Marilena Pasquali - Centro Studi Giorgio Morandi

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  • Giorgio MorandiSaggi e ricerche 1990-2007

  • Giorgio MorandiSaggi e ricerche 1990-2007

    Marilena Pasquali

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  • Sommario

    7 Premessa. Una storia lunga ventanni

    La vita e lopera

    15 Le radici, la famiglia, la formazione (1890-1911) 19 Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914) 27 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 43 La stagione della Metafisica

    e dei Valori Plastici (1918-1921) 57 Lemergere di un paesaggio interiore (1920-1943) 79 Un piccolo capolavoro ritrovato (1943) 81 Limmagine dellassenza. I paesaggi

    degli anni di guerra (1940-1944) 101 Il perfezionamento di un percorso: il campo percettivo,

    la variante, la densit (1946-1964) 111 Lultima estate a Grizzana (1963)

    I temi, il metodo, la poesia

    121 Oggetti e stati danimo 125 Limmagine di Grizzana 133 Una cristallina purezza: i fiori di Morandi 143 Una natura incline alla contemplazione 147 Lo studio e il metodo

    Il volume stato realizzato dal

    con il contributo di

    Un ringraziamento particolare va a Paola Ghiringhelli Folon per la sua costante disponibilit e amicizia.

    Si ringraziano inoltre, per il loro prezioso aiuto, Eugenio Riccmini, M. Giovanna Guidi Pallotti, Federica Filippi Gabardi, Giulia Pasquali,Roberto De Caro, Elena Massarenti.

    La foto di pagina 146 di Luciano Calzolari.

    In copertina: Giorgio Morandi, Natura morta, 1957 (V. n. 1059).

    Progetto graficoStudio No, Firenze

    ImpaginazionePaula Becattini, Reggello

    FotolitoDardanelli, Firenze

    StampaFilograf - Forl

    Divieto di riproduzione immagini.Tutti i diritti riservati

    Marilena Pasquali, per i testi noedizioni, 2007

    Comune di Grizzana

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-20076

    157 Il mutare di intensit luminosa e di vibrazione emotiva nellarte morandiana

    167 Il tempo come durata 171 Percezione e allusione nellarte matura di Giorgio Morandi 185 Morandi e Leopardi 197 Lincontro fra Giorgio Morandi e Dino Campana 205 Le ragioni di un rifiuto. Il punto di vista di Giorgio Morandi

    sul saggio monografico di Francesco Arcangeli

    219 Appendice 1. Appunti inediti di Morandi (1961) 233 Appendice 2. Lettere inedite (1959-1963)

    257 Bibliografiaormai trascorso molto tempo da quando, nel 1978, scrissi il primo articolo su Gior-gio Morandi, ma posso dire che la mia vera storia con lui e con la sua pittura sia ini-ziata nel 1982, quando proposi a Franco Solmi, direttore della Galleria comunale darte moderna di Bologna, di mettere in piedi un archivio documentario riservato al pittore che allora e a torto ritenevo unicamente il pi grande artista bolognese del Novecento. A torto, dico, perch in realt Morandi non solo questo, ma certamente il pi grande artista italiano ed uno dei pi grandi maestri internazionali del ventesimo secolo, uno dei pochissimi che sanno interpretare il proprio tempo e insieme travalicarlo, dando volto e immagine ad una dimensione del pensiero che abita il presente e prefigura il futuro. Dal 1982 molto tempo passato e molte cose sono accadute: dalla crisalide dellArchivio e Centro Studi Giorgio Morandi da me e Franco Solmi inventato come sezione della Galleria bolognese, senza decisioni formali n finanziamenti specifici con un lavoro tut-to in salita di ben undici anni uscita la farfalla splendida del Museo Morandi, inaugurato il 4 ottobre 1993, grazie alla sensibilit del sindaco Renzo Imbeni e soprattutto al gesto unico di Maria Teresa Morandi, che ha donato alla Citt di Bologna ben 118 opere del fra-tello, ponendo come clausola-chiave della donazione la costituzione in Palazzo dAccursio, nel cuore di Bologna, del museo a lui dedicato ed affidandone a me la responsabilit. N va dimenticato come lattivit dellArchivio e Centro Studi prima e del Museo Moran-di poi abbia contribuito credo in maniera determinante alla sempre maggiore conoscenza dellartista e della sua arte a livello internazionale (ben 23 rassegne organizzate per musei esteri in 15 anni, tra il 1985 e il 2000!), insieme al lavoro di Franz Morat in Germania e nei paesi limitrofi ed a quello di altri studiosi che se ne sono occupati in diversi contesti, dagli Stati Uniti allAustralia, dallInghilterra al Giappone.Ma, come ogni splendida farfalla, anche il Museo Morandi ha avuto vita breve parlo di una vera vita di museo, di un luogo cio ricco di proposte e di attivit, e non di un mero contenitore vuoto di idee e povero di pubblico, una sorta di deposito ordinato da cui attingere opere per prestiti a volte discutibili. I nemici del Museo, a Bologna, non sono molti ma sono abbastanza autorevoli per condizionare le amministrazioni pubbliche e lintellighenzia locale. I motivi della loro ostilit verso il Museo Morandi sono diversi, ad iniziare da una non ancora sopita sensazione di fastidio, di peso, di non amore verso lartista, che accusano di aver soffocato la cultura locale, a cui si aggiunge il desiderio di poter gestire senza controlli e come merce di scambio le pi di 200 opere morandiane

    Una storia lunga ventanni

    Lattesa un incantesimo.Roland Barthes 1

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-20078 Una storia lunga ventanni 9

    che oggi costituiscono il suo inestimabile patrimonio. Tutto ci ha reso difficile e assai faticoso anche il mio lavoro per il Museo, stretto fra le Scilla e Cariddi della cronica scarsit di finanziamenti pubblici e dei continui intralci burocratico-amministrativi, fino a che nel 2001, dopo le grandi mostre di Giacometti e Klee e lunanime riconoscimento internazionale al lavoro svolto per Morandi, ho preferito dimettermi e fondare un nuovo centro studi, il cui primo obiettivo resta quello della valorizzazione dellopera moran-diana. Sono daltronde convinta che, se lAmministrazione comunale non conceder al Museo Morandi la tante volte richiesta e indispensabile autonomia dalla Galleria darte moderna istituto assai diverso per obiettivi ed ambiti di competenza , per il Museo non ci sar alcuna possibilit di vita e sviluppo. E, daltronde (ecco la considerazione pi amara), se la citt non vuole veramente questo museo, se non lo difende e anzi non lo pretende, non possono certo essere poche persone a portare sulle spalle tutto il peso di una lotta senza prospettive.Penso da molti anni ad uno studio monografico su Morandi, un po perch ritengo di aver maturato una mia autonoma posizione critica sullartista che, pur anticipata in nu-merosi saggi ed in diverse occasioni, fino ad oggi non era stata ancora sistematizzata in un testo unico, ordinato e conseguente; e un po perch, dopo le straordinarie letture di Cesare Brandi e di Francesco Arcangeli, fondamentali ma ormai lontane nel tempo la prima data al 1942 con revisione nel 1952, la seconda ha visto la luce nel 1964, pi di quarantanni fa2 in Italia non si sono pi avuti studi monografici complessivi su Moran-di, a fronte di numerosi ed interessantissimi saggi comparsi su riviste e, soprattutto, nei cataloghi delle rassegne che si sono succedute negli ultimi ventanni3.Mentre il catalogo generale delle opere completo ed aggiornato grazie prima al ba-silare lavoro di Lamberto Vitali compiuto sui dipinti e sulle acqueforti (1957-1964, per le incisioni, e 1977-1983, per le tele) e poi a quello di Efrem Tavoni per il corpus dei disegni (1981-1984, con la nuova edizione ampliata ed aggiornata a mia cura nel 1994) ed al mio intervento per gli acquerelli (1991) e per la revisione allanno 2000 del catalogo generale non altrettanto si pu dire per le pubblicazioni monografiche, volumi specifici che presentino il punto di vista del singolo studioso arricchendolo di contributi diversi, di immagini, di documenti, di aperture sul presente e sulle prospettive della fortuna critica morandiana.Limpegno quotidiano per il Museo Morandi e per le rassegne che ogni anno, quasi a getto continuo, abbiamo organizzato, non mi ha consentito per anni di concretizzare questa mia idea di monografia. Ma ora ci finalmente possibile. Lo dovevo anzitutto a me stessa, per il rapporto fondante, costitutivo che mi lega da anni allarte morandiana e al suo creatore, pittore che giorno dopo giorno attraverso il suo sguardo e le sue opere mi ha insegnato a guardare il mondo e la natura, a leggere la realt sfrondandola di ogni distrazione, a distinguere le linee portanti, essenziali, di un paesaggio, di unarchitettura, di un oggetto, persino di unespressione. Questo studio nasce perci dal doveroso ripensamento di una ricerca di ben venticinque anni e prende la forma dellantologia di saggi, cio di una scelta, revisione ed ordinamento secondo un criterio cronologico e tematico degli scritti a mio avviso pi interessanti che, con approccio ogni volta variato e mirato, ho prodotto in questo mio costante colloquio con larte morandiana. stato inoltre rivisto, ampliato e completato il corredo delle note testuali e bibliografiche.

    Dedico tutto ci la monografia attuale ed il lavoro che lha preceduta a due donne che oggi non ci sono pi, ma che mi sono state vicine e mi hanno sempre appoggiato con affetto e fiducia nella mia avventura morandiana: mia madre, cui va tutto il mio amore di figlia e di amica, e Maria Teresa Morandi che in tanti anni di vicinanza e di dialogo serrato ho imparato ad apprezzare come donna intelligente, forte e serena e di cui spero di aver meritato la stima e forse anche un poco di affetto. Un pensiero va anche al mio maestro, Franco Solmi, che per primo mi ha introdotto nel mondo morandiano. Un ringraziamento particolare va poi a mio marito Giancarlo De Maria, che in questi ultimi anni ha compreso e condiviso le mie scelte, dandomi gioia e voglia di vivere anche nei momenti pi difficili.

    Per chiarezza di esposizione e di lettura, le pagine che seguono sono state suddivise in due sezioni: La vita e lopera, secondo un dichiarato approccio storico-biografico, cui fa seguito un approfondimento critico-linguistico condensato ne I temi, il metodo, la poesia. Chiude il volume un saggio recente sul rapporto di stima e amicizia che per tanti anni ha unito Giorgio Morandi a Francesco Arcangeli e sulle motivazioni che hanno portato alla rottura di questa loro intesa, preziosa per entrambi ma, purtroppo, fragile. Dalla selezione sono rimasti esclusi, perch facilmente rintracciabili, alcuni testi credo an-che di qualche importanza, come quello che introduce il Catalogo generale degli acquerelli e laltro per il Catalogo generale dei disegni4. Tra quelli compresi, invece, un saggio inedito in Italia, in quanto pubblicato solo in lingua spagnola per la grande antologica curata insieme a Toms Llorens e Juan Manuel Bonet nel 1999 per il Museo Thyssen di Madrid5, ed un secondo quello dedicato al rapporto fra larte morandiana e la poesia di Giacomo Leo-pardi non mai stato pubblicato perch, nato come relazione introduttiva al convegno organizzato nel 1999 dal Museo Morandi per il bicentenario leopardiano, ha condiviso la sorte di tutti gli altri pur autorevolissimi interventi6 di quella giornata di studio per la quale non stato possibile pubblicare gli atti a causa dellabituale e voluta mancanza di fondi del Museo. Oltre al capitolo sulla questione Morandi-Arcangeli, con le sue due appendici documentarie, e ad una breve riflessione su un dipinto di Fiori del 1943 che amo molto7, un terzo scritto Il confronto con le avanguardie (1913-1917) del tutto nuovo: nella fase di revisione del materiale, mi sono infatti resa conto di non aver mai scritto pagine specificamente dedicate a questa stagione imprescindibile dellarte morandiana, anche se naturalmente la sua conoscenza sempre stata alla base della mia ricerca8. Ma, distinguendomi dal tradizionale approccio nazional-novecentesco a Morandi, peral-tro allestero ormai del tutto superato, io non considero i suoi primi anni fino alla stagione metafisica compresa, come i pi importanti, quelli che giustificano e sostengono la sua grandezza, quelli dei suoi unici, poi insuperati capolavori. Credo piuttosto, insieme a Roberto Longhi ed alla pi attenta critica internazionale contemporanea, che il percorso dellartista sia paragonabile non a un diapason ma ad una traiettoria ben tesa9 che lo porta, di riflessione in riflessione, di esperienza in esperienza, di opera in opera, a scavare sempre di pi in se stesso fino ai dipinti struggenti e bellissimi degli ultimi anni.

    A questo proposito e quasi ad incipit di tutto il lavoro, credo che possano essere utili al-cune osservazioni, tenendo ben presente che i caratteri di fondo della poesia e non solo della poetica morandiana sono certamente presenti in nuce nelle sue opere degli esordi PDF

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200710 Una storia lunga ventanni 11

    ma hanno bisogno di tempo e lavoro per svilupparsi ed esprimersi al meglio. Morandi artista che, nonostante alcune folgorazioni giovanili (e penso immediatamente allin-credibile Paesaggio del giugno 1911), matura tardi, intorno ai cinquantanni e pi, e che nel tempo precedente non fa altro che mettere a fuoco lo sguardo sul reale per saggiare le diverse vie dellimmagine che gli paiono percorribili e man mano intuire, delineare, perfezionare ed eleggere quella che riconosce come la pi giusta per il suo sentimento del mondo. La ricerca non si quieta neppure quando Morandi trova pienamente se stesso, perch per tutti gli anni Cinquanta e sempre pi fino a quella primavera del 1964 in cui il suo ininterrotto colloquio con la pittura deve giocoforza concludersi, egli continua a scavare allinterno dellimmagine per saggiarne ogni ulteriore possibilit despressione, per forzare fino allestremo limite il proprio bisogno di un appiglio al reale, non tarpando per il desiderio di scoperta, la voglia di andare oltre per gettare uno sguardo (e che sguar-do sapiente il suo) al di l della soglia: al di l della convenzione della figura, del limite della forma, persino del confine imposto dallequilibrio e dal distacco.Forse ci che egli sente con intensit particolarissima fin dalle sue prime prove quella luce delle cose che per anni circonder come unaureola dorata i suoi modelli e si far re-spiro dalba o silenzio meridiano nei suoi paesaggi, fino a che nelle prove pi mature non diverr luminosit tutta interna al corpo stesso dellimmagine, un bagliore che emana dal fondo della tela e letteralmente crea lo spazio e le forme che lo abitano. Qualche anno fa Pietro Citati a proposito dellarte di Vermeer ha parlato dello splendore quieto della sua mente10: ecco, mi sento di assumere pienamente questa intuizione anche per Morandi, che appena il caso di ricordarlo per il maestro olandese ha una vera e propria vene-razione; ed anche un grande poeta danese innamorato del nostro artista, Erik Lindegren, nel dedicargli alcuni versi ha inteso soprattutto sottolinearne la irradiante quiete11, la facolt quasi medianica di suscitare luce, di evocarla soltanto con il pensiero, con linten-sit della propria concentrazione.Probabilmente Morandi non avrebbe approvato espressioni quali evocazione, facolt medianica o aureola dorata, lui che nella sua medietas, nel suo caparbio understatement preferisce discorrere di una marca di colori o di come quella specifica mattina la luce entri dalla finestra per rischiarare quello specifico oggetto! Ma cosa nota: angelo sta per messaggero, colui che ci aiuta ad intuire anche solo una scintilla del divino nella pasta fangosa dellessere umano. Se questo vero, allora Rem-brandt e Mozart, Emily Dickinson e Paul Klee sono messaggeri e quindi angeli, e tale anche Morandi con il suo sguardo rivolto allessenza delle cose come lo sono solamente i veri artisti, quale che sia la loro scelta espressiva, il modo tramite il quale si offrono allin-contro con la realt e con gli altri uomini.Il modo di Morandi, il suo personale sentimento del mondo un impasto di attenzione e curiosit da un lato (con un corredo di rispetto per tutto ci che incontra) e concen-trazione fino a uno stato di contemplazione assorta, dallaltro. Egli, immobile, quieto nella sua esistenza apparentemente fin troppo timorata e assennata, guarda il frammento di mondo che si scelto come la parte per il tutto e lo trasforma in immagine, lascian-do emergere nelle sue tessiture di vibrazioni trasparenti quellin-frazione, quella rottura interna alle cose che evita la trappola dellentropia, della stasi e ricrea continuamente la vita, restituendocene il senso profondo, il nucleo vitale, lessenza. In questa operazione di riconoscimento si avverte nello stesso artista uno stupore integro, un incanto sospeso di

    fronte alla bellezza che gli si va scoprendo davanti agli occhi: per non interrompere il mo-mento magico, per non disturbare lepifania del visibile, egli resta fermo e tace, in attesa che la trasposizione metaforica si compia, che lopera veda la luce. Tale facolt di sospensione diviene anche, con la sua maturazione di uomo e con lappro-fondirsi del suo rapporto con il reale, accettazione dellassenza, della sua ineluttabilit sub specie di privazione e morte; accettazione e consapevolezza che per lui artista, inevitabil-mente, si riflettono in unimmagine che vuoto di uomini e suoni, che silenzio. Se Heidegger a comprendere che i poeti dicono il taciuto e se proprio un poeta amico di Morandi, Giovanni Giudici, a ricordarci la poesia che, quasi persona, parla dal dentro del nostro silenzio con la sua voce im-pertinente12, Morandi offre un volto al silenzio e allindicibilit del reale e lo fa con tutta la discrezione, la ricchezza, la semplicit sofferta del suo animo complesso.

    Note

    1 R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Torino, Einaudi, 1979, p. 41. 2 Di recente (febbraio 2007) lEditore Umberto Allemandi di Torino ha ripubblicato il lungo saggio di Francesco Arcangeli, nella sua Stesura originaria inedita, con introduzione, apparati e note a cura di Luca Cesari. Si tratta di un imponente volume di pi di 700 pagine, arricchito da 14 tavole a colori e 197 riproduzioni in bianco e nero. 3 Va citato a parte, per la sua acutezza critica, il recente saggio monografico di Fabrizio DAmico, Giorgio Morandi, Milano, Edizione Five Continents, 2004. Per le principali indicazioni critico-bibliografiche sullartista, cfr. la Bibliografia pubblicata in coda al volume, unantologia ragionata di voci che ho aggiornato fino ai testi pi recenti e con numerosi contributi stranieri apparsi negli ultimi anni in libri, cataloghi e riviste.4 Entrambi i cataloghi sono stati da me curati e pubblicati dallElecta: il primo nel 1991 ed il se-condo nel 1994.5 Tra i miei testi mai pubblicati in Italia posso inoltre ricordare quello scritto per lAlbertina di Vienna ed il Kunsthal di Rotterdam, Morandi. Lacquerello (1994), i saggi La maturit di Morandi, per il Teylers Museum di Haarlem e I linguaggi espressivi per i musei di Klagenfurt e Lubiana (1996) e quello per il Teien Art Museum di Tokyo, Morandi e il sentimento della natura (1998).6 Tra i partecipanti al convegno vanno almeno ricordati, per la profondit e lacutezza delle loro relazioni, Antonio Prete, Rolando Damiani, Emilio Pasquini, Marco Antonio Bazzocchi, Eugenio Riccmini, Alessandro Parronchi, Italo Tomassoni.7 Cfr. p. 79: Un piccolo capolavoro ritrovato (1943).8 Riferimenti particolarmente ricchi ai primi anni morandiani si possono trovare in Morandi, fasci-colo monografico, Firenze, Giunti, 1990; La pittura del primo Novecento in Emilia Romagna (1900-1945), in AA.VV., La pittura in Italia. Il Novecento 1. 1900-1945, vol. I, Milano, Electa, 1992; Giorgio Morandi. Dipinti 1922-1964, Palermo, Ada Edizioni, 2002. 9 Cfr. R. Longhi, Exit Morandi, in Paragone, n. 175, Firenze, luglio 1964, p. 3-4 con la menzione trasmesso all Approdo televisivo del 28 giugno 1964 (ripubblicato in Da Cimabue a Morandi, Milano, Mondadori, 1973, p. 1101).10 Cfr. P. Citati, La donna che sconfisse le tenebre del mondo, in la Repubblica, Roma, 28 maggio 1996.11 Cfr. E. Lindegren, Augusti. Till Giorgio Morandi [Agosto. A Giorgio Morandi], dalla raccolta di poesie Vinteroffer 1954, in Dikter, Stoccolma-Roma, 1963.12 Cfr. G. Giudici, La poesia im-pertinente, in Effe, n. 7, Milano, autunno 1997. La citazione di Heidegger tratta da U. Galimberti, Scovare il senso in gocce di nulla, in Il Sole-24 Ore, Milano, 20 giugno 1993.

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  • La vita e lopera

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  • Giorgio Morandi non solo nasce, nel luglio del 1890, a Bologna, ma alla citt emiliana appartiene per famiglia, cultura e sensibilit. Lartista infatti condivide dellindole bolognese i caratteri pi profondi, facendone propria la parte pi autentica: la discrezione e il rispetto per gli altri (si chiede per s quella riservatezza che si riconosce agli altri); liro-nia sagace, a volte affilata come una lama fino a ferire, ma sempre con leggerezza e qualche bonomia; il piacere della discussione, comunque commisurata alla civilt dei rapporti; la quotidianit del respirar cultura, come se latmosfera della pi antica universit del mon-do avesse permeato di s, nei secoli, le case che nel centro storico le si stringono intorno. Tutto ci, insieme allamore per la vita apprezzata anche nei suoi aspetti pi terreni, alle radici della nostra civilt e, se pur oggi pare sempre pi spesso smarrirsi nel chiasso e nella volgarit di un presente che sembra senza memoria, resta alla base di tutto e giustifica in Morandi, come in noi un attaccamento alla citt che altrimenti n allora n oggi avrebbe alcun senso.Il padre di Giorgio, Andrea Morandi, proprietario terriero in Romagna e prima rappre-sentante e poi socio di una importante seteria di Lione, tanto che in casa tutti parlano correntemente il francese e sanno qualche cosa anche di inglese; e questo nei primi anni del secolo. La madre, Maria Maccaferri, discende per linea femminile da una delle pi stimate famiglie della citt, i Dozza di Villa Ghigi, proprietari di terre e di carrozze, amanti dellarte e della letteratura, imparentati con i protagonisti del risveglio cittadino di fine Ottocento (primo fra tutti, il colonnello Paolo Bovi Campeggi, figura di spicco del Risorgimento italiano, aderente alla Repubblica romana del 1848 e vicino a Garibaldi nellimpresa dei Mille). Dallunione fra Andrea e Maria nascono, uno dopo laltro, cinque figli: Giorgio, nel 1890; Giuseppe, due anni pi tardi (ma il bambino morir di difterite, a soli 11 anni); e poi Anna, nel 1895; Dina, nel 1900; la piccola Maria Teresa, nel 1906, pi giovane del fratello maggiore di ben sedici anni. Ma poco tempo dopo, nel 1910, anche il padre muore per una malattia infettiva, lasciando la moglie da sola con quattro ragazzi, il pi grande dei quali, Giorgio, non ha ancora ventanni e frequenta gi da qualche tempo i corsi inferiori dellAccademia di Belle Arti. Maria, la madre, una donna forte che ha compreso la passione del figlio per la pittura e, ben lungi dallo scoraggiarla, la condivide e la rispetta, facendo di tutto per aiutare il giovane. Ma anche le tre sorelle riceveranno una buona istruzione, a prezzo di sacrifici non piccoli e con laiuto costante della famiglia materna, fino a diplomarsi maestre e ad essere in grado di mantenersi con dignit (parola-

    Le radici, la famiglia, la formazione (1890-1911)

    Ricordo una vecchia citt, rossa di mura e turrita,arsa sulla pianura sterminata nellAgosto torrido,

    con il lontano refrigerio di colline verdi e mollisullo sfondo. [...] e del tempo fu sospeso il corso.

    Dino Campana 1

    Abbreviazioni

    (V. n. ) Lamberto Vitali (a cura di), Morandi. Catalogo Generale, 2 voll. Milano, Electa, 1977-19832.

    (V. Inc. n. ) Lamberto Vitali, Lopera grafica di Giorgio Morandi, Torino, Einaudi, 1957-19642.(P. 1991, n. ) Marilena Pasquali (a cura di), Morandi. Acquerelli. Catalogo generale, Milano,

    Electa, 1991.(P. 2000, n. ) Marilena Pasquali (a cura di), Morandi. Opere catalogate tra il 1985 e il 2000, Bo-

    logna, Museo Morandi-MusicaInsieme, 2000.

    A pagina 12: Giorgio Morandi nellaula di incisione allAccademia di Belle Arti di Bologna, nella seconda met degli anni Trenta

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200716 Le radici, la famiglia, la formazione (1890-1911) 17

    chiave, questa, nelluniverso morandiano), contribuendo al bilancio familiare e garanten-do in ogni circostanza il loro appoggio al fratello, nel quale tutti in famiglia credono fin dai primi anni, avendone compreso per tempo le straordinarie potenzialit artistiche.Questo lambiente in cui il giovane si forma, nellaffetto delle donne di casa, nellatten-zione reciproca, nel costante interesse, e rispetto, per la cultura, sentita come nutrimento necessario al vivere di ogni giorno. Si possono perci considerare solo in parte credibili, pi che altro frutto della leggenda Morandi, le voci che ci dicono di una famiglia mo-desta, umile, ai limiti dellindigenza: certamente di soldi in via Fondazza, almeno fino al 1930, se ne vedono pochi2, ma questo nulla toglie allo spessore culturale e umano di una famiglia che tiene in conto soprattutto le cose importanti della vita, lasciando ad altri ricerca di potere e piaceri effimeri.

    Entrato allAccademia di Belle Arti di Bologna nel 1907, Morandi ne uscir diplomato nel 1913, dopo un anno di incomprensioni con i professori che lo considerano troppo fuori dagli schemi3 e quando gi la sua poetica si precisata e ha dato primi, straordinari frutti dimmagine. La sua uneducazione artistica insieme tradizionale e autodidatta, singolare fusione di tre elementi fondamentali: insegnamenti daccademia accettati e me-ditati per apprendere la tecnica; studio appassionato della grande pittura italiana ed eu-ropea del passato (amore che far di Morandi uno dei pi raffinati conoscitori darte, cui si rivolgono quasi a consulto su unopera appena scoperta studiosi del calibro di Roberto Longhi e Cesare Brandi); elaborazione del tutto personale del presente, sforzo di condi-visione della ricerca pi avanzata che si basa sulle scarne informazioni sulle avanguardie artistiche, soprattutto francesi, che possono giungere fino alla chiusa e sonnacchiosa Bo-logna dei primi del Novecento4.Cos nasce Morandi. I suoi primi dipinti adulti sono del 1910: il Paesaggio estivo, scorcio di un viale di periferia, gi colmo di accorgimenti czanniani, e la piccola, forse prece-dente, Nevicata, ancora immatura per certe notazioni descrittive ma gi tutta sua nella ricchezza delle sfumature del bianco e il digradar attento dei piani verso lorizzonte. Gi nel giugno dellanno dopo esploder quel primo capolavoro che il Paesaggio Vitali5, cos controllato nellimpianto compositivo, cos severo nella costruzione della scala cromati-ca, quasi un monocromo in cui sono ammessi solo i toni tra il verde e il grigio, ma con quanta e quale emozione visiva! un artista maturo quello che lavora cos e non credibile che il giovane ventunenne sia giunto ad esiti di tale perfezione senza aver messo alla prova pi e pi volte la propria ca-pacit e la propria forza interiore. Certamente molte opere mancano allappello per questi primissimi anni e per quelli che seguono fino almeno alla met degli anni Venti (Giuseppe Raimondi parla, per gli anni Dieci, addirittura di bei nudi di donna carnosi e sereni come una giornata di sole!6), tentazioni e tentativi, rapidi innamoramenti, sbandate e ripensa-menti prontamente dominati, quasi rimessi in riga dal giovane ma controllato artista. Gi in tempi cos precoci e poi spesso in seguito, col senno di poi, Morandi infatti prov-vede a distruggere ci che non lo convince, ci che magari tentativo interessantissimo non pare a lui rientrare compiutamente nel suo percorso, nella sua linea interpreta-tiva, quella che egli stesso traccia con mano ferma e senza esitazioni, secondo la scelta di unarte limpida, apollinea, classica nel senso della misura, dellequilibrio e del rigore. Morandi non tutto qui, anche passione, trasalimento, malinconia, attimi di pura gioia

    e discese senza difesa nelle regioni dellombra. Ma ogni cosa deve stare dentro i binari che egli stesso ha fissato. Lobiettivo viene comunque raggiunto, anche a prezzi molto alti: prima, in tempi di controllo non ancora perfetto, perfino tramite la distruzione fisica dellopera; in seguito, quando gi la conoscenza del S si fatta pi precisa, grazie ad un reiterato processo di elaborazione di ogni dato sensoriale ed emotivo, cos che tutto, anche la scintilla pi ardente o la tentazione del buio, venga trasfuso nellimmagine, divenendo nutrimento di vita indispensabile alla sua limpidezza. A questa disciplina del distacco corrisponde quello che un altro artista del ventesimo secolo, Henri Michaux, ben lontano da Morandi per temperamento e scelte artistiche, ha felicemente chiamato il lontano interiore. Tutto avviene dentro la persona; gli strumenti dellarte valgono solo in quanto attrezzi del mestiere, conosciuti a fondo per dominarli e trasformarli secondo necessit; ci che importa il saper partecipare al sentimento delle cose e queste sono parole di Morandi pur senza venirne travolti, collocando ogni dato in una lontananza che innanzi tutto contemplazione.

    (da La lontananza del visibile. Appunti per una monografia, in catalogo della mostra Gior-gio Morandi. Dipinti 1922 1964, Palermo, Palazzo Sclfani, maggio-giugno 2002. Pa-lermo, Ada, 2002, p. 12-14).

    Paesaggio, 1911 - (V. n. 2) - Milano, Pinacoteca Nazionale di Brera

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200718

    Note

    1 Cfr. D. Campana, La Notte, in Canti Orfici, a cura di F. Ceragioli, Milano, Rizzoli, 1989, p. 53, v. 1-4 e 12-13. Per Campana, la vecchia citt di questo folgorante incipit Faenza; per Morandi, il riferimento vale ovviamente per Bologna, ma mi sembra che lapproccio della memoria abbia in entrambi un analogo timbro di evocazione visiva.2 Cfr. in proposito la lettera che Emilio Cecchi scrive alla moglie, Leonetta Pieraccini, il 6 giugno 1918: Vidi Bacchelli, assai a lungo: si and con lui da quel pittore Morandi del quale ti rammente-rai la pittura di quel paese nevoso, alla Secessione nella sala di Pizzirani. un tipo malato, logoro, disfatto, che sta in una casa misera, con un sentore di disgrazie e di malattie ereditarie: in una stanza opaca, che studio, camera da letto, tutto. [...] Che gente laboriosa, nobile, nella sua disdetta (E. Cecchi e L. Pieraccini, Lettere, Firenze, Gabinetto Viesseux, 1990). In effetti, Morandi nel 1917 per mesi malato, a causa di incessanti dolori reumatici e articolari che gli impediscono quasi di lavorare, ma il giudizio dello scrittore romano pare troppo duro e forse si pu spiegare pensando al dolore, non ancora elaborato, che tutta la famiglia Morandi prova per la prematura perdita del padre.3 Cfr. P. Mandelli, Giorgio Morandi 1907-1913, in Analisi, Bologna, 15 ottobre 1978 (ripubbli-cato in Id., Via delle Belle Arti, Bologna, Minerva, 2002, p.13-17). 4 questo il torpore di cui scrive Riccardo Bacchelli in una sua lettera del 26 maggio 1926 a Giu-seppe Raimondi. Il giovane scrittore, amico di Morandi, ha appena lasciato Bologna per trasferirsi a Milano: Alla luce delle notizie ricevute da Raimondi, mette a raffronto la tranquillit della vita bolognese con lagitazione di quella milanese (M. Saccenti in Giuseppe Raimondi fra poeti e pittori. Mostra di carteggi, Bologna, Alfa, 1977, p. 142). 5 Cfr. L. Vitali, Morandi.Catalogo Generale, Milano, Electa, 1977-1983, n. 2, ripr. La tela, apparte-nuta per tanti anni al primo e pi importante sistematore dellopera morandiana, per sua volont testamentaria entrata nel 2000 a far parte delle collezioni della Pinacoteca di Brera. Per informa-zioni pi dettagliate, cfr. Brera. Un milanese che parlava toscano. Lamberto Vitali e la sua collezione, Milano, Electa, 2001.6 Cfr. G. Raimondi, Giorgio Morandi, in Il Nuovo Paese, Bologna, 12 aprile 1923. Larticolo, pro-prio per questi suoi riferimenti certo non graditi allartista, stato espunto per pi di sessantanni dalla bibliografia morandiana ed tornato alla luce soltanto nel 1984, alla morte del suo autore, quando tutto lalbum morandiano di Raimondi stato da lui donato al costituendo Museo Moran-di. Questo il brano cui si fa riferimento: Soprattutto si mostrava affezionato a un paio di tele con figure di donna staccate in un cielo di fantasia popolare. Donne dai grandi seni e dalle acconciature voluminose di una volta. Un gusto raffinato, unironia affabile di vecchi figurini, una immaginazio-ne da bellezza di fiera, e quella gaia solidit di persone e di cose ognora presente a chi le contempli in un giorno luminoso di domenica della nostra bolognese Montagnola.

    Fino dai suoi esordi Morandi uomo di vivace curiosit, di impregiudicati interessi e di grande intuizione critica, dotato di antenne particolarmente sensibili, sempre pronte a recepire quanto di meglio stia di volta in volta nascendo e si stia sviluppando in campo artistico. Sul piano culturale, Morandi non ha mai sbagliato un rapporto. Se questo vero per la sua maturit nota la sua stima nei confronti di Matisse, Mondrian e Burri, il legame discreto, a distanza, che lo unisce ad esempio a Julius Bissier figurarsi che cosa pu comportare un atteggiamento di tale attenzione e capacit recettiva e reattiva nei suoi anni di giovent, quando Morandi non ancora lindividuo schivo e chiuso su cui si costruita una leggenda fatta di qualche verit e di molte forzature, ma piuttosto un ragazzo entusiasta e non ancora frenato dallesperienza, che vuole conoscere, vuole crescere e vuole per s il meglio.Purtroppo la quasi totalit dei carteggi e dei documenti relativi a questo periodo andata perduta nel trasloco, tutto interno alla casa di via Fondazza ove i Morandi abitano dal 1910, cui la famiglia costretta nel 1933 a causa delle peggiorate condizioni di luce nella prima, a noi sconosciuta, camera-studio di Giorgio (nella nuova sistemazione lartista trover ancor pi raccoglimento e quella luce leggera che, spiovendo dai colli bolognesi, trapassa il cortile ed entra dalla finestra a dissetare la sua pittura). Ma qualche cosa di quegli anni giunto fino a noi attraverso i primi articoli sulla sua arte, le testimonianze di chi con tanta precoce acutezza ne ha compreso lunicit, qualche documento, lettera e appunto inedito conservati presso il Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna.

    Innanzi tutto i luoghi. Si detto di via Fondazza, strada stretta e lunga, tutta portici, quasi al margine estremo del centro storico bolognese verso la porta, avara di aria, di luce e ricca solo di umanit (scriver nel 1946 Mario Bacchelli, il fratello pittore di Riccardo: via Fondazza, dai portici bassi e dalle bottegucce scure, che hanno nelle vetrine oggetti che si direbbe nessuno debba mai comprare: omini ocarine e cavallucci impastati di farina di castagne, trombe e fischietti da bimbi, santini e madonnine di zucchero fuso1). Que-sto il luogo per antonomasia di Morandi, lambito gelosamente protetto dei suoi affetti cos come il campo delle sue speculazioni per immagini, senza per dimenticare le aule dellAccademia di Belle Arti che il ragazzo frequenta dal 1907 al 1913 i corsi inferiori e quelli superiori fino al diploma , le strade percorse parlando e parlando fino a tarda notte, i caff del centro, soprattutto il Caff San Pietro in via Indipendenza allangolo

    Gli incontri del giovane Morandi(1910-1914)

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200720 Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914) 21

    con via Altabella, dove quasi quotidianamente si ritrovano allo stesso tavolino presso un divano rosso2, i giovani intellettuali un po scapigliati, un po ribelli, un po provocatori, che sono i primi, veri amici di Morandi.Eccoli dunque, iniziando dai primi, i prescelti tra i compagni di Accademia: durante lanno scolastico 1909-1910 Morandi incontra i pi giovani Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Severo Pozzati, pittori i primi due, allora scultore il terzo, poi divenuto uno dei maggiori cartellonisti e grafici europei. Con loro Giorgio stringe quellamicizia che solo tra giovani possibile, dividendo propositi e lavoro, rabbie ed entusiasmi. Non sappiamo se gi nel 1910 partecipino anche loro alle prime due tappe del suo perso-nale viaggio in Italia, ma ci non si pu escludere e certo essi divengono i primi deposita-ri dei suoi racconti ricchi di scoperte e di illuminazioni. Ma lasciamo la parola a Francesco Arcangeli che meglio di chiunque altro ha saputo tratteggiare questi inizi: Ecco allora, nel 1910, i primi grandi incontri. Accaddero, come poi quasi sempre in Morandi, su due piani ugualmente approfonditi: incontro con pochi grandi antichi, incontro con pochi grandi moderni. Pochi, non per lesperienza, che Morandi ha assai vasta, e sorretta da una intuizione e da una memoria associativa da suscitar francamente invidia in noi della professione, ma per lattenzione amorosa e inesausta che riserba a rari maestri del passato e dei tempi nuovi []. Il 1910 lanno dei primi due viaggi memorabili: a Firenze, ap-punto, e a Venezia per la Biennale. Ancor oggi ha scritto Vitale Bloch racconta del suo primo giorno a Firenze: le chiese, a cercar gli affreschi di Giotto, di Paolo Uccello, di Masaccio; agli Uffizi; la sera stava a letto con un febbrone. [] A Venezia, soprattutto, i Renoir. [] Sono passati molti anni da quando vidi, con emozione, tra le mani di Morandi, i fogli ingialliti strappati al vecchio catalogo: i fogli di Renoir. Scrive, di quella sala, il coetaneo Roberto Longhi: Me ne ricordo bene, perch per tutti noi, giovani sui ventanni, sia pittori che critici, fu la prima rivelazione diretta della pittura moderna3. Poche cose meglio di questa notissima pagina di Arcangeli, che porta con s anche Longhi e Bloch, possono restituire il sapore di quelle scoperte, di quella bruciante sindrome di Stendhal che la sera blocca a letto, arso dalla febbre del troppo bello, il giovane Morandi (e, in qualche cosa, pare affacciarsi fin da questo momento la figura maudit di Campana, questaltro giovane preso nel vortice dincanto delle immagini che, in lui, si fanno parola di poesia). Ma in quel primo aprirsi al mondo della cultura e dellarte non ci sono solo i maestri, perch per Morandi e compagni molto vale limmediata contemporaneit, lin-teresse per il futurismo e per quei pittori dOltralpe che, facendo proprie le conquiste di Czanne, hanno intrapreso la scomposizione della forma.Mentre per il maestro di Aix-en-Provence e per Picasso le fonti per quanto valide non possono essere che indirette, soprattutto riproduzioni in bianco e nero e gli articoli di Ardengo Soffici che appaiono su La Voce4, con i protagonisti del futurismo lincontro possibile e questo ci che i giovani bolognesi di nascita o, come Licini, di adozione cercano con entusiasmo e determinazione.Un punto fondamentale: Morandi non sar mai futurista, neppure per un breve perio-do5, perch la sua indole umana e la sua scelta artistica richiedono rigore ed equilibrio, senso della costruzione e misura, concentrazione e silenzio. Per questo la sua attenzione vera, il rispetto dovuto ai maestri, il desiderio di imparare e rielaborare sono tutti per Czanne e, in secondordine, per il cubismo. Ma il richiamo di Marinetti e del suo movi-mento davvero seducente e il giovane segue lamico Licini come spettatore delle serate

    futuriste di Modena e Firenze, nonch alla pice Elettricit di Marinetti, rappresentata con grande gazzarra al bolognese Teatro del Corso il 19 gennaio 19146.Ma gi prima di queste date Morandi ha incontrato Marinetti e Boccioni tramite Balilla Pratella a Lugo di Romagna, ove di casa il terzo amico, il lughese Giacomo Vespignani conosciuto insieme a Licini due anni prima in Accademia. Balilla Pratella aderisce al mo-vimento con il Manifesto dei musicisti futuristi dell11 ottobre 1910 ed apre la sua casa ai giovani del paese e non solo, per fare proseliti e per diffondere la conoscenza del nuovo linguaggio in vista della nuova cultura, del nuovo mondo che deve nascere.

    Ritratto della sorella, 1913 - (V. n. 3) - Bologna, Museo Morandi

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200722 Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914) 23

    Lasciamo la parola al musicista che cos ricorda nella sua Autobiografia7 quel periodo cos elettrizzante: Anche la mia casa di Lugo cominci nel 1911 ad essere frequentata da molti giovani, studenti, pittori, letterati, musici, concorrentivi non solo dal paese, ma anche da quelli vicini; attirativi dallamicizia, ma attirativi pure e allora dalla celebrit e dal fascino personale del Marinetti e da quello delle sue idee audaci, geniali e nuove, se pur paradossali. Ne capitavano, oltre che da Lugo, da Ravenna, da Forl, da Faenza, da Bologna. I giorni in cui cera il Marinetti, ci si trovava assieme da tutto il pomeriggio sino alle ore piccole dopo la mezzanotte; ed era un continuo succedersi di audizioni musica-li, di mostre di pitture, di lettura di poesie, di accese discussioni artistiche, culminanti sempre nella incomparabile declamazione da parte di Marinetti delle sue pirotecniche poesie e di quelle di altri poeti futuristi quali il Buzzi, il Govoni, il Palazzeschi. [] N devo lasciar passare sotto silenzio il passaggio dalla mia casa e la frequenza in essa, e spe-cialmente nei primi tempi, del primo scrittore e romanziere italiano vivente, Riccardo Bacchelli, allora agli albori della sua luminosa carriera, del fratello Luigi, buon pittore [si tratta, in realt, di Mario Bacchelli, n.d.r.]; del grande e geniale pittore Giorgio Morandi e del suo bravo compagno darte Osvaldo Licini marchigiano, entrambi studenti allora, e col lughese Giacomo Vespignani, allAccademia di Belle Arti di Bologna, essendo essi i pi di Bologna, o standovi. Se il Vespignani, come ho gi detto, e il Licini avevano aderito per lo meno idealmente ai principi del futurismo, il Morandi perlomeno li aveva presi in seria considerazione, e il Bacchelli non si dimostrava n avversario, n spregiatore del movimento. Assai fine il giudizio di Balilla Pratella: Morandi, come fa con tutto ci che lo interessa veramente, prende davvero in seria considerazione la proposta futurista, ma non la trova

    a s confacente e perci partecipa s a tutte le occasioni possibili, ma come semplice osser-vatore. E non ancora finita. Mentre leggiamo in un suo appunto inedito: Ricevevamo tutti i manifesti futuristi non il mio futurismo di Papini Pittura e scultura futuriste di Boccioni Cubismo ed oltre di Soffici ed anche, quasi certamente, Cubismo e fu-turismo8, sappiamo che lui uno dei tre protagonisti dei Racconti di Bruto, scritti da Osvaldo Licini nella sua Montevidon Corrado durante lestate del 1913 e inviati a Balilla Pratella affinch ne proponga la pubblicazione su Lacerba9: insieme a Bruto (lautore

    Natura morta di vetri, 1912-1913 - (V. n. 4)

    Fiori, 1913 - (V. n. 5) - Venezia, Peggy Guggenheim Faundation (deposito Collezione Gianni Mattioli)

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200724 Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914) 25

    stesso) e a Giacomo, Giorgio vive avventure da studente, scandalizza le signorine di buona famiglia con scherzi e parole persino audaci, va a casino con gli amici, trascorre le notti a chiacchierare e a discutere.Sicuramente il motore di tutto questo lirrequieto e scapigliato Licini, ma il buon Mo-randi non si tira indietro e mostra una fisionomia a dir poco inaspettata, lasciandoci final-mente comprendere come luomo serio e schivo della maturit si sia sostituito solo con gli anni al giovane assetato di vita, ricco di interessi non solo artistici che abbracciano, oltre alle parole nuove del futurismo, la poetica nicciana e faustiana di Dino Campana e i versi del corruttore Arthur Rimbaud, un interesse che divide con lamico letterato Giuseppe Raimondi, pi giovane di lui di nove anni e vivace nello stabilir stimolanti rapporti cul-turali forse ancor pi di Osvaldo Licini. Viene quasi il sospetto che Morandi, cos cauto e chiuso nel proprio guscio, ammiri proprio quei caratteri che sembrano opposti al suo, subendone il fascino e traendone stimoli per la sua comunque solitaria speculazione (oltre a Licini e Raimondi, un terzo amico rompicollo conserver Morandi per tutta la vita, il toscanaccio Mino Maccari, che con lui si comporta con stima ma anche con pungente ironia e una qualche spiccia affettuosit).Gli scritti di memorie di Giuseppe Raimondi, sempre affascinanti, lasciano qualche dub-bio sullesattezza di luoghi, date ed episodi, ma restano comunque una miniera di infor-mazioni e sanno far rivivere felicemente latmosfera di quegli anni, tra il 1910 e il 1918, in cui la borghese, accademica e sonnolenta Bologna, per merito di questo pugno di giovani, si trasforma in quella che Ragghianti ha definito la Bologna cruciale, crocevia di acquisizioni e di rielaborazioni culturali valide per tutta Italia.Cos egli, che conosce Morandi negli ultimi mesi del 191610 per divenirne amico fraterno agli inizi del 1918, scrive ad incipit di Viene Morandi, secondo capitolo dei suoi Diver-timenti letterari11: Era il tempo in cui noi si leggeva Rimbaud. [] Noi, vuol dire il sottoscritto e lamico pittore. Si lavorava, pi che col nostro poco di francese, di fantasia; inducendo nel significato quanto era possibile di conoscenze moderne: poesia, giri di frase di chi, in Francia, cera stato (Soffici, Bacchelli), e soprattutto il gusto con cui stare in compagnia tra artisti, al caff, o in trattoria, le quali cose messe insieme, davano un carattere, un tono di modernit, cio di intellettuale rivolta verso leducazione, verso la compostezza della scuola e della famiglia. In modo diverso, ci sentivamo tutti antiborghe-si. O, almeno, un poco, o molto, diversi da quelli di prima. Poesia, o vita civile. Rimbaud, il grande corruttore, il dissipatore della nostra giovent artistica, letteraria. Rimbaud era laltra faccia della medaglia, che recava sul rovescio la faccia antica di Czanne. [] E a Morandi compiaceva il parlare, affocato ma tremendamente calmo, di Rimbaud; dove le indicazioni, le suggestioni dimmagine nuova, ferrea e moderna, potevano essere dedotte e piegate secondo la piega del suo temperamento. Che, daltra parte, non fu mai quello, solamente, di un contemplativo. N in arte, n nella vita; che erano poi, per lui, la mede-sima cosa. Non fu mai quello che si dice un uomo tranquillo.

    Per comprendere Morandi e la sua pittura necessario tenere a mente queste parole di Raimondi, forse una delle poche persone che hanno con lui condiviso interessi e passioni, fino a goderne della pi completa confidenza e quindi a conoscerlo a fondo.Pochi altri gli sono altrettanto vicini in questi anni fondamentali. A ben guardare forse i soli fratelli Bacchelli, Riccardo e Mario, conosciuti nel dicembre del 1913 e con i quali

    lartista divider altre avventure della mente: la passione per Renoir, personalmente co-nosciuto da Mario a Parigi, nel 1912-13, durante un soggiorno di studio; la scoperta abbacinante, nel 1914, degli affreschi di Vitale da Bologna a mezzaratta sulla salita del-lOsservanza; il primo articolo a lui dedicato da Riccardo su Il Tempo di Roma il 29-30 marzo del 1918. Ma, a questa data, dopo una guerra insensata e grondante di sangue che ha falciato unintera generazione di giovani e, con loro, ha ucciso il senso della giovinezza e della bellezza, il mondo cambiato iniziato davvero il secolo breve ed anche Mo-randi, ammalato per lunghi mesi nel 191712, cambiato. Dalla crisi pi grave, dal fondo dellabisso, egli emerger temprando la sua arte al filo del dolore e dando vita a quella stagione irripetibile e unica che la sua personale interpretazione della Metafisica.

    (da Gli incontri del giovane Morandi, in Hortus Musicus, n. 11, Bologna, settembre 2002, p. 72-75).

    Note

    1 Cfr. Giorgio Morandi, pittore bolognese. Articolo scritto da Mario Bacchelli per la rivista Magazine of Art di New York nel febbraio 1946. Non si sa se in effetti il testo sia stato tradotto e pubblicato (una lettera di Bacchelli a Morandi del 28 giugno parla dellintenzione di farlo apparire sul numero autunnale), ma il dattiloscritto stato conservato dallartista e dalle sue sorelle e si trova oggi presso il Centro Studi Giorgio Morandi. 2 Cfr. G. Raimondi, Solo parlando di Matisse, Morandi silluminava, in il Resto del Carlino, Bo-logna, 19 febbraio 1979. Nonostante il titolo persino fuorviante, larticolo ricco di informazioni che, pur richiedendo un filtro particolare e molta cautela, restituiscono soprattutto il sapore di un luogo e di un tempo.3 Cfr. F. Arcangeli, cit., 1964, p. 22-23.4 Per Paul Czanne, cfr. A. Soffici, Limpressionismo e la pittura italiana, quattro articoli comparsi su La Voce tra il 1 aprile e il 6 maggio 1909 (n. 16-18-20-21) e quello dedicato allEsposizione di Pittura Impressionista organizzata dalla stessa rivista al Lyceum di Firenze tra il 15 aprile e il 15 maggio 1910 (La Voce, n. 22, 12 maggio 1910); nel 1914, nella collana I Maestri Moderni, uscir per gli stessi tipi il fascicolo illustrato Sedici opere di Paul Czanne (il secondo fascicolo verr dedicato a Henri Rousseau ed il terzo, sempre nello stesso anno, a Dodici opere di Picasso).Di questultimo compare anche su La Voce la riproduzione di un disegno di Bagnanti apparte-nente a Soffici (n. 47, 21 novembre 1912), ed anche del 1912 il volume di A. Gleizes e J. Metzin-ger, Du cubisme. Come afferma Lamberto Vitali nella sua monografia (cit., 1964, p. 17 e nota 33), Morandi lebbe di sicuro per le mani.5 Lunico lavoro conosciuto di Morandi che si avvicina agli stilemi futuristi un piccolo disegno del 1915, realizzato a inchiostro ma costruito come un collage in cui spicca un titolo scritto a mo di parolibere, Tabak - Regie (E. Tavoni - M. Pasquali, Morandi. Disegni. Catalogo Generale, Milano, Electa, 1994, n. 1915/2). Sempre conservata dallartista nel suo studio, nel 1991 lopera passa alle raccolte del Comune di Bologna nel quadro della grande donazione di Maria Teresa Morandi, au-trice del gesto straordinario che ha determinato la nascita del Museo Morandi.6 A Modena i futuristi giungono il 3 giugno del 1913, mentre sono a Firenze il 12 dicembre per la Grande Serata Futurista che si tiene al Teatro Verdi e che diviene lappuntamento centrale dellEsposizione di Pittura Libera Futurista organizzata in via Cavour da Lacerba, con dipinti di Boccioni Stati danimo , Carr Galleria di Milano e Ritmi di oggetti e 18 opere di Ardengo Soffici. Certamente Morandi e compagni non se la lasciano sfuggire.7 Cfr. B. Pratella, Autobiografia, Milano, Pan, 1971, p. 109-111. Cfr. anche Caro Pratella. Lettere a Balilla Pratella scelte e commentate da Gianfranco Maffina, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1980, p. 27.PDF

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200726

    Nel giugno del 1913 Morandi ha ventitr anni e sta per lasciare finalmente lAcca-demia, dopo un ultimo periodo segnato da incomprensioni con i professori2. Il giovane ha davanti a s una lunga estate prima di iniziare la sua non facile carriera scola-stica di insegnante di disegno nelle scuole elementari del Comune di Bologna, incarico che manterr fino allautunno del 1929, quando sar chiamato per chiara fama e senza concorso a insegnare Tecniche dellincisione, cattedra appena istituita nelle Accademie di Belle Arti del Regno dItalia.La scelta di Grizzana come luogo di villeggiatura nasce da un caso, ma presto si rivela irreversibile e irrinunciabile: una giovane laureata che d ripetizioni alla sorella Annetta (tutte persone un po speciali quelle che stanno intorno ai Morandi: una donna laureata in ingegneria, nel 1913!) a raccomandare il piccolo paese appenninico, disteso nellaria sui gioghi pi alti tra Bologna e Firenze, e tutta la famiglia Morandi la madre Maria, Giorgio e le tre sorelle pi piccole accoglie il suggerimento e si trasferisce per i mesi estivi in quello che allora doveva essere un borgo isolato e difficilmente raggiungibile3, ma di immediato fascino per il giovane pittore che sente in s il bisogno di decantare in una dimensione di assoluta pulizia dello sguardo e di rasserenata limpidezza della mente i fortissimi stimoli ricevuti dalle letture e dalle frequentazioni dei mesi appena trascorsi i giorni persino stordenti spesi a conoscere le opere ed i maestri del passato, l incontro con gli artisti e i poeti doltralpe, le prime gazzarre futuriste, gli agitati contrasti con i professori, i sogni e le speranze condivisi con pochi amici.Nascono in questa dimensione di pacato incanto alcuni paesaggi ricolmi daria e di luce, nitide armonie ricche di mille accordi di verde in cui la lezione czanniana il modo di leggere e di spartire lo spazio e la definizione delle forme al suo interno si incontra con la concisione di sensibilit e di sguardo che gi del primo Morandi, con la sua partico-larissima facolt di immergersi nella luce e di colmarne limmagine. I dipinti che ci sono rimasti cinque in tutto, pi un isolato e bellissimo Paesaggio di neve probabilmente, in virt della sua notevole maturit, gi dellinverno successivo, tra il 1913 e il 1914 rac-contano dellincontro felice fra lartista e Grizzana, luogo del cuore ancor prima che del quotidiano, dimensione mentale che subito diviene per lui punto di riferimento costante e non sostituibile per ogni avventura del pensiero.I cinque dipinti non sono tutti uguali, anche se mantengono inalterata la quasi crepi-tante secchezza luminosa luce chiara, ombre ben definite, pochissima umidit nellaria

    Il confronto con le avanguardie (1913-1917)

    Vado a fare ci per cui sono nato.Marco Aurelio 1

    8 Appunti inediti di Giorgio Morandi ritrovati fra le pagine di un volume donatomi da Maria Teresa Morandi nel 1994.9 Cfr. O. Licini, Errante, erotico, eretico. Gli scritti letterari e tutte le lettere, a cura di Z. Birolli e F. Bartoli, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 103 e 191: nella lettera del 17 settembre 1913 a Balilla Pratella, Licini ribadisce la sua autenticit di futurista convinto, vecchio e disinteressato e termina Saluti Vespignani e che mi scriva. Peccato che non ci fui anchio quel giorno insieme a Morandi. Nel-lultima pagina del quadernetto che il giovane artista marchigiano invia invece allamico bolognese, si legge, a mo di conclusione, la nota: Le altre le leggerai a Bologna (Mi dispiace, caro Morandi, di non poterti mandare le altre. mi tocca manoscriverle una per una e tu sai che la pazienza non ce lho avuta mai).10 Cfr. anche P. Mandelli, Le ore con Morandi, in Via delle Belle Arti, cit., 2002, p. 195-196: qui il pittore riferisce la storia del primo incontro tra Morandi e Raimondi, come raccontatagli dal pri-mo: Una sera, mentre sul tavolo era aperto un vecchio numero della Voce (15 settembre 1910) con larticolo di Soffici su Henri Rousseau e la riproduzione del dipinto Il poeta Apollinaire e la sua Musa, il professore mi parl dellincontro con una persona, cos mi disse, che tu conosci bene e che sembrava mi fosse molto amico. La persona lallora giovanissimo Giuseppe Raimondi, appena sedicenne; le parole, velate di ironia e delusione, sulla sua supposta amicizia, accennano alla rottura che allepoca degli incontri con Mandelli, nella seconda met degli anni Cinquanta, si gi consumata tra Morandi e Raimondi, pare a causa della vendita dei dipinti morandiani di sua propriet, che il letterato ha deciso senza avvertire lautore.11 Cfr. G. Raimondi, I divertimenti letterari (1915-1925), Milano, Mondadori, 1966, p. 19-21.12 Cfr. M. Bacchelli, cit., 1946 (cfr. nota 1): Venne la guerra e mentre noialtri del suo gruppo, tutti fra i 20 e i 25 anni, eravamo presi e mandati nelle caserme e sui campi di battaglia, a Morandi lav-ventura che lo avrebbe tolto a forza dalla fissazione dei suoi barattoli fu risparmiata per gravi motivi di salute. In quegli anni duri per tutti, avemmo forti ragioni di temere che la sua vita dartista si sarebbe troncata allinizio. Nelle rare licenze sandava a trovar Morandi allampanato nel suo lettino, presso al tavolo tutto pieno e ingombro delle bocce e dei barattoli che porgevan soggetto alle sue meditazioni pittoriche.

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200728 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 29

    che lartista riceve in dono dal cielo di Grizzana, sconfinato e ricco soltanto dorizzonti. Mentre infatti il primo, il cancelletto di casa Veggetti presso i fienili del Campiaro4 pare quasi uno studio prospettico-spaziale per saggiare lapplicazione del dettato czanniano alla rappresentazione di uno scorcio reale e persino domestico, le due stradine bianche di campagna (vere e proprie antenate della ben pi complessa Strada bianca dei primi anni Quaranta e di diverse incisioni di uguale soggetto5) mostrano come la gabbia prospetti-ca articolata sulle ortogonali delle ombre in orizzontale e degli alberi in verticale possa prender vita e movimento grazie al vettore diagonale della strada. La prima opera, oggi conservata al Museo Morandi, si distingue dalla seconda per la chiarit dei toni, per quei frammenti della tela di fondo sapientemente lasciati in vista come particelle di luce pura (inizia qui, anche, il gioco del finito-non finito che tanta importanza assumer nellarte matura di Morandi), per la trasparenza meridiana che pare anticipare il silenzio assorto dei paesaggi del tempo di guerra. Ancora diverso il quarto Paesaggio 19136, dipinto che vale a dimostrare quanto il giova-ne pittore sia attento ai suggerimenti dei nuovi linguaggi, in questo caso quello del primo cubismo, e ci in anticipo rispetto alle Nature morte che caratterizzeranno la sua ricerca immediatamente successiva, quella del biennio 1914-15. Nella tela datata ottobre 913 (potrebbe quindi nascere qualche dubbio sul fatto che anche questa appartenga alla pri-ma estate grizzanese), le quinte montane si susseguono come piani prospettici aperti, squadernati, in uninsistita indagine formale che trasforma questo angolo di natura in un cadenzato gioco di linee e volumi, il tutto sottolineato da un colore pi intenso in cui brilla persino un tocco di rosso nel digradar dei bianchi e nel rincorrersi dei verdi. Ed infine il Paesaggio7 in cui tutto appare risolto in ununica gamma cromatica, in un andamento continuo e sinuoso di linee-colore in cui i profili dei campi e dei monti sem-brano la naturale prosecuzione dei rami del grande albero posto al centro, per spartire czannianamente lo spazio della composizione. Lo stesso effetto allo Jas de Bouffan (ma non bisogna certo dimenticare lalberello tutto geometrico che compare in posizione cen-trale nel riquadro della Battaglia di Costantino e Massenzio nella Leggenda della Vera Croce del grande Piero, ad Arezzo!) lo si ritrova nel Paesaggio di neve che, a mio avviso, viene dipinto nellinverno successivo, quello che porter alla mostra cruciale di un giorno e mezzo al nuovissimo Hotel Baglioni di Bologna. Il soggetto raro in Morandi, ma ogni volta che lo affronta crea un capolavoro: questo si pu con qualche legittimit affermare gi per la piccola Nevicata dipinta addirittura nel 19108, ancora acerba per certi tratti e per un ancora irrisolto indulgere in qualche particolare descrittivo ma pienamente adulta per capacit di modulare la sinfonia dei bianchi, e per quel miracolo assoluto che il Pae-saggio con lultima neve dellinverno 19449, vertice dellarte morandiana al quale questo scorcio di natura imbiancata di trentanni prima funge da prologo, unanticipazione gi matura nellaspra, tormentata secchezza della materia pittorica e nella tesa sospensione temporale che esclude ogni movimento a tutto vantaggio della messa in evidenza della struttura, dellanima segreta del luogo.Morandi rientra a fine estate a Bologna e subito si trova coinvolto in una delle stagioni pi impegnative della sua vita professionale, in apparenza cos priva di eventi significativi10: nella primavera del 1914 si tengono infatti sia la mostra a cinque, aperta il 21 e 22 mar-zo 1914 grazie ai buoni uffici degli amici Mario e Riccardo Bacchelli11 nel seminterrato dellappena inaugurato Hotel Baglioni, sia le due esposizioni romane, diversissime e quasi

    antitetiche luna rispetto allaltra, della Galleria Sprovieri e della Seconda Secessione al Palazzo delle Esposizioni. Se a queste lartista partecipa soltanto con un pezzo o due e su espresso invito degli organizzatori12, per la rassegna bolognese, sia pur limitata a un solo giorno di apertura, limpegno suo e dei suoi amici notevole e porta frutti contraddittori quanto interessanti.Si tratta di unoccasione quasi mitica, passata alla storia come la prima mostra di avan-guardia tenutasi a Bologna, in equilibrio tra futurismo e secessione, a dare ascolto ai critici di allora, pi frastornati e incerti che realmente contrari. Davanti alle opere di Giorgio Morandi, Osvaldo Licini, Mario Bacchelli, Giacomo Vespignani e dellallora scultore Severo Pozzati, i giudizi approssimativi c chi parla di figurazione pittorica dei volumi e chi avanza un giudizio di secessionismo13 rivelano soprattutto limpre-parazione dellambiente artistico ufficiale bolognese di fronte alle idee nuove che hanno trovato interpreti entusiasti nei cinque giovani. La decisa opzione verso le avanguardie compiuta da questi e da nessun altro in pittura, in una citt sorniona e vigile quanto diffidente verso tutto ci che sa di nuovo e di diverso (ancora oggi a Bologna le punte, i non allineati, tutti coloro che non stanno ai detti vengono sistematicamente messi da parte e, se si pu, eliminati con buona pace dellipo-crita bonomia dei pi) e il significato emblematico delliniziativa hanno spinto Carlo Ludovico Ragghianti a parlare di una Bologna cruciale 1914 che egli vede come croce-via delle pi valide istanze di rinnovamento allora emergenti in Italia. Tanto Ragghianti convinto dellipotesi critica, da scrivere14: Che lorientamento [verso la costruzione,

    Paesaggio, 1913 - (V. n. 9)

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200730 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 31

    lessenzialit scarnita e denudata della condotta pittorica] fosse deliberato, risultato di una decisione formale, lo prova il fatto che lascetismo cromatico persista anche dopo la visione diretta dei maestri ispiratori, almeno di Czanne, resistendo senza una incrinatura agli esempi ben diversi dei futuristi. Registri e tavolozza [] non mutano nemmeno per lesperienza successiva e che oggi appare tanto coerente e inevitabile, dei maestri fiorentini antichi, Giotto, Masaccio, Paolo Uccello. Lidentificazione avviene tra il 1910 e il 1914, indipendente da ogni altro impulso, stabilisce un precedente di cultura irrecusabile rispetto alle rievocazioni prima di Carr su La Voce del 1916 e poi dei Valori Plastici. Anche non potendo cronologizzare puntualmente relazioni o tramiti, levidenza dei fatti formali basta a provare che a Bologna in questi anni si elabora e si chiarisce una situazione di cultura, che sar la pi pregnante per larte in Italia dopo la prima guerra mondiale. Al Baglioni Morandi presenta tredici tele e quattro disegni, tra cui alcune Nature morte di vetri (oggi se ne conosce una sola, in collezione privata milanese15), quattro Paesaggi grizzanesi dellestate precedente ed il Ritratto della sorella, quellaspro, severo, impietoso ritratto di ragazzina, come le sante di Piero trasformata in dea gnostica, ora conservato al Museo Morandi16 e per moltissimi anni non uscito dalla casa dellartista forse proprio per la sua evidente tangenza (sempre rifiutata da Morandi, che come maestro accetta solo Czanne) con il momento gotico di Andr Derain, parentela linguistica che inviterebbe anche a spostare la data del dipinto dal 1912 anno proposto da Lamberto Vitali nel suo catalogo generale su indicazione dellartista allinverno 1913-1914. N va dimenticato che nello stesso anno, il 1914, il giovane pittore si cimenta per la prima volta nellAuto-ritratto, dando vita ad unaltra figura chiusa e intensa, anche se non cos plasticamente impostata, un volto assorto con qualche cosa di tenebroso e notturno, un alone luminoso che fa emergere il volto dallombra del fondo e gli conferisce tratti quasi luciferini, con una scontrosit despressione che nei quattro Autoritratti di dieci anni pi tardi17, pi maturi e meditati, si trasformer in austera sensazione di distanza e inattingibilit.Le nature morte. Ecco finalmente a fine marzo 1914, e quindi databili a quegli ultimi mesi febbrili che precedono la mostra al Baglioni, le prime Nature morte di Morandi che, contrariamente a quanto comunemente si crede, a queste giunto dopo alcuni anni di ricerca come ad una prima conquista, ad un primo punto di arrivo mai pi rimesso in discussione. Il linguaggio di riferimento chiaramente quello del cubismo czanniano e analitico dei Picasso e Braque 1908-1911 (per molti aspetti estetici e caratteriali, pi al secondo che al primo), tanto che le quattro Nature morte catalogate da Lamberto Vitali per questo periodo (tre datate 1914 ed una 191518) riprendono esplicitamente i dettami della scomposizione dei piani, la partizione sghemba delle zone, la tensione allappiatti-mento delle superfici ed al tempo stesso alla rotazione prospettica delle forme.Vi unaltra leggenda morandiana da sfatare, quella del suo rifiuto dei viaggi e della sua volontaria, perenne clausura tra le quattro mura di via Fondazza. A parte il fatto che egli ha molto viaggiato per lavoro almeno fino ai suoi cinquantanni ed oltre (incarichi mini-steriali per corsi e ispezioni, visite ad amici e a mostre, partecipazioni come espositore e come giurato alle Biennali veneziane19), va attentamente distinto il primo Morandi il giovane pittore di cui sappiamo pochissimo perch quasi tutte le testimonianze giunte fino a noi si riferiscono al secondo dopoguerra20 dallartista maturo che, dopo aver acquisito ed elaborato gli stimoli pi vivi della cultura europea, preferisce isolarsi nel suo atelier per rimeditare e trasformare ogni cosa nella sua inconfondibile ed inimitabile im-

    magine. Ed lo stesso Morandi a confermarlo, laddove, di fronte a una precisa domanda di Roditi21, risponde: Quando avevo ventanni la mia maggiore ambizione era di andar-mene allestero e di studiare pittura a Parigi. Sfortunatamente le difficolt materiali erano troppo grandi e fui costretto a rimanere in Italia. Pi tardi ebbi troppe responsabilit con linsegnamento e la famiglia, cos non ho pi pensato di andare allestero. Ed alla succes-

    Natura morta con il piatto dargento, 1914 - (V. n. 19) - Roma, Galleria Nazionale dArte Moderna

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200732 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 33

    Bagnanti, 1915 - (V. n. 21)Natura morta, 1915 - (V. n. 23)

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200734 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 35

    siva domanda dello studioso: Crede che la sua evoluzione di pittore sarebbe stata diversa se lei fosse stato in grado da giovane di studiare a Parigi?, Morandi risponde: No. Se ci fu mai uno tra i giovani della mia generazione che fosse appassionatamente consapevole degli sviluppi dellarte francese, quello ero io. Nei primi decenni di questo secolo pochis-simi italiani sinteressavano al pari di me alla pittura di Czanne e di Seurat. La pi grande difficolt incontrata da Morandi nel riprendere la lezione cubista di cui trova esempi significativi nelle riproduzioni de La Voce, tutte in bianco e nero o tuttal pi virate leggermente in seppia22, quella di indovinarne i colori. Egli supera lostacolo, utilizzando ancora una volta le terre, i bruni e i bianchi della tradizione bolognese e cos, senza precisi appigli informativi e soprattutto per via di mera sensibilit pittorica, risol-ve il problema e si avvicina istintivamente ai maestri doltralpe. Cesare Brandi, nelle prime pagine della sua splendida monografia del 194223, a sottolineare la serie di colori rinunciatari e feriali, che andavano dal marrone del caff abbruscato, al verde opaco del mallo delle noci. Mai forse si era vista una selezione pi modesta e meno tributaria agli sfarzi provinciali di quel borghesissimo tempo. Quindi, da un lato, un giovane artista appassionatamente consapevole insieme, il sentimento e la ragione , dallaltro la sua scelta rinunciataria e feriale, apparentemente modesta: c gi di che far pensare, e molto, alla personalit complessa, ricca di sfaccettature di un pittore ventiquattrenne che si affaccia alla vita con un pieno di emozione e di attenzione ma senza nulla concedere al gusto imperante, alle pretese del luogo e del tempo in cui vive. Ma il tempo degli uomini non concede nulla a nessuno, se non una libert interiore difficilissima da conquistare e costantemente minacciata dai fatti della storia, cui nessu-

    no pu sfuggire. Anche per Morandi pare che tutto finisca nel 1915, programmi, moti daudacia, primi riconoscimenti. Scoppia la guerra, la guerra crudele, la guerra sporca, se-condo invincibile cavaliere dellApocalisse che stronca con la sua falce insanguinata tante vite e tante illusioni. Della disgraziata generazione di giovani europei italiani, francesi, tedeschi o austroungarici, non importa che viene letteralmente dimezzata dal conflitto, fa parte anche Morandi, il quale, pur nel suo totale ed assoluto rifiuto della violenza e, anzi proprio per questo24, ne resta come fagocitato e soffocato fino allesaurimento, alla malattia del corpo e della psiche. Lartista viene chiamato alle armi nel gennaio 1915 ed assegnato al Secondo Reggimento Granatieri di stanza a Parma: dopo soltanto un mese e mezzo si ammala gravemente di ischialgia bilaterale25, fortissimi dolori reumatici al nervo sciatico, e viene ricoverato nel

    Paesaggio, 1916 - (V. n. 25) - Milano, Pinacoteca Nazionale di Brera

    Natura morta a tortiglioni, 1916 - (V. n. 28)

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200736 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 37

    Fiori, 1916 - (V. n. 26) - Milano, Pinacoteca Nazionale di Brera

    Restano poche opere degli anni di guerra, tra il 1915 e il 1917, ed anche se questo in buona parte dovuto alla determinazione con cui lartista, allora e in seguito, distrugge tutto ci che non rientra perfettamente nella linea dimmagine che si prefissa, non va sottovalutato il fatto che sicuramente per pi di un anno egli produce pochissimo: due Bagnanti, una Natura morta e un mazzo di Fiori, quasi espressionistici, nel 1915; due Paesaggi, tre Nature morte ed un vaso di Fiori a tempera nel 1916; unaltra composizione di Fiori, un Paesaggio montano e un Autoritratto detestato27 e perci molto pi tardi distrutto nel 1917. Ma di queste tredici opere almeno nove sono capolavori. I due dipinti con i Nudi fem-minili immersi nella natura28 si rifanno come sempre alla lezione di Czanne ( lartista stesso a affermarlo in un appunto del 1961, quando afferma con decisione29: I nudi uni-camente da Czanne. Conoscevo il disegno di Picasso il quale, probabilmente, derivava pure da Czanne ma con il ricordo dellarte negra e delle D. dAvignon), ma subiscono anche il fascino delle figure danzanti di Matisse30 nelle linea fluida di contorno, nella sensualit morbida, meno strutturalmente definita dei corpi che paiono perdersi e con-fondersi tra le fronde verdi degli alberi. I Paesaggi del 1916, neo-giotteschi per costruzione plastica dei piani e per essenziale ridu-zione degli accordi cromatici, aprono la strada alle due sconvolgenti Nature morte rosa e azzurre e alla tempera con i Fiori dello stesso anno31, rivelando tutto lamore del giovane artista per i maestri del primo Rinascimento, per le terre colorate, lievi come polvere lu-minosa, dei loro affreschi, per le partiture matematico-musicali delle loro composizioni. questo il modo individuale ed appartato di Morandi di rileggere ed attualizzare il passato, la sua personalissima parlata su Giotto, il suo interpretare ed affiancare il primo Piero della Francesca di Roberto Longhi, il volumetto prezioso che esce proprio nel 1914. Per ritornare al mestiere infatti Morandi non ha bisogno di dipingere copie, passando ore nei musei di fronte ai capolavori del passato; gli sufficiente, anzi necessario, studiarli a fondo per conoscerli e farli propri come linfa per le sue nuove, assolutamente contem-poranee, opere darte. Significativo lesempio dei Fiori della Pinacoteca di Brera, nei quali il richiamo agli affreschi del primo Quattrocento si unisce ad un influsso neppure tanto nascosto del Doganiere Rousseau per dar luogo ad un dipinto unico e personale, del tutto morandiano nella frontalit della composizione, in quella tagliente leggerezza non priva di crudelt in agguato che propria ai suoi fiori di questi anni, innanzitutto ai Fiori cattivi del 1917, tutti punte, artigli, corolle e petali aperti e squadernati come braccia crocifisse. Riflessioni analoghe si possono fare a proposito delle due Nature morte rosa e azzurre, in cui si fondono lo spirito apollineo dellartista quello che egli tenta caparbiamente di assimilare dai maestri preferiti, Piero e Giovanni Bellini, innanzitutto ed il suo aspetto dionisiaco, colmo delle inquietudini e dei trasalimenti del presente, quel colpo di vento che giunge dallesterno della tela, dal mondo circostante, a scompigliare la forma ordinata della fruttiera e della bottiglia bianca a tortiglioni. Un sussulto che, come le ombre nei dipinti metafisici di de Chirico, ombre di qualcuno o qualcosa che non c pi o non c mai stato, dice tutto sulla condizione di precariet e di disagio esistenziale in cui il giovane artista si trova a vivere. Verranno giorni migliori ed persino sorprendente come da un momento cos difficile lartista sappia riprendersi con un incredibile scatto di energia vitale per realizzare di l a

    locale ospedale militare; rimandato a casa in luglio per una convalescenza di sei mesi, gi nel gennaio del 1916 definitivamente congedato per deperimento organico e debolezza di costituzione, come recita il suo foglio matricolare. Sono tempi duri, durissimi: poco denaro, una famiglia non piccola a cui pensare, lavoro compromesso, tutti gli amici lonta-ni, al fronte, con qualche non onorevole sospetto su coloro che restano a casa. E Morandi rischia quella che noi oggi chiamiamo depressione e non dipinge quasi nulla26.PDF

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    turale plasticit. Il tutto inquadrato, come i manichini e le bottiglie bianche delle Nature morte del 1918, nella cornice di una porta che vale come unica, appena accennata indi-cazione spaziale. Ma lassorta poesia delle tele dellanno successivo qui non pare ancora raggiunta. Manca quella sorta di sprofondamento nella luce che ne far dei capolavori assoluti, paragonabili soltanto ai vertici dellarte matura di Morandi, i Paesaggi degli anni di guerra e le Nature morte dellultima sua inarrivabile stagione espressiva.

    Note

    1 Cfr. Marco Aurelio, Pensieri, Milano, Garzanti, 1993.2 noto dai documenti di Morandi studente allAccademia di Belle Arti di Bologna, che il ragazzo, accreditato di voti altissimi per tutti gli anni del corso inferiore dal 1907 al 1910 e per i primi di quello superiore, al momento del diploma, nel giugno 1913, non si trova pi daccordo con gli insegnanti a causa dei suoi mutati orientamenti stilistici che ormai lo portano lontano dal natura-lismo e dal tardo simbolismo imperanti in Accademia, verso le aperture straordinarie di Czanne e dellarte europea davanguardia. Pur tenendo conto dellottimo percorso scolastico del giovane ma non potendo approvarne le scelte, i professori decidono di congelare il suo diploma fino allautun-no, quando Morandi verr licenziato con i voti dellanno precedente.3 Il viaggio da Bologna a Grizzana di circa 45 chilometri e viene compiuto dalla famiglia Morandi prima in treno da Bologna a Vergato lungo il corso del fiume Reno, e poi in un biroccio trainato da un cavallo per lultimo tratto dalla stazione di Vergato, a fondo valle, fino alle case alte di Grizzana, adagiate a 700 metri sul crinale montuoso che domina e separa le valli dei fiumi Reno e Setta. 4 Cfr. Catalogo Vitali n. 6, dato da Morandi ad Ardengo Soffici e in tempi molto pi recenti entrato a far parte della Raccolta Ponti-Loren, per poi perdersi nellanonimato: nel processo che nella se-conda met degli anni Ottanta ha visto imputati di frode fiscale lattrice ed il marito, dopo i primi due livelli di giudizio a loro sfavorevoli, la I Sezione della Cassazione ha ritenuto di restituir loro tutti i beni confiscati. Dopo di allora si sono perse le tracce dei tredici dipinti di Morandi presenti nella loro collezione.5 Per le stradine bianche, cfr. Catalogo Vitali, n. 7 e 8; per le quattro versioni della Strada bianca, cfr. Catalogo Vitali, n. 248 del 1939 e n. 339-341 del 1942; per le acqueforti, precedenti ai dipinti, cfr. L. Vitali, Lopera grafica di Giorgio Morandi, Torino, Einaudi, 1957-1964, n.104 (La strada bianca, 1933) e n. 129 (Grande paesaggio, 1936).6 Ibidem, n. 9 (non figurano qui la firma e la data, riscontrate sul verso della tela nellesame diretto dellopera).7 Ibidem, n. 11 e, per la Nevicata, n. 10.8 La tela, che non compresa nel Catalogo Vitali, stata catalogata e pubblicata a cura mia in Morandi. Opere catalogate tra il 1985 e il 2000, Bologna, Museo Morandi - MusicaInsieme, 2000, con il numero 1910/1.9 Cfr. Catalogo Vitali, n. 481. Il dipinto conservato presso il Civico Museo Revoltella di Trieste.10 Nellintervista concessa nel 1958 ad Edouard Roditi e da questi pubblicata in edizione sia inglese che tedesca (E. Roditi, Dialogues on Art, Londra, Secker & Warburg, 1960), Morandi esordisce cos: Mi sarebbe difficile parlarle, come ha fatto Chagall, in termini autobiografici. Sono stato abbastanza fortunato perch ho potuto condurre una vita non movimentata (la traduzione inglese uneventful life).11 I due fratelli uno pittore e compagno dAccademia di Morandi; il secondo letterato dimportan-za nazionale sono figli dellavvocato Giuseppe, personalit in vista del liberalismo della Bologna inizio secolo, deputato al Parlamento italiano dal 1907 al 1913, presidente del Consiglio degli Ordini Forensi e promotore di sodalizi artistici e musicali come la Societ per le Arti Francesco Francia. Si deve dunque alle conoscenze e allinfluenza delavvocato Bacchelli se i cinque ragazzi ottengono gli spazi del grande albergo inaugurato da pochi mesi e con grande sfarzo nel centro della citt.12 Alla Prima Esposizione Libera Futurista, organizzata dalla Galleria Sprovieri dal 13 aprile al 25

    Fiori, 1918 - (V. n. 41)

    pochi mesi, verso la met del 1918, i suoi dipinti metafisici, perle perfette di luce piena e meridiana dopo una lunga notte di brividi e dubbi. Ne sono anticipazione sia il Cactus che Vitali data al 1917 ma che pare davvero pi opportuno riferire allanno successivo daltronde, proprio luglio/ 1918 scritto di pugno di Morandi sul foglio allacque-rello di uguale soggetto32 , sia il detestato Autoritratto pubblicato su Valori Plastici nel 1919 e che pare la trasposizione aggiornata e in veste maschile del Ritratto della sorella del 1913: stessa espressione chiusa ed irta, stessa immobilit da idolo assorto, stessa inna-PDF

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  • Giorgio Morandi. Saggi e ricerche 1990-200740 Il confronto con le avanguardie (1913-1917) 41

    maggio, Morandi viene invitato da Balilla Pratella, incaricato da Marinetti e Boccioni di scegliere gli esponenti emiliano-romagnoli, insieme a Mario Bacchelli e a Ginna Corradini, figura di spic-co del futurismo romagnolo in bilico tra simbolismo e nuove forme di astrattismo orfico. Mentre, stranamente, Osvaldo Licini resta escluso dallinvito eppure proprio lui il pi vicino in quel volger di tempo al movimento futurista, Morandi mantiene comunque una posizione autonoma, limitando la sua adesione allanalisi delle trasparenze e dei valori prismatici dei vetri , questultimo chiamato ad esporre una Natura morta di vetri e un disegno. Negli stessi mesi primaverili si tiene anche la Seconda Mostra della Secessione Romana, dalla quale i futuristi sono programmaticamen-te esclusi: Morandi per anche qui, segnalato e invitato dal commissario del gruppo bolognese Ferruccio Scandellari, ed espone il Paesaggio di neve appena ricordato. a questa stessa mostra che egli pu vedere, in originale, unintera parete di dipinti di Matisse ed unaltra riservata agli acquerelli di Czanne.13 Cfr. S. Sani, Pittori davanguardia, in LAvvenire dItalia, Bologna, 23 marzo 1914, e Ask. (Asca-nio Forti), La Mostra dei Secessionisti al Baglioni, in il Resto del Carlino, Bologna, 22 marzo 1914. Annota Mazz. (Mazzuccati) sul Giornale del Mattino dello stesso giorno: metteremo Giorgio Morandi, Mario Bacchelli e Osvaldo Licini tra i futuristi, Giacomo Vespignani, invece, e Severo Pozzati tra i passatisti. Degli altri tre, dei futuristi, non credo opportuno parlare. Ho consta-tato che le loro espressioni non vanno pi in l delle nature morte del cubista Picasso, del Czan-ne e del Boccioni, dove figure di tavole, bottiglie e bicchieri vengono scomposte nel vuoto secondo le rifrazioni luminose e lo sconvolgimento dei piani. Queste parole suonano come il complimento migliore alle opere dei giovani artisti che certamente vi si sono riconosciuti, sia pur in negativo! 14 Cfr. C. L. Ragghianti, Bologna cruciale 1914, in Critica dArte, Firenze, n. 106-107, 1969 (ripub-blicato in Bologna cruciale 1914 e saggi su Morandi, Gorni, Saetti, Bologna, Calderini, 1982, p. 57).15 Cfr. Catalogo Vitali, n. 4, firmata e datata dallartista Morandi 912.16 Ibidem, n. 3, per il Ritratto della sorella, e n. 12, per l Autoritratto.17 Ibidem, n. 93 (oggi conservato nella Galleria dellAutoritratto agli Uffizi, come legato testamen-tario proprio di Lamberto Vitali), 94 e 96 del 1924 e n. 113 del 1925. 18 Ibidem, n. 13, 18, 19 e 23.19 Cfr. in proposito il mio saggio, Il significato di un dialogo. Carteggio Brandi Morandi 1938-1963, in C. Brandi, Morandi, a cura di V. Rubiu e M. Pasquali, Roma, Editori Riuniti, 1990, p. 131-140.20 Alla scarsa conoscenza dei primi quarantanni di vita di Morandi ha contribuito non poco la perdita da parte sua di quasi tutto il materiale documentario precedente (lettere, fotografie, libri) durante il trasloco dello studio avvenuto nel maggio 1933. Come mi ha raccontato Maria Teresa Morandi, ultima sorella dellartista, in un nostro colloquio del 5 marzo 1992, la famiglia si trasferi-sce al n. 34 (attuale n. 38) di via Fondazza nel 1910, alla morte del padre Andrea: la stanza riservata a Giorgio come camera da letto e studio aveva la finestra sulla piazzetta ove inizia via del Piombo e era pi comoda perch aveva la porta proprio di fronte allingresso: chi veniva a trovarlo, andava direttamente da lui e noi spesso non lo vedevamo neppure. Poi, per la costruzione di alcune nuove case pi alte, la luce nello studio cambia radicalmente e lartista convince la famiglia ed i padroni di casa ad affittare un altro appartamento, sempre nello stesso palazzo ma con lentrata al n. 32 (oggi n. 36) e soprattutto con una stanza tranquilla tutta per lui, uno spazio interno con la finestra sul giardino, silenzioso e pieno della luce chiara che scende dai colli vicini.21 Cfr. E. Roditi, cit., 1960. Questa la domanda-constatazione del critico: Cos lei forse lunico grande artista che non abbia mai sentito limpulso di andare a Parigi. Riprendo le citazioni da un dattiloscritto originale in italiano, come prima stesura del testo inglese, ritrovato tra le carte dellartista ed oggi conservato nellarchivio del Centro Studi Giorgio Morandi di Bologna.22 La rivista fiorentina ospita in primo luogo larticolo di Ardengo Soffici, Picasso e Braque, apparso il 24 agosto 1911, e poi il saggio di Henri de Pruraux, Intorno al cubismo, apparso il 7 dicembre 1912 e corredato da tre riproduzioni di opere di Picasso. Lanno seguente viene pubblicato un disegno di Picasso con tre Nudi in un interno (21 novembre 1912). Altri testi che lartista pu avere avuto fra le mani sono, tra il 1912 e il 1915, il volume di Albert Gleisez e Jean Metzinger, Du Cubisme (Pari-gi, 1912) e lopuscolo, ancora delle Edizioni de La Voce, Dodici opere di Picasso (Firenze, 1914). 23 Cfr. C. Brandi, Morandi, Firenze, Le Monnier, 1942 (II edizione riveduta e ampliata: Firenze,

    Le Monnier, 1952, p. 8; ripubblicato in Scritti sullarte contemporanea, Torino, 1976 e in Morandi, 1990, cit.).24 Cfr. in proposito il mio saggio Limmagine dellassenza, in catalogo della mostra Limmagine del-lassenza. I paesaggi di Morandi negli anni di guerra 1940-1944, Grizzana Morandi, Sala Municipale Mostre Firenze, Palazzo Medici Riccardi, 1994 (qui ripubblicato a p. 81). 25 Cfr. anche P. Mandelli, cit. 2002, p. 195, il quale attribuisce la malattia di Morandi sotto le armi a sfibranti sforzi fisici, tanto da beccarsi lo sfregamento pleurico con febbre che dur per pi di un anno.26 Cfr. anche nota 12 del mio saggio Gli incontri del giovane Morandi (1910-1914), qui ripubblicato a p. 19.27 Dagli appunti inediti di Morandi, via via da lui stilati su foglietti sparsi a commento dei primi capitoli della monografia di Arcangeli ed ora conservati nellarchivio del Centro Studi Giorgio Mo-randi di Bologna. Cfr. Appendice 1, p. 231-232.28 Cfr. Catalogo Vitali n. 21 e 22: il vero capolavoro il primo, gi di collezione privata romana e ora di propriet della Fondazione della Cassa di Risparmio di Verona, di cui il secondo, gi nella raccolta Jucker ed oggi alla Galleria Nazionale dArte Moderna, pare poco pi che un bozzetto. Esiste anche un terzo dipinto con una Bagnante, addirittura datato 1914 e che farebbe perci pen-sare anche per gli altri due ad unesecuzione anteriore allo scoppio della guerra (Catalogo Vitali n. 15); questo, nonostante le sue dimensioni non piccole, sembra essere pi che altro un frammento, una parte salvata di un dipinto pi grande. Vi sono poi due acquerelli molto belli di Bagnanti, ma datati 1918 (Cfr. Marilena Pasquali, Catalogo Generale degli Acquerelli, Milano, Electa, 1991, n. 1918/1 e 3). 29 Dagli appunti inediti di Morandi (cfr. Appendice 1, p. 221). Per il disegno di Picasso cui Morandi fa riferimento, cfr. nota 22: nelle loro monografie, sia Lamberto Vitali (Giorgio Morandi pittore, Mi-lano, Edizioni del Milione, 1964, p. 18) che Francesco Arcangeli (cit., 1964, p. 46) lo citano come referente obbligato per i Nudi morandiani, e dai commenti dellartista ben si comprende come egli non attenui limportanza di tale filiazione. 30 Scrive lamico di giovent Giuseppe Raimondi: Di Matisse, dal suo primo incontro, teneva in casa, tra laltro, due opere: il Portrait de M.me Matisse del 1910 e la Natura morta del 12, quella con la fruttiera, i libri e il vaso greco appeso in alto, quasi immagine sacra: pittura diceva che mai nessuno ha potuto fare leguale. Per Matisse conserv una sorta di devozione fino in tarda et (cit., in il Resto del Carlino, Bologna, 19 febbraio 1979).31 Cfr. Catalogo Vitali, n. 25 e 30; per le Nature morte, cfr. n. 28 e 29; per i Fiori, gi appartenuti ad Emilio e Maria Jesi e per loro volont passati alla Pinacoteca di Brera, cfr. n. 26; per i Fiori 1917, cfr. n. 31.32 Per il dipinto con il Cactus, cfr. Catalogo Vitali n. 34 (si noti anche linquietante doppio profilo frastagliato che accompagna a sinistra la forma a spirale della pianta) e, per lacquerello di uguale soggetto, il Catalogo Pasquali, cit., al n. 1918/4. LAutoritratto