna una libertà, la maschera sotto tutte le sue forme costituisce una figura del+potere+; una volta mascherato, l'uomo, la cui maschera indica eventualmente

potere. 1>l appartenenza sociale, si vede riconoscere un diritto di l ibera iniziativa che ilsuo status gli impedirebbe a viso scoperto; allo stesso modo lo schiavo si vede

z. In d iv iduo e società: problematica del potere. accordare in certe occasioni il diritto di godere la libertà : di imitare, anche in mo­do caricaturale, i suoi padroni — i principi e il re in certi regni africani. Parentesi

Che ogni identità sia sociale, e in un certo senso piu sociale che individuale,che corrisponde allo spazio di libera improvvisazione che, al momento dei fune­

è quanto testimoniano i riti della nascita come pure quelli dell'iniziazione. Sola­rali o di qualche altra attività rituale, viene assegnata alle maschere-personaggi

mente l'identità che costituiscono viene tramite essi svelata: da qualunque latodivini la cui uscita scandisce i tempi forti della società : culmine della socializza­

essa venga appresa, non si afferma mai né come pura contingenza né come purazione del tempo e dello spazio che esprime, parallelamente, la massima distanza

libertà. I miti akan come il mito d'Er associano sempre all'idea di rinascita e dirispetto all'ordinamento quotidiano degli esseri e delle pratiche.

metamorfosi l'ombra di una memoria: il ricordo di una scelta e il sentimento diIl fatto è che la inaschera non può venir portata da una persona qualsiasi. Se

una +responsabilità+, ma questa perdita di responsabilità individuale, sempreè vero che si ignora l'identità di chi la porta, è pur vero che si sa bene chi non può

situata del resto dopo ogni vita passata o prima di ogni nuova vita, viene asso­portarla. Come l'+abbigliamento+ e l'+ornamento+ essa dissimula solo ciò che

ciata a una parte di fatalità e di destino illustrato ed esplorato tanto dai riti dirivela: una situazione, se non un individuo; e l'impassibilità che si richiede al

nascita quanto dalle sedute divinatorie che scandiscono ogni esistenza indivi­capo o al re, l'immobilità passiva del corpo del despota (che in Africa viene sta­

duale. Perciò nessuna vita, quali che siano le sue peripezie, si lascia ridurre allabilita da una molteplicità di divieti specifici ) fanno del suo stesso viso una ma­

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Ricoprimenti tematici p8o 78r Proiezioni dell'antropologia

schera: essa, pur collocandolo a una distanza infinita dalle espressioni normali e ciale di ogni individuo sin dalla sua nascita, nelle società studiate dall'etnologia,abituali della vita sociale, lo designa come il garante supremo di quest'ultima e ne costituisce unicamente l'espressione piu pura e piu esplicita. Senza inoltrarsiil culmine dell'ordine con cui s'identifica totalmente nell'atto in cui radicalmente nel dibattito, che ha ridato vigore alcuni anni or sono all'antropologia economi­se ne distingue. Anche i nostri governanti, nei paesi di tradizione democratica, ca, sulla pertinenza dei concetti marxisti di +modo di produzione+, +classi+ esembrano guidati dall'istinto del potere quando imprimono alle loro parole la +formazione economico-sociale+ nell'analisi delle società senza Stato, in cui illentezza o la gravità (il peso) richieste dalla loro importanza, e impongono ai loro rapporto di classe non può comunque esprimere un'opposizione tra lavoro e non­tratti la calma e talora l'inespressività che sono in qualche modo il segno grezzo lavoro, si accetterà che per l'etnologo, come per colui che egli studia, il sociale(naturale) della carica del potere, come se, indipendentemente da tutte le garan­ appaia dapprima come un sistema di categorie discrete che non si presenta adzie istituzionali, ogni autorità dovesse procedere da un potere che la legittima ogni individuo come un ventaglio di possibilità uguali o indifferenti; al contra­(cfr. l'articolo +Potere/autorità+). rio, tutto lo invita a comprendere, una volta divenutone cosciente, che anch' egli

Si delinea dunque il problema seguente: è possibile una lettura del politico è un elemento del sistema, definito inizialmente mediante una posizione identi­in chiave esclusivamente sociale o economica> Anche in questo campo si può ficàbile grazie a un certo numero di attributi, obblighi e divieti.trovare un utile punto di partenza negli esempi studiati dall'antropologia. I miti Tutte le analisi sociologiche della +riproduzione+ nelle società moderne ten­cosmogonici associano la nascita dell'uomo a quella della società; alla scoperta tano precisamente di misurare quale sia il grado di+libertà+ reale degli individuidelle dimensioni essenziali dell'esistenza (la morte) e delle tecniche fondamentali in rapporto alla loro posizione di classe, l'illusorietà o meno della nozione di li­della cultura (il+fuoco+, la+cucina+) associano l'instaurazione di un sistema di bertà formale e della frattura+pubblico /privato+, e infine quanto vi sia di arbi­differenze che tutte le moderne scienze sociali cercano oggi di comprendere e mi­ trario o di ingannevole nella nozione di maggioranza essenziale alla definizionesurare contemporaneamente nel suo carattere sistematico e nella sua dimensione di ogni regime democratico. La maggiore illusione, in questo campo, non si trovastorica. Distinzione dei sessi (la distribuzione dei caratteri maschile e femminile forse là dove avrebbe voluto collocarla tutta una tradizione di progressismo otti­si estende, variando secondo le culture, all'insieme del mondo reale e surreale), mista, e la riaffermazione della realtà individuale è indubbiamente necessaria perdistinzione delle +generazioni+ (sovente rafforzata da un sistema di iniziazio­ prevenire ogni volontà, cinica o inconsapevole, di terrore, dittatura o intolleran­ne), distinzione dei gradi di+parentela+, delle linee di filiazione e delle posizioni za. Per il momento basterà osservare (e quest'osservazione non è certamentestrutturali definite dal loro incrocio (il+matrimonio+) ; delimitazione conseguen­ estranea ai problemi appena menzionati) che tutte le forme di potere sugli uominite delle frontiere, variabili anch' esse a seconda delle culture, dell'+incesto+ e o sulla natura presuppongono la negazione o il superamento di quel sistema didelle unità esogame, e delimitazione ulteriore dei gruppi, caratterizzati, in una differenze che, nondimeno, esse consacrano. Quest'osservazione deriva da con­logica segmentaria, da un certo grado di identità collettiva (come viene indicato, statazioni molteplici che riguardano diversi ambiti (sesso, generazione, morte,ad esempio, dal riferimento a un totem comune) : tali sono senza dubbio gli ele­ parentela) nei quali opera in modo particolarmente evidente il gioco della discri­menti costitutivi di un sistema di +discriminazione+ essenziale per la società. minazione sociale.Questo sistema è evidentemente inscindibile da un rapporto con la terra e lo spa­ Ciò che è vietato non lo è per tutti e, in particolare, per quelli la cui funzionezio, legato anch' esso alle modalità di sfruttamento del suolo: sfruttamento diret­ è di garantire il sistema di cui il divieto costituisce una delle espressioni. A que­to (+caccia/raccolta+ individuali ), coltivazione piu complessa implicante la coo­ sto proposito, l'incesto regale (cfr. l'articolo +Regalità+) offre un esempio parti­perazione (caccia collettiva con la rete, peschiere) o la divisione del+lavoro+ che colarmente spettacolare. Ma occorre prestare attenzione a tutto ciò che l'accom­può contrassegnare il tempo (come nell'+agricoltura+, con l'esistenza di un ca­ pagna e a tutto ciò che esso presuppone; ad esempio, in certi regni dell'Africalendario agricolo), lo spazio (spazio del cacciatore, spazio dell'agricoltore ; itine­ orientale, il re sposa una sorellastra (figlia dello stesso padre) ma può avere figlirari del pastore) e l'organizzazione sociale, soprattutto mediante una distribu­ legittimi (pretendenti alla successione) solo da quelle che l'etnologia chiama, inzione di mansioni complementari tra uomini, donne e bambini o, dal momento mancanza di un termine piu adatto, concubine o spose secondarie, le quali nonche una migliore utilizzazione del suolo lo richiede, assegnando a corpi di per­ sono di sangue regale e si avvicinano maggiormente alla condizione delle donnesone specializzate e spesso unificati in+caste+, come ad esempio i fabbri, la fab­ straniere o delle schiave. Dunque è tutto l'insieme delle concezioni dell'+eredi­bricazione degli +utensili+ di lavoro. tà+ e del matrimonio che viene cortocircuitato quando si tratta di filiazione rega­

La storia delle tecniche possiede una propria logica che si può scandire in le, poiché la simbolica dell'« incesto» regale tende di fatto a suggerire che il pote­funzione delle sue esigenze specifiche, delle modalità di raggruppamento che re si riproduce autonomamente ; al limite, la persona del sovrano resta immutata ;essa favorisce (apparizione della+fabbrica+, dell'+industria+, del+proletariato+ è quanto suggeriscono sia le procedure matrimoniali dei principi ashanti (la com­e del lavoro fisso), della logica economica che essa permette e da cui, nello stes­ binazione del matrimonio con la cugina incrociata patrilaterale e della teoria del­so tempo, dipende. Ma, per ora, interessa qui soltanto il punto di vista da cui le due istanze psichiche che si trasmettono l'una in linea agnatizia, l'altra in lineasi scopre la necessità sociale di determinazioni sistematiche: la definizione so­ uterina, conduce alla riproduzione di una stessa «formula» individuale per en­

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Ricoprimenti tematici Proiezioni de11'antropologia

trambe le generazioni), sia le teorie della filiazione regale nel Dahomey, che fanno zione superata di cui il rito, in termini religiosi, e l'amore, in termini psicologici,di Behanzin la reincarnazione parziale di parecchi suoi predecessori. Ogni potere presentano un'altra approssimazione.riveste gli aspetti del potere : la donna schiava nelle società di lignaggio è quella Il +rito+ inaugura e promette. Ricorrente ed eventualmente programmatoche, separata da ogni filiazione pertinente, rende possibile la riproduzione acce­ in un calendario liturgico, esso è nondimeno, ogni volta, inizio assoluto. Dualitàlerata del gruppo e, in qualche modo, la sovra-+socializzazione+ della discen­ contrastata che esprime anch' essa, a suo modo, la complementarit %pposizionedenza. Il suo proprietario la chiama figlia, ha dei figli da lei o la affida al proprio fra individuo e società. Il primo vive solo una volta ciò che la seconda vive nelfiglio o al proprio nipote, ma in tal caso resta il padre sociale dei figli che la donna modo della ripetizione, a partire dalla nascita, e che l'individuo stesso, come es­dà loro. Le manipolazioni matrimoniali proprie delle società schiaviste sono un sere sociale, considera essenzialmente ricorrente. Le iniziazioni si succedonoeffetto di potere che si esprime piu particolarmente nella possibilità di giocare come le stagioni, i lavori e i giorni. E di questa complessità dei rapporti+passato/con le regole prescrittive e proibitive che instaurano le differenze. Culmine del presente+ parlano anche l'+amore+ e soprattutto il +desiderio+, il quale esisteprestigio e privilegio della fortuna : il matrimonio fra donne, senza nessuna con­ ,solo in quanto può rinascere, infedele e senza passato, indipendentemente dalnotazione sessuale, di cui ancora una volta l'Africa offr l 'esempio con gli Yoruba, suo oggetto, poiché è proprio della sua natura di esistere solo nel presente, di vi­presso i quali certe donne svolgono un ruolo importante nel commercio e hanno vere solo nell'imminenza della sua soddisfazione, che è anche la sua morte. Pla­bisogno, per mantenere il loro +ruo1%tatus+, di numerosi dipendenti. Un'isti­ tone presentava Amore come il figlio di Espediente e di Povertà, colui che nontuzione simile riveste un altro significato presso i Nuer, dove l'identificazione accumula mai e ricomincia sempre ; e il don Giovanni di Molière può fare ancoradi una donna in menopausa e senza figli con un uomo si fonda piu palesemente scandalo per il fatto di essere sensibile soltanto alla nascita dell'emozione amo­sulla simbolica dei sessi di cui si tratterà in seguito. rosa, questo perpetuo ma effimero presente che sopravvive proprio in quanto

Questo gioco sulle differenze, che può giungere sino alla loro negazione sim­ continuamente abortisce. Una delle proprietà del rito, quale che sia l'evento na­bolica, è percepibile in tutte le cerimonie che producono e sanzionano un cam­ turale che esso intende dominare o prevenire, consiste senza dubbio nel confe­biamento di status, una promozione, come le cerimonie d'iniziazione o d'intro­ rire una forma sociale a una pulsione individuale, nel presentare e nell'imporrenizzazione, Spesso vi si rappresenta la morte, e poi la rinascita, del nuovo inizia­ a ciascuno l'immagine necessaria di un ricominciamento possibile.to o del nuovo capo. Notevole per la sua generalità (anche il rituale cattolico del­ Se la negazione delle differenze sociali è un segno e nello stesso tempo un ef­l'ordinazione ne fa parte), il fenomeno si lascia leggere facilmente in chiave me­ fetto di potere, la+stregoneria+ è senza dubbio la figura piu illuminante nei ri­taforica: l'iniziazione o l'intronizzazione sono come una nuova nascita. A que­ guardi sia del sociale sia del potere. Le società in cui il riferimento alla stregone­sto episodio possono aggiungersi manifestazioni diverse, corrispondenti a ciò ria è ufficiale presentano il vantaggio di illustrare chiaramente questa duplice vo­che Turner chiama communitas e nelle quali Mircea Eliade vede la causa di cazione, contraddittoria nella pratica ma strutturalmente essenziale. In effettiun'efficacia specifica: l'evocazione delle origini, il ritorno rigeneratore alle fonti. lo stregone ha in primo luogo un'esistenza strutturale: vale a dire che, secondoMa ci si può anche domandare se l'iniziato o il capo non sia diventato piu grande modalità diverse e relative ad ogni cultura, la sua posizione non è mai indiffe­per il fatto di aver affrontato, sia pure simbolicamente, la morte. Mentre il sui­ rente in rapporto all'ordine sociale e all'.organizzazione economica. Nelle societàcidio, collocato al vertice dell'impurità, è di solito condannato, la morte affrontata di lignaggio vi sono regole della stregoneria che delimitano la sfera d'azioneimplica, in qualche modo, un cambiamento di natura e una crescita di potenza; dello stregone, definiscono la natura dei suoi poteri, le modalità del loro eserci­d'altronde, essa non viene mai affrontata in modo puramente simbolico : le prove zio, il senso e le condizioni della loro trasmissione, ecc. Queste regole non costi­iniziatiche implicano un effettivo rischio di morte; i periodi d'interregno sono tuiscono un rovescio dell'ordine sociale: al contrario, l'esistenza di stregoni fapericolosi e può succedere che la guerra a morte dei principi fratelli nemici venga parte integrante delle dimensioni strutturali di quest'ordine (nella Costa d'Avo­istituzionalizzata. Inversamente, ma in un'analoga prospettiva, si tace general­ rio meridionale, per esempio, si ritiene vi sia almeno uno stregone per ogni stir­mente la morte del capo defunto finché il suo successore non ne abbia preso il pe) e quest'esistenza è necessaria per la spiegazione di avvenimenti del tutto or­posto, oppure non si tollera che egli possa morire di morte naturale e i suoi primi dinari sul piano sociale : le malattie e soprattutto la morte. In questo senso la fi­segni di debolezza (soprattutto sessuale) comportano la sua uccisione (cosi ac­ gura dello stregone è un elemento importante della simbolica sociale, e questacade al re in Angola) o il suo suicidio pubblico (è il caso del maestro di lancia dimensione simbolica è determinante affinché — in ambienti nei quali la «creden­presso i Dinka). Morte volontaria, morte negata: rifiuto dell'opposizione +vita( za» nella stregoneria non può essere ufficiale, come nel bocage normanno stu­morte+ intorno a cui s'organizza nondimeno l'essenziale della vita in società diato da Jeanna Favret-Saada — si possano abbozzare delle regole dell'azionemediante la codificazione della nascita (e dei rapporti primogenito-cadetto), del­ malefica, che fanno intervenire il contesto economico e sociale nell'ambito di unol'eredità e della morte ; quest'ultima è sempre oggetto di ricerche e di interpre­ scenario in cui è lungi dall'essere in causa soltanto l'immaginario individuale.tazioni che richiedono e suscitano un riordinamento delle relazioni sociali. Il re Quanto alle società di lignaggio, lo stregone capro espiatorio, denunziato, rico­è sempre già morto, sempre nascente, espressione istituzionale di una contraddi­ nosciuto, identificato, non è altro che il significante utile alla formulazione e alla

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soluzione dei problemi della vita sociale; una volta spiegata la causa dei decessi la cura è considerata sia come distribuzione di forze sia come organizzazione ditroppo frequenti, delle malattie o della sterilità, la vita normale può riprendere significanti. In filigrana si legge l'interrogativo della dittatura, della libertà e del­il suo corso dopo che i partner del gioco sociale, coinvolti dalla messa in causa, l'obbedienza volontaria, cosi come Deleuze e Guattari l'hanno ripreso da Reichalla lettera, di uno di loro, hanno ridefinito i loro rapporti reciproci. L'azione te­ nella Psicologia di massa delfascismo(Massenpsychologie des Faschismus, I933-34) :rapeutica, individuale o sociale, allo stesso titolo dei riti d'interrogazione del ca­ come si può desiderare la propria repressione> La seconda antinomia concernedavere, di sepoltura e dei funerali, fa della stregoneria un dato strutturalmente l'individuale e il sociale, e oppone alla tesi secondo cui non vi è potere se nonimportante dell'eziologia sociale riguardante le peripezie infelici ma previste­ sociale la tesi secondo cui non vi è potere se non individuale, in quanto il poteree, in questo senso, normali — della vita individuale e collettiva. Ma solo di rado sociale può risultare unicamente dall'insieme dei poteri degli individui. Essa ri­viene messa a nudo la figura dello stregone : per lo piu, discorsi prudenti si sfor­ guarda anche i rapporti fra poteri sociali e poteri politici, fra potere giudiziariozano di prevenire le messe in causa troppo brutali. Mai, d'altronde, un individuo e società o governo, fra individuo e+gruppo+. Al di qua essa solleva il problemala cui posizione non goda di autorità indiscussa è in grado di mettere in discus­ del'motore della vita sociale e dei ruoli rispettivi dei fattori economici, demogra­sione impunemente qualcuno che egli sospetta, se quest'ultimo è socialmente fici e politici, al di là quello della possibilità della democrazia. La terza antinomiapiu influente. Ora, in molte società, esemplari da questo punto di vista, prestigio concerne i rapporti della vita e della morte nei riguardi del potere. Sembra sie sospetto hanno la medesima origine. La teoria della stregoneria vuole che venga possa dire, indifferentemente, che non vi è potere se non di vita e che non vi èpreferibilmente accusato di essere uno stregone colui che possiede l'autorità so­ potere se non di morte. Quest'opposizione corrisponde soprattutto a quella checiale : il capo del lignaggio, per esempio. Ne consegue che, a causa della posizione si può stabilire fra la dottrina indiana della non-violenza e la tradizione occiden­strutturale dello stregone, tutto ciò che incoraggia il sospetto ostacola l'accusa. tale che esalta e giustifica la +violenza+ nella lotta contro l'ingiustizia. Parallela­Certe società ratificano ufficialmente tale contraddizione riservando a colui che, mente si può suggerire che lo + Stato+ laico ha potuto staccarsi dai suoi fonda­per posizione, è il primo dei sospettati il diritto di autorizzare o di proibire l'ini­ menti religiosi solo assumendo, insieme all'idea di+nazione+ e di+storia+, la ge­zio di procedure d'inchiesta suscettibili di portare a un'accusa. Il tema dell'am­ stione dei morti. Infine, nella quarta antinomia, alla tesi secondo cui ogni poterebiguità del potere è particolarmente rivelatore : un po' dappertutto si ammette che ha un inizio e una fine nel tempo, un territorio e delle frontiere che lo limitanoi poteri dello stregone e del contro-stregone sono della stessa natura; problema nello spazio, si oppone la tesi secondo cui il potere non ha limiti né temporali nédi lettura, insomma, e di circostanze. Parecchie analisi etnologiche, inoltre, han­ spaziali. Quest'antinomia rimanda all'opposizione fra il tema della continuitàno sottolineato che il re e lo stregone si ponevano entrambi, benché in registri (dell'eterno presente del potere) e quello della rottura o della+rivoluzione+ (chedifferenti, ai margini del sociale. Ma non basta evocare la+marginalità+. In ef­ non esclude, tuttavia, una reinterpretazione storica di un passato che in questofetti non si tratta tanto di opporre un potere buono a uno cattivo, o un potere di senso è già portatore del presente) ; rimanda inoltre a una bruciante attualità,difesa a un potere d'attacco, quanto piuttosto di distinguere due modalità di quando invita a interrogarsi non solo sulle delimitazioni etniche o geografichelettura che le società studiate dall'etnologo accettano entrambe : o il sociale spie­ degli Stati, sulla nozione di+frontiera+, ma anche e piu precisamente sulle fron­ga il sociale mediante il gioco normale e istituito delle differenze stabilite (in pro­ tiere legittime dell'esercizio del potere, soprattutto del potere di morte, ad esem­posito, va ricordato che esse si esprimono simultaneamente sul piano fisico, psi­ pio sotto forma della violenza terrorista o dell'intervento di «superpotenze» neglichico, e sociale), oppure ci si richiama a un ordine che trascende le discrimina­ affari cosiddetti «interni » degli altri Stati.zioni quotidiane, la cui necessità si avvicina piu alla natura che alla cultura. La Nessuno dei termini di queste differenti alternative potrebbe eliminare l'al­stregoneria s'iscrive nel primo registro in quanto serve alla spiegazione struttu­ tro; al contrario, è dalla loro tensicne che può nascere una riflessione utile sulrata (sociale) dell'avvenimento, ma dipende dal secondo nella misura in cui, co­ rapporto fondamentale e impossibile fra il pensiero del potere e il potere dell'in­me espressione di un puro potere, si pone al di là di ogni distinzione e di ogni dividuo: nessun potere può individualizzarsi totalmente, perché sarebbe alloradiscorso possibili. segnato dal carattere effimero e mortale dell'individualità (si pensi ai problemi

In questo essa offre una conferma assai rilevante delle antinomie che José Gil, di «successione» di certe «democrazie>) attuali ) ; ma, se non può identificarsi as­con procedimento kantiano, indica come costitutive di ogni+potere+. Nei termi­ solutamente con un interesse personale, sotto pena di perdersi, esso si perde conni della prima antinomia si può mostrare tanto che il potere è nei segni e nel loro certezza anche maggiore se dimentica che non ha senso, e non produce senso, serapporto, e non nella forza, quanto che ogni potere è forza, mentre i segni non non attraverso e per gli individui che vi si riferiscono; anche se ciò avviene persono suscettibili, di per sé, di creare potere. Bisogna aggiungere che questa prima metterlo in causa e opporsi ad esso. La pratica simbolica, rituale, politica e reli­antinomia vale in diversi ambiti nei quali s'esercita il pensiero del potere: la fi­ giosa delle società studiate dall'etnologo è, sotto questo profilo, altrettanto signi­losofia del diritto, in cui si oppongono le teorie legaliste e le teorie della forza ; la ficativa della riflessione occidentale, al punto che, rovesciando il metodo dei pri­filosofia politica, che mette l'accento sia sui rapporti di dominio, sia sui rapporti mi ufficiali e amministratori coloniali che utilizzavano il vocabolario giuridico­d'informazione e sui sistemi di decisione ; le diverse pratiche terapeutiche, in cui politico occidentale per descrivere le istituzioni da loro scoperte, i filosofi e i po­

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litologi occidentali attingono oggi nell'ambito di queste istituzioni per discutere La categoria di eresia nasce dapprima dal rifiuto o dall'incapacità di com­sul potere, sullo Stato, sulla repressione o sulla tortura. Questi metodi possono prendere la differenza. Essa offre il mezzo per intendere il paganesimo come unagiungere all'eccesso quando, talora inconsciamente, derivano piu dalla teoria perversione diabolica. I tempi sono cambiati e i d iversi profetismi africani odi chi osserva che da ciò che è osservato, ma essi rivelano, per lo piu, i progressi oceanici sono stati raramente accusati di eresia : è un problema che prima è dipe­dell'antropologia, della conoscenza delle società umane. Ed è giusto che gli Indi so dal colonialismo arrogante, e poi da un ecumenismo desideroso di ricuperare.dell'Amazzonia o i Pigmei dell'Africa Centrale si trovino al cuore del dibattito Ma anche a questo proposito il paragone rimane utile. I messianismi africani osulla repressione statale o sulla società di consumo, che essi insomma non appaia­ oceanici vengono senza dubbio suscitati dalla presenza straniera e dal messaggiono piu come tracce di modelli ex negativo ma come dei testimoni. delle Chiese cristiane ma, naturalmente, non possono in alcun modo aver subito

Gli incontri fra società diverse, però, non avvengono solamente in occasione l'influenza dei millenarismi medievali europei. E tanto piu sorprendente consta­dei dibattiti ideologici. Piuttosto, gli incontri di idee sono in genere un aspetto tare le omologie che presentano i movimenti messianici studiati da Lanternaridegli incontri storici posti sotto il segno del confronto e dell'antagonismo. Il di­ (cfr. l'articolo +Messia+) e i movimenti apocalittici del medioevo. Ci si limiteràbattito inte! lettuale mostra allora tutto il suo peso di storia, violenza e intolleran­ a ricordare che essi collocano la scadenza della promessa (concepita anch' essa inza. La nozione di+acculturazione+ va compresa, se non ci si vuole avvicinare termini materiali : ricchezza, fertilità, salute) a livello della vita individuale — aglitroppo all'idealismo culturalista, a partire da una molteplicità di punti di vista antipodi, per quest'aspetto, di un senso della storia che deriverebbe il proprioche implicano anche le nozioni di +etnocentrismo+, +imperialismo+ e dominio. fine dalla sua esistenza come senso. Tutti questi movimenti mostrano che l'+e­Se ne trovano numerose dimostrazioni nell'Enciclopedia, sempre a proposito del scatologia+, se ha bisogno di miti d'origine per nascere e svilupparsi, se ne al­rapporto individuo/società. lontana abbastanza rapidamente per produrre i propri miti , proiettati unica­

La +santità+ è l ' ideale antropologico della Chiesa cattolica: in effetti vi si mente nell'avvenire e in grado di conferire un senso al presente solo per l'effettoesprime, con la pura individualità dell'+ eroe+, il legame singolare che l'unisce a di questa proiezione. Senso retrospettivo in anticipo, storia al futuro anteriore:Dio. È in questa figura dell'uomo che si esprime forse nel modo piu visibile l'es­ a questi rovesciamenti non sono stati insensibili gli ideologi marxisti, e soprattut­senza del monoteismo. Si comprende come Chateaubriand, nel Génie du Chris­ to Engels, che si era interessato particolarmente al movimento di Thomas Mun­tianisme( t8oz), mostri di irritarsi davanti al carattere chiassoso e sovrappopolato zer. Il sentimento di una scadenza prossima contraddistingue senza dubbio il(dèi, ninfe, fauni ) della natura di cui il paganesimo antico propone l'immagine : marxismo ai suoi inizi. Nel Pursuit of tbc Millennium(rq57) Norman Cohn con­nei deserti silenziosi dell'America, secondo quanto egli immagina, si conosce sidera in modo diverso Engels e Marx : quest'ultimo avrebbe finito per respingerecon maggior immediatezza il Dio «sensibile al cuore» di cui parlava Pascal. In l'ipotesi di un impoverimento ineluttabile del proletariato sotto il regime capi­questo sens< la concezione cristiana di Dio fondata sulla Rivelazione s'oppone a talista. Ma l 'arretramento delle scadenze storiche implica necessariamente unqualsiasi concezione pagana di un mondo perennemente in grado di trasmettere rovesciamento delle concezioni intellettuali, sia per quanto riguarda l'idea di ri­dei significati. Dopo la Rivelazione, il mondo può tacere. voluzione sia per quanto riguarda l'idea di individuo. Questo rovesciamento pre­

La storia offre almeno due esempi del malinteso fatale tra la Chiesa e il paga­ senta anche conseguenze pratiche. Sarebbe certamente interessante, a questonesimo : quello dell'Inquisizione e quello del colonialismo missionario. D'altron­ proposito, e considerando la presenza del tema del +millennio+ nella retoricade, è utile chiarire l'uno mediante l'altro perché molte indicazioni permettono di nazista, poter verificare se la pratica della violenza e la giustificazione della ditta­pensare che la stregoneria «esotica», intesa da chi scrive come un principio co­ tura operino diversamente a seconda delle concezioni del futuro (prossimo o dif­stitutivo dell'ordine sociale in quanto ordine di differenze, partecipa della me­ ferito) che le anima; anch' esse sono forse la condizione piu che l'effetto dell'im­desima logica pagana contro cui si scontrava la Chiesa medievale. Ma per que­ magine che hanno del presente coloro che intendono cambiario. Va segnalata,st'ultima tale logica era tanto piu difficile da comprendere, e a fortiori da ammet­ infine, la tendenza apocalittica e messianica che manifestano oggi certe sette etere, in quanto si presentava sempre in maniera mutilata, al termine di una pro­ certi movimenti di «marginali », i quali giocano a loro volta sulle parole 'salute',va di forza e di senso, di cui il dialogo impossibile tra i missionari occidentali e 'santità' e 'malattia', cercando e trovando nuovi guaritori e contemporaneamentel'Africa Nera offre un perfetto equivalente. Lo storico dell'Europa può indub­ nuovi profeti.biamente trarre qualche profitto da ciò che gli rivelano in proposito lo storico L'impossibilità di ogni definizione asociale dell'individuo (impossibilità chedella colonizzazione e l'etnologo quando cercano di mettere a nudo i sotterfugi sottende tutto quanto si può dire del «rapporto» individuo /società) fornisce, per­e le violenze mediante i quali i missionari tentano di imporre a quelli che voglio­ tanto, almeno una chiave comune alla lettura di diversi temi antropologici, psi­no convertire un insieme di nozioni (come quella di diavolo, che viene a con­ cologici e storici. Tutte le riflessioni sul tempo (cfr. gli articoli +Passato/presen­fondere l'immagine dello stregone e talvolta lo sostituisce) e di atteggiamenti (la te+, +Progress%eazione+, + Futuro+) che possono venir sviluppate dagli storici,colpa, ad esempio) costitutive di una nuova idea dell'individuo, definibile come soprattutto nello studio delle forme sociologiche (+Escatologia+, +Età mitiche+)colui la cui responsabilità ha bisogno della colpa per affermarsi interamente. assunte da queste riflessioni nei periodi e nelle società che essi studiano, non

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potrebbero far astrazione da una retorica del potere la cui efficacia si apprezza noto, a quella di+desiderio+ ) ; Durkheim l'aveva affrontata citando esempi ditanto meglio se si cerca di manifestarne le strutture a partire da diversi linguaggi religione laica. Se nessuna analisi dello Stato, del concetto di+società civile+ odel potere, da una pluralità storica e sociologica. Se i temi della+giustizia+, della del rapporto pubblico /privato può ignorarlo, ciò avviene forse in quanto essaresponsabilità, della repressione, della violenza non hanno lo stesso tipo d'esi­ raggiunge quella della definizione del sacro.stenza nelle diverse culture, si può chiarirli, reciprocamente, per l'effetto stesso La divisione+sacro/profano+, che Durkheim postula alla base di tutte le so­di questa differenza. Si pensi ad esempio alla+tortura+: gli etnologi americanisti cietà, si lascia abbastanza facilmente percepire sia sul piano storico sia su quellohanno potuto mostrare che, cosi come veniva praticata presso gli Indi dell'Amaz­ geografico, nel tempo e nello spazio. Si è potuto ricostruire, per esempio nei ri­zonia, essa presupponeva un comune sistema di riferimento, un consenso che, guardi dei regni inglese e francese, come un'istituzione politica sia stata sacraliz­in qualche modo, la nobilitava, e questo tanto piu in quanto essa si applicava a zata. Si può analizzare lo spazio del villaggio o quello domestico in funzione diindividui da cui non si attendeva nulla, ai quali non domandava nulla poiché si questa divisione. Si possono studiare le modalità rituali che producono la sacra­trattava semplicemente, al momento opportuno, di metterli a morte conforme­ lizzazione e quelle che vengono suscitate dalla sacralità. Niente di ciò che con­mente alla tradizione in proposito. Essi suggeriscono indirettamente che le forme cerne le pratiche, le arti e le tecniche dell'umanità, il suo uso del+colore+ comeeuropee di tortura, le quali hanno tutte come scopo la confessione, si compren­ la sua maniera di vestirsi o di alimentarsi sfugge a questo duplice movimento:dono meglio a partire da una pratica come l'ordalia e da una rappresentazione creazione di luoghi e di momenti sacri, comportamenti specifici legati a questicome quella della stregoneria. luoghi e a questi momenti. Ma ci si potrebbe anche domandare (e quest'interro­Certi temi, tuttavia, si spiegano piu chiaramente alla luce dell'antagonismo gativo, che può nascere dall'esame degli articoli piu etnologici del l'Enciclopediafra cristianesimo e paganesimo: si pensi alle idee di +tolleranza/intolleranza+, come+Festa+, +Rito+, +Iniziazione+, riguarda anche, oltre agli articoli dell'antro­+libertino+, +ateo+. Il paganesimo è tollerante, ammette che gli dèi si aggiunga­ pologia economica — soprattutto quelli che si servono delle nozioni di+eccedente+no gli uni agli altri senza escludersi o negarsi. L'idea dell'ateismo o del « liberti­ e di lusso — tutti gli articoli che trattano della+religione+, della+politica+, del­naggio» nel senso del xvn secolo non trova posto in tale concezione. L'ateo e il l'arte e della psicologia) se la distinzione sacro/profano non ricopra quella dellelibertino possono esistere solo in una civiltà cristiana. Infatti, se si può pensare «due storie»: la storia individuale che, dalla nascita alla morte, s'esprime nei ri­che l'ateismo sia la verità del paganesimo, perché i suoi dèi sono delle potenze la schi e nelle trasformazioni di un corpo singolo, e la storia in generale (che percui forza si misura unicamente sui segni del corpo e della terra, della malattia e ogni individuo appare come la storia degli altri ). I tempi forti della storia indi­dei suoi sintomi, della follia, della guarigione, della fertilità o della siccità, biso­ viduale sono quelli in cui essa si confonde con la storia in generale, sia che l'indi­gna ammettere nello stesso tempo che negare gli dèi è privo di senso quanto con­ viduo viva un momento codificato dalla società e, per essa, ricorrente (come l'i­testare le forze della natura. Inoltre, il pagano è piu sensibile alla forza degli dèi niziazione), sia che egli si unisca ad altri e partecipi a una cerimonia la cui fina­che persuaso della loro giustizia: se cerca per mezzo del sacrificio di stabilire con lità non è individuale, incontrando cosi nel suo percorso singolo un avvenimentoloro (o tra loro e il suo gruppo) un sistema equilibrato di doni e contro-doni, che lo concerne solo in quanto lo oltrepassa: la festa sarebbe dunque sacra per de­non esita, quando le circostanze lo invitano a farlo, a manipolarli o a malmenarli. finizione e potrebbe sorgere il problema di sapere se tutte le grandi feste sportiveGli dèi sono cosi l'oggetto di riti d'inversione che, per quanto animati dall'ener­ dell'epoca contemporanea o alcune delle sue manifestazioni artistiche di massagia della disperazione, partecipano logicamente di una concezione non dualista non siano propriamente sacre, non tanto un sostituto della religione ma fonda­della causa e dell'effetto o, in un altro registro, del bene e del male ; può guarire mentalmente e essenzialmente religiose; ci si potrebbe infine chiedere se unasolo colui che può causare la malattia; e questo vale per Apollo come per il dio parte di sacralità (di sacralità laica) non sia presente in ogni attività collettiva.del vaiolo in Africa.

Il tema della+credenza+ e dell'incredulità non allontana dalla problematicaindividuo /società. Si tratta di sapere se vi sia o non vi sia soluzione di conti­ 3. Umanità, animalita, culture: problematica della natura.nuità fra l'adesione agli dèi e l'adesione alla società. La pratica pagana consentel'ipotesi di una loro confusione. Negli Stati senza religione ufliciale (e nei quali, Il tema della+natura+ e del rapporto anatura /cultura+ è il tema antropolo­per questo motivo, vi è una netta dissociazione fra l'istituzione religiosa, quando gico per eccellenza. Il tema della natura umana, coniugato con quello della di­esiste ed è tollerata, e l'istituzione politica) la credenza nel sociale (nel regime versità delle culture, costituisce un criterio discriminante fra le diverse scuoleche lo incarna o, piu sottilmente, nei modi di vita che esso implica) presenta forse antropologiche. Si pensi soltanto alle teorie della scuola americana «Cultura ela stessa natura della credenza religiosa; Freud sfiora questo problema nell'Av­ personalità» sulla personalità di base propria di ciascuna cultura, alla tesi oppo­venire di un'illusione (Die ZuAunft einer Illusion, I927), quando si domanda se i sta dell'unità dello spirito umano di cui lo strutturalismo può considerarsi unprincipi che regolano le nostre+istituzioni+ politiche non dovrebbero, allo stesso prolungamento o alle tesi di alcuni marxisti per i quali l'uomo non ha, propria­titolo della religione, essere considerati illusioni (questa nozione rinvia, com' è mente parlando, nessuna «natura»: non si possono fissare anticipatamente, se

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non in modo arbitrario, dei limiti al dominio tecnico che egli esercita sulla natu­ è cercato di far intendere ; tuttavia, essa non scompare mai del tutto da ricerchera, e questa flessibilità della natura rispetto all'azione e all'invenzione dell'uomo che riguardano l'organizzazione della parentela e della società, lo psichismo uma­invita a pensare che quest'ultimo non possa venir definito esclusivamente o de­ no, la storia. Essa corrisponde di fatto a un duplice interrogativo, di cui il temafinitivamente dalla sua sottomissione a costrizioni di ordine genetico. A questo dell'universalità della natura umana rappresenta solo uno degli oggetti. L'altro

punto, le prospettive sono complementari ma molteplici. È stata già evocata riguarda i concetti stessi di natura e di cultura, a proposito dei quali è abbastanza

quella secondo cui la pluralità delle culture non appare necessariamente con­ facile constatare che si relativizzano l'un l'altro.traddittoria con l'ipotesi di un'unità della natura umana o, per lo meno, di una La funzione della comunicazione è naturale alla specie umana, tanto che nonrelatività della diversità delle culture; il problema del fondamento di questa re­ si riesce in nessun modo a immaginare up essere umano senza cultura ; ma se que­

latività, assunto cronologicamente nello schema evoluzionista +selvaggio /barba­ sta funzione distingue radicalmente l'uomo dall'animale, si pone il problema di

ro/civilizzato+, può essere indagato sia in un imperialismo della natura umana di comprendere come e perché avvenga questa rottura di continuità fra lo stadiocui i temi psicanalitici possono ofFrire l'immagine (ad esempio con l'ipotesi del­ preumano e lo stadio umano o, in termini sincronici, fra l'animalità e l'umanità.l'universalità del complesso di Edipo ), sia in un imperialismo della natura che, Tutte le ricerche sul linguaggio animale e sulle capacità cognitive delle scimmiefacendo dell'uomo solo un prodotto della natura e della cultura un prodotto del­ antropomorfe hanno dunque un'importanza decisiva nei dibattiti riguardanti lale circostanze, identifica la sua storia, appendice della storia naturale, con quella nozione di evoluzione e i concetti di natura e di cultura. Va comunque ricordato,delle sue reazioni di fronte al reale e, in ultima analisi, con una storia delle forze per attenuare ulteriormente (ma rendendole anche piu complesse) le distinzioniproduttive. sopra indicate, che il metodo strutturalista non s'identifica affatto con il sem­

Senza entrare qui nel dettaglio delle analisi di Edmund Leach (cfr. l'articolo plice postulato di una natura umana irriducibile e che non è lecito contrapporlo+Natura/cultura+), si ricordano alcune delle prospettive che possono chiarire per quest'aspetto alla prospettiva evoluzionista: benché i punti di vista (o, se siefficacemente l'insieme degli altri articoli. Fondamentale è la distinzione di preferisce, i punti di partenza) siano diversi, nell'Anthropologie structurale (r9)8)un punto di vista «soggettivistico», che caratterizzerebbe l'insieme della ricerca Lévi-Strauss sembra assegnare all'antropologia il compito di dissolvere l'ideastrutturalista, e di un punto di vista <(oggettivistico», che si manifesterebbe nel di natura umana piuttosto che di fondarla. In ogni caso, ci si esporrebbe senzapensiero funzionalista di Malinowski e di Raymond Firth. Anche se non va con­ dubbio al rischio di non comprendere nulla di una cultura particolare — fortu­siderata insuperabile, essa è all'origine di innumerevoli dibattiti e malintesi, e natamente esiste sempre presso gli etnologi uno scarto salutare fra la teoria e lapresenta in qualche modo, e indipendentemente dal resto, un interesse storico. pratica, fra i principi generali e gli studi empirici — se non si cercasse di cogliereSe la cultura viene definita come ciò che si trasmette di generazione in genera­ ciò che le sue procedure di simbolizzazione, di organizzazione, di accumulazionezione mediante l'apprendimento e l'educazione (come « tradizione»), essa è ana­ e di +produzione/distribuzione+ condividono con le altre.loga alla+lingua+ e si presenta anzitutto come un sistema di comunicazione, ar­ È proprio l'opposizione +natura/cultura+ ad essere specificamente umana.bitrario nel suo principio. Com'è noto, sotto l'etichetta «strutturalismo» sono Gli etnologi hanno ampiamente dimostrato come l'opposizione fra il mondo dellastate riunite, talora abusivamente, ma nel complesso non senza qualche valida cultura umana (includendo sotto questo termine l'agricoltura che, come tutti gliragione, ricerche che studiavano in primo luogo, attraverso il «linguaggio» del altri metodi di domesticamento, sottomette la natura all'uomo ) e quello della na­corpo, le produzioni letterarie, i temi della moda o le «espressioni» dell'abbi­ tura selvaggia stia alla base di tutte le organizzazioni dello spazio (+villaggio+,gliamento, una logica dei segni, una semio-logica. A questo livello di compren­ campi, pascoli, percorsi, vie di comunicazione), del tempo (calendari agricolisione, il comparare o il mettere in relazione — ad esempio il porre in evidenza e religiosi) e della vita sociale e politica. Poco importa, allora, che l'opposizionesistemi di trasformazione — è non solo possibile, ma necessario: e costituisce possa venire letta nei due sensi : che la vita umana si presenti come una serie dil'oggetto fondamentale di una scienza veramente antropologica. Se la cultura, iniziazioni, e ogni iniziazione come una morte e una nascita ; che presso i Bara­invece, è definita come l'insieme delle produzioni materiali e dei comportamenti sana dell'America del Sud l'habitat possa sembrare organizzato sul duplice mo­istituiti direttamente osservabili che sono loro associati (nell'ambito della cul­ dello del territorio geografico e del corpo femminile ma che questo territorio etura materiale e delle istituzioni ), l'attenzione viene rivolta preferibilmente allo questo corpo possano anche leggersi come una dimora umana. Ciò che importastudio di una cultura particolare, anche se i paragoni si effettuano solo a propo­ è il mettere in relazione, l'universalità di una necessità di pensare la natura. Que­sito di campi ben delimitati (la tecnologia, l'economia, il diritto, l'organizzazione st'ultima s'esprime diversamente in ogni cultura particolare, per mezzo di unpolitica...) e sulla base di campioni rigorosamente definiti. In quanto il culturali­ materiale (la materia prima del simbolismo) necessariamente ricavato dalla na­smo alla Boas e lo strutturalismo alla Lévi-Strauss postulano entrambi come tura ma che serve di rimando a definirla, o a definirne le leggi, al termine di unaprincipio del sociale (contrariamente a Malinowski secondo il quale la cultura è ridistribuzione che caratterizza tutta l'attività del pensiero simbolico. La diffi­una risposta ai bisogni degli uomini ) l'azione di una ragione non «utilitaria» (per coltà di pensare teoricamente questo processo dipende dal fatto che è impossibileparafrasare Sahlins), la loro opposizione può sembrare meno netta di quanto si pensare qualcosa dell'umanità senza presupporlo : in tal senso, non esiste uomo

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Ricoprimenti tematici 79z 793 Proiezioni dell'antropologia

anteriormente alla cultura. Lo stato di natura è postulato da Rousseau, anzitutto, del non-umano con quella della cultura e della natura. Si può fare la stessa os­come un'inferenza logica che permette di pensare l'uomo e la società. Non è uno servazione nei riguardi dell'opposizione spesso stabilita fra il mondo del villag­stato storico piu di quanto il contratto non sia un avvenimento. Stato di natura gio e quello della boscaglia; essa non implica che l'universo sociale sia conside­e contratto sociale servono a pensare la storia, ma non derivano da essa. rato come non naturale. A questo punto si percepisce la possibilità di un duplice

La problematica della natura si trova dunque necessariamente alla base di senso del termine 'natura': natura selvaggia e natura delle cose, dove la primaogni istituzione umana — l'idea della natura è culturale — e si è potuto suggerire in partecipa piu immediatamente della seconda alle realtà umane elaborate dallaprecedenza che ogni problematica del potere tendeva a identificarvisi. Si tenterà cultura. Si è osservato, inoltre, che il potere si presenta contemporaneamente,qui di ritrovarne la traccia in alcuni temi particolari : il tema propriamente an­ nelle forme dell'autorità istituita, come la garanzia del culturale e il culmine deltropologico delle categorie costitutive della simbolica del sociale; il tema della naturale : e questo spiega il fatto che, in alcune società dell'Africa orientale, ven­produzione artistica ; il tema, infine, della produzione umana, in un senso duplice : gano riuniti ed esposti nella corte del re, e soltanto li, trofei di caccia che affer­produzione da parte degli uomini di ciò che è necessario alla loro sopravvivenza mano in tale luogo il superamento dell'opposizione. Si può fare un'osservazionee alla loro riproduzione, produzione mediante questa produzione di umanità che del medesimo genere a proposito dei rapporti fra natura e cultura da una partesi associano o che si affrontano e di un essere umano in definitiva abbastanza pro­ e sovranatura dall'altra: ciò che l'osservatore esterno classifica frettolosamenteblematico perché le scienze che si consacrano a studiarlo (distinguendosi, per nella categoria di soprannaturale non viene considerato necessariamente tale daquesto fatto, dalle scienze della natura) si interroghino talvolta sulla realtà del coloro che l'osservano. Molte analisi della cosiddetta antropologia medica mo­loro oggetto. strano nelle pratiche terapeutiche non-occidentali il momento di un «passaggio»

Leach osserva giustamente che il senso comune e l'etnografia comparata sono alla «magia», al «soprannaturale», il che, di fatto, costituisce soltanto un'espres­concordi nel riconoscere che l'idea di natura è sempre l'oggetto di una trasmis­ sione linguistica comoda per l'osservatore. Inversamente, un antropologo comesione culturale, di una tradizione, e che quest'ultima si costruisce a partire da Horton ha potuto suggerire che, a rigor di termini, non vi era differenza logicaopposizioni duali, da polarità, di cui la natura offre effettivamente l'immagine e tra le inferenze successive dei sistemi nosologici propri delle società in cui il mon­l'esempio: maschio/femmina, vecchio/giovane, secco/umido, caldo/freddo, alto/ do degli dèi non si lascia separare da quello degli uomini, e i procedimenti teori­basso, vivo/morto, ecc. Di fatto, l 'elaborazione di un certo numero di divieti ci del pensiero scientifico.allo scopo di regolamentare la vita in società passa attraverso la messa in rela­ D'altra parte (e quest'osservazione sviluppa quanto si è detto precedente­zione delle qualità cosi assegnate agli elementi della natura e agli esseri viventi. mente), è sempre difficile in questi ambiti stabilire la parte che spetta all'osser­L'assegnazione alla terra, all'aria, agli uomini e alle donne di qualità (secco, umi­ vazione e quella che spetta alla sistematizzazione, non foss'altro per il fatto chedo, caldo, freddo...) che, a seconda delle culture, vengono giudicate compatibili taluni dati che si ha la tendenza a considerare eminentemente naturali sono, ino incompatibili le une con le altre, cumulabili o non cumulabili, conduce a una una certa misura, relativi alle culture nelle quali vengono appresi. Questo è ab­sorta di algebra cosmologica, a un sistema di uguaglianze e disuguaglianze, di bastanza chiaro nel caso del rapporto+normale/anormale+; è noto, inoltre, comeinclusioni e di esclusioni di cui certi divieti o, in senso inverso, certe malattie o culture diverse non diano esattamente le stesse definizioni di+follia /delirio+ e dicerti flagelli che ne sanzionano la trasgressione sono l'espressione concreta o la +salute/malattia+. Senza dubbio queste differenze sono relative, ma altre conside­traduzione diretta. Ma diventa difficile stabilire il punto di partenza fra natura razioni conferiscono loro una certa importanza. La nosologia è legata oggettiva­e cultura se non si distinguono i punti di vista interno ed esterno. Infatti, se è del mente a un certo tipo di ambiente ; e si sa che, se il contatto con il mondo biancotutto evidente, per l'osservatore esterno, che la qualifica dei fenomeni naturali, è stato fatale a certe società, e difficile per tutte, le ragioni di ordine epidemiolo­fisici o fisiologici, dipende dal pensiero simbolico, e che esso costituisce, in qual­ gico hanno svolto a questo riguardo un ruolo non trascurabile. A ciascuno la suache modo, un accaparramento culturale della natura contrassegnato dalla mede­ medicina, ma anche: a ciascuno le sue malattie; questo vale per l 'Occidente.sima arbitrarietà della lingua, la cosa non è altrettanto evidente agli occhi di co­ Inoltre, all'interno di una determinata società, le parti rispettive del naturale eloro per i quali le leggi di compatibilità e di incompatibilità, di inclusione e di del culturale sono talvolta difficili da distinguere nell'analisi dei sintomi. Nelleesclusione sono propriamente delle leggi naturali. E se la relatività di queste leggi società pagane, le quali non oppongono né il corpo all'anima, né l'individuo allainvita l'osservatore esterno a scorgervi una realtà culturale, il problema resta società, questa indistinzione va da sé, per cosi dire, e il sintomo fisico può venirinalterato dalla parte dell'osservazione fattuale e oggettiva che ha presieduto alla interpretato come il risultato di un attacco di stregoneria o della trasgressione diloro elaborazione. Il problema del rapporto natura/cultura può essere a questo un divieto, senza che quest'interpretazione corrisponda a un qualsiasi cambia­punto riparti to. mento di registro intellettuale (il «passaggio» alla magia) che situerebbe il sinto­

Da un lato, è sin troppo evidente che ogni cultura si considera naturale. Se è mo dalla parte del naturale e la diagnosi dalla parte del culturale (cfr. l'articolovero che per molte società la barbarie, lo stato selvaggio, la non-umanità iniziano + Sintomo/diagnosi+). Oggi, nelle società in cui la medicina scientifica costituiscealle loro frontiere, non ne segue che esse identifichino l'opposizione dell'umano e il rimedio principale contro le malattie, alcune di esse vengono considerate uffi­

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Ricoprimenti tematici 794 795 Proiezioni deli'antropologia

cialmente come un prodotto dell'epoca; molti disturbi qualificati come «psico­ blematica della natura. Vale a dire che, se tutte le culture giustificano il dominiosomatici» (cfr. l'articolo +Soma/psiche+) sarebbero chiamati piu giustamente maschile con argomenti naturali, questi ultimi variano a seconda delle cultu­«sociosomatici» — dalla depressione nervosa alle ulcere dello stomaco o alle ma­ re, anche se certi temi sono piu ricorrenti di altri. Il dominio maschile si lascialattie cardiovascolari: la difficoltà che può esserci nel misurare, per alcune di accertare in numerosi campi ed è impossibile studiare certe attività umane senzaesse, la parte del «culturale» e quella del «naturale» o, piu precisamente, nell'in­ farvi riferimento. Tutto muove, ancora una volta, dai miti che lo giustificano,dividuare il punto in cui l 'uno si esprimerebbe nell'altro o si articolerebbe con anche quando essi fanno allusione a un periodo letteralmente preistorico, nelquesto, basta a suggerire che non è cosi facile ridurre le malattie riconosciute e corso del quale le donne avrebbero dominato gli uomini o vissuto indipendente­denominate da altre società, e neppure l'interpretazione che esse ne dànno (com­ mente da loro. Comunque, una volta trascorsa l'età mitica, le cose sono assaipresa in termini di aggressione o di trasgressione), a una semplice fantasia cul­ cambiate e tutte le società storiche propongono l'immagine di un dominio ma­turale. schile riservato che definisce in negativo la parte femminile. La divisione del la­

Che ogni cultura abbia un fondamento naturale non autorizza dunque una voro è anzitutto un'illustrazione della divisione sessuale dei compiti, e tutti gliriduzione, in senso inverso, della cultura alle sue determinazioni naturali. L'im­ articoli economici dell'Enciclopedia sono caratterizzati da quest'ultima; non solopossibilità di tale riduzione appare particolarmente manifesta, paradossalmente, quelli che riguardano attività «tradizionali» (+cucina+, +agricoltura+, +caccia/per i problemi in cui ci si richiama volentieri all'evidenza delle pretese leggi na­ raccolta+) ma tutti quelli che, a proposito dell'uomo moderno, devono prenderlaturali. Si sceglieranno come esempi due fenomeni ampiamente studiati dall'an­ in considerazione per trattare adeguatamente le nozioni di+proprietà+, +capita­tropologia: l'+incesto+ e i rapporti +uomo /donna+. Per quanto riguarda l'ince­ le+, +mercato+, +burocrazia+, +borghesi/borghesia+, +proletariato+. Com'è no­sto, alcune teorie (confermando l'opinione comune che se ne ha talora) sostene­ to, la tendenza generale delle società storiche è quella di chiudere le donne nel­vano sia che avesse conseguenze nefaste sulla discendenza — e che gli uomini ne l'ambito del privato e di assegnare soltanto agli uomini il campo dell'attività pub­fossero consapevoli (è l'ipotesi di Morgan) —, sia che gli uomini ne avessero un blica. Ciò non equivale a dire che non esistano disuguaglianze strutturali che at­orrore istintivo e, in una sola parola, naturale. Come ricorda Franqoise Héritier, traversano ognuna delle categorie di sesso, né che, in una configurazione o incontro questo tipo di teoria possono essere (e sono stati ) avanzati due argomenti : un'altra, le donne o delle donne non abbiano avuto accesso a qualcuna delle atti­da un lato, i pericoli legati all'aumento dei caratteri omozigoti e di quelli recessi­ vità riservate agli uomini. Ma è l'esistenza di un dominio sempre riservato aglivi, pericolosi nel caso in cui vengano contratte unioni fra consanguinei, si tradu­ uomini che continua a costituire un problema, e cosi pure il fatto delle giusti­cono, se li si osserva in laboratorio su degli animali, in manifestazioni poco spet­ ficazioni «naturali» del monopolio maschile e dell'esclusione femminile. L'u­tacolari (statura piccola, fertilità, immunità e speranza di vita ridotte ) e non in so ideologico di categorie fisiologiche, biologiche e psicologiche (cfr. gli articolitare o mostruosità, tanto che ci si può domandare come dei gruppi pr imit ivi +Corpo+, +Sessualità+, +Castrazione e complesso+, +Isteria+) funziona alloraavrebbero potuto essere cosi sensibili da stabilire un divieto suscettibile di limi­ come principio di +repressione+, ma è certamente possibile mostrare che i piutare la loro sopravvivenza (e questo tanto piu che, in molte società, non sono sorprendenti propositi sessisti di taluni scienziati del xix secolo prolungano e ri­considerate incestuose certe unioni fra consanguinei — come il matrimonio con producono sotto quest'aspetto il lavoro di simbolizzazione delle società piu ar­la cugina incrociata matrilaterale — che sono, di fatto, in grado di favorire l'au­ caiche. Ci si domanderà con Héritier se l'opposizione fondamentale non restimento dei caratteri omozigoti ) ; d'altro lato, se l'incesto costituisse l'oggetto di quella fra il guerriero che può far scorrere il proprio sangue e il sangue degli altriuna naturale avversione, non si comprende perché sarebbero necessarie delle e la donna riproduttrice che vede colare il proprio sangue, che dà la vita senzaleggi per rafforzarla(è l'argomento di Frazer ripreso da Freud) : non vi sono leggi necessariamente volerlo (mentre il guerriero rischia la sua e prende quella degliche ordinano all'uomo di mangiare o che gli impediscono di posare le mani sul altri mediante un atto che egli considera l'espressione piu alta del libero arbitrio ).fuoco. Il problema dell'incesto, che non è possibile sviluppare qui maggiormen­ Ci si chiederà allora se la discriminazione sessuale non costituisca il modello dite ma che mette in causa evidentemente nozioni come quelle di +desiderio+, tutte le discriminazioni (anche nel simbolismo) e se non sia una rivoluzione fon­+sessualità+, +famiglia+, +generazioni+, esemplifica bene le difficoltà e l'interes­ damentale quella che ai nostri giorni prolunga la definizione capitalista dell'indi­se della problematica della natura : solo la proibizione dell'incesto, «questo passo viduo come libero di vendere la sua forza-lavoro (in cambio di un salario ), co­dialettico che attraversa la soglia natura-cultura», secondo l'espressione di Hé­ minciando ad applicarla alle donne. Una ridefinizione dell'individuo che, eli­ritier che riprende, su questo punto, la teoria lévi-straussiana, permette di uscire minando di diritto e di fatto il principio della discriminazione sessuale, sia che ladai piccoli gruppi di consanguinei fondati sulla biologia e di costruire una società si impari attraverso l'evoluzione dell'abbigliamento, del rapporto con il corpoche verrà instaurata e riprodotta da leggi specifiche, non riducibili a una costri­ (l'ambito delle imprese sportive risulta in questo senso particolarmente rivelato­zione puramente «naturale». re), delle concezioni dell'+amore+, della +famiglia+ e della+parentela+ o me­

Nel caso dei rapporti+maschile/femminile+ e +uomo/donna+, si assiste an­ diante le prescrizioni del +diritto+, porterebbe a una revisione senza precedenticora una volta a una significativa convergenza tra la diversità culturale e la pro­ dei concetti di +democrazia/dittatura+, di+libertà+ e della coppia+maggioran­

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Ricoprimenti tematici 797 Proiezioni dell'antropologia

za/minoranza+ spesso caratterizzata finora da una duplice accezione (demogra­ Si ripresentano allora i paradossi e le antinomie già manifestati dalla nozionefica e sociologica) carica di ambiguità. di potere. L'opera d'arte, in un certo senso, è il risultato di un atto puramente

Il tema dell'accaparramento culturale della natura apre un'altra prospettiva. gratuito. L'arte, inoltre, viene considerata l'espressione compiuta di una cultura,La stessa nozione di cultura ha potuto essere discriminatoria (e si parla ad esempio e una civiltà è giudicata in base allo splendore delle sue opere d'arte: a partiredi cultura borghese, di cultura operaia o di cultura contadina). Resta da sapere dall'ingenuità primitiva, il cui valore dipende da tutto ciò che ha di bruto e diin quale misura le «sottoculture» si integrino o no in un insieme che le supera naturale, fino alle forme piu elaborate delle epoche cosiddette classiche o di ma­e le comprende, e in quale misura esse siano tipiche di un certo stadio societario turità, gli storici dell'arte hanno tracciato, a proposito delle «civiltà» particolari(esistono tante culture quante classi?) Ma bisogna esaminare meglio una nozione (il termine 'civiltà' si riferisce in questo contesto alla dimensione cronologicainteressante dal punto di vista dei rapporti natura /cultura e che s'identifica al­ della cultura), uno schema evoluzionista a cui si sono talvolta ispirati gli altril'incirca con quella di cultura contadina: la «cultura popolare». storici, e che si distingue dallo schema evoluzionista dell'antropologia generale,

La nozione di cultura popolare è stata studiata dagli storici, dai folcloristi sia perché viene applicato a «civiltà» (dunque a società e regioni) particolari, siae da alcuni etnologi che lavorano sull'Europa. Tale studio riguarda diverse e­ in quanto il suo tracciato assomiglia piu a una curva o a un cerchio che non a unaspressioni della cultura «popolare»: +tradizioni+, +riti+, +proverbi+, racconti. linea ascendente : tale schema è caratterizzato dalla nozione di +decadenza+; nonSotto quest'aspetto, esso suscita problemi paragonabili a quelli formulati dagli concepisce la perfezione se non come «apogeo»; la metafora che lo costituisce

analisti del pensiero simbolico in altri contesti. Ciò che li accomuna, in fondo, è necessita di livelli, di stadi e di una rappresentazione del tempo eminentementeil problema dell'anonimato della produzione — percepito talora come analogo a biologica (che unisce nascita, vita e morte) presente anche nelle concezioni mes­un'atemporalità che erige a soggetti assoluti entità abbastanza vaghe come la sianiche o millenaristiche sia pure in modo inverso. Ogni decadenza è l'abbozzo di« tradizione», la «società» o gli «antenati ». Ora, la difficoltà di identificare un au­ una promessa. Ed è significativo il fatto che la nozione di «rinascimento» sia statatore viene spesso interpretata dal pensiero occidentale come un segno di una in Europa anzitutto una nozione artistica e letteraria. Jacques Le Goff ricorda lementalità magica che si esprimerebbe in modo naturale, istintivo, in istituzioni critiche che sono state portate al concetto di «decadenza» e mostra che la storio­e costruzioni simboliche a cui mancherebbe, oltre alla firma di un responsabile, grafia contemporanea ha rinunziato ad usarlo, mentre il suo uso storico (nonil rigore dell'osservazione e dell'esperienza. quello degli storici, bensl quelli studiati dagli storici ) ha senza dubbio un avve­

Questo problema costituisce, nell'Enciclopedia, l'argomento di un certo nu­ nire felice, appunto perché permette di applicare una visione esplicitamente na­mero di articoli strettamente etnologici interessati ai procedimenti del pensiero turalistica a una realtà esplicitamente culturale. La nozione di decadenza insimbolico e che tentano di definirli in rapporto alle acquisizioni specificamente questo senso, è essenzialmente ideologica.tecniche, stabilendo le premesse di una dialettica del senso e della conoscenza di L artista, almeno nella concezione occidentale, incarna un paradosso delloT

cui i dibattiti intorno alla nozione di+ideologia+ rappresentano in un certo modo stesso ordine: se è un prodotto della cultura, e se produce cultura, è per le suel'eco moderna. Non ci si soffermerà ulteriormente su questo punto, ma si noterà doti naturali. Il dono, il genio e, in minor misura, il talento, sono precisamenteche il tema dell'anonimato, essenziale nell'analisi del rapporto +orale /scritto+, un «dono», un «regalo» della Natura. Madre Natura, da questo punto di vista,si inserisce in modo decisivo, e anche paradossale, nella problematica della na­ non tratta in ugual modo tutti i figli, e la si può invocare non solo come il fon­tura. Se certi rappresentanti dell'antropologia medica americana, in particolare, damento delle differenze, ma come quello delle disuguaglianze. A questo puntosi rifiutano di riconoscere pari dignità intellettuale ai sistemi nosologici africani e si delineano numerose discussioni che traversano gli articoli +Arti+, +Artigiana­amerindiani e alle teorie ippocratiche, arabe o cinesi, ciò dipende dal fatto che to+, +Artista+ e +Produzione artistica+. L'opera d'arte si distingue forse dalla

~syvq dei Greci perché sfugge a ogni finalità? Essa andrà allora definita sullaI

queste ultime sono scritte e firmate mentre le prime paiono uscire tutte armate,non dal cervello di Giove, ma dalle generazioni anonime del passato. E tuttavia, base della rinunzia a qualsiasi influsso sulla natura> Qual è il rapporto delle no­non derivano forse tutte da una comprensione della natura i cui principi, come zioni di autenticità e di tradizione con la nozione di natura? Non bisognerebbesi è suggerito prima, non si lasciano tanto facilmente definire come interamente forse, anziché interrogarsi sull'essenza dell'arte e dell'artista, mettere in luce le

' fantastici o arbitrari? La creazione anonima si può definire, nella nostra tradi­ condizioni di una genealogia dell'artista nella sua accezione occidentale, con unzione, piu come +arte+ che come +scienza+ (non appena si tratta della caduta lavoro di tipo «archeologico» alla Foucault? Non sarebbe meglio seguire le ana­dei corpi, dell'energia termica o della carriola, c'è bisogno di un aneddoto e cioè, lisi di Marx nell'Ideologia tedesca(Die deutsche Ideologie, t845-46) e inserire diin fin dei conti, di un individuo ). La generazione spontanea (la spontaneità nuovo il lavoro di produzione artistica nelle condizioni della divisione del lavoroselvaggia) è possibile solo nella +danza+, nel +ritmo+, nel +colore+ e nella mu­ in generale> Marx (come ricorda Damisch) insiste sul fatto che le opere di Raf­sica (non importa quale colore o quale musica). Questo pensiero ha tuttavia mol­ faello (per lo piu non eseguite da lui ) non avrebbero potuto essere dipinte senzati limiti, tanto che l'idea dell'+artista+ rappresenta agli occhi di molti il culmine la divisione del lavoro che esisteva a Roma in quel tempo, e che la loro produ­dell'idea di individuo. zione era condizionata in tre sensi: dal progresso tecnico realizzato prima di

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Riooprimenti tematici 798 799 Proteztom dell antropologta

Raffaello, dall'organizzazione della società in cui viveva e dalla divisione del la­ ca è forse necessaria ad ogni vita artistica. Il tema stesso dell'ispirazione caro ai

voro nei paesi che intrattenevano relazioni con Roma. Naturalmente bisogna romantici suggerisce che l'artista crea soltanto quello che trova ma non trova se

iscrivere nel seguito logico di queste domande tutte le osservazioni sul mercato non in quanto crea. Qui ancora vi è la tentazione di superare un'esitazione in

dell'arte, sui criteri con cui valutare l'opera considerata anche in quanto merce, forma contraddittoria (la +visione+ del pittore ritrova o inventa i colori e le for­

sulle leggi dell'offerta e della domanda in materia artistica. me del mondo? Rappresenta forse il culmine del naturale o del culturale? — e la

La problematica della natura si applica ai concetti di arte e di artista secondo domanda si complica per il fatto che, com'è noto, le culture, e non soltanto i pit­

altre tre prospettive: il modo di utilizzazione della natura specifico dell'arte, la tori, possono associare in modo diverso i +colori+ secondo un'appropriazione

de6nizione di ogni produzione originale, il significato della posizione particolare del percetto da parte del concetto che costituisce l'argomento del dibattito tra

dell'artista in rapporto alla cultura «ufficiale». Il primo punto è oggetto di parti­ funzionalisti e culturalisti ). L'esitazione e la contraddizione vengono superate

colare attenzione da parte dei musicologi le cui riflessioni, già da molto tempo, solo mediante un appello al «soprannaturale» (definito anche «sovraculturale»),hanno cercato di tener conto dell'aspetto naturale delle cose: la ricerca musicale di cui le Muse costituiscono la versione mitologica piu popolare. Ma qualcosa di

del xx secolo — come, del resto, quella pittorica — può essere senza alcun dubbio mitico resta pur sempre nella situazione speci6ca che gli artisti pensano di po­

de6nita come un tentativo incessante di integrare nell'arte il materiale piu bruto, tersi attribuire e che in generale viene loro riconosciuta, anche se per sorriderne

la materia piu naturale. Se si prende in esame la musica si può notare che l'esem­ e criticarla. È tipico della vocazione e per cosi dire della definizione degli artisti,

pio delle diverse tradizioni musicali straniere ha avuto in quest'ottica un ruolo e in minor misura degli intellettuali, essere degli «originali», e porsi dalla parte

determinante in Occidente. Come spesso accade, la presa di coscienza del relati­ della marginalità nei confronti dell'ufficialità, della minoranza nei confronti del­

vismo culturale serve da punto di partenza per una ride6nizione del naturale. la maggioranza, della libertà rispetto all'autorità. Dal lato della cultura, di cui

Cosi Nattiez fa osservare che la frontiera suon%umore viene sempre definita rappresentano tuttavia la quintessenza, gli artisti sembrano incarnare dunque

culturalmente e che, all'interno di una stessa società, essa non passa nel medesi­ una contraddizione dello stesso tipo di quella dei responsabili del potere (i qualimo luogo. Ognuno di noi ha infatti un'esperienza diretta di tale relatività; a se­ superano o trascendono, per quanto li concerne, l'insieme del sistema delle dif­

conda delle generazioni, delle situazioni socioculturali e dell'educazione ricevuta, ferenze di cui costituiscono tuttavia la chiave di volta ). Si può certamente am­una stessa opera musicale viene percepita diversamente. Rimane il fatto che, a mettere che si tratta di un effetto ampiamente ideologico (come quello che dàpartire dai «rumoristi» italiani 6no ai rappresentanti piu recenti della musica all'istituzione politica quello status particolare di cui Freud, come si è visto, si

elettroacustica, il tentativo di rinnovamento dei musicisti contemporanei ha avu­ chiede per un attimo se non derivi da un'illusione) ; e Marx immagina la societàto l'ambizione di integrare nella musica dei rumori fino allora non riconosciuti comunista come una società in cui l'attività artistica, tra le altre, sarebbe permes­

come suoni (cfr. l'articolo+ Suon%umore+). Questi rumori non sono certamen­ sa a tutti. Certamente, ancora, nelle società storiche concrete vi sono artisti uffi­

te soltanto naturali, poiché anche la città e la società industriale sono ricche pro­ ciali che non sono mai stati i piu grandi, e l'artista è in 6n dei conti sempre colui

duttrici di rumori (ma non si potrebbe suggerire che il rumore non sia null'altro che oscilla tra il desiderio di riconoscimento e l'ossessione del conformismo. In­

che la somma di una moltitudine di suoni diversi che si sentono contemporanea­ fine, nelle attuali società consumistiche, la+marginalità+ stessa è ricuperata, co­

mente, come già si chiedeva Rousseau, citato da Nattiez, nel suo Dictionnaire de me altre forme di contestazione, e appare in definitiva come un elemento del si­

musique?) L'attenzione portata al « timbro», alla «grana», al silenzio, e alla mol­ stema stesso — effetto rafforzato dal fatto che gli artisti, come i politici, sono uo­

teplicità dei silenzi diversi — che, in relazione alla loro posizione piu o meno stra­ mini sottomessi alle costrizioni economiche, sociologiche, psicologiche, biologi­

tegica, si integrano nell'opera in un modo che non si può esprimere semplice­ che. Vale pur sempre il fatto che, in posizione simmetrica e inversa a quella de­

mente come assenza o negazione e nemmeno come una semplice punteggiatura­ gli uomini di potere, nell'immaginario individuale e nella simbolica sociale essi

supera comunque la semplice preoccupazione di incorporare al mondo musicale rappresentano una certa idea della libertà, il che conferisce loro una responsa­

i rumori del mondo contemporaneo, e appare piuttosto come un'impresa ambi­ bilità che li trascende e di cui qui importa non tanto misurare ciò che può avere

ziosa di riconquista della natura. Il sogno di realizzare un mondo in cui sia abo­ di illusorio quanto piuttosto valutare il peso storico oggettivo.

lita la differenza tra vita, musica e rumore (e in cui non si ponga piu il problema Si può affrontare in un altro modo il problema dell'arte e congiungere, a

della costruzione melodica e neppure, in generale, quello della distinzione tra le questo riguardo, le considerazioni dell'antropologia religiosa e dell'antropologia

+armonie+, che si ritengono naturali, e la+melodia+, che si ritiene derivare da economica. Nelle sue forme piu autonome e piu intaccate dal mercato (spesso leun atto di produzione culturale) si può paragonare, in definitiva, a un esempio due cose procedono di pari passo : si pensi agli oggetti d'arte primitivi definiti

di utopia eroica di cui non si sa piu, al limite, se rappresenti il vertice dell'ambi­ dalla loro funzionalità e strumentalità fino al giorno in cui diventano simulta­

zione creatrice o della passività : la musica è da creare o da scoprire? neamente oggetti di puro apprezzamento estetico e elementi con valore di mer­

Il problema della creazione «originale» appare in filigrana in una domanda ce), l'arte è un+lusso+. Bataille fa notare che tra il lusso e il sacri6cio esiste una

che non ha risposte definitive dal momento che la tensione fra creazione e ricer­ differenza fondamentale e contemporaneamente una somiglianza sottile. Nel sa­

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Ricoprimenti tematici 8oo 8ot Proiezioni dell antropologia

crificio si sacrifica soltanto ciò che è utile: in quest'atto di «consumazione» c'è metafore non sono analisi. Saper situare e definire la sacralità delle società laiche,una volontà che Bataille interpreta come uno sforzo da parte degli uomini di se­ le fonti da cui cercano di trovare significati, è forse per il sociologo un compitopararsi da quel che egli chiama «l'ordine delle cose», che è infatti l'ordine socia­ indissociabile da quello del politico che fi confronta in modo pratico con la ge­le, quello che corrisponde al mondo delle realtà discrete, il solo di cui si possa stione del potere.avere una coscienza chiara e scientifica e che è irrimediabilmente separato dalla Una volta formulata l'ipotesi di quella che si può chiamare la continuità del«continuità» e dall'« intimità» caratteristiche della coscienza animale. La religio­ sociale, il problema del significato delle determinazioni rimane intatto. La letturane si esaurisce, per cosi dire, per ritrovare questa «intimità perduta», ed è carat­ parallela degli articoli del!'Enciclopedia che hanno per oggetto il politico, l'econo­terizzata appunto da questa impossibile ricerca. Cosi la festa e il sacrificio sono mico e il religioso, invita, in definitiva, a interrogarsi sulla compatibilità di mate­altrettanti tentativi per combattere l'ordine delle cose senza ritornare al sonno rialismi di ispirazione diversa. La rilettura di Marx eseguita da Godelier, adanimale. Nel sacrificio, in particolare, il sacrificatore toglie la propria vittima dal­ esempio, è particolarmente originale proprio perché insiste sull'importanza ca­l'ordine delle cose e la restituisce all'immanenza originaria, per ritornare an­ pitale dei rapporti degli uomini con la natura, e questo a partire da un'analisich' egli verso di essa e ritrovarsi piu vicino all'oggetto sacrificato. Ma non si sa­ delle diverse accezioni date da Marx all'espressione «modo di produzione». Lacrifica mai ciò che è lussuoso perché il lusso ha già distrutto il lavoro costituti­ comparsa di un nuovo modo di produzione esigerebbe, secondo un'analisi divo dell'oggetto privandolo della sua utilità. L'arte, in quanto prodotto di lusso, questo genere, la creazione di una nuova base materiale, la quale deriverebbe an­sfugge perciò a una valutazione tramite il +lavoro+ che la situerebbe nella scala che, e a maggior ragione, da una trasformazione dei rapporti degli uomini con ladei valori propri dell'ordine delle cose ; in questo senso, ha qualcosa di+ divino+. natura piuttosto che da una trasformazione dei rapporti degli uomini tra di loro.Ma si sa che la storia la ricupera, per cosi dire, nel momento in cui, sottraendosi Una nuova+formazione economico-sociale+, suscettibile di essere chiamataalla sua funzionalità, si vede inserita in altre logiche sociali, situata, misurata, ap­ società borghese o società socialista, potrebbe perciò svilupparsi solo a quellaprezzata in funzione di criteri in apparenza specifici ma che non si lasciano dis­ duplice condizione. Questa rilettura e questa nuova analisi devono essere presesociare dalla razionalità economica dell'insieme. in considerazione nell'esame di tutti i concetti utili allo studio della logica eco­

Queste osservazioni sull'arte e sugli artisti suggeriscono un ritorno all'antro­ nomica unita alla logica sociale, come+lavoro+, +riproduzione+, +transizione+,pologia. Il+lusso+ è infatti una nozione relativa, come quella di+abbondanza/ +pianificazione+, o +valore/plusvalore+, ma esse hanno anche l'ambizione di get­scarsità+ (ed è ciò che Sahlins ha cercato di dimostrare). Ma si può pensare che tare una luce nuova sui problemi piu scottanti dell'attualità politica. Si deveuno dei meriti dell'antropologia piu recente sia stato quello di ripensare l'idea pensare, con Godelier, che le «contraddizioni» attuali dei paesi socialisti (l'usodella razionalità economica e di assumere una prospettiva piu vasta e cioè socio­ del termine 'contraddizioni' corrisponde d'altronde piu al risultato dell'analisilogica. Le osservazioni di Bataille, da un altro punto di vista, permettono di pro­ che non a una semplice descrizione della realtà) sono dovute al fatto che esistecedere nello stesso senso interrogandosi sulle forme specifiche di sacralità che uno scarto tra i modi materiali (antichi) e i rapporti socialisti di produzione (nuo­possono corrispondere all'organizzazione dei grandi Stati moderni. L'arte, lo vi)? In tal caso, i problemi della burocrazia dei paesi socialisti dovrebbero atte­sport, gli spettacoli e la cultura in generale, dal momento che sono sottomessi nuarsi soltanto il giorno in cui l'assunzione reale dei modi materiali di produ­alle leggi del mercato, o a leggi particolari del mercato, sono talvolta presentati zione sotto rapporti socialisti di produzione si sostituisse all'assunzione formalecome tipici della decadenza delle nostre società caratterizzate dalla manipolazio­ dei modi materiali antichi sotto questi stessi rapporti di produzione. Se la dia­ne machiavellica del «panem et circenses». Forse bisogna invece vedere in questa gnosi è giusta (come lo farebbe credere per un verso il rigore dell'analisi con­sottomissione (espressione diversa dell'incontro di due storie di cui ci si è chiesti cettuale), non è però certo che possa tener conto di tutti gli elementi della situa­prima se non definiva proprio l'essenza del sacro) l'espressione e la condizione zione. In quanto al pronostico (la visione dell'avvenire), esso solleva, d'altronde,di una sacralità che non si lascia piu leggere e vivere nel sacrificio e nella festa in modo perfettamente consapevole ed esplicito, numerose questioni.come nelle società tradizionali. Ogni analisi economica delle nostre società si L'analisi delle costrizioni proprie dei nuovi +spazi economici+ e quella deiscontrerà con i problemi di senso e di razionalità se pretenderà di ignorare la fenomeni di cui la nozione di +svilupp%ottosviluppo+ cerca di render conto,comprensione antropologica dei fenomeni che si sarà data per oggetto. Oggi le possono accontentarsi di una visione alternativamente molto tecnologica e moltorubriche giornalistiche sono invase, in conseguenza della volontà in fondo inge­ volontarista delPinfrastruttura> Se le antiche basi materiali della produzionenua di ridurre la razionalità alla specificità dei livelli o dei campi, da nozioni che cambieranno in modo significativo soltanto il giorno in cui vi si introdurrannonon significano nulla e il cui solo effetto è di far nascere, come attorno all'Anno le forze produttive piu sviluppate del mondo (attualmente quelle del mondo ca­Mille, terrori senza nome o portatori di troppi nomi : ritorno del religioso, au­ pitalista) e in cui si inventeranno forme superiori di produttività, non si può for­mento di violenza, vampate di terrorismo. Non si intende certo con questo affer­ se temere, da un lato, che le rivoluzioni necessarie a questi sconvolgimenti in­mare che nel mondo contemporaneo non c'è né religione, né violenza, né terro­ contreranno l'ostacolo di altre violenze, e, dall'altro, che esse genereranno vio­re ; ma non è forse inutile ricordare che le allegorie non sono soggetti storici, e le lenze politiche o di altro genere in contraddizione con l'etica socialista e demo­

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Ricoprimenti tematic i 8oz

cratica — eterna questione delle libertà formali e reali? Infine, la plausibilità sto­rica di un tale avvenire non si scontra forse con la realtà di zone cosiddette sotto­sviluppate all'esterno e all'interno dei paesi socialisti? La realtà del «sottosvi­luppo» può essere analizzata al di fuori del contesto mondiale che l'aggrava? Senon c'è salvezza al di fuori del progresso tecnologico, quante generazioni «sotto­sviluppate» dovranno essere sacrificate al successo del «vero» socialismo? Qualisono i veri proletari del mondo contemporaneo? La soluzione, almeno parziale,dei problemi del sottosviluppo dipende forse dall'apporto tecnologico massicciodi cui l'avvenire del socialismo sarebbe tributario? Se si, a quali condizioni sa­rebbe possibile> Il sottosviluppo non ha forse dimensioni intellettuali, politichee ideologiche, e l'opzione tecnologica, se si propone come esclusiva e se le igno­ra, non contribuisce ad aggravarlo? Queste domande non sono obiezioni a Go­delier poiché si delineano al termine delle sue analisi. La realizzazione del verosocialismo esigerà parecchie rivoluzioni e numerose generazioni : questa è la con­clusione dell'analisi teorica e, si potrebbe dire, il programma del politico. La co­scienza politica (di cui militanti ed esperti apprezzano il «livello») appare dun­que radicalmente diversa dalla coscienza profetica messianica o millenaristicadi cui si era trattato poco prima. Un paradosso storico fondamentale e sul qualebisognerebbe ancora riflettere vuole infatti che, dei due uomini di cui Aragoncantava la riconciliazione e la collaborazione nell'azione di resistenza alla ditta­tura (quello che credeva in Dio e quello che non vi credeva), fosse il primo, nellaBibbia, nel medioevo europeo o nelle diverse sette dei paesi dominati e detti sot­tosviluppati, a esigere la realizzazione delle promesse a breve termine, a scaden­za individuale. Il militante senza Dio, invece, è rinviato alla Storia concepita co­me principio superiore di significato e oggetto di fede a partire dal quale pensarel'individuo, il progresso e la libertà, e situare la morte, la giustizia e la responsa­bilità. Non si sfugge tanto facilmente alla necessità del significato con l'analisidelle conoscenze e delle pratiche, e non stupisce che l'analisi economica rinviial politico e, al di là di esso, al simbolico, senza ridurli o ridurvisi.

Questo è, se non altro, un percorso permesso dall'Fnciclopedia a partire dagliarticoli «antropologici». Il punto di vista antropologico, suggerendo una conti­nuità tra il gesto e la parola, l'individuo e la società, la natura e la cultura, nonignora né il cervello, né l'economia, né la storia. Il cammino antropologico tende­rebbe piuttosto a relativizzare, l'uno mediante l'altro, i rispettivi determinismi.Si può sperare che esso prevenga cosi ogni riduzionismo e che in questo modo,di fronte a ogni dogmatismo, sia pur generoso, conservi un valore sovversivo ecritico. [M. A.].

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8oz

Le vie de11a forma

x. Os servando i limiti.

Entrare nel dominio delle+ arti+ (oggetto di questa analisi) conduce immedia­tamente a un'eterogeneità. Sull'orizzonte prefigurato dal programma enciclope­dico in forma di grafo prendono rilievo gruppi fra loro, forse non solo fisicamen­te, lontani : +Enunciazione+-+Normale/anormale+ ; + Creatività +-+ Tempo/tempo­ralità+... ; altri gruppi, nelle stesse condizioni, sfidano a rintracciare una prossi­mità non puramente opportunistica: +Linguaggio+-+Corpo+; + Comunicazione+­+Soma/psiche+... ; altri ancora espongono con evidenza quasi ovvia le loro affinità :+Linguaggio+-+ Orale/scritto+ ; + Corpo+-+Soma/psiche+..., ma sono proprio questiultimi, dove si presenta una maggiore omogeneità, a costituire focolai di diffe­renziazione.

Si vedrà perché e come.Prima di tutto, prima ancora di individuare il «centro» attorno al quale ruota

l'attenzione delle arti, il primo dato qualitativo è fornito da un' impressione: dauna parte si vedono «scienze» che hanno a che fare con testi, dall'altra «scienze»che hanno a che fare con comportamenti. E non andrà troppo presto assuntal'+ipotesi+ semiologica che i comportamenti, in determinate condizioni, siano,almeno potenzialmente, testi ; prima andrà osservato che nel «grafo» globale del­l'Enciclopedia esiste un'area intermedia e che questa posizione centrale è occu­pata dalla +Storia«, non tanto a m ediare (o a occupare un'incertezza ) fra scienzee scienze umane quanto piuttosto a indicare il suo ruolo chiave : lavorare sui fattitradotti e trasformati in linguaggio, sui comportamenti raccolti e rappresentatida fonti (scritte, orali, ecc.), da dati quantitativi che configurano una+funzione+qualitativa e aspettano di venire interpretati.

La storia per questo è scienza per essa sono possibili spiegazioni; meno, cer­to, prevlslonl.

Ma per le arti e per quanto esse qui contengono o pretendono di rappresen­tare tutto questo è veramente impossibile. Quel che esse offrono è una +tradu­zione+, un ulteriore rinvio, una produzione di senso ; un testo, insomma, che al­tri testi — e altri soggetti, nei e coi testi — trasformeranno. Eppure, nel presentericoprimento tematico (che in questa particolare occasione chi scrive preferisceindicare con il termine 'regione', in tal modo richiamando ancora la metaforadel territorio di cui 'a regione è parte) si incontra, dal settore storico, il gruppo+ Tempo/temporalità +.

Non deve trarre in inganno la sua collocazione marginale: che fosse inclusoo meno entro i limiti della mappa, esso non avrebbe comunque potuto esseretrascurato o considerato privo di peso... Cosi però, assunto di pieno diritto nelterritorio delle arti, pretende un'attenzione particolare; non costituirà dunquesolamente una sottintesa chiave concettuale ma potrà essere anche un oggetto didiscorso.

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bg àt p tm*/N Sog Le vie della forma

g imene oeloca o lena at

p t tgagel/p rol • tt tel • tl b

ittL'esame della «regione» delle Arti, da qualunque parte esso prenda l'avvio,

tIl g

non può non comportare, mettendo in ri l ievo elementi dominanti, la deforma­t d * zione di altri.

I/p n &mI l/b n

Ù th• ÙIO La stessa definizione della regione procede da una delimitazione : al «centro»/ t l * P'tmm

gm+Arti+ (assieme ad +Artigianato+, +Artista+, +Produzione artistica+) con+Soma/

Ùfb tIl P g

psiche+ (assieme ad +Amore+, +Eros+, +Isteria+, +Pulsione+, + Sonno /sogno+) eg t al lthI t(

+ Visione+(assieme a +Colore+ e +Disegno /progetto+).A questo punto l'area, che potrà pure essere collocata in modo «centrato»,

n r producendo una certa interpretazione — subordinata e statica — del suo intorno,o deve essere preferibilmente valutata in base a modelli dinamici.

Si considerino anzitutto le arti nella loro forza di attrazione o come massa ra­diante, capace di produrre una solidarietà fra gli articoli non tanto collegandoliall'interno di una rete ma funzionando da forza centripeta che appunto permette

• blgt tI

loro una certa stabilità. In tal modo non viene negata autonomia di sviluppo aglitm * d

h

articoli qui considerati, che non si riducono quindi all'unico rapporto con+Arti+,ma a quest'ultime viene riconosciuta un'alta capacità aggregatrice di zone del sa­pere; in una versione «radiante» del +modello+ ci si pone nella prospettiva diconsiderare le arti come universo in espansione, come onde che nel loro movi­

daàdeàomento arrivano a toccare punti sempre piu lontani. Un'immagine dinamica par­

*at/gt oa e l fe Itt Ol IP oolàe/~rmale ticolare potrebbe ancora essere quella offerta da una valutazione del movimento

I t / I t o pite e«dalle+Arti+ (con + Soma/psiche+ e + Visione+) verso», come processo di sviluppo,quasi come rito di passaggio che comporta progressione e cambiamento: ciò si­gnifica che non soltanto partendo dalle +Arti+ si va verso la +Comunicazione+, il+Linguaggio+, la+Creativita+... ma che, ritornando al punto di partenza, anchela tematica specifica delle arti viene modificata dall'esperienza di transito in al­tre zone.

Un altro modello potrebbe essere quello dominato da rapporti di congiun­zione, da vincoli di alleanza (del tipo delle strutture di +parentela+) del «cen­tro» con uno o piu gruppi a discapito di altri. Ad esempio, il congiungere+Ar­ti+ con +Iinguaggio«, o con «Inconscio+, o con +Testo+, o con +Orale/scrit­to+ provoca una «deformazione» valutativa nei confronti di altri aspetti conco­mitanti nella «regione» delle +Arti+ (se, ad esempio, si privilegia il rapportocon+Comunicazione+ e si trascura quello con +Normale /anormale+ o quello con+ Corpo+).

Tornando alla visione statica a cui si accennava, si dirà che il centro, secondoquesto punto di vis.a, è il mozzo di una ruota e gli articoli sono i terminali deisuoi raggi che si distribuiscono al suo intorno occupando una posizione fissa estabile.

Una visione forzatamente strutturalista condurrebbe ad un analogo risulta­to: ogni articolo, ogni raggruppamento sarebbe un universo chiuso dotato diuna logica interna autosufficiente. In tal caso dominerebbero rapporti del tipocentro/periferia e nessuna trasformazione o cambiamento di alcun genere sareb­

La regione del grafo delltEnciclopedia che la redazione ha proposto a Gian Paolo Ca­ be ammesso: la ripartizione dei ruoli degli articoli assomiglierebbe a quella diprettini come sfondo della presente trattazione. L'area racchiusa dalla linea marcata in­ un rendiconto patrimoniale.dividua il nucleo tematico di partenza. E chiaro invece che l'ideazione del''Enciclopedia, e di conseguenza la traccia

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8oy Le vie della formaRicoprimenti tematici 8o6

che qui si delinea, dispone le arti all'interno di un mondo in espansione (o in con­ Percorrendo la ttia della forma.trazione) sia nel tempo sia nello spazio ; esso quindi si ripensa continuamente daun lato in termini di+memoria+ e di+progetto+, e dall'altro riconsidera dina­ A un primo colpo d'occhio l'area qui considerata sembra avere un comunemicamente gli acquisti e le perdite dei propri+ dati+ e +valori+ al variare dei li­ denominatore abbastanza chiaro; in una parola, si potrebbe dire, il concetto dimiti della propria influenza. +forma+ (non però nell'accezione riduttiva di aspetto percettibile ). Esso tiene

soddisfacentemente unite in una serie di connessioni anche le aree meno vici­

Ambiguità ne, +Linguaggio+ e + Corpo+, +Visione+ e +Letteratura+, +Tempo/temporalità + eCompetenza/esecuzione +Creatività+, +Tonale/atonale+ e +Enunciazione+, per tenersi solamente agli ar­

Fonetica AvanguardiaGrammatica Allegoria

ticoli principali che presiedono ai diversi gruppi.Classico

Lessico Codice Discorso Qualche dubbio sorge per il territorio di confine (di confine non soltanto nelCritica

Lingua Immagine Finzione Bello/brutto grafo enciclopedico proposto) costituito da +Soma/psiche+, ma soprattutto +Xor­Lingua/parola Metafora Generi

Filologia EspressioneManiera FantasticoMetrica Significato

male/anormale+ e +Inconscio+. Quale tipo di forma è qui operante? La rispostaNarrazione/narratività Poetica GustoSemantica Simbolo Stile

— forse ovvia — potrebbe essere : in questi casi la forma non è volontaria, non è ilRetorica ImitazioneSenso/significato Segno Tema/motivo frutto di un'azione deliberata o, se pure è intenzionale ed espressa, va al di là,

Traduzione Testo Immaginazione o al di qua, degli scopi prefissati. Ciò che emerge come forma non sarebbe dun­Universali/particolari Progetto

Linguaggio Riproduzione/riproducibilitàque riconducibile completamente agli sforzi e alle attese di chi l'ha realizzata;

Sensibilità i suoi prodotti sarebbero determinati da una logica: a ) della differenza, in sensoSpazialità negativo: scarto, o positivo: eccesso; e b) della in-differenza, perché molto del

Arti CreativitàErrore materiale prodotto sfugge a un'immediata codificazione, cioè a una norma giàInformazione Artigianato Armonia

Comunicazione Artista Melodiafissata o riconosciuta, e sembra destinato a perdersi in un mondo residuale co­

Attribuzione Ritmica/metrica stituendo una quantità priva di qualità (cfr. al proposito l'articolo +Qualità/Atti linguistici Oggetto Scala quantità+).Dicibile/indicibile Produzione Suono/rumore

Presupposizione e allusione artisticaEppure, esaminata in questi modi, la forma permette di mostrare chiaramen­

Tonale/atonaleReferenteVisione

te alcuni suoi caratteri peculiari, primo fra tutti la diversità rispetto a quella cheEnunciazione Soma/psiche

Colore Amore può essere un'opinione comune: la forma come manifestazione effettiva di unaDisegno/progetto Desiderio Corpo +rappresentazione+; la forma invece va intesa anche come il risultato di un'atti­

Eros Abbigliamento

Tempo/temporalità Isteria Cantovità combinatoria con cui in ur.a rappresentazione vengono connesse le due po­

DanzaCatastrofi Pulsionelarità interagenti nei processi di costruzione del senso, l'+espressione+ e il conte­

MascheraCiclo Sonno/sognonuto, dando luogo al +segno+. Non c'è segno senza forma, ma molte sono le for­

ModaEventoOrnamento

me non semiotizzate (e non semiotizzabili ) perché non riconosciute (socialmentePeriodizzazione

Scenae nemmeno individualmente) nel quadro di una legge o norma e quindi non as­

Inconsciosegnate alla memoria individuale e all'eredità di una cultura.

Angoscia/colpa Per chiarire sarà utilé affidarsi al'..iodello di Hjelmslev:Castrazione e complesso

CensuraNormale/anormale Identificazione e transfert

Sostanza dell espressioneClinica Nevrosi/psicosi

Cura/normalizzazione Piacere Forma dell'espressioneEsclusione/integrazione

Farmaco/drogaFollia/delirio Forma del contenuto

Medicina/medicalizzazioneSalute/malattia Sostanza del contenuto

Sintomo/diagnosi

Figura t . dove la doppia freccia qui aggiunta collega, in una sintesi formale di parti soli­I rapporti di forza tra le Art i (scelte come «centro» del nucleo tematico Art i- Visio­ dali, espressione e contenuto, costituendoli mediante la significazione in segno.

ne-Soma/psiche) e i gruppi limitrofi.

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Ricoprimenti tematici 8o8 8og Le vie della forma

Si potrà dunque affermare, sulla scorta dell'epistemologia saussuriana del segno anche quest'ultimo può sottrarsi all'autocoscienza ritenuta spesso, sia pure incon­come unione di significante e significato, che la forma è l'esternamento di un'at­ sapevolmente, una forma di prigionia, isterilimento, fossilizzazione.tività combinatoria e insieme ciò che ad esso presiede. L'autocoscienza va invece assunta come la premessa necessaria del funziona­

D'altro canto la «perifericità» di +Soma/psiche+, +Normale/anormale+ e+In­ mento dei meccanismi culturali (langue) e comunicativi (parole) ; essa è la garan­conscio+ ha un certo carattere esplicativo, non essendo essa estranea o disomoge­ zia della sopravvivenza e del rinnovarsi di un sistema impersonale di valori su

nea rispetto a particolari dimensioni della significazione: ad esempio, la+meta­ cui, a sua volta, si fondano le possibilità di una vita attiva individuale e autonoma.

fora+, l'+immagine+ e il +simbolo+, che pure partecipano a ragione del gruppo La+forma+, connessa all'attività rappresentativa, è pertanto garantita, in ge­

+Segno+, vivono nelle condizioni di una qualche indeterminatezza; in termini nerale, da una+grammatica+: l'autocoscienza si configura nella cultura come

piu precisi e piu chiari, essi si prolungano al di là della volontà del soggetto c e ihe li una langue, e come la+lingua+ è una forma e non una sostanza (Saussure), cosiproduce (ad esempio nella poesia, nelle arti visive, nelle figurazioni etnico-reli­ ogni azione dell'individuo volta all'appropriazione del mondo, interno o esterno,

giose, ma anche in certe «patologie» del linguaggio e piu in generale del com­ consiste nella produzione di forme, nel perpetuo rinnovarsi di un dialogo con laportamento quotidiano) e creano un alone di nuove interpretazioni. Sono segni realtà, anche là dove, come nelle culture cosiddette primitive o in quella odierna

dinamici, come direbbe Peirce, produttori di un senso che è sempre ulteriore. «di massa», sembrano dominare l'automatismo e la +ripetizione+.

Essi espandono le frontiere del mondo mostrando le possibilità di differenziazio­ne di quest'ultimo.

È pur vero che non c'è metafora, immagine o simbolo che non sia già per certi 3. Testo e contesto.

aspetti innestato nella cultura, che non s'imponga in una+comunicazione+ pre­ventivamente regolamentata. Le proprietà di tali operazioni concettuali sono L'identità degli articoli e dei diversi tipi di raggruppamenti discende dal dia­

pertanto da ascrivere anch' esse a un+ linguaggio+, dotato di un+lessico+ o reper­ logo fra+testo+ e contesto. Ogni articolo, considerato come testo, risulta pertan­

torio di unità componibili e di una+grammatica+ che ne disciplina le possibilità to definito in base al contesto di appartenenza — il gruppo —, a cui ora si aggiungedi manifestarsi e combinarsi. il contesto della «regione» da suddividere, per gli articoli del «centro» (+Arti+,

Ma, come nessuno, nemmeno il piu riottoso comportamentista, potrebbe as­ +Soma/psiche+, + Uisione+), in contesto dell'area centrale e contesto della «re­sennatamente sostenere che la comunicazione è la funzione fondamentale del gione».+linguaggio+ (se pure il linguaggio ha, fra le tante, una funzione che si possa dire Si può dire allora che l'esistenza degli articoli dipende dai punti di vista os­effettivamente fondamentale), cosi non si può non tener conto che ciascun sim­ servativi che si configurano come limitazioni contestuali (ad esempio, le +Arti+bolo, metafora o, in generale, immagine, una volta che sia prodotto, viene lan­ nel contesto del +Linguaggio+). A questo andrà aggiunto che, per taluni articoli,ciato al di là dei suoi confini, del suo contesto di appartenenza volontariamente espressi da polarità, oppositive o meno, come +Normale/anormale+, +Tempo/assegnato e illumina nuove zone del sapere, rendendo possibili ulteriori connes­ temporalità+, esiste già un contesto preliminare interno determinato dalla lorosioni, sempre però sulla base di una legge (che esso stesso contribuisce a ridise­ articolazione in parti. In tali casi il dialogo avviene anzitutto fra una parte costi­

gnare), sia essa da ascrivere alla volontà collettiva o a quella individuale. tutiva e l'altra.Non è dissimile il ragionamento di chi vede nella dimensione patologica e­ L'identità, che è quanto dire la possibilità di esistenza, di ogni articolo dipen­

spressa da un organismo umano (cfr. il gruppo +Normale/anormale+, in partico­ de dunque dalla struttura bipartita r sto (articolo ) / contesto(gruppo di apparte­lare gli articoli+Salute/malattia+ e+ Sintomo/diagnosi+) il risultato di due com­ nenza), dove la prima relazione contestuale è quella con l'articolo-pilota di ogniponenti devianti: l 'una dalla norma individuale, l'altra dalla norma generale; gruppo e dove per ogni articolo-pilota la relazione contestuale è quella cogli ar­dove si coglie l'impostazione ideologica secondo la quale l'+organismo+ indivi­ ticoli del suo gruppo. Nella «regione» delle arti, ponendo l'area centrale (quiduale è un sistema di componenti finalizzate sostenute dallo scambio e, d'altro +Arti+, +Soma/psiche+, o Visione+) rispetto agli altri gruppi (+Comunicazione+,canto, che la cultura, come espressione di una collettività, è dotata di una mente + Creatività+, + Testo+...), viene riprodotta per analogia la relazione dell'articolo­comune e funziona come un organismo complessivo ; diversamente però dall'an­ pilota di ogni gruppo con gli altri articoli dello stesso gruppo.tica immagine, se proprio a questa ci si vuole ridurre, che parlava del «corpo so­ Si vede dunque che, perché dialogo avvenga, cioè perché si stabilisca un pro­

ciale» e che un tempo considerò questo — in modo conservativo — alla stregua di cesso di identificazione, occorre che la realtà si suddivida in due parti; ciò ac­un complesso di apparati che si distribuiscono le funzioni del respirare, digerire, cade tanto per gli organismi viventi (simmetrie destra/sinistra) e la loro +orga­deambulare... nizzazione+ cerebrale (regolata, fra l'altro, da specializzazioni destra /sinistra)

Sull'autocoscienza (cfr. l'articolo +Coscienza/autocoscienza+) del sapere e quanto per ogni sistema culturale che, nel promuovere la sua identità, fonda l'e­

delle possibilità espressive e comunicative il parametro non può essere soltanto sistenza di un antimondo a cui si oppone (Lotman e scuola di Tartu ).personale. Analogamente, c'è un inconscio individuale e un inconscio collettivo : La condizione iniziale per considerare un oggetto, nel caso presente per ri­

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8io 8i iRicoprimenti tematici Le vie della forma

cercare la logica interna di entità testuali complesse, procede pertanto da un'esi­ zioni di sviluppo, cioè miri per sé, vi riesca o no, al cambiamento, dove 'cam­

genza biologico-comunicativa che si realizza nella necessità di uno scambio fra biamento va inteso anche come consolidamento dello stato presente al variare

l'+oggetto+ e il suo+ambiente+, ossia fra gli articoli e il loro contesto di appar­ i condizioni esterne (si pensi all uso di +stile+ e +maniera+ non in contesti ar­

tenenza.tistico-letterari ma nella+clinica+ psichiatrica e nella psicanalisi dove si allude

D'altro canto occorre tener conto che i volumi degli indici dell'Enciclopedia, alle conseguenze di meccanismi di difesa che comportano la disattivazione di

oltre alle brevi indicazioni fornite di volta in volta alla fine degli articoli, si con­ canali attivi di mutuo scambio con la realtà esterna).figurano come una forma complessa di autocomunicazione ; come per ogni orga­ In termini semiologici il problema si può ricondurre ai rapporti fra parole e

nismo è vitale che l'+informazione+ circoli al suo interno guidata da un centro langue, vale a dire tra il fare e l'essere fatti, tra l'innovare e il mantenere. Nell'at­

direttivo, cosi nelle produzioni testuali a carattere sistematico si riverberano letività artistica il fare sarà dominante rispetto all'essere fatti e tutto ciò ha la sua

esigenze di una cultura come meccanismo unitario. Per il suo funzionamento è ragione nel carattere stesso che distingue la+produzione artistica+ dalla comuni­

necessaria l'attivazione permanente di canali di scambio, perché, almeno tenden­ cazione quotidiana: quest'ultima, come si è detto, tiene conto delle convenzioni

zialmente, al moltiplicarsi delle possibilità di accesso corrisponde l'incrementoattuali, ricerca risposte immediate, punta in ogni modo a far si che il proprio

della ridistribuzione del materiale informativo e quindi delle possibilità di uti­ messaggio possa essere subito compreso, mentre la comunicazione artistica è

lizzazione. lanciata nel tempo, non può avere la pretesa di venire immediatamente percepita

Il complesso testuale costituito dall'Enciclopedia — e dai suoi articoli che sie ascoltata.

integrano in unità di un primo livello superiore (i gruppi) e poi di un secondo (i Sotto un certo aspetto si può dunque definire l'arte come un'attività consi­

ricoprimenti tematici ), non in modo puramente additivo ma secondo un ordina­stente nel simulare un trasferimento di informazioni, soprattutto nel tempo pre­

mento gerarchico — si configura come un campo di tensione animato e attraversatosente in cui non è che non ci siano valori che non possono durare ma è caratte­

da «conflitti di interesse»(l'espressione fu applicata da Tomasevskij al racconto) : ristico — è presupposto difluso — promuovere valori che non devono durare. Il

nel caso in questione, all'interno della «regione» delle Arti si può parlare diche mette in luce un fondamento, tipico forse non solo delle «poetiche» moder­

+conflitto+ fra percorsi di interesse. Dato che è impossibile seguire simultanea­ ne e contemporanee : l'opera artistica si costruisce distruggendo le proprie forme

mente piu vie di+lettura+, pur non escludendo di mantenere talune traiettorie(o comunque ridistribuendo nel fluire storico-temporale le proprie espressioni

in parallelo, si cercheranno di illustrare le ragioni di una scelta, ossia i fonda­ linguistiche: è il caso delle «citazioni» imperanti nel cosiddetto postmoderni­

menti di una «centralità» (quella delle +Arti+ — con +Soma/psiche+ e + Visione+) smo) ; piu certamente si potrebbe affermare che la comunicazione artistica pro­

rispetto a una totalità (gli articoli compresi nella «regione»). duce messaggi che hanno valore di codici, ossia ridisegna continuamente il pro­prio panorama intertestuale inserendo fattori d i d i scontinuità. Caratteristicaquesta peculiarmente riconosciuta alle «grandi opere», di fondare in certo modoun nuovo genere trasgredendo le regole del genere preesistente.

Risposte e progetti.

L'organizzazione non soltanto dell'intera Enciclopedia ma anche di questosettore risente in qualche misura dell'opposizione attualmente in voga fra «pen­

Comunicazione e desiderio.

siero forte» e «pensiero debole»(le+ enciclopedie+ « tradizionali » costituirebberoun pensiero che si pretende forte volendo assegnare un posto a ogni nozione co­

Sono dunque in gioco le due polarità a cui tendono sia la cultura nel suo com­

si da esaurire il sapere), e dell'altra opposizione altrettanto interessante — vi­plesso sia i testi, cioè le forme linguisticamente organizzate mediante le quali

gente alcuni anni or sono e poi ripresa — fra «opera chiusa» e «opera aperta»I+uomo+ dà senso al proprio rapporto con la cultura. Le due polarità a cui si

(e allora certamente questa Enciclopedia sarebbe «aperta» in quanto capace diallude parlando di comunicazione «quotidiana» e comunicazione «artistica» sono

produrre continuamente dal suo interno nuovi assetti essendo dotata di una cer­la tendenza a memorizzare e quella a trasformare, che in termini semiologici si

ta «discontinuità» o « irregolarità») ma soprattutto entra in risonanza, a parere enunciano come i "ue aspetti della cultura: riserva e meccanismo generatore.

di chi scrive, coi modelli semiologici della cultura.Nel corpus degli articoli a cui qui ci si riferisce le polarità in questione sono

Nello spazio del ricoprimento tematico delle Arti si fronteggiano due tipi dirappresentate, per semplificare, da +Enunciazione+ e +Desiderio+. Le arti di­

comunicazione, l'una fatta di risposte: la comunicazione «quotidiana», l'altraspongono quindi di due vettori, l'uno diretto verso la comunicazione codificata,

fatta di progetti: la comunicazione «artistica». Indicazione schematica che siil linguaggio (e questo non soltanto per le cosiddette «arti verbali»), l'altro di­

vuole proporre per esigenze chiarificatrici nonostante si tratti di una contrappo­retto verso le frontiere del+sonno /sogno+, della+pulsione+, del+piacere+. Da

sizione forzata, in quanto l'aspetto di+progetto+ è in generale parte integranteuna parte si vedono accentuate le condizioni che sostengono l'edificio del+clas­

dell'esperienza e fa si che l'individuo si consideri (o venga considerato) in condi­ sico+, dall'altra quelle che sospingono nella dimensione del «romantico». Non

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Ricoprimenti tematici 8iz 8t8 Le vie della forma

si pretende di esprimere una diade di inconciliabili alternative ma solamente la in quanto appunto strumenti di espansione che, se pure agiscono su mondi possi­prospettiva di due tendenze permanenti dell'operare artistico, al di fuori di ogni bili non immediati, com'è il caso dell'+avanguardia+, si riverberano prima o poi+periodizzazione+ e quindi di precisazioni epocali o cronologiche. Da un lato la sul mondo quotidiano introducendo fattori di variazione che se proprio non pos­tendenza dell'arte a costituirsi come un linguaggio e, prima ancora, a esprimersi sono essere alternativi a quelli vigenti, offrono concomitanti margini di possibi­facendo leva su una precisa normativa, a sua volta spesso formulata sulla base di lità, quindi di libertà.una presunta normatività del +mondo+ e quindi su un rigido sistema di corri­ L'espansione a cui contribuiscono le arti in modo determinante non incidespondenze; dall'altro la tendenza dell'arte a presentarsi come un'avventura del soltanto verso l'esterno ma riguarda anche l'ampliamento dei confini interiori,pensiero non vincolata a imprescindibili norme, ma semmai incline a travalicare nella ricerca e esplorazione delle «profondità» o «abissi » della psiche (+metafo­confini stabiliti fino a opporsi al costituito come espressione di negatività (e sa­ ra+ appunto d'ordine spaziale come spaziali sono in parecchie culture le imma­rà allora il nichilismo in generale, ma anche — se si vuole, in posizione interme­ gini relative al perfezionamento della conoscenza del proprio Io ).dia — l'eroe «umorista» dostoevskijano, il «sentimento del contrario» pirandellia­ A tale riguardo non sarà priva di connessioni, tra la fine del secolo passato eno, l'«indegna parodia» del ritratto di Dorian Gray). l'inizio dell'attuale, la quasi simultanea curiosità nei confronti degli altri mondi

Lo spazio qui in gioco non è piu dominato da una geometria piu o meno veri­ e dell'inconscio. Una volta che il mondo terreno è stato diffusamente esploratosimile o comunque attendibile ma è una nebulosa dove +reale+ e immaginario, e i confini del noto hanno coinciso con quelli dell'esistente, non si è potuta nonrazionale e pulsionale, diurno e notturno, coscienza e delirio si battono l'un con­ avvertire la necessità di espandere le frontiere del sapere in due direzioni intro l'altro, in certi casi senza mire di prevaricazione, in altri, viceversa, con la pre­ qualche modo complementari : verso l'« interno» nei riguardi dell'Io — attraversocisa intenzione di arrivare faustianamente sino in fondo. Si è alle frontiere del lo studio del sogno come processo che riguarda congiuntamente +soma/psiche+ ecomunicabile, del +dicibile/indicibile+, dove l'organizzazione linguistica, « fra­ quindi come « forma di pensiero» (Freud) — e verso l'«esterno» attraverso le pri­sale» delle espressioni (che comporta accettabilità e margini di+errore+) cede me curiosità «fantascientifiche» con l'invenzione e la conseguente esplorazioneil passo all'iconico-spaziale onirico, perché il linguaggio irregolare delle passioni di mondi remoti e sconosciuti sulla Terra e lontano da essa.ha una grammatica tanto fragile quanto indocile e tumultuosa. Parallelamente, l'evoluzione delle arti a partire dagli anni '6o del secolo scor­

Eppure +Imonscio+ e +Enunciazione+ che parevano cosi remoti l'uno rispetto so ha risentito non soltanto dello sviluppo della tecnica ma si è realizzata nel qua­all'altro possono trovare, proprio attraverso le arti, una curiosa intesa. Il pro­ dro di questo generale mutamento delle strutture percettive che ha portato poicesso di enunciazione può acquistare una funzione decisiva : raccontare è vivere. la pittura e la scultura a presentare immagini caratterizzate da tracce volontaria­Cosi nelle Mille e una notte i personaggi dicono con le loro storie che non sem­ mente inconsce (Grabar).brano mai finire che l'uomo è racconto e che quando il racconto non è piu ne­ Come la cultura per vivere ha bisogno non soltanto di salvaguardare le pro­cessario egli può morire (Todorov). Forse che la soddisfazione di un desiderio prie frontiere ma anche di mettersi alla prova espandendosi, cosi l'uomo trae laequivale alla+morte+> Ciò che è vitale e insieme illusorio è quindi la continua propria identità non tanto dalla conservazione del suo status (cfr. l'articolo+Ruo­dilazione, il ritardo fine a se stesso, l'inseguimento impossibile, o se possibile 1%tatus+) quanto piuttosto dalla possibilità di metterlo in discussione. (È evi­tragico, della verità. A questa visione si oppone la logica narrativa di un presente dente che l'impostazione qui prescelta privilegia la concezione della storia checontinuo, quello della ritualità di un racconto in cui tutto è già annunziato o pre­ considera come fase vitale la messa in+ crisi+, ossia il farsi e disfarsi della solida­visto, o perché irrigidito da un mito (cfr. l'articolo +Mit %ito+) che è come se rietà dei testi con la propria cultura).fosse già conosciuto o perché espressione di una verità che è sempre stata e sem­pre sarà e che nessuno potrà modificare.

Anche in quest'occasione sembrano emergere modelli territoriali, spaziali. 6. Pe r esprimere le relazioni.La cultura, mentre da un lato è spinta ad aumentare il proprio patrimonio in­crementando cosi la propria riserva, dall'altro è volta a generare, oltre a testi e Non è difficile rendersi conto che vi è uno stretto legame di dipendenza fracomportamenti fra loro coerenti e conformi ai propri principi, alterità e con­ a) l'esporre, come qui si sta tentando, il modo di procedere all'interno della «re­traddizioni su cui misurarsi, e a spingersi oltre i confini già stabiliti, estendendo gione» (mettendo in luce le affinità e i contrasti, i legami e le disgiunzioni ) e b) lela sua influenza nel tentativo di comprendere(contenere e spiegare) l'esistente; caratteristiche della materia (o meglio i suoi fondamenti ) che viene trattata nelin tale processo incontra ostacoli eretti da sistemi concorrenti e alternativi e in­ settore in esame. Inevitabilmente insomma l'Enciclopedia diviene oggetto deltroduce al proprio interno, mediante tali scontri, nuovi elementi, o assegna nuo­ discorso come se facesse parte del tema che si sta affrontando. È, in altre parole,ve proprietà a quelli già esistenti cosi da apportare un cambiamento alla propria l'organizzazione del sapere che si è data l'Enciclopedia a fornire le risposte sulleorganizzazione di valori. basi concettuali operanti negli articoli. E a ben pensare non potrebbe essere al­

In questo processo un contributo fondamentale è quello arrecato dalle arti, trimenti, almeno nei casi in cui si può dire che l'esperimento è riuscito.

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Ricoprimenti tematici 8r4 8rg Le vie della forma

Vengono cosi in luce continuità e analogie fra l'assetto sistematico del sapere nizzazione dei lemmi fornita dall'Enciclopedia a permettere la comparsa di uno

(in particolare del settore che qui interessa) e le strutture percettive di cui ci si stesso lemma — in forma di lessema — entro molteplici piani di senso.

vale nell'affrontare l'Enciclopedia o una sua parte come una+totalità+. L'analogia delle strutture sintattiche di (r) e (z) favorisce appunto la rappre­L'osservazione di questo gruppo di articoli, come quella forse dell'i ntera ope­ sentazione di soluzioni prodotte da una matrice tabulare :

ra, procede «testualizzandosi» in macrostrutture che per semplificare si potreb­bero ricondurre a due tipi fondamentali, ciascuno dei quali sembra svilupparsi La danza è un'esPressione del corpo

seguendo le due direttrici sintattiche fondamentali: la paratassi, ossia le forme t4della coordinazione, e l'ipotassi, vale a dire le forme della subordinazione.

La danza è una scena della comunicazione soma/psiche

6.r. L'espressione delle relazioni (fra i gruppi e fra i lemmi) si traduce inossia:frasi.

Si constata — o si suppone (a seconda che si parta piu accentuatamente «dal­ (g) La danza è un'espressione della comunicazione soma/psiche.

l'interno» o «dall'esterno» dell'Enciclopedia) — una connessione, ad esempio fra (4) La danza è una scena del corpo.

+danza+, +espressione+, +corpo+, che assume una formulazione a carattere de­ Nell'estendere l'applicazione di un modello di questo tipo è evidente che cifinitorio : si dovranno porre precisi quesiti sull'attendibilità dei percorsi generati da ulte­(r) La danza è un'espressione del corpo. riori accorpamenti, per cui alcuni verranno considerati «accettabili » e altri no;

In virtu della rete dizionariale-enciclopedica si può giungere a una formulazioneciò dovrà avvenire sia sulla base delle conoscenze enciclopedico-dizionariali siasulla base dei criteri interni di coerenza del gruppo di appartenenza e del testo­

del tipo Enciclopedia,(z) La danza è una+scena+ della comunicazione soma/psiche Per quanto si è detto sopra la lettura potrà procedere secondo caratteristiche

nella quale 'soma/psiche' sta per 'fra soma e psiche' oppure 'che interessa soma enon-sequenziali. Tipicamente questa Enciclopedia fornisce la possibilità concreta

psiche' e nella quale è evidente, come per (r), il carattere insieme definitorio edi percorrere l'intertesto sotto forma di un discorso organizzato. Ciò vuoi direche quando, nella lettura degli articoli, si incontreranno rinvii espliciti o impli­

valutativo.Quel che deve essere colto nel variare delle formule (r) e (z) non è il cam­

citi a lemmi dell'Enciclopedia, si potrà, almeno in linea teorica, passare a questi

biamento della base del discorso ma quello delle sue strutture profonde ; in altriricucendo una nuova intertestualità (a differenza delle enciclopedie tradizionali

termini (x) e (z) mostrano la possibilità del determinarsi di piu isotopie che fun­che forniscono semplicemente dei rinvii, sotto forma di «asterischi» che servono

zionano come raccordi semiotici fra lemmi e che producono differenti percorsi diper completare o specializzare l'apporto di nozioni).

Il modello proponibile a tale riguardo è il seguente :interesse. La seconda espressione genera (o, se si vuole, semplicemente «propo­ne») infatti il seguente percorso:

(zp) danza ~ scena ~ comunicazione ~ soma/psiche

che si affianca al precedente :

(rp) danza ~ espressione ~ corpo.A

Tali traiettorie però non vincolano a una lettura sequenziale, come se i lemmifossero in un ordine rigido, per cui si passa obbligatoriamente dal primo al se­condo e cosi via, e per cui il passaggio da un lemma all'altro debba avvenire sol­ Nel procedere alla lettura dell'articolo a (indicata qui dalla doppia freccia) sitanto dopo che è stata esaurita la lettura del precedente. incontra un topic (A) trattato in altre parti della «regione» Arti o dell'Enciclopedia

È vero invece che la comparsa di uno stesso lemma-lessema (+danza+) entro — ad esempio, nell'articolo b ­(A potrà essere riconosciuto dal lettore sotto formamolteplici piani di senso — quelli espressi da (r) e (z) ad esempio — consente di di quesito, oppure indicato espressamente nel testo dell'articolo stesso, oppure

stabilire un procedimento di tipo tabulare una volta che i lemmi, i gruppi, il ri­ ancora rinviato dagli indici ) ; a questo punto si configura una lettura «parallela»

coprimento tematico in questione e l'Enciclopedia vengano riconosciuti come una del primo articolo (a) col secondo (b) ; in determinate condizioni si può anche+struttura+ testuale. Nelle condizioni presenti è vero anche l'inverso : è l'orga­ abbandonare la lettura (intesa come procedimento fisico) di a e passare a b. Nel

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Ricoprimenti tematici 8r6 8rp Le vie della forma

secondo caso potrà darsi che l'articolo b rinvii, mediante il topic B, a un pianoulteriore della rete (e quindi a c) oppure che riconduca prima o poi ad a. La qualità dei rapporti.

Questo modello che esprime le possibilità di fruizione tabulare indica che ilcotesto porta nell'intertesto, ossia che il testo-intorno a in cui si situa, per esem­ Nel considerare l'estensione del ricoprimento tematico +Arti+ qui esaminatopio, A, contiene potenzialmente le indicazioni intertestuali «verso b» — e poi si potrà procedere secondo distinte immagini o, perfino, modelli spaziali.«verso c», «ancora verso a»... In una parola è come se le singole « frasi » (ossia gli r) Nel primo caso l'area si presenta come una totalità definita provvista di unarticoli a, b, c...) si integrassero in un+discorso+ prodotto dalle interazioni dei centro (costituito da tre gruppi di articoli: +Arti+, +Visione+, +Soma/psiche+) elemmi. di una periferia (gli altri gruppi ) ; perché l'assieme sia dotato di una certa strut­

turalità, vale a dire perché presenti i caratteri di un sistema costituito di parti in­

6.z. L'espressione delle relazioni (fra i gruppi e fra i lemmi ) si configura in terconnesse e dotate di una certa organizzazione, occorrerà che ciascun gruppo

assetti iconici. di articoli intrattenga rapporti almeno con uno dei gruppi collocati al centro.Tali rapporti potranno essere diretti o indiretti ; questi ultimi si varranno del

Si tratta di una condizione percettiva affatto diversa dalla precedente ma che, passaggio in gruppi che hanno relazioni dirette. Eccone alcuni esempi:in certi casi, può essere considerata ad essa preliminare (o complementare). Siprendano in esame partitamente le due situazioni alle quali si è già accennato : R

. . . a) + Corpo+ + Soma/psiche+Rapporti diretti

r) la situazione interpretativa, che è quella specifica di questa parte degli Indici, b) + Gusto+ +Arti+di mettere in luce (e motivare) il reticolo dei rapporti soggiacenti ; z) la situazio­ne di fruizione (quella propria di chi legge). • letterata ae ert tt •

r) Le procedure qui intraprese indicano chiaramente — sulla scorta d'altronde c) tdel grafo dell'Enciclopedia — che una rappresentazione con modelli grafici si mo­ + Orale/scritto+stra particolarmente adatta a evidenziare i legami e la qualità delle relazioni fragli articoli. Ciò che va enfatizzato è il carattere spaziale di questi modelli favo­rito dalla concomitanza di piu piani di senso. Avendo come oggetto di discorso Rapporti indiretti + Comunicazione+

i raggruppamenti degli articoli è inevitabile (ma anche opportuno) utilizzare un d) + Creativi tà + ~ + Vi s ione+metalinguaggio di tipo spaziale, di «ordine secondo» rispetto a quello linguistico +Normale/anormale+con cui si presentano gli articoli. Si dirà allora che il passaggio al metalinguaggiofavorisce l'utilizzazione di assetti iconici, dove 'iconico' può rappresentare, con + Tempo/temporali tà +l'inequivocabile messa in rilievo di coordinate spaziali, un linguaggio piu com­plesso rispetto al linguaggio-oggetto o, viceversa, un linguaggio piu « immediato» I rapporti diretti configurano delle intersezioni fra gruppi (o fra articoli ).stante il bisogno di porre in rilievo in quest'occasione piu le relazioni che i con­ a) + Corpo+, ad esempio, ha relazioni con +Soma/psiche+ ma non si esauriscetenuti degli oggetti correlati. in queste relazioni : c'è un corpo sede delle attività somatopsichiche ma c'è anche

z) La situazione di lettura è stata anch' essa «guidata» verso procedure di tipo un corpo-simbolo come modello del mondo, rappresentante di una metafora co­iconico in ragione appunto delle reti o tabulazioni di cui si è detto; soltanto che smologica. D'altro canto «Soma/psiche+ contrae tutta una serie di rapporti in cuiin questo caso la dimensione iconico-spaziale non discende tanto dall'applicazio­ +Corpo+ non è direttamente implicato.ne di un metalinguaggio a finalità esplicativa quanto piuttosto dall'aprirsi di pro­spettive nella comprensione. Il lettore viene condotto dalle condizioni oggettiveglobali in cui si trova a non considerare esaurita la sua curiosità dalla lettura diun singolo articolo. Solo che si ponga nelle condizioni di pensare che quella chesta leggendo è un'unità agganciata a una totalità piu vasta, la sua fruizione pro­ Corpo Soma/psichecederà chiamando in causa parti dell'intertesto e quindi aprendo delle porte ver­ I

so una pluralità di scopi (non previsti o non completamente prevedibili prima //

della lettura) che conducono inevitabilmente al dilatarsi degli orizzonti. La let­/

/I

tura di un articolo comporta allora l'espansione continua del proprio contesto ; e I/

ciò evoca — o, se si vuole, invoca — un'immagine del sapere nel quadro di una //

+ideologia+, anzi di una «cosmologia» della pluralità o della multipolarità. «Simbolo»

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Ricoprimenti tematici 8I8 Le vie della forma

b) + Gusto+ ha relazioni con +Arti+ per quanto attiene alla valutazione delle +Letteratura+), quanto piuttosto un AGGANcIAMENTQ coNcETTUALE fra i gruppiscelte determinatesi nella+produzione artistica+ ma si presenta anche come or­ +Orale/scritto+, +Letteratura+ e +Arti+ che cosi si può figurare:gano dei+sensi+ creando un gioco sapere-sapore su cui poggia fra l'altro lo sche­ma dell'articolo in questione. Segno

«Gusto» «Arti»Orale(scritto , ' A r ti

IX

/ f

I

«Produzioneartistica» Letteratura

«Sensi» Testo Creatività

I rapporti indiretti possono configurarsi in serie di intersezioni. In tal casoun gruppo funge da cerniera. Si possono ora individuare le aree di intersezione x ey assegnando ad esse un

c) Nello schema sotto presentato l'area dell'+Orale/scritto+ viene agganciata preciso gruppo di articoli, e precisamente +Testo+ per x e +Creatività+ per y.con quella della +Letteratura+ (x) e quest'ultima con quella delle +Arti+ (y) che Ciò significa che per cogliere e nello stesso tempo valutare e approfondire i con­sta al centro della «regione». tatti fra+Orale/scritto» e +Letteratura+ occorrerà volgersi al giuppo +Testo+ e,

Le zone «libere» (identificate dalle lettere o, ), y) possono indicare rispetti­ analogamente, per quanto attiene alle relazioni +Letteratura+-+Arti+ ci si potràvamente: cr) la tematica dell'orale/scritto non letteraria (ad esempio le testimo­ indirizzare alla lettura del gruppo +Creatività + (in particolare all'articolo-pilotanianze come fatti storici ) ; P) la tematica letteraria che non ha a che fare con le del gruppo e a+Spazialità+).forme di trasmissione (orale o scritta appunto ) e neppure con la letteratura con­ Si tenga inoltre conto che, in questo assetto, + Testo+ è in parte «contenuto»

siderata esclusivamente come arte (come è il caso dei rapporti con le +tradi­ nelle relazioni +Letteratura-Arti+ : si tratterà in tal caso delle diverse nature del

zioni+ ) ; y) le arti non letterarie. testo, a seconda che abbia configurazione letteraria o si valga del campo di ma­nifestazione visivo: ora, proprio i diversi tipi di testualità — e testualizzazione­resi possibili nell'uno e nell'altro campo (si pensi all'imprecisa polarità verbale /

Letteratura non verbale) permettono di chiarire la diversa specificità testuale della lettera­tura da una parte e di altre arti dall'altra; d'altro canto, +Creatività+ è presente

O aie/sc/tto z ~ y A ti nelle relazioni +Letteratura+-+Orale/scritto+; e non è difficile rendersi conto dicome e perché ciò avvenga: basti riflettere su quanto il campo della+ Creatività +(+Espressione+, +Fantastico+, +Immaginazione+, +Riproduzion%iproducibili­tà+...) permetta di discriminare all'interno dei prodotti orali o scritti quelli confinalità o semplicemente «apparenza» letteraria dagli altri che non la hanno o non

Altre combinazioni sono possibili nell'ambito dei dispositivi intertestuali la dimostrano.propri di quella «macchina» di relazioni fra testi (nel caso in questione si tratta Ma tale grafo, oltre a presentare le congiunzioni, a due a due, fra i gruppi,degli articoli ) che è la sistematica locale dell'Enciclopedia ; essa in queste paginesi realizza non soltanto sulla scorta di modello semantico astratto ma anche in

produce un'area concettuale comune, intersezione delle intersezioni: +Orale/scritto+, +Letteratura+, +Arti+ sono strette da un nodo (che è poi anche quello

base a una certa competenza grammaticale in ordine al sapere e in base inoltre che conduce a un +vincolo+ di solidarietà il +Testo+ e la+ Creatività+ ) : si trattaa un'ipotesi sulla sua organizzazione sintattica. del +Segno+ che viene qui indicato come promotore e garante delle connessioniLa concatenazione può essere per cosi dire «simultanea». Piu precisamente, appena delineate. Occorrerà a tale proposito osservare che i sistemi di rapporti

si può mettere in luce non tanto una direttrice di sviLUEEo, come quella appena che determinano tali connessioni sono complessi non in se stessi ma in dipen­tracciata (i problemi dell'+Orale/scritto+ entrano in rapporto con la dimensione denza a) degli interrogativi e delle ipotesi formulate, b) delle caratteristiche deldelle +Arti+ — e cioè acquistano un orientamento verso il centro — attraverso la materiale storico che si sta interrogando.

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Ricoprimenti tematici 8zo 8zr Le vie della forma

È pertanto auspicabile che il lettore non assuma queste indicazioni come una tà, distribuzione degli elementi, criteri di successione fra gli stessi...), quella del­mappa indiscutibile e unilaterale ma come un modello, cioè come uno+strumen­ la creatività (rapporti fabula/intrigo, fasi della realizzazione, rapporti temporali­to+ di+simulazione+ di problemi apprendendo i cui meccanismi è possibile di­ tà/spazialità, immaginare e «leggere» il tempo...), o quella della fisiologia e pa­segnare altri percorsi o «inventare» altre soluzioni, anche diversi da quelli pro­ tologia del comportamento (le coordinazioni psicomotorie, il confronto fra perce­spettati dagli autori degli articoli. Ciò che conta è da un lato lavorare su principi zioni passate e presenti, le strutture verbali nel racconto dei sogni...; la dimen­stabili, su termini concettuali comunemente intesi, e dall'altro essere disposti a sione temporale nelle fantasie, nelle allucinazioni, nei deliri, le storture all'ori­mettere continuamente in discussione — anche in ordine al sapere — le proprie gine delle afasie...)conquiste. È chiaro inoltre che il rapporto +Tempo/temporalità+ mediato dalla tripletta

+Comunicazione+-+Creatività+-+Normale/anormale+ si rivela utile anche in altreLe considerazioni fin qui svolte trattano l'area come una totalità strutturata, dimensioni della «regione» Arti : basti pensare all'esplorazione delle funzioni dei

organizzata, pur entro certi limiti, dalla polarità elementare centro/periferia, che tempi nel testo, e in particolare nei testi narrativi (in tal caso il epassaggio alcomporta un criterio di valutazione della posizione dei gruppi fra loro e rispetto "centro" » sarà realizzato attraverso + Testo+ — in particolare +Finzione+, +Nar­

al centro, nei termini dell'opposizione semantica vicino/lontano. La riconduzione razione/narratività+ e +Stile+). E non si dovrà trascurare il fatto che, oltre aldei gruppi al centro può avvenire, come già si è visto, in modo diretto per i piu tempo, è il pronome a presentarsi come forma con cui si realizza nel discorso«vicini » o in modo indiretto per i piu « lontani ». È evidente che non si tratta del­ l'identità personale: nella correlazione di personalità che oppone le personeio-tula prossimità fisica al centro tracciato dal grafo ma di una distanza che viene de­ alla non-persona egli e nella correlazione di soggettività che, all'interno della pre­terminata dal tipo di percorso che si segue per «andare verso il centro», in altre cedente, oppone io a tu (Benveniste). A ribadire che ogni identità trae origine daparole dalla natura dei gruppi e degli articoli che permettono di mediare il punto una relazione reciproca fra elementi e da una differenza delle loro posizioni neldi partenza con quello d'arrivo. tempo e nello spazio.

d) L'ultimo esempio porta verso una prospettiva multipolare, se si considerache non tanto è in gioco la scelta fra tre itinerari ma la concomitanza di prospetti­ve sia pure partitamente esplorabili. Il tempo nella visione assume una diversa 8. Una traiettoria preferenziale Pdimensione a seconda che si scelga la via dei processi comunicativi (sequenziali­

Le arti, disposte come qui sono a raccogliere una determinazione piu forte da+Visione+ e +Soma/psiche+, invitano ad essere orientate preferenzialmente sul­l'asse dei processi immaginativi : +Immagine+-+Metafora+-+Parola+-+Visione+­+ Sonno/sogno+-+Nevrosi/psicosi+-+ Fantastico+-+Immaginazione+. Nel giusti­

Comunicazione ficare questo percorso si dovrà dar conto della marginalità in cui è stato costrettoil +Linguaggio+, piu però nel suo aspetto di langue come sistema che come facol­tà (langage) o meccanismo verbale o processo (parole, per usare i termini saussu­riani ) : quest'ultimo aspetto dovrà infatti essere colto passando attraverso +Paro­la+ (e anche +Discorso+).

Il linguaggio viene quindi assunto all'interno della polarità dell'immaginati­vo-immaginario non tanto come sistema astratto organizzato e socialmente san­

Tempo/ Creatività ~ Visione cito, e quindi come strumento di conoscenza, ma come facoltà di pensiero, anco­temporali tà ra nel territorio indistinto del langage in cui sociale e individuale si confrontano

e si scontrano, dove la formulazione di quella che sarà un'espressione linguistica(verbale o no) è ancora allo stadio di autocomunicazione all'interno della menteche la sta producendo.

L'arte sovente esplicita questa fase della costruzione del senso : essa non solo

o non tanto è fenomeno comunicativo, perfettamente rispondente a regole acqui­Normale/ site e generalmente condivise (depositate o perfino fossilizzate in un repertorioanormale di +temi /motivi+) e nello stesso tempo altamente individualizzato (cosi da favo­

rirne l'+attribuzione+), ma rappresenta proprio l'atto del dialogo fra soggetto­+artista+ e materiale; si offre come manifestazione della ricerca di una forma e

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Ricoprimenti tematic i 8zz 8zg Le vie della forma

quindi del passaggio da +immaginazione+ a messaggio : poietica, insomma, an­ della globalità come tendenze complessive sono interagenti con quelli della loca­che se necessariamente tecnica. L'arte non si limita quindi a generare una quan­ lità (cfr. l'articolo +Locale/globale+) come attivazioni circostanziali e definite ; etità di informazione al pari di ogni altra produzione segnica ma contiene — certo si dovrà prefigurare che le arti non possono che disporsi sia in un flusso indeter­in misura diversa, anche al variare della+poetica+, dello +stile+ e del +gusto+­ minato storicamente — perché rispondente a necessità vitali, quasi naturali, del­le tracce di quella fase iniziale di messa a fuoco fra «poeta» e materiale, preludio l'uomo —, sia in un ordine che viene limitato e precisato da una peculiare conce­dell'opera. zione del mondo.

Si viene cosi esprimendo un'importante funzione del linguaggio, quella — per In queste pagine non si vuole collocare in primo piano l'eredità quasi arche­usare una formula che fu già di Herder — rappresentata dall'« intesa» dell'anima tipica delle immagini, stabilmente espresse dalla parola o figurate dal suono, dalcon se stessa; formula che, espressa da svariate filosofie e filologie, caratterizza gesto, dal+colore+, dal disegno, dal corpo... in temi /motivi, ma l'accanimentosi le arti ma piu in generale le scienze non-naturali — per intendersi, quelle che — forse di stampo romantico — a liberarsi dalle catene del già dato, in cui però, ine­si è detto hanno a che fare con testi (Bachtin) o con percezioni d'espressione vitabilmente, ogni testo, ogni comportamento e perfino ogni atteggiamento è(Cassirer) — e che si inquadra in quel mondo dell'io e del tu dove il dialogo, prima immerso.di assumere esplicite forme dell'espressione linguistica, ha luogo nel passaggio Superare i confini della propria cultura anticipandone i movimenti, racco­fra immaginario e manifestazione discorsiva, valendosi di una grammatica po­ gliere gli stimoli di una comunicazione intrapsichica che continuamente mettetenziale e producendo uno scambio in cui (come già osservarono Vossler e Cassi­ alla prova il principio di realtà e d'altro canto esprimere la propria epoca e ricer­rer dopo i precursori russi della semiologia, Veselovskij e Potebnja) la persona care la propria «salute», la propria «normalità»; tutto ciò risponde a due tenden­si divide in uno o piu ruoli e la scena della comunicazione si rappresenta prima ze non sempre incompatibili — come nei confiitti nevrotici o nelle allucinazioniche effettivamente avvenga. delle psicosi — e comunque insopprimibili : +adattamento+ e trasformazione.

È là che la parola, internamente dialogica (Bachtin), non ha ancora acquisito Non è affatto certo che il mondo della veglia sia quello della razionalità e deluna fisionomia pubblica e una responsabilità sociale e si configura come +tradu­ controllo assoluti e il+sonno/sogno+ quello di un «accadere psichico» che al pri­zione+ di immagini, quindi come agente interlinguistico fra il linguaggio della mo necessariamente e nettamente si oppone. E neppure si devono generalizzarerappresentazione interna e quello sociale. Ma la parola, da intendere come espres­ forme di controllo esterno quasi che i processi primari, se vengono in luce, persione concreta di un linguaggio (e cioè anche+immagine+, +gesto+, +suono/ru­ ciò stesso procurino inevitabilmente nevrosi, e quindi vadano accantonati o ri­more+...), non è soltanto strumento di rappresentazione; essa produce — incre­ mossi. I processi primari sembrano disporsi, per seguire Freud, in un mondomentando incessantemente la funzione segnica — una catena di effetti che vanno privo di+logica+ formale, dominato dal demone dell'analogia (cfr. l'articolo +A­al di là della volontà e delle intenzioni di chi l'ha prodotta. Effetti che si presen­ nalogia e metafora+), dall'indeterminatezza spazio-temporale, privo di giudi­tano si anche nella comunicazione quotidiana come «incidenti » del dire (volon­ zi di valore, dove l'iconico-spaziale si oppone alla formulazione discorsiva deitari o involontari, simulati o dissimulati ) ma che nell'arte rispondono a una ne­ processi secondari. Come accedere a quel mondo se non valendosi dell'altro checessità costituzionale. verbalizza, ma perché ostinarsi a pensare che verbalizzare significhi di per se

Si disporrà cosi agli occhi di un osservatore (lettore, investigatore, interpre­ stesso razionalizzare quando invece è forse soltanto in gioco un'altra sintassi,te...) da una parte la realtà come forma complessiva — è l'evidenza di un quadro un'altra grammatica, un altro lessico?clinico, di un'opera artistica che si impone nel suo significato, di una+melodia+: Ogni immagine è «scritta» in certi modi osservabili, e il ricorso a un'imagerieè il dominio della continuità —, dall'altra la realtà punteggiata di dettagli che rap­ convenuta, a locuzioni iconiche dotate di una certa stabilità si dovrà tentare dipresentano dubbi, allusioni probabili, sospetti, atti mancati, equivoci, discrasie, estendere anche al dominio dell'inconscio, tenendo conto che è proprio di ognilapsus : è il dominio della discontinuità. Ora, non sembra che uno dei due atteg­ immagine, visiva ma non soltanto visiva, raggiungere l'individuo in un modogiamenti debba prevalere e che a un'analisi dei fattori dominanti vada sostituita immediato e totale e soltanto dopo mediante locuzioni ordinate. È certo che,una ricerca delle minuzie, o viceversa, ma che sia da sottoporre al vaglio ogni quando le immagini visive sono accostate a espressioni verbali (com'è il caso diimpressione esteriore di unità e organicità: quella che può fornire una sintoma­ tanti messaggi dell'attuale comunicazione di massa : si pensi soprattutto alla pub­tologia da manuale o l'opera a tutto tondo di quel «grande» musicista, di quel blicità grafica), queste ultime agiscono sui dati visivi non tanto in qualità di com­«grande» poeta, o ancora una sequenza di date e personaggi celebri. L'interpre­ mento quanto piuttosto stabilendo forme di «contorno» ; privilegiando una de­tazione attenta dovrà dunque procedere (tornano alla mente le considerazioni di. codifica a discapito di un'altra esse riportano quindi la comunicabilità del con­Veselovskij nella sua prolusione al corso di storia della letteratura generale letta tenuto di un'immagine entro limiti verbali, con la conseguenza di ridurne il po­all'Università di Pietroburgo nel t8po ), per tutte le manifestazioni espressive, tenziale.non soltanto quelle che meritano il nome di «arti», tenendo conto dei fenomeni La produzione artistica, si è detto, contiene (è da stabilire quanto e come nel­significativi ma anche delle «banalità quotidiane»; si dirà quindi che gli aspetti le diverse epoche) una parte di attività onirica, a cominciare da quel dialogo pre­

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Ricoprimenti tematici 8zg 8zg Le vie della forma

liminare Io-Io a cui si è accennato, ma vuole o pretende attribuirsi una funzione umani perenni affiancandosi alle istituzioni di una società o ancora richiedanocomunicativa sociale. Le arti aspirano comunque all'universalità e nello stesso un'adesione involontaria incantando con le armi della seduzione, non potranno

tempo vogliono essere riconosciute: per l'+artista+, allora, il destino dell'uomo mai vedersi assegnare fondatamente la formula denigratoria che Croce diressein generale e dell'Io personale collimano o si intrecciano. Problemi, se si vuole, contro simbolisti, decadentisti e spiritualisti del suo tempo : « fabbriche del vuo­

prossimi anche a +Normale/anormale+ e a+Salute/malattia+; l'anormalità e la to». Le arti, infatti, non solo sempre tollerano ma anzi richiedono che si accostimalattia, una volta riconosciute, sancite dall'esterno, esistono in un altro modo, «comunicazione» a «vita», come insegnano fra l'altro le pagine lirico-filosoficheavviano a un processo di ristabilimento, di+cura/normalizzazione+, il piu delle o storico-politiche degli epistolari letterari o tutte le dichiarazioni pubbliche de­volte ricercato e sperato, altre, volontariamente o no, eluso o dilazionato. gli artisti, almeno quelli a noi piu vicini.

I confini dell'Io si mettono cosi in luce: permeabili o impermeabili che essi La vita e le arti difficilmente possono essere al contempo un'illusione. Un

siano, disposti o meno a confrontarsi all'interno o all'esterno. Ciò che è in gioco sano realismo ci fa dire che tutti, come la Biblioteca di Babele, siamo illimitati eè da un lato l'«espansione dell'attività immaginativa» e dall'altro la «conoscenza periodici. [c. i'.c.].obiettiva» (Starobinski ), da un lato i processi di invenzione dall'altro quelli do­minati dal+codice+ (circolarità codifica-decodifica) che non possono che conti­nuamente confrontarsi e che prendono forma, se cosi si puo dire, là dove le artisono allo stato di abbozzo : varianti d'autore, esecuzioni private, bozzetti diversi,prove sceniche, musicali, di regia, progetti sotto forma di disegni o di traccescritte..., mosse preliminari che rifiettono la ricerca di un+ritmo+, di un'+armo­nia+ e si configurano come verifica di uno+stile+:+scrittura+ allo stato nascentein cui espressione e contenuto non sono ancora articolati entro assetti testualidefiniti e definitivi.

9. Tra ditefrontiere.

Lo specifico delle arti risiede, paradossalmente forse, in un rapporto, il lorosenso dipende dalle relazioni che esse riescono ad attivare con altre zone del sa­pere. Itinerario questo che, percorso in tutta la sua ampiezza, conduce a duefrontiere, limiti e insieme luoghi condizionanti il nostro essere attivamente nelmondo: la frontiera della +comunicazione+, da una parte, in cui l'uomo mani­festa la sua necessità di relazioni e in cui il linguaggio si prospetta come una for­ma per rendere possibili e organizzare dei rapporti ; la frontiera della +vita+, dal­l'altra, in cui l'uomo manifesta la sua necessità di permanenza, di identità, di ini­ziativa personale, in cui l'Io (si) inventa e mette alla prova i suoi confini e in cuiil linguaggio è anzitutto un modo di pensare. Nella posizione mediana della ten­sione fra questi limiti stanno appunto le arti: costruzione di forme e necessitàvitale.

Le arti potranno essere, come la vita, un sogno. Su di esse però è lecito porrel'attività vigilante del soggetto che, almeno virtualmente, ha a disposizione, senon proprio la scelta del materiale, quanto meno il suo assetto formale. Le possi­bilità fortunatamente non sono poche; si tratterà di pensare alle arti come a unaespressione di sentimenti : conquista spirituale, esigenza e coscienza intima, perusare le parole che furono di Renato Serra, o come costruzione e gioco : e alloraservirsene per formare strette reti di immagini e analogie «da lanciare nel maremisterioso dei fenomeni », come dichiarava Marinetti in un suo manifesto.

La arti, siano forma pura priva di rapporti con la realtà o esprimano interessi

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8zp Dalla biologia alla filosofia

Dalla biologia alla filosofia aveva già insistito su questo punto a proposito della fisica; egli affermava, in so­stanza, che è anzitutto la teoria a decidere ciò che è osservabile. E FranqoisJacobè senza dubbio il primo ad aflermarlo in modo particolarmente chiaro a propo­sito della biologia: «Come se l'importante nella scienza fosse misurare, indipen­

Nonostante la loro avanzata specializzazione, le discipline e le sottodiscipline dentemente dall'oggetto di queste misure! Come se nel dialogo fra la teoria e

scientifiche odierne non sono isolate le une dalle altre. Se è abituale e del tutto l'esperienza, la parola spettasse anzitutto ai fatti! Una simile credenza è sempli­

legittimo deplorare la frequente insufficienza delle connessioni nella prassi della cemente falsa. Nel cammino scientifico, è sempre la teoria ad avere la prima pa­ricerca, tali connessioni sono, ciò nonostante, virtualmente tracciate dai legami rola. I dati sperimentali non possono essere acquisiti, non assumono significato

concettuali che risultano dall'attività cognitiva umana in ciò che essa ha di uni­ che in funzione di questa teoria» [Jacob ig8r, p. z4]. Se alla teoria spetta la pri­versale. ma parola, si può affermare per simmetria che all'esperienza spetta l'ultima (cfr.

Il contenuto di questa +Enciclopedia+, per la sua stessa natura e per la sua l'articolo +Empiria/esperienza+), a condizione ovviamente di precisare bene ciòvarietà, si presta particolarmente bene ad evidenziare tali legami. Il gioco dei che con questo si intende. Si avrà in seguito — a proposito della giustificazione

rinvii sistematici da tema a tema è già per questo di grande utilità. Ma, come si degli schemi esplicativi — l'occasione di mostrare che l'accordo fra i dati speri­vede dai differenti articoli di questo volume, è anche possibile andare oltre, ana­ mentali e i risultati delle previsioni teoriche costituisce una condizione eviden­

lizzando il contenuto di una data disciplina e mostrando come i concetti da essa temente necessaria, ma non sufficiente, alla convalidazione di questi schemi.

utilizzati si ricolleghino in vari modi ai concetti che s'incontrano in altri campi Affinché le corrispondenze fra i campi di conoscenza considerati appaiano ildel sapere. Si tracciano cosi molteplici itinerari di pensiero e si individuano delle piu chiaramente possibile, si procederà secondo tre tappe. Si farà anzitutto () i )corrispondenze, atte in linea di massima a stimolare la riflessione e a suggerire un inventario di alcuni dei grandi problemi della biologia attuale. A questo sta­degli accostamenti spesso fruttuosi. Ma si sbaglierebbe nel vedere in questi iti­ dio, si manifesteranno già delle connessioni con certi concetti di piu ampia por­nerari proposti i cammini obbligati di ogni sano procedimento intellettuale. Non tata incontrati nelle scienze esatte. Si esaminerà quindi (( z. i ) in che cosa i pro­essendo possibile un inventario esaustivo, restano da esplorare anche altre vie, blemi posti dalla biologia siano specifici e differiscano da quelli incontrati nelleforse migliori di quelle richiamate; le corrispondenze considerate possono poi scienze della natura inanimata. Si vedranno cosi apparire delle corrispondenze

essere piu o meno forti e ricche di risonanze utili ; talvolta possono persino celare con nozioni riguardanti già gli aspetti epistemologici della+spiegazione+ in bio­degli approcci fallaci a problemi aperti, o delle opposizioni che bisognerebbe su­ logia, ma anche con concetti piu specializzati di tecnica matematica. Si affronte­

perare per progredire realmente verso nuove conoscenze. È bene rammentare, ranno allora ($ z.z) le questioni piu specificamente epistemologiche mostrandoad ogni tappa della lettura, che l'obiettivo dell'autore è solamente quello di mo­ che i metodi di elaborazione e di convalidazione teoriche dei modelli, cosi come

strare il paesaggio sotto determinate angolazioni, e che resta ad ogni lettore la si presentano in biologia, riproducono certi aspetti di ciò che s'incontra a questo

libertà di guardare altrove, o altrimenti. proposito nelle scienze della natura inanimata. Si darà infine una breve panora­

Si procederà assumendo come punto di partenza, per ciascuno sviluppo, uno mica (( z.g) degli strumenti matematici attualmente disponibili per l'approcciodei temi attuali della biologia; ci si sforzerà quindi di mostrare come questi temi formalizzato della modellizzazione in biologia.

facciano appello a certe nozioni che appartengono anche, o persino piu specifi­camente, alle scienze esatte e alla filosofia. Per «scienze esatte» si devono inten­dere, secondo l'uso abituale, sia le +matematiche+, sia le scienze della natura Alcuni grandi problemi della biologia attuale.inanimata. Quanto alla+filosofia/filosofie+, si tratterà essenzialmente qui di ciò 1

che riguarda l'analisi critica della scienza, ossia l'epistemologia. Va ricordato anzitutto che parlare di biologia significa sottintendere un'enti­

Al fine di evidenziare le connessioni cercate, è necessario mostrare come si tà, la +vita+, la cui precisa definizione incontra grandissime diflicoltà, benché

presentano oggi i problemi che la biologia cerca di risolvere, peraltro piu dal l'intuizione comune raramente sbagli quando si tratta di distinguere fra oggetti

punto di vista delle spiegazioni che si possono dare dei fenomeni osservati che che posseggono o non posseggono questo carattere. In passato sono state pro­

da quello delle tecniche sperimentali adottate. Ciò equivale in definitiva a consi­ poste numerose definizioni, fra le quali una delle piu celebri — quella di Bichatderare lo statuto attuale delle teorie e dei modelli in biologia (cfr. l'articolo+ Teo­ [xgoo] — affermava che «la vita è l'insieme delle funzioni che si oppongono allaria/modello+), poiché spiegazioni e osservazioni vanno di pari passo, in una vera +morte+» (cfr. l'articolo +Vita/morte+). Oggi questa ricerca di enunciati lapida­e propria interdipendenza, ben lontana dagli schemi a senso unico che una vi­ ri, che si credeva potessero compendiare tutto quanto costituisce la specificità

sione troppo semplificatrice dell'impresa scientifica spesso comporta tuttora. Di del vivente, è stata praticamente abbandonata a favore dello studio delle pro­

fatto è sempre piu ampiamente riconosciuto oggi che un certo sostrato di pen­ prietà degli oggetti riconosciuti come biologici dal consenso degli appartenentisiero teorico — esplicito o no — precede generalmente ogni+ osservazione+. Einstein alla comunità scientifica. Questo non sfugge però a certe+ambiguità+, quando

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8ztl Dalla biologia alla filosofia

si tratta di sezionare l'essere vivente in parti al fine di comprenderne il funzio­et Ito/co lo

dlalenieaid t ià/ddk namento mediante successiva ricostituzione dell'insieme [cfr. Pichot xg8oj. S'in­

contra a questo proposito uno degli aspetti di un problema estremamente gene­t t l t l rale, che si ritrova molto di frequente in biologia: quello delle relazioni fra pro­

I«p t prietà locali e proprietà globali (cfr. l'articolo +Locale/globale+) di qualunqued t

CI Cn n sistema fortemente integrato.

Fra le nozioni che sembrano imporsi con maggiore frequenza quando si esa­I minano gli oggetti biologici, un posto di primo piano spetta al concetto di com­

/fù plessità (cfr. l'articolo +Semplice/complesso+). Parlare di complessità significaanche parlare di+sistemi+ e di+organizzazione+ di tali sistemi. Di fronte alla

d t*

I bili '/ itl riconosciuta complessità del mondo vivente, la prima reazione è naturalmented

t quella di tentare di farvi apparire un certo ordine (cfr. l'articolo+Ordine /disor­« I dine+), operando una classificazione (cfr. l'articolo +Sistematica e classificazio­

irldmi t ne+) degli oggetti. Se questa preoccupazione di classificare s'incontra in realtà

f nelle prime fasi di qualsiasi disciplina scientifica, essa ha però assunto in biologiaun'importanza eccezionale, proprio a causa di questa complessità e di questa va­

/ In I *I% rietà sconcertanti che hanno colpito la mente degli uomini fin dal momento in cuil' tri • u«p

rbpplhanno provato il desiderio di comprendere la natura. Questa preoccupazione di

I

f classificare rientra già in un desiderio di comprendere, e ciò, tenuto conto dellamod Ilo

«IUIIol mcomplessità degli oggetti considerati, comporta la ricerca di una certa significa­

Icon / ode ilo catcg ùc/c t go Icc»oncn Ic/ctg brico/tracc nd• baco concoccllaa tiva semplificazione.

ùgoritmo c pp g)~bobmttllnltc lttalctnaùcbc • pprec'm

/d II» * « I p d Si preciseranno ora questi pochi punti, che permetteranno già di coglieren ' ppc " ™ "

C * alcuni aspetti essenziali di come la scienza procede in biologia.p « t d c

• I gi /d igitùe lm g IOgni+spiegazione+, come anche ogni descrizione scientifica, implica l'indi­

d ùà t *t d viduazione di punti identici (o comuni) e di differenze (cfr. l'articolo +Identità/«IIO J differenza+) fra gli oggetti o i fenomeni studiati. La tassonomia, chiamata anche

p t *

pi gsistematica, evidenzia perfettamente questa necessità. La biologia — vegetale o

g t il tl/f 1*idc b liti animale — e la nosologia medica forniscono innumérevoli esempi della difficoltàdi queste classificazioni che si vogliono al tempo stesso descrittive ed euristiche

P C/ùktt*d le k m / k de l I t ot g / c ne [cfr. Dagognet rg ' ] . In questo genere di operazioni si tratta di riconoscere gli

peto c to• C r ù * to

oggetti mediante certi tratti della loro +struttura+ apparente (+forma+) o inter­• kmm I na, e di collegare questi tratti a diverse proprietà ritenute significative di quegli

»t tI I Im ibb ' /m tib i* t oggetti. Se si tenesse conto di t,itti gli aspetti osservabili, il numero di casi classi­

I

~ li c l «II la

ficabili sarebbe praticamente infinito; ogni caso comporterebbe poi, nella mi­dùkmm t gliore delle ipotesi, un solo individuo ; ciò sarebbe la negazione stessa di quanto

p pm intmmùolt l 't

si ricerca mediante l'ordinamento. L'obiettivo è dunque essenzialmente quellod t t talaùcdtb

m e i bil tl/i i b ilb l otaàc e leaionp grane

di limitarsi a considerare il numero minimo di caratteri, a condizione tuttavia chett I l • 'o c

mg pp f »«I questo numero sia sufficiente ad assicurare che l'esistenza di questi caratteri im­p - t p C tl

~ o lc c IItrtmlell • Ite

plichi anche quella di tutti gli altri tratti universalmente associati alle proprietà• Cito

m«etati g» oùpo/f no»popognenkmo

di cui si vuole render conto. I caratteri trascurati devono essere contingenti ri­duo»ente intcgcnmic spetto a queste proprietà ; possono allora essere detti secondari, e servono a mar­

• cng c care le differenze, mentre i primi contrassegnano i punti comuni. È ovvio chequanto è indicato come differenza secondaria per un livello gerarchico di descri­

La regione del grafo delPFnciclopedia che la redazione ha proposto a Pierre Delattrecome sfondo della presente trattazione. L'area racchiusa dalla linea marcata individua il zione (ossia per un insieme di proprietà date) potrà costituire l'oggetto di nuovenucleo tematico di partenza. suddivisioni in tratti comuni e differenze a un altro livello gerarchico, vale a dire

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Ricoprimenti tematici 83o 83i Dalla biologia alla filosofia

in considerazione di altre proprietà, Appaiono cosi le nozioni di famiglia, genere, Per lungo tempo gli esseri viventi sono stati classificati anzitutto in base allespecie, ecc. loro morfologie osservabili, quindi secondo le funzioni dei loro organi costitu­

Si vedono dunque emergere qui due punti importanti : la nozione di caratteri tivi che apparivano strettamente legate a tali morfologie. Viene oggi general­pertinenti, che ci si sforza di ridurre al numero minimo, e l'associazione di questa mente ammesso che nella classificazione, per perfezionarla, devono intervenirepertinenza al desiderio di render conto di un insieme di proprietà definite o, in anche i dati fisiologici, ossia quelli relativi ai metabolismi. Ma osservare e classi­altri termini, di poter rispondere a determinati interrogativi. A questo proposito ficare rappresenta una tappa che può solo spingere ad andare piu lontano, versola tassonomia è già un procedimento teorico, perché nelle scienze la teoria è co­ la comprensione dei fenomeni, verso la conoscenza dei processi che governa­stantemente orientata verso questi stessi obiettivi, prima di tutto nella sua atti­ no la nascita delle forme della materia vivente nello spazio-tempo ordinario. Làvità descrittiva ma anche, correlativamente, nelle sue ricerche esplicative, non sta il grande problema dello+sviluppo e morfogenesi+, una delle maggiori dif­essendo questi due aspetti indipendenti. La +scienza+ inoltre, nella sua parte ficoltà della biologia attuale. Esaminato nell'ottica delle scienze esatte, questoteorica, ricerca sempre sistematicamente la minimizzazione del numero di ca­ problema causa del resto frequenti malintesi per quanto concerne i paralleli e iratteristiche utili, ossia la semplificazione delle descrizioni, il che è particolar­ metodi utilizzabili per risolverlo. Non è raro sentir affermare che le forme ma­mente importante in biologia. Su questo punto uno dei risultati piu spettacolari nifestate dalla natura animata sono specificamente molto piu complesse e varie diè venuto dalla teoria delle+catastrofi+ di René Thom [ i977]. L'obiettivo, com' è quelle riscontrabili nel mondo inanimato, sottintendendo con questo che lenoto, era di render conto delle morfologie osservabili, nell'ambito delle variabili spiegazioni che potrebbero essere elaborate a partire dalle leggi fisiche conosciu­interne e dei parametri di controllo, per i sistemi in cui si producono dei cam­ te sarebbero comunque inadatte e insufficienti. Ma è questa un'argomentazionebiamenti bruschi (apparentemente discontinui ) di comportamento. La teoria ha priva di senso. È indubbio che, allo stadio attuale, anche facendo ricorso allepermesso di mostrare che se questi sistemi sono rappresentabili mediante equa­ morfologie elementari standard definite dalla teoria delle catastrofi, non si sazioni differenziali (in numero qualunque) derivanti da un potenziale, le morfo­ render conto della genesi di tutte queste forme complesse. Manca per questo lalogie considerate si possono rappresentare con un numero di variabili general­ conoscenza dell'algebra cui obbedisce la combinatoria di queste morfologie ele­mente piccolo (corrispondente alla nozione di corango) e con un numero di pa­ mentari, programma questo non ancora realizzato. Ci si trova tuttavia in unarametri (corrispondenti alla nozione di codimensione) ugualmente piccolo in ge­ situazione simile anche quando si tratta di studiare le forme proprie della naturanerale. E questo indipendentemente dalla complessità interna del sistema al li­ inanimata; va aggiunto inoltre che queste ultime non sempre sono piu semplicivello soggiacente dei suoi costituenti. Questo risultato — certamente uno dei piu di quelle manifestate dal mondo vivente, come testimoniano ad esempio le ri­importanti per la biologia teorica attuale — mostra innegabilmente che il fatto che cerche effettuate da Leduc all'inizio del xx secolo [t9io ]. Basta infatti esaminarela biologia faccia intervenire nella maggior parte dei casi un numero considere­ i risultati ottenuti da questo autore, generalmente partendo da sistemi chimicivole di variabili e di parametri (ad esempio, in una descrizione a livello moleco­ inorganici estremamente semplici, per constatare che la complessità morfologicalare), e sia di conseguenza considerata particolarmente complessa, non costitui­ non è appannaggio del mondo vivente. Il fatto che, nella maggior parte dei casi,sce un argomento valido contro le semplificazioni che accompagnano la teoriz­ non si sappia render conto teoricamente della genesi di queste forme, animate ozazione. Questo, naturalmente, non significa che si debba accettare qualunque inanimate, è essenzialmente legato a difficoltà matematiche (equazioni alle de­semplificazione; numerose semplificazioni sono infatti determinate dal solo de­ rivate parziali non-lineari ) e non è specifico dei sistemi biologici. Cosi, anche sesiderio di poter affrontare un problema altrimenti inestricabile. Tra le altre fi­ i fenomeni biologici qui considerati'non sono fondamentalmente differenti danalità, la teoria ben compresa deve aiutare ad apportare su questo punto le indi­ quelli incontrati nelle scienze esatte, ciò non toglie che l'approccio mediante ispensabili giustificazioni. In biologia come nelle altre discipline, la scienza è sem­ metodi che si sono mostrati piu efficaci in queste scienze — ossia mediante il trat­pre in qualche modo una delle+ arti+ del+segno+, una ricerca dei pochi caratteri tamento matematico di grandezze quantificate — non è apparentemente di grandeche compendiano in sé una moltitudine di altri caratteri a loro necessariamente aiuto. La maggior speranza è rappresentata anche in questo caso dall'apportolegati. Il termine 'arte' è qui adottato di proposito, perché qualunque sforzo ver­ della teoria delle+catastrofi+, che ha mostrato come i metodi topologici consen­so una conoscenza, anche non riconosciuta come scientifica o «esatta», partecipa tano lo studio rigoroso degli aspetti qualitativi delle morfologie, liberandosi indi questa ricerca dei segni, ossia dei fattori significativi di una realtà piu o meno gran parte dai vincoli associati al quantitativo. Si deve però aggiungere che ilinaccessibile. E la scelta iniziale delle vie da esplorare per giungere a queste co­ corpus delle morfologie standard della teoria delle catastrofi, costituendo di fat­noscenze rimane, anche nella scienza, un fatto di pratica e di intuizione, non in­ to un +linguaggio+ descrittivo a livello degli osservabili, non permette di rispon­teramente logico. La vera differenza tra la+scienza+ e gli altri campi della +co­ dere agi'interrogativi che ci si può porre sulla spiegazione dei fenomeni a un li­noscenza+ sta nel fatto che, una volta scelte le vie da esplorare, l'approccio scien­ vello soggiacente. Porsi simili interrogativi significa affrontare un'altra catego­tifico, per progredire, beneficia dell'accresciuto rigore apportato dagli strumenti ria di problemi, legati al funzionamento metabolico delle cellule e al loro +diffe­teorici nell'+interpretazione+ delle osservazioni. renziamento+ al momento dello sviluppo dei tessuti dell'organismo.

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Ricoprlmenti tematici 83z 833 Dalla biologia alla filosofia

Queste considerazioni conducono naturalmente a un altro importante ogget­ sterni viventi richiamato in precedenza. In quest'ordine d'idee rientrano ancheto di studio della biologia moderna. Come funziona una+cellula+ vivente, o un le preoccupazioni dell'ecologia e dell'etologia. Negli organismi biologici piu evo­+organismo+ vivente, anche al di fuori delle sue fasi di sviluppo, ossia nella si­ luti — quelli dei mammiferi superiori in particolare — tutti questi problemi, giàtuazione relativamente stabile di uno stadio che si potrebbe definire «adulto»? difficili al solo livello fisico-chimico delle interazioni molecolari, si complicanoI problemi da affrontare costituiscono il campo della fisiologia, sia che si tratti ulteriormente per le azioni di controllo e di regolazione esercitate dal sistemadella fisiologia cellulare o della fisiologia dell'intero organismo. Si ritrovano qui neuro-ormonale, che fa appello sia a treni di segnali elettrici, sia a mediatori chi­numerosi concetti ben noti nelle scienze esatte, ma la cui utilizzazione in biolo­ mici che si propagano nell'organismo a distanze piu o meno grandi e secondogia presenta delle difficoltà generalmente ben maggiori che nello studio della velocità estremamente variabili [cfr. Nelson iilp8]. Al vertice della gerarchia,materia inanimata, in conseguenza della maggiore complessità e della nostra cioè essenzialmente nell'uomo, le interazioni con l'ambiente apportano inoltremeno completa conoscenza dei sistemi da considerare. Ad esempio, uno degli gli effetti dei comportamenti consci o inconsci, gli istinti, le emozioni, le elabo­interrogativi che hanno maggiormente preoccupato i ricercatori e i filosofi della razioni mentali, piu o meno coordinati a livello di quell'integratore del sistemascienza nei decenni intorno alla metà del xx secolo era legato al fatto che i sistemi nervoso che è il+cervello+ [cfr. Nelson rtf8z]. Ma questo esula dal campo dellaviventi sembravano non seguire il secondo principio della termodinamica, cioè biologia propriamente detta per entrare in quello delle scienze umane : con ciò,la produzione crescente di +entropia+, laddove i sistemi fisici vi si attengono beninteso, non s'intende sostenere che questa frattura rappresenti una frontierastrettamente. È stato necessario un certo tempo, fino ai lavori di Ilya Prigogine naturale che separa settori indipendenti ; le interazioni molteplici, di ordine psi­[rilgg], per riconoscere che il secondo principio, stabilito per sistemi chiusi, non cosomatico, sono là a testimoniarlo.si applica agli esseri biologici, che sono dei sistemi aperti, ma soltanto all'insieme Se il funzionamento stabile dei sistemi biologici rappresenta un'importanteche essi costituiscono con il loro ambiente, e del resto nella misura in cui questo problematica attuale, ovviamente anche lo studio delle condizioni contrarie cheinsieme può effettivamente essere considerato un sistema chiuso. Questa com­ conducono all'instabilità di questi sistemi, alla comparsa di turbe patologiche, eprensione di una +legge+ globale alla quale obbediscono le trasformazioni del­ al limite al semplice +invecchiamento+ degli organismi, costituisce allo stessol'+energia+ in un sistema vivente non basta tuttavia a fornire una spiegazione modo un oggetto d'interesse primordiale. I meccanismi di difesa a cui l'indivi­dettagliata dei fenomeni che si producono al livello soggiacente, quello delle in­ duo biologico ricorre per mantenere la sua integrità e il suo funzionamento nor­terazioni molecolari ad esempio, e che si traducono in definitiva in una notevole male possono classificarsi iri due grandi categorie, a seconda che essi siano spe­stabilità del sistema nel suo regime normale di funzionamento. Si sa evidente­ cifici o non-specifici. I primi rispondono mediante anticorpi ad aggressioni benmente che questa stabilità è il risultato di numerosi processi di regolazione inter­ definite, provocate da quelli che generalmente si definiscono antigeni; il lorona che mettono in gioco dei circuiti di retroazione (cfr. l'articolo +Contro11%e­ studio costituisce l'oggetto dell'immunologia, ossia della scienza che si sforzatroazione+) positiva o negativa, ma lo studio preciso e completo di questi pro­ di precisare le condizioni che permettono l'+immunità+ dell'+organismo+ o lecessi è a tutt' oggi fuori della nostra portata, foss'anche per l'essere unicellulare sue eventuali irregolarità [cfr. Bach e Lesavre ri18r ]. A questa branca, oggi inpiu semplice. Nel corso degli ultimi anni, il crescente dibattito su questi pro­ piena espansione, si collega anche l'allergologia [cfr. Charpin iq8o], della quale,blemi per sottosistemi isolati, e che interessano solo un numero piuttosto limi­ schematizzando un po', si può dire che la preoccupazione essenziale concerne letato di reazioni molecolari, ha condotto a numerose conoscenze parziali. Non si reazioni dell'organismo agli eccessi di risposta del suo sistema immunitario.sa però ancora come queste proprietà parziali, locali, studiate in vitro, si com­ Quanto ai meccanismi di difesa non-specifici, molto piu difficilmente accessibili,binino in vivo per dare le proprietà globali d'invarianza funzionale che si osser­ si deve riconoscere che, al momento attuale, la loro conoscenza è ancora moltovano a livello dell'essere biologico considerato nella sua totalità. In questo con­ scarsa. Tuttavia la loro importanza è — secondo ogni verosimiglianza — estrema,siste uno dei piu difFicili problemi che la biologia odierna tenta di risolvere, quel­ poiché essi devono intervenire in particolare nelle irregolarità rispetto al sistemalo dell'+integrazione+ delle parti studiate isolatamente, ossia in maniera ridu­ globale d'integrazione dei processi fisiologici dell'organismo. Non è escluso chezionista. Restano inoltre da comprendere meglio le interazioni che si stabilisco­ fenomeni patologici come il cancro, cosi come i processi d'invecchiamento, pos­no fra un essere dotato d'+individualità biologica+ e il suo+ambiente+. Queste sano essere compresi meglio a partire da ricerche realizzate in questa direzione.+interazioni+ svolgono un ruolo essenziale nel mantenimento dell'integrità di Oltre alla classificazione degli esseri biologici, allo studio del loro sviluppo,questo essere, ossia della sua autonomia relativa [cfr, Vendryès ril8r ; Varela del loro funzionamento stabile, del loro invecchiamento, del loro comportamen­iilpg], risultato di un gioco complesso di dipendenze e d'indipendenze parzi.ali to nell'ambiente o di fronte agli attacchi di quest'ultimo, rimane una grande ca­rispetto all'ambiente, un gioco che si esprime nel fenomeno globale dell'+auto­ tegoria di problemi con i quali la biologia deve confrontarsi. Si tratta di tuttoregolazione+. È nel complesso fenomeno del+metabolismo+ globale che si situa­ quanto concerne i processi di+riproduzione+ e la filiazione delle+generazioni+no i processi accoppiati di sintesi ordinate (anabolismo) e di degradazioni (cata­ successive che costituiscono le popolazioni passate, presenti e future [cfr. Jacobbolismo), che permettono di render conto del comportamento entropico dei si­ iilpo]. I temi biologici sono in questo caso quelli dell'+eredità+, delle proprietà

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dei geni che presiedono a questa eredità, delle relazioni fra la struttura internadel patrimonio genetico e le sue manifestazioni osservabili, ossia fra gli elementi z. Met odi e strumenti di sPiegazione deifenomeni in biologia.della coppia +genotipo/fenotipo+;e anche quelli dell'+evoluzione+ delle +spe­cie+, che viene vista oggi soprattutto nel quadro del principio+mutazione/sele­ z.i. Scienze biologiche e scienze della natura inanimata.zione+, benché questo principio sia, da qualche anno, oggetto di analisi critichesicuramente destinate a svilupparsi ancora nell'avvenire [cfr. Chapeville e altri Qualunque sia la disciplina considerata (cfr. l'articolo +Disciplina /discipli­I979 ; Little i98o ; Lewin i98o ; Blanc i98o]. L'espressione di tutti questi temi ne+), ogni+scienza+ della+natura+ comporta inevitabilmente un aspetto speri­fa appello a concetti che hanno i loro corrispondenti nelle scienze dette esatte. mentale e un aspetto teorico. Teorizzare significa tentare di spiegare i fenomeniLa nozione di +gene+, associata alle parti costituenti le +macromolecole+ di aci­ osservati e, come si è visto nel ( i, gli sforzi fatti in vista della classificazione r«­do deossiribonucleico (o' ) , pone l'accento sul ruolo di+conservazion%nva­ gionata degli oggetti studiati costituiscono già veri e propri procedimenti teorici.rianza+ del patrimonio ereditario. I processi di riproduzione, se con la messa in Fin dai tempi piu remoti la storia della biologia attesta l'esistenza permanente <liopera del programma genetico manifestano questo aspetto di conservazione, con tali preoccupazioni; l 'unico tratto che su questo punto differenzia la biologi;<l'esistenza di gradi di libertà o di «errori di trascrizione» lasciano comparire an­ dalle scienze della natura inanimata — e questo a dire il vero soprattutto a parti­che quelle possibilità d'innovazione, d'invenzione, constatabili fra le diverse ge­ re dal xvii secolo — dipende dal fatto che le considerazioni teoriche fatte a pr<>­nerazioni che si succedono. Quando si considerano le condizioni ambientali nel­ posito del mondo vivente sono sempre state espresse, 6no a un'epoca recent«le quali si sviluppa l'individuo biologico originato dalla riproduzione, sorgono (salvo qualche rara eccezione), nel +linguaggio+ naturale. Quel che è nuovo oggi,allora degli interrogativi che sono ben lungi dall'essere risolti dalla scienza e che o piu precisamente ciò che è emerso sempre piu nettamente nel corso degli ulti­non mancano di avere risonanze 61oso6che profonde : qual è il rapporto +innato/ mi decenni, è la possibilità di formalizzare e di matematizzare alcune di tali que­acquisito+ nel comportamento e nelle capacità dell'individuo? Come si situa in stioni teoriche. Il fascino di questo modo di+scrittura+ è evidentemente legat<>questo contesto il problema permanente dell'altro rapporto +libertà/necessità+ al desiderio di raggiungere un maggior rigore, da una parte grazie ai procedi­e quello, non meno permanente, dell'essere e del divenire? menti di+calcolo+ effettivo sui dati quantificabili, dall'altra utilizzando per l<>

Allo stesso modo, il dogma centrale della biologia molecolare, che afferma sviluppo dei ragionamenti regole piu precise di quelle a cui ricorre il linguaggi<>l'irreversibilità delle azioni del genoma verso il citoplasma delle cellule al fine naturale. Quest'evoluzione è completamente giustificata, dal momento che i pr<>­di eliminare l'idea di una possibile eredità dei caratteri acquisiti, deve parago­ cessi studiati non sono piu descrivibili mediante sequenze d'argomentazioni <linarsi alla reversibilità (cfr. l'articolo +Reversibilità /irreversibilità+) delle leggi tipo sillogistico formanti una catena continua perfettamente dominabile dal lin­fisiche fondamentali e al problema fisiologico e sociologico delle relazioni unila­ guaggio ordinario. Quando i fenomeni sono embricati e reagiscono gli uni sugliterali o delle interazioni reciproche fra i diversi livelli gerarchici che concernono altri secondo rapporti piu o meno complessi, la descrizione discorsiva divent;il'individuo e la sua appartenenza a differenti gruppi sociali. Questo porre in pa­ allora inadeguata e non può che condurre, nella migliore delle ipotesi, a conclu­rallelo, o in opposizione, concetti simili utilizzati nei contesti differenti delle di­ sioni vaghe o fallaci, nella peggiore a un regresso all'in6nito, da cui è possibileverse discipline mostra bene l'interesse dei raffronti interdisciplinari e, allo stes­ uscire solo con degli artifici. Ovviamepte, come in tutte le discipline che hann<>so tempo, la difficoltà degli interrogativi da risolvere per pervenire a una certa fatto progressivamente un piu ampio uso della+formalizzazione+, vi sono statiunità del sapere, vale a dire della nostra conoscenza delle leggi naturali. e vi sono ancora in biologia dei brancolamenti, degli errori, dei risultati illusori :

nulla di sorprendente in un campo nel quale si elaborano nuovi strumenti di ri­Dopo questa rapida panoramica dei grandi temi della biologia e delle corri­ flessione. Il principale insegnamento da trarre da questa constatazione sta essen­

spondenze concettuali che essi rivelano con un certo numero di preoccupazioni zialmente nella necessità di dar prova della massima prudenza e di attenersi alledelle scienze esatte e della filosofia, è ora necessario entrare piu nel dettaglio del­ piu rigorose precauzioni metodologiche, se si vuole che la formalizzazione arre­le cose, per precisare che cosa implicano queste corrispondenze, che si tratti di chi un reale beneficio al progresso delle conoscenze. Contrariamente a un'idc>idifferenze, di identità o di analogie piu o meno marcate. A tal fine, si esaminerà troppo diffusa, la matematizzazione di un problema non trasferisce ipsofaet<>successivamente in che cosa differiscono o si apparentano le scienze biologiche e alla sua soluzione e alle conclusioni che da essa si traggono il rigore intrinsec;<­le scienze della natura inanimata (( z. i), quindi in che cosa le differenze consta­ mente proprio della matematica, Per raggiungere quest'obiettivo, bisogna inol­tate possono rinnovare la problematica epistemologica dell'elaborazione dei mo­ tre che le corrispondenze instaurate fra le entità teoriche e le entità del +reale+,delli in rapporto a quanto si è fatto fino a oggi nelle discipline delle scienze esatte al momento dell'applicazione delle equazioni, obbediscano a regole che non in­(( z.z), e infine quali sono gli strumenti matematici disponibili per la modelliz­ troducano nella realtà studiata artefatti privi di significato. Inoltre, perché un:<zazione nell'approccio formalizzato dei fenomeni biologici (( z.g). + spiegazione+ teorica costituisca un vero progresso della conoscenza, deve poto<

garantire di corrispondere effettivamente ai fenomeni che condizionano le osser­

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vazioni effettuate, e che nessun altro schema esplicativo renderebbe conto al­ confondano e che distinguerle corrisponda a una necessità della nostra mente:trettanto bene degli stessi dati osservati. Si tornerà in seguito su questi problemi, la descrizione resta soprattutto legata agli osservabili, la spiegazione all'elabora­tanto importanti quanto delicati, che, a onor del vero, s'incontrano in qualunque zione di schemi astratti che ricostituiscono questi osservabili mediante concate­procedimento scientifico sufficientemente approfondito, ma che assumono forse namenti razionali (verbali o matematizzati) che mettono in gioco una+combina­in biologia un'importanza ancora maggiore che altrove per il fatto stesso della toria+ di processi considerati piu elementari dei fenomeni osservati. Questa com­maggiore diversità dei punti di vista possibili nello studio di ogni sistema viven­ binatoria, che qualunque spiegazione introduce, implica a sua volta general­te. Per il momento, va soprattutto sottolineato che queste preoccupazioni meto­ mente la distinzione fra diversi livelli di descrizione, poiché i processi elementa­dologiche rigorose, parallelamente alla formalizzazione e alla matematizzazione, ri intervengono fra elementi costitutivi di ciò che si studia, ossia fra oggetti de­comportano un approfondimento delle questioni epistemologiche raramente in­ finiti per dissezione del sistema globale. Ogni volta che si elaborerà una+spie­contrato a questo punto nelle altre discipline (problematica della descrizione e gazione+ dei fenomeni osservati, si vedranno dunque apparire in generale duedella spiegazione scientifiche; pertinenza dei livelli di descrizione o di spiega­ livelli di descrizione: il livello dell'oggetto globale al quale si riferiscono gli os­zione in funzione degli interrogativi che ci si pone; +verificabilità/falsificabili­ servabili, e quello di un livello soggiacente definito da elementi costitutivi fra ità+ degli enunciati teorici; carattere +locale/globale+ dei principi esplicativi; quali si producono i processi considerati elementari. Può tuttavia accadere cherapporti +qualità /quantità+; problema della +riduzione+ delle variabili; ecc.). delle leggi' empiriche permettano di stabilire certe relazioni fra le caratteristicheVa però ricordato che la+formalizzazione+ non è una panacea, e che certi enun­ dell'oggetto globale e di collegare direttamente gli osservabili a queste relazioni.ciati teorici in linguaggio naturale non guadagnano nulla — né in rigore né in po­ Si ottiene in tal modo qualcosa che va al di là della semplice descrizione, e che ètere euristico — da una formalizzazione sofisticata, laddove altri, per converso, già in qualche modo una spiegazione. Ma bisogna riconoscere che la nostra men­assumono un significato preciso soltanto iscrivendosi in una simile formalizza­ te prova una certa difficoltà a considerare questo genere di spiegazione a un solozione, Indubbiamente s'individua qui una differenza basilare tra la biologia e le livello come totalmente equivalente ~ue lla che fa intervenire due livelli diffe­scienze della natura inanimata: queste ultime hanno infatti sempre tratto van­ renti: il primo tipo sembra piu «descrittivo», il secondo piu «esplicativo». Sutaggio dalla quantificazione e dalla matematizzazione : è ciò che viene sommaria­ questo punto emerge d'altra parte una nuova differenza — abbastanza fonda­mente riassunto ogni qual volta si parla di «miracolo delle leggi fisiche». mentale — fra le scienze della natura inanimata e la biologia. La fisica ha spesso

utilizzato la descrizione-spiegazione a un solo livello, secondo la definizione cheDopo il fondamentale problema della formalizzazione, si esamineranno al­ ne è appena stata data; è il caso, ad esempio, della descrizione utilizzata per la

cune delle questioni epistemologiche richiamate in precedenza, sia per eviden­ termodinamica classica, per le equazioni del calore, per le leggi dell'elettrodina­ziare gli aspetti specifici che assumono in biologia, sia piu semplicemente per m ica, ecc. Ma la percezione che una vera spiegazione dovesse far intervenire al­mostrare che acquistano in questo campo un'importanza maggiore di quella ge­ meno un altro livello di descrizione non era tuttavia assente dalle preoccupazionineralmente loro accordata altrove. dei fisici, come testimoniano i numerosi lavori intrapresi per ritrovare le descri­

Le nozioni di +descrizione+ e di +spiegazione+, frequentemente utilizzate zioni macroscopiche a partire da quelle microscopiche (principalmente con lanella filosofia della scienza, sembrano intuitivamente chiare e distinte, la prima meccanica statistica applicata al livello molecolare o atomico). Se si considerarichiamando l'idea di resoconto di osservazioni empiriche, brute e prive di a ora la biologia, si constata che questo genere di preoccupazioni è ancor piu mar­priori esplicativo, la seconda essendo associata all'idea di enunciati che esplicita­ cato che in fisica. Vi sono per questo delle buone ragioni. Se le scienze della ma­no le cause di quanto si osserva. Ma, abbandonato il contesto del discorso gene­ teria inanimata si sono trovate per lo piu a considerare solo due livelli, il macro­rale per entrare nell'ambito dell'effettiva pratica scientifica, non è necessario scopico e il microscopico, le scienze della vita devono per converso considerarcdarsi a lunghe riflessioni per riconoscere che questi concetti presentano in realtà un numero di livelli molto piu ampio (molecole, organiti, cellule, tessuti, organi,una certa interdipendenza. Una delle piu solide acquisizioni del pensiero scien­ organismi, popolazioni ), e tutti questi livelli, per una ragione o per l'altra, posso­tifico moderno sta nella presa di coscienza del fatto che le cosiddette osservazioni no apparire pertinenti per le questioni alle quali si cerca di rispondere. È anchebrute sono in generale basate su presupposti impliciti, e che qualunque proce­ frequente che una stessa manifestazione globale (al livello dell'organismo, pcrdimento teorico ha il compito di metterli in luce. Del resto, le descrizioni che esempio) non sia convenientemente spiegabile se non facendo intervenire simul­presentano un interesse scientifico, ad esempio quelle derivate dalla tassonomia, taneamente delle spiegazioni a piu livelli (molecolare per i liquidi circolanti o pcrsono in realtà delle classificazioni ragionate che, tramite la scelta di alcuni fattori le espressioni genetiche, organico per certe funzioni regolatrici, ecologico per irappresentativi dell'insieme delle caratteristiche degli oggetti studiati, mettono fattori nutrizionali, ecc. ). Se la preoccupazione di poter trascrivere le descrizioniin evidenza delle correlazioni e contengono quindi già in nuce determinati orien­ fra livelli sembra in fisica una raffinatezza, un'aspirazione legittima ma qualch<tamenti esplicativi. Riconosciuto questo dato e memorizzatolo per ogni fine uti­ volta un po' perfezionista della mente, in biologia essa acquista spesso un caratte­le, ciò non toglie tuttavia che le nozioni di descrizione e di spiegazione non si re di vera e propria necessità. Inoltre, se si pensa alle estreme difficoltà che ge­

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Ricoprimenti tematici 8g8 Dalla biologia alla filosofia

neralmente s'incontrano operando questo genere di trascrizione, e alla moltepli­ parti corrispondenti a processi semplicemente concatenati gli uni dopo gli altri,cità dei livelli di organizzazione negli esseri viventi, è giocoforza constatare che situazione questa abbastanza rara negli organismi biologici. Queste difficoltà teo­la biologia si trova qui di fronte a una problematica specifica che non ha ancora riche non s'incontrano ovviamente soltanto negli studi cinetici a livello moleco­ricevuto una soluzione generale soddisfacente. lare; si ritrovano, sotto forme diverse, e nel quadro di vari formalismi, a tutti i

livelli di descrizione ai quali la biologia è portata ad interessarsi.La diversità dei livelli di descrizione possibili in biologia, la necessità di trat­

tarli talvolta simultaneamente o di operare delle trascrizioni dall'uno all'altro, in­ Si è alluso in precedenza al fatto che la precisione alla quale è possibile giun­fine la grandissima varietà delle componenti generalmente presenti (in partico­ gere nella quantificazione dei fenomeni introduce una differenza fondamentalelare nelle descrizioni al livello molecolare), fanno assumere al problema della fra le scienze della vita e quelle della natura inanimata. Al limite, quando certe+riduzione+ del numero di variabili e di parametri una rilevanza molto maggiore caratteristiche possono essere definite solamente in maniera qualitativa, il loronelle scienze del vivente che in quelle della natura inanimata. La questione è trattamento formalizzato pone dei problemi di t ipo totalmente nuovo, che lestata già richiamata in precedenza a proposito della tassonomia nelle diverse scienze esatte non hanno praticamente mai affrontato. Esiste su questo punto unbranche della biologia, o della nosologia in medicina, ciò che mostra l'antichità malinteso frequente, ben espresso dai luoghi comuni piu volte ripetuti, secondoe la necessità di preoccupazioni di questo genere nelle scienze della vita. Ovvia­ i quali «il qualitativo è solo un quantitativo povero» (cfr. l'articolo +Qualità /mente, preoccupazioni analoghe si ritrovano nelle scienze della natura inanima­ quantità+), o «esiste+scienza+ solo del misurabile». Quest'idea ha senza dubbiota, ad esempio in chimica con la tavola di Mendeleev, o nella fisica attuale con la delle origini storiche che la spiegano perfettamente, ma che non bastano tuttaviaclassificazione delle particelle elementari. Ma il numero di parametri da consi­ a fame una verità epistemologica definitiva. È indubbio che lo studio della+Na­derare è molto piu rilevante nel primo che nel secondo caso. Ora, non si tratta tura+ si è a lungo basato su concetti ai quali non era associata alcuna determina­qui di dire se la difficoltà è maggiore da una parte o dall'altra, ma soltanto di con­ zione quantitativa. Gli enunciati che utilizzavano questi concetti non potevanostatare che è di natura differente in ciascuno dei campi. In +fisica+, le difficoltà per lo piu dar luogo che ad accostamenti analogici, che venivano considerati suf­derivano essenzialmente dalla precisione quantitativa richiesta su un numero di ficienti per la descrizione e la spiegazione delle cose (si ritornerà in seguito suparametri relativamente ristretto (energia, quantità di movimento, carica elettri­ questo punto). È ugualmente certo che l'introduzione sistematica delle misureca, massa, spin, ecc.), mentre in biologia esse sono determinate soprattutto dal (cfr. l'articolo +Pesi e misure+ ) e il loro trattamento matematico quantitativonumero considerevole di caratteristiche da esaminare e dal fatto che la conoscen­ hanno permesso, soprattutto a partire dal xvn secolo, lo straordinario sviluppoza che se ne ha è spesso puramente qualitativa. I legami di dipendenza che posso­ delle scienze della materia inanimata e gli spettacolari successi delle loro appli­no esistere fra queste caratteristiche e che condizionano la loro eventuale ridu­ cazioni tecniche. Ma non è altrettanto evidente che le medesime vie siano pra­zione sono evidentemente molto piu difficili da evidenziare partendo da dati qua­ ticabili e conducano a successi analoghi nelle scienze della vita. Se molte branchelitativi che non partendo da relazioni quantitative precise. della biologia hanno tratto indubbio beneficio dall'adozione di metodi quanti­

Da un punto di vista teorico, il problema della+ riduzione+ delle variabili ha tativi (misura delle grandezze fisiologiche,,determinazione delle velocità di rea­come obiettivo di ricondurre — e questo in maniera giustificata — a formalizzazio­ zioni biochimiche, analisi statistica dei dati, ecc.), è altrettanto certo che questini che si possano effettivamente trattare e che siano tuttavia rappresentative dei metodi hanno anche condotto a numerose importanti constatazioni. In pr imosistemi molto piu complessi che vengono esaminati. In pratica, il problema viene luogo, le misurazioni effettuate in biologia sono ben lontane dal raggiungere laaffrontato in biologia indirettamente tramite la dissezione dei sistemi complessi precisione accessibile in fisica; in secondo luogo, una simile precisione sarebbein sottosistemi piu semplici. L' interpretazione dei risultati cosi ottenuti si scon­ illusoria e inutile, tenuto conto della variabilità naturale degli oggetti biologici;tra con difficoltà teoriche che sono lungi dall'essere risolte. Oggi si sanno abba­ infine, certi fenomeni biologici di primaria importanza per la nostra compren­stanza bene studiare in tiitro le proprietà di un sistema biochimico e si è in grado sione del mondo vivente suggeriscono che il trattamento qualitativo è probabil­di dame un+modello+ teorico adeguato, ma valutare come può venir modificato mente il piu adatto agi'interrogativi che ci si pone al loro riguardo (ad esempio,il comportamento di questo sottosistema quando viene integrato in un sistema per quanto concerne la genesi e la combinazione delle morfologie in embriolo­piu vasto, quello cellulare per esempio, costituisce un problema ben piu difficile. gia, o la fillotassi, ecc.). Questo non significa evidentemente che si debba tornareIn teoria si tratta di sapere, ad esempio nel caso di studi di cinetica, come le pro­ in questi campi ai discorsi verbali e puramente concettuali dei tempi passati.prietà di un sistema differenziale di piccola dimensione (che comporta cioè un Bisogna vedervi piuttosto la necessità di sviluppare una scienza formale che per­piccolo numero di variabili ) vengano modificate dal suo inserimento in un siste­ metta di trattare il qualitativo con lo stesso rigore con cui è stato possibile tratta­ma differenziale di dimensione molto maggiore. Non si è ancora in grado di ri­ re il quantitativo per mezzo della matematica classica. Le maggiori speranze aspondere a questo problema da un punto di vista generale; lo si sa fare solo in questo proposito sembrano essere rappresentate dagli strumenti della topolo­certi casi molto particolari nei quali le suddivisioni e i reinserimenti riguardano gia (cfr. l'articolo+Geometria e topologia+ ), cosi come è stata elaborata a partire

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dai lavori di Poincaré fino alla teoria delle+catastrofi+ di René Thom. Per alcune quali osservate da lungo tempo (anelli di Liesegang, cellule di Bénard, ecc.),delle questioni specifiche che pone, la biologia sembra oggi rappresentare un sono state generalmente considerate fino a epoca recente come pure curiositàparticolare stimolo per lo sviluppo di tale disciplina. senza un grande interesse pratico o fondamentale. La stessaforma mentis portava

Le strutture spaziali (cfr. l'articolo+Spazialità+), spazio-temporali (cfr. l'ar­ a considerare in modo analogo le poche reazioni chimiche periodiche o pseudo­ticolo +Spazio-tempo+), o anche semplicemente temporali (regimi ciclici in am­ periodiche osservate piu o meno fortuitamente in ambienti spazialmente omo­biente supposto spazialmente omogeneo; cfr. gli articoli +Ciclo+ e +Tempo/ genei ; per di piu queste ultime venivano spesso considerate come reazioni pa­temporalità+), costituiscono parimenti un oggetto di studio che, benché aifron­ rassite da evitare nei reattori industriali, e di conseguenza davano luogo a ricer­tato anche nelle discipline della materia inanimata, assume in biologia delle che pratiche sui mezzi migliori per ridurle, piuttosto che a precisi studi che per­risonanze particolari che modificano l'importanza ad esso accordata e i mez­ mettessero di comprendere meglio le condizioni della loro comparsa.zi d'approccio che esso richiede. Le differenze di polo d'interesse a seconda Tutti questi fenomeni, trascurati dalle scienze della natura inanimata, assu­delle discipline non dipendono — come si è già avuta occasione di vedere richia­ mono in biologia un'innegabile importanza. Parlare di strutturazioni spazio­mando a titolo d'esempio i lavori di Leduc — dal fatto che le morfologie osserva­ temporali significa parlare degli innumerevoli processi di+sviluppo e morfoge­bili sarebbero del tutto differenti per complessità o per tipi fondamentali a se­ nesi+ che il mondo vivente manifesta a tutti i l ivelli. Qui le tappe transitorie diconda del campo considerato. Da questi due punti di vista, osservazioni simili sviluppo, generalmente lente e suscettibili di essere sottomesse a perturbazioni

potrebbero essere fatte altrettanto bene sia per sistemi inanimati, sia per sistemi molto varie, non possono piu venir considerate tappe d'interesse secondario cheviventi. Le differenze derivano soprattutto dai particolari orientamenti di cia­ condurrebbero a stati stazionari ben determinati a priori. E la descrizione mor­scuna disciplina per ciò che concerne gli oggetti studiati e le questioni alle quali fologica degli stati stazionari stessi ora non è piu un fine in sé, poiché, per laessa tenta di rispondere. molteplicità dei livelli di funzionamento in biologia, queste morfologie stabili

In fisica i temi d'interesse associati a strutturazioni spazio-temporali riguar­ esprimono e condizionano sia il metabolismo soggiacente sia le sue eventuali va­dano soprattutto fenomeni provocati da campi (cfr. l'articolo +Forza/campo+) riazioni. Quanto ai regimi temporali periodici, si comincia ora a sapere che, lun­diversi, senza trasporti di materia, o per lo meno senza trasporti accompagnati gi dall'essere dei processi parassiti o degli epifenomeni, essi svolgono in biologiada cambiamenti di natura degli elementi considerati (elettroni, densità di carica dei ruoli fondamentali, tanto che un loro attento studio appare sempre piu ne­elettrica locale, ecc.). È il caso ad esempio delle ripartizioni di campi elettrici o cessario.magnetici in vicinanza di conduttori, e anche delle caustiche in ottica. Nella ma­ Come a proposito degli altri temi richiamati in precedenza, si deve dunqueteria inanimata, la comparsa di queste morfologie è in generale estremamente ra­ constatare — per tutti questi problemi di strutturazioni spaziali o spazio-tempo­

pida, e conduce a un regime stazionario la cui descrizione è spesso accessibile rali, o di regimi periodici — che lo studio del vivente pone la biologia davanti asenza troppe difficoltà a partire dalle equazioni di propagazione note dei campi un certo numero di problemi nuovi. In realtà, è noto che i tentativi di spiegazio­considerati. Si tratta dunque soprattutto di studiare delle strutture spaziali sta­ ne di questi fenomeni mediante i metodi matematici classici si scontrano benzionarie piuttosto che vere e proprie strutturazioni spazio-temporali, non ve­ presto con temibili difficoltà, ovviamente analitiche, poiché si devono trattarenendo per lo piu interamente esplicitati i regimi transitori che conducono alla sistemi di equazioni differenziali o alle derivate parziali non-linerari, ma anchestabilizzazione. Inoltre, la descrizione delle morfologie spaziali stazionarie, defi­ numeriche non appena il numero di variabili da considerare non rimane moltonite ed esplicitate in fisica sotto forma di soluzioni particolari delle equazioni di piccolo. È significativo, ad esempio, che non si disponga ancora di un modellopropagazione dei campi, costituisce di per sé un fine, senza prolungamento verso del tutto soddisfacente per un fenomeno apparentemente cosi semplice come glilo studio di altri fenomeni soggiacenti dei quali queste morfologie sarebbero al anelli di Liesegang. Constatare queste difficoltà non significa però che si debba­tempo stesso il supporto e l'espressione. L'unico sostrato considerato è quello no abbandonare i metodi in questione; è certamente utile tentare anzitutto didei processi elementari che entrano nella scrittura delle equazioni di propagazio­ migliorarli e di svilupparli. Ma ci si può anche domandare se gli ostacoli incon­ne, e che si suppone dunque conosciuto a priori. Per quanto concerne i regimi trati non rivelino difficoltà piu profonde. Non si ritrovano qui alcuni aspetti del­

puramente temporali, periodici o pseudo-periodici, che sono stati indubbiamen­ la questione precedentemente menzionata sui ruoli rispettivi di +qualità/quan­te molto studiati dalla fisica, si possono fare al loro riguardo osservazioni analo­ tità+ nella spiegazione scientifica> Il fatto che i calcoli effettivi su grandezzeghe a quelle già enunciate in precedenza, ossia che questi studi si sono essenzial­ quantificate divengano cosi rapidamente inestricabili può farlo supporre. In que­mente riferiti a fenomeni di campi, senza trasporto di materia. st'ambito un'algebra delle forme elementari — che rimane ancora da costruire­

Gli obiettivi della chimica e della chimica-fisica hanno condotto queste di­ e la conoscenza dei possibili legami fra queste forme elementari e le proprietàscipline a considerare i fenomeni di cambiamento di natura degli elementi stu­ topologiche delle equazioni che descrivono i processi di reazione e di trasporto­diati e, in misura minore, i fenomeni di trasporto spaziale di questi elementi. Ma anche questi ancora da acquisire — costituirebbero senza dubbio degli strumentisi deve riconoscere che le strutturazioni spaziali o spazio-temporali, alcune delle teorici estremamente utili.

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Ricoprimenti tematici 84z 843 Dalla biologia alla filosofia

due contesti è molto utile poiché, una volta presente alla mente, evita numerosi2.2. Aspetti epistemologici della modellizzazione. fraintendimenti.

I filosofi della scienza e gli epistemologi che hanno studiato le modalità del­L'elaborazione teorica e la ricerca di rigore si scontrano in biologia con diffi­ l'attività scientifica hanno, soprattutto dall'inizio del xx secolo, posto l'accento

coltà apparentemente maggiori, e in ogni caso piu disparate, che nelle scienze sui due aspetti appena richiamati. Sfortunatamente, a parere di chi scrive, essidella natura inanimata. Questa situazione è legata alla maggiore varietà degli og­ l'hanno fatto in maniera spesso troppo esclusiva: l'empirismo logico ha insistitogetti studiati, alla loro complessità e alla loro intrinseca variabilità. Ne consegue essenzialmente sulla giustificazione, mentre Popper e la sua scuola trattano so­che l'approccio critico di tali problemi in biologia comporta un certo rinnova­ prattutto della confutazione. La prima tendenza ha prevalso negli ambienti filo­mento, in rapporto a quanto derivava prima dalle scienze esatte e dall'epistemo­ sofici e scientifici nei primi decenni del xx secolo ; la seconda è subentrata in se­logia, basata soprattutto su queste scienze. Ovviamente, le connessioni fra que­ guito ed è divenuta oggi dominante, soprattutto, sembra, in biologia (situazionesti diversi ambiti della riflessione scientifica sussistono, ma esse non si riducono indubbiamente non estranea alla connivenza che di fatto si è instaurata fra l'ope­a semplici corrispondenze senza trasposizione o prive di nuovo apporto, come ra di Karl Popper e quella di Jacques Monod). A leggere i rappresentanti di que­ora si cercherà di mostrare. ste due correnti, si potrebbe ritenere che l'attività scientifica non possa orientarsi

che verso uno solo dei due poli, escludendo pressoché totalmente l'altro. Ad

z.z.i. Giustificazione e confutazione. esempio i falsificazionisti, i quali ritengono che la giustificazione completa sia astretto rigore impossibile, tendono a considerare la sua ricerca abbastanza vana;

La problematicadetta della giustificazione e della confutazione (o falsifica­ essi trascurano in questo modo uno degli obiettivi essenziali della scienza, che èzione : cfr. l'articolo +Verificabilità /falsificabilità+) dei modelli d'interpretazione quello di evitare la gratuità delle affermazioni, obiettivo che vale comunque lateorica non è esclusiva delle scienze della vita; essa assume tuttavia in questo pena di perseguire, anche se non può essere raggiunto che parzialmente. La di­caso un'importanza e un rilievo piu marcati che nelle altre discipline, fatto non cotomia un po' troppo schematica che si è venuta cosi a determinare in un buonprivo di conseguenze per lo sviluppo della biologia nei suoi aspetti teorici, e numero di pensatori è tanto piu dannosa in quanto essa rende conto piuttostoquindi anche nei suoi aspetti sperimentali. male dell'effettiva pratica scientifica, nella quale s'intrecciano o si alternano le

Ogni attività scientifica cerca di giungere a enunciati che possano essere con­ due aspirazioni : non dire una cosa qualsiasi, ossia giustificare ciò che si enuncia ;siderati, dal complesso della comunità scientifica, delle rappresentazioni confor­ e tentare di progredire eliminando a poco a poco le ipotesi erronee, vale a diremi della realtà studiata. L'idea di conformità deve essere qui intesa in funzione ricercando la conferma o la confutazione delle costruzioni teoriche provvisoria­delle questioni alle quali questa rappresentazione tenta di rispondere (adegua­ mente elaborate. Si tornerà in seguito su questo problema trattando dei metodimento ai dati osservati, potere predittivo corretto, unicità della rappresentazione di modellizzazione.nel linguaggio teorico scelto, ecc. Si ritornerà in seguito su questi differenti pun­ Quanto è stato appena detto a proposito della giustificazione e della confu­ti). Questo obiettivo è quanto differenzia la scienza dalle altre attività umane, tazione si applica in linea teorica a qualunque attività scientifica, indipendente­nelle quali si accettano invece le opinioni piu disparate, che possono variare da mente dalla disciplina considerata. Ma è indubbio che l'orientamento proprio diun individuo all'altro. In materia scientifica si tratta dunque di giustificare quan­ ciascuna disciplina, gli interrogativi ai quali essa tenta di rispondere, le metodo­to si enuncia, e non di affermarlo senza prova, sperimentale o razionale. logie particolari adottate possono modificare in un senso o nell'altro il peso ri­

Gli enunciati sulla realtà tuttavia raramente possono venir giustificati senza spettivo accordato ai due tipi di preoccupazioni qui considerati. In questa pro­difficoltà. La maggior parte delle costruzioni teoriche comporta degli aspetti ipo­ spettiva, che cosa accade nelle scienze della vita in generale, e che cosa questotetici che richiedono d'essere confrontati con le osservazioni. Il risultato di que­ implica per lo sviluppo degli aspetti teorici ed esplicativi della biologia>sti raffronti può essere sia una conferma, sia una confutazione (o falsificazione). Si è visto che uno degli aspetti specifici delle scienze del vivente è dato dallaLa conferma è un elemento della giustificazione (si vedrà in seguito che ve ne molteplicità dei livelli possibili di descrizione e dalle interferenze spesso necessa­sono altri ) ; la confutazione è al contrario una tappa che richiede la rimessa in di­ rie fra queste diverse descrizioni per pervenire a schemi esplicativi sufficiente­scussione piu o meno profonda della costruzione teorica proposta e che conduce mente completi e convincenti. In parole povere, questo significa che i punti dia nuove elaborazioni che dovranno a loro volta essere confermate o confutate. vista, i tipi d'approccio che possono essere adottati in biologia per render conto

Questi due poli dell'attività scientifica possono venir associati a delle fasi de­ di numerosi fenomeni sono molto piu numerosi che nelle scienze della materiafinite rispettivamente da Reichenbach il «contesto della giustificazione», dove vi­ inanimata. E poiché ai differenti livelli possono corrispondere linguaggi di de­ge appunto la preoccupazione di giustificare tali costruzioni teoriche, e il «con­ scrizione differenti, tra i quali la traduzione è generalmente difficile, la necessitàtesto della scoperta», nel quale vengono sistematicamente messi in opera i test di riservare un'attenzione particolare per giustificare la coerenza e il buon adatta­di conferma e di confutazione [cfr. Reichenbach rrlgr ]. Questa distinzione dei mento di questi linguaggi sembra ancora piu imperativa che nella maggior parte

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Ricoprimenti tematici Dalla biologia alla fllosofla

delle altre discipline. Inoltre, tutte le volte che vengono adottate costruzioni teo­ re, nervoso, morfologico, ecc.) appaiano spesso necessari alla comprensione del­riche ipotetiche, le stesse ragioni comportano un'estrema varietà di ipotesi possi­ le osservazioni, introduce fra questi livelli delle relazioni ulteriormente ben piubili a priori. Le tecniche di confutazione assumono dunque qui un'importanza complesse di quelle che regolano le corrispondenze fra microscopico e macro­rilevantissima, e devono di norma venir adottate piu frequentemente delle con­ scopico nelle scienze della materia inanimata. In particolare, il proble ina dei le­ferme piu o meno dirette e rapide. gami fra principi locali e principi globali e quello dei ruoli rispettivi che questi

In definitiva, i due poli della giustificazione e della confutazione, presenti principi possono avere nella spiegazione scientifica assumono in biologia una gra­qui come nelle altre discipline, assumono in biologia una profondità e una rile­ vità molto maggiore di quella che hanno in fisica e in chimica. Si deve inoltre ag­vanza ancora piu accentuate. Si vedrà, a proposito dei metodi di modellizzazio­ giungere che la frequente difficoltà ad entrare nei dettagli dei processi che av­ne, che le esigenze che derivano da questa situazione possono essere soddisfatte vengono a un dato livello dell'organizzazione, cosi come l'esistenza dei compor­nel migliore dei modi separando parzialmente le due preoccupazioni, ossia insi­ tamenti orientati che conferisce al vivente la sua relativa autonomia in rapportostendo prima di tutto sulla giustificazione del linguaggio teorico generale adotta­ all'ambiente, hanno reso e rendono ancora estremamente allettanti le spiegazionito, e facendo poi apparire allo stadio dei modelli particolari le possibilità di con­ finaliste (o teleologiche, o teleonomiche se si preferisce), che presentano tipica­futazione delle ipotesi proprie di ciascun caso. mente un carattere globale.

Da queste diverse considerazioni risulta che i principi esplicativi globali sonoz.z.z. I principi esplicativi. stati, e sono ancora, utilizzati piu frequentemente in biologia che nelle scienze

della natura inanimata. La teoria dell'evoluzione, sia essa lamarckiana o darwi­Una certa specificità della biologia si manifesta anche a proposito dei principi niana, si basa su principi simili che non forniscono alcun dettaglio locale dei con­

riconosciuti sufficientemente fondamentali o generali per servire da base alla catenamenti di processi che intervengono nel risultato osservato, ma che affer­+spiegazione+ dei fenomeni osservati. mano soltanto la loro esistenza in generale e le loro conseguenze globali. Lo stes­

Nelle scienze della natura inanimata il numero limitato di livelli considerati so avviene della legge di Haeckel, la quale enuncia che l'ontogenesi ricapitola la— essenzialmente il macroscopico e il microscopico — si traduce in un numero re­ filogenesi. Allo stesso modo viene spesso invocato il principio globale di omeo­lativamente ristretto di principi esplicativi. Inoltre, il fatto che la nozione stessa stasi nei casi in cui i processi locali di regolazione sono inaccessibili a un'analisidi spiegazione si colleghi de1 tutto spontaneamente all'idea di una combinatoria fine.di eventi elementari che permettono di ricostruire i fenomeni osservati — come Se l'importanza del ruolo svolto dai principi globali nella spiegazione in bio­si è visto — ha condotto in fisica a fare essenzialmente appello a principi o « leggi » logia è senza alcun dubbio legata alla nostra frequente incapacità ad entrare nelche governano i processi d'interazione fra gli elementi costitutivi dei sistemi stu­ dettaglio locale dei fenomeni dei quali essi tentano di esprimere globalmente ildiati (forze diverse fra particelle, atomi, molecole, ecc.). Questi principi possono risultato, sarebbe probabilmente illusorio ridurre il loro uso a quest'unica ra­esser detti locali, nel senso che la loro spiegazione qualitativa e quantitativa è de­ gione. Le relazioni reciproche e le connessioni fra descrizioni a livelli differenti,finibile in ciascun punto dello spazio considerato (spazio ordinario, spazio-tem­ di cui si è già parlato a piu riprese, esistono pure per qualcosa, ed è giocoforzapo, o anche spazio di variabili qualunque). constatare che questa situazione pone problemi difficili e molto piu profondi

Nelle scienze della materia inanimata si trovano inoltre dei principi esplica­ della sola incapacità di arrivare sempre a una descrizione strettamente riduzioni­tivi che si possono definire globali (cfr. l'articolo +Locale/globale+), nel senso che sta dei fenomeni. La questione fondamentale da chiarire è quella delle relazioniessi si rapportano o fanno appello a entità relative all'insieine dello spazio con­ fra proprietà locali e proprietà globali dei sistemi. Le prime corrispondono allesiderato (principio di conservazione dell'energia; principio di minima azione di proprietà degli elementi costitutivi del sistema (molecole, per esempio: cfr. l'ar­Maupertuis; principio di Fermat del tempo minimo in ottica; principi di sim­ ticolo +Atomo e molecola+), quali sono in generale determinate in situazioni dimetria; ecc.). Si deve tuttavia riconoscere che questi principi globali non sono quasi-isolamento, o per lo meno di ambiente semplice. Le seconde corrispondo­molto numerosi, e inoltre che il loro potere esplicativo è intuitivamente meno no alle proprietà osservabili sul sistema completo integrante tutti i suoi elementiben percepito di quello dei principi locali; questo avvalora la constatazione ri­ costitutivi. Quando questi elementi conservano nel sistema integrato le loro pro­cordata in precedenza a proposito dell'idea di spiegazione associata soprattutto prietà individuali determinate isolatamente (è il caso, ad esempio, dei sistemia una combinatoria di eventi elementari, e dunque a una ricostruzione a partire meccanici macroscopici), le relazioni +locai%1obale+ sono abbastanza evidenti.da principi locali. Se, al contrario, certe proprietà individuali degli elementi vengono modificate,

La situazione particolare della biologia dipende, ancora una volta, dalla mol­ al momento dell'inserimento nel sistema, da fenomeni di tipo « induzione»(cometeplicità dei livelli di descrizione possibili, e questo accresce la varietà dei princi­ nel caso dei cambiamenti conformazionali delle proteine, ad esempio), allora lepi disponibili per la spiegazione dei fenomeni. D'altra parte, il fatto che interfe­ relazioni fra il locale e il globale sono evidentemente molto piu delicate da deter­renze o collegamenti fra descrizioni a diversi livelli (ad esempio livello molecola­ minare. Si può anche pensare che possa essere addirittura impossibile, per lo

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Ricoprimenti tematici 846 84 Dalla biologia alla filosofia

meno in certi casi, stabilire relazioni coerenti e riproducibili fra le proprietà di scientifico, per lo meno se lo si giudica secondo la pratica effettiva degli uominielementi, o di sottosistemi isolati dall'insieme, e le proprietà osservabili dell'in­ di scienza.

sieme integrato. Dunque, le proprietà globali possono divenire talvolta legitti­ Per superare queste difficoltà sembra indispensabile riconoscere anzitutto

mamente le sole adeguate a una corretta descrizione del sistema. Questo pro­ che ogni teoria scientifica comporta in realtà due parti : la prima concerne le de­

blema, che fino al momento attuale è stato affrontato solo molto raramente, è finizioni di base, l'esplicitazione dei presupposti teorici e osservazionali (assio­senza dubbio uno dei piu difficili che la biologia dovrà affrontare in futuro. matica: cfr. l'articolo +Assioma/postulato+) e le conseguenze logiche che ne ri­

L'utilizzazione di principi globali nella spiegazione scientifica, per gli enun­ sultano, ottenute per via deduttiva; la seconda concerne gli sviluppi piu o meno

ciati molto generali che essa utilizza il piu delle volte, suscita anche, principal­ specifici che si riferiscono agli oggetti particolari considerati, sviluppi che devo­

mente in biologia, una problematica spinosa concernente i caratteri che questi no essere costantemente confrontati e adeguati alle osservazioni. La prima parte

principi devono possedere per essere accettati ed effettivamente utilizzati dalla che sfortunatamente è di rado esplicitata, costituisce insomma il +linguaggio+ di

comunità scientifica. Si può constatare che alcuni dei principi di questo tipo base adottato, lo sfondo dei punti comuni degli oggetti studiati, sul quale verran­

finora proposti hanno conosciuto un successo considerevole e vengono costante­ no ad aggiungersi le differenze rivelate dalla seconda parte dello studio. Una vol­

mente utilizzati (come nel caso del principio di +mutazione(selezione+ della teo­ ta ammesse le definizioni di partenza, il linguaggio di base è in realtà una co­

ria darwiniana, o anche del principio di+omeostasi+), mentre altri, altrettanto struzione puramente razionale; a questo titolo, gli enunciati che esso contiene

globali e generali, rimangono piu o meno nell'ombra o non vengono utilizzati non sono confutabili, e per due ragioni. La prima è stata richiamata preceden­

che con circospezione (come, in certa misura, nel caso della legge di Haeckel, temente: rapportandosi esclusivamente ai punti comuni degli oggetti studiati)

e anche del principio dell'autonomia del vivente proposto da Pierre Vendryès questi. enunciati non possono far apparire le differenze che ogni confutazione

[ i98r ], anche se questo principio si pone sul prolungamento diretto di quello, implica. La seconda ragione è che, essendo puramente razionali, gli enunciati co­

molto ben accolto, di Claude Bernard sulla costanza dell'ambiente interno). Una stituenti questo linguaggio di base non possono essere contraddetti da nessun

analisi di queste differenze di status fra diversi principi esplicativi generali (che, procedimento scientifico, poiché la scienza è, per definizione, una costruzione ra­a conoscenza di chi scrive, non è ancora stata fatta) sarebbe senza dubbio molto zionale. L'unica conclusione negativa possibile a questo stadio è eventualmenteistruttiva e potrebbe forse essere condotta a partire da considerazioni come quel­ di mostrare che il l inguaggio di base utilizzato è inadatto agli oggetti studiati,

le che seguono. cosa che — ad essere precisi — non è ancora una confutazione, poiché una simile

Si è visto che qualsiasi descrizione o qualsiasi spiegazione scientifica soddi­ confutazione, per essere significativa, dev' essere espressa in un linguaggio adatto

sfacente comporta che si evidenzino punti comuni e differenze fra gli oggetti stu­ all'oggetto studiato. Una conclusione negativa di questo genere indica soltanto

diati. Il caso princeps della tassonomia, ad esempio, con le sue nozioni di genere che gli oggetti studiati non hanno in comune tutti gli aspetti inclusi nelle defi­

prossimo e di differenza specifica, lo illustra perfettamente. Ora, si riscontra che nizioni e nell'assiomatica di base, o che alcuni di questi aspetti devono essere

i principi piu generali vertono la maggior parte delle volte solo sui punti comuni differenziati in tratti comuni e tratti specifici. In definitiva, dopo la costruzione

e sono inadatti a render conto delle differenze. Questo fatto dovrebbe normal­ corretta del linguaggio di base, le uniche vere possibilità di confutazione appaio­

mente comportare una certa diffidenza di fronte a principi esplicativi di tal gene­ no solo in quella che si è qui definita la seconda parte dell'elaborazione teorica.

re, quando vengano utilizzati da soli. Questo stesso atteggiamento potrebbe es­ Queste considerazioni non devono evidentemente portare alla conclusione

sere confortato dalla constatazione che i principi piu generali, che costituiscono che i principi esplicativi piu generali dovrebbero essere esclusi da ogni teoria

delle spiegazioni « tuttofare», non sono confutabili nel senso di Popper. In realtà, scientifica. Essi devono considerarsi, in realtà, come facenti parte del settore pu­

confutare (o falsificare) significa mostrare che esistono delle differenze fra ciò ramente razionale dell'elaborazione teorica. Si può del resto constatare che quan­

che si è affermato o previsto e ciò che si constata. Per definizione, ciò che si rife­ do essi soddisfano queste condizioni di razionalità vengono di fatto perfettamen­

risce ai soli punti comuni a un insieme d'oggetti non è dunque confutabile dal­ te accettati e ampiamente utilizzati dalla comunità scientifica. Senza dubbio l'uso

l'esame di questi soli oggetti. estensivo del principio darwiniano dell'+evoluzione+ si spiega in gran parte in

È d'uopo ora constatare che questi due motivi di sospettare della validità questo modo; è innegabile infatti che questo principio sia stato recepito come

esplicativa dei principi generali non bastano a render conto del comportamento razionale a un punto tale che lo si è potuto talvolta tacciare di pura tautologia.

della maggior parte degli uomini, compresi gli uomini di scienza. Mentre si ac­ Questo non esclude che il rinnovato interesse per un'analisi fine di questo prin­

cettano infatti di buon grado dei principi generali non confutabili (i celebri esem­ cipio possa condurre a una parziale rimessa in questione della sua validità. Ciò

pi di Popper sono indicativi a questo riguardo), se ne rifiutano altri. È dunque che verrebbe allora eventualmente riesaminato non riguarderebbe però la strut­

necessario cercare piu lontano le cause dell'accettazione e del rifiuto. Si noterà tura razionale dell'enunciato, ma l'applicabilità di questa struttura alla semanti­

che questa constatazione getta già un certo dubbio sulla rigorosa validità del ca di base, ossia ai concetti adottati (caso, selezione, ecc.). In conclusione, piut­principio popperiano secondo il quale ogni enunciato non confutabile è non­ tosto che di una vera e propria confutazione di un'ipotesi, si tratterebbe ancora

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Ricoprimenti tematici 848 849 Dalla biologia alla filosofia

di un affinamento del linguaggio di base, allo scopo di perfezionarne l'adatta­ ma questa suddivisione di base ha il merito di mettere in evidenza tre aspettimento alle realtà descritte. fondamentalmente differenti del nostro procedimento nella costruzione dei mo­

Accanto ai principi generali razionali si trovano altri principi, che si vogliono delli, aspetti che riflettono a loro volta delle problematiche nettamente differen­allo stesso modo generali, ma che presuppongono una constatazione sperimen­ ziate quanto all'uso e alla giustificazione di tali modelli.tale esaustiva, e non il solo rigore razionale della loro formulazione. Questi prin­cipi devono essere collegati al settore delle asserzioni falsificabili. Presentarli co­ Il metodo analogico. Il metodo analogico(cfr. l'articolo +Analogia e meta­me principi universalmente validi deve normalmente suscitare un certo sospetto fora+) consiste nel mettere in parallelo delle situazioni che si basano su oggettio almeno una certa circospezione. È indubbiamente questo il motivo che spiega differenti, e anche su ordini di conoscenza differenti, ma che presentano alcuneperché la legge di Haeckel (che non ha nulla della necessità razionale, per lo me­ rassomiglianze d'aspetto o di comportamento. Questo modo di fare è stato perno allo stato attuale delle teorie biologiche) venga meno largamente accettata del moltissimo tempo utilizzato nella maggior parte dei campi della conoscenza,principio dell'evoluzione di Darwin. Ed è forse proprio in questo motivo che scienze della natura comprese. Si riteneva che questa messa in parallelo costi­dev' essere ricercata la causa di un certo attendismo nei confronti del principio tuisse una descrizione giustificata, e una spiegazione soddisfacente, dei fatti os­dell'autonomia del vivente ; nemmeno in questo caso si trova una vera e propria servati (cfr. fig. x). Ad esempio, è in virtu di un principio analogico che le pro­necessità razionale ed è, inoltre, abbastanza facile citare dei controesempi (la prietà medicinali di numerose sostanze furono a lungo valutate a partire da ras­simbiosi, se non addirittura il parassitismo ; la formazione di esseri pluricellulari) somiglianze — morfologiche o di «consistenza»(si pensi ai quattro+ elementi+ : ter­che costituiscono vere e proprie confutazioni. Il principio dell'autonomia ha in­ ra, acqua, fuoco, aria) — piu o meno superficiali con certi organi del corpo umano.dubbiamente un significato importante per la comprensione del mondo vivente, È utile a questo punto chiarire un malinteso frequente. Se l'analogia può es­ma esso non si pone al livello dei principi che possono essere considerati del tut­ sere fonte di il lusioni, essa è anche un potente strumento di conoscenza. È in­to generali. Sarebbe utile esaminarlo nei minimi dettagli per mostrare che cosa dubbio che nella storia delle scienze si trovano numerosi esempi di ricorso adcontenga di effettivamente universale e non falsificabile e su quali punti potreb­ analogie che si sono dimostrate in seguito fragili e inconsistenti. Un attento esa­bero vertere le sue versioni confutabili. Il suo potere d'investigazione e di spie­ me di queste situazioni mostra che esse risultano in generale dalla mescolanzagazione in biologia ne verrebbe sicuramente accresciuto. di ordini d'apprensione della realtà, il cui avvicinamento non sembra giustificato

Se il ruolo dei principi esplicativi piu generali deve poter essere precisato in se si tiene conto delle conoscenze del momento. D'altro canto bisogna aggiungereanticipo mediante un'analisi effettuata nel senso or ora indicato, resta ancora da che seèlle scienze l'analogia non ha piu oggi il ruolo preminente che a lungocomprendere perché certe spiegazioni sembrano essere soddisfatte unicamente le è stato riconosciuto, essa non è tuttavia totalmente scomparsa dai nostri modida questi principi non confutabili, che riguardano solo gli aspetti comuni degli di pensiero, anche in quei settori dove si richiede sistematico rigore. I piu recentioggetti studiati, laddove sarebbe anche necessario aggiungere loro certi enun­ studi sull'argomento [cfr. Lichnerowicz, Perroux e Gadoffre rgpg] mostrano conciati confutabili che permettessero di marcare le differenze. Se questo modo di chiarezza che il vero problema non è di eliminare ad ogni costo l'analogia, mavedere è corretto, i principi che comportano contemporaneamente i due aspetti, semplicemente di precisare che cosa distingue le analogie deboli (frequentemen­razionale e confutabile (com'è apparentemente il caso della legge di Haeckel e te presenti, e utili, nel contesto della scoperta ) dalle analogie forti (scientifica­del principio dell'autonomia), presenterebbero un potere euristico maggiore di mente accettabili, anche nel contesto della giustificazione). Questa distinzionequelli puramente razionali, il ruolo dei quali, benché innegabilmente utile, sa­ dipende, in larga misura, dalla ricchezza delle caratteristiche messe in parallelorebbe limitato a un'argomentazione esplicativa di base. La biologia teorica è in dall'analogia e anche dagli ordini di conoscenza che essa assoda e dai paradigmiuna posizione particolarmente favorevole per afFrontare questo problema che è, privilegiati dell'epoca. Ad esempio, il parallelo delle+strutture matematiche+ ea onor del vero, tanto epistemologico che di stretta tecnica scientifica e che, perle sue elaborazioni, riveste una grande importanza.

Modelloz.z.g. L'elaborazione teorica. particolare

Le procedure di elaborazione teorica possono essere ricondotte a tre metodi Osservazioni

principali: il metodo analogico; il metodo ipotetico-deduttivo; il metodo, fino particolari

ad oggi ancora poco sviluppato, che potrebbe definirsi «assiomatico-induttivo»(esso consegue strettamente dalle considerazioni precedenti sulla giustificazione

Fonted'analogie

e la confutazione dei modelli d'interpretazione teorica). Figura i .Si vedrà che, a partire di qui, possono essere definiti anche dei metodi misti, Metodo analogico.

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Ricoprimenti tematici 8go 8)t Dalla biologia alla filosofia

delle strutture dei processi naturali costituisce per noi un'analogia forte; l'uso ze non devono portare a sottovalutare le loro insufficienze. L'analogia, da partedel linguaggio della teoria dell'+informazione+ in biologia molecolare è parimen­ sua, è sempre difettosa per quanto riguarda la spiegazione delle cose, cosi cometi un'analogia oggi accettata da gran parte della comunità scientifica. la s'intende nella pratica scientifica. Per essere sufficientemente convincente, la

Se ci si limita ad avvicinare solo ordini di conoscenza la cui corrispondenza messa in parallelo di situazioni analogiche richiede l'intervento complementarelegittima è attestata dall'efficacia di una lunga pratica, o dall'analisi razionale dei di relazioni deduttive. Quanto al metodo ipotetico-deduttivo, la sua debolezzaloro principi e concetti, l'uso dell'analogia diviene spesso estremamente fruttuo­ deriva dal fatto che esso riesce solo a mostrare che le cose possono accadere comeso. È quanto avviene fra le scienze della natura e la matematica, fornendo que­ noi le presentiamo, ma non che esse si svolgono effettivamente cosi. Inoltre, inst'ultima un corpus considerevole di morfologie di riferimento il cui raffronto questa maniera di operare non si presta generalmente molta attenzione alla coe­con le morfologie dei fenomeni osservati è tra i piu suggestivi. Il metodo presen­ renza interna del linguaggio nel quale sono espresse le ipotesi (assenza di lin­ta senza dubbio alcuni rischi, tra i quali quello di applicare alla realtà osservata guaggio canonico), e neppure alle relazioni che possono esistere fra le entità in­una matematizzazione priva di fondamento. Ma, condotto con prudenza e cir­ trodotte nello schema teorico e le entità associate alle osservazioni fatte sul+reale+.cospezione, esso può essere la fonte di una feconda apprensione dei fenomeni. I Si vedrà in seguito che questa situazione esclude che si possa sperare di pervenirenuovi strumenti matematici di cui oggi si dispone, segnatamente quelli della teo­ a una vera e propria giustificazione dei modelli, ossia all'affermazione che la co­ria delle catastrofi, costituiscono a questo proposito un prezioso mezzo d'inda­ struzione proposta è la migliore di tutte quelle che possono essere elaborate nelgine. Il ruolo predominante che può qui svolgere la teoria delle+catastrofi+ de­ linguaggio teorico scelto, tenuto conto dei dati sperimentali disponibili.riva in primo luogo dal fatto che questo formalismo è adatto alla descrizione di L'assenza di certezze assolute rappresenta senza dubbio il destino dell'ap­certi fenomeni globali per i quali si ignora a priori quali siano i processi soggia­ prensione umana del mondo. lVla l'obiettivo essenziale della scienza è tuttaviacenti che li originano. Non a caso René Thom ha presentato il suo approccio quello di ridurre per quanto possibile, mediante un procedimento progressivocome «una teoria dell'analogia». Il fatto d'aver mostrato che certe morfologie ottemperante a criteri di razionalità e di osservazione, questo margine d'incer­standard si ritrovano in numerosi fenomeni naturali, indipendentemente dal tezza. Con il modello ipotetico-deduttivo, questa riduzione del dubbio si operasostrato e dai caratteri particolari dei processi elementari che vi si svolgono,giustifica a posteriori il r icorso spontaneo a certi tipi di analogie, quale è statopraticato in ogni tempo e viene ancor oggi praticato dalla maggior parte dei ri­ Conoscenze

cercatori. anteriori

Il metodo ipotetico-deduttivo. Qu a nto meno nella sua attività scientifica e Linguaggio

razionale, la mente umana è tale che, seppur condotta nei termini piu rigorosinon canonicoin generale

e per mezzo dei concetti piu adatti, la descrizione del mondo non la soddisfa mai Parte

completamente. Essa deve anche spiegare che cosa osserva, vale a dire mostrare deduttiva

mediante concatenamenti razionali che cosa costituisce la genesi del fenomeno ~ Apporto

in questione. Si è già visto che spiegare consiste nel far appello ad entità o a pro­ intuitivo

cessi considerati elementari, l'assemblaggio, l'associazione dei quali permette diricostituire, di ricostruire ciò che si osserva. È qui che interviene ed eccelle il Ipotesimetodo ipotetico-deduttivo (cfr. l'articolo +Induzione/deduzione+), di cui la particolari

scienza, soprattutto a partire dal xvit secolo, ha fatto il piu ampio uso, con i no­tevoli risultati che si conoscono. Il pr incipio generale di questo metodo (cfr.fig. z) consiste nell'elaborare, a partire dalle nostre conoscenze anteriori e daidettagli specifici attuali ai quali è possibile accedere — ma anche immaginando Modellocome certi processi soggiacenti possano svilupparsi —, uno schema in cui si con­ particolarecatenano gradatamente le cause e gli effetti, sino a ritrovare in fine le apparen­ze o le misure effettivamente rilevate. Nell'espressione « ipotetico-deduttivo», il Osservazioni

primo termine traduce questa parte dell'+immaginazione+; il secondo, quella particolari

dei concatenarnenti rigorosi.La fecondità dei metodi analogico e ipotetico-deduttivo, e il ruolo di primo Figura z.

piano che essi hanno svolto e continuano a svolgere nell'evoluzione delle scien­ Metodo ipotetico-deduttivo.

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Ricoprimenti tematici 85z 853 Dalla biologia alla filosofia

mediante l'accumulazione delle concordanze teoriche e sperimentali, che accre­ di essi si possono fare. (Si potrà, per esempio, stabilire un'assiomatica di questoscono a poco a poco la verosimiglianza dei nostri schemi esplicativi, o comunque tipo per l'insieme dei sistemi descrivibili medianteequazioni+differenziali+ ede­la fiducia che viene loro accordata. Ma tuttavia sussiste oggi un interrogativo re­ rivanti da un potenziale (teoria delle+ catastrofi+), o per l'insieme dei+sistemi+siduo : non si potrebbero ottenere, con l'aiuto di altre ipotesi, di altri modi di de­ costituiti da elementi individualizzati che subiscono dei mutamenti di stato siascrizione, risultati simili, e forse addirittura migliori perché piu precisi, o piu spontaneamente, sia sotto l'influenza di campi applicati al sistema, sia per inte­coerenti, o piu parchi di premesse indimostrabili? razione fra piu elementi costitutivi (teoria dei sistemi di trasformazioni )). A que­

sto livello, si tratta solamente di applicare, mediante una sintesi induttiva cheIl metodo assiomatico-induttivo. Le q uestioni appena poste portano inevi­ faccia intervenire le conoscenze generali acquisite anteriormente su questa ca­

tabilmente a chiedersi quali siano, in definitiva, i fattori in grado di suscitare tegoria di sistemi, un certo numero di enunciati sufFicientemente generali e «na­la nostra adesione intellettuale, la nostra fiducia nella verosimiglianza delle no­ turali» perché il loro carattere d'evidenza (per definizione o per dimostrazione)stre spiegazioni. Un'analisi di questo genere [cfr. Delattre I979] mostra abba­ possa essere facilmente ammesso ; con questo si elimina ogni enunciato ipoteticostanza rapidamente che se l'accordo fra le deduzioni teoriche e le osservazioni, e riferentesi a questo o a quel tratto singolare che i sistemi particolari appartenenticongiuntamente il potere predittivo dei modelli (cfr. l'articolo +Previsione e pos­ alla grande categoria considerata possono assumere. In altre parole, l'assiomati­sibilità+), svolgono in questo senso un ruolo innegabile, essi non costituiscono ca cosi elaborata deve comprendere solamente quanto può essere affermato datuttavia l'unica fonte delle nostre certezze relative. Anche ad altri aspetti del no­ tutti i sistemi del tipo considerato. Evidentemente il residuo ipotetico o arbitra­stro procedimento esplicativo spetta un posto di primaria importanza: all'uni­ rio che può sussistere dietro il carattere d'evidenza di un'assiomatica cosi co­cità, alla minimalità (o principio d'economia), alla falsificabilità, alla coerenza struita non può essere totalmente eliminato. Ma, ciò ammesso, è facile constatarerazionale interna ed esterna — o intelligibilità. (Si noterà che tale coerenza razio­nale comporta due aspetti: il primo dato da regole «interne», come quelle cheintervengono nella +formalizzazione+ (eventualmente matematica), il secondo Sintesi induttiva

dato da regole «esterne» che condizionano i fenomeni considerati elementari,questi ultimi dovendo essere intelligibili in se stessi, senza l'intervento di com­ Linguaggio Conoscenzebinazioni di processi piu elementari. È l'intervento delle regole dette «esterne» Assiomatica canonico generaligeneraleche differenzia un'assiomatica destinata esplicitamente a scienze della+Natura+ anteriori

da un'assiomatica puramente matematica nella quale non intervengono che re­gole logiche «interne»). L'esame di tutti questi aspetti mostra che i criteri corri­spondenti non possono essere soddisfatti che all'interno di un linguaggio cano­nico di descrizione, scelto in funzione dei sistemi che si studiano e delle questio­ni che ci si pone al loro riguardo. E questo, in particolare, perché un simile lin­ Proprietà Regole logiche

guaggio canonico è il solo capace di fornire il quadro di riferimento che permette tramite procedura «interne»deduttiva ed «esterne»

di raffrontare tra loro vari modelli, di situare con precisione i loro punti comunie le loro diflerenze, e di distinguere i diversi tipi di enunciati che intervengononella loro costruzione secondo il loro grado di certezza razionale e il loro caratte­re indiscutibilmente ipotetico.

Queste considerazioni conducono del tutto naturalmente al metodo qui de­finito assiomatico-induttivo (cfr. fig. 3), il cui obiettivo è precisamente quello di Teoria Modello

dell'osservazionefornire un quadro piu adeguato al trattamento dei problemi che si sono appena particolare

esposti, riguardanti la giustificazione dei modelli, e dunque la fiducia che vieneloro accordata, (Ci si pone qui, ovviamente, nel contesto della giustificazione,ossia in quella fase dell'attività scientifica che non può piu limitarsi a descriveredei dati, o ad emettere delle ipotesi, ma che deve giustificare, possibilmente in Osservazioni

maniera univoca, le sue affermazioni relative alla spiegazione dei fenomeni). In particolari

questa direzione, la prima tappa consiste nell'elaborare sotto forma assiomaticaun linguaggio di descrizione teorica adatto a questa o a quella grande categoria di Figura g.sistemi, tenuto conto del tipo di oggetti considerato e del tipo di osservazioni che Metodo assiomatico-indutt ivo.

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Ricoprimenti tematici 8g4 8SS Dalla biologia alla filosofia

che è ben diverso, e molto meno critico, rinviare la problematica al livello della tastrofi+). Si è allora costretti ad adottare dei metodi misti, che si possono deri­scelta del linguaggio generale di descrizione, dove è relativamente facile raggiun­ vare dal metodo assiomatico-induttivo sfumandone alcuni punti. La figura 4 negere un grado elevato di coerenza, piuttosto che lasciarla sussistere nelle scelte fornisce due esempidecisamente ipotetiche riguardanti gli elementi costitutivi di ciascun modello a) il metodo assiomatico-ipotetico, dove l'insufficienza dei teoremi generaliparticolare.

L 'assiomatica cosi elaborata, e i teoremi che possono esserne dedotti, costi­o delle osservazioni accessibili viene compensata dall'introduzione di certeipotesi particolari nello schema esplicativo proposto, ipotesi che ci si do­

tuiscono il linguaggio canonico di riferimento nel quale saranno descritti i mo­ vrà in seguito sforzare di giustificare o di confutare come si è fatto nel me­delli corrispondenti ai sistemi particolari che vi dipendono. Si può allora mostra­ todo ipotetico-deduttivo ;re che, se si associa a questo linguaggio canonico una teoria dell'osservazione che b) i l metodo assiomatico-analogico, dove l'assenza o l'insufficienza di unaespliciti i legami possibili fra le entità osservate e le variabili e parametri che in­ teoria dell'osservazione adeguata conduce a stabilire direttamente delletervengono negli assiomi, i diversi problemi relativi alla giustificazione dei mo­ analogie fra le osservazioni particolari effettuate e le proprietà generali de­delli assumono un significato preciso (che essi altrimenti non hanno) e possono, scritte dai teoremi derivati dall'assiomatica generale.in certe condizioni, venir risolti senza ambiguità [cfr. Delattre rtlptl; Delforgergptl]. Inoltre, il passaggio dalle osservazioni fatte su un sistema particolare al L'elaborazione dei modelli catastrofisti, per lo meno quale è stata praticata damodello che se ne può costruire nel l inguaggio teorico scelto può compiersi Zeeman e dalla sua scuola [cfr. Zeeman rtlppj, può ricollegarsi a questo metodo.mediante una sequenza d'interferenze nelle quali gli enunciati assiomatici e i Infatti il linguaggio teorico generale utilizzato, che è quello della teoria delle ca­teoremi introducono dei vincoli, e questo permette di giungere, in un certo nu­ tastrofi, rientra in un'assiomatica precisa, ma la costruzione di un modello for­mero di casi, a legami univoci e necessari fra le osservazioni e le caratteristiche mulato in questo linguaggio fa appello a considerazioni essenzialmente analogi­del modello. La procedura che apporta tratti particolari degli osservabili ai di­versi aspetti del modello descritti nel linguaggio generale dell'assiomatica corri­sponde alla fase «induttiva» del metodo, benché non si tratti precisamente di Conoscenzeciò che di solito si designa con il nome di induzione, la differenza provenendo generali

soprattutto dal fatto che si dispone qui di un quadro assiomatico che ignora il anteriori

contesto filosofico generale dell'induzione. Assiomaticagenerale

I metodi misti. La c lassificazione, fino a qui proposta, dei tre metodi di ba­se non deve venir intesa in un senso troppo rigido ; l'evoluzione di una ricerca Regole

può infatti far passare dall'uno all'altro metodo, mentre ne possono esistere altri logiche

ibridi, raggruppanti i diversi aspetti già evidenziati in associazioni differenti daParte

quelle appena viste. deduttivaPer esempio, il metodo analogico e quello ipotetico-deduttivo sono frequen­

temente associati, sia simultaneamente sia in stadi successivi dell'elaborazione Ipotesi

di un +modello+. Un'analogia intelligentemente osservata può condurre a unV particolari

modello ipotetico-deduttivo fruttuoso per la sua efficacia immediata e per i suoiprolungamenti. E una spiegazione ipotetico-deduttiva convenientemente con­ Teoria Assiomatico­

dell'osservazione ipoteticotrollata può suggerire per analogia dei confronti utili fra campi d'investigazione i

molto lontani. La scienza moderna ha ampiamente beneficiato di molteplici Modelloscambi avviati in tal modo e poi approfonditi. particolare

D'altra parte, accade frequentemente che il metodo assiomatico-induttivonon possa venir applicato integralmente, sia perché i teoremi originati dall'as­ Osservaztont Assiomatico­

particolarisiomatica generale sono insufficienti per stabilire dei legami biunivoci fra le en­

analogico

tità osservabili e le entità teoriche (come nel caso dei sistemi di trasformazioni Analogienon-lineari), sia perché le osservazioni utili sono inaccessibili, sia ancora perchéla teoria dell'osservazione è troppo poco sviluppata, o anche impossibile da sta­ Figura 4.

bilire in seguito al livello scelto per l'assiomatica (è il caso della teoria delle+ca­ Metodi assiomatico-ipotetico e assiomatico-analogico.

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Ricoprimenti tematic i 8g6 8SV Dalla biologia alla fi losofia

che che stabiliscono un parallelo fra le morfologie, da una parte osservate, dal­ terrogativi sulla finalità di questo procedimento. In particolare, quali sono i le­l'altra derivate direttamente dal contenuto matematico della teoria. Per passare gami o i rapporti auspicabili fra l'analisi dei dati, basata sulle leggi del caso e sulda una simile fase analogica a una fase « induttiva», come nel caso del metodo as­ concetto di correlazione, e la teorizzazione per mezzo di modelli, che si sforza

siomatico-induttivo, sarebbe necessario in particolare disporre di una teoria del­ di ricercare determinate relazioni tra i fenomeni? Esiste fra questi due approccil'osservazione che collegasse senza equivoco le entità osservate alle entità che della realtà un'antinomia, o una forma mentis differente, o una complementaritàintervengono nel linguaggio matematico della teoria delle catastrofi. Questo pro­ che sarebbe necessario sviluppare > L'analisi dei dati costituisce un fine in sé pergramma non è realizzato, e del resto viene da chiedersi se sia nello spirito di que­ rispondere a certi tipi di interrogativi ; oppure è un palliativo quando i nostrist'approccio dedicarvisi. Forse è preferibile vedere la teoria delle catastrofi come mezzi d'investigazione non permettono di inoltrarsi oltre nell'analisi delle rela­

un linguaggio di descrizione delle morfologie osservabili, e anche come una gui­ zioni funzionali o di causalità ; o ancora è quest'analisi una premessa indispensa­

da dell'intuizione analogica che può sempre orientare verso la costruzione ulte­ bile alla modellizzazione esplicativa, o uno dei suoi mezzi essenziali di controllo >riore di modelli ipotetico-deduttivi corrispondenti a livelli d'osservazione sog­ Tutti coloro che si sono anche marginalmente interessati ai problemi teorici

giacenti. È piuttosto a questi livelli soggiacenti che, quando si cerca di elaborare della biologia riconoscono immediatamente la pertinenza di questi interrogativi,una costruzione esplicativa, si pone l'interesse principale del metodo assiomati­ perché vi si trovano spesso di fronte quando cercano di precisare il signif icato dico-induttivo richiamato in precedenza, e che è strettamente legato ai problemi ciò che fanno. Allo stato attuale delle cose, nel quale i pareri degli specialisti sono

di giustificazione dei modelli. ancora spesso divergenti, l'unico atteggiamento ragionevole è quello di cercare,non appena possibile, i sostegni reciproci che l'analisi statistica dei dati e la mo­

2.3. Strumenti matematici utilizzabili.dellizzazione possono assicurarsi, piuttosto che entrare nelle polemiche di scuo­la, sempre piuttosto vane.

Si ricordi anzitutto quanto è stato detto nel $ z.i a proposito dei linguaggi Si passerà ora ad esaminare i principali formalismi piu correntemente utiliz­

della teorizzazione in biologia. Se la +formalizzazione+ e la matematizzazione zati nell'approccio delle questioni teoriche della biologia, adottando una classi­sono state via via sempre piu utilizzate in questo campo nel corso degli ultimi ficazione di comodo, che distingue i formalismi in base al loro carattere +conti­decenni, sarebbe tuttavia imprudente concluderne che il+l inguaggio+ naturale nuo/discreto+.non ha piu alcun diritto di esistervi. Quando la+formalizzazione+ non introducenulla piu di quanto può esser detto nel linguaggio naturale, generalmente piu Formalismi discreti. Qu esti formalismi sono generalmente utilizzati per stu­

semplice e piu accessibile ai non-specialisti, il ricorso ai linguaggi formali diven­ diare il comportamento evolutivo dei sistemi in rapporto a una o piu variabili,ta allora il piu delle volte nient' altro che una civetteria, che non può giustificar­ delle quali non si considerano che valori discreti. Il caso piu frequente è quellosi con argomentazioni di ordine scientifico. In realtà, la formalizzazione divie­ in cui la variabile di riferimento è il tempo.ne veramente utile, e addirittura indispensabile, solo nel trattamento di sistemi Le equazioni alle ricorrenze, dette anche trasformazioni puntuali [cfr. Miramolto integrati, nei quali le trasformazioni elementari sono fortemente embri­ e Gumowski xg8o], corrispondono alle situazioni nelle quali si suppone che icate e ripiegate su se stesse in molteplici modi. Situazioni simili, incontrate sem­ cambiamenti si verifichino ad istanti discreti separati da intervalli di tempo co­

pre piu frequentemente nella biologia moderna, non possono piu venir affronta­ stanti. Questa discretizzazione della variabile temporale permette di ricondurre

te efficacemente con il solo ricorso al linguaggio naturale, il cui carattere discor­ lo studio dell'evoluzione dei sistemi a quello delle'proprietà delle potenze suc­sivo non si adatta bene alla descrizione dei fenomeni interdipendenti multipli e cessive di una stessa matrice, e questo è abbastanza spesso piu semplice che do­alla valutazione della loro evoluzione temporale. ver considerare un'evoluzione continua descritta da equazioni +differenziali+.

Prima di procedere a un breve inventario dei formalismi matematici già uti­ Questo tipo di formalismo si presta inoltre particolarmente bene ai calcoli nume­lizzati in biologia, è ora utile spendere alcune parole sul posto particolare che ri­ rici su calcolatore, poiché questi si effettuano comunque sempre in maniera di­

copre l'analisi statistica dei dati in questo vasto campo dell'approccio teorico ai screta, indipendentemente dalle equazioni di partenza. L'uso di questo forma­

problemi biologici. Fondato sull'applicazione delle leggi del caso (cfr. l'articolo lismo pone tuttavia questioni epistemologiche delicate. La maggior parte dei si­+ Caso/probabilità+ ) agli insiemi di dati quantificati conosciuti con una certa im­ stemi naturali evolve infatti in modo continuo nel tempo, e il loro comportamen­

precisione, questo tipo di analisi doveva vedersi del tutto naturalmente attribui­ to rientra dunque rigorosamente in una descrizione sotto forma di equazioni dif­re un ruolo privilegiato quando i biologi si sono occupati di misure, mettendo ferenziali. Il passaggio dalla scrittura rigòrosa alla scrittura discreta esige di con­cosi in evidenza una variabilità degli oggetti studiati ber, maggiore di quella fino seguenza una giustificazione, che non sempre risulta immediata. In particolare,

ad allora incontrata nelle scienze della natura inanimata. Se in numerosi settori è necessario badare che la trasposizione cosi operata non introduca artefatti didella biologia la +formalizzazione+ ha effettivamente fatto il suo ingresso in que­ calcolo, come talvolta accade {ad esempio, esistenza di attrattori strani nel sistemasto modo, ciò non toglie che siano stati posti, e si pongano ancor oggi, diversi in­ discreto, laddove il sistema differenziale corrispondente non presenta un com­

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Ricoprimenti tematic i 859 Dalla biologia alla fi losofia

portamento di questo tipo ). Per quanto riguarda l'utilizzazione delle equazioni adottata. Nella teoria degli automi ci si sforza soprattutto di studiare la varietà

ricorrenti per la costruzione di modelli particolari, si può affermare che essa si delle conseguenze ottenute applicando le diverse grammatiche possibili, fino a

ricollega in generale al metodo ipotetico-deduttivo. che il risultato sia conforme alle osservazioni fatte sul sistema studiato. Nella

Volendo liberarsi un po' piu dalle difficoltà inerenti alla descrizione conti­ teoria dei +giochi+, la finalità globale viene definita a priori, e le regole scelte

nua dell'evoluzione temporale, si possono abbandonare le preoccupazioni quan­ vengono utilizzate in maniera tale che l'obiettivo a cui si mira sia raggiunto nelle

titative, ossia la metrica, sulla variabile tempo. Ci si sofferma allora soltanto a de­ migliori condizioni (massimo profitto, ottimalità di una situazione, ecc.), in altrescrivere delle sequenze di eventi, senza che intervenga la misurazione degli in­ parole applicando una vera e propria strategia (cfr. l'articolo+ Tattica/strategia+).tervalli di tempo che li separano. La teoria degli+automi+ [cfr. Neumann r949­ È evidente che questo modo di operare, legato del resto alle preoccupazioni psi­

i953] appartiene essenzialmente a questo genere d'approccio, che ha legami mol­cologiche della teoria originaria, dà a questa procedura un certo carattere antro­

to diretti con la+logica+ simbolica poiché, come quest'ultima disciplina, si occu­ pomorfico. Il metodo di modellizzazione corrispondente può dunque esser detto

pa solo dei concatenamenti dei processi e non della loro precisa ripartizione nel soprattutto analogico, benché esso partecipi anche del metodo ipotetico-dedutti­

tempo. Questo tipo di formalismo ha già dato luogo ad interessanti applicazioni vo per la scelta delle regole del gioco e per lo studio delle loro conseguenze logi­

in biologia, in particolare in fillotassi per descrivere fenomeni di crescita di po­ che. Dipende da questo che le applicazioni fin qui sviluppate riguardino soprat­

polazioni di cellule vegetali [cfr. Lindenmayer e Rosenberg x976; Luck i975]. tutto l'ecologia [cfr. Maynard-Smith i974], nella quale i paralleli antropomorfici

A questo genere di descrizione può anche ricollegarsi il modello di sintesi delle appaiono a priori piu facilmente accettabili che a livelli di descrizione piu pro­

proteine elaborato da Jacob e Monod, benché il legame con la teoria degli+auto­ fondi, ad esempio ai livelli molecolari. Va notato inoltre che la teoria dei+gio­

mi+ non sia stato in questo caso chiarito all'inizio. Si noterà che l'elaborazione chi+, introducendo obiettivi ben determinati, pone il problema della validità

di modelli facenti appello agli schemi della teoria degli automi rientra nel meto­ della scelta degli obiettivi cosi definiti ; nella misura in cui questi possono essere

do ipotetico-deduttivo, poiché alla base di questi modelli si trova sempre una considerati sufficientemente generali, essi si collegano ai principi esplicativi

scelta a priori rispetto alla+grammatica+ dei processi elementari che vengono enunciati in precedenza, e richiedono dunque le medesime giustificazioni.

combinati per tentare di risalire all'equivalente dei dati osservati. Quanto le «mosse» successive del gioco sono temporalmente ben separate,

Il formalismo probabilista (o stocastico : cfr. l'articolo +Probabilità+) va pre­ si dice che si è alle prese con i giochi discreti.

so in considerazione quando gli eventi elementari, ritenuti all'origine del compor­tamento dei sistemi studiati, si producono effettivamente in maniera aleatoria, Formalismi continui. La teoria dei giochi differenziali[cfr. Krasovskij e Sub­e quando inoltre il loro numero per unità di tempo sulla scala temporale adottata botin i974 ] corrisponde ai casi nei quali le azioni degli elementi costitutivi sinon permette di trattarli in modo continuo con l'aiuto di mezzi convenientemen­ realizzano in modo continuo nel tempo, in funzione delle situazioni istantanee

te definiti. Si ricollegano a questo tipo di situazione anche gli studi nei quali in­ rispettive di questi elementi. Le situazioni relative di questi «giocatori » vengono

tervengano delle trasmissioni di informazioni, discrete per natura, e per le quali allora descritte mediante sistemi di equazioni differenziali. Ma l 'orientamento

le nozioni di mezzi temporali non abbiano piu senso, poiché ogni evento elemen­ generale della formalizzazione, che si è descritto qualche riga piu sopra, rimane

tare ha in questo caso un significato proprio che è indispensabile conservare. a grandi linee lo stesso.

I cambiamenti di livelli di descrizione, la cui importanza in biologia è stata Il formalismo dei sistemi di trasformazione [cfr. Delattre r97i ] utilizza unaa piu riprese sottolineata nel corso di quest'"articolo, possono tradursi in questo rappresentazione per+grafi+, associata alle equazioni+differenziali+ che descri­

ocontesto nel passaggio dalla descrizione stocastica a una descrizione statistica. vono l evoluzione temporale dei sistemi. Gli interrogativi ai quali si cerca di ri­

Il trasferimento da un livello a un altro si compie allora mediante la trascrizione spondere per mezzo di questo formalismo comportano delle corrispondenze ben

di certe caratteristiche dalla descrizione stocastica locale ad altre grandezze che determinate fra le entità del+grafo+ e le entità che caratterizzano il sistema stu­

traducono delle proprietà globali del sistema [cfr. Demetrius i98i ]. Le model­ diato (nodi = stati possibili degli elementi del sistema; archi = possibilità di pas­

lizzazioni stocastiche corrispondono a costruzioni che adottano il metodo ipote­ saggio da uno stato a un altro). Si tratta qui di descrivere la posizione, in funzio­tico-deduttivo. ne del tempo, dei diversi stati funzionali che gli elementi costitutivi dei sistemi

Esiste una certa affinità fra la teoria dei+giochi+ [cfr. Neumann e Morgen­ formati da oggetti individualizzati sono suscettibili di assumere. Il formalismo

stern r9yp] e la teoria degli+automi+, nel senso che in entrambi i casi vengono sviluppato a questo scopo è una generalizzazione di modi di scrittura non-stan­

scelte delle regole di comportamento o d'azione, e si suppone che esse esprimano dardizzati, utilizzati in discipline diverse (cinetica chimica o biochimica, com­le relazioni reciproche fra gli elementi costitutivi dei sistemi studiati. Si tratta partimenti fisiologici, farmacologia, tossicologia, foto- e radiobiologia, ecc.) i cuidelle «grammatiche» nella teoria degli automi, e delle «regole del gioco» nella oggetti di studio possono ricollegarsi alla definizione generale dei sistemi di tra­

teoria dei giochi. Esistono tuttavia delle differenze sostanziali fra i due formali­ sformazioni; tali discipline di conseguenza hanno tutte come obiettivo quello

smi, in particolare per quanto concerne le finalità a cui mira la+combinatoria+ appena precisato. Una simile generalizzazione presenta il vantaggio di giungere

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a un linguaggio canonico di descrizione accuratamente assiomatizzato. A partire dono alle situazioni nelle quali, quando variano i parametri di un sistema, ap­di qui diventa possibile affrontare con maggior rigore i dif f i cil problemi della paiono piu modi di funzionamento possibili, possono verificarsi tanto in fisicagiustificazione dei modelli, e la messa in atto del metodo che è stato descritto in quanto in chimica-fisica o in biologia. È il caso, ad esempio, di quando si ha pas­precedenza sotto il nome di metodo assiomatico-induttivo [cfr. Delattre i979]. saggio da uno stato stazionario ciclico a un altro o da uno stato puntuale a unoIn un certo numero di casi è possibile arrivare all'elaborazione di un modello stato ciclico, o da uno stato puntuale a un altro. Quest'ultima situazione è l'unicaconvenientemente giustificato, che presenta in particolare il carattere di unicità ad aver dato luogo a una teoria largamente sviluppata, quella delle+catastrofi+.nel quadro del linguaggio canonico utilizzato. Va sottolineato inoltre che questo Fra gli altri tipi di biforcazioni quella detta di Hopf, che corrisponde al passag­metodo mette fortemente l'accento sulla collaborazione effettiva e costante che gio da uno stato puntuale a uno stato ciclico, o viceversa, è stata fino ad oggi ladeve stabilirsi fra il teorico e lo sperimentatore se si vuole giungere a' una seria piu studiata. Questa biforcazione non costituisce una semplice curiosità teorica,modellizzazione. Ogni nuovo dato sperimentale permette infatti di migliorare il essendo stata riscontrata in biologia in diverse circostanze [cfr. Winfree I979j.modello preliminare e questo, a sua volta, permette di definire le condizioni spe­ Il formalismo detto delle strutture dissipative è stato proposto da Ilya Prigo­rimentali piu favorevoli per ottenere i dati maggiormente significativi al perfe­ gine e dalla sua scuola di Bruxelles per trattare i sistemi fuori dall'equilibrio ter­zionamento del +modello+. modinamico [cfr. Prigogine r955], situazione questa quasi generale per i sistemi

I sistemi costituiti da elementi individualizzati e suscettibili di funzionare in aperti della biologia. Proponendosi di far intervenire al tempo stesso considera­regime oscillatorio permanente possono venir descritti per mezzo del formalismo zioni di cinetica e di energetica, questo formalismo associa alla modellizzazionedei sistemi di trasformazioni; si dimostra allora che essi rientrano nella parte in termini di equazioni differenziali certi concetti derivati dalla termodinamica.non-lineare di questo formalismo, e che l'obiettivo perseguito è di mettere in Si tratta essenzialmente di precisare come il comportamento dei sistemi descrittievidenza le caratteristiche strutturali e quantitative che essi devono possedere da equazioni differenziali esprimenti delle cinetiche locali (e questo è un forma­per manifestare tale genere di comportamento. Le difficoltà di quest'approccio lismo obbligatoriamente lontano dagli stati d'equilibrio dove non si possono piusono le stesse che s'incontrano nello studio dei sistemi differenziali non-lineari. considerare esclusivamente le proprietà termodinamiche globali ) possa esserePer le medesime difficoltà, l'elaborazione dei modelli in questo campo fa appello condizionato dai vincoli energetici ed entropici globali che le leggi della termo­ai metodi ipotetico-deduttivo o assiomatico-ipotetico (cfr. ) z.z), poiché il me­ dinamica implicano. In questo caso l'uso simultaneo di un doppio linguaggio,todo assiomatico-induttivo non può esservi applicato integralmente, per lo meno quello della cinetica e quello della termodinamica, può essere la causa di confu­allo stadio attuale, per mancanza di teoremi generali sufficienti per numero e va­ sioni che ostacolano una visione chiara dei ruoli rispettivi svolti da questi duerietà. tipi di considerazioni. L'interpretazione delle grandezze termodinamiche può

Per quanto riguarda lo studio delle strutturazioni spazio-temporali, il trat­ essere inoltre influenzata dal modo di rappresentazione adottato, vale a dire dallatamento dell'evoluzione continua dei sistemi fa intervenire delle equazioni álle corrispondenza che si sceglie di stabilire fra i termini delle equazioni e le entitàderivate parziali, la cui soluzione analitica presenta in generale grandi difficoltà. del reale che si vogliono descrivere. Fra i modi di rappresentazione piu frequen­Di qui l'importanza che assumono, per questo tipo di problemi, gli algoritmi di temente utilizzati, se ne richiamerà uno piu avanti, quello detto della « termodi­calcolo numerico e il loro conveniente adattamento a ogni caso particolare. L in­ namica a reti».teresse per la biologia degli studi effettuati in questo campo è evidentemente Si ricorda infine che il formalismo. delle strutture dissipative ricorre essen­grandissimo, poiché vi si ricollegano tutte le questioni legate alla morfogenesi. zialmente, per la modellizzazione, al metodo ipotetico-deduttivo.Sfortunatamente le attuali possibilità di soluzione rimangono ancora molto mo­ Alle equazioni differenziali che descrivono un sistema qualunque possonodeste, anche quando si tratta di sistemi relativamente semplici, nei quali le rea­ essere associate diverse rappresentazioni grafiche. Se ne è avuto un esempio conzioni chimiche e i fenomeni di diffusione nello spazio sono, secondo ogni vero­ il formalismo dei sistemi di trasformazioni. Un altro esempio, qui appena richia­simiglianza, molto meno complessi che nei sistemi biologici propriamente detti. mato, è quello della termodinamica a reti, particolarmente adatto alle situazioniTenuto conto di tutte queste difficoltà, è evidente che l'elaborazione dei modelli nelle quali si vogliono prendere in esame le grandezze energetiche e le loro tra­in questo genere di studio si realizza anche secondo il metodo ipotetico­"dedutti­ sformazioni (energia dissipata, energia immagazzinata, entropia, ecc.). Questavo, benché le considerazioni analogiche possano anche qui svolgere un loro ruo­ rappresentazione, che utilizza un tipo di+grafi+ ai quali si applicano le leggi dilo a partire dai confronti che sono permessi dai modelli stabiliti anteriormente. Kirchhoff delle+reti+ elettriche, permette di visualizzare bene i fenomeni ener­Questo intervento simultaneo dei metodi analogico e ipotetico-deduttivo è del getici e mette in evidenza le loro relazioni reciproche e i vincoli che ne derivano.resto frequente e non è specifico del campo qui considerato. I legami cosi stabiliti fra la struttura topologica delle equazioni differenziali uti­

La teoria delle biforcazioni [cfr. Iooss e Joseph i98o ], ancora piuttosto poco lizzate e le trasformazioni energetiche che si producono nei sistemi studiati per­avanzata nella sua forma piu generale, lascia sperare in sviluppi estremamente mettono talvolta di ritrovare molto semplicemente certe leggi che si sarebberointeressanti per numerose questioni di biologia. Le biforcazioni, che coriispon­ potute considerare d'origine puramente empirica. Da questo punto di vista par­

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Ricoprimenti tematici 86z 86g Dalla biologia alla filosofia

ticolarmente istruttivi sono il teorema di Tellegen e le applicazioni alle quali systèmes biochimiques[ i98oa] e Queues d'aronde et papillons dans les systèmes bio­esso ha dato luogo [cfr. Penfield e altri i97o; Oster e Desoer I97I]. chimiques[i98ob]). Fra imolteplici punti di vista nuovi che la teoria delle cata­

Iscrivendosi in questa corrente della termodinamica delle reti, va ora ricor­ strofi introduce, vanno ancora segnalate le vie che essa è in grado di aprire per ildato il fenomeno dei bond graphs, o grafi di collegamento [cfr. Thoma r975], de­ trattamento di uno dei problemi teorici cruciali della biologia, quello del cam­rivato in origine dalla preoccupazione delle scienze ingegneristiche e particolar­ biamento di livello di descrizione. Introducendo un linguaggio canonico di de­mente adatto allo studio del trasporto e delle trasformazioni dell'energia in un scrizione di certe proprietà globali dei sistemi, questa teoria, utilizzando tali lin­sistema qualunque. Fino ad oggi, la sua utilizzazione in biologia ha soprattutto guaggi insieme ad altri modi di descrizione piu «riduzionisti», permette infattiriguardato lo studio dei fenomeni membranari. L'elaborazione dei modelli si di affrontare la trascrizione fra livelli, di cui la biologia sente cosi fortemente il

realizza, ancora una volta, secondo il metodo ipotetico-deduttivo. bisogno. Bisogna infine segnalare che per quanto concerne l'elaborazione deiLa teoria delle+catastrofi+ di René Thom [r977], basandosi sulle proprietà modelli, la teoria delle catastrofi, per il suo spirito stesso — globalista e non-ridu­

delle varietà differenziabili, si ricollega a sua volta ai formalismi di descrizione zionista —, si presta particolarmente bene ai raffronti analogici. Come è già statocontinua dell'evoluzione dei sistemi, ma il suo statuto epistemologico e la sua u­ detto a proposito dei lavori di Zeeman e della sua scuola [cfr. Zeeman i977 ], latilizzazione sono piuttosto differenti da quelli dei formalismi appena ricordati. maggior parte dei modelli costruiti in questo quadro è fondata su considerazioni

Questo problema ha del resto già fatto scorrere fiumi d'inchiostro e sarebbe pre­ analogiche, mediante il parallelo effettuato tra morfologie di catastrofi osservatesuntuoso pretendere di esaminarlo dettagliatamente nel giro di poche frasi. Si e morfologie standard descritte dalla teoria. Ma, ancora una volta, questa fasepuò tuttavia dire che una delle differenze essenziali consiste nel fatto che la teo­ analogica può prolungarsi, e persino suggerire una fase ipotetico-deduttiva, seria delle catastrofi non cerca di ricostituire le apparenze osservabili mediante una si cerca di render conto delle osservazioni tramite un modello esplicativo stabi­costruzione combinatoria di processi elementari, come fanno invece i modelli a lito a un l ivello soggiacente.

scopo esplicativo, nel senso in cui questo termine è generalmente inteso (cfr.( z.i). L'obiettivo è qui al contrario di liberarsi tutt' al piu della necessità di co­ La ricerca d'+invarianti+. Per concludere, è necessario spendere qualchenoscere questi processi elementari (o « locali ») per render conto di certe proprie­ parola a proposito di un problema sol! evato in tutte le discipline e al quale la bio­tà globali dei sistemi. Uno dei maggiori risultati di quest'approccio è precisa­ logia accorda oggi un rinnovato interesse. Si tratta della ricerca dei fattori (quan­mente quello di mostrare che ciò è possibile quando si considerano le variazioni titativi o qualitativi ), o dei complessi di fattori, che rimangono costanti quandobrusche (le catastrofi) che appaiono nelle caratteristiche globali corrispondenti i sistemi ai quali si rapportano mutano sotto altri aspetti. Questo genere di stu­

a stati stazionari del sistema, quando variano i parametri di controllo di tale si­ dio è stato ampiamente sviluppato nelle scienze fisiche e chimiche, che si pre­stema. Inoltre, e questo punto è ugualmente di primaria importanza, la teoria stavano particolarmente alla definizione di caratteristiche ben determinate (a„delle catastrofi mostra che questi fenomeni possono essere in generale descritti as, ...) fra le quali la sperimentazione è spesso giunta a stabilire dei legami diper mezzo di un numero piccolissimo di variabili e di parametri (che corrispon­ dipendenza precisi che si traducono in relazioni funzionali del tipof (a„aa, ...) =

dono alle nozioni di corango e di codimensione delle singolarità), anche quando = costante. La ricerca di questi invarianti (o di queste leggi, come generalmenteil numero di variabili e di parametri che sarebbe necessario per una descrizione si chiamano) è stata frequentemente guidata in maniera molto efficace dall'ana­in termini di processi elementari a un livello non-globale (ad esempio, al livello lisi dimensionale [cfr. Monod-Herzen, i976], che si è rivelata uno strumentomolecolare di un sistema biologico) può essere considerevole. René Thom ha d'investigazione di notevole efficacia. Nello stesso ordine d'idee (si tratta semprecosi potuto dimostrare che le morfologie che delineano i punti di catastrofi nello di stabilire delle relazioni simili a quella appena descritta, rna concernenti que­spazio dei parametri di controllo (e le cui morfologie osservabili nello spazio or­ sta volta delle caratteristiche spaziali ), la descrizione delle morfologie incontratedinario sono un caso particolare) corrispondono a tipi qualitativi poco numerosi, nelle scienze esatte è stata grandemente facilitata dalla possibilità di ricondurle,

che costituiscono un linguaggio di descrizione standard particolarmente como­ con un'eccellente approssimazione, a figure geometriche analiticamente abba­

do. Questo risultato, indipendente dai processi elementari particolari soggiacen­ stanza semplici e ben studiate dai matematici [cfr. Thompson i9i7 ]. L'estensio­ti, muove dalla semplice ipotesi che questi processi obbediscano a sistemi diffe­ ne di tutti questi studi alla biologia è stata lungamente frenata dalla maggiorerenziali derivanti da un potenziale. Ma si noterà — cosa spesso dimenticata — che variabilità degli oggetti considerati in questo campo, ciò che portava a relazioni

questa supposta esistenza di un potenziale è una condizione sufficiente, ma non e modi di descrizione meno precisi e quindi, per questo fatto, apparentementenecessaria, dei risultati enunciati; questo significa che le morfologie standard meno interessanti. In quest'ottica si trovano tuttavia dei lavori, già superati,descritte dalla teoria delle catastrofi sono osservabili anche in sistemi non deri­ che non mancano di pertinenza, mentre sviluppi piu recenti mostrano che que­

vanti da un potenziale, ad esempio quelli dipendenti da una formalizzazione sta via d'approccio costituisce uno strumento prezioso che la biologia non può

come quella dei sistemi di trasformazioni (a questo proposito si vedano, a titolo ignorare e che conosce anche oggi interessanti rinnovamenti [cfr. Bouligandillustrativo, i semplici esempi forniti da Hyver nei suoi Plis etfronces dans les i98i ].

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Ricoprimenti tematic i 86g 86g Dalla biologia alla f i losofi i

Va notato che l'utilità degli invarianti cosi definiti non si limita alla descri­ Leduc, S.

zione sintetica di certi aspetti dei sistemi, ma che essa è parimenti legata al fatto xgzo Th e one physsco chsmsque de la vse et generatsons spontanees Poxnat Pans

che questi invarianti possono spesso fornire delle condizioni globali da aggiun­ Lewin, R.

gere alle equazioni che servono a descrivere in termini locali l'evoluzione dei si­zg8o Ev o lut ion theory under fire, in «Science», CCX, pp. 883-87.

stemi. h nota l'importanza che possono assumere simili «leggi di conservazione» Lichnerowicz, A.; Perrouzx, F. ; e GadoAre, G.

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I paradossi de11'esperienza

i. Il pa r adosso del linguaggio.

E un paradosso che in un discorso in qualche modo necessariamente inter­disciplinare — tale che, muovendo dal+linguaggio+ e dalla+letteratura+ in sensolargo, si volge alla considerazione di altri ambiti di ricerca «contigui » e si spingenello stesso tempo verso una riflessione filosofica generale — si ponga in questionela possibilità stessa dell'interdisciplinarità e addirittura si abbia in mente fincali inizio di negarla, almeno nella sua accezione ovvia. Ed è un paradosso non11>'

particolare, non contingente, che ha a che fare, sembra, con il pensiero in genere,anche nelle sue forme piu pragmatiche e quotidiane, e viene poi in primo pianoogni volta che a un'esperienza si associa — e in qualche modo non può non as­sociarsi — una comprensione o uno sforzo di comprensione : qualcosa che fonda,mentre lo revoca in dubbio, un piu attendibile concetto di quasi-interdiscipli­narità. (Ed è un peccato, va detto subito, che ciò che si potrebbe chiamare ingenerale «pensiero positivo» si sia raramente occupato di questi problemi, cioèanche dei paradossi che stanno a suo fondamento, se non per sospenderli o il­ludersi di risolverli, magari in anticipo, una volta per tutte, lasciando fin troppospazio a un «pensiero negativo», che si giustifica infine soltanto in funzione delle«disattenzioni» di quello. Che si debba parlare, nei due casi, di una sorta di«dogmatismo d'angoscia» e, rispettivamente, di «criticismo persecutorio», col­legati tra loro ed entrambi pessimi meccanismi di difesa?)

Ma che cosa si intende qui per 'paradosso'? Si intende non, come nella tra­dizione retorica, un semplice «contrasto» di opinioni, l 'una comunemente ac­cettata e l'altra no, sia poi questa vera oppure falsa. (Né — come caso particolare— un contrasto fra la proposta di un tema o di un metodo e la sua sconfessioneesecutiva, vale a dire: tra induzione e tradimento di aspettative ). Afa, per cosidire, «paradosso autentico» o « in senso forte», cioè qualcosa che non è un puroe semplice contrasto fattuale e non è neppure d'altra parte — come si vedràmeglio via via — un assurdo o una contraddizione (cfr. +Opposizione/contraddi­zione+), risolubili o no che siano. Senza dubbio, un paradosso — anche nel sensoche si cerca qui di delineare — non si accorda parimenti con certe altre convin­zioni, per cui è anche un contrasto: ma, esso ha per di piu un legame non av­ventizio con quelle stesse convinzioni, per cui sembra che implichi un assurdoo una contraddizione, e in qualche modo — ma bisognerà vedere quale — li im­plica davvero. Anzi, piu precisamente: il paradosso è qualcosa di intermediotra la forma piu forte di figura paradossale: ciò che vien detto «uso negativodella distinctio» — come nell'esempio raciniano «mon unique espérance est dansmon désespoir» o in quello virgiliano, ancora piu nitido, «una salus victis nullamsperare salutem» [cfr. Lausberg rtl4O] — e il vero e proprio paralogismo — comenel caso classico del «sofisma del mentitore» — implicante contraddizione. Quelloè «opzionale», essendo affidato alla costruzione verbale della frase, a un'astuta

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86q I paradossi dell 'esperienza

scelta semantica che gioca sulla presupposizione di una sinonimia/non-sinonimia

Q Q N tt l(espérance= [dés]espoir) o addirittura sulla +identità/differenza+ semantica con­testuale di una medesima unità linguistica (salus= salutem) ; mentre il secondo

E EI IE — anche ammesso che sia risolubile, per esempio mediante la distinzione fraI

metalinguaggio e linguaggio-oggetto — non lo è, in quanto contiene una con­traddizione nella stessa costruzione logica, quali che siano le scelte semantiche.

E Il paradosso — se esiste qualcosa del genere: ciò che può essere mostrato solovia via — non è dunque necessario al modo di una contraddizione e, tuttavia,uno non può sbarazzarsene, semplicemente mettendo da parte l'una o l'altra opi­

.E 'E nione in contrasto o l'uno o l'altro dei termini sinonimici (mediante riformula­E(: =

EQ Q Q

zioni di questo tipo: «Non mi resta che abbandonarmi alla disperazione» o «Ivinti possono solo rassegnarsi a non sperare salvezza»). E non lo si può fare,anche nel senso che esso — si vedrà — dovrebbe essere mantenuto come tale,

=' R, =­. 'i "-' , ",

perché gli stessi non-paradossi sussistano; per cui, a maggior ragione, non sa­rebbe neanche un contrasto fattuale. Si tratta dunque, per quanto è dato di

,' E

capire, di una difficoltà non paralizzante e d'altra parte non cosi marginale e'»E" L»

— EE 5' fluttuante, da poter essere facilmente isolata e sistemata — e li neutralizzata­nel pur indispensabile reparto delle difficoltà varie del pensiero.

» Pare piuttosto — anche se la cosa, per ragioni che risulteranno ovvie, non!­.'«'E (E'l può essere dimostrata in generale e in senso forte — che i paradossi si presentino

[»5 E5 e ripresentino continuamente e quasi-necessariamente nelle forme piu diverse,Q Ei secondo gli oggetti considerati e il modo di considerarli; che ci sia inoltre unttt Q

L i nesso tra di essi; che l'idea di paradosso contenga quindi una qualche deter­Q 55 minazione essenziale, tale da dar conto di (da rendere possibili ) i tanti paradossittl Q che via via capita di incontrare, e addirittura anche i non-paradossi con essi

-Q QV

implicati; e che, tuttavia e neIlo stesso tempo, tale determinazione essenziale nonQ E55 sia «purtroppo» esplicitabile compiutamente in una +proposizione+ o +argo­

» E - E55 55 mentazione+ univoca, esente da ogni paradossalità. Si vede subito infatti — a pri­55 QI Q

ma vista e senza tentare ancora di portare ragioni piu stringenti — almeno que­sto : che altrimenti i tanti paradossi autentici, invece di essere resi possibili, sa­rebbero piuttosto dissipati istantaneamente al livello dei principi, senza venir

V '55 meno però nel loro determinato e paradossale presentarsi. D'altra parte, conti­

nua ad essere vero — se esistono paradossi autentici e se tutto ciò ha da avere

O un senso — che quella determinazione essenziale deve poter essere in qualchemodo circoscritta dallinterno, se non propriamente definita. Che sarebbe un mo­

I do — senza dubbio non privo di difficoltà gravi, proprio perché ancora genui­ES.-9 namente paradossale — di cogliere ciò che rende effettivamente possibili, senza"EE E dissiparli speciosamente, i paradossi determinati e gli stessi non-paradossi.$» Q

IEC

Non si è detto ancora, non si è ancora potuto dire in che cosa precisamenteò» consistano i paradossi autentici, se non questo: che non sono figure retoriche45 ~IE

55paradossali, sempre evitabili, e non sono d'altra parte vizi del pensiero, risolubili

ál o no, ma in ogni caso da affrontare. Ma perché e in che senso, in questo caso,Q I I I si avrebbe a che fare con un paradosso autentico, e non per esempio con un55 ~~ o semplice contrasto di fatto> Perché non soltanto esiste di fatto un discorso inIE ttl qualche modo interdisciplinare, questo, in cui si tende tuttavia a negare legitti­

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Ricoprimenti tematici 87o 87t I paradossi dell'esperienza

mità a una ricerca o riflessione interdisciplinare; ma perché un discorso del teorica i termini di un'alternativa, senza però eliminarne la tensione e l'originariagenere non può non esistere in un modo qualsiasi, questo o un altro. Non può paradossalità.non esistere, cioè, un qualche discorso — anche soltanto esplicito a metà o del E ancora: mediante il linguaggio (per esempio una data +lingua+ storico­tutto implicito, di fatto non mai pronunziato o scritto — che colleghi tra loro naturale) noi parliamo, per cosi dire, di una quantità indefinita di cose diverse,vari altri discorsi e stabilisca in linea di principio un nesso — magari senza tro­ spesso a un alto grado di specializzazione; e ogni volta avvertiamo che il l in­varlo o proprio per arrivare alla conclusione che non ci sono nessi positivamente guaggio si comporta in modo specifico. Si dice, in questo senso, che esso si con­determinati o determinabili — tra gli oggetti di vari altri discorsi, pur essendo figura come un +linguaggio+ speciale in senso lato (e in molti sensi diversi:proprio quel+discorso+ e non la somma o l'intersezione degli altri discorsi, che come+dialetto+, +gergo+, linguaggio tecnico, corporativo, formalizzato, quasi­esso presuppone. Anzi, si deve dire di piu: che ciò,deve essere vero per ogni idioletto, o addirittura come questo o quel +discorso+), tale da prevedere unodiscorso, dal momento che non esiste, non è nemmenò pensabile alcun discorso specifico sottocodice o, in certi casi, uno specifico sovracodice; oppure — perche possa essere detto, in senso forte, «primario». Ed ecco che il paradosso già altro verso, e per riprendere qui la nota espressione wittgensteiniana, ormai pas­segnalato si rivela propriamente tale, in quanto rinviante a un paradosso ancora sata in giudicato — come un determinato e addirittura irriducibile «gioco lin­piu radicale: cioè al paradosso del linguaggio, come nello stesso tempo unico/ guistico», tale da avere la sua ragion d'essere proprio nel suo configurarsi cosimolteplice, unitario/plurimo, «punto di partenza»/«punto di arrivo». e cosi nell'uso, in rapporto a un'interazione, cosi e cosi determinata, con le cose,

Il +linguaggio+, infatti, si presenta e viene percepito in concreto come una gli interlocutori, noi stessi. Da questo punto di vista, il linguaggio è dunque es­molteplicità di linguaggi (per esempio di lingue storico-naturali, o anche di si­ senzialmente plurimo. E, nello stesso tempo, esso non è concepibile — come sa­stemi o congegni di significazione-comunicazione non linguistici ) e, insieme, peva lo stesso Wittgenstein, che ne ricercava l'Urphanomen — altrimenti che co­come qualcosa di unico, di pensabile nel suo insieme alle medesime condizioni me qualcosa di unitario. Non è infatti concepibile un insieme di sottocodici, acomuni. Per cui si avrà tradizionalmente un'opposizione tra concezioni organi­ rigore neanche di codici, né la possibilità di un sovracodice, né un insieme dicistiche e individualizzanti — il linguaggio come lingue altamente specifiche, in­ giochi linguistici, pur nella loro varietà e quasi-irriducibilità, senza una condi­dividualizzate e quasi-organiche : è questa, non senza indulgere a stereotipi teo­ zione che consenta di rappresentarceli semplicemente e nel modo piu debolerici e interpretativi, la concezione della l inguistica romantica — e concezioni come «insiemi »: per cui il+ linguaggio+ deve essere qualcosa di in qualche modologico-universalistiche — il linguaggio come un dispositivo razionale unico, va­ unitario, anche solo per poter essere pensato nel suo essere plurimo, e quindiriamente specificabile o degradabile : è la concezione scolastica e portroyalistica anche in assenza di un criterio di appartenenza dei tanti giochi linguistici alla

[ma si vedano le messe a punto di Simone i969, in particolare l'Introduzione] classe « linguaggio». In realtà, eliminando totalmente e in tutti i sensi l'idea della— che in qualche modo si ritrova, rispettivamente, nella cosiddetta «ipotesi Sa­ sua unitarietà, non soltanto si ottiene il risultato meritorio di distruggere il mitopir-Whorf», ma soprattutto in Whorf [t927-4z ], e nella linguistica che fa capo sostanzialistico del linguaggio — come un'entità realmente esistente, per di piua Chomsky [cfr. in particolare Chomsky r968j. A queste condizioni, in partico­ in modo semplice, solidale, omogeneo, totalmente definibile dall'esterno —, malare, il linguaggio sarà avvertito nello stesso tempo — o, di fatto, quasi-alterna­ non si approda neanche a una qualsiasi, effabile, concezione dei plurimi giochitivamente, ma in genere con concessioni al punto di vista opposto — come in­ linguistici.traducibile e come traducibile. Per esempio, alla maniera di Martin Heidegger, Infine, il paradosso forse decisivo. Da una parte, non è concepibile un'espe­che ricupera la traducibilità solo ai limiti del linguaggio: in quel linguaggio o­ rienza qualsiasi — un'esperienza, si potrebbe dire pomposamente, di quell'enteriginario, in quel Sagen-Dichten che, dall'Origine dell'opera d'arte [ I935-36] in che è l'+uomo+, o piu semplicemente : l'esperienza specifica degli animali umanipoi, non è il linguaggio normalmente parlato. Oppure alla maniera opposta di in genere — che non sia anzitutto condizionata da un+linguaggio+. Che sarebbe

Jakobson [cfr. r959], ma solo finché ci si muove nell'ambito di una considerazio­ dunque, in questo senso preciso, qualcosa come un «punto di partenza». Ma,ne puramente cognitivistica, che non ha mai un riscontro esclusivo nella con­ poi, bisognerà pure domandarsi che cosa possa mai significare, sotto altri r i­creta attività linguistica. La questione, del resto, è stata posta da sempre, e da spetti, che il linguaggio — in quanto insieme di unità linguistiche selezionate dasempre si può dire che essa ha avuto risposte elusive, anche quando queste si un+codice+ e combinate in sequenze secondo certe regole, o come configurazio­

presentavano come definitive in un senso o nell'altro. Né poteva essere altri­ ne formale, «in parole», d'un gioco linguistico — sarebbe un punto di partenza,menti. Essa però — sembra — può essere se non proprio risolta, almeno chiarita che esso costituirebbe e formerebbe l'esperienza o che avrebbe in sé la capacità

nella sua interna paradossalità, solo se si rinunzia, come è stato proposto, a ri­ originaria di «significare», rinviando anche a qualcosa che non è linguaggio:spondere tassativamente in un senso o nell'altro, e ci si chiede invece che cosa +referenti+, cose, azioni, esperienze determinate. E infatti : cosa ci sarebbe mai,

in realtà vogliamo fare o ottenere quando di volta in volta traduciamo [Mat­ e per quale miracolo, nella+parola+ stessa — come si domandava Wittgenstein etioli z965]. Si tratta di una risposta per un certo verso non teorica, ma sempli­ ha messo bene in evidenza Bouveresse [z973] — che le consentirebbe di esserecemente pragmatica,che tuttavia riesce a conciliare con indubbia finezza anche «significante», se essa non è di per sé autonoma; se il +linguaggio+ stesso può

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Ricoprimenti tematici 8qz 873 I paradossi dell'esperienza

solo dirne e non dir!a; se il senso di una parola non sta ovviamente nella parola nere, del suo statuto fondamentale e globale, della sua sfera, di ciò che addirit­stessa, ma in qualcosa di cui la parola fa parte; e se esso quindi può solo essere tura intendiamo dire quando diciamo «linguaggio», quindi e da un punto dimostrato attraverso la+parola+, cosi che proprio il suo senso, paradossalmente, vista intensionale e da un punto di vista estensionale. «Essenzialmente aperto»

è il non-detto o addirittura l'indicibile> Il linguaggio è davvero un curioso punto vuoi dire che, in linea di principio, una questione del genere non può e non

di partenza, privo dei requisiti minimi di un punto di partenza, quali potrebbero deve essere chiusa; che essa ha non accidentalmente carattere paradossale e deve

essere quelli, ad esempio, di un'+ipotesi+ rispetto alle proposizioni che ne di­ essere colta proprio cosi e non altrimenti; che l'esistenza di qualcosa come un

pendono nel corso di un'+argomentazione+. In realtà, sotto questo profilo, pare linguaggio è connessa dunque a un paradosso in qualche modo fondante; che

che dal+linguaggio+ — in quanto sprovvisto di senso al di fuori dell'uso effet­ un paradosso autentico, come appunto si è visto in questo caso, non solo ef­

tivo, dove ci sono il linguaggio, anzi i linguaggi, e tante altre cose — si possa par­ fettivamente esiste, ma che esso anzi permette che ci si renda conto davvero

tire solo per andare da nessuna parte. Esso — essendo implicato in altro, da cui delle possibilità (e impossibilità) del linguaggio; che, di conseguenza, tale pa­emerge come non unico, non unitario, non iniziale — sarà piuttosto il punto di radosso non solo non impedisce, ma addirittura rende possibile il compito di

arrivo di un'esperienza. Ma, con ciò, viene forse meno l'esigenza opposta, a sua studiarlo, con interessi conoscitivi e+metodi+ propriamente scientifici, in suoi

volta insopprimibile, di considerarlo anche come un genuino punto di partenza aspetti via via opportunamente e piu o meno rigorosamente delimitati (ma nono — per adottare un'espressione rispettosa della paradossalità della questione mai delimitati con presunto, assoluto rigore). In altre parole: che si richiami— come condizione del suo essere un punto di arrivo> «Siamo sempre inclini l'attenzione sull'essenza paradossale del +linguaggio+ non ha niente a chefare

a immaginare ingenuamente un periodo originario in cui un uomo completo sco­ con la tentazione di revocare in dubbio i risultati — buoni o cattivi, ma in ogni

prirebbe un suo simile, altrettanto completo, e tra loro, poco per volta, si elabo­ caso non mai tali in rapporto immediato con le considerazioni qui svolte — dellererebbe il linguaggio» [Benveniste tg58, trad. it. p. art]. Il l inguaggio non è ricerche sul linguaggio (propriamente linguistiche, psicologiche, fisiologiche,un'+invenzione+ o una conquista dell'+uomo+, qualcosa che viene elaborato a storiografiche, sociologiche, e cosi via), per sostituire ad esse una fatua e indi­

partire dall'uomo, ma esso «detta la definizione stessa di uomo» [ibid.], secondo scriminata professione di problematicismo. Parimenti, non ha a che fare conun'idea molto antica, ma non per questo meno vera. Per cui continuano a sussi­ tutto ciò, ad esempio, l'idea di «condizione di indeterminatezza», introdotta dastere — in un'opposizione attenuata, ma ancora operante, rispetto all'opposizione De Mauro [xcl8z] in+semantica+, e che pure funziona in qualche modo cometra definizione «essenziale» e «storico-evoluzionistica» dell'homo loquens — una una limitazione di una totale scientificizzazione, in senso convenzionale, del

considerazione genetica del d ivenire delle strutture cognitivo-comunicative, campo del linguaggio, in quanto però è non semplicemente una condizione teo­

concepite in termini di «prodotti », «risultati», se non piu propriamente di «stru­ rica negativa, una sorta di dichiarazione di impotenza conoscitiva, ma una vera

menti », e una considerazione innatistica, a torto sospettata talora di collusioni e propria condizione metateorica della possibilità del linguaggio e della+cono­spiritualistiche. In entrambi i casi, infatti, la motivazione piu interessante va ri­ scenza+ del linguaggio. Al contrario, la riflessione appena abbozzata è appunto,cercata nel paradosso del +linguaggio+, che può indurre ora a ricercare soprat­ evidentemente, di tipo metateorico o filosofico, non conoscitivo, ed essa per di

tutto la sua continuità evolutiva anche rispetto alla comunicazione animale in piu non è affatto pacifica o definitiva, rinviando anzi a paradossi metateorici an­

genere, ora la specificità e la discontinuità del linguaggio umano. E può farlo, cora piu radicali, ineliminabili, e tali forse da dar conto a un livello piu originario

naturalmente, solo in qualche misura negandosi come paradosso. A questo pun­ dello stesso paradosso del+linguaggio+. E su questi paradossi occorre riflettere:

to non c'è bisogno, lo si vede subito, di esplicitare pedantemente tutti i nessi si apre con ciò un ulteriore campo di ricerca, non se ne chiudono altri.

che intercorrono tra i due paradossi — quello di questo discorso, segnalato al­ E tuttavia tale riflessione — pur non avendo un'influenza diretta sulla ricercal'inizio, e quello del linguaggio in genere — per rendersi conto di quanto stret­ scientifica, pur non sostituendosi alla+conoscenza+, dato che essa non è cono­

tamente essi siano legati fra loro, fin quasi ad essere un unico paradosso. scenza, ma è appunto riflessione sulla conoscenza, forse allinterno della cono­

Sia chiaro: qui non si sta in alcun modo dicendo, e deplorando, che a causa scenza stessa — puo o addirittura deve poter avere un'influenzaindiretta su di essa

di certi paradossi insoluti o insolubili, che la +filosofia+ avrebbe il merito di ed essere ad essa non estranea. Può per esempio indicarne i «limiti» e gli «errori »,

mettere in evidenza, restano malauguratamente aperti molti problemi, relativi e non perché essa sia in grado, in quanto riflessione, di entrare nel merito di

alle caratteristiche strutturali e al modo di funzionare del linguaggio, e che le una teoria scientifica oppure, senza entrare nel merito, di valutaria tuttavia in

risposte finora date a tali problemi sono per ciò stesso da sottovalutare o annul­ blocco, guardandola da un punto di vista superiore. Il fatto è che essa, in qualchelare come incapaci di coglierne la vera essenza. Che, in un qualsiasi campo di modo muovendosi sul suo stesso campo, riflette piuttosto sui suoi necessari pre­+ricerca+, i problemi siano sempre aperti e le soluzioni sempre parziali e rive­ supposti metateorici, soprattutto in quei «momenti crit ici», allorché la cono­

dibili è — detto cosi — del tutto ovvio e non getta il minimo discredito sulla ri­ scenza, per cosi dire, si spinge verso i margini estremi del suo territorio, comun­

cerca. Si sta dicendo invece una cosa profondamente diversa: che, prima an­ que delimitato, e — senza rendersene conto, ma fatalmente, non per distrazione

cora, è aperto, forse essenzialmente aperto, il problema del+linguaggio+ in ge­ soggettiva del ricercatore — comincia a invadere la «totalità del conoscibile» o,

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meglio, con un vero e proprio salto al di là del confine, a definire completa­ zione secca in paralogismo. Anche qui, pare che accada nei due casi la stessamente, quindi dall'esterno, quel territorio. Con ciò essa cade in una vera e pro­ cosa, ma ciò che cambia — e non è cambiamento da poco — è il senso percorso opria contraddizione nei termini in atto. Il che accade, appunto, non quando la privilegiato della direzione paradosso-paralogismo. Sotto tale profilo, il compito+scienza+ è ben consapevole, per quanto è possibile, dei paradossi che la sor­ della+filosofia+ non è venuto mai meno, non è potuto mai venir meno, al di quareggono e che la spingono e nello stesso tempo la trattengono dall'inoltrarsi fin di ogni inattuale e reboante elogio della filosofia speculativa; e anzi esso esigeverso i suoi margini estremi, percepiti come tali e insieme non rigorosamente oggi un'attenzione accentuata, proprio in ragione e a dispetto della persistentedelineabili; ma, al contrario, quando essa «fa finta» di non vederli, quei para­ indifferenza di gran parte degli scienziati «professionisti». E interessante notaredossi, e si prova a scioglierli con scelta unilaterale e totalizzante, come se fos­ che anche fra costoro, per la verità, si stanno delineando da qualche tempo si­sero difficoltà occasionali del pensiero, convinta di poter muoversi in periferia gnificative inversioni di tendenza, tali da lasciarsi definitivamente alle spalle ogniestrema con la stessa disinvoltura con cui essa ha l'impressione di poter circo­ presunta e inammissibile alternativa tra+scienza+ e +filosofia+, e anzi fondatelare e soggiornare al centro. Ma è proprio questo eccesso 'di disinvoltura a far su un nuovo, possibile accordo fra le due, per le quali non si pongono piu nean­si che essa salti senz'altro dalla periferia al suo esterno, da cui ùn confine sarebbe che ridicoli problemi di concorrenza e di dominanza: come nel caso ormai sa­completamente visibile e disegnabile. Nei due casi — della riflessione «parados­ liente di Prigogine e Stengers [ig7il ], in riferimento alla questione, come si ve­sale» e della conoscenza «paralogistica» o implicante un paralogismo — accade drà, qui essenziale della temporalità dell'esperienza. (Ma va anche detto chequindi qualcosa di quasi identico, ma come se ci si muovesse rispettivamente esse sono ancora guardate con sospetto da molti membri della cosiddetta «co­all interno di un cerchio, assunto come rappresentante proiettivo del piano eu­1)' munità scientifica», e con favore invece soprattutto dai filosofi e dai ricercatoriclideo nella geometria iperbolica, verso la sua circonferenza, oppure addirittu­ nel campo della cosiddette «scienze umane»). Ora, quel compito consiste — perra sul filo della circonferenza e, alla fine, nel piano euclideo esterno al cerchio continuare a esprimersi in modo rapido e non del tutto corretto, già in parte(anzi addirittura nello spazio tridimensionale, per chi abbia in mente le espe­ chiarito e da precisare ancora meglio in seguito — nel riportare continuamenterienze degli abitanti di Flatland [cfr. Abbott i88z]), per circumnavigarla e de­ la ricerca scientifica entro i suoi limiti, chiarendo i suoi paradossi specifici anchescriverla tranquillamente. Cosi, pare ora di capire che il «paradosso» si distin­ e soprattutto attraverso la chiarificazione, la messa-in-evidenza, dello stesso pa­gue dal «paralogismo)> — in modo non piu semplicemente descrittivo e negativo radosso in genere, che è poi il suo proprio paradosso specifico. E va da sé, ormai,— proprio perché esso non comporta quella contraddizione esplicita, li solo in che l'espressione 'entro i suoi l imiti' non implica affatto che, oltre di essi, siqualche modo latente o liminare, che il paralogismo ne trae, considerando la distendano gli sconfinati territori della filosofia, praticabili o no che siano — se­periferia come il centro stesso da un punto di vista inconsapevolmente esterno condo il superficiale rimprovero rivolto tradizionalmente alla filosofia criticaad entrambi. Forse già qui, appunto, c'è un iniziale slittamento da una diffe­ kantiana, di essere appunto una sorta di +metafisica+ dissimulata o di agno­renziazione puramente negativa verso una differenziazione tendenzialmente po­ sticismo. Il t e rr itorio è esattamente lo stesso. Ciò che cambia, tra conoscenzasitiva. Almeno questo, infatti, si può dire: che si intravede già la possibilità di e filosofia, è solo il modo di percorrerlo, osservarlo, disegnarne la topografia perun inversione di rapporti, per cui proprio il paralogismo può essere considerato) quel tanto che una struttura è rilevabile al centro (cfr. +Centrat%centrato+ ),come la negazione di un paradosso autentico, inteso quale orizzonte di possibi­ approssimarsi per quanto è possibile e sempre dall'interno zl suo orizzonte: la­lità di un'esperienza. sciandosi, per cosi dire, alle spalle il centro e guardando verso l'orizzonte, o vi­

Senza dubbio, le scienze in genere sono ormai abbastanza scaltrite e sospet­ ceversa, ma in ogni caso avendo necessariamente e in qualche modo presenti etose verso gli sconfinamenti speculativi per cadere vistosamente in+errori+ cosi l'uno e l'altro, in un unico «star-dentro» all'esperienza che di volta in volta si è.banali. Hanno il senso dei propri l imiti, anche se non sempre cosi spinto come Tutto ciò ha un riscontro del tutto calzante nella situazione della stessa lin­esse credono. (Non ne hanno neppure troppo bisogno, dato che essi non inci­ guistica contemporanea, a dimostrazione del fatto che le riflessioni metateorichedono direttamente sulla verità/falsità e sull'adeguatezza esplicativa dei risultati — al contrario di ciò che pensano spesso gli specialisti — non sono aflatto, ine­e degli strumenti che esse ottengono e mettono a punto ). Eppure — se si tratta luttabilmente, digressioni speculative suntuarie, in tutti i sensi indifferenti ri­davvero di «errori fatali», e quindi non di veri e propri errori — la scaltrezza spetto alla ricerca concreta. Anche a costo di schematizzare un poco, è infattipuò difenderle fino a un certo punto. In un modo o nell'altro — in assenza di sostanzialmente corretto e ben documentato — chiarificatore anche di una quan­un'adeguata riflessione metateorica concomitante, che non difende dagli «errori », tità di posizioni intermedie, non riconducibili immediatamente e completamen­nel senso che non li elimina senz'altro, ma ne mette in chiaro o in evidenza la te a questa o quella posizione standard — dire che la linguistica contemporaneafatalità, cercando per quanto è possibile di mantenere il paradosso nella sua si muove precisamente fra gli estremi del paradosso del+linguaggio+, e che incondizione di paradosso, anche soltanto al di sotto del suo manifestarsi esplicito tali estremi sono individuabili le sue opposte e piu significative linee di tenden­come paralogismo — la+ricerca+ piu fine e piu cauta non potrà non essere ten­ za, provviste per di piu — nei casi di maggior rilievo — della consapevolezza ditata di forzare il «fastidioso» paradosso di fondo e di propiziarne la trasforma­ rappresentare un polo estremo e indisgiungibile dal suo opposto. Con ciò, è

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possibile ora differenziare, inoltre, prospettive teoriche già citate l'una accanto pur sorte, come se si trattasse senz'altro di categorie connaturate allo spiritoall'altra : da una parte la concezione del linguaggio di orientamento, in senso lato, umano o alle cose stesse. In realtà, se qualcosa è connaturato, questo è semmaistrutturalistico, soprattutto di derivazione saussuriana, e dall'altra quella con­ il paradosso da cui scaturiscono e prendono senso categorie, orientamenti, me­cezione d'orientamento pragmatico, di saliente derivazione wittgensteiniana; e todi di ricerca; mentre niente ci assicura, né può assicurarci che una qualchetrame, alla fine, alcune conseguenze di portata piu generale, proprio nel senso categoria possa pretendere di essere con ragione l'unica categoria — assoluta­dello speciale «interdisciplinarismo» che si tenta, qui, di precisare e praticare. mente universale e necessaria — capace di dar forma ai problemi del linguaggioDue operazioni, si vedrà, che non si sommano, ma costituiscono piuttosto un'o­ e di qualsiasi altro oggetto di indagine. Per questo, i testi degli studiosi «di ran­perazione unica. go» sono incomparabilmente piu importanti della letteratura specializzata di

Proprio nell'orientamento strutturalistico — puntualmente contraddetto a tendenza, per non parlare di manuali e sillogi : perché li appunto sorgono i pro­questo riguardo dall'orientamento pragmatico o, meglio, «neopragmatico», e blemi, e qui invece si ripiegano su se stessi e si fanno sempre un poco ottusi eben al di là della semplice considerazione linguistica — sono presenti, di solito vagamente incomprensibili. Cosi, se si torna al genuino pensiero di Wittgenstein,in modo intenzionale e in forma del tutto esplicita, alcune idee di base, che rin­ si vede subito — come si è appena accennato — che la questione delle condizioniviano precisamente ad aspetti parziali del paradosso del linguaggio. Anzitutto, del+linguaggio+ e dell'esperienza in genere, nonché della loro unicità e uni­l'+idea+ di +lingua+ come qualcosa di unico. Ciò è particolarmente evidente tarietà, non è affatto semplicisticamente cancellata [cfr. per esempio Garroninella specifica versione dello strutturalismo data da Louis Hjelmslev [r943], ri­ t979]. Senza entrare qui in dettagli, basterà forse osservare che a Wittgensteinpresa in questo senso — nonostante gli spunti polemici antistrutturalistici, indi­ — sospettoso, fin quasi all'ossessione, delle sollecitazioni assidue, pacifiche e pre­rizzati soprattutto però, pare, al distribuzionalismo americano — dalla linguistica varicanti, delle concettualizzazioni già formate e già provviste di ovvio statutotrasformazionale. Vale a dire: l'idea di+linguaggio+ o +lingua+ in genere come scientifico — non poteva sfuggire in alcun modo che il gioco linguistico gioca­un sistema o un dispositivo universale esplicitabile e specificabile nelle lingue. to nelle Ricerchefilosofiche e nei testi che le precedono non puo confondersi,In secondo luogo, l'idea dell'unitarietà del linguaggio, cioè propriamente della senza perdere di senso, con i «giochi linguistici», di cui li si discute. In parti­lingua in quanto sistema, che appartiene addirittura alle definizioni di base che colare, è vero si che, per capire come (~funziona una parola», «bisogna stare afondano la linguistica in Saussure, Infine, l'idea di+linguaggio+ come punto di guardare il suo impiego», cioè considerarla nel suo effettivo presentarsi prag­partenza o come condizione, a sua volta esplicitabile in sistema o in dispositivo matico; ed è anche vero che a ciò si oppone un «pregiudizio», forse propriodi regole determinate, che rende non solo possibile, ma addirittura spiegabile quello del linguaggio inteso come un tutto unico, unitario e condizionante; mala concreta produzione linguistica, i te~i medesimi. Ciò si istituzionalizza, nel­ è anche vero, poi, che «Es ist kein dummes Vorurteil», che non si tratta di unl'ambito del vero e proprio strutturalismo, e poi si divulga oltre ogni cautela pregiudizio stupido [Wittgenstein t94t-49, ) 34o]. In sostanza, su questa non­critica, nella correlazione saussuriana di +lingua/parola+ e in quella hjelms­ stupidità — che non è affatto un'osservazione isolata, senza rapporti con il di­leviana, ben altrimenti rigida, di «sistema»/«processo». Al contrario, appunto, scorso complessivo — si intesse la critica non liquidatoria di tali pregiudizi, cuil'orientamento neopragmatico — rifiutando, come si dice nelle Ricerchefilosofiche fa riscontro una critica non liquidatoria della filosofia in quanto riflessione sulledi Wittgenstein [r 94r-49], ogni pseudospiegazione in termini di «superconcetti » condizioni. In quel libro — che forse non a caso si intitola Ricerchefilosofiche­e di «classi» supreme — oppone all'unitarietà del +linguaggio+, e a maggior ra­ si discute continuamente di +filosofia+ e se ne dànno i giudizi piu diversi, magione alla sua unicità, il carattere plurimo, vario, irriducibile, non omogeneiz­ pur sempre filosofici : dalla sua caratterizzazione forse volutamente ambivalente,zabile dell'attività linguistica, cui viene a mancare ogni requisito, almeno nel come «tutto ciò che è possibile prima di ogni nuova scoperta e invenzione»senso strutturalistico, di vera e propria condizione. Non condizione, quindi, ma [ibid., ( rz6], a quella quasi provocatoria, come ciò che deve «svanire comple­operazione effettiva, uso (Gebrauch), impiego (Anwendung) di mezzi linguistici tamente» [ibid., ) t33], a quella densa e centrale, come ciò che dà luce, non— tali propriamente solo nell'impiego stesso —, interazione pragmatica, di cui il essendo empirico, ai problemi empirici e penetra l'operare del+linguaggio+ «inlinguaggio come tale è in qualche modo il risultato. modo da riconoscerlo», «non già producendo nuove esperienze, bensi assestando

Va da sé che i due orientamenti — la cui opposizione radicale non è stata ciò che da tempo ci è noto» [ibid., ) to9]. Ma questo «dar luce», «penetrare» evista sempre nella sua radicalità paradigmatica, caratteristica addirittura del mo­ «assestare» (Zusammenstellung), che per un verso coincide con il «sapere già»,do d'essere della linguistica contemporanea — possono essere presi come esempi l'«esser già noto», e ha vistose rassomiglianze con l'idea heideggeriana di filosofialiminari soprattutto nei loro aspetti dominanti, e in particolare in taluni sviluppi come «ripetizione» (Wiederholung) [Heidegger t9z9], è appunto un chiarire piue, talvolta, talune istituzionalizzazioni e sclerotizzazioni, cui essi hanno dato che un conoscere, è un riflettere sulle condizioni del conoscere e dell'usare unluogo. Della categoria di+sistema+ (o di+struttura+) e della categoria di «gioco +linguaggio+. Il problema delicatissimo — che trattiene Wittgenstein dall'usarelinguistico» è stato fatto spesso, innegabilmente, un uso disinvolto e quasi del espressioni cosi forti e lo spinge anche verso definizioni solo apparentementetutto dimentico del quadro ben piu problematico e tormentato da cui esse erano provocatorie — è un altro, ed è che questo riflettere sul linguaggio non può av­

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venire al di fuori del linguaggio, pur dovendo in qualche modo avvenire: che è autentiche definizioni teoriche — che non invadono l'intero campo della teoriaun paradosso ancora piu radicale, di cui si dovrà dire piu avanti. Resta in ogni stessa e ancor meno pretendono di circoscriverlo nella sua presunta totalità com­

caso il fatto che certe interpretazioni e certi sviluppi del pensiero di Wittgenstein piuta, non sono cioè definizioni metateoriche liminari ritradotte in definizioni

— che traggono conclusioni troppo univocamente antitrascendentali o che ridu­ teoriche — e nello stesso tempo con diversi oggetti concreti. La cosa non è piu

cono troppo semplicisticamente Gebrauch e Anrcendung al mero uso e impiego vera, invece, se questo rinviarsi dei due oggetti diviene senz'altro un paradigma

effettivi, la cui descrizione coinciderebbe con una comprensione 6losofica­ pseudoteorico coestensivo con la teoria tutta intera e con l'intero territorio, ri­

tradiscono le sue esigenze piu caratteristiche e non riescono piu a vederne queel gorosamente delimitato, che essa individuerebbe, per il semplice fatto che unacostante e spesso solo sottostante paradosso che, solo, spiega il suo modo di teoria tutta intera e un intero territorio non esistono, non sono nemmeno pen­

elaborarsi e formularsi. (Non a torto, negli ultimi dieci-quindici anni, molti in­ sabili, se non in forma metateorica e paradossale. Sotto questo profilo, la rela­

terpreti si sono orientati a sottolinearne addirittura le assonanze kantiane [cfr. zione+lingua/parola+, in quanto stretta interdipendenza, è qualcosa di piu oFrongia t98z, con un uti l issimo indice analitico su I rapporti di Wit tgenstein di diverso rispetto a una de6nizione teorica; ed è piuttosto qualcosa che «sta

con altri pensatori j). intorno» alla teoria e può cominciare ad essere di nuovo a suo modo comprensi­

Parimenti, in Saussure — a differenza, forse, di ciò che accade in Hjelmslev, bile, solo se viene risospinto, per cosi dire, verso il suo «luogo naturale», verso

piu interessato alla+formalizzazione+ della teoria e piu incline, quindi, a riso­l­ i confini della teoria, là dove essa sfuma nel paradosso metateorico che in qual­

vere anche il suo orizzonte metateorico in definizioni teoriche — la langue non è che modo circonda la teoria e propriamente la fonda. È non una definizione,

solamente condizione preliminare dalla parole, ma è anche il suo risultato, come ma — come si vedrà — una quasi-definizione metateorica, che permette in par­

appare 6n dalle prime pagine del Cours, cosi come ci è stato tramandato dai ticolare di parlare di langue che presuppone «storicamente» la parole (e forsesuoi redattori-curatori. Vi si dice che «i due oggetti sono strettamente legati e si anche viceversa) anche al suo interno, senza contraddizione, ma in accezione

presuresuppongono a vicenda: la lingua è necessaria affinché la parole sia intelli­ evidentemente diversa da quella espressa dall'interdipendenza metateorica. Non

gibile e produca tutti i suoi effetti; ma la parole è indispensabile perché la!'­ a caso, nel Cours si parla nel giro di poche righe di interdipendenza e di dipen­

gua si stabilisca» [r9o6-tr, trad. it. p. 29], È stato giustamente osservato che denza unilaterale, come se fosse contestualmente ovvio che tra le due afferma­

tale relazione avrebbe un evidente carattere «dialettico», e forse, piu che «dia­ zioni non ci sia alcuna discrepanza. Ora, è proprio li, ai confini della teoria e

lettico», si direbbe meglio, qui, «paradossale». Quel carattere, infatti, è si dia­ sia pure attraverso un percorso di senso opposto, che si ritrova un'unità para­

lettico, ma appunto nel senso che la relazione, cosi come viene presentata e senza dossale fortemente analoga a quella, parimenti paradossale, di giochi linguistici

opportune distinzioni, non è facilmente comprensibile all'interno della teoria, e loro condizioni.

dove al contrario può rischiare di apparire come un paralogismo. Tanto piu Il successivo strutturalismo — troppo spesso dimentico delle preoccupazioni

se si mischia la de6nizione già citata con ciò che si dice subito dopo, là dove si teoriche e metateoriche di Saussure, interpretate forse come un residuo positi­

afferma che, «storicamente, il fatto di parole precede sempre» e che non «ver­ vistico — si è in generale sforzato di eliminarla o di metterla da parte, quell'unità

rebbe in mente di associare un'idea a un'+immagine+ verbale se non si cogliesse paradossale, con il risultato di assolutizzare il punto di vista sistematico e sin­

tale associazione anzitutto in un atto di parole» [ibid.]. Che può signi6care quel­ cronico, di rendere a rigore inspiegabile ogni problema di diacronia e di pro­

l'«anzitutto»? In che senso potremmo avere anzitutto un atto di parole, se questo cessualità della produzione linguistica, assunte come semplici dati di fatto da

è intelligibile — è un vero e proprio atto di parole, non una mera emissione o­f ­ analizzaré per confronti di stati sincronici, e di propiziare quanto meno la tra­

nica o un impossibile pensiero disincarnato — solo a patto di essere anzitutto, sformazione di un paradosso in paralogismo. Che — come è accaduto piu volte

a sua volta, condizionato da una langue? Senza opportune distinzioni, appunto, — si avverta l'insufficienza di un punto di vista esclusivamente sistematico e sin­

la contraddizione sembra evidente, un po' come l'insolubile questione prover­ cronico, e si reintroduca anche la dimensione della+storia+, senza tuttavia fare

biale, ma non in ogni senso banale, «dell'uovo e della gallina», Certo, neanche i conti con tutti i problemi teorici e metateorici che tale reintroduzione com­

questa è una questione davvero insolubile, nel senso che in essa si indistinguono porta per una concezione strutturalista, non può non signi6care infatti che un

due diverse questioni — l'una teorica, l'altra metateorica — che lo stesso Cours trasferimento brusco dell'interdipendenza+lingua/parola+ dalla periferia al cen­o i suoi redattori, non senza un eccesso di corsività, tengono distinte. Che una tro della teoria, e per di piu come se questa fosse già tutta intera e completa

ga iallina presupponga un uovo, e un uovo una gallina, è del tutto possibile e privo per sé, con implicita riproposizione di un dilemma insolubile tipo uovo /gallina.di contraddizione entro una teoria della +riproduzione+, e anzi lo constatia

' mo In Saussure — per quel che è dato di sapere e di capire — la questione era piututti i giorni; cosi come non c'è contraddizione, all'interno di un'epistemologia, fluida e piu complicata. Che nel Cours si parli di langue e parole come di oggetti

nel fatto che un esperimento presupponga una teoria e sia a sua volta presup­ della teoria è naturalmente fuori discussione: ma è solo nel senso ristretto già

posto da una teoria ulteriore, e cosi via. Tutto ciò è vero appunto — a meno dl ricordato, in quanto questo rinvia a un orizzonte metateorico, che se ne parla

un orizzonte metateorico — all'interno di una teoria, dove si ha a che fare con e si può dire inoltre, in particolare, che alla langue deve precedere anzitutto la

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parole (e forse anche, si aggiunge qui, viceversa). Qui, come si è detto, si ha a non è spiegabile senza la prima, pur non essendo piu spiegabile adeguatamenteche fare con oggetti teorici cui corrispondono oggetti concreti via via diversi, soltanto in funzione di un +sistema+ o +codice+ preliminare. Si avverte, perche possono appunto rincorrersi l 'un l 'altro, in catena, senza contraddizione. esempio, l'esigenza di introdurre nella struttura profonda del testo un compo­Ma, d'altra parte, questo rincorrersi è possibile solo se si identificano quegli og­ nente macrostrutturale, irriducibile alle unità minime di un codice o della+strut­

getti e le loro relazioni in una condizione di possibilità, cioè nell'interdipenden­ tura+ di frase, e sostanzialmente coincidente con il significato globale del +te­

za, in Saussure esplicitamente dichiarata, non tra gli oggetti della teoria come sto+, che per di piu rappresenta una condizione indispensabile per la possibilitàtali, ma tra le condizioni per cui sono pensabili come oggetti teorici. Insomma, e la capacità esplicativa della stessa struttura frastica. Ancora : entra a far parte

in Saussure — ne fosse egli del tutto consapevole o no — si vuoi cogliere l'inter­ integrante della teoria una considerazione pragmatica, e addirittura si concepi­

dipendenza langue(parole — non piu confondibile con il r icordato «anzitutto» sce per definizione il fatto comunicativo come un fatto pragmatico, un'«azione»,

della parole, e presumibilmente anche della langue — come.qualcosa che appar­ rispetto a cui le unità linguistiche vengono interpretate come « istruzioni ». (D'al­tiene solo in parte alla teoria e solo in parte ha a che fare con gh oggetti esplicita­ tra parte anche l'esame degli atti linguistici tende a sistematizzarsi in teoria e a

mente definiti all'interno della teoria, e ha piuttosto il senso di una condizione perdere i contatti con l'«irriducibilità» dei giochi linguistici ). Insomma: all'esa­metateorica globale, da cui — per cosi dire — solo in seconda istanza, e con ipo­ me del+linguaggio+ come tale — o alla sua considerazione puramente linguistica

tesi aggiuntive, può essere derivata e costruita una teoria. E tale condizione­ o immanente, caratteristica della linguistica strutturale — tende a sostituirsi un

questa volta nel caso del+linguaggio+, ma forse per ogni oggetto e forma d'e­ esame delle relazioni che il l inguaggio intrattiene con altri aspetti costitutivi

sperienza — ha ineluttabilmente, pare, carattere paradossale. Per cui non sembra dell'esperienza, per cui il linguaggio è qualcosa e, nello stesso tempo, qualcosa d'al­

possibile e legittima un'interpretazione, o uno sviluppo, del pensiero saussu­ tro. Ciò esprime forse anche e soprattutto la speranza di cogliere in uno le polari­

riano in chiave rigidamente sistematica, senza tradirne le esigenze piu genuine. tà del paradosso del linguaggio, e in qualche modo, quindi, di negarlo :la sua u­Tuttavia, non c'è dubbio — al di là della consapevolezza metateorica esplicita nicità e molteplicità (cfr. Uno/molti), la sua unitarietà e plurimità, il suo essere

o semiesplicita, in cui i due orientamenti trovano una loro tendenziale unità­ condizione e risultato, la sua trasparenza e opacità, la sua autonomia ed eterono­

che questi sono caratterizzati differenzialmente proprio dall'aver posto rispet­ mia, ecc,, secondo le tante coppie piu o meno equivalenti tra loro. «Cogliere intivamente l'accento su l'una o l'altra polarità del paradosso del linguaggio : sul­ uno», infatti, può significare anche esercitare una resistenza estrema di fronte all'istanza della sistematicità e sull'istanza della sua irriducibile concretezza, o­ riconoscimento del paradosso ; ma proprio la resistenza, al di qua delle intenzio­

per esprimersi in termini molto generali e un poco debordanti — sulla sua razio­ ni consapevoli, implica un avvicinamento progressivo alla soglia del riconosci­nalità primordiale e sul suo essere una Lebensform, anzi un insieme di plurime mento. Non si tratta di un'interpretazione passe partout, applicabile in ogni caso.

«forme di vita». In questo modo, di fatto e comprensibilmente, essi si sono di­ Di fatto — nelle prospettive appena accennate — capita che si introduca nella si­

vulgati e hanno segnato i confini opposti della cultura linguistica contempora­ stematicità un accadere non avventizio, un contesto pragmatico o un significato

nea. È anche significativo che la linguistica piu recente abbia preso atto — al­ globale, non codificato, non codificabile ; e che l'accadere contenga in sé, neces­meno per un verso, ma senza rinunziare sempre al privilegiamento dell'una o sariamente, anche una dimensione sistematica. E non capita a caso, ma propriodell'altra — dell'intenibilità di ciascuna delle due posizioni, presa separatamente, perché e sistematicità e accadere siano propriamente, ciascuno, ciò che sono.

e abbia tentato di integrarle, con risultati tuttora aperti e da verificare nella loro La nozione di testo, nell'accezione recente, introdotta o accentuata teoricamen­

effettiva consistenza. Esempi salienti, in un senso o nell'altro : la teoria degli+ atti te dalla linguistica poststrutturalista, esemplifica — ma solo, si vedrà, tendenzial­

linguistici+, la linguistica pragmatica, la linguistica testuale, e forse soprattutto mente — la nuova situazione. La quale — prima ancora di essere caratterizzata

le ricerche volte a chiarire le condizioni dell'+enunciazione+ che stanno a metà da nuove teorie, neppure sempre cosi nuove come si crede — esprime piuttosto

strada — sulla base delle ormai classiche e fondamentali indicazioni di Benveniste l'emergere di un nuovo orizzonte metateorico, in cui di nuovo si fa chiaro ciò

sulla natura dei pronomi e argomenti affini [rgg6, trad. it. pp. por sgg.; ma cfr. che per altro verso «era già noto». Tale nozione, come già appare implicitamen­

anche, naturalmente, Benveniste xtl74] — tra linguistica in senso stretto, come te, ha e probabilmente avrà in futuro una funzione determinante nell'identifi­

teoria linguistica, e una vera e propria filosofia trascendentale, almeno intravista. cazione e ricomprensione degli stessi «testi letterari», non piu definibili come

Con ciò, in questa unità di l inguistica e non-linguistica — anche quando non una classe presuntivamente rigorosa e tuttavia pur sempre suscettibili di una

vien meno del tutto il mito della sistematicità e addirittura della completa cal­ qualche identificazione non classificatoria (e, di fatto, classificatoriamente aper­colabilità logica del linguaggio, e per altro verso dell'irriducibilità dei giochi in­ tissima).guistici — si comincia appunto a intravedere il paradosso del linguaggio, o al­ Infine, se si dice che il primo orientamento è segnato in modo dominante

meno a renderlo sempre meno eludibile, e a porre l'esigenza di una qualche uni­ dall'idea di una spazializzazione del linguaggio, anche nei suoi aspetti temporali,

tà fra sistematicità e concretezza, tali che la prima non è piu pensabile senza e il secondo dall'idea di una sua temporalizzazione(cfr. + Spazio-tempo+), anchecerte caratteristiche che sono proprie in prima istanza della seconda e questa per quanto riguarda i suoi aspetti spaziali (dove+spazialità+ vale essenzialmente

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'sistematicità'; cfr. «Spazialità»), essendo essi interessati rispettivamente alla risalirlo fino al suo genuino paradosso : ciò che appunto si è già chiamato para­+spiegazione+ sistematica della produzione linguistica o al mantenimento della dosso della filosofia. Intanto, con un espediente solo inizialmente terminologico,sua concretezza e del suo genuino accadere, si vede subito che qui sono in gioco, si dirà che tali condizioni metateoriche non sono propriamente definibili, perché,al di sotto delle vicende delle teorie linguistiche in senso stretto, nozioni netta­ se lo fossero, si avrebbe a che fare con un paralogismo, non con un paradosso ; emente metateoriche o filosofiche, quali quelle di «spazialità» e «temporalità», che esse sono però «quasi-definibili». E per «quasi-definizione» si intende quicome condizioni necessarie e indisgiungibili dell'esperienza in genere, e ben al «esemplificazione di una nozione metateorica mediante definizioni teoriche chedi là del problema teorico-tecnico del +linguaggio+ e solo del linguaggio. Non non la esauriscono, ma ne esibiscono via via (esibire = darstellen, in senso vicinoc'è speranza, si vuoi dire, di rendersi conto anche di quelle vicende effettive, se a quello kantiano) il significato-limite». Altrove [cfr. Ferrari e Garroni i i l8z, enon nell'ambito di una riflessione filosofica, coincidente con, e distinto da, l'am­ inoltre il già citato articolo «Spazialità»] 'spazialità' e 'temporalità' sono statebito delle stesse teorie. Li, e soltanto li, si può pensare di ritrovare la ragione o per esempio quasi-definite rispettivamente in termini di «criteri di appartenenzail fondamento dei paradossi già indicati, senza tuttavia che ogni paradossalità di "enti" qualsiasi a un+insieme+, definito in rapporto a+operazioni+, da speci­venga meno anche in quell'ambito, tutt' altro che «sublime», della filosofia. E ficare per ogni insieme, reversibili ed eseguibili, un numero di esse a piacere, unanzi, proprio li, come si è detto, sarà dato di incontrare il paradosso in quanto numero a piacere di volte» e di «appartenenza di "eventi" qualsiasi a un insieme,tale, come paradosso fondante. o a un cumulo, dove ogni operazione di volta in volta ammessa, ridefiniente ogni

volta l'insieme stesso, è irreversibile e stabilisce tra gli "eventi" un'+ interazione+a senso unico, cioè sempre nel senso della cumulazione».(Dove l'uso differenzia­

Il paradosso dellafilosofia. le di termini, quali ad esempio 'ente' ed +evento+, è giustificato solo dal desi­derio di rendere piu icastica la quasi-definizione, senza influire sul suo significa­

La categoria della+spazialità+, in quanto fondamento dell'idea di sistema, è to). In sostanza, con terminologia appena diversa, la quasi-definizione di «spa­tradizionalmente la categoria privilegiata o addirittura esclusiva della conoscenza zialità» corrisponde alla definizione di 'gruppo di trasformazioni', e quella discientifica, che — anche quando si imbatte in fenomeni temporali — mira di solito «temporalità» al suo rovescio, alla sua negazione, nel senso che non valgonoa una vera e propria «spazializzazione del tempo». Proprio e solo per questo, è qui le proprietà di quella. È quindi una quasi-definizione solo mediata, rispettolecito sottolineare — in quanto si pone in primo piano una questione metateorica a definizioni teoriche esibenti, almeno quelle di tipo «spazializzante» : come tale,o filosofica — l'aspetto della temporalità, e non perché questo debba essere pen­ essa richiede — come si vedrà alla fine — un principio diverso da quello che stasato, in antagonismo con la spazialità, come l'aspetto primario. alla base di quelle definizioni teoriche, e tuttavia ad esso correlato. Insomma: le

Resta anzi per fermo che l'uno richiama l'altro, in un'interdipendenza meta­ esperienze esemplari di tale quasi-definizione mediata dovranno essere ricercateteorica che non sfugge probabilmente a una qualche paradossalità. Infatti, ri­ altrove, rispetto alle esperienze in cui si costituiscono definizioni teoriche delspetto alla medesima esperienza (cfr. + Empiria/esperienza+) quale che sia — anche primo tipo. Ma, per ora, la differenza può anche passare inosservata, e si parleràse, in concreto, si dànno casi di dominanza, nel senso della spazialità o nel sen­ quindi, in entrambi i casi, di quasi-definizioni senz'altra specificazione.so della temporalità, negli oggetti stessi o nel nostro interesse a conoscerli cosi e Nel fatto, anche a causa della forte pressione della tradizione scientifica,cosi: per esempio nei casi tipici ed estremi dell'oggetto matematico e dell'og­ avvertita nella sua unilateralità, in molti filosofi moderni — per non parlare d'al­getto storico — non si può non supporre in generale e una condizione organiz­ tri : da Bergson a Husserl, da Heidegger a Dewey — il problema del+tempo/tem­zante, sistematizzante, o appunto spazializzante, e una condizione processuale, poralità+ è diventato momento obbligato e fondante della riflessione critica, cioècumulante, o appunto temporalizzante. In ogni caso, si vuoi dire, quell'espe­ di quella riflessione che — nelle intenzioni di chi l'ha perseguita o anche al di làrienza deve essere pensata, per essere pensabile, sotto entrambi i profili, che delle sue stesse intenzioni — mira non tanto a disegnare (futili) «concezioni delrappresentano quindi vere e proprie condizioni trascendentali; mentre una con­ mondo», quanto a capire la costituzione dell'esperire, quali che siano le conce­siderazione unilaterale ed esclusiva la renderebbe impensabile, e quindi impos­ zioni del mondo che di li possono o addirittura debbono essere poi costruite. Insibile. Ma tali condizioni sono paradossali non solo e non tanto in quanto stabili­ altre parole: non si vuole affatto negare che, per esempio, i filosofi citati, o altri,scono un'interdipendenza fra modi dell'esperire che forse, per altro verso, paiono costruiscano di fatto, o vogliano costruire, o non possano non costruire, anche con­escludersi, quanto perché lo sono in se stesse, come condizioni in genere. Se sono cezioni del mondo, sovrapponendo a una riflessione critica una riflessione o co­condizioni di un'esperienza quale che sia, per esempio di esperienze spaziali­ struzione — secondo un modo abbastanza diffuso di esprimersi — +metafisica+.temporali o piu precisamente di determinate teorie dello spazio e del tempo, esse Si vuoi dire invece che ciò che conta in ogni caso, o è condizionante, è il primo,sono insieme condizioni per la definibilità di oggetti qualsiasi e richiedono a loro non il secondo aspetto della questione : quello critico, non quello metafisico, an­volta una definizione, prima di ogni definizione possibile. Detta cosi, la cosa ap­ che se questo fosse in qualche misura inevitabile, al modo, per cosi dire, di unopare francamente contraddittoria. Per evitare il paralogismo, non c'è allora che spiacevole effetto secondario di un farmaco per altri versi ottimo. È chiaro che

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la metafora farmacologica è, per ora, solo un modo di accantonare o acquietare radossale. (Per cui anche in questo senso è del tutto comprensibile la resistenza,una questione, che dovrà essere ripresa e riformulata in termini piu appropriati, se non l'irrisione, di coloro che praticano una+ricerca+ «concreta», la cui consi­

anche se pur sempre paradossali. L'aspetto metafisico della riflessione non può stenza si impone massicciamente sui paradossi, che sono stati del resto semplice­

essere considerato come un vero e proprio effetto secondario, né è inoltre qual­ mente «messi in parentesi »). In realtà, perché un compito filosofico sia possibile,cosa da guardare soltanto con disappunto o con orrore. Ed è piuttosto — per usa­ bisogna nutrire in primo luogo una certa fiducia nella possibilità stessa di una ri­re qui un'altra metafora — il corpo in trasformazione dell'anima stessa della ri­ flessione filosofico-critica: non, certo, come un «pensare-parlare di tutti su tut­

flessione, in quanto riflessione critica : un corpo che non va né venerato né rifiu­ to», ma in ogni caso come un riflettere, in qualche modo, al di là o al di qua delle

tato, e deve invece essere affinato, reso piu scattante e flessibile, sempre meglio questioni concrete o determinate del conoscere vero e proprio. Ora, una fiducia

adeguato alla riflessione critica che lo anima. Un «corpo» metaforico che rivelerà del genere nonè affatto ovvia, dato che, in quella riflessionè, si stabilisce una ten­alla fine, forse, analogie notevoli anche con il «corpo» non-metaforico, con il sione fra la determinatezza, in cui di volta in volta stiamo, e la condizione di pos­

+corpo+ vero e proprio — in particolare nell'esperienza estetica o negli aspetti sibilità che non è, immediatamente e senz'altro, una determinatezza, senza per­

estetici di quell'esperienza in genere, di cui si occupa la filosofia. dere automaticamente ogni senso come condizione. La situazione, nei suoi termi­

Va detto inoltre che la riflessione filosofica, e in particolare la riflessione sulla ni piu generali e piu semplici, può essere espressa cosi: per un verso, in ogni no­temporalità, non si è ancora conquistata quel ruolo centrale, nella moderna cul­ stro comportamento e nello stesso sforzo di comprenderlo, siamo di volta in vol­

tura filosofico-scientifica nel suo complesso, che pure sembra spettarle alla pari ta «questo» o «quello», una determinatezza appunto, perfino nell'estrema rifles­

con altre riflessioni, conoscenze e attività, se si fa eccezione di rari e rilevanti casi, sione metateorica che pretende di fondarli e nello stesso tempo li caratterizza in­

tra cui quello di Prigogine e Stengers, già citati. Le ragioni del fatto sono proba­ ternamente, proprio come un semplice «questo» o «quello»; e, per altro verso,

bilmente molte e forti : non semplicemente e soltanto un'opposizione di princi­ non possiamo ridurci fino in fondo al «questo» o al «quello» come tali, al cosid­

pio da parte della scienza, dovuta a una sorta di routine scientistica, incentrata detto «concreto», al determinato, a una stretta localizzazione pragmatico-storica,

su spazialità e sistematicità, o un sospetto cieco e ottuso, e a suo modo filosofico, senza precluderei precisamente la comprensione del «questo» e del «quello»,

ma malamente filosofico, per ogni cedimento speculativo; ma anche l'effetto nella loro concretezza e determinazione. Ridursi al «questo» o al «quello» equi­di problemi seri, di paradigmi profondi e di esigenze tecniche spesso altamente varrebbe a vanificare la stessa ferma decisione di restare fedeli ad essi, senza per­

formalizzate, che non è aflatto ovvio trasformare o mettere da parte da un giorno dersi in fantasticherie metafisiche. Perderemmo non soltanto ciò che fa del com­

all'altro, senza motivazioni circostanziate, esplicite e in qualche modo verificabili prendere un comprendere — il che in se stesso potrebbe non essere un gran male —,nell'esperienza. E intanto si può dire che — a prendere come un tutto ciò che si è ma anche e soprattutto quell'interna relazione dinamica fra «questo» e «quello»,

chiamato «moderna cultura filosofico-scientifica» — è proprio la riflessione filoso­ che fa si che essi siano propriamente un «questo» o un «quello». Insomma : stare

fica, e non senza sua colpe, a non possedere piu, in essa, un prestigio e uno sta­ davvero alle determinatezze è impossibile, senza distaccarsene nello stesso tem­

tuto sufficientemente incisivi. Qui torna in gioco probabilmente la distinzione, po, senza vederle anzitutto e al loro interno nella loro possibilità e unità rego­

già accennata, fra aspetti critici e aspetti metafisici, talvolta troppo insistiti — ma­ lativa, intellettuale e non soltanto intellettuale. È nel distacco — ma su questa

gari in forma «negativa» — della riflessione filosofica. Cosi che la+filosofia+ in nozione si addensano già paradossi evidenti — che esse acquistano, possono ac­

senso convenzionale — anche se non si sa bene che cosa si designi con questa quistare la loro fisionomia di determinatezze. Senza distacco, c'è piuttosto un'au­

espressione e proprio perché, da parte dei non-filosofi e troppo spesso anche dei toaderenza assoluta, di cui nessuno che vi partecipi può testimoniare : qualcosa

filosofi, ci si rifiuta di specificarne il senso, quasi per favorirne gli usi piu faci­ di piu vicino all'eterno che alla temporalità, piu a una condizione edenica (o ede­li, da opporre inequivocamente al nome sacro o profano di+scienza+, in senso nico-etologica) che alla storia, al lavoro, alla fatica di costruire una dimensione

altrettanto convenzionale — può apparire % essere un eclettico e dilettantesco culturale.

«pensare-parlare di tutti su tutto», una vuota chiacchiera pretenziosa o, quanto Si pensi ad un esempio, probabilmente per noi assurdo : cioè, per quanto è

meno, un lusso del pensiero che fiorisce ai margini del fare e del conoscere, senza possibile, all'esperienza di un ente diverso da noi, il cui essere sia definibile inpoter esercitare su di essi alcuna influenza significativa, anche soltanto indiretta. termini di assoluta autoaderenza. Essa, pur avendo all'apparenza tutti i caratteri

Ma la+filosofia+ è questo e soltanto questo? O è cosi solo quando non prende in della massima determinazione, non oflrirebbe in realtà nulla di determinato, dato

qualche modo le distanze dall'esperienza effettiva, spingendosi, dall'interno del­ che il determinato suppone una relazione e una differenza. È, rispetto alla nostral'esperienza, verso le sue paradossali condizioni di possibilità? E come si può esperienza, un'esperienza sui generis: è il suo stesso esser-dato, il suo stare-li, ilevitare di «prendere le distanze», anche se paradossalmente all'interno di ciò da suo aderire-a-se-stessa, la sua assoluta identità : un «questo» che non ha rapporti

cui ci si distanzia, se si deve propriamente comprendere il ciò in cui si è, evitan­ — né intellettuali, né emotivi, né pratici, o di qualsiasi altro tipo — con un «que11o»

do per quanto è possibile paralizzanti paralogismi? e quindi non se ne distingue, e di conseguenza non è propriamente un «questo»,

Ma, appunto, l'inevitabilità della riflessione filosofica è un'inevitabilità pa­ ma è, sempre dal punto di vista dell'ipotesi, un «questo» che coincide con un

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«non-questo». Un «questo )> o uno «pseudo-questo» di tal genere che non si ri­ narie, o via via piu originarie, per cui ogni determinatezza è tale e si mostra comevela a se stesso come un «questo», non perché gli manchi non si sa quale virtu una determinatezza. Un problema come paradosso.spirituale sovrapposta o infusa, ma perché è diversamente organizzato, se da@rie­ La fiducia in una riflessione 61oso6co-critica non solo non è ovvia, dunque,ro esiste e in quanto ci si è sforzati di pensarlo. In realtà, lo si è pensato, per con­ ma è addirittura una fiducia paradossale, che si mischia in un certo senso contrasto, in forma estremamente generica, come un alcunché vaghissimo, di cui non una sfiducia. E, con questo riconoscimento apparentemente solo negativo, si in­si può dire altro che è, appunto, un «alcunché». Esso può semmai essere colto e dica non una difficoltà occasionale e marginale, ma una tensione, una smagliaturariorganizzato come un autentico «questo» solo da chi lo riguardi dall'esterno, grave, anzi irreparabile, del discorso che si va, qui, tessendo. A questo punto, ècon distacco, collegandolo nello stesso tempo a un «quello». A questo punto e sol­ però possibile rendersi conto anche del fatto che, quando le smagliature sonotanto a questo punto — come accade a teologi ed etologi, nonché a cultori di zoose­ davvero irreparabili, esse non possono piu essere considerate come dei veri emiotica, spesso insensibili al problema della differenza tra meccanismi di+co­ propri difetti: non sono errori o incidenti, ma dati strutturali, al pari dell'intrec­municazione+ e + linguaggio+, e a psicologi, comportamentisti e non — una de­ cio di trama e ordito, e dei disegni che essi configurano. La cosa non è nuova eterminatezza è propriamente una determinatezza. Ma chi, poi, guarda dall'ester­ non appartiene affatto, in esclusiva, all'armamentario dei falsi problemi filosofici,

no qualcosa come una determinatezza deve essere a sua volta, per cosi dire, di­ da far «svanire completamente». Parimenti si può dire, per esempio, che l'os­staccato da se stesso, pur stando presso e dentro di sé, se ciò che riguarda non deve servante non può mai far parte integrale dell'osservato e neppure distinguersenericonfluire di nuovo, insieme al riguardante, in un esser-dato, in uno stare-li, e del tutto, se si dà un'osservazione; e che tale caratterizzazione paradossale è

cosi via, cioè in una sorta di eternità dove tutte le determinatezze si oscurano e non un difetto, ma un suo dato strutturale, di cui ci si può render conto piena­perdono la loro fisionomia : ché, altrimenti, egli non le coglierebbe affatto come mente solo in una riflessione metateorica e di cui però lo stesso teorico, e anchetali ed esse costituirebbero la trama indistinta di un nuovo indeterminabile «al­ il ricercatore empirico, deve tener conto. Ciò implica un'ulteriore conseguenza,cunché». Ma — se invece coglie il «questo», il «quello», la loro unione, la loro altrettanto paradossale : che non esiste un luogo per giustificare quella fiducia, lamobilità, la loro stessa disomogeneità e non-unità, se coglie l'identico nelle diffe­ cui paradossalità sembra essere originaria e fondante, non derivata ed elimina­renze e le differenze nell'identico — egli deve poter scoprire già in sé, come sua bile. (Vale la pena di ricordare a questo proposito una discussione abbastanzainterna condizione di possibilità, una duplicità essenziale tra le determinatezze nota, ma raramente colta nella sua decisività, sul problema del «che cos'è la+6­in cui è tutto immerso e con cui in qualche modo si identifica e, d'altra parte, la losofia+», come problema della sua legittimazione in quanto specifica riflessionedistanza che lo separa da esse e che gli consente di coglierle come tali. filosofica trascendentale, svoltasi a suo tempo fra Pantaleo Carabellese [I92I ] e

Senza dubbio, di questa dimensione «verticale» — che continuamente unisce Benedetto Croce [i9zrj. I l pr imo aveva ragione nel percepire, con inconsuetae frantuma la dimensione «orizzontale» della storia o dell'essere-in-situazione­ acutezza, l'ineludibilità e fondamentalità della questione; ma forse aveva para­è difficile parlare, senza che essa rientri, insieme al parlarne, nel «questo» o nel dossalmente altrettanto ragione il secondo, per i motivi che qui si tenta di mette­

«quello» in cui viene detta. E tuttavia come non parlarne in qualche modo, nel re in chiaro, nel sottovalutarla. E, per un certo verso, addirittura piu ragione).momento stesso in cui si riconosce che essa deve essere necessariamente suppo­ In realtà, già una riflessione filosofico-critica — prima ancora di una riflessionesta — per quanto bizzarra la presupposizione possa sembrare a qualcuno — se il su questa riflessione e tendente a legittimaria — non ha un suo luogo separato ed«questo» e il «quello» sono anzitutto possibili, in quanto semplicemente sono o esclusivo, individuabile senza ambiguità, e piuttosto continuamente se lo con­accadono? Qui ci si trova, per la verità, al limite del dicibile, là dove ogni discor­ quista «tra le pieghe» della riflessione su cose determinate, cioè della conoscenzaso rischia di diventare fatuo, vuoto, infecondo e insigni6cante. Eppure la nera e del fare in concreto. (Anche ammesso, del resto, che essa si istituisca di dirittostranezza — o forse non una stranezza, ma una necessità oscura, che ci accompa­ come riflessione metateorica specializzata, almeno di fatto non potrà non esseregna costantemente e dalla quale non riusciamo mai, anche se lo vogliamo, a disso­ intricata proprio con le cose particolari, per cui sarà pur sempre riflessione sto­

ciarci completamente — sta non nella tentazione di cedere a quel rischio, ma in rica, relativa, anche nel senso banale e immediato di queste espressioni).questo : che, senza quella insignificanza, infecondità, vuotezza e fatuità, non po­ Una 6ducia non giustificata non si trasforma, per il fatto di essere addirittu­trebbe esserci per noi niente di serio, di pieno, di fecondo e di significativo. ra ingiusti6cabile, in fede. Ma qui è in questione non una fede qualsiasi, ma ilQuella «stranezza» è il «senso» che rende possibili i tanti «significati », È appunto problema paradossale dell'orizzonte di senso in cui e per cui sono possibili signi­il problema — non mai risolto in modo soddisfacente, o presuntivamente rigoro­ 6cati, comportamenti organizzati, teorie, procedure conoscitive e pratiche. Unaso, dato che è piuttosto la fonte di ogni problema e una loro indisgiungibile com­ riflessione filosofica può essere necessaria per dare senso, per esempio, a teorieponente — della possibilità dell'esperire (del fare, del sentire, del parlare, del co­ determinate o anche a questioni empiriche, in quanto queste non sono isolate,

noscere, del comprendere), in quanto genuino esperire del «reale» in cui e per autosignificanti, né si chiudono ermeticamente in se stesse, dal momento checui si costituisce, e di cui è esperire. Insomma : il problema della+ filosofia+ come non contengono, nella loro presunta determinatezza, il proprio stesso orizzonte ;61osofia trascendentale in senso ampio, come riflessione sulle condizioni origi­ ma non per questo deve essere priva di difficoltà strutturali o di paradossalità.

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Lo si è visto appunto nel caso del linguaggio. Ma è tuttavia necessaria, in forza sia pure a meno di un paradosso, ha senso «venire a sapere qualcosa». Cosi che la

di una motivazione che, senza essere empirica, è fornita di una sua forza di per­ +filosofia+, in quanto riflessione critica, non è per un verso autorizzata a instal­

suasione anche empirica. Ora, se il compito della+61osofia+ è necessario, esso larsi nel centro stesso dell'esperienza, e fare qui concorrenza alla scienza; e, in

non può essere rinviato, per giusti6care in primo luogo il suo buon diritto me­ quanto riflessione critica non esterna all'esperienza, per altro verso non può non

diante un esame meta-metateorico. Signi6cherebbe non solo rinunziare mo­ presentare aspetti, per esempio, conoscitivi, e in una forma inevitabilmente me­

mentaneamente alla riflessione 61osofico-critica e perdere di vista quel condizio­ tafisica, come «concezione del mondo».

nato che si vuole anzitutto comprendere nella sua condizionatezza, ma anche Tale +identità/differenza+ o relazione/distinzione fra i due momenti dellainoltrarsi in una riflessione di secondo, terzo, ..., ennesimo grado, che in sostan­ 61osofia non è, senza dubbio, priva di conseguenze. Da una parte, essa contri­

za vieterebbe per sempre di soddisfare ogni legittima e necessaria esigenza di buisce a mettere fine a ogni filosofia che ambisca di possedere sue proprie fonti

comprensione. Qui, si badi, non si ha a che fare con la difficoltà del classico co­ di conoscenza e di essere conoscenza speculativa, presumendo di sostituirsi alla

siddetto «regressus ad infinitum», ma con una difFicoltà piu radicale : con il fatto ricerca scientifica con ragioni e metodi oscuri, intuitivi o soltanto verbalistici, o

che una riflessione meta-metateorica, mentre segnala una difficoltà o forse me­ addirittura di elaborare, dalle sue altezze presunte, i criteri universali, oggettivi

glio la paradossalità innegabile e fondamentale della filoso6a, dà per supposto e materiali che dovrebbero guidare la ricerca scientifica. Non è né una+scienza+,

nello stesso tempo che questa sia precisamente qualcosa di estraneo o di esterno né ancor meno una superscienza. In questo senso — al contrario della filosofia

all'esperienaa su cui riflette e che, proprio per questo, vada giustificata mediante come un «pensare-parlare di tutti su tutto», oggi forse tendente qua e là a riaf­

una riflessione doppiamente esterna. Essa, in sostanza, sconfessa il suo paradosso, fiorare — è poverissima e non fa, infine, che ripetere ciò che da sempre è noto, pre­

mentre lo mette in evidenza, e lo presenta come qualcosa di destinato a trasfor­ cisamente nel senso di un Heidegger o di un Wittgenstein. Ma la povertà della

marsi in paralogismo. filosofia può essere qualcosa senza di cui lo stesso conoscere effettivo rischierebbe

Un paralogismo sarebbe il seguente: che la riflessione filoso6co-critica sta, di perdere non, certo, un qualche criterio materiale, che quella gli elargirebbe

nello stesso tempo, dentro e fuori di ogni esperienza determinata quale che sia. d'autorità dall'esterno, ma, si, il suo fondamentale e interno senso d'orientarnen­

Il suo paradosso fondante — non definibile compiutamente e rigorosamente, e to, la sua capacità di possedersi come conoscere determinato. (Il che è vero pertuttavia esente da vera e propria contraddizione, se mantenuto nella sua condi­ l'esperienza in genere, non solo per il conoscere). Diceva Kant — nell'introdurre

zione liminare — si esprimerebbe invece, per esempio, cosi: che ogni esperienza i suoi Primi principi me/afisici della scienza della natura e in opposizione ai meriti

determinata deve contenere, per essere tale, anche una riflessione filosofico-cri­ della+geometria+, giustamente vantati da Newton e consistenti nel dare moltis­

tica o un suo accorgimento potenziale, implicito, che eccede la determinatezza simo supponendo pochissimo — che la «metafisica della natura», cioè a meno di

di quella al modo di una sorta di unità sintetica, configurando la stessa determi­ differenze qui trascurabili la stessa «filosofia trascendentale», «è costernata di

natezza come un'emergenza dall'indeterminato e dall'indeterminabile, o come riuscire a combinare cosi poco con tanto che la matematica pura le offre». « In­

qualcosa che è propriamente determinato in quanto non lo è sotto tutti i profili. tanto però, — aggiungeva, — questo poco è pur qualche cosa di cui la matematica

Con ciò, la filosofia — invece di istituirsi esclusivamente come una ben individua­ stessa non può far a meno nella sua applicazione alla scienza della natura; onde

ta riflessione specialistica, anche se tale può essere di fatto — è piuttosto la stessa la matematica, dato che qui deve necessariamente prendere in prestito qualcosa

riflessione o accorgimento critico all'interno dell'esperienza, «tra le sue pieghe». dalla metafisica, non deve provar vergogna di lasciarsi vedere in sua compagnia»

È risalimento dal determinato e dal concreto verso il loro orizzonte di possibilità, (1787b, trad. it. p. zz ]. Il che, mutato ciò che deve essere mutato in considerazio­

ma dall'interno del determinato e del concreto. Lo aveva già visto, almeno in par­ ne della diversità dei rispettivi contesti, continua a valere anche oggi. Anche

te, Kant [x787b], ancora intricato però con una+metafisica+ della natura asso­ oggi, infatti, la riflessione filosofica — ammesso naturalmente che consegua qual­

lutamente necessaria e universale, le cui proposizioni hanno certezza apodittica. cosa — conseguirà in ogni caso abbastanza poco, e quel poco potrà perfino appa­

Lo hanno visto ancora meglio — nonostante certe apparenze in contrario, con ul­ rire, dopo, quasi banale. Ma si tratterà di un poco che è indispensabile all'espe­

teriori affinamenti critici nel senso della paradossalità, che giustifica appunto e rienza, perché essa sia ciò che è, e che può inoltre contribuire indirettamente a

gli affinamenti e le apparenze in contrario — due filosofi, per altro verso cosi di­ farla comprendere meglio e, in certi casi, a mantenerla entro i suoi limiti e addi­

stanti tra loro, come Wittgenstein e Heidegger [cfr. Apel ri176]. Tutto ciò, certo, rittura a trasformarla.

non può e in un certo senso non deve essere compresofino in fondo, almeno nel D'altra parte, la+filosofia+ continuerà a conservare nello stesso tempo una

senso in cui si comprende — se davvero la si comprende fino in fondo, e cosi non qualche inevitabile ricchezza, connessa alla ricchezza vera e propria dell'espe­è — una proposizione scientifica. Ma tale paradossale comprensione /non-com­ rienza determinata e in particolare della+conoscenza+, al cui interno soltanto

prensione non proietta l'+ uomo+ nel mistero dell'+essere+, di cui purtroppo egli una riflessione critica è appunto possibile. Vale la pena di chiarire appena tale

non potrebbe venire a sapere nulla, se non attraverso vie, facoltà ed esperienze questione. La stessa scienza non si installa sene'altro e soltanto al centro di un'e­

eccezionali ; ma piuttosto lo mantiene nella sua autentica 6nitezza, in cui soltanto, sperienza, o la costituisce, dato che essa non è in grado di esaurire in sé tutte le

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+presupposizioni+, non mai tutte esplicitabili, che le permettono d'essere proprio «messa in parentesi ». Cosi, la determinazione «precisa» di un significato sottin­quella scienza. Questa non si presenta mai come un sistema autonomo e perfetto, tende una qualche riflessione metateorica, anche soltanto potenziale ed implici­neppure nei casi di assiomatizzazioni e+formalizzazioni+ assai spinte, dove in­ ta. Ma una vera e propria — esplicita — riflessione metateorica dovrà appunto ten­fatti la sua non-autonomia sarà rilevabile almeno al livello della scelta degli as­ tare di accordare per quanto è possibile senso e significato, percorrendo in qual­siomi. Perché certi assiomi e non altri, donde essi vengano, a che cosa mirino sotto che modo il cammino inverso di una conoscenza : cioè, mediante un'operazione diun profilo esplicativo e applicativo, quale sia il loro significato, sono questioni saturazione, non di messa in parentesi. «Per quanto è possibile» significa questo :che non trovano posto, si, in una teoria assiomatizzata e formalizzata, e tuttavia che una +filosofia+ trascendentale, volta a risalire dall'interno di un'esperienzasono in relazione stretta con il suo sorgere ed essere. Cosi, di fronte a questo pa­ le sue condizioni di possibilità, non è affatto, e senza rinunziare al suo compitoradosso, la teoria decide, per cosi dire, di apparire come chiusa, con l'aggiunta di fondativo, una specie di filosofia definitiva e soprastorica, tale da maneggiare eeventuali annotazioni in margine che a rigore non la riguardano e anzi, dal punto disporre quei «superconcetti » e quei «superordini » che creavano giustamentedi vista di un sistema ideale, dovrebbero essere espunte. Si mette in atto una sor­ tanto imbarazzo in Wittgenstein. Non esiste e non può esistere — e proprio inta di «messa in parentesi» o di «+finzione+ necessaria», che non crea problemi forza del paradosso della filosofia — un piano di significati trascendentali, netta­finche ci si muove all'interno e al centro della teoria, come se essa fosse rigorosa­ mente distinti dai significati «comuni » e dei quali si possa dare, come per questi,mente chiusa, e che può o deve tornare in.questione non appena si guarda alla una definizione in senso proprio. Al contrario di ciò che era incline a pensaresua applicabilità, alla sua+genesi+ o, meglio, al suo significato, e si ridiscute al Kant in sede di «schematismo trascendentale», anche i significati dei concetti chedi fuori del+sistema+ gli assiomi già scelti. Cosi, le parentesi già chiuse debbono designano condizioni a priori dell'esperienza, e in quanto non possono non desi­essere riaperte, e il sistema ideale mostra di nuovo le sue reali sfrangiature peri­ gnarle che dall'interno di questa, sono in qualche modo i medesimi significati deiferiche, salvo a richiudersi successivamente, dopo che siano stati scelti nuovi as­ concetti empirici e usuali, suscettibili di definizione, dei quali ci si serve tutti isiomi per una nuova teoria. Che è appunto un modo di trasparire, nella stes­ giorni nel mezzo di un'esperienza comunque organizzata: sono, nella terminolo­sa ricerca concreta, dell'interdipendenza paradossale sistematicità/processualità, gia kantiana, non «schemi puri », ma «esempi »[cfr. Kant !78pa, trad. it. pp. !90­spazialità/temporalità. E tutto ciò non appartiene affatto a una sorta di «patolo­ !96; i790, (59]. Ma lo sono, in quanto li manifestano la tendenza, che gli ap­gia del sistema». Si è già detto che, quando un qualche «inconveniente» si pre­ partiene essenzialmente, a porsi come significati-chiave di concetti-chiave, spintisenta come inevitabile, allora vuoi dire che non è piu un inconveniente in senso verso i hmiti dell'esperienza, per segnarne per quanto è possibile l'orizzonte di pos­proprio, come non lo è che gli uomini non abbiano ali e i lombrichi l'uso della sibilità, visto non dall'esterno, ma dal di dentro.parola, anche se è probabile che qualcuno speri talvolta il contrario. Si tratta in­ Ciò accade di fatto e implicitamente in ogni tipo di +discorso+, non soltantovece di dati strutturali, di cui non solo la riflessione, ma anche la+conoscenza+ quello filosofico, che tenta di esplicitare, ma in nessun modo inventa o possiededeve tener conto. Invece di una patologia, si può dire dunque che si è descritto in esclusiva un'esigenza, questa si, assolutamente universale e necessaria. E siqualcosa di piu prossimo a una «fisiologia del sistema» — anche se, pur sempre, vuoi dire, piu precisamente, che accade non in quanto in ogni discorso, scienti­una fisiologia essenzialmente paradossale. Ma allora questo necessario aprirsi fico o comune, ci sarebbe una qualche riflessione filosofica semiesplicita, e indella conoscenza — in quanto per altro verso tendente a chiudersi e a organizzar­ ognuno di noi un «f!losofo». Accade invece proprio nel discorso scientifico comesi — verso un'implicitariflessione metateorica mostra nello stesso tempo che an­ tale, per esempio in quanto esso si serve di termini primitivi, cioè non definiti eche una riflessione metateorica esplicita non può non essere connessa non solo e in qualche modo non definibili (la loro definizione comporterebbe infatti la non­non tanto con una teoria in genere, al cui interno si installerebbe come un bruco definizione di altri termini ), e nel discorso comune come tale, cioè in quel discor­in un frutto, ma anche con la sua esplicita strumentazione definitoria e concet­ so multistratificato e tutt' altro che omogeneo di tipo pratico-etico-politico-ideo­tuale. È forse possibile comprendere meglio, a questo punto, ciò che si voleva logico..., in quanto semplicemente impensabile senza forti presupposizioni cate­dire dapprima con l'espressione 'quasi-definizione': un'operazione tendente a goriali e terminologiche. Non avrebbe del resto alcun senso — per chiarire qui,saturare, mediante +significati+, il significato-limite del +senso+ di una nozione rapidamente, ciò che si vuoi dire — il compito di una linguistica quantitativa­trascendentale. volta per esempio a individuare le frequenze delle unità lessicali in vari contesti,

Ciò non significa aflatto sostituire a un senso di per sé indeterminato e inde­ si tratti di un giornale d'informazione o dell'opera di un poeta, Montale o chiterminabile un significato preciso, ma di altro ordine. E, del resto, quello stesso altro — se non si supponesse che la gerarchia cosi ottenuta abbia rilevanza aisignificato «preciso» non sarebbe poi cosi preciso, cioè non avrebbe senso, se il fini della determinazione di costellazioni semantiche, in cui piu fortemente si ma­senso stesso non lo circondasse e lo condizionasse. Nel fatto, non si può portare nifesta la pressione dell'esperienza nei suoi momenti salienti e attraverso cui siad esempio un solo significato, rigorosamente definito e del tutto autosufficiente, delinea l'orizzonte di significazione dei testi considerati. E l'idea di «costellazioneche non abbia invece indefiniti e indefinibili rapporti con ciò che non è attual­ semantica», non il suo riempimento, è ad evidenza non il risultato di un'indaginemente significato, con un'implicitezza che si deve dare almeno per «scontata» o quantitativa, ma il suo presupposto a priori. (Si aggiunga che — in quanto un te­

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Ricoprimenti tematici 8ilz I paradossi dell'esperienza

sto qualsiasi, o un insieme di testi, delinea a questo modo il suo orizzonte — an­ ne. Il sorgere di un campo di ricerca sulla base di campi già costituiti coincide,ch' esso manifesterà una tendenza a darsi una+struttura+, un orizzonte o confine anche tecnicamente, con il problema del costituirsi di un'esperienza e dell'elabo­che appartiene e non appartiene ai suoi meccanismi osservabili di significazione. razione di un+linguaggio+ ad essa pertinente, tale che, senza sconvolgere o az­

Essendo interessato proprio a tali meccanismi, lo strutturalismo — e tutte le teo­ zerare la specificità dei linguaggi già esistenti e pertinenti ai campi già costituiti,

rie testuali prive di un'adeguata consapevolezza metateorica e indifferenti al pa­ possa aspirare a svilupparsi come il linguaggio di quel nuovo campo. Un nuovoradosso che a questa è coessenziale — è destinato in partenza a cogliere non strut­ campo di ricerca, autenticaniente interdisciplinare, non sorge né per invasione

ture genuine, ma solo loro aspetti parziali e assolutizzati, e per ciò stesso inevita­ del campo altrui, né in virtu di un sistema di alleanze. Sorge come qualcosa di

bilmente deformati). nuovo e originale, se davvero sorge. E qui vale la pena, al fine,di evitare frainten­

Con l'identità di « trascendentale» ed «empirico» — non riduttiva, né in un dimenti possibili, di distinguere nell'idea di «interdisciplinarità» almeno due si­senso né nell'altro, ma tale da contenere in sé, nella forma di un paradosso, non gnificati principali. Da una parte, in senso debole, soprattutto descrittivo e ap­di una superiore+logica+ dialettica, anche una differenza — l'esposizione del pa­ plicativo, essa indica l'opportunità di mettere a disposizione degli operatori tec­

radosso della filosofia può essere ritenuta, nelle sue linee sommarie, compiuta. nico-sociali — si occupino della+salute+ del+corpo+ umano o del riassetto del

Vale però la pena di ripeterlo : tale esposizione può essere, o è, o addirittura non +territorio+ — il maggior numero possibile di informazioni, rispetto alle tante va­

può non essere, da un certo punto di vista, «insoddisfacente»; ma è semmai la riabili in gioco, intorno a oggetti materialmente delimitati, corpo umano o territo­

«soddisfazione del rigore» ad essere ormai un mito insostenibile, e quindi pro­ rio. In questo senso, essa continua a conservare presumibilmente una sua legitti­

priamente insoddisfacente, pur essendo qualcosa di sensato e di non mitico lo­ mità e+utilità+, se e quando — che non sono però condizioni sempre verificabili

calmente e a meno di una «insoddisfazione» condizionante, cioè di un paradosso au­ in modo ovvio — essa consente interventi operativi motivati e controllati. Ma,

tentico. Il quale è, si, fondante, ma non contiene né un piano preliminare del sa­ d'altra parte, essa ha anche un significato forte, soprattutto esplicativo, tale da

pere, da esplicitare via via, né principi che servano da regole positive e generali interessare le ricerche scientifiche come tali, la loro capacità di produrre cono­

di un sapere particolare, e neppure una qualche unità che assicuri in anticipo che scenze (e informazioni ) dal loro punto di vista specifico, e quindi i loro oggettiun sapere unitario e totale è virtualmente possibile, comunque poi esso si realiz­ epistemici formali. In questo secondo senso, l'interdisciplinarità suppone qual­zi. È fondante, nel senso che esso è l'unità a priori di un sapere plurimo: un'u­ cosa che è tutt' altro che pacifico, cioè congruenza e integrabilità a priori delle tan­

nità — senza di cui non sarebbe possibile alcuna esperienza — puramente «regola­ te ricerche e dei loro metodi, nonché dei loro sfondi teorici e metateorici. Pro­

tiva», nel senso in cui tale espressione vive soprattutto nella Critica del Giudizio prio ciò che la recente epistemologia che potrebbe esser detta globalmente «neo­

kantiana [i7ilo; cfr. in particolare i ( ) vi e ix delPIntroduzione], tale da rendere pragmatica» (con la quale espressione ci si vuole riferire sia agli sviluppi episte­possibile, per quanto è possibile, l'organizzazione effettiva dell'esperienza, ma mologici del pensiero di Wittgenstein e alla cosiddetta «nuova filosofia della

senza dire nulla su come tale esperienza si organizzerà di fatto, né sulla questione scienza» dei vari Kuhn, Feyerabend, Hanson, ecc., sia alla concezione storicisti­

se tale organizzazione abbia una fondata speranza di presentarsi come coerente e ca, ora in rilancio, della scienza e della sua storia), nonché forse la pratica cono­unitaria su un territorio molto vasto. Anzi, in linea di diritto, quell'unità a priori scitiva di sempre, tende giustamente a mettere in dubbio, in favore di una piu

è in se stessa, paradossalmente, plurima: cosi che, se per caso si costituisse una stretta localizzazione e di una piu specifica organizzazione dei singoli campi di

conoscenza tale da ridurre ad unità, di fatto, tutte le conoscenze già costituite, ricerca. I quali possono si incontrarsi, e in un certo senso non possano non in­

essa dovrebbe essere interpretata precisamente come un campo conoscitivo, in contrarsi, ma per costituire non tanto un rapporto interdisciplinare, tale da con­

nessun caso totalizzante in linea di principio, pur rimanendo questo a lungo, e sentire una ricomposizione o una sovrapposizione dei rispettivi oggetti episte­

per quanto ci risulti di fatto, non smentito. Con ciò viene esclusa, ma soltantoin mici, quanto un nuovo campo di ricerca, una nuova+disciplina+. Questo non

linea di principio o per quanto riguarda la necessariafondazione a priori del cono­ vuoi dire che si debba rinunziare in tuttii sensi a una qualche unità, e accettare

scere, l'unità delle scienze, e con essa ogni idea di integrazione interdisciplinare la logica «neopragmatica» fino alle sue estreme conseguenze «anarchiche» [cfr.o di espansione a macchia d'olio della+conoscenza+ su una presunta+totalità+ Feyerabend rtlpg] di isolamento e inconfrontabilità delle singole ricerche e teo­

conoscibile, dato che in entrambi i casi si avrebbe bisogno a priori di una sorta rie, tale da mettere in crisi totalmente ogni idea di razionalità e di metodo [cfr.di piano del conoscere, già predisposto prima del sorgere di conoscenze effettive per esempio Pera itl8z]. Anzi, come si è detto, è invece indispensabile un qual­e determinate, di singoli campi di ricerca. A priori, si ha piuttosto un'unità pa­ che ideale — non «costitutivo», ma «regolativo» — di unità del sapere in genere,

radossale, che spiega e fonda, senza dissolverlo, lo stesso paradosso del +lin­ perché sia possibile la stessa epistemologia neopragmatica. La quale, infatti, non

guaggio+. potrebbe neppure pensare al sapere come a un insieme di strategie insulari, se

Si è tornati in tal modo alla questione di partenza: ed è chiaro, ora, che ciò non lo pensasse anzitutto, in quanto insieme, entro un orizzonte che le ricom­

che qui si esclude è non la costituzione di un campo di +ricerca+, che inglobi prenda nella loro possibilità. In questo senso, nessuna teoria o strategia conosci­

originalmente in sé altri campi, ma precisamente la loro espansione o integrazio­ tiva — per originale, non cumulabile e perfino inconfrontabile che sia, nei suoi

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Ricoprinienti tematici 89g 895 I paradossi dell'esperienza

dispositivi tecnico-teorici, nel fatto o nei dettagli — èin linea dh'principio ermeti­ matica che ha a che fare essenzialmente con un accadere, nel triplice senso checamente chiusa in se stessa, al modo di un'«opera d'arte». E per ogni campo di essa si pone in relazione proprio con un accadere e non con un essere-già-da­

ricerca o disciplina — si riesca o no, nei casi singoli e concreti, a dare una soluzio­ sempre (che è nozione vuota, di cui non è possibile dir nulla, né a rigore ha sensone completa e soddisfacente alla questione — si riproporrà sempre, ma in linea di voler dire qualcosa), che è essa stessa un accadere, e che infine si organizza in­principio e in virtu di un fondante paradosso, il problema della sua confrontabi­ ternamente come un accadere in forma di+sistema+ che è anche, e talvolta inlità, e perfino della sua cumulabilità, rispetto ad altri campi e discipline, non modo molto forte, un processo. È su questo «accadere» che — per le ragioni giàfoss'altro in termini di alternative escluse e, per cio stesso, sottostanti alla medesima segnalate — è utile che cada l'accento, e sulla «temporalità» che esso suppone.unità regolathva. Che è, poi, il problema della storia de!la scienza — che non può È infatti la temporalità a consentire, al contrario di una unilaterale ed esclusivaessere cosi esterno al problema della costituzione della scienza, come talvolta si +spazialità+, di scorgere l'unità profonda, pur sempre dall'interno del campo quiè portati a credere — o del proliferare interno delle ricerche le une dalle altre, delineato, di fenomeni apparentemente eterogenei e di chiarirne, senza dissolver­sempre all'incrocio di ricerche già costituite, rispetto a un'esperienza che si tra­ lo, il loro specifico paradosso. Naturalmente, non si tratta affatto di opporresforma sotto ipotesi riorganizzanti nuove. Con ciò, mentre si esclude che si possa temporalità a spazialità, come se queste si escludessero reciprocamente. È ve­parlare di strategie conoscitive in tutti i sensi. insulari, non si autorizza aflatto a ro però che un'idea della scienza soltanto spaziale o sistematica rischia di ren­concepire come produttivo o semplicemente possibile un vero e proprio rappor­ dere inconciliabili fenomeni forniti di un'alta regolarità e fenomeni piu forte­to interdisciplinare. Il rapporto fra discipline è sempre — un po' come quello tra mente processuali : ed è precisamente di qui che è nata la distinzione, inaccetta­le monadi leibniziane — intradisciplinare. In conclusione: campi e risultati di ri­ bile e nello stesso tempo difficilmente superabile, di Naturwissenschaften e Gei­cerche — invece di integrarsi al modo di un puzzle gigantesco o di allargarsi via steshcissenschaften. Parimenti, e all'inverso, essa — imponendosi come unica, nelvia a macchia d'olio — rappresentano le premesse necessarie, da accettare o esclu­ tentativo appunto di superare tale classica distinzione — rischia di far fraintende­dere, per la costruzione originale di ulteriori campi di ricerca, che in ogni caso li re i fenomeni piu fortemente processuali, costringendoli ad una sistematicitàriorganizzano e li reinterpretano, costituendo e ricostituendo non un territorio non pertinente ed esplicativamente debole, se non addirittura tautologica, non­omogeneo del conosciuto, ma piuttosto una costella~ione di centri (rappresentata ché di cancellare definitivamente gli aspetti processuali delle esperienze piu for­improbabilmente, al limite, da un solo centro). temente sistematiche, in virtu dei quali la loro stessa sistematicità è pienamente

È quindi del tutto lecito che in questa sede si svolga un discorso in qualche comprensibile. È su questi problemi, pare, che si decide il destino dell'odiernamodo interdisciplinare — e precisamente nel modo che si è detto — e che nello costellazione del sapere e della cultura in genere.stesso tempo si ponga in questione e addirittura si neghi la possibilità di unastretta interdisciplinarità. È un compito non attendibile quello volto a unificarei problemi della+filosofia+, della+letteratura+, delle+arti+, della+storia+, ecc., 3. I paradossi della storia, del testo, dell'opera.secondo un+sistema+ di alleanze o mediante un ampliamento del dominio di unadisciplina anche su campi altrui. È invece plausibile che si tenti di costituire un + Temp%emporalità+, +storia+. La relazione si impone, per cosi dire, quasinuovo campo di ricerca, in questo caso di tipo prevalentemente metateorico o da sola. E tuttavia, in quanto tematizzata in una riflessione filosofica esplicita,filosofico, tale da riorganizzare e reinterpretare, senza tuttavia esaurirli nella loro essa può anche evocare, con ragionevole sgomento di alcuni, qualcosa come unaoriginaria e specifica costituzione, campi di ricerca già esistenti: letterari, arti­ concezione fra teogonica ed eraclitea dell'+essere+, che si è variamente compli­stico-estetici, e cosi via, con la speranza di poter, almeno indirettamente, influi­ cata e prolungata in speculazioni anche recenti, non tutte da prendere completa­re su di essi. In questo senso : che — se dal nuovo campo di ricerca, nuovo e non mente sul serio — soprattutto nei loro risvolti, sia pure involontari, di antropo­necessariamente rivoluzionario, dovessero emergere indicazioni interessanti, tali centrismo e di spiritualismo. Ora, non senza superficiale stranezza, non sfuggonoda porsi come premesse necessarie per ulteriori sviluppi — anche le ricerche già a questa atmosfera sospetta — dominata da uno «spirito del mondo», confessatoesistenti potrebbero dover tenerne conto e far proliferare, a loro volta, nuove o no, straordinariamente familiare e quasi casalingo — almeno le piu duramenteriflessioni e ricerche. Cosi che il fatto di aver discusso la questione dell'interdi­ totalizzanti filosofie storicistiche moderne. Ma forse è addirittura lecito doman­sciplinarità, invece di introdurre semplicemente a un nuovo campo di ricerca, darsi se esiste uno storicismo quale che sia — che non abbia avvertito fino in fondogià lo ha delineato nei suoi profili essenziali e perfino, come piu volte si è esplici­ I esigenza di fare adeguatamente i conti con il proprio specifico paradosso — privo1>

tamente suggerito, nelle sue possibili influenze indirette su altri campi. In par­ del tutto di connotazioni antropocentriche e perfino spiritualistiche, almeno seticolare, è necessario richiamare l'attenzione sulla caratterizzazione originaria­ visto «dal suo lato metafisico», e almeno al di fuori di quelle istanze teorichemente spazio-temporale dell'unità regolativa dell'esperienza — valida per l'espe­ filologistiche — interessate al problema della restituzione critica dei fatti storici,rienza in genere e non per il solo conoscere, posto che questo sia isolabile come piu che alla restituzione stessa — che non sono però, d'altra parte, facilmentetale — a cui si è tentato di risalire. Cioè, di un'unità o istanza o condizione siste­ isolabili dalla teoria nel suo complesso.

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89VRicoprimenti tematici 896 I paradossi deil'esi»erienza

È evidente che ci si riferisce qui, anzitutto, alla+storia+ degli storicismi, all'esile distinzione fra «concetti » e «pseudoconcetti », che va a sua volta spiegata

«concetto di storia», e non — immediatamente e senz'altro — alla «storia» dellenel medesimo senso — l'indiscutibile sottovalutazione conoscitiva delle scienze

storiografie. Sebbene anch' esse siano variamente valutabili — in quanto non pos­vere e proprie [ma cfr., di contro, Albergamo I952 ], cioè di quelle scienze in cui

sono non contenere una qualche istanza teorica e metateorica, e non riflettere,è piu evidente proprio l'«impatto con la realtà», in favore di un interesse prima­

nella ricerca concreta, paradossi e paralogismi che quella continuamente vi insi­ rio volto alla produttività delle forme spirituali. E ancora: di contro al «mate­

nua —, le storiografie per altro verso non si occupano esplicitamente di storia, erialismo storico» — pur incentrato anzitutto, ma appunto anzitutto, sull'avere-a­

piuttosto si muovono nel campo della storia, senza pretendere di definirlo ed esau­che-fare pratico dell'uomo con la realtà naturale — non è stato forse rivendicato,

rirlo. Ma è proprio la «storia» degli storicismi — anche a prescindere dalle prece­ con voluto candore realistico [Timpanaro r966], l'eterno buon diritto del cosid­

denti formulazioni piu duramente «metafisiche» e guardando agli storicismi veridetto «materialismo volgare», una sorta di «impatto con la realtà» quintessen­

e propri, dai piu strutturati, alla Dilthey o anche alla Weber, ai piu piattamente ziato nel+corpo+, nella finitezza, nella+morte+, e proprio per detronizzare an­

relativistici e prospettivistici — a possedere per definizione la tendenza a ripor­cora una volta l'+uomo+ e il suo spirito da ogni persistente aspirazione di cen­

tare esperienze, problemi, determinazioni culturali d'ogni tipo — insieme a quel­ tralità?

l'interno «impatto con la realtà» che questi, per essere, comportano ­ nel suo pro­ Il problema della+ storia+ nasce anche in modo paradossale : nello stesso tem­

prio stesso «sviluppo» o «divenire» o «cambiamento». E qui, allora, si vede su­ po, in consonanza e in contrasto con il sorgere dello spirito scientifico moderno,

bito che è in gioco non piu la discussione di determinate teorie o di determinati come forse dimostra in modo esemplare, agli inizi del xvrrr secolo, la solitaria

loro aspetti, ma ciò che disegna in qualche modo l'orizzonte di una diflusa con­Scienza nuova vichiana. Nasce per esempio, tra Seicento e Settecento, dapprima

cezione storicistica moderna: il suo a priori teorico, forse paradossale o addirit­in ambiente inglese e poi illuministico in generale, come embrionale esigenza di

tura contraddittorio. In realtà, accade che proprio lo sviluppo, il divenire o il cam­superamento del tradizionale+etnocentrismo+: un'istanza scientifica — all'origi­

biamento — concepito come cumulabile o no, come continuo o discreto, per saltine, insieme, dello storicismo, della sociologia, dell'antropologia culturale e di

o fratture; per esempio, si dica : alla Hegel o alla Spengler — contino propriamen­ molte altre scienze umane — che tuttavia comporta quasi inevitabilmente, o al­

te in una comprensione storicistica, piu che la comprensione del +reale+ che in meno facilita in alto grado, una riduzione del sapere a figure culturali. Il mecca­

essi accade e si realizza. Cosi che ll, nello sviluppo o divenire o cambiamentonismo, nei suoi termini essenziali, è facilmente comprensibile ed esprimibile:

della storia, tenderà in pari tempo a dominare quasi incontrastata, quale princi­ ciò che è disponibilità al sapere empiricamente controllato, nei riguardi della na­

pio costitutivo e formativo, la capacità, o l'« istinto», di costruire culture e di faretura, si ritorce anche verso lo stesso sapere, rendendolo appunto disponibile.

»storia+, cioè uno «spirito dell'uomo» che — pur nato dapprima come sempliceL'esito, sotto un profilo strettamente teorico e mettendo da parte ogni altra con­

condizione antropologica — già contiene in sé qualcosa come un germinale «spi­siderazione contestuale, non tarda a mostrarsi : in ambiente romantico, con l'e­

rito del mondo». Infatti, in ogni caso — relativismo o no, finalismo dei valori o mergere ad esempio di motivi antinewtoniani, l'orientamento storicista rischia

no — non può non avvenire, piu in profondità, una riduzione dell'esperienza e del­di opporsi frontalmente — in nome della temporalità — alla +spazialità+ della

la comprensione a figure culturali, a modi di manifestarsi della vita dello spiritoscienza convenzionale. E, certo, i rapporti fra+scienza+ (o «filosofia naturale»

umano, cui è appunto connessa — proprio per il venir meno del problema cen­ o pensiero scientifico) e filosofia storicistica sono da almeno un paio di secoli as­

trale dell'esperienza, che è di dar conto di ciò di cui l 'esperienza è esperienza sai tormentati anche per questa ragione, per questa scelta categoriale unilaterale,

— una non facilmente reprimibile vocazione totalizzante. È come se — dinanzi al la scienza mirando alla comprensione conoscitiva sistematica del+reale+ e l a+ fi­costituirsi e ricostituirsi di centri del sapere e dell'esperienza in genere, nel senso losofia+ storicistica alla comprensione del divenire delle figure dell'esperienza in

piu lato dell'espressione — interessasse soprattutto o esclusivamente il gioco dellegenere, compresa quella comprensione conoscitiva. Nel fatto — se l'orientamento

loro trasformazioni e disposizioni, e non la loro costituzione e ricostituzione co­scientista non ha tenuto conto in linea di principio della storicità e temporalità

11P

me tali, in quanto includenti una comprensione autentica di quell'interno «im­dell esperire, per cui quasi si isola, e isola la stessa scienza, come un pur meravi­

patto con la realtà» per cui essi si costituiscono e ricostituiscono.glioso e raggiante corpo estraneo, rispetto alla cultura storica di cui fa parte : e

Un esempio quasi paradossale, considerato l'esplicito «antisoggettivismo» e non a caso, salvo eccezioni trascurabili, il neopositivismo sanzionerà radicalmen­

«antiumanismo» di Heidegger: la stessa storicità fondamentale dell'+essere+ ote tale separazione — l'orientamento storicista ne ha tenuto conto di solito fin

della verità, il suo Geschehen — che pure costituisce un'acquisizione metateorica troppo, giungendo talvolta a identificare la temporalità con l'assoluta individua­

forse definitiva, se considerato sotto il profilo del trascendentalismo evidente nel lità dei fatti storici. E, con ciò, gli sfuggiva e la comprensione della scienza nelle

cosiddetto primo Heidegger, successivamente affinatosi ma non mai venuto me­sue genuine capacità conoscitive e la comprensione di se stesso come orienta­

no — pare talvolta, come è stato osservato con ragione, piu al servizio dell'+uomo+,mento organizzato, cioè in qualche misura anche sistematico. Nello stesso tempo

che non viceversa. Né si spiegherebbe altrimenti nello storicismo crociano — per— lo sapesse o no — esso faceva un'ipotesi ancora piu semplice o semplicistica,

passare a tutt' altro ambito problematico, e a meno di non prendere alla letterapensando la temporalità come una categoria suprema ed estrinseca, come una

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Ricoprimenti tematici 898899 I paradossi dell'esperienza

sorta di ultimo contenitore in cui le cose e le culture continuamente mutano nel dosso preliminare, se è vero che l'abbandono della confusione coincide con l'ab­succedersi linearmente. Cosi, può accadere — come nel caso dello storicismo eru­dito, coincidente con una superstoriografia cultural-filosofica, tipo History of

bandono di un rigore presunto o sperato, e quindi con l'accettazione e la messa in

Ideas, proprio anche di certi indirizzi italiani postcrociani — che esso inviti i ri­chiaro di una «confusione» riconosciuta come fondante, nel suo essenziale «star­

cercatori ad inseguire anche le infinite minuzie della storia e a costruire, tra minu­dentro». Appunto : abbandonare il rigore significa abbandonare ogni definizione

zie e momenti decisivi, reti fittissime di correlazioni, anche allo scopo di storiciz­teorica dell'intero campo della storia e risalire dal paralogismo a quel paradosso

zare la stessa scienza e di integrarla in un piu vasto movimento di idee, di costu­che può essere indicato qui come «storicità interna» dei processi e delle discipli­

mi e di fatti, talvolta però con il risultato di renderla quasi irriconoscibile: unne che li studiano, nonché delle teorie e delle metateorie che ne mettono a punto

dato culturale fra altri dati, legati fra loro da analogie spesso esterne o soltantole procedure di ricerca e ne esplicitano le condizioni di possibilità.

figurali, e non una rielaborazione originale dell'esperienza, mirante a una com­E si vuoi dire questo : che, quando si parla di «storia», non si ha a che fare

prensione reale.immediatamente e realisticamente con mere res gestae, dislocate sulla dimensione

Tuttavia, la difficoltà è ancora piu interna, e non può essere spiegata adegua­lineare del tempo, o con una esterna historia rerumgestarum, o con una teoria o me­

tamente mediante l'esame di circostanze di fatto, siano pure circostanze teori­tateoria che la istituzionalizzi come tale. Non dunque — per portare qui l'esem­

che. In realtà, esiste anche un paradosso della storia, come sempre pronto ad es­pio piu banale, nel senso della «storia» teorizzata, ma non praticata, da Aristo­

sere tradotto in paralogismo, e senza del quale né la storia in concreto, né la sto­ tele, come racconto di fatti realmente accaduti — storia di fatti isolati gli uni dagli

ria come oggetto teorico sono davvero pensabili. Ora, il paralogismo — proprioaltri e messi in sequenza gli uni dopo gli altri, secondo un rapporto cronologico.

dello storicismo che si potrebbe chiamare «ingenuo» — potrebbe essere riespres­Né — sempre in via d'esempio appena meno banale, ma non cosi desueto come

so, come è noto e come già qui è trapelato, in questo modo : che da una parte, perparrebbe a prima vista — storia di fatti considerati già soltanto sotto il profilo di

esso, tutto è storico e storicamente condizionato ; e che, dall'altra, non lo è pro­un condizionamento sequenziale unilaterale: nel senso che ciò che precede si

prio lo storicismo che afferma che tutto è storico. In esso, pare, si manifestanocomporta al modo di un vincolo probabilistico rispetto a ciò che segue, analoga­mente a ciò che accade quando caviamo via via i numeri della tombola dal loro

nello stesso tempo le ragioni di fondo delle due tendenze opposte, delimitantil'attuale orizzonte della+storia+, di uno storicismo totalmente relativizzante e di sacchetto o allineiamo una dopo l'altra le lettere di una+parola+, variando con­

uno storicismo inteso come ultima emergenza razionale, o come ciò che costitui­tinuamente le probabilità delle occorrenze successive. Senza dubbio, pare che

sce il sapere di ogni relativizzazione. E, in entrambi i casi, lo si vede subito, sa­qualcosa di analogo succeda anche con i fatti storici, o almeno lo supponiamo non

rebbe difficile far posto all'idea di un'esperienza storica, in qualche modo mute­ proprio senza ragione, allorché per esempio, nel discorso storiografico, facciamo

vole, che sia però realmente esperienza, volta alla comprensione autentica di ciòprecedere ai fatti dell' '89 la rivoluzione industriale, alla seconda guerra mondiale

di cui è esperienza. Si avrebbe piuttosto, da una parte, l'anticipazione vuota di la presa del potere da parte del partito nazionalsocialista, al XX Congresso del

un brulichio di figure culturali e, dall'altra, il loro congelamento in un disegnoPcus la morte di Stalin. Si tratta, senza dubbio, di contesti che prescrivono allo

complessivo, abbastanza articolato o tracciato solo nelle grandissime linee ; e nonstorico, tra l'altro, l'osservanza di certi ordinamenti, anche temporali, che però

mai il prospettarsi della figura come forma di un'esperienza, lasciata — per cosi non possono essere generalizzati sempre, per tutti i fatti e per tutti gli ordini di

dire — al suo naturale e interno sforzo di comprensione. Il paralogismo, per nullafatti, nel senso di una dimensione lineare del tempo, cioè di un modello che è

inevitabile come tale, nella sua perentorietà formale, nasce proprio per il fattostato costruito e che funziona in vista di tutt'altri scopi, per esempio nella ricerca

che viene portato al centro di un territorio d'indagine qualcosa che ha un senso,fisica, geologica o — naturalmente — nella redazione di cronologie. C appunto solo

anche se paradossale, solo ai suoi margini, con la presunzione — da parte delloun'+analogia+, dato che in questi ca i manchiamo tra l'altro di informazioni suf­

storicismo — di definire completamente il proprio oggetto, e di definire contem­ficienti perché si possa parlare in senso proprio di sistema probabilistico sotto­

poraneamente se stesso, e dentro la storia e al di fuori di essa. Un'antinomia delstante a quella specie di processo stocastico che sarebbe la+storia+. Essa allora,

genere non è ad evidenza risolubile mediante la distinzione fra «metalinguaggio»e proprio perché contiene qualcosa di «verosimile», va interpretata entro un di­

e « linguaggio-oggetto» — a differenzaforse di antichi paralogismi, quale appuntoverso quadro teorico : ciò che, naturalmente, la storiografia moderna fa già spesso

il già citato «sofisma del mentitore» —, dato che nel caso in questione il linguag­per conto proprio. L'analogia, sia pur verosimile, non è infatti vera «anzitutto».

gio-oggetto si estende necessariamente alla totalità del+ dicibile+ e include, quin­Anzitutto, si ha a che fare con contesti e analisi contestuali di contesti, cioè con

di, anche il metalinguaggio. Una soluzione possibile dovrebbe invece essere ana­la messa-in-opera, la +conoscenza+, l'+interpretazione+, la comprensione e la

loga a quella, già intravista dagli antichi scettici, dell'antinomia, per certi versi si­teorizzazione di processi intesi, giusta la definizione o quasi-definizione già data,

mile, dello scetticismo ingenuo : e consiste nel riformulare ciò che, in quanto vi­come dispositivi di istanze costruttive, sintetiche e non analitiche, che interagi­

sto dall'esterno, pensiamo con presunto rigore, e in realtà confusamente, datoscono e in linea di principio si cumulano irreversibilmente, in positivo e anche in

che al suo esterno non stiamo e non possiamo stare. E già qui si delinea un para­negativo, nel senso di un'+organizzazione+ che tende in taluni casi al quasi-siste­ma e anche nel senso di alternative escluse, semplicemente dimenticate o non

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Ricoprimenti tematici 900 90 I I paradossi deli'esperienzamai esplicitamente sapute, e solo in questa forma presenti. (Il che non è un gioco pensare davvero la storia e praticarla, ai margini del campo che essa a suo modo

di parole : l'+ uomo+ dell'epoca industriale ha completamente dimenticato e quasi delinea, senza che noi possiamo vederli se non dall'interno del campo stesso,

non è in grado di immaginare una diversa condizione e una diversa logica del­ dove i fatti storici, le storiografie e anche gli storicismi già si trovano, in quanto

l'esistenza, proprio perché è negativamente legato all'uomo preindustriale e ad­ lo fondano e lo costituiscono mediante il loro stesso trovarsi o accadere o essere

dirittura preneolitico, ed è quindi per questo uomo storico : non fa sistema in se dispositivi processuali : o, insomma, di risalire il paralogismo fino al suo fondante

stesso e, non appena la sua organizzazione si incrina, o muore di nostalgia e di e autentico paradosso, per riconoscerlo. Ora — essendo la teoria internamente sto­

incapacità di riorganizzarsi, oppure sopravvive, in ogni caso facendo i conti con rica, processuale, costruttiva, consapevole in atto della propria caratterizzante e

un possibile futuro postindustriale, svuotato o pieno che sia, e con un passato condizionante temporalità, per cui è essa stessa un dispositivo processuale : e non

già dimenticato, percepito rispettivamente come un abisso senza fondo o un mo­c'è vera e propria contraddizione tra questa affermazione e l'enunciazione della

mento della sua stessa storia). teoria — non nascerà alcuna difficoltàformale quando, a partire da essa, ci si vol­Ora, proprio quel dispositivo — nelle «cose stesse» e nella comprensione — è gerà a ricostruire, nei limiti del possibile, anche una storia esterna, quale la teoria

prioritario in linea di diritto anche rispetto alla piu semplice descrizione storica è già in qualche modo, e nella quale solo grossolanamente si può dire che essa sia

di fatti realmente accaduti, al piu banale «racconto», nel senso preciso che lo collocata. E, infatti, non vi si lascia andare come in un contenitore, che essa stes­

rende possibile, per esempio attraverso ciò che chiamiamo+memoria+. Sebbene sa, contraddittoriamente, avrebbe foggiato ; o, peggio, come in una sorta di con­

talvolta lo storicismo abbia pensato le culture come organismi isolati, che nasco­ tenitore invisibile e foggiato da nessuno, vale a dire pensato — altrettanto con­

no e muoiono al modo degli individui, nella semplice certezza della loro indivi­ traddittoriamente — al di fuori di essa e di ogni altra teoria : ché in entrambi i casi,

dualità; e sebbene lo strutturalismo, in ciò non dissimile dallo storicismo, abbia anche a prescindere dalla contraddizione, essa vi varrebbe esattamente come ogni

tentato di scoprire al di sotto delle culture mutevoli le loro strutture profonde altra teoria, storicistica e non, cioè nulla. («Nulla» come teoria, o esperienza in

intemporali, fondamento di una certezza altrettanto intrasgredibile; su un punto genere, e «qualcosa» solo come figura culturale). Ma il fatto è appunto che essainvece non sembra lecito avere dubbi : sul fatto che una cultura assolutamente non vi si colloca propriamente, e anzi in un certo senso la contiene in sé, anzitutto

certa — nel senso, per cosi dire, di un sapere quasi-etologico o nel senso di un sa­ nella forma di un paradosso e di una condizione liminare, che la eccedono e ri­

pere sistematico e soltanto sistematico — a rigore non può avere né storia, né sto­chiedono di essere riconosciuti: come una molteplicità di fatti e significati e,

riografia, né pensiero storico in generale. Ma questo vuoi dire, allora, che anche nello stesso tempo, come un'unità di senso, che li contestualizza e per cui quelli

una teoria — per esempio proprio uno storicismo — può e anzi deve essere storica, sono fatti e significati, tale da rinviare a un'unità condizionante, che non può non

in quanto è un dispositivo cosiffatto; e non, ovviamente, perché racconti fatti sto­ essere a sua volta anche determinata, un significato, e non proliferare in ulteriori

rici o perché già stia dentro alla+storia+, pensata come un tutto dal di fuori. A determinazioni. In questo senso e solo in questo senso, sebbene non esprimibile

queste condizioni, anche la storia come historia rerum gestarum — che appare, conesaurientemente in un significato determinato o non definibile con presunto ri­

ragione, tanto indispensabile alla cultura umana, quanto, a torto, astronomica­ gore, uno storicismo è una+filosofia+ della temporalità — una filosofia e insieme,

mente lontana da genuini metodi «scientifici», in senso convenzionale — riac­ paradossalmente, l'unica filosofia — che si pone come reinterpretazione e riorga­

quista la sua già piena e legittima scientificità peculiare. (Ma non tanto peculiare nizzazione di tutte le sue premesse prossime e remote, anche se del tutto escluse

da poter essere frontalmente contrapposta alla scientificità convenzionale). Come o ignorate di fatto ; e una filosofia della temporalità è uno storicismo, che è a sua

ogni conoscenza, essa suppone una teoria esplicita o implicita che non può non volta la sua propria storia e addirittura, almeno implicitamente, storiografia in

essere anche internamente storica, e che lo è in modo peculiare, solo perché lo è senso proprio, interessata a ricercare e determinare quelle premesse e a tentarne

in modo dominante. In questo senso : che non le è lecito, se vuole essere adegua­la ricostruzione e il riordinamento in contesti determinati, nella forma di una

ta, fare operazioni troppo spinte di «messa in parentesi », in favore della+ spazia­ storia esterna, tale da confondersi non, naturalmente, con il «reale» dell'espe­

lità+ o sistematicità, come appunto dimostra a contrario la considerazione strut­ rienza concepito come «cosa», ma con le stesse res gestae, in quanto già+storia+

turalistica della storia. in atto e dispositivo processuale. Che è l'unico modo di comprendere — ma a me­

Il senso autentico della+ storia+ degli storicismi — e soprattutto, anche se me­ no di un paradosso non del tutto comprensibile, nel senso che una comprensione

diatamente, delle storiografie — è già da sempre questo, al di là o al di sotto di for­ lo include ed è tenuta a riconoscerlo — l'idea, ad esempio, dell'identità di+filoso­

mulazioni dubbie o paralogistiche, e perfino di ogni compiacimento, del resto fia+ e +storia+, nonché della storia come storia contemporanea, e non soltanto

non casuale, per lo spirito dell'uomo o del mondo, e per le figure del suo manife­ nel senso piu ovvio, ma non per questo in ogni senso vero, che la storiografia vien

starsi. Già è chiaro che il paralogismo, su cui quel compiacimento in ultima ana­ fatta dal punto di vista del presente, che illumina e in qualche modo piega a sé i

lisi si fonda, non può essere «risolto» in senso forte o sostituito da una definizio­ suoi oggetti d'indagine, quanto e soprattutto nel senso piu generale, per cui una

ne finalmente rigorosa e compiutamente comprensibile nella sua esplicitacoeren­ storiografia anche fortemente «disinteressata» — rivolta ad oggetti lontani nel

za. In realtà, si tratta piuttosto di mantenere il concetto-limite di storia, per potertempo e dall'ambito degli interessi contemporanei, fornita di un alto grado di

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Ricoprimenti tematici 9029o3 I paradossi dell'esperienza

«oggettività» ricostruttiva e interpretativa — è possibile solo in funzione di queldispositivo processuale che viene esibito in primo luogo dalla nostra, attuale sto­

diverso concetto di «documento», inteso come una formazione culturale in qual­

ria interna. La quale fonda non solo la storiografia come prospettiva interessatache misura autonoma, che va anzitutto «smontata» e «decodificata» per essere

del presente sul passato(cfr. +Passato/presente+), come sua riattualizzazione, madavvero capita anche nella sua potenziale capacità informativa. È quindi senza

anche la semplice «pulsione epistemica» a «saperne di piu»: quella «curiosità»dubbio utile che si avverta l'esigenza di assumerlo, per cosi dire, «per ciò che è»,

intellettuale, priva di rilevanti motivazioni ideologiche, che è già contenuta comenelle sue regole interne e nelle sue+simmetrie+, e di interpretarlo in rapporto al

condizione nella nozione di «storia interna». Cosi che il paradosso della storiasuo specifico modo d'essere e in riferimento a qualcosa che esso non contiene

— un paradosso, e non un principio dialettico, qualcosa che ha a che fare anzituttoimmediatamente. Il rischio, semmai, è di opporre all'inammissibile «documento

con un'esperienza genuina, e non un'identità teoria-prassi di ispirazione neoidea­del tutto aperto» — tale da informare dall'esterno su ciò che è già predisposto nel­la dimensione lineare del tempo, in una assoluta storia esterna — il «+testo+ del

listica — può essere ora espresso cosi : che ogni esperienza, in quanto internamen­te storica, è già storia esterna, nel senso di historia reram gestarum e anche di res

tutto chiuso», talmente standardizzato e autoconsistente da perdere ogni carat­

gestae, e che ogni+storia+ esterna, in questo senso ampio, è anche anzitutto sto­tere di manifestazione di un'esperienza genuina che si costituisce e cresce su se

ria interna, dispositivo processuale e accorgimento di essere dispositivo proces­stessa — qualcosa che ha a che fare già con il «reale» — secondo il modello del di­

suale, filosofia almeno implicita della temporalità. Ma, naturalmente, proprio aspositivo processuale. Con ciò quelle equivalenze oscillanti e paradossali si tra­

questa+filosofia+ — consapevole del paradosso della storia e dello stesso parados­sformerebbero, infatti, in identità autosufficienti e puramente figurali, A questo

so che essa filosofia costituisce nella storia — spetterà il compito, nello stesso tem­punto, il rischio maggiore, come è precisamente accaduto allo strutturalismo, è

po specialistico e non, di esplicitare tutto ciò, per quanto è possibile, nell'ambitoanzi di trasformare la standardizzazione, entro certi l imit i innegabile in ogni

di una riflessione che ha e non ha un suo luogo in qualche modo delimitabile.caso, in+struttura+ forte e universale, per esempio nei riguardi dei miti e delle

Questa oscillante e paradossale equivalenza di storia interna ed esterna, di+fiabe+ (Lévi-Strauss), e addirittura dei racconti in genere, storici e non (Bre­mond).

historia rerum gestarum e di res gestae ha una sua illustrazione condensata ed ica­stica nei+miti+, nelle +tradizioni+, nei +documenti+ storici piu antichi, nelle

Anche uno studioso fine come Genette, in campo piu propriamente lettera­

stesse cosiddette+fiabe+, che costituiscono nello stesso tempo, per se stessi, fatti,rio, pur avvertendo l'impossibilità di tale trasformazione, ha tentato di accordare

racconti di fatti in qualche modo avvenuti, loro rielaborazioni collettive-indivi­e in qualche modo di specializzare «strutturalismo» e «critica letteraria» o «er­

duali, dispositivi processuali in una certa misura standardizzati e quindi in unameneutica», piu pertinenti rispettivamente, anche se non in modo esclusivo, ri­

certa misura ripetibili, riflessioni sul+tempo+ in cui si iscrive la comunità che lispetto alla «+letteratura+ "a senso perduto" » e alla «letteratura "viva", ossia

esprime, sulla sua origine e sulla sua storia, e quindi anche filosofie implicite del­suscettibile di essere vissuta dalla coscienza critica», o «a ripresa di senso», quel­

la temporalità. È un errore, come è o dovrebbe essere noto da tempo, considerarela cioè che appartiene ancora, in modo interpretativamente produttivo, all'area

ad esempio i «documenti » protostorici come veri e propri documenti, da cui trar­culturale del critico [r966, trad. it. pp. rg' sgg.]. Il che significa, senza dubbio,

re immediatamente notizie su non si sa che cosa, dato che a rigore essi non dànnolimitare la portata dell'istanza strutturalista entro confini, per cosi dire, piu ac­

notizie neppure sulle culture cui appartengono. In realtà, come è stato scritto alcettabili. Ma significa anche sanzionare involontariamente la trasformazione del­

riguardo, «la storia non è qualcosa di pre-esistente, di "già fatto", che si possal'equivalenza paradossale in identità figurale nel caso specifico della «letteratura

recepire tranquillamente, ma è un impegno attivo che gli autori delle fonti anti­"a senso perduto" », dei «documenti » piu antichi, dei miti, delle tradizioni, delle

che si assunsero in rapporto alle proprie esigenze, non in rapporto alle nostre»,fiabe, precludendosi la possibilità di intenderli — sia pure a meno di una qualche

modellate su un «intento storiografico "puro" (se mai è esistito )» [Liveraniinevitabile decurtazione semantica e interpretativa — nella loro storicità e nel loro

i977, p. rog] ; e il processo di rilettura di tali «documenti», anziché svolgersiessere manifestazioni di esperienze genuine. Ma come è mai possibile un'analisi

«nel senso di una acritica utilizzazione storica delle cosiddette "notizie" », do­strutturale senza un'interpretazione preventiva e una ripresa del senso, che, sole,

vrebbe soprattutto accentrarsi «sull'individuazione di procedure, schemi edgarantiscono al testo la sua attualità e il suo essere suscettibile di un'analisi qual­

espressioni stereotipe» [Liverani r 974, p. i75]. La+ critica+ delle fonti dovrebbe,siasi > In realtà, quella equivalenza, prevista dalla nozione di dispositivo proces­

almeno in parte, aver già fatto giustizia del mito del documento, ormai non piusuale e in accordo con l' idea di esperienza genuina, appartiene tanto ai testi

sussistente né in sede teorica, né nella pratica storiografica «normale»(nel senso,antichi quanto ai testi moderni, e in particolare tanto alla storiografia antica

piu o meno, di Euhn ). Che esso non sia venuto del tutto meno — pare — tra gliquanto alla storiografia moderna, senza che con ciò si sottragga a quest'ultima

storici di protostoria può avere giustificazioni pratiche ovvie, per esempio nellaalcun titolo di «maggiore» scientificità. Senza dubbio, qui, l'equivalenza è piu

relativa insufficienza delle informazioni. Ma, forse, l'osservazione appena ricor­articolata, prevede piu forti «distanze» interne, ed è piu interessata alla ricostru­

data va al di là della stessa critica delle fonti e prospetta in generale, tenendo con­zione di una storia «oggettiva», cioè di contesti colti propriamente come contesti,

to delle indicazioni che provengono dagli studi strutturalistici e semiologici, uncome premesse positive o negative della+storia+ interna dello storico; ma pro­prio per questo a tale storia interna è essenzialmente ancorata anche la storio­

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9o59o4 I paradossi dell'esperienzaRicoprimenti tematici

grafia piu «pura». E ciò non vuoi dire né che ogni testo storiografico, o ogni testodia di Dante o il grido «Aiuto! Al fuoco!», da un non-testo o uno pseudo-testo,

in generale, valga nella sua figuralità esclusiva, né che l'esperienza genuina sia quale sarebbe, secondo alcuni, un lessico [Dressler I972, trad. it. p. 9]. E ancora :

riservata soltanto ai moderni e la figuralità ai non-moderni, con una tendenzialeil problema della sua autonomia — cioè del suo essere suscettibile, come tale, di es­

e inammissibile spartizione di campo — suggerita da Genette — fra «etnografia»sere analizzato in una struttura profonda, includente, come già si è detto, anche

o «etnologia» e «storiografia» oppure+scienza+ in genere. L'esperienza genuina,un componente semantico macrostrutturale [cfr. per esempio Dijk x97z] — e il

se esiste, sta dappertutto : il che può essere inteso solo a meno di una riflessioneproblema non dissimile della sua coerenza [cfr. ad esempio Bellert I97o ]. Ora,

sulle sue condizioni spaziali e temporali, sistematiche e processuali, e sempre sot­ per un verso, non esistono affatto, non sono definibili con il richiesto rigore, «e­

to il segno di un paradosso fondante. Un paradosso, infine, non tanto misterioso,nunciati linguistici conchiusi», che fanno pensare piuttosto alle definizioni nor­

se esso è davvero un componente essenziale della comprensione.mative e approssimate delle vecchie+grammatiche+ scolastiche: un enunciato è

Il discorso si è quindi già allargato a un ulteriore ordine di oggetti, i testi, econchiuso per decisione pratica del parlante o del suo interlocutore, perfino nel

non nella forma di un'interdisciplinarità banale e addirittura, in linea di princi­caso dei testi piu strutturati, e ciò non ha nulla a che fare con una qualche pseu­

pio, impraticabile. Si è già delineato infatti il problema del testo — la storia essendodonozione teorica di testo. D'altra parte, è invece chiaro che anche un lessico è

un+testo+, sia pure con sue caratteristiche specifiche, che tende a contestualiz­propriamente un testo, anche nel senso in cui lo è la Commedia, fornito per di piu

zarsi con altri testi e fatti, e a descrivere, e perfino ad essere, altri fatti-testi, cioèdi un alto grado di coreferenza, basta che si sottintenda (o semplicemente si tra­

fatti vissuti processualmente come dispositivi processuali — nonché il suo para­duca il suo titolo, come accade per innumerevoli altri testi, con ) l'enunciato «Oravi elenco di seguito le parole della+lingua+ italiana e vi dico pure come esse si

dosso. Il testo, cosi come viene inteso comunemente e come per un certo verso nonpuò non essere inteso, è caratterizzato da una parte dalla sua identità di testo,

coriferiscono l'una all'altra». (Oppure si deve dire invece che in Quatre-vingt­

dalla sua autonomia, dalla sua consistenza o coerenza e, dall'altra, dalla sua in­treize ( i873) di Victor Hugo, per esempio, non fa parte del testo del romanzo

consistenza o trasparenza sull'altro, dalla sua eteronomia, dalla sua non-identità,l'elenco dei rappresentanti alla Convenzione >) Ma questo significa precisamente

come qualcosa che è un testo in quanto è anche diverso dal testo, è un non-testo.che qualsiasi insieme di parole o unità linguistiche puo essere un+testo+, a condi­

Naturalmente, il paradosso — come si vedrà subito — è particolarmente evidentezioni che non stanno nel testo stesso, nella sua oggettività e indipendenza di testo,

nel caso di quei testi che vengono detti «letterari» o «poetici», o in generale delle per cosi dire, osservabile. Parimenti è chiaro che, introducendo nella+struttura+

cosiddette «opere d'arte»; ma non è, in quanto paradosso del testo, specifico diprofonda di un presunto+ testo+ un opportuno componente macrostrutturale (per

essi. E, come sempre, può essere utile cominciare a considerare non tanto il pa­esempio, al limite, « insensatezza»), qualsiasi insieme di unità, linguistiche e non,

radosso, quanto il paralogismo che può esserne tratto e che traspare spesso dallepuò essere un testo. (A meno che non siano testi le poesie dadaiste confezionatesecondo la nota ricetta di Tzara, o quelle composte con unità che non apparten­

moderne teorie testualiste.In realtà, che si immagini una sorta di classe o mondo fatto di testi — come

gono a nessuna lingua esistente). Ma, con ciò, si porta immediatamente il di­

è appunto accaduto alla linguistica testuale, almeno ai suoi inizi — significa co­scorso sull'+ interpretazione+ del+testo+, che oltre a tutto non è necessariamente

struire uno pseudo-oggetto teorico, insanabilmente contraddittorio, definito dauna e una sola, e anzi — di fatto e soprattutto in linea di diritto — non lo è mai.

un testo (la stessa teoria testualista) che nello stesso tempo sta dentro e fuori diCosi che il testo, da identico e autonomo che era, si frantuma in una molteplicità

quella classe. Significa dimenticare che una qualsiasi teoria sul+linguaggio+ nonindefinita di testi, e magari anche di non-testi. Osservazioni analoghe sono pos­

può prescindere, se non a costo di incorrere in paralogismi e di difficoltà partico­sibili a proposito della condizione della coerenza, come ormai è emerso in modo

lari rilevanti, dal fatto che essa è già nel linguaggio. Sarebbe come se un ricerca­netto dagli studi piu maturi sull'argomento [cfr. per esempio Eco l979 e, in for­

tore, nell'ambito della fisica o della biologia, dimenticasse di far uso di ipotesi ema particolarmente piana, Violi e Manetti i979 ]. Nessun criterio di coerenza,

di strumenti di misura e di accertamento, e accettasse i risultati che via via con­infatti, può permettere di distinguere testi da non-testi, dato che perfino un cam­

segue come se essi appartenessero ad oggetti isolati, in sé e per sé, sottratti adpionario costruito a caso di espressioni linguistiche tratte da tutte le lingue esi­

ogni influenza delle ipotesi e degli stessi strumenti. Questo «star dentro/fuori »stenti è precisamente il « testo-campionario di espressioni linguistiche ecc. ecc. » ;

inconsapevole o non dichiarato fa si appunto che i testi si configurino, invece chee tanto meno lo permette, se esso implica per di piu ciò che Bellert [ i97o] chia­

come dispositivi processuali strettamente dipendenti dal dispositivo processualema «criterio dell'uso appropriato», per cui si assume che «il parlante conosce la

per cui ed entro cui ne parliamo, come oggetti indipendenti, già esistenti in tutti+lingua+ e la usa conformemente a ciò che egli vuoi dire» (trad. it. pp. t5 i, t 59).

i sensi e già visibili sotto tuttii profili, nella loro compiutezza. E, di qui, non puòLa duplice supposizione della correttezza dell'uso e della conformità di esso ri­

non nascere una serie di falsi problemi, che irrigidiscono le interne ed estremespetto alle intenzioni del parlante mette fuori gioco inaccettabilmente una quan­

polarità del paradosso del etesto+. Anzitutto, la questione dell'identità del testo,tità sterminata di testi autentici : non soltanto la quasi totalità della+letteratura+

tale per cui dovrebbe poi essere possibile distinguere rigorosamente i testi daid'avanguardia, dove non ha in linea di principio molto senso stabilire sempre «ciò

non-testi, per esempio un «enunciato linguistico conchiuso», come la Comme­che si vuole dire», ma anche e soprattutto gli infiniti testi parlati o scritti dai par­

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Ricoprimenti tematici 906 9o7 I paradossi dell'esperienza

lanti — di nuovo, secondo un'assunzione vagamente paleoscolastica — «scorretti» autoconsistenza, e che — se lo fossero davvero, e in modo esclusivo — perdereb­

(conversazioni familiari e tra amici, lettere, domande, volantini sindacali, ecc.) e, bero automaticamente la loro condizione di testi. Diventerebbero oggetti muti,in modo particolarmente evidente, dai parlanti psicotici, che in un certo senso «cose», su cui non ci sarebbe assolutamente piu nulla da dire, avendo essi per­

producono testi per ecce/lenza, vale a dire testi di cui, per esempio da parte di uno duto nello stesso tempo ogni pregnanza di reale e genuina esperienza.

psicanalista, bisogna trovare una chiave interpretativa molto 'forte, anche e so­ È la vecchia questione — ma non mai sempre e completamente superata, spes­

prattutto in vista della loro non-coerenza, cosi da illuminare un mondo espres­ so riaffiorante nelle ricerche piu sofisticate e anche piu lontane da preoccupazioni

sivo che altrimenti sarebbe rimasto totalmente sconosciuto. (A meno che non fos­ convenzionalmente estetiche [come, per esempio, nella nozione di «autografia»sero testi potenziali i testi egiziani, prima della scoperta della «stele di Rosetta» di Goodman r968] — dell'autonomia/eteronomia della poesia e dell'+arte+, giàe dei lavori di Champollion ). Né si tratta di esempi limite ; ed esempi limite sono ambiguamente alimentata nel senso dell'autonomia, non solo in Italia, dalla fi­

piuttosto i presunti testi-testi, che non sono poi altro che testi standardizzati e losofia e dall'estetica di Croce (E vale la pena di ricordare almeno i tentativi dipensati in analogia con il+ testo+ formalizzato della dimostrazione logica. Il fatto superamento dell'alternativa, in Italia, da parte di Banfi e della sua scuola, di

è che non esistono testi, distinti e contrapposti a non-testi: ed è invece testo non Della Volpe e, per altro verso, da parte della teoria della formatività di Pareyson).un oggetto, in quanto appartenente a una classe, completamente definita da un «Ambiguamente» in un duplice senso : che l'idea crociana di autonomia si con­

testo-definizione che nello stesso tempo appartiene e non appartiene a quella fuse spesso illegittimamente con l'idea di «autonomia puramente formale», che

classe, ma ogni oggetto che — fornito di una qualche, anche vaghissima, identità­ ha semmai origini herbartiane, si è in qualche modo diffusa presso i teorici della

è suscettibile di+interpretazione+ da parte di un+testo+-«interpretante» (quasi «pura visibilità» e soprattutto si è affermata nella concreta attività di critici d'ar­

nel senso di Peirce), che lo collega nello stesso tempo a contesti, linguistici e non, te ; e che, in essa, si sovrapposero e cortocircuitarono una fondamentale istanza

altri dall'oggetto considerato. trascendentale, di ascendenza kantiana, e un'istanza empirica, cioè il problema

Le difficoltà paralogistiche segnalate nascono — se le considerazioni generalis­ delle condizioni dell'attività espressiva e il problema della definizione di queisime fin qui svolte colgono davvero la sostanza delle questioni — da un mancato prodotti concreti ed empirici che sarebbero le «opere d'arte» [cfr. in particolareo insufficiente riconoscimento dello statuto paradossale del testo e dal desiderio D'Angelo x98z]. Qui, il paralogismo del testo e dell'opera d'arte si sclerotizza in

di dare, di questo, una definizione apparentemente scientifica, in realtà presunti­ un'opposizione drastica: da una parte l'opera come tale e, dall'altra, l'indefinito

vamente completa e oggettiva, e quindi +metafisica+, nel senso già suggerito. mondo del senso e dei significati, che gli aleggia intorno e con il quale essa quasiEsse dipendono, quindi, da un'operazione troppo spinta, e in questi casi addi­ non riesce piu a stabilire relazioni plausibili, se non appunto negandosi come

rittura illegittima, di «messa in parentesi», in favore della spazialità o sistema­ opera. È il medesimo problema che, sia pure in senso piu accentuatamente fun­

ticità, che mostra qui, appunto, tutta la sua radicale ed esemplare, ma non esclu­ zionale, si trova per esempio nei cosiddetti formalisti russi e nelle ricerche che

siva, inadeguatezza. Non che a una definizione oggettiva debba essere sostituito sono ad essi parallele o che li continuano ; e che si è espresso e quasi istituziona­11>

qualcosa come una definizione soggettiva. La questione non sta in questi termini. lizzato nell opposizione fra «+critica+ o analisi immanente» e «critica o analisi

È che, invece, la stessa oggettività, o capacità di conoscenza e comprensione, di trascendente». Vale a dire: critica o analisi del testo in quanto opera, suo smon­

ogni definizione — a strettissimo rigore, si è visto, anche di quelle logico-matema­ taggio e rimontaggio per ciò che esso è in quanto opera, in quanto meccanismo o

tiche — non può prescindere da quell'interna transazione dell'esperienza con il ordigno che reclama una sua autosufficienza, anche semantica [come riconosce+ reale+, che essa contiene e per cui è «esperienza», e che è essenzialmente «ac­ lo stesso Ejchenbaum r9z7, in riferimento ai primi studi formalisti ] ; e critica ocadere» e «temporalità», e quindi «processo», «cumulazione», «integrazione» di analisi del+testo+ in quanto questo rimanda corsivamente, o automaticamente,

istanze costruttive sintetiche, loro «rielaborazione» e «reinterpretazione», oltre al suo significato o a qualcosa d'altro dal testo stesso — sia poi, questo qualcosa

che «organizzazione sistematica» e+spazialità+ Da questo punto di vista, il pa­ d'altro, di natura psichica (come, per esempio, nel caso della psicocritica o, inradosso del+testo+ — pur mantenendosi come paradosso, come qualcosa che è e genere, della critica psicanaliticamente orientata), sia esso di natura sociale (co­non è dotato di identità, autonomia, autoconsistenza — perde ogni sospetto di ve­ me nel caso della cosiddetta critica sociologica). Con ciò, il testo o l'opera d'artera e propria contraddizione formale. Certo, non è dato di definirein modo miglio­ si sdoppia, senza piu alcuna seria speranza di poter ritrovare non, certo, una mi­

re il « testo», nella sua assolutezza e indipendenza, ma semplicemente perché già si tica unità infrangibile, ma quella relazionalità interna fra i suoi vari aspetti e mo­

è dentro un testo, da cui tutti gli altri proliferano, ricostruttivamente o creativa­ menti, per cui esso è propriamente testo o, anche, opera d'arte.mente. E quanto sia inaccettabile la pretesa di una definizione del genere, e quan­ A guardar bene, l'opposizione «critica immanente» / «+ critica+ trascenden­

to essa tradisca lo statuto autentico del testo, lo dimostra in forma esemplare il te» non è poi cosf innocente come potrebbe parere a prima vista. Messi qui da

dibattito — tanto significativo, quanto per altro verso infondato e inutile — intorno parte i suoi meriti, in quanto momenti di passaggio per una comprensione piu

ai testi specificamente « letterari » e «poetici », o alle «opere d'arte» in genere : quei adeguata — in realtà essa suppone, lo si sappia o no, non soltanto una definizione

testi, cioè, che dovrebbero essere dotati in modo tipico di identità, autonomia e paralogistica e del testo-opera e del testo-significazione-referente, ma anche e

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Ricoprimenti tematici 908 9o9 I paradossi dell'esperienza

inevitabilmente quella divisione dei compiti che è sottesa dall'interdisciplinari­ che sistema può essere costruito solo se il testo rom anzesco viene considerato an­smo banale e che rinvia, si è visto, a una teoria della conoscenza e della compren­ zitutto come un dispositivo processuale : qualcosa che il lettore-critico riorganiz­sione in genere ormai del tutto intenibile. E si vede ora quanto strettamente uniti za e reinterpreta mediante quel dispositivo processuale, quale è la stessa letturafra loro siano i paradossi e i paralogismi del+testo+, dell'opera, della+storia+, e quali sono, inoltre, anche tutte le presupposizioni teoriche, conoscitive, ecc.del +linguaggioe, e della stessa +filosofia+, intorno ai quali si apre un ampio che essa comporta. Il sistema consiste essenzialmente di relazioni di elementi,campo di riflessione per gli anni avvenire. Si sa: se si pretende di definire com­ nel senso preciso quasi-definito all'i nizio ; e ciò che non è possibile trarre da unpletamente gli oggetti di indagine, come se colui che definisce si trovasse in una romanzo sono a rigore — di fatto, e a meno di interpretazioni minime e standar­sorta di terra di nessuno o di vuoto pneumatico, della temporalità degli oggetti dizzate, qualcosa del genere è invece possibile — proprio i suoi elementi narrati­e dell'esperienza in cui si costituiscono, del loro «accadere», non sarà piu il caso vi, le sue parti costitutive minime, ogni parte presunta minima essendo già undi parlare. Essi saranno, e staranno li, nel mondo reale da cui il ricercatore si è contesto, suscettibile di essere ricontestualizzato dalle parti-contesti che la con­esiliato, tutti presenti e compresenti : e non resterà che descriverli nelle loro rela­ tengono, non al modo in cui un contenitore contiene degli oggetti separati, mazioni spaziali, in termini di strutture universali o magari soltanto di schemi em­ piuttosto al modo in cui una reinterpretazione contiene le interpretazioni prece­pirici, in ogni caso intemporali. Come dire? non si può neppure negare che un denti. Ma ora appare anche che, come un romanzo non contiene a rigore elemen­«mondo reale» cosiffatto soddisfi non soltanto un'esigenza di scientificità — esem­ ti, cosi esso non ha neppure limiti iniziali e finali invalicabili: non c'è testo ro­plata però su scienze di grande tradizione, molto potenti e molto promettenti, manzesco che non possa cominciare o terminare prima /dopo il suo inizio o lama anche abbastanza particolari, per le quali è lecita una forte «messa in pa­ sua fine fattuali, quella decisa dall'autore, dall'editore, dalle circostanze e darentesi», ma non la soppressione, della tempyralità —, ma anche un esigenza di chissà quante altre motivazioni non facilmente esplicitabili. E di fatto — come sisicurezza e quasi di onnipotenza, attraverso'la fiducia ingiustificata che un gior­ è resa conto la teoria dell'intertestualità, anche se in forma forse riduttiva — nonno finalmente tutto sarà chiaro, o che almeno a quel giorno ci si avvicinerà asin­ c'è romanzo, o testo in genere, che non supponga e in qualche modo contengatoticamente: insomma, che il+mondo+ — e l'esperienza in cui e per cui un mon­ altri romanzi già scritti e non proliferi in romanzi ulteriori. Ma non si tratta sol­do si costituisce — si trasformerà in sistema perfetto, dato che un sistema del ge­ tanto di rapporti mutui fra testi. È che il+testo+ stesso, per sua natura, in quantonere già esiste e giustifica la speranza. Ma, al di fuori di tale ingiustificata fidu­ dispositivo processuale, non ha un inizio e un termine, e anzi tende naturalmen­cia, una ricomposizione fra «critica immanente» e «critica trascendente» è im­ te a rielaborare testi e non-testi precedenti e ad espandersi in testi e non-testi chepensabile, se non come loro riorganizzazione e reinterpretazione in una+critica+ lo eccedono, come accade quando di un romanzo letto parliamo o semplicemente

di diverso tipo ; ed entrambe dovranno essere pensate invece, come tali, al modo continuiamo a viverlo implicitamente in esperienze del tutto diverse. Non si al­di dispositivi processuali che, nei limiti del possibile e dal loro punto di vista, lude qui all'abitudine ingenua e fantasticante — ma da non sottovalutare — del­dicono tutto ciò che sul momento c'è da dire intorno al medesimo oggetto, rielaboran­ l'eroina di Puskin di prolungare nella vita i romanzi, immaginando di essere si­dosi e reinterpretandosi a vicenda. Costellazione di centri, non un impero diviso mile a una delle loro eroine e di essere destinata a incontrare uno dei loro eroi.in province e distretti. Certo, però, la vita è fatta di esperienze dette reali e anche di romanzi, di fatti

Cosi, se si guarda a quel +testo+ particolarmente istruttivo che è il romanzo vissuti e di fatti letti, raccontati, immaginati, che non si contrappongono affatto— testo «trasparente», opera letteraria e, insieme, opera d'arte —, non potrà non come la realtà nuda e cruda si contrapporrebbe alla fantasia, alla fantasticheria oapparire l'inadeguatezza di una considerazione puramente sistematica, e dalla alla+credenza+ [cfr. in proposito le notevoli analisi di Mannoni x963], ma con­parte di ciò che considera (teoria, procedure analitiche, effettivo esercizio critico) tengono qualcosa di comune, che non solo li integra continuamente pur nellae dalla parte di ciò che è considerato (sua struttura, procedure o schemi compo­ differenza, ma che fa anche di un fatto vissuto un fatto in qualche modo «credu­sitivi, di cui il romanzo singolo sarebbe soltanto una realizzazione e una varian­ to» o immaginato, e viceversa. E — dato che si è sfiorato il tema della psicanalisi­

te). Non si sta parlando qui dei «grandi » romanzi, che non hanno affatto il pre­ una qualche luce può provenire su questo punto proprio da un'attenta conside­vilegio di essere dispositivi processuali in quanto «grandi» romanzi ; e ci si rife­ razione della relazione analista-analizzando, se è vero che essa ha punti di con­risce invece a una qualsiasi composizione narrativa, di qualsiasi tipo e valore. Né tatto tutt' altro che superficiali con il romanzo in genere [cfr. ancora i già citatisi sta dicendo che strutture, procedure e schemi non siano rilevabili in ogni caso, Ferrari e Garroni i98z ]. Essa, infatti, si presenta per un verso come una relazio­nei romanzi «grandi » e in quelli «piccoli », e che la loro rilevazione non sia utile. ne specializzata, che tuttavia può, e anzi deve sorgere da relazioni (e dell'analistaSi sta dicendo soltanto che un + sistema+ qualsiasi, rilevabile a partire da testi e dell'analizzando) non ancora analitiche e prolungarsi in relazioni che non loromanzeschi, non dà conto in modo esauriente e talvolta addirittura pertinente sono piu, o — per cosi dire — dalla e nella vita stessa. Anche questa volta, la rela­dei testi considerati, né dei Fratelli Karamazov (Braj ta Karamazovy) o di Ma­ zione analitica non è, al pari del romanzo, un puro intermezzo fra due esperien­dame Bovary, per non parlare dell' Ulysses o dell' Uomo senza qualità (Der Mann ze, isolabile sotto tutti i punti di vista, ma sarà piuttosto un'esperienza che rie­ohne Eigenschaften), né dei piu corrivi roraanzi neri o rosa; e che, anzi, un qual­ labora, reinterpreta e riorganizza esperienze e che si offre, soprattutto se avrà

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Ricoprimenti tematici 9io 9II I paradossi dell'esperienza

avuto successo, e rielaborazioni, reinterpretazioni, riorganizzazioni ulteriori. paralogismo, ma con un paradosso autentico, rappresentato da un'oscillazioncE tuttavia il romanzo è romanzo, è opera, talvolta addirittura «opera d'arte» costante fra concreta esperienza estetica e la sua interna istanza trascendentale,

in senso forte. Qui il paradosso raggiunge la sua massima paradossalità e, come fra il variare di quella esperienza e il variare-permanere di questa istanza.si è visto, è sempre piu incline a trasformarsi in paralogismo e per6no in opposi­ Se ci si dovesse chiedere, a conclusione di questo lungo discorso generalezione sclerotizzata, non piu comprensibile. Ma non si trasforma compiutamente quasi-interdisciplinare, perché mai — anche a prescindere dalle opere d'arte comein paralogismo — che altrimenti «trasparirà» soltanto attraverso il paradosso — se tali, la comprensione del cui statuto richiederebbe ipotesi ulteriori e differen­non in una teoria pseudoscientifica del romanzo, dell'opera letteraria, della poe­ ziate — si debba supporre una condizione estetica per l'esperienza in genere, sisia, dell'opera d'arte in genere, che tenda a dimenticare l'essenza critica della ri­ potrebbe in breve rispondere cosi: che — proprio perché noi stiamo sempre den­flessione che in essa si annida, in favore di una piu facile versione metafisica. Non tro all'esperienza in cui conosciamo, sentiamo, agiamo, riflettiamo filosoficamen­c'è nulla di assurdo — sebbene ciò impedisca di illudersi di poter raggiungere una te — sia il guardare verso il suo centro volgendo le spalle alla sua periferia, sia ilcomprensione totale, vale a dire qualcosa come una contraddizione nei termi­ guardare verso la periferia volgendo le spalle al centro — e in ogni caso scrutandoni — nel pensare l'opera d'arte non come un oggetto completamente definito in «con la coda dell'occhio» rispettivamente periferia e centro — suppongono che siquanto opera d'arte, e quindi appartenente alla classe 6ttizia delle opere d'arte, costituisca un qualche campo d'esperienza, per quanto mal delimitato, senza al­ma come un'esperienza in genere caratterizzata dal suo raccogliersi nella sua re­ cuna ragione determinata, intellettuale e anche pratica, emotiva, affettiva, e cosilazionalità interna e, di qui, dall'alludere alle inde6nite relazioni che implicita­ via. La condizione estetica — che vien detta talvolta «sentimento», ma in una ac­mente la costituiscono, ma riportandole continuamente a sé, in modo da raf­ cezione particolarissima, inconfondibile con quella dei «sentimenti» veri e pro­forzare e di nuovo ridischiudere la sua compattezza non semplicemente logica o pri — è precisamente la ragione di questo essere-senza-alcuna-ragione: che è poi ilintellettuale. Ciò che avviene molto piu comunemente di quanto si creda, e non senso profondo del famoso e sempre frainteso «disinteresse estetico» e ciò chesolo nel caso eccezionale delle opere d'arte convenzionali. Questo « tornare a sé» rende le ragioni determinate ragioni effettive e genuine. E questo è, se si vuole, ilè appunto adombrato, e insieme frainteso, dalla nozione di «autonomia» e anche paradosso specifico dell'estetica e delle opere d'arte, «cui non è lecito porre ciòda quella, divenuta fin troppo corrente nell'ambito degli studi estetico-semiolo­ che tuttavia pongono» [Adorno r9po, trad. it. p. iry ]. È attraverso questo para­gici, di «autoriflessività» del segno. La quale ultima nozione può essere anche dosso che si può cominciare ad intendere non paralogisticamente in che sensooperativamente abbastanza utile, ma è lontanissima dall'essere universalmente un opera non solo è in generale anche non-opera: significazione, +conoscenza+,applicabile e sufficientemente esplicativa. Si tratta invece del modo tipico e «pu­ azione, emozione, e cosi via, per esempio mettendosi al servizio di un sapere o diro» — ma nel senso che esso non può essere confuso con l'opera d'arte nella sua un'+ ideologia+ o di un'autentica vocazione filoso6ca ; ma addirittura possa giun­concretezza ed empiricità — di presentarsi dell'esperienza come dispositivo pro­ gere, come ai nostri giorni, a rinnegarsi come opera e trasformarsi in+evento+,cessuale, tendente ad organizzarsi e sempre riproponente la sua processualità, cosa, azione, comportamento o addirittura concetto o «investigazione sull'arte»,tale quindi da non poter mai essere adeguatamente rappresentato da una quasi­ al modo di un Kosuth [cfr. Menna i975 ; Garroni i98z]. In un certo senso, l'o­definizione spazializzante. Se la quasi-definizione, come si è detto, è qualcosa che pera — e in modo particolarmente evidente le opere d'arte che non si servono deltende a saturare il senso di una nozione trascendentale mediante signi6cati per­ +linguaggio+ verbale in modo dominante — è la visualizzazione, o «sensificazio­tinenti in modo specifico nei riguardi della «spazialità», allora la « temporalità» ne», di quel doppio rapporto centro-periferia, in quanto anzitutto lo mette-in­può essere forse quasi-definita solo mediatamente, con il rovesciamento della opera. Ed è forse il rappresentante esemplare dell'aspetto inevitabilmente meta­quasi-definizione di+spazialità+ e con l'aiuto di appropriate teorie del+tempo+, fisico della riflessione critica e di ogni altra concreta esperienza, conoscitiva ema pur sempre sulla base di un principio che non è un principio logico ed è piut­ non, in quanto questa contiene necessariamente un'istanza tras endentale. Na­tosto una condizione estetica dell'esperienza in genere. E a tale principio, come turalmente, un rappresentante paradossale, anzi un estremo paradosso viventesempre, si può giungere solo dall'interno, non dall'esterno, dell'esperire, e per — in quanto è opera e non-opera insieme, in quanto si nega intenzionalmente co­quantoè possibile: il che significa che si dovrà anzitutto star-dentro ad esperienze me opera, e anche in quanto si riafferma come labile opera-eco o opera-sintomoin quanto esperienze estetiche, e in particolare, come particolarmente esemplari, nei recentissimi movimenti che vengono detti «postmoderni » o «transavanguar­in quanto esperienze che si realizzano come opere d'arte (cfr. +Creatività+). Ciò distici » —, eppure concretissimo, cne si pone come questa opera-qui (o questaspiega il fatto che l'estetica sia nata anzitutto come riflessione sul «bello», sulla cosa, questo evento-qui, questo artista-qui che si presenta in carne ed ossa, e«poesia» e sull'«arte», rischiando continuamente di diventare, e spesso diven­ cosi via) o, insomma come+corpo+, senz'altro. E questo — che può parere un pa­tando, una paralogistica estetica ad hoc: qualcosa che de6nisce il suo oggetto in radosso — invece non lo è : il corpo — come dimostrano i fiumi di parole che siquanto già lo presuppone come de6nito. Ma è anche vero che l'estetica è sempre sono spese negli ultimi anni, a livelli alti, medi e piu spesso bassi e bassissimi, sustata — anche e talvolta soprattutto — riflessione sulle condizioni estetiche del­ questo argomento, non si sa bene se piu arduo o piu banale — non è affatto qual­l'esperire, come nel caso classico di Kant. E qui si ha a che fare non piu con un cosa di primario e di immediato, su cui avrebbe semmai da misurarsi l'opera

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Ricoprimenti tematici 9I2 9r3 I paradossi dell'esperienza

d'arte. Ciò che è soltanto corpo — per quel che se ne sa, un sasso ad esempio — nonsa di esserlo e non si pone il problema del corpo. E chi lo sa, lo sa per vie traverse Abbott, E. A

e dopo un lunghissimo giro di esperienze, cui non deve essere estranea né la+ me­ r88z Fl a t l and, Roberts, Boston (trad. it. Adelphi, Mi lano rg66).

tafisica+ — questa sorta di corporeizzazione della riflessione critica — né l'espe­ Adorno, Th. W.

rienza estetica e artistica. E si comincia a sospettare — dopo un'intera epoca do­sgyo As t hetische Theorie, Suhrkamp, Frankfurt am Main (trad. it. Einaudi, Torino s975).

minata dalla semiologia e dall'iconologia, cioè dal significato : discipline che han­ Albergamo, F.

no avuto almeno il merito di fare giustizia di un'incantata e stereotipa contem­sg5z St o r ia della logica delle scienze empiriche, Laterza, Bari.

plazione estetizzante — che Masaccio e Brunelleschi siano piuttosto il corpo della Apel, K. O,

cultura fiorentina del xv secolo, che non uno scrigno di significati da decifrare,tg67 Wi tt g enstein und Heidegger: die Frage nach dem Sinn von Sein und der Sinnlosigkeitsver­

dacht gegen alle Metaphysik, in «Philosophische Rundschau», n. 75, pp. 56-g4; ora in

pur rinviando nello stesso tempo anche a una dimensione simbolica, talvolta Transformation der Philosophie, Suhrkamp, Frankfurt am M a in >973 (trad. it. Rosen­

fortemente istituzionalizzata. Né si tratta, come ancora comunemente si credeberg e Sellier, Torino s g77, pp. 3-46).

in opposizione comprensibile all'ottocentesca «religione dell'arte», di un tratta­Bellert, I .

t97o On a condition of the coherence of texts, i n «Semiotica», II, pp. 335-63 (trad. it. in M. -E .mento di favore riservato alla «cultura estetica» moderna. L'orrore dell'+ etno­ Conte (a cura di ), La linguistica testuale, Feltrinelli, Mi lano 1977, pp. >48-8o).

centrismo+ ha impedito si, con ragione, che si continuasse a considerare l'«arte Benveniste, E.

primitiva >>, come all'inizio del secolo, come una +produzione artistica+ pura­ 1956 La nature des pronoms, in For Roman yakobson, Mouton, The Hague; ora in Problèmes

mente espressiva e destinata a una «contemplazione» di tipo occidentale e mo­de linguistique générale, Gallimard, Paris s966 ( trad. i t I l S a ggiatore, Mi lano I97s,pp 3o s -8).

derno ; e ha preferito e diffuso dizioni come «maschera rituale», «oggetto di cul­ 1958 De la subjectivité dans le langage, in «Journal de psychologie», LV ; oraib>d. (trad. it. ibid.,

to», «con funzioni magico-religiose», e cosi via; ma ha anche, con ciò, corso il pp. 3 so-zo).

rischio forse involontario di incorrere in un nuovo + etnocentrismo+, dovuto atg74 Problèmes de linguistique generale, voi. I l , Ga l l imard, Paris.

un eccesso di distanza e di differenziazione, Oggi, gli studi antropologico-estetici Bouveresse, J.

sembrano indirizzati in tutt' altro senso : e pare che in molte, cosiddette culture1973 Wittgenstein: la rime et la raison. Science, éthique et esthétique, Minuit, Paris (trad. it. La­

terza, Ban rg8z).primitive siano presenti sistemi di valutazione estetica molto forti, e nel campo Carabellese, P.

della musica e in quello delle «arti figurative». Gli informatori de]l'isola di Ki­ sgzt C h e cos'è la fi loso f?, in «Rivista di filosofia», XII I , 3 , pp. 193-227 ; ora in Che cos'è la

tawa (Milne Bay Province, Melanesia) sono per esempio concordi nel distingue­ filosofia?, Signorelli, Roma tg4z'.

re, nei prodotti artistico-rituali della loro cultura, fra « interpretazione estetica»Chomsky, N.

e « interpretazione simbolica», quest'ultima per di piu largamente arbitraria ri­sg68 La n guage and Mind, I larcourt Brace and World, New York (trad. it. in Saggi linguistici,

voi. Hl , Bor inghieri, Tor ino t g69, pp. 129-245).

spetto alla prima, che appare essere piu ferma e costante. «L'associazione di un Croce, B,

segno grafico con i suoi significati simbolici, — scrive Giancarlo Scoditti, — è per­ [s gas] Laf il vsofia come einconcludenza sublime», in Ultimi saggi, Laterza, Bari sg63, pp. 36z-68.cepita da colui che incide come arbitraria, derivante tanto dalla sua conoscenza D'Angelo, P.

della cultura tradizionale inviluppata in miti e leggende, quanto dal]'+ interpreta­ sg8z L' es tetica di Benedetto Croce, Laterza, Bari.

zione+ simbolica data ai segni dal suo maestro. I criteri con cui l'incisore inter­ De Mauro, T.

preta i significati simbolici di un segno grafico sono completamente diversi dai >98z Mi ni s emantica, Laterza, Bari.

criteri con cui egli interpreta i suoi significati estetici. Quando un tokabitamu Di]k, T. A. van

[l' "incisore" che sta tra i l "maestro" e i l semplice "operaio", costruttore di [sg7z] A N o t e on Linguistic Macro-Structures, in A. P, ten Cate e P. Jordens (a cura di), Lin­

canoe non abilitato all'incisione], incide un segno su un lagimu o un tabuya [" de­ guistische Perspektiven, Referate des VH. L inguistischen Kolloquiums, Nijmegen, z6-3o,g,rgyz, Niemeyer, Tubingen sg73, pp. 75-87 (trad. it. in M.-E. Conte (a cura di), La

corazioni" della prua], egli non pensa che cosa significa dal punto di vista simbo­ linguistica testuale, Feltrinelli, Mi lano I 977, pp. s 8 >-94).

lico, ma quello che rappresenta sulla superficie lignea rispetto ad altri segni» Dressler, W.t972 Ei n fùhrung in die Textl inguistik, Ni e meyer, Tùb ingcn tg7z (tr a d . i t . O ff ic ina, Roma

[r 982, P. 89].Semmai, ciò che costituisce un ulteriore paradosso è il+corpo+ stesso, su cui

t974).Eco, U.

probabilmente dovrà tornare a rifletter l'attuale e ambigua + cultura+(non-cultu­ tg79 Le c tor in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Bompiani, Mi lano.

ra della corporeità. Ma, per farlo davvero, non dovrà nascondersi il suo parados­ Ejchenbaum, B.so : il fatto che non c'è corpo senza esperienza, e non c'è esperienza senza quel­ s gz7 Teorij asformai'nogo metodo», in Li te ratura. Teorj ia, kriti ha, polemika, Priboj, Lenin­

le riflessioni, in essa almeno implicite, che hanno sulle prime un'aria cosi distan­ grad, pp. s >6-48 ; ora in T. Todorov (a cura di), Théorie de la littérature, Seuil, Parist965 (trad. it. Einaudi, Tor ino 1977, pp. 3t -7z).

te e rarefatta. [E. C.].Ferrari, A., e Garroni, E.

198z La na r r az ione originaria, in corso di pubb l icazione presso Pratiche Edi t r ice, Parma.

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9r7 Ipotesi, calcoli, conoscenza

Ipotesi, calcoli, conoscenza possibile imparare anche dai difetti, dalle imprecisioni, dagli errori che l'im­presa enciclopedica di necessità contiene.

Nel delineare una ricognizione attraverso gli articoli della presente Enciclo­pedia, il riferimento all'Encyclopedia di Chicago era dovuto. Se, nel suo carattere

r. Pr e messa: «Una cosa viva e non unfantasma». di opera in linea di principio rivedibile e non finita, un'enciclopedia si impernia«sulla permanenza della critica scientifica» [ibid.j, essa è, tipicamente, un'im­

«L'Enciclopedia sarà una cosa viva e non un fantasma; i lettori... dovranno presa «illuminista»: non può che mirare al dispiegamento — come scriveva peravere la sensazione che gli scienziati parlano della scienza come di un essere di l'Encyclopedia di Chicago lo stesso Dewey [r938] — «dell'intelligenza libera edcarne e di sangue. I collaboratori avranno certo qualcosa da imparare dal loro efFicace», in alternativa «al pregiudizio, al dogma, all'autorità, all'esercizio dellalavoro enciclopedico. Suggerimenti da fonti diverse stimoleranno quest'attività, forza di coercizione in difesa di interessi particolari» (trad. it. p. 47).cosicché l'Enciclopedia diventerà una piattaforma per la discussione di tutti gli Una piccola digressione. Nell'nutre monde, ou les états et empires de la luneaspetti dell'attività scientifica. In tal modo l'Fnciclopedia internazionale della di Cyrano de Bergerac [r6go] viene descritto un formidabile polemista che sfor­scienza unificata spera evitare di divenire un mausoleo o un erbario, per rima­ tunatamente sta schierato dalla parte dei libertini : «La sua intelligenza ha mol­nere invece una viva forza intellettuale sorta dalle reali necessità degli uomini, ti aspetti affascinanti: ciò che mi spiace in lui è la sua empietà. Ma se accadràe a sua volta al servizio dell'umanità» [Neurath r938, trad. it. p. 33j. Con queste che vi scandalizzi o che faccia vacillare la vostra fede con il ragionamento, nonparole Otto Neurath concludeva la sua presentazione del progetto della Inter­ mancate di venire da me ed io risolvero ogni difficoltà. Un altro vi consiglie­national Encyclopedia of Unified Science (1938). rebbe di andarvene quando volesse discutere su tali materie; ma poiché è mol­

Tale progetto non era solo un punto di partenza (la sintesi che prometteva to ambizioso, sono certo che prenderebbe il vostro andar via come una scon­non andò però mai oltre i due volumi di Foundations, pubblicati dalla Univer­ fitta e penserebbe che la vostra fede fosse contraria alla ragione, se vi rifiutastesity of Chicago Press) ma anche il punto di arrivo di quella tendenza alla «uni­ di ascoltare le sue. Pensate a vivere liberamente!» (trad. it. pp. i rg-i6). A coloroficazione della scienza» che era già emersa ai tempi del circolo Ernst Mach di che, da vari pulpiti, proclamano che l'illuminismo è oggi irrimediabilmenteVienna (per esempio nel celebre «manifesto» La concezione scientifica del mondo, fuori moda, sarà facile ribattere che, di fronte allo specialismo crescente, allaredatto da Hans Hahn, Otto Neurath e Rudolf Carnap [r929]) e si era sempre frammentazione delle discipline nella ricerca, alla non-intelligibilità di moltepiu articolata col dispiegarsi dell'empirismo logico, per passare infine alla fase regioni della scienza, alla constatazione dei limiti dello sviluppo e, infine, alladell'attuazione in concomitanza con la «liberalizzazione» dell'empirismo ori­ sopraffazione e alla violenza che scorgiamo nel mondo attorno a noi, di illumi­ginario a contatto con il pragmatismo americano. Bertrand Russell e Rudolf nismo c'è ancora troppo bisogno, che occorre — forse piu che ieri — «vivere perCarnap, Niels Bohr. e John Dewey, Charles Morris e Joseph Woodger non a ca­ pensare» e «pensare a vivere liberamente».so sono alcuni degli estensori dei saggi dei Foundations of the Unity of Science:il che mostra la molteplicità di esperienze, la ricchezza concettuale, l'aperturaintellettuale che ispiravano appunto il progetto. Il tempo ne ha mostrato i l i­ z. L'eanalisi logica» e l invenzione.miti, anche se, a parere di chi scrive, un bilancio soddisfacente di quel che èstato realizzato, e soprattutto una messa a punto soddisfacente delle ragioni per «L'attività scientifica è +invenzione+; se deve esistere una fi losofia dellacui il programma non è stato attuato fino in fondo, non sono stati ancora trac­ scienza, il suo compito è riflettere sull'invenzione; essa non può, a meno diciati. Resta comunque il fatto che l'Encyclopedia di Chicago ha rappresentato il causare la propria condanna, rinviare il problema ad altre discipline: psicologia,tentativo piu coerente di realizzare nei confronti di scienza e tecnologia del xx estetica, sociologia» [Prigogine e Stengers r98o, trad. it. p. i ] e ancora: «In unsecolo l'equivalente di quel che Diderot e d'Alembert avevano prodotto per modo o nell'altro la questione filosofica dell'invenzione nella scienza è legata a«scienze e arti» della loro epoca. quella della storia della scienza» [ibid.]. Il termine 'invenzione' va qui inteso

Non si ripeterà abbastanza con Otto Neurath che un'+enciclopedia+ è in pri­ quasi come il latinoinventio: si «inventano» in questo senso un tesoro nascosto,mo luogo un «atteggiamento», un progetto, un programma: che essa mira al le rovine di una città o addirittura un nuovo continente. Per molti sarebbe for­«massimo della coordinazione... possibile» [r938, trad. it, pp, z6, z7j allo stato se piu intuitivo parlare di 'scoperta' (cfr. l'articolo +Innovazione/scoperta+) :delle nostre conoscenze, che essa non è un +sistemae, ma esattamente l'oppo­ come è ovvio nell'abituale immagine di una scienza che appunto «scopre» lesto, in quanto «la completezza anticipata del sistema si oppone alla accentuata verità che l'attendevano, presenti da sempre, come, per esempio, Colombo haincompletezza di un'enciclopedia» [ibid., p. z7] ; che proprio per questo essa è, scoperto l'America che pur esisteva prima dell'arrivo delle tre caravelle.almeno in linea di principio, continuamente rivedibile e suscettibile di cambia­ Ma quel che Colombo cercava erano le Indie, anche se attraverso una rot­menti, come una sorta di grande laboratorio intellettuale; e che per questo è ta insolita. Anzitutto perché Colombo intraprendesse il suo viaggio occorreva

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9i9 Ipotesi, calcoli, conoscenza

un'indicazione, un sospetto di essere sulla strada giusta, un'ipotesi, una teoria,tctmtto/cot'aceto

dlalemlca qualche informazione. E poi ; perché si riconoscesse qualcosa come «la scopertai* dell'America» ci voleva un r iorientamento, piu precisamente un mutamento

della classificazione geografica — le terre « trovate» da Colombo non sono le pro­l*g • te t alti

paggini estreme dell'Asia ma formano un nuovo continente. E fuor di meta­t pmt

d t fora : l'+invenzione+ non va ridotta a creazione libera, a una sorta di « intuizionecreativa nel senso di Bergson» [Popper r959, trad. it. p. ir ]. Si sono program­

f * gg tt / gg It mate quelle date ricerche, si sono congetturate quelle ipotesi, si sono eseguitid d* '

/mlth quei determinati calcoli non per caso, ma perché si disponeva di una conoscenza

I t 6 di sfondo, di un ventaglio di teorie, aspettative, anticipazioni e indizi. L'inven­/c tl

p alt�/zione è stata la risposta a una domanda. Ma dall'istante in cui qualcosa è statoeffettivamente «trovato» «comincia una storia nuova, che si sovrappone, coe­siste o che si contrappone alle precedenti» [Prigogine e Stengers x98o, trad. it.

d t* Iht

p. z] : capire un'invenzione significa allora comprendere le innovazioni che essabl •

d m t i comporta: in che modo la novità che essa rappresenta venga recepita, e — nel~ rt /~ M c

caso che la risposta abbia una particolare «pregnanza» (si veda quanto detto inquesto stesso volume alle pp. r rg'-yo ) quali nuove domande susciti e quali slit­tamenti produca nel linguaggio, nella costellazione delle idee condivise, nelle

p tmlf lodo

«forme di vita» piu abituali.modeg Il tipo di riflessione — a un tempo filosofica e storica — sulla impresa scien­

ttttrt\o •te /modego cclegotle/eatagoriaaaaioac elmamms

• baco eeaaeeaaea tifica intesa principalmente come sequenza di invenzioni non si esaurisce quin­algotitmo map' dl~Tabe c mmc/o terme ett&

certo/clgaetcPP rt /d II

di in una sorta di «psicologia» o «sociologia della ricerca» miranti a ricostruirec o PP

*e o la personalità o l'ambiente del «genio creatore» : è invece un complesso di valu­

• lm / d istai g ttazioni di progetti, programmi, teorie, linguaggi che in determinate epoche

c tc6 hanno interagito tra loro, in accordo o piu spesso in competizione. Qui, il rife­la

m t d *irimento alle varie correnti culturali che confluivano nel progetto dell'Encyclo­

p tI pedia of Unified Science torna assai pertinente.

Pi g *' "6 bl i t l/f l i e b i l t l Infatti: contro un cliché abbastanza difluso, va ricordato, anzitutto, che l'at­

tenzione alla «invenzione» scientifica e interessi verso la stessa storia della scien­/p b bilca

/df ttdm~ oda dme ' m

za non sono mai mancati nei rappresentanti dell'empirismo logico. (Anche selit t l / ta quel cliché — una «analisi della struttura delle teorie» per cui la storia può anche

rivelarsi «inutile o d'impaccio» — non è immotivato, e per ragioni intellettualiben precise : si veda quanto osservato nell'articolo «Metafisica», IX, pp. x6o-6zin particolare). Del resto gli empiristi logici, in particolare gli esponenti delcircolo di Vienna, intitolato appunto a Mach, non potevano non apprezzare l'a­nalisi — che questi aveva compiuto nella Meccanica nel suo sviluppo storico e cri­tico (Die Mechanik in ihrer Enttvickelung historisch-kritisch dargestellt, i883)­dell'evoluzione della meccanica da scienza del moto a base di una ricostruzioneunitaria di tutta la fisica. Questo tipo di +riduzione+ (il +reale+ è, in ultima istan­za, +materia+ e+moto+) — che scambiava una priorità storica per una prioritàepistemologica se non metafisica — doveva risultare inadeguata anche alla lucedell'«analisi delle teorie» promossa dagli empiristi logici. Questi ultimi, va nota­to, non sono pregiudizialmente ostili a ogni forma di riduzione. Ma — come è e­

La regione del grafo dell'Enciclopedia che la redazione ha proposto a Giul io Giorello splicitamente ribadito da Carnap fin dalla sua Costruzione logica del mondo (Diecome sfondo della presente trattazione. L'area racchiusa dalla linea marcata individua il logische Aufbau der Welt, i9z8) — la riduzione di una disciplina a un'altra nonnucleo tematico di partenza.

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Ricoprimenti tematici 920 92I Ipotesi, calcoli, conoscenza

tocca le «essenze», ma è, almeno in larga misura, questione di+convenzione+; (trad. it. p. I75 ). Anche con gli empiristi logici o «neoempiristi » la meta6sica è ilscrive Neurath [I988] : «Nella scienza, alcune difficoltà, anche entro una spe­ principale imputato e le pretese della stessa filosofia (cfr. l'articolo +Filoso6a/ciale disciplina, sorgono dal fatto che non si può sempre decidere se due scien­ filosofie+) sono notevolmente ridotte : essa non è una scienza, quanto un'attività,ziati... parlano dello stesso problema o di problemi differenti, o se essi spiegano segnatamente l'attività di chiarificazione delle nostre idee. Ma a differenza del­la stessa opinione od opinioni differenti, quando usano linguaggi scientifici dif­ l'empirismo piu tradizionale, l'analisi delle idee è soprattutto «analisi logica»:ferenti. L'unificazione del linguaggio scientifico è uno degli scopi del movimen­ fissare il significato dei termini base di una teoria e al tempo stesso le «regoleto per l'unità della scienza. Ci si chiede sino a che punto può esserc effettuata della +grammatica+» della teoria in questione diventa cosi il compito prima­tale uni6cazione. Forse si potranno ridurre tutti i termini scientifici a un solo rio: le «buone» domande sono quelle formulate correttamente. Gli+enigmi+ — itipo, per mezzo di una speciale tecnica logica» (trad. it. p. 25). Proprio consi­ problemi «mal posti » — si rivelano, alla fine dell'analisi, degli «pseudoproblemi »,derazioni di t ipo storico sono del resto necessarie — per neoempiristi come cui è impossibile, in via di principio, dare risposte controllabili. Compito prio­Schlick, Reichenbach e lo stesso Neurath — perché la stessa «analisi logica» ab­ ritario dell'«analisi» è dunque dissolverli, proprio come Mach aveva dissoltobia materiali su cui operare e da confrontare. Altrimenti lo stesso progetto di non poche «pseudoquestioni» intrecciate al riduzionismo meccanicista.una presentazione formalmente ineccepibile delle varie discipline scientifiche L'empirismo logico portava cosf alle estreme conseguenze un ordine d'ideenon decolla nemmeno: «L'assiomatizzazione della scienza sembra offrire una circa il problema del signi6cato che aveva avuto nella storia del pensiero au­nuova occasione per render piu preciso l'uso dei termini fondamentali e per pre­ torevoli rappresentanti: da Aristotele a Descartes, 6no a Russell e Wittgensteinparare la combinazione delle differenti scienze; una assiomatizzazione prelimi­ (questo filone è ricostruito nell'articolo «Invenzione»). La metafisica, e ciò tra­nare dev' essere fondata su una lunga evoluzione della scienza. Noi non possia­ spare ancora in alcuni degli articoli dell'Encyclopedia di Chicago, è dunquemo anticipare una "assiomatizzazione definitiva" » [ibid.]. l'altro rispetto alla scienza: non il falso (cfr. l'articolo +Vero/falso+), quanto ciò

Il problema dell'+invenzione+ nella scienza non poteva che presentarsi co­ che è privo di+significato+, qualcosa di essenzialmente non-cognitivo, l'espres­me problema dei +vincoli+ che de6niscono un'attività come scientifica, diffe­ sione di un'emozione (cfr. l'articolo +Emozione/motivazione+), forse un sempli­renziandola da altre attività intellettuali. Nel citato «manifesto», Hahn, Neurath ce balbettio.e Carnap [ i929] non negavano un ruolo all'intuizione intesa come « fonte di co­gnizioni», ma richiedevano «una giustificazione razionale ulteriore. È legittimocercare con ogni mezzo; tuttavia, ciò che viene trovato deve reggere al con­ llfetafisica e creatività scientifica: «la casa abitata dagli spettri».trollo» (trad. it. pp. 79-8o). Lo stesso Karl Popper, per non pochi aspetti cri­tico radicale delle tesi dell'empirismo logico, doveva ribadire nella sua Logica +Meta6sica+ come rimosso> E perché non, al contrario, come la «fonte dadella ricerca (Logih der Forschung, I935 ) di essere interessato soprattutto al «con­ cui zampillano le nostre migliori teorie», come ha scritto Karl Popper in pole­trollo sperimentale» delle teorie, piu che all'ideazione delle stesse. mica proprio con gli empiristi logici? Qui Popper, in sintonia con storici della

Conseguentemente quella che gli empiristi logici prospettavano non poteva scienza come Burtt e Koyré, è venuto rivalutando quei «quadri metafisici» en­che essere una «ricostruzione razionale» delle teorie, alla luce dei criteri che tro cui la stessa+ricerca+ scienti6ca si viene svolgendo. La inetafisica funziona dapermettevano di demarcare la scienza da tutto ciò che scienza non è. Il contesto «catalizzatore» della scoperta : ma l'impresa scientifica non potrebbe nemmenofilosofico dominante era ovviamente quello dell'empirismo (cfr. l'articolo +Em­ procedere se non ci fosse la possibilità di «scartare» le teorie man mano che ipiria/esperienza+) : «Nella scienza non si dà "profondità" alcuna; ovunque è «controlli severi» degli sperimentali le colgono in fallo. Impariamo — dice Pop­superficie: tutta l 'esperienza costituisce un'intricata rete, talvolta imperscruta­ per — dai nostri errori.bile e intelligibile solo in parte. Tutto è accessibile all'uomo e l'uomo è la mi­ I filosofi empiristi hanno sostenuto che la possibilità di controllo empiricosura di tutte le cose. In ciò si riscontra un'affinità con i so6sti, non con i plato­ fornisce appunto il criterio di demarcazione tra scienza e meta6sica. I positivistinici; con gli epicurei, non con i pitagorici; con tutti i fautori del mondano e del logici hanno inoltre accoppiato alla distinzione scienza(metafisica quella signi­terreno. La concezione scientifica del mondo non conosce enigmi insolubili» 6cante / non significante, facendo del criterio di demarcazione un criterio di[Hahn, Neurath e Carnap I929, trad. it. p. 75]. signi6canza. E poiché, almeno in una prima fase, essi riprendevano da Witt­

Non si è molto lontani dall'empirismo di Hume [ i7g8] : «Quando scorriamo genstein l'idea che il significato di un asserto è il metodo della sua verifica [cfr.i libri di una biblioteca... che cosa dobbiamo distruggere<Se ci viene alle mani Weinberg i986, trad. it. p. I22 ], ne consegue che a rigore non sono scienti­qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamo­ 6che quelle asserzioni genuinamente universali tra cui abitualmente dovrebberoci: Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità o sui numeri' No. Con­ rientrare svariate leggi scientifiche. È possibile — si chiedeva agi'inizi degli annitiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esistenza/ No. '8o il matematico e filosofo neoempirista Hahn — che una+legge+ come quella diE allora, gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie ed inganni » Newton, in forza della sua stessa formulazione, debba essere relegatafuori dalla

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Ricoprimenti tematici 922 9z3 Ipotesi, calcoli, conoscenza

scienza, per il fatto che, a rigore, richiede un «numero infinito» di verifiche? Prendere in considerazione la dimensione temporale della scoperta (o «in­Gli empiristi logici hanno escogitato diversi modi per far fronte a difficoltà del venzione») scientifica si r ivela qui essenziale (cfr. l'articolo +Tempo /tempo­genere e reimpostare in maniera piu soddisfacente la problematica della con­ ralità+). Il prima e il poi non sono indifferenti: la versione, di necessità vaga,trollabilità delle discipline empiriche. Il lettore è rimandato, su tale punto, al­ che prelude alle formulazioni controllabili attraverso cui si affina l'originaria in­l'articolo +Verificabilità /falsificabilità+. Quanto alla proposta di adottare come tuizione dello scienziato, ricompare al termine del cammino, quando principicriterio di demarcazione (ma non di significanza!) la falsificabilità, ci si limita cui l'esperienza ha fornito una base vengono espressi in modo che l'esperienzaqui a ricordare che Popper e i suoi seguaci : i) non solo caratterizzano come «scien­ non li possa piu contraddire. La formulazione generalissima del principio ditifiche» quelle teorie che mietano almeno uno stato di cose possibile (dunque le conservazione è dunque, all'aurora della scienza, metafisica influente; si riduceleggi di natura sono essenzialmente «divieti»!) e che quindi sono formulate in a una sorta di tautologia al suo tramonto.modo da essere « falsificabili »; z) sottolineano anche l'impegno dei membri della Il popperiano John Watkins, in particolare, ha insistito sul ruolo «influente»stessa comunità scientifica a non fare uso di «stratagemmi convenzionalisti » per [Watkins i958] che nell'impresa scientifica possono svolgere asserti «sintatti­salvare una teoria davanti a una confutazione. Questo aspetto di+metodo+ con­ camente metafisici» come quelli puramente esistenziali o misti : per usare la pit­ferisce al falsificazionismo un'esplicita portata normativa, ne fa una sorta di «co­ toresca espressione di Watkins, si tratta qui dell'effetto detto «casa abitata daglidice d'onore» impregnato di+valori+ per lo stesso scienziato militante. spettri»: afferrarli direttamente è impossibile e quel che è empiricamente con­

La distinzione tra componente logica e componente metodologica della fal­ trollabile è solo l'insieme degli effetti (oggetti spostati, ecc.) di impalpabili «pre­sificabilità consente una riqualificazione dei caratteri e del ruolo della metafisica. senze». Fuori di metafora: «La scelta razionale della forma logica di una teoriaCom'è noto, per Popper e la sua scuola sono gli asserti genuinamente esistenziali dipende dallo stato della nostra conoscenza; per esempio un asserto oggi meta­quelli non falsificabili, che quindi non possono venire a rigore giudicati scienti­ fisico "per tutti, esiste almeno un" può diventare domani, con il mutamento difici. Tuttavia, al contrario degli empiristi logici, Popper e i suoi seguaci non rele­ livello delle teorie osservative, un asserto scientifico "per tutti" » [Lakatos i970,gano questi asserti nel campo del non-significante; piuttosto li considerano trad. it. p. zo3]. In questo modo tutta l'area della conoscenza «esoterica» e/o«metafisici» per la loro stessa forma linguistica. «prescientifica» (cfr. il gruppo +Esoterico/essoterico+, in particolare l'articolo

La domanda che qui riemerge è tipicamente ontologica : «Cosa vi è davvero +Alchimia+) viene prospettata sotto una luce diversa che nel quadro intellet­nel mondo>» Un esempio ormai classico — tratto da La science et l'hypothèse tuale dell'empirismo logico, e piu in generale del positivismo. Non a caso uno( i9oz ) di Henri Poincaré — si presta bene a chiarire il nocciolo della questione. degli esempi favoriti da Popper e dai suoi seguaci è quello dell'alchimia: pocheA proposito del principio di conservazione dell'+energia+ Poincaré osservava teorie «metafisiche» (nel senso chiarito poco piu sopra) avrebbero esercitatoche la formulazione piu comune è : resta costante una certa quantità «accessibile maggior influenza sulla crescita della conoscenza di una credenza come «Esisteall'esperienza» che è la somma di due « termini», l'energia cinetica e quella po­ una sostanza che può tramutare i vili metalli in oro», cioè la credenza nella «pie­tenziale. Ma, obiettava ivi Poincaré, anche se ammettiamo di sapere senza am­ tra filosofale», anche se si tratta di un'asserzione non falsificabile e che, in piu,biguità cosa sia l'energia cinetica, diversamente stanno le cose per l'energia po­ non è mai stata verificata e oggi — presumibilmente! — non è piu creduta da nes­tenziale. Infatti, precisando per esempio con «potenziale gravitazionale», si con­ suno. Qui tuttavia vanno cercate le «impure» origini della chimica moderna.stata nello studio di processi reali che la somma di energia cinetica e di energia Di piu : se Popper e altri con lui, come Watkins, Agassi, Musgrave, ecc., as­potenziale (gravitazionale) non resta costante. Occorre, per esempio, prendere sociano la continuità nella storia della scienza con la non-falsificabilità di tipoin considerazione la conversione di energia in calore: conseguentemente si cor­ logico o linguistico («metafisica sintattica»), è possibile prospettare anche unaregge la formulazione originaria con l'introduzione di un nuovo « termine» (il ca­ «metafisica» per cosi dire «metodologica». Lakatos [r9po in particolare] ha com­lore inteso come particolare forma di energia). Ma a questo punto si sa veramen­ piuto i passi essenziali in questa direzione: un programma di +ricerca+ — nonte cosa sia l'energia? Prima di concludere che l'energia è la somma di questi tre necessariamente un'unica teoria, ma piuttosto una sequenza di teorie — muove«termini», ci si accorgerà che altri «termini» dovrebbero essere presi in consi­ da alcune decisioni metodologiche; tali decisioni hanno il compito di dividerederazione, per esempio l'energia elettromagnetica. Quattro «termini» e non tre, una data collezione di ipotesi in due gruppi : il primo costituisce il «nucleo me­dunque... ma chi ci garantisce che sia finito? tafisico.'> del programma, ed è costituito dalle ipotesi che i sostenitori del pro­

Le nostre ipotesi, concludeva Poincaré, difficilmente sembrano cogliere «la gramma considerano «non falsificabili » in forza di un «decreto metodologico»natura ultima», l'essenza dei processi reali. Certo, sono possibili formulazioni (quindi, quasi in forza di una convenzione). Condizioni iniziali, ipotesi ausiliari,del principio di conservazione dell'energia del tipo «C'è qualcosa che resta co­ tecniche di calcolo che consentono di formulare predizioni applicando le ipo­stante»: cosi espresso il principio si trova alla fine al sicuro dalle smentite del­ tesi del nucleo costituiscono invece il secondo gruppo, la «cintura protettiva»l'esperienza e si riduce a una sorta di tautologia: è chiaro che se il mondo è go­ del programma; è solo quest'ultima che d'abitudine viene modificata di frontevernato da leggi ci saranno quantità che restano costanti! a confutazioni.

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Ricoprimenti tematici 9z4 9z5 Ipotesi, calcoli, conoscenza

L'espressione «programma di ricerca» è stata introdotta inizialmente da ma; un corrispondente aumento del «contenuto emprico corroborato» lo rende

Popper [cfr. in particolare tg74; xg8z] per tutte quelle idee metafisiche che, progressivo anche «empiricamente».

pur non essendo strettamente «controllabili», erano tuttavia «criticabili» e for­ Le nozioni di «contenuto empirico» e di «contenuto empirico corroborato»

nivano un possibile quadro per teorie controllabili. «Anche la scienza intesa co­ sono quelle di Popper [per esempio rg59] ma la ripartizione che Lakatos [ig7o]

me un tutto unico può essere considerata come un enorme programma di ri­ propone tra programmi di ricerca (= successione di teorie) «progressivi » e «re­

cerca [se si adotta] la regola euristica... di Popper: "escogitare congetture che gressivi » modifica sensibilmente l'originale criterio di demarcazione popperiano.

abbiano maggior contenuto empirico delle precedenti" [e] regole metodologiche A chiare lettere Lakatos insiste sul fatto che la valutazione del carattere empiri­

[del genere] possono essere formulate, come Popper ha messo in evidenza, co­ camente progressivo di un programma non è mai a priori: ancora la dimensio­

me principi metafisici » [Lakatos ig7o, trad. it. p. zo8]. Lakatos però non pensa ne temporale dell'impresa scientifica (dunque la storia della scienza!) è essen­

tanto alla scienza «come un tutto unico», quanto a programmi piu specifici, co­ ziale. Grandi programmi di ricerca, per lungo tempo progressivi, perdono poi

me per esempio quella «metafisica cartesiana» che, insistendo sull'idea del­ il loro «potere euristico» [cfr. alcuni degli esempi riportati in Howson xg76]

l'+universo+ come enorme meccanismo con un impulso come unica causa di ed è allora che «in assenza di un programma rivale questa situazione può venir

movimento, «funzionava come un potente principio euristico. Scoraggiava il riflessa nella psicologia degli scienziati dall'ipersensibilità fuori dell'usuale nei

lavoro sulle teorie scientifiche — come [la versione "essenzialista" ] della teoria confronti delle anomalie e dalla sensazione di attraversare una "crisi" » [Laka­

dell'azione a distanza di Newton — che erano incompatibili con essa (euristica tos ig7o, trad it. pp. z3o-3t nota ]. La demarcazione +progresso/reazione+ nel­

negativa) [ma] incoraggiava il lavoro su ipotesi ausiliari, che avrebbero potutol'impresa scientifica non può venir r igidamente fissata, ma slitta nel tempo.

salvarla da un'apparente evidenza contraria — come ]e ellissi di Keplero (euri­ Inoltre, poiché «non esiste un "punto di saturazione" [ =+soglia+] naturale» di

stica positiva )» [ibid., p. zogj. un programma, non è irrazionale che i suoi sostenitori resistano anche per lungo

Lo sforzo di reinterpretare nei termini del programma cartesiano l'«azione tempo «con innovazioni ingegnose che aumentano il contenuto pur senza essere

a distanza» di Newton era, infine, destinato all'insuccesso (la storia, con le sue ricompensate da un successo empirico» [ibid., p. 235]. Solo post festum tale re­

luci e le sue ombre, è raccontata nell'articolo +Forza/campo+, VI, pp. 375-77 sistenza verrà interpretata come «irrazionale» (cfr. l'articolo +Razionale/irra­

in particolare): «un esempio eminente di... riduzione meramente linguistica», zionale+), quando — come ha sottolineato Kuhn nella Structure of Scientific

commenta Lakatos [ibid., p. zozj. Ma altri programmi sono stati piu fortunati: Revolutions [ ig6z] — i sostenitori del vecchio programma si sono estinti e la

l'+astronomia+ copernicana, la meccanica newtoniana, la teoria della+relatività+ comunità scientifica ha abbracciato un complesso di +credenze+ alternativo.

sono tre rilevanti esempi di programmi di ricerca che hanno avuto successo : latenacia nella difesa dei rispettivi «nuclei» e la proliferazione delle teorie nellerispettive «cinture» (cioè l'articolarsi delle due «euristiche», «negativa» e «po­ «Normalità» e «follia».

sitiva») non solo hanno rinnovato le discipline empiriche interessate, ma hannogettato nuova luce su altre discipline, in primis sulle +matematiche+ impiegate «Io credo... che le teorie scientifiche, come la teoria del moto di Aristotele,

in tali programmi (per un esempio assai illuminante in relazione alla meccani­ la teoria della relatività, la teoria quantistica, la cosmologia classica e quella

ca newtoniana il lettore è rimandato alla trattazione del problema degli n corpi moderna siano abbastanza generali, abbastanza "profonde" e si siano sviluppate

nell'articolo +Stabilità /instabilità+, nonché agli accenni contenuti nell'articolo in modi abbastanza complessi da essere considerate alla stessa stregua dei lin­

+Geometria e topologia+, VI, in particolare pp. 7ig-zo ). guaggi naturali. Le discussioni che preparano la transizione a una nuova epoca

Questi raffinamenti della concezione falsificazionista sembrano dunque ri­ in fisica, o in astronomia, difFicilmente rimangono ristrette ai caratteri manifesti

solvere appieno il dilemma di Poincaré cui si è accennato sopra: in qual modo del punto di vista ortodosso. Esse rivelano spesso idee nascoste, le sostituiscono

distinguere uno sviluppo «progressivo» come quello che ha portato alle formu­ con idee di un genere diverso e modificano classificazioni manifeste oltre che

lazioni sempre piu fini del principio di conservazione dell'energia dalla ridu­ nascoste. L'analisi dell'argomento della torre da parte di Galileo condusse a

zione del contenuto informativo delle teorie implicito nell'arroccarsi in formu­ una formulazione piu chiara della teoria aristotelica dello spazio [cfr. l'articolo

lazioni «quasi tautologiche» come «C'è qualcosa che resta costante». Esso non è +Spazio-tempo+] e rivelò anche la differenza fra l'impetus (una grandezza asso­

che un caso particolare di un problema generale : discriminare, data una suc­ luta che inerisce all'oggetto) e la quantità di+moto+ (che dipende dal+sistema di

cessione di teorie T„ove ogni T„s i ottiene aggiungendo clausole ausiliari alla riferimento+ scelto). L'analisi della simultaneità a opera di Einstein svelò alcuni

teoria T~, (o a una sua opportuna reinterpretazione), quelle sequenze che caratteri della +cosmologia+ newtoniana che, benché ignoti, avevano influito

dànno luogo a uno slittamento «progressivo» da quelle che dànno luogo a uno su tutte le argomentazioni concernenti lo spazio e il tempo, mentre Niels Bohr

«regressivo». L'aumento del «contenuto empirico» da T~ a T„+, per ogni teoria trovò in piu che il mondo fisico non potrebbe essere considerato del tutto indi­

della sequenza rende allora « teoricamente progressivo» lo sviluppo del program­ pendente dall'osservatore e dette un contenuto all'idea di indipendenza, che era

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Ricoprimenti tematici 9z6 9z7 Ipotesi, calcoli, conoscenza

parte integrante della fisica classica» [Feyerabend I975, trad. it, pp. i86-87]. particolare). A parere di chi scrive, non è difficile individuare il ruolo di «meta­Galileo, Einstein, Bohr: gli «eroi» di tre grandi «rivoluzioni scientifiche», fisiche applicate» in altre +rivoluzioni+ nelle discipline empiriche. Di piu, la

di tre grandi «riorientamenti » da un paradigma all'altro, come direbbe Thomas matematica stessa, «la sola+scienza+ che finora è piaciuto a Dio di largire all'u­Kuhn, divengono agli occhi dell'«anarchico» Paul Feyerabend gli esempi piu manità» come diceva Thomas Hobbes nel Leviathan [i65i, trad. it. p. 34 ], hatipici di promotori di mutamenti concettuali nella scienza di cui solo a cose conosciuto vicende del genere. Per esempio: i creatori del+calcolo+ — Newtonfatte si è potuto «riscontrare» il carattere «razionale». Né poteva essere altri­ e Leibniz — non erano da meno di Galileo : «Soltanto una soluzione insolita delmenti: la transizione avviene «per mezzo della produzione deliberata di non­ problema della definizione e del calcolo di velocità istantanee può aver succes­sense finché il materiale prodotto è abbastanza ricco da consentire ai ribelli di ri­ so» [Kline I953, trad. it. pp. zo4-5 ]. Newton faceva uso nei calcoli di quantitàvelare, e a chiunque altro di riconoscere, nuovi principi universali... La follia «infinitamente piccole» come «abbreviazioni»; la sua euristica era centrata sul­si trasforma in salute mentale purché sia sufficientemente ricca e sufficiente­ l'idea di quantità «fluente nel tempo» e su quella di «flussione» (o «velocità dimente regolare per funzionare come base di una nuova visione del mondo» cambiamento» di una fluente), dunque su intuizioni dinamiche che erano ben[ibid., p. zz5]. lontane dall'essere non problematiche; pretendeva infine che i fondamenti del

+Metafisica+ non è che un altro nome per questa «follia». Sia concesso uno calcolo andassero ritrovati nel «metodo delle prime ed ultime ragioni », che — nonsguardo retrospettivo : nei positivisti classici — come Auguste Comte, per esem­ molto diversamente dalla «maniera degli Antichi» — faceva in ultima analisipio — lo «stadio» metafisico precedeva (epistemologicamente e storicamente) ricorso alla nozione di «limite», nozione, per gli stessi standard dell'epoca, tut­quello della scienza matura, quasi necessario tramite fra una fase « teologica» del t'altro che un'idea chiara e distinta [per l'intersecarsi di questi tre piani del­pensiero e una «positiva»; per un empirista radicale come Ernst Mach la meta­ l'investigazione newtoniana si veda Kitcher I973, in particolare pp. 33-34].fisica compenetrava accreditate teorie scientifiche (come la meccanica di New­ Leibniz era ancora piu spregiudicato: l'idea per cui «in ogni minima parte diton) e costituiva una pericolosa insidia da smascherare ed eliminare ; questo era materia» c'è un mondo intero giustificava in ultima istanza la considerazione dil'obiettivo primario che doveva venire perseguito con metodi di «analisi» even­ +differenziali+ di qualsiasi ordine: «Ciascun frammento di+materia+ può esseretualmente diversi da quelli di Mach, anche per la stragrande maggioranza dei raffigurato come un giardino pieno di piante, o come uno stagno pieno di pesci.«positivisti logici», almeno nella fase eroica del neoempirismo; per Popper e Ma ciascun ramo di una pianta, ciascun membro di un animale, ogni goccia deigli altri teorici della «metafisica influente» la metafisica è invece la fonte delle suoi umori è ancora esso un simile giardino, un simile stagno», scriveva in un'o­teorie scientifiche pur non divenendone parte integrante (cfr. pp. 92I-24 ) ; per pera della talda, maturità, la Monadologia [i7I4, trad. it. p. 38o]. Le quantitàLakatos costituisce il nucleo originario da cui muove ogni programma scienti­ «infinitamente piccole» erano +finzioni+ ben fondate, il cui impiego nel +cal­fico di ricerca. Feyerabend infine rimette in voga, ma relativizza, la dicotomia colo+ era legittimato dalla metafisica legge di continuità, specificazione del(neo)positivista: «ogni +scienza+ — lo diceva già Condillac — non è che una «principio di ragion sufficiente» (si veda quanto osservato negli articoli +Meta­+lingua+ ben fatta»; ma nella transizione da un programma (+paradigma+) fisica+ (IX, in particolare pp. i63-66) e +Infinitesimale+ (VII, in particolareall'altro quel che nell'una «lingua» appare un asserto dotato di significato nel­ pp. 45i-57)). Proprio estendendo a tali «enti anfibi » le leggi formali del calcolol'altra è solo nonsense(cioè «follia»). che valevano per quantità finite (cfr. gli articoli +Calcolo+, +Numero+ e anche

La+metafisica+ è, insomma, il credo dei ribelli. (I conservatori con i loro +Zero+) e pretendendo che questa estensione fosse del tutto «naturale», Leib­«rigorosi» ( = rigidi) standard hanno spesso buon gioco nel presentarla come niz di fatto realizzava «la sovversione infinitesimale» [Badiou i969] : ancor piuinsieme di «pseudoasserti »; viceversa non è nemmeno escluso che i ribelli di disinvolti certi discepoli e anche alcuni dei critici di Leibniz non esitavano aoggi, una volta conseguito il successo, possano a loro volta bollare come «meta­ conferire senso a scritture «assurde» come % (cfr. in particolare il citato arti­fisici» — dunque privi di significato — problemi e soluzioni del programma che colo «Zero», XIV, pp. x34z-44; tutta la vicenda è ampiamente ripresa in questohanno scalzato e magari diventare i conservatori di domani ). Galileo — scrive stesso volume alle pp. 35-53 ).Feyerabend — utilizza «l'intero ricco serbatoio dell'esperienza quotidiana» in Le controversie, nella crescita della scienza, non hanno un ruolo minore, nonmodo nuovo, distorcendo il significato dei termini del linguaggio dalla fisica del­ sono meri accidenti, curiosità per i raccoglitori di aneddoti o i c u l tori dellal'epoca, compiendo approssimazioni, tralasciando «effetti noti», ecc. Nei testi «psicologia della ricerca». Se l'abbandono di un programma sembra verificarsigalileiani «einerge un nuovo genere di esperienza, costruito quasi d'aria sottile. — almeno nella stragrande maggioranza dei casi — solo quando si è in possesso diQuesta nuova esperienza viene poi solidificata insinuando che in realtà essa è un'alternativa, se la scoperta scientifica è scoperta non solo di qualche cosa mafamiliare al lettore da sempre» [ibid., p. i3 i]. Questa ristrutturazione — del+ lin­ anche contro qualcos'altro, la considerazione delle grandi controversie scienti­guaggio+, delle percezioni, del senso comune che sola sembra rendere possibile fiche — sia che esse si siano concluse in tempi brevi sia che invece abbiano ri­la transizione — è quel che in questa stessa Enciclopedia si è convenuto di chia­ chiesto tempi lunghi, trascinandosi eventualmente per secoli — è essenziale allamare «metafisica applicata» (cfr. l'articolo +Metafisica+, IX, pp. i6z sgg. in comprensione della stessa +creatività+ scientifica. John Stuart Mil l scriveva:

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Ricoprimenti tematici 9z8 9z9 Ipotesi calcoli conoscenza

«In ogni campo in cui è possibile una differenza di opinioni, la verità dipende «Cosi nel corso di zoo anni abbiamo visto venire alla luce ( i ) l'opportuno si­dall'individuazione dell'equilibrio tra due gruppi di ragioni contrastanti. An­ stema di riferimento, (z) informazioni cinematiche molto precise, (3) le leggiche nella filosofia naturale è sempre possibile fornire un'altra spiegazione degli empiriche del moto dei pianeti e (4) le leggi generali della meccanica classica estessi fatti: una teoria geocentrica invece di quella eliocentrica, il flogisto invece la legge della forza adatta per i moti dei pianeti» (trad. it. p. 370).dell'ossigeno» [r859, trad. it. p. 6z]. E anche: «Se si vietasse di dubitare della Quattro punti, quattro versioni di comodo. E queste «traduzioni in linguag­filosofia di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi cosi certi della sua verità gio moderno» non solo mentono per falsificazione, ma anche per omissione. Ty­come lo sono. Le nostre convinzioni piu giustificate non riposano su altra salva­ cho Brahe si guardava bene di accettare in toto il sistema copernicano, Kepleroguardia che un invito permanente a tutto i l mondo a dimostrarle infondate» vedeva un sole fermo là dove Tycho scorgeva un sole mobile e si liberava delle[ibid., p. 4g]. Mill coglieva qui l ' intreccio tra sviluppo della +conoscenza+ e orbite circolari a vantaggio delle ellissi lasciandosi alle spalle il rispetto (ancora+critica+. Il dissenso non è estraneo ma essenziale all'impresa scientifica: se non di Copernico e di Galileo) per i cerchi; c'è infine almeno qualche dubbio chefossero esistiti oppositori di Newton (ma ce ne furono!), sarebbe stato necessa­ circa «le leggi empiriche del moto dei pianeti» il punto di vista di Newton sirio inventarli. accordasse immediatamente con quello di Keplero.

Eppure «coloro che sono destinati a operare nella ricerca sono istruiti con unlungo tirocinio, lavorano alle loro tesi sotto la guida di studiosi piu esperti e non

La «neolingua» della ricerca normale. frequentano certo corsi di metafisica della fisica!» [Ziman i968, p. 7]. Manuali,trattati, articoli, comunicazioni di «scoperte» sono ispirati da un unico princi­

Sul lungo periodo, però, le controversie terminano: il +conflitto+ tra pro­ pio, la salvaguardia del piu ampio consenso nella comunità scientifica (l'anti­

grammi competitivi finisce col produrre di fatto un vincitore: forze e non vor­ conformismo è penalizzato, le controversie mesye a tacere, ecc. [cfr. ibid., pp.

tici, energia e non calorico, ossigeno e non flogisto ; metodo s-8 e non infinitesi­ i44-46]).mi. E i vincitori riscrivono la+storia+ alla luce, direbbe Kuhn, del programma Il fatto è che la+ricerca+ condotta sotto il segno di un paradigma sufficiente­

vittorioso, cioè del «paradigma» dominante, non diversamente dai politici di mente stabilizzato si definisce proprio attraverso la continuità che esso instaura

7984 di Orwell. Basta sfogliare un qualsiasi manuale per imbattersi in usi ab­tra l'attività cui dà origine e l'apprendistato mediante cui i l r icercatore viene

bastanza spregiudicati della loro «neolingua». Per esempio quello di Resnick integrato nella comunità che attraverso quel paradigma si riconosce. È rifacendo

e Halliday [i96o] : sotto forma di esercizi i problemi risolti dalle generazioni precedenti che gli stu­

«È istruttivo rivedere lo sviluppo delle nostre conoscenze sul moto dei corpi denti apprendono le teorie che definiscono la ricerca nella comunità d'apparte­

nel sistema solare alla luce del programma di meccanica classica da noi sottoli­ nenza e anche i criteri che selezionano i problemi interessanti e le soluzioni ac­

neato... Quattro furono i punti di essenziale interesse nello sviluppo storico. cettabili : in questo tipo di insegnamento la transizione da studente a ricercatoredeve avvenire senza rottura. La pratica scientifica corrispondente — Kuhn dice

«i ) Copernico sottolineò che è il sole e non la terra il centro del sistema «ricerca normale» — è definita da un ideale di intercambiabilità. Non si potreb­solare. Tradotto nel l inguaggio moderno Copernico ci offri un +siste­ bero nemmeno configurare delle discipline (come «modi di vita intellettuale re­ma di riferimento+ (il +sole+) molto piu adatto di quello usato fino a golati», diciamo modificando di poco la definizione dell'Encyclopédie: cfr. l'ar­quei tempi (la+terra+) per la descrizione del+moto+ del sistema solare. ticolo +Disciplina/discipline+, IV, p. ioo4 ) senza assumere uno spazio intel­Il+sistema+ copernicano, fisso rispetto al sole e non rotante con esso, lettuale notevolmente omogeneo, in cui l 'anticonformismo non è necessaria­tra gli altri vantaggi presenta quello di essere inerziale. Il sistema di ri­ mente una virtu, ma piuttosto un vizio. Come ha enfatizzato Michael Polanyiferimento solidale con la terra rotante non è di alcuna utilità per lo stu­ [ i966], ciascun membro di una «comunità scientifica» utilizza quella «conoscen­dio dei moti dei pianeti. za tacita», quel «sapere implicito», che unifica la comunità stessa e di fronte allo

«z) Brahe esegui accurate misure sul moto dei +pianeti+ visto dalla terra e stimolo di un problema ha la stessa reazione di qualsiasi altro membro della co­forni i dati indispensabili per i futuri progressi. munità.

«3) Keplero, dallo studio dei dati di Brahe, ricavò le tre semplici leggi empi­ «Una scienza che non esita a dimenticare i suoi fondatori è perduta», dice­riche del moto dei pianeti..., Keplero, adottando il sistema copernicano, va Whitehead. L'oblio del contesto dell'+innovazioneJscoperta+ è dunque con­forni in forma semplice le informazioni cinematiche relative al moto dizione perché la ricerca proceda? Si e No. Si: per tutte le ragioni disciplinaridei pianeti. sopra esposte. No: almeno nella sua forma estrema, questo tipo d'oblio segne­

«4) Newton scopri le leggi generali del moto dei sistemi meccanici e la par­ rebbe la stagnazione della ricerca stessa. Se un programma di ricerca (un para­ticolare legge della forza che descrive il moto dei pianeti, cioè la legge di digma) tuttavia non ristagna, è perché i ricercatori riescono a produrre nuove+ gravitazione+ universale. anomalie urgenti : e se esse inducono una crisi, perché escludere che questa non

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possa, alla fine, rivelarsi benefica? Come Feyerabend ha enfatizzato (riprenden­ che dà a quelle opinioni la massima coerenza interna e la piu stretta aderenzado Lakatos) è proprio la disponibilità di qualcosa di alternativo ai punti di vista possibile alla natura» [ibid.]. Di nuovo, una questione di intelligibilità: dunqueconsolidati che consente slittamenti interessanti sia nella «componente norma­ di + spiegazione+.le» della ricerca, sia in quella «straordinaria» (ove persino i fondamenti sono La filosofia della scienza che dominava pero nel primitivo progetto — pro­rimessi in questione e la continuità tra apprendimento e ricerca è spezzata). mosso da Neurath — dell'Encyclopedia di Chicago offre, come noto, lo schema­

Spesso, infine, è guardando all'indietro, «arretrando per saltare meglio», che t ipo di spiegazione abitualmente definito schema nomologico-deduttivo. In

viene evitata la stagnazione. «Il progresso fu spesso conseguito attraverso cri­4( breve (poiché per ulteriori dettagli il lettore è rimandato direttamente all'arti­

tiche attinte dal passato"... Dopo Aristotele e Tolomeo l'idea che la Terra si colo «Spiegazione») : in questo schema l'e~planandum deve essere una conse­muova — quella strana, antica e "del tutto r idicola" opinione pitagorica — fu guenza logica dell'explanans e questo, affinché la spiegazione sia soddisfacente,

gettata nell'immondezzaio della storia, solo per essere richiamata in vita da Co­ deve contenere, esplicitamente o implicitamente, una legge. Ora, per riprendere

pernico, che ne fece un'arma per la sconfitta di coloro che l'avevano tempo­ Enriques, le questioni sul tappeto riguardano «Pintelligibilità» di «azioni uma­raneamente sconfitta» [Feyerabend i975, trad. it. p. yt]. ne». Si abbandoni per un attimo il campo della pratica scientifica per l'ambito

piu generale del comportamento umano; ci sia lecito un piccolo esempio.Domanda : Perché il professor XY si aggirava completamente nudo nel dor­

6. U n ru olo per la storia. mitorio del collegio femminile di Z? Spiegazione: Il professor XY si trovavacompletamente nudo nel corridoio che porta al dormitorio del collegio femmi­

La+storia+ come arte della+memoria+ (in particolare la storia della scien­ nile di Z a mezzanotte meno s e non poteva entro mezzanotte lasciare il corri­

za). Sia lecito l'accostamento di due testi. Il matematico e filosofo Federigo Fn­ doio o rivestirsi a meno di non supporre che agisse alla velocità della +luce+.

riques — in polemica, tra l'altro, contro la drastica riduzione della rilevanza del Ma, se Einstein ha ragione (legge di copertura), nessun oggetto fisico (e quindi«contesto della scoperta» che ritrovava nell'approccio dei neoempiristi — riven­ nessun professore universitario) è in grado di viaggiare piu veloce della luce.dicava l'importanza della storia della scienza per la stessa pratica scientifica. Una spiegazione del genere è semplicemente «aberrante» [Putnam i978,D'altra parte, aggiungeva, l'opera dello storico è una costruzione e «costruire trad. it. p. 57 ]. Se si domanda perché il prof. XY si t rovava in quella condi­vuoi dire interpretare, ordinare, connettere i dati della letteratura [pertinente] dizione è, con tutta probabilità, perché si vuoi sapere che tipo di motivazioni Ic

mediante ipotesi e spiegarli con ragioni, in una parola integrare la realtà filolo­ hanno spinto a trovarsi in quella situazione, che si presume'piuttosto inusuale.

gica bruta che costituisce il materiale di studio» [i936, p. 46]. L'esigenza che si Come ha sottolineato Putnam, anche se non siamo interessati alla prevenzione e

impone allo scienziato che riflette sul passato della propria disciplina è la mede­ al controllo, il genere d'informazioni che richiediamo è quello di cui avremmo bi­

sirna che egli fa valere «nella spiegazione teorica dei fatti fisici ». In un certo sen­ sogno se fossimointeressati alla prevenzione o al controllo. Sapere che è possibile

so «la realtà fisica [nell'accezione piu ampia del termine] abbraccia entro di sé impedire al professor XY di trovarsi nudo nel corridoio che porta al dormitorioanche i fatri della storia. Ma quando ci volgiamo a considerare la concatenazio­ femminile del collegio a mezzanotte, impedendogli di trovarsi nudo ivi già allene di tali fatti, siamo pure obbligati a cercare la continuità anche nell'ordine dei ore zg — s, fa semplicemente arretrare la domanda. Ci si trova quindi di fronte

motivi umani ond'essi traggono il loro proprio significato. Un'azione risponde a una «cattiva infinità», o piuttosto «banale infinità», a un regresso all'infinito

ad uno scopo, fuori del quale non è intelligibile; una scoperta risponde a un'i­ che non ha interesse alcuno, nemmeno sotto il profilo della «comprensione» pu­

dea, e un'idea suppone, in generale, tutto uno sviluppo precedente d'idee» ra. Se «comprendere» o «spiegare > significa infatti «ridurre l'arbitrario di una

[ibid.]. descrizione» [Thom i98oa, p. 8q], applicando al caso in questione lo schema no­Uno degli ult imi contributi al progetto preliminare dell'Encyclopedia di mologico-deduttivo ci si trova di nuovo di fronte a una situazione tanto arbitra­

Chicago (Foundations of the Unity of Science, voi. Il ) è proprio la monografia ria (al tempo: ore zy — s) quanto quella (al tempo� : ore zy) da cui si sono presedi Kuhn dedicata alle «rivoluzioni scientifiche». Agl'inizi Kuhn — che pure le mosse.

ammette di aver compiuto il proprio «svezzamento intellettuale» entro la tra­ Esempi del genere — e alcune non banali varianti — contribuiscono a mo­

dizione neoempirista — rivendica un tipo di storia (della scienza) diverso da strare quella che è stata chiamata (Garfinkel, Putnam, ecc.) la «relatività dellaquello che cerca «nella scienza di un'epoca passata i contributi permanenti che spiegazione agli interessi». È questo un aspetto che non va dimenticato nem­quella ha apportato al nostro benessere attuale» [i96z, trad, it, p. zi] : la crescita meno entro le stesse scienze della natura. È possibile d'abitudine distingueredella scienza non si riduce a un processo cumulativo. grandi famiglie di modelli in relazione alla conoscenza: «Anzitutto i+modelli+

Sembrerebbe il contrario della «continuità» cui si richiamava Enriques : ma, della fisica, che sono rigorosi modelli quantitativi. Vi sono poi i modelli, per cosi

al di là delle differenze, c'è una convergenza piu sostanziale. Anche per Kuhn dire, della biologia, che, essenzialmente, sono semplici descrizioni piu una teo­

vanno studiate le opinioni dei vari gruppi di r icercatori «dal punto di vista... rizzazione di basso livello; ci sono infine le scienze sociali, dove i problemi

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Ricoprimenti tematici 93z 933 Ipotesi, calcola, conoscenza

sono ancora differenti. [Gli studiosi di tali discipline] sono persone di grande cul­ Neurath, nel nostro secolo, doveva ancora ricorrere a questa tradizione — in po­tura, versati nella retorica, che sono capaci di comprendere svariate situazioni lemica con Weber — ritenendo «artificiosa» ogni separazione tra scienze dellae di confrontarle; sicché qui ci si trova a che fare con una concettualizzazione natura e cosiddette scienze dello spirito (conoscenza storica inclusa)... In questoverbale di estrema finezza e intelligenza» [Thom t978, pp. ro-x x]. Questa di­ archetipo sostanzialmente deterministico, l ' ideale di +spiegazione+ è semprestinzione può essere resa piu sfumata: l'impiego di modelli qualitativi — a stretto quello della possente immagine di Laplace nelPEssai sur les probabilités [ t8x4] :rigore quei modelli che sono descritti non da una equazione ma da una classe di «Tutti gli avvenimenti, anche quelli che per la loro piccolezza sembrano nonequazioni «equivalenti» — può in certi casi colmare il solco trá un tipo fonda­ ubbidire alle grandi leggi della natura, ne sono una conseguenza necessaria co­mentale di modelli e un altro (cosi è, per esempio, per l'impiego dei modelli me lo sono le rivoluzioni del Sole... Dobbiamo... considerare lo stato presenteispirati dalla cosiddetta teoria delle +catastrofi+ nella scienza della vita (si veda­ dell'universo come l'effetto del suo stato anteriore e come la causa del suo stato

no in questo stesso volume le pp. 86z-63 ) ; rivelarsi per ragioni di semplicità futuro. Un'Intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze da cuiutile anche nellá stessa+fisica+ (il troppo grande numero dei parametri perti­ è animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, senenti a una «esatta» modellizzazione quantitativa spesso rende «in tempo reale» per di piu fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all'analisi, ab­inutilizzabile il modello per ragioni di complessità di calcolo: cfr. del resto braccerebbe nella stessa formula i movimenti dei piu grandi corpi dell'universoquanto osservato in questo stesso volume alle pp. 6pt-74 ) ; permettere una pri­ e dell'atomo piu leggero: nulla sarebbe incerto per essa e l'avvenire, come ilma classificazione delle analogie che di fatto le euristiche dei vari programmi passato, sarebbe presente ai suoi occhi. Lo spirito umano offre, nella perfezioneimpiegano («Tutte le classi di equivalenza delle equazioni hanno la stessa strut­ che ha saputo dare all'astronomia, un pallido esempio di quest'Intelligenza»tura, qualitativa, dunque esse descrivono i fenomeni a meno di una classifica­ (trad. it. pp. z4z, z43). Una tradizione alternativa, da Vico a Dilthey, a Weber,zione analogica qualitativa» [ibid., p. ri]) ; disporre in una gerarchia — a seconda ecc. ha però contrapposto alla spiegazione in auge nelle scienze fisiche la «com­degli scopi specifici della ricerca — tutti quei modelli ottenuti mediante tecniche prensione» nelle discipline storico-sociali: qui spiegare non significa «dedurrestandard che non dipendono strettamente dal sostrato dei fenomeni modellizzati da leggi » ma piuttosto «mettersi nei panni altrui », essere cioè capaci d'immagi­— come modelli approssimati, generalizzazioni statistiche, ecc. — e quindi si col­ nare cosa significherebbe, per esempio, essere Lenin alla vigilia della rivoluzio­locano, per cosi dire, a mezza strada tra i modelli quantitativi rigorosi e gli altri... ne d'ottobre, o Mussolini alla vigilia della marcia su Roma, ecc.

Certo il successo predittivo, e l'eventuale applicabilità nella tecnica (diceva a suo Tale dicotomia spiegazion%omprensione è ampiamente analizzata nell'arti­tempo Comte: «scienza dunque predizione; predizione, dunque azione»), sem­ colo «Spiegazione». Qui è sufficiente aggiungere che la questione viene ulterior­bra vincolato ai modelli quantitativi rigorosi; ma questi interessi applicativi­ mente definita una volta che si affronti i l problema se quello che può essereper quanto rilevantissimi nella gestione attuale della ricerca scientifica (cfr. l'ar­ fatto in teoria possa anche essere messo in pratica (cfr. l'articolo+Teoria/prati­ticolo +Scienza+, XII, in particolare pp, 56r sgg.) — non sono solo alcuni tra gli ca+). Ovvero: può anche darsi che sia possibile per un essere come il demoneinteressi possibili? E non può esservi in tale costellazione di interessi piu di una di Laplace predire il comportamento umano a partire da una teoria ideale. Nontensione, piu di un conflitto> c'è tuttavia ragione di credere che sia possibile farlo «in tempo reale»: predi­

Proprio Thom, che ha potentemente insistito sui pregi che una modellizza­ zioni di questo tipo potrebbero infatti r ichiedere calcoli cosi complessi — ezione qualitativa può presentare in molti settori — segnatamente, dalla biologia quindi un «tempo reale» cosi lungo — da dare predizioni solo a cose fatte (cfr.alla linguistica —, ha posto l'accento sul fatto che l'interesse di una ricerca «sta l'articolo +Previsione e possibilità+ ).anche nella sua capacità di svelare una struttura soggiacente, che rende i feno­ Neurath, che era particolarmente sensibile allo status delle scienze sociali emeni intellegibili » [i98oa, p. 83]. Decifrare il mondo, renderlo intelligibile; come della storia entro il suo progetto enciclopedico, temeva che una limitazione delun archeologo decifra un'antica +scrittura+ conferendo del senso ai vari com­ genere suonasse come una pericolosa concessione all'irrazionalismo. In realtàplessi di segni, non diversamente il ricercatore scientifico dà un senso al +reale+ la conclusione da trarre non è « l'artificiosa separazione» che Neurath paventava,che lo circonda : la sua investigazione è una sorta di «ermeneutica», una specie cioè che non possiamo studiare il nostro comportamento affatto, ma piuttostodi arte dell'+ interpretazione+... che non possiamo studiarlo nello stesso modo in cui studiamo gli atomi d'idrogeno

)

Si ritorni allora alle scienze della+società+, allo studio del comportamento o in cui d abitudine si ritiene che gli atomi d'idrogeno dovrebbero essere stu­) ' ' ' ' ' l '

umano, infine alla +storia+. In A System of Logic (i843) John Stuart Mill pro­ diati.clamava che allo stato «arretrato» delle «scienze morali » si poteva rimediare solo Molte argomentazioni sono possibili per rivendicare alla «comprensione»con un'opportuna estensione dei metodi delle scienze fisiche; Marx, nella sua dello storico un valore cognitivo ma al tempo stesso modalità differenti dallaconvinzione che nella storia, non meno che nella natura, esistono leggi ogget­ «spiegazione» che usualmente si r i t iene tipica del fisico. Anche la storia ètive — le «leggi del movimento reale» che opererebbero indipendentemente dalla un'arte dell'interpretazione, mira a rendere « intelligibili » alcune «morfologie»

volontà dei suoi protagonisti — non si staccava molto dal positivismo di Mil l ; — in particolare un dato intreccio di azioni umane. Allora, riprendendo gli

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spunti suggeriti dai brani di Fnriques e di Kuhn r iportati sopra, si sosterrà del futuro», argomentando con termini non appieno spiegati, impiegando locu­nelle pagine che seguono a) che la storia della scienza è parte integrante della zioni per cui non sono ancora assegnate esplicite regole d'uso, insomma ritornerà

storia tout court; b) che questa rilevante componente è una sorta di «conoscenza — contro ogni «ragionevole» richiesta di chiarezza e di rigore — «a parlare per

pratica»; c) infine che, contro quel che potrebbero ritenere i sostenitori di una enigmi». Le questioni che gli parranno essenziali saranno di necessità assai si­

radicale separazione tra spiegazione e comprensione, una sorta di conoscenza mili a quelle «questioni imperfette» che contraddistinguevano piuttosto le fasi

pratica si rivela essenziale perfino in quei settori della ricerca segnatamente in­ in cui le discipline scientifiche in questione non erano ancora sufficientemente ar­

dirizzati alle matematiche o alle scienze della natura. ticolate e mature.Il processo di riorientamento — concettuale e linguistico — con cui la novità

si trasformerà in innovazione, capace di contagiare sempre di piu la comunità

7. La traduzione, ovvero «il ritorno degli dèi antichi>). scientifica, avverrà allora, in assenza di esplicite regole d'uso dei termini, a li­vello preconscio (se non inconscio) (dato che l'esplicita puntualizzazione di tali

A parere di chi scrive, non dovrebbero esserci troppe difficoltà ad accettare regole non può precedere, ma al piu accompagnare o seguire la formazione del

il punto a ) (lo prova l'esperienza di questa stessa Enciclopedia: parecchi buoni nuovo paradigma).argomenti a sostegno di tale tesi il lettore ritroverà, per esempio, nel già citato Queste tesi sul cambiamento concettuale in scienza — che sono state sostenute

articolo +Scienza+). Il punto b) invece è piu delicato. con particolare vigore sul finire degli anni '5o e negli anni '6o (per diventare poiFeyerabend, con il suo parallelo tra grandi concezioni scientifiche e lin­ estremamente popolari ) da quella pattugli" di «eretici», Toulmin e Hanson,

guaggi, fornirà di nuovo il punto di partenza. La stragrande maggioranza delle Kuhn e Feyerabend, ecc. che si sono ribellati all'immagine dell'impresa scienti­concezioni del «progresso» scientifico hanno insistito sul fatto che — non molto fica ereditata dall'empirismo logico — non pretendono di essere completamente

diversamente da altre forme di attività umane o animali — la ricerca scientifica originali. A parte «precedenti» che si potrebbero ritrovare nel Settecento e

comincia col porre dei problemi e procede risolvendoli. Ma questo «comodo nell'Ottocento, è ormai d'obbligo menzionare le discussioni tra convenzionali­

viaggio verso i massimi sistemi» — come lo chiama Feyerabend — non tiene sti moderati (come Poincaré) e radicali (come Le Roy) agi'inizi del secolo rela­conto del fatto che quelli che sono usualmente visti come problemi per un dato tive alla difficoltà di ammettere qualcosa come dei «fatti bruti», spogli cioè di

schema concettuale, diciamo T, per brevità, risultano alla luce di un nuovo teorie, interpretazioni, valori; l'insistenza di Philipp Frank, sul finire degli an­schema T~ «mal posti», «formulati in modo scorretto» e comunque «non per­ ni '3o, sulla «disparità concettuale» tra grandi schemi interpretativi del mon­

tinenti»: per dirla con Feyerabend [ 1975], «problemi di questo genere non do fisico; la concezione (ancor piu radicale) dell'incommensurabilità tra teorievengono risolti, bensl vengono dissolti ed estromessi dall'ambito dell'investiga­ rivali — per esempio meccanica classica e meccanica relativistica propugnata da

zione legittima» (trad. it. p. zz8). Non è stato forse cosi ogni volta che si è in­ Ajdukiewicz pressappoco nella stessa epoca; la completa «inconfrontabilità»

dagato su proprietà di cose o processi che concezioni posteriori hanno infine di­ — persino per le teorie matematiche — rivendicata negli anni '4o da Frola, ecc.

chiarato inesistenti — come pare 'sia stato il caso del flogisto, del calorico, dell'e­ Ma mentre negli anni '3o e '4o del nostro secolo tali tesi erano argomentate

tere, per non dire, entro le matematiche, degli infinitesimi? Quello che piu ti­ soprattutto dal punto di vista della «logica delle scienze», la loro «nuova» ver­

picamente dovrebbe caratterizzare una+rivoluzione+ scientifica è un procedere sione insiste soprattutto su evidenze di tipo storico, linguistico e antropologico.

non solo per analisi, ma soprattutto per contrasto. In un qualche senso : muta­ Se Kuhn [r97ob], per esempio, ha fatto appello alle difficoltà della «traduzionemento di teoria = mutamento del mondo [cfr. Kuhn x96z ]: «Esaminando la radicale» su cui Quine ha molto opportunamente richiamato piu volte l'atten­

documentazione della ricerca passata dal punto di vista avvantaggiato della sto­ zione, Feyerabend [r975j ha impiegato nella forma piu estrema il «relativismoriografia contemporanea, lo storico della scienza può essere tentato di esclamare linguistico» di Sapir e di Whorf: i l nostro apparato concettuale proietta attra­

che quando mutano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi» (trad. it. verso il linguaggio una struttura sul mondo (di nuovo: cambio di concetti =

p. t39). È ancora la questione del cio che vi è. Ma la si può prospettare anche cambio di linguaggi = mutamento del mondo stesso). La prima conseguenzadal seguente punto di vista: anche nella scienza — si potrebbe dire parafrasando è che tutto un oceano di «resistenze strutturate» ostacola la +traduzione+ (tra­Wittgenstein — l'essenziale è seguire delle regole, ma se le «regole» cambiano, durre è tradire, deformare, sostituire una +rete+ interpretativa con un'altra ) dacambiano (ancor prima che le risposte) i problemi stessi. una lingua a un'altra, da una costellazione di teorie all'altra e rende estrema­

Feyerabend [t975] ha portato alle estreme conseguenze tale concezione: un mente ardua la comunicazione tra sostenitori di paradigmi rivali. Che resta al­

mutamento concettuale fondamentale sembra presupporre nuove concezioni del lora del progetto di unificazione (si badi : unificazione linguistica) che anima­mondo e nuovi linguaggi capaci di esprimerle. Se il conservatore tenderà a ri­ va un programma come quello dell'Encyclopedia di Chicago (cfr. pp. 9I9-2I ) ldurre il nuovo a idee piu familiari e cercherà di trattario come caso particolare Per usare un'immagine un po' drammatica: si pensi al +grafo+ delle varie voci

di cose già comprese, il rivoluzionario si creerà passo per passo «un linguaggio di una «enciclopedia» che mira alla «scienza unificata» e si supponga che i col­

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Ricoprimenti tematici 936 937 Ipotesi, calcoli, conoscenza

legamenti spariscano e restino solo i vertici del grafo, con tante isole sparse Con W si indica il lavoro; con A l'energia interna secondo Carnot; con cr il ca­nell'oceano... lorico; con U l 'energia interna secondo la termodinamica; con S l' entropia.

Ma proprio come le difficoltà dell'estetica non impediscono agli artisti di Il senso della tabella è il seguente : tra i principi della teoria (o meglio, pro­comporre opere d'arte, cosi la difficoltà di una teoria della traduzione non impe­ gramma di ricerca) di Carnot ci sono i due principi: z ) è impossibile un+moto+disce che si facciano delle traduzioni e che funzionino. perpetuo di primo t ipo (cioè una +macchina+ capace di creare +energia+);

«A coloro che negano la possibilità della traduzione si può opporre l'esem­ z) il calorico non si crea né si distrugge. Tra i principi della termodinamica vipio storico dei missionari che, dal xvzz al xx secolo, si sono posti a confronto con sono invece: z) il principio di conservazione dell'energia; z ) è impossibile unle lingue piu diverse ed esotiche ; sprovvisti di ogni competenza linguistica, non­ moto perpetuo di secondo tipo (cioè una macchina capace di trasformare indimeno sono stati in grado di trascrivere nei paradigmi della grammatica latina le lavoro il calore ottenuto raffreddando i corpi circostanti ). Ora, la tabella «puògrammatiche delle lingue indigene e — grazie a questo procedimento a priori venir interpretata in due modi » [ibid.]. Se si assume che le trasformazioni sianopiuttosto sospetto — sono riusciti a tradurre un testo cosi difficile come la Bibbia» reversibili, nella z) secondo Carnot la disuguaglianza (in senso debole) si riduce[Thom z98ob, pp. 23-24]. a un'uguaglianza; analogamente avviene nella z ) secondo la termodinamica.

Ci si sposti ora dall'ambito del+libro+ sacro a quei trattati, memorie, saggi, Sotto queste circostanze la nozione di energia interna di Carnot ha un comporta­quaderni di appunti, lettere in cui — materialmente — si realizza il pensiero mento isomorfo a cuello dell'energia interna della termodinamica e quella discientifico, e si prenda in considerazione come operi qui la traduzione tra un calorico ha un comportamento isomorfo a quello della nozione di entropia.programma di ricerca e l'altro. Nella classe di applicazioni specificata i teoremi di Carnot «sono» i teoremi del­

Un caso storico per piu versi esemplare è quello costituito dall'opera di Sadi la (per noi ) abituale termodinamica.Carnot, l'autore delle Répexions sur la puissance motrice dufeu (z8z4). In non Ma nel caso di trasformazioni irreversibili, il calorico non corrisponde af­pochi trattati di termodinamica, e anche in molte storie della fisica, si afferma fatto all'+entropia+; né d'altra parte le due nozioni di +energia+ interna coin­che la teoria di Carnot — benché «viziata» da ipotesi erronee (come: il calore è cidono! Se una «ricostruzione» come questa è plausibile, hanno allora la loroun fluido indistruttibile, appunto il «calorico») — ammette sorprendentemente parte di ragione sia coloro (come Mendoza) che hanno insistito sul fatto che, al­una vasta gamma di applicazioni riuscite : notoriamente molti teoremi formulati meno in una non trascurabile gamma di applicazioni, il termine 'calorico' dinelle Répexions presentano una forte rassomiglianza con i teoremi «corretti » del­ Carnot si può intendere come riferito all'entropia, sia coloro (come Kuhn, perla termodinamica [per un campionario, si veda per esempio Lervig z974]. Ba­ esempio) che hanno invece sottolineato le differenze tra il calorico di Carnot esterebbe poco per avere anche qui un «effetto z984» analogo a quello descritto l'entropia della termodinamica. La ragione di questo fatto andrebbe dunquea p. 9z8. D'altra parte : come spiegare un fatto del genere> Si può invocare, co­ cercata nella circostanza che in Carnot un termine come 'calorico' «era indeter­me fa per esempio Fox [z97z], semplicemente la « fortuna» di Carnot, o si deve minato dal punto di vista del riferimento; non mancava di denotazione, nel sensoinvece insinuare che lo stesso Carnot avesse una sorta di percezione del fatto immediato del termine; al contrario ci sono due quantità fisiche ciascuna delleche il termine 'calorico' poteva avere un riferimento che non è quello abituale quali soddisfa i criteri normali per rappresentare la denotazione di quel termine»di quantità di calore (come vuole Mendoza [z966]) i [Field z973, p. 466].

Si esamini piu da vicino la questione, seguendo la ricostruzione data da Ricapitolando: z ) La scelta di un r iferimento piuttosto che un altro (perLervig [z97z]. Si è di fronte a due programmi rivali — per intenderei quello del esempio, nel caso del calorico, entropia piuttosto che quantità di calore) è giu­«calorico» da una parte, T,, e quello del calore come «forma di energia» dal­ stificata da una sorta di «principio d' indulgenza» che — in generale — permettel'altra, Ta — che, in relazione ai Processi adiabatici (cioè senza scambi di calore di recuperare — specificando nel nuovo schema T~ opportune condizioni restrit­con l'esterno), sono caratterizzati, tra gli altri, dai principi elencati dalla tabella tive — molti dei successi di T,.seguente [cfr. Lervig i974, p. zoo] : z) Questo tipo di «traduzione» investe — come appare nel caso storico esami­

nato — lo stesso «nucleo» dei programmi in questione: nella fattispecie, essa si èestesa fino al «nucleo» nel senso di Lakatos (cfr. qui p. 923) del programma del

Teoria di Carnot Termodinamica calorico. Va aggiunto, sul piano della storia della scienza, che gli stessi protago­del calorico nisti del dibattito sul calorico paiono essere stati consapevoli del fatto che era

possibile, costruendo un opportuno «dizionario», passare da uno schema all'al­AA+ W~ o iz U+W = o tro [per evidenze su questo punto si veda Fox z97z].

3) A parere di chi scrive, dal punto di vista della logica, la situazione piu so­ESoo pra descritta può venir presentata anche in termini di+equivalenza+ — per una

data classe di applicazioni — di due teorie [per lo schema generale si veda per

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Ricoprimenti tematici 938 939 Ipotesa, calcol r, conoscenza

esempio Quine t975] : la termodinamica ammette una sottoteoria che è, appunto possibile simulare traduzione senza simulare l'intera mente umana. Marvinnel senso di Quine, identica a una sottoteoria della teoria di Carnot, sotto una Minsky, proprio nel contesto delle ricerche concernenti l '+intelligenza artifi­reinterpretazione dei predicati che associa «calorico» a «entropia» e «energia ciale+, ha formulato una teoria delle strutture (theory of frames) per cui unA» a «energia U» [per ulteriori dettagli sia lecito il r iferimento a Giorello e +testo+ non può essere tradotto senza apportarvi una+struttura+ di +informa­Mondadori r978, pp. I43-46]. zioni+ pertinenti opportunamente organizzate: non si può articolare una teoria

4) Il «manuale di traduzione» o «dizionario» — come già si diceva all'epoca della traduzione in generale, ma solo una teoria per ciascuna struttura. Per si­di Carnot — viene costruito non dal nulla, ma presupponendo almeno la mec­ mulare la traduzione in generale si dovrebbero simulare tutta l'intelligenza uma­canica (il che è enfatizzato dal fatto che, nella tabella di p. 936, si è indicato il na, tutte le preminenze, ecc.lavoro con lo stesso simbolo D' in entrambi gli schemi ). D'altra parte esso ha Putnam ha ribadito che quanto si è detto fin qui della traduzione delle lin­come scopo quello di ampliare la zona della «conoscenza condivisa». Ora, come gue si può estendere, in modo del tutto naturale, alla questione del riferimentogià si è accennato, la traduzione permette di riconoscere come equivalenti i due dei termini delle teorie scienti6che. Ogni volta che, per esempio, si cerca di sco­schemi nel caso delle trasformazioni reversibili ; ma questo non significa che un prire a cosa si riferiva Niels Bohr col termine 'elettrone' nei primi anni del No­risultato analogo valga nel caso delle trasformazioni irreversibili. Come si è vecento, in una versione o nell'altra interviene un principio di bene6cio deldetto, in quest'ultimo caso ci sono processi che ammettono un modello entro la dubbio. Occorre infatti escogitare delle riformulazioni ragionevoli delle sue de­termodinamica ma non entro la concezione del calorico. Ne risulta la situazione scrizioni, che, almeno viste «col senno di poi», a rigore non si riferivano ad al­seguente: data una qualsivoglia trasformazione termodinamica che ammette un cunché (in quanto, per esempio, violavano il principio di complementarità enun­modello in T, (cioè di Carnot ), essa ammette un modello isomorfo in T~ (cioè ciato dallo stesso Bohr alcuni decenni dopo: la vicenda è riassunta nell'articolonella termodinamica); ma ci sono trasformazioni che ammettono modelli in + Quanti+). Non diversamente che nella+fisica+ vanno le cose nelle+matemati­T~ e (allo stato attuale delle conoscenze) non in T,. Questa non è che una rifor­ che+: a cosa si riferiva mai, per esempio, Leibniz quando presentava la sua ge­mulazione della condizione di progresso: a una simmetria tra i due schemi, rarchia di differenziali come quantità « inconfrontabili» con quelle del livello im­esplicativa sotto condizioni restrittive, si affianca un'asimmetria del caso piu mediatamente precedente> Gli esempi potrebbero continuare...generale. La +traduzione+, dunque, è una forma di +spiegazione+; mediante Tanto l'assegnazione di un riferimento quanto la traduzione dipendono dallaessa è infatti possibile «spiegare il successo della teoria meno ampia» [Yoshida scelta di un accoppiamento «ragionevole» di insiemi di +credenze+ tra cui non

r977, p. 7z; cfr. anche p. 7o]. Naturalmente questi giudizi valutativi circa il c è corrispondenza completa. Di nuovo, simulare la «ragionevolezza» significa«progresso» sono a loro volta fallibili e sottoposti al vaglio dell'esperienza. simulare l'intera mente umana!

Anche i casi storici cui alludeva il brano manualistico riportato qui alle pp. 9z8­ Per usare ancora le parole di Kuhn : «Una traduzione richiede sempre e di929 potrebbero venir trattati in modo analogo [per una dettagliata analisi cfr. ibid., necessità imperfezioni e compromessi; il compromesso migliore per un certo

pp. z8-3z]; e, forse, lo stesso vale anche per alcune grandi «rivoluzioni scienti­ scopo non può essere affatto buono per uno scopo differente; il traduttore ca­fiche» della 6sica del Novecento (come +relatività+ e+quanti+ in relazione alla pace... non procede con piena sistematicità, ma di continuo fa slittare (shifts)meccanica classica) [cfr. ibid., pp. 4o-5r e gz-64]. Quella di Neurath e degli la scelta di una parola o di una locuzione, a seconda di quale aspetto dell'origi­altri suoi collaboratori a Chicago era un'enciclopedia mirante a una unificazione nale gli sembra piu importante conservare» [r976, p. r9r].linguistica; un'enciclopedia «post-positivistica» è un'enciclopedia che non può La +traduzione+ è dunque una capacità, una competenza (cfr. l'articoloprescindere dal ricorso alla «traduzione». Ma cosa distingue i due progetti? +Competenza/esecuzione+), ovvero ana forma di «conoscenza pratica» che faTraduzioni come quelle qui delineate non sono forse delle «riduzioni» (come si che un vero e proprio manuale di traduzione venga costruito passo per passo

sottolinea, per esempio, Yoshida, fin dalla terminologia impiegata)! La diversi­ man mano che una teoria si dispiega e si confronta con quelle precedenti o ri­

tà sta nel carattere non univoco (come ha sottolineato Field), incompleto e locale vali. A parere di chi scrive, questa capacità potrebbe venire ribattezzata addirit­

della traduzione. tura «intuizione». Ma ora, nella riquali6cazione di questo ultimo termine [cfr.Il caso storico della teoria del calorico lo mostra ampiamente. Ma per ren­ anche Geymonat I953, pp. 49-5r] non c'è piu nulla che faccia pensare all'atto

dersene conto a livello generale, sarà bene prendere le mosse dalle vicende di di genio, all'ispirazione dello scienziato, ecc. Per quanto possano sembrare a

quell'ambizioso programma noto come «traduzione meccanica». Esso — detto prima vista «sospette», le traduzioni, non diversamente dalle spiegazioni scien­in breve — mirava a incorporare nella nozione di traduzione tutti i vincoli perti­ tifiche, riducono l'arbitrario di una morfologia, costituiscono delle interpreta­nenti — interessi, preminenze, strutture cognitive, ecc. — senza distinguere, al­ zioni, conferiscono del senso e dipendono dalla costellazione dei nostri «inte­

meno in prima istanza, fra i termini delle coppie +innat %cquisito+ e +natura/ ressi ».cultura+. Il risultato pare essere stato «un assoluto fallimento» [Putnam r978, Naturalmente un manuale di traduzione — anche se si limita a stabilire unatrad. it. p. 74], che ha semplicemente corroborato una tesi di Chomsky: non è corrispondenza tra le applicazioni di una teoria o programma Tr e quelle di una

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Ricoprimenti tematici 940 94i Ipotesa, calcoli, conoscenza

teoria o programma rivale T, — non nasce come Atena armata dalla testa di spesso del vantaggio inestimabile che i segni usati nei due linguaggi sono iden­Zeus. Per tutte le ragioni di cui si è detto, esso sarà costruito passo per passo. tici o quasi, che la maggior parte di essi funziona nello stesso modo in entrambiUna comunità scientifica scissa tra due parti rivali difficilmente riuscirà nel bre­ i linguaggi, e che, dove la funzione è cambiata, ci sono nondimeno delle ragionive periodo a stabilire la superiorità, ad esempio, di Ta su T,. Ne consegue che il informative per mantenere lo stesso segno. Ma questi vantaggi comportano dellerifiuto di T, a favore di T, non potrà basarsi sulla superiorità attuale di T„m a , penalità di cui ci sono esempi sia nel discorso scientifico che nella storia dellaal piu, sulla sua superiorità potenziale. È abbastanza plausibile che si individui scienza» (trad. it. pp. 354-55).agi'inizi la superiorità potenziale di T, nel fatto che T, è in grado di avviare a Ovvero, metaforicamente, la sopravvivenza degli antichi dèi. Se ne è vistosoluzione almeno un problema il cui correlato in T, era sentito come parti­ sopra un esempio nelle scienze fisiche (il calorico). Ma un discorso analogo po­colarmente urgente, senza però che in Ti si fossero compiuti passi significativi trebbe svolgersi per le matematiche, per esempio a proposito di quelle quantità

per risolverlo. Questo spiega perché, inizialmente, la comunicazione tra le due infinitesimali il cui impiego nella pratica del calcolo era cosi ingegnosamente

parti sia solo parziale, perché i sostenitori di entrambi gli schemi ricorrano a giustificato dalla «metafisica» di Leibniz. Scrive per esempio Quine [r966], atecniche argomentative per persuadere o convertire gli avversari, ad artifici re­ proposito della riformulazione del calcolo nello stile e-8: «Weierstrass non ha

torici, insomma alla+propaganda+; perché, conseguentemente, le applicazioni definito l'infinitesimo, ma na mostrato come andare avanti senza di esso» (trad.esemplari di T, corrispondano generalmente ad applicazioni non riuscite di Ti. it. p. zi3 ). Invece, come ha mostrato l'accurata ricerca storica di Pierre DugacMa in queste circostanze non si può escludere che, pur essendo razionale — o [i978, in particolare pp. 5o-53 ], Weierstrass ha continuato a impiegare la co­almeno, ragionevole — rimpiazzare T, con T„questo mutamento non sia per ciò moda immagine degli infinitesimi fornendo, là ove era opportuno, una «tradu­

stesso progressivo, in quanto lo sviluppo di T, non sempre consente la costru­ zione» nel nuovo linguaggio e giustificando la stessa intuizione fisica sottostan­

zione di un manuale di traduzione cosi articolato da tradurre in Ta tutti i pro­ te alle «quantità infinitamente piccole» [cfr. del resto Yoshida 1977, p. 25 ]. Diblemi di T, che si ritengono sufficientemente interessanti. Dunque, in linea di nuovo una traduzione che procede passo per passo, con le sue incompletezzeprincipio, un mutamento scientifico — anche se razionale — non significa ipso (non tutta la concezione di Leibniz poteva venir recuperata nel nuovo quadrofacto un progresso (di fatto, tuttavia, almeno nella+fisica+ da Galileo ai giorni concettuale!) e con la sua non-univocità: non è possibile infatti — nel contestonostri, si è avuto abbastanza fortuna!) dell'attuale logica, servendosi di opportune tecniche di teoria dei modelli — un

Si è detto sopra che lo storico della+ scienza+ è uno storico dell'+ invenzione+. differente «recupero» dell'infinitesimale, come ha mostrato Abraham Robin­

Si può ora aggiungere che è anche uno storico della traduzione. In un doppio son> (Si veda quanto osservato, sotto il profilo della problematica logica, nel­senso : procede egli stesso mediante traduzione, nel tentativo di comprendere le l'articolo +Logica+; per Ie modalità con cui questo «recupero» viene eseguito, si

vicende dell'impresa scientifica che piu gl ' interessano, cioè nel tentativo di veda altresl l'articolo +Infinitesimale+; il lettore è anche rimandato, in questo

«razionalizzare» il comportamento di quella particolare «tribu» — tolemaici o stesso volume, alle pp. 35-53). Dunque gli «dèi falsi e bugiardi» — come sonocopernicani, cartesiani o newtoniani, seguaci dell'etere o suoi negatori, mecca­ talvolta chiamati gl'infinitesimi in qualche storia della matematica — ritornano

nici «classici» o relativistici o quantistici, ecc. — che diviene oggetto della sua e possono, di nuovo, indicare una via verso qualche non banale verità.

indagine. D'altra parte le traduzioni rientrano nella stessa pratica scientifica: In conclusione: il fatto che la traduzione, intesa come parte integrante del­

i ricercatori, di fronte alla proliferazione di teorie rivali, non possono far altro l'euristica dello storico della scienza, sia «impregnata» d'interessi giustifica l'af­

— come ha osservato lo stesso Kuhn [I97oa] — che «riconoscersi l'un l'altro come fermazione b) che si è fatta alla p. 934. Ma anche l'affermazione c) di quellamembri di comunità linguistiche differenti e... diventare quindi dei traduttori» stessa pagina è insieme giustificata. Le traduzioni rientrano infatti altrettanto

(trad. it. p. z4z). Sia linguisti sia filosofi della scienza hanno sottolineato che la nell'euristica di programmi di r icerca scientifici: mostrano come le differenti

traduzione incontra però «resistenze strutturate»: è per questo, allora, che si formulazioni «ben strutturate» di un enigma «mal strutturato» possano rive­

ricorre a deformazione dei significati originari, a tensioni di concetto, a ipotesi larsi versione di una stessa «questione imperfetta»: tramutano cioè quel che

ausiliari. Ciò è implicito nell'idea di « tradurre» come «razionalizzare» : il tradut­ era stato chiamato un +enigma+ in un generatore di problemi «ben posti».

tore assegnerà ai termini della teoria (o programma di ricerca o paradigma) da Questa è la virtu dell'analisi, come scriveva il matematico Lazare Carnot nel

tradurre dei riferimenti sfruttando in maniera essenziale le risorse della teoria ) 3o delle sue Répexions sur la métaphysique du calcul infinitésimal [i797] : «Gli(o programma di ricerca o paradigma ) in cui traduce. enigmi non sono proprio ciò che distingue in modo essenziale l'analisi dalla sin­

Kuhn [i97ob] l'ha detto molto bene: «Un manuale per la traduzione com­ tesi ; anzi, quel che fornisce alla prima quelle preziose risorse da cui la seconda èprende inevitabilmente una teoria, che offre lo stesso genere di ricompensa, ma priva>» Essi consentono l'aumento dei problemi — quindi l'aumento del conte­

che è anche soggetta agli stessi rischi delle altre teorie... : la classe dei traduttori nuto empirico — della teoria in questione. Ovvero : se in un qualche modo si ri­

comprende tanto lo storico della scienza quanto lo scienziato che cerca di co­ chiede che i termini della teoria da tradurre, per esempio T„abbiano dei refe­

municare con un collega che sostiene una teoria diversa... [I traduttori ] godono renti, e T, accoglie il detto principio «del beneficio del dubbio» o «di indul­

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genza», ciò impone dei vincoli su Ts, limita cioè la classe delle teorie candidate cfr. quanto osservato qui nel ( 4, per non parlare della vita associata, del dise­a rimpiazzare T„ in quanto Ta deve avere la proprietà che, dal suo punto d?vista, gno delle istituzioni, dell'esperimento politico...)si possano assegnare referenti ai termini di T,. Ma il ristabilimento del legame tra scienza ed etica va di pari passo — e la

Putnam ha sottolineato che classiche richieste — come aumento del potere citazione goethiana con cui si è cominciato il paragrafo ne era un po' la spia­predittivo o della «semplicità» della teoria — non producono restrizioni analoghe con quello dell'analogia tra scienza ed +arti+ (+letteratura+ inclusa). Ancoraa quelle prodotte dal principio d'indulgenza. Sotto questo profilo si risponde una volta una tipica dicotomia (neo)positivista è rimessa in discussione. Unaalla questione relativa alle restrizioni alla creatività dei singoli membri della enciclopedia (neo)positivista — come la Encyclopedia di Chicago — poteva farecomunità scientifica. Si tratta di v incoli interni all 'euristica dei singoli pro­ oggetto della propria investigazione le arti solo vedendole come espressione dellegrammi. emozioni umane, riducendo quindi la dimensione artistico-letteraria entro il set­

tore piu generale del +comportamento e condizionamento+... Ma quando si ri­vendica, non solo per le teorie fisiche ma per la stessa deduzione nel campo

8. I l e gami con etica e arte. della logica, il merito di «aflinare le nostre intuizioni e approfondire le nostreconoscenze mediante la scoperta di proprietà del tutto insospettabili dal punto

Goethe affermava che era sufficiente che un +artista+ si scegliesse un sog­ di vista del sapere preteorico» [Geymonat I979, p. 86], perché negare un meritogetto perché questo non appartenesse piu alla+natura+. Non si potrebbe adat­ analogo ad altre forme in cui si dispiega la creatività? Forse che il poema di Gil­tare questo detto al comportamento dello scienziato? Come diceva già William gamesh, o l'Odissea, o Joyce — oppure Caravaggio, Rembrandt o Turner — nonWhewell nel secolo scorso, una maschera di teoria ricopre il volto della na­ scoprono anch' essi «proprietà del tutto insospettabili»> Il fatto è che musica etura: ogni+osservazione+, ogni+esperimento+ è «?carico di teoria», anche se ap­ poesia, pittura e scultura, ecc. sono e non sono in conflitto con la scienza: nonparentemente semplice; ogni nostro modello richiede un taglio nel +reale+ tra lo sono, in quanto anch' esse, per dirla con Goodman [ig68], contribuiscono aquel che è rilevante e quel che è trascurabile; «teorizziamo continuamente, an­ «rifare il mondo», secondo le modalità di rappresentazione che sono loro pro­che quando facciamo la piu banale asserzione singolare» [Popper rggg, trad. prie; sono in conflitto in quanto rappresentano un tipo di conoscenza rivale,it. p. 478] ; le nostre teorie rimandano a loro volta a vere e proprie metafisiche, contestando la pretesa «scientista» che la conoscenza scientifica sia l'unica for­non solo a livello di theory-building ma anche a livello di giustificazione; i nostri ma di conoscenza (d'altra parte, l'errore di grandissima parte della tradizionestandard di metodo, i criteri di valutazione, i canoni del rigore non solo variano umanistica consiste nella credenza che il proprio tipo di «conoscenza» sia a suanel tempo, ma a loro volta sono impregnati di+valori+... Si potrebbe infine sot­ volta «superiore» o «piu profonda» di quella scientifica).tolineare che anche i valori che sottendono la ricerca — quelli che Stefan Amster­ Le arti e le scienze operano inventando, applicando, interpretando, trasfor­damski ha battezzato «ideali di scienza» (cfr. l'articolo +Scienza+) — non sono mando, manipolando certi sistemi simbolici in modi che si somigliano o si dif­cosi stabili come l'assuefazione potrebbe far credere... ferenziano in certi modi specifici. Come ha suggerito Goodman [tg68, trad. it.

Una prima conseguenza di tutto questo è un riesame dei rapporti tra scienza p. zzzj, lo studio di queste+operazioni+ e il confronto tra le varie «forme sim­ed+etica+ (e quindi, di per ciò stesso, tra scienza e filosofia). La tradizione posi­ boliche» e le loro differenti «funzioni» potrebbero gettare luce sui meccanismit ivista e neopositivista non aveva esitato a mettere sotto processo i valori, r i­ cognitivi, sulle tecniche di apprendimento, sulla stessa fruizione sociale del pro­solvendo l'etica in chiave emotivista. I giudizi di valore — concludevano Hahn, dotto «artistico» % «scientifico». Se un'enciclopedia mira a tutto questo — diNeurath e Carnap [xgzg] — non potendo venir controllati (= veri ficati o una nuovo, rimettendo in gioco sistematiche e classificazioni consolidate — il tipoqualche variante), non posseggono contenuto conoscitivo; ma sino a che punto di aggregazione concettuale che viene delineando non può dare per scontato al­questi standard ricostruiscono l'eflettiva pratica scientifica> (Si è visto nel ) 3 cun piano privilegiato...che sono troppo rigidi e che la stessa metafisica, cacciata dalla finestra, è rien­ Si è perso qualcosa con tutto ciò? Si è forse ridotta la scienza ad arte? Si so­trata, per cosi dire, dalla porta principale). Ancor meno fondato pare l'argo­ no poste le teorie scientifiche sullo stesso piano della+finzione+ letteraria> Si èmento secondo cui, in questioni etiche, non si può ottenere un accordo univer­ forse insinuato che la scienza «inventa» la propria ontologia come spesso si dicesale (per liquidare il cosiddetto argomento del consenso secondo cui gli asserti delle arti? Toulmin, Kuhn e soprattutto Feyerabend hanno insistito sul fattoscientifici vengono accettati in modo unanime o comunque dalla schiacciante che un paradigma si ritaglia i propri fatti, impone i propri criteri, delinea unamaggioranza degli esperti, basti ricordare, con Putnam, che in questo modo si sua ontologia: la traduzione — come si è cercato qui di indicare — permette peròverrebbe a considerare la stessa +astrologia+ come genuina+conoscenza+: non confronti tra schemi di pensiero «incommensurabili » proprio perché consenteè forse vero che per secoli le sue proposizioni hanno ottenuto il consenso della di simulare all'interno d'uno schema una parte rilevante d'un altro schema riva­stragrande maggioranza degli esperti? Si rammenti, per contro, il ruolo che ha le. Essa spiega le ragioni della rivalità e, sul lungo periodo, anche quelle dellail dissenso nella +innovazione)scoperta+, a cominciare dall'impresa scientifica: vittoria di uno schema sull'altro. Riabilita, in un qualche senso, la nozione di

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Ricoprimenti tematici 944 945 Ipotesi, calcoli, conoscenza

progresso, ma al tempo stesso la libera da ogni dubbia nozione di direzionalità,Naturalmente è possibile affiancare, all'immagine della crescita della scienza 9. Breve digressione.

via traduzioni, delle ipotesi che pretendono di spiegare il fatto che, almenonella +fisica+ e in altre discipline «mature», le traduzioni (cioè le reinterpreta­ Nell'uno e nell'altro campo il modo di procedere (pur con tutte le specifichezioni via principio di indulgenza) d'abitudine riescono. Piu precisamente, tali differenze che in questa sede nessuno intende minimamente sottovalutare) po­ipotesi pretendono di rendere conto non solo dell'uso — nella pratica scientifica­ trebbe essere paragonato a quello di un «automa locale», tipico dei cosiddettidi principi analoghi al «principio di corrispondenza» che cosi fertile si è rive­ sistemi acentrati (si veda l'articolo + Centrato/acentrato+) ; come in un labirinto,lato sotto il profilo euristico nella fisica dei +quanti+ (e quest'uso è un fatto a tastoni. Per rendere meglio conto dell'immagine della conoscenza (conoscenzacerto), ma soprattutto la circostanza (e questa è almeno plausibile) che tale uso scientifica, ma non solo) che sottende alla luce di quanto detto fin qui il progettodia i risultati voluti, cioè l'inclusione approssimata di uno schema nel succes­ enciclopedico, si ricorrerà a un paragone. Nel film Shining di Stanley Kubricksivo. Questi due «fatti » sono esattamente quelli che ci si dovrebbe aspettare se il protagonista contempla un giardino fatto a +labirinto+ al cui interno si tro­sono veri i due seguenti principi (Boyd, Putnam, ecc.) : r) i termini delle teorie vano sua moglie e suo figlio. Ha la mappa del labirinto, domina la situazione dadi una disciplina «matura» abitualmente denotano; z ) in una disciplina «ma­ un punto di vista «globale» al contrario degli altri due, che dispongono solo ditura» le teorie sono approssimativamente vere. Se le teorie fossero semplici mec­ informazioni «locali» (cfr. l'articolo +Locale/globale+). Eppure, alla fine, nel la­canismi di +calcolo+ — e quindi i loro termini non denotassero alcunché —, il birinto egli troverà la morte, mentre la donna e il ragazzo riusciranno a sal­loro successo, ereditato via traduzione delle teorie successive, potrebbe sem­ varsi. [G. G.].brare alquanto sorprendente; e altrettanto sorprendente risulterebbe il fatto chesul lungo periodo abitualmente uno solo di questi meccanismi funziona (si vedasotto questa luce l'esempio della termodinamica e della teoria del calorico fattonel ( 7) seppure parzialmente. A siffatti esiti strumentalisti il realista — ché tale Badiou, A.

è appunto chi accetta r ) e z) (si vedano in questo stesso volume le osservazionit969 La subversion infinitésimale, in «Cahiers pour l'analyse», n. 9, pp. t t8-37.

alle pp. z' - 49) — può ribattere che, assumendo che le teorie (in discipline «ma­Carnot, L.-N.-M.

1797 Réfiexions sur la métaphysique du calcul infinitésimal, Duprat, Paris ; ora in tEuvres ma­ture») non sono solo meccanismi di calcolo, bensi sono approssimativamente thématiques, Decker, Basle t9»r.

vere e hanno termini denotanti, tali «fatti » cessano di destare meraviglia. Cyrano de Bergerac, H.-S.Eppure tale «convergenza» delle teorie «verso la verità» può a sua volta ri­ [r63o] L' a u t re monde, ou les états et empires de la lune, Sercy, Paris t637 (trad. it. Theoria,

velarsi un +vincolo+ troppo rigido. Per dirla con Putnam : il principio d'indul­ Roma t98a ).

genza non coincide affatto con il principio dell'indulgenza irragionevole: restaDewey, J.

1938 Un i ty of Science as a Social Problem, in International Encyclopedia of Unified Science,in ultima analisi un valore che può entrare in conffitto con altri. Ma ancora una vok I, t. I, Un iversity of Chicago Presa, Chicago-London, pp. 29-38 (trad. it. in O.volta, quando si ha a che fare con la definizione di ciò che è «ragionevole» e di Neurath e altri, Neopositivismo e unità della scienza, Bompiani, Milano t973, pp. 37-$7 ).ciò che non lo è, sarà difficile una definizione globale e sarà opportuno accon­ Dugac, P.

tentarsi di caratterizzazioni locali. Il che non vuoi dire che gl'individui non di­ r978 Su r les fondements de l'analyse de Cauchy d Baire, tesi, Université Pierre et Mar ie Cu­rie, Paris.

spongano anche in questo caso di strumenti razionali: dovendo scegliere tra li­ Enriques, F.nee di condotta alternative per obbedire a certi valori — piu in generale, per 1936 Il s igniftcato della storia del pensiero scientifico, Zanichelli, Bologna.

soddisfare certe preferenze —, un paradigma sarà fornito da quei principi di Feyerabend, P. K.«razionalità minima» che sembrano sottendere le decisioni in condizioni d'in­ 1975 Against Methodt Outline of an Anarchistic Theory of Knotoledge, New Left Books, Lon­

certezza (si veda anche l'articolo +Teoria/pratica+). Ma non si entrerà qui nei don (trad. it. Feltrinelli, Mi lano t979 ).Field, H.

dettagli di tale questione (cfr. in questo stesso volume le pp. 498-5o8).I973 Theory change and the indeterminacy of reference, in «The Journal of Philosophy», LXX,

Forme di realismo, del resto, sono praticabili anche nella letteratura e nelle pp. g6a-sr.arti: ma anche qui si tratta di un valore che può essere differentemente specifi­ Fox, R.cato e che può entrare in conflitto con altri. Come ha mostrato eccellentemente r97r Th e Calorie Theory of Gases: from Lavoisier to Retlnault, Clarendon Presa, Oxford,

Gombrich, le arti figurative, per esempio, possono conoscere una sorta di «pro­ Geymonat, L.

gresso»: ma la valutazione di tale «progresso» dipende da tutta una costella­ r953 Saggi di filosofia neoraaionalistica, Einaudi, Tor ino.

zione d'interessi,oche rendono continuamente rivedibili i giudizi : non diversa­ t979 Paradossi e rivolu ioni, Il Saggiatore, Milano.

mente vanno le cose, almeno in linea di principio, con spiegazioni e traduzioniGtorello, G., e Mondadori, M.

r978 Di n amica della conoscen a scientifica e dialettica, in U. Curi (a cura di), I-a razionalitànell'impresa scientifica. scientifica, Francisci, Padova, pp. IO7-$9.

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Ricoprimenti tematic i 946 947 Ipotesi, calcoli, conoscenza

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949 Dall'economia alla storia

Dall'economia alla storia gli altri «locali» con cui viene a contatto, fluttuanti si ma dotati singolarmentedi un certo «ordine». Ciò significa che l'ipotesi deve possedere una certa « logica»interna, la quale, a sua volta, contiene in sé, almeno in parte, dei suggerimenticirca il suo «movimento» in spazi ad essa esterni. In definitiva una tale+ ipotesi+

t. Un c r i terio per cominciare. si configura come un +modello+: le sue connessioni interne ne definiscono la+ logica+, quest'ultima è a un tempo sistema di riferimento per le connessioni che

Nell'ottobre del t946, Ogotemmeli, un vecchio e cieco cacciatore della popo­ vanno individuate nelle relazioni con l'esterno e sistema d'orientamento perchélazione dei Dogon dell'Africa occidentale, acconsenti di i l lustrare all'etnologo suggerisce di per sé gli altri spazi « locali » da intercettare.francese Marcel Griaule l'immagine che del mondo aveva il suo popolo. In Per quanto forse assai schematico, questo criterio pare sufficientemente chia­trentatré giorni di conversazione essi cercarono di rendere tra loro tangenti due ro — anche se certo non è l'unico possibile — per sfuggire alle angustie del «caso».universi. In un celebre libro poi, Dieu d'eau ( t966), Griaule tradusse i raccontidi Ogotemmeli in un sistema simbolico percepibile dal lettore europeo. Cosii Dogon entrarono a far parte della nostra conoscenza storica. Sul versante degli z. Il m odo di produzione come (<dato» e la storia come «teoria».avvenimenti, il colonialismo e i processi di «modernizzazione» in Africa hannoprobabilmente inciso sui Dogon attuali e forse eroso la loro immagine del mon­ Si vuole qui assumere in primo luogo un+ modello+ tratto dalla teoria econo­do. Rimane tuttavia l'impianto concettuale elaborato da Griaule ; su questa base mica e in particolare dalla teorizzazione marxiana : nella fattispecie il modello del(o poco piu) è dato agli altri «discutere», «approvare», «dissentire», «verificare» +modo di produzione+ caratterizzato dalla socializzazione dei mezzi di produ­su un certo stato della loro storia. E ciò avviene perché, contrariamente al meto­ zione fondamentali, evocato del resto come prospettiva in numerosi articoli «e­do del racconto usato da Ogotemmeli, Griaule ha cercato una sistematica nelle conomici » di questa Enciclopedia. E in secondo luogo si tratta di sottoporre taleimmagini, nei simboli, negli oggetti che gli venivano via via esposti. modello economico al vaglio dell'analisi storica, cosi come di solito si sottopon­

Nei confronti dell'Enciclopedia ci si trova in una situazione per alcuni aspetti gono modelli storici al vaglio di analisi economiche, sociologiche, ecc. Una taleanaloga a quella di Griaule. Esiste un certo stock di concetti dotati di per sé di premessa va certamente chiarita in tutt i i punt i interrogativi che stanno dietrouna propria organizzazione «locale» (i gruppi di articoli) ; nel loro insieme es­ simili affermazioni.si sono tuttavia fluttuanti nello spazio mentale in modo che può apparire anchedisordinato. Organizzarli, anche in parte e per settori ad esempio, rimane sen­ z.t. Economia e storia.za esito alcuno se non si dispone di un qualsiasi progetto. La scelta del luogo dipartenza è caduta sull'area grosso modo definibile come economica (+modo di «Tutte le cose che si conoscono hanno numero : senza il numero, non sareb­produzione+, ma potrebbe essere anche +ambiente+, +religione+: il problema be possibile pensare, né conoscere alcunché» [Stobeo, Ecloghe, I, zt, pb]. Ènon muta in sé). Per uscire da questa area occorre un criterio, qualsiasi esso sia. assai probabile che il pitagorico Filolao, cui si riferisce questa affermazione diIl+sistema di riferimento+ scelto potrebbe anche non rivelarsi buono o efficace ; Stobeo, intendesse porre in evidenza che solo con un criterio generale di +for­avrebbe comunque sempre il pregio di rendere nota la collocazione, il punto, in malizzazione+ — nel suo caso il+numero+ — era possibile mettere a confronto en­ogni istante e con ciò di conferire un senso alle relazioni che via via si instaurano. tità in apparenza diverse. La commensurabilità e quindi la conoscibilità dellaSu queste basi è sempre possibile correggere la rotta, tornare indietro, anche as­ +natura+ e delle attività umane dipendono, allora come oggi, direttamente dalsumere alla fine, su risultati giudicati erronei, un nuovo sistema di riferimento. tipo di soluzione che viene dato alla scelta di tale criterio. Sin dalle prime osser­

A livello generale, questo può rappresentare un criterio. Si tratta ora di dar­ vazioni sul+mondo+, gli uomini hanno dunque «incespicato» su questo pro­gli forma. Dove reperirla? Fuori o all'interno dell'ambito di partenza> Cer­ blema e hanno cercato di individuare da sempre criteri di commensurabilità e dicarla all'esterno pare senza senso: perché trovarsi in uno spazio determinato e stabilità (cfr. l'articolo + Stabilità/instabilità+) al fine di rendere tra loro « traspa­da li partire facendo finta di non esservi? Si potrebbe certo iniziare da altri luo­ renti» e quindi conoscibili i +fenomeni+ che li circondavano. E con ciò si aprighi (da religione, ad esempio) ; tuttavia, anche in questa eventualità, deve forse la caccia all'+errore+ e alla verità, all'apparenza e alla trama nascosta, alla diver­mutare il modo con cui si elabora il criterio> Si dirà, dunque, che il sistema di sità e all'+unità+, all'essere e al divenire.riferimento ipotetico e iniziale deve scaturire dall'«interno» dello spazio con­ Come attività di pensiero che riflette sugli avvenimenti accaduti, la+storia+cettuale in cui ognuno si colloca. L'ipotesi da formulare va pertanto delineata si è piu o meno sempre trovata in una posizione precaria, stretta com'è tra le ap­tramite i suggerimenti forniti dal «locale» (cfr. l'articolo +Locale/globale+) ; essa parenze, che rappresentano i suoi materiali, e gli sforzi teorici per porre ordinedeve essere abbastanza semplice per costituire un che di «maneggiabile» ma de­ nei suoi dati, che costituiscono le sue possibilità conoscitive. La situazione di chive anche avere un carattere sistematico per poterla mettere a confronto con tutti fa storia si situa dunque in maniera spesso instabile tra l'apparenza dei fatti e la

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95i Dallpeconomia alla storia

loro trama nascosta: se la teoria assume dei criteri per individuare un ordine, èsempre nei fatti che occorre poi procedere al confronto. Ma, sotto questo aspet­

l to, i « fatti » non sono mai dati una volta per sempre : l'«ordinatore» dello stori­Il t co riceve dalla+ricerca+ sempre nuove informazioni: altri fatti o fatti carichi di

gg r' nuovi significati che conferiscono mutamenti e ampliamenti verticali e orizzon­Il gg tali, che divengono a loro volta punti interrogativi e problemi per quanto attiene

ai tentativi di delineare uno o piu ordini. In definitiva, ciò comporta la consape­f

bo volezza che, in virtu di tali arricchimenti continui negli «archivi» della storia,nessuna società storica può assumersi come definitivamente «data».

La «concretezza» che i dati impongono alla ricerca storica può essere me­d

b d»bmno forte in altre discipline la cui finalità si pone su un altro livello. È il caso della

m) tt* teoria economica che, pur facendo continuamente riferimento al concreto, non

t ro 'Wmf t l

poche volte lo considera come un+dato+ o ne dà una versione molto semplificata.b I

bbigl t f f Con ciò non si tratta certo di mettere in questione il +metodo+; ogni disciplinat

l'd

formula ipotesi e teorie sulla base della individuazione sempre piu netta del suoh

d P " " + oggetto+. E va detto pure che l'elaborazione di una teoria economica si effettuat I / or sull'analisi dei fatti cosi come la storia «seleziona» i dati in base a ipotesi di na­

t g tura teorica. È il peso dei fini che differenzia profondamente i due processi: daC un lato vi è soprattutto quello teorico mentre dall'altro prevale quello di natura

c b o/c Irue ccm*CC t«

esplicativa sul filo dei fatti. In linea generale questo è l'«ordine» con il quale siIteti m r mo i

clcillb pure I I •/UI O

sono regolati gli scambi tra i due campi di ricerca. Si dovrà anche dire, tuttavia,che la storia ha finito col contrarre una sorta di debito nei confronti dell'+econo­

d m / à t t •P mia+ per quanto attiene ai sistemi teorici con i quali vengono letti e ordinati i

tm p tt d d tp t« fatti di natura economica. Del resto, la storia economica non è forse scaturita

pp

t d Iddalle sollecitazioni provenienti dalla+scienza+ economica? Un tale debito è as­

lod' bm sai piu forte poi nei confronti di quelle teorie economiche che assumono anche

d caratteri esplicativi generali della storia. Tra i due versanti, alla fine, le relazionit g tt

tt * po '/d lib ul

instaurate stanno, da un lato, nella «traducibilità» delle teorie economiche nel­«g g • g ttd p t t ' I t

la storia e, dall'altro, nella «verificabilità» delle teorie economiche da parte dellah*

t« t bt lie~ /bm d ~ d'upp storia. Resta comunque il fatto che nella sfera dei fatti economici il principale

P""mm P'"' " apporto teorico è venuto proprio dall'economia.

«I IVa da sé che, cosi sommariamente esposto, tale discorso presenta caratteri

P'i tb assai netti, che semplificano di molto i problemi sottostanti. Il campo è comun­

to

lque del tutto sgombro da polemiche di primazialità: i punti di tangenza tra le

I* « due sfere e le «interferenze» sono troppo numerosi e importanti per sprecared

• Chi I d •ttl t là

energie in questo senso. Quel che si vuole invece sottolineare sta nel fatto che— probabilmente — ulteriori innovazioni potrebbero scaturire alla condizione che

P g g iil «modo di pensare» e di far ricerca siano, per cosi dire, reversibili in entrambii settori, cioè che teoria e fatti siano tra loro circolari una volta che siano stati

uolI «

resi espliciti i sistemi approntati per tradurre tra loro i due versanti.Il problema che ciò pone sta allora nel chiedersi se sia possibile — teoricamen­

te possibile — usare nella+storia+ lo stesso procedimento della+scienza+ econo­

La regione del grafo dell'Enciclopedia che la redazione ha proposto a Giuseppe Papagnomica, bloccando alcuni dati nel tempo all'interno di una teoria. In altre parole:

come sfondo della presente trattazione. f 'area racchiusa dalla linea marcata individua ilquest'ultima, una volta assunti certi dati, procede a un'elaborazione concettuale

nucleo tematico di partenza. che tiene in massimo conto connessioni e implicazioni — secondo una certa lo­

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Ricoprimenti tematici 95z 953 DalPeconomia alla storia

gica — e siica — che si stabiliscono fra le categorie individuate (cfr. l'articolo +Categorie/ potenzialità successive. Si dirà che come premessa non è palesemente vera né

categorizzazione+), badando alla coerenza teorica dell assieme. Assume. A ndo ad falsa (cfr. l'articolo +Vero/falso+) ; certamente è falsificabile e, quindi, consenteesempio la categoria lavoro come fonte principale del valore (cfr. l'articolo +Va­ un discorso di natura scientifica.

lore/plusvalore+), ne scaturiscono alcune determinazioni necessarie, qui e u a l i i l Vi è un altro interrogativo, tutt' altro che secondario. Per operare una simile

plusvalore, il pluslavoro e il profitto nel caso che al lavoratore non venga resti­ analisi su un modello economico considerato come «dato», occorre avanzare una

tuito l'equivalente della sua attività. teoria che spieghi i meccanismi della storia. Anche su questo versante non po­

Adottando un simile procedimento nella storia l'interrogativo sta nel chie­ che sono le perplessità; dopo suggestioni, anche recenti, gran parte degli storici

dersi se sia possibile assumere come dato un modello economico per sottoporlo diffida oggi delle possibilità della «storia come scienza», per i pericoli che si pos­

all'analisi storica secondo la «propria» logica. È chiaro naturalmente che esiste sono celare dietro questa pretesa: ontologia, +metafisica+ o -ismi vari che fanno

un problema di « fattibilità teorica» nella conduzione di una operazione di questo della storia un campo di manipolazione dei dati condotta dall'esterno a fini ideo­

g nenere. Non si tratta infatti di considerare società storiche che si rifanno a un logico-dimostrativi. Tuttavia occorre consapevolmente formulare qualche ipo­

modello e di estrapolarne nel futuro certi trends, come fanno appunto molti u­ tesi in merito, pena il non poter andare oltre. Si tenterà pertanto di offrire un

turologi oggi. Né chiedersi quanto di un modello economico teoricamente ela­ quadro, anche se fortemente schematico, di una teoria dei meccanismi della

borato sia divenuto poi realtà effettiva per mostrarne la maggiore o minore vali­ storia cui attenersi.

dità ; in questo senso si procederebbe a un'analisi storica «classica» col porre un Si comincerà con l'affermare che ogni attività umana presenta due versanti,

modello teorico a confronto con la realtà storica scaturita.uno materiale e uno mentale. Si chiamerà il primo «base materiale» e l'altro «base

Il processo che qui si vuole invece delineare è tutt' altro: consiste nel porre mentale». Ognuna di tali basi si «muove» in virtu dei «materiali» di cui è com­

in relazione un modello economico, che è teorico ma che viene assunto nel tempo posta e disegna un andamento nel tempo che si definirà «ritmo», All'interno di

come un «fatto» storicamente dato, con la storia intesa come teoria. Si rimaneogni attività si formano dunque due ritmi, uno pertinente alla base materiale e

pertanto all'interno di un'analisi condotta sul filo della teoria, che in questa sfe­ uno alla base mentale. La situazione si presenta sotto la forma della «stabilità»

ra dovrebbe alla fine esprimere il livello di validità teorico-storico del modello quando i due ritmi sono tra loro in una dimensione di «compatibilità» reciproca ;dato. al contrario, subentra l'« instabilità» (cfr. l'articolo + Stabilità/instabilità+) tutte

Sorge subito un primo interrogativo : è possibile analizzare un certo modello le volte che uno dei due ritmi sta all'altro in una dimensione di « incompatibilità».

che è pensato esistente solo nel pensiero, e che quindi si pone in una dimensione La base materiale di una+religione+ può essere costituita, ad esempio, da prati­

che supera e intende superare le attuali condizioni storiche, con categorie sto­ che che si rifanno all'area dell'+agricoltura+ o della natura. La base mentale, cioè

riche elaborate invece proprio a partire dalla realtà storica conosciuta? Uno scien­l'insieme delle regole religiose in quanto tali, è ad essa compatibile quando i ri­

ziato cui fosse chiesto di definire le leggi fisiche che regolavano l'+universo+ pri­ spettivi ritmi (quello agrario e delle pratiche religiose da un lato e quello delle

ma del supposto big bang iniziale, risponderebbe quasi sicuramente che il que­ +credenze+ consuetudinarie o scritte dall'altro ) sono reciprocamente stabili. Nelsito è scientificamente improponibile, in quanto cio che era «prima» del big bang momento in cui in una+popolazione+ mutasse la base materiale (non piu il mon­non è assolutamente deducibile né correttamente ipotizzabile dallo stato attuale

do naturale-agricolo bensi quello urbano-industriale ) o, sull'altro versante, quel­e dalle leggi valide da quell'istante in poi. Tuttavia se lo stesso scienziato viene la mentale (una nuova spiegazione della natura e dei suoi processi) o, ultimo ca­interrogato sull'evoluzione futura, questa volta egli potrà formulare un'+ ipotesi+ so, entrambe, i ritmi entrerebbero allora in « frizione» tra loro e si originerebbe

sulla base delle conoscenze acquisite e anche formalizzarla con un modello,o la una situazione di instabilità per le incompatibilità verificatesi. Questo stato deve

coerenza del quale è verificabile sul lato teorico in base agli strumenti concettuali trovare nuove forme di adattamento, cioè nuove forme di compatibilità.

esistenti. Ai fini della validità del modello nella dimensione teorica sono ineffettua­ Questo vale per una singola attività, tuttavia i luoghi delle attività umane

li le sue ipotetiche conseguenze. Se l'esito comprende, per esempio, un punto di sono molteplici. Occorrerà pertanto procedere a una sorta di enumerazione di

rottura, al di là del quale potrebbero non essere piu valide le leggi attuali, ciò quelli che vengono ritenuti «importanti» (la +produzione/distribuzione+ del­non inficia né il procedimento di costruzione del modello stesso né l'analisi della

l'+eccedente+, la +religione+, la+scienza+ o le scienze, i+segni+, le relazioni so­

sua validità teorica. ciali, il+corpo+ e la psiche, i vari tipi di +tecnica+, il+suolo+, l'area della +vita/È possibile avvalersi di questi ragionamenti in via analogicai' Rimane certo il morte+, i+ valori+, la dimensione della+memoria+ e della+storia+, ecc.). Ognu­

dubbio circa una risposta positiva quando l'analogia (cfr, l'articolo +Analogia e no di essi presenta sempre una base materiale e una mentale e i rispettivi ritmi.

metafora+) viene applicata ad aree di ricerca cosi diverse come il mondo fisico Tuttavia ciascuna attività non agisce isolatamente in una società ma in aderenza

e il mondo umano. Procedere su questa via non elimina dunque alcune e consi­ con le altre ; per avere una visione generale occorre procedere dunque a stabilire

stenti dosi di arbitrarietà; va però anche detto che una simile ipotesi può trova­ delle relazioni. È questo il momento in cui entra come protagonista lo storico.

re a sua volta una forma di validità o di invalidità proprio in riferimento a!le sue Per quanto i «materiali» di cui sono composti i due ritmi di ogni attività forni­

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Ricoprimenti tematici 954 955 Dall'economia alla storia

scano delle indicazioni assai importanti circa il loro andamento e la compatibilità +Sviluppo/sottosviluppo+ cerca di delineare invece i «protagonisti e i soggetti»

reciproca, sta allo storico disegnare un modello unico (di compatibilità o incom­ (popoli o aree) che dànno vita a quei rapporti economici (+Agricoltura+, + Cit­patibilità) che esprima globalmente quella attività e, con questo procedimento, tà/campagna+, +Colonie+, +Commercio+, +Industria+, +Spazio economico+ ) ;tutte le altre. Si avranno dunque dei «modelli », tanti quante sono le attività pre­ +Modo di produzione+, infine, identifica i «concetti »; rappresenta con i suoi co­

scelte ; solo in tal modo le varie attività umane di per sé incommensurabili posso­ rollari il vero e proprio «nodo teorico» di tutta l'area economica (+Economia+,no essere messe a reciproco confronto senza cadere in forme di riduzionismo. A +Formazione economico-sociale+,+Lavoro+, +Proprietà+, +Riproduzione+,sua volta la situazione dei modelli dovrebbe indicare le compatibilità o incom­ + Transizione+).patibilità quanto a+ritmo+ generale che tra essi è individuabile e con ciò la+sta­ In posizione di «frontiera» rimane per parte sua +Eccedente+ (con+ Caccia/bilità/instabilità+ complessiva della+società+. La storia è il meccanismo genera­ raccolta+, +Dono+, +Pastorizia+, +Primitivo+, +Reciprocità/ridistribuzione+),le (il ritmo complessivo) delineato sulla base dei modi con cui i ritmi stanno re­ che tende a focalizzare il problema dello scaturire del sovrappiu — e con ciò del­

ciprocamente tra loro. L'aver esplicitamente parlato di compatibilità significal'+economia+ nei primi stadi della vita umana associata — a livello di «morfoge­

che sono ammissibili interferenze o diversità di ritmi purché si rivelino tali da nesi». Simile collocazione ha bisogno di un chiarimento. Una ragione si può

non incidere o alterare la stabilità singola o complessiva. trovare nella considerazione che +Modo di produzione+ non sembrerebbe in

In tal modo la storia potrebbe forse assolvere all'esigenza di cui alla citazione grado — a tutt' oggi, naturalmente — di poter agglutinare in modo teoricamente

di Filolao, che si situa nella possibilità di commisurare la diversità delle attività «forte» quella serie di comportamenti economici che, per semplicità, possono

umane sulla base dei modelli che si costruiscono ; al tempo stesso i concetti che essere definiti «antropologici». Un altro elemento è costituito dal fatto che su

consentono un simile processo non sono pari, ad esempio, alle leggi fisiche; de­ questo livello la sfera economica, quale viene oggi concepita sulla base della

vono cioè essere «graduati » e «regolati » dallo storico, in maniera esplicita, con scienza nata con l'economia classica, si è rivelata a molti embedded — con un'e­

una scala di misura che si rifà ai «materiali » che egli individua e di cui stabilisce spressione coniata da Polanyi — in maniera difficilmente districabile dai criteri

il ritmo nel campo delle situazioni storico-specifiche. Da ultimo, tutto ciò lascia sui quali è organizzata la vita sociale (quali la+parentela+, l'+endogamia/esoga­fuori qualsiasi ontologia o+ metafisica+ e qualsiasi -ismo : il quadro teorico si ba­ mia+, il +matrimonio+, la +famiglia+, il criterio culturale di appartenenza al

sa infatti sulla disposizione stessa dei «materiali » e non su qualcosa che sia ester­ +gruppo+, ecc.). Risulta, dunque, piuttosto problematica l'applicazione di ca­

no alla storia stessa. tegorie economiche «nostre» al fine di individuare il modello economico soggia­

Per l'economia dello spazio, una tale teoria è solamente sbozzata; tuttavia, cente. D altra parte l'individuazione di categorie interne a quella dimensioneD' l

poiché il discorso andrà svolto facendo riferimento solo al livello teorico — non (quali la+parentela+, il+dono+, la+ reciprocità/ridistribuzione+) che siano espli­è infatti in questione la definizione di un caso storico concreto —, i dati presentati cative circa la sfera economica in quello stato rischia di rappresentare una rottu­

dovrebbero essere sufficienti e sufficientemente chiari per poter affermare di ra nella continuità di applicazione del concetto di+modo di produzione+ qual è

aver risposto all'interrogativo che postulava un'ipotesi di teoria sui meccanismi stato delineato e, quindi, una limitazione alla sua efficacia e validità generali.

della storia per affrontare il modello economico come «dato». p oblema dell+economia+ (< primitiva» costituisce pertanto un interroga­tivo e con cio una sorta di «cuneo» teorico di cui occorre tener conto. Il

' 'I

n o. suo pos­si i e significato sta nel mettere in dubbio l'effettività di una definizione dell'eco­

I modelli. nomico di portata globale, senza incrinature e senza apertura ad altre sfere chene minerebbero in una certa parte la validità teorica intrinseca. In definitiva

l

Come si configurano gli articoli economici in questa Enciclopedia? Il nucleo dunque, proprio in virtu di tali premesse, l'area di concetti che fa perno su+Ecce­

si organizza attorno a quattro gruppi cosi definiti dai rispettivi articoli «portanti » : dente+ dovrà essere compresa nel modello che verrà elaborato.

+Produzione/distribuzione+, +Modo di produzione+, + Capztale+, +Snilupp%otto­ Comunque, per quanto detto in precedenza, risulta chiaro che il modello

sviluppo+. Il senso con cui attorno a ciascun concetto portante si sono disposti economico va pensato facendo riferimento all'area teorica per eccellenza costitui­

certi articoli, si può delineare nel seguente modo: attorno a +Produzione/distri­ ta da+Modo di produzione+, che individua i concetti di base che ne completano

buzione+ sono stati collocati i «materiali » della vita economica in generale (+Ab­ il quadro e i tramiti che si sono presentati e che si presentano per passare da uno

bondanza/scarsità+, +Bisogno+, +Consumo+, +Imposta+, +Lusso+, +Oro e ar­ stadio all'altro e per giungere, infine, all'esito disegnato che è il modello econo­gento+, +Pesi e misure+, +Ricchezza+, +Scambio+, +Spreco+); +Capitale+ mico in cui è assente qualsiasi forma di sfruttamento dell'+uomo+ sull'uomo.

identifica «strumenti, modalità e metodi» di svolgimento dell'economia «mo­ Quest'ultimo stadio corrisponde alla proprietà sociale dei mezzi di produzione

derna» (+Accumulazione+, + Crisi+, +Distribuzione+, +Fabbrica+, + Gestio­ e di conseguenza alla scomparsa del+capitale+ quale elemento discriminante i

ne+, +Imperialismo+, +Impresa+, +Mercato+, +Merce+, +Moneta+, +Pianifi­ rapporti sociali all'interno del processo produttivo.

cazione+, +Profitto+, +Rendita+, +Salario+, +Utilità+, +Valore/plusvalore+) ; Occorre sottolineare anzitutto che la base del modello rimane essenzialmente

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Ricoprimenti tematici 956 957 Dall'economia alla storia

di natura economica, in armonia con l'affermazione marxiana per cui ogni forma che ha l'«economico» di rimanere inalterato nella sua forma strutturale renden­di produzione produce i suoi rapporti giuridici, forme di governo, ecc., e con do a sé compatibili tutte le altre variabili dipendenti e di riprodursi. Le moda­quella di Marx e Engels per la quale il modo di produzione determina in «ultima lità attraverso cui si può pervenire a tale risultato renderanno a loro volta con­istanza» il+sistema+ sociale generale. Nel caso qui avanzato il problema si pone to delle «qualità» che viene ad assumere il modello e, quindi, della compatibilitàtuttavia per cosi dire «rovesciato», dato che l'analisi teorica storica si rivolge pro­ tra assunto iniziale e risultati, cioè tra le supposte capacità del modello di rappre­prio a ciò che costituisce l'«ultima istanza» mentre il supporto economico viene sentare una struttura portante in grado di determinare il sociale e le sue eventualiacquisito come «dato». modificazioni, invece, ad opera delle variabili, in grado, a loro volta, di determi­

In secondo luogo se l'essenza del modello è in se stessa semplice(socialità dei nare innovazioni secondo una gamma di possibilità, che vanno dal mutamentomezzi di produzione e assenza di ogni forma di sfruttamento), non deve però es­ della natura del modello sino, all'opposto, alla loro compressione per far rima­sere tale da configurarsi come una+utopia+, nel senso di un che di assolutamente nere il modello inalterato.astratto e fuori quindi dalla portata della+critica+ cui può essere sottoposto dalpunto di vista della storia. Esso deve essere altresi dotato di una certa dinamica ;occorre quindi che sia visto in «movimento» e in varie dimensioni. Il modello e i suoi tre stati.

Si dirà, infine, che le sollecitazioni alle quali verrà sottoposto devono averead un tempo la caratteristica di essere interne-esterne, cioè generali e «possibili»,da un lato, ma non devono possedere, dall'altro, le fattezze del demiurgo, di un Esposte sommariamente le condizioni base, come si configura il+modello+?

+evento+ che, al pari di un asteroide imprevedibile, piomba su una strutturaS'è detto che è oggi materialmente impossibile pensare che in un+futuro+ tutto

scuotendola fino alle fondamenta. L'interno-esterno (non in opposizione tra lo­ lo spazio umano si possa trovare in una condizione di omogeneità globale sul lato

ro) significa che il primo termine si pone come parte costitutiva del sistema con­economico, anche ipotizzando che sussista ovunque la +proprietà+ sociale dei

siderato ma che per certi aspetti risulta esterno a un momento del modello men­ mezzi di produzione. L'operazione storicamente possibile consiste invece nel

tre per altri gli è pertinente internamente. disaggregare, per tipi o stati, situazioni oggi esistenti imputando ad esse una cer­

Data per scontata la prima condizione (quella «certa» base economica), la ta forma economica e porle poi a reciproco contatto. In una prima fase, infatti,

seconda contiene in sé l'esigenza di chiarire la cornice «nel tempo». Non si tratta tali stati verranno delineati nella loro rispettiva singolarità e in una condizione

certamente di indicare «dove» e «quando» sia possibile pensare a una realizza­ di riproduzione autonoma e costante ; in una seconda i vari stati verranno posti a

zione effettiva, quanto invece di identificare una condizione generale storica­ parziale e reciproco contatto; nella terza verranno proposti dei «luoghi » di in­

mente «possibile». E quest'ultima va ricercata nella considerazione che è alta­ tegrazione tra i vari stati, mentre nella quarta e ultima fase si procederà all'analisi

mente improbabile ritenere che tutto lo spazio umano pensabile (oggi) sia simul­ di una integrazione generale. Per ciascuna di queste fasi si esamineranno le con­

taneamente delineabile in un solo «stato» del modello. Pur ammettendo che esso dizioni di stabilità.

rappresenti la forma economica generale, occorrerà anche postulare — proprio Il modello si presenta quindi unitario per quanto attiene alla condizione eco­

al fine di non cadere nell'utopia — una «varietà di stati».nomica di fondo, ma articolato per quanto riguarda la connotazione specifica di

Quest'ultima considerazione sembra poter soddisfare anche l'ultima delle ciascuno «stato».

condizioni poste. Infatti una varietà di stati del modello fa si che, nel «movimen­ Si sono ipotizzati tre stati che corrispondono a tre diversi livelli di basi mate­

to», i problemi che ogni stato del modello deve affrontare e risolvere siano, da un riali della produzione. Si chiameranno A, B, C i rispettivi modelli.

lato, ad esso «esterni» (le relazioni tra i vari stati ), ma, dall'altro, figurino come r) Modello A : corrisponde allo stato di massima automazione tecnologica del«interni» nel modello globalmente considerato (l'insieme degli stati ). processo produttivo; le +macchine+ sostituiscono pressoché completa­

Dopo aver chiarito in linea generale le condizioni che si intendono soddisfare, mente gli uomini nelle attività produttive, essendo necessarie solo le ope­si farà anche la seguente+ipotesi+: il +modello+ economico rappresenta la va­ razioni di controllo della produzione.riabile indipendente di cui le altre sono altrettante funzioni. L'interrogativo di z) Modello B ; si riferisce allo stato agro-tecnologico, nel quale a un tipo do­fondo sta nel chiedersi se queste ultime, nella loro singolarità e nella loro com­ minante di produzione (quella appunto agricola) corrisponde una situa­plessità (cfr. l'articolo +Semplice/complesso+), siano tali o se invece, alla fine, zione di tecnologia avanzata ma non tale da evitare l'intervento diretto de­il quadro generale delle relazioni tra variabile e funzioni debba essere «ripensa­ gli uomini nel processo produttivo.to». Il che significa che, scartata l'idea di una dimostrabilità in un senso o nel­ 3) Modello C : individua lo stato «primitivo», con tecnologia assai ridotta el'altro di natura matematica, occorrerà fare una sorta di calcolo, certamente con l'uso preponderante delle attività di tipo manuale tese a soddisfare ipiu grossolano, su quali condizioni generali il modello «potrebbe» rimanere sta­ +bisogni+ elementari calcolati anzitutto sulla cellula sociale fondamentalebile e di che tipo di stabilità si tratti. Per «stabilità» qui si intende la possibilità (la + famiglia+).

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La ragione della scelta di tre stati sta anzitutto, come s'è detto, nella consi­ mitivo) scambi a sua volta con B vasi contro alimentari. Lo stato B fa insommaderazione che, a un'analisi « temporale», sarebbe gratuito e veramente fuori dal da «perno» degli scambi mentre A e C (troppo distanti l'uno dall'altro cometempo postulare una generale identità di condizioni in tutta la+ società+ umana. stati) non scambiano direttamente. C giunge ad A per il tramite dei vasi dati aIn secondo luogo i tre stati A, B, C corrispondono a tre diversi significati «possi­ B, che li usa come confezioni o contenitori dei prodotti alimentari. Ciascunabili» della socializzazione dei mezzi di produzione. parte porta al luogo di scambio designato le proprie eccedenze, in un modo non

Nello stato A (tecnologico) essi sono completamente socializzati; apparten­ dissimile da quello descritto da Alvise da Ca' da Mosto nelle sue 1Vavigazionigono pertanto alla società in quanto tale, che ne cura gestione e controllo sul li­ (r464-65) circa le modalità con cui in Africa occidentale si scambiava il sale mi­vello della globalità. Nello stato B (agro-tecnico) la condizione è intermedia. La nerale contro la polvere d'oro. I due gruppi ponevano i loro prodotti gli uni diterra è un «possesso» personale che soddisfa i bisogni del +gruppo+ familiare fronte agli altri e, separatamente, a turno e senza vedersi, aggiustavano le quan­coinvolto e, rispetto a tale funzione, viene ridistribuita conseguentemente alle tità offerte rispetto a quelle richieste fino a trovare il punto di + equivalenza+.modificazioni che si producono. La produzione tecnica delle macchine e l'uso Nella terza fase, sempre ammesso che le condizioni di stabilità siano soddi­di esse è, invece, di diretta pertinenza sociale. Nello stato C (primitivo) essi sono sfatte a fronte del primo contatto, le società organizzano in maniera durevole talisociali in quanto ciascun membro della società li possiede in uguale misura, e cio tipi di +scambio+, materiali e mentali, dando vita a un luogo apposito, definitosia per quanto riguarda la+terra+ e gli+utensili+ o attrezzi, sia per quanto ri­ «luogo d'integrazione». Esso è del tipo del port of trade descritto e analizzato daguarda il livello tecnico delle conoscenze inerenti. Ogni cellula sociale, insomma, Karl Polanyi in Dahomey and the Slave Trade (t966). Per il suo tramite non soloè assai vicina all'autosufficienza produttiva in situazione di uguaglianza generale. gli scambi vengono resi «regolari » e non solo vengono preordinate le reciproche

Su un altro livello i tre stati — che non sono «stadi », cioè tappe di una linea eccedenze ma le tre società corrispondenti ai modelli A, B e C vengono poste inevolutiva — identificano la ridistribuzione pura (A), la+produzione/distribuzio­ un reciproco contatto, globale anche se limitato nello spazio, dopo il periodo dine+ (B), la +reciprocità/ridistribuzione+ (C). Per quanto riguarda invece le varie «cautela» e filtrano attraverso il «luogo d'integrazione» il modo di soddisfare ifasi, la prima è quella delle «autosuRicienze»; nella seconda gli scambi che si «nuovi» bisogni scaturiti dalla seconda e, poi, terza fase. Viene dunque allargatapongono in essere si rifanno invece al+dono+; nella terza il «luogo d'integrazio­ la gamma dei prodotti scambiati, con le conseguenti modificazioni sul lato dellane» (il port of trade) richiama la figura del+mercato+ regolato, mentre nell'ulti­ base materiale e mentale.ma si attua una forma generalizzata di ridistribuzione della produzione. Se le società «reggono» nel tempo al «luogo d'integrazione» si passa alla

Nell'architettura generale si dovrà anzitutto verificare la stabilità della prima quarta e ultima fase; la comprovata stabilità dei vari passaggi di questa+storia+fase; poiché tuttavia in questa i tre modelli A (tecnologico), B (agro-tecnico), porta infatti le società a proporre la fusione dei tre stati (modificatisi nel tempo)C (primitivo) vivono isolati uno dall'altro, l'analisi delle condizioni di stabilità e a dar vita, quindi, a un'unica società integrata, della quale, come per le altre,si effettuerà procedendo all'esame di ciascuno stato separatamente. È da dire al occorrerà osservare le condizioni di stabilità.tempo stesso che, affinché la prima fase in quanto tale sia valida e affinché sia Il+modello+ generale delinea certamente un'architettura complessa; del re­possibile procedere alle fasi successive, necessariamente i tre modelli A, B, C sto complessa è la situazione che si postula sul livello storico : da essa non si puòdevono tutti al loro interno soddisfare le condizioni poste. Ove anche uno solo quindi sfuggire se non con l'uso di semplificazioni eccessive che tuttavia poi nondimostri di non ottemperare all'ipotesi fatta, ciò provocherebbe l'incrinatura di riproducono, sul lato teorico, una situazione storicamente «possibile». Va dettotutto il disegno. Il che può benissimo, tuttavia, non impedire, per chi lo desideri, comunque che solo nella prima fase si esamineranno i tre modelli (A, B, C) sepa­di proseguire — anche per vedere dove conduce un'ipotesi di tal fatta, in quali ratamente e in dettaglio ; nelle altre tre fasi — accertate le condizioni di stabilitàdirezioni — ma è comunque piu consequenziale applicarsi a un riesame generale di base — si analizzeranno, se vi è luogo a procedere, solo le modificazioni che idei termini con cui si è costruito il modello nella sua globalità. vari tipi di contatto comportano ai fini della stabilità interna di ciascun modello

Ammesso che si superi la prima fase, la seconda prevede un primo contatto relativamente alla fase in cui è inserito.tra A, B e C attraverso forme di scambi «semplici », nel senso che la reciproca co­noscenza da parte delle società dei rispettivi diversi stati induce ad aperture«caute» e non globali per non mettere in+ crisi+ le condizioni di stabilità raggiunte. Prima fase.L'ipotesi è inizialmente che le linee di scambio avvengano per ciascuna societàsulla base di un solo+prodotto+, che può assolvere a due condizioni : da un lato,rappresentare a vantaggio di altri una maggiore facilità nell'ottenerne una pro­ I tre modelli A, B, C sono autosufficienti e vivono isolati l'uno dall'altro. Le

duzione eccedentaria e, dall'altro, cominciare a veicolare, per il suo tramite, la condizioni generali e comuni a tutti e tre i modelli di questa fase sono le seguenti :

base mentale di ciascuna società. In tal modo si è pensato che A (tecnologico) a) In ciascuno di essi le rispettive società hanno espresso consapevolmentescambi con B (agro-tecnico) +macchine+ contro beni alimentari, mentre C (pri­ l'opzione di eliminare la +proprietà+ individuale (o di piccoli gruppi) dei

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Ricoprimenti tematici 96o 96I Dall'economia alla storia

mezzi di produzione a favore di una loro +socializzazione+, compatibilecon lo stato generale della società (capacità tecniche, cultura (cfr. l'arti­ 6. Mod ello A (tecnologico) .colo+Culturajculture+), sistema delle conoscenze, ecc.).

b) La scelta fatta è stata compiuta al fine di assicurare al corpo sociale la mi­ Base materiale. Si caratterizza per l'uso di+macchine+-+automi+ su largagliore condizione di vita. L'analisi compiuta sulle relazioni fra base mate­ scala, in modo tale da ridurre le funzioni umane al semplice controllo. L'usoriale e base sociale ha individuato nel modo di essere della base materiale delle macchine pone comunque una serie di problemi e di scelte.le radici degli scompensi e delle conflittualità sociali (cfr. l'articolo+ Con­ Anzitutto circa la loro disposizione nel ciclo produttivo si possono indivi­llitto+). Al fondo la motivazione è dunque etica; è il modo di perseguirla duare tre possibilità : una disposizione lineare, una a rete e una, infine, a gruppiche si situa sul livello «scientifico» proprio di ciascuna società. autonomi. Ad esse corrispondono altrettante modalità di organizzare la produ­

c) Sulla base di tali scelte, scopo principale del corpo sociale è quello di assi­ zione e — almeno nell'ambito del +lavoro+ — la società stessa. Il principio basilarecurare collettivamente la riproduzione del modello posto in atto e la sua sta nella considerazione che macchine e uomini si dispongono come catene ope­stabilità. rative in connessione con i sistemi approntati per la loro reciproca organizza­

d) I tre modelli sono autosufficienti e possono vivere separatamente. zione nell'ambito della produzione. Le scelte effettuate devono comunque tene­e) Lo spazio che essi coprono rimane indeterminato; esso deve comunque re in conto soprattutto il punto c ) delle condizioni generali dei modelli (scopo

essere omologo allo stato di ciascun modello. principale del corpo sociale è quello di assicurare collettivamente la riproduzio­ne del modello posto in atto e la sua stabilità).

Queste sono le condizioni di natura generale dei modelli in sé perché siano Il sistema lineare prevede che le macchine(e gli uomini ) si succedano secondoritenuti come «dati ». Ve ne sono altre che figurano invece come inerenti al « fun­ una linea, al principio della quale entrano delle materie prime e alla fine esce nnzionamento» dei modelli, alla loro vita storica.. Sotto quest'ultima angolatura esse solo+prodotto+. Tanti prodotti, dunque, tante linee di macchine. Il+sistema+ arappresentano gli interrogativi che vengono rivolti ad ogni singolo modello per +rete+ congiunge invece le macchine in maniera tale da rendere possibile la dif­accertare, sul lato teorico-storico, le sue condizioni di stabilità in loro presenza. ferenziazione di quantità e tipi dei prodotti operando degli scambi per lineeIn tale dimensione esse possono essere riunite in una serie, la cui azione si di­ interne sulla catena produttiva. I l sistema a gruppi autonomi comporta a suaspiega separatamente e cumulativamente nei confronti dei modelli. Con l'avver­ volta che la produzione dell'intera gamma dei beni sia ottenibile da un certo nu­tenza, tuttavia, che, in virtu della diversità degli stati ipotizzati, il rispettivo peso mero di unità produttive del tutto autonome le une rispetto alle altre: ciascunè variabile da stato a stato. Sempre in linea generale tali condizioni di stabilità gruppo è autosufficiente per la totalità dei beni che occorrono al gruppo socialepossono cosi suddividersi: r ) condizioni di stabilità demografica; z) condizioni che vi corrisponde.di stabilità «naturale»; g ) condizioni di stabilità di lavoro; g) condizioni di sta­ I sistemi a rete e a gruppi autonomi rischiano di aumentare la complessità,bilità scientifica e artistica; 5 ) condizioni di stabilità istituzionale; 6) condizioni dato che, nel primo caso, occorrono decisioni tempestive che possono poi nondi stabilità antropologica. Ciascuna di queste condizioni va vista come una mol­ essere condivise dal corpo sociale e creare quindi scompensi, mentre, nel secon­teplicità di problemi che sono stati sussunti sotto una dizione sintetica che cerca do, potrebbe avvenire una gemmazione nel corpo sociale potenzialmente in gra­di rendere conto della gamma sottostante, la quale verrà via via esplicitata du­ do di operare differenziazioni. L'opzione cade quindi sul sistema lineare che, an­rante la trattazione. che se piu rigido, sembra offrire maggiori garanzie di stabilità generale.

Si passerà ora ad esaminare il primo dei modelli, di cui si chiariranno da un Per quanto riguarda i beni prodotti, essi devono possedere la caratteristicalato i fondamenti della base materiale e, dall'altro, le condizioni di stabilità — e­ di essere altamente sociali. Ogni+prodotto+ deve essere cioè tale da coprire ten­quivalenti in linea generale a quella che si può chiamare base sociale —, esamina­ denzialmente tutto lo+spazio sociale+. Ciò in relazione al fatto che una produ­te in connessione con la base materiale. Con l'avvertenza che, anticipando qui la zione basata su +macchine+-+automi+ non può che produrre beni uguali perconclusione, l'analisi si limiterà al primo di tali modelli e solo a questo, dato che tutti e quindi solo categorie di prodotti il cui destinatario sia l'intero corpo so­si rivelerà impraticabile procedere oltre. L'architettura generale resta pertanto ciale.inesplorata nella sua globalità ; ha dunque per il momento solo valore di esposi­ Le macchine e le catene di macchine possiedono un ritmo intrinseco che vazione del processo di costruzione di un modello complesso e di proposta, di cui osservato dai «controllori»: ritmo delle macchine e ritmo di lavoro — una voltasi potrebbe altrove saggiare la consistenza generale, anche con altri metodi. scelti — individuano il ritmo di base del funzionamento dell'intera società sulla

base materiale.Il modello A si configura come il sistema dove si attua al massimo grado la

socializzazione dei mezzi di produzione : +materiali+, +territorio+ e+macchine+sono di esclusiva pertinenza sociale. Dato che gli uomini si limitano a funzioni

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Ricoprimenti tematici 96z 963 Dall'economia alla storia

di «controllo» delle macchine sulla produzione di beni altamente sociali, rimane cazione+, di+cura/normalizzazione+, ecc. con scadimenti dallo standard in que­del tutto escluso anche il semplice possesso di un qualsiasi mezzo produttivo da sti settori. Inoltre le macchine dovrebbero produrre piu beni, quindi occorre­parte individuale. rebbero piu materie prime, piu energie, maggiore usura delle macchine e mag­

Le macchine restituiscono alla fine del processo sotto forma di prodotto tutto gior lavoro delle macchine che producono macchine e cosi via.quanto è stato inserito all'inizio della linea sotto forma di+materiali+ ed+ener­ L'attuazione di un sistema di controllo demografico implica quindi una o piu

gia+, tranne ciò che viene consumato per il funzionamento e l'usura. Tali prodotti soluzioni adeguate sul livello originario della efertilità+ (la+nascita+ con i suoivengono direttamente distribuiti al corpo sociale. Lo +scambio+, come forma corollari di +sessualità+, dei rapporti +maschile/femminile+ e +uomo/donna+,generale sotto la quale i prodotti circolano fra produttori e consumatori, è inesi­ +famiglia+, +matrimonio+ ) e altrettante soluzioni adeguate per preservare la pro­stente perché è presente solo la categoria dei controllori-consumatori. E assente porzione ottimale delle generazioni nella loro durata vitale. Ciò porta a costruirequindi qualsiasi forma di +mercato+, di+moneta+ e di prezzi: la società si ap­ una forma di +medicina/medicalizzazione+ e un sistema di cure e prevenzioniprovvigiona direttamente ai magazzini dove affluiscono i prodotti. che si fonda sull'ottica di adeguare al ritmo della base materiale il ritmo della

Il modello A è un sistema di +produzione/distribuzione+ orientato in senso vita in tutte le sue fasi. Ogni cura /normalizzazione, sia nella dimensione dellalineare con funzionamento ciclico. Identificato e attuato il +modo di produzio­ +ricerca+ scientifica, sia nell'aspetto della+clinica+, si inserisce in questo qua­ne+ con i relativi mezzi produttivi, i l suo funzionamento viene regolato dalla di'o.

gamma dei bisogni socialmente espressi, i quali però, a loro volta, sono all'inter­ Il problema presenta un ulteriore aspetto. Se il ritmo della base materialeno dello spettro di possibilità che sia il modo produttivo sia i mezzi di produzione porta a formulare delle scelte in una ben determinata direzione, è da dire che taliconsentono. La logica del sistema si situa quindi nelle relazioni che si attuano fra opzioni rivestono un fine «pratico». Occorre anche tener presente l'area del si­

produzione/distribuzione cosi concepiti ; ed è su questa logica che vanno com­ gnificato simbolico (cfr. gli articoli +Sens%ignificato+ e+Simbolo+) di ciascu­misurate le varie condizioni di stabilità della base sociale, precedentemente enu­ na di tali operazioni affinché su di esse vi sia un alto gradimento e consensomerate. sociale (cfr. l'articolo+ Consenso/dissenso+), al fine di non creare fratture tra ciò

che si impone come esigenza funzionale della società e ciò che è suo significato.Base sociale. Si cercherà di enumerare l'+insieme+ dei problemi e delle pos­ Uno scarto tra i due lati potrebbe infatti aprire l'uscio a quelle forme di «disagio

sibili soluzioni in aderenza all'elenco delle condizioni precedentemente raggrup­ della +civiltà+» a sfondo sessuale che sono assai ben identificate nei concetti dipate. +angoscia/colpa+, +castrazione e complesso+, +censura+, +desiderio+, +identi­

ficazione e transfert+, +inconscio+ e +piacere+. Una inadeguata formulazione

6.i. Stabilità demografica. sul lato simbolico non potrebbe che condurre a situazioni di +repressione+ ca­paci di inceppare il funzionamento stabile del rapporto +modo di produzione+­

Il modello A esige un ricambio controllato sia degli addetti alle macchine sia + popolazione+.di quell'altra parte della+ società+ che esercita altre funzioni (come l'allevamen­to della prole, le attività connesse all'educazione, alla cura della+salute/malat­ 6.z. Stabilità «naturale».tia+, alle attività di+conoscenza+ e di+scienza+, alla+comunicazione+ ). Questoperché il meccanismo di riproduzione del sistema in atto è strettamente connes­ Si intende con questo termine tutto ciò che attiene ai rapporti che si instau­so al+ritmo+ del suo funzionamento. È sulla base di quest'ultimo che vanno dun­ rano fra la base materiale (modo di produzione delineato) e l'+uomo+ come )ioqque calcolati i ritmi della+vita+, della+morte+, delle+generazioni+, dei periodi da un lato e l'+ambiente+ dall'altro. Quali sono le forme di stabilità necessariein cui vi è l'+infanzia+, l'età scolare, il periodo lavorativo e la sua fine, la +vec­ in quest'area afFinché non vi siano mutamenti di ri tmo>chiaia+. Tutto ciò comporta il tentativo di rendere «normali » sia le fasi della vitasia la sua durata. E questo significa che, oltre all'ovvio controllo delle nascite, si B<op. Occorrerà partire da un'+ipotesi+. La struttura della base materialesia anche in grado di porre in essere un controllo sui vari periodi della vita e sul­ esige una funzionalità «normale» e «costante o. All'interno del discorso fatto sul­la durata della vita media. Si devono insomma evitare incrementi e decrementi la stabilità demografica già s'è fatto cenno alla considerazione che un incrementoche siano di valore diverso da quello segnato dal ritmo, a partire dalla+nascita+ o decremento degli individui in una fascia d'età può portare a frizioni nelle atti­fino alla+morte+ in ogni fase della vita. Ove invece ciò non accadesse, si avreb­ vità produttive. Un analogo discorso va fatto qui, questa volta sui livelli, piubero in tempi piu o meno stretti conseguenze nella stabilità fra il ritmo della ba­ che della quantità, della qualità (cfr. l'articolo +Qualità/quantità+). Non solose materiale e il ritmo demografico con possibili «frizioni» tra le due parti. Un debbono esistere certe quantità di individui suddivisi per gruppi d'età, ma essieccesso di natalità, che venisse ad esempio « tollerato», implicherebbe nel tempo debbono essere, nella misura piu alta possibile, idonei al lavoro. Occorre allora

un maggior impegno da parte degli addetti alle attività educative, di+comuni­ procedere a forme di selezione non tanto all'interno della +popolazione+ esi­

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stente — che provocherebbe sempre, qualunque sia la base scelta (+razza+, + quo­ «altre» modalità di organizzazione dello spazio e la loro persistente validità nellaziente intellettuale+, + sangue+, capacità di + adattamento+ ), forme di + margina­ pratica del vivere associato sono in sé altrettanti elementi di « frizione» tra i ritmilità+ e di+discriminazione+ — quanto, con ogni probabilità, all'interno del pool inaugurati dal modello, capaci di incrinare sia i rapporti produttivi, sia le rela­genetico, con quelle forme che oggi si chiamano di ingegneria genetica. Biso­ zioni sociali.gna dunque formulare un +programma+ genetico adeguato, una vera e propria Dunque lo sviluppo delle forme sociali fondato su certi rapporti produttivi+scienza+ biologica sociale, finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo di una deve portare a una propria +organizzazione+ dello spazio in modo «naturale»,«normalità» biologica che piu si avvicini alle esigenze del ritmo produttivo e che, proprio come lo intendeva Aristotele, per il quale la +città+ (quella forma dipertanto, sia in grado di assicurare alla società nel piu alto numero possibile in­ città) rappresentava lo sviluppo naturale della+famiglia+ (di quella forma di fa­dividui idonei ai compiti sociali che li aspettano. Da parte sua il sistema educa­ miglia). La stabilità «naturale» cosi intesa si inserisce in questo quadro.tivo deve compensare ciò che, anche nell'approssimazione maggiore, non vienerealizzato tramite la stabilità dell'+eredità+ del gene.

Sul lato della base mentale va creata in corrispondenza un'area di+simboli+6.5. Stabilità di lavoro.

che renda accettabili e significative tutte quelle operazioni concrete che si rive­ Sotto questa condizione di stabilità vanno comprese tutte le forme di rappor­lassero necessarie per la realizzazione di tale programma genetico al fine di non ti sociali che sono strettamente aderenti alle attività inerenti alla produzione. Ledover ricorrere a forme di irrigidimento autoritario nei confronti di quella parte catene delle macchine sono gestite da controllori, come s'è detto. Tuttavia cia­che manifesta dissenso su tale progetto. scuna catena fa parte a sua volta di un insieme di catene (una+fabbrica+, una

+regione+ produttiva, l'insieme di catene che producono lo stesso +prodotto+ oAmbiente. In un sistema altamente tecnologico, il peso dell'ambiente sulla che si approvvigionano alla stessa fonte di +materiali+ o di+energia+, ecc.). Un

conduzione della base materiale risulta «leggero». Le antiche costrizioni della tale insieme sarà a sua volta controllato da altri controllori: come vi sono mac­+natura+ sono assai ridotte; anzi, un sistema di+macchine+-+automi+ implica chine che sovrintendono al funzionamento di altre macchine, cosi, lungo la ca­un controllo quasi generale sulla natura e sulle forze naturali. Esistono comun­ tena operativa, vi sono uomini che sovrintendono al +lavoro+ di altri uomini.que ancora dei limiti — quali il +clima+, l'+ acqua+, il+ suolo+, le +risorse+ — che o Per quanto disposti secondo una linea di funzionalità, tali scale possono esserenon possono essere del tutto padroneggiati (clima e acqua) o non sono aumenta­ all'origine di gerarchie, di differenziazioni «qualitative» nel lavoro e, quindi,bili a piacere (suolo e risorse). nella+società+. Tuttavia, mentre le macchine non sono fra loro intercambiabili,

Tuttavia i problemi connessi con la stabilità dell'eambiente+ si situano es­ perché ognuna ha solo una certa gamma di funzioni possibili, gli uomini possonosenzialmente su un altro livello, quello dei modi attraverso i quali tutto ciò che esserlo. E questo sembra l'unico modo per evitare di confondere la stabilità confaceva parte della sfera naturale è stato per cosi dire domesticato, plasmato, adat­ la sclerotizzazione delle funzioni in gruppi sociali. Naturalmente ciò esige untato alle nuove forme di vita associata fondate sul modo di produzione. Le tecni­ alto grado di preparazione da parte di tutti gli addetti a svolgere una pluralità diche di trattamento del suolo, la conformazione di un paesaggio, i tipi di+insedia­ funzioni di controllo, anche se ciò può essere facilitato dal complesso+macchi­mento+ sul +territorio+, l'uso delle +risorse+, le modalità con cui vengono con­ ne+-+automi+ che già, secondo certi programmi, provvedono al controllo dellacepite le+città+, ogni singola +abitazione+, la forma che assume l'+ecumene+ produzione. Dunque, ciò che le catene produttive delle macchine tendono a fis­sono tutti fatti rappresentativi dei rapporti sociali e sono contemporaneamente sare per la loro disposizione, gli uomini, sul loro versante, devono cercare di ren­altrettanti elementi che incanalano quegli stessi rapporti sociali secondo certe dere altamente mobile al fine di non consentire la formazione di gerarchie fun­forme. Lo si è detto : la materialità di cui è intessuto ciascun elemento delle sta­ zionali. Ci si trova qui di fronte a una sorta di contraddizione (cfr. l'articolobilità è «disposto» in un certo modo che gli conferisce un ritmo appropriato e, +Opposizione/contraddizione+), dato che il modo di disporsi della base materia­sul lato della base mentale, viene dotato di certi+valori+. I fatti materiali, quali le, che indica di per sé la formazione di una scala differenziata di funzioni puòun paesaggio, una volta in essere, portano in sé, quasi incorporati, questi due essere alla base di una diversità e forse conflittualità sociale. L'unica forma di so­lati. In una nuova dimensione, all'interno del panorama simbolico veicolato da luzione sta nel far entrare in gioco la condizione di natura etica di base : quella,un nuovo modo di produzione, la persistenza di un'area+naturale+, che appar­ cioè, che una certa base materiale (un+modo di produzione+) deve assicurare letiene a un altro sistema, quale situazione produce? Occorrerà operare dei ria­ migliori possibilità di vita a tutta la società. L'intercambiabilità dei ruoli (cfr,dattamenti generali per evitare conflittualità tra +passato/presente+ (o +antico/ l'articolo +Ruo1%tatus+) di controllo, pur andando in un certo senso contro ilmoderno+)? O è possibile convertire tutto il passato in una sorta di museo, in modo di essere della base materiale, sembra la sola in grado di assicurare megliouna+collezione+ separata dal vivere reale> In tutto ciò sta racchiuso il senso del­ la stabilità del lavoro e della forma sociale che quest'ultimo viene ad assumere,la condizione generale, nella quale si affermava che, per quanto indeterminato, assai meglio della fissità dei ruoli e della costituzione di «carriere». Per cui lalo spazio deve essere omologo allo stato di ciascun modello. La sopravvivenza di stabilità di lavoro e della sua forma assumono qui un carattere ben diverso da ciò

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che si intende comunemente, e cioè da un lato piena occupazione (che qui co­stituisce un+dato+ ) e dall'altro riconoscimento formale delle proprie capacità. 6 4 Stabil ita scientifica e artisticaL'una è qui un presupposto mentre l'altra non farebbe che reintrodurre carrieree gerarchie. La stabilità nel+lavoro+ va invece intesa come fatto globale e perti­ E possibile una forma di conoscenza unitaria, un'unica visione scientifica>

nente all'intera+ società+, nel senso che il lavoro deve essere una forma qualitati­ Tale è l'interrogativo che sta a fondamento della quarta condizione. Nel parlare

va comune a tutti e non una categoria che si organizza secondo la dicotomia del +lavoro+, del resto, questo aspetto era indirettamente emerso e altrettanto

+ qualità/quantità+. era avvenuto a proposito della stabilità demografica. Le funzioni «pratiche» in­Se nell'ambito della produzione affidata alle macchine e ai controllori è pos­ somma, postulano altrettante forme di sapere. Gli stessi problemi di stabilità

sibile pervenire a tale risultato, piu complesso appare il problema per quanto esistenti nell'esercizio di tali funzioni (per quel che riguarda sia la base materialeriguarda i tipi di attività connesse con le funzioni sociali che investono i diver­ sia la base mentale), si pongono tra le rispettive forme di sapere, con possibilisi campi delP+educazionea, della salute, della +ricerca+, della+scienza+, delle analoghe conseguenze circa un'area di conflittualità. Una differenziazione negli+arti+, ecc. All'interno di queste ultime, e tra esse e le attività propriamente pro­ statuti cosi come nelle logiche che «ordinano» le varie scienze costituisce intrin­

duttive, non esistono forse differenze di natura qualitativa? Sono i «materiali » secamente una divisione non solo nell'ambito strettamente scientifico ma anche

stessi alla base di ciascuna attività che de6niscono altrettante aree che si dispon­ in quella base materiale che ne costituisce il momento «pratico». Con la conse­

gono come «diverse». L'educatore lavora su esseri umani e non su macchine, il guenza 6nale di un disporsi della società in «gruppi » scientifici cui fa capo quel­medico su organismi carenti di funzionalità mentre lo scienziato ha come mate­ l'insieme di persone che esercita le funzioni pratiche corrispondenti.

riali simboli ed entità astratte con le loro connessioni. E a una diversità di ma­ Va oltretutto sottolineata un'altra complicazione. Ogni +scienza+ perviene

teriali non corrisponde una diversità anche nella base mentale, nell'area dei +va­ a uno statuto unico e da tutti condiviso? Oppure non si può presentare — come

lori+ che vi si costruiscono? I materiali e i corrispondenti valori, i ritmi che cia­ esempio — il caso di una biologia non molecolare e una biologia molecolare, con

scuna attività delinea, non pongono allora problemi di compatibilità di un certo statuti e programmi di ricerca diversi? Quest'ultimo è un caso che illustra la con­

peso? Ogni+ritmo+ tende a de6nire la «sua» area umana, a raggrupparla in in­ dizione presente, nella quale la possibilità di una «scienza unificata» si offre an­siemi dotati di omogeneità; lo +spazio sociale+ in tal modo si fraziona in settori cora come un ambizioso+programma+ affidato piu alle speranze che a una vera

in cui si predispongono sia le modalità di accesso sia le forme di regolamentazio­ e propria teoria scientifica.

ne interna per ottenere la qualifica corrispondente a «educatore», «scienziato», Quest ultimo punto, come anche il precedente, implica l'interrogativo sulla

ecc. ; altrettanti+elementi+ che costituiscono oggettivamente degli ostacoli all'in­ ragion d'essere delle scienze e del sapere scientifico. Ed è chiaro che esso si ap­tercambiabilità dei ruoli. Questa subisce oltre tutto un salto di natura qualitati­ punta assai piu sulla genesi che sull'origine, piu sui meccanismi generali cheva: non è piu un problema che interessa le singole persone, ma diventa, al con­ stanno alla base del formarsi delle scienze che non sulle sole modalità del costi­

trario, un interrogativo che investe direttamente dei «gruppi » sociali, minoritari tuirsi dei singoli statuti interni a ciascuna di esse. Un tale meccanismo ha, nel

forse, quanto a numero di individui coinvolto in ciascun settore, ma certamente presente caso, come+sistema di riferimento+ la base materiale del modello di cui

indispensabili non solo al funzionamento quotidiano ma anche, soprattutto, al è condizione di stabilità. Il sistema scientifico, nella sua duplice veste di pratica

«progetto» di costruzione sociale. Quali sono le vie d'uscita per ricomporre in scientifica (il materiale) e di teoria scienti6ca (il mentale), deve dunque costruirsimodo durevole una forma di stabilità generale? Da un lato, sull'orizzonte delle in compatibilità al suo sistema di riferimento. Ma, nel suo insieme, che altro è

possibilità, appare il «contrattualismo»: i gruppi definiscono cioè le loro reci­ quest'ultimo se non lo stesso insieme di «materiali» che individua la pratica

proche posizioni nel tentativo di pervenire a una stabilità generale. Tuttavia una scientifica? Sarebbe infatti possibile una scienza i cui «materiali » siano «altri » ri­

tale tendenza si fonda su un criterio assai labile, che consiste nel rispetto delle spetto a quelli che rappresentano la base materiale del modello in questione>

reciproche condizioni e nel ritenere che «a un certo punto» i sacri6ci e i risultati In quest'ultima eventualità la scienza potrebbe si organizzare la sua teoria su

positivi si equivarranno, sul modello della teoria dei+giochi+. Anche se ciò fosse pratiche proprie e diverse (cfr. l'articolo +Teoria/pratica+), autonome le unevero in un+gruppo+ di giocatori superiore a due (come in questo caso), non esi­ dalle altre. Ma su una simile via la prospettiva è quella della discontinuità nel­

ste tuttavia né la certezza né la durevolezza di un risultato soddisfacente. La sta­ l'assetto generale; le implicazioni cadrebbero sulla+conoscenza+ in quanto tale

bilità, insomma, sarebbe compromessa proprio nella sua esigenza maggiore: che non sarebbe piu stabile e compatibile con il ritmo disegnato dalla base ma­

quella di non essere precaria e mutevole. L'altra via d'uscita è quella che preve­ teriale del modello, Quale configurazione assumerebbe allora quella +società+de un arbitro investito di un +potere /autorità+ sufficiente per risolvere simili in cui il +modello+ produttivo si situa in maniera diversa rispetto alle prospetti­

problemi. ve scienti6che che, su quest'altro livello, quella stessa società produce? Dove sicolloca allora il +sistema di riferimento+? Nella base materiale (+modo di pro­duzione+) o all'interno delle pratiche e delle teorie scienti6che?

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Per cercare di risolvere l'interrogativo in maniera compatibile al modello pro­ considerazione — scientifica — che qui sta il fondamento dell'instabilità e della

posto occorre assumere il principio che le pratiche scientifiche si identificano con disarmonia sociale. Si può dunque considerare il termine 'proprietà' nella sua

la base materiale del modello stesso. Tutto ciò che inerisce al funzionamento estensione massima per cui ogni appartenenza sociale sta nella logica mentre

della base materiale (+educazione+, +comunicazione+, +linguaggio+, +scienza+, ogni appartenenza non sociale — nel senso suddetto — va contro il postulato ini­

ecc.) non può che essere strettamente aderente e compatibile con il modo di pro­ ziale? Se si, esso può essere a sua volta assunto come principio generale nell'ana­

duzione scelto. Qualsiasi altra soluzione finirebbe col conferire un'autonomia lisi di ciò che è «socialmente» compatibile e di ciò che non lo è. Nell'ambito delle

alle pratiche scientifiche e alle rispettive teorie, intrinsecamente in grado di porre funzioni sociali vi sono i due versanti del materiale e del mentale. Nessun pro­

in pratica e di formulare in teoria una serie di dubbi sull'assunzione del modello blema si presenta in ordine al primo: ospedali, università, biblioteche, scuole,

e sul suo funzionamento. E con ciò sarebbe aperta la strada alle «correzioni » del gabinetti di ricerca, ecc. sono certamente un'«appartenenza» sociale. Ma in che

sistema o alla «proposizione» di modelli alternativi : la società, insomma, sarebbe modo è possibile affermare la stessa «appartenenza» in merito alle teorie scien­

posta nella continua condizione di ridiscutere la scelta iniziale, per cui essa ver­ tifiche? Che significa in questo caso «appartenenza sociale»> Che esse siano e­

rebbe a trovarsi proprio nella situazione opposta a quella voluta: la permanente spresse all'«interno» della società è chiaro, ma è sufficiente? Come si fa, insom­

instabilità nei suoi fondamenti e nelle modalità di funzionamento. ma, a stabilire, e con quale criterio, se una teoria scientifica riveste la qualifica

Se questa è la via, arduo sembra tuttavia enunciare il sistema scientifico ine­ di sociale o non sociale? Il principio generale in sé non lo dice, né forse lo può

rente. La base materiale del modello non indica infatti di per sé quale sia la pro­ dire. Sarebbe imbarazzante riuscire, oggi, a qualificare come sociale o non so­

spettiva scientifica unitaria e globale che esso postulerebbe. L'unico suggerimen­ ciale la teoria della +relatività+ di Einstein o la teoria dei +quanti+ di Planck, e

to proviene dal fatto che il modo di produzione scelto scaturisce da un'analisi di esempi che valgono per lo stato attuale se ne potrebbero fare moltissimi. Il

sull'economico condotta sulla base di una motivazione etica. Ma occorre anche fatto è che, se la+logica+ su cui si basa il+modello+ nella sua base economico­

dire che quest'ultima è generica nella sua formulazione. Essa dice solamente che produttiva e la logica di una qualsiasi teoria scientifica non sono in grado di porre

la società intende scegliere un sistema economico in cui siano assicurate le mi­ in chiara evidenza le reciproche implicazioni e le forti connessioni sulla base di

gliori condizioni possibili a tutti i membri del corpo sociale. La sola cosa che se un principio che regoli su questo livello il sistema o meno delle compatibilità1

ne può trarre sta nel fatto che ogni scelta deve coprire il corpo sociale nella sua l intero modello rischia di incrinarsi.

globalità; essa esclude formazione di gruppi, sezioni, ogni forma di discrimina­ Se — come sembra — intrinsecamente il principio generale non ha la capacità

zione, ogni marginalità, la creazione di sottoinsiemi fluttuanti secondo «altri» di formulare un tale giudizio, rimane solo il livello «etico» del principio generale

schemi da quelli «pertinenti » all'intera società. L'uguaglianza sottesa in queste stesso. Ma se la motivazione etica costituiva una base fondamentale nell'orien­

affermazioni inerisce dunque alla società e al significato di ciò che è «sociale», tamento delle scelte di fondo circa il modo di produzione, il suo inserimento nel­

e non agli individui e ai gruppi. Per essere sociale e compatibile con la scelta ini­ le fasi successive è altamente rischioso. Affermare «è sociale ciò che viene giu­

ziale, qualsiasi funzione deve possedere la caratteristica di avere un ambito di dicato come sociale» implica l'ammissione che il criterio è affidato al « tempo» e

validità complessivo sul livello pratico e teorico. Il sociale è dunque il coagulan­ agli «uomini» e non a un sistema indipendente da queste determinazioni. E im­

te e deve essere strettamente imbricato, nel suo modo di essere, al sistema pro­ plica altresi la non certezza sul giudizio, con la conseguente possibilità di mag­

duttivo scelto che ne è il fondamento. Dunque, una biologia sociale, una logica gioranza e minoranza e, con ciò, l'esercizio di un potere decisionale della mag­

sociale, una medicina sociale, un sistema educativo sociale, una+conoscenza+ gioranza sulla minoranza. Alla fine, dunque, il rapporto generale del modello

sociale, ecc. E ognuno di questi «sociale» è ancorato al sociale fondamentale: il verrebbe alterato: la+logica+ che determina tutto il suo funzionamento non sa­

+modo di produzione+, tanto in sé quanto nella sua rappresentazione scientifi­ rebbe piu iscritta nella sua base materiale ma verrebbe a dipendere dall'etica,

ca, nella sua base mentale, nella sua logica, nel sistema di connessioni necessarie che agirebbe da controllo nei punti critici della sua vita storica. Di per sé, ciò di­

che lo caratterizza. venta una forma di instabilità per la precarietà del criterio inerente al funziona­

Ma come si configura quest'ultimo? Il modo di produzione è composto da mento storico dell'+etica+: il tempo e l'insieme vivente umano su cui verrebbe

una proposizione positiva (vale a dire la proprietà sociale dei mezzi di produzio­ a poggiare per la sua interpretazione.

ne fondamentali) con implicazioni positive e negative, come l'inesistenza(negati­ Cio orienta, per di piu, i progetti e programmi di ricerca, la cui «socialità»

va) dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la migliore ridistribuzione (posi­ verrebbe ad essere decisa al di fuori dell'ambito strettamente scientifico ; il pro­

tiva) delle risorse e dei prodotti al corpo sociale. Le implicazioni funzionano cesso di validità sociale o meno degli stessi risultati delle ricerche seguirebbe una

anche da controllo dell'enunciato. La logica su cui si dispiegano dipende co­ sorte analoga.

munque da quest'ultimo, dalla+proprietà+ sociale dei mezzi di produzione. È Qual è, insomma, la prospettiva che si intravede? Che in questo modello il

la proprietà sociale — come assunto logico — che assicura una maggiore stabilità problema della sua capacità di esprimere una «scienza unificata» è assai dubbia,e+armonia+ sociale. Che essa si manifesti sui mezzi di produzione deriva dalla se non in riferimento — o in funzione di — a una «scienza sociale» che si esprime

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sulle compatibilità con criteri che cadono fuori dalla+struttura+ su cui il +mo­ diversi). Ogni attività conoscitiva elabora propri+strumenti+ e+codici+ in rela­dello+ dovrebbe basarsi in ogni sua espressione. Le forme di controllo sem­ zione all'+oggetto+ individuato ; tuttavia, affinché ognuna di esse denoti un ritmobrano risiedere nelle motivazioni iniziali che stanno all'origine della scelta del non incompatibile con le altre, è chiaro che tutte dovrebbero rifarsi, come tantimodello e non invece nelle modalità intrinseche di quest'ultimo nella sua strut­ diapason di diversa lega ma di uguale risonanza, a una condizione che rappre­tura e nel suo funzionamento. Come in molti+fenomeni+, l'innesco iniziale con­ senti il supporto di una creatività generale, sociale nella sua consistenza e speci­tinua dunque ad esercitare capacità di controllo del sistema, riorientandolo nei fica nelle sue forme espressive. Una tale condizione non può che essere connes­punti critici. Solo che, almeno in questo caso, pare che le qualità su cui si di­ sa strettamente con la base materiale, rappresentata dal modo di produzione, espongono motivazione iniziale e modello paiono situarsi su due piani qualitati­ deve essere esprimibile con un metalinguaggio che copra l'area delle scienze evamente diversi, la cui reciproca compatibilità si fonda su un criterio intraduci­ delle arti, in definitiva l'intera area della conoscenza. Tutte le difficoltà avanzatebile da un settore all'altro, dato che è unidirezionale (dall'+etica+ vs il+modello+ in precedenza per le scienze tornano a farsi presenti, con la complicazione ulte­in alcune sue espressioni) e non reversibile (dal modello all'etica). riore che la maggiore vastità dell'area interessata rende il problema assai piu

Anche tutto il settore che viene tradizionalmente definito artistico ricade al­ complesso.l'interno di questa fattispecie, con l'aggravante, forse, che esso non può riven­ Occorre anche tenere in considerazione il fatto che le arti sono altrettanti vei­dicare quella compattezza fra +teoria /pratica+ scientifica che i saperi scientifici coli di +comunicazione+ (oltreché di +informazione+), donde l'importanza chepossono mettere in atto. Gli interrogativi se una +forma+ d'arte sia sociale o esista una sintonia generale perché la società non venga a trovarsi pervasa da va­meno sono quindi assai piu numerosi e di non facile soluzione, se non facendo lori, anchesemplicementedistinti, che non si rifanno alla condizione generaleriferimento ancora all'+etica+. Le+arti+, d'altra parte, sono un settore di grande della creatività. Ma quest'ultima — per quanto è possibile definire in questo mo­importanza per la stabilità sociale dato che esse «modellano» con una pluralità di dello — non è intrinsecamente esplicita nella base materiale, non sembra essereforme (architettura, pittura, scultura, immagini a stampa, +letteratura+, ecc.) i direttamente deducibile. Ancora una volta, dunque, sembra essere la soluzionemodi di intendere i rapporti sociali nella loro gamma di espressioni. Esse coin­ etica quella che esercita il controllo sulle condizioni in «uscita» dalla base ma­volgono quindi direttamente, e in modo generale e specifico, il «paesaggio» dello teriale e, con ciò, il problema del+potere/autorità+, che, sulla base dell'+etica+,spazio sociale, nel suo strutturarsi materiale e nel mondo dei +valori+ che esso emette decisioni «sociali», viene a riproporsi in primo piano.veicola.

Resta comunque il fatto che le+arti+, quanto a supporto materiale, sono con­ 6.5. Stabilità istituzionale.nesse direttamente a un problema produttivo, alla +produzione artistica+. Visono dunque coinvolti il+modo di produzione+ in quanto tale ma anche le tec­ All'interno delle precedenti condizioni di stabilità è stata citata una serie diniche produttive (cfr. l'articolo + Tecnica+). Il che, per esempio, può significare funzioni sociali (+educazione+, +salute/malattia+, +scienza+, +arte+, ecc.). Que­la scomparsa dell'+artigianato+; rarità e qualità personalizzate del +prodotto+ ste attività, in quanto funzioni permanenti, si istituzionalizzano sia in manieracostituiscono altrettanti +strumenti+ per la formazione di un +mercato+, per sostanziale, come comportamenti ripetuti e socialmente necessari nel tempo, siauna circolazione dei beni e per forme di scambio difficilmente compatibili col in maniera formale, nel senso che la loro continua iterazione porta alla statuizio­+sistema+ produttivo di base. Tecniche artigianali e tecniche altamente auto­ ne di regole formalmente chiare e a tutti evidenti, allo stabilirsi di codici di com­matizzate disegnano ritmi «diversi », intraducibili ; delineano altresi gruppi uma­ portamento (cfr. l'articolo + Comportamento e condizionamento+ ) e mentali. Al­ni la cui base fondamentale, il+lavoro+, si svolge secondo un ritmo assai diver­ cuni dei problemi sorti circa la loro fondazione e la loro vita nei confronti dellaso, «producono» +valori+ sensibilmente differenti tra loro. Le tecniche produt­ stabilità e compatibilità sono già emersi in buona misura all'interno della tratta­tive sociali condizionano dunque direttamente l'+ artista+ ; esse fanno si che il suo zione delle condizioni che ne implicavano l'+esistenza+ e il carattere; ad esselavoro non debba porsi qualitativamente su un altro livello ma piuttosto su una quindi si rinvia.semplice+funzione+ sociale, adeguata e compatibile con tutte le altre. Nel presente paragrafo si afFronterà invece l'istituzione della +società+ in

Sul piano della base mentale le +artie incontrano in modo proprio, piu o quanto tale. Con questa espressione si vuole chiarire un problema fondamentale.meno, gli stessi problemi esaminati per la+scienza+. Quindi un+gusto+ «socia­ Le funzioni sociali già citate hanno tutte una peculiarità : sorgono su pratichele», una letteratura «sociale», ecc. Ma il vero interrogativo risiede nella definizio­ specifiche che impegnano un'area delimitata dei comportamenti (quelli attinentine dei criteri che stanno alla base della +creatività+ artistica. Come attività di all'+educazione+ e alla scolarità, alle disfunzioni dell'+organismo+ umano, alla+ conoscenza+ le arti non hanno « in ultima istanza» scopi dissimili dalle scienze. +ricerca+, alle+arti+, ecc.) e un'area altrettanto delimitata delle attività mentaliSono certamente diversi sia i supporti materiali (un gabinetto chimico non è pa­ corrispondenti. Ciascuna di esse, pertanto, e il loro insieme (anche visto in unaragonabile agli strumenti di un'orchestra sinfonica) sia il +linguaggio+ (simboli modalità dinamica generale) non rappresenta globalmente la società. Pratiche,chimici da un lato e note musicali dall'altro come morfemi e fonemi di linguaggi conoscenze e linguaggi non sono né sommabili né sovrapponibili mentre i pro­

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blemi inerenti al metalinguaggio e alle difficoltà di pervenirvi sono già stati evi­ disposti in un certo modo secondo le scelte fatte, gli attori di queste scelte riman­denziati. In definitiva nessuna di tali funzioni è «il luogo» in cui la+società+ si gono pur sempre gli uomini. Ma quali uomini > Ancora una volta si ricorrerà allariconosce globalmente o può venir conosciuta nella sua globalità. base materiale per ottenere una risposta: solo quelli che sono addetti in qualun­

All'interno del+modello+ non esistono altri punti in cui ciò sia possibile, al­ que modo alle varie attività direttamente connesse alla produzione. È in defini­l'infuori della condizione generale b) enunciata («La scelta fatta è stata compiuta tiva il +lavoro+ a determinare quale sia lo spazio umano che si identifica con loal fine di assicurare al corpo sociale la migliore condizione di vita»), che è di na­ spazio politico; quanto a dire che ne sono esclusi tutti coloro che per qualsiasitura etica. Quella stessa etica, d'altronde, che in piu d'una occasione è emersa ragione (età, malattia permanente mentale o altro ) non sono inseriti nel mondocome unica forma possibile di controllo là dove i nessi tra base materiale e fun­ produttivo con un lavoro. Quest'ultimo è pertanto la carta d'identità che dà ac­zioni sociali specifiche non erano intrinsecamente evidenti. Come ogni formu­ cesso allo spazio politico e con ciò allo+ spazio sociale+ ove è possibile partecipa­lazione etica, tuttavia, anche questa ha una caratteristica di natura universale: re all'area della decisionalità e del controllo delle attività produttive. In questaessa è appunto un enunciato generale che, nel momento in cui viene posto a con­ cornice il sesso è, ad esempio, del tutto estraniato ; si pone semmai il problemafronto con la vita concreta e con la +storia+, ha bisogno di «traduttori» che di sapere se colui il quale è privo di lavoro ma svolge una funzione ausiliare (co­esercitino facoltà interpretative in connessione con gli eventi. L '+etica+ si deve me la donna o l'uomo che decidano di dedicarsi ai lavori domestici solamente,insomma istituzionalizzare in forme sociali adeguate, che siano di assoluta gene­ ove ciò fosse consentito ) possa considerarsi all'interno dello spazio politico, o,ralità e che costituiscano altrettanti luoghi in cui la società in quanto tale si iden­ invece, ai suoi margini.tifichi. Da quanto s'è detto, la società intesa in senso unitario si fonda sulla com­ Non dissimili sono i ragionamenti che vanno fatti circa la giustizia nei con­patibilità generale che viene a prodursi tra il ritmo della base materiale e il ritmo fronti della sua base materiale. Poiché compito della +giustizia+ è principal­della base sociale complessivamente intesi, Le +istituzioni+ della +società+ in mente l'osservanza del corretto funzionamento, secondo le regole prescelte, diquanto tale dovranno dunque coprire quest'area, la quale identifica appunto la tutte le attività produttive, rientra quindi nella sua area tutto ciò che è connessosocietà stessa. La funzione che ad esse spetta è pertanto una funzione sociale direttamente col lavoro e con la sua organizzazione umana e materiale (nel sensogenerale che non rinvia ad altro che a se stessa, mentre il loro compito sta nel di mezzi e tecniche di produzione). Resta comunque inteso che la+giustizia+controllo della stabilità di questi due ritmi complessivi, a partire da quello della di cui qui si parla riguarda solo gli aspetti sociali e non invece i problemi inerentibase materiale, e nel mantenerli reciprocamente in una posizione di compatibi­ alle relazioni personali di natura privata (come le offese, le percosse, il furto dilità generale. oggetti personali, le questioni sessuali, ecc.) ; quelli cioè che potrebbero definirsi

Dal quadro cosi delineato risulta evidente che tali istituzioni sociali generali come reati «sociali», contro gli altri che sono reati «personali».sono la+politica+ e la +giustizia+. In armonia con la teoria finora applicata per Resta da chiarire quale sia la base mentale sia della+politica+ sia della+giu­analizzare storicamente il modello, si cercherà di individuare per ciascuna di tali stizia+. E qui la situazione è piuttosto complessa. La base materiale cosi com' èistituzioni la base materiale e la base mentale. stata scelta (in conseguenza di un'analisi scientifica che indica nella+proprietà+

In relazione alla prima tra esse, e per quanto riguarda la base materiale, va sociale dei mezzi di produzione lo strumento piu efficace per realizzare l'+ugua­ancora una volta sottolineato che lo spazio di tale istituzione è globale, per cui si glianza+ e l'armonia sociali ) indica solamente che fine principale della politicadovrebbe affermare che la base materiale è la società stessa. Tuttavia è evidente come della giustizia è la tutela dello scopo cosi definito. Il che significa che viche tutto ciò si risolve in una tautologia; occorre inoltre sempre tener presente sono due elementi di cui tenere conto : la motivazione di fondo (l'uguaglianza eche nel modello dato l'individuazione delle modalità con cui si struttura ogni l'armonia ), che sollecita una scelta, e la scelta poi effettivamente compiuta in re­funzione sociale deve sempre rinviare alla base materiale costituita dal +modo lazione a un'analisi scientifica. L' interrogativo che sorge è il seguente: in pre­di produzione+, che dovrebbe rappresentare non solo il supporto materiale ma senza di una qualsiasi modificazione in ordine alla base materiale, dove si situaanche il fondamento «logico» per l'organizzazione delle funzioni sociali. Per il fondamento per esprimere un giudizio, sul fatto che l'innovazione rientra oquanto di carattere generale, anche la politica non sfugge a tale determinazione meno nella scelta del modo di produzione o sul fatto che essa promuove o dimi­principale. Pertanto, in quest'ottica si dirà che rientra nell'area della+politica+ nuisce l'uguaglianza sociale> Certo il giudizio potrà tenere conto prima di unotutto ciò che abbia stretta attinenza con le attività produttive, sia per quel che ri­ dei due elementi e poi dell'altro ma, al fondo, qual è l'ancoraggio ultimo> Unguarda le «cose» sia per quel che riguarda le persone, Sono dunque le catene esempio può illustrare la questione. Si ponga il caso che in una fase successivaproduttive, sul versante delle+macchine+ e degli uomini che le controllano, che a quella qui ipotizzata sorga il problema della possibilità di un passaggio dalindividuano la base materiale della politica. Su questo lato i «materiali» della sistema lineare nell'organizzazione delle macchine nella produzione a quello apolitica sono dunque costituiti dal modo con cui vengono organizzati uomini e gruppi o a isole autonomi o a quello a rete. Non si accenna a mettere in discus­macchine in ordine a qualsiasi attività produttiva. Ma va da sé che, mentre le sione il fatto che la proprietà dei mezzi di produzione rimanga sociale; il dibatti­macchine e le tecniche produttive rappresentano altrettanti «oggetti» che vanno to verte invece su queste altre soluzioni, se aumentino cioè il grado di +ugua­

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glianza+ e di armonia sociali o meno, oltre che sulla considerazione se ciò con­ La prima delle soluzioni esposte ha il pregio di garantire maggiore ccrn zz:<venga per questioni attinenti all'+energia+, al +consumo+ di macchine, ecc. Si sulle interpretazioni di ogni fatto ma irrigidisce la società nel futuro. Non s<>l<>,supponga indifferente quest'ultima questione; su quali basi verrà presa la de­ essa implicitamente qualifica come antisociale qualsiasi fatto che cade al s«<>cisione? Se è sui modi di intendere l'uguaglianza sociale, ciò significa che la mo­ esterno e fa del diritto una sorta di+metafisica+ sociale vincolante che non ;«<>tivazione etica si ripropone come il vero e proprio+sistema di riferimento+ e di mette modificazioni in conseguenza dell'+uguaglianza+ che si è venuta a st;<I>imisura di base in tutti i momenti «critici » del modello e come il sistema di con­ lire fra norma etica e norma giuridica, dove la seconda ha sostituito del tutt<> I:<trollo di «ultima istanza». Il che porterebbe a concludere che, nella sua base prima, abbandonata alla «preistoria» della società. La seconda soluzione, inv«<,mentale, la+politica+ sia fondamentalmente connessa con l'etica. fa del diritto uno strumento, manipolabile pertanto tutte le volte che esso si < i

Un simile esito comporta tuttavia ulteriori interrogativi di non facile solu­ veli contrastante con il «senso» della norma etica di fondo.zione. Anzitutto l'incapacità dell'etica di definire vere e proprie norme la cui va­ Queste due possibilità implicano direttamente le istituzioni connesse qu;u>i<>lidità si fondi su un'intrinseca evidenza. Qualsiasi +evento+, atto, fatto, +deci­ al loro modo di conformarsi e quanto alla definizione delle modalità da parte <I<sione+, ecc, può dar luogo a due uscite quanto alla sua+interpretazione+ in am­ gli uomini di accedervi. Nel primo caso, il+diritto+ come tutto, è evidente ch<,bito alla sua aderenza o meno alla prescrizione etica: o il giudizio verte su ogni non essendovi problemi di +interpretazione+ generale bensi di esecuzione <I< isingolo caso, e di volta in volta, facendo solo riferimento alla norma etica gene­ dettati della legge, politica e giustizia si identificano in sistemi esecutivi, in qu< I.rale, e in tal caso si avrà una certa dose di discrezionalità e quindi anche di pos­ 1 a che si definisce in genere +burocrazia+. Le modalità di accesso si fon ti;u><>sibile contraddittorietà; oppure ogni caso e la sua decisione vengono registrati dunque sulla conoscenza del diritto come «metafisica sociale» (+ideologia+) <.come norme generali in un+codice+, con la formazione quindi di un +diritto+ come articolazione di norme specifiche. Saranno dunque le «quantità» di s:<vero e proprio in modo tale che si abbia certezza per ogni+evento+ futuro simile pere in questo settore a determinare la collocazione individuale di ciascun<> ;<Icirca la relazione tra fatto e sua interpretazione. Una delle due uscite appare al

1>'l interno dell architettura burocratica, che di conseguenza viene ad assun<c«.momento piu «compatibile» alla +norma+ etica generale. È infatti la seconda una forma piramidale, con un senso dal basso verso l'alto. Parallelamente la fun"quella che copre il maggiore+spazio sociale+, al presente e al+futuro+, e che of­ zione di «controllori sociali » si esercita secondo una scala che va dall'osservanz:<fre maggiori garanzie circa la stabilità. Su questa via si supera l'incertezza della delle norme specifiche sino al controllo sociale generale svolto da coloro che ;<s­+consuetudine+, si fonda il diritto e da questo si passa alla formazione di una sommano alla conoscenza dell'articolazione interna del diritto la piena conosce»­vera e propria+costituzione+ sociale nell'ambito del politico che definisce la+so­ za della sua +metafisica+.cietà+ come+ Stato+. Ugualmente su questa via cessano tutte le differenziazioni Nel secondo caso prevalgono invece i criteri generali di+interpretazionc+;tra società reale e legale, tra+società civile+ e politica. occorre quindi una forma di sapere esercitata da un lato sui meccanismi di fun­

Tutto ciò sembrerebbe dover dunque garantire una grande stabilità all'in­ zionamento complessivo della società, sia nella sua base materiale sia in qucll;<sieme ; va osservato tuttavia che il + diritto+ non ha un valore autonomo, non tro­ sociale, e dall'altro sulle reinterpretazioni storiche della norma etica fondamen­va la sua ragion d'essere al suo interno. Esso rimane pur sempre il fi l tro tra la tale. Ciò non individua di per sé gli individui che debbono esercitare questa fun­norma etica e la società nel suo funzionamento storico. Se avvenisse il contrario, zione ; delinea piuttosto una «qualità» di sapere la cui valutazione non è predc­sarebbe il diritto a costituire il fondamento sia della base materiale sia della base terminabile. Il corpo sociale si trova di fronte al fatto che deve compiere dellesociale, capovolgendo con ciò proprio le prospettive del modello. Questo è dun­ scelte circa la designazione dei «controllori sociali» senza poterle fondare su unque un punto cruciale che presenta dosi di alto rischio. Se una società, una volta criterio di per sé evidente. In quest'ottica il problema investe soprattutto la fun­effettuata una scelta di fondo, affida completamente quest'ultima nel suo diveni­ zione di «controllori sociali» generali, poiché dal loro modo di stabilire le rela­re storico a un'architettura giuridica di regole, fa di questa costruzione non solo zioni fra norma etica e norme giuridiche specifiche vengono a dipendere anche

un che di rigido e insensibile ai mutamenti e alle innovazioni lungo il percorso le modalità di esercizio del controllo su aree piu ristrette, ad esempio nelle sin­storico ma fa dell'osservanza alla+legge+ l'elemento determinante di ogni fatto gole funzioni sociali precedentemente enumerate. Poiché non esiste un criteri<>sociale. Questi due elementi implicano da un lato il prevalere della+forma+ in che possieda una propria evidenza, ne risulta che ogni scelta è di per sé incert;<;tutti gli eventi sociali e dall'altro un ostacolo insormontabile alla reinterpreta­ essa deve quindi essere sottoposta a forme di controllo che assicurino la possi­zione «storica» da parte della società di se stessa nel tempo. Scelta di fondo e bilità di rimetterla in discussione ove i risultati concreti siano giudicati dal co< p<>soprattutto modalità di esecuzione sarebbero determinate una volta per sempre. sociale insoddisfacenti rispetto alle premesse.

Se questa è una delle uscite, l'altra sta nella considerazione che le+istituzio­ Dunque, tra società e coloro che sono gli addetti alle+istituzioni+ sociali <Icl­ni+ che usano il filtro del+diritto+, la+politica+ e la. +giustizia+, possono conser­

<)1 area politica e della giustizia si inserisce il solo criterio della+responsabilizzi<+vare sempre la possibilità di operare delle verifiche tra il diritto nella sua artico­ reciproca delle due parti, l'una verso l'altra, e della rivedibilità delle scelte <>l«­lazione e la norma etica fondamentale. rate. In altro modo si dirà che ciò comporta un rapporto equilibrato fra+pot«r< /

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autorità+, dove il potere identifica e si identifica nelle istituzioni, mentre l'autori­ permanenti, sono funzioni «precarie» per coloro che vi partecipano; si qualili­tà è l'esercizio di scelta e controllo proprio del corpo sociale. E poiché non sem­ cano pertanto come altrettanti doveri-diritti sociali (e non l'inverso) : la+ società+bra esservi il criterio per le valutazioni individuali su coloro che entreranno nel­ insomma lavora e contemporaneamente si autocontrolla e si rende giustizia sena;il'area del potere, le qualità non possono essere altrimenti pesate se non con il separare in due sfere distinte questi ruoli.+numero+, con la formazione di una maggioranza e una minoranza per ogni tipo Ne consegue che un analogo ragionamento andrebbe condotto per coloro idi scelta da compiersi e da riconsiderare. quali, in altre funzioni specifiche, rivestono ruoli non connessi direttamente all;i

Si tratta ora di vedere quale di queste uscite garantisca maggiormente la sta­ produzione. Uno scienziato puro, un ricercatore teorico, un letterato, un +arti­bilità e mostri di essere quella piu compatibile nei confronti del+modo di pro­ sta+, ecc., quelli che con il nostro linguaggio possono essere definiti come +in­duzione+. Prima di entrare nel merito, occorre sottolineare una considerazione tellettuali+, possono essere tali solo a livello precario, hanno un tale dovere-di­generale. Le istituzioni della politica e della giustizia, proprio perché rappresen­ ritto saltuariamente, mentre «normalmente» debbono avere un lavoro conness<itative della società in quanto tale, orientano, nel loro modo di conformarsi, le direttamente con la produzione. Verrebbe cosi a cessare quella+ambiguità+ chevie di accesso e controllo anche delle altre istituzioni che esercitano il ruolo di da sempre caratterizza gli +intellettuali+ nella vita sociale: «dentro» le attivit ifunzioni sociali specifiche. Né potrebbe essere altrimenti dato che, mentre po­ produttive ma non direttamente ad esse legati.litica e giustizia sono preposte all'interpretazione e al controllo del funziona­ Dopo aver fatto queste precisazioni, si passi ora ad esaminare nel merito lcmento della società in quanto tale, le singole +istituzioni+ (educative, mediche, due uscite, quella «burocratica» e quella «democratica». Il fatto che esse sian<>scientifiche, ecc.) costituiscono su questo livello delle modalità settoriali di strut­ due, dice già molto, nel senso che nessuna si pone come quella «logica»; ciò si­turarsi di tali istituzioni sociali ; ove ciò non avvenisse sorgerebbero immediata­ gnifica che le connessioni con il modo di produzione sono «deboli » e non « forti »mente problemi di incompatibilità fra il sociale generale e il sociale specifico con e che, in qualunque direzione si vada, occorra sacrificare qualcosa.conseguenti instabilità e frizioni. Dunque, su questo punto finisce col giocarsi Nei confronti del +ritmo+ disegnato dalla base materiale (+modo di produ­in larga misura anche l'intero assetto istituzionale della società in tutte le sue ma­ zione+), soprattutto per quanto attiene ad una sua funzione quale la stabilità dclnifestazioni. lavoro, sembrerebbe che la via «democratica» sia la migliore, Essa riflette in ma­

Quali sono i criteri utilizzabili per questo giudizio sulla stabilità-compatibi­ niera speculare le caratteristiche del +lavoro+, consente un +controllo sociale+bilità? È opportuno ricordare anzitutto la connotazione che è stata data al termi­ generale, non fissa ruoli (cfr. l'articolo +Ruolo/status+), non origina gerarchie cne 'sociale' in relazione alla stabilità di+lavoro+ e anche alla stabilità scientifica dipendenze, fa in modo che tutta la società sia capace di alternare il lavoro ;ile creativa. Specie nella prima di queste due forme di stabilità, è stato puntualizza­ controllo istituzionale sul lavoro e con ciò di partecipare direttamente alle scelteto il fatto che la fissità dei ruoli nel lavoro rischiava di creare carriere e forme di di fondo. Vi sono tuttavia due punti deboli : da un lato l'ammissibilità dell'inter­dipendenza gerarchica incompatibili col problema dell'uguaglianza sociale. E pretazione storica della norma etica fondamentale costituisce una intrinseca pos­all'interrogativo fu offerta l'unica soluzione possibile, quella della massima in­ sibilità di ridefinizione continua, anche in maniera diversa nel tempo, dei conte­tercambiabilità dei ruoli. Al pari del lavoro, anche l'esercizio del potere e della nuti della norma etica; dall'altro, il fatto che non vi sia un criterio diverso dalgiustizia dovrebbe possedere analoghe caratteristiche visto che esse coprono lo numero per la scelta degli individui atti a ricoprire i ruoli delle funzioni socialistesso spazio sociale generale. Pertanto la funzione di «politico» e di «magistra­ generali, fa si che g i vinca su 49 ma non certo che gi abbia ragione su 49. La+so­to» deve essere intercambiabile. Ma con cosa? Nell'ambito del lavoro la risposta cietà+, insomma, può essere in balia delle maggioranze senza poter stabilire scera apparentemente semplice : con un'altra forma di lavoro (da controllore di un queste ottemperino veramente alla norma etica fondamentale. Ci si trova dunquecomputer in una linea di montaggio di automobili a, per esempio, controllore di di fronte a situazioni contraddittorie : questa scelta è aderente come ritmo e comeuna macchina per dialisi ). Ora la funzione politica e la giustizia vanno conside­ compatibilità a taluni aspetti suggeriti dal modo produttivo e dalla norma etic;irate come una forma di lavoro? In prima istanza dovrebbe essere negato, poi­ (stabilità di lavoro, intercambiabilità dei ruoli, +uguaglianza+ sociale, massimaché esse non sono connesse direttamente con le attività produttive e non sono con socialità delle funzioni ) ma vi contravviene quanto al carattere della stabilità. In­queste «qualitativamente» intercambiabili, dato che sono si analoghe per carat­ fatti le possibilità di reinterpretazione ammessa e il costituirsi di maggioranzetere, ma non si dispongono sullo stesso livello. In piu si deve ricordare che è il introducono la possibilità di dar vita a dei veri e propri settori sociali differenzi;<­+lavoro+ a rappresentare la carta d'identità per l'ingresso nello spazio della+po­ ti quanto a interpretazioni generali (si dovrebbe quasi dire di+partiti+), in gra<.l<>litica+ e della+giustizia+ e non viceversa. Sembra pertanto che politica e giusti­ di trasformare la maggioranza in egemonia piu o meno permanente o in diti<­zia siano funzioni generali del lavoro mentre non è vero il contrario. Il che por­ tura o, all'opposto, in un'alternanza di posizioni fra i gruppi al potere politic<i <:terebbe a concludere che le attività della politica e della giustizia non costituisco­ giudiziario tali da rappresentare un andamento discontinuo della base sociale n< Ino un lavoro ma una sua funzione, saltuaria per gli individui che la ricoprono e suo luogo di massima rappresentatività nei confronti di quella materiale. All:<comunque che va riconvertita in lavoro. Esse non rappresentano carriere e ruoli fine si verrebbe a produrre una diversità di ritmo tra le due basi e il costitui<.si <li

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una situazione di incompatibilità che, su questo livello, non può che essere ge­nerale, poiché investe la società intera. 6.6. Stabilità antropologica.

Ma quali sono le condizioni sull'altro versante? Di fronte alla stabilità e allacertezza costituite da un'interpretazione della+norma+ etica affidata a un+di­ Alla fine l'+uomo+. Ma non è piu l 'uomo umanistico, +misura+ di tutte hritto+ insindacabile quanto a costituzione e validità, sta l'irrigidimento della so­ cose, quello che vive all'interno di questo modello. L'antropologia che ne risi iltacietà in due sfere, quella del +lavoro+ e quella della +burocrazia+ esecutiva, la è la+scienza+ che si fonda anzitutto sull'+uomo+ come produttore sociale. Sudifferenziazione del sapere sociale in sapere attinente al lavoro e in sapere depo­ questa base si cercherà di capire quale sia la gamma delle sue compatibilità co»sitato e racchiuso nelle istituzioni, sia quelle sociali sia le altre specifiche (e ciò il modello stesso e la sua stabilità complessiva di +anthropos+ in questa dimen­in virtu delle unitarietà delle «sintonie» di cui s'è parlato) e, quindi, della restri­ sione. A questo punto, tuttavia, il percorso compiuto presenta una serie di ost:i­zione della regola dell'intercambiabilità dei ruoli, la cui validità è solo all'« inter­ coli, i quali rendono difficile costruire un'immagine unitaria; certe incrinature,no» delle due sfere ma non tra esse. Vi è anche una diversa connotazione del+la­ alcune scelte conducono su direzioni divergenti. I problemi, un certo arco divoro+; la separazione delle funzioni implica infatti che coloro che vi sono addetti problemi, sono tuttavia ovunque presenti; i l tema della +morte+, l' immagin iesercitino «un lavoro». Base materiale e base sociale, globalmente intese, corro­ della +vita+, della +natura+, del +mondo+ come +universo+, la +sessualità+ <no lungo la via della differenziazione, ognuna con un proprio ritmo interno. Ma l'uso del+corpo+, la +coscienza/autocoscienza+, ecc., sono delle «strozzature»in che relazione> Rispetto all'affermazione ipotetica iniziale per la quale la base attraverso cui — per quel che se ne sa — occorre passare, usando lo strumento con­materiale determina in «ultima istanza» quella sociale, qui sembrerebbe avveni­ cettuale di «uomo come produttore sociale» per tentare di definirne i contorni.re il contrario, una volta che il meccanismo del+modo di produzione+ sia stato Nei confronti della stabilità antropologica, questo+concetto+ denota comunqueavviato. Se infatti le funzioni di controllo generale (e specifico per «sintonia») della base materiale solo un supporto da cui procedere per individuare la basedella base materiale sono affidate alla +politica+ e alla +giustizia+ e queste non mentale.esprimono piu la+società+ nella sua +totalità+ ma piu semplicemente la «meta­ Di questa base materiale molti connotati sono già ampiamente presenti al­fisica sociale» e il+ diritto+, allora l'<(orientamento» e il ritmo della base materiale l'interno sia del+modo di produzione+, sia di ciascuna base materiale delle sin­vengono determinati dalla +burocrazia+, cioè da quella istituzione che si è inse­ gole condizioni di stabilità precedentemente enunciate. L'ancoraggio fonda­diata in quella sfera che controlla l'applicazione della+legge+, che è di per sé mentale è costituito dal lavoro e dalla gamma di significati che sono venuti via vi;iindiscutibile. in luce successivamente. Tale lato pare dunque sufficientemente chiarito. Ma,

A fronte della stabilità sta dunque la rottura della società in due sezioni ab­ occorre dirlo, tutte queste dimensioni si distendono solo sul «sociale». Ora, seb­bastanza rigide e la sua impossibilità e reinterpretarsi storicarnente, dato che la bene sia questa la qualità principale dell'uomo — e nel modello essa è veramentcnorma etica è stata relegata nella «preistoria» e non figura piu come fonte prima fondamentale, nelle premesse come nella sua vita storica —, non per questo sidella legittimità. deve dimenticare che esiste pur sempre una serie di situazioni che non sono mai

Sul piano teorico una scelta è dunque impossibile, perché incrinatasi in qual­ completamente riducibili al sociale. L'+uomo+ è un'unità biologica individuale,che punto la connessione diretta tra base materiale e base sociale, l'unico criterio che nasce, vive, pensa, agisce, e alla fine muore, all'interno di una società, mache rimane è quello dell'opportunità «storica», cioè di un particolare momento compie, vive e subisce alcuni atti esclusivamente sul livello individuale. La+don­e di particolari uomini ; l'unica in grado di determinare su quale versante occor­ na+ non porta in grembo la+società+ ma un embrione singolo, forse non «singo­ra sacrificare qualcosa e cosa ottenere in cambio. L'analisi teorica non può pro­ lare» per la manipolazione genetica cui la società può provvedere, ma pur sem­cedere oltre questo punto, se non per chiarire le singole prospettive. In altre pa­ pre un individuo che si contraddistingue dagli altri per la sua+individualità bio­role, qualunque possa essere la direzione intrapresa, questa, da un lato, spezza logica+ nel nascere, nel vivere e nel morire. La piu estesa+socializzazione+, oltrela continuità delle connessioni «logiche» a favore dell'opportunità — con la con­ un certo limite, non sottrae significato all'individuo, dato che una base materialeseguenza che il modello è sempre « incrinato» nella sua stabilità e compatibilità —, biologica distinta per ognuno rimane ineliminabile.e, dall'altro, fa scattare un «nuovo» meccanismo di connessioni che opera degli Bisogna allora correggere il tiro: la base materiale sociale è si l'uomo comescarti irreversibili. Cosi la via della «democrazia» (cfr. l'articolo +Democrazia/ produttore sociale, ma vi è anche una base materiale individuale che è rappre­dittatura+) e della burocrazia portano in opposte direzioni, ciascuna con caratte­ sentata dall'+individualità biologica+ dell'uomo e la prima non assorbe comple­ristiche incompatibili all'altra e rappresentano perciò altrettante scelte di fondo tamente in sé la seconda; fra i due settori — e materialmente — rimane sempre unageneratrici di uno specifico «modello» della base sociale e di un «modello» al­ distinzione, per cui esistono, dunque, problemi di compatibilità anche all'internotrettanto specifico di compatibilità con la base materiale. della stessa base materiale. Essi potrebbero certamente essere dissolti, ove la ma­

nipolazione genetica arrivasse al punto da organizzare la società come un termi­taio, che è esso stesso una sorta di individualità biologica globale che distribu'­

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sce le funzioni del corpo sociale inteso come organismo a tipi morfologicamente nel presente modello dove si procede alla eliminazione della proprietà privata <l< ifunzionali alle varie attività e tra loro diversi (regina, operaia, soldato). Tuttavia, mezzi di produzione. Ma tutto ciò si arresta, per ora, all'individualità biologie;

i,dovrebbe essere la stessa società di uomini a decretare la fine dell'uomo come al meccanismo biochimico che solo da poco si è cominciato a penetrare.individuo, dato che s'è ammessa una forma di consapevolezza iniziale nello sce­ La base materiale offre dunque delle indicazioni di per sé alquanto instabili.gliere un certo modello per realizzare certi fini. E questi erano l'+uguaglianza+, La sua composizione indica due prospettive sul lato della base mentale : il men­l'assenza di ogni sfruttamento, l'armonia sociale e non certo la morte biologi­ tale sociale e una sfera del mentale individuale ; tuttavia, com'è possibile pensarcca individuale a favore di un+organismo+ diflerenziato attraverso la+selezione / alla loro compatibilità nell'ambito della base mentale, quando la stessa base ma­mutazione+ in individui che incorporano nella loro forma le funzioni corrispon­ teriale non presenta al suo interno un criterio saldo per la realizzazione dell;identi. D'altra parte non andrebbe ciò proprio all'opposto dell'intercambiabilità compatibilità fra+società+ e +uomo+, fra+specie+ e individuo? Esiste tutta un'a­dei ruoli nel lavoro? Potrebbe allora andare la base materiale connessa al lavoro rea umana difficile da definire come «appartenenza» e di cui è quindi arduo sta­contro se stessa? Non solo quindi va mantenuta l'individualità biologica, ma essa bilire forme di controllo per la instabilità che la caratterizza. Il +soma/psiche+è parte integrante della base materiale, vi è strettamente connessa. Su questo li­ non è differenziato; i suoi corollari di+amore+, +eros+, +pulsione+, +isteria+,vello la 'compatibilità sembrerebbe dunque garantita, almeno sul fondo. +sonno/sogno+ ne seguono la sorte. E non è pari la situazione che si incentra sul

Con ciò tuttavia non tutti i problemi sono chiariti. La motivazione etica sta concetto di +desiderio+, con il suo spazio di +angoscia/colpa+, +castrazione ea indicare che una certa scelta è stata compiuta proprio perché esisteva «da sem­ complesso+, +censura+, +identificazione e transfert+, +inconscio+ e +piacere+?pre» una situazione di conflittualità umana. «A questo riguardo, — afferma Leach E, infine, il +corpo+, quest'occupazione individuale dello spazio all'interno dellanell'articolo +Anthropos+ [I, p. 6yg], — la nozione di una scienza dell'uomo crea società, non rinvia anch' esso a meccanismi complessi e non definibili in una solaforse una doppia confusione, poiché "scienza" appartiene alla metà di destra dimensione? Si dirà che piu d'uno di questi problemi è connaturato con un «mo­della coppia regola morale / legge scientifica, mentre "uomo" è la metà di sini­ dello» di società; per alcuni ciò è probabile ma, forse, piu per i significati chestra della coppia uomo/bestia». E ancora : « I limiti entro cui operiamo non sono vengono ad essi attribuiti storicamente che per il loro sussistere in quanto pro­quelli della necessità, ma di regole morali autoimposte che, quasi per definizione, blema in sé. Sono dunque degli universali? Qualunque risposta è ardua ; su un'al­non potrebbero essere racchiuse tra le regolarità predeterminate e prevedibili di tra dimensione le+coppie filosofiche+ che possono rappresentare ancora una vol­un sistema di leggi scientifiche. Tuttavia, considerando le cose dal lato opposto, ta l interrogativo sono proprio +universali /particolari+ e + innato/acquisito+.

o'

sembrerebbe che non possiamo essere liberi. In ultima analisi, le+convenzioni+ Quest area è dunque una cerniera, un nodo che non si può sciogliere facilmen­I

sociali (morali) nel cui ambito operano gli esseri umani, benché autoimposte, te con un colpo di spada, al pari di quello di Gordio, e la cui+esistenza+ significasono tutte, in primo luogo, prodotti di singoli+cervelli+ umani, necessariamente difFicoltà di controllo, forme di instabilità sempre latenti proprio per la sua inde­soggetti ai limiti del meccanismo biochimico di cui sono fatti. Possiamo pensare finitezza. Occorre forse accertare e accettare questa forma di equilibri precari al­solo quei pensieri che il meccanismo è preparato a pensare» [ibid., p. 644]. Le P'interno della base materiale, con la consapevolezza che non è ancora possibilerelazioni tra questi due livelli dell'+uomo+ rimangono ancora in larga parte in­ individuare quel criterio che consentirebbe di realizzare quella forma di compa­determinate; la coppia +genotipo /fenotipo+ non è risolta a favore del secondo tibilità voluta?termine, cosi come +uno /molti+ non si riduce una volta per tutte alla parte di Sul lato della base mentale i problemi non sono, di conseguenza, meno com­destra. La dinamica dunque sussiste : l'uomo è un produttore sociale ma è anche plessi. Apparentemente un certo numero di essi può trovare un correttivo trami­contemporaneamente una entità biologica irriducibile. Allo+spazio sociale+ as­ te il lato sociale della base mentale. E certamente possibile esercitare un +con­segnato all'uomo in quanto produttore deve quindi corrispondere anche uno trollo sociale+ sulla+mente+ (per il tramite dell'+educazione+, dell'+apprendi­spazio «umano» dell'uomo in quanto individuo. Ma dinamica non significa forse mento+, della costituzione di un'+immaginazione sociale+ adeguata) e sul +cor­anche+conflitto+, antagonismo? Sul solo livello materiale non esiste una risposta po+ (attraverso il movimento, che può essere regolato passando attraverso ildefinitiva. Da sempre si può dire che gli uomini si associano per cooperare, per +gioco+, la+festa+, l'+agonismo+, oltre che attraverso forme di rito fisico ). Ma,organizzare in modo piu efficace la sopravvivenza individuale in una collettività. anche se tutto ciò può avere un limite, l'uso di tali forme di controllo socialeAlcuni sociobiologi sembrano assai convinti che ciò avvenga anzitutto a livello ripropone l'individuazione precisa del meccanismo sociale che presiede allagenetico-biologico, che+evoluzione+ e+socializzazione+ siano un unico processo loro scelta e alla loro attuazione, cosi come alla definizione di un immaginario so­in ogni tipo di+animale+ sociale, e quindi anche nella specie Homo sapiens. Tut­ ciale che ne stimoli pertanto l'esecuzione sulla base di enunciati chiari e accet­tavia, lasciando per ora da parte tale ipotesi, si può dire che, se i conflitti sussi­ tabili dal consenso pressoché unanime del corpo sociale. Il che porta a tuttistono, sta alla socializzazione il loro controllo sociale piu che la loro eliminazione quei problemi esaminati nelle condizioni di stabilità naturale, del lavoro, scien­completa. E tale controllo si effettua rimuovendo una certa serie di «luoghi» tifici e artistici, delle istituzioni, la cui soluzione, sulla base della logica del mo­conflittuali, facendo leva sull'analisi di ciò che l'uomo è socialmente stato, come do di produzione, era apparsa incerta e precaria perché non lineare, non di­

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Ricoprimenti tematici 98z 983 Dall'economia alla storia

rettamente consequenziale, Del resto, pur ammettendo di superare questa rin­ E, infine, si dovrà parlare anche del tempo (cfr. l'articolo + Tempo/tempora­novata complicazione — ad esempio con l'uscita di tipo burocratico —, non signi­ lità+), del tempo come+futuro+. I termini 'ritmo', 'stabilità', 'compatibilità' po­ficherebbe una tale soluzione il completo assorbimento del «privato» nel «pub­ stulano il movimento. Anche produrre, pensare, curare, imparare, ecc. come na­blico», l'eliminazione forzata di una sfera che ha la «sua» propria base materiale? scere, vivere e morire si iscrivono nel movimento. Di tutto ciò ognuno ha per­E non comporterebbe tutto ciò una accentuazione anche maggiore di quel +pro­ cezione, consapevolezza, se non altro osservando un +calendario+, Ia propriagramma+ genetico che già la stabilità demografica faceva intravedere, fino a crescita, l'avanzare della+vecchiaia+, il termine ultimo della+morte+. Dai livelligiungere a una vera e propria «cionizzazione» dell'uomo? Ma, ancor prima, non individuali a quelli collettivi il movimento è un che di materiale che è pertinenteoccorre dire che +pubblico /privato+, come base mentale della base materiale sia alla+società+ sia all'individuo e che necessita, quindi, di una +visione+. In­composta da+uomo+ produttore sociale/+individualità biologica+, dovrebbe es­ teressa qui tuttavia delineare, piu che il suo trascorrere, la sua aspettativa nellasere condizionata e non condizionante nella logica del modello? Non si opera un dimensione sociale, il+futuro+. La base materiale innesta un ritmo stabile e co­rovesciamento postulando un certo numero di soluzioni sulla base materiale stante; si ammetta pure che tutti i problemi di compatibilità sugli altri l ivellia partire da quelle elaborate nella base mentale> Al di là di uscite che posso­ siano risolti. Se ciò avvenisse, che ne è del futuro? Il movimento non verrebbe ano apparire anche «ragionevoli», è sulla capacità logica del modo di produzio­ cessare con questo, ma non se ne perderebbe il senso? Che ne sarebbe della so­ne di strutturare direttamente e compatibilmente l'area sociale che si commisu­ cietà e dell'uomo se viene loro sottratta l'aspettativa della possibilità di un altrorano le potenzialità intrinseche di tale modello. Mentre qui appare estremamente ritmo, di un movimento diverso? Realizzandosi, un modello come questo sot­problematica la definizione del ritmo dell'uomo come individuo a partire dai trae il futuro alla dimensione materiale e mentale, mentre, all'opposto, qualsiasi«materiali» di cui è composto. È probabile che una tale difficoltà risieda nel­ instabilità o incompatibilità reimmette immediatamente il futuro all'interno dell'+ambiguità+ che presenta «attualmente» l'uomo in sé, a prescindere quindi dal modello. Il fu turo sembra dunque iscritto nell' instabilità di ogni r i tmo; ogni+modello+ in cui sia inserito. Non è affatto da escludere una simile ipotesi ; come perturbazione si proietta nel tempo come aspettativa di adattamento «futuro».non è parimenti da escludere che la necessità di collegare il suo ritmo a quello Rimane comunque il fatto che il modo di produzione a ritmo stabile estro­dell'uomo come produttore sociale, e alla logica che quest'ultimo veicola, rap­ mette il futuro come tempo materiale e mentale. È dunque certamente difficilepresenti un ostacolo ulteriore alla definizione unitaria di ritmo nella base mate­ per noi, oggi, accettare questa connessione e vi è anche qualche motivo per dubi­riale complessivamente intesa. tare della perfetta aderenza di una tale conclusione. La motivazione etica è essa

Allo stesso modo che nella stabilità delle+istituzioni+, ci si trova qui di fron­ stessa un'aspettativa piu che essere uno stato; propone la realizzazione di unate a una sorta di blocco logico; gli esiti storici possono essere i piu vari e di alcuni forma di +utopia+ attraverso l'analisi scientifica della realtà. Le relazioni tra nor­s'è fatto cenno. Ma che sia il riconoscimento di una sfera privata aperta e libera ma etica (morale) e norma concreta (realtà) non sono esse stesse fondate su unao che si arrivi alla clonizzazione, ciò non vuoi dire che una eventuale stabilità aspettativa e la sua realizzazione, quindi sul futuro? E, inoltre, dove si fonda lastorica concreta possa trovare una legittimazione di natura teorico-storica. Sul +norma+ etica? Non sulla+religione+, dato che in questa società cosi modellatapiano delle connessioni dirette non è possibile intravedere l'homo novus se non essa non avrebbe spazio, perché proporrebbe tutto un altro universo con suoiformulando ipotesi generiche, prive di un senso e soprattutto librate nel campo «materiali» e sue regole che osterebbero al progetto iniziale, ma, probabilmente,della fantasia piu che di una+immaginazione+ ancorata a un inventario di regole. su una immagine della società e dell'uomo, su una loro proiezione; quindi anco­

Apparentemente piu lineare si presenta il livello della base mentale che si ra una volta su «un» futuro, su aspettative. Si dirà, allora, che l'+etica+, una vol­struttura sull'uomo come produttore sociale. L'+immaginazione sociale+ trova ta realizzatasi in «un» suo enunciato, ne «produce» un altro? Non è da esclude­qui il suo sbocco principale nel+lavoro+ e in maniera diretta. Il lavoro e l'ugua­ re, anche perché questa sembra essere l'unica sfera in cui l'uomo e la società pos­glianza delle opportunità nei vari tipi di lavoro, sia nell'ambito della produzione sono realizzare, nel pensiero, la libertà dalla necessità (cfr. l'articolo +Libertà/vera e propria, sia nell'ambito delle istituzioni specifiche e generali, ne rappre­ necessità+).senta l'aspetto fondamentale. Essi sono del resto la proiezione «storica» dellanorma etica che costituisce la scelta di base e che si ripropone sul livello inter­pretativo all'interno delle varie condizioni di stabilità enunciate. Tuttavia le mo­ a@on Per concludere.dalità con cui si può presentare finiscono col dipendere strettamente dal modocon cui si articolano le istituzioni generali della società (la+politica+ e la +giu­ Giunti alla fine dell'esame del modello A è necessario formulare alcune con­stizia+). L'uscita «burocratica» e quella «democratica» creano proiezioni del­ siderazioni; non per concludere, appunto, ma piuttosto solo al fine di indivi­l'immaginazione sociale che non possono essere se non ad esse direttamente com­ duare taluni «nodi» nei discorsi fin qui fatti. Tre sono i livelli su cui si procede­patibili. Anche in questa dimensione l'incrinatura nelle catene logiche crea bi­ rà: a) Quali indicazioni si possono trarre alla fine della stesura del modello in or­forcazioni che diventano speculari le une alle altre. dine all'assunto iniziale? Le condizioni di stabilità esaminate rendono «possibile»

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il modello? In quali prospettive? b) I risultati di cui al punto a) in che modo pos­ che è connessa con +Politica+, +Giustizia+, +Stato+, + Tolleranza/intolleranza+,sono essere definiti in relazione al quadro teorico delineato? Il+sistema di riferi­ +Classi+, +Società+, +Normale/anormalee; 6) stabilità antropologica, infine, chemento+ ha una sua validità? E in che limiti? E, ancora, nel caso che esso si riveli si collega con +Organismo+, +Soma/psiche+, +Corpo+, +Vita /morte+, +Civiltà+,«erroneo», ciò consente di procedere all'analisi degli altri modelli oppure si ri­ +Anthropos+, +Tempo/temporalità+, +Uomo+, +Storia+.vela necessario elaborare altre ipotesi di lavoro? c) Nei confronti del problema In calce a questo elenco vanno fatte due precisazioni : anzitutto che tali desi­generale che postulava l'esistenza di «un criterio» in ordine a una sistematica del gnazioni né sono rigide né implicano in maniera «diretta» tutti gli articoli di cia­sapere (cfr. l'articolo +Sistematica e classificazione+), quali indicazioni emer­ scun gruppo indicato ; in secondo luogo che, come si noterà, vi sono in piu d'ungono? caso delle sovrapposizioni di articoli che partecipano a piu d'una condizione di

stabilità. Con ciò si vuoi dire che il modello, rispetto alla sua logica, presenta7.i. Stabilità e compatibilità della proiezione storica del modello. queste connessioni in ordine alle varie stabilità ma non certo che ogni modello

che venga proposto designi sia questo elenco di stabilità sia gli stessi problemi­L'assunto iniziale consisteva nel ritenere che un certo+modello+ economico articoli all'interno di ciascuna condizione. Si dirà che ogni +modello+ in virtu

«dato» avrebbe «prodotto» le sue forme sociali in maniera compatibile alla+lo­ della sua +logica+ disegna, a partire dai suoi materiali interni, un certo numerogica+ che esprimeva al suo interno. Evidentemente ciò comportava che esso di connessioni in alcune direzioni specifiche che non sono identiche da modello« implicasse» direttamente le proprie forme sociali e che, dunque, non fosse con­ a modello. Inoltre va sottolineato che coinvolti sono i gruppi in quanto problemisentito ammettere una pluralità di forme ma, al contrario, quelle e solo quelle im­ e la logica che li sostiene e tutta la loro organizzazione interna di articoli. Il gruppoplicate. E tutto questo significa che, per un certo modello economico dato, posso­ + Classi+ viene, ad esempio, coinvolto nel modello presente direttamente solo perno scaturire solamente certe e ben determinate forme sociali «necessarie», forme quanto attiene all'articolo portante stesso nel suo significato piu ampio (societàche implicano, a loro volta, una situazione di reversibilità nell'area della cono­ senza classi), per +Ideologia+ e +Burocrazia+, mentre gli altri (+Borghesi/bor­scenza, Ovunque fosse dato infatti riscontrare talune determinate forme sociali, ghesia+, +Contadini+, +Masse+, +Proletariato+ e +Rivoluzione+) vi sono im­queste, per parte loro, avrebbero implicato un ben identificabile modello econo­ plicati « indirettamente» in quanto veicolati dall'articolo portante.mico di base. In definitiva, ciò costituisce quel che si chiama una connessione .In merito alle sovrapposizioni si dirà che esse si presentano come altrettante« forte», riscontrabile nei due sensi: da quel+ modo di produzione+ a quella for­ zone di+ ambiguità+. Per quanto infatti si proceda a una precisazione concettualema sociale e, all'inverso, da quella forma sociale a quel modo di produzione. Ove anche raffinata, esistono nondimeno problemi e concetti che sono «vaganti» traqueste condizioni non siano osservate, tra i due lati si frappone una discontinuità uno spazio e l'altro, tra una condizione e l'altra. Il che rende le aree concettualilogica e si dovrà ammettere che i «materiali» dei due versanti non si ordinano corrispondenti non solo tra loro comunicanti ma in qualche misura anche comu­nello stesso modo. ni e perciò non identificabili nettamente con divisioni precise. La capacità di

Sul versante della +storia+ è stata ipotizzata una serie di condizioni di sta­ « fluttuare» da parte di alcuni problemi crea pertanto interrogativi e situazioni dibilità, che figurano come altrettanti interrogativi rivolti al modello per sondarne potenziale instabilità in ciascuna zona, a causa dell'attuarsi di un processo inter­la «possibilità» storica. Il compito ad esse devoluto consisteva nel saggiare la ca­ no/esterno in cui quell'area è coinvolta con altre. Questi spazi concettuali «va­pacità logica del modello di essere, da un lato, globalmente strutturante e, dal­ ganti» rappresentano dunque altrettanti «nodi» problematici: +Vita/morte+,l'altro, compatibile con le eventuali diversità nel disporsi delle condizioni di sta­ +Soma/psiche+, +Normale/anormale+, e Tempo/temporalità +, ecc., ad esempio, co­bilità. Tali condizioni di stabilità sono state raggruppate in grandi aree che in stituiscono in questo modello altrettante possibili «mine».questa Enciclopedia si rifanno grosso modo ai seguenti gruppi di articoli, indicati Da ultimo occorrerà anche citare i gruppi di articoli che sono direttamentesolo con i rispettivi articoli «portanti » : implicati nella formulazione del modello economico. Anzitutto il momento eco­

r) stabilità demografica, che rinvia a +Uita/morte+, +Corpo+, +Parentela+, nomico con i quattro gruppi citati all'inizio e, tra questi, soprattutto +Modo di+Soma/psiche+, +Evoluzione+, +Organismo+, +Eredità+; +Generazioni+, +Nor­ produzione+. Ma necessari alla sua delineazione e sviluppo si sono rivelati +Ar­male/anormale+; z) stabilità naturale, che coinvolge in sé anch' essa +Evoluzio­ gomentazione+, + Concetto+, +Logica+, +Dialettica+ e +Filosofia/filosofie+. E anchene+, +Eredità +, + Organismo+, +Normale/anormale+, e poi +R egione+, +Memoria+, questi ultimi con le avvertenze di cui sopra.+Storia, +Tempo/temporalità+, +Tradizion'+; g) stabilità di lavoro, che implica Ora, come ha retto il modello alle condizioni di stabilità che gli sono statedirettamente +Modo di produzione+, +Produzione/distribuzione+, +Eccedente+, poste> Ancor prima di formulare risposte va delineato il criterio cui attenersi.+ Capitale+,+Sviluppo/sottosviluppo+,+Società +, +Classi+, + Cultura materiale+ ; Si ricordi che la delineazione dei ritmi che rendono conto della+stabilità /insta­4) stabilità scientifica e artistica, che rimanda da un lato a +Scienza+, +Sistema+, bilità+ e della compatibilità /incompatibilità compete pur sempre allo storico,+Metodo+ e + Teoria/modello+ e, dall'altro, ad +Arti+, + Creatitiità+, +Visione+, per quanto le dosi di arbitrio che tale operazione comporta siano contenute dal­+Tonale/atonale+, +Testo+, +Segno+, +Orale/scritto+; 5) stabilità istituzionale, l'analisi del modo con cui i «materiali» della base materiale e mentale si di­

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Ricoprimenti tematici 987 Dall'economia alla stori: i

spongono rispetto ad una logica individuata, S'è detto inoltre che la compatibi­ dittorietà rilevanti fra gli esiti «possibili» e la logica sottesa al modo di pr<>du­lità non significa identità sincronica di ritmo, dato che la stabilità viene a dipen­ zione. A loro volta questi esiti finiscono col coinvolgere direttamente le c<>n<li­dere dalla scala usata e questa può consentire limiti di oscillazione. Ma se ciò è zioni di stabilità precedenti, soprattutto l'area scientifico-artistica ma anche qu< I .vero non occorrerà subito dire che questa scala è anch' essa legata alla logica con la del lavoro, della stabilità naturale e demografica.cui si dispongono i «materiali»> Alla fine sembrerebbe, dunque, che tout se tient L'ultima delle condizioni, quella antropologica, rivela anch' essa grandi dil'­e che modelli e teorie d'analisi e d'interpretazione non siano altro che lo specchio ficolt nel conciliare la base sociale umana del modo di produzione e l'+indivi­concettuale che riflette i modi attraverso i quali le «cose» si legano tra loro, le dualità biologica+ dell'uomo. Ne consegue che anche la visione sociale e qu< Imodalità con cui quelle cose esistono nella dimensione delineata. la individuale «possono» non essere tra loro compatibili. Ciò che emerge d;>

Nell'individuare delle risposte si dovrà poi tener conto di due livelli d'ap­ quest'ultimo punto sta nella precaria collocazione dell'uomo nei confronti dclh<proccio. Il primo riguarda le «possibilità» di esistenza del modello tenendo pre­ +società+ e viceversa. L'uomo è una «cerniera», che partecipa contemporanc;<senti rigorosamente gli assunti iniziali; il secondo, invece, risponderà all'inter­ mente alla socialità e all'individualità, e la soluzione di questa ambiguità puo ri­rogativo se, comunque, un modello del genere può trovare altre forme svariate siedere,forse, su una completa conoscenza del suo meccanismo biologico coi»­di esistenza e in che limiti. plessivo (+soma/psiche+), che per molti versi ancor oggi sfugge a una forte prcs:>

In ordine al primo punto la risposta pare negativa. Delle sei condizioni di scientifica.stabilità esaminate solo le prime tre (con qualche riserva per la terza, la stabilità In una considerazione complessiva, si noterà che vi sono alcuni ritmi che pre­di +lavoro+) presentano forme di oscillazione tali da non potersi prevedere in sentano connessioni dirette con il modo di produzione, e che quindi hanno un;>modo consequenziale come esiti le situazioni di rottura. Le crisi sono certamente possibilità di essere strutturati secondo la logica di base, e altri invece che pre­possibili nella stabilità demografica, ma le alterazioni, di per sé, non offrono un sentano una doppia polarità. Del primo gruppo fanno parte i ritmi disegnati sul­quadro che conduca a fratture. Esiste sempre una recuperabilità di stabilità in­ le prime tre condizioni di stabilità, che hanno pertanto, in misura maggiore <>trinseca che dipende esclusivamente dalla capacità di formulare progetti e pro­ minore, una «identità autonoma» gli uni rispetto agli altri. Del secondo grupp<>grammi di intervento adeguati, Una analoga considerazione può essere fatta per fanno invece parte gli altri ritmi, che tendono ad assorbire o riflettere soluzi<>r>ila stabilità «naturale». Gli interventi sulla genetica umana e sull'+ambiente+, che, da un lato, si collegano sia al modo di produzione sia alla norma etica <liper quanto possano risultare materialmente complessi e ardui da portare a com­ fondo e, che dall'altro, tendono ad assorbire nel proprio gli altri ritmi e a riflett<­pimento, non pongono alcun ostacolo sul livello della+struttura+ nei confronti re i propri esiti sulle altre condizioni di stabilità. Tra questi, quello piu gravi<l<>del +modo di produzione+. La stabilità di +lavoro+ presenta invece un quadro di conseguenze in questa duplice bipolarità si riscontra nelle condizioni di st;<­piu complesso. Mentre l'intercambiabilità dei ruoli potrebbe essere affrontata e bilità delle istituzioni. Esso pare non solo il piu contraddittorio, quanto al su<>risolta per quanto riguarda le attività «direttamente» produttive, anche se sem­ +sistema di riferimento+ interno, ma anche quello i cui esiti coinvolgono le altabrano già alte le quote di rischio, la sua attuazione nell'ambito delle funzioni so­ condizioni, e necessariamente. Dunque esso figura come il ritmo chiave di voli>ciali (+educazione+, +cura/normalizzazione+, +ricerca+, ecc. ) appare assai piu dell'intera +rappresentazione+ della struttura sociale nella sua varietà di fun­

problematica, sul livello non tanto del «pratico» quanto della fattibilità teorica zioni; ma — occorre dirlo — poteva essere diversamente> A una logica unitaria cdato che le basi logiche del modello produttivo non forniscono piu indicazioni strutturante (nella sua ipotetica potenzialità intrinseca) della base materiale, p<>­certe. Inoltre quest'ultima sezione interna alla stabilità del lavoro si riconnette teva corrispondere una varietà di condizioni logiche di stabilità sociale? Alla fine,di per sé, rinviandovi direttamente, alla stabilità scientifica e artistica. sul lato della base sociale, emerge dunque con una funzione egemonica glob;d<

In quest'ultima area si riscontra il primo vero e proprio blocco logico. Unità quell'insieme di istituzioni che si distendono su uno spazio omologo al modo d>scientifica e artistica non trovano «una» soluzione in connessione al modo pro­ produzione e che coinvolgono quindi nella loro logica o nel loro esito le alnoduttivo, mentre la dizione di «sociale», che dovrebbe qualificare le scienze e le condizioni. Una simile conclusione potrebbe mostrare di essere pertinente scarti, da un lato, reimmette in circolo in pr ima istanza la motivazione etica di non vi ostassero due ordini di considerazioni. Anzitutto, che non solo le istitu­fondo del modello e, dall'altro, postula un'interpretazione unitaria del sociale zioni sociali della politica e della giustizia coprono tutto lo spazio del mod<> <liche non ha però modo di essere individuata né nel modo di produzione né al­ produzione: il lavoro, l'area scientifica e artistica, ad esempio, non hanno f<>rs«l'interno, e, intrinsecamente, dell'area scientifico-artistica. sul lato mentale la medesima estensione spaziale > In secondo luogo che la con­

La frattura diventa ancor piu evidente nella stabilità sociale, I modi con cui nessione e l'implicazione tra modo di produzione e istituzioni sociali passa attr;>­possono essere strutturate le +istituzioni+ sociali per eccellenza, +politica+ e verso l'etica, con tutte le debolezze che su tale strozzatura sono già state evidcu­+giustizia+, derivano dall'+etica+ che ha mosso quel gruppo sociale alla scelta di ziate. Quindi la connessione e l'implicazione non sono di per sé evidenti.un modo di produzione e non da quest'ultimo. Lo «scarto» logico si riflette sui In definitiva avviene che si «producono» allora conflittualità tra spazi presa<>­

«possibili » modi di organizzarsi delle istituzioni sociali che presentano contrad­ ché omologhi ; i ritmi non sono fra loro compatibili mentre la soluzione dat;> .«I

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Ricoprimenti tematici 988 989 Dall'economia alla storia

uno di essi (quello delle istituzioni ) «rende» compatibile a sé(ma non al modo di zioni poste, ciò significa che, pur se si dimostrasse valido negli altri stati doli;<produzione) gli altri. Ciò che ne risulta è quindi una struttura gerarchica che non prima fase, almeno in uno di essi ciò non è avvenuto. La validità generale dclpromana tuttavia dal modo di produzione ; le istituzioni sociali emerse compiono modello come+sistema di riferimento+ rimarrebbe dunque e comunque intacc;<­un'operazione di feedback, sia sulle altre funzioni sociali e sia, attraverso il modo ta e il modello complessivo resterebbe «zoppo» e incapace di fornire quelle indi­di connotare il lavoro, sul modo stesso di disporsi del modo di produzione. cazioni che ad esso si richiedevano. Non si tratta, pertanto, di sostenerc chc

Quanto all'interrogativo se questo +modello+ è «possibile», la risposta è la fallibilità di un caso coinvolge in sé necessariamente la validità del modcll<>.quindi di duplice natura. Il problema è diverso: se in un caso viene sufficientemente dimostrato che <i<>

Sul lato dell'assunto di base, essa è negativa, dato che le condizioni teoriche modello non riscontra validità e se questo caso è parte integrante e integrata iuposte sono state rispettate solo in parte. un modello piu ampio, occorrerà prima o poi riformulare la globalità del model­

Sul lato del «possibile concreto», invece, la risposta è affermativa; tuttavia lo alla ricerca di compatibilità interne «altre» rispetto a quelle ipotizzate. Ci sile scelte che intervengono in certi punti — come sull'opzione circa la via «buro­ troverebbe cosi comunque sempre nella necessità di riadattare l'ipotesi iniziale,cratica» o «democratica» delle istituzioni sociali — non costituiscono piu ema­ mentre il proseguire si rivelerebbe di per sé sterile e ineff icace rispetto ai fini ;is­nazione «diretta» della struttura logica portante del modello ma rappresentano, segnati.al contrario, delle «opportunità» storiche concrete, che dipendono da «quegli» Nei confronti della teoria l'interrogativo è diverso. È possibile ritenere che I:<uomini in «quel» frangente temporale. Il modello indica dunque sia le fratture potenzialità del modello sia stata «falsificata» da una teoria mal formulata o, a<.1­sia i possibili esiti di queste : in quest'area si sviluppa il libero arbitrio umano ma dirittura, elaborata in maniera tale da «voler» falsificare il modello? Ciò che si— ciò è importante — all'interno di uno «spettro di possibilità» che la «logica» del cela dietro tale domanda è in effetti la compatibilità fra i termini della copi>i;<disporsi dei «materiali » di per sé indica come le uscite «praticabili ». +teoria/modello+; l'essere la prima in grado di «filtrare» la logica del secon<1<>

senza opporre sbarramenti precostituiti.

7.z. Validità del sistema di riferimento. La teoria dice che ogni attività umana «importante» presenta due lati, la bas«materiale e,la base mentale, ciascuna dotata di un modo di conformarsi rispett<>

Le conclusioni cui si è pervenuti contengono un presupposto implicito che ai «materiali» costituenti. Si verifica stabilità fra i due lati quando tali rispettiviva ora chiarito. Il modello è stato infatti sottoposto a un processo di verificabilità modi sono fra loro compatibili e instabilità quando, al contrario, non lo son<>.(cfr. l'articolo +Verificabilità /falsificabilità+) nei confronti di una teoria genera­ L'andamento di tali +stabilità /instabilità+ definisce un ritmo per ciascuna atti­le, quale quella dei meccanismi della+storia+. Che esso non abbia risposto alle vità e, a un secondo livello, un ritmo generale (un ritmo dei ritmi ) che rende con­aspettative in modo adeguato può tuttavia significare due cose : che, anzitutto, to della stabilità o instabilità complessiva della società in questione nella su;>il modello stesso non ha quella capacità strutturante che gli era stata imputata a globalità.livello di+ipotesi+ (o che tale modello struttura altri spazi solo in maniera limi­ Da parte sua, il modello poneva come ipotesi che il modo con cui si disponetata e circoscritta ), oppure che, sull'altro versante, va ridefinita la teoria usata, «questo» modo di produzione «produce» il modo di disporsi della società : in un;>rivelatasi inefficace a rendere pienamente conto delle possibilità del modello, ove parola, la+logica+ della base materiale «produce» la logica della base sociale.di quest'ultimo venga volutamente riaffermata la sua validità (cfr. l'articolo + Teo­ L'interrogativo è : vi è incompatibilità fra questa teoria e questo modello? l.;<ria/modello+ ). teoria in quanto tale «non» dice che i modi di disporsi dei «materiali » nella bas<

Questo è certamente un punto chiave, perché dalla soluzione data vengono a materiale e mentale debbano essere tra loro «diversi », cioè dotati di logiche «ne­dipendere alcune importanti conseguenze. Se infatti la teoria è valida, ciò signi­ cessariamente» diverse. Afferma solamente che essi debbono essere tra 1»r<lfica allora che il modello non è in grado di garantire intrinsecamente le condizio­ «compatibili » affinché vi sia stabilità. Ciò significa che la teoria rimane valida si;>ni di stabilità sulla base sociale, per cui non v'è ragione sufficiente nel procedere nei confronti di modelli che prevedano una stessa logica valida per le due basisulla stessa via in ordine all'analisi del modello cosi come complessivamente è sia per altri modelli che, postulando logiche diverse per la base materiale e mci>­stato delineato all'inizio (tre stati del modello in quattro fasi distinte ). Se, al con­ tale, ne mostrino la compatibilità reciproca. Come teoria generale che tende ;»Itrario, si dubita della teoria, occorre allora riformularne i termini e rifare il per­ accertare quali siano le condizioni di+stabilità /instabilità+ dei+fenomeni+ «st<>­corso. In entrambi i casi, tuttavia, ciò comporta problemi di r idefinizione e, rici», quella qui elaborata può essere definita in qualche modo «neutra», percl><'.quindi, l'arrestarsi dell'analisi, almeno in questa sede. non prende di per sé posizione a favore dell'una o dell'altra via; sta al mo<lcl(<>

Per quanto riguarda infatti la prima considerazione (la non validità del mo­ l'onere della prova'. Il modello qui esaminato postulava, appunto l'applicai>ilitàdello nella dimensione attribuitagli e la validità invece della teoria), è da dire che di una «medesima» logica a partire dalla base materiale in tutta la sua proiezi<><><una tale conclusione blocca di per sé la possibilità di proseguire sugli altri stati sociale e storica; la teoria che lo «filtrava» dimostra pertanto di essere ad css<>e sulle fasi. Infatti, se già ad una prima verifica esso non ha soddisfatto le condi­ perfettamente compatibile.

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Ricoprimenti tematici 99o 99i Dall'economia alla storia

Non sembra perciò imputabile all'architettura della teoria la invalidazionedel modello. Certo, la teoria ha per cosi dire un punto «debole» che si situa nella 7.3. Teoria ed Enciclopedia.scala usata dallo storico per commisurare i ritmi e per delineare quindi compati­bilità e incompatibilità in riferimento alla stabilità o alla instabilità che quella Rimane infine da chiedersi se il +metodo+ in generale usato sia o meno atle­

scala accerta. Tuttavia si è detto che tale arbitrio è limitato (ma non certo elimi­ guato e compatibile con questa Enciclopedia. Si può certamente leggere un ii>­

nato) dall'analisi dei «materiali» che dovrebbero indicare, nel loro disporsi, una manzo come I promessi sposi cominciando dalla fine e procedendo a ritroso fino al­

scala «probabile» all'interno di un arco di oscillazioni contenute. La logica'inizio ma col rischio di non capire nulla, proprio perché i «materiali» del rac­

di tali «materiali» nel loro modo di stare assieme dovrebbe fornire sufficienti conto sono stati predisposti dall'autore in un certo ordine ai fini della loro comii­

indicazioni per fondare una logica capace di rendere conoscibili le relazioni con nicabilità e conoscibilità. Invertendo l'ordine appare un mondo rovesciato senza

cui quei «materiali » — e non altri — stanno fra loro. Reticolo materiale e reticolo piu la presenza dei principi costitutivi. Un manuale enciclopedico si può invece

mentale debbono fondarsi su un analogo processo, alla cui base sta l'analisi del leggere da qualsiasi punto (nel l'ordine dell'articolo consultato ) indifferentemen­modo di disporsi dei «materiali » costituenti ciascuna parte, un processo che può te. Il suo principio organizzativo si basa infatti sull'emettere delle informazioniessere definito come «logica materiale». E questa del resto una condizione di discrete, schedate nella successione alfabetica. Si dirà anche che la biologia mole­

fondo per la conoscibilità in quanto tale, la cui assenza renderebbe mobile, pre­ colare non è adatta per interpretare La Divina Commedia dantesca. Insomma

cario e incerto il mondo delle «cose» e arbitrario il mondo della +mente+, e, in­ ogni+testo+ contiene in sé i principi informatori con cui può essere letto oppure

fine, ignote l'una all'altra base materiale e base mentale. consultato; esso è dotato di una sua+organizzazione+ che tollera o non tollera

Ciò detto, sempre in riferimento alla validità del modello, va esaminata l'«al­ certi+strumenti+. E questa Enciclopedia, comunque la si voglia intendere rima­

tra» possibilità che la teoria offre, quella cioè che le logiche di ciascuna base ma­ ne pur sempre un testo con un suo codice e quest'ultimo è quello formalmen­

teriale e mentale sottoposte ad esame, pur essendo tra loro compatibili, «possa­ te enunciato nel disegno/progetto generale, che può definirsi come «organiz­no» essere anche tra loro «diverse». Ne consegue che muta la natura degli inter­ zazione del sapere secondo i suoi materiali». L'organizzazione in quanto tale

rogativi rivolti al modello; non si dovrà allora affermare semplicemente la sua — cioè come struttura compatta e vincolante generale e globale — non è dun­

validità o non validità in uno spazio globale ma, invece, indagare sui suoi limiti que «data» ; ciò che si organizza sono solo i «materiali » costituenti il sapere secon­

di validità spaziale, sulla sua capacità di estensione, sulle frontiere che raggiunge o una logica che tiene conto solo di ciascun «materiale» al suo interno. I gruppi

e non oltrepassa. Certo, muta anche l'ottica di costruzione di un modello perché i articoli costituiscono appunto i «materiali» e ciascuno si struttura secondo un

sin dalla sua formulazione si dubita della sua capacità strutturante «globale», articolo definito «portante». Dunque ogni «materiale» s'offre come un «modello»mentre se ne può postulare una di natura « locale» (cfr. l'articolo +Locale/globa­ c e è centrato su una logica mentre la globalità dei «materiali» è lasciata fluttua­

le+), di cui occorre percepire l'esatta dimensione. Nel caso qui trattato la con­ re secondo un modello generale acentrato (cfr. l'articolo+ Centrato/acentrato+),clusione sarebbe allora diversa da quella precedentemente offerta. Un certo mo­ ta e in quanto non viene postulata una logica unificante tutto il sapere. Si tratta

dello di+modo di produzione+ non è di per sé non valido, inefficace e quindi allora di procedere da un modello all'altro esaminando la compatibilità e l'in­

improponibile sia sul lato teorico sia su quello «politico-storico». Si dirà piutto­ compatibilità reciproche per disegnare una «rete» di modelli che copre aree sem­

sto che la sua validità ed efficacia ha un ambito «locale» e non «globale», che al pre piu estese di «materiali » del sapere.

di là di certi limiti non funziona piu nella sua capacità di «risolvere» altri pro­ In definitiva sono stati «scelti» (e qui sta indubbiamente una certa dose diblemi. Ma come si configurano questi limiti? La risposta non puo che essere al ar itrio, d'altronde inevitabile) quelli che vengono ritenuti i «materiali scienti­fnomento una sola: sono i suoi stessi «materiali» a segnare i suoi stessi confini.

fici» del sapere oggi, cercando di definire di ciascuno di essi logica e organiz­

Occorrerà dunque «raffinare» al massimo e nella maniera piu rigorosa ciò che si zazione «interna»„ lasciando stabilire ai «materiali» stessi ampiezza, estensione,

intende, ad esempio, per «materiali economici » e non di per sé ma perché questi, compatibilità con altri «materiali». Ma una tale libertà non significa anarchia,

a loro volta, possano rappresentare «materiali » scientifici sufficientemente solidi almeno su due versanti. Da un lato ogni modello, usato come +sistema di rife­

per essere sottoposti al vaglio della teoria. Certo, tutto ciò rende il panorama as­ rimento+, contiene in sé indicazioni sulla sua dinamica, può cioè in certi limiti

sai piu complesso; nessun modello può infatti essere pensato e costruito di per «orientare» chi ne fa uso. Dall'altro, anche procedendo in questo modo, non si

sé. Il suo spazio concettuale ha bisogno di essere definito nei confronti degli spa­ può orse evitare del tutto una certa «miopia», specie fra spazi concettuali che

zi concettuali «confinanti » avendo presente una teoria, anche se solamente sboz­ appaiono assai lontani (come ad esempio +parentela+ ed +energia+ ) che non sizata.

o rono con connessioni o relazioni «dirette». Occorre allora una «teoria», perquanto imperfetta sia, per affrontare i «materiali scientifici» in am i s azi, senon nella !ob !' ' .g!oba!ità. Ma, appunto, una teoria che sia compatibile con il modo concui si presentano tali «materiali» all'interno di un testo-enciclopedia.

Page 128: Ricoprimenti tematici - Enciclopedia Einaudi [1982]

Ricoprimenti tematici 99z

La teoria dei meccanismi della+storia+ con cui si è affrontato qui il modelloeconomico «dato» appare in definitiva come compatibile. Sia l'Enciclopedia siala teoria rispettano le logiche con cui i «materiali », siano essi della base materialeo della base mentale, si strutturano e non postulano unitarietà logiche di fondo(che semmai vanno riscontrate, non essendo assolutamente incompatibile di persé anche questa soluzione). Una certa stabilità è garantita a livello «locale» daimodi di articolarsi dei «materiali» in gruppi di articoli attorno all'articolo por­tante mentre rimane impregiudicata, e da capire, quale sia la stabilità fra i grup­pi. La condizione di base del processo di +conoscenza+ è dunque soddisfatta enon è dissimile da quella posta a base della teoria qui delineata. Certo, la teoriaè stata definita «storica»; sembrerebbe quindi che il suo campo di applicazionesia circoscritto a uno spazio delimitato. Ciò è senz'altro vero ; ma come si rispon­derà alla domanda conseguente : quali sono i «materiali » della storia umana>

Quest'ultima parte è stata intitolata volutamente «non per concludere» ; essanon rappresenta infatti una «chiusura» ma, al contrario, la proposizione di uninsieme di ipotesi che, da un lato, vanno ampiamente sperimentate e che, dal­l'altro, si offrono come riflessioni sulla gamma di possibilità di+lettura+ di un+testo+ certo complesso come l'Enciclopedia. Che si sia tentato di organizzarne«una», non significa che sia l'unica consentita e compatibile; che siastato «possi­bile» affrontare il testo almeno in larga parte, pare forse di maggior rilievo. Purnella sua globalità, il sapere è qualcosa di «umano» e, quindi, di praticabile esperimentabile. [c. p.].

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99z

'1o Lo Stato: il grande modello?

Lo+ Stato+, fra il xvx e il xxx secolo, è stato considerato non solo l'unico sog­getto della+politica+, ma anche uno dei principi di individuazione della storiauniversale. Questa prospettiva, che si suoi far cominciare con Machiavelli e conBodin, culminava nei Lineamenti di filosofia del diritto (Grundlinien der Philoso­phie des Rechts, x8zx) di Hegel per il quale lo+Stato+ era «cosa razionale in sé»,distinto tanto dal contrattualismo di Rousseau, da concetto astratto fattosi «av­venimento assai terribile e crudo» (la rivoluzione francese), quanto dall'iperrea­lismo di Karl Ludwig von Haller, nemico dei codici e del diritto determinato le­galmente. Lo Stato di Hegel sta nel mezzo a queste due estreme soluzioni spe­culative come realizzazione del pensiero universale, come eticità e come legge : ipopoli che non siano giunti a una formalizzazione legale non sono Stati. Su que­sto punto Hegel si trovava nel solco della tradizione giuridico-filosofica che avevaavuto in Cicerone il suo compendiatore : il popolo non esiste se non in virtu dellalegge. Ma, contemporaneamente e successivamente a Hegel, con uno slittamentosignificativo, dal diritto e dal fenomeno delle codificazioni del Settecento e delprimo decennio dell'Ottocento (Code Napoléon), dal quale anche le concezioni diHegel erano state influenzate, si passò, per effetto dell'emergere sempre piu tu­multuoso della società, a una concezione prima elementare dello Stato, ridettòda Ferguson a mero fenomeno di subordinazione(An Essay on the History of Civ­il Society, x767) e poi a una versione piu dilatata e differenziata, come «concre­scenza»: lo Stato era, per Comte, un fenomeno che compendiava e coronava divolta in volta i caratteri dominanti degli «stadi » della società. Successivamente,sotto l'influenza del darwinismo, lo Stato divenne il luogo dove si compongono,per effetto della coazione violenta, le tensioni elementari dei gruppi e delle razze :«L'essenza e il significato del concetto sociologico dello Stato, — scriveva Gum­plowicz [x9oz], — stanno nel considerare lo Stato come una pluralità di elementisociali che combattono senza posa. In queste lotte generali e reciproche consistela vita dello Stato, e in esse va svolgendosi la sua evoluzione progressiva. Nellalotta eterna degli elementi sociali la legislazione è un nomometro che, funzionan­do automaticamente, ci indica la posizione momentanea dei partiti combattenti »(trad. it. p. x6x). Anche l'economia politica — dopo il diritto e la sociologia — avevadato, nella sua versione critica, il suo contributo all'identificazione della naturadello Stato inteso o come meccanismo negativo che impedisce la disgregazionedella società classista o come meccanismo positivo per la regolamentazione delconflitto fra interessi privati e pubblici della borghesia (Marx e Engels; Hobs­bawm). La geografia antropologica presentò anch' essa, alla fine del xxx secolo,le sue conclusioni: cosi Ratzel nell'Antropogeografia (Anthropogeographie, x88z­x89x) e nella Geografia politica (Politische Geographie, x 89p) derivava dalla morfo­logia terrestre la nozione di Stato come «+organismo+ radicato al +suolo+», e alui spetta, incontestabilmente, la definizione ancor oggi piu sintetica del termi­ne +frontiera+. Ultime venute, l'antropologia e l'etnologia, studiando le società

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995 Lo Stato: il grande modello?

«primitive» — alle quali, tuttavia, non si può negare una qualche forma di orga­nizzazione fondata su elementi non propriamente giuridici, ma semmai di costu­me —, cominciarono a mettere in rilievo, soprattutto con Malinowski, la coerenzatra le modalità della produzione e della distribuzione e i meccanismi d'autoritàdi volta in volta identificati con l'+immaginazione sociale+, o meglio con l'effica­cia creatrice di rapporti sociali esercitata dalle rappresentazioni collettive (ma­giche, religiose). Per scendere ad un'esemplificazione, si può ricordare l'operadi Moret e Davy [ t9z5], uno dei primi tentativi (oggi superato) di ricostruire l'o­

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rigine dello Stato egiziano affiancandovi, con intenti comparativi, uno schizzosintetico dell'evoluzione delle società primitive fondato sulla concezione totemi­ca di Durkheim. Come si vede, l'antropologia agiva, all'origine, ingenuamente

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d«md«nelle ricostruzioni storiche, partendo dall'ipotesi che le attuali strutture sociali di

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comunità non toccate dall'incivilimento potessero spiegare, per analogia, le piug"

/lontane formazioni storiche. Ingenue, va aggiunto, quando quei tentativi hanno

Icl' ' / I preteso di estendere l'analogia a tutte le manifestazioni di quelle diverse forma­

I I i zioni sociali; ma dove si è guardato alle linee generali, le ricerche empiriche

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bl «i«*p t

(Murra) e le ricostruzioni generali (Polanyi) hanno mostrato che, per esempio,mc /~

tisi le categorie della +reciprocità/ridistribuzione+ elaborate da Malinowski e daThurnwald sono dotate di un valore euristico importante per la società andinadel xvt secolo e per la società medievale europea.

I osto«olicose«o / w«occimss

Infine, il piu recente tentativo di sistemazione della letteratura sulle societàIC I / • politiche estranee alla storia occidentale porta l'attenzione sul loro lato religioso :

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« I sovrani sono i parenti, gli omologhi o i mediatori degli dèi. La comunanza de­lo«m p tt

b gb /b gbgli attributi del potere e del sacro rivela il legame che è sempre esistito tra essi,

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I gie che la storia ha allentato senza tuttavia mai spezzare. L'insegnamento degli sto­

mt«it t * id 1 gi • rici e degli antropologi mette in evidenza questa relazione indistruttibile, che sig t«

d impone con la forza dell'evidenza appena prendono in considerazione i poterii I«lt go«1 g og *iot t * p~~

superiori connessi con la persona reale, i rituali e il cerimoniale dell'investitura,m /d lib «i » t

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p ««le procedure volte a conservare la distanza tra il re e i sudditi, e infine l'espres­

lbtCp g ateot g 'g sione della legittimità» [Balandier r967, trad. it. p. 85]. È a questa nozione di

tolicm«s /I tolte Il Olt* t

oi ' "distanza o di distanziamento [Mannheim x95y-45, trad. it. p. 77] che si farà ri­

p l' bl « corso per delineare rapidamente la fenomenologia storica e tipica dello+ Stato+.P

C• g I t cto

b«mt. Un m assimo di distanziamento sociale: la «regalità+.

mq m «tl' t « ti • • Id/tl t l t l1 * « /gl a

CLa piu antica forma statale che, attraverso l'archeologia, il nostro secolo ha

gi potuto conoscere, dotata di una delle caratteristiche che oggi possano farla avvi­

• mmcinare alle forme piu diffuse della maggior parte degli Stati attuali è il regno ba­

I •suolo bilonese di Hammurabi, nella Mesopotamia del tl millennio a. C. L'elemento

tcs •Ic I Io to che la rende atta a sostenere il confronto è il lato formale delle sue+istituzioni+,

cioè un+codice+ di leggi scritte, al quale, per quanto si sia potuto negare pra­tico valore normativo [Oppenheim x977, trad. it. p. r4y], si deve tuttavia attri­

La regione del grafo delPEneictopedia che la redazione ha proposto a Leandro Perinicome sfondo della presente trattazione. L'area racchiusa dalla linea marcata individua il

buire valore di +rappresentazione+ insostituibile di un mondo di rapporti reli­

nucleo tematico di partenza. gioso-politici che nel sovrano mesopotamico hanno il «mediatore» tra l'assem­

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Ricoprimenti tematici 996 997 Lo Stato: il grande modello?

blea degli +dèi+ che governa lo Stato cosmico e gli Stati-città che appartengono nomico della regalità egiziana, le linee di tendenza fondamentali e tali, quindi,ai diversi dèi. Lo+ Stato+, al quale il codice di Hammurabi si richiama, non è piu da caratterizzare quella+formazione economico-sociale+ (o, con una formula­lo Stato-città di Babilonia, cioè un piccolo « feudo» (in senso traslato) di una del­ zione negletta in questa Enciclopedia, sistema economico naturale fondato sulle grandi divinità del cosmo mesopotamico, destinato a provvedere il cibo, l'+ab­ principio della «ridistribuzione» [cfr. Polanyi t944]), altri fenomeni, non ultimobigliamento+ e l'+abitazione+ del dio, ma un organdi governo, estensione de­ quello del commercio internazionale dei mercanti di Babilonia e di Ninive di cuigli organi esecutivi dello Stato cosmico, che, come evidenzia Jacobsen [r946], parla l'Antico Testamento, apportano al quadro notevoli sfumature. Non solo:«esegue sul piano umano le decisioni degli dèi, assicurando la difesa armata dei ma la stessa esistenza di un sistema economico privato parallelo sembra poterloro feudi e mantenendo la giustizia e la rettitudine come base per i rapporti dei spiegare non solo l'uso del denaro, ma addirittura il fenomeno dell'urbanizza­loro servitori, gli uomini» (trad. it. p. zgz). Com'è scolpito nella stele di diori­ zione [Oppenheim t977, trad. it. pp. 8z-9r ]. Comunque sia, la registrazione mi­te, ricevendo le leggi dalla divinità, cioè dal Sole, Hammurabi è investito dalla nuziosa dei+prodotti+ affluenti al palazzo e ai templi dette luogo a una delle pri­sostanza impalpabile che emana dal dio: la luminosità, considerata come attri­ me forme di specializzazione intellettuale, quella dello scriba (analoga a quellabuto divino (al pari del Dio mosaico), è distribuita con vari gradi di intensità da esercitata nel xtv secolo a. C. dallo «scriba registratore» nell'economia regale ditutte le cose considerate divine, e quindi anche dal re (lugal, letteralmente Creta), legata alla+scrittura+ e alla conservazione della +memoria+, funzione'grande uomo') in cui si concentra (dingir 'dio' era, a partire da Sargon, l'attri­ essenziale del codice di Hammurabi. Per quanto non siano rare le testimonianzebuto regale a Babilonia) ; com'è scritto nel prologo del codice, «quando l'eccelso che esaltano la professione dello scriba nella civiltà mesopotamica, questa spe­Anum [il cielo], il re degli Anunnaki, Enlil [il vento violento che solleva la tem­ cializzazione intellettuale ha dato luogo, nel periodo del Regno Nuovo egizianopesta], il signore del cielo e della terra, che destina i destini del paese, a Marduk, (xvr-xt secolo a. C.), a un riconoscimento di distinzione e di superiorità che col­il figlio primo (genito) di Ea, la signoria sopra l'universalità degli uomini desti­ pisce : «Sii scriba: ti salva dalla fatica e ti protegge da ogni tipo di lavoro. Ti tie­narono, tra gli Igigi lo magnificarono, di Babele il suo nome eccelso pronuncia­ ne lontano dal portare la zappa e la marra, e dal portare un cesto. Ti tiene lonta­rono, nelle regioni la dilatarono, in essa un regno eterno, di cui come il cielo e la no dal manovrare il remo e ti preserva dai tormenti, poiché non sei sotto nume­terra le fondamenta sono fondate gli stabilirono, allora, Hammurabi, il principe, rosi padroni e numerosi superiori... Ma lo scriba, lui, è alla testa di tutti i tipi diil sublime, che teme gli dèi, me, onde glorificare nel paese il diritto, distruggere lavoro in questo mondo» [Barocas t978, p. 229].il cattivo e l'iniquo, affinché il potente il debole non opprimesse, affinché come Il codice di Hammurabi è notevole anche per un altro aspetto : per la ricono­Samas sopra quelli dalla testa nera mi levassi e la terra ill uminassi, Anum e Enlil, sciuta importanza che il fenomeno dell'urbanizzazione ha assunto durante il suoper promuovere il benessere della gente, nominarono il mio nome» [citato in regno. Se lo Stato mesopotamico riceve da uno o piu centri cittadini — un'istitu­Furlani t9z9, p. rz ]. Tra gli attributi di Hammurabi spiccano quelli di 'pastore', zione ormai indimenticabile — la sua relativa coesione talché, come osserverà'accumulatore di abbondanza e di ricchezza', 'pio curatore ed edificatore di tem­ molto piu tardi Erodoto, i Persiani «stimano in primo luogo se stessi e quelli chepli', esecutore di opere idrauliche per il suo popolo, di 'delimitatore di pascoli'. abitano le regioni loro piu vicine ; in secondo luogo quelli che sono a una distan­Non mancano certamente gli attributi mi l i tari, come quello di ' rocca contro i za media; poi, gradatamente, misurano la stima in proporzione della distanza»nemici', 'bufalo feroce che insegue con le corna i nemici', ma l'elenco non con­ [Storie, I, r g4], questi complessi regali-templari sono caratteristici per la loro im­tiene, come elemento determinante, definitivo, l'attributo della+ violenza+, della perfetta coesione, incomparabile con quella delle città-Stato greche: è Aristotele,forza come costitutrice della +regalità+. Sono queste alcune delle qualità che il filosofo che razionalizzerà il fenomeno urbano, a ricordare che Babilonia noncollocano il re Hammurabi nel punto di intersezione fra il cielo e la terra e nel era una città-Stato al pari di quelle greche, cosicché quando Babilonia fu invasaquale una delle funzioni non secondarie del sovrano è quella di grande architetto (e conquistata), una parte della popolazione non si era accorta per tre giornidi complessi di culto aventi il compito di attirare gli effetti benefici delle qualità dei fatti avvenuti [Politica, rz76a, zz-z9].degli dèi e di indirizzarle, mediante opportuni interventi idraulici per impedire Anche nel caso dell'urbanesimo — sarà opportuno ribadire — ci si tro ia dila salinizzazione del suolo, l'ostruzione dei canali e l'indebolimento delle dighe, fronte a un fenomeno connesso con l'universo religioso e non con una sperimen­a beneficio della comunità. Questo mondo di rapporti religioso-politici — che ha tazione razionalizzata: tanto il +segno+ cuneiforme (città), quanto il geroglificocome corollario la virtu primaria dell'obbedienza, analoga a quella del re verso egiziano (abitare insieme), si trovano associati a segni che rinviano a diagrammigli dèi — funziona del pari come un complesso di rapporti di produzione fondati dell'ordine cosmico (al pari del «Grande Modello» cinese dell'imperatore Yu ).sull'autorità, in quanto palazzo e templi si dividono, in proporzione di volta in La stretta connessione fra il +potere+ (la +regalità+ mesopotamica) e la +re­volta mutevole e per il momento incalcolabile, i prodotti della coltivazione cerea­ ligione+ (o meglio l'assemblea degli dèi) è attestata anche da un altro fenomeno :licola e delle piantagioni della palma da datteri. La funzione complessiva dell'e­ il re mesopotamico, a differenza del faraone egiziano i cui atti erano vere e pro­conomia mesopotamica è, tuttavia, ancora controversa: perché, per quanto gli prie rivelazioni divine, era costretto, per adeguare la sua azione ai disegni deglielementi fin qui rapidamente accennati abbiano costituito, al pari del regime eco­ dèi, a ricorrere all'+interpretazione+ delle «scritture degli dèi», cioè dei segni

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Ricoprimenti tematici gg8 999 Lo Stato : il grande modello P

iscritti nell'universo, mediante la + divinazione+ e gli indovini. Mentre l'Egitto varie genti, ai popoli principali aggregando i confinanti, e, al di là dei piu vicini,aveva la dea Maat ('giustizia', 'rettitudine', 'onestà'), mentre gli Ebrei avranno ripartendo tra di loro gli altri popoli piu lontani» [ibid., 89]. Questo terminela Legge e i profeti che richiameranno i loro re all'osservanza della Legge, il so­ xsassa(donde 'satrapia') è parso ai linguisti portatore di significati innovatori : èvrano mesopotamico è costretto a «ricercare» l'ordine della +giustizia+. insieme il +potere+ e il +territorio+ su cui si esercita il potere, la +regalità+ e il

L'episodio del saggio re Hammurabi non sembra, tuttavia, aver stabilmente regno, e dunque segna il passaggio a una nozione piu politica che religiosa. Dopoconcentrato intorno a una divinità il complesso e polimorfo pantheon degli dèi questa dissoluzione dell'universo religioso-politico sarà possibile ad Aristotelemesopotamici, né il fenomeno dell'urbanesimo integrato e gerarchizzato, del procedere alla classificazione ed alla descrizione dell'«economia satrapica» [Trat­quale il regno di Hammurabi fu l'espressione piu coerente, riusci ad imporsi al­ tato sull'economia, tg45b, zg — tg46a, 5].trettanto stabilmente. Colpisce, tuttavia, come l'assemblea degli dèi mesopota­ Le vicende della stele di Hammurabi, dalla quale si è partiti, mostrano qual­mici potesse di volta in volta, a seconda del prevalere della potenza di questa o di che altro aspetto essenziale : la stele aveva una funzione monumentale intenzio­quella +città+, riuscire a disporsi in una mutevole posizione dei suoi membri: nale, nel senso che conteneva l'espressa volontà di perpetuare la +memoria+,segno, nella sostanza, di una debole teofania, ma indubitabilmente materia pla­ com'è detto nell'epilogo : «Posto che quell'uomo le mie parole che nel mio mo­smabile ad opera di potenti collegi di sacerdoti che riuscivano a distribuire, al numento scrissi non abbia osservate, le mie maledizioni abbia disprezzate, il giu­pari dei sacerdoti egiziani, forse con un'opera che oggi si potrebbe chiamare di ramento del dio non abbia osservato, il diritto che ho giudicato abbia cancellato,+mediazione+, le divinità locali in un sistema di rapporti di +parentela+, di di­ le mie parole abbia pervertite, le mie immagini abbia cambiate, il mio nome scrittopendenza, di associazione. Tutto questo fintantoché e dove persistette una + casta+ abbia cancellato, il suo nome abbia scritto, di queste maledizioni un altro abbiadi sacerdoti. Dove questa categoria si disperse, si moltiplicarono anche le possi­ incaricato, a questo uomo, sia egli un re ossia un signore ossia un governatorebilità di un regresso verso forme di politeismo ancor piu accentuate, verso una ossia un'altra persona di qualsiasi nome, Anum il grande, il padre degli dèi, che

germinazione infinita di divinità gentilizie, locali. A questa funzione mediatrice, mi chiamò al regno, lo splendore della regalità gli strappi, il suo scettro spezzi,per cosi dire, tanto le caste sacerdotali quanto gli scribi aggiungono un'impor­ maledica il suo destino» [citato in Furlani tgzg, p. 53]. La stele, però, fu sposta­tante funzione: quella di stendere le genealogie dei re, Si intende, perciò, come ta dal luogo dove originariamente si trovava (il tempio di Marduk a Babilonia)funzione di memoria e funzione di legittimazione cospirassero a fare di questi e trasportata a Susa dagli invasori elamiti. Non fu distrutta, ma ne fu deviata lacollegi dei potenti strumenti di conservazione dell'autorità regale. Erodoto, il funzione, quella di perpetuare la memoria di una società organizzata. Lo sposta­padre della storia, ricevette dai sacerdoti egiziani le notizie che gli consentirono mento del diorite di Hammurabi può essere considerato come un caso di damna­di elencare la genealogia dei re egiziani da Menes attraverso trecentoquarantuno tio memoriae — che trova molteplici esempi in tutta la+storia+ finora conosciuta,

generazioni. Lo stesso accadrà a Plutarco al quale la permanenza, in qualità di tra cui l'abbattimento della statua del re Carlo I Stuart da parte del Rump [Hob­sacerdote, nel santuario di Delfi consenti la ricostruzione della genealogia di mol­ bes t668, trad. it. p. tg6 ] e la decapitazione delle statue dei re di Notre-Dameti monarchi. A questa nozione storico-sociologica di +regalità+ si potrà, con e il loro occultamento nel corso della rivoluzione francese. Si può perciò inter­

prudenza e con intenti l imitatamente analogici, accostare il termine indoirani­ pretare il trasferimento della stele anche come un tentativo, riuscito, di interrom­co e italoceltico di raj ­(an), rex che i linguisti (Emile Benveniste) riconducono pere il+potere+ fondato sulla +memoria+. E perciò si potrebbe anche dire che laalle operazioni compiute dal grande sacerdote per la costruzione di un tempio lotta per il potere è anche lotta per appropriarsi della memoria, attraverso l'oc­

o di una città, per delimitare il sacro dal profano, l'interno dall'esterno e il cui cultamento, il trasferimento, la distruzione o l'integrazione dei suoi segni.contenuto è piu religioso che politico. E la ragione di questo accostamento sta nel Re come questi, mesopotamici n egiziani, in cosi stretto rapporto con la divi­fatto essenziale che è proprio « l'esistenza di potenti collegi di preti depositari nità, non se n'è piu visti, neppure nell'età omerica, prima dell'egemonia delledelle tradizioni sacre» a spiegare, secondo Benveniste [rg69, trad. it. p. 292] la città-Stato greche e prima della monarchia di Alessandro Magno e di quella ro­persistenza del nome «re». Non è dunque un caso se la fuoruscita da questo uni­ mana. Anzi, non è forse privo di interesse il fatto che due degli ultimi imperatoriverso religioso, con la prima enucleazione e descrizione di tre distinte forme di romani abbiano ricercato e ritrovato, proprio in un'area geografica prossima agli

governo (e di Stato), sia avvenuta, come racconta Erodoto [Storie, III, 78-79], antichi regni mesopotamici, i materiali culturali per far risorgere un'immagine

attraverso la violenta rottura del sistema sacerdotale persiano, per via di una vera straordinariamente divina della + regalità+. Eliogabalo, e piu ancora Aureliano,

(o presunta) congiura che, uccisi i magi persiani, mette a confronto tre distinte cercarono di legittimare l'impero universale col culto solare del tempio di Eme­forme politiche difese da Otane, Megabizo e Dario : la democrazia (isonomia),. sa, Anche Costantino si fece riprodurre in veste di Elio su una colonna di porfidol'aristocrazia e la monarchia. Vinta a maggioranza la contesa, Dario, sostenitore nella nuova città di Costantinopoli : sul globo che teneva nella mano destra eradella monarchia, diventa re : «Ciò fatto, nell'impero persiano stabili venti pro­ infissa la croce e la colonna portava l'iscrizione «Costantino che splende come

vince, che essi chiamano "satrapie". Determinate le province e messi dei gover­ il sole». Fino al 3I7 si mantenne sui conii costantiniani il Sol ineictus[Altheimnatori a reggerle, fissò la misura dei tributi che dovevano venire a lui secondo le t957, trad. it. p. t56; Rykwert rg76, trad. it. pp. z6o-6r]. In tutto erede di que­

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Ricoprimenti tematici Iooo IOO I Lo Stato: il grande modello'

sta immagine della regalità, integrata dalla tradizione romana ed ebraico-cristia­ dere duratura, ma non permanente, la posizione di preminenza. Né l'istituto subina, l'imperatore bizantino, orientale e cristiano, è l'autocrator, il despota del­ modifiche: il contadino Gedeone, vincitore dei Madianiti, rifiutò la +regalità+l'ecumene, il re dei re, l'unto del Signore, il Prete. Il lusso delle sue vesti lucenti ereditaria [Giudici, 8, zz-zy] ; il figlio Abimelec, alla testa di una banda di uominid'oro e di gemme, lo splendore delle insegne, il privilegio delle calzature di por­ «miserabili e vagabondi», riusci a dominare su Israele per soli tre anni, suscitan­pora, il cerimoniale fastoso regolato da una gerarchia severa, fanno del sovrano, do la rivolta degli abitanti di Sichem, e fini suicida. Una+società+ aspra, ma li­isolato dai comuni mortali, un'entità luminosa, abbagliante, la cui sacertà si tra­ bera, per quanto le parole sXsu&sp<x e libertas 'libertà', com'è stato osservato, nonsmette alle cose toccate. Nel x secolo, come scrisse Costantino Porfirogenito, abbiano corrispettivi né in ebraico né in qualunque altra lingua del Vicino o del­«per la bellezza del+cerimoniale+ il potere imperiale appare piu splendido, piu l'Estremo Oriente : cosi, almeno, sembra di poter interpretare la conclusione dclcirconfuso di gloria, e con questo sistema desta l'ammirazione cosi degli stranieri libro dei Giudici [zr, zg], « In quel tempo non vi era re in Israele e ognuno facevacome dei sudditi dell'impero» [citato in Diehl rtlrg, trad. it. p. z8 ]. ciò che voleva». Il passaggio dal governo dei «giudici » a quello del re non avven­

La +regalità+ degli Ebrei fu certamente un'istituzione indotta anche dalla ne senza contrasto : spettò a Samuele, «giudice» e sacerdote, che avrebbe unto rcpressione che le formazioni politiche circostanti esercitarono sulle tribu d'Israe­ Saul, il compito di rivelare appassionatamente gli aspetti oppressivi e sostanzial­le. Quando, infatti, tra l'xt e il x secolo a. C. gli anziani delle tribu si rivolsero a mente sovvertitori della regalità [Libro primo di Samuele, 8, ro-r 8]. Davide e Sa­Samuele, gli dissero tra l'altro : « Istituisci dunque un re su di noi, per governarci, lomone continuano e perfezionano l'istituzione monarchica già divenuta eredi­come tutte le nazioni» [Libro primo di Samuele, 8, g]. E ancora, piu tardi, il popo­ taria. Il passaggio è dunque marcato dall'intervento dell'autorità religiosa, ac­lo risentito gridava : «No, vi sia invece un re su di noi. Anche noi vogliamo essere compagnato da una procedura di sorteggio e, fatto singolare che rivela le preoc­come le altre nazioni» [ibid., rtl]. Essa, tuttavia, presenta caratteristiche partico­ cupazioni e le resistenze antiregali di Samuele, concluso dall'esposizione di fron­lari connesse con la conquista del monoteismo che, per quanto all'origine costan­ te a tutta l'assemblea del diritto del regno che fu scritto in un libro (poi andatotemente instabile, ha finito con il costituire un tratto significativo ed essenziale perduto ) posto davanti al Signore. Davide fa di Gerusalemme la capitale del suonon solo della+religione+ ma anche dell'etica. Monoteismo e trascendenza : que­ regno, vi costruisce la sua reggia con l'aiuto di falegnami fenici e con l'impiego disti i due elementi essenziali che distinguono gli Ebrei dagli Egiziani e dai Meso­ legni tanto pregiati da sollevare l'ira del Signore; popola la reggia di mogli, dipotamici per i quali divinità e natura sono compenetrate, sicché l'individuo fa concubine, di consiglieri, di cortigiani. Si cinge del diadema tolto a Milcom, isti­parte della società, la+società+ è inserita nella natura e la+natura+ non è che una tuisce governatori, messaggeri (come mezzo di una primitiva arte del governaremanifestazione del +divino+. Questa differenza spiega come dei grandi uomini e del fare la guerra [Biicher r 893, trad. it. p. 4tl]), servitori, trasferisce finalmentecampeggino nella Bibbia e tra questi Davide e Salomone, perfezionatori della a Gerusalemme l'Arca con la Legge e, fatto inconsueto per Israele, fa un censi­monarchia. La storiografia — ecco un'altra delle conquiste di Israele —, che ha tra­ mento. Con Salomone la «rivoluzione urbana» iniziata da Davide si accrescemandato la+memoria+ delle trasformazioni della società ebraica dal tribalismo e straordinariamente per l' intensa attività di costruttore esercitata da Salomone,dal nomadismo o seminomadismo alla monarchia sedentarizzata, fino alla mo­ che avvia anche un intenso commercio (di cavalli, per esempio, per mezzo dinarchia limitata, è nata da un bisogno etico : mostrare il dinamico contrasto, che «mediatori» da lui dipendenti [Libro primo dei Re, ro, z8-z'] ). Da capo militarepuò però attenuarsi fino a giungere all'armonia, tra la volontà e i fini di Dio (che diventa anche un grande sapiente: «Perciò venivano da tutti i popoli per ascol­per quanto remoti e imperscrutabili, non sono, però, malvagi) e le azioni e i fini tare la sapienza di Salomone da parte di tutti i re della terra, dovunque avevanodell'uomo. Quel che oggi gli storici vanno faticosamente ricercando nei reperti notizia della sua sapienza» [ibid., g, r4].archeologici, nelle raffinate comparazioni linguistiche, nelle interpretazioni ana­ Davide e Salomone non sono solo due esempi importanti della storia dellelogiche degli altri popoli nilotici o mesopotamici, il popolo ebraico l'ha già inge­ +istituzioni+ d'Israele: diventano, nel corso del medioevo occidentale, due mo­nuamente elaborato per sé nella Bibbia: tanto ingenuamente che un'esposizione delli di regalità ai quali, soprattutto a partire dal rx secolo, ci si richiama comesintetica lascia sempre ai margini dei dettagli importanti. Il passaggio d'Israele punti iniziali (o prefigurazioni) di una tradizione : cosi già Ambrogio aveva para­dal tribalismo nomade, sempre pericolosamente portato a regredire verso forme gonato l'imperatore Teodosio a Davide e «secondo Davide» fu il nome onorificopoliteistiche di origine non ebraica, alla monarchia accentrata e sedentaria, è nar­ dato al [loaOsuq bizantino; anche Carlomagno era chiamato dai suoi fidi «Da­rata nel passaggio dal libro dei Giudici ai Libri di Samuele. L'+organizzazione+ vide». La piu importante assimilazione della regalità medievale (e moderna) apolitica dei Giudici è, per cosi dire, sommersa dai tratti caratteristici della vita quella biblica avvenne, però, attraverso la reviviscenza del rito dell'unzione, at­nomade: solidarietà di gruppo, +patto+ del sangue, vendetta di sangue, ospita­ testata in Francia dal 7g r e in Inghilterr ) dal 78g. Numerosi +oggetti+ e+orna­lità. Essa appare saltuariamente in occasione di gravi crisi e si presenta nella menti+ appartenuti a re (e a sacerdoti) biblici vennero assunti nel simbolismoforma di una «democrazia» primitiva in cui si conferiva a un uomo, che in genere regale: il trono di Salomone, i gigli, i campanelli, il «mantello dell'universo»risaltava per le sue doti di coraggio e di forza, un potere militare temporale [Schramm rq6z, pp. zg5-y7]. L'Antico Testamento non contiene, invero, una(«giudice», shofet). Il successo militare poteva attribuire un tal prestigio da ren­ forma pura di +regalità+, a dispetto dell'opinione di Hobbes: si tratta sempre

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Ricopr lmenti tematici I002I00 3 Lo Stato: il grande modello?

di una regalità limitata dalla Legge scritta e disponibile, e quand' anche essa sem­ buiti secondo criteri autoritativamente fissati. L'integrazione, ove non soccor­bri volgere verso soluzioni autocratiche, i profeti sono li pronti a ricordare le pre­ ressero le scorrerie e le guerre, era ottenuta mediante scambio di doni (compren­rogative del popolo, mute, silenziose, ma non abolite: Natan e Davide, Elia e dente moltissime azioni e transazioni ) seguiti da controdoni secondo un mecca­

Acab ne sono due esempi. nismo familiare agli antropologi contemporanei [Finley I954, trad. it. pp. 49­Varcando l'abisso di dieci secoli che separa il regno di Hammurabi dal mon­ 76]. Biicher [ I8g3, trad. it. p. 4I ] ricorda, fra l'altro, come presso le tribu indiane

do di Omero, lo scenario appare mutato. L'immagine della regalità omerica, co­ del Brasile centrale lo scambio consista nel barattare dei regali di ospitalità contro

me la presentano storici e linguisti, è attenuata rispetto a quella mesopotamica altri regali e che i Bacairi di quelle regioni traducevano la parola 'comprare' con

(e ancor piu rispetto a quella egiziana). Quasi una rivoluzione religiosa ha con­ una parola che significa 'mettersi a sedere', perché l'ospite doveva mettersi a se­

dotto gli dèi sempre piu vicino agli uomini; alcune di queste divinità sono state dere prima che gli fosse dato il suo regalo. Curiosamente non c'è nell'Iliade néquasi ridotte all'impotenza: è il caso del dio Sole (Elio), costretto a rivolgersi a

nell'Odissea un termine che assomigli a 'mercante': a questa funzione erano

Zeus per chiedergli un'esemplare punizione per i compagni di Odisseo, rei di chiamati i non Greci, come i Fenici (o anche i Tafi ). Anche Chadwick [ I976,aver ucciso le sue vacche, minacciando altrimenti di andare a illuminare i morti trad. it. p. zo7], benché singolarmente critico nei confronti dell'attendibilità sto­nell'Ade [Odissea, XII, vv. 377-83; cfr. Finley I954, trad. it. pp. I53-g4]. Anche riografica di Omero, esclude per Creta l'esistenza di una classe di mercanti, a

Erodoto era consapevole di questa enorme cesura fra gli dèi persiani e quelli gre­ differenza del Vicino Oriente.ci: «Essi non hanno mai pensato, come i Greci, che gli +dèi+ siano della stessa Fin dove si estende il potere delle diverse forme di +regalità+ fin qui enume­

natura degli uomini » [Storie, I, I3I]. Nei poemi omerici si trovano rappresentati rate o, per meglio dire, quali sono i loro limiti? Il sovrano mesopotamico Ham­

due momenti della monarchia: uno piu arcaico (Agamennone, re degli Achei) e murabi si proclamava signore «delle quattro regioni del mondo» e il suo potere

uno piu temperato (Alcinoo, re dei Feaci). Agamennone è re per grazia divina, veniva a coincidere col potere cosmico delle divinità che lo avevano chiamato a

come prova l'attributo «oánaks andron, e la sua figura corrisponde alla+regalità+ quella funzione. Anche il faraone egiziano, a partire da Amenofi IV, da signoredei tempi eroici che Aristotele definisce «arbitra del culto religioso» [Politica, delle Due Terre divenne «padrone di ogni terra» e, al pari del Sole, riteneva di

I285b, z3]. Porta lo scettro, segno mistico di legittimità donato da Zeus attraver­ esercitare illimitatamente il suo potere. Nei due casi, il limite del potere regaleso una catena di detentori successivi che arriva fino ad Agamennone, secondo la finiva con il coincidere con la linea stessa che aveva diviso originariamente lo

versione omerica accolta anche da Tucidide. Esso è il bastone del messaggero ed spazio dal vuoto, il giorno dalle tenebre, l'+ordine+ dal+disordine+: la nozioneè «l'attributo di un it inerante che si avanza con autorità, non per agire ma per di limite, perciò, veniva a congiungersi con le diverse cosmogonie. In realtà, in

parlare» [Benveniste I96g, trad. it. p. 3og]. Ricorda alquanto il potere dei sovra­ quanto società sedentarizzate e urbanizzate, tanto la Mesopotamia quanto l'Egit­ni nei popoli allo stato di natura che, secondo Bucher [I893], «arriva soltanto sin

to percepivano la differenza che le divideva dalle società nomadi tribali. Cosi sidove egli può intervenire personalmente o pel tramite del suo parentado» (trad. conosce l'esistenza, rispettivamente in Mesopotamia e in Egitto, dell'edificazione

it. p. 50). Il suo +potere+ è limitato dall'aristocrazia e subisce la censura del­ di un «muro contro i nomadi» e di un «muro del principe» per trattenere e osta­

l'assemblea. Solo in guerra ha il potere di vita o di morte [Iliade, II, vv. 39I-g3]. colare l'infiltrazione delle tribu nomadi [Moscati I96I, pp. g8-gg]. Quasi un sen­L'altro termine col quale è designato il «re» è pxo.Osup : a parte il fatto che di so dello Stato (in senso moderno) si intravede dietro il disprezzo verso gli inva­

[lxoi? risq ce ne sono molti — dodici nella comunità dei Feaci, dodici nell'isola sori nomadi e verso i rozzi abitatori delle montagne degli Zagros che costituironod'Itaca — il termine non è, a differenza di wánaks, un attributo della divinità. quasi una+frontiera+ di civiltà, a somiglianza della Grande Muraglia — operaTuttavia il [lxoO suq era anche sacerdote, come prova il relitto ápyoiv Pxoi? suq, artificiale — volta a frenare e a escludere dallo Stato imperiale cinese dei Han,

funzionario del culto ad Atene (e, per analogia, il rex sacrorum a Roma). Se le «fondato su un corpo riconosciuto di consuetudini economiche e di regole so­

considerazioni svolte dai linguisti pongono di fronte a un termine sconosciuto ciali», la società della steppa [Lattimore I96z, trad. it. p. 69]. Non è privo di si­alla tradizione indoeuropea ([ix iIOsuq) ancora congiunto o correlato a denomi­ gnificato, poi, che nella lingua assira 'nomade' e 'brigante' siano designati dallonazioni e funzioni divine («oánaks, xvoicrosiv), resta tuttavia notevole la conside­ stesso vocabolo, hapiru.

razione storico-religiosa secondo cui si è verificato, nel mondo omerico, un pro­ Nell'impero bizantino la liturgia proclamava l'imperatore signore dell'uni­

cesso di avvicinamento degli +dèi+ agli uomini, inconcepibile nella cosmogo­ verso e, al di là delle frontiere, l'autorità del [lxcrO sue si estendeva a tutta la terrania egiziana e in quella mesopotamica. Si è cosi preparata l'atmosfera in cui può abitata. Ma coli'importante differenza, rispetto ai casi apparentemente analoghi

presentarsi Teseo, monarca e figlio di monarchi, che fonda la democrazia. finora esposti, che i bizantini facevano rivivere l'istituzione romana dei presidi

Base della ricchezza e della potenza regali era la +proprietà+ di terre e di militari alla frontiera (limites), con la creazione dei soldati di frontiera (limitanei )bestiame, l'oixoq, integrata dal bottino ricavato dalle grandi spedizioni (come e costellavano i paesi di linee di fortificazione, talune continue (lungo il Danubio )quelle di Ulisse prima dell'impresa di Troia ) e dai doni. Tutto il lavoro produt­ che fecero la fama di Giustiniano, e di castella (dalle steppe dell'Hodna alle rivetivo era compiuto per conto dell'oi.xoq. I prodotti ammassati venivano ridistri­ dell'Eufrate, dai monti dell'Armenia al Danubio ).

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Prima della loro definitiva sedentarizzazione e urbanizzazione, gli Ebrei pos­ vicine, Essi non si arrestano alle+frontiere+ del loro orizzonte, AI contrario scia­sedevano, come segno di confine, le massebot 'pietre erette', su cui Mosè impose mano nei paesi lontani e vanno a dominare le nazioni distanti» [Ibn Khaldun,di scrivere la Legge, e l'Arca santa. Questi due segni da mobili divennero stabili al-Muqaddima, I, Ii ].con la fissazione della capitale d'Israele a Gerusalemme, volendo cosi significare La nozione di linea di confine era sconosciuta anche al medioevo occidentale.che quella terra era governata dalla Legge del Signore. Fondato com' era sul vincolo personale strettosi nel corso di un solenne cerimo­

DifFicile stabilire quali fossero i «confini» in età omerica col solo ricorso alla niale comprendente il giuramento, il vassallo «deve fedeltà, omaggio, aiuto, soc­toponomastica e alle registrazioni, pur importantissime, dell'+amministrazione+. corso, onore al suo signore; se commette fellonia, o sconfessa il signore, o gliChadwick, che si è posto il problema per la Creta micenea, ritiene assodata l'esi­ mentisce perde il suo feudo, che ritorna al signore per diritto di confisca» [Bodinstenza di una potente monarchia «con un'amministrazione altamente centralizza­ I576, trad. it. p. 5i9] ; e perciò tutta la società feudale poggia non su considera­ta a Cnosso»; ma al di là dell'immediata area di Cnosso, i confini che non coin­ zioni territoriali, ma proprio su questi vincoli personali. Il che, naturalmente,cidano con confini naturali sono inesistenti e cosi anche la dimensione di altri non esclude l'esistenza di termini, strade, fiumi, località utilizzati per definire iStati autonomi o dipendenti resta aleatoria [1976, trad. it. pp. 6I-9o]. È ancora limiti della giurisdizione e dove, talvolta, si ricevono gli «omaggi».una volta ricorrendo al pensiero religioso che il senso di limite acquista, anche Ove ci si rivolga a una considerazione piu ampia, sembra che la configura­per la regalità omerica, un significato pregnante. Lo scettro, pur essendo l'imma­ zione degli spazi occupati da società rette da ordinamenti politici, e quindi anchegine mobile della sovranità, è strettamente legato al focolare familiare, alla dea la scoperta dei limiti entro i quali si svolge l'attività ordinaria, abbia coinciso conEstia e all'oixoq, allo spazio chiuso, al palazzo dove sono immagazzinati, oltre l'espulsione dei pirati. E questo non solo in forza delle moderne considerazionialle riserve alimentari, i tesori e i simboli del+potere+. Ermete, dio della mobi­ di Bodin per il quale lo +Stato+ è quasi il perfetto contrapposto della pirateria,lità, che avanza nello spazio aperto dell' appone, nei terreni destinati al percorso, ai suoi tempi assai in vigore nel bacino del Mediterraneo. Come racconta Tuci­al+moto+, è la divinità che accresce la +ricchezza+ mobile : «Le greggi dei buoi, dide, Minosse, il leggendario fondatore della +regalità+ a Creta, risalta, sulloi branchi grossi di capre, le schiere di pecore lanute... quando vuole nell'animo sfondo di uno scenario dominato dalla pratica generalizzata della pirateria eser­suo le fa divenire da piccole a grandi, come pure le riduce da numerose a scarse» citata da Greci e barbari abitanti sulla costa e nelle isole, per non avere per primo[Esiodo, Teogonia, vv. 445-47]. Non è un caso, perciò, che Alessandro il Grande, trascurato «di togliere dal mare, per quanto possibile, la pirateria, affinché piuconquistatore di spazi e di popoli, si vestisse talvolta come Ermete, con i sandali sicuri gli giungessero i suoi tributi» [Storia della guerra del Peloponneso, I, 4 ].alati, il largo cappello e il caduceo nella mano. Tra Estia ed Ermete, divinità che Analogo è il caso del leggendario Teseo, fondatore della «democrazia» ateniese.presiedono a un complesso di attività relative alla sistemazione del +suolo+ e La sua carriera, prima di diventare legislatore ad Atene, comincia con una serieall'+organizzazione+ dello spazio, è in atto un movimento che viene lentamente di azioni contro i «pericolosi briganti e malfattori» che popolavano l'Att ica.precisando il senso di limite [Vernant I965, trad. it. pp. I47-95]. Per concludere, Plutarco li descrive come «uomini, che per destrezza di mani, velocità di gam­provvisoriamente, si può dire che nell'antichità difficilmente si trova fissato un be, forza di muscoli e resistenza alla fatica superavano la natura consueta. Né usa­confine esterno e periferico degli Stati che non sia un elemento della+natura+ vano le loro doti fisiche per far del bene o giovare agli altri, bensi godevano a in­(un fiume, una catena montuosa, il mare, la foresta, il deserto), se si eccettuano solentire villanamente i comuni mortali, sfruttavano la propria forza per azionil'impero romano e l'impero bizantino. Ciò peraltro non esclude l'esistenza di se­ selvagge e feroci, soggiogavano, maltrattavano e sterminavano chi cadeva nel­gni e simboli che fissano i limiti del possesso delle diversefamiglie, privati, tem­ le loro mani. I l r ispetto, la giustizia, l'equità, l'umanità, per loro erano virtupli e palazzi (Audurru per i Mesopotamici, 'is.t per gli Egiziani, massebot per gli apprezzate soltanto da chi mancava del coraggio di fare il male e aveva paura diEbrei, ápix per i Greci ). Per molti altri Stati il «confine» è per cosi dire interno, subirne, ma non riguardavano chi possedeva la forza per imporsi» [Vita di Teseo,centrale e coincide con la stessa città, col tempio, col palazzo, con una stele, col 6]. Questa attività per nulla indecorosa, oltre a costituire il mezzo per procurarsifocolare, tutti elementi dotati di valenze religiose [cfr. Rykwert I976]. I segni «piuttosto una certa gloria», come dice Tucidide fStoria della guerra del Pelo­che stabiliscono questo, per cosi dire, «confine centrale», connotano lo spazio ponneso, I, 5], sem bra avere storicamente preceduto (e accompagnato) il processoumanamente importante e con esso l'intera realtà alla quale conferiscono stabilità dell'urbanizzazione greca. Perciò tra le condizioni elementari per garantire lae durata nel tempo. Questi segni, infatti, non controllano solo uno spazio, ma da propria esistenza, gli antichi e i moderni scorsero quella della limitazione e ap­questo ambito specifico estendono la loro azione ad altri settori dell'esistenza propriazione dello spazio in cui agisce il caos, che non è solo la natura non dome­(tempo, economia, equilibrio sociale, sfera sociale) [Piccaluga I974, pp. 84-85], sticata, ma anche la quasi animalità eslege. La pirateria è parsa, dunque, quasi una

A questa tendenza, ovviamente, si sottraggono i nomadi: «Questi popoli fase che precede la vita sociale urbana e dalla quale ci si separa quando la societàinselvatichiti [Arabi, Zeneti, Curdi, Turkmeni, Sinhaja velati ] non hanno foco­ abbia conquistato quei mezzi per potersene distinguere e con ciò porre un limitelare per fissarsi, non luogo per stabilirsi. Tutti i luoghi sono per loro gli stessi. tra sé e la irriducibile diversità che era in sé.Non si limitano dunque nel possesso del loro proprio +territorio+ e delle regioni Per quanto distinta dal brigantaggio «sociale» antico e moderno (tipo Robin

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Hood), la pirateria sembra avere in comune con quest'ultimo la congenita inca­ e il motto «Plus oultre» — simboleggiava l'immenso ampliamento del suo sacropacità di passare a uno stadio superiore. Perciò, per quanto seducente possa esse­ impero nel nuovo mondo (oltre i confini dell'impero romano limitato dalle co­re il parallelo fra il corsaro Demetrio e Alessandro il Grande (riferito da Bodin lonne d'Ercole) e lo sviluppo dell'idea imperiale grazie alle scoperte e alle av­e da Robespierre), resta la differenza fondamentale che Alessandro riusci a creare venture marittime [Yates I975, trad. it. pp. 3I, 67].un impero (non solo con mezzi militari, per quanto importanti essi possano es­ Anche gli Inca: «Sul capo gli Incas portavano, a mo' di acconciatura, unasere stati) e Demetrio no. treccia che chiamano llauto. Era di vari colori e della grossezza di un dito o poco

meno. Se l'avvolgevano attorno alla testa con quattro o cinque giri si che vi po­La regalità è una forma di distanziamento sociale [Mannheim I934-45, trad.

)sava a mo di ghirlanda. Queste tre insegne, che sono il llauto, il taglio dei capelli

it. p. 8z] che può essere diversamente originata. Sembra, tuttavia, che il diverso e le orecchie forate, erano le principali dell'Inca Manco Capac, per tacere quira o r to del capo (di vicinanza, di identificazione, di filiazione) con la divinità, delle altre di cui parleremo piu innanzi, che erano insegne della persona regale edi volta in volta coincidente con un elemento naturale incontrolla o, ' altri non potevano ornarsene. Il primo privilegio che l'Inca concesse ai suoi vas­bile e perdurante nel succedersi delle+generazioni+ (come il+ Sole+ per i Me­ salli, fu di ordinar loro che, a imitazione sua, tutti portassero la treccia sul capo,sopotamici e gli Egiziani) oppure col Dio unico e trascendente, sia il piu impor­ la quale tuttavia non doveva essere variopinta come quella dell'Inca bensi di un

tante. Tuttavia da questo privilegiato rapporto con la divinità possono scaturire colore solo, e questo scuro. Dopo un certo tempo, concesse loro anche l'altra in­anche altri elementi di superiorità e di differenziazione. Il re p ersiano Dario III segna, che essi accolsero con ancor maggior favore, e lo fece ordinando loro di

era figlio di un fratello e di una sorella e anch' egli sposò in seconde nozze la so­ andar tosati, però con differenze con gli uni e gli altri vassalli e tra tutti essi e

rella : l'+incesto+, dunque, stabiliva un simbolo di superiorità su tutte le altre fa­1) Tl lnca, per modo che non vi fossero confusioni circa la distinzione che aveva or­

miglie. Anche gli Inca, come i faraoni, figli del Sole e della Luna, si sposavano dinato sussistesse in ogni provincia, né s'assomigliassero tanto all'Inca che la

tra fratelli, rispettando la credenza che la Luna fosse sorella e moglie del Sole. disparità tra loro si riducesse» [Vega I6o9-I7, trad, it. pp. 79-8o]. Se si aggiun­All'estremità di questo distanziamento sociale sembra doversi collocare il re gono le penne maestre delle ali dell'uccello corequenque, si ha l'insieme delle in­

dei Medi, invisibile a tutti, perché, come maliziosamente osserva Erodoto, «non segne del re.vedendolo mai, lo potessero ritenere di un'altra natura» [Storie, I, 99]. Subito Anche la teofania incarnatasi in insegne è uno strumento di distanziamentodopo si potrebbe porre il re dei Persiani Serse I, alla cui vista la povera regina sociale : lo scettro di Agamennone è oggetto divino : Efesto l'ha fabbricato e dato

Ester svenne: «Passate tutte le porte, si trovò al cospetto del re: egli