Partitura-bozzetto di Giusto Pio - Stefano Meneghetti Partitura-bozzetto di Giusto Pio Castelfranco

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  • Partitura-bozzetto di Giusto Pio

    Castelfranco Veneto (TV), Ottobre 2000

    Dopo quasi vent’anni, in una ancora calda domenica pomeriggio di fine settembre, riesco a coronare un piccolo “sogno” coltivato da quando facevo le scuole superiori. Erano i primi anni ottanta, quando impazzavano i Duran Duran e gli Spandau Ballet, ma nelle classifiche italiane spopolavano i dischi di Franco Battiato, e quelli prodotti e scritti da lui per Alice e Giuni Russo. Il nome di Battiato, a quei tempi, era sempre accompagnato da quello di un “certo” Giusto Pio, violinista bravissimo che non solo suonava in tutti questi dischi e nei tour di Battiato, ma firmava anche la musica di tutte queste straordinarie canzoni di successo. Avevo comprato anche due suoi dischi (entrati anch’essi nelle hit- parade), “Legione straniera” e “Restoration”, oltre ad un particolarissimo 45 giri firmato Pio, ma cantato da Battiato e dal titolo “Auto-motion”. I giornali parlavano spesso di Giusto Pio, poi pian piano, negli anni seguenti, finito il sodalizio con Battiato, di Giusto Pio purtroppo non si seppe quasi più nulla, fino a quando il suo nome ricomparve in occasione della rappresentazione della “Missa populi” durante un’Estate catanese. Con questo non è che in quegli anni Giusto Pio avesse smesso di comporre, ma essendosi dedicato a scrivere musica non più molto “leggera” (a parte l’album “Note”), purtroppo sappiamo bene come un certo genere faccia fatica a scalare le classifiche, e dunque con quale difficoltà anche io ero riuscito in quegli anni a reperire i suoi lavori. Capite a questo punto perché dico che ho coronato un piccolo “sogno” riuscendo ad incontrare, a casa sua, il Maestro Giusto Pio, scoprendo una persona gentilissima, ospitale, un perfetto anti-divo (nonostante la sua incredibile e luminosa carriera artistica), disposto a raccontare e a raccontarsi ad un inopportuno sconosciuto.

  • GLI INIZI Leggo nella biografia del sito di Battiato: “Violinista classico di livello nazionale, ha vissuto una quarantennale carriera professionale che lo ha portato a vivere le più disparate esperienze musicali. Diplomatosi a Venezia con L. Ferro, ultimo violinista della grande "scuola veneziana", ha studiato composizione alla scuola di Malipiero”. E ancora: “vincitore del concorso internazionale di Ginevra, di Santa Cecilia etc…”

    Sì, o meglio, a Ginevra secondo premio. Primo premio non assegnato.

    “Ha suonato un repertorio cameristico, solistico, sinfonico ed operistico che spazia dal Medioevo alla musica contemporanea attraverso il Barocco con una discografia che vanta decine di titoli”. Non si trovano più questi dischi?

    Credo che ormai siano tutti fuori catalogo.

    Suonando poi diversi strumenti oltre al violino.

    Sì, perché facevo parte del complesso “Symposium Musicum di Milano” con il quale svolsi un’intensa attività concertistica. In questo complesso suonavo la viella, la ribeca e la lira da braccio. Si eseguiva musica medievale e rinascimentale e va detto che a quei tempi eravamo solo noi ad eseguire musica di questo tipo.

    E avete fatto delle incisioni con questo complesso?

    No, non abbiamo mai inciso dischi di questo genere.

    (Peccato!) In una delle sue biografie che ho letto su un libro, si dice che lei è stato anche “Concertino dei primi violini dell’orchestra della RAI” e violino nell’orchestra della Scala.

    Ho suonato anche alla Scala, ma non ero titolare. Ero titolare presso l’orchestra sinfonica della Rai di Milano. Del resto non si poteva stare in due posti contemporaneamente!

    GLI INIZI DELLA COLLABORAZIONE CON BATTIATO

    E dunque, mi dica: ma chi gliel’ha fatto fare, nel 1978, di abbandonare questa luminosa carriera per fare “Juke Box” con Battiato?

  • E’ stato molto facile e molto naturale. Io allora facevo solo un certo tipo di musica; con Battiato ho avuto la possibilità di allargare la mia conoscenza. Pensi che a casa mia la musica leggera non la volevo proprio sentire. I miei figli ascoltavano le canzoni, ma quando c’ero io, smettevano. Un giorno il mio amico Antonio Ballista mi chiese se potevo impartire lezioni di violino ad un musicista “molto promettente” di nome Battiato. Gli impegni di lavoro a quei tempi erano molto numerosi e il tempo libero a disposizione molto poco. Fu mia figlia a convincermi ad accettare, perché lei conosceva la sua musica. Erano i tempi di “Sulle corde di Aries” che, pur non essendo un disco di musica leggera, veniva trasmesso nei canali della musica leggera lo stesso. Credo che questo disco, allora, abbia venduto circa 20.000 copie. E così Battiato cominciò a venire a prendere lezioni di violino a casa mia, a Milano. Dopo un po’ di tempo abbiamo scoperto che avevamo modi di “pensare la musica” abbastanza simili. Forse è questo il motivo che ci ha consentito di iniziare una collaborazione, proprio con “Juke box”. In quel disco io avevo organizzato l’orchestra, mentre la direzione era affidata a Roberto Cacciapaglia. Io, inoltre, ho suonato il violino in due brani.

    Prima di dedicarvi alla musica leggera, Battiato continuò il suo grande lavoro di ricerca musicale, vincendo anche il premio Stockhausen con “L’Egitto prima delle sabbie”, e lei incise il bellissimo “Motore immobile”...

    Battiato mi portò a casa due tastiere, e così cominciai a scrivere “Motore immobile” che poi incisi con Michele Fedrigotti.

    Che doveva essere giovanissimo, allora...

    Sì, era proprio un ragazzo, e aveva una fisionomia precisa alla mia quando avevo 17-18 anni. Ho delle foto in cui sembro Fedrigotti. Invece adesso mi scambiano per Enzo Biagi!

    A quei tempi Battiato andava in giro a fare improvvisazioni insieme a Juri Camisasca e mi proposero di unirmi a loro.

    Caspita, che bel “terzetto”...

    Franco al pianoforte, io al violino e Juri cantava. Tutte improvvisazioni...

    ...che immagino non siano mai state incise...

    Infatti... in seguito, solo con Battiato, andammo anche a Palermo, al Punto Rosso, che allora era uno di quei locali cosiddetti alternativi: non c’erano neanche le sedie e il pubblico era seduto per terra. Al mattino capitava che alla radio trasmettessero qualcosa di queste nostre improvvisazioni.

  • In fondo sono rimasto affezionato a questo periodo e a questa musica, così spontanea e genuina, con la quale riuscivamo ad ottenere sonorità molto interessanti e all’avanguardia.

    Battiato, dunque, smise presto di suonare il violino. Non è stato un bravo allievo?

    Ha fatto miracoli, invece! Non è facile cominciare a suonare uno strumento come il violino se non si comincia da piccoli. In alcuni concerti, comunque, suonava anche lui il violino, improvvisando con me.

    Dopo vi siete dedicati alla musica leggera...

    Il primo brano che abbiamo realizzato, praticamente in casa, si chiamava “Adieu”, con un testo in francese, che pubblicò la WEA. Nel disco Battiato cantava e io suonavo il violino, ma siccome Battiato non voleva comparire, si firmò con lo pseudonimo Kui e il nome del cantante che comparve sul 45 giri fu “Astra”. La cosa curiosa fu che quando si dovette promuovere il disco, tenuto conto che nel frattempo io ero occupato con l’orchestra sinfonica della Rai, in TV andava... mio figlio Stefano, che fingeva di cantare e suonare il violino. Attualmente mio figlio suona la viola presso “La Fenice” di Venezia. Parecchi anni dopo questo brano è diventato “Una storia inventata” per Milva. Quando poi Battiato decise che per promuovere la propria produzione bisognava sostenerla in prima persona, siamo partiti con “L’Era del Cinghiale Bianco”.

    Prima del “Cinghiale”, però, avevate scritto gli arrangiamenti per “Polli di allevamento” di Giorgio Gaber...

    Sì, perché Franco era amico di Gaber. E’ stato il primo nostro lavoro di arrangiamento.

    Partitura-bozzetto di Giusto Pio

    IL MOTORE IMMOBILE

  • Lei però, nel frattempo, come si diceva, aveva pubblicato il suo primo disco: Motore immobile.

    Un altro genere. Recentemente è stato ripubblicato su CD, mentre il disco in vinile attualmente è quotato più di un milione di lire. Non per altro, ma perché è un disco raro, e perché ne sono state vendute pochissime copie...

    Motore immobile è un’idea per esprimere la fissità musicale di tutto il pezzo o anche l’idea di Dio che ha in mente Giusto Pio?

    Possiamo immaginare una grande ruota che gira. In mezzo a questa ruota c’è un punto, in centro, un punto che non ha dimensioni. Pertanto tutto gira, ma il punto resta immobile. Immaginare cos’è Dio? Il mio cervellino sicuramente non può. Secondo me è una grave presunzione anche solo paragonare Dio a quello che noi possiamo immaginare.

    Lei è cattolico?

    Sì.

    Come coniuga allora quello che sta dicendo col fatto che questo “Motore immobile”, 2000 anni fa, si incarna e diventa un uomo?

    Io mi riferisco all’essenza di Dio, che resta comunque incalcolabile, inimmaginabile.

    Dunque, il Credo della sua più recente “Missa Populi” è il suo credo?

    Sì, e l’ho fatto dire non da una persona, ma da una moltitudine che lo urla a tutti. L’ho fatto con questo spirito.

    Ha mai parlato di questi argomenti con Battiato?

    No

    Mi sembra che lui sia su altre frequenze d’onda.

    Sicuramente, comunque non saprei spiegarle la “spiritualità di Battiato”: a mala pena so spiegarle la mia!

    Leggo però su un libro (M.Micale, Centro di gravità permanente, Ed. Bastoni 1994): “Giusto Pio, figura così importante ed essenziale per il discorso spi