Paesaggi naturali e paesaggi PAESAGGI NATURALI E PAESAGGI ANTROPICI Le valli del Sesia, ubicate tra

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  • CLUB ALPINO ITALIANO Sezione di Varallo

    Commissione scientifica

    in collaborazione con Parco Naturale del Monte Fenera

    Paesaggi naturali e paesaggi antropici

    FENERA ANNUNZIATA (BORGOSESIA, 415 m) MONTE FENERA (899 m)

    La frequentazione preistorica di un sistema carsico al margine sudalpino-padano

    Club Alpino Italiano Sezione di Varallo

    Parco Naturale del Monte Fenera

  • PAESAGGI NATURALI E PAESAGGI ANTROPICI Le valli del Sesia, ubicate tra il margine padano ed il Monte Rosa, presentano un estrema varietà di paesaggi naturali. Le diversità geomorfologiche, climatiche e botaniche hanno creato i presupposti per una frequentazione differenziata del territorio valsesiano, che ha originato una grande varietà di paesaggi antropici. Una fitta rete di sentieri, ripristinati e segnalati negli ultimi due decenni dalla Commissione Segnaletica della sezione di Varallo del CAI, permette la fruizione escursionistica di tutti i settori della Valsesia lungo itinerari caratterizzati da diversi paesaggi naturali e da diversi paesaggi antropici

    Mappa indice dell’itinerario Fenera Annunziata (Borgosesia, 415 m) – Monte Fenera (899 m)

  • UN UNICUM DELLE ALPI CENTRO- OCCIDENTALI Il Monte Fenera costituisce l’unico massiccio carbonatico presente sul versante meridionale delle Alpi centro- occidentali. Ad ovest del lago Maggiore la copertura sedimentaria delle Alpi meridionali è, infatti, ridotta a pochi lembi di limitata estensione areale. Nello stesso territorio costituisce quindi l’unica area in cui la presenza di rocce carbonatiche ha consentito lo sviluppo di fenomeni carsici di dimensioni ragguardevoli. La presenza di grotte ha permesso la frequentazione degli animali e dell’uomo dal Paleolitico. Dal Neolitico la presenza umana è stata quasi costante; ed anche quando la presenza umana sul monte ha perso le sue peculiarità, il monte e le sue grotte hanno sempre continuato a costituire una presenza mitologica per le popolazioni locali. L’ubicazione del monte in prossimità del margine padano, la peculiare rilevanza geomorfologica e botanica e la presenza d’ambienti diversificati hanno favorito la presenza di una ricca avifauna, tra cui spicca la cicogna nera, che s’integrano con una fauna comunque ricca e differenziata. L’evidenza morfologica del Monte Fenera, la sua peculiarità geologica e le sue testimonianze preistoriche hanno attirato l’attenzione dei ricercatori locali sin dall’Ottocento. Il primo studio geologico in cui esso è citato risale al 1838. All’inizio del Novecento si potevano già contare cinque studi monografici sulla geologia di questo monte ed altre sei opere di carattere regionale che si erano estesamente soffermate su queste serie. Allo stesso periodo risale la prima esplorazione

    speleologica del sistema carsico, auspicata da Pietro Calderini sin dal 1868, che proseguirà ininterrottamente sino ai nostri giorni. Nella seconda metà dell’Ottocento, in una società in gran fermento culturale, il Fenera ha attirato l’attenzione dei naturalisti locali. Un ruolo centrale in questa scoperta ha avuto Pietro Calderini, un personaggio estremamente eclettico nato e vissuto alla base del monte. Grazie agli interessi differenziati d’eruditi locali e ricercatori specializzati il materiale geologico, botanico e preistorico proveniente da questo territorio ha costituito la base per il primo museo valsesiano, che pochi anni dopo fu significativamente dedicato allo stesso Calderini. Il Monte Fenera si presenta dunque come un unicum nel panorama naturalistico e culturale delle Alpi centro-occidentali. Dal 1980 esso è stato incluso in un parco regionale. L’interesse verso il monte ha avuto inoltre un rilancio negli ultimi decenni dello scorso secolo, con la nascita di gruppi archeo-speleologici locali, che hanno fatto del sito il loro principale punto di ricerca. Le collezioni museali provenienti dal monte sono invece in attesa di sistemazione (Borgosesia) o di rilancio (Varallo). I musei regionali, che riproducono a scala ridotta temi espositivi presenti in quelli nazionali più affermati, rimangono spesso confinati nella realtà locale. Il Monte Fenera offre invece la possibilità di inserire questi istituti locali nell’ambito di un sistema di sedi espositive estremamente differenziato e distribuito capillarmente su un territorio a fortissima vocazione eco-museale.

  • Il Monte Fenera GUIDA AD UN’ESCURSIONE SIL MONTE FENERA Il Monte Fenera, per la sua anomalia geologica e soprattutto per la sua singolare posizione geografica, ha da sempre attirato l’attenzione di naturalisti. Negli ultimi anni il crescente aumento del fenomeno escursionistico e la costituzione nel 1987 di un parco naturale regionale ha notevolmente ampliato la sua visibilità. La viabilità è stata inoltre agevolata tramite la segnalazione dei principali sentieri da parte della sezione del CAI di Varallo. Questa fitta rete di vie consente un’escursione circolare dalla base alla sommità del monte lungo la quale si possono osservare tutte le rocce che lo costituiscono e le diverse forme della copertura vegetale, i fenomeni carsici e le tracce della frequentazione preistorica e della vecchia attività estrattiva. Nel percorrere l’itinerario in programma, che attraversa nel suo sviluppo vari tipi di ambiente, i boschi delle prime pendici, le piccole radure con substrato roccioso affiorante, i valloncelli umidi, la grande parete assolata, è possibile incontrare un’ampia rappresentanza della flora e

    della fauna del monte e fare la conoscenza di un buon numero di specie tra le più caratteristiche della zona. IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO Lungo la strada provinciale Grignasco- Borgosesia, in località Ponte S. Quirico, sono osservabili i termini inferiori della successione stratigrafica del Monte Fenera. All'imbocco di una piccola strada comunale affiorano agglomerati tufacei di colore rosso-violaceo, inglobanti blocchi decimetrici di vulcaniti e di rocce metamorfiche erciniche. Questi litotipi costituiscono la parte superiore del Complesso Vulcanico Permiano (CVP), affiorante estesamente nella bassa Valsesia, osservabile in dettaglio lungo gli spaccati artificiali delle strade che salgono alle frazioni poste alla base del lato occidentale del Monte Fenera. Lave e tufi costituiscono parte di un vasto sistema vulcanico che nel Permiano inferiore (tra 290 e 256 milioni di anni fa) si estendeva ininterrottamente tra Biellese e Luganese in condizioni subaeree. Pochi metri a valle, a lato della strada provinciale, è osservabile il limite del Complesso Vulcanico Permiano con le sovrastanti Arenarie grigie di Fenera Annunziata (AFe) costituite da microconglomerati ed arenarie a cemento dolomitico di colore grigio e verde con subordinate intercalazioni argillose e siltose. Lo spessore dell'unità è sempre di ordine metrico. Le arenarie grigie appartengono probabilmente alla parte distale di un sistema di piana costiera alimentata da apporti alluvionali talora rimodellati da agenti marini. Il deposito testimonia quindi l'estensione di

  • un bacino marino orientale che nell'Anisico (242 Ma) giunse a ricoprire anche le aree in precedenza emerse della bassa Valsesia. Sopra le arenarie affiorano due banchi di dolomie arenacee di spessore metrico e colore grigiastro, costituenti una graduale transizione con l'unità sottostante. Sopra a queste compaiono dolomie grigie in strati sottili con presenza di strutture a lamine piano- parallele di tipo algale (Dolomia di S. Salvatore, DSS). La dolomia costituente la parte inferiore del monte veniva in passato cavata per la produzione di calce. L'attività è probabilmente molto antica; alcune fornaci rudimentali, rivestite in arenarie rosse refrattarie, sono ancora osservabili in alcune località del monte presso Ara e la Colma. Intorno al 1860 erano in attività le cave Neri in località Pissone. Il materiale estrattovi veniva lavorato sul posto in una fornace ancora esistente presso la strada provinciale Grignasco- Borgosesia. Successivamente venne aperta una grande cava alle spalle della frazione Fenera Annunziata; la lavorazione avveniva nel vasto complesso lungo la strada Grignasco- Borgosesia nella località ancora nota col toponimo Fornace. Nella seconda metà dell'Ottocento l'arretramento del fronte della cava Neri in località Pissone determinava l'intaccamento di argille e dolomie scure. Queste vennero utilizzate, probabilmente come sottoprodotto dell'estrazione di dolomia da calce, come pietrisco per massicciate ferroviarie o per manutenzione stradale. L'estrazione era comunque difficoltosa poichè vi erano

    intercalati materiali tufacei che facilmente si impastavano con l'acqua creando seri imbarazzi ai minatori.

    La frazione Fenera Annunziata, sede del Parco Naturale del Monte Fenera, vista dalla parete dolomitica lungo il sentiero a segnavia 770. LA SEDE DEL PARCO NATURALE DEL MONTE FENERA A FENERA ANNUNIATA Da Ponte S. Quirico, risalendo per un centinaio di metri la provinciale in direzione di Borgosesia, si arriva all'imbocco della strada per le frazioni Fenera Annunziata (Fenera di Sotto nella cartografia IGM) e Fenera di Mezzo. A fianco della strada, con minor continuità di esposizione, si può osservare la stessa successione presente al Ponte S. Quirico. L’itinerario attraversa prima una sottile fascia di bosco umido naturale, abitato da un’avifauna sciafila come il tordo bottaccio (Turdus philomelos) e il pettirosso (Erithacus rubecula), ove prevalgono