newsletter di Consorzio il Biologico - febbraio 2016

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    25-Jul-2016
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La newsletter di Consorzio il Biologico esce in occasione di BioFach – Vivaness, la grande fiera mondiale sul biologico di Norimberga, dal 10 al 13 febbraio 2016.

Transcript of newsletter di Consorzio il Biologico - febbraio 2016

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    La crescita del biologico italiano

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    News Letter Destinato esclusivamente ai Soci del CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende del sistema di controllo del CCPBNews Letter Destinato esclusivamente ai Soci del CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende del sistema di controllo del CCPB Febbraio 2016

    LINO NORI - Presidente Consorzio il Biologico, FILIPPO PIREDDA - Ufficio stampa CCPB

    Come di consueto ci troviamo a chiac-chierare dello stato di salute del set-tore del bio con Lino Nori, presidente di Consorzio il Biologico. I numeri sono eloquenti: crescita dei consumi e delle esportazioni, degli operatori e delle superfici coltivate. LItalia sempre protago-nista quando si parla di biologico. S, il primato dellItalia soprattutto quello dellexport: 1,42 miliardi di euro, nessuno al mondo fa meglio. A parte questo suc-cesso del made in Italy, nellultimo anno si consolidato il mercato interno, pi 19,4% di vendite di prodotti bio nella

    grande distribuzione nei primi sei mesi del 2015. Parallelamente si rafforza anche la capacit produttiva: dal 2013 lItalia conta un pi 5,4% di operatori bio italiani e un pi 12,8% di ettari di superficie coltivata bio. Questa crescita una tendenza comu-ne in tutto il mondo, ovunque il biologico sempre pi apprezzato e diffuso, dalle nostre parti per va meglio che altrove.Insomma il 2015 stata unannata buona e altrettanto pu esserlo il 2016, come possiamo tracciare il futuro del bio per i prossimi anni?Ora che il periodo positivo non possia-mo rilassarci, anzi dobbiamo lavorare di

    In questo numeroRIFLESSIONI LA CRESCITA DEL BIOLOGICO ITALIANO

    BIOLOGICO CONFRONTO FRA CIBO BIOLOGICO E CONVENZIONALE AL PARLAMENTO EUROPEO

    CONTROLLO VITIVINICOLTURA BIOLOGICA: LE RAGIONI DI UN SUCCESSO

    AREA TECNICA NUOVI STANDARD BIO PER IL CANADA

    PROGRAMMI ANNUALI DI PRODUZIONE ANNO 2016

    PARTE IL NUOVO SISTEMA DI QUALIT NAZIONALE DI PRODUZIONE INTEGRATA

    ALTRE CERTIFICAZIONI BIODIVERITY ALLIANCE E LA QUALIT BIOLOGICA DEI SUOLI

    LE GARANZIE DELLA COSMESI BIOLOGICA E NATURALE CERTIFICATA

    FIERE E CONVEGNI CCPB E CONSORZIO il BIOLOGICO PRESENTANO IL CALENDARIO FIERE 2016

    SOSTENIBILIT ALLA RICERCA DEL CIBO PERFETTO CLIMATE CHANGE: PROSPETTIVE PER I NOSTRI SUOLI

    VEGANO VEGAN: IL CLIMA NEL PIATTO, MA NON ALLA COP21

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    Lo scorso 18 novembre al Parlamento Europeo stato presentato uno studio sui benefici derivanti dal consumo dei prodotti biologici: benefici sulla salute dei consumatori e sulla salute del nostro ambiente.Lo studio ha messo in evidenza come dallanalisi di 52.471 ar-ticoli, a partire dal 2009, fra prodotti biologici e convenzionali non vi si-ano differenze statisti-camente significative in termini di vitamina C, Magnesio, Potassio, Zinco, Calcio e Rame. Lanalisi di 240 studi, eseguita nel 2012, ha di-mostrato come i prodotti biologici non abbiano un potere nutrizionale mag-giore rispetto agli analo-ghi convenzionali, men-tre una valutazione di 343 studi, eseguita nel 2014, ha posto in evi-denza come il consumo di prodotti biologici con-senta di ridurre esponen-zialmente la quantit di fitofarmaci immessi con una normale dieta a base di prodotti non biologici. Da tutti gli studi poi emerso come: i prodotti biologici abbiano una mag-

    giore quantit di antiossidanti rispetto agli analoghi convenzionali, da un 20 ad un 40% in pi

    un consumatore biologico sia pi pro-penso a consumare ortofrutta avvi-cinandosi alla quantit di assunzione giornaliera consigliata dallOMS, pari a 400 g

    Se questi sono gli effetti benefici sulla salute, il consumo di prodotti biologici si caratterizza anche per la salvaguardia del-le risorse ambientali. La maggior parte dei consumatori ormai ne sono consapevoli, soprattutto dopo la recente conferenza di Parigi COP 21 e i timori di un irreversibile peggioramento climatico. In un rapporto del 2012, in cui sono stati analizzati 71

    studi scientifici, emerso come lagricol-tura biologica contribuisca a migliorare i parametri ambientali per unit di superfi-cie e non per unit di produzione a causa di una, ancora, ridotta resa per unit di superficie. In uno studio pi recente, del 2014, derivante dallanalisi di 115 prove

    si potuto notare come una corretta rotazione colturale e lapplicazione di mo-derne tecniche colturali possano ridurre il gap produttivo all8%, di fatto renden-do maggiormente sostenibile lagricoltura biologica. Se poi combiniamo lanalisi produttiva con le abitudini alimentari dei consumatori biologici, possiamo dedurre che la pressione ambientale basata su una dieta biologica sia pi sostenibile di una dieta convenzionale: basti pen-sare ad un consumo pi razionale in pro-dotti animali che comportano un minor utilizzo di risorse ambientali e di terra.Finalmente unanalisi corretta che ha mes-so in evidenza le positivit e le equivalen-ze dei prodotti biologici, non sottacendo i grandi spazi di miglioramento di cui il settore necessita per essere sempre pi competitivo sia sul piano qualitativo, am-bientale ed economico.

    La viticoltura biologica italiana un fe-nomeno che, secondo il SINAB (Sistema Informativo Nazionale Agricoltura Biologica) a fine 2014 contava: 25.460 ettari certificati in conversione 46.902 ettari certificati biologiciPer un totale di 72.361 ettari inseriti nel sistema di controllo e certificazione italiano.Rispetto al 2013, dove si contavano 67.937 ettari, nel corso di un anno si realizzato un ulteriore notevole incremento in termini di superficie vitate. Se volgiamo lo sguardo ancora indietro al 2012, possiamo osservare un aumento sensazionale: 15.014 ettari in due anni. Rispetto al totale della superficie agricola italiana coltivata biologicamente, che pari a 1.387.912 ettari, il vigneto biologico rappresenta il 5,2%. La superficie dedicata a vigneto biologico in percentuale sul totale della superficie dedicata a vigneto in Italia (fonte ISTAT: 795.027 ettari) pari allo 9,10%. A livello mondiale si stima che i vigneti col-tivati biologicamente siano 275.000 ettari con una crescita dell11% rispetto al 2013. Di questi ettari, il 73% coltivato in Europa.A parte lItalia, in Europa (Fonte Commissione EU dati 2011), gli Stati che coltivano pi vi-gneto bio sono Francia (ha 61.056), Spagna (ha 79.016) e Grecia (ha 4.807). Merita la segnalazione il trend di sviluppo della Spagna che passata da 16.000 ettari del 2002 ai 79.000 ettari del 2011, mentre lin-cremento delle superfici vitate bio in Italia stato leggermente meno impetuoso passan-do da 37.000 ettari del 2002 ai 52.000 et-tari del 2011 e fino ai 72.361 ettari del 2014.Tornando a casa nostra, le Regioni nelle quali si riscontra la superficie pi ampia a vigneto biologico sono le seguenti; Sicilia 25.153 ettari Puglia 10.604 ettari Toscana 8.748 ettari Marche 3.787 ettari Abruzzo 3.385 ettari Emilia Romagna 2.574 ettari Veneto 2.405 ettari Calabria 2.355 ettari Lazio 1.519 ettari Sardegna 1.269 ettari Piemonte 1.254 ettari Lombardia 1.197 ettari

    Dopo la pazza estate del 2014, il peggiore anno, climaticamente parlando, durante il quale nelle aziende bio la lotta fitosanitaria effettuata con metodo biologico contro la peronospora e la botrite stata aspra, a causa di piogge continue, temperature favorevoli e ore di bagnatura prolungate per settimane, che hanno messo sotto pressione i viticoltori bio, lestate del 2015 ha regalato ai viticoltori bio due mesi di sole e, conseguentemente, uve sanissime e - dicono gli esperti - forse una delle migliori annate per il vino. I segnali che il vino bio va forte ci sono tutti.Il marchio Berlucchi in Franciacorta solo il pi recente caso di conversione di un marchio TOP che dimostra di credere nel biologico. Se anche altri prestigiosi marchi, si affiancheranno ai gi bio Barone Pizzini e Ca Del Bosco, il Consorzio del Franciacorta potrebbe diventare presto il primo territorio italiano dedito completamente alla coltiva-zione del vino bio per la produzione delle rinomate bollicine italiane.Occorre tenere in considerazione il fatto che per la conversione della vite la nor-mativa europea prevede un periodo di 36 mesi e quindi la possibilit di produrre vino biologico rimandata di 3 anni rispetto al momento in cui limprenditore decide di convertire lazienda. Se poi quel particolare tipo di vino soggetto ad un processo di in-vecchiamento, ad esempio di altri 36 mesi, abbiamo che dal momento della decisione di convertire lazienda, al momento in cui si pu commercializzare il vino biologico, pas-sano fino a 72 mesi (6 anni). Non pochi!Questa potrebbe essere una chiave di let-tura che spiega i passi di piombo con cui le grandi aziende del vino approcciano il settore del vino biologico. Sanno che in questo settore non si pu correre dietro al marketing che insegue la moda dellanno, ma occorre un progetto di medio-lungo periodo.I dati di mercato spingono in una direzione chiara; lo conferma il Survey 2015 Wine Trend Italia di Wine Monitor Nomisma che delinea i desideri del consumatore italiano nei confronti del vino bio. La presenza di un marchio bio il primo criterio che guida le scelte di un vino per il 4% dei consumatori

    VITIVINICOLTURA BIOLOGICA:

    LE RAGIONI DI UN SUCCESSO

    DAVIDE PIERLEONI - Responsabile Ufficio Commerciale, Marketing e Segreteria Italia

    pi perch il presente si trasformi in un futuro duraturo. Perci dobbiamo im-pegnarci a pensare a come funziona il sistema del biologico nel suo complesso e agire per un miglioramento comples-sivo. Sicuramente le priorit sono la rintracciabilit di filiera: aumentando i consumi, aumenter anche la circolazio-ne di prodotti e materie prime. Saranno indispensabili le piattaforme informati-c