rdl 02 pag dispari · PDF file 2014. 9. 18. ·...

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Transcript of rdl 02 pag dispari · PDF file 2014. 9. 18. ·...

  • L’esposizione «NO limits! I campioni dell’altitudine» dal 18 maggio a Lugano presso il Mu- seo cantonale di storia naturale (MCSM) ci dà lo spunto per alcune considerazioni. La mostra scaturisce dalle «giornate della biodiversità in Val Piora» promosse dal Museo (MCSM) con il Centro Biologia Alpina (CBA) e la Società Ticinese Scienze Naturali per cele- brare l’anno internazionale della biodiversità proclamato dall’ONU nel 2010. Con una fortissi- ma motivazione per la causa della natura ed uno spirito di volontariato per la biodiversità, ol- tre 50 specialisti di diverse discipline (microbiologia, botanica, zoologia, geologia, ecc.) hanno svolto dal 23 al 25 luglio 2010 presso il CBA di Piora un lavoro comune per le «48 ore della biodiversità». Con il tema fondamentale della biologia alpina l’esposizione evidenzia non solo il ricco inventario delle specie, ma anche lo studio delle soluzioni escogitate da organismi ani- mali e vegetali per resistere a condizioni estreme (basse temperature, radiazioni ultraviolette, venti, ecc.) dando prova di straordinari adattamenti. In Europa, le zone incontaminate si tro- vano soprattutto in montagna e costituiscono un richiamo naturalistico importante. Risulta dall’esposizione come la regione dell’Alto Ticino possiede molti luoghi naturalisticamente pre- giati ai fini di un’educazione ambientale. Il materiale esposto a Lugano costituirà in seguito la base per un Centro visitatori aperto al grande pubblico nella zona di Piora e del Gottardo pro- muovendo la regione come meta di un turismo-natura, da visitare e non solo da attraversare. Troppo sovente siamo confrontati al «tout le monde y passe, personne ne s’arrête». Citiamo Leone De Stoppani che nel 1866 nella pubblicazione: «Escursione nelle montagne del Canton Ticino» quando dopo la salita di Altanca arriva in Piora si trova davanti «…a un im- menso altipiano che forma durante 6 mesi all’anno una vasta prateria dove vi sono pascoli ri- cercati» e prosegue «…era una prospettiva magica, incantevole! val la pena di fare il viaggio delle Alpi ticinesi soltanto per vedere la Valle di Piora». Da più di 200 anni la regione è fre- quentata dai ricercatori con una bibliografia scientifica di oltre 400 titoli. Sono state effettua- te indagini di base e descrizioni originali: la tremolite porta il nome della Val Tremola, la specie batterica Thiocystis cadagnonensis recentemente scoperta porta il nome di Cadagno. La Fon- dazione del CBA di Piora promuove l’insegnamento universitario, la ricerca scientifica e la di- vulgazione dei risultati delle indagini. Creato dallo Stato del Cantone Ticino con le Università di Ginevra e Zurigo, la Corporazione Boggesi e la Confederazione Svizzera, il CBA offre labo- ratori moderni e completamente attrezzati permettendo di seguire «sul terreno» (a 2000 me- tri di altitudine) corsi universitari a cui partecipano 8 Università dando corpo ad un’attività an- corata sul posto che evita il «mordi e fuggi» scientifico. Presso il Centro di Piora è possibile ef- fettuare anche il servizio civile. «Lo scopo del civilista è accogliere questi gruppi di ricerca, di provvedere al buon funzionamento dei locali e del materiale messo a disposizione dal Centro» dice Michel Wildi, un civilista di Gine- vra in servizio du- rante le giornate della biodiversità. Da sempre la regio- ne di Piora è luogo di stimolo per ricer- catori, naturalisti e ambientalisti, spes- so volontari per la causa della difesa della natura e del- l’ambiente.

    INSERTO A CURA DELL’ASSOCIAZIONE TRIANGOLO – NUMERO 16 – GIUGNO 2012

    Associazione Triangolo volontariato e assistenza per il paziente oncologico

    Via Fogazzaro 3 6900 Lugano telefono 091 922 69 88 conto corrente postale 65-69048-2 [email protected] www.triangolo.ch

    Comitato redazionale: Raffaella Agazzi Alda Bernasconi Marco e Osvalda Varini

    A prima vista il progetto Managed Care sembra contenere le soluzioni necessarie per rendere più efficiente, meglio organiz- zato e meno costoso il sistema sanitario el- vetico. Grazie alla cosiddetta rete integrata delle prestazioni, che fa capo alla figura centrale del medico di famiglia, è possibile coordinare razionalmente gli interventi spe- cialistici, evitando visite e cure superflue e quindi sprechi. Ora, dietro a questa promet- tente facciata, si cela una situazione confu- sa. La nuova legge riafferma, giustamente, l’importanza del ruolo del medico di fami- glia, primo punto di riferimento per il pa- ziente. Ma la libera scelta del medico è gra- vata da vincoli economici che in realtà la li- mitano seriamente se non si è disposti a pa- gare un sovraprezzo. De facto la scelta è condizionata dai contratti che le casse mala- ti stipulano con gruppi di medici. Alla stessa stregua, saranno poi imposti gli specialisti a cui il paziente dovrà rivolgersi per tratta- menti specifici. Si tratta di un cambiamento promosso all’insegna del vantaggio finan- ziario e che sposta il baricentro dell’appara- to sanitario: dall’obiettivo salute all’interes- se economico. La minore libertà, sia del pa- ziente sia del medico, non è soltanto una questione d’ordine morale. Comporta gravi conseguenze sul piano pratico: ci si troverà alle prese con una forma occulta di raziona- mento delle prestazioni terapeutiche. Pro- prio in un’epoca d’incessanti progressi scientifici, il medico rischia di non riuscire a tenere il passo con un’evoluzione che apre nuovi orizzonti in ambiti sempre più estesi: dall’oncologia alla cardiologia e alle malat- tie della terza età. Di fronte a un’intrusione di tipo statalista, la Federazione dei medici svizzeri (FMH) ha deciso, attraverso una consultazione dei suoi membri, di respingere il progetto Ma- naged Care e raccomanda alla popolazione di votare NO il prossimo 17 giugno: un ap- puntamento importante in cui è in gioco l’avvenire della nostra sanità, della nostra li- bertà di pensiero e non da ultimo della no- stra democrazia.

    dr. med. Marco Varini presidente Associazione

    Triangolo Sottoceneri

    Editoriale Volontari per la natura del Prof. Dr. Raffaele Peduzzi Presidente Fondazione Centro Biologia Alpina di Piora

    Managed Care: un salto nel vuoto

    Rivista di Lugano 1

    Paesaggio alpino, Piora e il lago Ritom.

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    Associazione Triangolo volontariato e assistenza per il paziente oncologico

    Il termine «palliare» deriva da «pallium», che nell’antichità indicava il mantello offer- to ai viandanti per proteggersi dal freddo durante le soste del loro cammino. Da qui il significato: calmare i sintomi più gravi di un male, dare sollievo, coprire con un mantel- lo la parte più terribile di una malattia. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) «le cure palliative sono un ap- proccio atto a migliorare la qualità di vita dei pazienti, confrontati con una malattia inguaribile ed evolutiva, e dei loro familiari, attraverso la prevenzione e il sostegno nel- la sofferenza». Gli obiettivi sono: Alleviare il dolore e altri sintomi gravosi. • Sostegno della vita e considerazione del-

    la morte come processo naturale. • Non si accellera né si ritarda la morte. • Integrazione degli aspetti psicologici e

    spirituali nella cura del paziente. • Offerta di un supporto per aiutare la fa-

    miglia a far fronte alla malattia e al lutto. • Utilizzo di un approccio interdisciplinare

    per rispondere ai bisogni del momento. • Miglioramento della qualità di vita. La medicina ha considerato, fino a pochi anni fa, le cure palliative come controllo dei sintomi, come un terreno subordinato,

    perché rivolte a pazienti che escono dalle tradizionali possibilità d’azione, pazienti per i quali non c’è più da sperare. Così l’ammalato veniva abbandonato nel mo- mento più delicato, nella fase terminale: l’ospedale lo dimetteva e l’assistenza medi- ca e infermieristica si riduceva, il medico di base si trovava di fronte a sintomi comples- si e a esigenze psicologiche accresciute, la famiglia era impreparata e piena di disagi. Le cure palliative subentrano quando la malattia non risponde più alle terapie fina- lizzate alla guarigione. La diagnosi «malattia incurabile» cambia tutta la vita: per i malati, ma anche per i lo- ro parenti. Quando il paziente si pone im- portanti domande sulla malattia, sulla si- tuazione della propria vita, sul proprio fu- turo e su quello dei famigliari, in quel mo- mento può aver bisogno di una rete di soste- gno strutturata nell’ambito delle cure pallia- tive. A parte l’aspetto di gestione dei proble- mi fisici e psichici strettamente legati alla ma- lattia, le cure palliative si occupano anche di problemi concreti nella quotidianità del pa- ziente, come il desiderio di proseguire il più possibile le cure al proprio domicilio, nel pro- prio ambiente famigliare. In un quadro psicofisico già delicato, l’inter-

    vento degli operatori può es- sere interpretato come un ulteriore passo verso un de- stino apparentemente se- gnato e quindi soggetto ad un possibile iniziale rifiuto. Per questo è di fondamenta- le importanza la capacità de- gli operatori nello spiegare le finalità di sostegno delle cu- re palliative, le possibilità of- ferte non tanto nell’ottica di una guarigione, ma di un miglioramento della qualità della vita. Come molte altre importanti malattie, quella tumorale può influenzare sensibilmente gli equilibri, le dinamiche e i rapporti all’in- terno di una famiglia: la co- municazione è uno strumen- to indispensabile per progre- dire nel percorso della malat- tia. Lo scambio delle infor- mazioni tra il paziente, i fa- migliari e gli operatori favori- sce la condivisione delle pro- blematiche, delle aspettative e delle decisioni. Il coordina- mento tra le diverse figure