PASSARE ATTRAVERSO IL FUOCO - parrocchia- · PDF fileATTRAVERSO IL FUOCO Lettera Pastorale...

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Mons. Valerio Lazzeri Vescovo di Lugano

PASSARE

ATTRAVERSO

IL FUOCO

Lettera Pastorale 2014-2015

Lettera Pastorale 2014-2015 di S.E. Mons. Valerio Lazzeri, Vescovo di Lugano

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Libro dellEsodo 2,11 3,18

In quei giorni, Mos, cresciuto in et, si rec dai suoi fratelli e not i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c'era nes-suno, colp a morte l'Egiziano e lo seppell nella sabbia. Il giorno dopo, usc di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: "Perch percuoti il tuo fratello?". Quegli rispose: "Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uc-cidermi, come hai ucciso l'Egiziano?". Allora Mos ebbe paura e pens: "Certamente la cosa si risaputa". Poi il faraone sent parlare di questo fatto e cerc di mettere a morte Mos. Allora Mos si allontan dal fara-one e si stabil nel paese di Madian e sedette presso un pozzo. Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attinge-re acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mos si lev a difenderle e fece bere il loro bestiame. Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: "Perch oggi avete fatto ritorno cos in fretta?". Ri-sposero: "Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge". Quegli disse alle figlie: "Dov'? Perch avete lasciato l quell'uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!". Cos Mos accett di abitare con quell'uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora. Ella gli partor un figlio ed egli lo chiam Gherson, perch diceva: "Sono un emigrato in terra straniera!". Nel lungo corso di quegli anni, il re d'Egitto mor. Gli Israeliti gemet-tero per la loro schiavit, alzarono grida di lamento e il loro grido dal-la schiavit sal a Dio. Allora Dio ascolt il loro lamento, si ricord della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guard la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero. Ora Mos stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arriv al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guard ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mos pens: "Voglio avvicinarmi a ve-dere questo grande spettacolo: perch il roveto non brucia?". Il Signo-

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re vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiam dal roveto e disse: "Mos, Mos!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perch il luogo sul quale tu stai una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mos allora si vel il viso, perch aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la mise-ria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un pae-se bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'E-veo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora v! Io ti mando dal faraone. F uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Mos disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?". Rispose: "Io sar con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte". Mos disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponder lo-ro?". Dio disse a Mos: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". Dio aggiunse a Mos: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abra-mo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo il mio nome per sempre; questo il titolo con cui sar ricordato di ge-nerazione in generazione. V! Riunisci gli anziani d'Israele e d loro: Il Signore, Dio dei vostri padri, mi apparso, il Dio di Abramo, di Isac-co, di Giacobbe, dicendo: Sono venuto a vedere voi e ci che vien fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi far uscire dalla umiliazione dell'Egitto verso il paese del Cananeo, dell'Hittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo e del Gebuseo, verso un paese dove scorre latte e miele. Essi ascolteranno la tua voce e tu e gli anziani d'Israele andrete dal re di Egitto e gli riferirete: Il Signore, Dio degli Ebrei, si presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio.

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Carissimi presbiteri, diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!

Da un anno ormai mi stato affidato il servizio episcopale nella no-stra diocesi. In questi primi mesi ho gi avuto l'occasione di incon-trare personalmente molti di voi. Ho potuto vivere, nelle comunit, nelle case, nei gruppi, nelle associazioni, nei movimenti e nelle fa-miglie, momenti intensi. Ho cominciato a condividere con voi l'e-sperienza dei vari colori e tonalit della vita: gioie e dolori, speran-ze e preoccupazioni. Con alcuni non mancata la possibilit di uno scambio aperto ed esteso su possibili percorsi, prospettive, progetti, da pensare e da realizzare insieme. Tutto questo dovr ancora cre-scere, consolidarsi, trovare modalit pi organiche ed efficaci di e-spressione. Intanto, per, non dobbiamo cessare di rendere grazie al Signore per quello che ci ha gi donato e continua a donarci. Il no-stro certo un tempo per molti versi travagliato, difficile da inter-pretare. Non mancano per i fermenti e i segnali positivi, che in-sieme non dobbiamo cessare di riconoscere e di cogliere, come Chiesa che a Lugano. Quanti semi di bont, di disponibilit, di perseveranza nellaiuto, in situazioni spesso nascoste, colgo un po dovunque. Non parlo solo della generosit e della solidariet che in modo magnifico si manifestano nei momenti pi drammatici, come capitato anche di recente in occasione dei tragici eventi legati al maltempo. Penso anche alla miriade di gesti di comprensione, di vi-cinanza, di gratuit, che custodiscono quella realt preziosissima che la qualit umana del nostro vivere nel quotidiano. qui che meglio possiamo riconoscere il volto pi autentico del nostro essere popolo di Dio in cammino su questo preciso territorio, con le sue particolarit e la sua storia, e insieme del nostro essere partecipi del-la corsa secolare del Vangelo di Ges Cristo sulle strade del mondo. Ci richiede sia cura attenta alle radici, che ci danno la linfa, sia a-pertura alle sfide planetarie e a orizzonti pi globali.

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In questo senso, pur essendo gi numerosi gli impulsi, i suggeri-menti, gli appelli e le indicazioni che ho potuto finora raccogliere, mi rendo ben conto di essere solo agli inizi di un percorso di cono-scenza, che nei prossimi anni dovr essere continuato e approfondi-to, nell'obbedienza comune alla Parola di Dio e nell'ascolto recipro-co, paziente e attento, di ogni voce, per arrivare a riconoscere sem-pre meglio "ci che lo Spirito dice alle Chiese" (Ap 1,7).

Tuttavia, anche se viva in me la coscienza di dover imparare anco-ra molto di voi, della vostra storia, di ci che vi sta veramente a cuore, vi fa gioire e soffrire ogni giorno nell'impegno di essere fede-li alla chiamata del Signore, ritengo mio dovere di fratello, cui sta-to chiesto di fungere da padre in mezzo a voi, rivolgervi una parola che possa essere di incoraggiamento e di orientamento nel nostro comune cammino ecclesiale.

La prospettiva di fondo della riflessione la stessa che ci stata in-dicata con chiarezza da Papa Francesco nella sua esortazione apo-stolica post-sinodale Evangelii Gaudium. la gioia del Vangelo ri-chiamata in uno dei paragrafi iniziali della prima lettera di Pietro: "siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinch la vostra fede, messa alla prova, molto pi preziosa dell'oro destinato a perire e tuttavia pu-rificato con fuoco torni a vostra lode, gloria e onore quando Ges Cristo si manifester" (1Pt 1,6-7).

Come non sentirsi in profonda sintonia con queste parole? Le prove ci sono anche per la nostra Chiesa locale, per le comunit, le fami-glie, gli uomini e le donne che vivono sul territorio della nostra dio-cesi. Intendiamoci. Non sono magari le prove di persecuzione aper-ta che tanti fratelli e sorelle in Cristo devono affrontare, proprio in questo tempo in tante parti del mondo. Non sono neppure le resi-stenze, le indifferenze o le ostilit manifeste che qua e l si possono registrare. Il fenomeno da noi certamente pi sottile e insidioso,

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ma esiste! Si manifesta spesso come un sentimento vago di stan-chezza e di scoraggiamento. Va alla radice del nostro slancio, insi-nua nel cuore il lamento, l'autocommiserazione, il grigiore e insidia il coraggio, la franchezza e la gioia della testimonianza. Assomiglia a una contraerea, pronta ad alzarsi ogni volta che uniniziativa posi-tiva prende il volo, qualcuno si espone in prima persona, un proget-to tende a consolidarsi. Allora, linvidia, il risentimento sordo, di-ventano