Province: Ingiusto scampato rigore - micropolis.umbria.it fileosì è arrivata la manovra di Monti....

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  • os arrivata la manovra di Monti.Non ne affrontiamo nel dettagliolanalisi, diciamo solo che, con

    tutta la buona volont, dei principi di rigo-re, di equit e delle politiche di crescita sirinvengono ben poche tracce. Il rigore c,lequit no. Le politiche di crescita e leriforme necessarie, dice il Presidente delconsiglio, verranno. Attendiamo fiduciosima scettici. Insomma non siamo pi allan-nuncio furbetto di sacrifici di l da venire,ma a misure concrete che colpiscono -soprattutto - le classi popolari e i ceti medi.Tasse e riduzione delle coperture socialisono lasse portante del provvedimento.Niente di nuovo. Il ricordo va alla manovradi Padoa Schioppa, ministro del governoProdi, che sotto la spinta dellurgenza presei soldi dove sapeva di trovarli, dal lavorodipendente e dai poveracci. Quali sarannogli esiti di tutto ci? Gli obiettivi di Montisono chiari: mettere in linea la crisi italianacon quella europea, ridare credibilit alpaese. Se ci riuscir o meno lo vedremo.Non sar cos facile ed pi che probabileche la sua impresa sia destinata al fallimen-to.La questione infatti, lo abbiamo gi scritto, la condizione di disfacimento dello Statoe delle istituzioni, cui corrispondono i pro-cessi dissolutivi che attraversano la societitaliana e che vengono incentivati dallacrisi. Non abbiamo lo spazio e la voglia dimotivare questo assunto, che meriterebbepi che un editoriale un saggio. Fatto stache se ci vero non bastano i tecnici; necessaria una reale volont di trasforma-zione che, tuttavia, non riusciamo ad indi-viduare n a destra, per i caratteri stessi delberlusconismo o per il populismo dellaLega, e francamente neppure a sinistra,dove un Bersani impaurito dal fatto didover governare il paese, con un partito che

    sempre pi assomiglia ad un caravanserra-glio, appare in cerca di alleati improbabilicome Casini e Fini e, nello stesso tempo, terrorizzato di perdere voti nei confronti diDi Pietro e di Vendola. Daltro canto laFederazione della sinistra un gruppettoextraparlamentare di poco conto, mentreSel, al netto di Vendola, una ben miserabase per costruire una sinistra capace diindurre incisivi elementi di discontinuit.Ci significa che, a manovra approvata, prevedibile aumentino le tensioni tra partitie governo e nei singoli partiti. Il centrode-stra pu rischiare la frantumazione ed unesodo sia verso il Terzo polo, volto allacostruzione di un grande centro, sia versola Lega. Parallelamente ci saranno tensionianaloghe nel Pd, dove gli umori centristidei veltroniani appaiano sempre pi diffusie per alcuni aspetti incontenibili. Pu il Governo Monti durare fino alla pri-mavera del 2012 in queste condizioni? Elargamente improbabile. Il voto sullamanovra alla Camera, di quasi duecentovoti inferiore a quello di fiducia di qualchesettimana fa, appare indicativo. Se le cosestanno cos prevedibile che tra qualchemese finisca la luna di miele colParlamento e con il paese e tutto ricomincicome prima. Quale il probabile esito? Che le forzepolitiche si scompongano e ricomponganoe che in questa situazione emerga un cor-paccione centrista che inevitabilmentericordi la Balena bianca, ossia la Dc, desti-nato ad amministrare la putrescenza delpaese e dello Stato more solito, semmai conlappoggio diretto o indiretto del Pd o dici che ne rimarr. Insomma nulla dinuovo, limperativo sar quello di galleggia-re con maggiore o minore abilit.Si dir che una ipotesi pessimista, chesiamo delle inguaribili cassandre. Ma che

    dovremmo pensare di fronte a quello chesta avvenendo e che inevitabilmente siriproduce anche in Umbria? Prendiamo ilcaso di Foligno. E sempre pi difficile riu-nire il consiglio comunale. A Perugia lam-ministrazione sopravvive, neppure il pianosul traffico riesce a far partecipare i cittadi-ni ad unassemblea. A Terni, poi, la crisiestiva sta riesplodendo per le contrapposi-zioni interne al Pd. Giovanetti statoriconfermato segretario, in compensoviene rimesso in discussione il sindaco DiGirolamo e si propongono governi tecniciaperti allUdc. Almeno nella seconda cittdellUmbria, sono in atto prove di conver-genza al centro. Infine in Regione scoppia-no di continuo incidenti che rendono pre-cario il percorso della amministrazione edella stessa legislatura. Al tempo stessolopposizione tace e la sinistra nei suoidiversi comparti appare ininfluente.Insomma grande la confusione sotto ilcielo, ma la situazione tuttaltro che eccel-lente. Ma allora che bisogna fare? Qual la pro-spettiva? Lunica cosa possibile produrreiniziativa e dibattito in tutti i campi, evita-re la rassegnazione, incalzare il potere ed ipoteri, pur sapendo che nellimmediato irisultati saranno scarsi, che le forze sonoesigue e che esiste una incomunicabilit tracultura, movimenti sociali e politica. Sidir che troppo poco, che occorrerebberoun partito, una politica, una sinistra.Bisogna avere pazienza: non ci sono e nonci saranno per alcuni anni. Ma non que-sto un motivo valido per non pensare, noncriticare, non agire. Anche nei momentipeggiori esiste una via duscita che nascedalle capacit di resistenza, dal rigore mora-le e intellettuale, dalla ricerca di soluzioni.E questo oggi lesercizio a cui dobbiamosottoporci.

    ccoommmmeennttiiSpifferi fastidiosi

    Bistecche per tutti

    Privilegi

    Provincia:precari atto secondo

    Alfano e il dilemmadella destra

    La voce del padrone 22

    ppoolliittiiccaaLutopia di un realista 33di Renato Covino

    E intanto... io pago 44di Franco Calistri

    Alla ricercadi un nuovo welfare 55di Alessandra Caraffa,Giacomo Ficarelli

    Acqua chiara 66di Osvaldo Fressoia

    Una colossale operazione speculativa 77di Anna Rita Guarducci

    ddoossssiieerrCCiittttddiiCCaasstteelllloo

    Uno stanco copione 88a cura di Paolo Lupattelli

    ssoocciieettLa sfida del digitalecomincia ora 1100di Alberto Barelli

    Mense piene tasche vuote 1111di Rosario Russo

    ccuullttuurraaIl federalismo noninteressa ai politici 1122di Matteo Aiani

    Marx nel belpaese 1133di Roberto Monicchia

    La galera e loblio 1144di Manuela Bocchino, Silvia Colangeli

    Drammaturgia dellesperienza 1155di Adelaide Coletti

    Libri e idee 1166

    dicembre 2011 - Anno XVI - numero 12 in edicola con il manifesto Euro 0,10

    mensile umbro di politica, economia e cultura

    copia omaggio

    mensile umbro di politica, economia e cultura in edicola con il manifesto

    Province:scampatopericolo

    areva che le province fossero salve,invece il governo Monti ha deciso senon di scioglierle di depotenziarle.

    Solo il presidente verr eletto; il consiglioprovinciale non lo eleggeranno pi i cittadi-ni, ma lo nomineranno i consigli comunali,nel numero di dieci rappresentanti.Insomma non volendo passare per una revi-sione costituzionale si tende a negarne ruoloe compiti. Alti lai di Polli e Guasticchi, questultimopreannuncia addirittura che non si ricandi-der. Riunioni allUpi, riconferma dellanecessit dellente intermedio, proposte disciogliere tutti gli altri enti e di salvare leprovince. Soluzione finale: le nuove misurevalgono non per consigli e giunte in carica,ma per quelle che verranno, ossia se nel par-ler nel 2014, quando si voter. Ora queste decisioni, giuste o sbagliate chesiano, nel momento in cui vengono rinviatead un futuro che, date le cadenze della poli-tica italiana, appare nebuloso ed indistinto,si risolvano in una solenne presa in giro.Ladagio : si, no, forse. Fatto sta che nessu-no si preoccupa di discutere seriamentedegli assetti delle autonomie locali, regioni,comuni e province, n in sede nazionale nlocale. E anche passato nel dimenticatoio illeit motiv del federalismo, che ha tenutobanco per alcuni mesi. La questione stataderubricata, non esiste; quasi come quelladella riduzione degli emolumenti dei parla-mentari. Daltro canto un bel convegnoorganizzato dallIsuc sui quarantanni dellaRegione ha visto la massima presenza di 25uditori, non cerano - tranne che per i saluti- sindaci, presidenti di province, consiglieried assessori regionali. Diciamo la verit aquesti non frega niente, concentrati comesono sulla manovra e sulla congiunturaamministrativa. Al passato, ma anche alfuturo, sono scarsamente interessati.Limportante vivere lattimo presente, cer-cando per quanto possibile di ricavarnetutti i possibili vantaggi. Il resto o sonopericoli da esorcizzare o chiacchiere incon-cludenti. Limperativo semplice: primumvivere deinde philosophari.

    P

    C

    Ingiustorigore

  • i fronte al fallimentodelle politiche regionalisui rifiuti, il presidente

    degli industriali umbri Bernardininon si lasciato sfuggire loccasio-ne di rilanciare una sua vecchiaproposta: bruciare i rifiuti nei trecementifici umbri. Immediatamente, guarda caso, laproposta stata ripresa e rilanciatain unarticolessa, firmata daGiuseppe Silvestri, apparsa sulCorriere dellUmbria il 17 dicem-bre. Sostiene Silvestri che bruciarerifiuti nei cementifici una possi-bilit accettata anche da una partedel fronte ambientalista comeLegambiente e Wwf. Poi cita unostudio dellAitec, lAssociazioneitaliana tecnico economica delcemento, per ricordare i presuntivantaggi derivanti dalluso deicamini dei cementifici. Insommaopinioni interessate e poco scienti-fiche apparse su un quotidianoalquanto legato al mondo delcemento.

    Le tesi sostenute da Silvestri sonoridicolizzate dallo studio I rischiambientali e sanitari dei cementifi-ci realizzato dallIsde, che riuniscei medici per lambiente. I cementi-fici hanno limiti di emissione diinquinanti da tre a sette voltesuperiori agli inceneritori; emetto-no particolati di inquinanti gassosie metalli pesanti come il mercurio;linglobamento delle scorie tossi-che da incenerimento nel cementolo altera e lo rende pericoloso perla salute dei lavoratori e dellam-biente; non vero che le diossinevengono distrutte dallalta tempe-ratura dei forni perch durante lefasi di raffreddamento si riaggrega-no e si rinforzano; non vero chesi eliminerebbero le ceneri dasmaltire ma si produrrebbecemento arricchito di cadmio ecromo, pericoloso per i lavoratoridei cementifici e per i muratoriche lo dovranno utilizzare. A sup-porto di tali conclusioni vi sonocentinaia di studi apparsi sulla let-

    teratura scientifica mondiale. E allora? Laffare della gestione delciclo dei rifiuti fa gola e questo sicapisce. Meno chiara la stranaalleanza sullincenerimento che si formata in Umbria: Giuntaregionale, Confindustria, Cgil-Cisl-Uil, Pdl, Pd, Psi, Ecodem,Legambiente e Wwf tutti insiemeappassionatamente a sostenere lachiusura del ciclo rifiuti attraversolincenerimento. Gli oppositori atale sciagurato disegno ci sono:partiti e comitati locali tra cui,molto propositivo e attivo in rete,Umbria verso rifiuti zero chevede i rifiuti come risorsa. Forse il momento che i primi alzino unpo la voce e i secondi siano piconvincenti nei confronti dei cit-tadini, anche in previsione di unpossibile referendum regionale inmerito. In questo caso, anche se lavoce del padrone chiama, i servitoridevono riflettere bene prima diaccorrere. In ballo c la salute ditutti non solo i soldi per pochi.

    Provincia: precariatto secondo

    giugno ci eravamo occupati della vicendadei 56 precari della Provincia di Perugiaimpegnati nei servizi per limpiego. Per loro,

    alcuni dei quali con 13 anni e ben 26 contratti sullespalle (prima di consulenza, poi di co.co.co. ed infinea tempo determinato) grazie alla decisa e strenua bat-taglia delle organizzazioni sindacali, Cgil in testa, siera strappato un concorso pubblico, aperto, per, atutti, senza alcun riconoscimento di punteggio per glianni passati agli sportelli di collocamento: 6 posti(3+3 per due profili) a tempo indeterminato ma parttime al 50% dellorario, in pratica 3 unit lavorative.Francamente pensare di portare avanti i servizi delcollocamento provinciale con tre unit lavorative, piforse la promessa di qualche altra unit a contratto,non ci sembrava una buona idea. Insomma qualcosanon tornava, soprattutto nellacquiescenza dei sinda-cati, che da sempre in tutta la vicenda avevano con-trattato al ribasso. Adesso a qualche mese di distanza le cose sono chiare.Innanzitutto gli attuali addetti ai servizi provincialiallimpiego, risultano, tra a contratto indeterminato edeterminato, 14, ma tutti al 50% dellorario; quindiin pratica 7 unit lavorative. Intanto la Regione staaccelerando i tempi per lapprovazione di una leggedi riordino dei servizi dellimpiego, al cui internosono previste anche le norme per laccreditamento disoggetti privati che operano solo a livello regionale.Alla fine si avr un sistema cos articolato: allaRegione compiti di programmazione e coordinamen-to di tutto il sistema; lintermediazione di manodope-ra affidata alle agenzie private, con i sindacati (la Cgilha gi chiesto laccreditamento di una sua creatura, laNuova Societ Servizi Lavoro) che molto probabil-mente si occuperanno di badanti e colf, che in questiperiodi di stagnazione rappresentano il segmento pidinamico di tutto il mercato del lavoro (circa 10.000rapporti di lavoro lanno) e, per chi fa intermediazio-ne, pi lucroso, tra pratiche di avviamento e cessazio-ne, tenuta buste paga, permessi di soggiorno e cosvia. Alla Provincia rimarrebbero solo compiti di natu-ra amministrativa, per i quali 7 unit lavorativa basta-no ed avanzano. E il collocamento pubblico? Robadel passato. Il sospetto che tutti, a partire dai sinda-cati, fin dallinizio avessero gi in mente questo dise-

    gno di smantellamento della capacit del pubblico dioffrire servizi di collocamento, orientamento e forma-zione. E tutto questo con il silenzio/assenso dellaProvincia, titolare di queste funzioni. Fa bene Montia chiuderle.

    Alfano e il dilemmadella destra

    era una curiosa discrasia alla Sala dei Notariil 19 dicembre, per il passaggio a Perugia diun Angiolino Alfano sempre in moto per

    rilanciare il Pdl. Allingresso un manifestino con lascritta Con Angiolino Alfano per un nuovo inizio, sullosfondo un grande simbolo del partito con la scrittaBerlusconi. Insomma, al di l della ribadita fiducia delCavaliere nel suo pupillo agrigentino e delle dichiara-zioni di fede in Silvio ogni volta rinnovate dal segre-tario, si avverte nelle facce e nei discorsi che il dilem-ma continuit-rottura attraversa il polo della destrapopulista.Alfano, comunque, deve aver avuto una sorpresapositiva nel vedere la sala affollata e il suo popoloentusiasta: pur con il Natale vicinissimo e con unfreddo cane, il ceto politico della destra di Perugia eprovincia sembrava mobilitato, dai consiglieri regio-nali ai sindaci, bench le sottolineature con vibrantiapplausi e grida dei passaggi salienti del breve discor-so del segretario apparissero forzate, una sorta di anti-doto alla depressione.Alfano, peraltro, ha detto ci che tutti prevedevano:attacchi alla sinistra e al suo settarismo, elogi aBerlusconi e al suo senso dello Stato, presa di distanzedal governo dei tecnici cui pure si promette condizio-nato appoggio. Alle elezioni - ha aggiunto - bisognaessere pronti in qualunque momento. Per quanti sfor-zi faccia il segretario del Pdl ha ben poco del giacobi-nismo berlusconiano: il suo stile appare prettamentedoroteo. Pi interessante latteggiamento del popo-lo della destra perugina: i pi sono convinti che ilPdl regger e che potr rilanciarsi anche un assettopi stabile e meno movimentista. Resta la domandase sia possibile una coesistenza tra un partito norma-le e la leadership del Cavaliere o se sia possibile -addirittura - fare a meno di lui. La risposta i capan-nelli che sottovoce discutono dopo la manifestazionenon possono trovarla.

    Spifferi fastidiosiLa Commissione provinciale di garanzia del Pd ha espulso dalpartito quattro esponenti di Castiglione del Lago per aver aderitoallassociazione culturale Progetto Democratico. Ritorno allanti-co centralismo democratico? Intanto, nellimpossibilit di elimina-re le correnti hanno fatto fuori uno spiffero.

    DerivatiAnche in Umbria alcuni Comuni allettati dalla possibilit di inve-stimenti fruttuosi ricorsero agli swap, i famigerati titoli derivati,poi rivelatisi un incubo. Il solo Comune di Orvieto tra il 2007 e il2011 ha bruciato tre milioni di euro, ma sono in molti a piange-re. Largomento scotta e gli amministratori derivati preferiscononon parlarne. I pi furbi seguono le mosse di Mario Monti e deisuoi colleghi della Goldman Sachs, la banca daffari che perprima mise sul mercato i titoli spazzatura: tagliare servizi e spal-mare debiti. Ovviamente sui cittadini.

    Bistecche per tuttiLAssessorato allagricoltura con determina dirigenziale concede24mila euro al Comune di Citt di Castello a sostegno dellamanifestazione Sagra della bistecca e nello specifico il conve-gno la chianina nellAlto Tevere con lobiettivo di valorizzare larisorsa costituita da una tradizione agricola imprenditoriale. Nonesistendo nel territorio comunale allevamenti di chianina damacello ma solo pochi capi da riproduzione, sfugge il senso dellavalorizzazione. A meno che la determina non avesse lo scopo divalorizzare lo zoccolo duro del bacino elettorale dellassessore.Insomma, pi bistecche per tutti.

    PrivilegiUn nostro lettore ci ha inviato il Bollettino della Regione Umbriacontenente la determinazione del Servizio aree protette, valorizza-zione dei sistemi naturalistici e paesaggistici, con lapprovazionedella graduatoria delle domande di aiuto ammissibili per la ristrut-turazione di edifici nei comuni tabacchicoli e non tabacchicoli.Maliziosamente il lettore evidenzia che tra i beneficiari del contribu-to c la sorella dellassessore allagricoltura Cecchini. Ma essen-do la sua pratica vagliata dai funzionari addetti non abbiamo moti-vo di gridare allo scandalo: avr avuto tutti i diritti necessari. Altresono le cose che ci hanno sorpreso: laver appreso dellesistenzadei comuni tabacchicoli ai quali sono stati destinati 4 milioni dieuro e non tabacchicoli, beneficiari solo di un milione; che in tempidi crisi vengano concessi contributi a pioggia e che non sianodestinati al miglioramento delle attivit produttive e delloccupazio-ne agricola ma di edifici per non residenti; infine che il tabacco,ormai solo in Umbria, sia considerata una produzione da sistemanaturalistico e paesaggistico e quindi privilegiata.

    Porta a portaNel 2009 la Regione Umbria promulga la legge per sostenere le-stensione del porta a porta. Chiede ai 4 Ati umbri di presentare unprogramma. In ballo la suddivisione di 2.780.000 euro che almenoper il momento non potranno essere erogati in quanto nessunodegli ambiti territoriali ha raggiunto gli obiettivi che da solo si eraprefisso. Difficile invece capire se la Regione verr penalizzata pernon aver centrato gli obiettivi del Piano regionale sui rifiuti o pre-miata per essere vicina al suo vero obiettivo: incenerire nei cemen-tifici.

    il piccasorci

    2commentidicembre 2011

    Il piccasorci - pungitopo secondo lo Zingarelli - un modesto arbusto che a causa delle sue foglie duree accuminate impedisce, appunto, ai sorci di risalire le corde per saltare sullasse del formaggio. Larubrica Il piccasorci, con la sola forza della segnalazione, spera di impedire storiche stronzate e,ove necessario, di rosicare il cacio.

    il fatto

    La voce del padrone

    D

    A

    C

  • ucio Magri ha scelto di morire.Vivere gli era diventato, per motivipersonali e non solo, insopportabi-

    le. Lo avevano messo a dura prova la perditadi sua moglie, che lo aveva gettato in unaprofonda depressione, e il crollo delle spe-ranze politiche e di cambiamento dellasociet che lo avevano guidato per tutto ilcorso della sua vita. Riteneva che il suotempo fosse finito, che quello che potevafare in una situazione come quella che oggiviviamo fosse irrilevante, pensava di nonavere pi n le capacit, n lautorit, n ilprestigio per poter giocare un ruolo di qual-che utilit. Si pu discutere se ci fosse vero o meno,ma resta pur sempre il fatto che una sceltacos radicale merita il massimo rispetto.Ha fatto impressione il modo in cui Magriha deciso di porre fine alla sua vita, la pro-grammazione accurata, il ricorso ad una cli-nica svizzera, la discussione con amici ecompagni. La successione degli eventi haricordato a chi scrive un bel film franco-canadese, Le invasioni barbariche, dove lascelta del protagonista analoga a quellache Lucio Magri ha fatto, ma al di l dellaforma resta la sostanza: non stato unmedico a somministrargli i farmaci, si limitato solo a forniglierli, per il resto leser-cizio della scelta stato fatto il piena auto-nomia. Resta il moralismo imperante, lereprimende di preti e cattolici di turno:non aveva diritto, la vita sacra, ecc..Ma se gli uomini non sono neppure padro-ni di scegliere come e quando morire a chesi riducono il libero arbitrio e la libertdelle persone?Ci detto preferiamo ricordare Magri vivo,per quello che ha fatto e per il ruolo che hagiocato nella sinistra italiana. Lo facciamosenza indulgenze e senza nascondere chespesso molti di coloro che fanno parte dellaredazione di micropolis, almeno i pi vec-chi, hanno avuto con lui pi momenti emotivi di contrasto che di accordo. Lucio Magri era un impasto di estremo rea-lismo - lattenzione per le forze in campo -e al tempo stesso di assoluto utopismo. Alprimo si deve uno degli elementi salientidel suo agire politico, la volont di incidere,con il manifesto prima e con il Pdup poi,sul corpo vivo della sinistra italiana, sul Pciin primo luogo che per lui non era solo illuogo dove si concentrava il grosso delleforze operaie e popolari italiane, ma ancheunesperienza diversa e originale nel conte-sto del comunismo internazionale. Alsecondo, lutopismo, va ascritta quella suaconvinzione che individuava nel decenniosettanta del Novecento i germi di quelloche definir il bisogno di comunismoossia lidea che lo sviluppo delle forze pro-duttive avesse raggiunto un tale livello cheera possibile, su base mondiale, organizzareun sistema in cui si potesse pretendere daognuno secondo le sue capacit dando adognuno secondo i suoi bisogni. Ci ponevain sottordine il tema del dominio e ripren-deva unidea - mai tramontata - che il capi-talismo avesse raggiunto la sua fase finale,prossimo al crollo. Da questa convinzionenasce nel 1974 lidea che si fosse ormaigiunti ad una crisi di sistema, che gli spazidel riformismo fossero ormai esauriti e che

    fosse possibile indurre significativi muta-menti nel sistema economico ed istituziona-le italiano e non solo. E questa una temati-ca che lo avvicinava pi a Rosa Luxemburgche a Lenin. Come si ricorder la granderivoluzionaria polacca, nel pieno della guer-ra, puntava alla rifondazione della vecchiainternazionale pi che alla costituzione diuna nuova, mentre individuava nella finedei processi di accumulazione capitalistica ilmotivo portante di una ipotesi rivoluziona-ria. Su ci, da parte nostra, si registrava un dis-senso che non era poi cos banale. La nostraidea era che, per un verso, il Pci avesse esau-rito il suo ruolo, che la sua diversit non erasufficiente per provocarne una riforma euna svolta a sinistra, mentre eravamo con-vinti che il bisogno di comunismo nonbastasse ad indurre un processo rivoluziona-rio, ma occorressero un nuovo partito eduna cultura nuova rispetto a quella comuni-sta degli anni cinquanta e sessanta. Ancora,pensavamo che il tratto caratterizzante lasituazione italiana fosse la crisi politico isti-tuzionale, quella che chiamavamo e conti-nuiamo a chiamare crisi di regime, piut-tosto che la crisi di sistema e che da quioccorresse partire per individuare un per-corso di cambiamento radicale. Fatto sta che oggi tale dibattito appare data-to. Il bisogno di comunismo non allor-

    dine del giorno, il Pci non c pi, la crisi diregime non si risolta n a destra n a sini-stra, ma si dapprima cronicizzata e poi haprovocato un generale processo di putrefa-zione-decomposizione della societ e delleistituzioni italiane.Queste consapevolezze hanno portato neglianni novanta ad una convergenza tra alcunidi noi e Magri, specie dopo lo scioglimentonel Pci dove lui era confluito con il suoPdup durante gli anni ottanta. Lordine delgiorno era come evitare fughe avanguardi-stiche e lavorare per mantenere aperti spazidi agibilit politica per le masse lavoratrici.Insomma siamo anche noi confluitinellipotesi realista dellimpianto di ragio-namento magriano, nella convinzione che sidovesse agire sulla base di un anticapitali-smo ragionevole. A ci sinform la nostra

    azione negli anni in cui militammo inRifordazione. Fu unimpresa impossibile. Siopponeva ad essa la fedelt ad una tradizio-ne evidentemente stalinista e terzinternazio-nalista che si alle con gli umori gruppettaridegli anni sessanta e settanta e che fu benrappresentata dalla segreteria Bertinotti chepure avevamo favorito. N meglio and le-sperienza dei Comunisti unitari (il grupponato dalla scissione del Prc) che alla finedecisero, senza Magri, Luciana Castellinaed Eliseo Milani (e senza noi), di confluirenei nascenti Ds.Magri si ritrov isolato dagli stessi compa-gni che con lui avevano compiuto un lungotratto di strada, senza solidariet politicheforti. Prov a rilanciare con la Rivista delmanifesto, unesperienza editoriale corona-ta da successo, che aveva lambizione dirimettere in rete la sinistra comunista e chefu minata dai tentativi di egemonismo ber-tinottiano e dellacquiscenza di Ingrao, nelfrattempo confluito nel Prc, nei confrontidi tale ambizione. Alla fine la rivista chiuse.Rester nella memoria di chi scrive linter-vento di Rossana Rossanda che sostenneche ladesione dIngrao a Rifondazione leaveva provocato pi dolore del suo votofavorevole alla radiazione del gruppo de ilmanifesto dal Pci. Magri si trov solo, senza pi strumenti,costretto allinattivit. Cerc di reagireattraverso la scrittura del suo libro Il sarto diUlm, il cui intento era quello non solo difare la storia del comunismo internazionaleed italiano, ma di individuare le possibilitdi cambiamento, i possibili punti di rinno-vamento, di innovazione teorica e di azionepolitica, secondo un metodo, sempre piviene utilizzato nelle discipline storiche, che quello della controfattualit. Ne uscitoun volume originale, non condivisibile intutto, ma che centra il suo scopo: quello diriportare la discussione su un tema ormaieluso, dimenticato anche da coloro checontinuano a considerarsi comunisti. In ciaveva assolutamente ragione: senza riappro-priarsi del passato, sottoponendolo ad unvaglio critico, difficile capire quanto stasuccedendo, ma soprattutto reagire, ripren-dere liniziativa. Insomma Magri appare dal libro sconfittoma non rassegnato; ci nonostante lunicomodo che ha trovato per reagire alla rasse-gnazione, al lasciarsi vivere, stato morire.Il suo suicidio stato anche lestremo tenta-tivo di non darsi per vinto. Sapeva che lasconfitta per un rivoluzionario non maiun dato definitivo, che si veramente scon-fitti quando ci si adegua allo stato di cosepresenti. Ha risposto come ha ritenuto giu-sto. Con un urlo silenzioso.

    3 p o l i t i c adicembre 2011

    Totale al 23 novembre 2011: 15310 euro

    Maurizio Mori 500 euro; Spi Cgil dellUmbria 500 euro;

    Totale al 23 dicembre 2011: 16310 euro

    sottoscrivi per micropolis

    L

    Laddio di Lucio Magri

    Lutopia di un realistaRenato Covino

  • quattro . Con la manovra delgoverno Monti approvata dalParla-mento siamo a quattro:

    quattro manovre di aggiustamento deiconti pubblici, considerando anche lalegge di stabil it, che nel complessodovrebbero ridurre lindebitamento nettodi circa 3 punti percentuali nel 2012 e dioltre 4,5 punti nel biennio 2013-14. Insoldoni, anzi in euroni, si tratta di 48.462milioni di euro di maggiori entrate eminori spese per il 2012, che salgono a75.577 nel 2013 e raggiungono gli 81.219per il 2014. A regime siamo oltre gli 80miliardi di euro, cifre da capogiro. Nellospecifico la manovra Monti per il 2012prevede un intervento correttivo non,come generalmente riportato dalla stampa,di 20 miliardi di euro, ma di ben 32,3 tranuove tasse e tagli di spesa. Di questi 32,3miliardi, 20 vanno a riduzione del deficit,3,6 vengono utilizzati per sgravi fiscali alleimprese, 4,6 per maggiori spese, 4,0 ariduzione delle risorse da reperire per lat-tuazione della sciagurata legge sulla delegafiscale/assistenziale (parto della fervidafantasia di Tremonti) che, se non attuataentro il 2013, come fortemente probabile,prevede un taglio lineare da applicarsi atutte le forme di agevolazioni fiscali edassistenziali. L83% della manovra affidato ad inter-venti sulle entrate, ovvero a nuove tasse.Tra le voci principali: lintroduzione findal prossimo anno della tassazione sugliimmobili, resa pi pesante dalla conte-stuale rivalutazione del 60% delle renditecatastali (11 miliardi il gettito inizialmen-te stimato), limmediato aumento delleaccise sui carburanti (poco meno di 5miliardi sempre nel 2012), laumento del-laddizionale Irpef regionale (2 miliardi),la tassazione sui capitali rientrati dalleste-ro, i cosiddetti capitali scudati, (1,5 miliar-di, forse qualcosa di pi visto laumentodellaliquota introdotto in corso dopera).Sul fronte delle minori spese il grossoviene dalla deindicizzazione delle pensioni,dalla quale si attendono, dopo linnalza-mento a 1.400 euro del tetto di esenzione,1,6 miliardi netti e poi dagli immancabilitagli a Comuni, Province e Regioni a sta-tuto speciale. Restano fuori le Regioni astatuto ordinario, che per denuncianocriticit nel finanziamento al trasportopubblico locale e alla sanit. Questi i grandi numeri della manovra.Venendo alla situazione dellUmbria almomento difficile valutarne gli impattisulla societ regionale e sulle singole fami-glie. Qualcuno ci ha provato: secondo leassociazioni dei consumatori il costo com-plessivo della manovra per gli umbri sarpari a 355 milioni di euro, in media 1.580euro a famiglia, considerando anche gliaumenti delle aliquote Iva che scatterannoa settembre del 2012 (le aliquote del 10%e del 21% saliranno rispettivamente al12% e al 23%). Sar questo il peso dellamanovra? Presto per dirlo. Sicuramente cisar da pagare. Pagheranno in primoluogo i pensionati che per il prossimoanno si vedranno bloccata la rivalutazionedella pensione legata allaumento del costodella vita. Linnalzamento del tetto diesenzione da tale blocco dai 1.000 euro a1.400 salva circa l85% dei trattamentipensionistici: una boccata di ossigeno ma,attenzione, solo per il 2012. Per il 2013 iltetto scender a 1.000 euro e allora a sal-varsi sar solo il 20% dei circa 278.000pensionati umbri, per gli altri la perditaannua sar in media tra i 290 ed i 320euro. Con lintroduzione dellimposta sugliimmobili o Imu, imposta unica municipa-le, che va a sostituire la vecchia Ici, paghe-ranno i proprietari di abitazioni, anche nelcaso di prima casa. Le aliquote sono dello

    0,4% per la prima casa e dello 0,76% perle seconde case e si applicano su una baseimponibile, la rendita catastale, rivalutatadel 60%. Ad esempio per unabitazionemodesta di 90 metri quadri ed un valorecatastale di 70.000 euro si pagheranno448 euro se prima casa e 851 se secondacasa. Per le prime case previsto un abbat-timento di 200 euro al quale, con unemendamento formulato dallo stessogoverno, vanno aggiunti 50 euro per ognifiglio convivente minore di 26 anni. AiComuni lasciata la facolt di applicareuna variazione del +/- 0,2% allaliquotaper la prima abitazione e di un +/- 0,3% aquella della seconda abitazione, possonoinoltre elevare limporto della detrazionefino a concorrenza dellimposta dovuta,ma in tal caso non possono aumentare la-l iquota ordinaria sulle seconde case.Insomma se allarghi lesenzione per lefasce a basso reddito, come a suo tempofece il Comune di Perugia e tanti altriComuni umbri, poi non puoi recuperare

    gettito aumentando le aliquote sulleseconde case. Sempre i Comuni possonodecidere di applicare laliquota dello 0,4%in caso di abitazioni date in affitto. Nelcomplesso, secondo stime del laConfedilizia, per lImu i cittadini umbriverseranno circa 300 milioni di euro,senza considerare eventuali aumenti di ali-quote o ampliamento degli sgravi. Insomma sembrerebbe che con lImu deb-bano entrare bei soldoni nelle casse comu-nali. Niente affatto, in barba al nome, dal-lintroduzione dellImu i Comuni nonguadagneranno alcunch. Degli 11 miliar-di di gettito aggiuntivo previsto (si parladi gettito aggiuntivo perch attualmentesulle seconde case e quelle tenute a dispo-sizione, si continua a pagare lIci che ades-so verr integralmente sostituita dallImu),9 se li incamerer lo Stato, i restanti 2andranno ai Comuni, ma compensati dauna riduzione di pari entit di trasferi-menti da parte dello Stato. Ai Comuni, sedalloperazione Imu vogliono guadagnare

    risorse aggiuntive, non rimane che incre-mentare le aliquote base. Lo faranno?Scelta difficile. A ci va aggiunto il fattoche la manovra cassa circa 1,5 miliardi dirisorse per i Comuni, che si aggiungono aitagli poderosi gi operati a pi riprese dalgoverno Berlusconi. Nel caso del comunedi Perugia sono tra i 2,5 ed i 3 milioni ditrasferimenti in meno, che si aggiungonoai 9 gi cassati con le precedenti manovre.Se non si vuole infierire pi di tanto conle aliquote Imu, lunica strada quella diinnalzare laddizionale Irpef. Nel caso delcomune di Perugia si tratterebbe di portar-la dallo 0,7% al tetto massimo dell0,8%.Margini di manovra pi ampi si hanno nelresto dei Comuni del la provincia diPerugia, dove le aliquote oscillano tra lo0,5% e lo 0,6%. Situazione diversa in pro-vincia di Terni dove invece gi diversiComuni, piccoli e medi, hanno raggiuntoil tetto dello 0,8%. Altra strada: vendere igioielli di famiglia. Ci sta provando, per ilmomento con scarso successo, il Comunedi Perugia, attraverso lalienazione diimmobili e terreni.Non migliore si presenta la situazione sulfronte regionale. Per le Regioni a statutoordinario la manovra non prevede tagli,anzi lo sblocco di fondi Fas (Fondo areesottoutilizzate), finalmente ed intelligente-mente sganciati dai tetti del Patto di stabi-lit, anche in Umbria permetter lavvio diuna serie di opere gi da tempo program-mate: una boccata di ossigeno per un set-tore, quello delle costruzioni, al limite delcollasso. Ma i punti dolenti restano tra-sporti e sanit.Quanto al primo le Regionistimano un fabbisogno di 2 miliardi, ilgoverno in manovra ha stanziato 800milioni, che si aggiungono ai 400 delgoverno Berlusconi. Allappello mancano800 milioni. Il Governo spinge perchsiano le Regioni a reperire queste risorseattraverso un incremento delle accise suicarburanti. Operazione assai complicataper lUmbria, che proprio a inizio didicembre ha deciso laumento dellaccisasulla benzina per lautotrazione (0,004euro per litro) il cui gettito, stimato in 8milioni di euro, andr a finanziare la rico-struzione nel territorio dei comuni colpitidal terremoto del 2009. Un ulterioreaumento delle accise porterebbe i prezzidel carburante verde a sfiorare i 2 euro allitro, facendo delle pompe dellUmbria lepi care di tutto il centro Italia. C poi la questione sanit. Anche in que-sto caso il governo spinge le Regioni a farquadrare i conti e recuperare i 600 milioniche mancano, ricorrendo ad un ulterioreinasprimento delle gi inasprite addiziona-li regionali. La manovra infatti prevedelaumento dallo 0,9 all1,23% dellaliquo-ta base delladdizionale regionale Irpef adecorrere dallanno in corso. In Umbria sipasserebbe dall0,9% all1,23% per i red-diti f ino a 15.000 euro, e dal l1,1%all1,43% per tutti gli altri redditi. Il getti-to stimato in 2,2 miliardi per il 2012rimarr alle Regioni, ma verr compensatoda un taglio di pari entit delle risorse era-riali attribuite, guarda caso, per il finanzia-mento della sanit. Laumento delladdi-zionale Irpef dovrebbe pesare sulle taschedegli umbri per circa 25 milioni di euro.E per i 600 milioni che mancano? LeRegioni sono caldamente invitate a reperi-re risorse aumentando le aliquote delleaddizionali; possono infatti aumentare la-liquota base di uno 0,5%, ovvero portarlaall1,28%. Al momento la Giunta regiona-le ha dichiarato di non voler ricorrere aquesto strumento, ma c chi, tra le filadella maggioranza, avanza lipotesi di unaumento dellaliquota fino all1,28% per iredditi superiori ai 75.000 euro. La partita ancora tutta da giocare. E intanto....iopago.

    4p o l i t i c adicembre 2011

    E I probabili effetti della manovraMonti in Umbria

    E intanto...io pago

    Franco Calistri

    Aleksandr Rodcenko

  • tefano Lucarelli economista, ricer-catore e docente allUniversit diBergamo e autore di diversi articoli

    scientifici e divulgativi sullattuale crisi eco-nomico-finanziaria. Recentemente, duranteun incontro organizzato nel contesto delli-niziativa Diritti in festa, ha analizzato inparticolare la situazione umbra a partire dairecenti dati forniti dalla Banca dItalia. Loabbiamo intervistato per comprenderemeglio le trasformazioni socio-economichedella regione e verificare alcune proposte diwelfare.Recentemente Banca dItalia, al termine didue specifici studi, ha fornito i dati relativialle diverse economie regionali. Quali sonoi punti di forza e debolezza delleconomiaumbra, anche in relazione alle suddetteanalisi? E come pensi possa reggere lim-patto della crisi?Dai risultati delle indagini condotte dallaBanca dItalia tra marzo e aprile su un cam-pione di 283 imprese manifatturiere umbreemerge che nel 2010 il fatturato a prezzicostanti aumentato del 12%, dopo il calodel 16% nel 2009. Il recupero stato limi-tato alle imprese esportatrici (14%), mentreil fatturato delle imprese rivolte soprattuttoal mercato domestico rimasto sostanzial-mente invariato rispetto al 2009. Nel 2010loccupazione aumentata per quattroaziende su dieci, soprattutto per quelle tec-nologicamente pi avanzate e per le espor-tatrici: la quota circa doppia rispetto allamedia nazionale. Tuttavia dal 2008 cre-sciuta, in Umbria come nel resto del Paese,la quota dei giovani tra 15 e 34 anni chenon hanno unoccupazione, n svolgonounattivit di studio o formazione (i cosid-detti Neet: Not in Education, Employment orTraining). Occorre prendere seriamente inconsiderazione la dinamica strutturale del-leconomia regionale: lUmbria perde terre-no nei comparti tradizionali, e le impreseche hanno risposto meglio agli shock del2008 sono state quelle specializzate neicomparti tecnologicamente pi avanzati.Tutto questo a fronte di una dinamicadisordinata del mercato del lavoro in cuisono state autorizzate circa 20 milioni diore di cassa integrazione ordinaria (datiInps 2010) e in cui la popolazione tra i 15 ei 34 anni offre un contributo costantemen-te negativo allandamento generale, soprat-tutto a partire dal 2008. In ottobre la stessaBanca dItalia ha ammesso che i segnali diripresa, emersi alla fine del 2010, si sonoprogressivamente affievoliti: in presenza diuna capacit produttiva ancora sotto-utiliz-zata, gli investimenti hanno ristagnato e ilcontenuto recupero delloccupazione statocircoscritto ai contratti di lavoro a tempodeterminato. La dinamica delle esportazioniregionali cresce ma riflette in misura signifi-cativa landamento del comparto dei metal-li, che rappresenta circa un terzo del totale.Tra gli altri comparti di specializzazioneregionale, sono cresciute le vendite dei pro-dotti alimentari (32,4 %) e hanno recupera-to le esportazioni di macchinari (17,6 %; -4,5 nel 2010). Credo sia importante segna-lare anche che il credito bancario alle

    imprese aumentato del 4,9% in giugno,in lieve accelerazione rispetto alla fine del2010, ma, nel primo semestre del 2011, si ridotto il ritmo di espansione dei prestitialle piccole imprese (dal 5,3% al 4,9), men-tre hanno accelerato i finanziamenti allemedio-grandi (dal 3,9% al 5). Sul mercatodel lavoro si registra un effetto sostituzione:i lavoratori a tempo indeterminato lascianoil posto a quelli a tempo determinato.Questo a mio avviso il principale elemen-to di debolezza, perch lavoratori privi diprospettive e immersi nellincertezza nonsono conciliabili con un modello di svilup-po tecnologicamente avanzato.Secondo te si pu parlare di una trasfor-mazione del sistema produttivo? Pensi chesia possibile un cambio di modello di svi-luppo per lUmbria? molto difficile rispondere ad una doman-da del genere. Tuttavia mi pare si possa dire,con un certo grado di significativit e conuna certa dose di prudenza, che leconomiaumbra ha bisogno di essere guidata da unapolitica economica accorta. Innanzi tuttoda una politica del credito che torni ad esse-re attenta alle caratteristiche e ai bisogni delterritorio e che non sia guidata dai proto-colli e dalle procedure che arrivano dal ver-tice dei grandi gruppi bancari; occorre inparticolare verificare se le strette creditizie

    alle piccole imprese stiano o meno frenandodelle dinamiche innovative. In secondoluogo da una politica industriale che non sifocalizzi solo sulle infrastrutture tradiziona-li, che rischiano di tradursi in sperperi didenaro pubblico senza significative ricaduteeconomiche (penso ad esempio al progettoQuadrilatero); le infrastrutture devono inun certo senso guardare al futuro, seguendola linea di sviluppo emergente, che dai datisembrerebbe interessare soprattutto i com-parti tecnologicamente pi avanzati. Infineda una politica di welfare coerente con lastruttura assunta dal mondo del lavoro; lastruttura solidale che caratterizza tradizio-nalmente la societ umbra non sufficientee soprattutto non pu considerarsi eterna difronte allimpatto degli shock che caratte-rizzano levoluzione del sistema economicocontemporaneo.Ad un nuovo sistema produttivo corri-sponderebbe un nuovo concetto di welfare.Nel concreto, quali politiche regionalipotrebbero disegnarlo? In particolare, chene pensi della proposta di Reddito di esi-stenza?Mi sto sempre pi convincendo che unnuovo welfare non possa che sorgere da unaripresa delle rivendicazioni che si danno suiterritori, lavorando anzitutto sulla ricostru-zione di esperienze di mutuo soccorso,

    allinterno delle quali tendo a comprenderele lotte per i cos detti beni comuni. Credopoi che la rivendicazione di un reddito diesistenza vero e proprio che non rappresentiun ammortizzatore sociale - come peresempio un reddito minimo di inserimento- ma un diritto individuale, incondizionato,universale e finanziato sulla base di unafiscalit sociale progressiva rappresenti unasfida importante. Calcoli approfonditimostrano che il costo di un reddito di basepu essere sostenibile: esso non sarebbeunaggiunta, ma sostituirebbe gli ammortiz-zatori sociali in vigore (la cassa integrazionee i piani di mobilit, il sussidio di disoccu-pazione e i pre-pensionamenti). Con cinon si pensa di proporre lintroduzionesecca del reddito base ma occorrono studi,periodi di sperimentazione locali, verifichesui costi effettivi e sulle conseguenze cheesso avrebbe sul mercato del lavoro, appli-cazioni graduali. Per esempio in Italia sonogi state fatte due sperimentazioni sul red-dito minimo di inserimento (Rmi), unintervento di sostegno alla povert dunquea carattere non universale n incondiziona-to. Lultima sperimentazione territoriale hamostrato che il Rmi pu essere unutilerisposta a problemi di sostegno e cura fami-liare e di riabilitazione dal punto di vistasocio-sanitario, un reintegro nella vitasociale, ma che non d grandi risultati intermini di inserimento/reinserimento occu-pazionale. In Italia nata da circa tre annilAssociazione per il Basic Income(http://www.bin-italia.org/ ). Il reddito dibase pone la questione centrale su cosasiano oggi - a fronte delle trasformazionisociali e globali - i diritti sociali, cosa signi-fichi garanzia di un livello socialmentedecoroso di esistenza e della possibilit discelta e di autodeterminazione dei soggettisociali. Nel dibattito italiano centrale pro-prio lanalisi delle trasformazioni produttivedegli ultimi decenni. Tuttavia i sindacatiitaliani diffidano del reddito di base soste-nendo che i padroni ne approfitterebberoper abbassare i salari (e spingerebbero perabolire il salario minimo legale laddoveintrodotto) e che il reddito di base non ver-rebbe creato come base di un sistema diffe-renziato di protezione sociale, ma comesostituto integrale dellinsieme dei dispositi-vi esistenti. In realt lintroduzione di que-sta misura rafforzerebbe il potere collettivodei sindacati: basta pensare alla differenzarappresentata da un reddito minimo uni-versale significativo in termini di rapportidi forza in caso di uno sciopero di lungadurata. Dal punto di vista fiscale un redditouniversale e incondizionato su base indivi-duale gestito attraverso il bilancio delloStato comporterebbe un aumento delle ali-quote marginali a tutti i livelli di reddito.Nel contesto italiano la misura dovrebbeessere discussa riferendosi allipotesi di fede-ralismo fiscale, quindi introducendo nuoveimposte regionali e comunali costruite apartire da unattenta analisi dei modi diproduzione del reddito che caratterizzano ilcapitalismo contemporaneo.

    5p o l i t i c adicembre 2011

    Intervista a Stefano Lucarelli

    Alla ricercadi un nuovo welfare

    Alessandra Caraffa, Giacomo Ficarelli

    SAleksandr Rodcenko

  • 6p o l i t i c adicembre 2011

    nche questa volta - abbiamo scrittonel numero di novembre - siamostati liberati dagli alleati ma, a diffe-

    renza del 1945, senza il concorso dei parti-giani. E chiaro a tutti, infatti, che stata laUe a costringere Berlusconi, preoccupatosoprattutto del crollo in Borsa delle sueaziende, alle dimissioni, non certo il centro-sinistra che non ha saputo fare altro cheimplorare ossessivamente e pateticamente ilCavaliere di andarsene, rendendo evidente,ancora una volta, la propria assoluta incapa-cit di mobilitare, anche solo un pochino,un popolo di sinistra (e non solo) dispersoma voglioso di tornare protagonista. Ariprova della natura imbelle e insipiente delriformismo (sic!) di casa nostra, basta osser-varne il comportamento tenuto prima edopo il referendum del giugno scorso (acquapubblica e No al nucleare): allinizio quasiboicottandolo, poi impegnandosi con ritro-sia e, successivamente, a vittoria schiaccianteottenuta, cercando di sbandierarne il merito;ma immediatamente dopo, cominciando asvuotarlo sia nel significato che negli effetticoncreti. Mirabile! (O miserabile?). Insomma, dopo che ben 28 milioni di italia-ni, pari al 57% degli elettori (in Umbria, inalcuni comuni anche il 70%) si sono recatialle urne per rigettare le privatizzazioni del-lacqua e di tutti i servizi pubblici essenziali(rifiuti, trasporti, in primis), a distanza di seimesi, nulla stato fatto per rispettare lavolont popolare, in spregio ad ogni princi-pio democratico.Fra le grandi citt solo Napoli si mossanella direzione del risultato referendario,istituendo unazienda speciale che prevedeanche organi di partecipazione diretta deicittadini. Per il resto, tutte le regioni (eccettola Puglia vendoliana) e la stragrande maggio-ranza dei comuni, anche quelle e quelligovernati dal centrosinistra, continuano afare finta di niente, preoccupati soprattuttodi garantire alle Spa che gestiscono il servizioidrico, tanto a maggioranza pubblica cheprivata, almeno il 7% di utili (da caricare inbolletta), cos come recita larticolo 154 deldecreto Ronchi-Fitto che la stragrande mag-gioranza degli elettori ha, appunto, intesoabrogare. Accade anche in Umbria. Sia in presenza diSpa a capitale misto (Ati 1 e 2 di Citt diCastello e Perugia, con Umbria acque, parte-cipata per il 40 % da Acea, a sua volta parte-cipata da GdF Suez e Caltagirone; Ati 4Terni, con Sii Terni partecipata al 25% daUmbradue scarl a sua volta partecipata daAcea e per il 66% dallinglese Severn Trent),sia quando il capitale interamente pubbli-co (Ati 3 di Foligno con Valle UmbraServizi), la logica vigente rimane comunquequella privatistica tesa, prima di tutto, aremunerare il capitale, poi (chiss) a miglio-rare il servizio. Tartufesco, al riguardo, continua ad esserelatteggiamento del centrosinistra che, tantonella componente Pd quanto in quella Idv (iterribili comunisti federatori si accontenta-no, invece, solo di alcune scarlatte dichiara-zioni di principio, pur di rimanere acquatta-ti nei residui strapuntini del potere locale),enfatizza lintangibilit della propriet pub-blica dellacqua e degli acquedotti, salvo poiaffermare che la gestione pu benissimoessere affidata ai privati. Tradotto, ci signi-fica che al pubblico toccher provvedere ai

    costi di manutenzione delle reti, ai privatiandranno i profitti, grazie anche alla possibi-lit di poter aumentare, a loro discrezione, letariffe di quel 7% garantito per legge.Cos i cittadini pagano due volte: con ilfinanziamento pubblico e con le bollette.Non un caso, quindi, che anche inUmbria, dal 2003 le tariffe sono aumentatedal 20 al 50-60% (fonte Agenzia Umbria

    Ricerche), mentre gli investimenti sonodiminuiti nonostante gli utili prodotti(Umbria Acque, per esempio, lanno scorsone ha ricavati 1,8 milioni di euro). Ci spie-ga perch le perdite di acqua nelle reti conti-nuano a livelli inaccettabili (intorno al45%), dimostrando che il privato efficien-te solo nel garantirsi i profitti. In Umbria la battaglia sullacqua iniziata,

    molti anni or sono, contro lo sfruttamento,per due lire, del Rio Fergia da parte diIdrea/Rocchetta che commercializza acquain bottiglia. Uno sparuto gruppetto dimontanari, li definirono alcuni esponentipolitici umbri, che per ottennero, nel lon-tano 1993, un protocollo dintesa che limi-tava lo sfruttamento della sorgente e nel2006 sconfissero di nuovo la stessa aziendache intendeva triplicare il prelievo di acqua,scavando altri 3 pozzi. Poi i comitati e leassociazioni locali che sorsero nel frattempocostituirono nel 2007 il Comitato UmbroAcqua Pubblica che da subito si posto inconsonanza con il nascente ForumNazionale e con le grandi campagne per lagestione pubblica e partecipata del servizioidrico. La mobilitazione per convincere sin-daci e amministratori locali ad uscire dallagestione privata e a modificare gli statuticomunali, introducendo il principio euro-peo che il servizio idrico di interesse gene-rale e privo di rilevanza economica, cstata, e forte, anche in Umbria, con migliaiadi firme raccolte. Ma solo i Comuni diGubbio, Spoleto, Piegaro, hanno deliberatoin tale direzione, mentre in tutti gli altri onon si mossa foglia, o, come a Perugia, stato inserito solo un generico riconosci-mento dellacqua come diritto umano, nonintaccando affatto la possibilit della suagestione privata. Nonostante la schiacciante vittoria referen-daria, la manovra di agosto dellex governoBerlusconi obbliga i comuni a privatizzare ipropri servizi pubblici di rilevanza economi-ca, fatti salvi ovviamente i servizi idrici (cimancherebbe altro!), quando la stessaCorte Costituzionale ad attribuire al referen-dum contro il Decreto Ronchi-Fitto unsignificato che va oltre lacqua, ma riguardalintero rapporto fra pubblico e privato, inquestultimo ventennio, nettamente sbilan-ciatosi a favore del secondo. Dal canto suo laPresidente Marini, sebbene insieme a moltialtri del suo partito sia stata tra i primi afesteggiare la grande vittoria referendaria, hadeciso che non far ricorso contro ilDecreto. N il nuovo governo tecnico pareintenzionato a mettere le mani su tale fac-cenda, anzi ha ribadito la necessit che icomuni facciano cassa disfacendosi di tutti iservizi di rilevanza economica. Ora davanti a tale inquinamento ilComitato Umbro Acqua Pubblica ha decisodi fare chiarezza, avviando la Campagna diobbedienza civile con cui invita i cittadini arifiutarsi di pagare il famigerato 7% garan-tito, a tuttoggi ancora scaricato nelle tariffe(si calcola che esso comporta un aggravio del14,35% negli Ati 1 e 2 e forse di pi nellAti4). Di fronte ad una vera e propria frodecostituzionale al referendum, perpetrataattraverso labuso del potere legislativo ci sichiede che intendano fare le forze del cen-trosinistra. Se aspirano realmente a rappre-sentare la maggioranza del popolo italianosono ancora in tempo per impugnare unavittoria straordinaria che, invece, finorahanno fatto di tutto per dilapidare. Il 13giugno, anche grazie a loro, appare pi lon-tano delleffettiva distanza cronologica. Mala cosa riguarda anche chi si era illuso chefosse sufficiente la volont popolare per"invertire la rotta". Ora diventa chiaro che lastrada ancora lunga e accidentata.Coraggio!

    A Il Comitato umbro acqua pubblicacontro linquinamento

    della vittoria referendaria

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  • 7 p o l i t i c adicembre 2011

    a Repubblica promuove lo sviluppodella cultura e la ricerca scientifica etecnica. Tutela il paesaggio e il

    patrimonio storico e artistico della Nazione(Costituzione Italiana art. 9).Basterebbe questo articolo, a spiegare lim-portanza che il paesaggio riveste nel creareun ambiente di qualit in cui vivere.Basterebbe, invece c molto di pi. C laConvenzione europea del paesaggio, ci sonole leggi regionali, provinciali e comunali.Strumenti nati per ricordarci che il paesag-gio, costituito da citt, beni storici e artisti-ci, culture materiali e immateriali, fattorinaturali e/o umani e loro interrelazioni, un bene comune limitato che abbiamo ildovere di tutelare perch ne vengano godu-te le qualit anche dalle future generazioni.Evidentemente tutto ci non abbastanzaperch oggi una delle principali emergenzeitaliane il consumo di suolo. Attivit chepermette di lucrare soprattutto sulla trasfor-mazione di aree agricole in edificabili.Siamo arrivati a questo punto anche a causadi tutta una serie di modifiche legislativecon velleit di liberalizzazione, ma ad aggra-vare il quadro stata la legge n. 380 del2001 che ha svincolato gli introiti deglioneri di urbanizzazione fino a quel momen-to destinati ad opere e interventi sul patri-monio esistente. Dopo la 380 gli introitiprovenienti dalla svendita del territoriosono stati utilizzati per tamponare le emor-ragie dei bilanci comunali. Cos si stimache in Italia diventino edificabili ogni anno500 kmq di terreni agricoli, unarea pocopi estesa del comune di Perugia, tra i pigrandi dItalia; che dal 1995 al 2009 sianostati costruiti 4 milioni di abitazioni e tremiliardi di metri cubi di edifici molti deiquali inutilizzati. Numeri impressionanti

    che giustificano la prima posizione europeatra i produttori di cemento, raggiunta supe-rando la Spagna, tra i 27 paesi della UE. E lUmbria non sta a guardare visto cheparliamo di una delle sue pi floride indu-strie potendo vantare in casa la filiera com-pleta: cave, cementieri e costruttori. Inumeri del dossier sul consumo di suolo diLegambiente parlano di 330 mq procapite,quinta tra le regioni italiane. Il dato potreb-be anche essere considerato indice di benes-sere, ma lipotesi viene smentita dalla dodi-cesima posizione nella classifica del Pil pro-capite. La trasformazione di aree agricole inedificabili a tutti gli effetti unattivitindustriale, fatta per generare economia conlaggravante di muoversi indipendentemen-te dalla legge di mercato della domanda edellofferta. Lo conferma la quantit di edi-fici rimasti inutilizzati, anche da primadella crisi, e la domanda di abitazioni cherisulta ancora insoddisfatta. Si capir dai numeri, dunque, la ragioneper cui quando c la possibilit di fare unaspeculazione sul valore di un terreno agrico-lo che diventer edificabile si crea tutto unfermento di interessi tra i soggetti pi diver-si. Il rapporto di un tale investimento 1 a7 o 8, investi 1 e ricavi 7. Per essere unatti-vit legale un rapporto altissimo, la drogavanta un rapporto da 1 a 16, ma solo perchi ha saltato il fosso della legalit. Nellaffare Ikea di San Martino in Campo,paradigmatico di questo meccanismo, sem-bra che esistano profili di illegalit a caricodi chi si adoperato per recuperare i terreniutili allinsediamento. Su questo speriamofaccia luce lindagine in corso e in caso dicondanne sar difficile credere alla moralitdi chi si chiama fuori. Ci che risulta evi-dente, tuttavia, la colossale operazione

    speculativa fatta sul valore dei terreni.Infatti linsediamento previsto su unareadefinita dal vigente piano regolatore comeagricola di pregio per la maggior parte equindi la destinazione sarebbe incompatibi-le con lattivit commerciale futura. Da quila necessit di procedere allennesimavariante del piano regolatore; un impattonon da poco visto che i trenta ettari richie-sti per linsediamento rappresentano quasiil 28% delle aree attualmente interessatedalledificazione a San Martino in Campo.Come si pu pensare di evitare la valutazio-ne dimpatto ambientale? Anche il buonsenso suggerirebbe di farla, ma lammini-strazione comunale ha gi ottenuto dallaRegione la promessa di evitare tale valuta-zione, in cambio di una serie di prescrizio-ni, risparmiando cos circa duecento giornidi tempi burocratici. Altrimenti il pianoindustriale, che prevede linaugurazione aprimavera 2013, non sarebbe rispettato.Unamministrazione che si fatta paladinalavorando a tempo pieno per rilasciare leautorizzazioni da cui incassare 6 milioni dioneri che potranno essere opportunamentee legalmente distratti. Questi passaggi sollevano molti inquietantiinterrogativi. Esempio: come si far ad inse-rire nel bel paesaggio rurale umbro il bludegli edifici e il giallo del logo rispettandoun criterio di armonia? Ancora: un poverocristo che presenta al Comune il progettodi un piano di recupero in zona agricola pertrasformare una rimessa attrezzi in residen-za deve aspettare, per iniziare i lavori, dueanni mentre il colosso multinazionale nellamet del tempo posa la prima pietra di unimpattante insediamento. Si dir che creaposti di lavoro, sviluppo e modernit, larisposta fin troppo facile: lattuale crisi

    stata causata da questo vecchio tipo di svi-luppo e modernit, da questa subalternitdella politica al potere economico. Ma inumeri sono impietosi, se guardiamo ibilanci dei soggetti risulta chiaro lordine digrandezza: il gigante Ikea, 15 miliardi, e labambina Perugia, 248 milioni.Eppure qualcuno ha trovato la forza e leragioni per dire no a Ikea. Il presidentedella Provincia di Torino ha bocciato unarichiesta simile invitando il colosso ad inse-diarsi sul suo territorio in ambiti gi desti-nati al commercio anzich chiedere la tra-sformazione di aree agricole. Implicito lin-vito a rispettare le regole del mercato. MaTorino lontana anni luce da Perugia.Infatti, a consultare la relazione del PianoPaesaggistico Regionale si trova la confermache in Umbria tutto possibile: In conclu-sione un piano non per dire no, piuttostoper favorire la consapevolezza del come.Cos anche la verde Umbria avr la sua Ikeacome le confinanti Marche, Toscana eLazio. Ben 20.000 metri quadrati di super-ficie commerciale distribuita su un edificioa torre di due piani pi altri tre edifici perusi complementari e di servizio tutti colle-gati fra loro e alti 13 metri. Linsediamentooccuper complessivamente trenta ettaridestinati ad accogliere, oltre allo spaziocommerciale vero e proprio, i magazzini,un centro direzionale, viabilit interna, par-cheggi sia esterni che sotterranei, aree verdisecondo gli standard urbanistici, un risto-rante con 550 posti a sedere e due bar. Conquesto progetto Ikea si presenta in Umbria.Dopo quanto finora accaduto ci auguriamoche voglia farlo nel rispetto, innanzitutto,del proprio codice etico.

    *Presidente Circolo Legambiente di Perugia

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    Affaire Ikea

    Una colossale operazionespeculativa

    Anna Rita Guarducci*

  • Manca respirostrategicoIl governo Monti lultimo tentativo persalvare un Paese la cui classe dirigente negliultimi anni, in preda alla sbornia sondaggi-stica, ha cercato consenso immediato, senzalungimiranza. A livello locale non tuttisono consapevoli della gravit della crisi.Citt di Castello ha un tessuto industrialeformato da piccole imprese e artigianatoche nello stesso tempo fragile per capacitfinanziaria e possibilit di competere suampi mercati; innovativo per tecnologia eadattabilit alle esigenze dei mercati. Moltodel futuro di questa industria dipende dapolitiche nazionali ed europee ma la politi-ca locale ha molti compiti da assolvere.Migliorare la zona industriale, rendere piefficiente il sistema energetico, puntandosulle energie rinnovabili, coordinare la poli-tica creditizia riscoprendo anche il valorelocale della banche: ecco alcune linee dilavoro. Il sindaco Bacchetta aveva giusta-mente annunciato lo svolgimento degli statigenerali delleconomia, riprendendo unamia proposta e un appello dei sindacati, maniente stato fatto. Manca un respiro stra-tegico. Loccasione potrebbe essere data dalnuovo piano regolatore. Nelle linee pro-grammatiche generali, approvate con largoconsenso nel 2010, era chiaramente scrittoche lo sviluppo della citt doveva esserequalitativo, razionale, culturale e ambienta-le perch nuove cementificazioni non solosono in contraddizione con la crisi econo-

    mica ma soprattutto vanno a consumare unterritorio che gi soffre variantine eristrutturazioni di annessi agricoli moltodiscutibili. Propongo invece di puntare al restauro erecupero delle vecchie abitazioni, alla crea-zione di strutture di servizio per migliorarela qualit della vita (marciapiedi, aree verdi,piste ciclabili); al recupero e al godimentodi grandi edifici pubblici. La citt sullaspinta di interessi solo economici presentadisarmonie: troppe zone industriali,impianti sparsi (e ci si stupisce del bucoeconomico della Polisport), strutture di ser-vizio troppo lontane tra loro. La mia propo-sta di incominciare a raggruppare: il vil-laggio dello sport, che anche il Pd avevainserito nel suo programma elettorale, larisposta giusta per concentrare, intorno adalcuni impianti sportivi gi esistenti (tennise piscine) altre strutture evitando cos spre-co di energie, usando quelle rinnovabili,salvaguardando un territorio sensibile (clospedale), presentando al turista che scen-de da Belvedere una citt accogliente, verdee tarpando le ali a possibili speculazioni.Alcuni segnali destano allarme perch sceltein itinere andrebbero a contraddire taledisegno riformatore: variante n. 25 allavariante del Prg, nuove e insistenti voci diampi insediamenti commerciali che, al di ldelle intenzioni dei richiedenti, porterannodi fatto nuovi insediamenti abitativi enuovo cemento. La citt poi ha una grande risorsa da sfrut-tare: la sua storia, la cultura della sua gente.

    In questo campo bene il recupero di alcunestrutture, Pinacoteca, Biblioteca, PalazziVitelli; male limprovvisazione di certieventi, la morte neanche assistita del centrostorico, il silenzio sul futuro del vecchioospedale con la facciata del Vanvitelli, lamancanza di una politica organica. Accantoalle opportunit che il nuovo Prg potrebbeoffrire (non sono ottimista, troppi ritardi etroppe manovre, nonostante limpegno delnuovo assessore), la citt deve difendere sestessa. Chiusura dei corsi universitari diVilla Montesca, chiusura dello sportello diEquitalia, di sportelli bancari, nubi sulfuturo della Sogepu, ridimensionamento dialcuni servizi dello Stato (polizia stradale,vigili del fuoco), rimozione del problemadella Ferrovia Centrale Umbra, sciaguratoaccordo sui rifiuti che ci ha impoverito eriempito la discarica di Belladanza, infra-strutture piene di annunci ma mai partite:sono alcuni esempi della perdita di ruolodella citt che non pu essere dimenticatasolo perch abbiamo mandato qualcuno aPerugia! Di fronte a tutto ci il PartitoDemocratico, vive una fase difficilmentegiudicabile. Infatti dopo il grande sforzo ditesseramento 2011 con quasi mille tessere,la partecipazione ai congressi dei 15 circoli stata appena superiore alle 200 unit;risultato scontato essendoci un solo candi-dato. Ora siamo in attesa di scelte politichedalle quali si vedr se laccordo fatto a tavo-lino (a Perugia?) porter iniziative riformi-ste e coraggiose tali da stimolare la giuntacomunale a difendere e valorizzare la

    8 d o s s i e rdicembre 2011

    a crisi? Forse ci saranno pareri discordi sulle cause ma i tifer-nati, come tutti, la percepiscono sulla propria pelle e nehanno consapevolezza. Senza aspettare i dati statistici sui

    consumi, che verranno sfornati a breve, si pu affermare che gliunici prodotti a non risentire della crisi sono lotterie, slot-machinee gratta e vinci vari. Meno omogenee appaiono le opinioni sullaclasse dirigente locale, coinvolta, come altrove, nel crollo degli indi-ci di gradimento. Citt di Castello, ormai da tempo, un palcosce-nico dove, a sinistra e soprattutto nel Pd, viene recitato lo stessocopione da aspiranti leader politici senza storia e senza memoriache, lun contro laltro armati, di giorno fanno accordi e di notte lidisfanno senza un minimo collegamento con la base. Succedonocose strane: come le primarie del centrosinistra dove il Pd (che pesaper il 33% della coalizione) perde con il Psi (2%); dopo la batostalo stesso Pd, alle amministrative, riprende i suoi voti e va verso il

    congresso di dicembre con una battaglia interna, destinata pi aconquistare la maggioranza che a sciogliere i nodi locali. Milleiscritti circa ma la maggior parte diserta i congressi di circolo equello cittadino. Disertano anche personaggi di peso come Cilibertied Orsini. Seguono dimissioni a catena. Lo scontro tra i seguacidellassessora Cecchini e quelli del presidente della ProvinciaGuasticchi. La mediazione, guidata dalla segreteria regionale, eleggeil giovane Gionata Gatticchi, gi segretario regionale dei giovani delPd. I prossimi mesi ci diranno se riuscir a rompere le tradizionalilogiche conservatrici e spartitorie. Anche se i metodi che lo hannoportato alla segreteria sono quanto di pi vecchio esista in politica,merita una fiducia a tempo. Fiducia nel Pd che sembra venir menoai tifernati. Sono sei mesi che deve indicare al sindaco Bacchetta ilnome di un assessore ma per le suddette diatribe non riesce a trova-re un accordo interno. E questo il nuovo che avanza?

    Uno stanco copionePaolo Lupattelli

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  • 9 d o s s i e rdicembre 2011

    citt, oppure si continuer a gestire nor-malmente il potere, magari cominciandocon la nomina del nuovo assessore sceglien-dolo tra quelli graditi ai soliti amici. Perfortuna nel Pd locale leco di quello cheaccade a Roma sta arrivando e se tutto nonsar pi come prima a livello nazionaleanche da noi molto in movimento.

    Franco CilibertiComitato provinciale Pd

    Rilanciamo il centrostoricoIl rilancio del centro di Citt di Castellopassa necessariamente attraverso una diver-sa concezione degli spazi comuni e del lorori-utilizzo. E importante riqualificare lam-biente e in particolare il nostro centro stori-co con piccoli interventi urbani che indi-chino dei parametri di sviluppo semplici eben definiti: qualit e sostenibilit. Quindivia le macchine dalle strade e dalle piazze eparcheggi fuori le mura. S allo sviluppo dipiste ciclabili e aree verdi. Via linquina-mento visivo dei cartelli, segnali, pubbli-cit. Cultura e buon vivere sono le carte dagiocare.Citt di Castello ha una grande opportu-nit in questo momento, diventare quelloche non mai stata capace di essere: unameta turistica. Un turismo, soprattutto divicinato, che potrebbe garantire flussi inte-ressanti soprattutto nei fine settimana e neigiorni festivi. Potremmo quindi attirare itanti viaggiatori itineranti che attraversanola nostra regione con la realizzazione, peresempio, di una area camper attrezzatasecondo i moderni criteri del vivere eco. Losplendido Parco Langer sul Tevere a duepassi dal centro e servito di scala mobile,sarebbe il luogo ideale. Questo ne farebbeuna meta preferenziale di riferimento pertutto il centro Italia. Aggiungerei una ri-programmazione di tutta lintensa attivitculturale che il nostro territorio esprime neltempo. Abbiamo infatti un calendario ric-chissimo di manifestazioni interessanti chesono per scollegate tra loro e concepitesecondo canoni davvero antiquati. Sonoconvinto che molte attivit commerciali eartigianali del centro storico saprebberocogliere la trasformazione e allo stessotempo valorizzarsi professionalmente pro-ponendo cos un modello di accoglienza edi consumo completamente alternativo aquello compulsivo dei grandi centri com-merciali.

    Andrea Lensi48 anni, commerciante centro storico, opera-tore culturale

    Come merci da affittareSono unatipica. Come i co.co.co.,co.co.pro., appartengo a quel 30% di lavo-ratori umbri senza diritti e sicurezze. Seperdo il lavoro e non mi rinnovano il con-tratto sono a terra, lavoratrice di serie bsenza alcuna tutela. Circa quindici giorni orsono ero anche io alla manifestazione orga-nizzata dal Nidil Cgil davanti ad una agen-zia interinale di Citt di Castello. Eravamoin tanti, per lo pi giovanissimi, ma anchelavoratori tra i 40 e i 50 anni licenziati acausa della crisi o a causa di chi ha approfit-tato della crisi per liberarsi di loro. Alcunisindacalisti della Cgil ci hanno spiegato lasituazione. In Alta Valle del Tevere ci sono9 agenzie interinali che affittano - a tempo- i lavoratori alle aziende come le agenzie diautonoleggio affittano le auto. Li chiamanolavoratori interinali: stipulano un contrattocon lagenzia che li seleziona e li presta alleaziende che li richiedono per un certo

    periodo. E qui mi sono sentita come unacosa. Ho appreso che lUmbria la regioneitaliana che negli ultimi mesi ha avuto lin-cremento maggiore, il 35%, di questi inte-rinali; che in media gli interinali lavorano44 giorni allanno in un rapporto diretto edesclusivo con lagenzia. E qui mi sono senti-ta fortunata perch io ho lavorato circa 4mesi. Poi ho appreso che ci sono i lavorato-ri con contratto a progetto e che per loronon esistono ferie, malattia o maternit, diammortizzatori sociali neanche a parlarne.E qui mi sono sentita una diversa, figlia diun dio minore. A questa manifestazione ciconoscevamo quasi tutti, ci scambiavamo

    opinioni ed esperienze e battute amare.Altro che bamboccioni, come fai ad essereautonomo se non sai neanche quanto e sepotrai lavorare. E qui ho pensato alla fortu-na di avere una famiglia che mi mantiene euna nonna pensionata che il sabato misgancia qualche euro. Aveva mille ragioniun ragazzo pi incavolato di altri: qui non che ci rubano solo il futuro, anche il pre-sente e il passato. Aveva un foglio doveaveva annotato stipendi, pensioni, liquida-zioni da favola e ripeteva in continuazioneche questi privilegiati in pi rubano anche.Ripartendo quelle cifre ci camperebberotranquillamente centinaia di migliaia di ati-pici. Altro che retorica e demagogia, tantarabbia. E allora ho pensato che ora di sve-gliarci tutti e alla manifestazione ho urlatopi forte.

    Samanta Ottaviani25 anni, operaia in azienda grafica, commes-sa, impiegata tuttofare in unazienda artigia-nale.

    Proteste e proposteIl decreto Salva Italia caratterizzato dal-lassenza di giustizia sociale; le misure adot-tate scaricano il peso della crisi liberista edel mal governo berlusconiano ancora unavolta sulle classi lavoratrici e sui pensionati,senza dare concreti segnali di una vera epropria riforma strutturale del sistemasocioeconomico, senza significativi tagli aiprivilegi e ai costi della politica, senza ridu-zione delle spese militari e senza adottaremisure volte a combattere seriamente ilfenomeno dellevasione fiscale che ognianno in Italia sottrae allerario statale, equindi alla collettivit, un introito pari acirca cinque volte il valore della manovracorrettiva varata dal governo Monti. La grave situazione economica attanagliacon effetti devastanti e drammatici anche lanostra regione e in particolar modo lAltaValle del Tevere che ha da sempre in Cittdi Castello il suo principale motore, senzarisparmiare alcun settore produttivo: agri-coltura, grafica, tessile, legno, ceramica eedilizia. Settori volano della pi complessa e artico-lata economia altotiberina, ricorrono sem-

    pre con maggiore frequenza alla cassa inte-grazione ordinaria e straordinaria e ad oggisi contano qualche migliaio di lavoratoriche usufruiscono di questo o di altriammortizzatori sociali. In una fase cosdrammatica per leconomia ma soprattuttoper la vita reale delle persone che ancorauna volta sono costrette a pagare sulla pro-pria pelle le conseguenze di un capitalismoallo sbando, riteniamo che la politica debbaintervenire concretamente anche a livellolocale, consapevoli che orientamenti e scel-te delle amministrazioni cittadine, se purcomplicate, assumono, in fasi storichecome questa, unimportanza pi che maicentrale al fine di non aggravare conaumenti di tariffe o con soppressione deiservizi, la gi drammatica situazione chemolte famiglie stanno vivendo.Alcune ideeda approfondire.Eliminare gli sprechi per garantire i servizisociali; non si pu continuare a costruireallinfinito, bisogna invece recuperare queiquartieri semivuoti e in degrado; creare cor-sie privilegiate per inserire i giovani nelmondo del lavoro; orientare il mondo dellascuola ad un legame pi stretto con le esi-genze locali; in particolare la ScuolaOperaia Bufalini da pi di un secolo fucinadi valenti artigiani; lente locale deve dive-nire intermediario e garante per nascentirealt lavorative giovanili anche nei con-fronti delle banche per laccesso al credito;allo stesso tempo deve eliminare i proprieccessi burocratici e snellirli al massimo;puntare maggiormente sulla green eco-nomy; promuovere il commercio dei pro-dotti agricoli a km zero per favorire la qua-lit e calmierare i prezzi; arrivare alla crea-zione di gruppi di acquisto collettivo perridurre i costi delle materie prime in com-parti come il legno e il grafico. Sar importante dunque che le amministra-zioni locali convochino le parti sociali eaprano dei tavoli di discussione concretaper analizzare il preoccupante evolversidella situazione economica, decidere gliorientamenti, capire verso quale orizzonteimpegnare le energie per sopportare la bottae capire quale tipo di sviluppo possa garan-tire una rapida fuoriuscita dalla crisi garan-

    tendo occupazione e sostenibilit ambienta-le.

    Enrico Bruschifunzionario CgilSimone Polveriniservizi fiscali Cgil

    Dalle stelle alle stalleLeggo spesso sulla cronaca locale notizieriguardanti la gestione dei rifiuti a Citt diCastello e non posso fare a meno di ricor-darmi di quello che leggevo qualche annofa: il Presidente di Sogepu, Vincenzo Bucci,si era dimesso per non firmare un contrattotra Sogepu e Gesenu che a suo dire avrebbeportato solo problemi alla nostra comunit.Oggi devo riconoscere che aveva pienamen-te ragione. La discarica di Belladanza statariempita in pochissimo tempo, la tassa deirifiuti ha avuto aumenti impressionanti(due volte del 15% e infine un altro 18%) eper quello che leggo la percentuale di rac-colta differenziata pi bassa di allora. Ora,visto il sovrautilizzo, la discarica verrampliata con tutti i disagi di chi abita nelleimmediate vicinanze ma soprattutto a spesedella nostra comunit che in cambio nonha avuto nulla. Infatti sempre pi spesso sisente dire che Gesenu (che fino ad ora hasolo guadagnato dallaccordo fatto nel pas-sato) far di Sogepu un sol boccone. Inutilefarsi troppe illusioni visto che lex Sindacodi Perugia ha dichiarato che in Umbria sifar un gestore unico. Anche questa volta inostri amministratori si arrenderanno agliamministratori perugini senza fare niente?Mi sembra arrivato il momento di attivareun ciclo virtuoso che porti Citt di Castelload una raccolta differenziata di tutto rispet-to e Sogepu ad essere unazienda leader delsettore in modo da scongiurare perdite dilavoro, inutili mega ampliamenti delladiscarica e continui aumenti della tassa deirifiuti, ma soprattutto sarebbe ora di avvia-re quel ciclo virtuoso per un fatto di civilt.

    Valeria Testi25 anni, organizzatrice eventi musicali

  • 10s o c i e t dicembre 2011

    La sfidadel digitalecominciaoraAlberto Barelli

    entre proseguono e crescono leiniziative a sostegno del softwarelibero, anche e soprattutto in

    merito ad una sua applicazione nelle ammi-nistrazioni locali, lUmbria sta ancora attra-versando un passaggio epocale; tale , infat-ti, la transizione al digitale terrestre, che havisto riproposta, in tutta la sua importanza,la questione del diritto di accesso e dellapluralit delle informazioni. A fare da filo conduttore tra le varie temati-che lesistenza, sempre pi evidente, diquello che potremmo definire uno spartiac-que: da una parte la volont di imporre unalogica commerciale e di monopolio; dallal-tra, invece, la difesa della pluralit dellof-ferta e della libera circolazione del sapere.Siamo contenti di poter rilevare che la voceche si alzata in Umbria, relativamenteappunto al passaggio al digitale, stata asostegno della seconda visione delle cose, incontrapposizione alla prova meschina cheha inteso dare il centrodestra, gestendo finoalla fine in modo scandaloso lintera vicen-da. Sta di fatto che limpiego di volontari e stu-denti per aiutare in particolare gli anzianiad adeguare gli impianti tv rimane la paginapi bella di una transizione che, alloppo-sto, sar ricordata anche per la mancataassegnazione in tempi utili delle frequenzealle emittenti locali. Cos come significativo stato lo stanziamento di un contributo peri meno abbienti per lacquisto degli impian-ti e lo stesso sostegno anche economicogarantito alle tv locali per assicurare la loroesistenza. Merita di essere evidenziato, inol-tre, il ruolo che hanno saputo svolgere leassociazioni dei consumatori, offrendo sup-porto ai tanti cittadini che hanno segnalatoe continuano a segnalare problemi di rice-zione. Ancora oggi, per ritardi tecnici inqualche modo preventivabili in un muta-mento di tale portata, in molti Comuni cisi trova a dover far fronte a non pochi disa-gi, dovuti a sovrapposizione di segnali,mancata ricezione o oscuramento di emit-tenti, soprattutto locali. Certo che se orasi sta procedendo con pi celerit al poten-ziamento del segnale o alladeguamentodegli impianti nelle zone critiche, lo si deveanche allattenzione che si riusciti a deter-minare attorno al problema. Linvito cherivolgiamo comunque a segnalare i disagirelativi al funzionamento di un servizio dicui gli utenti hanno il diritto di poter usu-fruire in modo ottimale. Laugurio che cisi attivi per scongiurare gli oscuramenti chein pi aree stanno colpendo le emittentilocali, gi penalizzate tra laltro da un posi-zionamento sfavorevole. Lesperienza diquanto avvenuto nelle regioni che hannosperimentato da tempo la transizione aldigitale ha dimostrato come in alcuni casiper le tv regionali si sia assistito anche al

    dimezzamento degli indici di ascolto, conconseguenze pesanti anche sul fronte delleentrate pubblicitarie, gi colpite da anni dauna progressiva flessione. Se le stesse conse-guenze della crisi economica pongono intermini ancora pi vitali lesigenza di vedergarantito laccesso alle nuove tecnologie ealle informazioni a costi contenuti e la pos-sibilit di poter scegliere soluzioni alternati-ve agli strumenti legati alla logica proprieta-ria e ai diktat dei pochi potentati, perlinformazione televisiva i termini della que-stione sono rappresentati dallalternativa trauna offerta sempre pi esclusivamente com-merciale e sottoposta al monopolio di Rai eMediaset e la difesa di un panorama arric-chito dalle voci locali e dalle realt nonlegate a logiche di profitto. su questo ver-sante che si tratter di tracciare il verobilancio. La sfida gi, dal prossimo anno,sar anche per lUmbria tra una propostatelevisiva che ci riserver una marea di cana-li di intrattenimento ma priva di voci indi-pendenti e una tv che vedr preservate leemittenti non legate ai grandi gruppi equelle dellinformazione locale che, in unaregione di piccole dimensioni, rappresenta-no ancora di pi una presenza preziosa.

    OpenmailA. B.

    Se milletrecento caselle di posta elettronicavi sembran poche provate voi a rispar-miare. Milletrecento moltiplicato per ilcosto di acquisto di ogni mail, a cui vaaggiunto quello delle licenze dei server e laspesa per linstallazione e la manutenzionedellintero sistema, fa una bella cifra. Siparla di centomila euro. Ora riducetelo didieci volte. La differenza la somma cherisparmier la Regione Umbria grazie alladecisione di passare ad un servizio mailtotalmente open source. Non solo: con ildecimo della spesa (linvestimento previsto infatti di circa diecimila euro), grazie alsuperamento dei vincoli di licenza, si potrattivare un servizio pi esteso e in grado digarantire quelle esigenze per le quali il siste-ma proprietario non dava risposte ottimali.Ad annunciare la (bella) decisione statonelle settimane scorse lassessore alle risorseumane e finanziarie Gianluca Rossi. Oltreallaspetto del risparmio sui costi, lo stessoamministratore ha evidenziato come con ilpassaggio al nuovo sistema si otterrannomaggiori risultati: sino a oggi, a fronte diuna utilizzazione di posta elettronica sem-pre pi rilevante, a causa dei suoi costi ilservizio mail era assicurato soltanto a cin-quecentosettanta dipendenti dellente regio-ne, mentre le caselle complessive, tra singo-le e condivise, erano appunto milletrecento.Ora sar possibile attivare il collegamento

    allintera struttura, garantendo uno scambiodi comunicazioni e di dati pi veloce.La presentazione del progetto ha coincisocon liniziativa a sostegno dellintroduzionedei sistemi operativi a codice aperto nelComune di Perugia che, nonostante gliimpegni presi, procede a rilento, della quale stato promotore il consigliere comunaleTommaso Bori (Pd). Gli amministratorisaranno chiamati tra laltro a riferire neldettaglio quali siano attualmente i costi perlacquisto e laggiornamento delle licenzeper i software Microsoft. Siamo curiosi diconoscerne lentit della cifra che, ne siamocerti, non sar lieve. Intanto non si pu direche il movimento umbro dei sostenitori delsoftware libero non abbia concluso lannodimostrando vivacit. Le ultime settimanehanno visto Magione inserita tra le cento-cinquanta citt italiane che hanno dato vitaalla fine del mese scorso al Linux Day 2011e unedizione dellOpen Terni Festival che si conclusa con un buon successo. Questomese si sono infine tenuti i corsi per impa-rare ad utilizzare i sistemi open source pro-mossi dallOrvieto Linux User Group. Una conferma dellimportanza delle temati-che legate alle nuove tecnologie venutaanche dalle polemiche che si sono recente-mente succedute. Questione della transizio-ne al digitale a parte, eclatante stata laprotesta del presidente del Comitato regio-nale di controllo (Corecon) Mario Capannaper la carenza di personale della struttura,mentre proprio la stessa Regione stataattraversata dalla tempesta che ha investitola Webred. La societ informatica salitaalla ribalta delle cronache anche per lo statodi agitazione deciso dai dipendenti lo scorsoottobre, che hanno voluto denunciare lapalese inesistenza di un progetto politicosullinformatica umbra, a supporto delleriforme della Pubblica amministrazionelocale nellottica della ottimizzazione dirisorse e servizi. Non sono pochi per gliinterrogativi avanzati da pi parti sul ruoloe i compiti di una societ che doveva essereil fiore allocchiello in grado di gestire ilprocesso di innovazione tecnologica ma chepare abbia perso strada facendo diversipetali. Ad intervenire sulla vicenda statoOliviero Dottorini, capogruppo dellItaliadei Valori in Consiglio regionale, per ilquale la societ non pu continuare a svol-gere un ruolo che la vede relegata a sempli-ce ed esclusivo ufficio di rivendita software,tra laltro con possibili aggravi di spesa delvalore di milioni di euro per la pubblicaamministrazione, mentre considerataindispensabile la definizione un piano perlinformatica regionale per eliminare sprechie ottimizzare le risorse esistenti. E di que-sto, soprattutto se (salvo un miracolo) glieffetti della crisi continueranno a farsi senti-re anche il prossimo anno, saremo chiamatia discutere nei prossimi mesi, quando pro-prio limpiego del software libero potrcontribuire ad offrire soluzioni per rispar-miare e offrire allo stesso tempo servizi diqualit.

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    Chipsin Umbria

    Terni Un incontrosulla crisi

    Alessandra Caraffa

    l 16 dicembre il circolo ternano de ilmanifesto si presentato alla cittadi-nanza con liniziativa Crisi finanzia-

    ria o crisi del capitalismo? Banche, borse,economia reale. Nella sala Laura delloffici-na sociale La Siviera, Roberto Tesi ovveroGalapagos (il manifesto) e Renato Covino(micropolis) si sono confrontati sul tema.Tesi ha sostenuto che la crisi - nel 1929 coscome oggi - non dipende esclusivamente daimeccanismi della finanza, ma nasce su basireali, dalla sovrapproduzione. Il riferimentoprincipe ovviamente Marx. Ci si chiededunque: perch la crisi, se non c stataalcuna caduta del saggio tendenziale di pro-fitto, come indicato ne Il Capitale? I profittianzi continuano a crescere, ha proseguitoTesi, in maniera matematicamente propor-zionale allimpoverimento dei salari.Viviamo la crisi poich una siffatta redistri-buzione della ricchezza - che dai salari sisposta verso rendita e profitto - potrebbeessere sostenibile solo in un sistema di wel-fare state, in cui lo Stato intervenisse a salva-guardia delle esigenze primarie della popola-zione. Lideologia neoliberista non vuoleper arrestare la corsa alla crescita n porrealcun limite allo sfruttamento della forzalavoro, per cui limpoverimento delle popo-lazioni diviene inevitabile.Alla critica allideologia liberista, Covino haaggiunto lanalisi storica del fenomeno: ilcapitalismo sempre stato diviso per fasi,trainate da grandi innovazioni tecnologi-che. Perci nei periodi di ristagno, comequello attuale, leconomia neoliberista nonpu che spingere sullo smantellamento dellostato sociale, che resta lunica possibilit diallargare lambito del profitto in assenza diinnovazione. Non un caso - ha concluso Tesi - che laparola chiave in questa fase sia crescita:parlare di sviluppo implicherebbe molto dipi. Lo sviluppo un concetto esistenzialeoltre che economico, che comprende anchela cura dellambiente, il rispetto del lavoro ela qualit della vita. E per questo che, nellefasi recessive del capitalismo, assieme al wel-fare state vengono automaticamente neutra-lizzati i sindacati e le forze socialiste.Diversamente da quanto accade di solito neiconsessi autoreferenziali di certa politica, lenumerose persone presenti al dibattitohanno chiesto delucidazioni, approfondi-menti, condiviso paure per il futuro, dimo-strando un grande interesse per i temi trat-tati. Una vera e propria lezione sulla crisieconomica la cui riuscita indica la presenza,anche in una citt stanca come Terni, di unarinnovata richiesta di politica. Di sinistra,indipendente e autonoma, com da semprenella tradizione de il manifesto.

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  • 11s o c i e t dicembre 2011

    overa Italia. Questo il titolo delprimo incontro, tra i 10 in pro-gramma da dicembre a maggio sul

    tema votarsi al bene comune, promossodallIstituto Conestabile Piastrelli e svoltosiil 30 novembre a Perugia nella ex chiesadellAnnunziata in Piazza Mariotti.Obiettivo del corso - sostengono i promo-tori - quello di accompagnare in primoluogo i giovani in un itinerario formativo dicoscienza civile, che consenta di giungeread un impegno concreto e quotidiano versoil bene comune. Centrali durante lincontrosono stati i contributi del sociologo WalterNanni - il quale ha presentato il libro Poveridi Diritti Rapporto Caritas 2011 su poverted esclusione in Italia - e quello di StellaCerasa, vice direttore della Caritas diocesa-na di Perugia. Nel lontano 1854 cos Charles Dickensrappresentava la povert dei lavoratori diCoketown: Parecchie strade tutte simili fraloro e molte altre, ancora pi simili lunaallaltra, abitate da gente ugualmente simile,che va e viene alla stessa ora, facendo lostesso rumore sul selciato, per fare il mede-simo lavoro, e per la quale i giorni scorronosimili, e domani uguale a ieri, e ogni anno lesatta copia del precedente e del prossi-mo. In un contesto di generalizzato muta-mento sociale derivato dalle trasformazionieconomiche e demografiche in atto, ancheil fenomeno della povert cambiato radi-calmente e resta cos difficile estrapolaremodelli e percorsi generali dato che le car-riere di povert sono sempre pi veloci,complesse, multidimensionali. Laspettonon di poco conto che i nuovi poverisono poco inclini al senso didentit comu-ne e di appartenenza ad una medesimacategoria e non si considerano un gruppo

    di interesse. Questa mancanza diffusa portanel 52,8% dei casi a far s che le nuovefamiglie povere non si rivolgano alla Caritasper orgoglio, vergogna o dignit e che nonaccettino o riconoscano la situazione (spes-so improvvisa) di povert.Una vera e propria povert oscillante einvisibile sta aumentando e riguarda queinuclei familiari che, anche nelle fasi di vitapi favorevoli, possono contare su un reddi-to che non si posiziona molto al di sopradella soglia di povert. Per molte famiglie lapovert non sempre cronica, ma rappre-senta una situazione episodica del propriopercorso biografico, inoltre, essa spessolegata a modelli di consumo non corrispon-denti al livello di reddito come ad esempioil gioco dazzardo, la rateizzazione, lindebi-tamento, il risparmio negativo. Difatti inItalia in aumento il numero delle famiglieche si trovano in condizioni di povert rela-tiva: sono stimate a 2 milioni 734 mila erappresentano l11% delle famiglie residentima nel complesso sono 8 milioni 272milagli individui poveri, cio il 13,8% dellinte-ra popolazione. Dato positivo (sembrerebbe) che i