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OTTORINORESPIGHI

Catalogo delle operepubblicate daCASA RICORDI - BMG RICORDI S.p.A.

Catalogue of the workspublished byCASA RICORDI - BMG RICORDI S.p.A.

Catalogue des oeuvrespublies parCASA RICORDI - BMG RICORDI S.p.A.

Katalog der Werkedie bei CASA RICORDI - BMG RICORDI S.p.A.verffentlicht wurden

(1997)

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Copyright 1997 by CASA RICORDI - BMG RICORDI S.p.A. - MilanoAnno 1997Tutti i diritti riservati - All rights reservedPrinted in Italy

Le edizioni precedute da un asterisco sono in venditaThe editions marked by an asterisk are on saleLes editions prcdes dun astrisque sont en venteDie mit einem Sternchen bezeichneten Ausgaben sind im Verkauf

Translation by Nigel JamiesonTraduction de Sophie Le Castel bersetzung von Wolfgang Kck

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IL NOVECENTO DI OTTORINO RESPIGHI

Il catalogo delle opere di Ottorino Respighi redatto da Potito Pedarra e il lavorodi questo studioso su Il pianoforte nella produzione giovanile di Respighi han-no portato alla luce, schedato e in buona parte esaminato un centinaio diinediti perlopi giovanili. Tali lavori, una ventina dei quali pubblicati in questianni da Ricordi, provengono nella maggior parte dal Civico Museo BibliograficoG. B. Martini di Bologna cui li don Elsa Respighi perch nel Liceo bologne-se il marito aveva compiuto gli studi di violino con Federico Sarti e di composi-zione con Cesare DallOlio, Luigi Torchi e Giuseppe Martucci conseguendo irispettivi diplomi nel 1899 e nel 1901.Sono titoli compresi fra il 1893 e i primi due lustri del Novecento (nel 13 ilmusicista si trasferir a Roma, divenuto titolare della Classe di Fuga e Compo-sizione a Santa Cecilia) secondo unattitudine precoce solo nel 96 Respighiinizia studi regolari di composizione e unapplicazione ferrea che ricordanoquelle di Felix Mendelssohn anche nellanalogo assimilare la tradizione. Han-no il loro culmine in due lavori di teatro, Semirma (1910) e Marie-Victorie(1912-14), con Semirma, dallorchestrazione lussureggiante e magistraleancorch imbevuta di wagnerismo e con echi di Richard Strauss, che gi uncapolavoro come not, al solito acutamente, Fedele dAmico e con lui GianandreaGavazzeni.I lavori giovanili valgono dunque da ricerca e sperimentazione di s, attraversoforme, generi ed espressioni molto diverse, in vista di un linguaggio che sardel tutto personale da Fontane di Roma, ultimate nel 1916. In essi, per, as-sieme a modi inevitabilmente eclettici e ad una sorta di multilinguismo, sonogi segnati tre aspetti chiave dellartista: primo, la predilezione per la musicastrumentale e il sonatismo, come dimostrano la Sonata in Fa minore per pia-noforte del 1897 dai ben filtrati echi chopiniani e schumanniani, un Doppioquartetto in Re minore per archi del 1900 (in realt un Ottetto per archi), ilQuintetto in Fa minore per pianoforte e archi (1902) e due Quartetti per archi, inRe maggiore (1904) e in Re minore (1909).Secondo aspetto, lindirizzo, anzi la naturale inclinazione verso una tavolozzatimbrica il cui colore personalissimo sar un aspetto di punta del compositore:ad esempio le pagine descrittive per orchestra, Danza sacra e Corteggio dellaRegina Atossa, aggiunte nel 1906 alla Cantata per soli, coro e orchestra I

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persiani anno 1900 (la Danza poi riutilizzata nel secondo atto di Semirma, alpassaggio della carovana).Il terzo aspetto lamore per l antico, amore che investir le forme toccatistichee concertanti (Toccata per pianoforte e orchestra, Concerto a cinque) o si rifaral mondo tardorinascimentale-barocco nelle tre Suites di Antiche danze edarie per liuto o negli Uccelli ma che intanto troviamo nella Suite per istrumentiad arco del 1902 (la Siciliana con quella dolce malinconia del passato, unaBurlesca tutta passaggi leggerissimi con larco e in pizzicato) o nel Concertoallantica per violino (1908) dove l Allegro rimanda a Viotti e alla Scuola fran-cese e l Adagio occhieggia Johann Sebastian Bach e Pietro Nardini.Da subito, accanto a pagine come lHumoreske (1903) o la Leggenda perviolino e orchestra (1902; nota sino ad oggi con laccompagnamento di piano-forte), che una sorta di Mditation di Massenet italiana, si osserva un impe-gno forte. Da Christus per soli, coro e orchestra, Cantata biblica del 98-99ad ampia e nobile campata (basterebbero lapertura sinfonica e i collegamen-ti narrativi dellorchestra), alla Fantasia slava (1903) per pianoforte e orchestradal colorito in realt orientale (il modo di trattare i legni) e con passaggi acadenza del solista - un po troppo lisztiani, anche se di scrittura meno com-plessa che in Liszt, nell Allegro con fuoco - che lautore, ad esempio nelConcerto in modo misolidio per pianoforte e orchestra, manterr. Questa Fan-tasia in Sol minore rispecchia anche le esperienze russe di Respighi fra il 1901e il 1903: la trasferta come prima viola dorchestra e viola damore presso iteatri imperiali a Pietroburgo e a Mosca quando conosce Nikolaj Rimskij-Korsakov col quale studia per cinque mesi.In ambito orchestrale le Variazioni sinfoniche e meglio ancora il lavoro deldiploma, il Preludio, corale e fuga (1901) denotano una bravura di sviluppi,ritorni e richiami tematici, di trasformazioni ed elaborazioni contrappuntisticheda non lasciar supporre un compositore italiano, sia pure nato nella wagnerianaBologna mentre la Burlesca (1905) un agile poemetto coreografico in cui iprestiti francesi (ad esempio il Debussy di Ftes) lasciano intravedere ilRespighi di poi.

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I lavori giovanili confermano quanto gi si sapeva. Che il rapporto del musicistacon la tradizione ossia con lOttocento un vincolo naturale, di continuitanzich di opposizione o peggio di frattura, a differenza di altri musicisti dellacosiddetta Generazione dellOttanta: Ildebrando Pizzetti, Gian FrancescoMalipiero e Alfredo Casella. questa la cifra storica e la realt autentica del compositore, come ha dimo-strato, in pi occasioni, DAmico; e rimane tale al di l dei dati anagrafici o

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della somma algebrica fra ottocentismi e novecentismi, disseminati in variamisura nella sua produzione e predominanti ora gli uni ora gli altri. Ci perchsulla tradizione vengono innestati, con naturalezza e in modo aproblematico,elementi del XX secolo, accolti come linguaggio corrente.Respighi eccelle cos in un genere tipicamente ottocentesco come il Poemasinfonico, che allinterno della Generazione dellOttanta suo appannaggioesclusivo o quasi e dove egli d alcuni tra i frutti migliori e pi originali. In testa,la celebre terna di lavori immedesimati nellUrbe, in breve per Respighi unaseconda pelle: le celeberrime Fontane, i Pini di Roma del 24 e le Festeromane del 28. qui che il tanto discusso e molto meno analizzato descrittivismo respighianomostra i suoi diversi atteggiamenti. Uno, quello fortemente visualizzatore indiretta discendenza da Berlioz (limmagine plastico-dinamica della Fontanadel Tritone che si fa suono grazie allininterrotto pedale di Do dei corni; lasfogata notte dellEpifania, la Befana a piazza Navona ai giorni nostri, tradottain caleidoscopia sonora). Laltro aspetto, quello pi astratto e smateriato cherimanda a Debussy, come nelle due Fontane che incorniciano il primo Poemaromano: La fontana di Valle Giulia col suo assorto lirismo pastorale, tuttodistillazione dellelemento timbrico-sintattico e La fontana di Villa Medici doveil sentimento della sera imminente ne il giorno pianger che si more diventaemblema della nostalgia .Tutto questo con uno stile orchestrale suo. Che sa farsi assolutamente per-sonale nel panorama italiano del tempo pur attraverso cento prestiti (gi quellidei lavori giovanili) storicamente individuabili: da Martucci al Puccini ad esem-pio dellAlba romana di Tosca, Debussy e Richard Strauss, Rimskij-Korsakove i Russi, anche il Mahler di Der Einsame im Herbst nel Das Lied von der Erdecon cui la prima delle Fontane assona nellincipit. Stile, come stato osser-vato, nel quale coesistono liquido e solido, impressionistico e saldamentestrutturato secondo i frutti - pure - dei molti e differenti lavori giovanili dartigia-nale apprendistato.Unulteriore osservazione simpone. Come in Respighi il confine tra musica aprogramma e musica pura sia in realt sfumatissimo e non netto come sipotrebbe pensare. Cos in Vetrate di chiesa (1926) titoli e versetti sono tiratigi per scommessa essendo in realt le Vetrate il fastoso allargamento orche-strale di un lavoro puro - i Tre preludi sopra melodie gregoriane per pianofortesolo, 1919 - con laggiunta di un episodio nuovo dal titolo emblematico: SanGregorio Magno. Quanto poi a Fontane, i quattro pannelli funzionano nonseparati ma assieme, come il poker di movimenti duna Sinfonia sia pure moltoparticolare. Lo dimostrano, col resto, gli stretti rimandi armonici, melodici etimbrici fra il primo e lultimo titolo.

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Con la conoscenza del canto cristiano monodico, che in assoluto recuperodel Novecento, il modalismo russo degli anni giovanili si atteggia a modalitgregoriana e diventa elemento linguistico, tinta espressiva in pi da alternareo accostare ad una tavolozza pur gi formata (i Preludi e il Concerto in modomisolidio di cui s detto, il Concerto gregoriano per violino e orchestra e ilQuartetto dorico per archi ).Poemi sinfonici, musica pura, liriche che si compongono in raccolte quali Deitsilvane con i loro umori liberty, recitativi che sallargano ad ambiziosi poemettivocali come Il tramonto. Naturalmente melodrammi, fra tradizione, colorismosinfonico ed esperienze arcaicizzati: da Belfagor alla Campana sommersaalla Fiamma. A riesaminarli (pi spesso esaminarli) e farli tornare in vita sulpalcoscenico, si potr riconoscere, come ha scritto sempre DAmico, nonsoltanto il documento di unepoca ma un creatore di razza. Quello cui icomponimenti giovanili preludono.

Alberto Cant

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OTTORINO RESPIGHI: VITA E OPERE(in collaborazione con Potito Pedarra)

1879 Il