Registro dei progetti editoriali

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L’EDITORIA È UN CALABRONE, DICEVA UN EDITORE DEL SECOLO SCORSO, E IL CALABRONE NON POTREBBE VOLARE: SI SOLLEVA DA TERRA SFIDANDO LE LEGGI FISICHE E LA SUA STESSA STRUTTURA. LA VITTORIA SUL PESO È UN FATTO DI VOLONTÀ, DESIDERIO, IMMAGINAZIONE. IL CALABRONE IMMAGINA LA MUTAZIONE CHE LO MANTIENE IN VOLO. L’EDITORE È IL SUO LIBRAIO, E IL LIBRAIO È UN EDITORE: TESTIMONE DI UN’ESPERIENZA COMPLESSA E FRAGILE, CUSTODE DI UN’APERTURA, RESPONSABILE DI UN PASSAGGIO E DI UN RETICOLO DI RELAZIONI. PRESTA LA SUA VOCE AL DISCORSO DELL’EDITORE, PRONUNCIA LA PAROLA CHE SOTTRAE L’EDITORE AL SILENZIO. L’EDITORE È I SUOI AUTORI, E IL LIBRAIO È UN AUTORE: SCRIVE IL SUO LIBRO FATTO DI TUTTI I LIBRI, DESCRIVE PAESAGGI, IMMAGINA PERSONAGGI, COMPONE DIALOGHI. I PERCORSI DELLA LIBRERIA SONO UN CROCEVIA DI STORIE POSSIBILI. L’EDITORE È I SUOI LETTORI, E IL LIBRAIO È UN LETTORE: SI MUOVE TRA GLI SCAFFALI COME FOSSERO PAGINE, SCEGLIE E DECIDE, APPROVA, RIFIUTA, CRITICA, ABBANDONA, RIPRENDE. È SUO IL PRIMO SGUARDO CHE SI POSA SU OGNI LIBRO. L’EDITORE È L’INCONTRO TRA LE IDEE E CHI ATTENDE DI PENSARLE, E IL LUOGO DI QUELL’INCONTRO È LA LIBRERIA: NON IL “BUCO” NEL QUALE VA A CADERE IL LIBRO ALLA FINE DEL SUO PERCORSO, MA UNO SPAZIO SPALANCATO, DISPONIBILE AGLI ATTRAVERSAMENTI. L’EDITORE È LA LETTURA, E LA LETTURA È UNA CONDIVISIONE ORIZZONTALE: LA VOLONTÀ DI APPARTENERE A UN ARCIPELAGO DI COMUNITÀ IN CUI TUTTI, L’EDITORE, IL LIBRAIO, L’AUTORE, IL LETTORE, SONO IN ASCOLTO ED ESISTONO SOLTANTO NELLA RECIPROCITÀ. L’EDITORE È I SUOI PROGETTI E QUESTO REGISTRO È UN RACCONTO DI PROGETTI: CONDIVIDE UN LABORATORIO E DONA UNA MAPPA. CONVOCA UNA COMUNITÀ POSSIBILE, PERSONE E IDEE PER PROVARE A PENSARE INSIEME L’AVVENIRE, OVVERO LE DOMANDE DEL PRESENTE. NULLA È GIÀ DECISO, DOBBIAMO CONTINUARE A PROVARE: IL MONDO IN CUI VIVREMO, E QUINDI LEGGEREMO, SARÀ QUELLO CHE AVREMO COSTRUITO. Registro dei progetti editoriali
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2000-2011 dieci anni di luca sossella editore

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  • LEDITORIA UN CALABRONE, DICEVA UN EDITORE DELSECOLO SCORSO, E IL CALABRONE NON POTREBBE VOLARE: SI SOLLEVA DA TERRA SFIDANDO LE LEGGI FISICHE E LA SUASTESSA STRUTTURA. LA VITTORIA SUL PESO UN FATTO DI VOLONT, DESIDERIO, IMMAGINAZIONE. IL CALABRONEIMMAGINA LA MUTAZIONE CHE LO MANTIENE IN VOLO.LEDITORE IL SUO LIBRAIO, E IL LIBRAIO UN EDITORE:TESTIMONE DI UNESPERIENZA COMPLESSA E FRAGILE,CUSTODE DI UNAPERTURA, RESPONSABILE DI UN PASSAGGIO E DI UN RETICOLO DI RELAZIONI. PRESTA LA SUA VOCE AL DISCORSO DELLEDITORE, PRONUNCIA LA PAROLA CHE SOTTRAE LEDITORE AL SILENZIO.LEDITORE I SUOI AUTORI, E IL LIBRAIO UN AUTORE: SCRIVE IL SUO LIBRO FATTO DI TUTTI I LIBRI, DESCRIVEPAESAGGI, IMMAGINA PERSONAGGI, COMPONE DIALOGHI. I PERCORSI DELLA LIBRERIA SONO UN CROCEVIA DI STORIE POSSIBILI.LEDITORE I SUOI LETTORI, E IL LIBRAIO UN LETTORE: SI MUOVE TRA GLI SCAFFALI COME FOSSERO PAGINE, SCEGLIE E DECIDE, APPROVA, RIFIUTA, CRITICA, ABBANDONA, RIPRENDE. SUO IL PRIMO SGUARDO CHE SI POSA SU OGNI LIBRO.LEDITORE LINCONTRO TRA LE IDEE E CHI ATTENDE DIPENSARLE, E IL LUOGO DI QUELLINCONTRO LA LIBRERIA:NON IL BUCO NEL QUALE VA A CADERE IL LIBRO ALLA FINEDEL SUO PERCORSO, MA UNO SPAZIO SPALANCATO,DISPONIBILE AGLI ATTRAVERSAMENTI.LEDITORE LA LETTURA, E LA LETTURA UNA CONDIVISIONEORIZZONTALE: LA VOLONT DI APPARTENERE A UN ARCIPELAGO DI COMUNIT IN CUI TUTTI, LEDITORE, IL LIBRAIO, LAUTORE, IL LETTORE, SONO IN ASCOLTO ED ESISTONO SOLTANTO NELLA RECIPROCIT. LEDITORE I SUOI PROGETTI E QUESTO REGISTRO UNRACCONTO DI PROGETTI: CONDIVIDE UN LABORATORIO E DONA UNA MAPPA. CONVOCA UNA COMUNIT POSSIBILE,PERSONE E IDEE PER PROVARE A PENSARE INSIEME LAVVENIRE,OVVERO LE DOMANDE DEL PRESENTE. NULLA GI DECISO, DOBBIAMO CONTINUARE A PROVARE: IL MONDO IN CUI VIVREMO, E QUINDI LEGGEREMO, SAR QUELLO CHE AVREMO COSTRUITO.

    Registro dei progettieditoriali

  • Non bisogna permettere che la morte ci trovi gi morti.Lunica resurrezione possibile avviene in vita, ed unatrasformazione. Bisogna cominciare adesso a sentire lanostalgia per quello che non sar pi. Questo Registrotestimonia quella nostalgia. E insieme la volont, ferma,che dalla nostalgia non pu farsi frenare, di superare tuttoci che non gi pi, per diventare ci che non ancora.

    Il progetto grafico del Registro di Ferruccio Montanari.Il patrimonio iconografico della casa editrice,le elaborazioni grafiche, le foto originali, sono frutto del lavoro di Alessandra Maiarelli.

    La grafica pensiero agito, indagine sul linguaggiocollocata allinterno dei segni. Il segno grafico si interrogasulla somiglianza, e sulla distanza, tra le parole e le cose. E il lavoro grafico una forma di pedagogia sintetica:letteralmente, significa il progetto editoriale.

    Il Registro stato curato e compilato da Paolo Gervasi.Tutti i testi non firmati sono una sua riscrittura deimateriali e delle riflessioni che sono la casa editrice. Non solo una storia, ma uno spazio di compresenza deiprogetti e degli interrogativi che hanno segnato oltre diecianni di lavoro (2000-2011). Un unico discorso, presentatoattraverso un montaggio di segni, una scelta sintattica che organizza parole altrui, come tutte le parole: che nonci appartengono, ma ci riguardano e ci raccontano.

    Dove non specificato diversamente, i contributi firmatisono inediti. Leditore e il curatore desiderano ringraziaretutti coloro che hanno contribuito, donando non solo testie materiali, ma anche suggerimenti, impressioni,incoraggiamenti. Impossibile nominare tutti: ognuno in cuor suo nomini il dono che sa di averci fatto.

    Il compilatore del Registro vorrebbe ringraziare leditore:perch non si limitato a commissionare un lavoro, maha messo in movimento tutte le idee di cui questo lavoro fatto. Leditore per rifiuterebbe il ringraziamento,perch ritiene tautologico affermare che un editore abbiamesso in movimento delle idee. Senza movimento di ideenon si d editore, direbbe pensando a Piero Gobetti. Ha ragione: se fosse frequente incontrare degli editori tracoloro che stampano libri, allora questo ringraziamentosarebbe superfluo, e il lettore potrebbe non leggerlo.

  • GENEALOGIA5 Genealogia6 Una comunit da costruire8 Progettare9 A proposito del talento10 Gli idioti di famiglia11 Lei fra due anni sar sparito

    Intervista a Klaus Wagenbach a cura di Fabien Kunz

    13 Lettera sulla gratuit14 Paradigma del rifiuto14 Che cos la peer review?16 Etica e tecnica della parola18 Libri perduti ed esemplari unici

    Guido Vitiello

    19 LA COMMEDIA DELLINNOCENZA

    NOSTALGIA DEL PRESENTE20 Nostalgia del presente21 Lo sguardo della scimmia21 LA GRANDE SCIMMIA22 Dentro la mutazione

    Intervista a Giulio Blasi

    23 Brevi istruzioni per continuare a leggere Gino Roncaglia

    24 COSMOPOLITICHE24 Laccadere dellimpossibile

    Piergiorgio Odifreddi intervista Jacques Derrida

    26 La volont di comprendere Piergiorgio Odifreddi intervista Noam Chomsky

    29 DISCORSO SULLA DECRESCITA29 Per una decrescita felice

    Francesco Dal Masintervista Andrea Zanzotto

    31 Pensiero nomade31 TRASPOSIZIONI32 NUOVI SOGGETTI NOMADI33 Il secolo lungo33 IL FUOCO LIBERATORE;

    IL TEMPO; LISTANTE ETERNO34 AMANTE MARINA; LA PARTE DEL DIAVOLO;

    IL NUDO IMPOSSIBILE; IN CIELO E IN TERRA

    VOCE35 Voce36 LA VOCE COME MEDIUM36 Parla la Pizia nel nostro cd

    Marco Belpoliti

    37 La parola disincarnata Intervista a Gabriele Frasca

    39 ANTOLOGIA PERSONALEDI VITTORIO GASSMAN

    39 Traghettare la poesia nel terzo millennio Luca Sossella

    41 Poco prima del sipario Luciano Lucignani

    42 Un ricordo Roberto Herlitzka

    44 IL MINORE OVVERO PREFERIREI DI NO; VOCE DEI CANTI DI GIACOMO LEOPARDI; LECTURA DANTIS

    45 PINOCCHIO; MANFRED45 Peggio per noi

    Giancarlo Dotto

    48 MEDITAZIONE ORALE48 Testimonianza e profezia49 MEMORIA EX AUDITU49 Incipit di incipit

    Aldo Busi

    50 INCIPIT51 IL RUMORE DEL CUORE, IL GATTO NERO

    DI EDGAR ALLAN POE52 Vocalizzare la pagina52 IL CASO SALGARI53 IL CASO ARTUSI; IL CASO LOMBROSO54 CHE COS LA POESIA?55 Che cos Che cos?55 COSTITUZIONE56 GUSTO; CORPO; LEGALIT57 LINGUAGGIO; LOGICA; POLITICA; GIUSTIZIA58 ARCHITETTURA; FOLLIA; TEMPO59 ECONOMIA; UNIVERSO; LINGUA60 DAI CANCELLI DACCIAIO61 Vere sustanze son ci che tu vedi: su

    Dai cancelli dacciaio di Gabriele FrascaPaolo Giovannetti

    61 Per una Fondazione della voce Massimiliano Manganelli Aldo Mastropasqua

    EDUCAZIONE62 Educazione62 Educare gli educatori

    Bruno Munari

    63 Stay Hungry. Stay Foolish Steve Jobs

    63 LEZIONI DEUROPA64 Difendere la scuola

    Piero Calamandrei

    67 STORIE INTERROTTE68 La lotta con Platone.

    Michelstaedter come educatore Massimo Cacciari

    69 PER ALBERTO ABRUZZESE71 Lettera a un Ministro

    della Pubblica IstruzioneVittorio Gassman, Luca Sossella

    INFOECONOSFERA72 Infoeconosfera73 DARK FIBER; LET DELLA FINZIONE; IO?74 In pieno [email protected]

    Franco Berardi Bifo

    76 IN CHE SENSO?; ARTIGIANI DEL DIGITALE77 Sullattualit del pensiero

    di Adriano Olivetti Dialogo tra Andrea Granelli e Giulio Sapelli

    78 CROWDSOURCING78 Impresa evolutiva79 CHE COS LIMPRESA?

    HAPAX LEGOMENON80 Hapax legomenon81 Non pubblico pi libri...

    Roberto Roversi

    82 Voci da gnessulgo Luca Sossella dialoga con Andrea Zanzotto

    84 PAROLA PLURALE85 ARTE POETICA87 VIVAVOX, L'INFINITO MLO;

    ESERCIZI VECCHI E NUOVI88 Benvenuti in un mondo

    che non pu essere migliore Massimo Gezzi intervista John Ashbery

    91 I COSTRUTTORI DI VULCANI; NON UN GIOCO; POESIA E ISPIRAZIONE

    92 Attrezzi agricoli e rutabaghe in un paesaggio John Ashbery

    93 Sonetto della smemoratezza Moira Egan

    93 Dieci domande a scelta multipla John Ashbery

    94 POESIA CHE MI GUARDI94 Spiare cenni arcani di partenza:

    silenzio e parola in Antonia Pozzi Davide Pugnana

    96 Saba e la poesia onesta Massimo Raffaeli

    97 EHI, MARK! SCUSA IL RITARDO, SCUSA IL RITARDO...

    97 Quello che resta da fare ai poeti Umberto Saba

    TRACCE DELLO SGUARDO100 Tracce dello sguardo102 LE TRACCE DELLO SGUARDO; SUL SIMBOLO103 CARTAMODELLO; CONDIZIONE DASCOLTO104 LA DISUMANIZZAZIONE DELLARTE104 La ribellione delle arti

    Edmondo Berselli

    105 LO SPAZIO CRITICO; ICONOGRAFIA DELLAUTORE; IL RE NUDO

    106 DISPUTA COMETOFANTICA106 "La duplice unit della luce"

    Flavio Ermini

    108 Infiniti noiDialogo (a tre voci) traMaurizio Cattelan e Alighiero e Boetti

    108 SHAMAN SHOWMAN. ALIGHIERO E BOETTI109 NIENTE DA VEDERE NIENTE

    DA NASCONDERE; CHAT ROOM ROBERTO ROSSELLINI;SCENE ITALOAMERICANE

    110 PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO113 La democrazia grafica

    di AG FronzoniMarco Belpoliti

    PAROLE DORDINE114 Parole dordine115 Amicizia

    Alberto Abruzzese

    118 Elogio del fallimento pentimento Dialogo tra Luca Sossella e Massimo Recalcati

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    Indice

  • Libreria Antiquaria Palmaverde, redazione della rivista "Officina",da sinistra: Angelo Roman, Gianni Scalia, Franco Fortini, Pier Paolo Pasolini, Francesco Leonetti, Roberto Roversi, dicembre 1957.

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  • 5GENEALOGIA Siamo ignoti a noi medesimi, noi uominidella conoscenza, noi stessi a noi stessi: questo un fatto che ha le sue buoneragioni. Non abbiamo mai cercato noistessi come potrebbe mai accadere checi si possa, un bel giorno, trovare? Non atorto stato detto: Dove il vostrotesoro, l anche il vostro cuore; ilnostro tesoro l dove sono gli alvearidella nostra conoscenza.Friedrich Nietzsche

  • Non siamo alla fine di unepoca: siamo gi nellepoca successiva, senza riuscire a vederla. Gli isterismi diffusi portano ovunquei segni del trapasso. Tutto quello che sappiamo non esiste pi. La crisi non la difficolt passeggera di cui parlano i politici: un momento che separa, e annuncia la trasformazione di tutti i paradigmi. Dentro questa trasformazione, leditore deve cam-biare mestiere, per continuare a fare lo stesso mestiere.

    Una comunit da costruireGenealogia

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    Leditore deve attribuire un significato nuovo al concetto di libro. Il geniale oggettodi design che conosciamo ha poco pi di cinquecento anni di vita. Ma il libro unsupporto per segni che ha una storia millenaria; ha assunto forme diverse nel tempoe nello spazio, perch vive oltre ogni singola forma, per mantenere la sua funzione:la trasmissione (propagazione) del pensiero.Lesistenza stessa di una casa editrice, la sua pratica e la sua sperimentazione, nasconocome una ricerca. Esserci, elaborare soluzioni, immaginare e realizzare progetti un modo di porre problemi sul sistema dei saperi e sul suo funzionamento.

    Il processo di digitalizzazione del sapere non pi reversibile. Ma una digitalizza-zione irresponsabile rischia di consegnare allumanit un archivio lacunoso, distorto,manomesso: mentre la memoria degli originali si va perdendo. Uno dei compiti principali delleditore diventa quello di inserirsi dentro questo pro-cesso per istallare l le proprie competenze e riposizionare la funzione editoriale.Gestire questa gigantesca, borgesiana trascrizione con attenzione: renderla rigorosa.E aggiungere valore, fare s che i contenuti non siano soltanto trascritti, ma ricreati,arricchiti, criticati. Veicolati attraverso nuovi strumenti.

    Bisogna riuscire a vincere le sordit del sistema culturale, la vischiosit della cartastampata, dominata da uninerzia che sembra trattenere le intelligenze, frenarle,renderle pesanti. I media sono per lo pi amplificatori di rumore. La tv ha scelto di veicolare unideadella lettura perfettamente funzionale allabbraccio mortale tra spettacolo, politicaed economia deviata. Il circuito attuale di comunicazione del libro parte integrantedel circolo della ripetizione dal quale necessario evadere. I discorsi sui libri nonsono che una fase del sistema di produzione, un passaggio della filiera: previsto eprevedibile, incapace di introdurre il quid di differenza che dovrebbe alimentare lapropagazione del pensiero.Il libro non deve essere comunicato. Il libro deve essere il nucleo di un sistemaintegrato che comunica se stesso: un flusso di idee dove prima stava un oggetto. necessario pensare dispositivi che permettano ai contenuti di propagarsi su pifronti.

    La diseducazione stata elevata a instrumentum regni, insieme alla disinformazione, mapi e pi profondamente efficace e durevole di questa.Dobbiamo pensare progetti educativi permanenti. Non pi solo pedagogia ma an-drogogia (antropogogia): contro la diseducazione sistematica che passa anche attra-verso linflazione quantitativa dei cari vecchi libri, che si lasciano impilare einquadrare e vendere: ma le loro pagine sono bianche, o nere di segni offensivi.

    La libreria ormai soltanto uno dei luoghi in cui si pu incontrare il libro. Lesclu-sivit del rapporto libro-libreria tramontata, nei due sensi: il libro si pu incontrarefuori dalla libreria, e in libreria si possono incontrare molte cose che non sono libri. I contenuti viaggiano pi velocemente dei supporti. Superano i supporti, li eludonocercando altri canali di diffusione. Leditore non pu pi rimandare lesplorazionedi altri luoghi di incontro tra il libro e il lettore: il libro deve contenere anche illuogo dellincontro, il canale.

  • 7

    Leditore non pu farsi difensore corporativistico della persistenza di un supporto:il suo mestiere difendere e diffondere il pensiero, non la carta. Se la libreria vorrrimanere un luogo di incontro tra i lettori e il libro, in tutti i formati che leditoriaha il dovere di sperimentare, dovr fare un lavoro di architettura degli interni: mo-dificare la forma e la disposizione dei propri spazi. Rinunciare a impilare best-seller,spezzare le simmetrie. Ricalibrarsi sui contenuti e sui loro nuovi strumenti di diffu-sione. I centri commerciali di adesso, luoghi di transito di libri perfettamente alli-neati, non hanno spazio per il libro, costretto a migrare verso altri luoghi, a cercarsialtri varchi.

    Il libro deve nascere come critica ai sistemi consolidati di produzione, distribuzionee vendita. Negli ultimi ventanni si accentuata una deriva economicistica nel mondo delle-ditoria. Invece di occuparsi di prodotti interni puliti come la creativit e la cono-scenza, gli editori, in affanno, cercano disperatamente di saltare sul carro delprodotto interno lordo. La lettura rischia di essere condannata allesilio dallideolo-gia del Pil, di essere accantonata come disvalore, quando e in quanto si sottrae allamisurazione, unico criterio di questa economia che pretende di quantificare la qua-lit. la tentazione paneconomica: che risponde, riflesso condizionato, allafferma-zione ubiqua della centralit del profitto. Il trionfo del contare sul raccontare siripercuote anche allinterno delle case editrici, nellorganizzazione del lavoro, nellestrategie, negli obiettivi, nellarticolazione delle aziende. La necessit di valutazionepuramente economica dei risultati si traduce nella preponderanza del settore com-merciale. La logica dei venditori finisce collimporsi dentro le redazioni. I promotoridettano tempi, temi, metodi. Portano lideologia paneconomica dentro le case edi-trici come il viandante che ha camminato nella bufera porta in casa la pioggia. La mediazione culturale del tutto subordinata alla mediazione commerciale. Anche nel lavoro quotidiano delleditore, anche in termini di tempo: singoli minutidella giornata rosicchiati alla progettualit e alla riflessione.

    Leditore deve necessariamente far tornare i conti: per garantire la solidit e lau-tonomia del progetto culturale. La necessit inderogabile superare lantagonismomercato/progetto: o almeno concepire lantagonismo rispetto al mercantilismo daunangolazione che non sia quella della nicchia, dellascetismo, dellopposizione ir-riducibile qualit/quantit. Gli antagonisti disperati invocano la catastrofe, e in que-sto si trovano paradossalmente a coincidere con i conservatori: la vera catastrofe lasciare le cose cos come sono, ci ha insegnato Benjamin.Bisogna escogitare un nuovo modo di pensare al mercato, perch pi concrete estrategicamente spendibili siano le alternative.

    Si pu possedere la poesia?, si chiesto Jean Starobinski. Non forse una fiammache corre senza mai fermarsi? Poesia come dire pensiero. La risposta delleditoredeve coincidere con questa di Starobinski: La stupidit degli uomini, dopo un mo-mento di fascinazione, consisterebbe allora nel non accettare la sua mancanza di so-lidit, di rifiutarla perch non una cosa, di non indovinare che c unessenza(Wesen) sotto la scorza di questa apparenza. [...] Comprendiamo che la poesia, ben-ch prodiga, non fatta per essere aggiogata al carro della ricchezza, e per distribuireindistintamente i suoi tesori alla folla. Questo era gi linvito che Seneca, nellagrande immagine della Fortuna, che offre i giochi pubblici, rivolgeva al suo disce-polo, Lucilio: Andiamocene!. al poeta che ora viene proposto lo stesso precettoetico. Ma non si tratta pi, questa volta, di allontanarsi dalla fortuna per votarsi allaascesi virtuosa: c un mondo da costruire per mezzo del linguaggio. Il bene dellartenon pu consistere nellillusionismo della prodigalit. [...] Il compimento della poe-sia, lattesa di un mondo luminoso, impongono una morale pi alta.

  • Progettare

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    Genealogia

    Caro M., tanti imbrogli della recente storia (monarco-fascista prima, democristiana-consumista poi, mediaste-tizzata ora) hanno inaridito la creativit che ha pensato tanti capolavori che il mondo ci invidia?LItalia ancora un distretto dellImpero che ha talenti e intelligenze da premiare con vere realiz-zazioni, anzich con inutili statuette?Nellanestesia generale riusciamo a provare il sentimento di generosit necessaria per salvaguardareil pianeta, il nostro Paese, la nostra citt, la nostra casa, il nostro cervello? O desideriamo soltanto,in una pulsione di morte, abdicare allumano?

    Quali sono i dispositivi economico-ambientali che si possono attuare nelle aree produttive?Quali sono le azioni possibili e concrete da farsi subito per salvarci dallaccanimento distruttivo?Quali sono i progetti da incoraggiare e le ricerche di lungo periodo da promuovere?Quali sono le riflessioni sullambiente da comunicare immediatamente ai bambini?

    Il progetto che vorrei proporti consiste proprio in una radiografia/censimento di tutte le aziende,i ricercatori, le intelligenti soluzioni e azioni che possano salvaguardare il pianeta, il nostro Paese,la nostra citt, la nostra casa, il nostro cervello... ma una radiografia/censimento con due facce, duecopertine: da una parte lagenda delle cose da farsi subito, e dallaltra una riflessione di grande ca-botaggio per le scuole di ogni ordine e grado.Ci sono in Italia quasi sessantamila plessi scolastici e secondo me da l che bisogna iniziare. Nondai supermercati o dalle edicole.

    Inevitabilmente bisogna coinvolgere nella ricerca scientifica per lambiente le aziende che a essa pos-sono attingere per produrre innovazione ambientale. Insomma un work in regress, come diceva Carmelo Bene, che possa restituirci in un semestre una ra-diografia/censimento (chi fa cosa e dove e perch) il pi completa possibile sulle capacit di ragionare,progettare, determinare innovazione ambientale in questo Paese allo sbando. Indagando, giacch i mediasi guardano bene dal renderli trasparenti e visibili, si troveranno progetti straordinari che il Paese,in tutte le sue macchinazioni, ha difficolt a riconoscere e consegnare al senso di valore comune, inuna indifferente amnesia interrotta dal teatro delle chiacchiere che sento abbaiare nei convegni,sulla stampa, in tv e nelle sedi istituzionali e politiche.

    nostro compito leggere (intus legere) e pro-porre, idest: disegnare uno scenario di potenzialit convalore e portata culturale internazionali. Le idee che desiderano salvaguardare lessere (umano) hannosempre in s lenergia (ergon) e la possibilit di una corsa di sopravvivenza, a prescindere dal tempo(politico) e dallo spazio (ideologico). Ma lapplicazione attuativa ora, in questo sbandato periodo,necessita di un sistema di organizzazione e di una voce chiara e forte. Senza pi timidezze intellet-tualistiche: altrimenti nel frattempo la catastrofe verr portata a compimento dai mediocri figli di,mogli di, sorelle di.

    Una visione grandangolare: dal sistema del credito finanziario, alla pianificazione (scolastica) deicontenuti della conoscenza, dal territorio alla comunicazione, indispensabile che si intervenga inmodo deciso, per il semplice motivo che chi lo sta facendo lo sta facendo male. Dobbiamo svolgere unafunzione di mediazione, come impresa della conoscenza, fra ricerca dei saperi e attivit economiche eimprenditoriali. Lincapacit di fare domande spesso il tranello in cui cade chi ritiene di non poterricevere risposte.

    Bisogna uscire da una (rassegnata) visione verticistica e parentale della politica e dire: Basta! Madirlo a voce alta stavolta, con unazione precisa.

    Ho riletto recentemente un testo di Pier Paolo Pasolini che usc su Nuovi argomenti nel 1968. unManifesto per un nuovo teatro: il teatro della chiacchiera e il teatro del gesto e dellurlo, che sono,dice, le due facce della stessa medaglia, hanno in odio il teatro della parola. Appunto. La parola: ilnostro unico strumento di conoscenza e, se non temessi di essere retorico, direi di obbligatoria par-tecipazione.

  • Caro M.,laltro ieri leggendo un testo di un amico ho pensato che i grandi talenti inItalia ci sono stati lungo tutto il ventennio che abbiamo corso con ansia emalata partecipazione. Ma come mai i migliori si sono sottratti? Forse non volevano condividere con le istituzioni e le vuote burocrazie del-limmobilismo le statiche e corrotte congreghe e le fraterie camorristiche deimediatori, figure sempre pi presenti, perdona il mio mantra, con aggressivitda competizione, ma senza competenza. Figure, o meglio figuri, che determi-nano il mercato culturale comportandosi, piccoli come sono, da infimi diavoli(come sai bene Satana colui che divide), che vogliono governare quella massainforme e anarchica dei privi di talento, degli schiavi dellopportunismo,perci dei soggetti senza intenzione.

    Sono stati favoriti mediatori e agenti che possono produrre qualche nientitsolo seguendo le opportunit di soggetti privi di talento che, respinti dallacomunit di coloro che vivono lespressione artistica e culturale come una op-pressiva e gioiosa necessit (una tigre che ti divora e ti salva), vengonogiocati e impiegati nei diversi ruoli dalle universit delle arti e dellescienze della comunicazione. Questi mediatori hanno distrutto la critica e anestetizzato il pubblico (P.P.P.aveva colto lomologazione prima di tutti e gli insulsi della neoavanguardiaandrebbero letteralmente presi a schiaffi), hanno torto ogni differenza conla forza della volgarit. Intendo con la squallida arma della notoriet. La fragilit morale e la prepotenza emotiva degli artisti hanno fatto ilresto.

    La situazione, fanghiglia e sirene omeriche della visibilit, davanti agliocchi di tutti, chi non la vede o partecipa al banchetto (quindi provo perquesti orrore e commiserazione) o non ha gli strumenti per partecipare a questasupposta discussione.

    Ora bisogna parlare solo di ci che come un macigno si depositato nella no-stra consapevolezza, ma che spesso la maschera ipocrita, consolandoci, ci fadimenticare. Ogni altro programma chiacchiera, risentimento, vuoto a perdere. E io inquesti ventanni di tempo, volevo dire di denaro, ne ho perso fin troppo. Ora bisogna pronunciare solo una lunga serie di no, no, no. Siamo stanchi ditutta questa merda, non possiamo pi deglutire perch, come diceva quello,abbiamo una gola che canta.

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    Ma il vostro parlare sia s, s; no, no;poich il di pi viene dal maligno.Matteo, 5, 36-37

    La vita richiede utilit, per concede ai suoi favoriti lesperienzadella libert dallo scopo. da qui che nasce ogni civilt. Hans Blumenberg

    A proposito del talento

    Leditore ci che progetta.Leditore linsieme dei suoitentativi e dei suoi fallimenti,delle sue proposte e dei suoirifiuti. Le coordinate dello spazioeditoriale sono la ricerca di unacomunit e il rigetto dellecongreghe, laffermazione e la negazione. Leditore continua mente chiamato a scegliere, a distinguere. I s e i no non sono maiindifferenti. E si nutrono avicenda, come in queste duelettere: laffermazione contenutanella stesura di un progetto anche una ferma negazionedellesistente e delle sue inerzie.La pronuncia netta, scandita, di tutti i no irrinunciabili, la premessa necessaria perch i progetti futuri possano nascere,liberi dai condizionamentidellautoinganno.

  • Gli idioti di famigliaGenealogia

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    In Italia gli editori sono quasi tutti figli, pi bravi e meno bravi, bravi e senza tantigrilli come Garzanti, o bravi e sfortunati come Federico Gentile. Lo scrive CesareGarboli, dentro una parentesi. In un articolo dedicato a Gian Giacomo Feltrinelli,confrontando il destino delleditore milanese con quello di altri figli: Giulio Einaudi,figlio di Luigi, senatore del Regno prima ancora che Presidente della Repubblica; Alberto Mondadori, figlio dello squalo Arnoldo. Gian Carlo Ferretti ha dedicato ad Alberto Mondadori, ai suoi tentativi di usciredalla casa del padre, un saggio che si intitola Alla sinistra del padre. Seduto alla suasinistra, salvato (cio dannato) dai soldi del padre, Alberto si avviato verso lauto-distruzione. Non prima per di aver inventato una casa editrice geniale e profetica,Il Saggiatore, gestita sempre sullorlo del baratro economico, firmando cambiali ababbo morto, con lobbiettivo preciso (inconscio) di uccidere il padre: cultural-mente, e politicamente.Del resto, i fatti delleditoria avvengono (sono avvenuti forse, fino a ieri) dentro unacasa. stata una faccenda di famiglia, oltre che di famiglie. Per intuire il destino diun figlio occorre capire ogni volta, dice Garboli, in che rapporto sta il nome rispettoal cognome. Se lindividuo aderisce al casato, o se sdirazza. Se sceglie lortodossia, osfida il rogo tentando leresia. Ogni famiglia ha il suo idiota: ma la balbuzie di Flau-bert e lepilessia del principe Myskin possono essere una scelta. Gian Giacomo e Alberto hanno voluto anteporre, sempre, il nome al cognome. Hanno scelto la bal-buzie e lepilessia, lidiozia che li ha persi. Scrivere una genealogia significa scegliersi un posto nel mondo, e un ramo sullalberodella famiglia. Alcuni figli delleditoria italiana hanno tentato disperatamente diforzare le linee della genealogia (storica, non solo familiare) cui erano stati destinati.Alcuni ci sono perfino riusciti. Piero Gobetti, leditore giovane, morto a Parigi quando aveva 25 anni, oppone alsoffocamento politico e civile una strategia editoriale. Libri come azioni, parole comefatti. Gobetti accoglie nella progettazione editoriale leresia del pensiero. Che fa esplo-dere le contraddizioni dentro il conformismo. Il potere disprezza la cultura e teme ilpensiero: sempre violento. Le bastonate che uccidono Gobetti rendono fisica la vio-lenza latente. Gobetti ha scelto lidiozia, rifiutando la sanit richiesta dal padre/patria.Mentre lascia lItalia, ferito, malato, pensa di fondare una casa editrice europea. La immagina come uno strumento per combattere la minaccia di barbarie implicitain ogni chiusura, in ogni provincialismo. Sono passati pi di ottantanni: e ancora silotta contro il provincialismo al potere. Ancora si attende che lItalia comprenda lavisionaria lezione di Gobetti.Antonio Gramsci, leditore imprigionato, immagina ogni progetto nella pi sterilesolitudine. Si dice parole inaudite. La sua tenacia intellettuale la metafora di tuttii progetti impossibili: anche oggi che le galere non sono fatte soltanto di sbarre emura scalcinate. Anche oggi che il potere costruisce prigioni fatte di ostacoli econo-mici, di vincoli strutturali, di diseducazione e regressione culturale (letteralmente:analfabetismo). Si pu diventare editori idioti attraversando il tempo dilatato di una libreria antiquaria,come quella di Roberto Roversi a Bologna. Un luogo in cui si distilla pazientemente,al riparo dai ritmi incomprensibili della produzione, il sapere trasmesso attraversouna lunghissima tradizione. Si ama il libro nella sua antica, sapiente perfezione ma-teriale. Il poeta Roversi rifiuta ogni compromissione con la grande editoria e distri-buisce le sue poesie gratuitamente, ciclostilandole in proprio. Insegna che i libri sonostrumenti della memoria, ma anche descrizioni in atto: chi li fa deve inventare formecapaci di liberare i contenuti da tutti i condizionamenti che minacciano di vincolarli.Leditore, uccidendo continuamente il padre, deve sentirsi orfano a oltranza, chedellorfanit ha fatto una scala per il suo lavoro fatto di slanci e approssimazioni. Ogni nuovo progetto si costruisce su unassenza, su un vuoto: individuale e collettivo,privato e pubblico.

  • Genealogia

    Nel 64, lasciando Fischer, fu Suhrkamp, lei decide di fondare una casa editrice per contoproprio. I suoi ex-capi allora le dicevano: Bene, Wagenbach, bene, ottima iniziativa. Mavedr, la sua unimpresa destinata a fallire. E invece non avevano ragione [Wagenbachsi mette a ridere]...

    uno matto, dicevano di me...

    I suoi conti infatti tornavano... Ma come ha fatto?Come ho fatto? Eh, non glielo so dire... non lo so. Era senzaltro, come dire?, una cosafolle... Avevo una professione, avevo un posto, da Fischer appunto, e avevodellesperienza, conoscevo molti autori, anche perch facevo parte del Gruppo 471

    ecc. Erano delle condizioni di partenza buone insomma. Meno buone per erano lecondizioni finanziarie [ride]. Certo, avevo un padre, ma anche lui non aveva soldi. Mi aveva comunque lasciato in eredit un pezzo di terra che ovviamente avevo subitovenduto. E quel poco che ne avevo ricavato doveva bastarmi. Di rimando, avevo lideadi fondare una casa editrice che ristabilisse i rapporti tra est e ovest unidea cheallora mi pareva realizzabile soltanto a Berlino, dove poi sono anche andato. E tutti a dire di me: completamente impazzito.

    Nel bel mezzo della guerra fredda...S, il muro era stato, per cos dire, appena appena imbiancato. Nel 64 il muro esistevada tre anni. E niente, tutti a ripetermi che ero un matto da legare... E un po avevanoragione. Axel Springer2 dapprima mi abbracciava... [ride, ironico] Axel Springer, il mio amico... Poi quando si accorto del tipo di progetto che avevo in mente,mi ha lasciato subito perdere... Da allora infatti, i giornali che fanno capo a Springernon hanno pi smesso di mettermi i bastoni fra le ruote... soprattutto negli anni 70. E anche la Germania dellEst... dapprima erano entusiasti. Pensavano: toh, fantastico, un editore comunista. Poi man mano scoprivano che ero un falsocomunista [ride] e che facevo i libri sbagliati...

    Come? I libri sbagliati...Certo, [ride] i libri sbagliati... ho fatto i libri sbagliati... Biermann, Hermlin,3 perfare due esempi... Hermlin che allora non era pubblicato nella Germania dellEst...Nella Germania dellEst! un autore come Hermlin! Non so, si rende conto? La gentetende a dimenticare questo fatto... Ma anche Biermann non doveva essere stampato...

    Lei ha per cos dire pubblicato i traditori...S, o pi generalmente parlando, ho fatto degli errori strategici [ride]. Ho iniziato la mia carriera pubblicando due autori sbagliati... Ed ero solo agli inizi visto che ilmio era, in realt, un progetto a lunga scadenza... Ma poi anche Bobrowski,4 uno deiprimi autori della mia casa editrice... non poteva considerarsi neanche lui un poetain linea col partito. Era un poeta importante e che in fondo nella stessa GermaniadellEst veniva trattato con molto riguardo e con molto rispetto... eppure, come dire?,ai funzionari dello Stato non stava bene quello che facevo. Di conseguenza mivietarono lingresso, il passaggio... per molti anni non riuscivo a partire da Berlino se non con laereo.

    Si pu dire allora che, almeno allinizo, lei ha avuto una gran delusione per ci che riguardaquesto progetto editoriale est-ovest...

    Eh s, proprio cos...

    Lei fra due anni sar sparito

    1 Gruppe 47, una formazionecreata da Hans Werner Richter, dovesi raccoglievano letterati appartenentia quella generazione di giovani che sitrovava a confrontarsi con la ricostru-zione della vita culturale in un paesecompletamente distrutto, traumatiz-zato, una Germania anno zero. Par-tecipavano, o gravitavano attorno alGruppo 47 autori importanti comeIngeborg Bachmann, Paul Celan,Heinrich Bll, Alfred Andersch e altri.

    2 Axel Springer (1912-1985), edi-tore e imprenditore potente e contro-verso, fondatore del conglomeratomediatico Axel Springer Verlag a cuifanno capo numerosi giornali e rivistetedesche. Nel 1966 verr costruito,quale sede principale della casa edi-trice, un edifico dai molteplici pianisituato in prossimit del muro di Ber-lino, in segno di provocazione e disfida alla Germania dellEst.

    3 Karl Wolf Biermann (1936, Am-burgo), cantautore e poeta. Suopadre muore ad Auschwitz per esserestato un attivista nella resistenza co-munista. A 17 anni Biermann decidedi trasferirsi nella Germania dellEst.Dopo la pubblicazione con Wagen-bach di una raccolta di poesie dal ti-tolo Die Drahtharfe (Larpa dal filometallico), il partito lo accusa di essereun nemico dello Stato e gli proibiscequalsiasi partecipazione alla vita cul-turale del paese. Stephan Hermlin (1915, Chemnitz-1997, Berlino), Grand seigneur della cul-tura socialista, sfingeo fumatore dipipa. Di famiglia ebraica, Hermlinvive in esilio fino al 45. Dal 47 in poivive e lavora a Berlino Est diventandopresto uno dei pi autorevoli autori-promotori della cultura ufficiale delpaese. Con Wagenbach, Hermlin pub-blica, dal 66 fino agli anni 90, varitesti di poesia, narrativa, saggistica.

    4 Johannes Bobrowski (1917-1965), pur simpatizzando con la resi-stenza antifascista, parteciper allaguerra e finir prigioniero in Russia.Negli anni successivi al suo rilascio(1949) acquister fama di poeta trale due Germanie. B., considerandositedesco in senso lato, desiderava in-fatti che i suoi libri venissero pubbli-cati in entrambi i paesi.

    Un estratto dal dialogo tra Marco Meier e leditore tedesco Klaus Wagenbach, registrato l11 febbraio 2007 per la trasmissionetelevisiva Sternstunde Philosophie dellemittente svizzero-tedesca SF1.Trascrizione, traduzione e note a cura di Fabien Kunz.

    Fabien Kunz (Basilea, 1978) hastudiato Letterature romanze alleUniversit di Basilea, di Ginevra e diPisa dove dal 2009 perfezionandoalla Scuola Normale Superiore.Attualmente lavora come assistente al dipartimento di Italianistica della LMU di Monaco.

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  • Daltro canto, lei comunque ha resistito. Come stato possibile? Com riuscito a evitare ilfallimento? Non le mai capitato di perdersi danimo?

    Dunque. Lei mi fa la domanda che fino a oggi mi ha fatto ogni singolo intervistatore.Vale a dire: ma come fa a esistere ancora? ma non possibile tutto questo! [mentre articola la domanda, scoppia a ridere, insieme al suo interlocutore]... e ogni volta rispondo: ecco, sono la prova vivente del fatto che invece s, possibile. Perch vede, davvero, questa domanda... gi quarantanni fa mi si faceva questadomanda: [di nuovo interpreta latteggiamento scandalizzato di un intervistatoreipotetico] come fa a esserci ancora? Anzi, allora questa cosa veniva formulata intermini molto pi apodittici: Lei fra due anni sparir! Ma lo dicevano anche i mieigentilissimi colleghi, Rowohlt, Montanos... grandi editori, non so se mi spiego.Insomma, entrambi quando capitava mi prendevano da parte e mi dicevano: senti caro, vedi un po di metterti con noi che senn... Ora, Rowohlt nel frattempo ha venduto, Montanos idem... io no. Ci sono ancora.Mentre questi signori facoltosi, questi giganti... Vede, si tratta credo di una questione di atteggiamento. Da un certo momento, se uno presente, se uno partecipe, allora i lettori se ne rendono conto e si dicono:ecco qualcuno che vuole, che ha in mente unidea. che la stragrande maggioranzadegli editori semplicemente non ambisce, non vuole nulla. O meglio, vogliono farelibri e basta. Qualunque cosa. Invece, se i lettori si rendono conto che leditore vuolequalcosa, che ha in mente un progetto e che questa idea piace ai lettori, allora glirimarranno affezionati. Vanno nelle librerie e grazie a Dio chiedono [ride]: che ha combinato di nuovo quel matto di Berlino? Fa un po vedere.

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    Lei fra due anni sar sparito

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    Genealogia

    Gentile addetto alla cultura,nel renderci disponibili per linvio delle copie omaggio richieste, approfittiamo delloccasione percondividere con lei, meritoriamente impegnato nellambito della promozione culturale, una riflessioneche turba da tempo una casa editrice come la nostra. Rispondiamo a lei per rispondere simbolicamente atutti quelli che ci hanno fatto richieste analoghe alla sua, supponendo che una persona attiva in campoculturale possa recepire linterrogativo e magari metterlo a frutto, approfondendo il problema.

    Quello su cui ci interroghiamo, infatti, il nesso tra la deriva economicistica che colpisce leditoriae la cultura e la frequente richiesta di prestazioni culturali gratuite (nel caso specifico la conces-sione gratuita dei libri). Viviamo un momento nel quale la sola legittimazione pubblica e sociale dellavoro editoriale la sua produttivit economica. Il plusvalore lunico fattore che redime leditoredalla vergogna di occuparsi di qualcosa di cos antieconomico come la lettura. E questo complesso diadeguamento allideologia corrente non pu che ripercuotersi sullimpostazione del lavoro editoriale,sui contenuti, sulle scelte.Come scriveva Kant alleditore Christoph Friedrich Nicolai, linseguimento delleffimero, del commer-cialmente collaudato, sacrifica la selezione del valore, prerogativa principale della funzione edito-riale: Senonch leditore per far prosperare il suo commercio non ha bisogno di prendere inconsiderazione il contenuto e il valore intrinseco della merce da lui edita, ma deve tener conto delmercato sul quale i prodotti sempre effimeri della libreria sono posti in circolazione a soddisfare igusti, altrettanto effimeri, del giorno e sul quale possono trovare se non durevole, almeno rapidosmercio.

    In questo contesto, chi invece, come noi ci sforziamo di fare, persegue un progetto, accetta le sfidedella ricerca, esplora gli incerti campi del sapere, rischia di rimanere soffocato dalla diseducazionedei lettori che, assecondati nelle loro tendenze inerziali, gratificati nelle loro pigrizie intellet-tuali, scelgono il noto e il conosciuto (i gusti effimeri del giorno), e non quello che secondo Sciasciadeve essere il terreno delezione di un editore: il poco noto, il mal noto e lignoto.

    Esattamente speculare e complementare allinerzia commerciale quellaltra inerzia spesso alimentatadalla pi solerte buona fede: linerzia del gratuito. Date le difficolt che incontra sul mercato tuttoquanto culturalmente valido, tutto quanto animato da un lavoro serio e non ha come unico obiettivola massimizzazione del profitto, si crede che il solo strumento possibile di diffusione sia la gratuit.In alcuni casi, prigionieri di un pregiudizio idealistico, si pensa che associare il denaro a libriculturalmente significativi sia quasi offensivo, sacrilego. Questa impostazione purtroppo il fruttodi un tic culturale, lultima incarnazione dellequivoco umanistico per eccellenza: lestraneitdella cultura rispetto ai meccanismi sociali che regolano il funzionamento di tutte le altre attivit.Una malintesa superiorit che si trasforma in ghettizzazione, e che equivale alla neutralizzazione,allannullamento.

    Lerrore ricorrente pensare che si possa opporre al dispotismo delleconomia il velleitarismo dellagratuit. Occorre al contrario dare solidit economica alle imprese editoriali che si ispirano a unprogetto culturale, perch esse possano prosperare e rafforzare la propria ricerca mantenendosi liberee indipendenti. I debiti riducono in schiavit. E i buoni libri che rimangono invenduti impediscono adaltri buoni libri di nascere.

    Scrive leditore Donzelli nella prefazione al libro A scopo di lucro: Un progetto editoriale, in unasociet come la nostra, qualcosa, vale qualcosa, solo se definisce un equilibrio con un proprio pub-blico e dunque con un mercato: e quando i conti non tornano, si fa forte il sospetto che anche il pro-getto editoriale sia caduco o incoerente o in declino. A meno di voler continuare a pensare che i debitidegli editori siano pi nobili di quelli altrui.

    La nobilt della gratuit, la nobilt dei debiti delloperatore culturale, un equivoco mortale. Solooperatori culturali economicamente in salute possono realizzare i propri progetti, e attraverso queiprogetti incidere. Il mecenatismo ha coinciso troppo spesso con la perdita della libert: beato quelpopolo che non ha bisogno di mecenati (e di copie omaggio).

    Nella speranza che lo spirito di questa lettera, propositivo e non polemico, non sia frainteso, inviamoi nostri migliori saluti

    Lettera sulla gratuit

  • Caro Giacomino,ora giuoco una carta pericolosa per la nostra amicizia: ti dico cio la veritdi quello che penso sulla tua poesia. Non posso nemmeno dire che non mi pia-ciuta, perch sarebbe gi troppo, essa semplicemente nulla. nulla comeritmo, nulla come immagine, nulla come pensiero, come sentimento, come tutto.Se gi non ti conoscessi, direi, a leggerla, che chi lha fatta non ha nemmenounidea di che cosa sia una poesia: e se uso tanta crudezza (avrei potuto dirtile stesse cose con termini meno precisi), solo perch non voglio che tusciupi con essa una prima raccolta di novelle, le quali, se anche non dovesseroessere pi di Amedeo, sarebbero gi in ogni modo una promessa, intesa questaparola nel suo significato pi confortante. possibile, caro Giacomino, chenon te ne sia accorto da te? Per un momento, ho pensato perfino che tu abbiavoluto farmi uno scherzo; ma poi, rileggendo, ti ho riconosciuto a qualche in-ciso. Di una sola cosa ti prego: non possibile che tu mi creda cos di unsubito; ma lasciala almeno riposare per qualche tempo e poi rileggila ad altavoce; vedrai che mi darai ragione. (Almeno lo spero). E pensa che, oltre a es-sere cosa di cattivo gusto chiudere con una lirica un libro di novelle (pensaallopposto, che la stessa cosa), gli occhi del lettore ci cadono fatalmentesopra, prima ancora che sul resto del libro; e, pensa che effetto pu fare,quando quello che ti ho detto fosse com la verit. Una sola cosa voglioancora dirti e poi basta: quello che pi disgusta in essa quella mancanzatotale di senso costruttivo che propria della nostra Italia doggi, per laquale, senza nemmeno accorgersene, si mescolano le cose pi eterogenee, cre-dendo di creare un insieme, dove non si fa che dare una nuova testimonianzamiserabile di dissolvimento totale. Pensa, amico mio, pensa a non essere anchetu uno dei tanti. Hai cominciato bene con Amedeo e con alcune delle tue cri-tiche, sta in guardia contro le improvvisazioni del genere di questo tuo Con-gedo; e non scrivere mai una riga che non sia assolutamente ispirata,necessaria, fatale. Vedi che stima ho di te, se penso che tu possa capire ilsignificato della parola necessario in arte

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    Paradigma del rifiuto

    Il 4 ottobre del 1924 Umberto Saba scrive a Giacomo Debenedetti: allora, un giovane critico e scrittore incerto sulla sua vocazione. Dalla lettera si intuisce che Debenedetti ha mandato a Saba una sua poesia, Congedo, che dovrebbe chiudere la raccolta di novelle alla quale Debenedetti sta lavorando. Il giudizio di Saba spietato. Prescinde dalla pietas. Amico Giacomino (lo chiama cos), sed magis amica veritas. La lettera di Saba un paradigma del rifiuto. Una bussola per leditore. Che non pu avere amici: sola amica gli la verit. Il rigore. La responsabilit del giudizio. Il compito delleditore quello di impedire che una sola parola che non sia ispirata, necessaria, fatale vada a ingrossare la glossolalia del mondo. Giacomo Debenedetti ha imparato la necessit di cui parlava Saba. diventato il critico pi profondo della poesia di Saba, e uno dei critici pi importanti del Novecento. N della poesia Congedo, n di nessunaltra poesia, resta traccia tra le carte debenedettiane.La speranza che i rifiuti meditati e sofferti possano ancora, come nel caso di Saba e Debenedetti, produrre chiarezza e consapevolezza. Oltre la sterilit dei rancori. Solo per questo si allineano qui queste lettere. Perch mostrare la distanza che le separa, mostrare la distanza che ci separa dalla scelta incondizionata di ci che ispirato, necessario, fatale, rinnovi il desiderio di lavorare per colmarla.

    Per una nuova idea della funzione editoriale

    Che cos la peer review?*

    Nellambito della comunicazionescientifica la selezione dei testi da pubblicare avviene tramiterevisione paritaria, revisioneparitetica o revisione dei pari(peer review): una valutazionefatta da specialisti, che verifica il valore scientifico dei testi ecostringe gli autori al confrontoe al dialogo con la propriacomunit disciplinare diriferimento. Pubblicazioni e premi che non siano passatiattraverso una revisioneparitaria sono guardati consospetto dai ricercatori e daiprofessionisti di molte discipline. Non esiste un testo perfetto. Ed molto difficile per un singoloautore, o per un gruppo diricerca, riuscire a individuaretutti gli errori o i difetti di unostudio complesso. In un prodottointellettuale nuovo, e imprevisto,spesso solo chi ha conoscenzemolto specifiche riesce a vedereun possibile miglioramento.Sottoporre ad altri il propriolavoro aumenta la probabilitche i difetti vengano identificatie, grazie a consigli eincoraggiamenti, corretti. Il compito di selezionare e far agire i revisori quello della funzione editoriale. I revisori devono essere del tuttoindipendenti e, se possibile,anonimi: lanonimatoincoraggia lautenticit dellacritica, e previene la parzialitriverente o interessata deigiudizi. I revisori non lavoranoin gruppo, non comunicano traloro e normalmente non sono a conoscenza delle identit gliuni degli altri. Allo stesso modo,nellapplicazione pi rigorosadella peer review, i revisori nonconoscono lautore e, viceversa,lautore non sa da chi sarrevisionato il suo testo. I revisorinon vengono scelti tra i colleghi,i parenti o gli amici dellautore.In ambito scientifico, ci siattende che i revisori informinoleditore di qualsiasi possibileconflitto di interesse.

    * Il testo stato compilato elaborando e sintetizzando diversi materiali disponibili in rete sullargomento, da wikipedia ai siti di rivistescientifiche come Nature e Science, che hanno dedicato al concetto di peer review dossier di approfondimento e discussione.

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    Genealogia

    Cara S.,ho mandato oggi ad A. questa e-mail qui sotto.Desidero spedirla anche a teperch so che la tua attenzione nei suoi confronti una sinceraconvinzione.Io credo invece che A. debba uscire da una specie di romanticismomortifero e un po presuntuoso, da una gabbia letteraria non sempre di primamano, intendo dire: non sempre leco che sento dentro il suo testo di unascrittura di primordine.

    Il talento indubbio, e il finale notevole, ma non basta: non credi debba li-berarsi dai giochi del Manfred? Perch anche Byron spesso (se letto male) appiccicoso e dolciastro come una seduta spiritica tenuta da un mago di pro-vincia (con le unghie sporche e la tunica di raso).

    La vecchiezza una Roma senza burle e senza ciance, che non prove esige dal-lattore, ma una completa autentica rovina, diceva Pasternak (tradotto dalgrande e dimenticato Ripellino, certo, sono tempi questi che onorano limmon-dizia, maledizione!).

    Ecco, toccare la morte e la merda (ho letto troppo Bataille per non dirlo) ancora pi difficile che toccare il corpo che invecchia.La leggerezza della tua scrittura non pu non sentirlo, la tua principescaarte rabdomantica non pu non saperlo.Il rasoio del dolore deve tagliare, non pu far altro che tagliare, tagliaresenza compiacimenti. E raccontare il proprio nulla nullificante (che desiderail nulla) lascia il tempo che trova, un tempo infame, appunto. Come il nostro.

    Caro A.,sebbene sia un momento in cui non riesco nemmeno a telefonare a mia figlia, sempre troppo presto o troppo tardi per farlo, non dico a respirare che ho di-simparato da un pezzo, ho letto il tuo testo,che mi hai inviato il 5 settem-bre,e visto i video nel tuo sito.

    Ho letto con trasporto il dattiloscritto(che ha scavalcato in nome dellami-cizia otto bozze pronte da mesi di oltre duemila cartelle), e sebbene io lab-bia letto con tanta convinzione, avvertendo una sorta di partecipazione, devodirti subito che non possiamo pensare, per quanto ci riguarda naturalmente, aun progetto editoriale, n cartaceo n in dvd.

    Prima ancora di definire una possibile linea di condotta dordine commercialecon la nostra societ di promozione, ho voluto condividere il tuo lavoro coni lettori, i coordinatori della nostra collana, che hanno confermato la miaintenzione, trasformandola pertanto in una ferma decisione.

    Mi rincresce ovviamente doverti dare questa notizia, ma perlomeno sono soddi-sfatto di averlo fatto subito come mi avevi chiesto, malgrado il mio dispiacereper la tua inevitabile delusione. Preferisco comunque dolermi per una scelta,piuttosto che praticare luntuosa e molle e vile amicizia mandolinista ita-liota.

    Il risentimento, e talvolta il rancore in alcuni, che provoco con i miei serenino non mi migliorano, ma mi auguro possano arricchire le loro prove ulte-riori, quelle che verranno.

    I revisori riportano alleditore la loro valutazione del testo,insieme ai suggerimenti permigliorarlo. Leditore comunicai commenti allautore, e intantoli analizza per decidere sepubblicare o meno la proposta.Quando un editore ricevecommenti molto positivi e moltonegativi sulla stessa proposta,spesso sollecita una o pirevisioni aggiuntive persuperare lincertezza.Lautore pu replicare allecritiche dei revisori con unaconfutazione convincente. Se un editore non si sente sicuronel valutare la persuasivit di una confutazione, pu sollecitare una risposta al revisore che aveva mosso la critica. A volte autore erevisori si trovano a discuteresu un punto controverso deltesto: anche in questo caso,per, i revisori e lautore noncomunicano direttamente. Alcune riviste mediche(seguendo il modellodellaccesso aperto) hannopubblicato in rete la genealogiadi ogni articolo: dallacandidatura originale ai rapporti dei revisori, ai commenti degli autori, ai manoscritti revisionati.La revisione paritariasottopone il lavoro o le idee di un autore allo scrutinio di uno o pi esperti delmedesimo settore. Consente a unidea di crescere edi svilupparsi collettivamente.Spersonalizza il sapere, lo colloca in uno spaziorelazionale. Gli scienziatisolitamente attenuano lideaindividualistica di scoperta, o invenzione (linventore, del resto, etimologicamente,trova qualcosa che esiste gi). Il progresso scientifico non puntiforme, non avanza per esplosioni: un processocomunitario, che si rafforza per sedimentazione.La revisione paritaria, e la suaattendibilit, si fondanosullintegrit della comunitscientifica. La soggettivit dei recensori non eliminabile, cos come non eliminabile il ruolo dellautore, in tutte lesue declinazioni. Ma le pratichedi condivisione devonorappresentare un orizzonteverso il quale tendere. In giococ una concezione del sapere.Un movimento: da unideaproprietaria, autoriale,privatistica del sapere, a unidea comunitaria,plurale, condivisa, pubblica.Compito delleditore, sempre di pi ora che la tecnologiarende i contenutimultidirezionali, sar quello di incoraggiare, governare,garantire questo movimento.

  • Leditore si perso in questa vertigine plurale. Ossessionato, ha deciso che avrebbe dovuto pubblicare lopera omnia di questo ignoto.Ma a nulla valsa una ricerca accurata, che ha coinvolto anche i responsabili delle biblioteche nazionali e di diverse Universit. Lautoresembra non essere mai esistito. In uno scatto di gioioso (e servile) opportunismo qualcuno ebbe lidea di affiggere delle locandine inluoghi di aggregazione culturale e cultuale. Ma il numero di telefono delleditore penzola ancora da quei fogli ciclostilati. Nessuno lhastaccato. Questa la nostra ultima preghiera.

    Il contenuto del taccuino sembrava un racconto, mutilato da lacune e cancellature. Il personaggio principale di questo tormentatoracconto si chiamava Giuseppe Pontiggia, come lo scrittore. Talvolta parlava in prima persona, talvolta in terza. In alcune oc-casioni diceva tu e anche noi. Era stato imprigionato dentro un talent show, e doveva insegnare a scrivere a un gruppo digiovani aspiranti qualcuno, o qualcosa. Giuseppe Pontiggia, protagonista di questo racconto, insegna attenzione. I suoi (s)consiglidi scrittura sono frammenti di unetica (tecnica) della parola.

    SuperstizioniChi pensa che scrittori si nasce, sbaglia. Troppi libri, troppi giornali, ci dimostranoil contrario. Sembrerebbe allora che lo scrivere come il suonare uno strumento oil disegnare presupponga lacquisizione di una tecnica. E anche un atteggiamento diverso rispetto alla parola.

    Arrivano le ideeC un personaggio del mio ultimo romanzo, una donna anziana, che subisce una violenza inattesa da parte diun uomo con molti anni meno di lei. Violenza che la stupisce, ma alla quale non si ribella. Io ho scritto: Perch era arrivata a quellet in cui ci sirassegna non solo allinevitabile, ma anche allevitabile. Che la vecchiaia sia let in cui ci si rassegna allinevi-tabile un luogo comune non molto vero, perch in realt non ci si rassegna mai allinevitabile. C lepisodiodi un grande oratore russo che, quando i medici gli avevano detto che doveva morire, si aggirava per Mosca di-cendo: Come osano dire questo!Quindi non vero che con la vecchiaia ci si rassegna allinevitabile, comunque si pensa questo. Ma laltra idea,quella che ci si rassegna anche allevitabile, mi venuta dal costrutto retorico: non solo, ma anche. E, in effetti,a una certa et ci si rassegna anche allevitabile. Perlomeno non ci si d pi tanta importanza. Questo uno deitantissimi casi in cui il gioco retorico serve non solo a rendere pi efficaci le idee, ma a trovarle. come unarete che viene gettata.

    Mi avevano chiesto, anni fa, un articolo sullo scrittore Jorge Luis Borges. Io avevo molta resistenza a parlarneperch lo consideravo proprio un grande autore, ma cera in Italia la cosiddetta moda di Borges. E la cosa che

    andavano ripetendo di lui che meritava il premio Nobel. Ogni anno cera questorito amplificato dai giornali: a Borges non viene dato il Nobel. Era considerataunonta, non si capiva perch avvenisse. Vi dir la prima idea che mi era venuta inmente. Tra laltro, le prime idee sono in genere le pi deboli. Come diceva FranzKafka: Le prime idee sono sbagliate. Si affronta il problema con uneredit di luo-ghi comuni che si affacciano alla memoria prima di ogni altra cosa. Quindi bisognametterli a distanza, lasciarli decantare. Lidea che mi era venuta subito era, appunto banalmente, che a Borges non si con-segnava mai il Nobel. Troppo ovvio. La retorica, allora, mi venuta in aiuto. Scrissi:Due sono ogni anno i premi Nobel della letteratura: uno quello che viene asse-gnato al vincitore, laltro quello che non viene assegnato a Borges. Ma andiamo a vedere i miei appunti. Come avevo cominciato?Mi sono chiesto pi volte da cosa dipenda lo straordinario successo Cosa c chenon va in questo primo tentativo? Mi sono chiesto non va bene perch al lettorenon interessa che io mi chieda. pi volte unaggravante. E poi: da cosa di-penda lo straordinario successo.

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    Etica e tecnica della parola

    Da anni riceviamo lettere da un editore disperato, nostro collega (di editoria, e di disperazione).Insegue un autore di cui non conosce il nome, n il volto. In redazione (la sua) arrivato un tac-cuino, graffiato, e dilavato. Leditore stato folgorato da un incipit, la prima frase scarabocchiatasul taccuino: Io che ho tanti ii quando dico io intendo riferirmi al vostro, perch del mio meglionon parlarne. Casomai parlatene voi.

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    Qui c un congiuntivo, tempo che gi segmenta i lettori. Non per altro, il conduttore di una trasmissione te-levisiva una volta mi disse: Io non uso mai un congiuntivo perch mi diminuisce lascolto.Tornando a Borges, la mia prima versione continuava con: da che cosa dipenda lo straordinario successo.Se avessi cominciato con una disgrazia, avrei raccolto qualche interesse. Ma lo straordinario successo gi al-lontana buona parte dei lettori. Vediamo un altro attacco che ho scartato: La tenacia con cui lAccademia Svedese nega ogni anno a Borges.Qui una catastrofe perch inizio con La tenacia. In Italia una parola infausta, soprattutto dopo che VittorioAlfieri si leg alla sedia per imparare i classici. con cui lAccademia Svedese nega ogni anno. Qui con una pa-rola poco simpatica (Accademia Svedese) porto il lettore in una problematica che gli completamente estranea.

    Terzo tentativo scartato: Da almeno tre lustri sono due i premi Nobel della letteratura. Qui non va bene Tre lustri. Lustro una parola di derivazione classicistica che sta per cinque anni, e ha una connotazionetroppo letteraria. Quindi come una zaffata di gelido vento neoclassico che allontana incompetenti e compe-tenti. Perch i competenti, che sanno il significato di lustro, capiscono di trovarsi di fronte a un discorso dicerti scrittori classicheggianti. Quelli che passano lestate in Sardegna e dicono: Ho trascorso unestate condue contubernali, sodali di giovent. Questo tipo di linguaggio piace a certe persone. lontanissimo dai mieigusti, anche se sono innamorato dellantichit classica. Questo linguaggio classicheggiante lo trovo comico.Contubernale per dire compagno di tenda. Sono cose scolastiche. In ogni caso, contrarie alleffetto che iovoglio ottenere.

    A proposito degli effetti che si vogliono ottenere, un principio importante da acqui-sire leconomicit dello stile. Lo stile deve essere proporzionato agli effetti che sivogliono perseguire. Cielo meglio di cielo azzurro, perch cielo azzurro unclich. La parola nuda meglio di un aggettivo cos generico. Uno scrittore baroccoadoperer invece sei aggettivi. Ma la cosa che bisogna capire che non ne pu ado-perare sette.

    Ma perch funziona la versione finale del mio articolo su Borges? Perch comincio:Due sono ogni anno. Io comincio con un numerale (due). Si riferisce a cosa?Non si sa. Bisogna andare avanti per capire dove va a parare la frase. una costru-zione a chiave, che si risolve al termine del percorso fraseologico, come facevanospesso i latini. Se dico Due sono ogni anno i premi Nobel, uno non smette di leggere dopoDue. Che cosa succede dopo Due? Due sono ogni anno anche qui offro un ulteriore incentivo ad andare avanti. i premi Nobel della letteratura: qui il lettore prosegue perch trova il due punti.La prima frase gravita verso il due punti, come tipico nella costruzione retorica.Lo si nota molte volte anche nel linguaggio orale. Per esempio, quello dei nostri po-litici, che hanno una forte educazione retorica. Purtroppo, molte volte, non sonoallaltezza di questa educazione.

    Come espone la sua tesi un politico? Il problema si articola in tre punti: questo, questo e questo. E sono abba-stanza persuasivi perch quel due punti a cui segue una organizzazione cos precisa, razionale, logica, asimme-trica, d lidea di una competenza che molte volte non hanno.

    Avari di paroleLaggettivo deve aggiungere. Se non aggiunge, toglie. Oltretutto, gli apparenti sinonimi si indeboliscono a vi-cenda. Se io dico: un uomo mite, comunico qualcosa di molto forte. Se dico: un uomo mite e buonobanalizzo, diluisco lidea. Perch buono un aggettivo molto forte. Fdor Dostoevskij quando ha scritto Lidiota dichiar: Avevo in mente di rappresentare un uomo positivamentebuono. Questa era una sfida che sentiva con molta intensit. Cristo, quando gli hanno detto buono, ha risposto: Perch usi buono? Buono solo il Padre mio che neicieli.

    Genealogia

  • Libri perduti ed esemplari unici

    Chi abbia anche solo sfogliato la Biblioteca di Fozio, patriarca recensore di Costan-tinopoli, o il catalogo ottocentesco dei Livres perdus et exemplaires uniques dei due bi-bliografi francesi Joseph-Marie Qurard e Gustave Brunet sa bene che tra gli statimolteplici dellessere in cui pu collocarsi un libro, il pi grossolano e vile senzal-tro quello dellesistenza empirica. Lesser stampato, per un libro, equivale alla Cadutanel tempo: il codice Isbn il marchio dei dannati. Un libro perduto invece un libroredento, giacch riconsegnato felicemente al mondo dei possibili. A quel mondoacquatico di pura potenza, daltronde, si rivolgevano gli editori del Cinquecentoquando, per sfuggire alla censura ecclesiastica, indicavano Atlantide come luogo distampa. Ebbene, il continente sommerso il luogo di stampa dei tre libri perdutio sognati di cui si fornisce, qui di seguito, una breve scheda bibliografica.

    Noi per labbiamo talmente svilito che usiamo buon uomo per dire uomo innocuo,inoffensivo, di poco conto. Persona onesta ma di non grande valore. Dire inveceuomo buono forte. Dire uomo mite abbastanza insolito e molto forte. Ma sediciamo uomo mite e buono un disastro espressivo. A volte siamo suggestionati dai clich, allora usiamo due aggettivi, tre aggettivi. Op-pure usiamo lavverbio: uomo estremamente mite e buono. Questo il crollo dellafrase, perch diluisco troppo il concetto. Gli avverbi estremamente, assoluta-mente, incredibilmente, sottraggono energie, spostano lattenzione sulla loro ov-viet. Ho provato a fare un calcolo, e ho visto che se pure sono attentissimo allinguaggio quando rileggo trovo che il 70% degli avverbi andrebbe eliminato. Dovremmo attenerci alla regola che lavverbio raramente funzionale. Ma quandolo , diventa indispensabile. Altrimenti nuoce, perch distrae. Se dico: una gior-nata estremamente calda laccento cade su estremamente. Se dico: una giornataafosa, si sente qualcosa. Estremamente afosa una banalit. Perch gi laggettivoafosa dice moltissimo. Non parliamo poi di aggettivi come incredibile. Noi siamo disposti a credere tutto.Quindi se ci dicono: Sono andato in un ristorante incredibile, il nostro interessecala subito. Oppure se sentiamo: Ho passato delle vacanze incredibili, pensiamoche sono state vacanze normalissime. E una frase come: Ho conosciuto una donnaincredibile, ci fa immaginare una donna con un fascino uguale a zero.

    Ricordatevi che con questo uso drogato del linguaggio rischiate di ottenere leffettocontrario. A volte droghiamo il linguaggio, come ai tempi dellinflazione. Quantomeno conta la parola, tanto pi la si moltiplica ottenendo un ulteriore deprezzamento. Invece la parola va recuperata.Devo dire che i pubblicitari hanno un uso molto accorto della parola. Perch ci sonodi mezzo investimenti di soldi. C una verifica da parte del consumatore, ci sonodei riscontri. I letterati hanno di solito un certo gusto della parola, ma hanno ancheuna profonda insicurezza nei suoi confronti. Dunque sono molto verbosi, e hannobisogno di continue chiarificazioni. Le frasi, cos, diventano pesanti. Manca loro laleggerezza tipica della prosa dei grandi scrittori. I quali per dirla con Stanisaw Lec costruiscono frasi provvisorie nelleventualit di un terremoto.

    Guido Vitiello

    Etica e tecnica della parola

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    Guido Vitiello (Napoli, 1975) vive e lavora a Roma. Ricercatorepresso la facolt di Scienze dellacomunicazione (La Sapienza),collabora con Internazionale, Il Riformista e Il Foglio. Ha scritto, tra le altre cose, La commedia dellinnocenza, editoda luca sossella editore nel 2007.Cura il blog UnPopperUno(www.unpopperuno.net).

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    2008 Guido VitielloLa commediadell'innocenza.Una congettura sulla detective story

    Sono tre operette satiriche sulla nostra vita culturale, e c da credere che si siano rifugiate loro stesse nei giar-dini della preesistenza, cos da scampare allorrore che ci circonda.Il primo pamphlet unallegoria in forma di racconto gotico, che sintitola The Portage to San Cristbal of M.H.La storia del pensiero del secolo scorso qui letta sulla falsariga del Nosferatu di F.W. Murnau. Il nostro malin-conico e meditabondo vampiro, rettore a Friburgo, si unisce in tregenda a una gena di orride creature dellanotte di Valpurga, dei lunghi coltelli, infine dei cristalli e della nebbia. Lesorcismo arriva tardi ma arriva,e i mostri finiscono impalati a Norimberga. Non il nostro vampiro filosofo, che lascia il suo capanno nella Fo-resta Nera e su una nave altrettanto nera, dalla stiva carica di topi e di bare e di terriccio, vira alla volta di Parigi.Qui accolto con grandi onori, e diffonde il suo contagio mordendo sul collo molti philosophes pi o menoscamiciati, i quali veleggiano a loro volta verso lAmerica, dove la peste si estende fino a coprire lintero spettrodelle scienze umane. I sintomi sono stati pi volte elencati dalla semeiotica medica: chi morso dal nostrovampiro prima discioglier tutte le scienze e le dottrine nei vapori della filosofia; poi frantumer ogni singolaparola sotto il pestello delletimologia; infine sar incapace anche di scrivere mamma o gatto senza qualchetrattino allusivo m-amma, g-atto: allusivo di cosa, neppure lui saprebbe dirlo pi. Non riveliamo al lettoreil grandguignolesco finale, ma ci pare giusto fargli sapere che lanonimo autore del pamphlet, per sottrarsi alcontagio, si diede con grande soddisfazione al commercio dei grani.

    Qualche notizia, invece, ci pervenuta sullautore dellultimo libro, un giovane ci-leno che ha fatto una brutta fine negli anni di Pinochet: desaparecido lui, desaparecidoil suo libro. Si tratta di una cupa fantasia profetica che lo tormentava ogni notte mache egli stesso censurava, ritenendola forse a ragione un incubo reazionario. Allafine, quasi di contraggenio, si risolse a metterla nero su bianco con il titolo La sombradel General. In essa, la vita culturale dellavvenire ridotta a una ripetizione spettralee senza vita dellallegra e caotica bohme degli anni di Unidad Popular. Un carnevalecoatto e perenne, dove stuoli di ragazzi dagli occhi spenti molto simili ai capelloni de-scritti in quegli anni da un poeta italiano sciamano da un festival a un reading, da unreading a un book party, da un book party a un poetry slam, e da un poetry slam di nuovo a unfestival, senza mai passare per un libro. Tutto diviene evento, e nulla accade pi. Ebbene,nella truce fantasia il poltergeist del Generale invisibile, come ogni spettro: segnalatoper dal mantello nero svolazzante e dagli occhiali fum piomba su questi ritrovi e,come nelle retate dei suoi anni terribili, mette a soqquadro tutto. Salvo accorgersi chenon ci sono pi subversivos, e che quei pochi che cerano sono morti pi di lui.

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    Guido VitielloLa commedia dellinnocenzaUna congettura sulla detective story

    Il secondo libro che incontriamo nel mondo dei possibili un terrificante raccontodi science-fiction, certo una variazione sul mito del Golem, ma il lettore avveduto vitrover uneco di capolavori del genere come The Day of the Triffids o The Body Snat-chers. Vi si descrive un circolo accademico, folto di bulgari e parigini, che dagli anniSessanta coltiva unidea allapparenza innocua: che i testi, cio, abbiano poco opunto a che fare con il mondo al di fuori di essi, e alla fin fine nemmeno con il loroautore, dato per morto o per vacante. Questi apprendisti stregoni non immaginanonemmeno lo scenario apocalittico suscitato dalle loro teorie: romanzi e film, operedarte e poesie, non appena apprendono che stata loro concessa, per grazioso de-creto, lautonomia ontologica, si sciolgono dai loro legacci e vagano impuniti per lestrade della grande citt, divorando quel che resta del mondo reale, compresi i sud-detti accademici. I maestri delle scuole sottili finiscono orribilmente spolpati, chidalla Summa Theologiae, chi dalla Genealogia della morale, chi da Pinocchio. Il raccontoporta, per titolo, Linvasione degli Ultratesti ed firmato con loscuro pseudonimo diFrank Morimondo.

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    NOSTALGIA DEL PRESENTE In quel preciso momento luomo si disse:che cosa non darei per la gioia di stare al tuo fianco in Islanda sotto il gran giorno immobile e condividere ladesso come si condivide la musica o il sapore di un frutto. In quel preciso momento luomo stava accanto a lei in Islanda.Jorge Luis Borges

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  • Onore a King Kong, il film di consumo che appena allinizio degli anni Trenta delsecolo passato aveva spettacolarmente annunciato il punto di catastrofe della civiltoccidentale, fissando in unicona indimenticabile il rapporto tra miti e tecnologia:Kong la grande scimmia delle origini preumane precipita dallEmpire StateBuilding, il grattacielo pi alto del mondo, e celebra il suo lutto nella metropoli pipotente della terra. Precipita abbattuto dal desiderio che lo ha umanizzato, civiliz-zato; desiderio in duplice forma: quella di corpo che da aperto alla sessualit senzastoria, smisurata e disumana, si fa affettivo e quella di tecnologia di guerra, che alpari della leggenda di Troia ha per pretesto la Bellezza. Crolla e muore nel vuoto,ma in questo atto non voluto si rigenera. Strappato al suo incredibile mondo origi-nario, si fa mondo credibile, appartenenza profonda e insieme superficiale allordi-nario, al quotidiano. Da finzione mitica a finzione mediale. Lanimale cadaverecircondato dalla folla metropolitana dei curiosi scavalca lumano nella propriamorte e si fa gi post-umano. Si lascia davvero vedere, non pi come carne che muorema carne viva, un sentirsi da dentro, dentro lagire comunicativo del mondo. Ecco il motivo del titolo da me scelto per questo saggio sul fantastico. Tuttavia, alloranon avrei mai potuto immaginare che l11 settembre 2001 la scena si sarebbe ri-prodotta nella realt contemporanea esattamente nello stesso luogo simbolico e conil medesimo olocausto di carne umana.

    Se do uno sguardo alla mia evoluzione1 e alla mta raggiunta finora, non mi lamento,n mi dichiaro soddisfatto. Con le mani in tasca, la bottiglia sulla tavola, me ne stomezzo sdraiato e mezzo a sedere sulla mia seggiola a dondolo guardando fuori dellafinestra. Se vengono visite, le ricevo come si conviene. Il mio impresario nellanti-camera; se suono, si presenta per sentire cosa ho da dirgli. La sera c quasi semprespettacolo, e io ho successi difficilmente superabili. Se a tarda notte torno a casa,dopo banchetti, riunioni scientifiche, cordiali trattenimenti con amici, una piccolascimpanz, mezza addomesticata, mi attende, e io me la spasso con lei alla manieradelle scimmie. Di giorno non la voglio vedere perch ha negli occhi lo sguardo spi-ritato degli animali ammaestrati; io solo me ne accorgo e non lo posso sopportare.Nellinsieme sono comunque riuscito a ottenere quel che volevo. Non mi si dica chenon ne valeva la pena. Del resto non chiedo nessun giudizio umano, non voglio chedivulgare delle cognizioni, non faccio che riferire. Anche a voi, illustri signori del-lAccademia, non ho fatto che una relazione.Franz Kafka, Una relazione per unaccademia

    Nel 1979 Alberto Abruzzesetenta, attraverso il libro La grande scimmia,unindagine sulle produzionidel fantasticare. Gli apparatidella grande industria si sonocollocati allinternodei processi di produzionedellimmaginario. Il fantasticoindustriale di massa si popoladi mostri che alludono al post-

    umano e fanno riemergere la memoria atavica del pre-umano. Lincontro tra il passato ancestrale e il futurosul quale incombe il caosavviene con King Kong, lagrande scimmia. Nel 2007,ventotto anni dopo la primaedizione, il saggio di AlbertoAbruzzese torna nelle librerie.Gli occhi della grande scimmia

    ci osservano dalla copertina.Ci interrogano. Ci avvertono cheil mostro, il disumano, sempresul punto di riconquistare lospazio delluomo, che si credeal sicuro nelle fortezze illusoriedellevoluzione. Luomo cheaccelera ciecamente lungo la strada del progresso ritrova, alla fine della corsa, lo sguardoanimale della grande scimmia.

    Nostalgia del presente Lo sguardo della scimmia

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    2007 Alberto Abruzzese La grande scimmia. Mostri vampiri automi mutanti. Limmaginario collettivo dalla letteratura al cinema e allinformazione

    1 Chi parla una scimmia, al terminedel suo percorso di umanizzazione.

    Alberto Abruzzese

  • Si parla molto del futuro del libro. Ma il libro, come scrive Jean-Luc Nancy, non un oggetto: una relazione complessa. Le trasformazioni tecnologiche rendono lo spazio di quella rela-zione sempre pi affollato di attori, di forze, di strumenti. Credi che sar ancora possibilecontinuare a chiamare libro i nuovi tipi di relazione che si organizzeranno intorno allattodella lettura? E come descriveresti il futuro di questa relazione?

    Concordo con la definizione e penso tuttavia che sia necessario astenersi dal preve-dere il futuro, almeno in questa fase. Vedo due processi completamente diversi ingioco, con scarse relazioni reciproche: da un lato il processo di digitalizzazionedelleditoria libraria e dallaltro la ricerca sul futuro del libro come dispositivo (tec-nico, concettuale, paratestuale, multimediale ecc.). Il primo di questi due processi una realt, il secondo una linea di ricerca che risale almeno ai primordi della di-scussione sullipertestualit. Ricordo, per esempio, il convegno su The Future of theBook da cui venuto fuori il libro curato da Nunberg, diciassette anni fa...

    Come descriveresti le caratteristiche del lettore che avr attraversato la mutazione tecnologicae cognitiva in atto?

    Anche in questo caso credo sia meglio declinare linvito ad anticipare. Oggi sap-piamo molte cose sul pubblico dei social network, sui nativi digitali e sui barbari diBaricco. Ma che tutto ci abbia a che fare con il libro, beh questo lo lascerei deci-dere ai processi di variazione, selezione, stabilizzazione dei prossimi anni/decenni.Oggi come diceva Umberto Eco nel 1964 riusciamo a fare al massimo la teoria digioved prossimo e io la trovo poco interessante.

    In che modo deve organizzarsi un editore? Quali sono i compiti, le urgenze, le occasioni perun editore che si prepara ad affrontare la mutazione?

    Per gli editori si tratta di una mutazione nella struttura produttiva e distributiva dellibro. E soprattutto si tratta di una differenza nel modo di progettare le strategie dimarketing (in senso largo) del prodotto editoriale. Giocando con Kotler, direi cheoggi il nocciolo della trasformazione nelle ultime tre p della strategia di marke-ting: prezzo (che finalmente pu aprirsi a formule nuove e creative), punto vendita(distribuzione), promozione (comunicazione in senso lato). Molto meno si potragire sul lato del concetto di prodotto. Sebbene anche questultima sia una frontierada tener viva con un po di ricerca, sperimentando con i nuovi device di lettura e conle loro potenzialit.

    Laltro versante della lettura la scrittura: la trasformazione della relazione-libro coinvolgernecessariamente anche lautore. In che modo? Con quali opportunit? Con quali rischi?

    Gi, come riscriverebbe oggi Foucault il suo saggio Che cos un autore? Davvero nonlo so... Volando molto pi basso, mi pare che oggi il dibattito sia tutto concentratosulla disintermediazione come strumento per aumentare i margini dellautore.Credo si tratti di una svista colossale. Il nuovo mondo distributivo della rete eliminaun costo e ne crea molti altri che richiedono competenze e strategie creative nuove:la riproduzione digitale costa zero (il che non poco), la distribuzione in un canale(vedi Amazon Store) con strumenti di raccomandazione automatici invece un com-pito impegnativo. Certo, non detto che la gestione delle strategie distributive digi-tali rientri nelle competenze delleditore. Guardando al panorama italiano loescluderei. Questo pi che unopportunit a me pare un problema per lautore.Lautore italiano non pu contare su competenze verticali profonde sul digitale daparte delleditore. Come dice un mio collega editore, in Italia gli editori non hannopersonale che abbia studiato corsi di digital publishing alla Columbia University.Quindi partiamo svantaggiati nelle strategie di marketing.

    Dentro la mutazione

    ? Intervista a! Giulio Blasi

    Giulio Blasi (Bologna, 1964) laureatoin Filosofia e ha conseguito undottorato di ricerca sotto la direzionedi Umberto Eco. lamministratore di Horizons Unlimited srl, societ(attiva dal 1993) che ha lanciatoMediaLibraryOnLine. Insegnaoccasionalmente in alcune scuole dimaster ed autore di saggi tra i quali:Semiotics and the Effects of MediaChange Research Programmes (1995);Internet. Storia e futuro di un nuovomedium (1999); The Future of Memory(2002); ha pubblicato una serie di articoli sulle biblioteche digitali tra 2009 e 2010.

    Nostalgia del presente

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    Gino Roncaglia

    Gino Roncaglia (Roma, 1960) docente di Informatica applicata alle discipline umanistiche e diApplicazioni della multimedialit allatrasmissione delle conoscenze pressolUniversit degli Studi della Tuscia,dove dirige anche il masteruniversitario in e-Learning e un corsodi perfezionamento su futuro del libro,e-book ed editoria digitale.Ha conseguito la laurea in FilosofiaallUniversit di Roma La Sapienza e il dottorato di ricerca in FilosofiaallUniversit di Firenze. Oltre al recentissimo La quartarivoluzione. Sei lezioni sul futuro dellibro (2010), autore o coautore di oltrecinquanta fra libri e pubblicazioni, fra cui una fortunata serie di manualisulluso di Internet (6 volumi e oltre 20ristampe dal 1996 al 2004), il saggio Il mondo digitale (con Fabio Ciotti,2000), e un volume sul dibattito logiconella scolastica protestante tedesca(Palaestra Rationis, 1996). coautore con Mirella Capozzi del capitolo dedicato alla Logicamoderna nel volume The Developmentof Modern Logic edito da OxfordUniversity Press. socio fondatore e vicepresidentedellassociazione culturale Liber Liber,promotrice del Progetto Manuzio,biblioteca digitale gratuita in rete.Fortemente impegnato nel campo della divulgazione scientifica di qualit, stato fra gli autori di alcunetrasmissioni televisive di RaiEducational. consulente per Internete nuove tecnologie di Rai New Media.

    Brevi istruzioni per continuare a leggere

    Il mondo delle-book relativamente giovane: dopo la cosiddetta falsa partenza acavallo fra 1999 e 2000, solo dalla fine del 2007, con luscita negli Stati Uniti dellaprima versione del lettore Kindle prodotto e distribuito da Amazon, che i numeridel settore hanno cominciato stabilmente a crescere. Tre anni dopo, il Kindle ormaiarrivato alla sua terza versione, il Nook di Barnes&Noble alla seconda, e a scompi-gliare almeno in parte la scena arrivato liPad della Apple. Attorno a questi tre di-spositivi cresce poi una foresta di apparati di lettura provenienti da altri produttori,dalla Sony fino a una miriade di piccole aziende cinesi o coreane: lettori basati come gi il Kindle e il primo Nook sulla tecnologia della carta elettronica, che nonemette luce e dunque stanca meno la vista, e lettori basati su varianti dei tradizionalischermi da computer (LCD). N vanno scordati gli smartphone di ultimissima ge-nerazione, che pur nelle ridotte dimensioni, certo inadatte a una lettura prolungata,offrono a un pubblico ben pi vasto di quello rappresentato dagli acquirenti di di-spositivi dedicati una piattaforma portatile e multifunzione adatta anche alla visua-lizzazione di libri.

    La crescita nellofferta e nella qualit dei dispositivi di lettura pur ancora lontanidal risultare pienamente soddisfacenti per gli utenti abituati alla leggibilit e alla ma-neggevolezza del libro su carta costituisce la condizione di possibilit per lespan-sione nellofferta commerciale di contenuti in formato e-book. E, a differenza diquanto avvenuto nel caso della falsa partenza di un decennio fa, questa volta le-spansione nellofferta di contenuti c effettivamente stata. Per quanto riguarda ilmercato in lingua inglese, il numero di e-book disponibili attraverso Amazon ha su-perato i 700.000 titoli, e per la prima volta anche in Italia qualche migliaio di titoli,compresa una quota abbastanza rilevante di novit editoriali, oggi disponibile informato e-book. Negli Stati Uniti la quota di mercato rappresentata dagli e-book si at-testa ormai intorno all8%, e nel caso delle novit e dei best-seller ha superato il 15%.

    Ma perch il nuovo mercato degli e-book possa effettivamente affermarsi non ba-stano dispositivi di lettura e titoli: occorrono competenze e capacit di innovazioneda parte di tutti i protagonisti della filiera editoriale: dagli autori agli editori, dailibrai ai lettori. Autori ed editori devono certo affrontare problemi legati alla gestionedei diritti e ai modelli di vendita e distribuzione, ma anche e forse soprattutto lasfida rappresentata dal ripensamento del formato libro: la costruzione di contenutiinformativi che siano in continuit con la cultura del libro (un cui aspetto essenziale lattenzione alla testualit e alla scrittura), ma sappiano integrarla attraverso unuso funzionale e non invasivo della multimedialit, attraverso link e rimandi, attra-verso strumenti che facilitino linterazione sociale e di rete. I librai devono affrontareuna sfida certo non facile quella di una progressiva riduzione delle quote di mer-cato del libro oggetto fisico senza arroccarsi in una sterile difesa a oltranza delpassato, ma ripensandosi anche come fornitori di servizi qualificati di mediazioneculturale e di promozione del libro e della lettura, in un contatto sempre pi strettocon altre realt, e in primo luogo con quella rappresentata dalle biblioteche e daibibliotecari. E i lettori devono poter trovare e riconoscere, nel nuovo mondo dellacomunicazione digitale, anche la forma libro, e continuare a capirne limportanzae il valore.Sfide non facili, ma inevitabili se vogliamo come vogliamo continuare a leggerelibri anche nellera della comunicazione digitale. Sfide che essenziale affrontarecon intelligenza e curiosit: due qualit che per fortuna accompagnano, da sempre,la passione per il libro e per la lettura.

  • Come si pu attraversareil panorama discordante dei saperi nati dalle scienzemoderne? Quale coerenza possibile scoprire tra visioni,ambizioni e percorsi che sicontraddicono e si svalutanogli uni con gli altri? La speranza riposta in unanuova alleanza destinata arimanere un sogno? IsabelleStengers risponde a questedomande in sette tappe: settelibri riuniti in un unico volume,e presentati per la prima voltaai lettori italiani. Attraverso

    lesplorazione dei saperi laStengers invita a un percorsodi sperimentazione etica dove,in una trasposizionecosmopolitica, narra le speranze e i dubbi, i timori e i sogni di questo prodottodelluniverso che siamo noi, i suoi descrittori. Il volume siapre con il problema delconflitto tra i saperi, e sichiude con la proposta difarla finita con la tolleranza:alla tolleranza, sempreasimmetrica e asettica, occorre sostituire lincontro.

    Lei deve aver avuto un certo interesse per la matematica, se il suo primo libro statounintroduzione alle Origini della geometria di Husserl. Come ci arrivato?

    Quandero studente, negli anni 50, in Francia cerano due approcci tradizionali allafenomenologia. Uno, dominato da Sartre e Merleau-Ponty, si concentrava sullepercezioni. Laltro, quello marxista, cercava di legare la fenomenologia alla politica.Io ero invece interessato alla scrittura, e nel suo libro Husserl affrontava precisamenteil problema di come la scienza e la matematica possano parlare e scrivere degli oggettiideali. Husserl pensava che solo attraverso il linguaggio gli oggetti ideali possanoessere prodotti storicamente, ed entrare a far parte della tradizione scientifica.

    Oggetti ideali nel senso platonico?Questo il punto. Husserl si opponeva a Platone, il quale non credeva affatto che le idee dovessero essere trascritte nel linguaggio, che per lui era soltanto un ausilio secondario. Per Husserl, invece, il linguaggio era essenziale per la stessaproduzione di teoremi matematici o teorie scientifiche. E io volevo appunto capire il ruolo centrale del linguaggio, nella letteratura e nella scienza.

    E questo ruolo sarebbe ci che lei chiama logocentrismo?Bisogna anzitutto distinguere il logocentrismo da un concetto vicino ma diverso, il fonocentrismo: lidea, cio, che loralit sia superiore alla scrittura, che la parolasia pi presente e pi vicina alla vita. Il fonocentrismo, che universale, diventalogocentrismo con le scritture fonetiche, i cui segni rappresentano appunto dei suoni.Allora lautorit del logos si trasferisce alla scrittura, in tutti i suoi significati: di parola,ragione, proporzione...

    E qual lessenza della sua critica al logocentrismo, nella Grammatologia?Pi che un errore filosofico, il logocentrismo una struttura culturale. Basta pensareal Vangelo secondo Giovanni: in principio era la parola. O al Fedro platonico, in cui il linguaggio diventa una rappresentazione di una rappresentazione, perch la parola scritta rappresenta la parola orale che rappresenta il pensiero. O a Sassure, in cui il linguaggio il significante di un significante. Io ho cercato di elaborare un concetto di traccia completamente generale, che potesse adattarsi sia al linguaggio scritto che a quello orale.

    Laccadere dellimpossibile ? Piergiorgio Odifreddiintervista

    ! Jacques Derrida

    Piergiorgio Odifreddi (Cuneo, 1950) un matematico, logico e saggista. Ha studiato Matematica pressolUniversit di Torino, dove si laureatoin Logica nel 1973. Si poispecializzato negli Stati Uniti e nella ex Unione Sovietica. Ha insegnato Logica presso lUniversitdi Torino, e dal 1985 al 2003 statoVisiting Professor presso la CornellUniversity, dove ha collaborato conAnil Nerode, Richard Platek e RichardShore. Oltre allattivit accademica, ha intrapreso una fortunata attivitdivulgativa, finora raccolta in quattrolibri: Cera una volta un paradosso(2001), Le menzogne di Ulisse (2004), In principio era Darwin (2009), Haivinto, Galileo! (2009). Cinquanta suoicolloqui con vincitori del Premio Nobelo della Medaglia Fields sono statiraccolti in Incontri con mentistraordinarie (2006). Ha organizzatodal 2007 al 2009 allAuditorium diRoma il Festival della matematica. Molto noti sono i suoi libri chepropongono una interpretazione laicae razionalista di alcuni fatti religiosi: Il Vangelo secondo la Scienza (1999), e Perch non possiamo essere cristiani(e meno che mai cattolici), del 2007.

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    Nostalgia del presente

    2005 Isabelle Stengers Cosmopolitichetraduzioni di Federico Montanari, Lucio Spaziante, Monica Tommasi, Manuela Cumbo,Miranda Menga

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    La traccia ci che rimane?No, no! Pu anche essere cancellata. Semplicemente, la traccia ci che fa riferimento a qualcosaltro, senza mai essere presente autonomamente. Anzi, la decostruzione del logocentrismo non si pu separare dalla decostruzione dellautorit e del privilegio della presenza, sia spaziale che temporale.

    Lei ha appena pronunciato la parola chiave della sua filosofia: decostruzione.La parola deriva da unespressione di Heidegger, Destruktion, da intendersi come destrutturazione e non come distruzione. Io la uso nel senso di unanalisi dei diversi livelli in cui si stratifica la cultura.

    E c anche un aspetto complementare, di ricostruzione?Preferirei parlare di affermazione di ci che rimosso, pi che di ricostruzione. Per sottolineare che la decostruzione qualcosa di positivo, non di negativo.

    Leggendo i suoi libri, mi sembrato di vedere esempi di decostruzione lungo tutta la storia della matematica: Euclide decostruisce Pitagora, Cartesio decostruisce Euclide...

    Certamente la decostruzione non un fenomeno contemporaneo, si sempre verificata. Quando un filosofocostruisce un sistema, c sempre qualcosa che rimane inconsistente e che finisce per decostruirloautomaticamente.

    Gli informatici direbbero che ogni programma ha una backdoor insospettata.Non si tratta soltanto dellinaspettato: la decostruzione laccadere dellimpossibile, o di ci che sembravaimpossibile.

    Uno dei motti del decostruzionismo che non c niente al di fuori del testo.Bisogna stare attenti a non fraintenderlo, intendendo per testo un libro: dire non c niente al di fuori del libro sarebbe sciocco. Il testo va inteso in un senso generalizzato, che arriva a comprendere lintero mondocome un insieme di tracce: in questo senso, non c nientaltro.

    Sarebbe come dire che non c la metafisica?Se si trasforma la fisica in un testo, allora si pu dire che non c niente al di fuori del testo significa che non c la metafisica.

    E per quanto riguarda la matematica, che legami ci sono con il teorema di Gdel?Il teorema di Gdel, che ho citato fin dal mio primo libro su Husserl, tratta di un tipo di limitazione chepotremmo chiamare omogenea: qualcosa che potrebbe essere decidibile o calcolabile in linea di principio, non lo in pratica. A me interessa una limitazione pi forte, di tipo eterogeneo: ci che non decidibile ocalcolabile nemmeno in linea di principio. E mi interessa per le applicazioni alletica, o alla politica.

    Nel senso che la libert ha queste caratteristiche?In un certo senso, s. Se sappiamo cosa fare, si tratta solo di realizzare un pro